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Principio di sussidiarietà introdotto dal Trattato di Maastricht, in base al quale la Comunità interviene in quei

settori che non sono di sua esclusiva competenza solo quando la sua azione è considerata più efficace di quella

intrapresa a livello nazionale, regionale o locale, senza andare oltre quanto necessario per il raggiungimento degli

obiettivi fissati.

L’intervento della Comunità in via sussidiaria è soggetto a diversi presupposti:

1. è previsto solo per le materie che non rientrano nella competenza esclusiva della CE, con lo scopo di

promuovere la cooperazione tra gli Stati membri o se necessario per completare la loro azione;

2. la Comunità potrà intervenire sempre che l’azione prevista abbia una dimensione europea;

3. vi dovrà essere la presunzione dell’insufficienza degli Stati a risolvere lo specifico problema;

4. la presunzione dell’esigenza dell’intervento comunitario per una migliore soluzione dello stesso.

Il principio ha una portata ambivalente. Da un lato è volto a salvaguardare l’ambito di competenza statale

contro ogni ingerenza comunitaria non necessaria: dall’altro si pone come principio che giustifica l’intervento

della Comunità anche in aree sino ad oggi riservate alla competenza degli Stati membri.

Il Trattato di Amsterdam ha introdotto alcuni principi guida sulla base dei quali procedere alla valutazione delle

condizioni atte a consentire l’intervento suppletivo da parte della Comunità:

1. la questione in esame deve presentare aspetti transnazionali, che l’azione degli Stati membri non sia in grado

di regolare in modo esauriente;

2. l’azione degli Stati comprometterebbe le prescrizioni del trattato o gli interessi degli Stati membri;

3. l’intervento comunitario conseguirebbe risultati più vantaggiosi rispetto alle azioni degli Stati membri.

Teoria dei Poteri impliciti teoria inizialmente elaborata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti e poi accolta anche

dalla Corte di Giustizia delle Comunità. Secondo tale teoria un organo internazionale può utilizzare tutti i mezzi a

sua disposizione per raggiungere gli scopi previsti dal trattato istitutivo dell’organizzazione stessa, anche quando tali

mezzi non sono espressamente previsti nel testo del trattato.

Nel Trattato istitutivo della Comunità europea è stato inserito un articolo che richiama la teoria dei poteri impliciti. I

poteri riconosciuti dalla norma sono subordinati all’esistenza di due condizioni indispensabili:

— l’azione deve essere necessaria per raggiungere uno degli scopi della Comunità;

— l’azione deve servire al funzionamento del mercato comune.

Principio di proporzionalità l’azione della Comunità non va oltre quanto necessario per il raggiungimento degli

obiettivi posti dal Trattato. Così, in materia di libera circolazione delle persone non devono essere imposte condizioni

eccessive per garantire l’esercizio della libertà di soggiorno, né sanzioni sproporzionate per il mancato rispetto di

quelle formalità che fungono da ostacoli alla libera circolazione.

Il criterio in esame prevede anche una gradazione tra i mezzi a disposizione delle istituzioni. L’autorità comunitaria

dovrà preferire un atto non vincolante a uno vincolante e lo strumento della direttiva solo per il risultato da

raggiungere, lasciando poi agli organi nazionali la scelta di forma e mezzi di intervento.

Principio di leale cooperazione pone a carico degli Stati membri l’onere di assicurare l’esecuzione degli

obblighi comunitari derivanti dal trattato o dagli atti delle istituzioni della Comunità, facilitando a quest’ultima

l’assolvimento dei compiti ed astenendosi dal porre in essere misure che possano compromettere la realizzazione

degli scopi del trattato.

Si è precisato che soggetti al principio di leale cooperazione sono anche le istituzioni comunitarie, che si impegnano

dando la loro collaborazione agli Stati ed in particolare agli organi giudiziari nazionali. 8 di 31

Istituzioni Comunitarie

Parlamento europeo è l'Istituzione di espressione democratica e di controllo dell'Unione europea e

rappresenta i 500 milioni di cittadini dei 27 Stati che ormai fanno parte dell'Unione.

Eletto a suffragio universale a partire dal 1979, si compone di 785 deputati di cui 78 eletti in Italia.

Organizzazione: Il Presidente è il rappresentante istituzionale del Parlamento europeo: apre, sospende e chiude le

sedute dell'Assemblea plenaria. Inoltre, rappresenta il Parlamento europeo nelle relazioni internazionali, cerimonie,

atti amministrativi, giudiziari e finanziari.

Le venti commissioni permanenti del Parlamento, e le eventuali sottocommissioni e commissioni temporanee, che

coprono tutti i settori di attività dell'Unione europea preparano i lavori da presentare in Aula. Il Parlamento può

creare inoltre commissioni di inchiesta su questioni specifiche di grande impatto sull'opinione pubblica.

Poteri: Il Parlamento europeo esercita tre poteri fondamentali: il potere di bilancio, il potere legislativo e di

controllo democratico sull'Esecutivo. Più precisamente, condivide con il Consiglio il potere di bilancio e decide in

ultima istanza sulle spese non obbligatorie (non previste espressamente dai Trattati).

Partecipa pienamente al processo legislativo comunitario. Nel tempo i suoi poteri si sono notevolmente accresciuti e

il Parlamento è passato da una partecipazione unicamente consultiva alla codecisione che, in numerosi settori, lo

pone su un piano di parità con il Consiglio.

Il Parlamento partecipa al processo di revisione e all'elaborazione dei Trattati.

I poteri di controllo del Parlamento possono così suddividersi:

— controllo sugli atti delle istituzioni. Per quanto riguarda il Consiglio, tale controllo riguarda essenzialmente il

bilancio comunitario, mentre quello esercitato sulla Commissione ha per oggetto la Relazione generale che tale

istituzione è tenuta a presentare annualmente al Parlamento;

— controllo sul bilancio;

— controllo sulle istituzioni. Nei confronti della Commissione, il Parlamento dispone di un effettivo strumento di

controllo giuridico rappresentato dalla mozione di censura; sul Consiglio, invece, esercita un controllo politico

attraverso pareri consultivi e interrogazioni;

— controllo sull’apparato amministrativo. Si tratta di forme di controllo volte a salvaguardare i diritti dei membri

della Comunità, siano essi Stati, persone fisiche o persone giuridiche.

La sessione del Parlamento ha durata annuale. Il quorum per la validità della seduta è di un terzo dei membri del

Parlamento. All’inizio della sessione viene eletto il Presidente, che dirige i dibattiti e gode di vasti poteri

disciplinari, e l’Ufficio di Presidenza. Le deliberazioni sono adottate a maggioranza assoluta dei suffragi

espressi, a meno che i trattati non dispongano diversamente.

Procedura di consultazione È uno dei procedimenti di formazione degli atti comunitari che prevede la

consultazione del Parlamento prima dell’adozione, da parte del Consiglio, di un atto normativo.

La consultazione parlamentare può essere sia obbligatoria che facoltativa, a seconda delle previsioni del Trattato.

Essa comporta l’emanazione di un parere da parte del Parlamento che non è mai vincolante né per la

Commissione, né per il Consiglio. In realtà, la procedura di consultazione realizza un equilibrio istituzionale tra la

Commissione (organo proponente), il Consiglio (organo decisionale) e il Parlamento.

La Corte ha affermato che:

— la consultazione del Parlamento è obbligatoria, un atto può essere impugnato se realizzato con una procedura che

non prevede la consultazione, potendo sceglierne una che la prevede;

— non è sufficiente che il Consiglio abbia chiesto al Parlamento il suo parere. Se il Parlamento non adempie entro un

ragionevole periodo di tempo, non potrà obiettare al Consiglio l’inosservanza della procedura;

— il parere deve essere dato su di un testo che nella sostanza rispecchi quello successivamente adottato. Se

quest’ultimo intende apportare modifiche sostanziali all’atto, è necessaria una nuova consultazione.

Il Trattato sull’Unione europea ha ampliato i settori sottoposti alla procedura di consultazione includendovi, tra le

altre materie, le modalità di esercizio di voto dei cittadini dell’Unione, la politica industriale, alcune misure relative

all’unione economica e monetaria, la politica dei visti.

Il Trattato di Amsterdam ha sottratto alla procedura di consultazione la disciplina legislativa di diversi settori,

prevedendo l’applicazione della procedura di codecisione, che attribuisce al Parlamento un ruolo molto più incisivo

nell’ambito dell’iter legislativo. 9 di 31

Procedura di codecisione Rappresenta un’assoluta novità in campo legislativo in quanto, per la prima volta, il

Parlamento europeo e il Consiglio sono posti sullo stesso piano. Si articola nelle seguenti fasi:

1a fase, la proposta legislativa della Commissione viene presentata al Consiglio e al Parlamento che formula

 un proprio parere. Se il parere non contiene emendamenti o il Consiglio accetta le modifiche proposte l’atto può

essere immediatamente adottato saltando le successive fasi. Altrimenti il Consiglio deli-bera a maggioranza

qualificata una posizione comune poi sottoposta al Parlamento che può entro tre mesi:

1. approvare o non pronunciarsi, il Consiglio adotterà l’atto in base alla posizione comune;

2. emendare la posizione comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri. Il Consiglio, entro il termine di tre

mesi dalla ricezione degli emendamenti, può sia approvare gli stessi ed adottare il testo così emendato, sia

avviare una procedura di conciliazione;

3. respingere la posizione comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri. Anche in questo caso è previsto

l’avvio di una procedura di conciliazione;

2a fase. In questa fase interviene il Comitato di conciliazione, composto dai membri del Consiglio e dai

 rappresentanti del Parlamento europeo. Esso ha il compito di predisporre un testo di compromesso, alla cui

stesura partecipa anche la Commissione con funzioni di mediatore. Se non è possibile raggiungere questo

compromesso, allora il testo è definitivamente abbandonato. Qualora sia predisposto un testo comune può essere

adottato dal Consiglio (a maggioranza qualificata) e dal Parlamento (a maggioranza assoluta) nel termine di 6

settimane dalla scadenza del tempo concesso al Comitato di conciliazione

Procedura di cooperazione La procedura di cooperazione è stata introdotta dall’Atto unico europeo e confermata

dal Trattato sull’Unione europea. Essa è stata istituita per aumentare il potere del Parlamento che può, in tal modo,

apportare modifiche alle posizioni comuni del Consiglio, sebbene a quest’ultimo compete comunque la decisione

finale, è stata quasi completamente abolita dal Trattato di Amsterdam che ha ridotto il campo di applicazione alla

sola politica monetaria, sottoponendo gli altri settori alla procedura di codecisione.

Prevede una doppia lettura del Parlamento in merito agli atti che il Consiglio deve emanare.

1 Durante la prima lettura, il Parlamento esamina una proposta della Commissione ed esprime in proposito un

parere, accompagnato da eventuali proposte di modifica.

2 La Commissione valuta tali modifiche e trasmette la proposta al Consiglio

3 Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, adotta una posizione comune.

4 Il Parlamento in fase di seconda lettura può:

4.1 approvare o non pronunciarsi entro il termine stabilito.

4.1.1 il Consiglio a maggioranza qualificata adotta l’atto in base alla posizione comune.

4.1.2 o all’unanimità se l’atto si discosta dalla proposta originaria;

4.2 rigettare il testo adottato dal Consiglio, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

4.2.1 il Consiglio votando all’unanimità potrà adottare l’originaria posizione comune. Questa regola

amplia notevolmente l’influenza del Parlamento; è difficile, infatti, che il Consiglio riesca ad adottare

all’unanimità una proposta che inizialmente era stata votata a maggioranza qualificata e che è stata

anche respinta dal Parlamento;

4.3 apportare emendamenti a maggioranza assoluta alla posizione comune del Consiglio.

4.3.1 la Commissione riesamina entro un mese la posizione comune e la ritrasmette al Consiglio,

corredata delle modifiche proposte dal Parlamento che ha ritenuto di accogliere. In merito a quelle

rigettate, la Commissione deve indicare i motivi di tale rifiuto.

5 Ricevuta la proposta riesaminata dalla Commissione, il Consiglio può, entro tre mesi:

5.1 adottare la proposta riesaminata deliberando a maggioranza qualificata;

5.2 adottare all’unanimità l’originaria posizione comune senza gli emendamenti del Parlamento;

5.3 modificare la proposta riesaminata ed adottare l’atto deliberando all’unanimità.

Fino a quando il Consiglio non ha deciso, la Commissione può modificare o ritirare la sua proposta.

Petizione Istanza rivolta al Parlamento europeo su materie rientranti nel campo d’azione della Comunità europea

o in materie che la riguardano direttamente. Legittimati attivi sono i cittadini dell’Unione europea nonché ogni

persona fisica o giuridica che risiede o abbia la propria sede in uno degli Stati membri: il diritto può essere esercitato

sia a titolo individuale, che a titolo collettivo.

Non si richiedono requisiti formali per redigere la petizione, purché essa contenga le generalità del richiedente sia

scritta in maniera chiara e leggibile, sia firmata e redatta in una delle lingue ufficiali della Comunità.

Una volta ricevuta il Parlamento la trasmette alla Commissione per le petizioni che ne valuta la pertinenza,

dopodiché la Commissione deciderà le misure da adottare ed informati, con motivazione, i proponenti. 10 di 31

P

rocedura del parere conforme Introdotta dall’Atto unico europeo, consente al Parlamento europeo di esprimere

il proprio accordo o disaccordo in merito all’approvazione di determinati atti proposti dal Consiglio.

In sostanza il Consiglio non può validamente legiferare in alcune materie se il Parlamento, che delibera a

maggioranza assoluta dei suoi membri, non concorda pienamente con il contenuto dell’atto. In mancanza di tale

parere favorevole, infatti, l’atto non può essere adottato. L’ambito di applicazione include:

1. Accordi con Stati terzi 5. Procedura uniforme per l’elezione del Parlamento europeo

2. Adesione di nuovi Stati 6. Vigilanza BCE

3. Emendamenti Statuto SEBC 7. Violazione dei diritti umani

4. Fondi strutturali

Iniziativa dell’iniziativa Espressione che indica la facoltà riconosciuta al Parlamento europeo di richiedere (a

maggioranza dei suoi membri) alla Commissione la presentazione di adeguate proposte su questioni che necessitano

dell’emanazione di un atto comunitario; è stata introdotta dal Trattato di Maastricht.

Mediatore europeo Figura introdotta con il Trattato di Maastricht, il mediatore è nominato dopo ogni elezione del

Parlamento europeo per la durata della legislatura e dispone di un mandato rinnovabile. Egli esercita le sue funzioni

in piena indipendenza; per tutta la durata del suo mandato non può esercitare alcuna altra attività professionale; è

abilitato a ricevere le denunce di qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia sede in uno Stato

membro, e di qualsiasi cittadino dell’Unione, riguardanti i casi di cattiva amministrazione da parte degli

organi comunitari, salvo comunque l’esercizio delle funzioni giurisdizionali da parte della Corte di giustizia e del

Tribunale di primo grado. È cattiva amministrazione quando un’istituzione omette di compiere un atto dovuto, opera

in modo irregolare o in maniera illegittima.

La denuncia può essere presentata al mediatore in una delle lingue ufficiali dell’Unione. La denuncia deve essere

presentata entro 2 anni dalla data in cui si è avuta conoscenza dei fatti, dall'interessato o da terzi.

Di propria iniziativa, ovvero sulla base delle denunce presentategli, il mediatore compie le indagini necessarie e,

qualora constati un caso di cattiva amministrazione, ne investe l’autorità interessata che, entro 3 mesi, dovrà

pronunciarsi con un parere. Egli trasmette quindi una relazione al Parlamento europeo ed all’istituzione interessata,

mentre la persona che ha sporto denuncia viene informata dei risultati dell’indagine;

Annualmente inoltre presenta al Parlamento europeo una relazione sui risultati delle sue indagini.

Mozione di censura Provvedimento con il quale il Parlamento esprime il proprio parere negativo sull’operato della

Commissione. Può essere approvata quando abbia riportato la maggioranza dei due terzi dei voti espressi.

In conseguenza dell’adozione del provvedimento, i membri della Commissione saranno tenuti a dimettersi.

È da notare che i membri della Commissione nominati per sostituire quelli “sfiduciati” durano in carica non cinque

anni (termine normale), ma fino alla data in cui sarebbe scaduto il mandato dei dimissionari.

Posizione comune Si parla di posizione comune quando è stata raggiunta una convergenza di vedute su

determinate questioni. Rappresenta una fase dell’iter della procedura di cooperazione e di codecisione, la posizione

comune elaborata dal Consiglio rappresenta il risultato del compromesso raggiunto dagli Stati.

Nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune e relativamente alla cooperazione di polizia e giudiziaria in

materia penale le posizioni comuni “definiscono l’approccio dell’Unione su una questione particolare di natura

geografica o tematica. Scopo dell’adozione della posizione comune è quello di fissare dei vincoli alle politiche

nazionali dei singoli Stati membri; questi ultimi, infatti, sono tenuti a conformare le posizioni nazionali a quelle

definite nell’ambito della posizione comune.

Motivazione degli atti comunitari Requisito formale necessario per l’emanazione di tutti gli atti vincolanti

comunitari. In mancanza di tale requisito, l’atto sarebbe viziato e potrebbe essere dichiarato nullo.

La motivazione deve indicare la base giuridica dell’atto(le norme che ne consentono l’emanazione). 11 di 31

Commissione delle Comunità europee Elabora proposte per nuove leggi da sottoporre al Parlamento europeo e

al Consiglio. Costituisce l’organo esecutivo dell’UE ed è responsabile dell’attuazione delle decisioni di Parlamento e

Consiglio. È composta da 27 membri, uno per ogni Stato. I membri della Commissione si impegnano ad agire

nell’interesse generale dell’Unione e a non ricevere istruzioni dai governi nazionali. Viene nominata una nuova

Commissione, entro sei mesi dalle elezioni del Parlamento europeo secondo la procedura:

1. i governi degli Stati membri stabiliscono insieme il Presidente della nuova Commissione;

2. il Presidente designato della Commissione viene quindi approvato dal Parlamento;

3. il Presidente designato, di comune accordo con i governi degli Stati membri, sceglie gli altri membri;

4. il Consiglio approva a maggioranza qualificata l’elenco dei candidati e lo comunica al Parlamento;

5. il Parlamento procede all’audizione di ogni candidato e vota un parere sull’intero collegio;

6. la Commissione viene nominata dal Consiglio a maggioranza qualificata.

La Commissione è politicamente responsabile dinanzi al Parlamento, che può deciderne la destituzione

mediante l’adozione di una mozione di censura. Ogni singolo membro della Commissione è tenuto a dimettersi su

richiesta del presidente a condizione che ci sia l’approvazione degli altri commissari.

La Commissione partecipa a tutte le sedute del Parlamento, durante le quali è tenuta a chiarire e motivare le

sue politiche. Risponde inoltre alle interrogazioni scritte e orali poste dagli eurodeputati.

La Commissione europea assolve quattro funzioni fondamentali:

1. propone gli atti legislativi al Parlamento e al Consiglio;

Ha il “diritto d’iniziativa”, ossia la competenza esclusiva a redigere proposte di atti normativi europei che dovrà

poi presentare al Parlamento e al Consiglio. Propone un atto comunitario solo se reputa che gli obiet-tivi da

raggiungere non possano essere efficacemente realizzati con interventi nazionali, regionali o locali. Il principio

consistente nell’agire al livello meno elevato possibile viene chiamato “principio di sussidiarietà”.

2. dirige ed esegue le strategie politiche e il bilancio dell’Unione;

In qualità di organo esecutivo dell’Unione europea, è responsabile della gestione del bilancio comunitario. Ha

inoltre il compito di gestire le politiche adottate dal Parlamento e dal Consiglio.

In base alla politica della concorrenza può autorizzare o vietare fusioni societarie.

Vigila che gli stati non sovvenzionino attività produttive nazionali in modo da alterare la libera concorrenza.

3. vigila sull’applicazione del diritto europeo (insieme con la Corte di giustizia);

Opera in qualità di “custode dei trattati”. Spetta ad essa e alla Corte di giustizia garantire che il diritto europeo sia

correttamente applicato in tutti gli Stati membri. Avvia il cosiddetto “procedimento d’infrazione” inviando una

lettera e fissando un termine entro il quale il governo è tenuto ad una risposta dettagliata. Se non basta è vede

obbligata a deferire il caso alla Corte di giustizia che può infliggere sanzioni pecuniarie. Le sentenze della Corte

sono vincolanti per gli Stati membri e le istituzioni dell’UE.

4. rappresenta l’Unione europea a livello internazionale.

È un importante portavoce dell’UE. Grazie ad essa, gli Stati membri possono infatti esprimersi “con una sola

voce”. La Commissione è competente anche a negoziare accordi internazionali per conto dell’UE.

Spetta al presidente della Commissione decidere quale commissario sarà responsabile di una determinata politica e

procedere eventualmente a un “rimpasto” delle competenze durante il mandato.

Il personale della Commissione è organizzato secondo dipartimenti, denominati “direzioni generali” (DG), e

“servizi” (come il servizio giuridico). Ogni DG è responsabile di un determinato settore e opera sotto la guida di un

direttore generale, che risponde a sua volta ad un commissario. Il coordinamento generale è garantito dal Segretariato

generale, che sovrintende anche all’organizzazione delle riunioni settimanali della Commissione. Il Segretariato fa

capo al segretario generale, il quale risponde direttamente al presidente.

Codice di condotta Regole di condotta o pratiche uniformi elaborate da organismi internazionali o da singoli Stati,

particolarmente diffuse nei rapporti economici internazionali.

In ambito comunitario, il Codice di condotta è stato utilizzato per codificare alcune disposizioni relative

all’esercizio delle funzioni dei commissari europei. La Commissione ha adottato,nel '99 un programma:

1. il Codice di condotta dei commissari; mira ad eliminare qualsiasi rischio di conflitti di interessi, evidenziando

le attività esterne (come le attività professionali remunerate) e gli interessi finanziari e patrimoniali che

potrebbero mettere in pericolo la loro indipendenza

2. il Codice di condotta riguardante le relazioni fra i commissari e i servizi; stabilisce le modalità di lavoro utili

per un più facile coordinamento dell’istituzione.

3. il Codice di condotta sulle regole deontologiche dei funzionari. Enuncia i principi:

divieto del cumulo delle cariche elettive e direzione contemporanea di partiti politici europei;

 obbligo di dichiarazione del patrimonio e del reddito proprio e delle mogli dei commissari.

 12 di 31

Iniziativa legislativa Potere di proporre l’adozione di atti giuridici, spetta alla Commissione europea.

Le proposte della Commissione devono contenere la motivazione nonché menzionare tutti i pareri obbligatori o

facoltativi richiesti per l’adozione di un atto in quel determinato settore.

1 La proposta viene sottoposta, assieme ad una relazione introduttiva, alla approvazione del Consiglio.

1.1 Quest’ultimo accerta la necessità di sottoporre la proposta all’esame di altre istituzioni comunitarie.

1.2 La proposta della Commissione, eventualmente modificata dai pareri delle istituzioni intervenute, viene

discussa dal gruppo di lavoro di esperti e dal COREPER.

1.3 Se il Consiglio concorda con la Commissione l’atto è adottato con le modalità previste dal trattato.

2 Nel caso in cui intende respingerla ed elaborare un testo ex novo o intende apportarvi delle modifiche deve

necessariamente adottare l’atto all’unanimità.

La Commissione può modificare la proposta in qualunque momento, prima della deliberazione del Consiglio.

Alle sedute del Consiglio partecipa anche un membro della Commissione, che può su richiesta del Consiglio

procedere a modifiche della proposta. Nella prassi la Commissione non solo elabora il progetto di atto normativo, ma

accompagna spesso tale disegno con una serie di possibili modifiche che ritiene accettabili.

Comitati consultivi Sono organismi consultivi previsti dai trattati, con lo scopo di coadiuvare la Commissione

delle Comunità europee nel suo operato. I comitati previsti dal Trattato CE sono:

— il Comitato economico e sociale (v. CES);

— il Comitato consultivo in materia di trasporti;

— il Comitato economico e finanziario;

— il Comitato di gestione del Fondo sociale europeo;

— il Comitato speciale per la politica commerciale.

Il loro parere non è comunque vincolante per la Commissione, la quale può liberamente discostarsene.

Esistono inoltre altri comitati non previsti dai trattati, istituiti per far fronte ad esigenze sopravvenute.

CES Comitato Economico e Sociale Organismo consultivo previsto dai Trattati è composto di rappresentanti

delle varie categorie della vita economica e sociale, in particolare dei produttori, agricoltori, vettori, lavoratori,

commercianti e artigiani, nonché delle libere professioni e degli interessi generali.

Il Consiglio nomina i rappresentanti. Il loro mandato è rinnovabile ed ha la durata di quattro anni.

I funzionari non sono portatori degli interessi della loro categoria, ma agiscono con garanzia di imparzialità.

L’autonomia di quest’organo è altresì valorizzata dalla previsione che il regolamento interno non sia più

approvato dal Consiglio all’unanimità.

La consultazione del Comitato può essere obbligatoria o facoltativa, a seconda se sia prevista o meno dai trattati; essa

si concreta in pareri che non sono mai vincolanti ma tecnici.

Comitato consultivo in materia di trasporti è un organo, formato da esperti designati dagli Stati membri, che

svolge una funzione consultiva per la Commissione.

Comitato economico e finanziario Il Comitato formula pareri su richiesta del Consiglio e della Commissione; segue

la situazione economico-finanziaria degli Stati membri e degli Stati non partecipanti all’area dell’euro e riferisce in

merito al Consiglio e alla Commissione; esamina almeno una volta l’anno la situazione relativa ai movimenti di

capitale; prepara i lavori dell’ECOFIN.

La Commissione e la Banca centrale europea nominano ciascuno non più di due membri del Comitato e due

supplenti: si tratta di alti funzionari delle Banche centrali, della BCE e dei Ministeri delle finanze e del tesoro.

Comitato di gestione del Fondo sociale europeo assiste la Commissione nella gestione amministrativa del Fondo

sociale europeo, è composto da due rappresentanti del governo, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle

organizzazioni dei datori di lavoro per ogni Stato membro. I componenti sono nominati dal Consiglio, su

proposta della Commissione e durano in carica tre anni con mandato rinnovabile.

I pareri sono trasmessi alla Commissione che informa il Comitato del modo in cui ne ha tenuto conto.

Comitato speciale per la politica commerciale assiste la Commissione europea nella conclusione di accordi

commerciali con altri Stati o con organizzazioni internazionali. È composto da rappresentanti degli Stati membri e

presieduto dal membro dello Stato che ricopre la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione. 13 di 31

Consiglio dell'unione europea è il principale organo decisionale dell’UE. Rappresenta gli Stati membri.

È composto dal ministro competente di ciascuno degli Stati membri. Esiste in 9 diverse configurazioni:

1. Affari generali e relazioni esterne 5. Concorrenza

2. Affari economici e finanziari (ECOFIN) 6. Trasporti, telecomunicazioni ed energia

3. Giustizia e affari interni (GAI) 7. Agricoltura e pesca

4. Occupazione, politica sociale, salute e tutela dei 8. Ambiente

consumatori 9. Istruzione, gioventù e cultura

Ciascun ministro del Consiglio è autorizzato a impegnare il proprio governo

I presidenti e/o i primi ministri degli Stati membri, insieme al Presidente della Commissione europea, si riuniscono in

sede di Consiglio europeo fino a quattro volte all’anno. Questi vertici fissano la politica generale dell’UE e risolvono

questioni che non potrebbero trovare soluzione a un livello inferiore

Il Consiglio ha sei responsabilità principali:

1. approvare leggi, unitamente al Parlamento, in molti settori;

2. coordinare le politiche economiche generali degli Stati membri;

3. concludere accordi internazionali tra l’UE e altri Stati o organizzazioni internazionali;

4. approvare il bilancio dell’UE insieme al Parlamento europeo;

5. elaborare la politica estera e di sicurezza comune dell'UE;

6. coordinare la cooperazione fra i tribunali e forze di polizia nazionali in materia penale.

Le decisioni in sede di Consiglio vengono prese mediante voto. Quanto più numerosa è la popolazione di un paese,

tanto maggiore è il numero di voti di cui tale paese dispone; le cifre sono tuttavia ponderate a favore dei paesi con

meno abitanti.

Presidenza del Consiglio Carica con durata semestrale assegnata a turno agli Stati membri. Ha il compito di:

1. rappresentare il Consiglio nelle trattative con organismi esterni e con le altre istituzioni comunitarie;

2. organizzare (in collaborazione con il Segretario del Consiglio) e presiedere a tutte le riunioni dei gruppi del

Consiglio. Esercita in questo modo una intensa attività di controllo sulla frequenza delle riunioni, sulle

discussioni in seno ad esse, e sull’ordine del giorno;

3. assicurare coerenza, continuità e sviluppo politico attraverso la cooperazione tra la precedente, l’attuale e la

successiva Presidenza;

4. promuovere iniziative ed operare affinché queste siano oggetto di consensi.

Consiglio europeo spetta a quest’organo dare “all’Unione l’impulso necessario al suo sviluppo e ne definisce gli

orientamenti politici generali”. Il Consiglio riunisce almeno due volte l’anno i capi di Stato e di governo nonché

il Presidente della Commissione.

Esercita poteri decisionali negli ambiti:

— unione economica e monetaria;

— politica estera e di sicurezza comune

— cooperazione rafforzata;

— sanzioni a carico degli Stati che non rispettano i diritti umani;

— livelli di occupazione.

ECOFIN Consiglio dei ministri dell’economia e delle finanze Denominazione del Consiglio dell’Unione Europea

quando riunisce i Ministri dell’economia e delle finanze degli Stati membri. Ssvolge un ruolo di rilievo nell’ambito

della politica monetaria delle Comunità, condiviso con la BCE.

Ad esso spetta infatti il compito di ricondurre ad unità le politiche economiche comunitarie. 14 di 31

Atti giuridici comunitari

Atti vincolanti Gli atti comunitari giuridicamente vincolanti per gli Stati membri sono:

1. i regolamenti comunitari, i quali hanno una portata generale, essendo indirizzati a tutti gli Stati membri, e

direttamente applicabili;

2. le direttive, possono avere portata individuale o generale, vincolano i destinatari solo riguardo il risultato da

raggiungere lasciando alla loro discrezione la scelta dei mezzi;

3. le decisioni, hanno una portata individuale, vale a dire che sono indirizzate a singoli Stati membri e sono

obbligatorie in tutti i loro elementi.

Regolamenti comunitari Sono atti vincolanti emanati dalle istituzioni comunitarie e si caratterizzano per tre

elementi fondamentali

: hanno portata generale

, essendo indirizzati a tutti i soggetti giuridici comunitari, sono

obbligatori in tutti i loro elementi e sono direttamente applicabili

. Rappresentano pertanto tipiche norme self-

executing, cioè operanti senza atti di adattamento da parte degli ordinamenti statali.

La Corte di Giustizia ha, con giurisprudenza costante, contribuito a delineare il significato della diretta applicabilità

dei regolamenti, sottolineando l’illiceità di misure nazionali di trasformazione.

Il processo di formazione dei regolamenti è abbastanza complesso; essi in genere sono emanati dal Consiglio su

proposta della Commissione.

Al processo di formazione di tali atti viene associato anche il Parlamento, attraverso le varie procedure.

Il principale requisito formale previsto dai Trattati per i regolamenti è la motivazione.

Laddove è previsto, devono essere richiesti anche i pareri di altre istituzioni come il Consiglio economico e sociale

ed il Comitato delle Regioni.

I regolamenti sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee ed entrano in vigore dopo un periodo

di vacatio legis di 20 giorni, a meno che una data diversa non sia stata indicata nel regolamento stesso.

Direttiva È un atto vincolante delle istituzioni comunitarie vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto

riguarda il risultato da raggiungere. Requisiti formali della direttiva sono:

1. la portata individuale. Esse hanno come destinatari gli Stati membri. A tal proposito si distinguono in:

a) generali, se indirizzate a tutti gli Stati membri;

b) individuali o particolari, se indirizzate ad uno o ad alcuni di essi;

2. l’obbligatorietà di risultato. A differenza dei regolamenti e delle decisioni, impongono solo l’obbligo di

raggiungere un risultato, lasciando liberi gli Stati di adottare le misure dagli stessi ritenute opportune;

3. la motivazione. Le direttive devono essere motivate e devono riferirsi ai pareri obbligatori o alle proposte

previsti dal Trattato.

A causa del loro carattere individuale questi atti devono essere notificati ai destinatari e acquistano efficacia dalla

data della notifica o da una data successiva, se indicata. Le direttive fissano un termine per la loro attuazione. Se gli

Stati entro detto termine non adottano le misure di esecuzione, commettono una violazione.

Non hanno efficacia diretta, cioè non producono diritti ed obblighi che i giudici nazionali devono far osservare.

Perciò la dottrina sostiene che le direttive non sono direttamente applicabili, ma hanno un’efficacia mediata

attraverso i provvedimenti che gli Stati intenderanno adottare.

Si può ritenere che si possa parlare di efficacia diretta delle direttive quando queste ultime:

1. impongono al destinatario del provvedimento di tenere un comportamento di carattere negativo: in tal caso,

infatti, non è necessario nessun provvedimento di esecuzione;

2. ribadiscono un obbligo già previsto dal Trattato, specificandone solo la portata e i tempi di attuazione;

3. contengono con precisione le norme interne che gli Stati sono tenuti ad adottare.

La cosiddetta Legge La Pergola, ha stabilito le norme generali del sistema di recepimento delle direttive comunitarie

e ha disposto l’emanazione della legge comunitaria.

Decisione la decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati.

Corrisponde, in sostanza, all’atto amministrativo dei sistemi giuridici nazionali e rappresenta lo strumento utilizzato

dalle istituzioni quando si vuole applicare il diritto comunitario a fattispecie concrete. La decisione crea, modifica od

estingue situazioni giuridiche in capo ai destinatari. Elementi essenziali di tale atto sono:

1. la portata individuale. La decisione è riferibile ai singoli destinatari, siano individui o Stati membri;

2. la motivazione. Per la Corte di Giustizia è sufficiente che la motivazione indichi le ragioni sulle quali l’atto è

fondato: ciò al fine di evitare abusi da parte delle istituzioni;

3. l’obbligatorietà in tutti i suoi elementi, sia in relazione al risultato che ai mezzi da utilizzare per raggiungere

l’obiettivo indicato.

Le decisioni sono emanate dalla Commissione, il Consiglio emana le decisioni indirizzate agli Stati membri.

Le decisioni, come le direttive, vengono notificate ai destinatari ed acquistano efficacia dalla data della notifica o da

15 di 31

altra data successiva, espressamente indicata.

Le disposizioni obbligano lo Stato destinatario ad avere un certo comportamento, lasciando poi allo stesso libertà di

scelta sulle modalità di attuazione della decisione; qualora invece quest’ultima contenga anche forme e mezzi di

esecuzione allora si può parlare di efficacia diretta.

Se le decisioni sono rivolte ad individui, siano essi persone fisiche che giuridiche, si può parlare di efficacia diretta

anche perché spetta all’istituzione che ha emesso l’atto, e non allo Stato membro di appartenenza del destinatario, il

compito di garantirne l’osservanza.

Le decisioni del Consiglio e della Commissione che comportano un obbligo pecuniario costituiscono titolo esecutivo

negli ordinamenti statali. Questo non vale per le decisioni rivolte agli Stati membri: in caso di mancata esecuzione, la

Commissione potrà esperire la procedura di infrazione per violazione del trattato.

L’unica condizione richiesta affinché la decisione possa essere fatta valere come titolo esecutivo è l’apposizione della

formula di esecuzione da parte dell’autorità nazionale designata, che procede ad una verifica dell’autenticità dell’atto

e che in Italia è il Ministero degli Esteri. 16 di 31

Atti non vincolanti

Oltre agli atti dotati di efficacia vincolante, le istituzioni comunitarie possono emanare due tipi di atti non vincolanti:

le raccomandazioni ed i pareri. Sia le raccomandazioni che i pareri possono avere come destinatari gli Stati membri,

le altre istituzioni comunitarie o i soggetti di diritto interno degli Stati membri.

Raccomandazione non sono sottoposte ad alcuna forma particolare, possono essere emanate dal Parlamento

europeo, dal Consiglio e dalla Commissione. Possono essere rivolte sia agli Stati membri, come di solito avviene,

che alle istituzioni comunitarie o ancora ai soggetti di diritto interno degli Stati membri.

La raccomandazione infatti, a differenza del parere, ha il preciso scopo di sollecitare il destinatario a tenere un

determinato comportamento giudicato più rispondente agli interessi comuni. L’efficacia non vincolante delle

raccomandazioni non implica, però, che esse siano totalmente sprovviste di alcun effetto giuridico. In dottrina si è

posto in evidenza come esse producano un effetto di liceità, nel senso che è da considerarsi pienamente lecito un atto,

di per sé illecito, posto in essere per rispettare una raccomandazione di un’istituzione.

Parere atto non vincolante emanato dalla Commissione delle Comunità europee, dal Consiglio, dal

Parlamento europeo, dalla Corte di Giustizia, dal Comitato economico e sociale e dal Comitato delle Regioni.

Tende a fissare il punto di vista dell'istituzione che lo emette su una specifica questione. Va distinto dal:

1. parere motivato, emesso dalla Commissione e relativo alla mancata osservanza degli obblighi incombenti su

uno Stato membro;

2. parere obbligatorio del Parlamento europeo, nell’ambito della procedura del parere conforme.

Analogamente alle raccomandazioni, i pareri non sono sottoposti ad alcuna forma specifica e possono essere

indirizzati sia agli Stati che alle altre istituzioni comunitarie o a soggetti di diritto interno degli Stati membri. La non

vincolatività dei pareri non significa che gli stessi siano privi di ogni rilevanza giuridica: infatti essi, nella misura in

cui riflettono la posizione della istituzione da cui promanano, determinano sempre una situazione di legittimo

affidamento nei destinatari, tutelabile davanti alla Corte di Giustizia.

Parere comune Atto formale che costituisce il risultato più concreto del dialogo sociale, nella ricerca di

soluzioni comuni che possano governare i rapidi cambiamenti sociali dovuti a fattori tecnologici e strutturali.

È un atto non vincolante e che non comporta particolari obblighi per le parti interessate, ma rappresenta l’espressione

di un orientamento comune su problematiche molto complesse raggiunto grazie ad un metodo di lavoro fondato sulla

paziente mediazione, sul compromesso e il consenso sociale.

I pareri comuni approvati dalle parti sociali hanno dato un significativo contributo alle strategie di promozione

dell’occupazione, incentivando la cooperazione tra gli Stati membri.

I pareri comuni, inoltre, hanno inteso promuovere la formazione a tutti i livelli: di base, iniziale, professionale e le

pari opportunità delle occasioni formative per le donne, interessandosi, altresì, alla trasparenza ed alla trasferibilità

delle qualifiche e dei diplomi professionali. 17 di 31

Pilastri dell’Unione europea

Espressione comunemente usata per descrivere la struttura tripolare dell’Unione europea così come delineata dal

Trattato di Maastricht. I tre pilastri che compongono il figurato tempio dell’Unione sono:

1. la dimensione comunitaria, disciplinata nei trattati istitutivi delle Comunità europee;

2. la politica estera e di sicurezza comune (PESC) disciplinata dal Trattato sull’Unione europea;

3. la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (CGAI).

La struttura a tempio è il risultato di un compromesso faticosamente raggiunto fra le volontà contrapposte degli Stati

membri al momento della firma del Trattato di Maastricht. Il risultato finale fu questa anomala struttura che

attribuisce alle diverse istituzioni ruoli diversi a seconda del pilastro in cui operano.

La principale differenza tra i tre pilastri è data dal fatto che per le politiche avviate nell’ambito del primo pilastro si

applica il cd. metodo comunitario, che marginalizza il ruolo dei governi nazionali a favore delle istituzioni

comunitarie. La collaborazione nell’ambito degli altri due pilastri è, invece, di carattere tipicamente intergovernativa,

attribuendo tutto il potere decisionale agli Stati membri.

Primo pilastro con questa espressione si fa riferimento ai meccanismi e alle politiche che rientrano nel campo

di attività delle tre Comunità create negli anni ’50. Per le politiche intraprese nell’ambito del primo pilastro gli Stati

membri hanno rinunciato alla propria sovranità, attribuendo una competenza esclusiva in materia alle istituzioni

comunitarie. In particolare la volontà degli Stati si manifesta in seno al Consiglio, che tuttavia può deliberare senza

raggiungere l’unanimità, diversamente da quanto avviene negli altri due pilastri.

Secondo pilastro indica la politica estera e di sicurezza comune (PESC).

La politica relativa al secondo pilastro, seppur gestita ancora al di fuori delle strutture istituzionali delle Comunità,

con il Trattato di Maastricht è entrata a far parte a pieno titolo degli obiettivi comunitari.

PESC [Politica Estera e di Sicurezza Comune] politica volta ad incentivare una maggiore cooperazione tra gli

Stati comunitari in materia di politica estera, sicurezza militare e predisposizione di una difesa comune.

Si prefigge i seguenti obiettivi:

1. salvaguardia dei valori comuni, degli interessi fondamentali, dell’indipendenza e dell’integrità dell’UE;

2. rafforzamento con ogni misura possibile dell’Unione e dei suoi Stati membri;

3. mantenimento della pace ed il rafforzamento della sicurezza internazionale;

4. promozione della cooperazione internazionale;

5. sviluppo e consolidamento della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti dell’uomo.

Il dispositivo istituzionale della PESC vede come principali attori:

1. Consiglio europeo, che definisce i principi e gli orientamenti generali nonché le strategie comuni;

2. Consiglio dell’Unione, adotta azioni e decisioni per la definizione e la messa in opera della PESC;

3. Commissione, è responsabile del coordinamento delle politiche comunitarie con la PESC;

4. Parlamento europeo rivolge interrogazioni o formula raccomandazioni al Consiglio;

5. Comitato politico, ha il compito di formulare pareri su ogni situazione internazionale e di controllare

l’attuazione delle politiche comunitarie in materia;

6. Alto rappresentante per la PESC, funzione attribuita al Segretario generale del Consiglio.

Terzo pilastro indica l’attuale cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. Nell’originaria

formulazione del Trattato di Maastricht (prima delle modifiche introdotte dal Trattato di Amsterdam) il terzo pilastro

riguardava la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (v. CGAI).

La caratteristica fondamentale del terzo pilastro è il metodo intergovernativo con cui vengono adottati gli atti

tutti scarsamente vincolanti ad eccezione delle convenzioni internazionali.

Rientrano attualmente nel suddetto pilastro: la lotta contro il terrorismo; la tratta degli esseri umani; i reati

contro i minori; il traffico di droga e armi; la lotta contro la corruzione e la lotta contro le frodi.

Il dispositivo istituzionale vede come attori:

— il Consiglio dell’Unione, cui è attribuito il potere decisionale;

— la Commissione, con un fondamentale potere di iniziativa condiviso con gli Stati membri;

— il Comitato di coordinamento, al quale spetta il compito di formulare pareri al Consiglio;

— il Parlamento europeo, deve essere consultato dal Consiglio prima dell’adozione degli atti;

— la Corte di Giustizia, con potere di controllo giurisdizionale sugli atti adottati dal Consiglio.

Il Trattato sull’Unione prevede l’adozione di: posizioni comuni; decisioni-quadro; decisioni e convenzioni. 18 di 31

Comunitarizzazione assorbimento in ambito comunitario di politiche in settori che prima erano svolte soltanto a

livello di cooperazione tra i governi nazionali. Con il trasferimento sotto l’ombrello comunitario le procedure sono

ben definite e la Corte di Giustizia è competente ad esercitare il proprio controllo giurisdizionale, queste garanzie

non sono invece presenti laddove gli Stati membri sono i soli arbitri delle decisioni assunte.

Metodo comunitario indica il procedimento istituzionale che utilizza i meccanismi tipici del primo pilastro

dell’Unione europea, a differenza dei trattati, gli atti comunitari si impongono agli Stati membri in virtù delle

disposizioni contenute nei trattati istitutivi; tale caratteristica è ulteriormente rafforzata dalla progressiva

affermazione del principio del primato del diritto comunitario.

Metodo intergovernativo definisce il sistema di funzionamento istituzionale proprio del secondo e del terzo

pilastro dell’Unione europea. La reticenza di molti Stati a delegare competenze da sempre considerate di esclusiva

competenza interna ad un organo sovranazionale ha difatti indotto gli estensori del Trattato di Maastricht ad

escludere la PESC e la CGAI dal quadro istituzionale della Comunità.

Tutti i meccanismi istituzionali tipici delle Comunità europee e tutti gli atti giuridici previsti dai trattati istitutivi non

possono essere adottati per le materie disciplinate esclusivamente dalla cooperazione intergovernativa.

In questi casi lo strumento principale di cooperazione rimane la convenzione internazionale, l’unico che

effettivamente risulta vincolante per gli Stati membri, vista anche la scarsa incidenza degli altri strumenti contemplati

(v. Azione comune; Strategia comune; Posizione comune; Cooperazione sistematica).

Azione comune indica la convergenza delle posizioni assunte dai vari Stati membri che porta alla definizione di

una strategia attribuibile alla Comunità nel suo insieme e non più a singoli Stati.

L’azione comune costituisce uno degli aspetti più significativi della PESC e della cooperazione di polizia e

giudiziaria in materia penale. La stessa deve:

— essere conforme agli obiettivi dell’Unione europea;

— tener conto dell’acquis communautaire;

— essere coerente con altre azioni o posizioni adottate dall’Unione.

Presupposto per un’azione comune è l’esistenza di interessi rilevanti comuni a tutti o parte degli Stati membri.

La procedura si articola in due fasi:

— definizione degli orientamenti generali da parte del Consiglio europeo;

— deliberazione all’unanimità, da parte del Consiglio dell’Unione europea.

Strategie comuni uno degli strumenti con il quale viene attuata la politica estera e di sicurezza comune.

Spetta al Consiglio europeo definire le strategie comuni; vengono fissati gli obiettivi, la durata nonché i mezzi

che devono essere messi a disposizione della strategia.

Le strategie comuni non erano previste nell’originaria formulazione del Trattato sull’Unione europea, ma sono state

introdotte dal Trattato di Amsterdam.

Cooperazione sistematica consolida un’antica prassi, in base alla quale gli Stati membri si consultavano e si

informavano reciprocamente su questioni di interesse generale, al fine di portare avanti azioni convergenti.

La cooperazione sistematica può consistere:

1. nell’informazione e concertazione reciproca, in sede di Consiglio dell’Unione europea, rispetto “a qualsiasi

questione di politica estera e di sicurezza di interesse generale” con la finalità di garantire che l’influenza

combinata degli Stati membri “si eserciti nel modo più efficace attraverso la convergenza delle loro azioni”;

2. nell’adozione di posizioni comuni, che il Consiglio potrà definire “ogni qualvolta lo ritenga necessario”;

3. nel coordinamento fra gli Stati membri nell’ambito delle organizzazioni internazionali.

Passerella comunitaria definisce la possibilità di procedere alla comunitarizzazione progressiva di settori

affidati alla cooperazione intergovernativa nell’ambito del terzo pilastro dell’Unione europea.

Il Trattato sull’Unione europea consente la comunitarizzazione delle azioni perseguite nell’ambito del terzo pilastro,

che potrebbero confluire nello stesso titolo del Trattato CE. 19 di 31

Corte di Giustizia delle Comunità europee assicura il rispetto del diritto comunitario nell'interpretazione e

nell’applicazione dei Trattati e degli atti normativi derivati. È unica per le tre Comunità.

È composta da 27 giudici e da 8 avvocati generali. I giudici e gli avvocati generali sono designati di comune

accordo dai governi degli Stati membri per un mandato di sei anni rinnovabile. Vengono scelti tra giuristi che

offrano tutte le garanzie di indipendenza e che soddisfino le condizioni richieste per l’esercizio, nei rispettivi

paesi, delle più elevate funzioni giurisdizionali, o in possesso di competenze notorie.

I giudici della Corte designano tra loro il presidente della Corte per un periodo rinnovabile di tre anni. Il presidente

dirige le attività e i servizi della Corte e presiede le udienze e le deliberazioni.

Il cancelliere è il segretario generale dell’istituzione, di cui dirige i servizi sotto l’autorità del presidente.

La Corte può riunirsi in seduta plenaria, in grande sezione (tredici giudici) o in sezioni composte da cinque o

tre giudici. La seduta plenaria viene adita in casi specifici previsti dallo Statuto della Corte e quando la Corte ritiene

che una causa rivesta un’eccezionale importanza. Essa si riunisce in grande sezione quando lo richiede uno Stato

membro o un’istituzione parte della causa, nonché per le cause particolarmente complesse o importanti. Le altre

cause vengono trattate da sezioni di tre o di cinque giudici.

Le sentenze, firmate dal Presidente e dal Cancelliere, devono essere motivate e lette in pubblica udienza. Esse sono

definitive e soggette a revisione soltanto in casi eccezionali; hanno efficacia vincolante per le parti in causa e forza

esecutiva all’interno degli Stati membri

Le competenze della Corte sono varie ed eterogenee e riguardano in particolare:

1. inadempimento degli Stati;

2. controllo di legittimità sugli atti comunitari;

3. controllo sul comportamento omissivo delle istituzioni (v. Ricorso in carenza);

4. competenza in tema di questioni pregiudiziali (v. Rinvio pregiudiziale).

Il procedimento sommario mira ad ottenere la sospensione dell’esecuzione di un atto di un’istituzione, anch’esso

oggetto di un ricorso, o qualsiasi altro provvedimento provvisorio necessario al fine di prevenire un danno grave e

irreparabile per una delle parti.

Avvocato generale figura, introdotta sul modello dell’ordinamento francese, il cui ruolo è quello di porsi al

servizio dell’interesse generale del diritto comunitario, fornendo nel contempo maggiori garanzie di equilibrio e di

preparazione tecnica alla Corte di Giustizia.

Gli avvocati generali che sono inseriti organicamente nella struttura della Corte, hanno “l’ufficio di presentare

pubblicamente, con assoluta imparzialità ed in piena indipendenza, conclusioni motivate sugli affari sottoposti

alla Corte di Giustizia, per assistere quest’ultima nell’adempimento della sua missione …”.

Vizi degli atti comunitari gli atti emanati dalle istituzioni comunitarie possono essere viziati da:

1. incompetenza, che comprende sia l’incompetenza relativa (l’istituzione che ha emanato l’atto non aveva il

potere di emanarlo), sia l’incompetenza assoluta della Comunità (l’atto emanato riguarda una materia

estranea all’oggetto del trattato);

2. violazione delle forme sostanziali, cioè mancanza di un requisito di forma essenziale per la formulazione

dell’atto. Difetto di maturazione, errata individuazione della base giuridica, mancata consultazione di un’altra

istituzione;

3. violazione del trattato e delle norme giuridiche relative alla sua applicazione, vizio residuale, a cui

ricondurre la contrarietà dell’atto al trattato fuori dei due casi già esaminati;

4. sviamento di potere, esercizio del potere per un fine diverso da quello per cui tale facoltà è conferita.

Avverso gli atti comunitari viziati è possibile proporre ricorso per annullamento alla Corte di Giustizia.

Eccezione di invalidità Il rimedio prevede la possibilità, per i legittimati, di impugnare un atto nel corso di una

procedura già attivata dinanzi alla Corte per altri motivi, al fine di farne dichiarare l’inapplicabilità.

La sfera di applicazione di questo rimedio è circoscritta ai regolamenti ed a quegli atti che, pur non avendone

la forma, producono gli stessi effetti. Si può sollevare l’eccezione anche dopo che sia trascorso il termine di due

mesi. È necessario, naturalmente, che ci sia uno stretto collegamento tra l’atto impugnato e quello di cui si fa valere

incidentalmente l’illegittimità. L’effetto di un eventuale accoglimento dell’eccezione è l’inapplicabilità dell’atto e

non il suo annullamento. 20 di 31


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Caggiano Giandonato.

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