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imprenditore basta una destinazione parziale o potenziale della

produzione al mercato ma tuttavia non possono essere considerate

imprese come la coltivazione di un fondo a scopo famigliare, la

costruzione di appartamenti non destinati alla vendita.

Un imprenditore puo’ essere considerato tale anche se l’attivita’

 produttiva e’ illecita,immorale o mafiosa? Chi esercita un’attivita’ illecita

e’ sempre un imprenditore con vantaggi e svantaggi dipendendo pero’ da

quale illecita’ compie.

Altra cosa importante da discutere e’ L’IMPRESA E LE PROFESSIONI

INTELLETTUALI : esistono infatti attivita’ produttive per le quali la qualifica

imprenditoriale e’ esclusa in via di principio dal legislatore stesso ed e’ il caso

delle professioni intellettuali, infatti i liberi professionisti non sono mai, in

quanto tali, imprenditori. I liberi professionisti diventano imprenditori solo se e

in quanto la professione intellettuale e’ esplicata nell’ambito di un’altra attivita’

di per se’ qualificabile come impresa, per contro un professionsta libero o artista

che si limita a svolgere la propria attivita’ non diventera’ mai imprenditore.

CAPITOLO 2: LE CATEGORIE DI IMPRENDITORI:

L’IMPRENDITORE AGRICOLO E IMPRENDITORE COMMERCIALE: questi

due tipi di imprenditori vengono distinti dal legislatore in base all’oggetto della

loro attivita’ dove quelli commerciali sono destinatari di un’ampia e articolata

disciplina fondata sull’ obbligo dell’iscrizione al registro delle imprese, obbligo

di scritture contabili e l’assoggettamento al fallimento e altre procedure

concorsuali. La nozione di imprenditore agricolo e’ essenzialmente negativa, la

sua funzione e’ quella di restringere l’ambito di applicazione della disciplina

dell’imprenditore commerciale: chi e’ impenditore agricolo e’ essenzialmente

sottoposto alla disciplina per l’imprenditore in generale ed e’ esonerato dalle

scritture contabili(dal 1993) ,e all’assoggettamento alle procedure concorsuali.

Quindi stabilire se un imprenditore e’ agricolo o commerciale serve a delimitare i

vari esoneri che toccano ai primi in confronto ai secondi. Ultimamente si

comincia a parlare di una terza categoria detta delle IMPRESE CIVILI, imprese

non menzionate direttamente dal legislatore ed individuabili in base al criterio

meramente negativo di non poter essere qualificate ne’ agricole ne’ commerciali

dove queste imprese sarebbero soggette solo alla disciplina in generale per

l’imprenditoria e non a quella delle imprese commerciali, con conseguente

allargamento della zona di esonero di tale normativa. Ora passiamo piu’ nello

specifico nella descrizione dell’ IMPRENDITORE AGRICOLO che nell’art.2135

codice civile originariamente diceva:” E’ imprenditore agricolo chi esercita

un’attivita’ diretta alla coltivazione di un fondo, alla silvicultura, all’allevamento

del bestiame e attivita’ connesse, si reputano attivita’ connesse le attivita’ dirette

alla trasformazione o all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano

nell’esercizio normale dell’agricoltura”. Quindi le attivita’ agricole possono

percio’ essere distinte in due grandi categorie:

1. attivita’ agricole essenziali.

2. attivita’ agricole per connessione.

Questa distinzione e’ stata mantenuta anche dalla nuova nozione di

imprenditore agricolo introdotta dal decr.legs 228/2001. In breve , oggi anche

l’attivita’ puo’ dar luogo ad ingenti investimenti di capitali e a sollevare sul

piano giuridico esigenze di tutela del credito non molto diverse da quelle che

sono alla base della disciplina delle imprese commerciali. Ritornando alla nuova

nozione di imprenditore agricolo del 2001 si e’ optato per la seguente

impostazione, cioe’ che l’imprenditore e’ colui che ha una produzione fondata

sullo svolgimento di un ciclo biologico naturale, quindi l’attuale formulazione

dell’art.2135 ribadisce che l’imprenditore agricolo e’ chi esercita una delle

seguenti attivita’, coltivazione di un fondo,selvicoltura, allevamento e attivita’

connesse specificando che per le suddette attivita’ si intendono le attvita’ dirette

alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico naturale o di una fase necessaria del

ciclo stesso (vi rientrano gli orticoltori,coltivatori di funghi, allevamenti in

batteria e la zootecnia, allevamenti di cavalli da corsa e da pelliccia e le imprese

ittiche). Questa descrizione riguarda il prima parte dell’art.2135 invece per

quanto riguarda il secondo comma si va a parlare delle ATTIVITA’ AGRICOLE

PER CONNESSIONE: sotto il profilo dell’attuale(questa parte nella nuova

nozione viene affrontata al terzo comma) nozione di imprenditore agricolo si

realizza un significativo ampliamento che considera attivita’ connese:

a) le attivita’ dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione,

commercializzazione e valorizzazione dei prodotti ottenuti

prevalentemente da un’attivita’ agricola essenziale.

b) Le attivita’ dirette alla fornitura di beni o servizi mediantevl’utilizzazione

prevalente di attrezzature o risorse normalmente utilizzate nell’attivita’

agricola esercitata, comprese quella di valorizzazzione del territorio e del

patrimonio rurale e forestale e le attivita’ agrituristiche.

Le due descrizioni fatte sopra sono attivita’ oggettivamente commerciali ma in

quanto connesse alla loro principale attivita’ agricola vengono, antro certi limiti

considerate tali anch’esse. Quindi ora come prima della nuova nozione fornita

nel 2001,due erano e sono le condizioni al riguardo necessarie : innanzitutto che

il soggetto che la esercita sia gia’ qualificabile imprenditore agricolo in quanto

svolge come attivita’ primaria una delle tre attivita’ agricole tipiche e inoltre

attivita’ coerente con quella connessa(connessione soggettiva). Quindi e’

imprenditore agricolo il viticoltore che commercializza il suo vino ma e’

considerato imprenditore commerciale colui che commercializza un prodotto

agricolo altrui. La connessione soggettiva pero’ non e’ sufficiente c’e’ bisogno di

una connessione oggettiva fra le due attivita’,necessario e sufficiente e’ infatti

solo che si tratti di attivita’ aventi ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente

dall’esercizio dell’attivita’ agricola essenziale, in breve e’ sufficiente che le

attivita’ connesse non prevalgano, per rilievo economico, sull’attivita’ agricola

essenziale. Ora passiamo a descrivere il IMPRENDITORE COMMERCIALE che

e’ colui che svolge una delle attivita’ elencate nell’art.2195 cioe’:

1. attivita’ industriale diretta alla produzione di beni e servizi (tutte quelle

imprese che posso essere qualificate tali in quanto fanno una produzione a

livello industriale.

2. attivita’ intermediaria nella circolazione di beni e servizi, praticamente le

imprese di puro commercio come il venditore all’ingrosso o al minuto

3. attivita’ di traporti di beni o persone per acqua, terra e aria.

attivita’ bancaria e assicurativa(sempre funzione di intermediazione di

4. quel bene particolare chiamato denaro invece l’attivita’ assicurativa

produce particolari servizi quindi e’ di produzione).

5. altre attivita’ ausiliarie delle precedenti dove vi rientrano le agenzie di

mediazione,di deposito, di commissione, di spedizione, di pubblicita’

commerciale, di marketing ecc. Che possono tutte essere considerate

produttrici di servizi quindi una ulteriore sottocategoria delle imprese del

numero 1.

Da qui si puo’ capire che le imprese dei punti 3,4,5 sono semplici sottospecie dei

primi due punti che si distinguono in imprese produttrici ed intermermediarie.

Come gia detto c’e’ una terza specie di impresa che non e’ menzionata dal

legislatore ma che va via via qualificandosi e cioe’ l’ IMPRESA CIVILE :

l’imprenditore civile, in quanto ne’ agricolo ne’ commerciale, sarebbe sottoposto

solo allo statuto generale dell’imprenditore, ma non a quello dell’impenditore

generale, percio’ non fallirebbe. Vengono qualificate imprese civili:

a) imprese che producono beni senza trasformare materie prime quali le

imprese minerarie e le imprese di caccia e pesca.

b) Imprese che producono servizi senza trasformare materie prime

naturalmente diverse da quelle previste nel punto 3 dell’art.2195. vi

rimangono quindi quelle produttrici di spettacoli, agenzie matrimoniali.

In sintesi sarebbero imprese civili, tutte quelle imprese ausiliarie di attivita’ non

commerciali. Pero’ questa elencazione e soprattutto questa ulteriore suddivisione

delle imprese non e’ condivisa dalla dottrina prevalente. Si arriva percio’ alla

conclusione che l’art.2195 va letto come se dicese: e’ attivita’ commerciale quella

diretta alla produzione di beni o servizi non agricoli e quella rivolta alla

circolazione di beni non qualificabile come agricola per connessione. Piu’

sinteticamente e’ imprenditore commerciale ogni imprenditore non agricolo. Per

le imprese civili non resta alcun spazio. PICCOLO IMPRENDITORE,

IMPRESA FAMIGLIARE: La dimensione dell’impresa e’ il secondo criterio di

differenziazione della disciplina degli imprenditori. Il cod.civ distingue il piccolo

imprenditore e quello medio-grande. Il piccolo imprenditore e’ sottoposto allo

statuto generale dell’imprenditore ed e’ esonerato dal tenere le scritture contabili,

dal fallimento e da altre procedure concorsuali e ha di regola ora l’iscrizione ai

pubblici registri con funzione di pubblicita’ notizia. Diverso e’ il discorso per la

legislazione speciale. In questa la piccola impresa o alcune specifiche piccole

imprese sono destinatarie di una ricca ed articolata disciplina, ispirata dalla

finalita’ di favorirne la sopravvivenza attraverso provvidenze ed agevolazioni

lavoristiche e tributarie. Nel cod.civ e’ espressamente detto nell’art.2083: “ e’

imprenditore piccolo il coltivatore del fondo, gli artigiani, piccoli commercianti, e

coloro che esercitano un’attivita’ professionale organizzata prevalentemente con

il lavoro proprio e dei componenti della famiglia”. Quindi per aversi una piccola

impresa e’ necessario che l’imprenditore presti il proprio lavoro nell’impresa; il

suo lavoro e quello degli eventuali parenti che collaborano nell’impresa

prevalgano rispetto al lavoro altrui e ai capitali altrui investito nell’impresa;non

e’ percio’ mai piccolo imprenditore chi investe ingenti capitali nell’impresa anche

se non si avvale di alcun collaboratore. Altro importante fattore e’ la non

soggezione al fallimento. Nella legge fallimentare vengono considerati piccoli

imprenditori tutti i proprietari di imprese che non sono commerciali. Andando

piu’ nello specifico si va a parlare della cosidetta IMPRESA ARTIGIANA che,

come detto prima, sono imprese che godono di una copiosa legislazione speciale

di ausilio e sostegno e tali leggi espongono criteri di identificazione dei propri

destinatari naturalmente diversi dai criteri dell’art.2083 del cod civile.

Inizialmente le norme disciplinanti le imprese agricole erano comprese nella

legge 860/1956 poi abrogata e sostituita dalla “legge quadro dell’artigianato

443/1985 che contiene anch’essa una definizione della impresa artigiana, basata

sull’oggetto dell’impresa,che oggi puo’ essere costituito da qualsiasi attivita’ di

produzione di beni, anche semilavorati, o di prestazioni di servizi, sia pure con

alcune limitazioni ed esclusioni; e sul ruolo dell’artigiano nell’impresa,

richiedendosi in particolare che esso svolga in misura prevalente il proprio

lavoro, anche manuale, nel processo produttivo, ma non che il suo lavoro

prevalga sugli altri fattori produttivi.(e se ci sono dei collaboratori che essi siano

gestiti direttamente dall’artigiano stesso). La legge del 1985 riafferma altresi’ la

qualifica artigiana delle imprese costituite in in forma di societa’ cooperativa o in

nome collettivo a condizione che la maggioranza dei soci, svolga in prevalenza

lavoro personale nel processo produttivo che nell’impresa il lavoro abbia

funzione preminente sul capitale. E’ venuto a scomparire ogni riferimento alla

natura artistica o usuale dei beni e servizi prodotti e si qualificano artigiane

anche le imprese edili. E’ quindi venuto meno il solo dato che imponeva di

attribuire valore generale alla nozione di impresa artgiana contenuta nella legge

speciale del 1956. oggi, percio’, il riconoscimento della qualifica artigiana in base

alla legge quadro non basta per sottrarre all’artigiano allo statuto

dell’imprenditore commerciale. E’ necessario altresi’ che sia rispettato il criterio

della prevalenza fissato dall’art.2083: in mancanza, l’imprenditore sara’ artigiano

ma qualificato commerciale non piccolo ai fini civilististi e quindi potra’ fallire.

Ne’ costituisce ostacolo alla dichiarazine di fallimento riconosciuto carattere

costituito dell’iscrizione nell’albo delle imprese artigiane, dato che l’iscrizione

non preclude all’autorita’ giudiziaria di accertare se effettivamente sussistano i

presupposti per il riconoscimento della qualifica del piccolo imprenditore.

(quindi anche l’esonero delle aziende artigiane dal fallimento si puo’ dire

cessato). Diversa ancora e’ l’IMPRESA FAMIGLIARE: che e’ definita tale

l’impresa nella quale collaborano il coniuge, i parenti entro il 3 grado e gli affini

entro il 2 grado cioe’ la cosidetta famiglia nucleare. Il legislatore ha voluto

predisporre una tutela minima e inderogabile del lavoro famigliare nell’impresa.

Questa tutela e’ realizzata riconoscendo ai membri della famiglia nucleare, che

lavorino in modo continuativo nella famiglia e nell’impresa determinati diritti

patrimoniali e amministrativi quali: diritto al mantenimento,alla partecipazione

agli utili,incrementi di valore dell’azienda, di prelazione sull’azienda in caso di

vendita o divisione ereditaria e anche le decisioni gestorie prese a maggioranza

dei collaboratori famigliari. Si deve inoltre ritenere che l’imprenditore agisce nei

confronti dei terzi in proprio e non quale rappresentante dell’impresa famigliare,

sicche’ solo a lui saranno imputabili gli effetti degli atti posti in essere con

l’esercizio dell’impresa e solo lui sara’ responsabile nei confronti di terzi delle

relative obbligazioni contratte e quindi solo il capo famiglia –datore di lavoro

sara’ passibile di fallimento. IMPRESA COLLETTIVA, L’IMPRESA PUBBLICA:

Il terzo e ultimo criterio di differenziazione delle imprese e’ rappresentato dalla

natura giuridica del soggetto titolare dell’impresa. Tre sono le figure

espressamente contemplate dal legislatore: impresa INDIVIDUALE, l’impresa

SOCIETARIA e l’impresa PUBBLICA e tale differenziazione incide

sull’applicazione dello statuto dell’imprenditore commerciale. Che solo gli

imprenditori commerciali non piccoli e tutti gli imprenditori commerciali non

piccoli siano esposti all’applicazione degli istituti del registro delle imprese con

effetti di pubblicita’ legale, delle scritture contabili e delle procedure concorsuali,

e’ principio che siano diversi i criteri per l’imprenditore singolo e le imprese

societarie e quelle pubbliche. Le societa’ sono forme associative tipiche previste

dall’ordinamento per l’esercizio collettivo di attivita’ d’impresa ed esistono

diversi tipi di societa’ e che la societa’ semplice e’ utilizzabile solo per l’esercizio

di attivta’ non commerciali, mentre gli altri tipi di societa’ possono svolgere sia

attivta’ commerciali che agricole. Le societa’ diverse da quelle semplici si

definiscono societa’ commerciali sia imprenditoria agricola che commerciale a

seconda dell’attivta’ esercita. Quindi si distingue tra societa’ commerciale con

oggetto agricolo e quella con oggetto commerciale. Orbene, trovano applicazione

alle societa’ commerciali gli istituti tipici dell’imprenditore commerciale che

segue regole leggermente diverse da quelle per l’imprenditore individuale e tali

regole possono essere cosi’ sintetizzate:

a) Parte della disciplina propria dell’imprenditore commerciale si applica

alle societa’ commerciali qualunque si l’attivita’ svolta

b) Le societa’ non sono mai piccoli imprenditori.

c) Nelle societa’ in nome collettivo ed in accomodita semplice parte della

disciplina dell’imprenditore commerciale trova poi applicazione solo o

anche nei confronti dei soci a responsabilita’ illimitata

Trovano applicazione, solo nei confronti dei soci le norme che regolano

l’esercizio di impresa commerciale da parte di un incapace. Trova invece

applicazione anche nei confronti dei soci la sanzione del fallimento in quanto il

fallimento della societa’ comporta automaticamente il fallimento dei soci a

responsabilita’ illimitata. Dalle societa’ si passa al gradino superiore dette

IMPRESE PUBBLICHE perche’ sappiamo che un’attivita’ puo’ essere svolta

anche dallo stato e dagli altri enti pubblici (art 41 e 43 cost). Ai fini

dell’apllicazione della disciplina dell’impresa e’ rilevante distinguere tra le

possibili forme di intervento dei pubblici poteri nel settore dell’economia:

Lo stato o altro ente pubblico territoriale possono svolgere direttamente

a) ativita’ imprenditoriale avvalendosi di proprie strutture organizzative

dotate di autonomia decisionale e contabile prive di distinta soggettivita’

divenendo una impresa accessoria ripsetto ai fini istituzionali dell’ente

evengono dette IMPRESE-ORGANO(monopoli di stato erogazione di

pubblici benefici come acqua e gas)

La pubblica amministrazione puo’ anche dar vita ad enti di diritto

b) pubblico il suo compito istituzionale esclusivo o principale e’ l’esercizio di

attivita’ di impresa. Sono detti ENTI PUBBLICI ECONOMICI come ina,

enel e le ferrovie dello stato ma dal 1990 vengono privatizzate

formalmente trasformandole in societa’ per azioni a partecipazione statale

e altre definitivamente privatizzate in modo sostanziale.

Lo stato e gli altri enti possono infine svolgere attivita’ di impresa

c) servendosi di strutture di diritto privato: attraverso la costituzione di

societa’, generalmente per azioni. E’ questo il piu’ vasto settore delle

societa’ a partecipazione pubblica. L’applicazione dello statuto di diritto

privato dell’imprenditore commerciale segue le regole esposte prima per

le societa’ quando un soggetto pubblico eserciti attivita’ di impresa in

forma societaria. In tal caso, l’impresa si presenta formalmente come

un’impresa societaria privata. Gli enti pubblici economici sono sottoposti

allo statuto generale dell’imprenditore e allo statuto proprio

dell’imprenditore commerciale con la sola eccezione dell’esonero dal

fallimento e da certe procedure concorsuali minori sostituiti dalla

liquidazione coatta amministrativa o da altre procedure previste in leggi

speciali.

In chiusura capitolo parliamo dell’ ATTIVITA’ COMMERCIALE DELLE

ASSOCIAZIONI E DELLE FONDAZIONI: le fondazioni e le associazioni e in

generale tutti gli enti privati con fini ideali o altruistici possono svolgere attivita’

commerciale qualificabile come attivita’ di impresa. Essenziale per aversi

impresa e’ che l’attivita’ produttiva venga condotta con metodo economico e tale

metodo puo’ esserci anche se lo scopo perseguito sia ideale. Le associazioni e le

fondazioni esercenti attivita’ commerciale in forma di impresa diventano sempre

e comunque imprenditori commerciali e restano sempre . E comunque esposte al

fallimento, senza possibilita’ di operare arbitrarie distinzioni in base al carattere

CAPITOLO 3:

principale o accessorio dell’attivita’ di impresa.

L’ACQUISTO DELLA QUALITA’ DI IMPRENDITORE: L’acquisto

della qualita’ di imprenditore e’ presupposto per l’applicazione ad un dato

soggetto del complesso di norme che l’ordinamento ricollega a tale qualifica di

quelle specificatamente dettate per l’imprenditore commerciale. Infatti per poter

affermare che un dato soggetto e’ diventato imprenditore e’ necessario che

l’esercizio dell’attivita’ di impresa sia a lui imputabile e quindi giuridicamente a

lui riferibile. Primo argomento da trattare e’ L’IMPUTAZIONE

DELL’ATTIVTA’ DI IMPRESA: e’ principio del nostro ordinamento che centro di

inputazione degli effetti dei singoli atti giuridici posti in essere e’ il soggetto e

solo il soggetto il cui nome e’ stato validamente speso nel traffico giuridico. Solo

questi e’ obbligato nei confronti del terzo contraente; e cio’ quand’anche altro sia

il reale interessato nell’affare ed il terzo sia a conoscenza della dissociazione fra il

soggetto agente ed il reale destinatario dei ri sultati economici dell’atto. Orbene ,

l’imputazione degli effetti degli atti posti in essere dal mandatario e’ retta da

principi contrapposti a seconda che il mandato sia o meno con rappresentanza,

benche’ in entrambi i casi il reale interessato sia il mandante. Quando il

mandatario agisce in nome del mandante tutti gli effetti negoziali si producono

direttamente nella sfera giuridica di quest’ultimo e per conto, il mandatario che

agisce in proprio nome acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti degli atti

compiuti con i terzi, anche se questi hanno avuto conoscenza del mandato. E i

terzi non hanno alcun rapporto col madante. Quindi diventa imprenditore colui

che esercita personalmente l’attivita’ d’impresa compiendo in proprio nome gli

atti relativi. Non diventa invece imprenditore colui che gestiste l’altrui impresa

quando operi spendendo il nome dell’imprenditore, per effetto del potere di

rappresentanza conferitogli dall’interessato o riconosciutoli dalla legge. Percio’

quando gli atti di impresa sono compiuti tramite rappresentanza volontaria o

legale, imprenditore diventa rappresentato e non il rappresentante. Rimanendo

sullo stesso argomento e’ possibile che ci sia un’esercizio indiretto dell’attivita’

d’impresa cioe’ la TEORIA DELL’IMPRENDITORE OCCULTO: infatti ci puo’

essere una dissociazione tra il soggetto cui e’ formalmente imputabile la qualita’

di imprenditore ed il reale interessato, questo sarebbe il fenomeno largamente

diffuso, dell’esercizio dell’impresa tramite interposta persona. Praticamente e’

un’altro soggetto detto prestanome a compiere gli atti dell’impresa e c’e’ un’altro

soggetto che somministra fondi e da indirizzo all’impresa detto dominus o

imprenditore occulto. Questo modo di operare non da particolari problemi se gli

affari vanno bene ma i problemi nascono e tanti se l’impresa va male ed il

soggetto utilizzato dal dominus sia un nullatenente o la societa abbia un capitale

sociale irrisorio(detta societa’ di comodo o d’etichetta). I creditori potranno

provocare il fallimento del prestanome che naturalmente non puo’ provvedere ai

risarcimenti relativi e tutto cio’ senza andare a toccare il dominus che legalmente

non risulta facente parte la societa’ fallita. Si e’ cercato di porre rimedio a tutto

cio’: prima si parla di responsabilita’ cumulativa dell’imprenditore palese e del

dominus praticamente nel nostro ordinamento viene sanzionata l’iscindibilita’

del potere-responsabilita’ praticamente chi esercita il potere di direzione di

un’impresa se ne assume anche il rischio e risponde delle relative obbligazioni.

Questo consentirebbe di affermare che, quando l’attivita’ di impresa e’ esercitata

tramite prestanome, responsabili verso i creditori sono sia il prestanome sia il

dominus, per quanto solo il primo possa fallire. Un ulteriore passo avanti si ha

con la TEORIA DELL’IMPRENDITORE OCCULTO: secondo tale teoria il

dominus di un’impresa formalmente altrui non solo rispondera’ insieme al

prestanome ma fallira’ sempre e comunque qualora fallisca il prestanome e si

. ( Entrambe le tesi

chiama fallimento del socio occulto di societa’ palese

esposte sopra si fondano sulla presunta esistenza nel nostro

ordinamento di due criteri di imputazione della responsabilita’ per i

debiti di impresa:

1. il CRITERIO FORMALE della spendita del nome, in base al

quale acquista la qualita’ di imprenditore, con pienezza di

effetti, la persona fisica o la societa’ nel cui nome l’attivita’ di

impresa e’ svolta.

il CRITERIO SOSTANZIALE del potere di direzione, in base al

2. quale risponderebbe e fallirebbe anche il reale interessato cioe’

il dominus di solito neanche interpellato ne accettato.)

Secondo argomento da trattare e’ L’INIZIO E LA FINE DELL’IMPRESA: la

qualifica di imprenditore si acquista con l’effettivo inizio dell’esercizio

dell’attivita’ di impresa, l’effettivo inizio fa acquistare il titolo di imprenditore

indipendentemente dalle intenzioni del soggetto agente ed anche se l’attivita’

svolta e’ esercitata in violazione di norme amministrative abilitanti. Che si

diventi imprenditori con l’effettivo esercizio e solo con esso e’ principio pacifico

per le persone fisiche e per gli enti pubblici e privati il cui scopo istituzionale non

e’ lo svolgimento di attivita’ di impresa. Invece per quanto riguarda le societa’

andrebbero a qualificarsi imprenditori fin dal momento della loro costituzione e

quindi prima dell’effettivo esercizio dell’attivita’ produttiva e si dalla loro

costituzione sarebbero soggette a tutta la disciplina dell’imprenditore.

Comunque all’art.2082 ricollega l’acquisto della qualita’ di imprenditore

all’esercizio e non alla mera intenzione di esercitare. Il principio dell’effettivita’,

percio’, puo’ e deve trovare applicazione anche per le societa’. Ora resta da

definire quando si l’effettivo inizio dell’attivita’ di impresa. E’ necessario

distinguere a seconda che il compimento di atti tipici di impresa come la

produzione e lo scambio di beni e/o servizi sia o meno preceduta da una fase

organizzativa oggettivamente percepibile come l’affitto del locale o l’acquisto di

predisposte attrezzature. In mancanza di tale fase preparatoria, solo la

ripetizione di atti omogeni e funzionalmente coordinati rendera’ certo che non si

tratti di atti occasionali, bensi’ di atti professionalmente esercitati. Quando invece

venga preventivamente fatta l’organizzazione aziendale basta un solo atto di

esercizio per dire che l’attivita’ sia iniziata. Invece per quanto riguarda le societa’,

anche un solo atto di organizzazione imprenditoriale, potra’ essere sufficiente

per affermare che l’attivita’ di impresa e’ iniziata. Infine andiamo a parlare del

termine della impresa e anche qui c’e’ il dominio del principio di effettivita’,

infatti si ha la fine dell’impresa con l’effettiva cessazione degli atti dell’impresa

stessa. Va detto che la fine dell’impresa e’ di regola preceduta da una fase piu’ o

meno lunga di liquidazione, durante la quale l’imprenditore completa i cicli

produttivi iniziati, vende le giacenze di magazzino ecc. Questa fase e’ sempre

esercizio di impresa e alla sua fine con una reale disgregazione del complesso

aziendale, si puo dire che l’impresa ha chiuso i battenti e viene cancellata dal

registro delle imprese, dopo la quale i creditori non posso piu’ farsi avanti.

Ultimo argomento di questo capitolo e’ LA CAPACITA’ E L’IMPRESA: Infatti la

capacita’ all’esercizio di attivita’ di impresa si acquista con la piena capacita’ di

agire quindi con la maggiore eta’ e si perde a seguito all’interdizione o

inabilitazione. Quindi un’incapace non puo’ diventare inmprenditore e non

costituiscono limitazioni della capacita’ di agire, ma semplici incompatibilita’, i

divieti di esercizio di impresa commerciale posti a carico di coloro che esercitano

determinate professioni come gli impiegati statali, i notai e gli avvocati. La

violazione di tali divieti di esercizio non preclude l’acquisto delle qualita’ di

imprenditore ma espone lo stesso a sanzioni amministrative e ad un

aggravamento delle penali per bancarotta in caso di fallimento, analogamente

non viene impedito l’acquisto o il riacquisto della qualifica di mprenditore ha chi

e’ stato inabilitato temporaneamente per precedente fallimento. E’ anche

possibile l’esercizio di attivita’ di impresa per conto e nell’interesse di un

incapace (minore e interdetto) o da parte di soggetti limitati nella capacita’ di

agire come l’inabilitato e il minore mancipato con osservanza di specifiche

disposizioni pero’ piu’ rilevanti nell’impresa commerciale e i principi ispiratori

sono: l’amministrazione del patrimonio dell’incapace e’ regolata in modo di

garantirne la conservazione e l’integrita’. Percio’ il legale rappresentante del

minore o dell’interdetto (genitore o tutore) e’ leggittimato solo a compiere gli atti

di ordinaria amministrazione mentre quelli di straordinaria amministrazione

solo in casi evidentemente urgenti sotto autorizzazione dell’autorita’ giudiziaria

di regola concessa atto per atto. Orbene, per quanto riguarda l’attivita’

commerciale di per se’ rischiosa, il legislatore si tutela ponendo il divieto

assoluto di inizio di impresa commerciale per il minore, l’inabilitato e

l’interdetto. Se in alcuni casi es. Il minore dovesse ricevere in eredita’ una

impresa commerciale i tutori o i genitori sono autorizzati dal tribunale ad

amministrare l’impresa prima dell’autorizzazione in modo provvisorio ma dopo

l’autorizzazione possono compiere tutti gli atti ordinari e straordinari

dell’esercizio di impresa (stesse regole per l’interdetto). Invece per quanto

riguarda l’inabilitato che e’ un soggetto che puo’ compiere da solo gli atti di

ordinaria amministrazione quindi previa autorizzazione esercita attivta’ di

impresa affiancato da un curatore. In ultimo il minore emancipato puo’ chiedere

al tribunale autorizzazione per iniziare una nuova impresa, se gli viene data egli

acquisisce la piena capacita’ di agire e puo’ esercitare l’attivita’ di imprenditore

senza l’affiancamento di un curatore. Chiudendo possiamo dire che se le imprese

vengono gestite da essi stessi o da curatori o tutori, se l’impresa dovesse fallire e’

l’incapace a pagarne le coseguenze e ad essere iscritto nell’albo dei falliti.

CAPITOLO 4: LO STATUTO DELL’IMPRENDITORE

COMMERCIALE:

L’imprenditore commerciale e’ destinatario di una

particolare disciplina e per talune tipi di imprese commerciali, che svolgono

attivita’ di particolare rilievo economico e/o sociale, sono destinatarie di

un’ulteriore normativa speciale e settoriale, prevalentemente contenuta in leggi

separate dal codice. Si tratta di una disciplina che ha come caratteristica la

pubblicita’ finalizzata agli interessi generali della collettivita’ direttamente toccati

da tale attivita’.(imprese tipiche settoriali sono quelle assicurative,bancarie,

editoriali,di revisione contabile ecc...). Primo elemento dello statuto e’

sicuramente la PUBBLICITA’ LEGALE: tutti quelli che operano sul mercato e

quindi anche gli stessi imprenditori da sempre, sentono la necessita’ di poter

disporre con facilita’ di informazioni veritiere e non contestabili su fatti e

situazioni delle imprese con cui entrano in contatto. Per le imprese commerciali e

oggi anche quelle agricole epiu’ in generale per le imprese con struttura

societaria, la sudetta esigenza viene espletata dallo stesso legislatore con

l’introduzione della pubblicita’ legale: cioe’ e’ previsto l’obbligo di rendere

pubblico dominio dati fatti e atti della vita dell’impresa,secondo forme e norme

predeterminate dalla legge. In tal modo le informazioni legislativamente rilevanti

non solo sono rese accessibili a terzi (la cosidetta PUBBLICITA’ NOTIZIA), ma

producono l’effetto tipico proprio di ogni forma di pubblicita’ legale cioe’

l’opponibilita’ a chiunque degli atti e fatti cosi’ dati conoscibili. (la cd.

CONOSCIBILITA’ LEGALE). Il REGISTRO DELLE IMPRESE e’ lo strumento di

pubblicita’ legale delle imprese commerciali non piccole e delle societa’

commerciali previsto dal cod.civ. del 1942, in sostituzione delle forme

frammentarie e disorganiche di pubblicita’ contemplate dal codice di commercio

del 1882. Dopo anni di inattivita’ di alcune norme a riguarda la situazione si

sblocca con la legge 580/1993 contenente norme di istituzione del registro delle

imprese pienamente operante agli inizi del 1997 facendo cessare il registro delle

ditte e rendendo valido il registro delle imprese anche per le cooperative e le

societa’ di capitali. La nuova disciplina ha introdotto rispetto a quella del 1942:

1. l’attuale registro delle imprese non e’ piu’ solo strumento di pubblicita’

legale delle imprese commerciali ma anche strumento di informazioni sui

dati organizzativi di tutte le altre imprese estendendo l’ obbligo di

iscrizione anche agli imprenditori agricoli, ai piccoli imprenditori e alle

societa’ semplici e alle societa’ tra avvocati.

2. la tenuta del registro dell’imprese e’ affidata alle camere di commercio,

con conseguente cessazione dei compiti di pubblicita’ legale delle imprese

in passato svolti dalle cancellerie dei tribunali.

3. il registro delle imprese e’ tenuto con tecniche informatiche e quindi non

piu’ in forma cartacea, in modo di assicurare completezza ed organicita’

della pubblicita’ e da garantire la tempestivita’ dell’informazione su tutto

il territorio nazionale.

Dopo tanto fissato passiamo ad una piu’ analitica esposizione dell’attuale

disciplina e del REGISTRO DELLE IMPRESE che e’ istituito in ciascuno

provincia presso le camere di commercio ed e’ retto da un conservatore nominato

dalla giunta. L’attivita’ dell’ufficio e’ svolta sotto la vigilanza di un giudice

delegato dal presidente del tribunale del capoluogo di provincia. Nello specifico

il registro si articola in una parte ORDINARIA e in sezioni SPECIALI. Nella

sezione ordinaria sono iscritti gli imprenditori per i quali l’iscrizione al registro

era originariamente prevista dal codice civile (vi sono inseriti nella parte

ordinaria: imprenditori commerciali singoli non piccoli, tutte le societa’ non

semplici a prescindere dal tipo di attivita’,i consorzi tra imprenditori con ativita’

estena, gli enti pubblici con prima ed esclusiva attivita’ commerciale, le societa’

estere che hanno in italia sede dell’amministrazione). Invece le sezioni speciali

sono due, dove in una sono iscritti gli imprenditori che avevano l’iscrizione solo

come pubblicita’ notizia prima della riforma del 1993 (imprenditori agricoli

individuali, i piccoli imprenditori e le societa’ semplici e gli artigiani gia’ iscritti

nel relativo albo) e nell’altra sezione vi si iscrivono le societa’ tra

professionisti( tra avvocati). Nel complesso gli atti e i fatti da registrare ,

specificati da una serie di norme, sono diversi a seconda della struttura delle

imprese ma essenzialmente riguardano: gli elementi di individuazione

dell’imprenditore e dell’impresa (dati anagrafici imprenditore, oggetto, ditta,

sede principale,inizio e se prevista la fine della societa’) e nonche’ la struttura e

l’organizzazione delle societa’( come atto costitutivo e amministratori). Le

iscrizioni devono essere fatte nel registro della provincia in cui ha sede l’impresa

e si ha a seguito della richiesta dell’interessato ma puo’ aversi anche d’ufficio se

l’iscrizione risulta obbligatoria e l’interessato non vi provvede. In ogni caso,

prima dell’iscrizione l’ufficio del registro deve controllare che il fatto o l’atto e’

soggetto a iscrizione e che la documentazione e’ formalmente regolare, nonche’

l’esistenza e la veridicita’ dell’atto o del fatto (cd. Legalita’ formale)ed e’ invece

da escludersi che il controllo possa investire anche la validita’ dell’atto/fatto (cd.

Legalita’ sostanziale). L’iscrizione, se vengono eseguiti giustamente i passi

suddetti, avviene dopo dieci giorni dalla data di protocollazione della domanda

mediante inserimento dei dati nella memoria del’elaborazione elettronica e

messa degli stessi a disposizione del pubblico sui terminali per la visione diretta.

L’inosservanza dell’obbligo di registrazione e’ punita con sanzioni

amministrative pecuniarie. L’iscrizione nella sezione ordinaria ha sempre

funzione di pubblicita’ legale, serve cioe’, non solo a rendere conoscibili i dati

pubblicati, ma ha anche, a seconda dei casi, efficacia e dichiarativa, costituita o

normativa. Di regola, l’iscrizione nella sezione ordinaria ha efficacia

semplicemente dichiarativa, rileva cioe’ sul piano dell’opponibilita’ dell’atto o

del fatto iscritto. Gli atti e i fatti soggetti ad iscrizione ed iscritti sono opponibili a

chiunque e lo sono dal momento stesso della loro registrazione (cd. Efficacia

positiva immediata). Intervenuta la registrazione, i terzi non potranno eccepire

l’ignoranza del fatto o dell’atto iscritto e qualsiasi prova a riguardo daranno,

sara’ inutilmente data. L’omessa iscrizione invece impredisce che il fatto possa

essere opposto ai terzi (cd. Efficacia negativa). In alcuni casi, tassativamente

previsti, l’iscrizione produce effetti ulteriori e piu’ rilevanti. E’ anche

presupposto perche’ l’atto sia produttivo di effetti, sia fra le parti che per i terzi

(efficacia costitutiva totale), ovvero solo nei confronti dei terzi (efficacia

costitutiva parziale). Ha efficacia costitutiva totale l’iscrizione nel registro delle

imprese dell’atto costitutivo delle societa’ di capitali e delle societa’ cooperative.

In altri casi, infine, l’iscrizione nella sezione ordinaria e’ presupposto per la piena

applicazione di un determinato regime giuridico. E’ questo il caso della societa’

in nome collettivo e della societa’ in accomandita semplice. Tali societa’ vengono

ad esistenza anche se non registrate ma, la mancata registrazione impredisce che

operi il regime di autonomia patrimoniale proprio di tali societa’ e comporta

l’applicazione del piu’ gravoso regime al riguardo delle societa’ semplici. La

societa’ in tal caso si definisce irregolare. L’iscrizione nelle sezioni speciali del

registro non produce invece, alcuno degli effetti fin qui esposti in quanto, oltre

agli eventuali effetti previsti da leggi speciali, ha solo funzione di certificazione

anagrafica e di pubblicita’ notizia. Questa disciplina e’ stata di recente modificata

per gli imprenditori agricoli anche piccoli e per le societa’ semplici esercenti

attivita’ agricola. Il decr.legs. 228/2001, ha infatti stabilito che per tali categorie di

imprenditori l’iscrizione nella sezione speciale ha anche efficacia di pubblicita’

legale. E’ cosi’ cancellata sotto tale profilo la diversita’ di disciplina fra

imprenditore agricolo (anche piccolo) e imprenditore commerciale e, e’ venuta

meno la netta distinzione di effetti fra la sezione ordinaria e le sezioni speciali

introdotta dalla riforma dl 1993. Il registro delle imprese e’ pubblico. Chiunque

puo’ consultarne i dati sui terminali degli elaboratori elettronici installati presso

l’ufficio o anche su terminali degli utenti collegati tramite il sistema informativo

delle camere di commercio. Ciascun ufficio rilascia, certificati e copie di atti tratti

dai propri archivi informatici. Il duplice regime di pubblicita’ e’ stato soppresso

nel 1997 e ne consegue che anche le societa’ di societa’ di capitali e le societa’

cooperative lo strumento di pubblicita’ legale torna ad essere, solo il registro

delle imprese e trova oggi integrale applicazione la disciplina esposta nel

paragrafo precedente. Restano tuttavia due differenze:

1. mentre in base alla disciplina generale del registro delle imprese gli atti

scritti sono immediatamente opponibili ai terzi senza possibilita’ per

quest’ultimi di eccepire l’ignoranza degli stessi, per le sole societa’ di

capitali l’opponibilita’ diventa invece piena solo decorsi quindici giorni

dall’iscrizione nel registro delle imprese. Per le operazioni compiute in

questo periodo i terzi sono infatti ammessi a provare di essere stati

nell’impossibilita’ di avere conoscenza dell’atto.


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AUTORE

Sara F

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Sacchi Roberto.

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