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Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

fattispecie: esame ed iscrizione all’albo per assicurare il carattere personale nel rapporto tra

professionista intellettuale e cliente.

II. LE CATEGORIE DI IMPRENDITORI

A. Imprenditore agricolo e imprenditore commerciale

1. Il ruolo della distinzione

Distinzione effettuata secondo l’oggetto dell’attività:

1. imprenditore commerciale (cat. generale)= ampia ed articolata disciplina fondata sull’obbligo di

iscrizione nel registro delle imprese (pubblicità legale), sull’obbligo della tenuta delle scritture contabili,

sull’assoggettamento al fallimento e alle altre procedure concorsuali.

2. imprenditore agricolo (cat. Speciale) = ha valore essenzialmente negativo, E’ sottoposto alla disciplina

prevista per l’imprenditore in generale ma è esonerato dalla tenuta delle scritture contabili (art. 2214)

e dell’assoggettamento alle procedure concorsuali (art. 2221). 1993: iscrizione nel registro delle

imprese e dal 2001 con funzione di pubblicità legale ( art. 2 d.lgs 228/2001).

3. Imprese civili: non menzionate esplicitamente dal legislatore

2. L’imprenditore agricolo. Le attività essenziali

E’ sottoposto ad una disciplina più leggera perché normalmente è più debole. Le attività agricole possono

essere distinte in due grandi categorie:

1. attività agricole essenziali

2. attività agricole per connessione

La nozione originaria (art 2135 c.c.: chi esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla

silvicoltura, all’allevamento del bestiame e attività connesse) oggi vede una visione più moderna a causa

del progresso tecnologico che da semplice sfruttamento della produttività naturale della terra ha portato ad

un’agricoltura industrializzata (coltivazioni artificiali o fuori terra/ allevamenti in batteria).

L’attuale formulazione dell’art 2135 cita: “è imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività:

coltivazione del fondo, sevicoltura, allevamento di animali e attività connesse”.. intendendo le “ attività

dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere

vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o

marine”.

Rientrano dunque: orticoltura, coltivazione in serra o in vivai, floricoltura, acquicoltura..

3. Le attività agricole per connessione

Seconda categoria di attività agricole. Significativo ampliamento:

1. dirette alla trasformazione o all’alienazione di prodotti agricoli che rientrano nell’esercizio normale

dell’agricoltura

2. tutte le altre attività esercitate in connessione con la coltivazione del fondo, la sivicultura e

l’allevamento del bestiame.

3. attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione

di prodotti ottenuti prevalentemente da un’attività agricola essenziale

4. attività dirette alla fornitura di beni e servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse

normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata.

CONDIZIONI NECESSARIE

a. Connessione soggettiva

: il soggetto che la esercita sia già qualificabile imprenditore agricolo in quanto

svolge in forma di impresa una delle tre attività agricole tipiche e inoltre attività coerente con quella

connessa.

b. 

Connessione oggettiva

: rapporto oggettivo tra attività connessa ed essenziale. PREVALENZA:

necessario e sufficiente è infatti solo che si tratti di attività aventi ad oggetto prodotti ottenuti

prevalentemente dall’esercizio dell’attività agricola essenziale. Le attività connesse non devono

prevalere, per rilievo economico, su quelle dell’attività agricola essenziale. 9

Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

4. L’imprenditore commerciale

E’ imprenditore commerciale chi esercita una o più delle seguenti categorie di attività: art. 2195 –

1°comma:

1. industria: “attività industriale diretta alla produzione di beni e servizi”

2. commercio:”attività intermediaria nella circolazione dei beni”

3. trasporti: “attività di trasporto per terra, per acqua o per aria”

4. banche e assicurazioni: “attività bancaria o assicurativa”

5. imprese ausiliarie: “altre attività ausiliarie delle precedenti”

Carattere industriale dell’attività di produzione di beni e servizi + carattere intermediario delle attività di

scambio.

5. Il problema dell’impresa civile

Non è prevista da alcun dato legislativo

B. Piccolo imprenditore. Impresa familiare

1. Il criterio dimensionale. La piccola impresa

La dimensione dell’impresa è il secondo criterio di differenziazione della disciplina degli imprenditori. Il

PICCOLO IMPRENDITORE è sottoposto allo statuto generale dell’imprenditore. E’ invece esonerato, anche

se esercita attività commerciale, dalla tenuta delle scritture contabili (art. 2214, 3°comma) e

dall’assoggettamento al fallimento e alle altre procedure concorsuali (art. 2221 e 1 legge Fall.), mentre

l’iscrizione nel registro delle imprese originariamente esclusa (art. 2202) ha di regola solo funzione di

pubblicità notizia (art.8 legge 29/12/1993, N. 580). Anche la nozione di piccolo imprenditore ha perciò nel

sistema del codice civile rilievo essenzialmente negativo.

2. Il piccolo imprenditore nel codice civile

“Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che

esercitano una attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei loro

componenti della famiglia (art. 2083)”.

Criterio della prevalenza: deve sempre sussistere. La prevalenza del lavoro proprio e familiare

o costituisce il carattere distintivo di tutti i piccoli imprenditori.

Prevalenza sul lavoro altrui e sul capitale: per aversi piccola impresa è perciò necessario che:

o

a. l’imprenditore presti il proprio lavoro nell’impresa (es. il fruttivendolo = piccolo imprenditore)

b. il suo lavoro e quello degli eventuali familiari che collaborano nell’impresa prevalgano sia

rispetto al lavoro altrui (es. dipendenti) sia rispetto al capitale (proprio o altrui) investito

nell’impresa. (es. il gioielliere potrebbe essere imprenditore rilevanza del capitale).

Prevalenza funzionale: La prevalenza del lavoro familiare sugli altri fattori produttivi, a sua

o volta, deve correttamente intendersi in senso qualitativo- funzionale e non come prevalenza

quantitativo- aritmetica.

3. Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare

Può fallire solo l’imprenditore commerciale purché non sia pubblico ne piccolo (questo ultimo si sottrae alla

disciplina del fallimento). In nessun caso sarà esonerata dal fallimento l’impresa che venisse esercitata in

forma di società commerciale.

4. L’impresa artigiana

Fra i piccoli imprenditori rientra anche l’impresa artigiana. La legge 860 del 1956 la definiva con una serie

di criteri al fine di individuare i destinatari di una disciplina di favore sotto il profilo creditizio, lavoristico e

tributario. La c.d. legge quadro sull’artigianato (l. n. 443 del 1985) ha modificato la nozione di impresa

artigiana ma, soprattutto, non è più dettata “ a tutti gli effetti di legge”. Perciò il riconoscimento della

qualifica artigiana in base alla legge sull’artigianato non basta per escludere il fallimento: occorrerà valutare

se sia rispettato il requisito della prevalenza dettato dall’art. 2083. 10

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5. L’impresa familiare

E’ impresa familiare l’impresa in cui lavorano e collaborano il coniuge, i parenti entro il 3° grado e gli affini

entro il 2° grado dell’imprenditore: FAMIGLIA NUCLEARE. Il legislatore riconosce e tutela determinati diritti

patrimoniali e amministrativi:

mantenimento,

o partecipazione agli utili,

o prelazione sull’azienda.

o

Sul piano gestorio poi è previsto che le decisioni in merito alla gestione straordinaria dell’impresa e talune

altre decisioni di particolare rilievo “sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano all’impresa

stessa”.

C. Impresa collettiva. Impresa pubblica

Il terzo criterio di differenziazione della disciplina delle imprese è rappresentato dalla NATURA GIURIDICA

DEL SOGGETTO TITOLARE. Tre sono le figure contemplate dal legislatore:

impresa individuale

o impresa societaria

o impresa pubblica.

o

1. L’impresa societaria

Le società diverse dalle società semplici si definiscono tradizionalmente società commerciali.

Statuto impresa commerciale:

o

a. parte della disciplina propria dell’imprenditore commerciale si applica alle società commerciali

qualunque sia l’attività svolta. Obbligo di iscrizione nel registro delle imprese, tenuta delle scritture

contabili.

b. Esonero dal fallimento per società commerciali che esercitano attività agricola.

c. Il fallimento della società comporta il fallimento dei singoli soci a responsabilità illimitata, in s.n.c. e in

s.a.s.

2. Le imprese pubbliche

L’attività di impresa può essere anche svolta dallo Stato e dagli altri enti pubblici. Vi sono tre forme di

intervento possibili per lo Stato:

a. imprese-organo – vivono in organismi amministrativi a tutti gli effetti: lo Stato o altro ente pubblico

territoriale (regioni, province, comuni) possono svolgere direttamente attività di impresa avvalendosi di

proprie strutture organizzative, prive di distinta soggettività. L’attività di impresa è per definizione

secondaria ed accessoria rispetto ai fini istituzionali dell’ente pubblico.

b. Enti pubblici economici – applicazione disciplina statuto imprenditore commerciale, escluso fallimento e

disciplina speciale per gestione crisi aziendale: La pubblica amministrazione può dar vita ad enti di

diritto pubblico il cui compito istituzionale esclusivo o principale è l’esercizio di attività di impresa

commerciale. (es. enel, fs, …) Questo settore ha trovato due fasi successive in cui si è articolato il

processo di privatizzazione: una formale, trasferimento in società di diritto privato (spa) in cui lo Stato

è unico azionista, ed una seconda sostanziale con il collocamento delle azioni (sottoscrizione dei

privati).

c. Società a partecipazione pubblica – disciplina imprese commerciali: Lo Stato svolge attività di impresa

servendosi di strutture di diritto privato attraverso la costituzione di società generalmente per azioni.

3. Attività commerciale delle associazioni e delle fondazioni

Se un’associazione o fondazione esercita professionalmente, accanto alla sua attività istituzionale,

un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi, acquista la

qualifica di imprenditore e quindi, ricorrendone gli ulteriori presupposti, può fallire? 11

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Incompatibilità tra scopo ideale/altruistico e scopo lucrativo? No, lo scopo di lucro non è

o essenziale: rileva solo l’economicità del metodo.

Mancanza del requisito di professionalità quando l’attività d’impresa di associazioni e fondazioni

o è accessoria rispetto a quella ideale (cioè non è l’attività principale dell’ente)? No.

 Ad associazioni e fondazioni può applicarsi lo statuto dell’imprenditore commerciale.

III. L’ACQUISTO DELLA QUALITA’ DI IMPRENDITORE

A. L’IMPUTAZIONE DELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA

Per poter affermare che un dato soggetto è diventato imprenditore è necessario che l’esercizio dell’attività

d9i impresa sia a lui giuridicamente riferibile , sia a lui imputabile.

1. Esercizio diretto dell’attività d’impresa

La qualità di imprenditore è acquistata - con pienezza di effetti – dal soggetto e solo dal soggetto il cui

nome è stato speso nel compimento dei singoli atti di impresa. Diventa imprenditore colui che esercita

personalmente l’attività di impresa compiendo in proprio nome gli atti relativi. Non diventa invece

imprenditore il soggetto che gestisce l’altrui impresa quando operi spendendo il nome dell’imprenditore,

per effetto del potere di rappresentanza conferitogli dall’interessato o riconosciutogli dalla legge.

Perciò quando gli atti di impresa sono compiuti tramite rappresentante (volontario o legale), imprenditore

diventa il rappresentato e non il rappresentante. L’attività di impresa è sostanzialmente esercitata dal

rappresentante. (ad esempio , il genitore che gestisce l’impresa quale rappresentante legale del figlio

minore, in seguito ad autorizzazione del tribunale. Gli atti di impresa sono decisi e compiuti dal genitore,

ma imprenditore è il minore e solo il minore è esposto a fallimento).

2. La teoria dell’imprenditore occulto

Fenomeno

Ritroviamo una situazione in cui esistono due soggetti: Il soggetto (persona fisica o giuridica) che compie

in proprio nome i singoli atti di impresa:cosiddetto imprenditore palese o prestanome. Il soggetto (persona

fisica o giuridica) che somministra al primo i necessari mezzi finanziari, dirige in fatto l’impresa e fa propri

tutti i guadagni senza palesandosi come imprenditore di fronte a terzi è il cosiddetto imprenditore occulto o

indiretto.

Pericoli per i creditori

Questo modo di operare non solleva particolari problemi quando gli affari prosperano e i creditori sono

regolarmente pagati dall’imprenditore palese. I problemi gravi sorgono quando gli affari vanno male ed il

soggetto utilizzato dal dominus sia una persona nullatenente o una società per azioni con capitale irrisorio

(cosiddetta società di comodo o etichetta).

E’ fuori dubbio che i creditori potranno provocare il fallimento del prestanome;questi ha agito in nome

proprio ed ha perciò acquistato la qualità di imprenditore commerciale.

Il dubbio sorge nel momento in cui il patrimonio dell’imprenditore palese non è sufficiente a ricoprire i

bisogni del creditore. Quindi se si ammette che l’obbligato nei confronti del creditore sia solo l’imprenditore

palese, il risultato sarà che il rischio dell’impresa non ricadrà sul dominus ma bensì sui creditori .

Dunque , quali possono essere i rimedi?

Esistono due tesi:

La prima tesi è quella della teoria del potere di impresa: la responsabilità cumulativa dell’imprenditore

palese e del dominus – con l’esclusione però del fallimento per quest’ultimo - è stata affermata muovendo

dall’idea che nel nostro ordinamento giuridico è espressamente sanzionata la inscindibilità del rapporto

potere- responsabilità. Quindi il prestanome avendo acquistato la qualità di imprenditore è esposto al

fallimento dato che solo il suo nome è stato speso nel traffico giuridico.

La seconda tesi riguarda la teoria dell’imprenditore occulto. Secondo tale teoria il dominus di un’impresa

formalmente altrui non solo risponderà insieme a questi, ma fallirà sempre e comunque qualora fallisca il

prestanome. (legge fallimentare art.147, 2° comma applicabile sia per il socio occulto di società palese;

due soci palesi e uno occulto; sia per società occulta; un socio palese e uno occulto).Quindi se fallisce la

società occulta è inevitabile che fallisca anche l’imprenditore occulto. Così è affermata la responsabilità del

socio tiranno di una società per azioni, che non è titolare dell’intero pacchetto azionario ma utilizza il

patrimonio della società per scopi personali. 12

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3. Critica. L’imputazione dei debiti d’impresa

Esistono due criteri di imputazione della responsabilità per debiti di impresa:

a) il criterio formale della spendita del nome, in base al quale acquista la qualità di imprenditore , con

pienezza di effetti, la persona fisica o la società nel cui nome l’attività di impresa è svolta;

b) il criterio sostanziale del potere di direzione , in base al quale risponderebbe o risponderebbe e fallirebbe

anche il reale interessato.

Nel fallimento del socio occulto di società palese ciò che è stato occultato è solo il reale numero dei soci ed

il socio occulto risponde e fallisce esattamente per lo stesso motivo per cui rispondono e falliscono i soci

palesi, perché fa parte della società. Dall’ art.147, 2°comma si può desumere il principio che ci è socio di

una società a responsabilità illimitata risponde verso i terzi anche e la sua partecipazione alla società non è

stata esteriorizzata. Ma nella fattispecie imprenditore occulto- imprenditore palese nessuna società esiste,

in quanto mancano tutti gli elementi costitutivi del contratto di società (art. 2247 fondo comune, esercizio

comune dell’attività, divisione degli utili).Il prestanome è infatti mandatario (senza rappresentanza )del

dominus e non il suo socio. Quindi si può desumere ce la situazione giuridica è qualitativamente diversa da

quella prevista dall’art. 147. Perciò anche se si accetta il primo passaggio dal fallimento del socio occulto al

fallimento della società occulta, non è consentito affermare , per ulteriore analogia, la responsabilità

illimitata del dominus.

In conclusione è vero che la spenditi del nome non è il solo criterio di imputazione dei debiti di impresa, ma

non è meno vero che tale imputazione è pur sempre retta da indici esclusivamente formali ed oggettivi.

4. Una tecnica per reprimere gli abusi

Il socio o i soci che hanno abusato dello schermo societario risponderanno come titolari di un’autonoma

impresa commerciale individuale o societaria per le obbligazioni da loro contratte nello svolgimento

dell’attività fiancheggiatrice della società di capitali ed in quanto tali potranno fallire sempre che si accerti

l’insolvenza della loro impresa.

B. INIZIO E FINE DELL’IMPRESA

5. L’inizio dell’impresa

Per le persone fisiche ed enti pubblici o privati, la qualità di imprenditore si acquista con l’effettivo inizio

dell’esercizio dell’attività di impresa. Non è sufficiente l’intenzione di dare inizio all’attività .

L’effettivo inizio fa acquistare la qualità di imprenditore indipendentemente dalle intenzioni del soggetto

agente ed anche se l’attività è esercitata in violazione delle norme amministrative abilitanti.La stessa

iscrizione nel registro delle imprese non è condizione né necessaria né sufficiente per l’attribuzione della

qualità di imprenditore commerciale.

Anche per le società, il cui scopo tipico è l’esercizio di attività di impresa, il principio dell’effettività può e

deve trovare applicazione.

6. Attività di organizzazione e attività di esercizio

Quando si ha l’effettivo inizio dell’attività di impresa ? è necessario al riguardo distinguere a seconda che il

compimento di atti tipici di impresa sia o meno preceduta da una fase organizzativa oggettivamente

percepibile (esempio affitto di locali, acquisto di macchinari, di attrezzature, assunzione di lavoratori,

ecc…-).

In mancanza di tale fase preparatoria , solo la ripetizione nel tempo di atti di impresa omogenei e

funzionalmente coordinati renderà certo che non si tratta di atti occasionali, bensì di attività

professionalmente esercitata.

Quando invece venga preventivamente creata una stabile organizzazione ,anche un solo di esercizio sarà

sufficiente per affermare che l’attività è iniziata. Né è necessario che sia portato a compimento il primo

ciclo operativo con la vendita a terzi dei beni prodotti o con la rivendita delle menci acquistate.

Quindi anche gli atti di organizzazione determineranno l’acquisto della qualità di imprenditore e

l’esposizione al fallimento quando manifestano in modo non equivoco lo stabile orientamento dell’attualità

verso un determinato fine produttivo, sia pure non ancora realizzato (professionalità). Questi atti di

organizzazione per divenire efficaci devono essere particolarmente qualificati per affermare che un’attività

di impresa è iniziata. 13

Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

7. La fine dell’impresa

L’imprenditore commerciale. Ciò in quanto l’art. 10 legge fall. prevede che lo stesso può essere dichiarato

fallito entro un anno dalla cessazione dell’attività.

La fine dell’impresa è di regola preceduta da una fase di liquidazione. Perciò la qualità di imprenditore si

perde solo con la chiusura della liquidazione. La fase liquidativi potrà ritenersi chiusa solo con la definitiva

disgregazione del complesso aziendale. Non è necessario che siano stati riscossi tutti i crediti e siano stati

pagati tutti i debiti relativi.

Per le società l’anno per la dichiarazione di fallimento decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese.

C. CAPACITA’ E IMPRESA

8. Incapacità e incompatibilità

La capacità all’ esercizio di attività di impresa si acquista con la piena capacità di agire e quindi al

compimento del diciottesimo anno di età. Si perde in seguito ad interdizione o inabilitazione.

Così il minore che con raggiri ha occultato la sua minore età non diventa imprenditore anche se i contratti

conclusi non sono annullabili (art. 1426).

No impedisce l’acquisto o il riacquisto della qualità di imprenditore commerciale l’inabilitazione temporanea

all’esercizio di attività commerciale.

9. L’impresa commerciale dell’incapace

E’ possibile l’esercizio di attività di impresa per conto e nell’interesse di un incapace (minore e interdetto) o

da parte di soggetti limitatamente capaci di agire (inabilitato e minore emancipato) , con l’osservanza delle

disposizioni al riguardo dettate.

L’amministrazione del patrimonio degli incapaci è regolata in modo da garantirne la conservazione e

l’integrità. Il rappresentante legale del minore o dell’interdetto è legittimato a compiere solo gli atti di

ordinaria amministrazione, mentre quelli di straordinaria amministrazione possono essere compiuti solo in

caso di necessità o di utilità evidente. Principi identici reggono il compimento i atti giuridici da parte

dell’inabilitato o del minore emancipato che agiscono personalmente , ma con òl0assistenza di un curatore.

Il legislatore pone un divieto assoluto di inizio di impresa commerciale per il minore , l0’’interdetto e

l’inabilitato. Salvo che per il minore emancipato, al quale è consentita solo la continuazione dell’esercizio di

una impresa commerciale preesistente, purché la continuazione sia autorizzata dal tribunale.

Minore In nessun caso è consentito l’inizio di una nuova impresa commerciale in nome e nell’interesse del minore

Quando questi acquista una preesistente azienda commerciale, può essere autorizzato dal tribunale a

continuare l’esercizio dell’impresa, sia pure con procedure e cautele diverse a seconda che il minore sia

sottoposto a potestà familiare o a tutela (art. 320, 5°comma, 371, 2°comma). Intervenuta l’autorizzazione

definitiva, il genitore o il tutore è legittimato a compiere tutti gli atti che rientrano nell’esercizio

dell’impresa, siano essi di ordinaria o di straordinaria amministrazione.

Interdetto

Valgono le stesse regole dettate per il minore sottoposto a tutela. L’autorizzazione ala continuazione può

riguardare anche l’impresa iniziata dallo stesso interdetto prima dell’interdizione.

Inabilitato

E’ un soggetto la cui capacità di agire è limitata agli atti di ordinaria amministrazione. La sua posizione è

tuttavia parificata a quella degli incapaci assoluti per quanto concerne l’esercizio di impresa commerciale: è

possibile solo la continuazione di un’impresa preesistente, non l’ inizio ex novo. Intervenuta l’autorizzazione

alla continuazione , l’inabilitato eserciterà personalmente l’impresa , sia pure con l’assistenza del curatore e

con il consenso di questi per gli atti di impresa che eccedono l’ordinaria amministrazione.Il tribunale può

tuttavia subordinare l’autorizzazione alla nomina di un direttore generale ;nomina che sarà fatta dallo

stesso inabilitato col consenso del curatore. 14

Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

Minore emancipato

Può essere autorizzato dal tribunale anche ad iniziare una nuova impresa commerciale. Con l’autorizzazione

il minore emancipato acquista la piena capacità di agire, senza l’assistenza di un curatore.

L’esercizio autorizzato dell’impresa determina l’acquisto della qualità di imprenditore commerciale da parte

dell’incapace. Acquistando tale qualità all’incapace ricadranno gli effetti patrimoniali del fallimento; al

minore imprenditore non possono invece essere reputati reati commessi da altri e che egli non poteva

impedire. D’altro canto, nei confronti del genitore o del tutore è (probabilmente) applicabile l’art. 277 legge

fallimentare che punisce i reati fallimentari dell’institore in qualità di legale rappresentante.

IV. LO STATUTO DELL’IMPRENDITORE COMMERCIALE

A. LA PUBBLICITA’ LEGALE

L’imprenditore commerciale è destinatario di una peculiare disciplina che ha carattere essenzialmente

pubblicistico in quanto finalizzata alla tutela degli interessi generali della collettività direttamente toccati da

tali attività.

1. La pubblicità delle imprese commerciali

Necessaria per disporre con facilità di informazioni veritiere e non contestabili su atti e situazioni delle

imprese con cui si entra in contatto. La pubblicità legale rende di pubblico dominio determinati atti o fatti

della vita dell’impresa, secondo forme e modalità predeterminate per legge.

Il registro delle imprese è lo strumento di pubblicità legale delle imprese commerciali non piccole e delle

società commerciali previsto dal codice civile del 1942. Per oltre cinquant’ anni il nuovo istituto è però

restato lettera morta. L’entrata in funzione del registro delle imprese era infatti subordinata all’emanazione

del relativo regolamento di attuazione.

Durante i lunghi anni dell’attesa ha tuttavia trovato applicazione il regime transitorio. Regime imperniato

sull’iscrizione nei preesistenti registri di cancelleria presso il tribunale e soprattutto caratterizzato

dall’esonero temporaneo dall’iscrizione, salvo che per alcuni atti, degli imprenditori commerciali individuali e

degli enti pubblici economici. Per le società di capitali era inoltre previsto, oltre all’iscrizione nel registro

delle imprese anche la pubblicazione nel Bollettino ufficiale delle società per azioni e a responsabilità

limitata (busarl). Così pure per le cooperative in aggiunta all’iscrizione nel registro delle imprese la

pubblicazione nel bollettino ufficiale delle società cooperative e dei consorzi di cooperative (busc).

Ne risultava da tutto ciò un sistema di pubblicità delle imprese particolarmente disorganico e complesso.

La situazione finalmente si sblocca con la legge 29-12-1993 n. 580 contenente norme per il riordino delle

camere di commercio. L’art. 8 di tale legge ed il relativo regolamento di attuazione hanno finalmente

istituito il registro delle imprese, che è divenuto pienamente operante agli inizi del 1997.

Novità:

- fine del regime transitorio.

- soppressi il busarl e il busc.

- il registro delle imprese non è più solo strumento di pubblicità legale delle imprese commerciali ma anche

strumento di informazione sui dati organizzativi di tutte le altre imprese (imprenditori agricoli,piccoli

imprenditori, società semplici,ecc…).

- la tenuta del registro delle imprese è affidata alle camere di commercio non più alle cancellerie dei

tribunali.

- Il registro delle imprese è tenuto con tecniche informatiche.

2. Il registro delle imprese

L’ufficio del registro delle imprese è istituito in ciascuna provincia presso le camere di commercio ed è retto

da un conservatore (segretario generale o altro dirigente della camera di commercio) nominato dalla

giunta. L’attività dell’ufficio è svolta sotto la vigilanza di un giudice delegato dal presidente del tribunale del

capoluogo di provincia.

Il registro è diviso in due sezioni: la sezione ordinaria e la sezione straordinaria.

Nella sezione ordinaria sono iscritti gli imprenditori per i quali l’iscrizione nel registro delle imprese era

originariamente prevista dal codice civile:

- gli imprenditori individuali commerciali non piccoli

- tutte le società tranne la società semplice, anche se non svolgono attività commerciale 15

Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

- consorzi

- gli enti pubblici che hanno per oggetto esclusivo o principale un’attività commerciale.

- le società estere che hanno in Italia la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale della loro attività

Nella sezione speciale ci sono due sezioni:

- gli imprenditori che secondo il codice civile ne erano esonerati e per i quali l’iscrizione, introdotta con la

riforma del 1993, aveva originariamente solo funzione di pubblicità notizia; vale a dire gli imprenditori

agricoli individuali, i piccoli imprenditori, le società semplici, sono inoltre annotati gli imprenditori artigiani

già iscritti nel relativo albo.

- le società fra professionisti. Istituita dall’art. 16 del d.lgs. 2-2-2001 si iscrivono attualmente le sole società

tra avvocati.

Gli atti da registrare sono diversi a seconda della struttura soggettiva dell’impresa. Riguardano

essenzialmente gli elementi di individuazione dell’impresa e dell’imprenditore (ex dati anagrafici, ditta,

oggetto, sede principale,ecc..) e la struttura e l’organizzazione della società (atto costitutivo, nomina e

revoca amministratori, ecc…).

Le iscrizioni devono essere fatte nel registro delle imprese della provincia in cui l’impresa ha la sede e, per

agevolare le ricerche da parte dei terzi, negli atti e nella corrispondenza deve essere indicato il registro

presso il quale l’iscrizione è avvenuta.. L’iscrizione è eseguita su domanda dell’interessato, ma può avvenire

anche di ufficio se l’iscrizione è obbligatoria e l’interessato non vi provvede. E di ufficio può anche essere

disposta la cancellazione di un’iscrizione. In ogni caso prima di procedere all’iscrizione l’ufficio del registro

deve controllare che il fatto o l’atto è soggetto a iscrizione e che la documentazione è formalmente

regolare.

L’iscrizione deve essere eseguita entro dieci giorni dalla data di protocollazione della domanda, mediante

inserimento dei dati nella memoria dell’elaboratore elettronico. Contro il provvedimento motivato di rifiuto

dell’iscrizione, il richiedente può ricorrere entro otto giorni al giudice del registro, che provvederà con un

decreto. L’inosservanza dell’obbligo di registrazione è punita con sanzioni amministrative pecuniarie.

L’iscrizione nella sezione ordinaria ha sempre funzione di pubblicità legale;serve cioè non solo a rendere

conoscibili i dati pubblicati, ma anche, a seconda dei casi, efficacia dichiarativa, costitutiva o normativa.

Di regola l’iscrizione nella sezione ordinaria ha efficacia semplicemente dichiarativa. I fatti e gli atti soggetti

ad iscrizioni ed iscritti sono opponibili a chiunque e lo sono dal momento stesso della loro registrazione.

(per le sole società capitali; s. per azioni, s. a responsabilità limitata l’opponibilità diviene piena solo dopo il

decorso di 15 giorni di iscrizione).

In alcune ipotesi l’iscrizione produce effetti ulteriori e più rilevanti. E’ anche presupposto perché l’atto sia

produttivo di effetti, sia fra le parti che per i terzi (efficacia costitutiva totale), o solo nei confronti dei terzi

(efficacia costitutiva parziale).

In altri casi, l’iscrizione nella sezione ordinaria è presupposto per la piena applicazione di un determinato

regime giuridico. E’ questo il caso della società in nome collettivo e della società in accomandita semplice.

L’iscrizione nelle sezioni speciali del registro ha solo funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità

notizia.

Eccezione:con il d.lgs 228/2001 per l’imprenditore agricolo l’iscrizione nella sezione speciale ha oltre che

efficacia di pubblicità notizia, anche di pubblicità legale.

3. La pubblicità delle società di capitali e delle cooperative

Eliminazione del busarl e del busc. Quindi unico strumento di pubblicità legale è il registro delle imprese.

Per alcuni atti delle società di capitali e/o delle società cooperative è prevista la pubblicazione nella

Gazzetta Ufficiale anziché nel registro delle imprese (ex. convocazione dell’assemblea di s.p.a. o di società

cooperativa).

B. LE SCRITTURE CONTABILI

4. L’obbligo di tutela delle scritture contabili

Le scritture contabili sono appunto i documenti che contengono la rappresentazione, in termini quantitativi

e/o monetari, dei singoli atti di impresa, della situazione del patrimonio dell’imprenditore e del risultato

.

economico dell’attività svolta

La tenuta delle scritture contabili è tuttavia elevata ad obbligo ed è legislativamente disciplinata per gli

imprenditori che esercitano attività commerciale (art.2214)

La disciplina elle scritture contabili prevista dal codice civile non si applica ai piccoli imprenditori e quindi

anche i piccoli imprenditori che esercitano attività commerciale. 16

Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

Le società commerciali devono ritenersi obbligate alla tenuta delle scritture contabili anche non esercitano

attività commerciale.

5. Le scritture contabili obbligatorie. Regolarità e controllo.

Art. 2214 L’imprenditore deve tenere tutte le scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle

dimensioni dell’impresa. In ogni caso devono essere tenuti determinati libri contabili:il libro giornale ed il

libro degli inventari. Infine , devono essere ordinariamente conservati, per ciascun affare gli originali della

corrispondenza commerciale (lettere, fatture, telegrammi) ricevuta e le copie di quella spedita.

Il libro giornale è un registro cronologico- analitico. Giorno per giorno le operazioni relative all’esercizio

dell’impresa devono essere indicate. Può essere anche eventualmente articolato in libri parziali in relazione

alle articolazioni dell’impresa.

Il libro degli inventari è invece un registro periodico- sistematico. Deve essere redatto all’inizio dell’esercizio

dell’impresa e successivamente ogni anno. Deve perciò contenere l’indicazione e la valutazione delle attività

e delle passività dell’imprenditore, anche estranee all’impresa.

L’inventario si chiude con il bilancio e con il conto dei profitti e delle perdite .Il bilancio è un prospetto

contabile riassuntivo dal quale devono risultare con evidenza e verità la situazione complessiva del

patrimonio.

Il libro giornale ed il libro degli inventari devono essere solo enumerati progressivamente in ogni pagina e

vidimati e bollati prima di essere messi in uso.

- Tutte le scritture contabili devono essere tenute secondo norme di una ordinaria contabilità (art. 2219) e

in particolare senza spazi bianchi, senza interlinee, senza abrasioni.

- Oggi è consentita la tenuta delle scritture contabili con sistemi informatici.

- La corrispondenza commerciale e le scritture contabili devono essere tenute per dieci anni .

- Le scritture contabili non sono di regola soggette ad alcuna forma di controllo esterno. Dal 1975 la

contabilità delle società con azioni quotate in borsa è sottoposta al controllo esterno di apposite società di

revisione.

- L’obbligo di tenuta delle scritture contabili non è assistito da alcuna sanzione generale e diretta, salvo

quelle previste dalla legislazione tributaria.

Ritroviamo tra le scritture contabili anche altre scritture quali per esempio il libro mastro, nel quale le

singole operazioni sono registrate non cronologicamente ma sistematicamente (esempio per cliente); libro

cassa, che contiene le entrate e le uscite di denaro;il libro magazzino , che registra le entrate e le uscite

delle merci.

6. La rilevanza esterna delle scritture contabili. L’efficacia probatoria.

Le informazioni sulla vita dell’impresa non sono accessibili ai terzi. Le eccezioni sussistono per il bilancio

delle società di capitali e delle società cooperative (ma non quelle degli imprenditori individuali e delle

società di persone) deve essere reso pubblico mediante deposito presso l’ufficio del registro delle imprese.

L’ipotesi più significativa di rilevanza esterna delle scritture contabili si ha tuttavia sul piano processuale.

Potendo le stesse essere utilizzate come mezzo di prova sia a favore, sia contro l’imprenditore.

C. LA RAPPRESENTANZA COMMERCIALE

7. Ausiliari dell’imprenditore commerciale e rappresentanza

L’imprenditore può avvalersi e di regola si avvale della collaborazione di altri soggetti.:c.d. ausiliari interni o

subordinati e c.d. ausiliari esterni o autonomi.

In entrambi i casi la collaborazione può riguardare anche la conclusione di affari con terzi in nome e o per

conto dell’imprenditore con un agire in rappresentanza dell’imprenditore con specifica dichiarazione di

volontà di quest’ultimo attraverso la procura.

Il terzo che decide di contrattare con chi dichiara di agire in veste di rappresentante è tenuto perciò ad

accertare l’esistenza della procura. Il contratto concluso dal falsus procurator è infatti improduttivo di

17

Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

effetti ed il terzo non potrà vantare alcun diritto nei confronti del preteso rappresentato. L’art. 1398 gli

riconosce solo la possibilità di chiedere al falsus procurator il risarcimento del danno che ha sofferto per

avere confidato senza sua colpa nella validità del contratto.

Queste regole cedono invece il passo ad altre, parzialmente diverse, quando si è in presenza di

determinate figure tipiche di ausiliari interni (institori, procuratori e commessi), che, per la posizione loro

assegnata nell’impresa , sono destinati ad entrare stabilmente in contatto con i terzi ed a concludere affari

per l’imprenditore.

8. L’institore

E’ institore colui che è preposto dal titolare all’esercizio dell’impresa o di una sede secondaria o di un ramo

particolare della stessa. E’ nel linguaggio comune, il direttore generale dell’impresa o di una filiale o di un

settore produttivo. L’institore è al vertice della gerarchia del personale , in virtù di un atto di preposizione

dell’imprenditore. Vertice assoluto se l’institore è preposto all’intera impresa ed in tal caso dipenderà solo

dall’imprenditore ; solo da lui riceverà direttive .Vertice relativo se è preposto ad una filiale o a un ramo

dell’impresa;ed in tal caso potrà eventualmente trovarsi in posizione subordinata anche rispetto ad un altro

institore (ad esempio, il direttore generale dell’intera impresa).

La delineata posizione comporta innanzitutto che l’institore è tenuto ,congiuntamente con l’imprenditore,

all’adempimento degli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili

dell’impresa o della sede cui è preposto. Ed in caso di fallimento dell’imprenditore troveranno applicazione

nei confronti dell’institore le sanzioni penali a carico del fallito;fermo restando che solo l’imprenditore

potrà essere dichiarato fallito e solo l’imprenditore sarà esposto agli effetti personali e patrimoniali del

fallimento.

Anche in mancanza di espressa procura ,l’institore può compiere in nome dell’imprenditore tutti gli atti

pertinenti all’esercizio dell’impresa (rappresentanza sostanziale). E’ comunque certo che l’institore non è

legittimato a compiere atti che esorbitano dall’esercizio (gestione) dell’impresa quali, la vendita o l’affitto

dell’azienda, il cambiamento dell’oggetto dell’attività. Inoltre gli è vietato alienare o ipotecare i beni

immobili del proponente, se non è stato a ciò espressamente autorizzato.

Caratterizza l’institore anche una eventuale rappresentanza processuale, in quanto l’institore può stare in

giudizio, sia come attore (rappresentanza processuale attiva), sia come convenuto (rappresentanza

processuale passiva) per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell’esercizio dell’impresa a cui è

preposto.

I poteri rappresentativi dell’institore possono essere ampliati o limitati dall’imprenditore. Le limitazioni

saranno però opponibili ai terzi solo se la procura originaria o il successivo atto di limitazione siano stati

pubblicati nel registro delle imprese. Mancando tale pubblicità legale, la rappresentanza si reputa generale.

Infine dobbiamo ricordare che l’institore deve rendere palese al terzo con cui contratta tale veste, affinché

l’atto compiuto e i relativi effetti ricadano direttamente sul rappresentato; e deve renderla palese

spendendo il nome del rappresentato. Il rappresentante che non osservi tale regola obbliga solo se stesso

ed il terzo non si può rivolgere al rappresentato.

9. I procuratori

I procuratori sono coloro che in base ad un rapporto continuativo abbiano il potere di compiere per

l’imprenditore gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa , pur non essendo preposti ad esso (art. 2209).I

procuratori non sono posti a capo dell’impresa o di un ramo o di una sede secondaria; il loro potere

decisionale è circoscritto ad un determinato settore operativo (ad esempio il direttore del settore acquisti, il

dirigente del personale, il direttore nel settore pubblicità). I procuratori sono investi di un potere di

rappresentanza generale dell’imprenditore; generale, però, rispetto alla specie di operazioni per le quali

essi sono stati investiti di autonomo potere decisionale(ad esempio il dirigente del settore acquisti potrà

compiere in nome dell’imprenditore tutti gli atti tipicamente rientrano in tale funzione, ma non ha né potere

decisionale né potere di rappresentanza.

Per quanto riguarda il settore pubblicità o il settore del personale.

Il procuratore non ha la rappresentanza processuale; non è soggetto agli obblighi di iscrizione nel registro

delle imprese e l’imprenditore non risponde per gli atti, pur pertinenti all’impresa, compiuti da un

procuratore senza spendita del nome dell’imprenditore stesso.

10. I commessi 18

Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

Ai commessi sono affidate mansioni esecutive e materiali;a loro è riconosciuto potere di rappresentanza

dell’imprenditore anche in mancanza di specifico atto di conferimento;potere però più limitato rispetto a

quello degli institori e dei procuratori.

I commessi non possono esige il prezzo delle merci delle quali non facciano parte la consegna, né

concedere dilazioni o sconti che non siano d’uso; non hanno il potere di derogare alle condizioni generali di

contratto predisposte dall’imprenditore;non possono esigere il prezzo fuori dei locali stessi né dentro

l’impresa. A tutti i commessi è riconosciuta la legittimazione a ricevere per conto dell’imprenditore l

dichiarazioni che riguardano l’esecuzione dei contratti ed i reclami relativi alle inadempienze contrattuali.

L’imprenditore può limitare o ampliare i poteri. Non è tuttavia previsto un sistema di pubblicità

legale;perciò le limitazioni saranno opponibili ai terzi solo se portate a conoscenza degli stessi con mezzi

idonei (ad esempio avvisi affissi nei locali di vendita ), o se si prova l’effettiva conoscenza.

V. L’AZIENDA

1. La nozione di azienda. Organizzazione ed avviamento

< L’azienda è il complesso ei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa > (art. 2555).

Esiste perciò una rapporto di mezzo a fine tra azienda e impresa. L’azienda costituisce l’apparato

strumentale di cui l’imprenditore si avvale per lo svolgimento e nello svolgimento della propria attività.

L’azienda è un insieme di beni eterogenei (mobili e immobili, materiali e immateriali, fungibili e

infungibili) ,che subisce modificazioni qualitative e quantitative nel corso dell’attività. E’ e resta però un

complesso caratterizzato da unità di tipo funzionale.

Il rapporto di strumentalità e di complementarietà fra i singoli elementi costitutivi l’azienda, fa sì che il

complesso unitario acquisti di regola un valore di scambio maggiore della somma dei singoli beni che in un

dato momento lo costituiscono. Tale maggior valore si definisce avviamento.

L’avviamento per un’azienda è in sostanza rappresentato dall’ attitudine a consentire la realizzazione di un

profitto; non è né un bene né un diritto, ma una semplice qualità dell’azienda, sia matrimonialmente sia

giuridicamente tutelata.

2. Gli elementi costitutivi dell’azienda

Elementi costitutivi dell’azienda sono tutti i beni, di qualsiasi natura organizzati dall’imprenditore per

l’esercizio dell’impresa (art. 2555).

Per qualificare un dato bene come bene aziendale rilevante è perciò solo la destinazione funzionale

impressagli dall’imprenditore (ad esempio sono beni aziendali anche i beni di proprietà di terzi di cui

l’imprenditore può disporre in base ad un contratto come il leasing). Irrilevante è invece il titolo giuridico

(reale o obbligatorio) che legittima l’imprenditore ad utilizzare un dato bene nel processo produttivo.

Bon possono essere perciò considerati beni aziendali i beni di proprietà dell’imprenditore che non siano da

questi effettivamente destinati allo svolgimento dell’attività di impresa (ad esempio l’abitazione di proprietà

dell’imprenditore).

L’azienda essendo un complesso di soli beni ,il trasferimento di azienda si potrà effettuare anche quando le

parti hanno escluso espressamente dal trasferimento i contratti ,i debiti, i crediti.

(Bisogna però anche sottolineare il fatto che per parte della dottrina l’azienda è organizzazione non solo di

beni ma anche di servizi ;ed elementi costitutivi dell’azienda sono considerati anche i crediti verso la

clientela, i debiti,ecc…e dunque non solo le cose in senso proprio di cui l’imprenditore si avvale.)

3. L’azienda fra concezione atomistica e concezione unitaria. Azienda e universalità di beni.

Teorie unitarie

Considerano l’azienda come un bene unico, un bene immateriale e la qualificano come una universalità di

beni. Ritengono perciò che il titolare dell’azienda abbia un vero proprio diritto di proprietà unitario,

destinato a coesistere con i diritti che vanta sui singoli beni.

Teoria atomistica

Considera l’azienda come una semplice pluralità di beni tra loro funzionalmente collegati e sui quali

l’imprenditore può vantare diritti diversi ( proprietà, diritti reali limitati, diritti personali di godimento). 19

Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

La disciplina dettata per le universalità di mobili ( ex. azienda equiparata alle universalità di beni dall’art. 67

c.p.c. che prevede il sequestro giudiziario di aziende o di altre universalità di beni; norme specifiche

sull’universalità di mobili definite dall’art. 816 c.c. ;oppure ancora l’universalità di mobili diversamente dagli

immobili possono costituire oggetto di pegno) è applicabile all’azienda?

L’applicabilità diretta è da escludere. L’azienda è di regola costituita da beni eterogenei e può comprendere

anche beni (immobili e mobili) che non sono di proprietà dell’imprenditore.

Può però ammettersi al pari delle universalità di mobili che:

- l’insieme dei beni mobili aziendali di proprietà dell’imprenditore sia sottratto all’applicazione della regola

possesso di buona fede vale titolo ,valida per i singoli beni mobili (art. 1156)

- il complesso mobiliare aziendale possa essere acquistato per usucapione solo in virtù del possesso

continuato per vent’ anni (art. 1160)

- il titolare di un’azienda possa avvalersi dell’azione di manutenzione, oltre che per gli immobili, anche per

tutelare il possesso dell’insieme dei beni mobili aziendali.

4. La circolazione dell’azienda. Oggetto e forma dei negozi traslativi

L’azienda può essere venduta, conferita in società, donata e sulla stessa possono essere costituiti diritti

reali (usufrutto) o personali (affitto) di godimento a favore di terzi.

E’ importante stabilire se un determinato atto è da qualificare come trasferimento di azienda o come

trasferimento di singoli beni aziendali. La distinzione non sempre è agevole, perché può verificarsi che le

parti ricorrano ad espedienti quale il frazionamento del trasferimento dell’azienda in più atti separati.

Il trasferimento di azienda (complesso di beni organizzati) o il trasferimento di singoli beni aziendali deve

essere operato secondo criteri oggettivi e non rifacendosi al nomen dato al contratto dalle parti o alla loro

intenzione soggettiva, perché il trasferimento di azienda può produrre effetti che incidono su terzi (ex. Art .

2560 responsabilità dell’acquirente per i debiti). Quindi per avere il trasferimento pacifico di azienda, non è

necessario che l’atto di disposizione comprenda l’intero complesso aziendale;mentre è necessario e

sufficiente che sia trasferito un insieme di beni di per sé potenzialmente idoneo ad essere utilizzato per

l’esercizi di una determinata attività di impresa purché i beni esclusi non alterino l’unità economica e

funzionale di quella data azienda (ex. trasferimento del brevetto su cui si fonda l’attività di impresa).

Le forme da osservare nel trasferimento dell’azienda sono fissate dall’art. 2556:

- validità

I contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o la concessione in godimento dell’azienda

sono validi solo se stipulati con l’osservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli

beni che compongono l’azienda o per la particolare natura del contratto.

Così per il trasferimento in proprietà all’acquirente degli immobili aziendali di proprietà dell’alienante sarà

necessaria la forma scritta a pena di nullità (art. 1350).

- prova

Solo per le imprese soggette a registrazione è previsto che ogni atto di disposizione dell’azienda deve

essere provato per iscritto (art. 2556).La scrittura e la sua mancanza comporterà come unico effetto che le

parti (ma non i terzi) non potranno avvalersi della prova per testimoni per dimostrare l’esistenza del

contratto (art. 2725).

- pubblicità

Sempre per le imprese soggette a registrazione, nel nuovo testo introdotto dalla legge 310/1993, il

contratto di trasferimento deve essere sempre redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata

e deve essere depositato a cura del notaio nel termine di trenta giorni.

5. La vendita dell’azienda. Il divieto di concorrenza alienante

Chi aliena un’azienda commerciale deve astenersi, per un periodo massimo di cinque anni dal

trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che possa comunque sviare la clientela dall’azienda ceduta

(art. 2557, 1°comma ). Se l’azienda è agricola, il divieto opera solo per le attività ad essa connesse e

sempre che rispetto a tali attività sia possibile sviamento della clientela (art. 2557, 4°comma ).

La norma unisce due esigenze:

- quella dell’acquirente di trattenere la clientela dell’impresa e quindi di godere dell’avviamento (soggettivo)

- quella dell’alienante a non vedere compressa la propria libertà di iniziativa economica oltre un

determinato arco di tempo sufficiente per consentire all’acquirente di consolidare la propria clientela. 20

Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

Il divieto di concorrenza è derogabile ed ha carattere relativo. Le parti possono anche ampliare la portata

dell’obbligo di astensione, massimo cinque anni in più si può prolungare.

Il divieto è applicabile non solo alla vendita volontaria ma bensì anche quando la vendita è coattiva (però

per ex è escluso dalla violazione dell’art. 2557 chi vende un panificio e poi apra nella stessa zona un

negozio di altri generi alimentari).

Il divieto di concorrenza ha per oggetto l’inizio di una nuova impresa concorrente. Esso però non sempre è

puntualmente rispettato dall’alienante. (ad esempio si vende un’azienda e si inizia attività concorrente

avvalendosi di un prestanome o costituendo una società di comodo ,oppure si aliena l’azienda e si entra

come dirigente in un’impresa concorrente o ridiventa amministratore unico di una società concorrente).

6. La successione nei contratti aziendali

Il legislatore muove dalla premessa che l’acquirente dell’azienda ha interesse a subentrare in contratti

relativi all’azienda e tale interesse il legislatore lo tutela introducendo significative deroghe alla disciplina

generale della cessione dei contratti. Infatti secondo l’art. 2558, se non è pattuito diversamente,

l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano

carattere personale. Al terzo contraente è riconosciuto il diritto di recedere dal contratto entro tre mesi

dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa ,salvo in questo caso la responsabilità

dell’alienante;il recesso determina i non l ritorno del contratto in testa all’alienante bensì la definitiva

estinzione dello stesso.

Il sub-ingresso dell’acquirente nei contratti in corso di esecuzione prescinde da un’esplicita manifestazione

di volontà nell’atto di alienazione dell’azienda.

Per diritto comune la cessione del contratto non può avvenire senza il consenso del contraente ceduto e

un’espressa pattuizione fra alienante ed acquirente (art. 1406) se si tratta di prestazioni di carattere

personale; se invece l’oggetto delle prestazioni non è personale, il consenso del terzo contraente non è più

necessario e l’effetto successorio si produce dal momento stesso in cui diventa efficace il trasferimento

dell’azienda.

7. I crediti e i debiti aziendali

In sede di vendita l’azienda troverà applicazione dalla disciplina degli art. 2559 e 2560 per i crediti e i debiti

aziendali e non quella prevista dall’art. 2558 (successione nei contratti).

Per i debiti non è ammesso il mutamento del debitore senza il consenso del creditore. Infatti l’alienante

non è liberato da tali debiti se no risulta che i creditori vi hanno consentito. Consenso che deve riguardare

specificamente la liberazione dell’alienante e non genericamente il trasferimento dell’azienda.

Per le sole aziende commerciali nel trasferimento risponde dei debiti aziendali anche l’acquirente

dell’azienda , se i debiti risultano dai libri contabili obbligatori (art. 2560).

8. Usufrutto e affitto dell’azienda

L’azienda può essere costituita in usufrutto o può essere concessa in affitto.

Usufrutto

L’art. 2561 dispone che l’usufruttuario deve esercitare l’azienda sotto la ditta che la contraddistingue.

Dispone inoltre che lo stesso deve condurre l’azienda senza modificarne la destinazione ed in modo da

conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte. La violazione di

tali obblighi o la cessazione arbitraria dalla gestione dell’ azienda determinano la cessazione dell’usufrutto

per abuso dell’usufruttuario.

L’usufruttuario non solo può godere dei beni aziendali, ma ha anche il potere di disporne nei limiti segnati

dalle esigenze della gestione. Tale potere di disposizione sussiste non solo rispetto alle scorte e più in

generale rispetto al cosiddetto capitale circolante, ma anche rispetto al capitale fisso (immobili, impianti,

macchinari), purché tali atti di disposizione non alterino l’identità e l’efficienza dell’azienda. L’usufruttuario

potrà acquistare ed immettere nell’azienda nuovi beni; beni che diventano di proprietà del nudo

proprietario e sui quali l’usufruttuario avrà diritto di godimento e potere di disposizione.

E’ previsto anche un probabile inventario all’inizio ed alla fine dell’usufrutto. 21

Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

Affitto

L’affitto di azienda è contratto affatto diverso dalla locazione di un immobile destinato all’ esercizio di

attività di impresa:nel primo caso, oggetto del contratto è un complesso di beni organizzati, eventualmente

comprensivo dell’immobile; nel secondo caso, il contratto ha per oggetto il locale in quanto tale.

Sia per l’usufrutto e sai per l’affitto si applicano gli art. 2557 (divieto di concorrenza) e l’art. 2558

(successione nei contratti aziendali). Il nudo proprietario ed il locatore sono perciò tenuti a non iniziare una

nuova impresa idonea a sviare la clientela per la durata dell’usufrutto e dell’affitto. Inoltre l’usufruttuario o

l’affittuario subentrano automaticamente nei contratti aziendali per la durata dell’usufrutto o dell’affitto.

Per i debiti aziendali anteriori alla costituzione dell’usufrutto o dell’affitto risponderanno esclusivamente il

nudo proprietario o il locatore, salvo che per i debiti di lavoro espressamente accollati anche al titolare del

diritto di godimento.

VI. I SEGNI DISTINTIVI

1. Il sistema dei segni distintivi

I principali segni distintivi dell’imprenditore sono:

la ditta

, che contraddistingue la persona dell’imprenditore nell’esercizio dell’attività d’impresa;

o l’insegna

, che individua i locali in cui l’attività d’impresa è esercitata;

o il marchio, che individua e distingue beni o sevizi prodotti.

o

Tali segni distintivi sono fondamentali nella formazione e mantenimento della clientela a favore

dell’imprenditore, oltre che svolgere un ruolo di garanzia per quanti entrino in contatto con essi per non

essere tratti in inganno sull’identità dell’imprenditore o sulla provenienza dei prodotti.

Princìpi comuni:

a) l’imprenditore gode di ampia libertà nella formazione dei segni distintivi. Deve rispettare regole di

verità, novità, capacità distintiva.

b) L’imprenditore ha diritto all’uso esclusivo dei propri segni distintivi. È però un diritto relativo e

strumentale alla realizzazione della funzione distintiva rispetto agli imprenditori concorrenti.

c) L’imprenditore può trasferire ad altri i propri segni distintivi.

A. LA DITTA

2. Formazione della ditta e contenuto del diritto sulla ditta

La ditta è il nome commerciale dell’imprenditore e in mancanza di scelta diversa, esso coincide con il nome

civile dell’imprenditore.

Limiti specifici nella scelta della propria ditta:

1. verità

, con contenuto diverso a seconda che si tratti di ditta originaria o ditta derivata

2. ditta originaria: è formata dall’imprenditore che la utilizza; “deve contenere almeno il cognome o la

sigla dell’imprenditore”

3. ditta derivata: è formata da un dato imprenditore e successivamente trasferita ad altro

imprenditore insieme all’azienda.

4. novità, per cui la ditta non deve essere “uguale o simile a quella usata da altro imprenditore” e tale

da “creare confusione per l’oggetto dell’impresa o per il luogo in sui questa è esercitata”. Chi ha

adottato per primo una data ditta ha diritto all’uso esclusivo della stessa. È tuttavia possibile

l’omonimia tra più ditte che non creano confusione sul mercato, che non sono quindi concorrenti

tra loro.

3. Il trasferimento della ditta

La ditta è trasferibile ma solo insieme all’azienda, con il consenso dell’alienante se il trasferimento avviene

per atto tra vivi. A causa di morte, la ditta si trasmette al successore, salvo diversa disposizione

testamentaria. Chi ha trasferito l’azienda è responsabile in solido con l’acquirente per i debiti da questo

contratti spendendo la ditta derivata si addossa all’alienante l’onere di portare a conoscenza dei terzi

l’avvenuto trasferimento dell’azienda e della ditta se si tratta di impresa non commerciale. 22

Schemi di diritto Commerciale – Manuale Campobasso. Diritto dell’Impresa. Vol. 1

4. Ditta e nome civile. Ditta e nome della società.

Ditta individuale e nome civile assolvono ad una diversa funzione e sono diversamente disciplinati.

Nome civile: attribuito per legge, ha struttura fissa, è unico e non liberamente modificabile.

Ditta: princìpi opposti rispetto a quella del nome civile.

L’imprenditore, se ha un solo nome civile, può avere più ditte; ditta e nome civile sono diversamente

tutelate. Non è consentita omonimia tra ditte di imprenditori in rapporto di concorrenza (opposto per nome

civile); il nome civile è indisponibile e intrasmissibile (opposto per la ditta).

La distinzione tra nome civile e nome commerciale (ditta) dell’imprenditore è da ritenersi valida anche per

le società.

Art. 2567: la ragione sociale delle società di persone e la denominazione sociale delle società di capitali e

delle cooperative sono regolate dalle norme specificamente dettate in sede di disciplina dei singoli tipi di

società.

Ragione sociale e denominazione sociale non vanno identificate con la ditta, perché vanno poste sullo

stesso piano del nome civile della persona fisica. Regime valevole per le società: art. 2564 le società

devono avere una ragione sociale o una denominazione sociale; il nome della società non può essere

uguale o simile a quello prescelto da altra società concorrente e non è trasferibile. Le società possono

inoltre avere anche una ditta originaria , formata rispettando le norme sulla ditta, nonché una o più ditte

derivate.

B. IL MARCHIO

5. Nozione e funzione del marchio

Il marchio è il segno distintivo dei prodotti o dei servizi dell’impresa. Esistono tre tipi di marchio: marchio

nazionale, marchio comunitario e marchio internazionale, disciplinati da diverse normative imperniate

sull’istituto della registrazione che riconoscono al titolare del marchio il diritto all’uso esclusivo dello stesso.

Il marchio ha la funzione di differenziare i prodotti di un certo imprenditore da quelli della concorrenza, è

indicatore della provenienza del prodotto da una fonte unitaria di produzione, tuttavia non garantisce la

qualità dei prodotti.

6. I tipi di marchio

Diversi tipi di marchio:

MARCHIO DI FABBRICA E DI COMMERCIO: in particolare i beni che subiscono successive fasi di

lavorazione o risultano da assemblaggio di parti distintamente prodotte, possono essere contraddistinte da

più marchi coesistenti sullo stesso prodotto. Il rivenditore può apporre il proprio marchio a questi prodotti,

non potendo però sopprimere il marchio del produttore.

MARCHIO DI SERVIZIO: utilizzato da imprese che producono servizi, ad es. la forma pubblicitaria.

MARCHIO GENERALE E MARCHIO SPECIALE: l’imprenditore può usare un solo marchio per i propri prodotti

(marchio generale) o servirsi di più marchi per differenziare prodotti in relazione a diversità qualitative

(marchi speciali).

Il marchio può essere costituito:

da parole marchio denominativo

o 

da figure, lettere, cifre, disegni o colori marchio figurativo

o da suoni

o 

dalla combinazione di parole o più altri simboli marchio misto

o

Non possono essere registrate come marchi forme della natura o quelle che danno un valore sostanziale al

prodotto (ad es. la forma di una bottiglia).

MARCHIO COLLETTIVO: titolare di questo marchio è un soggetto che svolge la “funzione di garantire

l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi”. Tale marchio è concesso in uso solo a

produttori o commercianti consociati (es. “Pura lana vergine” o “Prosciutto di Parma”).

7. I requisiti di validità del marchio 23


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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