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Forme di stato e forme di governo

Sono due concetti fondamentali perché offrono uno strumento molto utile per procedere alla comprensione delle realtà politiche, istituzionali e costituzionali dal punto di vista giuspubblicistico. L’elaborazione concettuale di forma di stato e forma di governo, e la classificazione delle singole forme di stato e di governo è funzionale all’elaborazione di modelli e di griglie nelle quali andare a sistemare i dati che ci provengono dall’osservazione concettuali delle singole esperienze costituzionali.

Il ruolo del comparatista

Se forma di stato e forma di governo sono due concetti funzionali all’elaborazione di modelli, concetti che hanno una loro portata di carattere logico e dogmatico si propone un problema di carattere metodologico: fino a che punto il comparatista rimane ostaggio del modello e fino a che punto il comparatista è chiamato a mettere il modello, la griglia, lo strumento che gli consente di procedere nell’indagine delle realtà costituzionali in relazione continuamente con la diversità storico-culturale delle realtà che è chiamato ad analizzare. Quindi forma di stato e forma di governo sono degli strumenti necessari per chi fa comparazione, ma allo stesso tempo costituiscono un banco di prova non indifferente dal punto di vista del metodo.

Definizione di forma di stato e forma di governo

Per definire la forma di stato e la forma di governo il punto di partenza tradizionale è la tripartizione degli elementi costitutivi dello stato:

  • Popolo
  • Territorio
  • Governo

Si dice che i concetti di forme di stato e forme di governo mirano alla definizione delle relazioni tra i tre elementi costitutivi dello stato. Il concetto di forma di stato ha ad oggetto in prima battuta la definizione delle relazioni tra popolo e governo; è la decisione fondamentale sul rapporto originario tra libertà e autorità. Invece, attiene alle relazioni interne all’elemento governo. Il concetto di forma di governo descrive le relazioni tra i supremi organi dello stato in funzione dell’elaborazione dell’indirizzo politico. Rimane fuori dalla definizione l’elemento territorio.

Il problema del territorio

Sorgono però diversi problemi. Il primo problema da affrontare è quello riguardante il perché l’elemento territorio è rimasto fuori (è rimasta fuori quindi la questione riguardante lo stato federale, lo stato unitario, stato regionale, stato composto). Il territorio è un elemento che è in relazione sia con il popolo che con il governo. Questo perché il popolo si situa sul territorio secondo le tradizioni e ha una relazione particolare con il territorio stesso, ma d’altro canto il territorio è l’elemento oggettivo dello stato e l’ambito oggettivo è l’ambito di realtà oggettiva su cui si esplica il potere autoritativo dello stato.

Quindi la ripartizione territoriale del potere è un elemento fondamentale che definisce la relazione tra territorio e governo. Però la ripartizione territoriale del potere ha a che fare anche con la relazione tra governo e popolo. Per questo si dice che il profilo della ripartizione territoriale del potere attiene tanto alla forma di stato, così come alla forma di governo.

Tipi di stato secondo Mortati

C’è chi ha elaborato accanto alle categorie di forma di stato e forma di governo la categoria del tipo di stato, che ha a che fare esclusivamente con la ripartizione territoriale del potere (Mortati).

  • Forma di stato = relazione fondamentale tra popolo e governo e decisione originaria sul rapporto della libertà e l’autorità;
  • Forma di governo = relazioni interne all’elemento governo.

Classificare le forme di stato

Oltre al problema del territorio, anche gli elementi popolo e governo presentano una complessità che finisce per incidere sull’elaborazione dei due concetti. Occupandosi del concetto di forma di stato ci sono due modi principali per classificare le forme di stato. Vi è chi classifica le forme di stato secondo la loro successione nel tempo: considera le forma stato (e quindi c’è chi parla di forme di stato riferendosi allo sviluppo storico dell’ordinamento feudale, di stato assoluto, stato liberale, stato sociale, stato pluralista). E poi c’è chi (De Vergottini) definisce forma di stato andando ad indagare la componente per così dire finalistica nella gestione della relazione tra popolo e governo, tra libertà e autorità: e quindi andando ad effettuare una considerazione finalistica si tende a dare un certo rilievo all’ideologia di fondo. Ad esempio, De Vergottini ci parla di Stati di derivazione liberale, stati autoritari ecc.

Strutturale e finalistica

I due concetti sono abbastanza collegati tra loro: mentre nella considerazione di carattere storico è prevalente l’elemento strutturale su quello finalistico, nella considerazione di carattere finalistico prevale l’orientamento ideale della convivenza. Ci si dovrebbe chiedere se ha senso parlare riferirsi allo stato assoluto o quello feudale facendo delle considerazioni di carattere finalistico perché in realtà l’idea della elaborazione razionale dei fini dello stato, e quindi dell’orientamento della convivenza, è una considerazione che sorge solo in un momento ben preciso dell’evoluzione della forma stato: cioè nel momento in cui si inizia a parlare di stato costituzionale.

Rapporto tra stato e costituzione

Sorge un nuovo elemento problematico: cioè quello dell’incidenza del rapporto tra stato e costituzione sulla definizione di forma di stato. Perché nel momento in cui la costituzione passa da essere norma fondamentale dello stato ad essere uno strumento che i consociati utilizzano per definire l’orientamento della propria convivenza e quindi per definire le finalità dello stato; quando lo stato da fonte della costituzione passa ad essere oggetto della costituzione è il momento in cui si pone con più forza la qualificazione finalistica della forma di stato. Nel momento in cui c’è una costituzione che promana dalla comunità politica stessa, che sceglie attraverso un processo di carattere costituzionale di elaborare le differenze e le scissioni che la percorrono e di farle confluire attorno ad un progetto comune di convivenza è chiaro che a quel punto lo stato diventa uno strumento per la realizzazione di fini condivisi dalla collettività politica, che confluiscono nella costituzione; costituzione che va ad influenzare lo stesso concetto di forma di stato.

Per riflettere sulla forma di stato è necessario interrogarsi su quale stato abbiamo a che fare. Quindi, se parleremo di forma di stato in relazione allo stato liberale dell’800 o allo stato assoluto o addirittura allo stato feudale (anche se è difficile parlare di stato in relazione allo stato feudale perché siamo in una fase anteriore alla formazione degli stati nazionali) ci relazioneremo con un concetto di stato. Se parliamo invece dello stato costituzionale, quindi dell’esperienza della convivenza civile all’interno dello stato del XX secolo, il concetto di forma di stato di cui ci dobbiamo servire è inevitabilmente un altro.

Finalità dello stato

Parlare di finalità dello stato o di orientamento dell’esercizio del pubblico potere per realtà come lo stato assoluto non ha molto senso, perché non si era arrivati ad uno stato di consapevolezza del senso della convivenza civile tale da poter formulare degli orientamenti della convivenza civile attorno a formule di convivenza. Mentre invece la considerazione dei fini è centrale nell’analisi dello stato costituzionale del '900, perché c’è un ribaltamento completo del rapporto tra lo stato e il popolo e tra governo e popolo: da sudditi si passa ad essere cittadini e di pari passo con l’affermazione reale della sovranità del popolo si ribalta la forma della relazione tra cittadini e potere politico e lo stato diviene uno strumento per la realizzazione di quella formula di convivenza che la comunità politica sceglie di darsi nel processo costituente.

Elementi esterni e pluralismo

Da questa tripartizione rimangono fuori alcuni aspetti come per esempio il profilo dell’apertura dello stato sul piano delle relazioni internazionali, la partecipazione dello stato ad esperienze di integrazione soprannazionale. Questi sono dei carattere che vanno ad incidere certamente sulla definizione di forma di stato. La tripartizione non ci aiuta molto in quanto bisognerebbe passare dall’espressione popolo a quella di popoli, da quella di territorio a quella di territori e da quella di governo a quella di governi. Perché nelle esperienze di relazioni internazionali prima e di integrazione soprannazionale poi è chiaro che c’è una relazione tra popoli, territori e governi. Per esempio, le aperture dello stato all’esterno sono un elemento tipico degli ultimi 60 anni che ha inciso profondamente sull’elaborazione del concetto di forma di stato. Tant’è che c’è stato chi ha teorizzato nell’ambito della forma di stato costituzionale la sottocategoria dello stato costituzionale aperto o chiuso.

Un altro elemento che solo in parte emerge dalla tripartizione è quello del pluralismo interno alla comunità politica. Cosa si intende per pluralismo interno alla comunità politica? Finché s’intende come pluralismo territoriale, cioè articolazione della componente personale su una pluralità di territori ciascuno caratterizzato da una sua identità culturale, politica, linguistica (Spagna) in parte siamo aiutati dalla tradizionale tripartizione. Pensiamo invece a tutte quelle scissioni che creano un tessuto pluralistico dal punto di vista delle visioni del mondo.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ridola Paolo.
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