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Ex 2278 i liquidatori possono compiere tutti gli atti necessari alla liquidazione e, se non è stato

diversamente disposto dai soci, possono vendere anche in blocco i beni sociali, fare transazioni e

compromessi, nonché rappresentare in giudizio la società; questi possono altresì procedere al pagamento

dei creditori sociali e chiedere ai soci i versamenti necessari, nel caso i fondi disponibili societari non

risultino sufficienti, nei limiti della rispettiva responsabilità ed in proporzione della parte di ciascuno nelle

perdite, e nella stessa proporzione si ripartisce tra i soci il debito del socio insolvente. I liquidatori NON

possono svolgere “nuove operazioni” che non siano in rapporto di mezzo a fine rispetto alla liquidazione

(nel caso le intraprendano, allora saranno solidamente e personalmente responsabili nei confronti dei

terzi); non possono ripartire utili tra i soci fintantoché i creditori sociali non siano stati pagati o comunque

non siano state accantonate le somme necessarie a tale scopo, ex 2280. Altri poteri e divieti sono quelli

vigenti per gli amministratori, e comunque possono esserne disposti di particolari dal contratto sociale, ex

2276.

La Società In Nome Collettivo può essere utilizzata sia per attività commerciali che non, fermo

l’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese con effetti id pubblicità legale; in tale società tutti i soci

rispondono illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali e non è ammesso patto contrario.

La società in nome collettivo non ha l’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese: nel caso di

registrazione la forma del contratto istitutivo sarà libera (valendo in questo caso quanto disposto ex 2251),

e la società sarà della “irregolare”; in caso contrario dovrà rispettare delle regole di forma. Il contratto

istitutivo della società in nome collettivo regolare deve, ex 2295, indicare i dati anagrafici dei soci (possono

essere soci anche altre società), la ragione sociale (costituita ex 2292 dal nome di uno o più soci, con

l’indicazione del rapporto sociale; la società agirà sotto tale nome), l’indicazione degli amministratori e dei

rappresentanti, le varie sedi, l’oggetto sociale, i conferimenti ed il loro valore totale, le eventuali prestazioni

dovute dai soci d’opera, le quote dei soci negli utili e nelle perdite, la durata della società. Ex 2296 l’atto

costitutivo deve essere depositato per l’iscrizione entro 30 gg dalla stipulazione, la quale deve essere

avvenuta per atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Nella società in nome collettivo il quantitativo di utili da spartire è determinato nel bilancio di esercizio,

redatto con l’osservanza delle norme valide per il bilancio delle spa; questo deve essere predisposto dagli

amministratori ed approvato a maggioranza, calcolata secondo la partecipazione dei singoli soci agli utili.

Nella società in nome collettivo la responsabilità illimitata e solidale di tuti i soci è inderogabile, non avendo

l’eventuale patto contrario valore verso i terzi.

Ex 2269 chi entra a far parte di una società precedentemente costituita risulta responsabile anche per le

obbligazioni contratte anteriormente alla qualità di socio. Nella società in nome collettivo lo scioglimento

del rapporto da parte del singolo socio non valida a meno che non rispetti le regole sulla modifica dell’atto

costitutivo, per cui sarà opponibile ai terzi solo dal momento dell’iscrizione della modifica al registro delle

imprese.

Nella SC il beneficio di escussione preventiva del patrimonio sociale agisce automaticamente, per cui il

creditore potrà rivolgersi ai soci solo dopo aver tentato infruttuosamente ad aggredire il patrimonio sociale

stesso.

Ex 2305 il creditore particolare del socio NON può chiedere la liquidazione della quota del suo debitore per

tutta la durata della società. Nel caso di proroga della società oltre il limite stabilito dall’atto costitutivo, 27

allora il creditore potrà chiedere, tramite opposizione, la liquidazione della quota del socio debitore; non

sarà necessaria l’opposizione in caso di proroga tacita.

Ex 2298 i poteri degli amministratori che hanno la rappresentanza della società devono risultare dall’atto

costitutivo o dalla procura; le eventuali limitazioni non sono opponibili ai terzi a meno che non siano iscritte

nel registro delle imprese o non si provi che i terzi ne erano comunque a conoscenza.

 Nella SC irregolare si presume che ogni socio che agisca per la società ne abbia rappresentanza; i

patti limitativi non sono opponibili ai terzi a meno che non si provi che questi ne erano comunque

entrati a conoscenza.

Gli amministratori della SC devono tenere le scritture contabili e redigere il bilancio d’esercizio, nonché

provvedere alle varie iscrizioni da effettuare nel registro delle imprese; sono previste altresì sanzioni

particolari a loro carico in caso di fallimento.

Ex 2301 il socio non può, senza il CONSENSO degli altri soci, esercitare un’attività concorrente con quella

della società, ne partecipare come socio illimitatamente responsabile ad altra società concorrente; il

consenso è presunto nel caso la partecipazione alla società o lo svolgimento dell’attività preesisteva al

contratto istitutivo e gli altri soci ne erano a conoscenza; in caso di inosservanza, la società avrà diritto al

risarcimento del danno e ad escludere il socio.

Causa particolare di scioglimento della SC è il fallimento della società ed il provvedimento governativo con

cui si dispone la liquidazione coatta amministrativa della società.

In caso di liquidazione della SC, compito dei liquidatori sarà di redigere il “bilancio finale di liquidazione” ed

il “piano di riparto”: il primo è il rendiconto della gestione dei liquidatori, mentre il secondo è una proposta

di divisione fra i soci dell’attivo residuo. Gli eventuali creditori rimasti insoddisfatti dopo lo scioglimento

della società potranno chiedere il suo fallimento entro un anno dalla sua cancellazione dal registro delle

imprese o, se questa è stata disposta d’ufficio, entro un anno dall’ultimo effettivo atto sociale, la cui data

deve però essere dimostrata ad onere del creditore o del pm.

Nella società in nome collettivo irregolare poi la chiusura del procedimento di liquidazione determina la

definitiva estinzione della società, purché siano stai soddisfatti tutti i creditori sociali.

Particolare è la c.d. società di fatto: a questa si applicano le regole della società semplice nel caso non

svolga attività commerciale, altrimenti le si applicheranno le norme riguardanti quella in nome collettivo. La

società di fatto commerciale è normalmente esposta al rischio di fallimento; il fallimento della società

determina il fallimento di tutti i soci, sia di quelli noti, che di quelli occulti, la cui esistenza venga scoperta

solo in seguito. La prova dell’esistenza di eventuali soci occulti può essere data anche con presunzioni

rivelatrici dei tratti essenziali del contratto di società riguardante i rapporti interni, purchè gli indizi siano

univoci e concordanti.

Particolare è poi la c.d. società occulta, la quale viene costituita dai soci in modo di non rivelarne

l’esistenza. Questa apparirà quindi come impresa individuale dei soggetti agenti in suo interesse, o

addirittura di un terzo, e quindi NON in nome della società, la quale quindi non può essere ritenuta

formalmente responsabile per gli atti di impresa se non in caso di fallimento. La mancata esteriorizzazione

della società NON impedisce infatti ai terzi di invocarne la responsabilità, insieme a quella di tuti i soci: 28

necessario e sufficiente è che si provi a posteriori l’esistenza di un contratto di società, nonché che gli atti

posti in essere dall’agente in proprio nome siano riferibili a tale società. Per cui dichiarato il fallimento

dell’imprenditore individuale palese, questo si estenderà anche ai soci occulti, una volta acquisite le dette

prove, anche per presunzioni (ex d.lgs. 5/2006).

 È prova dell’esistenza della società occulta il sistematico finanziamento dell’imprenditore

individuale, anche tramite il rilascio di fideiussioni omnicomprensive, la partecipazioni a trattative

con i fornitori, il compimento di atti di gestione, ecc..

Alla società occulta si ritengono applicabili le norme sul mandato senza rappresentanza, per cui

l’imprenditore individuale palese è comunque abilitato ad agire nei confronti della società e dei soci occulti

al fine di farsi somministrare i mezzi necessari per l’esecuzione del mandato e per l’adempimento degli

obblighi che a tal fine ha contratto in proprio nome (c.d. actio mandati contraria).

Data la difficoltà di dimostrare in giudizio l’esistenza della società occulta, la giurisprudenza ha creato la

figura della “società apparente”: una società, ancorché non esistente nei rapporti tra i presunti soci, deve

comunque considerarsi esistente quando due o più persone operino in modo da ingenerare nei terzi la

ragionevole opinione che essi agiscano proprio come soci, così da determinare il loro incolpevole

affidamento circa l’effettiva esistenza di tale società. La società apparente, così identificata, è soggetta al

fallimento esattamente con qualsiasi altra.

La Società In Accomandita Semplice è una società di persone che si differenzia dalle altre per la

presenza di due categorie di soci: 1) soci ACCOMANDATARI, i quali rispondono illimitatamente e

solidamente per le obbligazioni sociali; 2) soci ACCOMANDANTI che rispondono solo nei limiti della quota

conferita (beneficio della responsabilità limitata), ossia sono obbligato unicamente a conferire la quota

promessa. L’amministrazione dell’impresa è affidata unicamente ai soci accomandatari, mentre gli

accomandati non sono esposti a ritorsioni personali in caso di fallimento.

Nel contratto istitutivo della SAC dovrà essere specificato quali soci sono accomandatari e quali sono

accomandanti. Come per la SC, la mancata registrazione nel registro delle imprese comporta solo

l’irregolarità della società. Nella ragione sociale deve essere inserito il nome di uno dei soci accomandatari,

seguito dal tipo sociale; l’accomandante che abbia consentito a che il suo nome fosse compreso nella

ragione sociale risponde difronte ai terzi illimitatamente e solidalmente con gli accomandatari per le

obbligazioni sociali, con la conseguenza ulteriore che, in caso di fallimento, verrà dichiarato fallito anche lui

(non diventando però per questo accomandatario).

I soci accomandatari hanno stessi diritti ed obblighi dei soci nella SC; gli accomandanti invece, ex 2320,

NON possono compiere atti di amministrazione, ne trattare o concludere affari per conto della società, se

non in forza di una procura speciale concessa per il singolo affare; l’accomandante che violi tale divieto

risponderà solidalmente con gli accomandatari di TUTTE le obbligazioni sociali, nonché può essere escluso

dalla società (a maggioranza di tutti i soci) nel caso non sia intervenuta l’autorizzazione e la ratifica degli

amministratori; i soci accomandanti possono comunque prestare la loro opera sotto la direzione degli

amministratori, nonché dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni, se ciò è concesso dal

contratto istitutivo; essi hanno anche il diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei

profitti e delle perdite, nonché di controllarne l’esattezza, consultando i documenti della società. Gli

accomandanti hanno anche diritto a concorrere all’approvazione del bilancio. Ex 2321 gli accomandanti non

sono tenuti a restituire gli utili ricevuti in buona fede in forza di un bilancio regolarmente approvato, anche

se se ne dimostri la successiva irregolarità. 29

Ex 2319 per la nomina e la revoca degli amministratori (nominati con atto separato dal contratto istitutivo),

salva diversa convenzione, è necessario il consenso di tutti gli accomandatari e della maggioranza degli

accomandanti, rispetto al totale del capitale da essi sottoscritto.

Come nella SC gli accomandatari possono trasferire per atto tra vivi la loro quota solo col consenso di tutti

gli altri soci della SAS, a meno che l’atto costitutivo non preveda diversamente, mentre per il trasfeimento

mortis causa vi sarà bisogno del consenso anche degli eredi. La quota degli accomandanti è invece

liberamente trasferibile mortis causa, mentre per trasferimento per atto tra vivi sarà necessario il consenso

della maggioranza del capitale sociale, computato tra TUTTI i soci.

La SAS si scioglie, altre che per le cause già viste per gli altri tipi di società, anche nel caso rimangano solo

soci accomandanti o accomandatari, sempreché non sia stato sostituito almeno un socio, tra quelli della

categoria necessaria, nel termine di 6 mesi; nel caso siano venuti meno gli accomandatari, gli accomandanti

dovranno nominare un amministratore provvisorio, anche tra di loro, il quale può compiere gli atti di

ordinaria amministrazione (non per questo divenendo illimitatamente responsabile, se socio

accomandante).

Nel caso, dopo lo scioglimento della SAS siano rimasti alcuni creditori insoddisfatti, questi potranno

aggredire gli accomandanti solo nel limite di quanto da loro ricevuto a titolo di quota di liquidazione.

 Nella SAS irregolare i soci accomandanti rispondono limitatamente alla loro quota solo nel caso non

abbiano preso parte alle operazioni sociali. In tal caso quindi neanche una procura speciale può

esonerare gli accomandanti dalla responsabilità illimitata verso i terzi per tutte le obbligazioni

sociali. Per tutto il resto vigono le regole dettate per la SC irregolare. 30

Le società di capitali

La Società per Azioni è una società di capitali nella quale risponde delle obbligazioni sociali solo la

società stessa, col suo patrimonio, e dove la partecipazione sociale è rappresentata da azioni.

Tale società è dotata di personalità giuridica e di autonomia patrimoniale perfetta: SOLO la società è

qualificata come imprenditore, ed è in capo ad essa che si concretizza la disciplina dell’attività d’impresa.

Tale tipo di società è costituita da 3 organi: l’assemblea dei soci, un organo di gestione ed uno di controllo.

Particolarità è costituita dal principio maggioritario che vige sul funzionamento dell’assemblea dei soci, il

quale è determinato secondo il “peso” di ogni socio, commisurato alla quota di capitale sottoscritto ed al

numero di azioni possedute (maggioranza per capitale basata su concetto per cui chi più ha conferito, più

rischia, e per ciò ha più potere). Le azioni sociali sono partecipazioni di uguale valore, omogenee e

standardizzate che conferiscono ai loro possessori uguali diritti; queste sono liberamente trasferibili e

sottoposte alla disciplina dei titoli di credito. Sono due i principali problemi legati a questo tipo di società:

1) in quelle a ristretta base azionaria, composte per la maggioranza da imprenditori professionisti, le

questioni versano soprattutto rispetto alla tutela dei soci di minoranza e dei creditori sociali;

2) quando si tratti però di società che fanno appello ai piccoli investitori, distribuendo un grande numero di

azioni di piccolo valore presso il pubblico, allora diviene centrale la tutela degli “azionisti risparmiatori”, il

cui comune disinteresse per la vita societaria altrimenti favoreggerebbe ingiustamente il dominio dei gruppi

minoritari di controllo (che spesso non detengono più del 20% del capitale sociale).

Uno dei primi interventi volti alla tutela di questi soggetti più svantaggiati, anche dalla loro scarsa

professionalità, fu introdotta nel 1974 con la creazione delle “azioni di risparmio”, azioni prive del diritto al

voto ma privilegiate sotto il profilo patrimoniale. Nel 1998 si è poi rinforzata la figura degli investitori

istituzionali, figure professionali che raccolgono capitale tra i risparmiatori e lo reinvestono, per un certo

corrispettivo, in modeste partecipazioni societarie, fungendo così da garante dei diritti di quelli e

contrastando il potere dei gruppi di controllo, ove minaccino di svantaggiarli.

COSTITUIRSI

Oggi per venire a una società per azioni deve contare un capitale minimo di 120 mila euro

(ex 2327). La nascita di una spa passa prima per la stipulazione dell’atto costitutivo, e quindi per l’iscrizione

di questo nel registro delle imprese; solo con tale iscrizione la spa assume personalità giuridica e viene ad

esistenza.

1) L’atto costitutivo può essere stipulato con la procedura “simultanea”, per cui l’atto è stipulato

immediatamente da coloro che assumono l’iniziativa per la costituzione della società (c.d. soci

fondatori), i quali provvedono anche a sottoscrivere il capitale sociale iniziale; o con quella per

“pubblica sottoscrizione”, tramite un procedimento che consente la raccolta del capitale iniziale tra

il pubblico su iniziativa dei promotori. Ex 2328, sa società può essere costituita sia che abbia un solo

socio fondatore, tramite atto unilaterale, sia con un contratto plurilaterale (entrambi sono

considerati “atto costitutivo”). Eccezion fatta per il caso di costituzione per pubblica sottoscrizione,

è VIETATA l’emissione di azioni e la loro offerta al pubblico prima che l’spa venga inserita nel

registro delle imprese. La forma è quella dell’atto pubblico ad substantiam (a pena di nullità); l’atto

[

deve indicare, ex 2328: a) la generalità dei soci e degli eventuali promotori, nonché il numero delle

azioni assegnate a ciascuno; b) la denominazione societaria ( che non può essere uguale a quella già

) ed il comune ove sono poste la

assunta da un’altra spa concorrente, ove ciò possa generare confusione

sede della società e le eventuali sedi secondarie ( sede sociale è quella dove risiede l’organo 31

amministrativo e gli uffici direttivi della società, mentre sono secondarie le sedi dotate di stabile

); c) l’oggetto sociale, ossia il tipo di attività economica che la società si propone di

rappresentanza

svolgere (

anche se è possibile indicare una pluralità di attività, che siano parigrado o con funzioni

); d) l’ammontare del capitale sottoscritto e versato; e) l’ammontare del capitale

primarie/strumentali

sottoscritto e versato; f) le informazioni generali sulle azioni emesse ( );

numero, valore nominale, ecc.

g) valore dei crediti e dei beni conferiti in natura alla società; h) norme sulla ripartizione degli utili; i)

eventuali benefici accordati a promotori o ai soci fondatori ( ove i promotori possono godere al

); j) il sistema

massimo di un beneficio pari al 10% degli utili netti risultanti dal bilancio, per non più di 5 anni

di amministrazione e informazioni generali sugli amministratori; k) informazioni sui componenti del

collegio sindacale; l) nomina dei primi amministratori e dei primi sindaci, dove non ci sia consiglio di

sorveglianza, nonché del soggetto incaricato di effettuare la revisione dei conti; m) durata della

società (se a termine o a temo indeterminato); se indeterminata, la recessione dalla società è libera

decorso un certo periodo di tempo qui indicato, comunque non superiore ad 1 anno, salvo l’obbligo

]

di prestare preavviso entro 180 gg, estendibile qui fino ad 1 anno . L’omissione di una o più di

queste informazioni, ove essenziali, legittima il rifiuto del notaio di stipulare l’atto costitutivo. Data

la complessità dell’atto, spesso si preferisce dividerlo in due documenti: L’ATTO COSTITUTIVO E LO

STATUTO: il primo conterrà la manifestazione di volontà di costituire la società ed i suoi dati

fondamentali, mentre il secondo riguarderà le regole sul suo funzionamento (anche se

sostanzialmente entrambi potranno contenere le indicazioni ex 2328). Anche se separato, lo

statuto è comunque parte integrane dell’atto costitutivo (e deve essere redatto per atto pubblico);

in caso di contrasto tra atto costitutivo e statuto, prevalgono le clausole contenute in quest’ultimo.

[

Altre condizioni per la costituzione della spa sono, ex 2329 che: a) sia sottoscritto l’intero capitale

sociale; b) siano rispettate le disposizioni sui conferimenti e sia versato il 25% dei conferimenti in

denaro presso una banca (o di tutti i conferimenti se la spa è unipersonale); c) che sussistano tutte

]

le condizioni richieste dalla legge in relazione all’oggetto sociale . In particolare, tutti i conferimenti

in denaro devono essere versati prima della stipula dell’atto, e restano vincolati presso la banca

fino a che la spa non sia definitivamente costituita; i sottoscrittori hanno il diritto di ritirare la

propria somma se la società non è stata iscritta nel registro delle imprese entro 90 gg dalla

stipulazione dell’atto costitutivo (termine entro il quale esso perde efficacia se la spa non viene a

costituirsi pienamente).

2) L’iscrizione nel registro delle imprese è quindi il passo fondamentale di tutto il processo di

costituzione. Il notaio che ha ricevuto l’atto costitutivo deve depositarlo entro 20 gg presso l’ufficio

del registro delle imprese (nella cui circoscrizione è stabilita la sede della società), allegandovi i

documenti che comprovano l’osservanza delle condizioni richieste dalla legge. In caso di inerzia del

notaio, l’obbligo incombe sugli amministratori nominati dall’atto, ed in inerzia di entrambe, ogni

socio può provvedervi a spese della società, salva pena pecuniaria per amministratori e notaio. Solo

al notaio è però consentito verificare l’adempimento di tutti i requisiti richiesti dalla legge tramite

un controllo di legalità formale e sostanziale, volto ad attestare la conformità alla legge della

costituenda società; egli dovrà quindi rifiutarsi di chiedere l’iscrizione dell’atto le cui clausole

contrastino con norme imperative, o altresì con l’ordine pubblico o il buon costume ( la legge notarile

prevede sanzioni amministrative a carico del notaio che chiede l’iscrizione nel registro delle imprese di un

). L’ufficio del registro delle imprese

atto costitutivo che manchi manifestatamente delle condizioni legali

dovrà invece controllare solo la regolarità formale della documentazione ricevuta. 32

Con l’iscrizione nel registro delle imprese, la spa viene ad esistenza (NON può quindi esistere una spa

irregolare). È possibile che nel tempo intercorrente tra la stipulazione dell’atto costitutivo e la iscrizione

della società al registro delle imprese, siano state poste in essere determinate operazioni dagli

amministratori della futura spa, in nome di questa: in tal caso saranno illimitatamente e solidalmente

responsabili verso i terzi TUTTI coloro che hanno agito, il socio unico fondatore o alternativamente i soci

che hanno deciso, autorizzato o consentito il compimento dell’operazione (NON potrà essere ritenuta

responsabile la costituenda società). Venuta ad esistere la spa, questa resterà vincolata da operazioni

precedenti compiute in suo nome solo se NECESSARIE per la sua costituzione (es. le spese notarili),

rimanendo invece libera di non accollarsi le obbligazioni che non siano necessarie in tal guisa ( in caso di

); l’accollo della società non

accollo, questo deve essere approvato dall’organo competente, anche implicitamente

far venire meno la responsabilità verso i terzi dei soggetti agenti.

PRIMA dell’iscrizione, l’atto costitutivo, se stipulato da più parti, è un semplice contratto di società, il quale

produce effetti solo tra le parti, e che può essere dichiarato nullo o annullato normalmente secondo la

disciplina codicistica. DOPO l’iscrizione nel registro invece la situazione muta, per cui esiste la possibilità che

venga ad esistere una società regolate, seppur invalidamente costituita. In tal caso la legge prevede lo

scioglimento per nullità della società, previa definizione dell’attività già svolta. Ex 2332 la spa può essere

dichiarata nulla quando ( ): 1) l’atto costitutivo non è redatto nella forma dell’atto pubblico;

elenco tassativo

2) l’oggetto sociale sia illecito; 3) mancanza nell’atto costitutivo/statuto di ogni indicazione riguardante la

denominazione societaria, i conferimenti, l’ammontare del capitale sociale, o l’oggetto sociale. La disciplina

ordinaria prevede che gli effetti della dichiarazione di nullità di un contratto siano ex tunc, e quindi

retroattivi alla sua stipulazione; in caso di società già registrata invece ciò NON pregiudicherà l’efficacia di

TUTTI gli atti compiuti in nome della società dopo l’avvenuta iscrizione (sia nei confronti dei terzi che dei

soci, che fossero o meno in buona fede). In tal caso i soci non saranno liberati dall’obbligo di versare i

conferimenti solo al soddisfacimento dei creditori sociali, e naturalmente non potranno ripetere quanto già

versato. La nullità della società può essere fatta valere da chiunque ne abbia interesse o d’ufficio dal

giudice, è imprescrittibile ed ha effetti ex NUNC, risultando come CAUSA SPECIALE DI SCIOGLIMENTO DELLA

SOCIETA’ (ove i liquidatori saranno direttamente nominati dal tribunale nella sentenza dichiarativa della

nullità), anche se per il resto troverà applicazione comunque il normale procedimento di liquidazione.

Anche se la nullità è normalmente insanabile, la nullità della società iscritta NON può essere dichiarata

quando la causa di essa è stata ELIMINATA e di tale eliminazione è stata data pubblicità con iscrizione nel

registro delle imprese. UNIPERSONALI

La possibilità di creare spa è stata introdotta nella disposizione 2328 solo dal 2003. La

società unipersonale per azioni, come già detto, ha un unico socio fondatore e so costituisce con atto

unilaterale; anche in questa spa è sempre la società a rispondere delle obbligazioni sociali, salvi casi

eccezionali. Come per le spa da contratto infatti, il socio fondatore risponde, in solido con gli agenti, per

tutte le operazioni compiute prima dell’iscrizione nel registro delle imprese. Ex 2362, il socio unico è tenuto

a versare integralmente i conferimenti fatti in denaro al momento della sottoscrizione; la violazione di tale

disposizione impedisce il crearsi della responsabilità limitata a favore del socio. Questa non si creerà anche

se si omette di iscrivere nel registro delle imprese tutti i dati anagrafici del socio unico fondatore (a cura di

questo o degli amministratori) o di quelli successivi. I contratti tra la società ed il socio unico e le operazioni

a favore dello stesso (es. rilascio di una fideiussione) sono opponibili ai creditori della società solo se

risultano dal libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione o da atto scritto

(avente data certa anteriore al pignoramento. L’unico socio risponderà quinsi delle obbligazioni societarie

solo quando: a) non è rispettata la disciplina già enunciata sui conferimenti; b) quando non si siano 33

rispettate le condizioni di pubblicità necessarie ex 2362. In entrambi i casi però la responsabilità VIENE

MENO al soddisfacimento di detti requisiti.

Altro strumento introdotto nel 2003 sono i PATRIMONI DESTINATI, ossia patrimoni separati, che

rispondono solo di determinate e specifiche obbligazioni, facenti capo però ad una medesima spa. Vi sono 2

modelli possibili:

1) La società costituisce uno o più patrimoni, destinati ad uno specifico affare, entro il limite del

10% del proprio patrimonio netto, purché non si tratti di affari attinenti ad attività riservate in base a leggi

speciali. La costituzione di un patrimonio destinato può avvenire con delibera degli amministratori,

approvata a maggioranza assoluta di essi ( la quale deve contenere dati volti a consentire l’identificazione

dell’affare, nonché dei beni e dei rapporti giuridici compresi nel patrimonio destinato; deve indicare altresì gli

eventuali apporti dei terzi e se è possibile o meno emettere strumenti finanziari di partecipazione all’affare, con

). La deliberazione deve essere verbalizzata da un notaio ed iscritta nel

l’indicazione dei diritti che attribuiscono

registro delle imprese, diventando operativa solo 60 gg dopo suddetta registrazione ( termine entro il quale i

creditori dissenzienti anteriori alla registrazione possono fare opposizione presso il tribunale e chiedere così alla

). Decorso tale termine si attivano gli effetti della separazione patrimoniale, per cui i

società idonea garanzia

creditorio sociali non potranno più far valere alcun diritto sul patrimonio destinato allo specifico affare ne

sui suoi frutti o proventi. Parimenti, per le obbligazioni contratte per realizzare lo specifico affare la società

risponderà solo con il patrimonio destinato (a meno che la delibera non disponga diversamente). Perché la

separazione operi è però necessario che gli atti compiuti in relazione a detto affare rechino espressa

menzione del vincolo di destinazione; in mancanza ne risponderà la società con il patrimonio residuo. In

caso di destinazione di beni immobili o mobili registrati è altresì necessaria l’apposita trascrizione nei

rispettivi registri. Devono esserci libri e scritture contabili separate per ciascun patrimonio separato, ed il

bilancio della società deve contarli separatamente, con separato rendiconto. Realizzato l’affare, o se lo

stesso è divenuto impossibile per qualsiasi motivo, gli amministratori redigono un rendiconto finale che

deve essere depositato nel RdI; se permangono creditori insoddisfatti, questi possono chiedere entro 90 gg

la liquidazione del patrimonio destinato ( ).

secondo la normale procedura di liquidazione della società di capitali

2) La società stipula con terzi un contratto di finanziamento (dove i terzi sono i finanziatori) di uno

specifico affare, pattuendo che al rimborso totale o parziale di questo siano destinati i relativi proventi o

parte di essi. Il contratto deve indicare gli elementi essenziali dell’operazione ( quali sono i beni strumentali

necessari ed il relativo piano finanziario, indicando quali sono le parti a carico della società, nonché le eventuali

). In questo caso il patrimonio separato è formato dai

garanzie a rimborso di una parte del finanziamento

proventi dell’affare e dai loro frutti, nonché dagli eventuali investimenti effettuati in attesa del rimborso del

finanziatore. Copia del contratto deve essere inserita nel RdI; nel gestire tale affare la società dovrà

disporre di libri contabili differenti. Delle obbligazioni nei confronti del finanziatore risponde

esclusivamente il patrimonio separato, salvo che la società abbia prestato garanzie col proprio patrimonio

generale. Se la società fallisce, il finanziatore potrà insinuarsi nel fallimento per riscuotere le somme che

ancora gli spettavano, anche se il curatore fallimentare può decidere, nel caso il fallimento non lo

impedisca, di subentrare nel contratto, assumendone i relativi obblighi, continuando così la realizzazione

dell’operazione; è altresì possibile per il finanziatore chiedere di continuare l’operazione da solo o con terzi,

insinuandosi nel fallimento solo per l’eventuale credito residuo. In ogni caso i creditori generali della

società non potranno agire sui beni destinati alla realizzazione dell’operazione ma potranno solo esercitare

al massimo azioni conservative a tutela dei loro diritti. 34

CONFERIMENTI

Parte fondamentale della costituzione di una società è quella dei : questi sono i

contributi dei soci che concorrono alla formazione del patrimonio iniziale della società, per cui loro

funzione è costituire un primo “capitale di rischio” funzionale allo svolgimento dell’attività d’impresa. Il

valore in nominale di tutti i conferimenti costituisce il c.d. capitale sociale nominale. Ex 2342, se nell’atto

costitutivo non è disposto diversamente, i conferimenti delle spa devono essere effettuati in denaro (con i

già visti obblighi rispetto all’iniziale versamento in banca di tali tipi di conferimenti, al fine di garantire

l’effettività almeno parziale del capitale). Costituita la società, gli amministratori possono chiedere in ogni

momento ai soci i versamenti ancora dovuti; dal titolo azionario devono risultare i versamenti ancora

dovuti e in caso di trasferimento l’obbligo del versamento dei conferimenti residui sia sul socio attuale che

sull’alienante, anche se la responsabilità di quest’ultimo permane solo per un massimo di 3 anni

dall’iscrizione del trasferimento nel libro dei soci, ed in ogni caso ha carattere sussidiario. Il socio in mora

con i versamenti NON può esercitare il diritto di voto in assemblea; nei suoi confronti, in luogo dell’azione

per l’esecuzione forzata, la società può chiedere al tribunale la vendita coatta delle azioni del socio moroso:

questa dovrà offrire le azioni innanzitutto agli altri soci, in proporzione alla loro partecipazione e ad un

prezzo non inferiore ai conferimenti ancora dovuti; in mancanza di offerte la società può far vendere le

azioni a mezzo di una banca o altro intermediario; in mancanza di offerte gli amministratori possono

dichiarare decaduto il socio, trattenendo i conferimenti già consegnati salvo ulteriore risarcimento; in tal

caso, le azioni del socio escluso entrano a far parte del patrimonio della società, la quale può ancora

tentare di metterle in circolazione entro la fine dell’esercizio; svanita quest’ultima possibilità, la società

dovrà ritirare le azioni invendute, riducendo per un ammontare corrispondente il capitale sociale.

Sempre ex 2342 NON possono essere conferiti le prestazioni d’opera ed i servizi (potendo questi al

massimo formare oggetto di prestazioni accessorie, o comunque apporti non imputabili a capitale, collegati

a speciali strumenti finanziari). Anche nelle spa chi conferisca denaro o beni in natura è tenuto a prestare

idonea garanzia; in più è necessario che i soci liberino tali tipi di conferimenti sin dal momento della

sottoscrizione (ossia li rendano liberamente acquisibili e disponibili per la società, una volta venutasi a

costituire); sono perciò preclusi i conferimenti di beni generici, futuri o altrui, nonché i conferimenti

periodici (con effetti obbligatori). È da ritenersi ammissibile invece il conferimento di diritti di godimento,

sempreché la società possa acquistare l’immediata ed effettiva disponibilità del bene in modo da trarne

tutte le utilità; sono anche ammissibili le prestazioni di dare suscettibili di valutazione economica oggettiva

e di immediata messa a disposizione (ad es. i diritti di brevetto per marchi o invenzioni industriali).

 Ex 2343 i conferimenti diversi dal denaro devono essere valutati secondo una particolare

procedura: il conferente deve presentare una relazione giurata di stima fatta da un esperto

designato dal tribunale; tale stima deve contenere l’indicazione del fatto che il bene in analisi abbia

un valore pari o superiore a quello dichiarato al fine della determinazione del capitale sociale. Tale

relazione deve essere allegata all’atto costitutivo e depositata nel RdI. Entro 180gg dalla

costituzione della società gli amministratori devono controllare detta relazione e se sussistono

fondati motivi devono procedere alla revisione della stima (nel qual tempo le azioni corrispondenti

sono inalienabili e devono rimanere depositate presso la sede della società). Se dalla revisione

risulta che il valore dei conferimenti o dei crediti conferiti è inferiore OLTRE AD 1/5 rispetto a quello

per cui è avvenuto il conferimento, la società deve ridurre proporzionalmente il capitale sociale e

annullare le azioni che risultano scoperte; il socio in alternativa può versare la differenza in denaro

o recedere dalla società, con diritto alla liquidazione delle azioni secondo il loro valore attuale (in

tal caso il socio ha diritto alla restituzione del bene ove ciò sia possibile in tutto o in parte). La

procedura di stima può essere omessa quando i conferimenti consistono in titoli quotati sul

mercato di capitali e per gli strumenti quotati sul mercato monetario; quando il valore del bene 35

risulti dal bilancio approvato di una società soggetta a revisione legale dei conti (purché la revisione

non esprima rilievi proprio su tale conferimento o il bilancio non sia più vecchio di un anno);

quando il valore risulti da una valutazione di stima non anteriore di oltre 6 mesi il conferimento e

conforme ai criteri di valutazione genericamente riconosciuti (è però richiesto che l’autore della

stima sia indipendente dal conferente ed adeguato di comprovata professionalità). Gli

amministratori possono comunque, entro 30 gg dall’iscrizione della società, chiedere una nuova

stima del conferimento qualora ritengano che il suo valore sia variato, a causa di fatti eccezionali e

nuovi accaduti dopo la data di riferimento della stima (o del bilancio) o anche perché ritengono che

l’esperto che ha effettuato la stima non sia dotato dei requisiti di professionalità ed indipendenza

(nel caso invece non ritengono di dover contestare la stima, gli amministratori dovranno iscrivere

nel RdI una apposita dichiarazione). Ex 2343-bis è necessaria l’autorizzazione dell’assemblea

ordinaria, nonché la presentazione della relazione giurata di stima per l’acquisto da parte della

società di beni e crediti dai promotori, dai fondatori o dai soci attuali o dagli amministratori,

quando il corrispettivo pattuito è superiore ad 1/10 del capitale sociale, quando l’acquisto è

comiuto entro i 2 anni dall’iscrizione della società nel RdI. Sono esentati da tali limiti gli acquisti

effettuati a condizioni normali nell’ambito delle “operazioni correnti” della società. In caso di

violazione, l’acquisto resta valido ma amministratori ed alienante sono responsabili in solido per i

danni causati alla società, ai soci ed ai terzi.

Oltre ai conferimenti, l’atto costitutivo può prevedere, come già detto, l’obbligo di alcuni o tutti i soci di

eseguire prestazioni accessorie NON consistenti in denaro (sancendone contenuto, durata, modalità e

compenso). Le azioni collegate alle prestazioni accessorie sono nominative e non trasferibili senza il

consenso degli amministratori. Tal tipo di obblighi possono essere modificati SOLO con il consenso di tutti i

soci. AZIONI

Fondamentali sono le : ex 2346 queste sono quote di partecipazione dei soci nella spa (che

conferiscono ai titolari diritti nella e verso la società), omogenee e standardizzate (ex 2348 costituiscono

uguali valori ed uguali diritti per categoria di azioni), liberamente trasferibili e rappresentate di regola da

documenti, i titoli azionari, disciplinati dalla regolamentazione dei titoli di credito. In generale nelle spa il

capitale sociale è diviso in un determinato numero di parti identiche, ciascuna delle quali costituisce una

azione: queste sono per ciò indivisibili (se più soggetti diventano titolari di un'unica azione devono eleggere

un rappresentante comune per l’esercizio dei relativi diritti). Le azioni vengono assegnate ad ogni socio

quindi in proporzione alla quantità di capitale sottoscritto e mai per un valore superiore ai suoi

conferimenti; nel caso un socio possegga più azioni, queste rimarranno comunque distinte ed autonome. Si

definisce “valore nominale” delle azioni la parte di capitale sociale da ciascuna rappresentata espressa in

cifra monetaria. Le azioni possono altresì essere emesse senza indicazione del loro valore nominale, ma in

tal caso nessuna lo deve riportare.

 Nelle le spa con azioni con valore nominale, lo statuto deve specificare l’ammontare di capitale sottoscritto, il

valore nominale di ciascuna azione ed il loro numero complessivo; in tal caso il loro valore non può cambiare

a meno che non intervenga una modifica dell’atto costitutivo. Nelle spa con azioni senza valore nominale

invece lo statuto ed i titoli azionari devono comunque riportare l’ammontare di capitale sottoscritto ed il

numero di azioni emesse; ricordando che le azioni sono comunque frazioni uguali dell’intero capitale, la

quota di partecipazione del singolo azionista sarà in tal caso espressa in numero percentuale rispetto al

numero delle azioni emesse. 36

Ex 2346 comunque in nessun caso il valore dei conferimenti può essere inferiore all’ammontare globale del

capitale sociale rappresentato dalle azioni in circolazione (ossia le azioni non possono essere emesse per un

valore inferiore a quello nominale). È però possibile invece emettere azioni per un valore SUPERIORE a

quello nominale (ossia con sovrapprezzo). Bisogna infatti distinguere tra il valore d’EMISSIONE delle azioni,

fisso e risultante dallo statuto, e quello REALE, che invece è variabile e risulta sostanzialmente dalla

divisione del patrimonio netto della società per il numero di azioni. Diverso ancora è invece il valore di

MERCATO, il quale risulta giornalmente dai listini ufficiali per le azioni quotate in un mercato

regolamentato e che rappresenta il loro mero prezzo di scambio, che solo tendenzialmente coincide con il

valore patrimoniale attuale ( potendo essere fattori influenzanti anche le prospettive future della società,

. Particolarmente rilevante è il

l’andamento dell’economia in generale o le manovre speculative sul titolo, ecc.)

valore dei c.d. “pacchetti azionari”, composto da un certo numero di azioni (sufficienti ad esempio a

garantire il controllo su di una società) di gran lunga superiore alla mera somma dei valori delle stesse

singole azioni.

I DIRITTI attribuiti dalle azioni sono generalmente di natura amministrativa (comprendenti il diritto al voto

nelle assemblee, di impugnare le delibere assembleari invalide, ecc.) e patrimoniale (diritto agli utili, alla

quota di partecipazione, ecc.), nonché di natura mista (diritto di opzione, diritto di recesso, ecc.). Ex 2348 le

azioni attribuiscono ai loro possessori uguali diritti; questa uguaglianza è però solo RELATIVA ed

OGGETTIVA (nel senso di non-soggettiva): è relativa in quanto è possibile creare CATEGORIE DI AZIONI

fornite di diversi diritti; è oggettiva in quanto è uguale la natura di tali diritti, ma non la loro “complessiva

consistenza”, che si deve rapportare al numero di azioni possedute (ciò vale in particolare per alcuni diritti,

come quello di voto in assemblea, della partecipazione agli utili o il diritto di opzione). È quindi possibile e

lecito che ci sia diseguaglianza oggettiva degli azionisti.

Le AZIONI SPECIALI POSSONO essere create con lo statuto o sua successiva modifica. La presenza di azioni

speciali comporta la creazione di assemblee speciali, composte dai titolari di tali tipi di azioni, i quali in

particolare avranno il diritto, in tale sede, di porre veto alle decisioni che compromettano i loro diritti. Se le

azioni speciali non sono quotate, si applica a tali assemblee la disciplina dell’assemblea straordinaria; se

invece sono quotate si applica la disciplina dell’organizzazione degli azionisti di risparmio. La società gode di

ampia autonomia nella creazione di azioni speciali: unico limite è il divieto della creazione di azioni a “voto

plurimo”, mentre è possibile emettere azioni senza diritto di voto, come le azioni di risparmio, o azioni con

diritto di voto limitato a particolari argomenti, ovvero subordinato l verificarsi di determinate condizioni

non meramente potestative. Le azioni senza voto, o con voto limitato o condizionato non possono superare

complessivamente la metà del capitale sociale. Sono dette “azioni privilegiate” quelle azioni che

attribuiscono ai loro titolari un diritto di preferenza nella distribuzione degli utili e/o nell’eventuale

rimborso del capitale. Ex 2348 è altresì possibile creare azioni “postergate”, ossia che prevedano diritti

particolari rispetto alle perdite. È altresì possibile creare azioni “correlate”, i cui diritti patrimoniali siano

legati ai risultati dell’attività sociale di un determinato settore (naturalmente ad essi non potranno spettare

dividendi superiori agli utili risultanti dal bilancio della società). Particolarmente importanti sono le AZIONI

DI RISPARMIO, le quali sono sprovviste di diritti amministrativi (non danno diritto di voto e non vengono

nemmeno contate per il calcolo dei quorum assembleari; non concedono neanche il diritto di intervenire in

assemblea o di poter impugnare delibere invalide) ma presentano una più forte tutela patrimoniale: queste

non possono superare la metà del capitale sociale ed in ogni caso possono essere emesse solo da spa con

azioni quotate in mercati regolamentati. Tale tipo di azione può essere emessa al portatore. Contenuti,

limiti, condizioni e termini dei privilegi patrimoniali devono essere stabiliti dallo statuto. Data la mancanza

di poteri amministrativi, è concessa agli azionisti di risparmio la costituzione di una assemblea speciale e la

37

nomina di un rappresentante comune: tale assemblea delibera sugli oggetti di interesse comune e

sull’approvazione delle delibere dell’assemblea ordinaria o straordinaria che possono pregiudicare diritti

degli azionisti di risparmio e sulla transazione delle controversie con la società; il rappresentante provvede

all’esecuzione delle deliberazioni dell’assemblea e tutela gli interessi comuni degli azionisti di risparmio nei

confronti della società (gli è quindi concesso di assistere alle assemblee della società e di impugnare le

deliberazioni).

EX 2265 È OVVIAMENTE ESCLUSO IL “PATTO LEONINO”, OSSIA IL PATTO PER CUI UNO O POU’ SOCI SONO

ESCLUSI INTEGRALMENTE DA OGNI PARTECIPAZIONE AGLI UTILI O ALLE PERDITE.

Ex 2349 è consentita l’assegnazione straordinaria di utili ai dipendenti delle società (o di società

controllate): tali utili sono imputati a capitale e per l’importo corrispondente la società emette speciali

categorie di azioni che vengono assegnate gratuitamente ai lavoratori (individualmente). Ex 2441 con

deliberazione approvata con a maggioranza delle assemblee straordinarie, quando vi siano azioni di nuova

¼

emissione è possibile limitare il diritto di opzione per del loro totale, se queste sono offerte in

sottoscrizione ai dipendenti della società o di quelle controllate (l’esclusione dell’opzione in misura

superiore deve essere approvata con la maggioranza del 50% +1). Con delibera dell’assemblea straordinaria

è poi possibile assegnare ai dipendenti della società strumenti finanziari partecipativi diversi.

Sono STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI titoli diversi dalle azioni che NON sono frazioni del capitale

sociale, per cui sono costituiti da apporti destinati alla società diversi dai conferimenti, pur contribuendo ad

incrementare il patrimonio totale della società; questi non conferiscono la qualità di azionista, anche se

possono attribuire sia diritti patrimoniali che amministrativi, con esclusione però del diritto di voto

nell’assemblea generale (possono però essere dotati di voto per specifiche questioni). Fermo stando che si

applica la disciplina delle obbligazioni in caso di SF che prevedono il rimborso completo del capitale, è

conferita la piena disponibilità allo statuto di delinearne i caratteri specifici (diritti, condizioni, disposizioni

di circolazione, ecc.).

Si è già detto che le azioni sono contenute e circolano in appositi TITOLI AZIONARI, documenti che

rappresentano le quote di partecipazione e ne consentono il trasferimento secondo le regole proprie dei

titoli di credito; questi rientrano nella categoria dei titoli di credito causali. Normalmente le spa possono

anche escludere l’emissione di tali titoli, nel qual caso la condizione di socio è provata dall’iscrizione nel

libro dei soci ed il trasferimento delle azioni resterà assoggettato alla cessione del contratto. Nelle società

quotate in mercati finanziari o con azioni e obbligazione diffuse tra il pubblico (secondo le indicazioni della

Consob)è invece vietata la rappresentazione delle azioni per mezzo di titoli materiali, essendo oggi in vigore

un sistema fondato sulle semplici registrazioni contabili. Le azioni contenute in tali titoli devono essere

necessariamente nominali (fatte salve le azioni di risparmio).

Sulle azioni può essere costituito pegno o usufrutto, e sono suscettibili di possesso, sequestro giudiziario,

conservativo o pignoramento. Ex 2352, il diritto di voto compete il creditore pignoratizio, l’usufruttuario o il

custode (a meno che non risulti diversamente dal titolo), dovendo questi agire in modo da non ledere gli

interessi del socio, salvo responsabilità per i danni da lui subiti; gli altri diritti spettano invece

disgiuntamente sia al socio se dal titolo non risulta diversamente; in caso di sequestro sono invece

esercitati dal custode, salvo disposizione contraria della sentenza. Esclusivamente al socio spetta invece il

diritto d’opzione, e solo a lui spettano le nuove azioni sottoscritte; in caso di aumento gratuito del capitale

invece, pegno, usufrutto e sequestro sono estesi anche alle nuove azioni. In caso di azioni non ancora

liberate, il pagamento dovrà essere fatto dal socio in caso di pegno (in caso di inerzia il creditore 38

pignoratizio potrà far vendere le azioni tramite una banca), mentre dovrà essere fatto dall’usufruttuario in

caso di usufrutto, salvo diritto alla restituzione della somma alla fine dell’usufrutto. Ù

In via di principio le azioni sono liberamente trasferibili. La legge però ne limita la circolazione in

determinati casi: 1) le azioni liberate con conferimenti diversi dal denaro non possono essere conferite

prima del controllo della valutazione; 2) le azioni con prestazioni accessorie non sono trasferibili senza il

consenso del consiglio di amministrazione. Possono poi essere stabiliti dei limiti convenzionali, sia nello

statuto (limiti statutari), sia al di fuori di esso (patti parasociali). I limiti derivati da patti parasociali sono

detti “sindacati di blocco” (hanno lo scopo di evitare che entrino nella società terzi non graditi); questi

possono vincolare solo le parti contraenti, per cui la loro violazione non può comportare l’invalidità della

vendita delle azioni (non si potrà rifiutare quindi l’iscrizione all’albo dei soci del terzo), ma solo la

responsabilità del venditore per danni nei confronti degli altri soci. I limiti statutari hanno “efficacia reale”,

ossia vincola i soci sia presenti che futuri; tali clausole possono vietare la circolazione delle azioni per un

massimo di 5 anni (dalla costituzione della società o dall’introduzione di tale diritto).

Clausole limitatrici più comuni sono:

A) Clausole di prelazione: questa impone al socio che intende vendere le azioni di offrirle

preventivamente agli altri soci e di preferirli ai terzi a parità di condizioni. La violazione di tale

clausola comporta l’inefficacia del trasferimento nei confronti della società nonché dei soci

beneficiari, i quali avranno il diritto di riscattare dal terzo le azioni vendute illegittimamente.

B) Clausole di gradimento: Queste possono essere del genere che richiede determinati requisiti da

parte dell’acquirente (nazionalità, professionalità, ecc.), o del tipo che subordinano la validità

del trasferimento al “placet” di un organo societario. In caso di clausole di mero gradimento

deve essere previsto dallo statuto che in caso di rifiuto, la società debba acquistare a carico suo

o dei dissenzienti le azioni vendute, e comunque il diritto di recesso del socio alienante (il

valore dell’acquisto o della liquidazione si individuerà facendo riferimento alla disciplina dettata

per il recesso).

C) Clausole di riscatto: conferiscono alla società o a determinati soci di riscattare le azioni

vendute al verificarsi di certe condizioni (es. per evitare che alla morte dell’azionista subentrino

i suoi eredi). Trova qui applicazione la disciplina sul recesso e dove applicabile sulla

liquidazione, ed in caso di riscatto a favore della società troverà applicazione la disciplina

sull’acquisto delle azioni proprie.

In caso di clausole limitative statutarie inserite successivamente la costituzione della società, con

approvazione dell’assemblea straordinaria, i soci che non abbiano concorso all’approvazione della relativa

delibera acquisiscono diritto di recesso.

La operazioni della società effettuate SULLE PROPRIE AZIONI sono in linea di principio vietate. In maniera

assoluta la società NON può sottoscrivere proprie azioni ( ).

se non al massimo per l’esercizio del diritto d’opzione

Nel caso le azioni siano comunque sottoscritte, queste non saranno nulle ma dovranno invece essere

liberate dai soggetti che materialmente hanno violato tale disposizione (in caso di aumento in nome della

società –sottoscrizione diretta- risponderanno di tale obbligo i promotori o fondatori o, in caso di aumento

postumo del capitale sociale, gli amministratori, salvo chi dimostri di essere esente da colpa; nel caso di

sottoscrizione indiretta invece, effettuata da terzi in nome della società, saranno questi ultimi ad essere

considerati sottoscrittori per proprio conto, rispondendo solidalmente anche rispettivamente i

promotori/fondatori o gli amministratori). La legge consente che la società acquisti proprie azioni solo SE le

somme utilizzate non superino l’ammontare degli utili distribuibili e delle riserve disponibili, risultanti 39

dall’ultimo bilanci, le azioni acquistate sono totalmente liberate, l’acquisto è autorizzato dall’assemblea

ordinaria con delibera specifica (che indichi l’ammontare massimo delle azioni da acquistare, le modalità di

acquisto ed il termine, max 18 mesi, entro il quale decade l’autorizzazione in oggetto), e che se NON si tratti

di società che fanno ricorsa al capitale di rischio, che il valore nominale delle azioni acquistate non ecceda

la quinta parte del capitale sociale. Le azioni acquistate in violazione di queste disposizioni devono essere

vendute entro un anno dal loro acquisto ed in caso di inerzia si dovrà annullarle e ridurre rispettivamente il

capitale sociale. Ex 2357-bis NON è applicabile alcuna limitazione nel caso l’acquisto avvenga a seguito di

una delibera assembleare di riduzione del capitale sociale. Medesime disposizioni si applicano in caso di

acquisti “indiretti” (es. per interposta persona). Le azioni proprie della società si ritengono “sterilizzate”

ossia prive di diritti amministrativi, anche se è comunque previsto il loro computo al fine del calcolo del

quorum in sede d’assemblea; diritto agli utili e di opzione spettano proporzionalmente alle altre azioni,

anche se la società può, su delibera dell’assemblea e secondo le sue condizioni, esercitare il diritto di

opzione (sia pure entro i limiti degli utili e delle riserve disponibili). Gli amministratori non possono

utilizzare tali azioni senza autorizzazione dell’assemblea.

 Particolare è l’attività di assistenza finanziaria destinata al fornire garanzie o prestiti a favore di terzi

o soci per la sottoscrizione o l’acquisto di azioni proprie: queste sono autorizzate solo su

autorizzazione dell’assemblea straordinaria, sulla base di una relazione degli amministratori che

illustri il relativo interesse della società. Il verbale dell’assemblea contenente tale delibera deve

essere registrato nel RdI. La società NON può impiegare in tali operazioni risorse superiori agli utili

ed alle riserve disponibili. La società può anche ricoprire congiuntamente il ruolo di garante e

venditore, purché si comporti correttamente ed secondo buona fede. I contratti di finanziamento

stipulati senza autorizzazione assembleare sono inefficaci, in quanto stipulati dagli amministratori

in eccedenza del loro potere di rappresentanza. Ovviamente la società NON può accettare azioni

proprie in garanzia, e l’eventuale accettazione è quindi nulla ex 2358.

Particolari sono le : se due società sottoscrivono l’uno il capitale

PARTECIPAZIONI RECIPROCHE TRA SOCIETÀ

dell’altra vi sarà infatti un aumento illusorio di ricchezza, aumentando il capitale nominale senza che

aumenti anche quello reale. In caso di sottoscrizione di azioni di società controllate, si applica la disciplina

sulla sottoscrizione di azioni proprie (l’acquisto effettuato dalle controllate è considerato come effettuato

dalla controllante stessa), con il limite che il valore nominale delle azioni acquistate non può eccedere il

10% del capitale della controllante, e che l’eventuale controllata acquirente non può comunque esercitare

diritto di voto nelle assemblee della controllante; in caso di annullamento delle azioni per violazione delle

norme vigenti, la controllante avrà diritto al rimborso per il valore nominale delle azioni annullate. Oggi

l’acquisto reciproco di azioni è consentito senza alcun limite quando fra le due NON intercorrano rapporti di

controllo e NESSUNA è quotata in borsa; negli altri casi, se entrambe sono quotate, l’incrocio non può

superare il 2% del capitale con diritto di voto (elevabile fino a 5), se invece ne è quotata solo una, la quotata

può arrivare fino al 10% del capitale di quella non quotata, mentre per questa rimarrà valido l’altro limite.

In caso la partecipazione ecceda tali limiti da entrambi i lati, la società che ecceda successivamente NON

può esercitare diritto di voto per le azioni possedute in eccedenza alla percentuale consentita, deve

alienare tali azioni entro 12 mesi, ed in caso di inerzia perderà il diritto di voto per l’intera partecipazione;

qualora il diritto di voto venga comunque esercitato, le delibere adottate con esso sono annullabili, anche

per iniziativa della Consob. Nel rispetto di tali percentuali, le società possono impiegare somma anche

eccedenti degli utili e le riserve disponibili. 40

L’iscrizione ei soci nell’apposito “libro dei soci” è necessaria solo per quelli che hanno il potere di esercitare

diritti sociali (es. di intervento alle assemblee e di riscossione degli utili), per cui tale libro non riflette la

effettiva compagine azionaria.

È poi obbligatorio comunicare alla società partecipata ed alla Consob la propria partecipazione: a) se quella

partecipata è società con azioni quotate, quando superi il 2% del capitale di questa; b) se il partecipante è

una società con azioni quotate, e la partecipata è una società a responsabilità limitata o società per azioni

con azioni non quotate, quando superi il 10% del capitale si questa. Ulteriori informazioni vanno date

quando dette partecipazioni superino determinate soglie dettate dalla Consob, nonché quando scenda al di

sotto di tali soglie o al di sotto del 2%. Ciò al fine di rendere note le posizioni in assemblea (tenendosi, in

seno all’assemblea, conto solo delle azioni con diritto di voto). Per la violazione di tali obblighi sono previste

sanzioni pecuniarie, ed addirittura nelle società quotate comporta la sospensione del voto, inerente pero

solo le azioni per le quali è stata omessa la comunicazione; qualora la società ammetta ugualmente il socio

a votare, la delibera relativa sarà impugnabile se il voto di quello è stato determinante per la formazione

della maggioranza (l’impugnativa può essere proposta anche dalla Consob, entro 180 giorni).

Per acquistare partecipazioni di controllo in una società con azioni quotate deve rispettare certe regole, ex

L 149/92. Inizialmente era semplicemente possibile “uscire allo scoperto” lanciando una Offerta Pubblica

Di Acquisto Delle Azioni (OPA), rivolta a TUTTI gli azionisti della società bersaglio. Oggi vigono 2 principi

fondamentali, ossia, che 1) l’OPA è l’unica procedura che assicura agli azionisti di minoranza un minimo di

tutela contro eventuali cambiamenti del gruppo di comando, in quanto permette loro di disinvestire per

tempo; l’OPA è OBBLIGATORIA oggi quando è trasferita la partecipazione di controllo di una società con

titoli quotati; b) sia che l’OPA sia obbligatoria o volontaria, deve svolgersi secondo le regole di

comportamento fissate dalla legge.

Quando l’OPA è obbligatoria è detta OPA Successiva Totalitaria: nell’ambito di società con titoli quotati, è

tenuto a promuovere l’OPA chiunque, in seguito ad acquisti di tali titoli, venga a detenere, direttamente o

indirettamente una partecipazione superiore al 30% di quella minima che attribuisce diritto di voto nelle

deliberazioni assembleari riguardanti la nomina o la revoca degli amministratori o del consiglio di

sorveglianza. L’OPA deve riguardare la totalità dei TITOLI (e non solo quindi le azioni, ma anche i vari

strumenti finanziari partecipativi) della società. Il prezzo minimo offerto nell’OPA deve essere quello PIU’

elevato pagato dall’offerente nei 12 mesi precedenti per acquisti di titoli della medesima categoria; se non

vi sono stati acquisti per tale categoria nel periodo di riferimento, il prezzo sarà non inferiore a quello

medio ponderato di mercato relativo ai 12 mesi precedenti; la Consob può comunque disporre che l’offerta

sia promossa a prezzo inferiore o superiore, quando la legge lo consente.

Chi non voglia promuovere tale OPA può alternativamente promuovere un’OPA Volontaria Preventiva che

lo porti detenere una partecipazione superiore al 30%; tale tipo di OPA può essere totale, diretta a tutte le

azioni della società, ed in tal caso non è soggetta a restrizioni di prezzo, ovvero parziale, avente ad oggetto

almeno il 60% dei titoli di ciascuna categoria, sotto specifica autorizzazione della Consob e degli azionisti di

minoranza.

L’obbligo di OPA NON sussiste se la partecipazione del 30% è detenuta a seguito di una OPA totalitaria; altri

casi di esonero sono previsti dalla Consob (es. per operazioni dirette al salvataggio di imprese in crisi).

Esiste poi l’obbligo di “Acquisto Residuale” di tutte le rimanenti azioni in circolazione delle società di cui

l’acquirente abbia acquisito la quasi totalità delle partecipazioni, sempre che i titolari acconsentano: tale

obbligo sussiste a) quando l’offerente viene a detenere, a seguito di OPA totalitaria, una partecipazione di

41

almeno il 95% dei titoli con diritto di voto in assemblea (solo per chi glie ne faccia richiesta); quando

chiunque viene a detenere una partecipazione superiore al 90% del capitale rappresentato da titoli quotati,

ma solo rispetto agli altri titoli quotati. In entrambi i casi l’obbligo sussiste solo rispetto alla categoria di

titoli ove siano raggiunte le rispettive percentuali. D’altra parte, chi, a seguito di OPA totalitaria, venga a

detenere PIU’ del 95% del capitale rappresentato da titoli, ha diritto di ACQUISTARE COATTIVAMENTE le

azioni residue, purché nel documento di offerta abbia dichiarato tale intento; in tal caso il prezzo di vendita

sarà deciso dalla Consob.

La violazione dell’obbligo di proporre un’OPA viene punita: 1) con l’interdizione del diritto di voto per

l’intera partecipazione detenuta (in caso di inosservanza, la delibera è impugnabile nel caso il voto del socio

risulti determinante per la formazione della maggioranza; l’inpugnazione può essere effettuata anche dalla

Consob, entro 180 gg); 2) con l’obbligo di alienazione dei titoli eccedenti le percentuali che fanno scattare

l’obbligo di OPA, entro 12 mesi; 3) sanzioni pecuniarie.

Oltre l’OPA, che avviene con corrispettivo in denaro, esiste anche l’OPS (operazione pubblica di scambio),

che avviene invece con corrispettivo rappresentato da altri strumenti finanziari. Entrambe sono proposte

IRREVOCABILI, rivolte a parità di condizioni a tutti i titolari di titoli della società mirata. La Consob può

sospendere o dichiarare decaduta l’operazione in caso di violazioni della disciplina legale.

La volontà di fare un’OPA deve essere comunicata alla Consob ed essere resa pubblica (ed avvenire entro

20 gg in caso sia volontaria). Per promuovere l’OPA è poi necessario presentare il “documento di offerta”

alla Consob, contenente le informazioni necessarie a consentire ai destinatari di avere un fondato giudizio

sull’offerta. La società bersaglio sarà invece tenuta a diffondere un comunicato contenente i dati relativi

all’offerta ed una relativa valutazione degli amministratori. Le ADESIONI all’offerta possono essere raccolte

dall’acquirente (o da suoi intermediari), sotto il controllo della Consob e con la massima trasparenza.

Esistono in tal ambito due “regole”: A) la “regola di Passività”, per cui gli amministratori della società

bersaglio devono astenersi dal contrastare in qualsiasi modo il conseguimento degli obiettivi dell’offerta;

tale divieto può pero essere rimosso mediante deliberazione dell’assemblea (ordinaria o straordinaria), con

autorizzazione ad eseguire “misure difensive”, ovvero dallo stesso statuto, allo scopo di difendersi da OPA

non gradite dal gruppo di comando; B) la “regola di Neutralizzazione”, la quale opera solo ove prevista dallo

statuto, e comporta che, durante l’OPA non possono avere effetto nei confronti dell’acquirente eventuali

limitazioni statutarie al trasferimento dei titoli e che, nelle assemblee chiamate a decidere

sull’autorizzazione di atti di contrasto all’OPA stessa, non operino le limitazioni al diritto di voto previste

nello statuto o dai patti parasociali, nonché che, nella prima assemblea successiva all’OPA, convocata per

modificare lo statuto o revocare/nominare gli amministratori (o rispettivi organi del sistema dualistico),

NON operano le limitazioni al diritto di voto nella misura già detta NE eventuali diritti speciali previsti dallo

statuto in materia di revoca/nomina degli amministratori (o rispettivi organi del sistema dualistico) [in tale

ultimo caso l’acquirente può beneficiare di tale regola SOLO se detenga almeno il 75% del capitale con

diritto di voto sulla nomina/revoca degli amministratori e dei consiglieri di sorveglianza]; RESTANO

COMUNQUE FERMI I LIMITI DI VOTO PER LE CATEGORIE SPECIALI DI AZIONI CON PRIVILEGI DI NATURA

PATRIMONIALE (le azioni di risparmio). Queste regole sono soggette alla c.d. “clausola di reciprocità”, per

cui NON operano quando l’OPA è promossa da chi NON è a sua volta soggetto a tali disposizioni: in tal caso

qualsiasi misura difensiva deve comunque essere autorizzata dall’assemblea nei 18 mesi precedenti la

comunicazione dell’offerta (quindi i n sua previsione). Tra le tecniche difensive rientra anche il lancio di una

OPA concorrente da parte di alleati della società bersaglio, a cui il vecchio acquirente può reagire con un

aumento di prezzo e/o del quantitativo originariamente richiesto. Dopo la comunicazione di ogni offerta

concorrente o di un rilancio, le adesioni alle altre offerte possono essere revocate. Alla scadenza del 42

termine, l’OPA è irrevocabile se ha raggiunto il quantitativo minimo specificato dal documento di offerta; in

caso queste superino tale limite, il documento di offerta dovrà specificare se si procederà ad una riduzione

proporzionale o se l’offerente si riserva la facoltà di acquistare tutti i titoli conseguiti.

In generale, le spa sono libere di sottoscrivere o acquistare azioni o quote di altre società di capitali; tramite

queste operazioni di solito vengono alla luce i c.d. “Gruppi di Società”. Un gruppo di società è un

aggregazione di imprese societarie, formalmente autonome ed indipendenti, ma sostanzialmente

assoggettate ad una direzione unitaria: sono difatti tutte solo il “dominio” di un’unica società (c.d.

capogruppo o società madre), che controlla e gestisce tutta l’attività del gruppo, per il perseguimento di

uno scopo unitario (c.d. interesse di gruppo). I gruppi societari possono avere diverse configurazioni: “a

Catena”, ove la capogruppo controlla una società, che a sua volta ne controlla un’altra, e così via, o “a

Raggiera, dove la capogruppo controlla contemporaneamente tutte le altre società (è possibile anche avere

configurazioni miste).

CONTROLLATE

Sono dette società quelle che si trovano (direttamente o indirettamente) sotto

l’influenza di una seconda società, in grado di indirizzarne l’attività nei senso da essa voluto. Ex 2359 sono

formalmente controllate 1) le società ove un’altra società disponga della maggioranza dei voti esercitabili

nell’assemblea ordinaria (50% +1 delle azioni con diritto di voto), 2) quella dove un’altra società dispone di

voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria (es. in caso di ordinario

assenteismo dei soci); 3) quelle che sono sotto l’influenza di un’altra società in virtù di determinati vincoli

contrattuali. Ai fini di determinare il controllo azionario (specialmente indiretto) si fa riferimento anche ai

voti spettanti a società controllate, fiduciarie o a persona interposta, con esclusione dei voti espressi per

delega di terza persona. Il semplice rapporto di dipendenza non fa però nascere un gruppo di società, ma

ne fa solo presumere l’esercizio dell’attività di direzione che ne è alla base (con applicazione di determinate

leggi specifiche), sempreché la controllante sia tenuta a redigere il bilancio consolidato.

Differenti sono le società COLLEGATE, le quali sono società sulle quali società terze esercitano solo una

notevole influenza, ma NON dominante. Tale “notevolezza” si presume quando da quella può essere

esercitato almeno 1/5 dei voti in assemblea ordinaria, ovvero 1/10 se la società collegata ha azioni quotate.

Nel registro delle imprese è istituita una apposita sezione nella quale sono iscritte le società controllanti e

quelle da esse controllate, le quali dovranno sempre indicare, nella corrispondenza, lo stato di soggezione

(gli amministratori risponderanno di danni che soci o terzi hanno subito per l’erronea indicazione o per la

mancata iscrizione nel registro di tali fatti).

Oggi le società facenti parte di uno stesso gruppo non possono possedere delle altre società partecipazioni

superiori a più del 10% del capitale della controllante; le controllate NON possono, anche avendo azioni con

diritto di voto, votare alla assemblea della/e controllanti. In casi di gruppi di società poi, oltre al normale

bilancio, dovranno essere redatti degli specifici “bilanci consolidati di gruppo”, i quali consentano di

conoscere la situazione patrimoniale del gruppo considerato unitariamente (tramite l’eliminazione dalla

contabilità delle operazioni intercorse all’interno del gruppo stesso).

L’indipendenza formale delle società controllate porta ad ESCLUDERE la capogruppo dalla responsabilità

per le obbligazioni assunte da quelle, anche in attuazione della politica di gruppo (anche se quella è

formalmente socio delle stesse); per ciò la capogruppo NON può imporre legittimamente alle altre il

compimento di atti che contrastino con gli interessi delle stesse, individualmente considerate; per

reprimere abusi in tal senso restano applicabili le norme sul conflitto di interessi dei soci e degli 43

amministratori. Le decisioni delle controllate “ispirate” ad un interesse di gruppo devono sempre essere

motivate, onde poterne valutare l’eventuale danno che ne potrebbe conseguire alle stesse.

In materia di finanziamenti concessi dalla capogruppo alle controllate, ex 2467 il loro rimborso è

“postergato” (non-preferito) rispetto al soddisfacimento degli altri creditori; inoltre, la somma riscossa a

tale titolo deve essere restituita nel caso entro un anno la società finanziata fallisce.

Ex 2497 poi la capogruppo è tenuta ad indennizzare azionisti e creditori delle società controllate cha

abbiano subito dei danni derivati dal fatto che la loro società si è supinamente attenuta alle sue direttive,

fermo restando comunque l’azione di risarcimento spettante alla stessa società controllata. Rispondono in

solido con la capogruppo sia coloro che abbiano preso parte al fatto lesivo (amministratori e dirigenti della

capogruppo), sia coloro che ne abbiano tratto beneficio consapevolmente, nei limiti di tale vantaggio. In

caso di fallimento/liquidazione coatta amministrativa/amministrazione straordinaria della società

danneggiata, l’azione spettante ai creditori è esercitata dal curatore o dal commissario. L’azione di soci e

creditori NON è surrogata di quella spettante la società lesa, e pertanto il risarcimento dei danni spetta

direttamente ai primi e non a quella; perciò tale azione diretta di risarcimento è esperibile nei confronti

della capogruppo SOLO se prima la società controllata di cui fanno parte non sia riuscita a risarcirli

integralmente. Il danno in questione va valutato tenendo conto anche degli apporti positivi derivanti dal

fatto di appartenere al gruppo, e quindi dei relativi vantaggi compensativi, ma anche del fatto che il danno

può essere integralmente eliminato grazie a specifiche operazioni dirette a tal fine.

In caso sussista un gruppo di società, gli amministratori delle società che abbiano abusato della gestione

unitaria del gruppo rispondono in solido con gli amministratori della società dichiarata insolvente, per i

danni da questi ultimi cagionati ad essa; responsabilità che si cumula con quella ex 2497 per la capogruppo.

Ai soci delle controllate è poi riconosciuto diritto di recesso SE trattasi di società NON quotate, che entrano

o escono dal gruppo, se da ciò deriva un’alterazione delle condizioni di rischio dell’investimento e non

venga promossa nessuna OPA che consenta al socio di alienare la propria partecipazione; è possibile

recedere anche quando la capogruppo delibera un mutamento dello scopo sociale, o un cambiamento

dell’oggetto sociale, tale da alterare le condizioni economiche/patrimoniali della società controllata; è

ancora possibile recedere quando il socio abbia esercitato, nei confronti della capogruppo l’azione di

responsabilità ex 2497 per risarcimento, ma in tal caso il recesso dovrà riguardare l’intera partecipazione.

OBBLIGAZIONI

Oltre alle azioni, le spa possono altresì emettere : le obbligazioni sono titoli di credito

(nominativi o al portatore)che rappresentano frazioni uguali (di uguale valore nominale e con uguali diritti)

di una stessa operazione di finanziamento fatto a titolo di mutuo: questi sostanzialmente documentano un

credito verso la società. L’obbligazione attribuisce la qualifica di creditore sociale (o obbligazionista): questo

ha diritto ad una remunerazione periodica fissa (gli interessi), svincolata in genere dagli andamenti

dell’attività sociale, ed ha inoltre diritto alla restituzione della somma versata (per il valore nominale) alla

scadenza pattuita.

 Quindi sommariamente si può dire che le obbligazioni sono titoli “di massa”, rappresentando

frazioni standardizzate di un’unica operazione economica), che attribuiscono il diritto al rimborso di

una somma di denaro.

SOLO l’ammontare degli interessi può variare in dipendenza di parametri concordati, anche dipendenti

dall’andamento della società, mentre la restituzione della somma versata è inderogabile, così come il suo

ammontare. Vi sono diversi tipi di obbligazioni: A) obbligazioni PARTECIPANTI, in cui la remunerazione 44

periodica del capitale è commisurata, almeno in parte, agli utili di bilancio dell’emittente; B) obbligazioni

INDICIZZATE, che adeguano il rendimento dei titoli all’andamento del mercato finanziario, potendo riferirsi

ad indici di varia natura, compresi quelli relativi all’andamento economico della società; C) obbligazioni

CONVERTIBILI IN AZIONI, che attribuiscono al creditore la facoltà di trasformare il proprio credito in una

partecipazione azionaria dell’emittente, o di altra società ad essa collegata; D) obbligazioni con WARRANT

(o con opzione su azioni), che attribuiscono il diritto di acquistare o sottoscrivere azioni dell’emittente,

ferma restando la posizione di creditore per le obbligazioni possedute; E) obbligazioni SUBORDINATE, nelle

quali il diritto ad essere rimborsati od a ricevere il pagamento degli interessi è subordinato al previo

soddisfacimento degli altri creditori (NON degli azionisti), IN CASO di liquidazione volontaria o di

assoggettamento a procedura concorsuale dell’emittente.

Ex 2412 la spa può emettere obbligazioni SOLO per massimo una somma equivalente al doppio del capitale

sociale sottoscritto, aggiunte le riserve risultanti dall’ultimo bilancio approvato, concorrendo anche gli

importi relativi alle garanzie prestate dall’emittente per obbligazioni emesse da altre società; il rispetto di

tale limite deve essere garantito dai sindaci. Tale limite può essere violato quando a) le obbligazioni

emesse in eccedenza devono essere sottoscritte da investitori soggetti a vigilanza prudenziale (es. banche,

imprese assicurative, ecc.), le quali risponderanno della loro solvenza in caso le trasferiscano a terzi

acquirenti che non siano investitori professionali; b) se le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo

grado su immobili di proprietà della società (in tal caso le suddette obbligazioni non rientrano nel computo

per il limite suddetto); c) ricorrono particolari motivi inerenti l’economia nazionale e la società è

appositamente autorizzata. La società emittente NON può ridurre volontariamente il capitale sociale o

distribuire riserve se in forza di tali operazioni il suddetto limite non venga più rispettato riguardo le

obbligazioni ancora in circolo; è consentita eccezionalmente la riduzione obbligatoria per perdite (anche se

in questo caso non potranno più essere distribuiti utili fino alla ripristino di detto rapporto.

Salvo diversa previsione dello statuto, la emissione di obbligazioni è deliberata dagli amministratori,

risultante da verbale redatto da notaio e sottoposta ad iscrizione nel RdI, potendo avere effetti solo dopo

che questa sia stata eseguita. Le obbligazioni devono risultare da un apposito “libro delle obbligazioni” dove

devono essere annotati tutti gli avvenimenti rilevanti che le riguardano (emissione, estinzione, nominativi

degli obbligazionisti di obbligazioni nominative, ecc.). L’art 2420-bis dispone una disciplina particolare per le

obbligazioni convertibili in azioni: queste, come si è già detto, consentono di convertire per l’ammontare

nominale le obbligazioni medesime in azioni, utilizzando il credito dell’obbligazionista come conferimento;

queste pertanto quando vengono emesse devono in primis essere offerte in opzione agli azionisti e

possessori di obbligazioni convertibili precedentemente emesse, e sottostanno, in generale alle condizioni

richieste per l’emissione di nuove azioni. Competente ad emettere questo tipo di obbligazioni NON è il CdA,

bensì l’assemblea straordinaria, salva modifica dell’atto costitutivo (questa però costituirebbe una specifica

delega di funzioni, per cui avrà valore per un periodo massimo di 5 anni, è comunque per un ammontare

massimo definito). Il rapporto di cambio e le modalità di conversione devono essere decisi dall’assemblea al

momento della delibera, la quale deve concernere anche un contestuale aumento del capitale sociale, per

un ammontare pari a quello delle obbligazioni convertibili. Vi sono 3 regole in materia: 1. in caso di

aumento del capitale scoiale reale, il diritto di opzione sulle obbligazioni convertibili di nuova emissione

spetteranno sia ai creditori che ai possessori di altre obbligazioni convertibili; 2. in caso di aumento

gratuito del capitale sociale, il rapporto di cambio è automaticamente modificato in proporzione

dell’aumento di capitale nominale, mentre in caso di riduzione dello stesso per perdite, allora sarà invece

ridotto il valore nominale delle obbligazioni, o il numero delle obbligazioni offerte in conversione; 3. la

società non può decidere per la riduzione volontaria del capitale sociale, per la fusione con altra società, 45

per la scissione o per la modificazione dello statuto per la parte riguardante la divisione degli utili fin

quando non siano scaduti i termini per le conversioni; tale divieto può essere aggirato però concedendo agli

obbligazionisti la facoltà di conversione anticipata; se gli obbligazionisti scelgono di non avvalersene, a

questi devono essere assicurati diritti equivalenti a quelli spettanti precedentemente in caso venga

deliberata la fusione o la scissione della società, salvo che l’assemblea degli obbligazionisti non abbia

approvato la modifica ei loro diritti.

L’emissione di obbligazioni da parte della spa ha come effetto la costituzione in suo seno di due organi:

l’assemblea degli obbligazionisti ed il rappresentante comune: a) l’assemblea delibera sulla nomina/revoca

del rappresentante, sulle modificazioni delle condizioni del prestito (con un quorum deliberativo minimo

del 50% delle obbligazioni emesse e non estinte), sulle proposte di amministrazione controllata e di

concordato preventivo e fallimentare, sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei

comuni interessi, e su tutti gli oggetti di interesse comune; si applicano qui le regole valide per l’assemblea

straordinaria dei soci, anche se a convocarla possono essere sia il rappresentante comune che gli

amministratori sociali, ovvero quando ne facciano richiesta tanti creditori che rappresentino 1/20 dei titoli

emessi e non ancora estinti; le deliberazioni di tale assemblea devono essere iscritte al RdI a cura di un

notaio; a queste si applicano le norme riguardo le delibere assembleari nulle o annullabili; b) il

rappresentante comune è nominato dall’assemblea deli obbligazionisti e, in caso di inerzia, dal tribunale (su

iniziativa di almeno un obbligazionista, ovvero degli amministratori sociali); la nomina deve essere iscritta

nel RdI; la carica del rappresentante dura 3 esercizi, anche se è rieleggibile; può essere revocato anche

senza giusta causa dall’assemblea, salvo il risarcimento dei danni; suoi compiti sono di difendere gli

interessi degli obbligazionisti nei confronti della società e dei terzi, ovvero di eseguire le deliberazioni

dell’assemblea, assiste alle procedure sociali che richiedono la sua presenza per essere valide, nonché ha la

rappresentanza processuale degli obbligazionisti, anche nelle procedure concorsuali. Ogni obbligazionista

ha il diritto di agire individualmente in difesa dei propri di diritti, ma sono precluse tutte le azioni individuali

che siano incompatibili con le deliberazioni dell’assemblea per gli argomenti di sua competenza.

Diversi sono gli STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI, i quali sono forniti di generici diritti amministrativi

e patrimoniali, escluso il voto in assemblea: questa è una categoria residuale volta a comprendere tutti i

titoli emessi dalla società non altrimenti qualificati dalla legge. Gli strumenti finanziari che condizionano

tempi ed entità del rimborso del capitale all’andamento economico della società sono assoggettati, dove

applicabile, alla regolamentazione sulle obbligazioni.

ORGANI della società per azioni: nella Struttura Tradizionale la spa presenta 3 distinti organi: A)

l’assemblea dei soci, con funzioni deliberative riguardo le scelte più importanti della vita sociale; B) l’organo

amministrativo (amministratore unico o collegio), cui è devoluta la gestione dell’impresa sociale; i

rappresentanti hanno poteri decisionali, rappresentanza legale della società ed ad essi spetta di dare

attuazione alle deliberazioni della società; C) l’organo di controllo, con funzioni di sorveglianza

sull’amministrazione (questo nel sistema classico si impersona nel collegio sindacale); D) organo di

controllo esterno (revisore o società di revisione), cui è affidata in via esclusiva la revisione legale dei conti.

Questa struttura ha valore sussidiario. Nel Sistema dualistico, l’amministrazione ed il controllo sono

esercitati rispettivamente dal consiglio di sorveglianza, di nomina assembleare, e dal consiglio di gestione,

nominato dal consiglio di sorveglianza stesso, il quale è oltretutto investito anche di poteri normalmente

propri dell’assemblea. Nel Sistema Monistico, l’amministrazione ed il controllo sono affidati

rispettivamente al consiglio di amministrazione, di nomina assembleare, e da un comitato di controllo sulla

gestione. Anche nei sistemi alternativi è previsto che il controllo dei conti sia affidato ad un organo esterno.

46

L’ASSEMBLEA è l’organo collegiale composto dai soci. Questa delibera secondo il sistema

maggioritario, secondo il sistema della maggioranza di capitale/voto; le approvazioni dell’assemblea

vincolano tutti i soci, anche se assenti o dissenzienti, purchè siano state rispettate tutte le regole

procedurali in materia. L’ASSEMBLEA SI DISTINGUE IN STRAORDINARIA OD ORDINARIA A SECONDA

DELL’OGGETTO DELLE DELIBERAZIONI (ma la compagine dei partecipanti rimane la medesima).

Nella società tradizionale (e monistica) l’assemblea ordinaria A) approva il bilancio; B) nomina/revoca

amministratori, sindaci, il presidente del collegio sindacale ed il soggetto esterno incaricato della revisione

dei conti; C) determina il compenso di amministratori e sindaci, se non previsto dallo statuto; D) delibera

sulla responsabilità di amministratori e sindaci; E)delibera su tutti gli altri oggetti attribuitigli dalla legge; F)

sulle autorizzazioni richieste dallo statuto per il compimento di determinati atti degli amministratori; G)

approva l’eventuale regolamento dei lavori assembleari; H) tutte le deliberazioni che non sono

dell’assemblea straordinaria. L’assemblea straordinaria invece delibera: A) sulle modificazioni dello statuto;

B) sulla nomina/sostituzione/poteri dei liquidatori; C) su ogni altra materia attribuitagli per legge.

 Vi sono determinati casi in cui è possibile che determinate competenze attribuite per legge

all’assemblea straordinaria, passino, per disposizione dello statuto, all’organo amministrativo (per i

casi di fusione di società controllata e controllante, di emissione di obbligazioni convertibili,

aumento del capitale sociale a pagamento, istituzione/soppressione di sedi secondarie, riduzione di

capitale sociale per perdite, ecc.).

Entrambe le assemblee sono dotate di una doppia convocazione, a quorum decrescenti, per ogni

deliberazione, e lo statuto ne può prevedere anche ulteriori, con la finalità di raggiungere il quorum

deliberativo in caso di diserzione dalle riunioni.

Nelle società con azioni ordinarie l’assemblea è unica; quando invece siano emesse diverse categorie di

azioni (o strumenti finanziari con diritti amministrativi), a questa si affiancano le assemblee speciali di

categoria, cui si applicano in via sussidiaria le regole sull’assemblea straordinaria, se tali azioni speciali non

sono quotate; si applica invece la disciplina dell’assemblea degli azionisti di risparmio se sono quotate.

La convocazione dell’assemblea è generalmente decisa dall’organo amministrativo; questa è però

OBBLIGATORIA 1) per un minimo di 1 volta l’anno, entro il termine stabilito dallo statuto (comunque non

oltre 120 gg dalla chiusura dell’esercizio); 2) quando ne sia fatta richiesta da soci che rappresentano almeno

il 10% del capitale sociale (20% nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio), o la

minore percentuale prevista dallo statuto [nella domando di convocazione devono essere specificati gli

argomenti da trattare]. Se gli amministratori ovvero in loro mancanza i sindaci NON provvedono, la

convocazione è ordinata con decreto del tribunale, dopo che questi abbia sentito amministratori e sindaci,

sempre che ritenga il loro rifiuto ingiustificato.

 Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, i soci che rappresentano almeno il

40% del capitale possono poi chiedere l’integrazione dell’ordine del giorno di una assemblea già

convocata (entro 10 gg dalla convocazione, con domanda scritta).

La convocazione (o integrazione dell’ordine del giorno) NON sono ammesse quando si tratti di argomenti

sui quali l’assemblea deve deliberare su proposta degli amministratori (ovvero sulla base di un

progetto/relazione da essi predisposta). 47

Il collegio sindacale, oltre a poter convocare l’assemblea quando gli amministratori non vi provvedano, può

altresì farlo quando, nello svolgimento delle sue funzioni, ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia

urgenza di provvedere (nelle società quotate tale potere può essere utilizzato anche solo da 2 membri del

collegio).

La convocazione deve essere fatta nel comune dove ha sede la società, se lo statuto non dispone

diversamente. Nelle società che NON fanno ricorso al mercato di capitale di rischio la convocazione deve

essere fatta mediante pubblicazione di un avviso (contenente indicazione del girono, ora e luogo della

riunione ed eventualmente della seconda convocazione, nonché l’ordine del giorno) sulla Gazzetta Ufficiale,

oppure in un quotidiano indicato dallo statuto, con un anticipo di almeno 15 gg rispetto al giorno

d’adunanza, o alternativamente mediante avviso recapitato a tutti i soci mediante mezzi che garantiscano

la prova del ricevimento, con almeno 8 gg di anticipo.

 Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l’avviso deve essere pubblicato

almeno 30 gg prima sul sito internet della società e con le altre modalità fissate dalla Consob.

Anche se SENZA convocazione, l’assemblea è costituita regolarmente quando è rappresentato l’INTERO

capitale sociale con diritto di intervento e partecipa all’assemblea la maggioranza dei componenti degli

organi amministrativi e di controllo (c.d. Assemblea Totalitaria). Agli assenti dovrà essere data tempestiva

comunicazione delle deliberazioni assunte. Tale assemblea può deliberare su QUALSIASI argomento, ma

ciascuno degli intervenuti può opporsi alla discussione su argomenti sui quali ritenga di non essere stato

sufficientemente informato (bloccando così le deliberazioni su quel punto).

Costituita, l’assemblea è presidiata da soggetto indicato dallo statuto o d persona eletta dalla maggioranza

dei presenti (il presidente è coadiuvato da un segretario, eletto allo stesso modo, o da un notaio, presente

in via esclusiva nelle assemblee straordinarie). Compito del presidente è di assicurare che l’assemblea si

svolga in modo ordinato e secondo le regole designate in materia (regolarità della costituzione, identità dei

soci, accerta i risultati delle votazioni, ecc.). Ai soci presenti è data la possibilità, in numero di oltre1/3 del

capitale sociale rappresentato in assemblea, di chiedere un rinvio dell’adunanza di massimo 5 gg,

dichiarando di non essere sufficientemente informati sui fatti posti in discussione (diritto utilizzabile

massimo per una volta). Le delibere dell’assemblea devono apparire sul verbale, il quale deve indicare la

data dell’assemblea, l’identità dei partecipanti, il capitale da loro rappresentato, i risultati delle votazioni,

consentendo l’identificazione dei soci favorevoli/astenuti/contrari, nonché le loro dichiarazioni, se

pertinenti all’ordine del giorno. Il verbale deve essere redatto senza ritardo, nei tempi consoni per

l’adempimento degli obblighi di deposito e pubblicazione.

È QUORUM COSTITUTIVO la parte del capitale sociale che deve essere rappresentata in assemblea perché

questa sia regolarmente costituita; è invece QUORUM DELIBERATIVO la parte del capitale sociale che deve

esprimersi favorevole perché una deliberazione sia approvata.

La prima convocazione ha come quorum costitutivo il 50% del capitale sociale con diritto di voto; essa ha

quorum deliberativo pari al 50% +1 delle azioni che hanno preso parte alla votazione in oggetto. In seconda

convocazione NON è richiesto quorum costitutivo, mentre quorum deliberativo sarà del solo 50% delle

azioni che hanno preso parte al voto.

Nelle assemblee straordinarie, per le società che NON fanno ricorso a capitale di rischio, NO è previsto

quorum costitutivo, mentre quorum deliberativo è del 50% + 1 dell’intero capitale sociale. Per la seconda

convocazione invece, questa ha come quorum costitutivo la partecipazione di oltre 1/3 del capitale sociale,

48

e deliberativo di almeno 2/3 di quello rappresentato in assemblea (per delibere di importanza particolare è

richiesto un quorum deliberativo di nuovo di 1/3 del capitale sociale, es per cambiamento dell’oggetto

sociale, per trasferimento della sede all’estero, per revoca dello stato di liquidazione o proroga della

società, ecc.). In caso di delibera di esclusione del diritto di opzione è richiesto un quorum deliberativo del

50%+1 del capitale sociale, anche nelle convocazioni oltre la prima.

 Per le società che fanno ricorso al capitale di rischio, il quorum costitutivo è il 50% del capitale

sociale in prima convocazione e oltre 1/3 in seconda, mentre per i quorum deliberativi è prevista la

maggioranza di almeno 2/3 del capitale rappresentato in assemblea, in entrambe le convocazioni.

Lo statuto può modificare solo in AUMENTO le maggioranze previste dalla legge per l’assemblea ordinaria

in prima convocazione e per quella straordinaria, ovvero stabilire norme speciali per la nomina alle cariche

sociali. Per le convocazioni seguenti la seconda (dove previste dallo statuto) si applicano le norme valide

per quella.

 Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio le convocazioni dell’assemblea

straordinaria seguenti la seconda devono avere quorum costitutivo massimo ad 1/5 del capitale

sociale (fermo il quorum deliberativo dei 2/3 dei partecipanti all’assemblea). In queste è altresì

possibile che lo statuto disponga che anziché aversi più convocazioni con quorum decrescenti, si

abbia un'unica convocazione, con i quorum già al minimo (ossia della seconda c. per l’ordinaria e

successive alla seconda c. per la straordinaria).

Ex 2370 possono intervenire in assemblea TUTTI coloro che hanno diritto di voto (compresi si soggetti che

hanno tale diritto, ma non la carica di socio, come l’usufruttuario o il creditore pignoratizio, ma anche il

socio che tale diritto di voto non ha perché ha dato le proprie azioni in pegno o in usufrutto), oltre ad

amministratori, sindaci ed ai rappresentanti comuni degli azionisti di risparmio e degli obbligazionisti. Nelle

società non quotate, il titolo che permette il diritto di intervento deve sussistere almeno nel giorno stesso

dell’adunanza, anche se lo statuto può stabilire l’onere di preventivo deposito delle azioni entro un certo

termine presso la sede sociale o una banca indicata dall’atto di convocazione, nonché il divieto di ritiro

anticipato delle stesse

 Nelle società con azioni negoziate su mercati di strumenti finanziari , la legittimazione ad

intervenire in assemblea si determina IMMODIFICABILMENTE con riferimento alla situazione

esistente al termine della giornata contabile del 7° giorno di mercato aperto precedente l’adunanza

(c.d. data di registrazione). Le azioni restano alienabili anche dopo tale data, MA i trasferimenti non

rilevano ai fini della legittimazione all’esercizio del diritto di voto in assemblea.

Lo statuto può prevedere forme di partecipazione all’assemblea per mezzo di strumenti di

telecomunicazione, ovvero consentire l’espressione del voto anche mediante corrispondenza o in via

elettronica; chi esprime il voto per corrispondenza si considera intervenuto in assemblea.

Gli azionisti possono partecipare all’assemblea sia personalmente che per mezzo di rappresentazione.

Possono però farsi rappresentare solo gli azionisti con diritto di voto, anche se nelle società che NON fanno

ricorso al mercato del capitale di rischio lo statuto può escludere o limitare tale facoltà. La delega deve

essere conferita per iscritto e contenere il nome del rappresentante; questo a sua volta può farsi sostituire

da altri solo se la delega lo permette; nelle società non quotate, anche il nome del delegante deve essere

contenuto nella delega. La delega è sempre revocabile. Le società o gli enti possono delegare solo propri

dipendenti o collaboratori. Nelle società non quotate la delega non può essere concessa ai membri degli 49

organi amministrativi e di controllo, nonché ai dipendenti della società, o a società da questa controllate o

a organi amministrativi o di controllo o a dipendenti di queste ultime. Nelle società che non fanno ricorso al

mercato di capitale di rischio ancora, un singolo socio non ne può rappresentare più di 20.

 Ex d.lgs. 27/2010 è poi permesso conferire nelle società quotate anche per via elettronica, secondo

le modalità individuate dallo statuto; se lo statuto non dispone diversamente, la società è tenuta a

designare per ciascuna assemblea un soggetto al quale gli azionisti possono conferire senza spese

una delega cono istruzioni di voto; tale legge ha altresì fatto cadere tutti i divieti soggettivi già

presenti per le società non quotate.

Per tali società è altresì previsto che il rappresentante debba comunicare al rappresentato TUTTE le

situazioni in cui sia presente un suo conflitto di interessi: in tal caso la procura dovrà contenere

specifiche istruzioni di voto per ciascuna delibera per cui è stata conferita rappresentanza. Tali

specifiche dovranno essere fatte sempre in caso di conferimento ad uno di tali soggetti, che sono

comunque ritenuti sempre in conflitto di interessi: membri degli organi amministrativi e di

controllo, dipendenti della società, soggetti in un qualsiasi modo collegati alla società, nonché

amministratori, controllori o dipendenti degli stessi, ecc.

Nelle società quotate è poi possibile usufruire di due strumenti: a) la “sollecitazione”, ossia la

richiesta di conferimento di deleghe rivolta da dei promotori a più di 200 azionisti, su specifiche

proposte di voto, ovvero accompagnata da indicazioni e pareri idonee ad influenzarne voto (i

promotori dovranno distribuire un prospetto ed un modulo di delega, contenenti le informazioni

necessarie a far si che il socio assuma una decisione consapevole; B) la “raccolta di deleghe”, che è

la richiesta di conferimento di deleghe , fatta dalle associazioni di azionisti nei confronti dei propri

associati (questa non costituisce sollecitazione neanche se accompagnata da raccomandazioni o

indicazioni idonee ad influenzare il voto degli azionisti. Se concessa tramite tali meccanismi, la

delega deve contenere le istruzioni di voto, ed in ogni caso è sempre liberamente revocabile fino al

giorno precedente l’adunanza.

L’esercizio del voto in assemblea è pressoché libero, anche se le deliberazioni assembleari, anche se

regolarmente adottate, ispirate esclusivamente ad interessi extra-sociali e che rechino con danno al

patrimonio sociale, sono sempre annullabili. È detto in conflitto di interessi l’azionista che ha in una

determinata deliberazione un interesse contrastante con quello della società; in tal caso il socio può votare,

ma la delibera approvata con suo voto determinante può essere impugnata qualora possa recare danno alla

società (si tratta qui di un danno solo potenziale). Sono in conflitto di interessi ex lege e NON potranno

votare, gli amministratori nelle deliberazioni riguardanti le loro responsabilità, e, nel sistema dualistico, i

soci del consiglio di gestione, nelle deliberazioni sulla nomina/revoca/responsabilità dei consiglieri di

sorveglianza.

È altresì possibile che una deliberazione sia adottata dalla maggioranza dei soci ai fine di danneggiare i soci

di minoranza. Al fine di tutelare tali soci, la giurisprudenza desume dal principio di correttezza e buna fede

ex 1375 l’annullabilità delle delibere quando queste siano ispirate al solo scopo di danneggiare singoli soci

( es. scioglimento anticipato della società, con immediata ricostituzione, senza il socio sgradito, o la sistematica

delibera di non distribuire i dividendi per deprimere il valore di mercato delle azioni e costringere il socio di minoranza

).

a svendere i propri titoli

I SINDACATI DI VOTO sono patti parasociali, ossia accordi con i quali alcuni soci si impegnano a concordare

preventivamente il modo in cui votare in assemblea. Questi possono essere permanenti, occasionali, per

singole deliberazioni, generali, ecc. questi danno un indirizzo unitario all’azione di voto dei soci 50

sindacalizzati, i quali se costituiscono il gruppo di comando formeranno il c.d. sindacato di comando. Can

tale tipo di sindacato, il procedimento assembleare è rispettato solo formalmente, in quanto di fatto le

decisioni vengono prese all’esterno dell’assemblea. Difatti chi decide, nel sindacato, è la maggioranza che

qui viene a costituirsi, la quale, costringendo quindi tutti i soci sindacalizzati a votare in una certa maniera,

fa trasparire come la volontà della maggioranza assembleare quella che in realtà magari, rispetto alla

composizione dell’assemblea stessa, è solo di un ristretto numero di soci, con a disposizione una ristretta

quota di capitale che da sola sarebbe stata insufficiente a far approvare una delibera qualsiasi. Il patto di

sindacato ha comunque effetto solo INTER PARTES, e pertanto il voto in assemblea resta valido anche se

dato contro le direttive del sindacato (salvo la responsabilità per danni così arrecati agli aderenti al patto).

Nelle società non quotate TUTTI i tipi di patti parasociali NON possono avere durata superiore ai 5 anni,

anche essendo rinnovabili alla scadenza; se stipulati a tempo indeterminato, ciascun contraente deve poter

recedere con preavviso di 180 gg. Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio non

è necessario nessun tipo di pubblicità per i patti parasociali.

 Nelle società NON quotate ma che fanno RICORSO al mercato del capitale di rischio, i patti

parasociali devono essere comunicati alla società e dichiarati in apertura di assemblea, con

trascrizione nel verbale e successivo deposito nel RDI; l’omessa dichiarazione è sanzionata con la

sospensione del diritto di voto delle azioni cui si riferisce il patto sociale, e l’eventuale delibera cui

vi abbiano comunque partecipato, e siano state determinanti, sarà pertanto impugnabile.

 Nelle società quotate i sindacati di voto e tutti i patti parasociali in generale devono essere

comunicati ala Consob, pubblicati sulla stampa quotidiana e deposti nel RDI entro un breve

termine. In caso di violazione, i patti suddetti sono nulli, e gli azionisti sindacalizzati avranno il

diritto di voto sospeso; nel caso votino comunque, la delibera relativa è impugnabile quando siano

stati determinanti alla sua formazione (anche dalla Consob).

L’INVALIDITA’ delle delibere assembleari può essere determinata dalla violazione di norme procedurali o da

vizi che ne riguardano il contenuto. Ex 2377 sono ANNULLABILI TUTTE le deliberazioni che non sono prese

in conformità della legge o dello statuto (“clausola di sussidiarietà”): in particolare rende annullabile la

delibera, la partecipazione all’assemblea di persone non legittimate (es. azionisti senza voto), se tale

partecipazione sia stata determinante al fine di raggiungere il quorum costitutivo; l’invalidità di alcuni voti o

il loro errato conteggio, se determinanti per il raggiungimento della maggioranza;

l’incompletezza/inesattezza del verbale, quando impedisca l’accertamento del contenuto/effetti/validità

della delibera. L’impugnativa può essere proposta solo dai soci assenti, dissenzienti o astenuti, gli

amministratori, il consiglio di sorveglianza, il collegio sindacale, il rappresentante comune degli azionisti di

risparmio e quando lo permette la legge, la Consob (ma anche dalla Banca d’Italia e dall’Isvap). Rispetto agli

azionisti, questi possono legittimamente impugnare la delibera SOLO se, anche congiuntamente,

raggiungono almeno 1/1000 del capitale sociale, nelle società che FANNO ricorso al mercato di capitale di

rischio, ed il 5% nelle altre; lo statuto può comunque rimuovere tali limiti; in caso i soci non possano

impugnare la delibera in forza di tale limite, potranno comunque chiedere il risarcimento per i danni loro

cagionati dalla non conformità della delibera alla legge. Decadenza per l’impugnazione è di 90 gg dalla

delibera, ovvero, quando siano previsti, 90 gg dall’iscrizione/deposito nel RDI. Per Consob e Banca d’Italia e

Isvap la decadenza sarà di 180 gg. Sempre ex 2377, L’impugnazione deve essere fatta nel tribunale del

luogo ove la società ha sede; i soci attori devono dimostrare di essere possessori del prescritto numero di

azioni al momento dell’impugnazione, e se questo viene meno durante il corso del processo, allora questi

avranno diritto solo al risarcimento del danno, ove richiesto; il tribunale può disporre in ogni momento che

i soci convenuti prestino idonea garanzia per l’eventuale risarcimento. La sentenza d’annullamento vale per

51

tutti i soci e obbliga gli amministratori a prendere i provvedimenti conseguenti, sotto la propria

responsabilità. Restano comunque SALVI i diritti acquistati dai terzi in buona fede in base ad atti compiuti in

base alla suddetta delibera. L’annullamento NON può avere luogo se la delibera è stata nel frattempo

sostituita con un'altra adottata in conformità cin la legge, o è stata revocata; restano comunque salvi i

diritti dei terzi in buona fede acquistati sulla base della deliberazione sostituita.

Ex 2379 sono invece NULLE le delibere solo nei casi qui tassativamente indicati: 1) il cui oggetto è

impossibile o illecito, ossia contrario a norma imperative/ordine pubblico/buon costume; ciò vale anche se

l’oggetto della delibera è lecito, ma il motivo illecito; 2) in caso di mancata convocazione dell’assemblea,

anche se si precisa che l’assemblea NON si considera mancante in caso d’irregolarità dell’avviso, quando

questo sia comunque idoneo a consentire ai soci con diritto di voto di essere avvertiti della convocazione e

della data dell’assemblea, ed in ogni caso non possono esercitare l’azione di nullità coloro che abbiano

dichiarato il loro assenso allo svolgimento di detta assemblea; 3) in caso manchi il verbale; questo non si

considera però mancante se contiene data e oggetto della deliberazione ed è sottoscritto da determinati

soggetti ( presidente d’assemblea, o notaio, o presidente del consiglio di amministrazione, o del consiglio di

).; il verbale eseguito prima della assemblea successiva a quella viziata, sana con

sorveglianza, o dal segretario

effetto retroattivo la sua precedente mancanza. La nullità delle delibere assembleari può essere fatta valere

da CHIUNQUE vi abbia interesse, anche d’ufficio dal giudice. La decadenza è di tre anni,

dall’iscrizione/deposito nel registro delle imprese, ovvero ove non siano previsti, dall’iscrizione nel libro

delle adunanze dell’assemblea; non sono soggette a limiti temporali però le delibere che modificano

l’oggetto sociale prevedendo attività illecite o impossibili. La delibera può essere sanata da una successiva,

presa in conformità della legge. Sono salvi i diritti acquistati in buona fede dei terzi in base ad atti compiuti

in esecuzione della delibera annullata.

 Per le delibere che dispongono l’aumento del capitale sociale, la riduzione reale del capitale o

l’emissione delle obbligazioni, il termine di decadenza è diminuito a 180 gg, o 90 gg in caso di

mancata convocazione dell’assemblea.

o Se si tratta di società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, la nullità della

delibera di amento del capitale sociale non può essere pronunciata dopo che è stata scritta

nel registro delle imprese l’attestazione che detto aumento è stato parzialmente eseguito;

l’esecuzione parziale preclude la pronuncia di nullità delle deliberazioni di riduzione del

capitale sociale e di emissione di obbligazioni.; resta SALVO il diritto al risarcimento

eventualmente spettante a soci e terzi.

SISTEMI DI AMMINISTRAZIONE E CONTROLLO

Ad oggi sono 3 i che possono essere

alternativamente scelti dalle spa (fermo restando che il controllo contabile è sempre lasciato ad un organo

esterno –revisore contabile o società di revisione-):

A) Sistema TRADIZIONALE: (con efficacia sussidiaria), che prevede due organi di nomina assembleare:

1. L’organo Amministrativo: Nelle società non quotate possono esserci sia un

amministratore unico, che più amministratori, i quali in tal caso formano il consiglio di

amministrazione. [Per le società QUOTATE è invece obbligatorio avere il consiglio di

amministrazione, così da permettere ai soci di minoranza di la nomina di almeno un

amministratore indipendente]. Il numero di componenti del consiglio può sempre

essere liberamente determinato nello statuto; al suo interno poi possono costituirsi dei

c.d. “organi delegati”, ossia il comitato esecutivo e gli amministratori delegati. Agli

amministratori è affidata la gestione esclusiva dell’impresa sociale e ad essi spetta di 52

compiere le operazioni necessarie all’attuazione dell’oggetto sociale. Questi: a) hanno

un potere gestorio che gli permette di deliberare su tutti gli argomenti (riguardanti la

gestione della società) che non siano per legge riservati all’assemblea; b) hanno la

rappresentanza generale della società, ossia il potere di manifestare la realtà sociale

ponendo in essere singoli atti giuridici in cui si concretizza l’attività sociale; c) hanno il

potere di impulso dell’attività assembleare, avendo il potere di convocazione e di

fissarne l’ordine del giorno; d) attuano le delibere dell’assemblea ed impugnano quelle

che violino la legge o l’atto costitutivo; e) curano la tenuta dei libri e delle scritture

contabili, dovendo redigere ogni anno il progetto di bilancio e provvedere agli

adempimenti pubblicitari prescritti per legge. Questi poteri sono attribuiti agli

amministratori dalla legge, per cui li devono esercitare in posizione di formale

autonomia rispetto all’assemblea; dell’adempimento di tali poteri sono responsabili

civilmente e penalmente.

i primi amministratori devono essere nominati nell’atto costitutivo; successivamente la

loro nomina compete l’assemblea ordinaria; lo statuto può tutta via riservare la nomina

di un amministratore ai possessori di strumenti finanziari partecipativi. Nelle società

che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio è poi possibile riservare la

nomina di uno o più amministratori allo stato o ad enti pubblici, purché siano titolari di

una partecipazione sociale, e comunque in proporzione alla partecipazione stessa. [Se

invece la società FA ricorso al mercato di capitale di rischio, allora sarà possibile

riconoscere diritti speciali di nomina allo stato o enti pubblici mediante attribuzione ad

essi di strumenti finanziari partecipativi o azioni speciali, per massimo un

amministratore. Invece nelle società QUOTATE almeno un amministratore deve essere

espresso dalla minoranza: in tal caso lo statuto disciplina le modalità di presentazione

delle liste dei candidati, secondo i criteri direttivi della Consob].

Come già detto il numero degli amministratori deve essere fissato (liberamente) nello

statuto. Gli amministratori possono essere sia soci che NON soci; specifici requisiti

possono essere richiesti dalla legge in caso si tratti di società che svolgono determinate

attività (es. assicurativa, bancaria, ecc.). NON possono essere nominati amministratori

a. l’interdetto; b. l’inabilitato; c. il fallito; d. chi è stato condannato ad una pena che

comporta l’interdizione dai pubblici uffici o l’incapacità di esercitare uffici direttivi. Vi

sono poi numerose cause di incompatibilità, come avere impegni civili dello Stato, far

parte del Parlamento, essere avvocati, ecc.; in tali casi l’interessato è obbligato a

scegliere tra l’uno e l’altro ufficio. In particolare gli amministratori non possono avere la

carica di socio a responsabilità illimitata in società concorrenti, ne esercitare attività

concorrenti per conto proprio o altrui, ne essere amministratori o direttori in società

concorrenti, salva l’autorizzazione dell’assemblea (autorizzazione che può essere

concessa anche con clausola generale nell’atto costitutivo); l’inosservanza di queste

regole espone l’amministratore a revoca dell’incarico per giusta causa ed al

risarcimento per gli eventuali danni arrecati alla società.

Per quanto riguarda il conflitto d’interessi, ex 2391 l’amministratore che in una

determinata operazione ha un interesse non necessariamente in conflitto con quello

della società: deve darne notizia agli altri amministratori e comunque al collegio

sindacale, precisandone la natura, i termini, l’origine e la portata; se si tratta di

amministratore delegato, deve astenersi dal compiere l’operazione investendo della

stessa l’organo competente; in entrambi i casi il consiglio di amministrazione deve 53

motivare le ragioni e la convenienza per la società dell’operazione. In caso di

amministratore unico, questi deve darne notizia al collegio sindacale nonché

all’assemblea nella prima seduta utile. Qualora siano stati violati gli obblighi di

trasparenza e correttezza riguardanti l’astensione e la motivazione suddetti, ovvero

quando l’amministratore in conflitto ha votato ed il suo voto è stato determinante per

la formazione della maggioranza, la delibera sarà IMPUGNABILE qualora possa recare

danno (anche solo potenziale) alla società, entro 90gg, su iniziativa del collegio

sindacale, degli amministratori assenti e dissenzienti, nonché dagli stessi

amministratori che hanno votato a favore nel caso siano stati violati gli obblighi di

informazione sopra indicati. La società può inoltre agire contro l’amministratore per il

risarcimento dei danni derivanti dalla sua azione; l’amministratore sarà anche

responsabile per i danni derivati alla società dall’utilizzazione, a vantaggio proprio o

altrui di dati, notizie o opportunità d’affari appresi nell’ambito del suo incarico.

 [Nel caso si tratti di società che FANNO ricorso al mercato del capitale di rischio, la

Consob ha poi disposto delle cautele maggiori nel caso la società intrattenga

relazioni con soggetti particolari, c.d. parti correlate (soci di controllo, società

controllate, collegate, con stretti familiari, ecc.), rispetto alle quali è maggiore il

rischio che si versi in conflitto di interessi; ex 2391-bis per tali operazioni l’organo

amministrativo deve adottare delle procedure che assicurino la trasparenza e la

correttezza delle decisioni, secondo le direttive della Consob (per cui si deve

raccogliere il parere di determinati esperti indipendenti, parere non vincolante, ma

che se è negativo obbliga, se si vuole proseguire nelle operazioni, ad avere

l’approvazione dell’assemblea con voto a maggioranza, epurato dal voto dei soci

correlati); delle operazioni con soggetti correlati più rilevanti deve darsi

informazione alla Consob ed al pubblico. In ogni caso tali regole procedurali vanno

pubblicate sul sito internet della società e la vigilanza del loro rispetto è affidata

all’organo di controllo, il quale ne riferisce all’assemblea].

La nomina ad amministratore non può essere fatta per un tempo superiore ai 3

esercizi, anche se sono rieleggibili, salva diversa previsione dello statuto. Sono cause di

cessazione anticipata: 1) la REVOCA da parte dell’assemblea, deliberata liberamente ,

salvo diritto degli amministratori al risarcimento dei danni se NON sussiste giusta

causa; 2) le DIMISSIONI da parte degli amministratori; 3) la DECADENZA dall’ufficio, ove

sopravvenga una causa di ineleggibilità; 4) la MORTE. La scadenza del termine ha

EFFETTI solo dal momento in cui il nuovo organo amministrativo è stato ricostituito; gli

amministratori scaduti rimangono pertanto in regime di prorogatio fino all’accettazione

della nomina di quelli nuovi. Le dimissioni degli amministratori hanno effetto

immediato se rimangono in carica la maggioranza di essi; altrimenti avranno effetto

solo dal momento in cui detta maggioranza è stata ricostituita (in seguito

all’accettazione dei nuovi amministratori). Ex 2386, A) se rimane in carica PIU’ della

metà degli amministratori, i superstiti provvedono a sostituire provvisoriamente quelli

mancanti, con delibera consiliare, approvata dal collegio sindacale (c.d. “cooptazione”);

gli amministratori così nominati rimarranno in carica fino alla successiva assemblea,

che potrà mantenerli o sostituirli; B) se rimane in carica MENO della metà degli

amministratori, i superstiti devono convocare l’assemblea perché provveda alla

sostituzione di quelli mancanti; i nuovi amministratori così nominati scadranno

ordinariamente al momento in cui sarebbero scaduti quelli che hanno sostituito; C) se

54

vengono a mancare TUTTI gli amministratori, o l’amministratore UNICO, il collegio

sindacale deve convocare urgentemente l’assemblea, al fine di ricostruire l’organo

amministrativo; fino a quel momento, il collegio sindacale può compiere gli atti di

ordinaria amministrazione. Lo statuto può prevedere specifiche clausole che fanno si

che al cadere di alcuni amministratri, cessino tutti dalla carica (simul stabunt, simul

cadent). Nomina e cessazione della carica degli amministratori è soggetta ad iscrizione

del RDI.

Gli amministratori hanno diritto ad avere dei compensi per la loro attività, che possono

anche consistere in partecipazioni agli utili della società. Modalità e misura del

compenso sono previsti dallo statuto o dall’assemblea, all’atto di nomina; per gli

amministratori investiti di particolari cariche la remunerazione è stabilita dallo stesso

consiglio di amministrazione, sentito il parere del consiglio sindacale.

Se è costituito l’amministratore unico, questo esercita individualmente tutte le funzioni

proprie dell’organo amministrativo; quando invece l’amministrazione è affidata a più

persone, queste costituiscono il Consiglio Di Amministrazione: al suo interno ci deve

essere un presidente, eletto dai suoi membri o dall’assemblea; l’attività del consiglio è

esercitata collegialmente, ed alle riunioni devono assistere i sindaci. Se previsto nello

statuto, le riunioni possono avvenire anche mediante mezzi di telecomunicazione. Il

CdA è convocato dal suo presidente , il quale ne fissa anche l’ordine del giorno, ne

coordina i lavori e provvede affinchè tutti gli amministratori siano adeguatamene

informati sulle materie iscritte all’ordine del giorno stesso. Le deliberazioni adottate nel

CdA sono valide se è presente il 50%+1 degli amministratori in carica (salvo quorum più

alto disposto dallo statuto); quorum deliberativo è del 50%+1 dei presenti; i voti si

contano per teste e NON è ammesso voto per rappresentanza. Possono essere

impugnate ex 2388 TUTTE le delibere del consiglio di amministrazione che non sono

prese in conformità della legge o dello statuto; tale impugnativa può essere effettuata

dagli amministratori assenti o dissenzienti e dal collegio sindacale, entro 90 gg; si applica

.

dove compatibile la disciplina del procedimento di impugnazione delle delibere assembleari

Quando una delibera leda direttamente un diritto soggettivo di un socio, questi potrà

agire giudizialmente per far annullare la delibera ( si applica dove compatibile l’intera

). L’annullamento delle delibere non

disciplina di impugnazione delle delibere assembleari

pregiudica i diritti acquistati dai terzi in buona fede. Abbiamo pio detto che nelle

società di maggiori dimensioni il consiglio di amministrazione può articolarsi in due

sottogruppi, cui delegare, con consenso dell’atto costitutivo o dell’assemblea, le

proprie attribuzioni: A) Il Comitato Esecutivo: è anche questo un organo collegiale, ad

anche alle sue riunioni devono assistere i sindaci ed è disposto un apposito libro per

contenerne le relative deliberazioni; B) Gli Amministratori Delegati sono invece organi

unipersonali; se ve ne sono più di uno, essi agiscono disgiuntamente, ovvero

congiuntamente se così sancito nell’atto di nomina o dallo statuto; a questi di regola è

affidata la rappresentanza della società. I componenti di questi organi SONO DESIGNATI

DALLO STESSO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, che ne determina inoltre i limiti della

delega. NON possono essere delegati: la redazione del bilancio d’esercizio, la facoltà di

aumentare il capitale sociale e di emettere obbligazioni convertibili; gli adempimenti

posti a carico degli amministratori in caso di riduzione di capitale sociale obbligatoria

per perdite; la redazione del progetto di fusione o scissione. Funzione degli organi

delegati è quella di accertarsi che l’assetto organizzativo, amministrativo e contabile 55

della società siano adeguati alle sue dimensioni; riferiscono periodicamente al CdA ed

all’organo sindacale sull’andamento generale della gestione, nonché sulle operazioni di

maggior rilievo, anche effettuate dalle società controllate. Comunque in ogni momento

gli amministratori possono richiedere agli organi delegati informazioni sull’andamento

della gestione societaria. Il CdA ha poi il dovere di valutare a sua volta l’adeguatezza

dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società, di esaminare i piani

strategici, industriali e finanziari della società, nonché valutare, anche sulla base delle

informazioni riferite dagli organi delegati, il generale andamento della gestione.

Uno dei più importanti compiti degli amministratori è quello della RAPPRESENTANZA

della società. Gli amministratori che siano investiti del potere di rappresentanza

devono essere indicati nello statuto o nella delibera di nomina, soggetta a pubblicità

legale; se poi vi sono più rappresentanti, deve essere specificato se essi devono agire

congiuntamente o disgiuntamente (di regola la rappresentanza è affidata al presidente

del CdA e/o agli amministratori delegati). La rappresentanza è generale, e comprende

anche la rappresentanza processuale attiva e passiva della società. Eventuali procure

concesse a terzi possono aggiungersi, ma mai sostituire il potere di rappresentanza

degli amministratori. È INOPPONIBILE AI TERZI DI BUONA FEDE LA MANCANZA DEL

POTERE DI RAPPRESENTANZA DOVUTA ALL’INVALIDITA’ DELL’ATTO DI NOMINA: infatti

intervenuta l’iscrizione nel RdI di detto atto, le cause di nullità o annullabilità di questo

non sono opponibili ai terzi, salvo la prova della loro mala fede. LA SOCIETA’ RESTA

VINCOLATA ALTRESI’ VERSO I TERZI ANCHE SE GLI AMMINISTRATORI ABBIANO

VIOLATO EVENTUALI LIMITI POSTI AI LORO POTERI DI RAPPRESENTANZA (c.d. limiti

convenzionali): difatti tali limitazioni NON sono opponibili ai terzi, anche se

validamente pubblicizzate, a meno che non si provi che questi abbiano agito

intenzionalmente a danno della società (e non sarà pertanto sufficiente nemmeno che

si provi la conoscenza da parte del terzo di detti limiti); tolto il caso di intenzioni lesive,

la loro violazione comporterà solo la responsabilità degli amministratori verso la

società. RESTANO invece opponibili ai terzi i LIMITI LEGALI del potere di rappresentanza

degli amministratori (es. caso di amministratore che versi in conflitto di interessi con la

società nello stipulare un contratto a suo nome –nel qual caso il contratto sarà

annullabile, su iniziativa della società, se tale conflitto fosse conosciuto o conoscibile

dal terzo-).

Gli amministratori sono RESPONSABILI civilmente sia verso la società, che verso che

verso i creditori sociali, che verso i singoli soci o terzi. Saranno responsabili verso la

SOCIETA’ quando NON abbiano adempiuto ai loro doveri imposti dalla legge e dallo

statuto, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche

competenze (ossia con normale diligenza professionale di amministratore di società);

NON saranno responsabili invece per i risultati negativi della gestione che non siano

imputabili a difetto di tale diligenza nella condotta degli affari sociali; in caso vi siano

più amministratori, questi sono responsabili solidalmente. Ex 2381, in caso di

amministratori con delega, gli amministratori senza delega sono sempre responsabili SE

essendo a conoscenza di atti pregiudizievoli, non hanno fatto il possibile per impedirne

il compimento o eliminarne/attuarne le conseguenze dannose; essendo questa però

una culpa in vigilando, potranno sempre chiedere che la somma che siano costretti a

risarcire gli sia integralmente restituita dagli amministratori con delega (diritto di

regresso). La responsabilità degli amministratori è sempre per COLPA, e pertanto non

56

sarà imputabile l’amministratore incolpevole, ossia che abbia fatto annotare senza

ritardo il suo dissenso nel libro delle deliberazioni del CdA e che del suo dissenso dia

immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale. L’azione di

responsabilità contro gli amministratori deve essere autorizzata dall’assemblea

ordinaria, oppure dal collegio sindacale, a maggioranza dei 2/3 dei componenti.

L’azione deve essere presentata entro 5 anni la fine della carica. La deliberazione

dell’azione di responsabilità costituisce una causa di REVOCA AUTOMATICA dall’ufficio

per quegli amministratori contro cui sia proposta, sempre che tale delibera sia

approvata con voto favorevole di almeno 1/5 del capitale sociale, per cui senza tale

maggioranza servirà, al fine suddetto, una distinta delibera di revoca. [Nel caso la

società si trovi in una situazione di dissesto, per cui è dichiarata fallita o assoggettata a

procedura di liquidazione coatta amministrativa o amministrazione straordinaria, la

suddetta azione di responsabilità potrà essere promossa solo dal liquidatore o dal

commissario straordinario]. La società comunque PUÒ rinunziare all’esercizio

dell’azione di responsabilità ovvero pervenire ad una transazione con gli

amministratori, sotto espressa delibera dell’assemblea, e sempre che non vi sia il voto

contrario di almeno 1/5 del capitale sociale [o 1/20 nel caso di società che fano ricorso

al mercato del capitale di rischio]; in caso si raggiunga tale minoranza di blocco, la

rinunzia/transizione saranno senza effetto. Ex 2393-bis l’azione di responsabilità contro

gli amministratori può essere promossa anche dagli azionisti di minoranza che

rappresentino almeno 1/20 del capitale sociale, o diversa misura prevista dallo statuto,

non superiore ad 1/3. [Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio

è sufficiente che i soci rappresentino almeno 1/40 del capitale sociale]. L’azione

promossa dalla minoranza non può essere diretta a rimborsare i singoli soci, ma deve

avere comunque lo scopo di reintegrare il patrimonio sociale (per cui ogni somma

pattuita in sede di transizione deve andare a vantaggio della società, salvo il rimborso

delle spese processuali).

Come detto, gli amministratori possono essere responsabili anche nei confronti dei

CREDITORI SOCIALI: tale responsabilità nasce SOLO per inosservanza degli obblighi

inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale, e SOLO quando il

patrimonio sociale risulti insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti. L’azione di

responsabilità relativa può essere proposta dai singoli creditori sociali, con azione

diretta ed autonoma, per cui gli amministratori non potranno far valere le eccezioni

opponibili alla società (quanto ottenuto a nome di risarcimento sarà a vantaggio dei

creditori e NON della società, fino alla concorrenza del loro credito); SE tale azione sia

stata già esperita dalla società, ed il relativo patrimonio è stato reintegrato, i creditori

non potranno più esercitare l’azione loro spettante (ciò anche qualora la società

pattuisca una transazione, salvo il diritto di esercitare l’azione revocatoria, ove ne

ricorrano gli estremi); in caso di rinunzia della società all’azione invece i creditori

potranno legittimamente agire in giudizio. In caso di fallimento potrà essere proposta

esclusivamente dal curatore (al fine di incrementare la massa attiva fallimentare).

Il risarcimento ottenuto dalla società o dai creditori sociali NON pregiudica il diritto al

risarcimento del danno dei SINGOLI SOCI o dei TERZI che siano stati direttamente

danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori; a tal fine deve sussistere il

compimento da parte degli amministratori di un atto illecito nell’esercizio del loro 57

ufficio, nonché che il danno procurato al singolo socio o terzo sia diretto, e non solo

riflesso del danno subito dal patrimonio sociale.

 Particolari sono i Direttori Generali, dirigenti che svolgono attività di alta

gestione dell’impresa sociale, operando in rapporto diretto con gli

amministratori, dando attuazione alle direttive dagli stessi impartite.

Questi sono parificati agli amministratori sotto il profilo delle responsabilità

penali, e se sono nominati dall’assemblea o dallo statuto, ad essi si

applicano le norme sulla responsabilità degli amministratori, in relazione ai

compiti loro affidati.

2. L’organo sindacale: questo è l’organo di controllo interno della spa, cui compito è

fondamentalmente di vigilare sull’amministrazione sociale. Ex 2397 nelle società non

quotate questo si compone di 3 o 5 membri effettivi (soci o non soci), come stabilito

dallo statuto, e da due membri supplenti. [Fermo restando il minimo di 3+2, nelle

società quotate lo statuto può determinare liberamente il numero dei sindaci]. I primi

sindaci sono nominati dall’atto costitutivo, e successivamente sono nominati

dall’assemblea ordinaria; la legge o lo statuto possono però riservare la nomina di uno

o più sindaci allo Stato o ad enti pubblici che abbiano partecipazioni nella società,

ovvero ai possessori di strumenti finanziari (quindi in pratica dagli stessi soggetti che

nominano il CdA, il che rappresenta un indice di scarsa funzionalità dell’istituto). [Nelle

società quotate, l’atto costitutivo deve prevedere che almeno 1 membro effettivo sia

eletto dai soci di minoranza]. Nelle società con azioni non quotate almeno sindaco

effettivo ed uno suppletivo devono essere stati scelti fra gli iscritti nel registro dei

revisori legali; gli altri, se non iscritti a tale registro, devono comunque essere iscritti

agli albi professionali individuati dal ministero della giustizia ovvero devono essere

professori universitari di ruolo in materie economiche o giuridiche. [Per le società

quotate i requisiti dei sindaci sono fissate dal ministero della giustizia].

 Nel registro dei revisori possono iscriversi solo persone fisiche in possesso di

specifici requisiti di professionalità ed onorabilità, che abbiano superato un

apposito esame di ammissione, nonché società che rispondano di determinati

requisiti riguardanti i soci, amministratori e responsabili dell’attività di gestione.

NON possono essere nominati sindaci: il coniuge/parenti/affini entro il quarto grado

degli amministratori, ovvero di amministratori di società facenti parte dello stesso

gruppo, nonché coloro che sono legati alla società (o a società facenti parte dello stesso

gruppo) da un rapporto di lavoro, o da un rapporto continuativo di consulenza o

prestazione d’opera continuativa, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che

comunque ne compromettano l’indipendenza. Si estendono ai sindaci poi tutte le cause

di ineleggibilità valide anche per gli amministratori; lo statuto può prevederne

comunque ulteriori. [Nelle società quotate, ovvero con strumenti finanziari diffusi tra il

pubblico, i sindaci devono rispettare i LIMITI al cumulo di incarichi stabiliti dalla

Consob; nelle altre società possono essere liberamente sanciti dallo statuto].

Ex 2402 il compenso dei sindaci deve essere predeterminato ed invariabile nel corso

della loro carica, e dove non sia stabilita dallo statuto deve essere decisa

dall’assemblea all’atto di nomina, per l’intero periodo del mandato.

I sindaci restano in carica per 3 esercizi e sono rieleggibili; è previsto un periodo di

vacatio per i vecchi sindaci in attesa della nomina dei loro sostituti. 58

I sindaci possono essere revocati dall’assemblea solo per giusta causa, con relativa

approvazione del tribunale (fino alla quale la delibera di revoca non sortisce effetti); i

sindaci nominato da Stato o enti pubblici possono essere revocati solo da questi.

Costituisce causa di decadenza dall’ufficio il sopraggiungere di una delle cause di

ineleggibilità, nonché per la sospensione o cancellazione dal registro; è altresì

considerato decaduto il sindaco che senza giusta causa diserti le assemblee o

comunque non assista a 2 sedute del CdA, del comitato esecutivo o del collegio

sindacale, nel corso di un esercizio sociale. In caso di morte/decadenza/rinuncia del

sindaco, subentrano automaticamente i supplenti in ordine di età; i nuovi sindaci

rimangono in carica fino alla nuova assemblea che provvede alla rinomina dei sindaci

mancanti. La nomina/cessazione dell’incarico dei sindaci deve essere iscritta nel RdI ad

opera degli amministratori.

FUNZIONE primaria del CS è quindi quella di controllo: ex 2403 questo ha ad oggetto

l’amministrazione della società globalmente intesa, estendendosi a tutta l’attività

sociale, al fine di assicurare che si svolga nel rispetto della legge e dello statuto; in

particolare il CS vigila sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e

contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento. Nel caso lo statuto

incarichi il CS di effettuare anche la revisione dei conti, tutti i suoi componenti devono

essere iscritti nel registro dei revisori legali; questa opzione NON è consentita: alle

società tenute a redigere il bilancio consolidato, alle società qualificate come enti di

interesse pubblico, alle società controllanti o controllate da un ente di interesse

pubblico. Come già accennato, i sindaci devono intervenire alle riunioni d’assemblea,

del CdA e del comitato esecutivo, ed hanno il dovere di impugnare le relative delibere

nel caso sospettino la loro illegittimità. [Nelle società quotate gli amministratori devono

ogni 3 mesi riferire al CS sull’attività svolta, sulle operazioni di maggior rilievo

economico e su quelle a rischio di conflitto di interessi]. Ex 2043-bis il CS può scambiare

informazioni con i corrispondenti organi delle società controllate, in merito ai sistemi di

amministrazione e controllo e sull’andamento generale dell’attività sociale; il CS può

inoltre scambiare informazioni con gli incaricati del controllo contabile. [Nelle società

quotate il CS deve comunicare senza indugio alla Consob le irregolarità riscontrate

nell’attività di vigilanza]. I sindaci possono in ogni momento procedere con atti di

ispezione e controllo, nonché di chiedere notizie a singoli amministratori. Il CS può

COVOCARE l’assemblea qualora ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia

urgente necessità di provvedere; ciascun sindaco è legittimato a convocare il CdA ed il

comitato esecutivo; il CS può altresì attivare il controllo giudiziario sulla gestione, se ha

fondato sospetto sulla sua irregolarità. [Nelle società quotate la Consob può attivare

tale controllo nel caso sospetti irregolarità nell’adempimento dei doveri dei sindaci

stessi].

Il presidente del CS è nominato dall’assemblea [e nelle società quotate deve essere tra i

sindaci nominati dalla minoranza]. Il CS si riunisce ogni 90 gg, e le riunioni possono

svolgersi anche tramite mezzi telematici, se lo statuto lo consente. Il CS ha come

quorum costitutivo il 50% + 1 dei sindaci e di deliberazione il 50% +1 dei presenti al

consiglio (in caso di dissenso, il sindaco dissenziente ha diritto a far iscrivere le sue

motivazioni a verbale). I sindaci, a proprie spese e responsabilità, possono avvalersi di

ausiliari/dipendenti per l’esecuzione di specifici compiti di ispezione/controllo. [Nelle

società quotate il CS ed ogni sindaco possono avvalersi dei dipendenti della società al 59

fine di essere coadiuvati nell’espletamento delle proprie funzioni]. I soci possono

sollecitare l’attività di controllo dei sindaci; ogni socio può altresì denunziare al collegio

sindacale fatti che ritiene censurabili; il CS è però OBBLIGATO SOLO a riferirne nella

relazione annuale dell’assemblea; SE però la denuncia provenga da tanti soci che

rappresentino almeno il 5% del capitale sociale (o minore percentuale prevista dallo

statuto), allora il CS dovrà indagare senza ritardo sui fatti denunziati, presentando

conclusioni ed eventuali proposte in assemblea (la quale dovrà essere convocata nel

caso si ravvisino fati di rilevante gravità e vi sia urgente necessità di provvedere).

Ex 2407 i sindaci devono adempiere ai loro doveri con la diligenza richiesta dalla natura

del loro incarico, da valutare tenendo conto anche della situazione concreta della

società. I sindaci sono responsabili, anche penalmente, della veridicità delle loro

attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e documenti di cui hanno

conoscenza ai fini del loro incarico. L’obbligo di risarcimento grava solidalmente tra i

sindaci quando il danno il danno sia imputabile al mancato o negligente adempimento

dei loro doveri, mentre sono responsabili in solido con gli amministratori per i fatti o le

omissioni di questi ultimi, qualora il danno non si sarebbe prodotto se avessero vigilato

in conformità ai loro compiti.

B) Sistema DUALISTICO: che prevede:

1. Il consiglio di sorveglianza (di nomina assembleare): a questo sono attribuite SIA le

funzioni di controllo del CS del sistema tradizionale, Sia le funzioni di indirizzo della

gestione, proprie dell’assemblea dei soci nel sistema tradizionale (es. approvazione del

bilancio); Compito dell’assemblea ordinaria in tale sistema è pertanto solo quello di

nominare i componenti del CdS, determinarne il compenso ed eventualmente

deliberare una azione di responsabilità nei confronti dei suoi membri, nonché di

nominare il revisore legale dei conti e di decidere circa la distribuzione degli utili.

Questo può essere formato sia da soci che da non soci, ed il numero di componenti è

fissato nello statuto in un minimo di 3. I primi componenti sono nominati nell’atto

costitutivo. [Nelle società quotate almeno un componente è eletto dalla minoranza,

con le modalità individuate dalla Consob]. Almeno 1 componente effettivo deve essere

iscritto nel registro dei revisori contabili. NON possono essere nominati componenti del

consiglio di gestione ne coloro che sono già legati alla società, ovvero alle controllate,

da un rapporto di lavoro o di consulenza continuativa o di prestazione d’opera

retribuita che in pratica ne compromettano l’indipendenza. Trovano poi applicazione

tutte le cause di ineleggibilità degli amministratori [e nelle società quotate anche dei

sindaci; in queste è anche sancito l’obbligo del rispetto del limite al cumulo di incarichi

secondo la misura stabilita dalla Consob (quest’ultima regola vale anche per le società

con strumenti finanziari diffusi tra il pubblico); in tali spa è poi necessario che i

consiglieri di sorveglianza posseggano i requisiti di professionalità/onorabilità fissati per

decreto dal ministero della giustizia]. I componenti del CdS restano in carica per 3

esercizi e sono rieleggibili solo se lo statuto non dispone diversamente. Essi sono anche

LIBERAMENTE REVOCABILI dall’assemblea (a maggioranza di almeno 1/5 del capitale

sociale), salvo il diritto al risarcimento in mancanza di giusta causa.

Come già detto, al CdS si estendono tutte e competenze del Collegio Sindacale del

sistema tradizionale (con la peculiarità che non è obbligatorio per i suoi componenti di

assistere alle riunioni del consiglio di gestione [a meno che non si tratti di società

quotate]), nonchè della Assemblea Ordinaria (per quanto riguarda la 60

nomina/revoca/compenso dei componenti del consiglio di gestione; approvazione del

bilancio di esercizio e del bilancio consolidato; promuovere l’azione di responsabilità

nei confronti dei componenti del consiglio di gestione –competenza che conserva però

anche l’assempblea-). Il Presidente del CdS è eletto dall’ASSEMBLEA ed i suoi poteri

sono determinati dallo statuto. Alle deliberazioni del CdS si applicano le regole di quelle

del CdA. È richiesta la diligenza relativa alla natura dell’incarico loro affidato e sono

solidalmente responsabili con il consiglio di gestione per i fatti di questi, quando non si

sarebbero verificati se avessero adempiuto correttamente ad i loro obblighi di vigilanza.

2. Il consiglio di gestione (nominato dal consiglio di sorveglianza): questo svolge le

funzioni proprie del CdA del sistema tradizionale, se non per alcune differenze: questo

deve essere costituito d almeno 2 soggetti, nominati inizialmente nell’atto costitutivo, e

quindi dal CdS, che ne può anche modificare il numero. [Nelle società quotate, ove ve

ne siano più di 4, almeno 1 deve essere indipendente]. I consiglieri di gestione,

naturalmente, NON possono essere anche consiglieri di sorveglianza. Anche essi sono

LIBERAMENTE REVOCABILI, ma dal consiglio di sorveglianza. Non trova qui applicazione

il sistema di cooptazione applicato dal CdA, per cui nel caso vengano a mancare uno o

più componenti del CdG, il CdS provvede a sostituirli immediatamente. Ai componenti

del CdG è applicata la medesima disciplina riguardante la responsabilità degli

amministratori, compresa la relativa azione di responsabilità, con l’aggiunta che questa

può altresì essere esercitata anche dal CdS (deliberata a maggioranza dei componenti, e

comporta la revoca se si raggiungono i 2/3); il CdS può anche rinunciare a tale azione

ovvero transigerla (la sua rinuncia non impedisce però l’esercizio dell’azione di

responsabilità da parte dei soci di minoranza o dei creditori sociali).

C) Sistema MONISTICO: ove vi sono:

1. Il consiglio di amministrazione (di nomina assembleare): qui il CdA sostituisce in toto il

CS; ciò comporta che almeno 1/3 dei suoi componenti deve essere in possesso dei

requisiti di indipendenza stabiliti per i sindaci [e nelle società quotate almeno 1

amministratore indipendente deve essere eletto dalla minoranza]. I componenti del

comitato per il controllo sulla gestione sono eletti dallo stesso CdA tra gli

amministratori indipendenti stessi ed è comunque il CdA a provvedere alla sostituzione

dei membri del comitato che siano decaduti/morti/revocati/rinunciatari.

2. Il comitato per il controllo sulla gestione (costituito all’interno del consiglio di

amministrazione): di questi, di cui almeno 1 deve essere iscritto nel registro dei revisori

contabili. Non devono essere membri del comitato esecutivo e non devono svolgere

funzioni di gestione nemmeno in società controllanti o controllate. [Nelle società

quotate l’amministratore indipendente eletto dalla minoranza è di diritto presidente

del comitato per il controllo; nelle società che fanno uso del capitale di rischio, il

numero dei componenti del CpC è minimo di 3, mentre negli altri casi è stabilito

liberamente dal CdA]. Le sue funzioni sono sostanzialmente quelle del CS (vigilare

sull’adeguatezza della struttura amministrativa, organizzativa e contabile). Questo è

anche competente a ricevere le denunce dei soci riguardanti fatti censurabili, e può a

sua volta adire il tribunale nel caso riscontri gravi irregolarità. I suoi componenti devono

assistere alle sedute del CdA, dell’assemblea e del comitato esecutivo, anche se non è

prevista l’automatica decadenza per assenze ripetute ed ingiustificate. È anche disposto

la possibilità di scambiare informazioni tra il comitato ed il soggetto incaricato della

revisione contabile. Il CpC può anche effettuare ispezioni e controlli, anche per mezzo

61

di delegati, e può altresì CONVOVCARE il CdA o il comitato esecutivo. Sono applicabili,

ove compatibili, le norma sul CS (tra cui il doversi adunare ogni 90 gg ed i quorum

costitutivi posti al 50%+1, rispettivamente dei componenti e dei presenti) [Nelle società

quotate, qualunque componente può chiedere al presidente di convocare il CpC,

indicando gli argomenti da trattare].

In caso di variazione da un sistema all’altro, questa ha effetto dalla data dell’assemblea convocata per

l’approvazione del bilancio riguardante l’esercizio successivo, salvo che non sia disposto diversamente nella

delibera relativa.

Come già detto, la disciplina della REVISIONE CONTABILE è invece comune a tutti e tre i sistemi: questa è

esercitata da un revisore legale o da una società di revisione, iscritti nel registro dei revisori legali (ovvero,

quando la legge lo consenta, dal collegio sindacale). Il revisore esterno è nominato la prima volta nell’atto

costitutivo, e successivamente l’incarico è conferito dall’assemblea, la quale determina altresì il suo

corrispettivo, invariabile per l’intera durata dell’incarico. Il revisore/società di revisione deve essere

indipendente dalla società controllata, per cui tra questo e la società, o tra la società e la “rete

professionale” di cui il revisore fa parte, NON devono sussistere relazioni finanziarie, d’affari, lavoro o di

qualunque altro genere, anche indirette, tali da indurre un qualsiasi terzo informato a trarre la conclusione

che l’indipendenza del revisore risulti compromessa. Pertanto il revisore è tenuto a dotarsi di procedure

idonee a prevenire e nel caso rilevare situazione che ne possano compromettere l’indipendenza e, qualora

le stesse si verifichino, che permettano di ridurne il rischio; qualora però i rischi siano di tale rilevanza da

comprometterne l’indipendenza, allora il revisore dovrà astenersi dal suo incarico. La durata del mandato

di revisore è di 3 esercizi, ed è perennemente rinnovabile. L’incarico può essere revocato dall’assemblea

SOLO per giusta causa, sentito il parere dell’organo di controllo; contestualmente alla revoca l’assemblea

deve conferire l’incarico ad un nuovo revisore (dando spiegazioni della revoca alle preposte autorità di

vigilanza).

Funzione principale del revisore è di controllare la regolare tenuta della contabilità ed esprimere un giudizio

sul bilancio di esercizio e su quello consolidato, nonché controllare che questi siano conformi alle norme in

materia e che rappresentino in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale, finanziaria ed il

risultato economico dell’esercizio sociale. In sintesi l’attività di revisione è volta ad esprimere un “giudizio

sul bilancio”, che può essere graduato secondo 4 livelli: 1) “Senza Rilievi” significa che il bilancio è conforme

alle norme in materia; 2) “Con Rilievi”; 3) “Negativo”; 4) “Impossibilità Di Esprimere Un Giudizio”. Negli

ultimi tre casi il revisore dovrà esporre i motivi della propria valutazione. [Nel caso poi opti per la

valutazione numero 3 o 4 rispetto ad una società quotata o con strumenti finanziari diffusi tra il pubblico,

allora informa immediatamente la Consob].Il revisore ha diritto ad ottenere dagli amministratori i

documenti necessari per lo svolgimento del suo incarico e può procedere autonomamente ad

accertamenti/ispezioni/controlli. [Nelle società quotate o che fanno appello al mercato di capitale di

rischio, la società di revisione deve inoltre informare la Consob ed il CS di ogni fatto che ritiene censurabile].

In caso il revisore abbia il suo incarico verso una capogruppo, allora i suoi poteri di informazione e ispezione

si estenderanno anche alle altre società controllate (essendo infatti responsabile anche per la revisione del

bilancio consolidato). È richiesta ai revisori una diligenza professionale, essendo responsabili della verità

delle loro attestazioni, dovendo conservare altresì il segreto su fatti e documenti di cui è venuto a

conoscenza in ragione del suo ufficio. I revisori rispondano in solido con gli amministratori per i danni

derivati dall’inadempimento dei loro doveri, anche se, nei rapporti interni, ciascuno di loro risponderà solo

nei limiti del contributo effettivo al danno cagionato (la relativa azione di responsabilità si prescrive in 5 62

anni dalla data della relazione di revisione sul bilancio emessa al TERMINE dell’ufficio su cui si basano le

ragioni del risarcimento).

Particolare è la disciplina riguardante la revisione legale degli ENTI DI INTERESSE PUBBLICO: sono tali le

società emittenti azioni o altri strumenti finanziari quotati o diffusi fra il pubblico in maniera rilevante,

nonché alcune società regolate da leggi speciali (come le banche, le assicurazioni, ecc.). Ex d.lgs. 39/2010 è

sancito per tali spa il principio della “rotazione periodica del revisore”, per cui tale incarico può avere la

durata di 9 esercizi quando è affidato a società di revisione e di 7 per i revisori persona fisica; l’incarico NON

può essere rinnovato o nuovamente conferito al medesimo soggetto SE non siano decorsi almeno 3 esercizi

dalla cessazione dell’incarico precedente. È affidata alla Consob la predisposizione dei regolamenti che

gestiscano le situazioni che almeno apparentemente compromettano l’indipendenza del revisore. È fatto

espresso divieto ai revisori di tali società di prestare servizi ulteriori oltre all’organizzazione e revisione

contabile, estendendosi anche alla loro “rete professionale”.

 Fanno parte di tale rete professionale, i soggetti legati alla società di revisione da rapporti giuridici

o economici individuati dal ministero dell’economia tramite regolamento.

NON può essere revisore di tali società chi ha ricoperto da meno di 2 anni cariche in esse incarichi sociali o

dirigenziali. La violazione di detti divieti è punita con sanzione amministrativa pecuniaria e con sanzioni che

possono arrivare fino alla revoca dell’incarico o anche alla cancellazione dal registro dei revisori.

Particolarmente importanti sono poi i CONTROLLI ESTERNI disposti dalla legge per le spa. Primo ed ovvio

controllo esterno sulla gestione è quello esercitato dall’autorità giudiziaria in presenza di situazioni

patologiche che alterino il funzionamento della società in generale. Ex 2409, se vi è fondato sospetto che gli

amministratori abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione, con violazione dei propri doveri, le quali

possano arrecare danno alla società o a quelle controllate, allora i soci che rappresentano il 10% del

capitale sociale [ovvero il 20% nelle società quotate] (salvo che percentuale minore sia stabilita nello

statuto) potranno denunziare i fatti al tribunale (es. per irregolare tenuta della contabilità, per redazione di

un bilancio falso, per operazioni compiute in conflitto di interessi, ecc.). L’iniziativa può anche essere presa

anche dal CS (o rispettive figure) [e nelle società che fanno appello al capitale di rischio anche dal pubblico

ministero o dalla Consob]. Il tribunale NON può procedere d’ufficio. Giunta la denuncia, si apre la fase

ISTRUTTORIA, diretta ad accertare l’esistenza delle irregolarità ed a individuare i provvedimenti da adottare

per rimuoverle; a tal fine il tribunale deve consultare gli amministratori ed i sindaci, potendo anche disporre

l’ispezione dell’amministrazione della società. Le spese relative sono a carico dei soci se è sono questi ad

aver adito il tribunale, altrimenti sono a carico della società. Il provvedimento d’ispezione del tribunale è

reclamabile. Il gruppo di comando può evitare l’ispezione ed ottenere una sospensione del procedimento

SE l’assemblea sostituisce amministratori e sindaci con soggetti di adeguata professionalità, che si attivino

senza indugio per accertare se le violazioni sussistono e, in caso positivo, per eliminarle, riferendo al

tribunale delle attività compiute. Se tali soggetti si rivelano insufficienti a rimuovere le violazioni denunziate

ed accertate dal tribunale, questo può o disporre dei provvedimenti cautelari per evitare il ripetersi di

irregolarità ed invitare quindi l’assemblea ad adottare le deliberazioni conseguenti, ovvero, nei casi più

gravi, il tribunale revoca gli amministratori, e se necessario anche i sindaci, e nomina un amministratore

giudiziario, i cui poteri e la durata in carica sono determinati dal decreto di nomina del tribunale stesso.

Tale amministratore è dotato per legge del potere di proporre l’azione di responsabilità contro

amministratori e sindaci (anche se è lasciata alla società la possibilità di transigere o di rinunciare a tale

azione). L’amministratore giudiziario ha la rappresentanza (anche processuale) della società, ma non può

compiere atti eccedenti la normale amministrazione senza il permesso del tribunale; prima della scadenza

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del suo incarico deve convocare l’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci, ovvero può

proporre la messa in liquidazione della società e la sua sottoposizione a procedura concorsuale (anche se

l’assemblea PUÒ decidere se deliberare o meno nel senso indicato da quello).

azioni quotate in borsa operano sul mercato

Ex L 216/1974 le società che hanno e le società che

mobiliare COMMISSIONE NAZIONALE PER LE

sono poi assoggettate al controllo ulteriore della

SOCIETA’ E LA BORSA , organo pubblico con poteri regolamentari e di controllo finalizzati alla tutela degli

investitori ed al raggiungimento della trasparenza nel mercato mobiliare.

 La Consob è una authority, ossia una persona giuridica di diritto pubblico dotata di autonomia nei

limiti stabiliti dalla legge.

Particolare è il suo ruolo in sede di “INFORMAZIONE SOCIETARIA”: infatti essa si assicura che circolino

informazioni veritiere all’interno del mercato sugli eventi di rilievo che riguardano la vita delle società che

fanno appello al pubblico risparmio, in modo da consentire agli investitori di fare scelte consapevoli. La

Consob quindi disciplina a tal fine diversi ambiti: a) le modalità con cui le società emittenti strumenti

finanziari quotati o comunque diffusi tra il pubblico devono informare il pubblico stesso rispetto tutti i fatti

la cui conoscenza può influire sensibilmente sul prezzo degli strumenti suddetti; b) la Consob può altresì

richiedere che siano rese pubbliche notizie e documenti necessari per l’informazione del pubblico, e

provvedervi personalmente, nel caso di inottemperanza. (a spese loro); c) la Consob ha altresì disposto

l’obbligo di informazione del pubblico in caso di operazioni straordinarie attuate dalla spa, tra cui

l’acquisto/cessione di pacchetti azionari, l’acquisto/vendita di azioni proprie; fusioni, scissioni, ecc.; d) ha

altresì prescritto che siano messi tempestivamente a disposizione del pubblico tutti i documenti contabili

periodici (bilancio di esercizio e relazione semestrale finanziaria degli amministratori). La Consob è poi

disposta di ampi poteri di indagine per assicurarsi della correttezza delle informazioni fornite. LE

INFORMAZIONI DI CUI È DISPOSTA LA PUBBLICAZIONE SI CHIAMANO INFORMAZIONI REGOLAMENTATE;

queste devono essere altresì depositate presso la Consob (e la società di gestione del mercato dove avviene

la quotazione). In caso di inottemperanza nel fornire le informazioni prescritte, la Consob può rendere nota

la violazione dei doveri di informazione del pubblico a discredito della società, e può disporre la

sospensione di questa dalla quotazione fino a 10 gg.

Esattamente come ogni imprenditore è assoggettato all’obbligo di tenuta delle scritture contabili, la spa

BILANCIO

deve annualmente redigere il . Il regolamento CE 1606/2002 ed il d.gs. 38/2005 dispongono

per alcuni tipi di società l’obbligo di redigere i propri bilanci in base a dei “principi contabili internazionali”,

riconosciuti dall’UE ed emanati concretamente dall’International Accounting Standard Board (IASB) e

recepiti nella comunità di volta in volta mediante regolamento. Tali società obbligate sono le spa o con

azioni o con strumenti finanziari quotati, ovvero diffusi tra il pubblico in misura rilevante, ma anche per

particolari tipi di società, come le banche, le assicurazioni o le società di intermediazione finanziaria e

mobiliare; l’obbligo ha ad oggetto la redazione dei bilanci di esercizio e di quello consolidato.

L’adozione di tali principi NON è consentita alle società che possono redigere il bilancio in forma

abbreviata, le quali per cui devono attenersi alla disciplina del codice civile (ciò si giustifica dalla natura

medio-piccola di tali società, che permette l’utilizzo di una disciplina semplificata).

Per le altre società per azioni è prevista invece la facoltà di decidere quale sistema usare (anche se per

talune –ossia quelle che NON sono obbligate a redigere bilancio consolidato, NE incluse nel bilancio

consolidato di altra spa soggetta all’obbligo di adottare i principi contabili dell’IASB) società la possibilità di

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usare le regole internazionali sarà disponibile solo su autorizzazione del ministero dell’economia e del

ministero della giustizia).

Una volta adottati i principi contabili internazionali però la scelta NON è più revocabile! Ciò a meno che non

ricorrano circostanze eccezionali, ed in ogni caso la revoca, adeguatamente giustificata, ha effetto

dall’esercizio successivo da quello nel quale è deliberata.

Secondo la disciplina del CODICE CIVILE il bilancio di esercizio è il documento contabile che rappresenta, in

modo chiaro, veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società alla fine di ciascun

esercizio, nonché il risultato economico dello stesso. Funzione di tale documento è di accertare

periodicamente la situazione sul patrimonio e sulla redditività della società, e rappresenta in concreto

l’unico strumento legale con cui i soci ed i creditori sociali vengono informati sull’andamento degli affari e

del patrimonio della spa. Esso costituisce anche il parametro al quale la legge fa riferimento per il calcolo

dell’imposta dell’IRES.

Ex 2423 il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la

situazione patrimoniale e finanziaria della società, nonché il risultato economico d’esercizio; è altresì

obbligatorio fornire informazioni ULTERIORI a quelle richiese dalla legge nel caso quelle non siano

sufficienti a darne una rappresentazione veritiera e corretta. Ex 2423-bis poi, la valutazioni delle voci di

bilancio deve essere fatta secondo “prudenza”, al fine di evitare che nel bilancio risultino utili non ancora

effettivamente realizzati ala chiusura dell’esercizio; in particolare è importante tenere di conto la “funzione

economica” dell’elemento considerato, in caso di contrasto con i principi formali di iscrizione in bilancio ed

effettiva situazione concreta (c.d. “principio di prevalenza della sostanza sulla forma”). Nella redazione del

bilancio devono essere tenute di conto di tutte le entrate e le uscite di competenza dell’esercizio, a

prescindere dal loro effettivo incasso/pagamento, nonché dei “rischi” e delle “perdite di competenza”

dell’esercizio (c.d. bilancio di “esercizio e non di cassa”). I criteri di valutazione NON possono essere

modificati da un esercizio ad un altro, se non in casi eccezionali, con obbligo nel caso per gli amministratori

di darne motivazione e di esporne l’eventuale influenza sul bilancio. Particolare regola è poi che, nella

redazione del bilancio, gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere qui valutati

separatamente.

Questo è costituito da diversi elementi: lo Stato Patrimoniale ed il Conto Economico, nonché la Nota

Integrativa; deve poi essere corredato dalla Relazione Sulla Gestione, redatta dagli amministratori, e dalle

Relazioni del CS e del revisore.

 Le singole voci del bilancio devono essere inserite nello stato patrimoniale e nel conto economico

secondo l’ordine tassativo fissato dalla legge; queste sono organizzate, in maniera decrescente in:

categorie omogenee (A), sottocategorie (I), in voci (1) e sottovoci (a). per ogni voce deve essere

indicato l’importo della voce del bilancio precedente, al fine di agevolarne il confronto. È vietato

fare il “compenso di partite”, ossia la somma algebrica di attività e passività, ovvero di costi e ricavi,

che invece devono essere scritti separatamente. Il bilancio deve essere redatto in Euro, senza civre

decimali.

Alle società che non superano determinate dimensioni, secondo parametri riferiti all’attivo patrimoniale, al

fatturato ed al numero dei dipendenti, è consentita la redazione di un “Bilancio in Forma Abbreviata”, nel

quale è ridotto il numero delle voci sia dello stato patrimoniale sia del conto economico, nonché le

indicazioni contenute nella nota integrativa. 65

Lo STATO PATRIMONIALE rappresenta la composizione qualitativa e quantitativa del patrimonio della

società e la sua situazione finanziaria al giorno della chiusura dell’esercizio. Le voci dell’ATTIVO sono divise

in 4 categorie, ordinate dalla seconda in ordine di liquidità crescente: A) Crediti verso soci per versamenti

ancora dovuti; B) Immobilizzazioni, ossia beni della società destinati ad essere da questa utilizzati

durevolmente; queste a loro volta sono distinte in I) immobilizzazioni immateriali (articolate in 7 voci), tra

cui i costi di impianto e di ampliamento, i diritti di brevetto industriale e l’avviamento; II) immobilizzazioni

materiali (articolate in cinque voci), tra cui i terreni ed i fabbricati e le attrezzature; III) immobilizzazioni

finanziarie, che comprendono le partecipazioni azionarie e non, i crediti, titoli ed azioni proprie quando

sono destinati a rimanere stabilmente nel patrimonio sociale (altrimenti si devono imputare nell’ “attivo

circolante”); C) Attivo Circolante, distinto in: I) rimanenze, rimanenze di materie prime, di prodotti in corso

di lavorazione e di merci finite; II) crediti che non costituiscono immobilizzazioni, tra cui i crediti tributari e

le imposte anticipate; III) attività finanziarie che NON costituiscono immobilizzazioni, tra cui le

partecipazioni, le azioni e tutti i titoli di cui si prevede l’alienazione in tempi brevi; IV) disponibilità liquide,

tra cui i depositi bancari ed il denaro in cassa; D) Ratei e Risconti ATTIVI: i “ratei” sono quote di proventi

comuni a due o più esercizi, esigibili solo in esercizi successivi; i “risconti” sono quote di costi comuni a due

o più esercizi, sostenuti nell’esercizio ma di competenza di un esercizio successivo; qui deve anche essere

indicato il “disaggio di emissione dei prestiti obbligazionari”, ossia la differenza fra somma riscossa e

maggior somma dovuta alla scadenza, imputato pro quota ad ogni esercizio per il periodo di durata del

prestito, in conformità con il piano d’ammortamento. Le voci del PASSIVO sono invece aggregate in 5

categorie: A) Patrimonio Netto, composto dal capitale sociale nominale e dalle varie riserve, aumentati

degli utili “portati a nuovo”, ossia appartenenti a precedenti esercizi ma solo ora distribuiti, nonché degli

utili di esercizio; è poi diminuito delle eventuali perdite, sia a nuovo che di esercizio (queste voci sono dette

“passività ideali”, perché di per se non costituiscono vere e proprie passività, ma hanno questa collocazione

solo per ragioni logistiche); B) Fondi per Rischi ed Oneri, accantonamenti destinati a coprire perdite/debiti

certi o probabili, dei quali alla chiusura dell’esercizio risulta ancora dubbio l’ammontare o la data si

sopravvenienza; C) Trattamento di Fine Rapporto di Lavoro Subordinato, calcolato per ogni dipendente per

gli anni di servizio maturati; D) Debiti; E) Ratei e Risconti PASSIVI, con indicazione anche dell’aggio sui

prestiti (qui i ratei sono quote di costi comuni a due o più esercizi, e i risconti quote di proventi comuni a

due o più esercizi).

In calce allo stato patrimoniale devono essere riportati i Conti d’Ordine, la cui funzione è di informare

sull’esistenza di rischi ed impegni futuri, che ancora non incidono sulla consistenza patrimoniale sociale; è

qui prescritta anche l’indicazione delle garanzie indirette prestate dalla società.

Il CONTO ECONOMICO ha invece la funzione di esporre il risultato economico dell’esercizio (utile o perdita),

attraverso la rappresentazione dei costi sostenuti e dei vari proventi dell’esercizio. Questo è redatto in

“sezioni scalati” (sequenza prefissata di componenti positivi e negativi del reddito): A) Valore della

Produzione, in cui sono indicati e sommati i ricavi di competenza dell’attività produttiva tipica e le variazioni

delle relative rimanenze nel magazzino; B) Costi della Produzione, tra cui sono compresi gli ammortamenti,

le svalutazioni e gli accantonamenti [la sottrazione dei CdP dal VdP da luogo al Risultato Lordo della

Gestione della società]; C) Proventi ed Oneri Finanziari, derivanti dalle partecipazioni in altre società, gli

interessi, gli utili, ecc., di cui segue il relativo totale; D) Rettifiche di Valore di Attività Finanziarie, dovuta a

rivalutazioni o svalutazioni delle stesse, cui segue il relativo totale; E) Proventi ed Oneri Straordinari. La

somma algebrica dei diversi totali parziali ottenuti dalle categorie fa emergere il RISULTATO GLOBALE DI

ESERCIZIO. 66

È compito dell’amministrazione redigere poi altri 2 documenti, che vanno allegati al bilancio: A) La NOTA

INTEGRATIVA, che illustra e specifica le voci dello stato patrimoniale e del conto economico, fornendo una

serie di informazioni integrative rispetto la situazione patrimoniale e finanziaria, sul risultato economico di

esercizio e sul numero di dipendenti, ecc., tra cui ad es. i criteri di valutazione o le eventuali variazioni

intervenute sugli stessi; B) la RELAZIONE SULLA GESTIONE che è invece un allegato esterno al bilancio, che

assolve una funzione di resoconto sulla gestione della società e sulle sue prospettive, contenendo un’analisi

fedele ed esauriente della situazione della società e dell’andamento della gestione nel suo complesso, tra

cui devono risultare i fatti rilevanti avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio e l’evoluzione prevedibile della

gestione. CRITERI DI VALUTAZIONE

Di estrema importanza sono i utilizzati degli amministratori nel

determinare l’ammontare delle varie voci. Principi generali da osservare sono quelli della “prudenza” e

della “continuità” nei criteri di valutazione. Le immobilizzazioni sono iscritte al bilancio al Costo Storico,

ossia di acquisto o produzione, nel quale si computano anche i costi accessori; il valore delle

immobilizzazioni materiali ed immateriali deve poi ulteriormente essere ammortizzato in ogni esercizio in

relazione alla residua possibilità di utilizzazione del bene mediante una riduzione del valore iscritto

nell’attivo dello stato patrimoniale. Le immobilizzazioni finanziarie costituite da partecipazioni in imprese

controllate o collegate possono invece essere valutate al Patrimonio Netto, ossia iscrivendo al bilancio un

importo pari alla relativa quota del patrimonio netto di quella società, risultante dal suo ultimo bilancio. I

costi di impianto/ampliamento/ricerca/pubblicità, ecc. possono essere iscritti all’attivo se hanno una utilità

pluriennale, e devono essere ammortizzati in un periodo non superiore a 5 anni, così come

l’ammortamento, che però potrà essere iscritto all’attivo solo se acquistato a titolo oneroso. I crediti

devono essere invece realizzati secondo il valore del “prudente realizzo”, ossia della sicurezza di conseguirli;

se il loro conseguimento è dubbio, allora devono essere iscritti per la minor somma che si pensa si possa da

essi ricavare. Rimanenze, titoli e partecipazioni che non sono immobilizzazioni devono essere valutati al

costi di acquisto/produzione, ovvero se minore, al valore di “realizzo” desumibile dall’andamento del

mercato. Vi sono poi regole particolari per le attività e passività in valuta; i lavori in corso possono essere

iscritti sulla base solo dei corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole certezza.

La legge però consente di DEROGARE A TALI CRITERI qualora casi eccezionali renderebbero l’applicazione

degli stessi incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta dello stato della società (es. in un

terreno agricolo si scopre un giacimento petrolifero). Gli eventuali utili risultanti dalla deroga devono

essere iscritti in una apposita riserva non distribuibile, fin quando il maggior valore iscritto non sia

realmente realizzato per effetto dell’alienazione o dell’ammortamento del bene. Tra i casi eccezionali che

giustifica tale deroga NOB rientrano gli incrementi di valore (es. degli immobili) per effetto della sola

svalutazione monetaria; tale rivalutazione è possibile solo in presenza di leggi speciali, che ne regolano

criteri e modalità.

FORMAZIONE DEL BILANCIO : Sono gli amministratori a redigere il bilancio, e tale funzione non è

delegabile al comitato esecutivo o agli amministratori delegati. L’assemblea legittimata ad approvare il

bilancio è convocata di diritto (ex 2364) ogni anno, entro il termine stabilito dallo statuto, non superiore a

180 gg dalla chiusura dell’esercizio per le società che devono redigere il bilancio consolidato, ovvero

quando lo richiedano particolari esigenze riguardanti l’oggetto o la struttura della società, o altrimenti non

superiore a 120 gg.

 Nelle società quotate gli amministratori possono avvalersi della collaborazione di un dirigente,

specificatamente incaricato di predisporre adeguate procedure (amministrative e contabili) per la

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iotomeio

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher iotomeio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Cabras Giovanni.

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