Diritto comune Fabio Liva prima lezione
Il corso di diritto comune è diviso in 2 parti, la 1a riguarda la teorica sull’equità, la giustizia, il diritto naturale, la 2a parte invece comprende la Consuetudine, il diritto Proprio o Statutario e i rapporti fra diritto proprio e diritto comune. Abbiamo di fronte a noi un’opera contenente delle Questiones, rappresentanti l’opera giuridica più famosa di tale età, poiché il contenuto va incontro al concetto d’Equità (1 pilastro) e teorizza la Supremazia del diritto romano come unico vero diritto (2 pilastro).
Tale opera è le Questiones de Iuris Subtitlitaticus, indicano domande intorno alla sottigliezza del diritto, sono domande di un auditores al maestro, quindi questioni legittime o teoretiche di norma usate nella scuola di Bologna a partire da Pillio da Medicina. La domanda che si pone poi si ripropone quindi porta Pro, Contro e Solutio, rispettivamente i motivi che sostengono, che pro, contro e solutio del maestro, sono questioni Sabatine (discusse il sabato) o Reportate (compiti).
Nonostante il titolo non sono delle questiones ma per lo più avvicinabili al genere letterale del Dialogus (dialogo fra 2 persone). Vi sono 2 soggetti culturalmente sullo stesso piano che controvertono fra di loro, 1 insegna all’altro, vi è l’auditores che pone questiones in punta di diritto al magister che risponde allargandone la prospettiva inserendo alcuni elementi importanti.
La notorietà dell’opera è il fatto che è sconosciuto l’autore, è ben scritta (ha all’interno sintassi, costruzione retorica e gusto per le allegorie) quindi si deduce che non è di Irnerio poiché è un dialogo, un dialogo latino bello e scritto bene; il 3 passo sembra ricordare il diritto come esistente tuttora o appena passato il sistema delle arti liberarie (trivio e quadrivio), non è possibile quindi spostare storicamente l’opera, anche perché segue il Codex Giustinianeo quindi si scopre che conosce il Digesto (passi e citazioni) non ancora tripartito, quindi l’età dove l’autore opera è caratterizzata da una mancata tripartizione del Digesta.
Seconda lezione
Leggendo l’opera notiamo che l’autore non usa un modo Dicitale tipico della scuola di Bologna a pagina 218 del libro alla 4a e 6a riga notiamo delle abbreviazioni, indicanti il modo di citare dei Glossatori (C=Codice, Aut=Novelle e FF=Digesta, ff forse per p-greco non conosciuto dai glossatori ma sì dai greci, tutti i glossatori quindi per ff intendono il Digesta ricordalo all’esame se leggi).
Allora e oggi i romanisti citano per numeri es. C 1 2 3 4 il 1 numero indica il libro, il 2 il titolo, il 3 la legge e il 4 a volte il paragrafo. Le ff de Istitutia Iures L. Omnes è l’Omnes Populi quindi tutti i popoli, si indicano con le prime parole la legge, precedute dal suo titolo ma non si mettono i numeri per via dei vari manoscritti del Corpus Iuris con parti in Greco.
A partire dai discepoli d’Irnerio, poi in modo esclusivo si cita il corpus Iuris utilizzando le Sigle, mettendo il titolo sotto cui la legge si ricerca e le prime parole della legge, l’autore non cita così, il citare o diversamente indica che l’opera non appartiene al 13 o 14 secolo, poiché lo stile non combacia minimamente, alcuni la indicavano intorno al 10 secolo nella scuola di Bologna, altri a Roma ma si esclude per la non conoscenza del Digesta.
Per via degli elementi e dello stile si nota la struttura post-Irneriana quindi appartiene ad un autore da lui influenzato forse della Francia Meridionale (per via dell’ottimo latino e miglior retorica), l’identikit può essere ristretto a 3 autori:
- Martino anche se superata tale tesi, lo si poteva inserire poiché era paladino dell’equità, visto che l’opera è un inno all’equità, poi era 1 dei 4 discepoli irneriani.
- Rogerio ha di sicuro studiato e insegnato ad Arles, forse autore di una Summa al codice con stile molto simile ma di sicuro allievo di Bulgaro.
- Piacentino allievo di Rogerio fu attivo in Francia e dal 1135-1192 ha parzialmente completato l’opera del maestro.
Pagine 3 e 4 del libro, tali pagine descrivono il tempio della giustizia, (quindi ci troviamo a Roma), pagina 4 descrive il tempio il cui ingresso è stretto quindi non è passabile vedere esattamente l’interno ma letteralmente l’ingresso contiene cose immense che non si Appalesano ad alcuno almeno interamente, poiché la porta è stretta, inoltre il tempio è composto da pareti di vetro caratterizzate da parole dorate contenente tutto il testo dei libri.
Oltre l’immagine la mente o occhio umano per definizione non è predisposto di comprendere la sfera giuridica nella sua complessità poiché è la giustizia umana e divine (mente limitata) che sono impensabili con parametri da noi inconcepibili.
Terza lezione
Pagina 4 il prologo delle questiones, ora passiamo a pagina 28, Come io mi sono messo a guardare e a leggere avidamente quasi come riflesso in uno specchio la giustizia mi è apparsa come una vasta inaffabile di dignità (come persona degna e affidabile, la 2a immagine la si vede come riflessa) giustizia in vertice sopra la quale sessa la ratio (giustizia, 2a ratio) che stava seduta rappresentata con occhi siderei di luce ardente scruta ciò che avviene, disposta tutto lì intorno come foglie intorno alla madre giustizia vi sono 6 donne, (Cicerone) la religione, la pietà e la grazia che trattano la Misericordia e dall’altro lato Vendetta, Osservanza e Verità rappresentano la rigidità della legge, insieme tutte e 6 formano la giustizia.
Sotto tale complesso di gente stava seduta l’Equità con volto pieno di Benignità (persona benigna), ora racconta ciò che ha visto, i nomi di tutti questi che chiedeva gli son stati detti, al 51 rigo si presenta la ratio; s’interessa un po’ di tutto oltre che di giustizia, principio di armonia (ordine) delle cose e della natura, di buon funzionamento dell’universo fondato sulla (vedilo) quindi non attiene solo alla sfera giuridica, non solo alle cose contenute nel tempio ma con prospettiva comune che abbraccia tutto s’interessa di qualunque cosa, ovunque fosse, con vista diretta guardandosi ovunque intorno.
Pagina 41 il vero (come contrappositivo), la giustizia con la numerosa prole era contenta di vigilare solo delle cose che stavano lì, si occupava delle cause, di Dio e degli uomini (divina) con frequenti sospiri e indica che il suo compito è faticoso quando lavora fa fatica, e le Cause medesime le portava a sentenza, se ne occupava davanti ad una bilancia in equilibrio attraverso la massa dell’Equità (qualunque causa affronta fa intervenire l’equità).
Pagina 45 qua sarebbe il fine della giustizia di tendere o mantenere la società incorrotta in caso di Perdita, un periodo dove tutto era armonia senza l’intervento della giustizia dopodiché la società subisce una corruzione e la giustizia deve appianare le cause sorte per ripristinare l’illibatezza rappresentata dalla società di un tempo. Salvo suo merito fosse mantenuta incorrotta la società degli uomini / di tutti nel tempo, queste e altre cose con l’intervento dell’equità si sforzavano di riportare a buon fine desiderosa di pareggiare attraverso dei pesi quella bilancia già vista.
Pagina 50 (ESAME) immaginare una famosa che recita: Degli uomini onorabili frequentavano la parete cui ho detto sopra poi pochi che seguono attentamente l’immagine del testo del Corpus scovavano una norma in dissonanza al vaglio dell’equità si avessero per cancellarla o abrogarla, Qua la difficoltà è capire chi sono tali soggetti, che esaminano la legge di Giustiniano potendo abrogarle.
Pagina 113 per capire l’ambito della summa d’Azzone nel libro, Al 4 margine per capire chi sono, qui si sta parlando di quale legge che tratta l’equità scritta che è posta nel diritto. Che potere hanno per abrogarla? Solo chi fa la legge è autorizzato ad abrogarla, il legislatore imperatore, è colui che da rude trasforma l’equità in scritta, forse tali soggetti sono giuristi o interpreti che hanno il potere non di abrogare in assoluto poiché nel corpus iuris vi erano contraddizioni, il loro compito è trovarle e eliminare le più lontane dall’equitas.
Pagina 5 torniamo qui; riga 54 altra immagine, al di fuori poi vi è un trono non tanto in alto alla parete, su cui stava seduto un uomo venerando (vecchio) nell’abito stesso si capisce sul volto del quale puoi cogliere una via di mezzo fra Severità e Ilarità (il giurista), segno di chi medita e si impegna, Penultima riga intorno a lui stava seduto un gruppo di persone non piccolo di ascoltatori, qui chiesi loro che cosa vi facesse un simile gruppo di persone e risposero che erano lì al fine di Ascoltare e Imparare, il soggetto è contento per aver ottenuto l’opportunità di ascoltare a (sbafo), la speranza infatti, non si era allontanata di poter sentire ciò che avrebbero detto e così, (66) con grande trepidazione mi misi seduto con l’atteggiamento d’attesa che precede un avvenimento pronto ad ascoltare ciò che avrebbero detto, fattosi ad un certo punto silenzio...
Un auditores parla a nome di tutti mutando quei dubbi in questiones in materia giudicate li sottoponiamo in attesa di una risposta (auditor = ciò che tu chiami dubbi descrivimeli). La madre delle Questiones: contraddittorietà fra legge e legge, legge e ratio e ratio e ratio presenti nel corpus, qui si dice Appare non sempre o spesso tale ipotesi che una legge sia in contrasto con un’altra o espressamente, logicamente (letterale per conseguenza) esempio 2 rigo nel diritto successorio per legare rettamente.
Riga 5 Logicamente indica: ho legato a te ciò che (legato di credito) mi deve un minore ciò che ho dato a mutuo senza l’intervento del tutore, tale legato è sottoposto a Condizione (di pagare) e in ogni modo il legato transita all’erede. 1a legge Superiore è contraddetta dalla 2a, ciò che è sottoposto a condizione pendente non passa all’erede. In un altro modo ancora (riga 11) qualche volta la legge scritta è contraddetta da una Ratio, esempio usucapione verso un bene del minore, un principio razionale può essere contraddetto da un altro principio razionale; la contraddizione che sorge in entrambi i casi per radicare l’autorità della legge o della ratio, nella quale confliggono fra di loro.
Pagina 8 importante: io ti sottopongo le questiones sperando che non siano stupide, la domanda che pone la Iure Rationale Gentori Civili, se sia legittimo usare lo stesso sostantivo diritto che indica il genere diritto per indicare anche la specie (diritto penale) nel rispondere fa una lunga trattazione per dire Verbo Diritto che non ci interessa come lo si chiami la differenza è che il vero diritto è così per elementi e a volte è apparenza del diritto.
Risposta 1 pagina 8 ultima riga, le definizioni che tu hai ricordato indicano l’autorità di chi comanda e l’Equità, il vero diritto è un mix di autorità di chi comanda + l’equità; infatti, ricorda il principio romanistico che il diritto è l’arte del buono e dell’equo qualcosa sarebbe imputato, E per tanto questo è come dire arte del buono e dell’equo che sarebbe il comando del costitutivo che si converte in equità.
Quarta lezione
Pagina 9 dove prendendo spunto dalla domanda Genere e Specie hanno lo stesso sostantivo perché ci sia del vero diritto occorrono:
- Potere legislativo o Autorità di chi comanda
- Equità
L’arte del buono e dell’equo, il comando di chi legifera che si trasfonde in Equità indica che tutto ciò che rettamente avviene alla sua causa in congruenti cui certi principi tale principio equitativo può avere (alia) qualche volta naturale e qualche volta civile, se vi sono + specie di diritto la stessa cosa si ricava per l’equità sia essa naturale o civile.
Riga 17 ti do 10 a mutuo ne ridai 10 è una causa naturale, è coerente con quella causa precedente, vi è un’equità naturale o generale poiché vi + sempre in ogni tempo e in ogni luogo, restituzione del prestato.
Riga 20 la causa civile, esempio dell’acquisto a non domino dove dopo il triennio possesso = titolo, l’equità civile indica che l’acquisto a non domino trasferisce la proprietà del bene se vi sono buona fede e tempo, nella Causa Possessionis (riga 25), Alla 2a tale nome semplicemente, puoi usarne un nome semplicemente, si accolli la specie e il genere quando io dico che il diritto è l’atto del buono e dell’equo, riga 29-30 come la chiami non altro intento se non Autorità che sorge in causa naturale o civile.
Ultime 4 righe 32 alla fine (esame) qualche volta avviene anche che si consideri soltanto l’auctoritas venendo meno invece l’equità, l’esempio il pretore che decide iniquamente, ma tuttavia anche ciò si è soliti chiamarlo diritto anche se il legislatore fa causa iniqua; Pagina 10 1a riga è possibile infatti che non sia equo e è stato necessario che si politicizzi l’equità.
11 riga 66, tira le file della risposta, questo sembra essere il senso di questo responso, il nome di diritto è posto sempre nelle leggi, noi usiamo la parola diritto quando trattiamo della legge, a volte ha significato proprio e a volte in senso traslato, mediato.
Riga 66 tale significato proprio di diritto vi è qualora emerga che si dimostri che la constitutio positivizzata è congruente all’equità; 62 è Cautia Incostitutio questa legge poi qualche volta ha l’equità e a colte non la contiene anche se la dovrebbe avere, 69 quando poi ulteriormente ha l’equità può essere naturale o civile o è quella coerente in ogni luogo e tempo è quella che non sempre è equità piuttosto solo in un determinato luogo e tempo.
Sotto lo stesso nome d’equità si devono vedere varie ipotesi 74:
- Quando si consideri l’equità immutabile quindi Naturale
- Quando si consideri l’equità Mutabile quindi civile
- Quando vi è un margine dell’equità riga 76 quindi lo si può chiamare diritto purché vi sia un margine d’equità
Domanda pagina 12 dei rapporti di parentela, 4 righe (esame), la riposta indica un passo famosissimo Nutre Civitates. L’autorità della nostra città sia l’insegnamento/Autorità, il principio da seguire è quello che ci propone d’osservare e ci insegna, osservo e rispetto dando il diritto proprio quanto il diritto comune e alla rovescia. Per lui quando si parla di diritto comune e diritto proprio si indicano rispettivamente il diritto delle genti o ius gentium e il diritto romano, che poi sia così è dimostrato 1a riga pagina 13 che il diritto proprio è stato offerto a tutti coloro che appartenevano all’impero romano gratuitamente e senza costrizioni come appare in molti provvedimenti, quindi essere sotto l’impero indica ubbidire a chi impera e comanda legittimamente.
Quinta lezione
Pagina 13 la 1a riga far parte di un impero indica obbedire a chi legittimamente comanda, ma qua non cita il codice, ff ma (at quo) un frammento di Gaio, ciò che ciascun popolo si costituisce il diritto per sé e per sé stesso è il diritto proprio di quella medesima città, ne deriva che molti popoli su base di consuetudini e diritto scritto costituiscono diritti contrari alla legge (romana), si danno proprie leggi contrarie alla romana su base consuetudinaria e mediante scritto.
Perché lo fanno? Tratto dal frammento medievale più famoso indicato a pagina 275 di Gaio (colonna centrosinistra) corredato dalla glossa ordinaria di Accursio, alla 3a riga: Omes Populi, tutti i popoli dove Gaio indica una cosa semplice, di maggior importanza per i Glossatori poiché sembra l’unico appiglio per legittimare la Potestas Statuendi, volendo ricercare nel Corpus un testuale su cui fondare tale potestas, Gaio indica che tutti i popoli che si reggono sulla base di leggi e consuetudini utilizzano una parte del loro diritto e una parte di diritto comune di tutti gli uomini però per Gaio comune indicava lo Ius Gentium (comune a tutte le genti).
Questa è la 1a spiegazione del diritto proprio, il diritto proprio di una certa civiltà è chiamato ius Civile quale che fosse il diritto proprio di una certa città, per Gaio lo ius Civile indicava il Diritto Romano-Comune quindi il diritto delle genti ciò indica invece che vi è una razionalità naturale propria dell’uomo costituita in natura, ciò che costituisce in tutti gli uomini, questo stesso è custodito presso tutti i popoli chiamato ius Gentium quale che fosse un diritto utilizzato da tutte le gentes, diritto comune a tutti gli uomini.
Quando l’autore vuole spiegare che non vi sono soggetti che si fanno leggi si riferisce a Gaio che indica la presenza di 2 diritti, proprio romano e delle genti, il diritto comune medievale invece indica il diritto statutario che travolgerà il passo Gaiano (comune romano = romano + canonico). Torniamo alla riga 13, la risposta del maestro: non vediamo se possono o meno fare leggi proprie, nessun altro che il popolo romano può fare leggi per via di requisiti che tale popolo ha (ESAME) Distat Ius, 1 elemento il diritto si allontana dalle altre arti (trivio, quadrivio e il ricordarle indica un sistema non superato) per tale ragione poiché in quelle altre arti (filosofia, teologia) si tiene in considerazione solo l’Auctoritas (latina, di chi l’ha detto) Censura Iuris (110 riga) la forza del diritto non vi sarebbe se non fosse fondata.
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