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Introduzione al diritto comparato delle religioni

Le ragioni del recupero del valore della religione

Oggi le religioni hanno acquistato un ruolo molto più importante di quello che ricoprivano in passato, in seguito alla rivoluzione del '79 dell'Iran, per cui si è data un'impronta esplicitamente religiosa all'esercizio del potere politico. In seguito, l'affermarsi di movimenti nazionali religiosi nel mondo ci ha fatto capire che questo recupero avviene su scala mondiale.

Le cause di questo recupero sono molteplici e si possono schematizzare così:

  • Il crollo delle ideologie comuniste e marxiste, il cui vuoto è spesso colmato dalle religioni, una delle poche materie ancora capaci di dare un'interpretazione della realtà;
  • La globalizzazione, la cui caratteristica fondamentale è la de-territorializzazione per cui l'universale prevale sul particolare e il territorio, i confini, la patria, perdono significato. In questa prospettiva nasce la necessità di recuperare le tradizioni locali e la religione è ciò che di più utile c'è a tal fine;
  • I progressi scientifici, che hanno fornito nuove opportunità per nascere e morire e hanno perciò creato confusione e disorientamento tali che la religione è apparsa come punto di riferimento per recuperare la tradizione;
  • L'immigrazione di nuove culture che hanno introdotto nel nostro continente nuove tradizioni per cui si è prodotta di riflesso la ricerca della propria cultura ed identità, nonché religione che perciò è riemersa con tutta la sua importanza.

Questi mutamenti sono accompagnati da un altro evento: il rapido cambiamento della geografia religiosa di parte del mondo per cui molti territori divengono religiosamente pluralisti.

La governance delle religioni

In ogni paese alla comunità maggioritaria che professa la religione prevalente, si affiancano comunità religiose di minoranza. Tutte queste trasformazioni nascono in seguito alla Riforma Luterana nell'intento di porre fine alle guerre di religione e stabilire una pacifica convivenza tra cittadini di religione diversa. Ma tutte le soluzioni proposte nel corso dei secoli sono state insoddisfacenti. Trasformare lo stato in confessionista significava espellere tutte le minoranze; la laicità incontra difficoltà a gestire la pluralità delle religioni e il loro ruolo pubblico. Ecco perché è ancor oggi aperto il problema della “governance” delle religioni. Ma qualunque strategia si scelga, deve esserci sempre alla base un'adeguata conoscenza della materia da governare.

Questo per diversi motivi: prima di tutto per evitare che si creino stereotipi su coloro che sono diversi e che sono venuti dall'estero. Ciò è probabile in un paese meta di immigrazione di nuove culture e tradizioni (tipico esempio è il musulmano su cui si è costruito lo stereotipo del terrorista). Ciò si può evitare se si conoscono le tradizioni e i motivi che sono alla base di quelle culture, anche se non si condividono o non si giustificano. In secondo luogo, le religioni sono spesso alla base di guerre politiche tra popoli di cui non si capiscono le motivazioni se non si conoscono le relative religioni, che sono diventate il senso di identità collettiva dei popoli. Perciò gli insegnamenti di Dio si concretizzano in comportamenti umani per cui il diritto ha competenza. Ecco perché non basta conoscere le religioni in genere ma il relativo diritto. Perciò la governance di una società religiosamente e culturalmente plurale non richiede solo delle riforme istituzionali. Il giurista ha un ruolo fondamentale nell'ambito del dialogo tra le religioni.

3 buone ragioni per studiare il diritto comparato delle religioni

  • La conoscenza presuppone la comparazione: per poter capire realmente una religione è necessario compararla con le altre per capire le scelte di una religione. È perciò un buon metodo di apprendimento.
  • La crescente coesistenza di diverse culture ha fatto nascere la necessità di un diritto interculturale capace di superare le differenze e supportare i processi di integrazione. È quindi un vocabolario interculturale.
  • È infine utile al legislatore o all'interprete di ogni diritto perché la disciplina relativa a una materia è spesso comune a più religioni e quindi la comparazione delle regole ci fa capire i vantaggi o meno delle soluzioni adottate dal sistema giuridico. Quindi permette una giustizia “giusta”.

Il diritto ebraico

Introduzione

Il diritto ebraico è il diritto del popolo nel senso che è collegato a tutti gli aspetti della vita quotidiana dell'individuo. È un diritto che si è sviluppato continuamente nella storia col fine di fornire a chiunque la chiedesse la risposta di Dio ai loro quesiti. La letteratura ebraica non fa differenza tra gli insegnamenti dal carattere giuridico e quelli dal carattere teologico. Questo perché nel diritto ebraico non si differenziano le norme che regolano il rapporto Dio-uomo e quelle che regolano il rapporto tra gli uomini. In verità, di recente anche nel mondo ebraico si è cominciato ad indicare col termine giuridiche solo quelle norme che sono considerate tali in occidente.

La gerarchia delle fonti: Torà

  1. La fonte primaria del diritto ebraico è la Bibbia e in particolare i primi 5 libri che formano il Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio). Il termine Torà indica in senso stretto il Pentateuco, in senso lato tutto il diritto ebraico (legge scritta + legge orale dai primi tempi ai giorni nostri). Accanto al Pentateuco vi sono i libri dei profeti e quelli degli agiografi (profeti i cui scritti non sono stati riconosciuti dalla chiesa ma comunque rilevanti). Questi testi insieme formano il Tanach. La Bibbia ebraica è accettata come testo base e assunta in base all'interpretazione della legge orale, data da Dio a Mosè sul Sinai. Secondo la tradizione nella Torà vi sono 613 precetti che l'ebreo deve seguire, di cui 7 sono detti Noachidi, cioè dati da Dio ad Abramo e Noè che sono i patriarchi del popolo ebraico. Questi 7 precetti sono per lo più divieti (di blasfemia, di omicidio, di furto, di idolatria, di immoralità sessuale, ecc.).
  2. Accanto alla legge scritta c'è la legge orale, che veniva appunto tramandata oralmente. La distruzione del Santuario di Gerusalemme e la perdita dell'indipendenza del popolo ebraico sotto l'imperatore romano Adriano, fece sentire l'esigenza di mettere per iscritto anche tale parola di Dio. L'opera fu iniziata dai più grandi maestri che compilarono una prima raccolta di leggi “tradizionali” (da traditio che in latino significa tramandare). Tale raccolta fu detta Mishnà. Nella Mishnà sono riportate anche le opinioni di minoranza cui non è attribuito valore normativo. La Mishnà è suddivisa in 6 ordini che comprendono 60 trattati che riguardano le regole sulle preghiere e le benedizioni, regole sulle festività, il diritto privato, quello penale e quello processuale.
  3. Dopo la redazione della Mishnà iniziarono i relativi studi e commenti.
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Scienze giuridiche IUS/11 Diritto canonico e diritto ecclesiastico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Dammacco Gaetano.
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