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Comunità Europea Trattato di Roma 25 marzo 1957 Nuova denominazione assunta dalla Comunità Economica

Europea con l’entrata in vigore del Trattato sull’Unione Europea (Trattato di Maastricht).

Istituita con il Trattato di Roma da parte dei sei paesi già membri della CECA.

Istituzioni principali: Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione europea, Commissione delle Comunità

europee, Corte di Giustizia delle Comunità europee e Corte dei Conti delle Comunità europee.

Obiettivo principale degli Stati fondatori era quello di operare in vista dell’unione economica dell’Europa mediante

la creazione di un mercato comune dove avrebbero avuto libera circolazione i fattori di produzione.

L’approdo ad un mercato unico presupponeva però la creazione di un’unione doganale tra gli Stati membri, unione

che fu realizzata nel 1968 con l’instaurazione di una tariffa doganale comune.

L’impulso decisivo venne dalla Commissione presieduta da Jacques Delors, che nel giugno 1985 presentò un Libro

bianco sul completamento del mercato interno, in cui venivano analizzati tutti gli ostacoli che si frapponevano ad

una completa realizzazione dell’unione economica tra gli Stati della Comunità e si avanzavano proposte volte a

superare tali difficoltà.

I problemi e le soluzioni individuate nel Libro Bianco costituirono la base della Conferenza intergovernativa

(Lussemburgo 1985) dove furono gettate le basi per il rilancio del processo di integrazione europea.

I lavori della Conferenza ebbero termine (Bruxelles 1986) con l’adozione dell’Atto Unico Europeo, entrato in vigore

nel 1987 a seguito della ratifica dei Parlamenti degli Stati membri.

L’obiettivo più importante dell’Atto Unico era la realizzazione entro il 1992 del mercato interno.

La firma del Trattato di Maastricht, muove il processo di integrazione della Comunità: periodicamente vengono

fissate delle scadenze, raggiunte le quali, si passa ad una nuova fase di collaborazione e vengono delineati nuovi e

più ambiziosi traguardi. Il Trattato di Maastricht porterà ad una completa unione economica e monetaria entro

la fine del secolo.

2007 Trattato di Lisbona I suoi obiettivi principali consistono nel rendere l’UE più democratica al fine di

soddisfare le aspettative dei cittadini europei in termini di alti livelli di affidabilità, apertura, trasparenza e

partecipazione, nonché al fine di rendere l’UE più efficiente e in grado di far fronte alle sfide globali odierne quali il

cambiamento climatico, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile. L’accordo sul Trattato di Lisbona fa seguito alla

discussione su una costituzione.

2001 Trattato di Nizza Si è occupato fondamentalmente delle riforme istituzionali necessarie per garantire il

buon funzionamento delle istituzioni una volta effettuato l’allargamento a 25 Stati membri nel 2004 e a 27 nel 2007.

Il precedente trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea sono stati unificati in una

versione consolidata.

1997 Trattato di Amsterdam Novità introdotte:

1. l’impegno per un più alto livello occupazionale;

2. Un capitolo dedicato alla politica sociale,

3. politica dell’ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori.

4. Comunitarizzazione di materie in precedenza di ambito intergovernativo (rilascio di visti, concessione di

asilo, azione comune in materia di immigrazione, cooperazione doganale, cooperazione giudiziaria in materia

civile e più in generale tutte le questioni attinenti alla libera circolazione delle persone)

5. istituzionalizzazione della cooperazione rafforzata (Principio della cooperazione rafforzata).

1992 Trattato sull’Unione europea firmato a Maastricht ha cambiato la denominazione della “Comunità

economica europea” in “Comunità europea”. Ha inoltre introdotto nuove forme di cooperazione tra i governi degli

Stati membri, ad esempio nel settore della difesa e in quello della “giustizia e affari interni” . Aggiungendo questa

cooperazione intergovernativa al sistema già esistente della “Comunità”, il trattato di Maastricht ha creato una

nuova struttura a tre “pilastri”, che è sia politica che economica: si tratta dell’Unione europea.

Il Trattato di Maastricht è il risultato di lunghi e laboriosi negoziati finalizzati al completamento del mercato interno

e all’individuazione delle future tappe dell’integrazione comunitaria. Il processo di ratifica del Trattato sull’Unione è

stato particolarmente travagliato, in Francia, in Danimarca, in Gran Bretagna, in Germania.

La portata estremamente innovativa di questo trattato risiede principalmente nella nuova struttura a tempio

dell’Unione europea, composta da tre pilastri: la dimensione comunitaria, la politica estera e di sicurezza

comune e la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni.

Allo stesso trattato sono aggiunti vari protocolli e dichiarazioni, tra cui spiccano i due Protocolli che definiscono lo

statuto del Sistema europeo delle Banche centrali (SEBC), dell’Istituto monetario europeo (IME) e della

Banca centrale europea (BCE). In particolare il trattato è articolato nelle seguenti sezioni:

1. disposizioni comuni. definisce le linee guida che ispirano l’azione comunitaria, il cui compito è quello di

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organizzare in modo coerente e solidale le relazioni tra gli Stati membri ed i loro popoli;

2. modifiche al Trattato CEE. Questa sezione rappresenta la parte più innovativa, sostituisce l’espressione

“Comunità Economica Europea” con “Comunità Europea”. La modifica è un evidente segnale della volontà

di non limitare più l’azione della Comunità alle sole relazioni economiche ma di estenderla anche ad altri

campi finora considerati di esclusiva competenza degli Stati membri.

Principi fondamentali di questa parte del trattato sono:

1. l’instaurazione di una unione economica e monetaria;

2. l’istituzione di una cittadinanza europea;

3. l’affermazione del principio di sussidiarità;

4. l’ampliamento delle politiche comunitarie (industria, sanità pubblica, educazione e cultura);

5. ampliamento delle funzioni del Parlamento europeo;

6. modifiche ai Trattati CECA ed Euratom (titoli III e IV);

7. disposizioni relative alla politica estera e di sicurezza comune;

8. disposizioni relative alla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale;

9. disposizioni su una cooperazione rafforzata;

1986 Atto unico europeo Insieme di disposizioni che modificano e completano i tre trattati istitutivi delle

Comunità europee con gli strumenti necessari per l’attuazione del Libro Bianco sul completamento del mercato

interno. L’obiettivo più importante era la realizzazione entro il 31 dicembre 1992 del mercato interno.

Nell’Atto unico, oltre alla creazione del mercato interno sono previsti:

1. coesione economica più stretta tra le regioni europee e una riduzione delle disparità regionali;

2. il miglioramento della politica sociale;

3. il rafforzamento della cooperazione monetaria;

4. l’introduzione di norme in materia di tutela dell’ambiente e di ricerca scientifica e tecnologica.

5. l’introduzione di una procedura di cooperazione tra la Commissione, il Parlamento e il Consiglio;

6. l’istituzionalizzazione del Consiglio europeo;

7. la creazione di un Tribunale di primo grado che ha affiancato la Corte di Giustizia.

1985 Libro bianco sul completamento del mercato interno conteneva le linee del rafforzamento della

integrazione economica, attraverso l’instaurazione del mercato interno. Enunciava le misure necessarie per

completare il mercato interno, eliminando barriere fisiche, tecniche e fiscali tra i paesi comunitari.

Presentava tre aspetti principali: in primo luogo era necessario integrare i mercati nazionali; in secondo luogo

garantire che fosse un mercato in espansione; infine assicurarsi che questo mercato fosse sufficientemente

flessibile per canalizzare in modo adeguato le risorse, umane, materiali e finanziarie.

Gli obiettivi e le scadenze del libro bianco sono poi state confermate dall’Atto Unico europeo.

1970 Trattato di Lussemburgo con il quale si ampliavano i poteri del Parlamento europeo sul bilancio

comunitario era il risultato del superamento di profonde crisi politiche scoppiate tra gli Stati membri a partire dal

1965 quando, per la prima volta, la Commissione europea propose l’istituzione di un bilancio autonomo.

1957 Trattato di Roma istituisce la Comunità economica europea (CEE), è stato firmato contemporanea-mente

al trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Si fa pertanto riferimento ai due trattati

come ai trattati di Roma.

1951 Trattato di Parigi sulla Comunità europea del carbone e dell’acciaio istituisce la Comunità europea del

carbone e dell’acciaio (CECA), firmato a Parigi è giunto a scadenza il 2002. I sei Stati firmatari del trattato erano la

Francia, la Germania, l’Italia, il Belgio, i Paesi Bassi e il Lussemburgo.

Libro verde Documento pubblicato dalla Commissione allo scopo di avviare il processo di consultazione su

specifici argomenti nell’ambito della Comunità. Alla pubblicazione del libro verde segue spesso quella di un libro

bianco in cui le consultazioni effettuate si traducono in concrete proposte d’azione.

Libro bianco Si tratta di documenti elaborati dalla Commissione europea nei quali sono presentate proposte ufficiali

in settori specifici e vengono individuate le azioni necessarie per darvi seguito. 3 di 31

Unione Europea Organizzazione istituita con il Trattato di Maastricht che si fonda sulle tre Comunità europee

integrate da una politica estera e di sicurezza comune (PESC) e da una politica di cooperazione nei settori della

giustizia e degli affari interni (CGAI).

Come si evince dall’articolo 1 del Trattato di Maastricht, l’Unione europea non si sostituisce alle tre Comunità

esistenti né tantomeno rappresenta una quarta organizzazione che va ad aggiungersi a quelle esistenti.

Il Trattato non fa riferimento ad alcuna struttura istituzionale, ma assegna al Consiglio un potere di impulso e

di coordinamento e prevede l’intervento degli organi comunitari in diversi ipotesi.

Gli obiettivi principali, secondo quanto previsto dall’art. 2 del Trattato sull’Unione, sono:

1. promuovere il progresso economico e sociale attraverso la creazione di uno spazio senza frontiere;

2. rafforzare la politica di coesione economica e sociale;

3. instaurare una unione economica e monetaria (UEM);

4. affermare sulla scena internazionale una identità europea in materia di sicurezza e di difesa;

5. rafforzare la protezione dei diritti e degli interessi dei cittadini degli Stati membri;

6. sviluppare una cooperazione nell’ambito giustizia e affari interni.

Principi ispiratori dell’azione comunitaria sono il principio di sussidiarietà, il principio di proporzionalità,

libertà, democrazia, diritti umani e libertà fondamentali e dello Stato di diritto.

Unione doganale Accordo in base al quale alcuni Stati si impegnano a sopprimere reciprocamente qualsiasi

barriera doganale e ad adottare, nei confronti dei paesi terzi, una tariffa doganale comune. Implica:

— l’istituzione di una tariffa doganale comune applicabile ai confini del territorio doganale comunitario;

— l’elaborazione e l’applicazione di una legislazione doganale comune;

— il divieto, negli scambi tra gli Stati membri, di dazi doganali e tasse d’effetto equivalente e restrizioni.

Di conseguenza si avrà:

— la sostituzione di un unico territorio doganale ai territori doganali degli Stati membri;

— la messa in comune dell’importo globale dei dazi doganali riscossi in virtù della tariffa doganale comune.

L’unione doganale rappresenta un livello intermedio di integrazione economica rispetto all’area di libero

scambio e all’unione economica.

Mercato unico indica l’effettivo completamento del mercato interno tra i paesi della Comunità.

La sua realizzazione era stata prevista, dall’Atto unico europeo entro il 31 dicembre 1992; il termine era stato

indicato dalla Commissione europea nel Libro bianco sul completamento del mercato interno. 4 di 31

Diritto comunitario

Complesso di norme che regolano l’organizzazione e lo sviluppo delle Comunità europee (CE, CECA, CEEA).

Le fonti del diritto comunitario sono:

— trattati istitutivi, integrati dalla giurisprudenza della Corte e modificati da atti successivi (Diritto comunitario

originario);

— atti emanati dalle istituzioni comunitarie costituenti il cd. diritto comunitario derivato;

— accordi con Stati terzi.

I trattati istitutivi e gli accordi con Stati terzi sono le fonti di 1° grado dell’ordinamento giuridico comunitario.

Regolamenti comunitari, direttive, decisioni e altri atti non vincolanti, costituiscono le fonti di 2° grado, fonti di 3°

grado sono i regolamenti della Commissione di attuazione degli atti emanati dal Consiglio Europeo.

Per i trattati istitutivi e le modificazioni ed integrazioni convenzionali è necessaria per l’Italia la legge di

autorizzazione alla ratifica e l’ordine di esecuzione. Per il diritto comunitario derivato non occorre una procedura

speciale di adattamento, ma si porranno in essere dei provvedimenti normativi (leggi, decreti legislativi, decreti

presidenziali, atti amministrativi) per l’attuazione dell’atto comunitario.

L’ordinamento comunitario ha bisogno degli ordinamenti nazionali per il raggiungimento degli obiettivi: gli atti

giuridici della Comunità, infatti, devono essere osservati e applicati dagli organi degli Stati membri.

Il principio dell’autonomia del diritto comunitario deriva dalla necessità di impedire che quest’ultimo possa essere

svuotato nei suoi contenuti da disposizioni nazionali che potrebbero introdurre un’interpretazione restrittiva delle

norme comunitarie non assicurando più una uniforme applicazione sul territorio della Comunità Può operarsi una

distinzione tra:

— rapporto tra ordinamento internazionale e ordinamento interno: nel caso si parla di un rapporto di

coordinamento, dal momento che sono due ordinamenti autonomi, ciascuno dei quali non subordinato all’altro;

— rapporto tra ordinamento comunitario e ordinamento degli Stati membri: in questo caso si tratta di un

rapporto di integrazione, dato che il primo è destinato ad integrarsi nel secondo.

Proprio questa stretta integrazione tra i due ordinamenti conduce a situazioni di conflitto tra norme comunitarie e

disposizioni nazionali, sia anteriori che posteriori. Tale contrasto è stato risolto dalla Corte di Giustizia delle

Comunità che ha delineato i due principi che regolano i rapporti tra ordinamento comunitario e nazionale:

— il principio della diretta applicabilità del diritto comunitario;

— il principio della preminenza del diritto comunitario rispetto alla norma conflittuale statale.

Diritto comunitario originario Insieme delle norme che contengono i principi giuridici fondamentali sui quali

si fondano le Comunità europee. Il diritto comunitario originario comprende i trattati istitutivi delle Comunità

europee, compresi allegati, protocolli e gli atti che li hanno modificati e integrati (trattati di adesione, l’Atto unico

europeo, Trattato di Maastricht, Trattato di Amsterdam). Le norme in essi contenute non possono essere disattese

dagli atti delle istituzioni comunitarie e non possono essere oggetto di interventi giurisdizionali.

I trattati istitutivi non contengono un’elencazione dettagliata dei principi fondamentali. L’adeguamento dei principi

generali alla realtà avviene attraverso l’opera delle istituzioni comunitarie che, in virtù dei poteri legislativi ed

amministrativi attribuiti loro dai trattati istitutivi, emanano gli atti giuridici delle Comunità.

Diritto comunitario derivato Insieme di norme giuridiche emanate dagli organi comunitari per la

realizzazione degli obiettivi definiti dai trattati.

Il Trattato istitutivo della Comunità europea (trattato quadro) si limita a definire i principi e gli obiettivi generali,

lasciando alle istituzioni ampi poteri circa la loro realizzazione attraverso l’emanazione di specifiche norme che sono

gerarchicamente subordinate ai trattati non potendo disattendere le norme ivi contenute.

Sono i trattati a precisare quale tipo di atto le istituzioni sono tenute ad adottare. Qualora non sia espressamente

indicato le istituzioni possono emanare il tipo di atto che considerano più opportuno.

Oltre gli atti elencati e disciplinati dal trattato esistono altri atti emanati dagli organi comunitari, gli atti atipici:

1. alcuni atti vincolanti (atti di autorizzazione e di concessione),

2. gli atti interni con i quali le istituzioni regolano il proprio funzionamento,

3. gli atti non vincolanti, quali proposte, richieste, dichiarazioni e programmi d’azione.

Per l’emanazione degli atti comunitari si rende necessaria l’esistenza di alcuni requisiti formali, quali la motivazione

e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee in ciascuna delle lingue ufficiali della Comunità.

Viene altresì richiesta l’indicazione della loro base giuridica, al fine di poter verificare la legittimità e la correttezza

della procedura osservata per la loro adozione, l’inosservanza può comportarne l'annullamento. 5 di 31

Gerarchia degli atti comunitari I trattati istitutivi non introducono alcuna forma di gerarchia tra gli atti

comunitari, né per diversità di rango né di valore formale. Il principale obiettivo della gerarchizzazione sarebbe di

assoggettare quelli di rango costituzionale, per i quali è previsto il voto all’unanimità, a procedure più complicate

rispetto agli altri atti legislativi che dettano la normativa di principio per settori e materie. Procedure ulteriormente

semplificate dovrebbero, invece, applicarsi agli atti di esecuzione.

Trattato quadro Definizione del Trattato istitutivo della Comunità economica europea che sottolinea la sua

caratteristica di trattato che fissa soltanto l’obiettivo ultimo cui mira, delegando ad altre disposizioni il compito di

definire le procedure di attuazione.

Le norme contenute nel trattato CEE erano dettagliate in riferimento ai tempi e alle modalità di attuazione solo per

quel che riguardava la realizzazione dell’unione doganale e l’istituzione di una tariffa doganale comune.

I padri fondatori dell’Europa comunitaria, infatti, avevano previsto un graduale trasferimento di sovranità dagli

organi nazionali alle istituzioni comunitarie sulla base di continui negoziati durante i quali si è cercato di mediare gli

interessi a volte contrastanti tra gli Stati e la Comunità europea.

Ratifica Atto con il quale uno Stato conferma la propria volontà di aderire ad un trattato internazionale e si

concretizza nell’approvazione del testo del trattato fatta dal competente organo costituzionale dello Stato: per l’Italia,

il Presidente della Repubblica, previa autorizzazione del Parlamento, ratifica i trattati internazionali.

La maggior parte degli accordi conclusi in ambito comunitario contengono una clausola che prevede l’entrata in

vigore del trattato solo a seguito della ratifica da parte di tutti gli Stati firmatari. Per evitare che l’accordo resti

inoperativo in attesa delle ratifiche di tutte le parti contraenti, è previsto che il trattato entri in vigore solo tra le parti

che hanno ratificato, lasciando la possibilità agli altri di aderirvi in un momento successivo.

Adesione all’unione europea La procedura di adesione di nuovi Stati all’Unione europea è disciplinata dal

Trattato di Maastricht. Le condizioni fondamentali per l’adesione sono due:

— appartenenza dello Stato al continente europeo;

— rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.

Inizia la procedura una richiesta indirizzata al Consiglio che, previa consultazione della Commissione e parere

conforme del Parlamento europeo, si pronuncia all’unanimità. Le successive negoziazioni, portano alla firma di un

accordo di adesione che necessita della ratifica di istituzioni comunitarie, Stati membri e Stati aderenti.

Principi generali posti alla base di qualunque trattativa per l’adesione di nuovi Stati membri:

l’adesione non può mutare l’essenza dell’Unione, né rinegoziare i trattati istitutivi;

● l’adesione comporta l’accettazione da parte dei nuovi Stati dell'acquis communautaire;

● l’adesione deve essere progressiva: in genere è previsto un periodo transitorio;

● l’adesione può comportare adattamenti istituzionali che non mutino obiettivi e politiche dell’Unione.

Acquis communautaire [Patrimonio della comunità] Insieme delle determinazioni di natura normativa, politica

e giurisprudenziale della Comunità adottate nelle varie fasi dell’integrazione europea, che i nuovi membri sono tenuti

ad accettare al momento della loro adesione.

Tra gli obiettivi che l’Unione si prefigge è annoverato quello di mantenere integralmente l’acquis comunitario e

svilupparlo al fine di valutare in quale misura si renda necessario rivedere le politiche e le forme di cooperazione

instaurate. Sviluppare l’acquis significa pertanto favorire il graduale passaggio dei settori affidati alla cooperazione

intergovernativa nell’ambito comunitario (cd. Comunitarizzazione).

Revisione dei trattati La procedura di revisione dei trattati comunitari si attiva quando il governo di qualsiasi Stato

membro o la Commissione sottopongono al Consiglio progetti intesi a modificare i trattati su cui è fondata l’Unione.

Consultati il Parlamento, all’occorrenza la Commissione e la Banca Centrale europea, il Presidente del Consiglio,

dopo aver espresso parere favorevole in tal senso, convoca una conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati

membri (CIG), al fine di stabilire le modifiche da apportare ai trattati. Gli emendamenti così adottati, entreranno in

vigore dopo essere stati ratificati dagli Stati membri conformemente alle loro rispettive norme costituzionali.

Accordi misti Sono così denominati gli accordi conclusi dalle istituzioni comunitarie che, per la loro entrata

in vigore, necessitano delle ratifiche sia da parte delle istituzioni comunitarie che di ciascuno Stato.

In genere si tratta di accordi stipulati con Stati terzi o di accordi stipulati in settori nei quali la competenza

comunitaria non è esclusiva, ma condivisa con i singoli Stati membri. 6 di 31

Principi generali di diritto comunitario

L’individuazione dei principi generali di diritto comunitario è avvenuta ad opera della Corte di Giustizia che ha

colmato alcune lacune normative presenti nei trattati comunitari, dato il loro carattere prettamente economico.

La Corte di Giustizia ha affermato: i principi generali del diritto sono parte integrante dell’ordinamento

comunitario soltanto nella misura in cui sono collegati a situazioni disciplinate dal diritto comunitario.

I principi generali si pongono al vertice delle fonti di diritto comunitario rientrando nella categoria del diritto

comunitario originario: non possono essere disattesi dalle istituzioni comunitarie né dagli Stati membri.

La Corte di Giustizia è l’unica istituzione competente ad interpretare le norme comunitarie, ricorrendo ai

principi generali e colmando in tal modo le lacune del diritto comunitario.

Si suole distinguere i principi generali in due categorie:

1. principi generali di diritto mutuati dai sistemi giuridici nazionali che, essendo comuni ad ogni

ordinamento giuridico, rappresentano la base comune dell’ordinamento comunitario. Tra di essi si suole

ricordare: la certezza del diritto, la irretroattività della legge penale, la proporzionalità dell’azione

amministrativa, il rispetto dei diritti quesiti, l’affidamento dei terzi in buona fede, la forza maggiore etc.;

2. principi generali propri del diritto comunitario. I principi di solidarietà tra gli Stati membri, della

preferenza comunitaria, del primato del diritto comunitario, del mutuo riconoscimento, della diretta

applicabilità del diritto comunitario, dell’equilibrio istituzionale etc.

Il nucleo centrale dei principi generali, però, è quello che riguarda la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo.

Principio del primato del diritto comunitario quel principio per cui in caso di conflitto, di contraddizione o di

incompatibilità tra norme di diritto comunitario e norme nazionali, le prime prevalgono sulle seconde.

Se una disposizione interna dovesse prevalere sulla norma comunitaria i diritti attribuiti ai singoli dall’ordina-mento

comunitario non troverebbero alcuna tutela. Il principio fu affermato per la prima volta nella celebre sentenza del

1964, Costa c. Enel. In quell’occasione la Corte sostenne che:

— con l’istituzione della Comunità gli Stati membri hanno limitato, sia pure in campi circoscritti, i loro poteri

sovrani e creato un complesso di diritto vincolante per i loro cittadini e per loro stessi;

— tale limitazione di sovranità ha come corollario l’impossibilità per gli Stati di far prevalere contro tale

ordinamento un provvedimento unilaterale ulteriore.

Il giudice nazionale “ha l’obbligo di garantire la piena efficacia di tali norme, disapplicando all’occorrenza, di

propria iniziativa, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale, anche posteriore, senza

doverne chiedere o attendere la previa rimozione”.

Diretta applicabilità del diritto comunitario è lo stesso trattato che prevede che i regolamenti siano

obbligatori in tutti i loro elementi e direttamente applicabili in ciascuno degli Stati membri.

Le singole disposizioni dei Trattati istitutivi, nonché le direttive e le decisioni; in questi casi la diretta applicabilità è

stata riconosciuta soltanto attraverso una costante giurisprudenza della Corte di Giustizia.

La Corte si è pronunciata per la diretta applicabilità allorquando:

— l’interpretazione di norme nazionali che disciplinano materie oggetto di direttive comunitarie è dubbia;

— la direttiva chiarisce il contenuto di un obbligo già previsto dal trattato;

— in caso di inerzia dello Stato gli individui possono invocare la direttiva per gli effetti che questa si propone.

In ogni caso l’efficacia diretta delle direttive riguarda sempre i rapporti tra i cittadini e lo Stato, la Corte ha ribadito

l’assenza di qualsiasi effetto orizzontale delle direttive, vale a dire la possibilità che queste possano esplicare effetti

tra privati pur mancando una disposizione nazionale di recepimento.

Principio di legittimo affidamento il ragionevole affidamento suscitato nei terzi da una situazione apparente-mente

corrispondente a quella reale è meritevole di tutela. È stato usato come eccezione del principio della certezza del

diritto; è ad esempio il caso dell’efficacia nel tempo degli atti, che non può essere retroattiva in ossequio al principio

della certezza, ma che può essere oggetto di una deroga quando “lo esiga lo scopo da conseguire e purché sia fatto

salvo il legittimo affidamento degli interessati”.

Principio della certezza del diritto possibilità di conoscere la valutazione concreta operata dal diritto positivo con

riferimento alle azioni compiute; implica la conoscibilità a priori delle norme giuridiche da osservare.

In ambito comunitario l’aspetto principale del principio in esame attiene alla trasparenza delle attività

dell’amministrazione, che deve rivolgersi ai cittadini comunitari con una normativa chiara, facilmente comprensibile

e prevedibile nella sua applicazione. Lo stesso è richiesto alle amministrazioni nazionali. 7 di 31

Principio di sussidiarietà introdotto dal Trattato di Maastricht, in base al quale la Comunità interviene in quei

settori che non sono di sua esclusiva competenza solo quando la sua azione è considerata più efficace di quella

intrapresa a livello nazionale, regionale o locale, senza andare oltre quanto necessario per il raggiungimento degli

obiettivi fissati.

L’intervento della Comunità in via sussidiaria è soggetto a diversi presupposti:

1. è previsto solo per le materie che non rientrano nella competenza esclusiva della CE, con lo scopo di

promuovere la cooperazione tra gli Stati membri o se necessario per completare la loro azione;

2. la Comunità potrà intervenire sempre che l’azione prevista abbia una dimensione europea;

3. vi dovrà essere la presunzione dell’insufficienza degli Stati a risolvere lo specifico problema;

4. la presunzione dell’esigenza dell’intervento comunitario per una migliore soluzione dello stesso.

Il principio ha una portata ambivalente. Da un lato è volto a salvaguardare l’ambito di competenza statale

contro ogni ingerenza comunitaria non necessaria: dall’altro si pone come principio che giustifica l’intervento

della Comunità anche in aree sino ad oggi riservate alla competenza degli Stati membri.

Il Trattato di Amsterdam ha introdotto alcuni principi guida sulla base dei quali procedere alla valutazione delle

condizioni atte a consentire l’intervento suppletivo da parte della Comunità:

1. la questione in esame deve presentare aspetti transnazionali, che l’azione degli Stati membri non sia in grado

di regolare in modo esauriente;

2. l’azione degli Stati comprometterebbe le prescrizioni del trattato o gli interessi degli Stati membri;

3. l’intervento comunitario conseguirebbe risultati più vantaggiosi rispetto alle azioni degli Stati membri.

Teoria dei Poteri impliciti teoria inizialmente elaborata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti e poi accolta anche

dalla Corte di Giustizia delle Comunità. Secondo tale teoria un organo internazionale può utilizzare tutti i mezzi a

sua disposizione per raggiungere gli scopi previsti dal trattato istitutivo dell’organizzazione stessa, anche quando tali

mezzi non sono espressamente previsti nel testo del trattato.

Nel Trattato istitutivo della Comunità europea è stato inserito un articolo che richiama la teoria dei poteri impliciti. I

poteri riconosciuti dalla norma sono subordinati all’esistenza di due condizioni indispensabili:

— l’azione deve essere necessaria per raggiungere uno degli scopi della Comunità;

— l’azione deve servire al funzionamento del mercato comune.

Principio di proporzionalità l’azione della Comunità non va oltre quanto necessario per il raggiungimento degli

obiettivi posti dal Trattato. Così, in materia di libera circolazione delle persone non devono essere imposte condizioni

eccessive per garantire l’esercizio della libertà di soggiorno, né sanzioni sproporzionate per il mancato rispetto di

quelle formalità che fungono da ostacoli alla libera circolazione.

Il criterio in esame prevede anche una gradazione tra i mezzi a disposizione delle istituzioni. L’autorità comunitaria

dovrà preferire un atto non vincolante a uno vincolante e lo strumento della direttiva solo per il risultato da

raggiungere, lasciando poi agli organi nazionali la scelta di forma e mezzi di intervento.

Principio di leale cooperazione pone a carico degli Stati membri l’onere di assicurare l’esecuzione degli

obblighi comunitari derivanti dal trattato o dagli atti delle istituzioni della Comunità, facilitando a quest’ultima

l’assolvimento dei compiti ed astenendosi dal porre in essere misure che possano compromettere la realizzazione

degli scopi del trattato.

Si è precisato che soggetti al principio di leale cooperazione sono anche le istituzioni comunitarie, che si impegnano

dando la loro collaborazione agli Stati ed in particolare agli organi giudiziari nazionali. 8 di 31

Istituzioni Comunitarie

Parlamento europeo è l'Istituzione di espressione democratica e di controllo dell'Unione europea e

rappresenta i 500 milioni di cittadini dei 27 Stati che ormai fanno parte dell'Unione.

Eletto a suffragio universale a partire dal 1979, si compone di 785 deputati di cui 78 eletti in Italia.

Organizzazione: Il Presidente è il rappresentante istituzionale del Parlamento europeo: apre, sospende e chiude le

sedute dell'Assemblea plenaria. Inoltre, rappresenta il Parlamento europeo nelle relazioni internazionali, cerimonie,

atti amministrativi, giudiziari e finanziari.

Le venti commissioni permanenti del Parlamento, e le eventuali sottocommissioni e commissioni temporanee, che

coprono tutti i settori di attività dell'Unione europea preparano i lavori da presentare in Aula. Il Parlamento può

creare inoltre commissioni di inchiesta su questioni specifiche di grande impatto sull'opinione pubblica.

Poteri: Il Parlamento europeo esercita tre poteri fondamentali: il potere di bilancio, il potere legislativo e di

controllo democratico sull'Esecutivo. Più precisamente, condivide con il Consiglio il potere di bilancio e decide in

ultima istanza sulle spese non obbligatorie (non previste espressamente dai Trattati).

Partecipa pienamente al processo legislativo comunitario. Nel tempo i suoi poteri si sono notevolmente accresciuti e

il Parlamento è passato da una partecipazione unicamente consultiva alla codecisione che, in numerosi settori, lo

pone su un piano di parità con il Consiglio.

Il Parlamento partecipa al processo di revisione e all'elaborazione dei Trattati.

I poteri di controllo del Parlamento possono così suddividersi:

— controllo sugli atti delle istituzioni. Per quanto riguarda il Consiglio, tale controllo riguarda essenzialmente il

bilancio comunitario, mentre quello esercitato sulla Commissione ha per oggetto la Relazione generale che tale

istituzione è tenuta a presentare annualmente al Parlamento;

— controllo sul bilancio;

— controllo sulle istituzioni. Nei confronti della Commissione, il Parlamento dispone di un effettivo strumento di

controllo giuridico rappresentato dalla mozione di censura; sul Consiglio, invece, esercita un controllo politico

attraverso pareri consultivi e interrogazioni;

— controllo sull’apparato amministrativo. Si tratta di forme di controllo volte a salvaguardare i diritti dei membri

della Comunità, siano essi Stati, persone fisiche o persone giuridiche.

La sessione del Parlamento ha durata annuale. Il quorum per la validità della seduta è di un terzo dei membri del

Parlamento. All’inizio della sessione viene eletto il Presidente, che dirige i dibattiti e gode di vasti poteri

disciplinari, e l’Ufficio di Presidenza. Le deliberazioni sono adottate a maggioranza assoluta dei suffragi

espressi, a meno che i trattati non dispongano diversamente.

Procedura di consultazione È uno dei procedimenti di formazione degli atti comunitari che prevede la

consultazione del Parlamento prima dell’adozione, da parte del Consiglio, di un atto normativo.

La consultazione parlamentare può essere sia obbligatoria che facoltativa, a seconda delle previsioni del Trattato.

Essa comporta l’emanazione di un parere da parte del Parlamento che non è mai vincolante né per la

Commissione, né per il Consiglio. In realtà, la procedura di consultazione realizza un equilibrio istituzionale tra la

Commissione (organo proponente), il Consiglio (organo decisionale) e il Parlamento.

La Corte ha affermato che:

— la consultazione del Parlamento è obbligatoria, un atto può essere impugnato se realizzato con una procedura che

non prevede la consultazione, potendo sceglierne una che la prevede;

— non è sufficiente che il Consiglio abbia chiesto al Parlamento il suo parere. Se il Parlamento non adempie entro un

ragionevole periodo di tempo, non potrà obiettare al Consiglio l’inosservanza della procedura;

— il parere deve essere dato su di un testo che nella sostanza rispecchi quello successivamente adottato. Se

quest’ultimo intende apportare modifiche sostanziali all’atto, è necessaria una nuova consultazione.

Il Trattato sull’Unione europea ha ampliato i settori sottoposti alla procedura di consultazione includendovi, tra le

altre materie, le modalità di esercizio di voto dei cittadini dell’Unione, la politica industriale, alcune misure relative

all’unione economica e monetaria, la politica dei visti.

Il Trattato di Amsterdam ha sottratto alla procedura di consultazione la disciplina legislativa di diversi settori,

prevedendo l’applicazione della procedura di codecisione, che attribuisce al Parlamento un ruolo molto più incisivo

nell’ambito dell’iter legislativo. 9 di 31

Procedura di codecisione Rappresenta un’assoluta novità in campo legislativo in quanto, per la prima volta, il

Parlamento europeo e il Consiglio sono posti sullo stesso piano. Si articola nelle seguenti fasi:

1a fase, la proposta legislativa della Commissione viene presentata al Consiglio e al Parlamento che formula

 un proprio parere. Se il parere non contiene emendamenti o il Consiglio accetta le modifiche proposte l’atto può

essere immediatamente adottato saltando le successive fasi. Altrimenti il Consiglio deli-bera a maggioranza

qualificata una posizione comune poi sottoposta al Parlamento che può entro tre mesi:

1. approvare o non pronunciarsi, il Consiglio adotterà l’atto in base alla posizione comune;

2. emendare la posizione comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri. Il Consiglio, entro il termine di tre

mesi dalla ricezione degli emendamenti, può sia approvare gli stessi ed adottare il testo così emendato, sia

avviare una procedura di conciliazione;

3. respingere la posizione comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri. Anche in questo caso è previsto

l’avvio di una procedura di conciliazione;

2a fase. In questa fase interviene il Comitato di conciliazione, composto dai membri del Consiglio e dai

 rappresentanti del Parlamento europeo. Esso ha il compito di predisporre un testo di compromesso, alla cui

stesura partecipa anche la Commissione con funzioni di mediatore. Se non è possibile raggiungere questo

compromesso, allora il testo è definitivamente abbandonato. Qualora sia predisposto un testo comune può essere

adottato dal Consiglio (a maggioranza qualificata) e dal Parlamento (a maggioranza assoluta) nel termine di 6

settimane dalla scadenza del tempo concesso al Comitato di conciliazione

Procedura di cooperazione La procedura di cooperazione è stata introdotta dall’Atto unico europeo e confermata

dal Trattato sull’Unione europea. Essa è stata istituita per aumentare il potere del Parlamento che può, in tal modo,

apportare modifiche alle posizioni comuni del Consiglio, sebbene a quest’ultimo compete comunque la decisione

finale, è stata quasi completamente abolita dal Trattato di Amsterdam che ha ridotto il campo di applicazione alla

sola politica monetaria, sottoponendo gli altri settori alla procedura di codecisione.

Prevede una doppia lettura del Parlamento in merito agli atti che il Consiglio deve emanare.

1 Durante la prima lettura, il Parlamento esamina una proposta della Commissione ed esprime in proposito un

parere, accompagnato da eventuali proposte di modifica.

2 La Commissione valuta tali modifiche e trasmette la proposta al Consiglio

3 Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, adotta una posizione comune.

4 Il Parlamento in fase di seconda lettura può:

4.1 approvare o non pronunciarsi entro il termine stabilito.

4.1.1 il Consiglio a maggioranza qualificata adotta l’atto in base alla posizione comune.

4.1.2 o all’unanimità se l’atto si discosta dalla proposta originaria;

4.2 rigettare il testo adottato dal Consiglio, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

4.2.1 il Consiglio votando all’unanimità potrà adottare l’originaria posizione comune. Questa regola

amplia notevolmente l’influenza del Parlamento; è difficile, infatti, che il Consiglio riesca ad adottare

all’unanimità una proposta che inizialmente era stata votata a maggioranza qualificata e che è stata

anche respinta dal Parlamento;

4.3 apportare emendamenti a maggioranza assoluta alla posizione comune del Consiglio.

4.3.1 la Commissione riesamina entro un mese la posizione comune e la ritrasmette al Consiglio,

corredata delle modifiche proposte dal Parlamento che ha ritenuto di accogliere. In merito a quelle

rigettate, la Commissione deve indicare i motivi di tale rifiuto.

5 Ricevuta la proposta riesaminata dalla Commissione, il Consiglio può, entro tre mesi:

5.1 adottare la proposta riesaminata deliberando a maggioranza qualificata;

5.2 adottare all’unanimità l’originaria posizione comune senza gli emendamenti del Parlamento;

5.3 modificare la proposta riesaminata ed adottare l’atto deliberando all’unanimità.

Fino a quando il Consiglio non ha deciso, la Commissione può modificare o ritirare la sua proposta.

Petizione Istanza rivolta al Parlamento europeo su materie rientranti nel campo d’azione della Comunità europea

o in materie che la riguardano direttamente. Legittimati attivi sono i cittadini dell’Unione europea nonché ogni

persona fisica o giuridica che risiede o abbia la propria sede in uno degli Stati membri: il diritto può essere esercitato

sia a titolo individuale, che a titolo collettivo.

Non si richiedono requisiti formali per redigere la petizione, purché essa contenga le generalità del richiedente sia

scritta in maniera chiara e leggibile, sia firmata e redatta in una delle lingue ufficiali della Comunità.

Una volta ricevuta il Parlamento la trasmette alla Commissione per le petizioni che ne valuta la pertinenza,

dopodiché la Commissione deciderà le misure da adottare ed informati, con motivazione, i proponenti. 10 di 31

P rocedura del parere conforme Introdotta dall’Atto unico europeo, consente al Parlamento europeo di esprimere

il proprio accordo o disaccordo in merito all’approvazione di determinati atti proposti dal Consiglio.

In sostanza il Consiglio non può validamente legiferare in alcune materie se il Parlamento, che delibera a

maggioranza assoluta dei suoi membri, non concorda pienamente con il contenuto dell’atto. In mancanza di tale

parere favorevole, infatti, l’atto non può essere adottato. L’ambito di applicazione include:

1. Accordi con Stati terzi 5. Procedura uniforme per l’elezione del Parlamento europeo

2. Adesione di nuovi Stati 6. Vigilanza BCE

3. Emendamenti Statuto SEBC 7. Violazione dei diritti umani

4. Fondi strutturali

Iniziativa dell’iniziativa Espressione che indica la facoltà riconosciuta al Parlamento europeo di richiedere (a

maggioranza dei suoi membri) alla Commissione la presentazione di adeguate proposte su questioni che necessitano

dell’emanazione di un atto comunitario; è stata introdotta dal Trattato di Maastricht.

Mediatore europeo Figura introdotta con il Trattato di Maastricht, il mediatore è nominato dopo ogni elezione del

Parlamento europeo per la durata della legislatura e dispone di un mandato rinnovabile. Egli esercita le sue funzioni

in piena indipendenza; per tutta la durata del suo mandato non può esercitare alcuna altra attività professionale; è

abilitato a ricevere le denunce di qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia sede in uno Stato

membro, e di qualsiasi cittadino dell’Unione, riguardanti i casi di cattiva amministrazione da parte degli

organi comunitari, salvo comunque l’esercizio delle funzioni giurisdizionali da parte della Corte di giustizia e del

Tribunale di primo grado. È cattiva amministrazione quando un’istituzione omette di compiere un atto dovuto, opera

in modo irregolare o in maniera illegittima.

La denuncia può essere presentata al mediatore in una delle lingue ufficiali dell’Unione. La denuncia deve essere

presentata entro 2 anni dalla data in cui si è avuta conoscenza dei fatti, dall'interessato o da terzi.

Di propria iniziativa, ovvero sulla base delle denunce presentategli, il mediatore compie le indagini necessarie e,

qualora constati un caso di cattiva amministrazione, ne investe l’autorità interessata che, entro 3 mesi, dovrà

pronunciarsi con un parere. Egli trasmette quindi una relazione al Parlamento europeo ed all’istituzione interessata,

mentre la persona che ha sporto denuncia viene informata dei risultati dell’indagine;

Annualmente inoltre presenta al Parlamento europeo una relazione sui risultati delle sue indagini.

Mozione di censura Provvedimento con il quale il Parlamento esprime il proprio parere negativo sull’operato della

Commissione. Può essere approvata quando abbia riportato la maggioranza dei due terzi dei voti espressi.

In conseguenza dell’adozione del provvedimento, i membri della Commissione saranno tenuti a dimettersi.

È da notare che i membri della Commissione nominati per sostituire quelli “sfiduciati” durano in carica non cinque

anni (termine normale), ma fino alla data in cui sarebbe scaduto il mandato dei dimissionari.

Posizione comune Si parla di posizione comune quando è stata raggiunta una convergenza di vedute su

determinate questioni. Rappresenta una fase dell’iter della procedura di cooperazione e di codecisione, la posizione

comune elaborata dal Consiglio rappresenta il risultato del compromesso raggiunto dagli Stati.

Nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune e relativamente alla cooperazione di polizia e giudiziaria in

materia penale le posizioni comuni “definiscono l’approccio dell’Unione su una questione particolare di natura

geografica o tematica. Scopo dell’adozione della posizione comune è quello di fissare dei vincoli alle politiche

nazionali dei singoli Stati membri; questi ultimi, infatti, sono tenuti a conformare le posizioni nazionali a quelle

definite nell’ambito della posizione comune.

Motivazione degli atti comunitari Requisito formale necessario per l’emanazione di tutti gli atti vincolanti

comunitari. In mancanza di tale requisito, l’atto sarebbe viziato e potrebbe essere dichiarato nullo.

La motivazione deve indicare la base giuridica dell’atto(le norme che ne consentono l’emanazione). 11 di 31

Commissione delle Comunità europee Elabora proposte per nuove leggi da sottoporre al Parlamento europeo e

al Consiglio. Costituisce l’organo esecutivo dell’UE ed è responsabile dell’attuazione delle decisioni di Parlamento e

Consiglio. È composta da 27 membri, uno per ogni Stato. I membri della Commissione si impegnano ad agire

nell’interesse generale dell’Unione e a non ricevere istruzioni dai governi nazionali. Viene nominata una nuova

Commissione, entro sei mesi dalle elezioni del Parlamento europeo secondo la procedura:

1. i governi degli Stati membri stabiliscono insieme il Presidente della nuova Commissione;

2. il Presidente designato della Commissione viene quindi approvato dal Parlamento;

3. il Presidente designato, di comune accordo con i governi degli Stati membri, sceglie gli altri membri;

4. il Consiglio approva a maggioranza qualificata l’elenco dei candidati e lo comunica al Parlamento;

5. il Parlamento procede all’audizione di ogni candidato e vota un parere sull’intero collegio;

6. la Commissione viene nominata dal Consiglio a maggioranza qualificata.

La Commissione è politicamente responsabile dinanzi al Parlamento, che può deciderne la destituzione

mediante l’adozione di una mozione di censura. Ogni singolo membro della Commissione è tenuto a dimettersi su

richiesta del presidente a condizione che ci sia l’approvazione degli altri commissari.

La Commissione partecipa a tutte le sedute del Parlamento, durante le quali è tenuta a chiarire e motivare le

sue politiche. Risponde inoltre alle interrogazioni scritte e orali poste dagli eurodeputati.

La Commissione europea assolve quattro funzioni fondamentali:

1. propone gli atti legislativi al Parlamento e al Consiglio;

Ha il “diritto d’iniziativa”, ossia la competenza esclusiva a redigere proposte di atti normativi europei che dovrà

poi presentare al Parlamento e al Consiglio. Propone un atto comunitario solo se reputa che gli obiet-tivi da

raggiungere non possano essere efficacemente realizzati con interventi nazionali, regionali o locali. Il principio

consistente nell’agire al livello meno elevato possibile viene chiamato “principio di sussidiarietà”.

2. dirige ed esegue le strategie politiche e il bilancio dell’Unione;

In qualità di organo esecutivo dell’Unione europea, è responsabile della gestione del bilancio comunitario. Ha

inoltre il compito di gestire le politiche adottate dal Parlamento e dal Consiglio.

In base alla politica della concorrenza può autorizzare o vietare fusioni societarie.

Vigila che gli stati non sovvenzionino attività produttive nazionali in modo da alterare la libera concorrenza.

3. vigila sull’applicazione del diritto europeo (insieme con la Corte di giustizia);

Opera in qualità di “custode dei trattati”. Spetta ad essa e alla Corte di giustizia garantire che il diritto europeo sia

correttamente applicato in tutti gli Stati membri. Avvia il cosiddetto “procedimento d’infrazione” inviando una

lettera e fissando un termine entro il quale il governo è tenuto ad una risposta dettagliata. Se non basta è vede

obbligata a deferire il caso alla Corte di giustizia che può infliggere sanzioni pecuniarie. Le sentenze della Corte

sono vincolanti per gli Stati membri e le istituzioni dell’UE.

4. rappresenta l’Unione europea a livello internazionale.

È un importante portavoce dell’UE. Grazie ad essa, gli Stati membri possono infatti esprimersi “con una sola

voce”. La Commissione è competente anche a negoziare accordi internazionali per conto dell’UE.

Spetta al presidente della Commissione decidere quale commissario sarà responsabile di una determinata politica e

procedere eventualmente a un “rimpasto” delle competenze durante il mandato.

Il personale della Commissione è organizzato secondo dipartimenti, denominati “direzioni generali” (DG), e

“servizi” (come il servizio giuridico). Ogni DG è responsabile di un determinato settore e opera sotto la guida di un

direttore generale, che risponde a sua volta ad un commissario. Il coordinamento generale è garantito dal Segretariato

generale, che sovrintende anche all’organizzazione delle riunioni settimanali della Commissione. Il Segretariato fa

capo al segretario generale, il quale risponde direttamente al presidente.

Codice di condotta Regole di condotta o pratiche uniformi elaborate da organismi internazionali o da singoli Stati,

particolarmente diffuse nei rapporti economici internazionali.

In ambito comunitario, il Codice di condotta è stato utilizzato per codificare alcune disposizioni relative

all’esercizio delle funzioni dei commissari europei. La Commissione ha adottato,nel '99 un programma:

1. il Codice di condotta dei commissari; mira ad eliminare qualsiasi rischio di conflitti di interessi, evidenziando

le attività esterne (come le attività professionali remunerate) e gli interessi finanziari e patrimoniali che

potrebbero mettere in pericolo la loro indipendenza

2. il Codice di condotta riguardante le relazioni fra i commissari e i servizi; stabilisce le modalità di lavoro utili

per un più facile coordinamento dell’istituzione.

3. il Codice di condotta sulle regole deontologiche dei funzionari. Enuncia i principi:

divieto del cumulo delle cariche elettive e direzione contemporanea di partiti politici europei;

 obbligo di dichiarazione del patrimonio e del reddito proprio e delle mogli dei commissari.

 12 di 31

Iniziativa legislativa Potere di proporre l’adozione di atti giuridici, spetta alla Commissione europea.

Le proposte della Commissione devono contenere la motivazione nonché menzionare tutti i pareri obbligatori o

facoltativi richiesti per l’adozione di un atto in quel determinato settore.

1 La proposta viene sottoposta, assieme ad una relazione introduttiva, alla approvazione del Consiglio.

1.1 Quest’ultimo accerta la necessità di sottoporre la proposta all’esame di altre istituzioni comunitarie.

1.2 La proposta della Commissione, eventualmente modificata dai pareri delle istituzioni intervenute, viene

discussa dal gruppo di lavoro di esperti e dal COREPER.

1.3 Se il Consiglio concorda con la Commissione l’atto è adottato con le modalità previste dal trattato.

2 Nel caso in cui intende respingerla ed elaborare un testo ex novo o intende apportarvi delle modifiche deve

necessariamente adottare l’atto all’unanimità.

La Commissione può modificare la proposta in qualunque momento, prima della deliberazione del Consiglio.

Alle sedute del Consiglio partecipa anche un membro della Commissione, che può su richiesta del Consiglio

procedere a modifiche della proposta. Nella prassi la Commissione non solo elabora il progetto di atto normativo, ma

accompagna spesso tale disegno con una serie di possibili modifiche che ritiene accettabili.

Comitati consultivi Sono organismi consultivi previsti dai trattati, con lo scopo di coadiuvare la Commissione

delle Comunità europee nel suo operato. I comitati previsti dal Trattato CE sono:

— il Comitato economico e sociale (v. CES);

— il Comitato consultivo in materia di trasporti;

— il Comitato economico e finanziario;

— il Comitato di gestione del Fondo sociale europeo;

— il Comitato speciale per la politica commerciale.

Il loro parere non è comunque vincolante per la Commissione, la quale può liberamente discostarsene.

Esistono inoltre altri comitati non previsti dai trattati, istituiti per far fronte ad esigenze sopravvenute.

CES Comitato Economico e Sociale Organismo consultivo previsto dai Trattati è composto di rappresentanti

delle varie categorie della vita economica e sociale, in particolare dei produttori, agricoltori, vettori, lavoratori,

commercianti e artigiani, nonché delle libere professioni e degli interessi generali.

Il Consiglio nomina i rappresentanti. Il loro mandato è rinnovabile ed ha la durata di quattro anni.

I funzionari non sono portatori degli interessi della loro categoria, ma agiscono con garanzia di imparzialità.

L’autonomia di quest’organo è altresì valorizzata dalla previsione che il regolamento interno non sia più

approvato dal Consiglio all’unanimità.

La consultazione del Comitato può essere obbligatoria o facoltativa, a seconda se sia prevista o meno dai trattati; essa

si concreta in pareri che non sono mai vincolanti ma tecnici.

Comitato consultivo in materia di trasporti è un organo, formato da esperti designati dagli Stati membri, che

svolge una funzione consultiva per la Commissione.

Comitato economico e finanziario Il Comitato formula pareri su richiesta del Consiglio e della Commissione; segue

la situazione economico-finanziaria degli Stati membri e degli Stati non partecipanti all’area dell’euro e riferisce in

merito al Consiglio e alla Commissione; esamina almeno una volta l’anno la situazione relativa ai movimenti di

capitale; prepara i lavori dell’ECOFIN.

La Commissione e la Banca centrale europea nominano ciascuno non più di due membri del Comitato e due

supplenti: si tratta di alti funzionari delle Banche centrali, della BCE e dei Ministeri delle finanze e del tesoro.

Comitato di gestione del Fondo sociale europeo assiste la Commissione nella gestione amministrativa del Fondo

sociale europeo, è composto da due rappresentanti del governo, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle

organizzazioni dei datori di lavoro per ogni Stato membro. I componenti sono nominati dal Consiglio, su

proposta della Commissione e durano in carica tre anni con mandato rinnovabile.

I pareri sono trasmessi alla Commissione che informa il Comitato del modo in cui ne ha tenuto conto.

Comitato speciale per la politica commerciale assiste la Commissione europea nella conclusione di accordi

commerciali con altri Stati o con organizzazioni internazionali. È composto da rappresentanti degli Stati membri e

presieduto dal membro dello Stato che ricopre la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione. 13 di 31

Consiglio dell'unione europea è il principale organo decisionale dell’UE. Rappresenta gli Stati membri.

È composto dal ministro competente di ciascuno degli Stati membri. Esiste in 9 diverse configurazioni:

1. Affari generali e relazioni esterne 5. Concorrenza

2. Affari economici e finanziari (ECOFIN) 6. Trasporti, telecomunicazioni ed energia

3. Giustizia e affari interni (GAI) 7. Agricoltura e pesca

4. Occupazione, politica sociale, salute e tutela dei 8. Ambiente

consumatori 9. Istruzione, gioventù e cultura

Ciascun ministro del Consiglio è autorizzato a impegnare il proprio governo

I presidenti e/o i primi ministri degli Stati membri, insieme al Presidente della Commissione europea, si riuniscono in

sede di Consiglio europeo fino a quattro volte all’anno. Questi vertici fissano la politica generale dell’UE e risolvono

questioni che non potrebbero trovare soluzione a un livello inferiore

Il Consiglio ha sei responsabilità principali:

1. approvare leggi, unitamente al Parlamento, in molti settori;

2. coordinare le politiche economiche generali degli Stati membri;

3. concludere accordi internazionali tra l’UE e altri Stati o organizzazioni internazionali;

4. approvare il bilancio dell’UE insieme al Parlamento europeo;

5. elaborare la politica estera e di sicurezza comune dell'UE;

6. coordinare la cooperazione fra i tribunali e forze di polizia nazionali in materia penale.

Le decisioni in sede di Consiglio vengono prese mediante voto. Quanto più numerosa è la popolazione di un paese,

tanto maggiore è il numero di voti di cui tale paese dispone; le cifre sono tuttavia ponderate a favore dei paesi con

meno abitanti.

Presidenza del Consiglio Carica con durata semestrale assegnata a turno agli Stati membri. Ha il compito di:

1. rappresentare il Consiglio nelle trattative con organismi esterni e con le altre istituzioni comunitarie;

2. organizzare (in collaborazione con il Segretario del Consiglio) e presiedere a tutte le riunioni dei gruppi del

Consiglio. Esercita in questo modo una intensa attività di controllo sulla frequenza delle riunioni, sulle

discussioni in seno ad esse, e sull’ordine del giorno;

3. assicurare coerenza, continuità e sviluppo politico attraverso la cooperazione tra la precedente, l’attuale e la

successiva Presidenza;

4. promuovere iniziative ed operare affinché queste siano oggetto di consensi.

Consiglio europeo spetta a quest’organo dare “all’Unione l’impulso necessario al suo sviluppo e ne definisce gli

orientamenti politici generali”. Il Consiglio riunisce almeno due volte l’anno i capi di Stato e di governo nonché

il Presidente della Commissione.

Esercita poteri decisionali negli ambiti:

— unione economica e monetaria;

— politica estera e di sicurezza comune

— cooperazione rafforzata;

— sanzioni a carico degli Stati che non rispettano i diritti umani;

— livelli di occupazione.

ECOFIN Consiglio dei ministri dell’economia e delle finanze Denominazione del Consiglio dell’Unione Europea

quando riunisce i Ministri dell’economia e delle finanze degli Stati membri. Ssvolge un ruolo di rilievo nell’ambito

della politica monetaria delle Comunità, condiviso con la BCE.

Ad esso spetta infatti il compito di ricondurre ad unità le politiche economiche comunitarie. 14 di 31


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Caggiano Giandonato.

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