Diritto dell’Unione Europea – Prof.ssa Maria Caterina Baruf
STORIA DELL’UNIONE EUROPEA
L’Unione Europea nasce come Comunità Economica Europea, per ovvie ragioni
economiche, l’Europa è distrutta ed è necessario evitare catastrofi simili a quelle che
hanno portato alla II Guerra Mondiale. Evitare che ragioni economiche possano portare
a conflitti. Si volle inoltre creare un blocco di paesi contro i blocchi già esistenti (USA e
URSS). Tuttavia sono stati gli Usa che hanno afferito denaro affinché l’Europa si unisse
per creare un’area di paesi amici, non in conflitto con gli USA. L’offerta fatta dagli Stati
Uniti, il Piano Marshall dal nome del segretario di stato americano del 1947, è volto a
concedere aiuti economici, che i paesi dell’est non hanno accolto, a differenza da
quelli dell’Europa occidentale, che si concretizza nel 1950 nel piano Schuman,
francese, all’epoca ministro degli esteri.
Nel 1950 egli propone di mettere in comune in Europa la produzione e il consumo del
carbone e dell’acciaio. La scelta proprio di questi materiali fu per evitare il conflitto per
Alsazia e Lorena, dove si trovavano ricchi giacimenti di essi, per evitare conflitti si
mettono in comune la gestione e il consumo di questi due materiali con
un’organizzazione internazionale europea tra Francia e Germania. Questo è il
cosiddetto piano Schuman, elaborato da Jean Monnet che porta al primo trattato che
oggi non c’è più, il trattato CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) il
trattato viene firmato nel 18 aprile 1951 a Parigi e sei paesi ne fanno parte, non solo
Germania e Francia, ma un allargamento ad altri paesi, gli stessi che firmeranno il
trattato costitutivo dell’UE: Italia, Francia, Germania, Olanda Belgio e Lussemburgo. Il
trattato entra in vigore nel 25 luglio 1952.
I trattati internazionali hanno due date, la prima è la data della firma, che indica solo
la volontà del paese a essere impegnato dal testo del trattato, ma non entra subito in
vigore, perché tutti i trattati internazionali abbisognano della ratifica, ossia una
procedura stabilita da ogni ordinamento nazionale normalmente a livello costituzionale
(o quasi) al termine della quale il paese è vincolato. Quando un trattato internazionale
è solo tra due paesi la ratifica deve essere data da entrambi, quando è multilaterale
può prevedere un quorum di paesi che ratificano. Nell’Unione europea tutti i paesi
membri devono ratificare, perché in questo modo tutti sono vincolati dal contenuto dei
trattati. Dunque essi entrano in vigore il primo giorno del mese successivo a quello in
cui l’ultimo paese ha depositato lo strumento di ratifica. Può accadere che passi anche
parecchio tempo. L’Italia li ratifica con una normale legge (via legislativa pura) però vi
sono altri paesi usano il referendum o una via mista, prima referendum e poi legge. In
tutti i paesi in cui c’è il referendum è più difficile far ratificare i trattati perché la gente
comune ha poca percezione riguardo i testi dei trattati internazionali.
Si utilizzano indifferentemente entrambe le date per ciò che riguarda l’Unione
Europea.
Un’organizzazione internazionale è un soggetto che si colloca sullo scenario
internazionale al pari degli stati con uno spossessamento di competenze degli stati a
favore dell’organizzazione internazionale. In tema di carbone ed acciaio gli stati
membri perdono parzialmente o totalmente quindi la possibilità di agire
singolarmente. Questo trattato economico settoriale è stato stipulato per 50 anni,
quindi nel 2002 è morto, è passato tutto all’allora CEE, all’Unione Europea, però oggi
l’importanza di carbone e acciaio è secondaria.
Ci si propone di creare un’integrazione politica oltre che economica per creare un
qualcosa di simile agli stati Uniti. Nei primi anni 50 prende vita un progetto di
creazione di una comunità europea di difesa, la CED (comunità europea di difesa). La
guerra fredda e la situazione della Corea erano gli elementi che hanno portato i paesi
a cercare questa integrazione perché l’assemblea nazionale francese rifiuta la ratifica
del trattato a causa della fine del conflitto coreano che porta alla determinazione che
solo un’integrazione economica si può ottenere in quel momento, perché i tempi non
erano maturi. Quindi i sei paesi fondatori tornano all’aspetto dell’integrazione
economica, ma non settoriale, bensì economico generale, il 25 marzo 1957 vengono
sottoscritti a Roma due altri trattati internazionali. Il trattato istitutivo della CEE e il
trattato EURATOM, settoriale anch’esso, riguardante l’energia atomica.
Questi tre sono tutti trattati internazionali, a finalità economica, due di essi CECA e
EURATOM a finalità economica settoriale, e CEE a finalità generale, pone solo il limite
della creazione di un mercato unico in cui possano circolare liberamente persone,
merci, servizi e capitali, senza barriere doganali interne. Questo mercato unico è tra gli
stessi sei paesi della CECA. Tutti questi trattati sono aperti alla ratifica perché
l’obbiettivo non è realizzare gli obbiettivi in un enclave ridotto, ma di garantire la
massima diffusione degli scopi contenuti nel trattato. Quindi anche questo trattato
entra in vigore il 1 gennaio 1958. Il trattato con i compiti più ampi è la CEE. È
necessario aspettare affinché gli organi di queste organizzazioni si fondano. Perché le
organizzazioni vengono dotate di istituzioni non originariamente comuni.
Ci concentreremo sulla CEE perché dopo la funzione degli esecutivi si assistette a un
allineamento e l’emanazione degli atti variava solo a seconda della materia. EURATOM
ha avuto nel tempo minor ruolo perché negli anni ’50 le fonti energetiche maggiori
erano carbone e acciaio, poi la CEE ha avuto un ruolo fondamentale nella creazione
del mercato unico, perché oltre all’abolizione delle dogane interne, obbiettivo è la
creazione di una dogana esterna comune. Le competenze alle organizzazioni
internazionali sono date dagli stati al momento in cui ratificano il trattato e l’EURATOM
ha avuto meno successo.
Oggi non c’è più la CEE, c’è l’UE, vi sono stati molti cambiamenti, ora vi sono 27 stati,
dal 2007.
La Comunità Economica Europea nasce con lo scopo di realizzare un’integrazione
economica, a questo punto per capire le finalità che la CEE e l’Unione si danno bisogna
leggere i primi articoli del trattato sull’unione europea. Tutto ciò che riguarda la
comunità e l’unione è scritto nei trattati. Già allora erano stati previsti organi per il
raggiungimento degli obbiettivi, un sistema analogo, ma con differenze dagli stati
membri. Nel 1957 il soggetto che deteneva il potere di emanare gli atti vincolanti per
gli stati membri era il Consiglio.
Le istituzioni che già c’erano erano: Parlamento europeo (chiamato assemblea),
Consiglio, Commissione, Corte di giustizia. Nel 1957 il potere normativo viene
attribuito non al Parlamento, bensì al Consiglio, è una stranezza perché il Parlamento
europeo era composto da delegati dei parlamenti nazionali degli stati membri. Non
erano eletti dal popolo ma dagli stati. Il Consiglio è invece composto dai
rappresentanti degli stati membri. È un organo di natura politica che non ha una
composizione fissa ma varia in base all’ordine del giorno, perché a seconda della
materia all’ordine del giorno vanno i ministri competenti. Attribuire il potere normativo
al Consiglio significa avere un sistema molto poco democratico perché il soggetto che
emana le leggi non è quello eletto direttamente o indirettamente dai cittadini
dell’Unione. Nel 1957 gli stati temevano dare potere legislativo a un organo non da
loro controllato. Nel 1957 la previsione del quorum previsto era l’unanimità perché ci
potesse essere una normativa vincolante. Il Parlamento aveva poche competenze.
Veniva consultato dal Consiglio, aveva potere in materia di bilancio e qualche potere di
controllo sulla Commissione. La Commissione, invece, è nata e ha mantenuto il ruolo
di esecutivo, nel senso di soggetto che deve controllare l’esecuzione della normativa
comunitaria e garantirne il rispetto, oltre ad avere un generale potere di proposta
normativa. Per diventare commissari è necessario solo essere cittadini ed essere
autonomi e indipendenti ed operare per il bene della comunità. I suoi poteri non hanno
subito significativi mutamenti. La Corte di giustizia è l’istituzione con poteri
giudiziari, nel 1957 c’era solo la Corte, poi le si affiancano altri soggetti. Dal gioco dei
poteri di questi soggetti escono gli atti vincolanti e non vincolanti.
La prima modifica si ha solo nel 1965 con il trattato sulla fusione degli esecutivi.
Ognuna aveva un consiglio proprio e ciò comportava un eccessivo dispendio
economico. Si è ritenuto di rendere unico il consiglio e la commissione per tutte e tre
le comunità. Bisogna aspettare la metà degli anni ’80 per le prime grandi modifiche.
Negli anni 70 si inizia ad assistere all’allargamento dei confini. Nel ’73 entrano Regno
Unito, Irlanda e Danimarca. La GB non ama integrazioni al di là dell’aspetto
economico, dunque non era entrata inizialmente, poi vedendo i vantaggi economici
decise di entrare. I negoziati erano stati portati avanti anche dalla Norvegia che infine
decide invece di non entrare nella Comunità Economica. Il secondo allargamento si ha
nel 1981 e riguarda la Grecia. Entra solo dal 1981 perché per l’ingresso sono previsti
determinati requisiti, con il tempo diventati sempre di più. Il primo requisito da sempre
stato chiesto era avere condizioni democratiche al proprio interno. La Grecia aveva un
regime poco democratico noto come “regime dei colonnelli”, solo quando fu cambiato,
la sua richiesta è stata accettata. È necessario garantire il rispetto dei diritti
fondamentali nel proprio sistema. Nel 1986 entrano Spagna e Portogallo. I paesi
diventano 12 e rimarranno così fino al 1995. In contemporanea, alla metà degli anni
80 si ha il primo vero trattato di modifica, l’Atto Unico Europeo del febbraio 1986
entrato in vigore il 1° luglio 1987. È l’unico trattato che non prende il nome dalla città
in cui è stato stipulato. Si chiama “atto unico” perché l’ambizione degli anni ’80 era
quella di far diventare l’Europa una federazione e darle una vocazione prettamente
politica. L’Atto Unico Europeo nasce sulle ceneri del progetto Spinelli, un grande
statista italiano, parlamentare europeo che nel 1984 convince quasi tutti della
necessità di dare più poteri alla Comunità Europea. Capisce che senza una realtà
sovraordinata, difficilmente l’Europa può essere interlocutrice dell’America. Questo
trattato riesce ad avere giudizio positivo ma “muore” in fretta ma qualcosa viene
mantenuto e nel 1086 si cerca di dare un potere più politico. L’atto unico ha due
anime, una economica, una più politica, attribuire alla Comunità qualche competenza
in materia di cooperazione politica.
L’atto unico ha anche apportato delle modifiche a questo sistema, il Parlamento
Europeo non vuole un ruolo così marginale, dopo le modifiche degli anni ’70 si tenta di
dargli poteri sempre più vincolanti, associandolo alla procedura di emanazione degli
atti, prevedendo procedure che attribuissero anche al parlamento il potere di veto,
cioè la possibilità di bloccare l’entrata in vigore dell’atto, in caso di persistente
disaccordo. Nel 1986 rimane comunque limitato il potere del parlamento, poiché il
diritto di veto è limitatissimo, soprattutto sulla conclusione dei trattati internazionali.
Sancisce inoltre un ampliamento delle competenze della CEE, c’è bisogno che ciò sia
sancito in un trattato perché a differenza degli stati membri, l’Unione dovrebbe avere
solo le competenze attribuitile nei trattati. Ad esempio l’ambiente viene introdotto nel
1986, come la ricerca scientifica e tecnologica e le reti.
Il trattato più importante che la Comunità Europea ha conosciuto è il “Trattato di
Maastricht” del 7 febbraio 1992 che entra in vigore il 1° novembre 1993. Entra in
vigore così tanto dopo perché per la prima volta bisogna aspettare che tutti i paesi
accettino le condizioni in esso previste e eventualmente riesplichino il referendum.
Due paesi fecero fatica ad accettarlo: Danimarca e Germania, che fece pronunciare la
Corte Costituzionale sulla compatibilità con la propria costituzione. Il trattato di
Maastricht intendeva far morire la vocazione economica della comunità, quindi rimane
Comunità Europea (CE), inoltre per evitare di perdere l’accordo sulla vocazione
politica fu previsto un altro soggetto, l’Unione Europea. Dal 1993 al 2007 vi sono
stati due soggetti: CE e UE con competenze diverse e organi operanti al loro interno
differenti. La CE andò avanti sulla scià di ciò che era stato. La comunità ha prestato
all’Unione il Consiglio. All’Unione vengono date le competenze che gli stati di solito
non vogliono cedere perché caratterizzano la sovranità nazionale: giustizia e affari
interni, politica estera e di sicurezza comune. Si disse che l’Unione Europea è un
“tempio greco” con tre pilastri: il primo è dato dalle tre comunità, il secondo dalla
politica estera e di sicurezza comune (PESC) e il terzo dalla giustizia e affari interni. La
differenza tra questi tre pilastri è che nel primo vige il metodo comunitario, decisioni
assunte a Bruxelles direttamente vincolanti per gli stati membri, se gli stati non si
adeguano, la normativa Europea prevale. Nell’UE questo non accade, viene utilizzato il
metodo intergovernativo, significa non decisioni vincolanti, bensì accordo degli stati.
Sono ancora gli stati membri a riunirsi ed emanare degli atti che poi gli stati dovranno
recepire, tanto che gli atti previsti per il sistema dell’Unione si chiamavano
diversamente da quelli della Comunità (x es. decisioni comuni).
Il trattato di Maastricht apporta correzioni significative anche al trattato CE. Dal 1992
per la necessità di tenere distinte le due comunità abbiamo il Trattato che istituisce
la Comunità Europea (TCE) e il Trattato sull’Unione Europea (TUE), le regole di
funzionamento sono diverse. Il sistema di dualismo di trattati viene mantenuto oggi,
da Lisbona però cambiano. Un nuovo paese che volesse entrare nell’Europa dovrebbe
far domanda all’Unione, perché UE e CEE hanno in comune i tre pilastri contenuti nelle
disposizioni comuni ed hanno in comune le disposizioni finali, che contengono le
norme per i requisiti per entrare. Quindi CE e UE hanno un metodo e una competenza
differenti, unite però da norme comuni iniziali e disposizioni finali del trattato UE che
vincolano tutte e tre. Il trattato UE aveva poche norme (una cinquantina), il trattato CE
era invece più grosso.
Il trattato di Maastricht ha quindi: 1) creato l’Unione europea, 2) la CEE diventa CE
abolendo la vocazione economica, oltre ad ampliare ulteriormente le competenze, va
avanti nel cammino di democratizzazione del sistema, dando al parlamento più poteri
normativi, attraverso la previsione di una procedura (codecisione) in cui il Parlamento
ha gli stessi poteri del Consiglio, 3) istituisce la cittadinanza europea dei cittadini degli
stati membri (la cittadinanza dello stato membro è decisa dallo stato), con diritti
connessi, 4) politica economica e monetaria comuni, prevedendo la possibilità di una
moneta unica, 5) maggiori competenze in materia di diritto del lavoro. Non tutti
gradirono tutto, la Gran Bretagna non gradì l’Euro, inoltre in materia di lavoro le
normative erano molto diverse. Anche Germania e Danimarca temevano di perdere i
gettiti fiscali, quindi anche se i trattati hanno sempre richiesto una condivisione da
parte di tutti i paesi, a Maastricht l’Europa si differenzia, vi sono le prime forme di
integrazione differenziata.
Vi era la necessità di lasciare separata l’Unione europea e la Comunità, perché alcuni
stati vogliono un maggior livello di integrazione, altri la vogliono fermare. Il tentativo
di limitare l’integrazione è stato di Germania, Gran Bretagna e Danimarca, che fece
anche un referendum. Si assiste per la prima volta a politiche che non vincolano tutti i
paesi membri, x es. non tutti hanno l’Euro, alcuni non l’avranno mai, altri invece non lo
hanno momentaneamente.
A Maastricht gli stati decidono che la materia della politica sociale è fondamentale per
garantire la libera circolazione dei lavoratori, una delle quattro libertà fondamentale,
deve costituire oggetto dell’Unione e non dei singoli stati, per avere una disciplina
omogenea, perché se le discipline sono molto diverse un lavoratore può essere spinto
ad andare o meno in un altro paese in base ai vantaggi che può ottenere, ciò vale
durante il periodo lavorativo, ma anche previdenziale. Questo era talmente difficile nel
1992, che la politica sociale era contenuta in un protocollo, che hanno lo stesso valore
dei trattati.
A Maastricht l’idea di cercare di porre un freno all’espansione dell’Unione Europea si
manifesta in un altro modo, la previsione esplicita contenuta in una norma
fondamentale, che la comunità gode solo di competenze di attribuzione, e di
conseguenza l’introduzione di un altro principio, il principio di sussidiarietà in forza del
quale gli stati prevedo
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