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Riassunto esame Diritto Commerciale, prof. Giannelli, libro consigliato Manuale di Diritto Commerciale, Campobasso

Riassunto per l'esame di Diritto Commerciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Diritto Commerciale, Campobasso (vol 1). Vengono analizzati i seguenti argomenti: Il ruolo della distinzione, distinzione effettuata secondo l’oggetto dell’attività: imprenditore commerciale (cat. generale)= ampia... Vedi di più

Esame di Diritto Commerciale docente Prof. G. Giannelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

- consorzi

- gli enti pubblici che hanno per oggetto esclusivo o principale un’attività commerciale.

- le società estere che hanno in Italia la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale della loro attività

Nella sezione speciale ci sono due sezioni:

- gli imprenditori che secondo il codice civile ne erano esonerati e per i quali l’iscrizione, introdotta con la

riforma del 1993, aveva originariamente solo funzione di pubblicità notizia; vale a dire gli imprenditori

agricoli individuali, i piccoli imprenditori, le società semplici, sono inoltre annotati gli imprenditori artigiani

già iscritti nel relativo albo.

- le società fra professionisti. Istituita dall’art. 16 del d.lgs. 2-2-2001 si iscrivono attualmente le sole società

tra avvocati.

Gli atti da registrare sono diversi a seconda della struttura soggettiva dell’impresa. Riguardano

essenzialmente gli elementi di individuazione dell’impresa e dell’imprenditore (ex dati anagrafici, ditta,

oggetto, sede principale,ecc..) e la struttura e l’organizzazione della società (atto costitutivo, nomina e

revoca amministratori, ecc…).

Le iscrizioni devono essere fatte nel registro delle imprese della provincia in cui l’impresa ha la sede e, per

agevolare le ricerche da parte dei terzi, negli atti e nella corrispondenza deve essere indicato il registro

presso il quale l’iscrizione è avvenuta.. L’iscrizione è eseguita su domanda dell’interessato, ma può avvenire

anche di ufficio se l’iscrizione è obbligatoria e l’interessato non vi provvede. E di ufficio può anche essere

disposta la cancellazione di un’iscrizione. In ogni caso prima di procedere all’iscrizione l’ufficio del registro

deve controllare che il fatto o l’atto è soggetto a iscrizione e che la documentazione è formalmente

regolare.

L’iscrizione deve essere eseguita entro dieci giorni dalla data di protocollazione della domanda, mediante

inserimento dei dati nella memoria dell’elaboratore elettronico. Contro il provvedimento motivato di rifiuto

dell’iscrizione, il richiedente può ricorrere entro otto giorni al giudice del registro, che provvederà con un

decreto. L’inosservanza dell’obbligo di registrazione è punita con sanzioni amministrative pecuniarie.

L’iscrizione nella sezione ordinaria ha sempre funzione di pubblicità legale;serve cioè non solo a rendere

conoscibili i dati pubblicati, ma anche, a seconda dei casi, efficacia dichiarativa, costitutiva o normativa.

Di regola l’iscrizione nella sezione ordinaria ha efficacia semplicemente dichiarativa. I fatti e gli atti soggetti

ad iscrizioni ed iscritti sono opponibili a chiunque e lo sono dal momento stesso della loro registrazione.

(per le sole società capitali; s. per azioni, s. a responsabilità limitata l’opponibilità diviene piena solo dopo il

decorso di 15 giorni di iscrizione).

In alcune ipotesi l’iscrizione produce effetti ulteriori e più rilevanti. E’ anche presupposto perché l’atto sia

produttivo di effetti, sia fra le parti che per i terzi (efficacia costitutiva totale), o solo nei confronti dei terzi

(efficacia costitutiva parziale).

In altri casi, l’iscrizione nella sezione ordinaria è presupposto per la piena applicazione di un determinato

regime giuridico. E’ questo il caso della società in nome collettivo e della società in accomandita semplice.

L’iscrizione nelle sezioni speciali del registro ha solo funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità

notizia.

Eccezione:con il d.lgs 228/2001 per l’imprenditore agricolo l’iscrizione nella sezione speciale ha oltre che

efficacia di pubblicità notizia, anche di pubblicità legale.

3. La pubblicità delle società di capitali e delle cooperative

Eliminazione del busarl e del busc. Quindi unico strumento di pubblicità legale è il registro delle imprese.

Per alcuni atti delle società di capitali e/o delle società cooperative è prevista la pubblicazione nella

Gazzetta Ufficiale anziché nel registro delle imprese (ex. convocazione dell’assemblea di s.p.a. o di società

cooperativa).

B. LE SCRITTURE CONTABILI

4. L’obbligo di tutela delle scritture contabili

Le scritture contabili sono appunto i documenti che contengono la rappresentazione, in termini quantitativi

e/o monetari, dei singoli atti di impresa, della situazione del patrimonio dell’imprenditore e del risultato

.

economico dell’attività svolta

La tenuta delle scritture contabili è tuttavia elevata ad obbligo ed è legislativamente disciplinata per gli

imprenditori che esercitano attività commerciale (art.2214)

La disciplina elle scritture contabili prevista dal codice civile non si applica ai piccoli imprenditori e quindi

anche i piccoli imprenditori che esercitano attività commerciale. 16

Le società commerciali devono ritenersi obbligate alla tenuta delle scritture contabili anche non esercitano

attività commerciale.

5. Le scritture contabili obbligatorie. Regolarità e controllo.

Art. 2214 L’imprenditore deve tenere tutte le scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle

dimensioni dell’impresa. In ogni caso devono essere tenuti determinati libri contabili:il libro giornale ed il

libro degli inventari. Infine , devono essere ordinariamente conservati, per ciascun affare gli originali della

corrispondenza commerciale (lettere, fatture, telegrammi) ricevuta e le copie di quella spedita.

Il libro giornale è un registro cronologico- analitico. Giorno per giorno le operazioni relative all’esercizio

dell’impresa devono essere indicate. Può essere anche eventualmente articolato in libri parziali in relazione

alle articolazioni dell’impresa.

Il libro degli inventari è invece un registro periodico- sistematico. Deve essere redatto all’inizio dell’esercizio

dell’impresa e successivamente ogni anno. Deve perciò contenere l’indicazione e la valutazione delle attività

e delle passività dell’imprenditore, anche estranee all’impresa.

L’inventario si chiude con il bilancio e con il conto dei profitti e delle perdite .Il bilancio è un prospetto

contabile riassuntivo dal quale devono risultare con evidenza e verità la situazione complessiva del

patrimonio.

Il libro giornale ed il libro degli inventari devono essere solo enumerati progressivamente in ogni pagina e

vidimati e bollati prima di essere messi in uso.

- Tutte le scritture contabili devono essere tenute secondo norme di una ordinaria contabilità (art. 2219) e

in particolare senza spazi bianchi, senza interlinee, senza abrasioni.

- Oggi è consentita la tenuta delle scritture contabili con sistemi informatici.

- La corrispondenza commerciale e le scritture contabili devono essere tenute per dieci anni .

- Le scritture contabili non sono di regola soggette ad alcuna forma di controllo esterno. Dal 1975 la

contabilità delle società con azioni quotate in borsa è sottoposta al controllo esterno di apposite società di

revisione.

- L’obbligo di tenuta delle scritture contabili non è assistito da alcuna sanzione generale e diretta, salvo

quelle previste dalla legislazione tributaria.

Ritroviamo tra le scritture contabili anche altre scritture quali per esempio il libro mastro, nel quale le

singole operazioni sono registrate non cronologicamente ma sistematicamente (esempio per cliente); libro

cassa, che contiene le entrate e le uscite di denaro;il libro magazzino , che registra le entrate e le uscite

delle merci.

6. La rilevanza esterna delle scritture contabili. L’efficacia probatoria.

Le informazioni sulla vita dell’impresa non sono accessibili ai terzi. Le eccezioni sussistono per il bilancio

delle società di capitali e delle società cooperative (ma non quelle degli imprenditori individuali e delle

società di persone) deve essere reso pubblico mediante deposito presso l’ufficio del registro delle imprese.

L’ipotesi più significativa di rilevanza esterna delle scritture contabili si ha tuttavia sul piano processuale.

Potendo le stesse essere utilizzate come mezzo di prova sia a favore, sia contro l’imprenditore.

C. LA RAPPRESENTANZA COMMERCIALE

7. Ausiliari dell’imprenditore commerciale e rappresentanza

L’imprenditore può avvalersi e di regola si avvale della collaborazione di altri soggetti.:c.d. ausiliari interni o

subordinati e c.d. ausiliari esterni o autonomi.

In entrambi i casi la collaborazione può riguardare anche la conclusione di affari con terzi in nome e o per

conto dell’imprenditore con un agire in rappresentanza dell’imprenditore con specifica dichiarazione di

volontà di quest’ultimo attraverso la procura.

Il terzo che decide di contrattare con chi dichiara di agire in veste di rappresentante è tenuto perciò ad

accertare l’esistenza della procura. Il contratto concluso dal falsus procurator è infatti improduttivo di

17

effetti ed il terzo non potrà vantare alcun diritto nei confronti del preteso rappresentato. L’art. 1398 gli

riconosce solo la possibilità di chiedere al falsus procurator il risarcimento del danno che ha sofferto per

avere confidato senza sua colpa nella validità del contratto.

Queste regole cedono invece il passo ad altre, parzialmente diverse, quando si è in presenza di

determinate figure tipiche di ausiliari interni (institori, procuratori e commessi), che, per la posizione loro

assegnata nell’impresa , sono destinati ad entrare stabilmente in contatto con i terzi ed a concludere affari

per l’imprenditore.

8. L’institore

E’ institore colui che è preposto dal titolare all’esercizio dell’impresa o di una sede secondaria o di un ramo

particolare della stessa. E’ nel linguaggio comune, il direttore generale dell’impresa o di una filiale o di un

settore produttivo. L’institore è al vertice della gerarchia del personale , in virtù di un atto di preposizione

dell’imprenditore. Vertice assoluto se l’institore è preposto all’intera impresa ed in tal caso dipenderà solo

dall’imprenditore ; solo da lui riceverà direttive .Vertice relativo se è preposto ad una filiale o a un ramo

dell’impresa;ed in tal caso potrà eventualmente trovarsi in posizione subordinata anche rispetto ad un altro

institore (ad esempio, il direttore generale dell’intera impresa).

La delineata posizione comporta innanzitutto che l’institore è tenuto ,congiuntamente con l’imprenditore,

all’adempimento degli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili

dell’impresa o della sede cui è preposto. Ed in caso di fallimento dell’imprenditore troveranno applicazione

nei confronti dell’institore le sanzioni penali a carico del fallito;fermo restando che solo l’imprenditore

potrà essere dichiarato fallito e solo l’imprenditore sarà esposto agli effetti personali e patrimoniali del

fallimento.

Anche in mancanza di espressa procura ,l’institore può compiere in nome dell’imprenditore tutti gli atti

pertinenti all’esercizio dell’impresa (rappresentanza sostanziale). E’ comunque certo che l’institore non è

legittimato a compiere atti che esorbitano dall’esercizio (gestione) dell’impresa quali, la vendita o l’affitto

dell’azienda, il cambiamento dell’oggetto dell’attività. Inoltre gli è vietato alienare o ipotecare i beni

immobili del proponente, se non è stato a ciò espressamente autorizzato.

Caratterizza l’institore anche una eventuale rappresentanza processuale, in quanto l’institore può stare in

giudizio, sia come attore (rappresentanza processuale attiva), sia come convenuto (rappresentanza

processuale passiva) per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell’esercizio dell’impresa a cui è

preposto.

I poteri rappresentativi dell’institore possono essere ampliati o limitati dall’imprenditore. Le limitazioni

saranno però opponibili ai terzi solo se la procura originaria o il successivo atto di limitazione siano stati

pubblicati nel registro delle imprese. Mancando tale pubblicità legale, la rappresentanza si reputa generale.

Infine dobbiamo ricordare che l’institore deve rendere palese al terzo con cui contratta tale veste, affinché

l’atto compiuto e i relativi effetti ricadano direttamente sul rappresentato; e deve renderla palese

spendendo il nome del rappresentato. Il rappresentante che non osservi tale regola obbliga solo se stesso

ed il terzo non si può rivolgere al rappresentato.

9. I procuratori

I procuratori sono coloro che in base ad un rapporto continuativo abbiano il potere di compiere per

l’imprenditore gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa , pur non essendo preposti ad esso (art. 2209).I

procuratori non sono posti a capo dell’impresa o di un ramo o di una sede secondaria; il loro potere

decisionale è circoscritto ad un determinato settore operativo (ad esempio il direttore del settore acquisti, il

dirigente del personale, il direttore nel settore pubblicità). I procuratori sono investi di un potere di

rappresentanza generale dell’imprenditore; generale, però, rispetto alla specie di operazioni per le quali

essi sono stati investiti di autonomo potere decisionale(ad esempio il dirigente del settore acquisti potrà

compiere in nome dell’imprenditore tutti gli atti tipicamente rientrano in tale funzione, ma non ha né potere

decisionale né potere di rappresentanza.

Per quanto riguarda il settore pubblicità o il settore del personale.

Il procuratore non ha la rappresentanza processuale; non è soggetto agli obblighi di iscrizione nel registro

delle imprese e l’imprenditore non risponde per gli atti, pur pertinenti all’impresa, compiuti da un

procuratore senza spendita del nome dell’imprenditore stesso.

10. I commessi 18

Ai commessi sono affidate mansioni esecutive e materiali;a loro è riconosciuto potere di rappresentanza

dell’imprenditore anche in mancanza di specifico atto di conferimento;potere però più limitato rispetto a

quello degli institori e dei procuratori.

I commessi non possono esige il prezzo delle merci delle quali non facciano parte la consegna, né

concedere dilazioni o sconti che non siano d’uso; non hanno il potere di derogare alle condizioni generali di

contratto predisposte dall’imprenditore;non possono esigere il prezzo fuori dei locali stessi né dentro

l’impresa. A tutti i commessi è riconosciuta la legittimazione a ricevere per conto dell’imprenditore l

dichiarazioni che riguardano l’esecuzione dei contratti ed i reclami relativi alle inadempienze contrattuali.

L’imprenditore può limitare o ampliare i poteri. Non è tuttavia previsto un sistema di pubblicità

legale;perciò le limitazioni saranno opponibili ai terzi solo se portate a conoscenza degli stessi con mezzi

idonei (ad esempio avvisi affissi nei locali di vendita ), o se si prova l’effettiva conoscenza.

V. L’AZIENDA

1. La nozione di azienda. Organizzazione ed avviamento

< L’azienda è il complesso ei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa > (art. 2555).

Esiste perciò una rapporto di mezzo a fine tra azienda e impresa. L’azienda costituisce l’apparato

strumentale di cui l’imprenditore si avvale per lo svolgimento e nello svolgimento della propria attività.

L’azienda è un insieme di beni eterogenei (mobili e immobili, materiali e immateriali, fungibili e

infungibili) ,che subisce modificazioni qualitative e quantitative nel corso dell’attività. E’ e resta però un

complesso caratterizzato da unità di tipo funzionale.

Il rapporto di strumentalità e di complementarietà fra i singoli elementi costitutivi l’azienda, fa sì che il

complesso unitario acquisti di regola un valore di scambio maggiore della somma dei singoli beni che in un

dato momento lo costituiscono. Tale maggior valore si definisce avviamento.

L’avviamento per un’azienda è in sostanza rappresentato dall’ attitudine a consentire la realizzazione di un

profitto; non è né un bene né un diritto, ma una semplice qualità dell’azienda, sia matrimonialmente sia

giuridicamente tutelata.

2. Gli elementi costitutivi dell’azienda

Elementi costitutivi dell’azienda sono tutti i beni, di qualsiasi natura organizzati dall’imprenditore per

l’esercizio dell’impresa (art. 2555).

Per qualificare un dato bene come bene aziendale rilevante è perciò solo la destinazione funzionale

impressagli dall’imprenditore (ad esempio sono beni aziendali anche i beni di proprietà di terzi di cui

l’imprenditore può disporre in base ad un contratto come il leasing). Irrilevante è invece il titolo giuridico

(reale o obbligatorio) che legittima l’imprenditore ad utilizzare un dato bene nel processo produttivo.

Bon possono essere perciò considerati beni aziendali i beni di proprietà dell’imprenditore che non siano da

questi effettivamente destinati allo svolgimento dell’attività di impresa (ad esempio l’abitazione di proprietà

dell’imprenditore).

L’azienda essendo un complesso di soli beni ,il trasferimento di azienda si potrà effettuare anche quando le

parti hanno escluso espressamente dal trasferimento i contratti ,i debiti, i crediti.

(Bisogna però anche sottolineare il fatto che per parte della dottrina l’azienda è organizzazione non solo di

beni ma anche di servizi ;ed elementi costitutivi dell’azienda sono considerati anche i crediti verso la

clientela, i debiti,ecc…e dunque non solo le cose in senso proprio di cui l’imprenditore si avvale.)

3. L’azienda fra concezione atomistica e concezione unitaria. Azienda e universalità di

beni.

Teorie unitarie

Considerano l’azienda come un bene unico, un bene immateriale e la qualificano come una universalità di

beni. Ritengono perciò che il titolare dell’azienda abbia un vero proprio diritto di proprietà unitario,

destinato a coesistere con i diritti che vanta sui singoli beni.

Teoria atomistica

Considera l’azienda come una semplice pluralità di beni tra loro funzionalmente collegati e sui quali

l’imprenditore può vantare diritti diversi ( proprietà, diritti reali limitati, diritti personali di godimento). 19

La disciplina dettata per le universalità di mobili ( ex. azienda equiparata alle universalità di beni dall’art. 67

c.p.c. che prevede il sequestro giudiziario di aziende o di altre universalità di beni; norme specifiche

sull’universalità di mobili definite dall’art. 816 c.c. ;oppure ancora l’universalità di mobili diversamente dagli

immobili possono costituire oggetto di pegno) è applicabile all’azienda?

L’applicabilità diretta è da escludere. L’azienda è di regola costituita da beni eterogenei e può comprendere

anche beni (immobili e mobili) che non sono di proprietà dell’imprenditore.

Può però ammettersi al pari delle universalità di mobili che:

- l’insieme dei beni mobili aziendali di proprietà dell’imprenditore sia sottratto all’applicazione della regola

possesso di buona fede vale titolo ,valida per i singoli beni mobili (art. 1156)

- il complesso mobiliare aziendale possa essere acquistato per usucapione solo in virtù del possesso

continuato per vent’ anni (art. 1160)

- il titolare di un’azienda possa avvalersi dell’azione di manutenzione, oltre che per gli immobili, anche per

tutelare il possesso dell’insieme dei beni mobili aziendali.

4. La circolazione dell’azienda. Oggetto e forma dei negozi traslativi

L’azienda può essere venduta, conferita in società, donata e sulla stessa possono essere costituiti diritti

reali (usufrutto) o personali (affitto) di godimento a favore di terzi.

E’ importante stabilire se un determinato atto è da qualificare come trasferimento di azienda o come

trasferimento di singoli beni aziendali. La distinzione non sempre è agevole, perché può verificarsi che le

parti ricorrano ad espedienti quale il frazionamento del trasferimento dell’azienda in più atti separati.

Il trasferimento di azienda (complesso di beni organizzati) o il trasferimento di singoli beni aziendali deve

essere operato secondo criteri oggettivi e non rifacendosi al nomen dato al contratto dalle parti o alla loro

intenzione soggettiva, perché il trasferimento di azienda può produrre effetti che incidono su terzi (ex. Art .

2560 responsabilità dell’acquirente per i debiti). Quindi per avere il trasferimento pacifico di azienda, non è

necessario che l’atto di disposizione comprenda l’intero complesso aziendale;mentre è necessario e

sufficiente che sia trasferito un insieme di beni di per sé potenzialmente idoneo ad essere utilizzato per

l’esercizi di una determinata attività di impresa purché i beni esclusi non alterino l’unità economica e

funzionale di quella data azienda (ex. trasferimento del brevetto su cui si fonda l’attività di impresa).

Le forme da osservare nel trasferimento dell’azienda sono fissate dall’art. 2556:

- validità

I contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o la concessione in godimento dell’azienda

sono validi solo se stipulati con l’osservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli

beni che compongono l’azienda o per la particolare natura del contratto.

Così per il trasferimento in proprietà all’acquirente degli immobili aziendali di proprietà dell’alienante sarà

necessaria la forma scritta a pena di nullità (art. 1350).

- prova

Solo per le imprese soggette a registrazione è previsto che ogni atto di disposizione dell’azienda deve

essere provato per iscritto (art. 2556).La scrittura e la sua mancanza comporterà come unico effetto che le

parti (ma non i terzi) non potranno avvalersi della prova per testimoni per dimostrare l’esistenza del

contratto (art. 2725).

- pubblicità

Sempre per le imprese soggette a registrazione, nel nuovo testo introdotto dalla legge 310/1993, il

contratto di trasferimento deve essere sempre redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata

e deve essere depositato a cura del notaio nel termine di trenta giorni.

5. La vendita dell’azienda. Il divieto di concorrenza alienante

Chi aliena un’azienda commerciale deve astenersi, per un periodo massimo di cinque anni dal

trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che possa comunque sviare la clientela dall’azienda ceduta

(art. 2557, 1°comma ). Se l’azienda è agricola, il divieto opera solo per le attività ad essa connesse e

sempre che rispetto a tali attività sia possibile sviamento della clientela (art. 2557, 4°comma ).

La norma unisce due esigenze:

- quella dell’acquirente di trattenere la clientela dell’impresa e quindi di godere dell’avviamento (soggettivo)

- quella dell’alienante a non vedere compressa la propria libertà di iniziativa economica oltre un

determinato arco di tempo sufficiente per consentire all’acquirente di consolidare la propria clientela. 20

Il divieto di concorrenza è derogabile ed ha carattere relativo. Le parti possono anche ampliare la portata

dell’obbligo di astensione, massimo cinque anni in più si può prolungare.

Il divieto è applicabile non solo alla vendita volontaria ma bensì anche quando la vendita è coattiva (però

per ex è escluso dalla violazione dell’art. 2557 chi vende un panificio e poi apra nella stessa zona un

negozio di altri generi alimentari).

Il divieto di concorrenza ha per oggetto l’inizio di una nuova impresa concorrente. Esso però non sempre è

puntualmente rispettato dall’alienante. (ad esempio si vende un’azienda e si inizia attività concorrente

avvalendosi di un prestanome o costituendo una società di comodo ,oppure si aliena l’azienda e si entra

come dirigente in un’impresa concorrente o ridiventa amministratore unico di una società concorrente).

6. La successione nei contratti aziendali

Il legislatore muove dalla premessa che l’acquirente dell’azienda ha interesse a subentrare in contratti

relativi all’azienda e tale interesse il legislatore lo tutela introducendo significative deroghe alla disciplina

generale della cessione dei contratti. Infatti secondo l’art. 2558, se non è pattuito diversamente,

l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano

carattere personale. Al terzo contraente è riconosciuto il diritto di recedere dal contratto entro tre mesi

dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa ,salvo in questo caso la responsabilità

dell’alienante;il recesso determina i non l ritorno del contratto in testa all’alienante bensì la definitiva

estinzione dello stesso.

Il sub-ingresso dell’acquirente nei contratti in corso di esecuzione prescinde da un’esplicita manifestazione

di volontà nell’atto di alienazione dell’azienda.

Per diritto comune la cessione del contratto non può avvenire senza il consenso del contraente ceduto e

un’espressa pattuizione fra alienante ed acquirente (art. 1406) se si tratta di prestazioni di carattere

personale; se invece l’oggetto delle prestazioni non è personale, il consenso del terzo contraente non è più

necessario e l’effetto successorio si produce dal momento stesso in cui diventa efficace il trasferimento

dell’azienda.

7. I crediti e i debiti aziendali

In sede di vendita l’azienda troverà applicazione dalla disciplina degli art. 2559 e 2560 per i crediti e i debiti

aziendali e non quella prevista dall’art. 2558 (successione nei contratti).

Per i debiti non è ammesso il mutamento del debitore senza il consenso del creditore. Infatti l’alienante

non è liberato da tali debiti se no risulta che i creditori vi hanno consentito. Consenso che deve riguardare

specificamente la liberazione dell’alienante e non genericamente il trasferimento dell’azienda.

sole

Per le aziende commerciali nel trasferimento risponde dei debiti aziendali anche l’acquirente

dell’azienda , se i debiti risultano dai libri contabili obbligatori (art. 2560).

8. Usufrutto e affitto dell’azienda

L’azienda può essere costituita in usufrutto o può essere concessa in affitto.

Usufrutto

L’art. 2561 dispone che l’usufruttuario deve esercitare l’azienda sotto la ditta che la contraddistingue.

Dispone inoltre che lo stesso deve condurre l’azienda senza modificarne la destinazione ed in modo da

conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte. La violazione di

tali obblighi o la cessazione arbitraria dalla gestione dell’ azienda determinano la cessazione dell’usufrutto

per abuso dell’usufruttuario.

L’usufruttuario non solo può godere dei beni aziendali, ma ha anche il potere di disporne nei limiti segnati

dalle esigenze della gestione. Tale potere di disposizione sussiste non solo rispetto alle scorte e più in

generale rispetto al cosiddetto capitale circolante, ma anche rispetto al capitale fisso (immobili, impianti,

macchinari), purché tali atti di disposizione non alterino l’identità e l’efficienza dell’azienda. L’usufruttuario

potrà acquistare ed immettere nell’azienda nuovi beni; beni che diventano di proprietà del nudo

proprietario e sui quali l’usufruttuario avrà diritto di godimento e potere di disposizione.

E’ previsto anche un probabile inventario all’inizio ed alla fine dell’usufrutto. 21

Affitto

L’affitto di azienda è contratto affatto diverso dalla locazione di un immobile destinato all’ esercizio di

attività di impresa:nel primo caso, oggetto del contratto è un complesso di beni organizzati, eventualmente

comprensivo dell’immobile; nel secondo caso, il contratto ha per oggetto il locale in quanto tale.

Sia per l’usufrutto e sai per l’affitto si applicano gli art. 2557 (divieto di concorrenza) e l’art. 2558

(successione nei contratti aziendali). Il nudo proprietario ed il locatore sono perciò tenuti a non iniziare una

nuova impresa idonea a sviare la clientela per la durata dell’usufrutto e dell’affitto. Inoltre l’usufruttuario o

l’affittuario subentrano automaticamente nei contratti aziendali per la durata dell’usufrutto o dell’affitto.

Per i debiti aziendali anteriori alla costituzione dell’usufrutto o dell’affitto risponderanno esclusivamente il

nudo proprietario o il locatore, salvo che per i debiti di lavoro espressamente accollati anche al titolare del

diritto di godimento.

VI. I SEGNI DISTINTIVI

1. Il sistema dei segni distintivi

I principali segni distintivi dell’imprenditore sono:

la ditta , che contraddistingue la persona dell’imprenditore nell’esercizio dell’attività d’impresa;

o l’insegna

, che individua i locali in cui l’attività d’impresa è esercitata;

o il marchio, che individua e distingue beni o sevizi prodotti.

o

Tali segni distintivi sono fondamentali nella formazione e mantenimento della clientela a favore

dell’imprenditore, oltre che svolgere un ruolo di garanzia per quanti entrino in contatto con essi per non

essere tratti in inganno sull’identità dell’imprenditore o sulla provenienza dei prodotti.

Princìpi comuni:

a) l’imprenditore gode di ampia libertà nella formazione dei segni distintivi. Deve rispettare regole di

verità, novità, capacità distintiva.

b) L’imprenditore ha diritto all’uso esclusivo dei propri segni distintivi. È però un diritto relativo e

strumentale alla realizzazione della funzione distintiva rispetto agli imprenditori concorrenti.

c) L’imprenditore può trasferire ad altri i propri segni distintivi.

A. LA DITTA

2. Formazione della ditta e contenuto del diritto sulla ditta

La ditta è il nome commerciale dell’imprenditore e in mancanza di scelta diversa, esso coincide con il nome

civile dell’imprenditore.

Limiti specifici nella scelta della propria ditta:

1. verità , con contenuto diverso a seconda che si tratti di ditta originaria o ditta derivata

2. ditta originaria: è formata dall’imprenditore che la utilizza; “deve contenere almeno il

cognome o la sigla dell’imprenditore”

3. ditta derivata: è formata da un dato imprenditore e successivamente trasferita ad altro

imprenditore insieme all’azienda.

4. novità, per cui la ditta non deve essere “uguale o simile a quella usata da altro

imprenditore” e tale da “creare confusione per l’oggetto dell’impresa o per il luogo in sui questa è

esercitata”. Chi ha adottato per primo una data ditta ha diritto all’uso esclusivo della stessa. È

tuttavia possibile l’omonimia tra più ditte che non creano confusione sul mercato, che non sono

quindi concorrenti tra loro.

3. Il trasferimento della ditta

La ditta è trasferibile ma solo insieme all’azienda, con il consenso dell’alienante se il trasferimento avviene

per atto tra vivi. A causa di morte, la ditta si trasmette al successore, salvo diversa disposizione

testamentaria. Chi ha trasferito l’azienda è responsabile in solido con l’acquirente per i debiti da questo

contratti spendendo la ditta derivata si addossa all’alienante l’onere di portare a conoscenza dei terzi

l’avvenuto trasferimento dell’azienda e della ditta se si tratta di impresa non commerciale. 22

4. Ditta e nome civile. Ditta e nome della società.

Ditta individuale e nome civile assolvono ad una diversa funzione e sono diversamente disciplinati.

Nome civile: attribuito per legge, ha struttura fissa, è unico e non liberamente modificabile.

Ditta: princìpi opposti rispetto a quella del nome civile.

L’imprenditore, se ha un solo nome civile, può avere più ditte; ditta e nome civile sono diversamente

tutelate. Non è consentita omonimia tra ditte di imprenditori in rapporto di concorrenza (opposto per nome

civile); il nome civile è indisponibile e intrasmissibile (opposto per la ditta).

La distinzione tra nome civile e nome commerciale (ditta) dell’imprenditore è da ritenersi valida anche per

le società. ragione sociale denominazione sociale

Art. 2567: la delle società di persone e la delle società di capitali e

delle cooperative sono regolate dalle norme specificamente dettate in sede di disciplina dei singoli tipi di

società.

Ragione sociale e denominazione sociale non vanno identificate con la ditta, perché vanno poste sullo

stesso piano del nome civile della persona fisica. Regime valevole per le società: art. 2564 le società

devono avere una ragione sociale o una denominazione sociale; il nome della società non può essere

possono

uguale o simile a quello prescelto da altra società concorrente e non è trasferibile. Le società

inoltre avere anche una ditta originaria , formata rispettando le norme sulla ditta, nonché una o più ditte

derivate.

B. IL MARCHIO

5. Nozione e funzione del marchio

Il marchio è il segno distintivo dei prodotti o dei servizi dell’impresa. Esistono tre tipi di marchio: marchio

nazionale, marchio comunitario e marchio internazionale, disciplinati da diverse normative imperniate

diritto all’uso esclusivo

sull’istituto della registrazione che riconoscono al titolare del marchio il dello stesso.

Il marchio ha la funzione di differenziare i prodotti di un certo imprenditore da quelli della concorrenza, è

indicatore della provenienza del prodotto da una fonte unitaria di produzione, tuttavia non garantisce la

qualità dei prodotti.

6. I tipi di marchio

Diversi tipi di marchio:

MARCHIO DI FABBRICA E DI COMMERCIO: in particolare i beni che subiscono successive fasi di

lavorazione o risultano da assemblaggio di parti distintamente prodotte, possono essere contraddistinte da

più marchi coesistenti sullo stesso prodotto. Il rivenditore può apporre il proprio marchio a questi prodotti,

non potendo però sopprimere il marchio del produttore.

MARCHIO DI SERVIZIO: utilizzato da imprese che producono servizi, ad es. la forma pubblicitaria.

MARCHIO GENERALE E MARCHIO SPECIALE: l’imprenditore può usare un solo marchio per i propri prodotti

(marchio generale) o servirsi di più marchi per differenziare prodotti in relazione a diversità qualitative

(marchi speciali).

Il marchio può essere costituito:

da parole marchio denominativo

o 

da figure, lettere, cifre, disegni o colori marchio figurativo

o 

da suoni

o dalla combinazione di parole o più altri simboli marchio misto

o 

Non possono essere registrate come marchi forme della natura o quelle che danno un valore sostanziale al

prodotto (ad es. la forma di una bottiglia).

MARCHIO COLLETTIVO: titolare di questo marchio è un soggetto che svolge la “funzione di garantire

l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi”. Tale marchio è concesso in uso solo a

produttori o commercianti consociati (es. “Pura lana vergine” o “Prosciutto di Parma”).

7. I requisiti di validità del marchio 23

Il marchio, per essere tutelato giuridicamente, deve rispondere a requisiti di liceità, verità, originalità e

novità.

Liceità: il marchio non deve contenere segni contrari alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume,

stemmi o altri segni prodotti da convenzioni internazionali. Per l’uso del nome di una persona o del suo

pseudonimo è necessario il consenso dell’interessato o anche dei suoi eredi.

Verità: non deve contenere segni che ingannino il pubblico su provenienza geografica, natura, qualità dei

prodotti o servizi.

Originalità: deve essere originale e distinguibile; il legislatore predetermina segni privi di capacità distintiva:

a) denominazioni generiche del prodotto o del servizio, o la loro figura generica (es.: scarpe,

calzature);

b) indicazioni descrittive dei caratteri essenziali, delle prestazioni, provenienza geografica (es.: “brillo”

per prodotti lucidanti;

c) i segni divenuti di uso comune nel linguaggio corrente, come “super”, “lusso”, “extra”.

marchi deboli, marchi forti,

Possiamo poi distinguere facilmente confondibili con altri marchi, e dotati di

accentuata capacità distintiva.

Novità: il marchio non deve essere usato da altri imprenditori generando confusione fra i consumatori.

Possiamo poi distinguere tra marchi ordinari e marchi celebri.

8. Il marchio registrato

Il titolare di un marchio rispondente ai requisiti di validità indicati sopra ha diritto all’uso esclusivo del

marchio prescelto, e la disciplina si differenzia se il marchio è stato registrato oppure no.

Il marchio registrato può essere usato direttamente dal l’imprenditore o da chi lo usi in altre imprese di cui

abbia il controllo e con il suo consenso. La registrazione attribuisce il diritto all’uso esclusivo su tutto il

territorio nazionale. Il titolare può impedire a terzi di mettere in commercio, esportare o importare prodotti

col proprio marchio o di usarlo nella pubblicità. Il diritto di esclusiva copre anche i prodotti affini (non solo

marchi celebri

quelli identici), con conseguenze particolarmente gravi quando si tratta di o di alta

rinomanza. Il diritto di esclusiva decorre dalla data di presentazione della relativa domanda all’Ufficio

brevetti; la registrazione nazionale è presupposto per estendere la tutela ad ambito internazionale. La

registrazione nazionale, comunitaria e internazionale dura 10 anni, è rinnovabile per un numero illimitato di

volte.

Dal marchio si decade per volgarizzazione (quando ad esempio lo stesso è divenuto nel commercio

denominazione generica di quel dato prodotto: Nylon, Cellophane), ingannevolezza o mancata utilizzazione

entro 5 anni dalla registrazione. Il marchio è tutelato civilmente e penalmente; il titolare del marchio può

l’azione di contraffazione.

promuovere

9. Il marchio di fatto

È tutelato anche il marchio non registrato, sebbene meno sensibilmente. Il titolare di un marchio non

in fatto

registrato diventato noto su tutto il territorio nazionale potrà impedire che altri usi lo stesso

marchio per gli stessi prodotti, ma non per prodotti affini. Il titolare di un marchio non registrato con

notorietà locale non potrà impedire che altro imprenditore usi di fatto lo stesso marchio per gli stessi

prodotti un'altra zona del territorio nazionale. Potrà continuare ad usare il suo marchio solo nella diffusione

locale.

Il marchio di fatto gode di una tutela penale più limitata.

11. Il trasferimento del marchio licenza di

Il marchio è trasferibile e può essere trasferito sia a titolo definitivo sia a titolo temporaneo (c.d.

marchio). Il marchio oggi può essere trasferito tutto o in parte senza necessario trasferimento dell’azienda.

È possibile la contitolarità del marchio. Lo stesso marchio può essere utilizzato contemporaneamente dal

(licenza di marchio non esclusiva);

titolare originario e da uno o più concessionari da questa però non deve

derivare inganno nei caratteri dei prodotti o servizi essenziali nell’apprezzamento del pubblico.

C. L’INSEGNA 24

12. Nozione e disciplina

L’insegna contraddistingue i locali dell’impresa o l’intero complesso aziendale. Essa non potrà essere uguale

o simile a quella già utilizzata da altro imprenditore concorrente, con conseguente obbligo di

differenziazione. L’insegna dovrà essere lecita, veritiera e originale.

Nulla è disposto per il trasferimento dell’insegna, ma è pacifico che il diritto può essere trasferito.

VII. OPERE DELL’INGEGNO. INVENZIONI INDUSTRIALI

1. Le creazioni intellettuali

VII opere dell’ingegno invenzioni industriali

Le (campo culturale) e le (campo della tecnica) sono le creazioni

intellettuali regolate dal nostro ordinamento.

Le opere dell’ingegno formano oggetto del diritto d’autore, mentre le invenzioni industriali possono formare

oggetto del brevetto per invenzioni industriali, del brevetto per modelli di utilità o della registrazione per

disegni e modelli.

2. Princìpi ispiratori della disciplina

Il diritto riconosciuto all’autore o inventore è quello di sfruttamento economico dell’opera o dell’invenzione

(diritto di privativa). La brevettazione nelle invenzioni industriali serve a rendere di pubblico dominio il

contenuto dell’invenzione stessa. Il diritto di esclusiva è limitato a 70 anni dopo la morte dell’autore per le

opere dell’ingegno; 20, 10 o 5 anni dalla domanda di brevetto per invenzioni industriali, modelli di utilità e

per i disegni e modelli. Decorsi questi periodi, l’opera è liberamente riproducibile e l’invenzione liberamente

sfruttabile. L’invenzione deve essere attuata nel territorio dello Stato.

A. IL DIRITTO D’AUTORE

3. Oggetto e contenuto del diritto d’autore

Formano oggetto del diritto d’autore le opere dell’ingegno scientifiche, letterarie, musicali, figurative,

architettoniche, teatrali e cinematografiche, qualunque ne sia il modo e la forma di espressione.

Tali opere sono protette indipendentemente dal loro pregio, tuttavia devono avere “carattere creativo”:

originalità oggettiva. Fatto costitutivo del diritto d’autore è la creazione dell’opera, non deve essere stata

necessariamente divulgata fra il pubblico. La tutela è sia morale, sia patrimoniale.

Diritto morale: rivendica nei confronti di chiunque la paternità dell’opera: pubblicazione, modifiche varie

etc.. Diritto irrinunciabile, inalienabile, non si perde con la cessione dei diritti patrimoniali e possono essere

esercitati anche dopo la morte.

Diritto patrimoniale: diritto di utilizzazione economica esclusiva dell’opera in ogni forma e modo, originale o

derivato. Ha durata limitata, di 70 anni dopo la morte dell’autore.

Opera collettiva: l’opera può essere costituita da più contributi autonomi e separabili. Ai singoli autori è

riconosciuto il diritto d’autore sulla propria parte.

Opera in collaborazione: composta da contributi omogenei e non distinguibili e non divisibili. Regime di

comunione fra i coautori.

Opera composta: composta da contributi eterogenei e distinti ma che danno vita a opera funzionalmente

unitaria e indivisibile.

Diritti connessi o affini al diritto d’autore sono poi riconosciuti a determinate categorie di soggetti.

4. Trasferimento del diritto di utilizzazione economica. Tutela

Il diritto di utilizzazione economica dell’opera dell’ingegno è liberamente trasferibile, sia unitariamente che

nelle sue singole manifestazioni, sia fra vivi, sia a causa di morte.

Contratti previsti per lo sfruttamento economico: in esclusiva

contratto di edizione: autore concede ad un editore l’esercizio del diritto di

o pubblicare per la stampa l’opera, per conto e a spese dell’editore stesso; 25

non in esclusiva

contratto di rappresentazione: autore cede il solo diritto di rappresentazione

o un pubblico di opere destinate a tal fine.

Il diritto d’autore è protetto con sanzioni civili, amministrative pecuniarie e penali. Le opere dell’ingegno

godono di una protezione circoscritta al territorio nazionale e sono esposte alla concorrente utilizzazione

abusiva da parte di terzi in altri Stati. Ci sono delle Convenzioni per estendere in ambito territoriale la tutela

del diritto d’autore.

B. LE INVENZIONI INDUSTRIALI

5. Oggetto e requisiti di validità

Le invenzioni industriali appartengono al campo della tecnica. Sono la soluzione originale di un problema

tecnico. Il diritto si acquista tramite la concessione del brevetto da parte dell’Ufficio Italiano brevetti e

marchi. Possono formare oggetto di brevetto per invenzione industriale:

invenzioni di prodotto (nuovo prodotto)

o invenzioni di procedimento

o invenzioni derivate (sviluppo di una precedente invenzione).

o

Non possono essere oggetto di brevetto ciò che già esiste in natura e l’uomo si limita a percepire oppure

una nuova teoria.

I trovati devono avere determinati requisiti:

leciti;

o nuovi quelle non ricomprese nello stato della tecnica;

o 

devono implicare un’attività inventiva (per una persona esperta nel campo);

o devono avere un’applicazione industriale il trovato deve poter essere fabbricato o utilizzato

o 

in qualsiasi genere di industria, compresa quella agricola.

6. Il diritto al brevetto

L’inventore ha diritto al brevetto, oltre ad avere il diritto morale all’invenzione. Il lavoratore ha sempre

diritto ad essere riconosciuto autore dell’invenzione fatta nello svolgimento del rapporto di lavoro.

L’attribuzione dei diritti patrimoniali derivanti è regolata secondo una triplice tipologia:

a) attività inventiva prevista dal contratto di lavoro le invenzioni appartengono al datore di lavoro

che acquista titolo originario e diritto di chiedere e sfruttare il brevetto. Al lavoratore nulla è dovuto per i

risultati raggiunti;

b) l’invenzione è fatta nello svolgimento di un rapporto di lavoro ma non prevista alcuna retribuzione

per l’attività inventiva diritti patrimoniali del datore di lavoro ma equo premio per il lavoratore;

c) l’invenzione rientra nel “campo di attività” dell’impresa cui l’inventore è addetto ma è indipendente

invenzione occasionale).

da contratto (c.d. Diritti patrimoniali spettano al lavoratore il quale sarà l’unico a

poterne chiedere il brevetto (c’è però diritto di prelazione del datore di lavoro per uso dell’invenzione e

acquisto del brevetto).

Lo svolgimento di attività di ricerca può anche essere affidato a lavoratori autonomi o a gruppi organizzati di

ricercatori tramite appositi contratti di ricerca.

7. L’invenzione brevettata

Il brevetto per invenzione industriale è emesso dall’Ufficio italiano brevetti e marchi, sulla base di una

domanda corredata dalla descrizione accurata dell’invenzione.

Il brevetto per invenzioni industriali dura 20 anni dalla data di deposito della domanda e non c’è possibilità

di rinnovo. Il diritto di esclusività si può perdere per nullità del brevetto o decadenza dello stesso. Il

brevetto conferisce al suo titolare la facoltà esclusiva di attuare l’invenzione e trarne profitto nel territorio

dello Stato. L’esclusiva di commercio si esaurisce con la prima immissione in circolazione del prodotto

(invenzione di

brevettato. Se l’invenzione riguarda un nuovo metodo o processo di produzione

procedimento), l’esclusiva copre solo la messa in commercio del prodotto identico a quello direttamente

ottenuto con il nuovo metodo o processo. 26

mortis causa;

Il brevetto è liberamente trasferibile sia fra vivi sia il titolare del brevetto può concedere

licenza d’uso dello stesso.

L’invenzione brevettata è tutelata con sanzioni civili e penali e possono essere esercitate azioni di

contraffazione nei confronti di chi sfrutti abusivamente l’invenzione.

8. Brevettazione internazionale. Brevetto europeo. Brevetto comunitario

Il rilascio del brevetto per invenzione attribuisce diritto di esclusiva solo sul territorio nazionale. Per i paesi

esteri, l’inventore deve presentare distinte domande per ogni paese (quelli che hanno aderito alla

novità

convenzione di Monaco del 1973), ma la dell’invenzione è valutata con riferimento alla data del

primo deposito nazionale. brevetto europeo,

L’inventore può anche conseguire il che non è autonomo ed unitario perché regolato

dalle singole legislazioni nazionali dei paesi in cui il brevetto ha efficacia, ma è equivalente a un fascio di

brevetti nazionali.

Brevetto autonomo e unitario è il brevetto comunitario, rilasciato dall’Ufficio europeo di Monaco.

9. L’invenzione non brevettata

L’inventore può anche non brevettare il proprio trovato, e anche per le invenzioni non brevettate è

riconosciuta una sia pur limitata tutela.

C. I MODELLI INDUSTRIALI

10. Modelli di utilità. Disegni e modelli

I modelli industriali sono creazioni intellettuali applicate all’industria di minor rilievo rispetto alle invenzioni

industriali. I modelli sono distinti in a) modelli di utilità e b) disegni e modelli.

funzionalità

I modelli di utilità sono nuovi trovati destinati a conferire particolare a macchine, strumenti,

utensili e oggetti d’uso. (industrial

I disegni e modelli sono invece nuove idee destinate a migliorare l’aspetto dei prodotti industriali

design). funzionale estetica

I modelli industriali riguardano la foggia o dei prodotti.

La tutela dei modelli industriali continua a fondarsi sull’istituto della brevettazione. Il brevetto per i modelli

di utilità dura 10 anni, rispetto ai 20 delle invenzioni industriali.

La durata del brevetto per i disegni e modelli è di 5 anni dalla domanda, ma può essere prorogata fino a 25

anni. Disegni e modelli sono anche tutelati dal diritto d’autore quando presentino carattere creativo e

valore artistico.

VIII. LA DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA

A. LA LEGISLAZIONE ANTIMONOPOLISTICA

VIII 1. Concorrenza perfetta e monopolio concorrenza perfetta,

Modello ideale del funzionamento del mercato sarebbe quello di ma irrealizzabile.

oligopolio; monopolio di fatto,

Altra ipotesi sarebbe la situazione di ancora, un altro modello è il in cui una

sola impresa controlla tutta l’offerta di un dato prodotto.

La concorrenza deve svolgersi in modo da non ledere gli interessi dell’economia nazionale; il legislatore

italiano:

a- consente limitazioni legali della libertà di concorrenza e la creazione di monopoli legali in settori di

interesse generale;

b- prevede in determinati contratti il divieto di concorrenza fra le parti;

c- consente limitazioni negoziali della concorrenza a ne subordina nel contempo la validità al rispetto

di condizioni che non comportino un sacrificio della libertà di iniziativa economica attuale e futura;

d- assicura il corretto svolgimento della concorrenza reprimendo gli atti di concorrenza sleale.

Nel 1990 è stata introdotta una normativa antimonopolistica nazionale, norme per la tutela della

concorrenza e del mercato.

2. La disciplina italiana e comunitaria 27

La norma europea che disciplini la concorrenza è nata appena dopo la II guerra mondiale In Italia è in

vigore dal 1/5/1999.

Si applica per la concorrenza effettuata tra due o più stati membri. La normativa europea ha comunque

posizione preminente rispetto alla disciplina italiana, che si trova ad avere carattere residuale.

3. Le singole fattispecie. Le intese restrittive della concorrenza

Fenomeni rilevanti per la disciplina antimonopolistica nazionale e comunitaria sono tre:

intese restrittive della concorrenza

a) comportamenti concordati fra imprese per limitare la prorpia

libertà di azione sul mercato. Sono considerati in particolare intese:

1- accordi fra imprese

2- deliberazioni di consorzi, associazioni e imprese e altri organismi similari

3- “pratiche concordate” fra imprese.

Non tutte le intese anticoncorrenziali sono però vietate, ma solo quelle che falsino in maniera consistente il

gioco della concorrenza. Sono lecite le c.d. intese minori. Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto.

4. (segue) Abuso di posizione dominante e abuso di dipendenza economica

abuso di posizione dominante da parte di una o più imprese

b) è vietato lo sfruttamento abusivo della

posizione dominante raggiunta da un’impresa, con comportamenti lesivi dei concorrenti e dei consumatori,

capaci di pregiudicare la concorrenza effettiva.

Ad un’impresa in posizione dominante è particolarmente vietato di:

- imporre, direttamente o indirettamente, prezzi e altre condizioni contrattuali ingiustificatamente

gravose;

- impedire, limitare la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato;

- applicare nei rapporti commerciali condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti;

- subordinare la conclusione di contratti all’accettazione di prestazioni supplementari che non abbiano

alcuna connessione con l’oggetto del contratto stesso.

Le sanzioni sono emesse dall’Autorità garante, che può anche disporre la sospensione dell’attività d’impresa

fino a 30 giorni.

È oggi anche vietato l’abuso dello stato di dipendenza economica col quale s’intende la situazione in cui

un’impresa sia in grado di determinare, nei rapporti commerciali con un’altra impresa, un eccessivo

squilibrio di diritti e obblighi. Il patto col quale si realizza l’abuso di dipendenza economica è nullo.

5. (segue) Le concentrazioni

concentrazione

c) Si ha quando:

1- due o più imprese si fondono dando luogo ad un’unica impresa;

2- due o più imprese, pur restando giuridicamente distinte, diventano un’unica entità economica;

3- due o più imprese indipendenti costituiscono un’impresa societaria comune.

Le concentrazioni costituiscono uno strumento utile di ristrutturazione e non sono di per sé vietate in quanto

rispondono all’esigenza di accrescere la competitività delle imprese. Diventano illecite e vietate quando diano

luogo a gravi alterazioni del regime concorrenziale del mercato (solo per quelle di maggior dimensione).

Concentrazioni che superino un determinato livello di fatturato devono essere preventivamente comunicate.

L’Autorità può vietare la concentrazione o può autorizzarla, può infliggere sanzioni pecuniarie. Diversamente

dalle intese, le concentrazioni vietate comunque eseguite non sono nulle ma soggette a sanzioni.

C. LE LIMITAZIONI DELLA CONCORRENZA

6. Limitazioni pubblicistiche e monopoli legali

Interventi del legislatore per limitare la concorrenza:

a) Controlli sull’accesso al mercato di nuovi imprenditori;

b) Ampi poteri di indirizzo e controllo dell’attività riconosciuti alla pubblica amministrazione nei

confronti delle imprese che operano in settori di particolare rilievo economico

c) Articolato sistema di controllo pubblico sui prezzi di vendita. 28

monopoli pubblici.

L’art. 43 della Costituzione pone una serie di limiti al riconosciuto potere statale di creare È

necessario che la riserva di attività sia disposta con legge ordinaria e che il sacrificio della libertà di iniziativa

risponda ai fini di utilità generale.

7. (segue) Obbligo di contrarre del monopolista

La normativa antitrust non trova applicazione quando la produzione di determinati beni o servizi è attuata

in regime di monopolio legale. Il legislatore tuttavia tutela gli utenti contro possibili comportamenti arbitrari

del monopolista. Il monopolista ha l’obbligo di contrattare con chiunque richieda le prestazioni che formano

l’oggetto dell’impresa e l’obbligo di rispettare la parità di trattamento fra i diversi richiedenti.

L’obbligo di contrarre del monopolista e il corrispondente diritto soggettivo dell’utente sussistono per le

richieste compatibili con in mezzi ordinari dell’impresa.

Il rispetto del principio della parità di trattamento comporta che il monopolista debba predeterminare e

rendere note al pubblico le proprie condizioni contrattuali che sono in larga parte fissate in via legislativa o

sottoposte a preventiva approvazione amministrativa.

monopolio legale. monopolista di fatto,

Quello sopra detto valeva per il Per il che ha una posizione

dominante seppur non goda di un regime di esclusiva. Questi deve stare attento a non abusare della sua

posizione dominante verso gli utenti.

8. I divieti legali di concorrenza

Limitazioni, oltre che di natura pubblicistica, anche da parte del legislatore per la tutela di interessi

patrimoniali e privati. Rientrano fra i divieti legali di concorrenza:

a) l’ “obbligo di fedeltà” a carico dei prestatori di lavoro che fa divieto agli stessi di trattare affari in

concorrenza con l’imprenditore fin quando dura il rapporto di lavoro;

b) divieto di esercitare attività concorrente con quella della società di cui si è socio a responsabilità

illimitata;

c) il diritto di esclusiva reciproca nel contratto di agenzia.

9. Limitazioni convenzionali della concorrenza

Il patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto ed è valido solo se circoscritto ad un

determinato ambito territoriale o a un determinato tipo di attività. Limite di durata: max 5 anni.

autonomi accessori.

Si distinguono due diverse categorie di patti anticoncorrenziali: e

Come patti autonomi, possiamo identificare quei contratti che hanno come oggetto e funzione esclusivi

la restrizione della libertà di concorrenza. Gli obblighi di non concorrenza possono essere a carico di una

parte (restrizioni unilaterali) o di entrambe (restrizioni reciproche). Questi ultimi si definiscono solitamente

cartelli intese

o e possono essere di contingentamento, di zona, di prezzo…

Per le restrizioni reciproche di concorrenza invece le finalità di un cartello possono essere realizzate anche

attraverso la stipulazione di un contratto di consorzio, tipico e specificamente regolato. Il contratto ha

validità per 10 anni.

I patti accessori, invece, sono anche clausole accessorie di un contratto e possono intercorrere sia fra

imprenditori in diretta concorrenza sia operanti a livelli diversi.

Alcuni di tali patti accessori (patti innominati) sono sottoposti a determinata disciplina:

clausola di esclusiva

- la che può essere inserita in un contratto di somministrazione;

patto di preferenza

- il a favore del somministrante inseribile nello stesso contratto di somministrazione

(max 5 anni);

patto di non concorrenza

- il con il quale si limita l’attività del prestatore di lavoro per il tempo successivo

alla cessazione del contratto. Il patto è nullo se non è stipulato per iscritto;

dell’agente

- il patto col quale si limita la concorrenza dopo lo scioglimento del contratto di agenzia. Tale

patto deve essere fatto per iscritto e durata max 2 anni.

La disciplina dell’art. 2596 è applicabile solo ai patti accessori innominati.

C. LA CONCORRENZA SLEALE

IX 10. Libertà di concorrenza e disciplina della concorrenza sleale

E’ interesse generale che la competizione fra imprenditori si svolga in modo corretto e leale necessità di

distinguere comportamenti leciti e leali da comportamenti sleali e vietati. 29

In generale, nello svolgimento della competizione fra imprenditori concorrenti è vietato servirsi di mezzi e

tecniche non conformi ai principi della correttezza professionale. I fatti, gli atti e i comportamenti che

violano tale regola sono atti di concorrenza sleale. Tali atti sono repressi e sanzionati anche se compiuti

senza dolo o colpa e anche se non hanno ancora arrecato un danno ai concorrenti. Basta il cosiddetto

speciale

danno potenziale. La disciplina della concorrenza sleale è una disciplina rispetto a quella dell’illecito

civile. I consumatori sono i soggetti che non devono essere tratti in inganno e perciò devono essere

mediata e riflessa

tutelati. Tuttavia, questi sono tutelati in maniera perché i soggetti legittimati a reagire

contro atti di concorrenza sleale sono SOLO gli imprenditori concorrenti e le loro associazioni di categoria.

11. Ambito di applicazione della disciplina della concorrenza sleale

La disciplina della concorrenza sleale regola i rapporti di coesistenza sul mercato fra imprenditori

concorrenti. Per la sua applicazione, sono necessari due presupposti:

1) imprenditore

la qualità di sia del soggetto che pone in essere l’atto di concorrenza vietato, dia del

soggetto che ne subisce le conseguenze il soggetto passivo dell’atto di concorrenza sleale può

essere esclusivamente un imprenditore.

2) concorrenza economica

L’esistenza di un rapporto di fra i medesimi i soggetti attivo e passivo

devono offrire nello stesso ambito di mercato beni o servizi destinati a soddisfare lo stesso bisogno dei

consumatori o bisogni similari o complementari.

12.Gli atti di concorrenza sleale. Le fattispecie tipiche

Art. 2598 definisce i comportamenti di concorrenza sleale:

a) atti di confusione ogni atto idoneo a creare confusione con i prodotti o con l’attività di un

concorrente. Molteplici sono le tecniche che possono essere poste in atto e il legislatore ne individua 2

in particolare: 1. nomi o segni distintivi

uso di idonei a produrre confusione con i nomi usati

legittimamente da altri imprenditori concorrenti

2. imitazione servile: riproduzione delle forme esteriori dei prodotti altrui. L’imitazione

deve riguardare elementi formali non necessari ma allo stesso tempo

caratterizzanti.

b) Atti di denigrazione e appropriazione di pregi altrui diffusione di notizie e apprezzamenti sui

prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito e l’appropriazione dei pregi

degli altri concorrenti. Comune a entrambe le fattispecie è il falsare gli elementi di valutazione

comparativa del pubblico, con denigrazione e vanteria.

denigrazione: divulgazione di notizie screditatrici e pubblicità iperbolica

o appropriaz. pregi: pubblicità parassitaria (mendace attribuzione di pregi) e pubblicità per

o riferimento (credenza che i propri prodotti siano simili a quelli di un concorrente con uso di

tipo, modello

espressioni come etc.).

Costituisce atto di concorrenza sleale ogni altro mezzo non conforme ai princìpi della correttezza

professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.

13. (segue) Gli altri atti di concorrenza sleale

Tra gli altri atti di concorrenza sleale rientrano:

- pubblicità menzognera: falsa attribuzione ai propri prodotti di qualità o pregi non appartenenti ad alcun

concorrente. Illecita è anche la pubblicità menzognera non specificamente lesiva di un determinato

concorrente.

- Concorrenza parassitaria: sistematica imitazione delle altrui iniziative imprenditoriali.

- Boicottaggio economico: rifiuto ingiustificato di un’impresa in posizione dominante di fornire i propri

prodotti a determinati rivenditori, in modo da escluderli dal mercato.

- Dumping: è la vendita sottocosto.

- Storno di dipendenti: la sottrazione ad un concorrente di dipendenti o collaboratori autonomi qualificati

attuata con mezzi scorretti. 30


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Commerciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Diritto Commerciale, Campobasso (vol 1). Vengono analizzati i seguenti argomenti: Il ruolo della distinzione, distinzione effettuata secondo l’oggetto dell’attività: imprenditore commerciale (cat. generale)= ampia ed articolata disciplina fondata sull’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese (pubblicità legale), sull’obbligo della tenuta delle scritture contabili, sull’assoggettamento al fallimento e alle altre procedure concorsuali, la figura dell'imprenditore agricolo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio (BARI, TARANTO)
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Giannelli Gianvito.

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