DELL’IMPRESA BANCARIA E ASSICURATIVA
DIRITTO
PARTE BANCARIA
LEZIONE 1 (2/03)
Evoluzione del sistema bancario
Agli albori del Regno d’Italia vi era una frammentazione di banche sui territori degli Stati di provenienza, i
quali poi si fonderanno appunto nel Regno d’Italia, con caratteristiche diverse. Il Regno d’Italia porta con sé
all’inizio del
la necessità di dare a questo neonato Stato delle banche di respiro nazionale. È per questo che
900 vengono istituite (con delle leggi del Parlamento Italiano) le cosiddette 3 BIN (banche di interesse
nazionale): credito italiano, banca commerciale, banca nazionale del lavoro (BNL). La ratio istitutiva è
di dare un segnale forte ad un sistema economico che gradualmente va uniformandosi all’interno dei
quella
nuovi confini nazionali, e dare supporto operativo a questa nuova economia nazionale, superando le banche,
ancorché importanti, dei territori. Con la nascita delle 3 BIN lo Stato comincia a esercitare un potere di
intervento sull’economia in modo forte. Questo perché in quegli anni con la 1° guerra mondiale vi era la
necessità per il sistema economico (tipico dei tempi di pace), di fare i conti con un sistema economico di
perché il Parlamento nell’istituirle le ha
guerra. Le 3 BIN risultano strumenti finanziari in mano dello Stato
L’essere pubbliche, fa sì che vengano controllate dallo
classificate come enti di diritto pubblico economici.
Stato, che si trova in mano il potere bancario e tale rimarrà fino al 1990. Lo stato interveniva su imprese che
avevano beni economici caratteristici dei climi di pace. Si doveva invertire la tendenza produttiva delle
imprese in maniera tale da convertire l’offerta in beni bellici. Lo Stato attraverso le proprie banche, dà
un’indicazione precisa a tutto il sistema bancario, anche alle non-BIN, come Banco di Napoli, MPS, che
avevano carattere privato (lo Stato aveva poteri di influenza anche in queste banche, potendo orientare le loro
scelte). Il sistema bancario quindi aiuta la conversione in produzione di guerra attraverso un meccanismo
preciso: diventa azionista del sistema industriale. Non presta solo soldi, ma compra pacchetti azionari, perché
queste aziende avevano da dare in cambio ai soldi prestati soprattutto il loro valore aggiunto, che si trovava
nelle azioni. Quindi queste aziende in cambio di soldi offrono al sistema bancario partecipazioni azionarie.
Più si va avanti verso questa linea di produzione bellica, più avviene questa simbiosi, tanto che il sistema
bancario diventa l’azionista di maggioranza di tali imprese, per non dire che in alcune situazioni importanti,
diventa l’unico azionista. c’è bisogno che il sistema subisca
Dopo la fine della guerra mondiale (1918),
ancora una conversione, si doveva ritrasformare in un sistema economico di pace. Tuttavia l’operazione
banche a diventare l’azionista
simbiotica tra il sistema bancario e il sistema economico, che ha portato le di
l’immobilizzazione della liquidità bancaria
riferimento, ha portato sul sistema economico perché dovendo
prestare soldi al sistema industriale, la liquidità gradualmente è venuta meno. Dopo la prima guerra il sistema
economico che deve riconvertire la propria produzione, va a chiedere di essere supportato nel ricambiare le
nuove attrezzature per fare nuovi prodotti in clima di pace. Il sistema bancario è così costretto ad ammettere
non avere la liquidità da prestare al sistema industriale, necessaria alla riconversione. L’economia post-
di
Prima guerra rischia lo stallo (situazione analoga la troviamo in molti altri Paesi che sono stati protagonisti
L’economia
della 1 guerra mondiale). Siamo arrivati al periodo che precede il crollo di Wall-Street (1928).
mondiale subisce 10 anni di recessione. Si tenta in tutti i modi di far riprendere l’economia, con l’impulso
Keynesiano (opere pubbliche) e con la spinta della ripartenza dell’edilizia, tipici motori che servono per far
decollare l’economia. Cosa accade a questo punto? Nel tentativo di far ripartire il sistema economico, ci
troviamo di fronte a tutta la bolla euforica che precede e accompagna il crollo della borsa di Wall-Street
poi porta con sé una grave crisi e un’ulteriore aggravamento della crisi di liquidità del sistema
(1929), che dissanguate dall’essere state azioniste di maggioranza della 1
economico europeo e americano. Le banche,
guerra mondiale, sono tutte a corto di liquidità. Come negli USA anche in Italia, la ricetta per evitare il
rischio di default, è quella che prevede l’intervento dello Stato. agli inizi degli anni ’30,
Nasce cosi,
l’operazione “IRI”
(il modello) (Istituto per la ricostruzione industriale, ente pubblico creato dal Parlamento).
Lo Stato crea una holding finanziaria pubblica (ente di gestione di pacchetti finanziari), la dota di liquidità, e
fa fare all’IRI una operazione che oggi, verrebbe definita di “Bail-out”, cioè una operazione di salvataggio
va sul mercato bancario,
esterno al sistema bancario, ovvero di salvataggio pubblico. In particolare l’IRI
compra dalle banche i pacchetti azionari delle imprese industriali (che nessuno voleva), pagandoli con la
liquidità data dallo Stato. Comprando dalle banche questi pacchetti di imprese industriali, le banche si
inizia l’operazione nel
alleggeriscono dei pacchetti dismessi e ritorna per loro liquidità. (L’IRI 1933 e
il ruolo temporaneo dell’IRI viene tant’è che
avrebbe dovuto durare 4-5 anni ma nel 1938 consolidato, sarà
protagonista dell’economia pubblica fino ai nostri tempi). Lo Stato fa dunque un’operazione di salvataggio
del sistema bancario con la formula IRI con cui reimmette liquidità nel sistema bancario, e allo stesso tempo
restituisce al sistema industriale condizioni di normale funzionalità. Se si è arrivati a quel punto perché non si
è stati in grado di prevedere il rischio sistemico delle operazioni di Venture Capital (apporto di capitale di
rischio), la reazione dello Stato non è solo quella di tipo emergenziale, ma ha la premura di mettere nuove
regole alle banche. Nel 1936 nascerà infatti il TUB (testo unico della riforma del credito) il quale prevedeva
che la banca non potesse più fare da azionista diretto alle imprese industriali e quindi viene introdotto un
vero e proprio divieto per le banche di fare prestito attraverso Venture Capital con le imprese industriali. Non
l’industria, ma
solo la banca non può più fare commistioni societarie con inoltre vengono create una serie di
tipi di banche, ovvero quella che può fare solo retail (credito a famiglie e imprese), quella che può fare
credito alle imprese a breve termine (banche di credito ordinario), quelle che possono fare credito a M-L
termine (istituti di credito) e altre che possono solo fare credito di lungo termine (cd. Credito fondiario). Il
disegno che emerge del sistema bancario dal Testo Unico del ’36, reggerà fino agli inizi degli anni ’90. Col
TUB emerge un sistema bancario con banche specializzate e per tutte vige il divieto assoluto di fare Venture
con l’industria. Dal ’36 alla fine degli anni ’80 L’IRI, diventa una presenza stabile attraverso cui lo
Capital
Stato si fa imprenditore diretto nell’economia. Questo supporta la 2 Guerra mondiale, perché con
l’operazione IRI lo Stato è diventato proprietario delle più grandi aziende siderurgiche e metallurgiche dei
in quanto erano detenute anch’esse dall’IRI (AGIP, ENI). Pensiamo
tempi e delle industrie di idro-carburi
che circa il 50% del PIL era prodotto da industrie controllate dall’IRI (si parla infatti di Stato-Imprenditore).
Allo stesso tempo controlla il 50% del sistema bancario attraverso le 3 BIN.
del ’48, con la nascente Repubblica Italiana,
Nella fase post-bellica troveremo un Sistema economico che ha
un’impronta mista. L’art.41 Cost. dice che l’iniziativa economica infatti può essere pubblica e
della privata.
attraverso questo principio della pari dignità dell’impresa pubblica e privata,
Quindi anche la fase post-’48,
vede caratterizzata una grande sinergia tra lo Stato e l’impresa pubblica e privata. La ricostruzione è
caratterizzata da grandi investimenti nelle infrastrutture di rete, promossa da questo tipo di economia mista e
dal sistema bancario che, essendo controllato strettamente dallo Stato, ha accompagnato la crescita
dell’economia e dell’industria italiana. Quest’ultimo, pur vincolato dal TUB, esercitando l’attività
prettamente bancaria di mera erogazione di finanziamenti (e non di Venture Capital) supporta tutta la
ricostruzione. Le 3 BIN hanno supportato prevalentemente lo sviluppo della componente impresa pubblica
(appalti pubblici principalmente finanziati da queste banche), anche se ciò non significa che in quella fase il
sistema bancario non abbia svolto il suo ruolo di supporto alla ricostruzione del Paese, anche con i limiti
imposti dal TUB del ’36. A metà degli anni ’60 questa spinta si arresta. In quei 15 anni, anche supportati dal
piano Marshall (soldi che gli USA hanno prestato ai Paesi che hanno subito perdite dalla guerra), si è
ricostruito il Paese e si è arrivati ad un certo livello di costruzione dello Stato Sociale. Con l’arrestarsi del
tasso di crescita del PIL, si sono rallentate anche le entrate tributarie. Nonostante questa contrazione lo Stato
Sociale si completa grazie all’implementazione del sistema previdenziale, scolastico e sanitario. Come lo
Stato ha finanziato il completamento dello stato sociale nonostante questa contrazione? È stato necessario il
soccorso all’indebitamento pubblico. È stato finanziato con la politica di deficit-spending, una politica
attraverso cui lo Stato emettendo titoli del debito pubblico, chiede prestito al mercato finanziario contro il
pagamento di un interesse cedolare appetibile, impegnandosi a restituire questo prestito entro una certa data.
Questo sistema caratterizza il nostro Paese dalla metà dei ’60 ad oggi. La quota di titoli posseduta dalle
banche era una grossa fetta. In quel periodo gli interessi che lo Stato riconosceva a chi comprava i titoli,
erano a 2 cifre per cui era conveniente anche per una banca, piuttosto che erogare credito, comprare titoli di
stato. Perché è possibile questa comunanza di intenti tra lo Stato e il sistema bancario? Perché lo Stato era
creatore di PIL per una quota rilevante e dall’altro lato era controllante del sistema bancario. Questo ha fatto
sì che il circuito della politica di deficit-spending si potesse chiudere, ed è da quegli anni che il debito
pubblico italiano comincia ad incrementarsi (La soglia attuale è quella del 131%). In questi decenni il
inizi degli anni ’70 con una
sistema bancario italiano si sviluppa e comincia a fare i conti, specialmente agli
realtà che prima era impensabile, cioè un inizio di concorrenza con banche di sistemi bancari stranieri.
Nel 1957 viene siglato un trattato internazionale con cui viene creata la Comunità Economica europea. Esso
che consentirà a tutta l’offerta dei
tende ad un obiettivo, quello di creare un mercato comune, più ampio,
prodotti dei sistemi economici nazionali, di trovare uno sfogo ulteriore in altri Paesi. Una delle regole
principali per creare il mercato comune è quello di avere uniformità di regole (una di queste è la libera
concorrenza). Questo implica non solo la necessità di aprire i confini nazionali alle imprese straniere, non
solo un diritto di circolazione dei lavoratori, ma anche la libertà di circolazione dei capitali. Quest’ultima
passa per una necessaria armonizzazione dei sistemi bancari nazionali, in quanto ognuno ha i suoi trattamenti
fiscali e le proprie regole. Per sviluppare un vero e proprio mercato comune è necessario che le regole
diverse divengano regole uniforme, che vengano meno i confini nazionali per lavoratori e capitali, e che i
nella metà degli anni ’70 le prime regole
diversi sistemi bancari comincino ad uniformarsi. Nascono cosi
comunitarie per il sistema bancario. Accanto alle regole nazionali su come fare banca (TUB) cominciano a
sovrapporsi e ad affiancarsi regole sovranazionali di come fare banca. Le prime direttive (comunitarie)
europee sono del 1977. Esse implicano un percorso di avvicinamento agli ordinamenti nazionali e prima di
tutto qualificano la banca come Impresa. Molte banche nazionali, non solo in Italia, erano denominati enti
creditizi, ma erano enti pubblici. Queste Direttive comunitarie cominciano a definire la banca quindi come
impresa e l’attività che viene svolta dalla banca (raccolta del risparmio ed erogazione del credito) viene
considerata d’impresa, indipendentemente dalla natura privata o pubblica dell’ente stesso. Ci troviamo
quindi a dover fare i conti con una sostanziale trasformazione del modello organizzativo della banca, che da
Se è impresa, le banche all’interno del mercato comune devono avere diritto
ente creditizio diviene impresa.
di stabilimento nell’uno o nell’altro Paese. Questo scompagina gli equilibri dei sistemi bancari internazionali,
che fino a quel momento erano ordinamenti chiusi, protetti dalle regole nazionali. Quindi erano delle banche
che svolgevano all’interno dei confini nazionali una attività in sostanziale oligopolio. Nel momento in cui
cominciano ad arrivare banche da altri Paesi si alterano questi equilibri. Questo da un lato fa venir meno le
misure di protezione nazionali. Il superamento dei sistemi bancari nazionali avviene innanzitutto
attraverso la creazione di organismi sovranazionali che hanno il compito di coordinare i sistemi bancari
nazionali. Questo determina la necessità che aprendo i confini nazionali, si ponga mano alle regole sul come
fare banca, in un quadro dove tutte le banche hanno le stesse chance nella competizione. Le prime direttive
comunitarie, che prevedevano un tempo di recepimento di 9 anni, non vengono recepite entro questo
termine, e in questa maniera è successo che tali direttive diventassero norme. Se gli Stati hanno frenato
quindi la progressiva tendenza verso l’unione bancaria in questa maniera, le banche non sono state ferme,
perché i casi in cui una grande banca si è spostata dal Paese di provenienza a quello ospitante, non sono stati
sono rimaste sulla carta, di fatto si è assistito ad un riassetto profondo del
isolati. Se le norme negli anni’70
sistema bancario degli stati nazionali, che si è gradualmente preparato all’integrazione tra banche di diversi
Stati, che prima o poi sarebbe diventato inevitabile infatti, in un sistema di numerosissime piccole banche
C’è stato
territoriali, le grandi banche hanno mangiato le piccole banche. quindi un adeguamento
dimensionale, funzionale per prepararsi alla competizione con le altre banche. Il sistema bancario nazionale
era caratterizzato da queste due grandi categorie: le poche grandi banche pubbliche/private e le
numerosissime banche piccole territoriali. La prospettiva di un’integrazione che avrebbe cambiato i connotati
della concorrenza, ha spezzato il sistema oligopolistico delle banche nazionali. Le grandi banche hanno
capito che per confrontarsi con quelle straniere avevano bisogno di crescere dimensionalmente, di aumentare
la propria quota di mercato, perché l’impatto col competitor straniero sarebbe stato meno traumatico. Ecco
cosa accade tra la metà dei’60 e ‘70. Le casse di risparmio vengono incorporate, le casse rurali e artigiane
sopravvivono a questo cannibalismo perché hanno una struttura giuridica che non è scalabile, ovvero non
possono essere comprate sul mercato, perché sono delle cooperative. Sopravvivendo, diventano sempre più
locali. Attenzione particolare meritano le banche popolari. Esse non sono casse rurali, sono legate al
territorio ma non sono grandi banche. Sono legate ad un rapporto tra i propri soci, che fa sì che queste
banche eroghino servizi bancari soprattutto ai loro soci. Il sistema bancario come noi lo troviamo nella fase
in cui vengono emanate le direttive comunitarie sulle banche degli anni’70, si evolve e si prepara
all’integrazione. Alla fine di questa operazione di concentrazione bancaria che caratterizza gli anni 70 e 80
troveremo le poche grandi banche pubbliche e private che sono diventate veri e propri gruppi bancari,
che stanno tra l’una e l’altra categoria
numerosissime casse rurali e artigiane locali e le banche popolari
bancaria.Nel 1988 accade un fatto che per gli Stati membri è un fulmine a ciel sereno. Fino a quel momento
la comunità economica europea che aveva adottato tantissime direttive (non recepite) e pochi regolamenti,
era stata una sorta di potere sovranazionale che era stato creato dagli stati membri, ma sostanzialmente non
aveva dato fastidio agli Stati nazionali (non aveva avuto un atteggiamento invasivo). La Corte di Giustizia
Europea deve affrontare un problema: un’impresa tedesca era stata esclusa da un appalto pubblico indetto in
Italia, quindi fa ricorso, sostenendo che fosse colpa dello stato italiano, in quanto colpevole di non aver
recepito una direttiva europea in tema di appalti pubblici. La Corte di Giustizia, per la prima volta fa una
sentenza storica in cui afferma che gli Stati membri che non hanno recepito le direttive entro i 9 anni, si
trovino vincolati dalla stessa direttiva, in quanto sarebbe diventata norma auto-applicativa. A questo punto
tutti gli stati cercano di adattarsi e a recepire le direttive comunitarie. Le direttive emanate in tema bancario
diventano quindi auto applicative. Comincia così la trasmigrazione dei grandi gruppi bancari e l’integrazione
che fino a quel momento era rimasta congelata.
NUOVA DESCIPLINA BANCARIA (TUB DEL 92)
L’Italia cerca di rimediare in extremis. fa un’operazione
Nel 1990 viene adottata la cd. Legge Amato che di
smantellamen
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