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Diritto ecclesiastico - concetti generali

Appunti di Diritto ecclesiastico sul corso del professor Dammacco con analisi dei seguenti argomenti: lo ius publicum ecclesiasticum internum, ius publicum ecclesiasticum externum, le norme di derivazione concordataria, la legge regionale, i regolamenti, la Santa Sede e la Città del Vaticano.

Esame di Diritto ecclesiastico docente Prof. G. Dammacco

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29 30 31

salvezza , i metodisti , i luterani e perfino religioni introdotte dagli americani. Al riguardo

bisogna aggiungere che il Trattato di Pace firmato con gli U.S.A. prevede anche la libertà di

religione per gli americani presenti sul nostro territorio.

L’articolo 8 fu inserito, non per il numero delle religioni al di fuori della cattolica, sostanzialmente

solo due, Valdese ed Ebraica, ma per il loro peso nella società.

I costituenti scelsero tra due proposte del primo comma dell’art. 8: “Tutte le confessioni religiose

quella che fu scelta, e un’altra proposta non accettata:

sono egualmente libere davanti alla legge”,

“Le Uguaglianza davanti alla legge, significa

confessioni religiose sono eguali davanti alla legge”.

definire una condizione di parità sulla base di criteri legislativi preordinati, cioè è la legge che dice

come si è eguali rispetto ad un altro.

La proposta accettata del primo comma dell’art. 8 “Tutte le confessioni religiose sono egualmente

sta a significare che tutte le aggregazioni, identificabili come confessioni

libere davanti alla legge”

religiose, in quanto soggetti della Repubblica, comprese

sono egualmente libere davanti alla legge,

quelle non ancora identificate come tali al momento dell’entrata in vigore della Costituzione. Viene

riconosciuta così la libertà, caratteristica peculiare delle confessioni religiose, che prevale sul

carattere dell’uguaglianza inserito nella bozza di articolo non accettata: “Le confessioni religiose

sono eguali davanti alla legge”.

Mentre gli artt. 7 e 8 Cost. riguardano i rapporti tra Stato e Chiesa e tra Stato ed altre confessioni

religiose, gli artt. 19 e 20 Cost. riguardano la libertà religiosa individuale e collettiva ed è l’unica

norma sull’argomento.

La libertà religiosa garantita dall’art. 19 non riguarda solo i cittadini, ma tutti gli individui (italiani,

stranieri e apolidi): “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in

qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitare in privato o in

invece la libertà di

pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”;

circolazione (art. 16 Cost.), la libertà di riunione (art. 17 Cost.) e la libertà di associazione (art. 18

Cost.) sono garantite ai soli cittadini.

Dopo la Liberazione Lelio Basso fu eletto Vice-Segretario dello PSIUP e, nel 1946, divenne Deputato dell'Assemblea Costituente. Egli si trovava

nella Commissione, formata da 75 membri, che dovevano scrivere il testo della Costituzione e contribuì in particolar modo alla formulazione degli

articoli 3, 8 e 49. Dal 1946 al 1968 fu costantemente eletto alla Camera dei Deputati. Fu eletto Senatore nel 1972 e nel 1976.

29 L’Esercito della Salvezza (inglese è una organizzazione religiosa di origine metodista, fondata nel 1865 da William Booth a

Salvation Army)

Londra con lo scopo di diffondere il cristianesimo e portare aiuto ai bisognosi. L'Esercito della Salvezza afferma che è possibile e necessario, in un

mondo vocato al materialismo, vivere un cristianesimo visibile, gioioso ed attivo.

Nel 1887 l’Esercito della Salvezza arrivò in Italia. Dopo un inizio difficile a Roma, grazie al Maggiore James Vint, l’opera ripartì stabilmente nel

1890 da San Giovanni, nelle valli valdesi, in seguito al lavoro del Col. Fritz Malan. In pochi anni l’Esercito della Salvezza si diffuse nelle principali

città italiane (1893 a Torino, 1894 a Firenze, 1897 a Livorno, 1898 a Milano, 1899 a Venezia e Bologna) fino all'inizio del periodo fascista, che porto

alla chiusura di alcune sale di culto nel 1935, alla soppressione del “Grido di Guerra” (l’organo ufficiale dell’Esercito) nel 1939, e culminò con la

chiusura dell’Opera nel 1940. Diversi Ufficiali furono internati ed altri mandati al confino.

A livello mondiale, l’Esercito della Salvezza è arrivato nel 2005 ad essere operante in 111 nazioni, nelle quali continuano ad essere vissute ed

applicate le stesse metafore militari in uso ai tempi del Fondatore.

30 Il Metodismo, o movimento metodista, è una dottrina cristiana fondata dal pastore anglicano John Wesley nel XVIII secolo. L'intenzione di Wesley

era originariamente quella di creare un movimento di risveglio all'interno della Chiesa anglicana che portasse a una maggiore attenzione agli evidenti

problemi sociali della Gran Bretagna all'epoca della rivoluzione industriale; solo in seguito il metodismo assunse i connotati di dottrina indipendente

dalla matrice anglicana.

Il movimento metodista si diffuse velocemente in Gran Bretagna e in Nord America e, attraverso l'opera dei suoi missionari, anche nel resto del

mondo. Attualmente è presente in quasi tutti i paesi e conta oltre settanta milioni di fedeli.

Una delle caratteristiche del Metodismo è l'avere oltre ai pastori, uomini e donne, un rilevante numero di predicatori laici, che ricevono una accurata

preparazione teologica che in seguito esercitano con la predicazione nelle comunità. Sebbene le donne non avessero inizialmente accesso al

sacerdozio, Wesley dimostrò la propria propensione in questo senso consentendo fin da subito che le donne predicassero pubblicamente,

atteggiamento decisamente progressista nella società del Settecento.

31 Con il termine Luteranesimo si indica la teologia sviluppata da Martin Lutero e le dottrine professate dalle chiese evangelico-luterane nate dalla

Riforma protestante, che si ispirarono a lui e ai teologi che ne raccolsero l'eredità.

Il luteranesimo inteso come teologia delle chiese evangelico-luterane è esposto in diversi scritti sistematici o Confessioni di Fede. Il primo testo (e di

maggior impatto politico - religioso) fu quello redatto nel 1530 dal teologo e amico di Lutero Filippo Melantone, la Confessio Augustana, una

esposizione moderata e priva di polemica delle dottrine riformate indirizzata a Carlo V in cui si rivendicava la continuità delle dottrine riformate con

la Chiesa antica e la coerenza con le Scritture. Questa confessione, insieme ad altri scritti, venne inserita nel Liber Concordiae del 1580, che divenne

la base teologica e dogmatica delle chiese luterane.

Il luteranesimo venne riconosciuto come religione "istituzionalizzata" nel Sacro Romano Impero con la (Pace di Augusta), che sancì il principio del

cuius regio, eius religio, cioè l’obbligo per i sudditi dell'Impero di professare la religione cattolica o quella della Confessio Augustana (ad esclusione

di ogni altra), nel caso dovesse coincidere con quella del principe cui erano sottoposti. In caso contrario era riconosciuto il diritto di emigrazione.

16

tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx significa:

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede

che non può essere apposto alcun vincolo all’appartenenza religiosa e alla professione della

• fede, se non in alcuni casi ben precisi e limitati imposti dalla legge;

che non si può obbligare una persona a professare o a cambiare una religione;

• essere liberi di non avere una fede religiosa.

Hanno diritto a professare liberamente la propria fede religiosa tutti, non solo i cittadini, compresi

stranieri e apolidi che si trovano sul territorio nazionale.

Il limite alla libertà di religione è riferito al culto in pubblico ed è dato dai riti contrari al buon

32 .

costume

Il rito è un insieme di regole, in un determinato contesto sociale, per manifestare i valori che si

perseguono. Quando il rito è contrario al buon costume non si può esercitare, ma resta la libertà di

religione. In altre parole, l’esternalizzazione di una confessione religiosa contraria al buon costume

non è ammessa, ma la fede interiore è sempre ammessa. Questa libertà di fede dell’individuo è un

concetto che si lega alla libertà di pensiero sancito dall’art. 21: “Tutti hanno diritto di manifestare

liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”

Nelle manifestazioni dei culti religiosi, il limite del buon costume corrisponde al sentire comune

33

della popolazione, in un determinato periodo storico. Ad esempio I bambini di Dio , i quali hanno

riti di iniziazione con atti sessuali, anche con minori, e comunque in circostanze create per

diminuire la capacità di discernimento delle persone.

L’art. 20 riguarda gli enti e le associazioni: “Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto

d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, ne di

cioè enti e

gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività”,

associazioni religiose non possono essere sottoposti a tasse superiori a quelli di altri enti, ne essere

sottoposti a dei limiti di carattere legislativo. In realtà, oggi, questi enti sono favoriti dalla

legislazione, soprattutto fiscale, ma i costituenti vollero evitare la reintroduzione di leggi eversive,

con cui furono soppressi alcuni ordini religiosi e confiscato il patrimonio degli enti ecclesiastici per

34

la necessità dell’Erario di incamerare questi beni e di combattere la c.d. manomorta ecclesiastica.

32 Il costume è il modo in cui abitualmente un individuo si comporta. E’ anche la condotta morale, ma pure le usanze, le abitudini, i modi di vivere

che caratterizzano una società.

33 Recentemente questa setta di origine cristiana ha cambiato il nome in "Famiglia dell'amore". Venne fondata dal pastore evangelico David Berg in

California nel 1969, ma ha ora la sua sede principale a Montreal, in Canada. Nel momento della sua massima espansione aveva più di 250 mila adepti,

che vivevano in comuni di circa 5000 persone. La predicazione di Berg inizia nel 1965, dopo un'apparizione del profeta Geremia che gli preannuncia

l'imminente fine del mondo, ottenendo un notevole successo nei movimenti underground californiani. Anche grazie ad un rifiuto totale del "sistema",

che coinvolge lo Stato, la proprietà e soprattutto la famiglia, con la quale il fedele deve rompere ogni legame.

Il punto centrale della dottrina consiste nel riconoscere Berg come profeta di Dio e la sua parola come rivelazione divina. Poco rimane del

cristianesimo ortodosso: non esiste la Trinità, Gesù non è Dio ed ebbe rapporti sessuali con tutte le donne del suo seguito. Ecco, proprio l'etica

sessuale del movimento è stato uno dei principali motivi di scandalo e di scontro con la setta, fonte di innumerevoli procedimenti giudiziari. Dalla

morale sessuale dei bambini di Dio è esclusa solo l'omosessualità maschile, mentre sono ammesse poligamia, lesbismo, incesto, rapporti tra e con i

bambini. Tutto viene giustificato ed esaltato come manifestazione della diversità del gruppo e come anticipazione di un mondo nuovo. Molto

controversa un'altra pratica del gruppo, enunciata da Berg nel 1974: il flirty fishing o "pesca amorosa". In pratica le giovani adepte venivano invitate a

bruciare i loro reggiseni, indossare camicette trasparenti e usare le loro attrattive sessuali per fare nuovi proseliti.

E' stato proprio grazie alle enormi controversie suscitate dal gruppo di Berg che il movimento anti sette ha conosciuto negli Stati Uniti e altrove un

grande successo.

34 Manomorta, ovvero possesso inalienabile. Indicò anche il divieto fatto a vassalli e contadini di disporre dei beni propri, la tassa pagata per togliere

tale divieto, il diritto del feudatario a succedere nell'eredità del vassallo morto senza eredi maschi, le entità esenti da tasse di successione, i beni di tali

entità. Successivamente la manomorta rimase come diritto prevalentemente feudale (di origine longobarda) e ecclesiastico. La manomorta

ecclesiastica fu favorita dalle numerose donazioni accumulate dalla Chiesa nel corso dei secoli: un patrimonio ingente che nel sec. XVIII fu contestato

dal potere politico.

Nel Regno delle Due Sicilie, il ministro Tanucci varò tra il 1775 ed il 1780 diverse norme per eliminare i privilegi feudali. Furono introdotte

tassazioni anche sulle donazioni e successioni ecclesiastiche, pur nel rispetto della funzione della Chiesa di scolarizzare i giovani e provvedere alle

necessità dei contadini e dei poveri.

Alla fine del secolo, con la Rivoluzione Francese, i liberali rivoluzionari, fedeli alla dottrina massonica, fecero incamerare e si distribuirono tra di loro

tutti i beni ecclesiastici. L'esempio fu seguito dal Piemonte nel 1860 che incamerò le terre ecclesiastiche delle Due Sicilie, vendendole ai liberali e

rastrellando così il capitale dal Sud che servì ad industrializzare il Nord.

L'istituto della manomorta comunque sopravvisse per le successioni agli "enti morali", quasi tutti riconducibili a personaggi graditi alla dinastia

piemontese. Ad esse si applicava l'imposta di manomorta dello 0,90%. L'avvento della Repubblica ha messo fine a questo vecchio istituto con la legge

31 luglio 1954, n. 408. 17

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L’art. 33 detta: “L'arte Poi il secondo comma

e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.”

aggiunge “La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti

Bisogna dire che fino alla metà dell’800 i privati e soprattutto la Chiesa cattolica

gli ordini e gradi.”

si occupavano dell’istruzione, in particolare per le scuole superiori. Con lo Statuto Albertino, 1848,

e soprattutto con la legge Casati del 1859, l’istruzione diventa pubblica e successivamente con la

legge Goppino del 1877 veniva introdotto l’obbligo scolastico elementare. In sintesi, da un lato

l’istruzione passava dalla Chiesa allo Stato e dall’altro veniva garantita l’istruzione elementare per

tutti. In quegli anni, si vedeva in maniera negativa l’influenza della Chiesa, erano state emanate le

leggi eversive e l’istruzione aveva un’impronta fortemente statalista in virtù della legislazione

separatista.

L’istruzione resta fondamentale nel ventennio fascista, per formare dei cittadini allineati ai principi

del regime, ma cambia l’atteggiamento con la Chiesa cattolica. In quel periodo fondamentale fu la

riforma Gentile del 1923, in parte ancora oggi in vigore, con cui si ha il primo segnale del

mutamento dell’atteggiamento del regime fascista nei confronti della Chiesa: viene istituito

l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica a fondamento dell’istruzione nelle scuole.

Con la riforma Gentile, anche se continua a favorire le scuole pubbliche rispetto alle private, si ha

un riavvicinamento tra Stato e Chiesa che porterà al concordato del 1929, all’istituzione della

religione di Stato e al passaggio dello stato da separatista a confessionista.

Il concordato del 1929 non prevede nulla sulle scuole gestite dalla Chiesa, solo l’art. 35 afferma:

“Per le scuole di istruzione media tenute da enti ecclesiastici o religiosi rimane fermo l’istituto

dell’esame di Stato ad effettiva parità di condizioni per candidati di istituti governativi e candidati

di dette scuole.”

Il terzo comma dell’art. 33 della Carta fondamentale del 1948 enuncia: “Enti e privati hanno il

e in questo modo viene

diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”

sancita la libertà di insegnamento. Ma le scuole non statali, per rilasciare un titolo di studio

riconosciuto dallo Stato, devono osservare il quarto comma: “La legge, nel fissare i diritti e gli

obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai

cioè

loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”,

devono seguire i programmi ministeriali.

Da questo concetto emerge che la prima distinzione da fare, all’interno del sistema di istruzione, è

tra scuole statali, scuole paritarie e scuole private che sono quelle che rilasciano titoli di studio non

riconosciuti dallo Stato.

Il “senza riportato nel terzo comma dell’art. 33, è stato interpretato da alcuni

oneri per lo Stato”

autori in maniera estensiva, cioè lo Stato non deve avere alcun onere per le scuole non statali.

35 , invece, questo inciso della Costruzione deve essere inteso nel senso che lo Stato

Per Dalla Torre

non deve avere oneri solo per la costruzione di nuove scuole non statali, ma quelle parificate,

essendo riconosciuta la loro funzione sociale dallo Stato, devono essere aiutate anche

35 Giuseppe Dalla Torre Del Tempio di Sanguinetto - Magnifico Rettore della LUMSA e docente ordinario presso la Facoltà di Giurisprudenza è

-

nato a Roma il 27 agosto 1943. Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Roma “La Sapienza” (1967) ed in diritto canonico

presso la Pontificia Università Lateranense (1968). Ha iniziato la propria attività scientifica presso l’Università di Modena, è quindi divenuto

assistente ordinario presso l’Università di Bologna. Nel 1980 ha vinto il concorso per professore ordinario. Chiamato dalla Facoltà di Giurisprudenza

dell’Università di Bologna, dal 1980 al 1990 vi ha insegnato Diritto ecclesiastico; vi ha anche tenuto per supplenza il corso di Diritto costituzionale

dal 1987 al 1990. Attualmente è Rettore della Libera Università Maria Ss. Assunta, presso la quale ha insegnato Istituzioni di Diritto pubblico e, ora,

Diritto ecclesiastico e Diritto Canonico. Tiene corsi su rapporti tra Chiesa e Comunità politica in Università Pontificie. E’ vice presidente del

Coordinamento Regionale delle Università del Lazio (CRUL), fa parte del Comitato di Presidenza della Conferenza dei Rettori delle Università

Italiane (CRUI) e del Consiglio Universitario Nazionale (CUN). Fa parte del Consiglio scientifico dell’Istituto “Enciclopedia Treccani”, dell’Istituto

Nazionale di Studi Romani come corrispondente scientifico, dell’Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Modena come socio onorario e

dell’Istituto Luigi Sturzo. E’ membro del Comitato scientifico – organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, di cui è vicepresidente. E’

componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù” e del C.d.A. della Fondazione Accademia di Santa Cecilia.

Riveste l’uffcio di Presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano e consultore di alcuni dicasteri pontifici. E’ membro del Gran

Magistero dell’Ordine Equestre del S.Sepolcro di Gerusalemme e Presidente onorario nazionale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani. Ha partecipato,

come segretario della delegazione governativa, ai lavori della Commissione paritetica per la revisione del Concordato fra Italia e Santa Sede (1976 -

1983) ed è stato membro del Comitato Nazionale di Bioetica dal 1990 al 2002. Ha al suo attivo oltre cento pubblicazioni scientifiche, tra monografie e

saggi, su tematiche relative al diritto canonico, al diritto ecclesiastico italiano ed al diritto pubblico.

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finanziariamente, soprattutto in quelle realtà in cui la scuola parificata supplisce alle carenze della

scuola statale. Questa tesi, oltre ad essere minoritaria della dottrina, non è accettata dalla

giurisprudenza.

Recentemente alcune regioni hanno cercato di superare il dettato costituzionale del “senza oneri per

lo Stato”.

La prima è stata la regione Lombardia, dove la presenza di scuole cattoliche è importante, che ha

introdotto il sistema del buono scuola, con il quale non vengono sovvenzionate direttamente le

scuole non statali, ma vengono parzialmente rimborsati i cittadini che iscrivono i propri figli in

queste scuole. Questa normativa è fondata sul concetto che i cittadini che si rivolgono alle scuole

parificate, pagano le tasse senza usufruire dell’istruzione pubblica e in più si fanno carico di pagare

la scuola non statale, anche se questa è una loro scelta.

Inoltre bisogna tenere presente che il diritto di frequentare scuole religiosamente orientate deriva

dalla libertà religiosa, tanto che vi sono alcuni paesi separatisti che finanziano in maniera massiccia

le scuole confessionali, come la Francia e il Belgio, perché ne riconoscono il ruolo e l’importanza

sociale.

In questo senso è la tesi di Dalla Torre per il quale è sbagliato dire che la scuola pubblica è statale e

la scuola confessionale è parificata, in quanto le scuole sono pubbliche statali oppure pubbliche

paritarie perché entrambe sono pubbliche, rilasciano un titolo equipollente e quindi entrambe

svolgono una funzione sociale.

La legge 62/2000 - Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e

all'istruzione – definisce le scuole paritarie e “in particolare per quanto riguarda l'abilitazione a

rilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle

degli enti locali, che, a partire dalla scuola per l'infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali

dell'istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie”.

Le scuole confessionali devono avere un progetto educativo che indica l'eventuale ispirazione di

carattere culturale o religioso. Ma la legge 62/2000 precisa che “non sono comunque obbligatorie

per gli alunni le attività extra-curriculari che presuppongono o esigono l'adesione ad una

ad esempio, seguire una messa.

determinata ideologia o confessione religiosa”,

Anche tre delle intese tra Stato e confessioni religiose hanno delle norme che prevedono il diritto di

aprire scuole confessionali e cioè:

l’art. 13 dell’intesa, del 1986, con l’Unione delle chiese cristiane Avventiste del 7° giorno;

• l’art. 12 dell’intesa, del 1987, con l’Unione delle comunità ebraiche italiane;

• l’art. 12 dell’intesa, del 1993, con della Chiesa Evangelica Luterana.

Per quanto riguarda la religione islamica, la proposta di intesa prevede l’insegnamento della

religione musulmana all’interno delle scuole statali, come avviene per la cattolica, anche se in altre

proposte vi è solo l’istituzione di scuole confessionali.

Per quanto riguarda i docenti delle scuole confessionali, l’orientamento della giurisprudenza è di

ritenere giusti i licenziamenti di insegnanti non in linea con la confessione religiosa della scuola, per

la salvaguardia della libertà religiosa dell’istituto scolastico e degli studenti che hanno fatto una

scelta religiosamente orientata.

Più particolare è la questione per le università cattoliche (ad esempio l’Università cattolica del

Sacro Cuore, la LUMSA - Libera Università degli Studi Maria SS. Assunta) per le quali il

concordato del 1984 all’art. 10, 3° comma, prevede: “Le nomine dei docenti dell’Università

cattolica del Sacro Cuore e dei dipendenti istituti sono subordinate al gradimento, sotto il profilo

Ma in questo senso si era già mossa la Corte

religioso, della competente autorità ecclesiastica”.

costituzionale con la sentenza n. 195 del 1972 sul caso prof. Cordero, titolare della cattedra di

diritto processuale penale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, licenziato perché

il suo insegnamento non era in linea con la Chiesa.

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Su questo caso la Consulta da torto a Cordero perché sulla libertà di religiosa del professore prevale

la libertà religiosa dell’Università e degli studenti i quali, scegliendo un ateneo cattolico, hanno

scelto un insegnamento religiosamente orientato.

Analogo è il caso del prof. Lombardi Vallauri, prof. di filosofia del diritto dell'Università Cattolica

del Sacro Cuore di Milano espulso per eterodossia, cioè seguiva opinioni discordanti da quella della

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religione cattolica , provvedimento confermato dal Consiglio di stato, sez. VI, 18 aprile 2005, n.

1762.

I Patti lateranensi

I Patti Lateranensi sono atti di diritto esterno con contenuto e caratteristiche internazionali che

disciplinavano i rapporti tra Stato italiano e Santa Sede prima della fondazione della Repubblica e

della Costituzione.

Il secondo comma, dell’art. 7 della Costituzione “I loro rapporti sono regolati dai Patti

Lateranensi, le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di

indica i due tipi di procedimenti per modificare i Patti Lateranensi:

revisione costituzionale”,

Con legge ordinaria, se la modifica dei Patti è bilaterale tra Stato e Chiesa. Il procedimento

bilaterale è privilegiato, in quanto solo se non è possibile si ricorre al secondo.

Con legge costituzionale, con la procedura aggravata prevista dall’art. 138 della Costituzione, se

la modifica è unilaterale dello Stato.

I Patti Lateranensi sono stati introdotti nella Costituzione per due motivi:

1. Per assicurare la prevalenza al carattere bilaterale delle relazioni tra Stato e Chiesa.

2. Per motivi politici, in quanto la forza della componente cattolica all’interno dell’assemblea

costituente indusse a dare garanzie formali alla Chiesa cattolica. Il governo insediatosi dopo la

37 che componevano il

guerra, è stato di coalizione nazionale: ne facevano parte tutti i partiti

comitato nazionale di liberazione ed era a maggioranza cattolica. 38

Nel secondo comma dell’art. 7 della Costituzione, c’è un riferimento esplicito ai Patti Lateranensi

a cui la dottrina e la giurisprudenza ha dato negli anni un valore diverso. Per capire da dove nasce

questo riferimento esplicito bisogna risalire all’unificazione dello Stato Italiano.

Dopo lo sgombero delle truppe francesi, l'Esercito Italiano entra in Roma il 20 settembre 1870,

ponendo fine allo Stato Pontificio e al regno temporale dei papi.

In relazione al fatto che il Papa non poteva essere trattato come un qualsiasi vescovo, viene

promulgata la legge delle Guarentigie il 13 maggio 1871 che concedeva una serie di garanzie reali

al Pontefice.

Il Papa non accettò la legge delle Guarentigie perché le norme erano garantite da una legge, cioè un

mero atto unilaterale di uno Stato, non concordato con la Santa Sede che invece aspirava ad un atto

bilaterale, oltre ad avere comunque un potere temporale.

La legge delle Guarentigie si ispirava al principio cavouriano del "libera Chiesa in libero Stato",

cioè ad una forma di separatismo liberale che durò fino al 1929 e resta l’unico periodo di

legislazione separatista della storia d’Italia. Dopo aver lanciato la scomunica maggiore contro

quanti avevano attuato o favorito l'usurpazione, Pio IX si chiuse nei palazzi vaticani dichiarandosi

prigioniero e appellandosi alle potenze cattoliche. In risposta alla legge delle Guarentigie, fu emessa

36 Il processo ecclesiastico è stato avviato dal cardinale Pio Laghi, prefetto della Congregazione per l'educazione cattolica. L'interessato non ha avuto

il testo degli addebiti che gli avrebbero consentito una difesa. Fuori dunque dal patto internazionale sui diritti civili, peraltro mai sottoscritto dalla

Santa Sede. L'istruttoria è stata svolta in segreto dal domenicano Georges Cottier, responsabile del comitato che ora indaga sull'Inquisizione. Vi ha

partecipato anche don Velasio De Paolis, l'unico che l'interessato ha incontrato. L'espulsione è stata notificata con la lettera del rettore della Cattolica

Adriano Bausola del 4 novembre 1998 e giunta a Lombardi poche ore prima del Consiglio di facoltà.

37 Divisi in tre componenti: la sinistra (socialisti, marxisti, comunisti), i cattolici (con i laici) e i liberali.

38 Patti lateranensi, firmati l'11 febbraio 1929 dal cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini, stabilirono il mutuo riconoscimento tra il Regno

d'Italia e la Città del Vaticano. Presero il nome del palazzo di San Giovanni in Laterano in cui avvenne la firma degli accordi, furono negoziati tra il

Cardinal Segretario di Stato Pietro Gasparri per conto della Santa Sede e Benito Mussolini, come Primo Ministro italiano.

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l'enciclica "Ubi nos" del 15 maggio, con la quale fu ribadito il principio che il potere spirituale non

potesse andare disgiunto da quello temporale.

Nel 1874 la Curia romana giunse a vietare esplicitamente ai cattolici la partecipazione alla vita

politica, in particolare alle elezioni con la formula del "non expedit" (non conviene). Soltanto dopo

alcuni decenni, nell'età giolittiana, questo divieto sarebbe stato attenuato e poi progressivamente

eliminato, fino al completo rientro dei cattolici, sia elettori che eletti, nella vita politica italiana.

Il 31 ottobre 1922 diviene presidente del Consiglio Benito Mussolini, acceso anticlericale, ma

giunto al potere, per aumentare il consenso popolare aveva bisogno dell’appoggio della Chiesa

cattolica in un periodo storico in cui grande era l’influenza della religione sul popolo italiano.

Per questa ragione comincia le trattative per risolvere la c.d. questione romana, cioè l’esilio in San

Pietro del Papa privo del potere temporale.

Già con il suo insediamento, Mussolini aveva iniziato un opera di riavvicinamento alla Chiesa

cattolica ad opera del suo ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile (1922-1924) che con

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la riforma scolastica istituisce nelle scuole pubbliche l’obbligo dell’insegnamento della religione

cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado, facendole acquistare un ruolo fondamentale, e con

programmi che dovevano tenere presente il patrimonio dottrinale cattolico in tutte le materie.

Questo percorso di pacificazione tra lo Stato e la Chiesa cattolica raggiunse l’apice con la firma dei

patti del Lateranensi l'11 febbraio 1929.

I Patti sono costituiti da tre atti:

Il trattato, che si apre in nome della Santissima Trinità, crea lo Stato della Città del Vaticano

• e riconosce l'indipendenza e la sovranità della Santa Sede e al Papa una serie di prerogative

relative ai capi di stato. Viene è reintrodotta la religione di Stato, prevista dall’art. 1 del

trattato, come già prevedeva l’art. 1 dello Statuto Albertino: “La Religione Cattolica,

Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono

tollerati conformemente alle leggi”.

Il concordato di 45 articoli e, come il trattato, si apre in nome della Santissima Trinità.

• Contiene una serie di norme cioè tutte quelle norme di interesse per lo Stato e

res mixtae,

per la Chiesa, quali, ad esempio, il matrimonio, gli edifici per il culto, i giorni festivi,

ordinariati militari, eccetera. Con il concordato vengono cancellati una serie di atti repressivi

quali le leggi eversive, gli impedimenti agli ordini religiosi di esistere, eccetera.

La convenzione finanziaria che prevedeva il risarcimento di 750 milioni di lire e di ulteriori

• azioni di Stato consolidate al 5 per cento al portatore, per un valore nominale di un miliardo

di lire per i danni finanziari subiti dallo Stato Pontificio in seguito alla fine del potere

temporale, oltre all'esenzione, al nuovo Stato denominato Città del Vaticano, dalle tasse e

dai dazi sulle merci importate. Questa convenzione ripagava anche il Vaticano delle leggi

promulgate nel luglio del 1866 e nell’agosto del 1867 per requisire gran parte degli

eversive,

immobili della Chiesa e ordini religiosi ed enti ecclesiastici soppressi e confiscati, perchè

considerati inutili. Tra questi vi erano gli ordini di vita contemplativa (ad esempio le suore

di clausura) e i gesuiti. Con le leggi eversive gli immobili della Chiesa, come i conventi,

sono diventati, scuole, licei, caserme, ospedali, tribunali, eccetera. In questo modo si

combatteva la manomorta, cioè l’eccessiva ricchezza della chiesa. La convenzione

39 La sua riforma scolastica fu elaborata assieme a Radice. Dal punto di vista strutturale la riforma Gentile, varata nel 1923, modula la scuola secondo

un ordinamento gerarchico e centralistico. Una scuola di tipo aristocratico, cioè pensata per i migliori e non a tutti che viene rigidamente suddivisa di

due livelli: uno primario per il ramo classico-umanistico relativo ai dirigenti e un livello professionale per il ramo scientifico per il popolo. Le materie

scientifiche furono messe in secondo piano, avendo importanza solo a livello professionale.

L'obbligo scolastico fu innalzato a 14 anni e fu istituita la scuola elementare da sei ai dieci anni. L'allievo che terminava la scuola elementare aveva la

possibilità di scegliere tra i licei ginnasio e scientifico oppure gli istituti tecnici. Solo i licei permettevano l'accesso all'università, in questo modo

veniva effettuata una profonda divisione tra le classi sociali.

La religione è insegnata obbligatoriamente a livello primario, in quanto Gentile riteneva che tutti i cittadini dovessero possedere una concezione

religiosa cattolica perché è la religione dominante in Italia. La scuola dopo la riforma Gentile divenne molto selettiva e severa, introducendo anche

l'esame di Stato. 21

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riguardava anche, poste, ferrovia, comunicazioni, acqua, eccetera in quanto il Vaticano è

uno stato enclave.

Attraverso il il Papa acconsentì di sottoporre i candidati vescovi ed arcivescovi al

concordato,

Regno d’Italia che dovevano giurare fedeltà allo Stato italiano prima di essere nominati, e di

proibire al clero di prendere parte alla politica. L'unico vescovo che non è obbligato a giurare

fedeltà all'Italia è colui che fa le veci del Pontefice nella sua qualità di vescovo di Roma: il

Cardinale Vicario, attualmente Camillo Ruini. Questa eccezione, prevista dal Concordato, è fatta

proprio in segno di rispetto all'indipendenza del Papa verso all'Italia.

Lo Stato italiano conformò le sue leggi sul matrimonio a quelle della Chiesa cattolica ed esentò il

clero dal servizio militare. I Patti reintrodussero di religione di Stato, con importanti conseguenze

sul sistema scolastico pubblico, come l'istituzione dell'insegnamento della religione cattolica tuttora

esistente seppure con modalità diverse. In sintesi, l’Italia, con la firma dei Patti del 1929, diventa

uno stato confessionista che riaffermava il dettato dell’art. 1 dello Statuto Albertino. Tra le

conseguenze negative, vi fu quella di costringere ad andare via dalle loro case i Valdesi, in

conseguenza alla requisizione dei loro beni passati poi alla Chiesa cattolica, per emigrare al sud

Italia (ad esempio in Basilicata e Sicilia) dove fondarono delle comunità che hanno creato grandi

opere sociali.

Con il concordato del 1929, infine, vi è anche un tentativo del regime fascista di usare la Chiesa

cattolica per far sostenere le sue scelte politiche, cioè si tentò una specie di asservimento della

religione al regime fascista ed alla sua politica, in quanto Chiesa di Stato.

Un esempio vi fu quando Mussolini decise in gran fretta di inviare le truppe italiane nella campagna

40 , per non mancare ad una vittoria che presumeva rapida. Il Duce voleva dare alla

di Russia 41

spedizione il valore di una crociata contro il comunismo e approfittando del fatto che anche il

Papa aveva emanato un’enciclica critica nei confronti di questo, chiese alla Santa Sede un

intervento pubblico prima della spedizione militare in Russia. Il Papa, tramite il suo segretario di

Stato, fece sapere a Mussolini che non era necessario ritornare sull’argomento, un modo

diplomatico per lasciare la Santa Sede estranea alla scelte politiche e militari del regime fascista.

Dopo la Costituzione repubblicana del 1948, Corte costituzionale e Cassazione avevano legittimato

nelle loro sentenze, sia pure in modo diverso, le norme di privilegio riservate alla Chiesa cattolica

contenute nel Concordato del 1929.

Nel 1982 la Corte costituzionale emana due sentenze, la numero 16 e la 18, riguardanti il

matrimonio concordatario, con cui cambia il suo orientamento in relazione ai Patti Lateranensi.

Per la prima volta, queste due sentenze dichiarano costituzionalmente illegittime alcune norme del

Concordato del 1929 e della legge 810/29 che ha dato esecuzione ai Patti Lateranensi utilizzando i

principi supremi della Costituzione ”di quei principi, cioè, alla stregua dei quali (come è stato

affermato da questa Corte, nelle sentenze n. 30 e seguenti del 1971, e ribadito nella stessa sentenza

n. 1 del 1977) l'art. 7 della Costituzione consente che anche le norme delle leggi che hanno reso

(Corte costituzionale, 2

esecutivo il Concordato tra Santa Sede e Italia, possano essere sindacate”

febbraio 1982, n. 18) e in questo caso il principio della giurisdizione e della sovranità dello Stato.

A questo punto la Chiesa è indotta ad accettare una riforma del Concordato del 1929, fino a quel

momento osteggiato dalla Santa Sede, per evitare che altre norme vengano abrogate dai giudici

costituzionali e per concordare con il potere politico la riforma dei Patti.

Questo nuovo accordo fu definito di libertà, perché serviva a risolvere i problemi derivanti dal

contrasto di alcune norme del concordato, ancora legate ad un ordinamento confessionista quale era

quello del 1929, con i principi di uno stato democratico che garantisce la libertà e l’uguaglianza

religiosa.

40 CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) e ARMIR (Armata Italiana in Russia) indicano le spedizioni dell'Esercito Italiano sul fronte

orientale tra il 1941 e il 1943.

41 Il Papa l’aveva definita un errore dal punto di vista teologico. 22

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Per queste ragioni, nel 1984, si giunse ad una modifica del concordato firmata dal primo ministro

Bettino Craxi e dal cardinal Casaroli, dopo un lungo lavoro della commissione paritetica (in quanto

il concordato è un atto di diritto esterno) con la quale anche se si aboliva l’anticostituzionale

riferimento alla si introduceva l’ora di religione alle scuole materne,

«sola religione dello Stato»,

sostituendo nel contempo la congrua con il meccanismo dell’8 per mille, molto più vantaggioso per

la Chiesa.

Con l'Accordo del 1984 vengono introdotte molteplici e sostanziali innovazioni al Concordato del

1929, integralmente sostituito dalle nuove disposizioni. Il nuovo Concordato si configura come

l’accordo-quadro dei principi fondamentali che regolano l'indipendenza dei rispettivi ordini dello

Stato e della Chiesa e individuano i punti essenziali, sui quali ricostruire il sistema dei loro rapporti

con l'articolato rinvio ad ulteriori successive intese su specifiche questioni, da stipulare tra le

autorità statali ed ecclesiastiche.

La prima di tali intese è stata quella sulla riforma degli enti e beni ecclesiastici e del sistema di

sostentamento del clero, a cui sono seguite quelle sulla nomina dei titolari di uffici ecclesiastici,

sulle festività religiose riconosciute agli effetti civili, sull'insegnamento della religione cattolica

nelle scuole, sul riconoscimento dei titoli accademici delle facoltà approvate dalla Santa Sede,

sull'assistenza spirituale alla Polizia di Stato, sulla tutela dei beni culturali di interesse religioso e

degli archivi e biblioteche ecclesiastiche. Il nuovo concordato venne ratificato con la legge 25

marzo 1985, n. 121 - esecuzione dell’accordo con la Santa Sede del 1984.

Questa legge è definita una legge tipica in quanto è una legge ordinaria, ma è anche atipica perchè

recepisce la riforma del concordato. Questa legge, anche se è una legge ordinaria, può essere

modificata con un’altra legge ordinaria solo a seguito di un nuovo accordo con la Chiesa cattolica e

quindi con un atto bilaterale, altrimenti se viene modificata con un atto unilaterale si richiede un

procedimento di revisione costituzionale ai senti dell’art. 7 della Costituzione. In questo modo una

legge ordinaria diviene norma di livello costituzionale e per questo legge atipica.

Dall’interpretazione sistematica degli articoli 7 e 8 della Costituzione si ricava principio che al di là

delle due opzioni dettate dall’art. 7, il legislatore italiano segue il principio pattizio, cioè le norme

diritto ecclesiastico sono sempre concordate con la Chiesa e quindi sono tutti atti bilaterali tra Stato

e Santa Sede.

L’art. 1 del nuovo concordato detta: “La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che lo

Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi

al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti ed alla reciproca collaborazione per la

Questo articolo si collega all’art. 7 della Costituzione

promozione dell’uomo e il bene del paese.”

Italiana ed è anche l’articolo ontologicamente più importante del nuovo concordato in quanto

stabilisce un rapporto di collaborazione tra Stato e Chiesa per la promozione dell’uomo e il bene del

Questo articolo esprime il principio di laicità dello Stato ed esclude anche la possibilità che

paese.

l’Italia possa diventare uno stato confessionale.

L’art. 2 detta: “La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere

la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In

particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di

esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia

Nel quadro del libero insegnamento, la Repubblica Italiana riconosce alla Chiesa il

ecclesiastica.”

diritto di insegnamento della religione cattolica e questo per due ragioni:

perché la cultura religiosa è un valore;

• perché i principi del cattolicesimo appartengono al patrimonio culturale del popolo italiano.

L’art. 9 n. 1 detta: “La Repubblica italiana, in conformità al principio della libertà della scuola e

dell’insegnamento e nei termini previsti dalla propria Costituzione, garantisce alla Chiesa cattolica

il diritto di istituire liberamente scuole di ogni ordine e grado e istituti di educazione. A tali scuole

che ottengano la parità è assicurata piena libertà ed ai loro alunni un trattamento scolastico

equipollente a quello degli alunni delle scuole dello Stato e degli altri enti territoriali, anche per

23

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Con questo articolo Stato e Chiesa cattolica sanciscono

quanto concerne l’esame di Stato.”

congiuntamente il principio della liberà della scuola e dell’insegnamento che si collega all’art. 33

della Costituzione italiana. La Chiesa cattolica ha il diritto di istituire liberamente scuole di ogni

università esclusa perché, per un retaggio del passato, veniva vista di competenza

ordine e grado,

dello Stato.

L’art. 9 n. 2 detta: “La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo

conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano,

continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione

cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà

di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di

scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All’atto dell’iscrizione gli studenti o i

loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell’autorità scolastica, senza che la loro scelta

Lo Stato continuerà ad assicurare,

possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione.” nel quadro

l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole significa che

delle finalità della scuola,

l’istruzione non deve essere di dottrina, ma di cultura al pari degli altri insegnamenti della scuola.

In questo senso, già la Legge 30 luglio 1973, 477, all’art. 4, stabilisce i principi di carattere

n.

generale per i docenti sulla libertà di insegnamento che deve essere “nel rispetto della coscienza

morale e civile degli alunni e del diritto di questi al pieno e libero sviluppo della loro personalità”

e allo stesso modo deve essere inteso l’insegnamento della religione nelle scuole.

L’art. 9 n. 2 del concordato del 1984 quando detta: “nel usa il

quadro delle finalità della scuola”

plurale perché si riferisce, oltre all’insegnamento di cultura, anche alla finalità educative ed educare

significa anche tirare fuori, cioè far emergere le potenzialità della persona per favorire l’evoluzione

dell’individuo e della società, ma anche guidare lo studente all’uso responsabile delle conoscenze.

42 e scelto dai

Infine bisogna aggiungere che l’insegnamento della religione cattolica è facoltativo

genitori dello studente minore nel rispetto della libertà di coscienza del ragazzo e anche della libertà

di indirizzo religioso che vogliono imprimere i suoi genitori.

Una legge del 1986 ha stabilito una presunzione di maturità per il minore di 18 anni, ma maggiore

di 14, il quale può scegliere se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica.

Purtroppo questa legge non prevede correttivi per tutelare il minore quando con una decisione

dettata dalla sua immaturità, può precludersi la possibilità di avere un insegnamento di cultura non

meno importante di altri.

Infine, c’è stata un’intesa concordataria tra il ministro della pubblica Istruzione e il presidente della

C.E.I. sulle caratteristiche dell’insegnamento e degli insegnanti della religione cattolica.

Il principio di laicità dello Stato

Oggi resta ancora la diversità tra le norme del diritto ecclesiastico nate prima della Costituzione

repubblicana e quelle successive. Ad esempio, nel codice penale, per i delitti contro il sentimento

vi sono pene ridotte per quelli contro i culti ammessi dallo Stato (art. 406 c.p.), rispetto a

religioso, 43 . Questo avviene

quelli per il turbamento di funzioni religiose del culto cattolico (art. 405 c.p.)

perché il codice penale, come altre leggi prerepubblicane come la legge matrimoniale del 1929,

risente dell’indirizzo politico dell’epoca e dell’articolo 1 dello Statuto Albertino che prevedeva la

religione cattolica come religione dello Stato.

42 Secondo la raccolta annuale "rilevazioni integrative" del Ministero dell'Istruzione per l'anno 2005, gli studenti delle scuole superiori che decidono

di non avvalersi e di non frequentare l'insegnamento della religione cattolica sono il 37,6%. La normativa prevede che ad ogni classe corrispondano le

ore previste di insegnamento anche se fosse presente un solo alunno ad avvalersi, questo rende impossibile accorpare le classi per gli studenti che

vogliono seguire l’insegnamento della religione. Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2001, quando gli allora quasi 25000 insegnanti di religione

sono costati allo Stato italiano oltre 620 milioni di euro.

43 Articolo dichiarato costituzionalmente illegittimo con C. Cost. 9 luglio 2002, n. 327 “nella parte in cui, per i fatti di turbamento di funzioni

religiose del culto cattolico, prevede pene più gravi, anziché le pene diminuite stabilite dall’art. 406 del codice penale per gli stessi fatti commessi

contro altri culti”. 24

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La stessa legge 24 giugno 1929 n. 1159, ancora oggi in vigore, l’unica che disciplina anche i

rapporti con l’islam, prevede una serie di controlli per i culti ammessi nello Stato che non sono in

linea con i principi costituzionali, ma fanno parte di una concezione legata a quel periodo storico

nel quale era visti con sospetto i culti diversi dalla religione cattolica, perché ritenuti potenzialmente

eversivi.

La presenza di queste leggi, ancora in vigore, precedenti alla Costituzione repubblicana, pone dei

problemi in ordine al profondo cambiamento della società italiana dagli anni venti ad oggi in quanto

le confessioni religiose sono aumentante e come contro negli ultimi 20 anni vi è stata una

sostanziale assenza di produzione normativa nel diritto ecclesiastico.

Questa immobilità del legislatore ha costretto la Consulta a modificare le norme precedenti alla

Costituzione a colpi di sentenze per eliminare gli aspetti di incostituzionalità.

Ulteriore prova di inoperosità del legislatore, è la stessa definizione di Stato laico data dalla Corte

costituzionale con la sentenza 12 aprile 1989, n. 203, in relazione ad una eccezione di

costituzionalità sulla legge 25 marzo 1985, n. 121 e l'art. 5, lettera b), numero 2 del Protocollo

addizionale che regolamentano l’insegnamento alternativo alla religione cattolica, la quale ha

sancito che nel nostro ordinamento vige un principio supremo di laicità anche se l’aggettivo laico

non è espressamente usato dalla nostra Carta fondamentale. Questo principio essenziale viene

inserito dalla Corte con un (detto altrimenti), cioè con un affermazione non

obliga dictum

direttamente collegata alla norma esaminata, ma che contiene dei principi che la Consulta tiene ad

affermare.

Per laicità dello Stato facciamo riferimento ad una caratteristica peculiare dell’organizzazione

In altre parole, la

della comunità civile, lo Stato, rispetto alle relazioni con le confessioni religiose.

laicità esprime il distacco dell’ordinamento dello Stato dalle religioni, quindi esprime l’autonomia

dei poteri e degli organi dello Stato rispetto al potere religioso.

Lo Stato laico guarda con attenzione al fenomeno religioso, non per condividerlo (altrimenti

sarebbe uno stato confessionista), ma per governarlo nel rispetto dell’autonomia degli ordinamenti

religiosi. Questo significa consentire il libero esercizio della fede ed evitare contrasti tra

appartenenti a confessioni diverse, come sancisce l’art. 19 della Costituzione.

La laicità è un principio cristiano che nasce dalla frase di Gesù Cristo “date a Cesare quello che è di

Gli avversari di Gesù (farisei, sostenitori del re Erode, spie) lo

Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

tentano con un quesito: “È lecito o no pagare il tributo a Cesare”, cioè la tassa imposta dai

dominatori romani? Domanda trabocchetto, perché a una sua risposta affermativa sarebbe scattata

l'accusa di collaborazionismo, e a una negativa quella di sovversione. Ma Gesù replica con una

controdomanda: “Mostratemi la moneta del tributo” e ottenutala: “Di chi è questa effigie e questa

iscrizione?”. “Di Cesare”, sono costretti a rispondergli. E lui: “Rendete dunque a Cesare quello che

è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Al che gli avversari si allontanano stupiti e ammutoliti.

Narrato in termini molto simili dagli evangelisti Matteo, Marco e Luca, questo celebre episodio è

stato utilizzato nel corso dei secoli, e ancora oggi, come fondamento per legittimare la separazione

fra potere politico e religioso, fra Stato e Chiesa.

Vediamo il percorso che ha qualificato lo Stato italiano come laico.

Fino al 1989, con la sentenza della Corte costituzionale 12 aprile 1989, n. 203, la laicità non era mai

stata espressa come principio dell’ordinamento dello Stato.

Un riferimento vi è solo nella riforma del concordato del 1984, nel punto 1 del protocollo

addizionale: “Si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti

Questa norma

lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano.”

esprime una aconfessionalità dello Stato che è stato interpretato da alcuni come ad un inizio del

riconoscimento del principio di laicità.

Il nuovo concordato ripropone, però, sia pure in termini nuovi, due istituti centrali del concordato

del 1929: la disciplina dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e il

riconoscimento da parte dello Stato del matrimonio contratto secondo le norme del diritto canonico.

25

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Da questi due istituti nasce il principio di laicità dello Stato, espresso dalla sentenza della Corte

costituzionale 12 aprile 1989, n. 203, nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 9, punto

44 45

(recte : numero) 2, della legge 25 marzo 1985, n. 121 , una norma a contenuto costituzionalmente

vincolato in quanto rientra nella fattispecie dell’art. 8, secondo comma, che disciplina anche

l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e dell'art. (recte: punto) 5, lettera b),

numero 2, del Protocollo addizionale. Le norme della legge 121/85 erano state investite della

questione di legittimità costituzionale in relazione ai principi di libertà religiosa e uguaglianza delle

confessioni religiose davanti alla legge espressi dagli articoli 3, 7, 8, 19, 20 della Costituzione.

Dall’interpretazione sistematica delle norme costituzionali la Corte ricava il principio supremo di

laicità dello Stato, ma spiega anche come questo principio non contrasta con l’insegnamento della

religione cattolica nelle scuole pubbliche e pertanto dichiara costituzionalmente legittima la legge

121/85.

Secondo lo schema adottato fino alla sentenza del 1989, la Corte costituzionale si esprimeva sulle

norme costituzionali solo nel caso in cui non sia stato rispettato il procedimento aggravato dettato

dall’art. 138 della Costituzione, ma questo non risolveva il problema nel caso di leggi

46 in contrasto con altre norme costituzionali.

costituzionali 47

Un problema non nuovo, su cui si sono confrontati i maggiori giuristi del XX secolo come Kelsen ,

48

Schmitt , Santi Romano, eccetera che la Consulta italiana ha risolto ricorrendo ai principi supremi

dello Stato, in quanto superiori alle stesse norme della Costituzione, è possibile verificare la

legittimità delle stesse leggi costituzionali.

In altre parole la Consulta stabilisce che la verifica della legittimità costituzionale di leggi

costituzionali, può essere fatta solo in rapporto ai principi supremi della Costituzione e non in

rapporto alle singole norme della Carta fondamentale. 49

Fino al 1989 questi principi costituivano solo materia di giurisprudenza manipolativa o additiva ,

cioè create attraverso l’interpretazione della Consulta, ma formalmente inesistenti nella

Costituzione.

La Corte costituzionale con la sentenza del 2 febbraio 1982, n. 18, (sul matrimonio concordatario)

aveva già individuato due principi supremi della Costituzione: la sovranità dello Stato e la

giurisdizione. Ma questi principi sono scritti nella stessa Costituzione.

44 significa “correttamente”, quindi punto due o “correttamente” numero 2.

Recte

45 Ratifica ed esecuzione dell'accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato

lateranensi dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede

46 Le leggi costituzionali sono norme integrative della Costituzione e si differenziano dalle leggi di revisione costituzionale che invece modificano

norme preesistenti, infatti sono nettamente divise nel primo comma dell’art. 138 della Costituzione.

47 Hans Kelsen (1881 - 1973) fu uno dei giuristi più importanti del Novecento. Di famiglia ebrea, studiò scienze giuridiche a Vienna e si laureò nel

1911 in diritto dello Stato e filosofia del diritto.

Kelsen è noto come il capostipite novecentesco della dottrina liberal-democratica del diritto su base giuspositivista. Per Kelsen la legge è norma

positiva (cioè "posta" dagli uomini e non dal trascendente). La norma inoltre è relativa, cioè senza alcun fondamento di Verità. Non si può parlare,

secondo la sua prospettiva, di una legge naturale, almeno non nell'ambito giuridico. Secondo la teoria di Kelsen, infatti, il Diritto è costituito solo ed

esclusivamente dalle norme positive e valide dell'ordinamento giuridico, qualsiasi precetto esse contengano (giuspositivismo).

Lo studioso pone come base di ogni ordinamento le norme sulla produzione del diritto oggettivo (le c.d. fonti del diritto) e crea il concetto di

Grundnorm (norma fondamentale), norma che pone a fondamento del rispetto dell'ordinamento stesso. In altri termini, ogni norma è giustificata dalla

conformità alla norma ad essa superiore gerarchicamente, sino ad una norma cardine (tipicamente uno statuto o una costituzione).

Kelsen fu tra i fondatori della e viene considerato uno degli autori della costituzione austriaca del 1920. Uno dei suoi principali

dottrina pura

"avversari" fu Carl Schmitt.

La teoria delle fonti che sottostà alle idee su esposte ebbe notevole impatto nell'ondata costituzionale successiva alla seconda guerra mondiale, in

particolare per quanto concerne la previsione della corte costituzionale negli ordinamenti costituzionali.

48 Carl Schmitt (1888 - 1985) fu un filosofo politico e uno dei più noti, ma anche discussi, teorici tedeschi di diritto pubblico e internazionale.

Il suo pensiero, le cui radici affondano nella religione cattolica, ruotarono attorno alle questioni del potere, della violenza e dell’attuazione del diritto.

Tra i concetti chiave ci furono, nella loro lapidaria formulazione, lo “stato d’eccezione”, la “dittatura” (Diktatur), la “sovranità" e il “grande spazio” e

le definizioni da lui coniate come “teologia politica”, “custode della costituzione”, “compromesso di formula dilatorio”, “la realtà della costituzione”,

o formule dualistiche come “legalità e legittimità”, “legge e decreto” e “amico e nemico”.

Schmitt oggi viene certamente descritto come un “terribile giurista”, un teorico discusso e ostile alle democrazie liberali, ma è allo stesso tempo

indicato come un “classico del pensiero politico”, non ultimo per l’influenza esercitata sul diritto pubblico e sulla scienza del diritto nella prima

Repubblica Federale Tedesca (per esempio riguardo al “voto di sfiducia costruttivo” e ai solidi vincoli posti in caso di modifica costituzionale).

49 La norma è estensiva, o additiva, avviene quando la Corte costituzionale aggiunge una parte della norma per specificarla in un determinato senso e

in questo modo la legge prende un’altra connotazione. 26

tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

Invece la sentenza del 12 aprile 1989, n. 203, è una vera innovazione della giurisprudenza

costituzionale, in quanto viene creata una norma Costituzionale, definita giurisprudenza creativa,

perchè viene inserito il principio della laicità dello Stato che formalmente non esiste nella

Costituzione.

In altri termini, la Corte costituzionale crea formalmente e sostanzialmente, non individua, il

principio supremo della laicità dello Stato:

formalmente in quanto emerge dagli articoli 2, 3, 7, 8, 19, e 20 della Costituzione;

• sostanzialmente perché, dice la Corte, il principio di laicità “implica non indifferenza dello Stato

• dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in

regime di pluralismo confessionale e culturale”.

Questo concetto di laicità espresso dalla Consulta non implica una indifferenza dello Stato per la

religione, come può avvenire per i paesi separatisti, ma una garanzia della libertà religiosa a favore

del pluralismo sia confessionale che culturale. Quest’ultima è un’altra grande novità della sentenza

203/89, in quanto riconosce anche le differenze tra le confessioni religiose dovute alle diverse

culture sia del popolo italiano che degli altri popoli. In sintesi viene sancito il pluralismo religioso e

quello culturale.

L’art. 36 del concordato del 1929 considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica

mentre per l’art. 9 dell’Accordo di revisione del concordato

l’insegnamento della dottrina cristiana,

lateranensi del 1984 i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo

Questo rende costituzionalmente legittimo l’insegnamento della religione cattolica nelle

italiano.

scuole pubbliche.

Per la Corte “Il genus ("valore della cultura religiosa") e la species ("principi del cattolicesimo nel

patrimonio storico del popolo italiano") concorrono a descrivere l'attitudine laica dello Stato-

comunità, che risponde non a postulati ideologizzati ed astratti di estraneità, ostilità o confessione

dello Stato-persona o dei suoi gruppi dirigenti, rispetto alla religione o ad un particolare credo, ma

Cioè viene

si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini.”

legittimato l’insegnamento della religione cattolica perché lo Stato riconosce il valore della cultura

come valore generico (genus), e il valore specifico (species) dato dai

religiosa, principi del

cattolicesimo nel patrimonio storico del popolo italiano.

In sintesi dalla sentenza della Corte costituzionale del 12 aprile 1989, n. 203 si ricavano tre principi:

principio supremo di laicità dello Stato che non implica indifferenza dello Stato davanti alla

• religione, ma riconoscimento del valore della cultura religiosa (genus) e del patrimonio storico

specifico della religione cattolica (species).

La garanzia della libertà di religione, tanto che oggi è facoltativa e non più obbligatoria come

• con il Concordato del 1929.

Il riconoscimento del del popolo italiano.

pluralismo confessionale e culturale”

Dal 1989 ad oggi la Corte costituzionale è ritornata sul principio supremo di laicità dello Stato per

circa venti volte e in cinque casi ha individuato principi nuovi:

Con la sentenza del 14 gennaio 1991, n. 13, sancisce che l’insegnamento della libertà religiosa

• deve svolgersi nel rispetto della libertà di coscienza, un principio che viene prima della libertà di

religione. Inoltre i “non cioè coloro che decidono di non seguire la religione

avvalentisi”,

cattolica, non sono tenuti ad altro impegno scolastico. E’ il c.d. stato di non obbligo, diverso

dalla facoltà di scelta che indica la possibilità tra l’insegnamento religioso e un altro

insegnamento.

Con la sentenza del 27 aprile 1993, n. 195, sancisce il principio di uguaglianza in relazione alla

• disparità generata da una legge della regione Abruzzo che dava diritto al finanziamento

pubblico per la costruzione di luoghi di culto solo alla religione cattolica e alle confessioni con

intesa e la negava a tutte le altre. 27

tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx

Con la sentenza del 18 ottobre 1995, n. 440, la Corte ha giudicato illegittimo l’art. 724, primo

• comma, del codice penale, relativo alla bestemmia, limitatamente alle parole: "o i Simboli o le

Persone venerati nella religione dello Stato", in quanto la religione di Stato non esisteva più,

formalmente dall’entrata in vigore della legge 121/85, e perché questa norma era in contrasto

con il principio di uguaglianza.

50

L’art. 402 del codice penale, vilipendio della religione cattolica, viene dichiarato illegittimo

• perché riguarda solo la religione cattolica.

51 52 53

, 404 , 405 , del codice penale, vengono dichiarati illegittimi solo in relazione al

Gli art. 403

• differente regime sanzionatorio.

Sulla questione dell’esposizione dei simboli religiosi, una circolare ministeriale del 2002 invita i

dirigenti delle scuole pubbliche, tra le altre cose, a destinare nelle scuole uno spazio per la preghiera

ed il raccoglimento e ribadisce l’obbligo di esporre il Crocifisso nelle aule.

Successivamente sulla questione, il TAR del Veneto promuove, con ordinanza del 14 gennaio 2004,

la questione di legittimità alla Corte costituzionale per violazione del diritto i libertà religiosa. Con

l’ordinanza 15 dicembre 2004, n. 389, definita pilatesca, la Corte giudica inammissibile il quesito

perché riguarda dei regolamenti, mentre la Consulta si occupa solo di leggi. La questione ritorna al

TAR del Veneto che con la sentenza 22 marzo 2005 n. 1110 ordina che il crocifisso rimanga nelle

aule perché quando le disposizioni regolamentari “non contrastano con il principio della laicità

dello Stato repubblicano, emergente dalla Corte costituzionale, laddove dispongono l'obbligatoria

esposizione nelle aule della scuola pubblica del Crocifisso, inteso quale simbolo di una particolare

storia, cultura e identità nazionale oltre che espressione di alcuni principi laici della comunità e,

dunque, non solo contrastante ma addirittura affermativo e confermativo del principio di laicità

Per il TAR del Veneto il principio di laicità è un concetto cristiano che nasce dalla

medesimo”.

famosa frase di Gesù Cristo: “date Il

a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

Consiglio di Stato, con la sentenza del 13 gennaio 2006 n. 556, afferma il principio della c.d. laicità

relativa, in relazione alla differenza con l’ordinamento francese e statunitense, in quanto la laicità “è

relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato, e quindi essenzialmente

In sintesi ogni stato intende la laicità in

storica, legata com’è al divenire di questa organizzazione”.

maniera autonoma, in relazione alle diverse origini storiche.

Vi è da aggiungere che la questione del Crocifisso nelle aule coinvolge la libertà religiosa collettiva,

mentre le questioni legate ai simboli religiosi personali (crocifissi al collo, foulard per islamici,

eccetera) coinvolgono la libertà religiosa individuale. Questo secondo caso interessa la Francia e

altri paesi separatisti, dove i Crocifissi nelle aule e i simboli religiosi similari non sono ammessi,

50 Art. 402. Vilipendio della religione dello Stato.

Chiunque pubblicamente vilipende la religione dello Stato è punito con la reclusione fino a un anno

51 Art. 403. Offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di persone.

Chiunque pubblicamente offende la religione dello Stato mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la reclusione fino a due anni. Si applica

la reclusione da uno a tre anni a chi offende la religione dello Stato, mediante vilipendio di un ministro del culto cattolico.

La Corte costituzionale, con sentenza 18-29 aprile 2005, n. 168, ha dichiarato l'illegittimità dell’articolo, nella parte in cui si prevede, per le offese alla

religione cattolica mediante vilipendio di chi la professa o di un ministro del culto, la pena della reclusione rispettivamente fino a due anni e da uno a

tre anni, anziché la pena diminuita stabilita dall'art. 406 del codice penale.

52 Art. 404. Offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di cose.

Chiunque in luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, offende la religione dello Stato, mediante vilipendio di cose che

formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto, è punito con la reclusione da uno a tre

anni.

La stessa pena si applica a chi commette il fatto in occasione di funzioni religiose, compiute in un luogo privato da un ministro del culto cattolico.

La Corte costituzionale, con sentenza 10-14 novembre 1997, n. 329, ha dichiarato l'illegittimità del primo comma, nella parte in cui prevede la pena

della reclusione da uno a tre anni, anziché la pena diminuita prevista dall'art. 406 del codice penale.

53 Art. 405. Turbamento di funzioni religiose del culto cattolico.

Chiunque impedisce o turba l'esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto cattolico, le quali si compiano con l'assistenza di un

ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni.

Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclusione da uno a tre anni.

La Corte costituzionale, con sentenza 1-9 luglio 2002, n. 327, ha dichiarato l'illegittimità dell’art. 405, nella parte in cui, per i fatti di turbamento di

funzioni religiose del culto cattolico, prevede pene più gravi, anziché le pene diminuite stabilite dall'articolo 406 del codice penale per gli stessi fatti

commessi contro gli altri culti. 28

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mentre lo sono quelli personali non ostensibili, ma in tal modo viene toccata anche la libertà

religiosa individuale.

54

Per Silvio Ferrari è vecchio il modo di vedere il diritto ecclesiastico un ottica istituzionalistica,

cioè partendo dai rapporti tra istituzione Stato e istituzione Chiesa, ormai superato dalla legislatio

che meglio tutela la libertà religiosa. La controversa questione del crocifisso nelle scuole

libertatis

pubbliche non si risolve appendendo o rimuovendo un simbolo religioso, perché in ogni caso sarà

violata libertà di religione di qualcuno (esponendo il crocifisso per i non cattolici e rimuovendolo

per i cattolici), ma probabilmente aggiungendo un altro simbolo religioso, se vi sono studenti di

un'altra religione, anche perché in Italia vi sono pochissime confessioni che hanno un seguito

rilevante. Questa soluzione può essere una forma di pluralismo religioso e un’occasione per

informare gli studenti sulle religioni seguite dai loro compagni di classe.

La questione del velo

Esistono diversi tipi di veli in uso tra le musulmane. Le differenze sono di tipo culturale e

geografico. In Medio oriente abbiamo:

abaya (Golfo Persico), nero, lungo dalla testa ai piedi, leggero, sovente indossato su jeans e

• camice colorate, lascia completamente scoperto il volto, spesso truccato molto bene.

chador (Iran): generalmente nero, indica sia un fazzoletto sulla testa, sia un mantello su tutto il

• corpo.

niqab (Arabia Saudita): nero, ammanta l'intera figura, con una fessura all'altezza degli occhi.

In oriente:

burqa (Afganistan): per lo più azzurro, nasconde tutta la figura, con una griglia all'altezza degli

• occhi. Lo usavano le donne afgane già prima della conversione all’Islam, è una forma di abito

tradizionale.

In Nord africa

haik (soprattutto Marocco ed Algeria): bianco, di cotone, copre dalla testa ai piedi, sovente

• anche il volto.

Altri

hijab: fazzoletto ampio, di colori diversi, cela orecchie, nuca e capelli.

In Italia, possiamo dire che burqa e chador sono vietati, perché il testo unico delle leggi di pubblica

sicurezza proibisce di presentarsi mascherati in luoghi pubblici. Inoltre una circolare del Ministero

dell’Interno del 1995 autorizza l’uso di foto con il velo per i documenti di identità per le donne

musulmane, mentre in altri paesi europei questo divieto resta.

Nei luoghi pubblici, comprese scuole e luoghi di lavoro, l’uso del velo è consentito, purché si trattai

di un semplice foulard (hijab) che lasci scoperto il volto.

Il terzo comma dell’art. 36 della legge 40/98 - Disciplina dell'immigrazione e norme sulla

condizione dello straniero – detta: “La comunità scolastica accoglie le differenze linguistiche e

culturali come valore da porre a fondamento del rispetto reciproco, dello scambio tra le culture e

della tolleranza; a tale fine promuove e favorisce iniziative volte alla accoglienza, alla tutela della

Quindi

cultura e della lingua d'origine e alla realizzazione di attività interculturali comuni.”

portare un abbigliamento che affermi la propria identità culturale è considerato un valore.

Per analogia, può essere vista la sentenza della Cassazione, Sezione Lavoro, 9/4/1993 n. 4307, per

un problema simile a quello del velo, posto in ambito lavorativo, con cui ha stabilito che il

lavoratore non è vincolato ad un certo abbigliamento dovendo rispettare solo norme di igiene e

sicurezza, a meno che non debba indossare una divisa aziendale.

54 Silvio Ferrari è direttore del master in diritto comparato delle religioni, professore ordinario di diritto canonico all’Università di Milano, Professore

invitato. Dal 1994 è professore di Diritto canonico all’Università di Milano, dal 1998 è professore di relazioni tra Stati e Chiesa alla Katholieke

Universiteit di Lovanio, dal 2000 insegna al DEA in Droit et Religion all’Università di Strasburgo e dal 2002 è docente di Storia del Diritto canonico

alla FTL. È inoltre membro di molti organismi scientifici, del comitato scientifico dell’Istituto DiReCom e dal 1984 Direttore della rivista “Quaderni

di diritto e politica ecclesiastica”. 29

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Questa sentenza nasce da un fatto diverso: Il Gruppo Industriale Busnelli ricorre per Cassazione a

seguito della sentenza del Tribunale di Monza che ha ritenuto illegittima la sanzione di tre ore di

multa comminata al suo dipendente Gesuino Bussu, il quale è stato successivamente licenziato per

assenza ingiustificata, e ha disposto la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, il

pagamento delle retribuzioni maturate e il risarcimento del danno. Il giudice di secondo grado ha

ritenuto che la pretesa della società di imporre al dipendente l'uso dei pantaloni lunghi, quale

condizione per essere ammesso al lavoro, era priva di giustificazione in mancanza di una esplicita

norma o di un uso aziendale in tal senso; nè era applicabile il contratto collettivo nazionale del

settore laddove sanziona comportamenti contrari alla sicurezza o all'igiene. La Cassazione dà

ragione al lavoratore e, per analogia, offre un precedente che chiarisce in senso permissivo l’uso dei

foulard sul luogo di lavoro, purché non contrasta con l'igiene e la sicurezza.

Il disegno di legge sulla libertà religiosa in Italia, nulla prevede sui simboli religiosi e anche le due

bozze di intesa con la comunità islamica nulla prevedono sui simboli religiosi, ma solo la possibilità

di indossare il velo per le foto dei documenti personali, un diritto già riconosciuto.

In sintesi, la legislazione italiana, alla luce del principio di libertà religiosa e laicità, non prevede

limitazioni all’uso di simboli religiosi o abiti religiosi nei luoghi pubblici.

La Cassazione penale con la sentenza 4 aprile 2006 n. 11919 ha condannato, con l’aggravante

dell’odio e la finalità della discriminazione etnica, razziale e religiosa, un uomo che aveva strappato

per strada il velo ad una donna. La Cassazione ha stabilito che togliere con violenza il velo dal capo

ad una donna musulmana è un aggravante, perché lede l’integrità morale di persone appartenenti ad

una religione diversa da quella cattolica.

L’intesa con la Tavola valdese

La Tavola valdese rappresenta due chiese: quella Valdese e quella Metodista. L’intesa è la prima

siglata tra lo Stato italiano e una confessione religiosa nella storia della Repubblica. E’ stata firmata

nel 1984, approvata con la legge n. 449 dell'11 agosto 1984, e successivamente integrata dalla legge

n. 409 del 5 ottobre 1993 e dal 1994 partecipa all'otto per mille del gettito IRPEF.

55 in una commissione paritetica nella

L’intesa è di tipo esterno perché elaborata da plenipotenziari

quale, la parte del Governo italiano, era formata dalla stesse persone che trattavano con la Chiesa

cattolica per la sottoscrizione del nuovo concordato del 1984.

Il primo comma dell’art. 2 dell’Intesa sancisce: “La Repubblica italiana dà atto dell'autonomia e

Con questo articolo lo Stato accetta

della indipendenza dell'ordinamento valdese”.

l’autoqualificazione di questa confessione religiosa, il suo ordinamento autonomo e indipendente e

quindi sovrano, perché l’autonomia e l’indipendenza definiscono la sovranità. L’affermazione di

questo articolo non lo troviamo in nessuna intesa, ad eccezione di quella con la religione ebraica e

del Concordato con la Chiesa cattolica.

Sull’insegnamento della religione, l’intesa all’art. 9, al primo comma, detta: “La Repubblica

italiana prende atto che la Tavola valdese, nella convinzione che l'educazione e la formazione

religiosa dei fanciulli e della gioventù sono di specifica competenza delle famiglie e delle chiese,

non richiede di svolgere nelle scuole gestite dallo Stato o da altri enti pubblici, per quanti hanno

56 o di dottrina religiosa o

parte nelle chiese da essa rappresentate, l'insegnamento di catechesi

In sintesi la Tavola valdese afferma che l’insegnamento della religione è di

pratiche di culto.”

competenza specifica delle chiese e delle famiglie e quindi non richiede di svolgere nelle scuole

tale insegnamento.

gestite dallo Stato o da altri enti pubblici

Possiamo anche dire la Chiesa valdese non ritiene la religione un insegnamento di cultura al pari di

altre materie, ma solo catechesi o Di questa volontà, lo Stato

dottrina religiosa o pratiche di culto.

55 Persone investite di pieni poteri nel trattare e concludere un accordo diplomatico.

56 L’insegnamento a voce dei principi della religione cristiana. 30

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italiano ne prende atto, cioè accetta questa decisione della Tavola valdese e la condivide come

propria.

Sempre l’art. 9, al secondo comma, detta: “La Repubblica italiana, nell'assicurare l'insegnamento

della religione cattolica nelle scuole pubbliche, materne, elementari, medie e secondarie superiori,

riconosce agli alunni di dette scuole, al fine di garantire la libertà di coscienza di tutti, il diritto di

non avvalersi delle pratiche e dell'insegnamento religioso per loro dichiarazione, se maggiorenni, o

altrimenti per dichiarazione di uno dei loro genitori o tutori.”

Come si può notare nell’intesa troviamo uno specifico riferimento alla Chiesa cattolica, ma anche

alla libertà di coscienza di tutti e al diritto di non avvalersi delle pratiche e dell'insegnamento

Il nell’intesa con la Tavola valdese è un principio restrittivo rispetto a

religioso. non avvalersi

quello sottoscritto nel coevo concordato del 1984 con la Chiesa cattolica che, allo stesso articolo e

comma, garantisce invece il diritto di scegliere dell’insegnamento della

se avvalersi o non avvalersi

religione. Questa restrizione al solo ha un valore politico, voluto dalla Tavola valdese,

non avvalersi

al fine di marcare la differenza con la Chiesa cattolica e per non precludere la possibilità agli alunni

di fede Valdese di seguire, volendo, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche.

Inoltre nell’intesa si fa riferimento alle scuole pubbliche, materne, elementari, medie e secondarie

mentre nel concordato del 1984 sono citate le

superiori, scuole pubbliche non universitarie di ogni

ordine e grado.

Infine l’art. 9, al terzo comma, detta: “Per dare reale efficacia all'attuazione di tale diritto,

l'ordinamento scolastico provvede a che l'insegnamento religioso ed ogni eventuale pratica

religiosa, nelle classi in cui sono presenti alunni che hanno dichiarato di non avvalersene, non

abbiano luogo in occasione dell'insegnamento di altre materie, né secondo orari che abbiano per i

Il principio di non discriminazione, per gli alunni che

detti alunni effetti comunque discriminanti.”

hanno deciso non avvalersi dell’insegnamento religioso, è stato oggetto di numerosi ricorsi davanti

al giudice ordinario e amministrativo, in quelle scuole che avevano inserito l’ora di religione alla

prima o all’ultima ora della giornata per sfruttare la minore attenzione degli alunni in quelle due

fasce estreme dell’orario delle lezioni o la tentazione dei ragazzi di lasciare l’aula un’ora prima o

arrivare un ora dopo in classe.

Sulla questione, importante è la sentenza della Corte costituzionale, 12 aprile 1989, n. 203, già

trattata per aver istituito il principio supremo di laicità dello Stato, che in relazione

all’insegnamento religioso, la Consulta ha sancito che “per quanti decidano di non avvalersene

l'alternativa è uno stato di non-obbligo.”

Lo studente può utilizzare in tre modi lo studiando materie alternative,

stato di non-obbligo:

restando nell’istituto scolastico per approfondimenti (ad esempio studiare in biblioteca) oppure

andare a casa sotto la se minore, come dispone l’art. 9,

responsabilità educativa dei genitori,

comma 2, del concordato del 1984. 57 , una chiesa cristiana evangelica

Per altre intese, ad esempio quella con le Assemblee di Dio

pentecostale, l’insegnamento della religione non è un problema, in quanto è riconosciuto il carattere

pluralistico della scuola, sancito nell’art. 8 dell’intesa (garanzia della libertà di conoscenza di non

avvalersi di insegnamenti religiosi in genere) e nell’art. 9 (carattere pluralistico dell’insegnamento

scolastico) dell’intesa con detta confessione. In seguito questo schema è stato seguito anche per le

intese con altre confessioni religiose.

Il primo comma dell’art. 11 dell’intesa dispone: “La Repubblica italiana, attesa la pluralità dei

sistemi di celebrazione cui si ispira il suo ordinamento, riconosce gli effetti civili ai matrimoni

celebrati secondo le norme dell'ordinamento valdese, a condizione che l'atto relativo sia trascritto

Questo comma differisce

nei registri dello stato civile, previe pubblicazioni alla casa comunale.”

dall’art. 8 – comma 1- del concordato del 1984 “Sono riconosciuti gli effetti civili ai matrimoni

57 Legge 22 novembre 1988, n. 517 - Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e le Assemblee di Dio in Italia.

31

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contratti secondo le norme del diritto canonico, a condizione che l’atto relativo sia trascritto nei

Innanzi tutto perché

registri dello stato civile, previe pubblicazioni nella casa comunale.”

nell’intesa con Tavola valdese, vengono riconosciuti gli effetti civili del matrimonio con il

presupposto della pluralità dei sistemi di celebrazione cui si ispira l’ordinamento della Repubblica;

mentre nel nuovo concordato “sono riconosciuti gli effetti civili ai matrimoni contratti secondo le

senza alcun presupposto. Inoltre, per la Tavola valdese i matrimoni

norme del diritto canonico”,

sono mentre diventano contratti solo quando sono trascritti nei registri dello stato civile,

celebrati,

invece per la Chiesa cattolica il matrimonio è direttamente. Infine la formulazione

contratto

dell’intesa con la Tavola valdese lascia libertà ai suoi fedeli di non scegliere il rito Valdese.

Un punto di unione tra i due accordi, è dato dal fatto che per entrambi il ministro di culto che

celebra il matrimonio non deve essere necessariamente cittadino italiano, come invece è essenziale

per le altre confessioni religiose munite di intesa.

L’art. 11 dell’Intesa nel secondo e terzo comma dispone: “Coloro che intendono celebrare il

matrimonio secondo le norme dell'ordinamento valdese debbono comunicare tale intenzione

all'ufficiale dello stato civile al quale richiedono le pubblicazioni.

L'ufficiale dello stato civile, il quale abbia proceduto alle pubblicazioni richieste dai nubendi,

accerta che nulla si oppone alla celebrazione del matrimonio secondo le vigenti norme di legge e

Con la concessione

ne dà attestazione in un nulla osta che rilascia ai nubendi in duplice originale.”

del nulla osta, si conclude il procedimento preliminare alla celebrazione del matrimonio.

Il nulla osta contiene aspetti divergenti nel quarto comma dell’art. 11 dell’intesa, rispetto all’art. 8

del nuovo concordato: per la Chiesa cattolica viene rilasciato senza condizioni, mentre per la Tavola

valdese oltre a precisare che la celebrazione nuziale seguirà secondo le norme dell'ordinamento

valdese e nel comune indicato dai nubendi, deve altresì attestare che ad essi sono stati spiegati, dal

predetto ufficiale, i diritti e i doveri dei coniugi, dando ad essi lettura degli articoli del codice civile

al riguardo.”

Altra differenza sostanziale tra intesa con la Chiesa valdese e il concordato sta nell’eventuale fine

del matrimonio: per la Chiesa cattolica vi è la nullità con sentenza dei tribunali ecclesiastici delibata

dalla Corte d’appello, mentre la Chiesa valdese demanda tutto allo Stato, in quanto nulla esprime in

questo senso. 58

L’intesa con la Chiesa Cristiana Avventista del 7° giorno

L'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, articolazione italiana delle Chiese

avventiste, ha stipulato nel 1986 un'intesa ratificata con legge 22 novembre 1988, n. 516.

L’art. 18 regolamenta il matrimonio e al numero 1 detta: “La Repubblica italiana riconosce gli

effetti civili ai matrimoni celebrati di fronte ai ministri di culto delle Chiese cristiane avventiste

aventi la cittadinanza italiana, a condizione che l'atto di matrimonio sia trascritto nei registri dello

Questa norma differisce dalla omologa

stato civile, previe pubblicazioni presso la casa comunale.”

contenuta nell’art. 11 dell’intesa con la Chiesa valdese: “La Repubblica italiana, attesa la pluralità

infatti qui vi è un riferimento esplicito

dei sistemi di celebrazione cui si ispira il suo ordinamento”,

all’ordinamento della Chiesa valdese che per la Chiesa avventista non compare, anche se

implicitamente viene egualmente riconosciuto.

58 La Chiesa avventista del 7° giorno è presente in Italia sin dal 1864. Attualmente sono oltre un centinaio le chiese ed i luoghi di culto aperti al

pubblico. La Chiesa avventista del 7° giorno confessa la fede trinitaria e cristologica dei primi simboli cristiani. Essa accoglie le dottrine protestanti

esemplificate nelle formule Sola Scriptura, Sola Fide, Sola Gratia.

Dopo il fallimento delle profezie di Miller, essa non propone oggi più date relativamente al Secondo Avvento di Cristo. Essa piuttosto pone l'accento

sulla storicità di questo evento e sulla necessità del ravvedimento personale. Essa accoglie il Decalogo come suprema legge morale per l'umanità. Il

settimo giorno, il giorno dedicato al riposo è considerato il sabato e non la domenica, come in altre chiese cristiane.

La Chiesa avventista del 7° giorno rigetta la dottrina dell'immortalità dell'anima e crede che l'immortalità promessa da Dio sarà data ai credenti di

ogni epoca soltanto alla risurrezione che avverrà alla seconda venuta di Cristo.

I maggiori riti praticati nella Chiesa avventista del 7° giorno sono il battesimo, che non viene però conferito in età infantile, e la cioè la

Santa Cena,

comunione, che viene preceduta dal rito della lavanda dei piedi, secondo l'esempio dato da Gesù Cristo all'ultima Cena.

32

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Nell’intesa con la Chiesa avventista viene solo detto che i matrimoni sono celebrati di fronte ai

senza alcun riferimento al pluralismo religioso dell’intesa Valdese. In sintesi è il

ministri di culto,

matrimonio previsto dall’art. 83 c.c. - matrimonio celebrato davanti a ministri dei culti ammessi

nello Stato – con qualche aggiornamento.

L’intesa con le Assemblee di Dio

L’intesa con le Assemblee di Dio, stipulata anche nel 1986, è stata ratificata con la legge 22

novembre 1988, n. 517 (differisce solo di un numero rispetto alla Chiesa Avventista. Questa

confessione non partecipa alla ripartizione dell’8 per mille per le quote non espresse.

L’art. 12 regolamenta il matrimonio e al numero 1 detta: “La Repubblica italiana riconosce gli

effetti civili ai matrimoni celebrati di fronte ai ministri di culto delle ADI aventi la cittadinanza

italiana, a condizione che l'atto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile, previe

Una norma del tutto simile alla omologa dell’art. 18 dell’intesa

pubblicazioni nella casa comunale.”

con la Chiesa avventista.

L’intesa con la l'Unione delle Comunità ebraiche

L’intesa con la l'Unione delle Comunità ebraiche italiane, stipulata nel 1987, è stata ratificata con la

legge 8 marzo 1989, n. 101.

L'Unione delle Comunità ebraiche italiane raggruppa e rappresenta le comunità dei poco più di

30.000 ebrei italiani nei rapporti con lo Stato.

L’art. 14 regolamenta il matrimonio e al numero 1 detta: “Sono riconosciuti gli effetti civili ai

matrimoni celebrati in Italia secondo il rito ebraico davanti ad uno dei ministri di culto di cui

all'articolo 3 che abbia la cittadinanza italiana, a condizione che l'atto relativo sia trascritto nei

In sintesi è il matrimonio

registri dello stato civile, previe pubblicazioni nella casa comunale.”

- matrimonio celebrato davanti a ministri dei culti ammessi nello Stato –

previsto dall’art. 83 c.c.

con qualche aggiornamento, ad esempio i coniugi possono rendere dichiarazioni al ministro di culto

sul riconoscimento o legittimazione dei figli e sulla scelta del regime patrimoniale.

Questa confessione, che è più antica della cattolica, prevede ancora il ripudio, un altro problema

importante che va contro la donna. Sia nella società ebraica che in quella musulmana - la

legislazione è molto simile - esiste il divorzio concesso dai tribunali religiosi. In entrambe le

religioni, solo l’uomo può chiedere il divorzio; alla donna non è permesso farlo, e ancor meno se

questa è cristiana.

L’ultimo comma dell’art. 14 detta: “Resta ferma la facoltà di celebrare e sciogliere matrimoni

religiosi, senza alcun effetto o rilevanza civile, secondo la legge e la tradizione ebraiche.”

L’intesa con la Chiesa Evangelica Luterana

L’intesa con la Chiesa Evangelica Luterana, stipulata nel 1993, è stata ratificata con la legge 29

novembre 1995, n. 520.

L’art. 13, n. 1, sul matrimonio detta: “Ferma restando l'autonomia della CELI e delle sue Comunità

in materia religiosa e di culto, la CELI riconosce allo Stato italiano esclusiva giurisdizione per

La Chiesa luterana pur affermando la sua

quanto concerne gli effetti civili del matrimonio.”

autonomia, riconosce la giurisdizione esclusiva allo Stato sugli effetti civili del matrimonio. Per la

parte restante l’articolo è molto simile a quello delle altre intese.

L’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche

Ai sensi dell’art. 5 del protocollo addizionale dell’accordo di revisione del concordato lateranensi

del 1984, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole “è impartito – in conformità alla

dottrina della Chiesa e nel rispetto della libertà di coscienza degli alunni - da insegnanti che siano

riconosciuti idonei dall’autorità ecclesiastica, nominati, d’intesa con essa, dall’autorità scolastica.

33

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Nelle scuole materne ed elementari detto insegnamento può essere impartito dall’insegnante di

classe, riconosciuto idoneo dall’autorità ecclesiastica, che sia disposto a svolgerlo.”

Con successiva intesa tra le competenti autorità scolastiche e la Conferenza episcopale italiana,

esecutiva con il D.P.R. 16 dicembre 1985 n. 751, sono stati determinati:

1) i programmi dell’insegnamento della religione cattolica per i diversi ordini e gradi delle scuole

pubbliche;

2) le modalità di organizzazione di tale insegnamento, anche in relazione alla collocazione nel

quadro degli orari delle lezioni;

3) i criteri per la scelta dei libri di testo;

4) i profili della qualificazione professionale degli insegnanti.

L’art. 4, del D.P.R. 751/85, ribadisce che l'insegnamento della religione cattolica, impartito nel

quadro delle finalità della scuola, deve avere dignità formativa e culturale pari a quella delle altre

e “deve

discipline essere impartito in conformità alla dottrina della Chiesa da insegnanti

riconosciuti idonei dall'autorità ecclesiastica e in possesso di qualificazione professionale

In sintesi i requisiti degli insegnanti della religione cattolica sono tre:

adeguata”.

1. devono essere conformi alla religione,

2. idonei dall'autorità ecclesiastica,

3. in possesso di qualificazione professionale adeguata.

Mentre gli insegnanti delle scuole cattoliche devono essere graditi all’autorità ecclesiastica, nelle

scuole pubbliche devono essere idonei per il vescovo diocesano il quale valuta le caratteristiche

morali ed ecclesiali del docente e non la sua qualificazione professionale.

Ai sensi dell’art. 4, del D.P.R. 751/85, sotto il profilo professionale, nelle scuole secondarie di

primo e secondo grado l'insegnamento della religione cattolica può essere affidato a chi abbia

almeno uno dei seguenti titoli: 59 , licenza o dottorato) in teologia o nelle altre discipline

a) titolo accademico (baccalaureato

ecclesiastiche, conferito da una facoltà approvata dalla Santa Sede; 60 ;

b) attestato di compimento del regolare corso di studi teologici in un Seminario maggiore

c) diploma accademico di magistero in scienze religiose, rilasciato da un Istituto di scienze religiose

approvato dalla Santa Sede che è il titolo di studio di una parte degli insegnanti di religione laici;

d) diploma di laurea valido nell'ordinamento italiano, unitamente a un diploma rilasciato da un

istituto di scienze religiose riconosciuto dalla Conferenza episcopale italiana che è il titolo di studio

della maggioranza degli insegnanti di religione laici.

Nella scuola materna ed elementare l'insegnamento della religione cattolica può essere impartito

dagli insegnanti che abbiano frequentato nel corso degli studi secondari superiori l'insegnamento

In altre

della religione cattolica, o comunque siano riconosciuti idonei dall'ordinario diocesano.

parole la maestra o il maestro possono insegnare religione se questa è stata una materia nel loro

corso di studio o, se questo non è accaduto, che comunque siano riconosciuti idonei dall'ordinario

diocesano.

Nel caso in cui l'insegnamento della religione cattolica non venga impartito da un insegnante della

scuola, può essere affidato a sacerdoti, diaconi e a chi è fornito della Laurea specialistica in scienze

per l’educazione per l'insegnamento nelle scuole materne ed elementari, oppure a chi, fornito di

altro diploma di scuola secondaria superiore, abbia conseguito almeno un diploma rilasciato da un

Istituto di scienze religiose riconosciuto dalla Conferenza episcopale italiana.

In virtù di questa legge gli insegnanti di religione dovevano essere nominati dal provveditorato,

previa idoneità dell’ordinario diocesano, senza un concorso. Questo sistema creava una forma di

precariato permanente che è stato per anni al centro di un dibattito politico e giuridico, perché

59 Il baccalaureato è, nel delle facoltà teologiche della Chiesa cattolica, il primo titolo di studio che si ottiene. È riconosciuto

curriculum studiorum

equivalente a un diploma universitario dallo stato italiano. I titoli seguenti sono la licenza e il dottorato.

60 Il seminario minore è un collegio che corrisponde al liceo per i più giovani, mentre il seminario maggiore è un insegnamento di livello universitario

presente in Puglia solo a Molfetta. 34

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l’idoneità del docente doveva essere rinnovata annualmente. In sintesi, l’insegnante di religione non

poteva essere mai di ruolo e questo comportava anche un danno economico, in quanto la nomina era

valida da settembre a giugno, quindi luglio ed agosto non erano retribuiti, ne vi erano ferie pagate.

A distanza di 18 anni, a questa situazione ha posto rimedio la legge 18 luglio 2003 n. 186 la quale

sancisce l’immissione in ruolo degli insegnanti di religione a seguito di regolare concorso.

Il motivo del ritardo di questa legge è dovuto al fatto che l’immissione in ruolo degli insegnati è

subordinata all’idoneità rilasciata dall’autorità ecclesiastica. La legge 186/03, all’art. 4 comma 3,

risolve la questione con questa norma: “L'insegnante di religione cattolica con contratto di lavoro a

tempo indeterminato, al quale sia stata revocata l'idoneità, ovvero che si trovi in situazione di

esubero a seguito di contrazione dei posti di insegnamento, può fruire della mobilità professionale

nel comparto del personale della scuola, con le modalità previste dalle disposizioni vigenti e

subordinatamente al possesso dei requisiti prescritti per l'insegnamento richiesto, ed ha altresì

titolo a partecipare alle procedure di diversa utilizzazione e di mobilità collettiva previste

In altre parole, se viene revocata

dall'articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.”

61

l’idoneità o diminuiscono i posti a disposizione , per il calo degli studenti che scelgono

l’insegnamento della religione cattolica, il docente può fruire della mobilità professionale nel

e, se non ha i requisiti per questo, può essere impiegato in

comparto del personale della scuola

mansioni amministrative.

Questa legge è stata motivo di numerosi ricorsi, in particolare il Consiglio di Stato, con la sentenza

27 settembre 2006 n. 5648, ha stabilito che i docenti di religione, non possono partecipare ad un

concorso riservato ai precari storici, perché all’epoca del concorso non vi era il ruolo per

l’insegnamento della religione.

Anche la Corte costituzionale 20 luglio 2006 n. 297 si è espressa sulla questione di legittimità

costituzionale dell’art. 5, comma 1, della legge 186/03 nella parte in cui detta che per accedere al

primo concorso per insegnati di religione essi dovevano aver “prestato continuativamente servizio

La Consulta ha sancito che “nel

per almeno quattro anni nel corso degli ultimi dieci anni”. valutare

la conformità a Costituzione della norma impugnata, occorre tener conto del suo carattere

eccezionale rispetto al contesto normativo in cui è inserita. Essa, infatti, disciplina il primo

inquadramento in ruolo di una categoria di insegnanti che ha operato tradizionalmente con un

In sintesi,

rapporto di servizio costituito mediante incarico annuale e non in base a concorso.”

respinge il ricorso perché il criterio impiegato in questa legge è un’eccezione giustificata dal fatto

che è stato il primo concorso, dopo anni di precariato dei docenti di religione. Inoltre “il legislatore

– nell’ambito delle possibilità di scelta compatibili con i principi costituzionali – ha ritenuto che

l’espletamento continuativo, nell’ultimo decennio, per quattro anni, dell’insegnamento della

religione cattolica costituisce indice di una più sicura professionalità e, su tale base, ha delimitato

l’accesso al concorso per la copertura dei primi posti nel ruolo organico dei docenti.”

Il matrimonio

Sul matrimonio si è maggiormente evoluto il rapporto tra Stato e Chiesa cattolica, come dimostra il

concordato del 1984 che ha notevolmente trasformato questo istituto rispetto al concordato del

1929.

In quasi tutti gli stati precedenti alla nascita del Regno d’Italia, il matrimonio era disciplinato solo

dal diritto canonico per cui i non cattolici non potevano sposarsi.

La situazione si ribalta con l’unità d’Italia, quando dal 1° gennaio 1866 lo Stato introduce il

matrimonio civile obbligatorio e toglie ogni valore giuridico al matrimonio religioso, sull’esempio

di altre legislazioni dell’epoca come quella francese.

61 Oggi la media chi sceglie l’insegnamento della religione cattolica è intorno al 70%, con delle punte in alcune regioni del 90 ed in altre di picchi del

40%. 35

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Il matrimonio religioso restava, ma l’unico valido era quello davanti all’ufficiale di stato civile. In

questo modo, chi voleva sposarsi in chiesa con un matrimonio legittimo, doveva fare una doppia

celebrazione: prima davanti all’ufficiale di stato civile e poi davanti al ministro di culto.

In questo periodo lo Stato afferma la sua competenza esclusiva non solo sul matrimonio, ma su tutto

lo status delle persone, come la nascita e la morte, che fino ad allora era stata una funzione della

Chiesa cattolica. Infatti l’anagrafe italiana parte dall’unità del Regno d’Italia e per sapere

informazioni relative al periodo antecedente (ad esempio vedere quanti erano i cittadini di Taranto

nel 1850) bisogna consultare i registri dei battezzati degli archivi parrocchiali diocesani. Per questa

ragione il battesimo, fino all’unificazione italiana, costituiva anche l’ingresso formale di un

cittadino nella società civile.

Il cambiamento epocale della legislazione sull’anagrafe dei cittadini è ancora più importante per il

matrimonio, in quanto crea una famiglia e un nuovo soggetto politico. Per questa ragione acquista

valore giuridico solo il matrimonio civile, mentre quello cattolico diventa una manifestazione

puramente religiosa.

Inoltre, negli altri paesi, il matrimonio civile doveva precedere quello religioso e il sacerdote

doveva accertarsi che il matrimonio civile fosse stato contratto, altrimenti rischiava pene pesanti,

mentre nell’Italia postunitaria, questo obbligo non c’era.

Il matrimonio civile era utilizzato, in linea di massima, nelle città, in quanto allora l’Italia era una

nazione prettamente agricola e con un alto tasso di analfabetismo e questo comportava che nelle

campagne l’obbligo di questo matrimonio restava ignorato da buona parte della popolazione che

continuava a sposarsi solo in chiesa, pensando di essere in regola, e restando così non sposati per lo

Stato, con tutti i problemi che questo creava per il riconoscimento dei figli, per le successioni,

eccetera.

Si ha una svolta nel 1929 con la disciplina del matrimonio concordatario, cioè il matrimonio

canonico che ha effetti civili. Con il concordato si hanno in questo modo tre tipologie di

matrimonio:

il matrimoni religioso, l’unico presente prima dell’unificazione dell’Italia fino al 1865,

• disciplinato dal diritto canonico e celebrato in chiesa;

il matrimonio civile, l’unico riconosciuto dallo Stato unitario dal 1866 fino al 1929 e

• disciplinato dallo Stato;

il matrimonio concordatario, in vigore dal 1929, che è quello canonico integrato da una

• determinata procedura che lo rende di valore identico a quello civile.

Il matrimonio concordatario è disciplinato dall’art. 34 del concordato del 1929. Al primo comma

detta: “Lo Stato italiano, volendo ridonare all’istituto del matrimonio, che é a base della famiglia,

dignità conforme alle tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento del matrimonio,

Abbiamo quindi un testo giuridico di carattere

disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili.” 62 , cioè lo Stato da un valore teologico

internazionale che riconosce il matrimonio quale sacramento

ad un istituto fino a quel momento solo giuridico. Inoltre, quale sacramento, diventa soggetto al

codice canonico e quindi indissolubile. In sintesi questa norma esclude la possibilità di introdurre il

divorzio nel nostro ordinamento, in quanto il matrimonio definito sacramento, non è più una

tipologia di negozio giuridico, ma viene assoggettato alla legislazione ecclesiastica.

Il secondo e terzo comma dello stesso articolo detta: “Le pubblicazioni del matrimonio come sopra

saranno effettuate, oltre che nella chiesa parrocchiale, anche nella casa comunale. Subito dopo la

celebrazione il parroco spiegherà ai coniugi gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli

articoli del codice civile riguardanti i diritti ed i doveri dei coniugi, e redigerà l’atto di matrimonio,

del quale entro cinque giorni trasmetterà copia integrale al Comune, affinché venga trascritto nei

Un volta iniziata la procedura per il matrimonio concordatario, la

registri dello stato civile.”

62 Il sacramento è la testimonianza formale, che passa attraverso gesti umani, di una realtà trascendentale. Nella teologia cattolica è un atto rituale,

istituito permanentemente da Gesù Cristo, quale mezzo precipuo (di importanza primaria) di santificazione e di salvezza dell’uomo. Per il diritto

canonico il matrimonio ha un valore maggiore rispetto al diritto civile ed è l’alleanza eterna tra un uomo e una donna.

36

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trascrizione prescindeva dalla volontà dei nubendi che in questo modo venivano sposati civilmente

anche senza volerlo. Infatti la trascrizione del matrimonio poteva essere richiesta non solo dagli

sposi, ma da chiunque avesse interesse (parroco, eredi, terzi interessati in genere).

Il quarto comma dello stesso articolo detta: “Le cause concernenti la nullità del matrimonio e la

dispensa dal matrimonio rato e non consumato sono riservate alla competenza dei tribunali e dei

Questo comma istituisce una riserva di giurisdizione per i

dicasteri ecclesiastici.” tribunali e dei

cioè il matrimonio concordatario nasce e termina seguendo la disciplina del

dicasteri ecclesiastici,

diritto canonico. Il divorzio non esisteva nel nostro ordinamento e il giudizio su eventuali motivi di

nullità del matrimonio era di competenza esclusiva dei tribunali ecclesiastici.

rato e non consumato

Mentre la nullità del matrimonio è dichiarata dal tribunale ecclesiastico dopo un regolare processo,

la dispensa pontificia per il matrimonio è di competenza del vescovo

rato e non consumato

diocesano data dopo un procedimento amministrativo, senza le adeguate garanzie per le parti.

In sintesi, con la riserva di giurisdizione, lo Stato si spoglia completamente dei suoi poteri su questa

materia per trasferirli a e

tribunali dicasteri ecclesiastici.

Il quinto e sesto comma dello stesso articolo detta: “I provvedimenti e le sentenze relative, quando

siano divenute definitive, saranno portate al Supremo Tribunale della Segnatura, il quale

controllerà se siano state rispettate le norme del diritto canonico relative alla competenza del

giudice, alla citazione ed alla legittima rappresentanza o contumacia delle parti. I detti

provvedimenti e sentenze definitive coi relativi decreti del Supremo Tribunale della Segnatura

saranno trasmessi alla Corte di appello dello Stato competente per territorio, la quale, con

ordinanze emesse in camera di consiglio, li renderà esecutivi agli effetti civili ed ordinerà che siano

Questa norma sancisce

annotati nei registri dello stato civile a margine dell’atto di matrimonio.”

l’automaticità degli effetti civili delle sentenze che in questo modo venivano automaticamente e

immediatamente iscritte sui registri di stato civile, senza alcun controllo giurisdizionale dell’autorità

giudiziaria italiana

L’ultimo comma dell’art. 34 detta “Quanto alle cause di separazione personale, la Santa Sede

consente che siano giudicate dall’autorità giudiziaria civile.”

La disciplina del matrimonio già inserita nel concordato, divenne poi oggetto della legge 27 maggio

1929 n. 847, c.d. legge matrimoniale, che ancora oggi è in vigore.

Per il codice canonico tutti hanno diritto a celebrare il matrimonio, tuttavia stabilisce che alcuni non

possono avere la capacità matrimoniale a causa di impedimenti, fondamentali perché sono causa di

nullità. Per il codice canonico, questi impedimenti sono:

L’età, 14 anni per le donne e 16 per l’uomo, ma le singole conferenze episcopali nazionali

• possono determinare un limite diverso. A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 16

del 2 febbraio 1982 e del nuovo concordato del 1984, la C.E.I. si è uniformata alla legislazione

italiana con il limite di 18 anni per entrambi i sessi.

L’esistenza di un precedente matrimonio.

• La differente appartenenza religiosa.

• Per chi ha ricevuto l’ordine sacro, cioè è sacerdote.

• Per il connubicidio.

• Il ratto, cioè chi rapisce la persona per sposarla. E’ regolare se la persona rapita viene lasciata

• libera, ma decide ugualmente di sposare il rapitore. Questo impedimento è importante perché,

per il diritto canonico, il matrimonio nasce dal consenso dei nubendi.

Per incapacità fisica.

• 37

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niobe

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher niobe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Dammacco Gaetano.

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