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L’uguaglianza è poi oggettiva e non soggettiva. Uguali sono i diritti che ogni azione attribuisce, non i diritti

di cui ciascun azionista globalmente dispone, dovendosi al riguardo tener conto del numero delle azioni di

cui ciascuno è titolare.

Più esattamente, se si assume come angolo visuale la posizione soggettiva dell’azionista, i diritti sociali

possono essere distinti in tre diverse categorie:

1. Diritti indipendenti dal numero di azioni possedute . Sono tali il diritto di intervento nell’assemblea, il

diritto di denuncia al collegio sindacale, il diritto di esame dei libri sociali.

2. Diritti che competono solo se si possiede una determinata percentuale del capitale sociale . Sono tali il

diritto di chiedere la convocazione dell’assemblea o di ottenerne il rinvio; il diritto di ottenere che il

collegio sindacali indaghi sui fatti denunciati, il diritto di impugnare le deliberazioni assembleari

invalide.

Questi diritti sono tradizionalmente definiti come diritti delle minoranza.

3. Diritti che spettano ad ogni azionista in proporzione del numero delle azioni possedute . Sono tali il

diritto di voto, il diritto agli utili ed alla quota di liquidazione, il diritto d’opzione, il diritto di

assegnazione gratuita di azioni.

Ed è proprio con riferimento a questi diritti che si coglie la situazione di disuguaglianza soggettiva degli

Disuguaglianza

soggettiva azionisti. Così come è vero che ogni azione attribuisce il diritto di voto; non meno vero è che risulta

diversa la posizione di chi possiede una sola azione o di chi è titolare di mille azioni. E diversa è anche

la misura in cui ciascuno parteciperà alla distribuzione degli utili, e così via.

Quando entrano in gioco interessi pubblici di particolare rilevanza, il legislatore introduce deroghe al

Poteri speciali dello

principio capitalistico, con il riconoscimento allo Stato o ad enti pubblici di poteri societari svincolati

stato in società

privatizzate dall’ammontare della partecipazione azionaria.

Fra i poteri speciali dello stato possiamo ricordare il potere di veto all’adozione di una serie di delibere di

particolare rilievo strategico.

14.3.2 Unità ed autonomia delle partecipazioni azionarie

Le azioni costituiscono partecipazioni sociali distinte. L’azionista può sottoscrivere od acquistare più azioni

ed in tal caso diventa titolare di una pluralità di partecipazioni azionarie, non già di un’unica e unitaria

partecipazione. È questo il principio dell’autonomia delle azioni.

Ne consegue, com’è ovvio, che l’azionista può disporre in modo autonomo e separato delle azioni

possedute. Ad esempio, può venderne solo alcune, oppure conservare la piena proprietà di un certo numero

e concedere le altre in usufrutto.

14.4.1 Le categorie speciali di azioni

Azioni ordinarie e azioni

Sono categorie speciali di azioni quelle fornite di diritti diversi da quelli tipici previsti dalla disciplina

speciali legale. Le azioni speciali si contrappongono alle azioni ordinarie. Esse vengono create con lo statuto o con

una successiva modificazione dello stesso.

Le assemblee speciali.

La presenza di categorie speciali di azioni comporta una modifica nell’organizzazione interna della società

L’organizzazione di per la presenza di diversi gruppi di azionisti con interessi parzialmente non coincidenti. È infatti stabilito

gruppo che, se esistono diverse categorie di azioni, le delibere dell’assemblea generale che pregiudicano i diritti di

una di esse devono essere approvate anche dall’assemblea speciale della categoria interessata.

Alle assemblee speciali si applica la disciplina delle assemblee straordinarie ma, se la società è quotata, si

applica la disciplina dell’organizzazione degli azionisti di risparmio che prevede quorum assembleari meno

elevati e la nomina di un rappresentante degli azionisti speciali.

La previsione normativa indubbiamente tutela gli azionisti di categoria; li tutela però come gruppo e non

individualmente, dato che l’assemblea di categoria decide pur sempre a maggioranza, sia pure qualificata.

Di conseguenza, l’interesse della maggioranza prevale sulla volontà individuale.

14.4.2 Il contenuto della partecipazione azionaria

La società gode di ampia autonomia nel modellare il contenuto della partecipazione azionaria, sia pure con

l’osservanza dei limiti espressamente posti dalla legge (fra i limiti vi è il divieto di emettere azioni a voto

plurimo; azioni cioè che attribuiscono ciascuna più di un voto).

Con la riforma del 2003 tutte le società possono emettere:

Categorie di azioni e 1. azioni senza diritto di voto ;

diritto di voto 2. azioni con diritto di voto limitato ; 29

2

3. azioni con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative .

Azioni senza voto, a voto limitato e subordinato non possono superare complessivamente la metà del

capitale sociale (in modo da evitare una eccessiva concentrazione di potere nelle mani degli azionisti a voto

pieno).

Azioni privilegiate Le azioni privilegiate sono azioni che attribuiscono ai loro titolari un diritto di preferenza nella

distribuzione degli utili e nel rimborso del capitale al momento dello scioglimento della società. Nessuna

disciplina specifica è dettata per quanto riguarda natura e misura del privilegio.

Azioni correlate È altresì consentita l’emissione di azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai risultati dell’attività

sociale di un determinato settore, ad esempio di un ramo aziendale. In ogni caso è stabilito che non si

corrisponderanno dividendi se l’attività complessiva della società registra una perdita.

14.4.3 Le azioni di risparmio

Le azioni di risparmio possono essere emesse solo da società le cui azioni ordinarie sono quotate in mercati

regolamentati italiani o europei. Non possono superare, in concorso con le azioni a voto limitato, la metà

del capitale sociale.

Le azioni di risparmio sono del tutto prive di voto e devono essere necessariamente dotate di privilegi di

natura patrimoniale; inoltre, a differenza delle altre azioni, possono essere al portatore, assicurando così

l’anonimato, utile a fini fiscali. Per quanto riguarda i privilegi è l’atto costitutivo che deve determinare il

contenuto del privilegio, le condizioni, i limiti, le modalità e i termini per il suo esercizio.

La disciplina è poi completata dalla previsione di un’organizzazione di gruppo per la tutela degli interessi

comuni. L’organizzazione si articola nell’assemblea speciale e nel rappresentate comune.

L’assemblea delibera sugli oggetti di interesse comune e in particolare sull’approvazione delle delibere

dell’assemblea della società che pregiudicano i diritti degli azionisti di risparmio.

Il rappresentante comune, nominato dall’assemblea di categoria, provvede all’esecuzione delle

deliberazioni dell’assemblea e tutela gli interessi comuni degli azionisti di risparmio nei confronti della

società. Gli è riconosciuto il diritto di assistere nelle assemblee della società e di impugnarne le

deliberazioni, diritti che sono preclusi al singolo azionista di risparmio.

14.4.4 Le azioni a favore dei prestatori di lavoro

La società può deliberare di assegnare in via straordinaria una parte degli utili ai propri dipendenti quale

incentivo e gratificazione del loro lavoro, favorendo così il cosiddetto azionariato operaio.

14.5 Azioni e strumenti finanziari partecipativi

Dalle azioni, anche di categoria speciale, vanno tenuti distinti gli strumenti finanziari partecipativi. A

differenza delle azioni, gli strumenti finanziari partecipativi non sono parti del capitale sociale. Gli apporti

con cui essi sono liberati non sono assoggettati alla disciplina propria dei conferimenti in quanto non sono

imputati al capitale sociale, pur contribuendo ad incrementare il patrimonio sociale.

Non essendo azioni, essi non attribuiscono la qualità di azionista e possono essere forniti solo di diritti

patrimoniali o anche di diritti amministrativi ma con l’esclusione del diritto di voto nell’assemblea degli

azionisti. Tuttavia, possono essere dotati di diritto di voto su argomenti specificamente indicati (come la

nomina di un componente del consiglio di amministrazione o del consiglio di sorveglianza o di un sindaco).

14.6.1 La circolazione delle azioni: i titoli azionari

SpA non quotate: abbiamo i titoli azionari (o certificati azionari) che sono i documenti che rappresentano le

quote di partecipazione dei soci nella società. I certificati azionari possono essere titoli semplici o multipli;

possono cioè rappresentare una o più azioni. Ferma restando l’indivisibilità del titolo unitario, il possessore

di un titolo multiplo può chiederne in ogni momento il frazionamento in più titoli di taglio minore.

Società quotate in mercati regolamentati le azioni (e le obbligazioni): i titoli azionari sono rappresentate da

semplici registrazioni contabili con soppressione materiale dei titoli cartacei. Questo sistema è obbligatorio

anche per le società con azioni e obbligazioni non negoziate in mercati regolamentati ma diffuse fra il

pubblico in misura rilevante. È invece facoltativo per le altre società.

2 Ad es: azioni senza voto, che riacquistano tale diritto se la società non consegue o non distribuisce utili per un certo periodo di

tempo 30

14.6.3 Azioni nominative e azioni al portatore

Per ragioni fiscali, vige il principio della obbligatoria nominatività dei titoli azionari; la regola della

nominatività obbligatoria non vige però per le azioni di risparmio che possono essere al portatore.

Le azioni si fanno rientrane nella categoria dei titoli di credito causali. Sono cioè titoli di credito che

possono essere emessi solo in base ad un determinato rapporto causale.

Il trasferimento delle azioni al portatore opera con la semplice consegna del titolo, quello delle azioni

nominative con la girata e l’iscrizione del nuovo socio nel registro dei soci. La qualità di socio si trasmette

da un soggetto ad un altro senza necessità del consenso della società. L’annotazione del trasferimento nel

libro dei soci è un atto dovuto da parte della società.

14.6.4 I limiti alla circolazione delle azioni

Le azioni sono in via di principio liberamente trasferibili. La liberata trasferibilità è tuttavia esclusa o

Limiti legali limitata per legge in determinate ipotesi. Ad esempio:

1) le azioni liberate con conferimenti diversi dal denaro non possono essere alienate prima del controllo

di valutazione;

2) le azioni con prestazione accessoria non sono trasferibili senza il consenso del consiglio di

amministrazione.

Limiti Dai limiti legali alla circolazione delle azioni vanno tenuti distinti i limiti convenzionali, determinati cioè da

convenzionali accordi intercorsi fra i soci. Questi ultimi vanno ancora distinti a seconda che risultino dallo stesso atto

costitutivo della società (limiti statutari) o da accordi non consacrati nell’atto costitutivo (patti parasociali).

I limiti alla circolazione delle azioni risultanti da patti parasociali vengono definiti sindacati di blocco ed

Sindacato di

blocco hanno lo scopo di evitare l’ingresso in società di terzi non graditi. Essi sono assoggettati ai limiti di durata

ed agli specifici obblighi informativi previsti per i sindacati di voto.

L’inopponibilità ai terzi dei patti parasociali spiega perché molto spesso si preferisca inserire accordi in tal

Limiti statutari senso nell’atto costitutivo. In tal modo le clausole limitatrici della circolazione acquistano efficacia reale:

vincolano tutti i soci, anche futuri; possono e debbono essere fatte valere dalla società nei confronti del

terzo acquirente delle azioni.

Divieto La nuova disciplina consente anche che lo statuto vieti del tutto la circolazione delle azioni sia pure per un

temporaneo di periodo non superiore a 5 anni dalla costituzione della società o dal momento in cui il divieto viene

alienazione introdotto.

Per quanto riguarda invece le clausole statutarie finalizzate a limitare la circolazione delle azioni esse

possono assumere le formulazioni più varie. Le più diffuse sono le clausole di prelazione, le clausole di

gradimento e le clausole di riscatto.

La clausola di prelazione è la clausola che impone al socio che intende vendere le azioni di offrirle

Clausole di

prelazione preventivamente agli altri soci e di preferirli ai terzi a parità di condizioni. La proposta di acquisto

indirizzata ai soci beneficiari del patto di prelazione dovrà specificare il prezzo offerto dal terzo, nonché le

altre modalità rilevanti del contratto che si intendere concludere con lo stesso.

La clausola di prelazione consente di impedire l’ingresso in società di soci non graditi, senza precludere

all’azionista che ne voglia uscire di realizzare il valore economico della sua partecipazione.

Clausole di Le clausole di gradimento possono essere a loro volta distinte in due categorie:

gradimento 1. clausole che richiedono il possesso di determinati requisiti da parte dell’acquirente (ad esempio:

cittadinanza, categoria professionale, etc.);

2. clausole che subordinano il trasferimento delle azioni al consenso (placet) di un organo sociale, quasi

sempre costituito dal consiglio di amministrazione (clausola di mero gradimento).

La validità delle clausole di gradimento del primo tipo è stata sempre fuori contestazione. Per quanto

riguarda le seconde la disciplina previgente le dichiarava inefficaci (legge 281/1985). L’attuale disciplina,

invece, consente l’inserimento nell’atto costitutivo di clausole che subordinano il trasferimento, anche a

causa di morte, delle azioni al mero gradimento di organi sociali o di altri soci se prevedono, in caso di

rifiuto del gradimento:

a) un obbligo di acquisto a carico della società o degli altri soci,

b) o il diritto di recesso per l’alienante. 31

I temperamenti previsti dall’attuale disciplina delle clausole di gradimento (recesso o acquisto da parte della

società o dei soci) ridimensionano il rilievo pratico di un altro problema in passato vivacemente dibattuto:

le conseguenze del rifiuto del placet fra alienante ed acquirente.

Espressamente disciplinata è oggi anche l’introduzione di clausole statutarie che prevedono un potere di

Clausole di riscatto delle azioni da parte dei soci e della società al verificarsi di determinati eventi (ad esempio: in caso

riscatto di morte dell’azionista per evitare che subentrino gli eredi). Il valore di rimborso di tali azioni è determinato

applicando le corrispondenti disposizioni in tema di diritto di recesso dell’azionista e trova applicazione

anche il relativo procedimento di liquidazione.

Le clausole statutarie limitative della circolazione possono essere introdotte o rimosse nel corso della vita

Introduzione della società con delibera dell’assemblea straordinaria. Ma in tal caso, se lo statuto non dispone

successiva e

soppressione diversamente, è riconosciuto il diritto di recesso ai soci che non hanno concorso all’approvazione della

delibera. Le obbligazioni

15.1 Nozione e tipologia

I titoli obbligazionari documentano un credito verso la società. Le obbligazioni sono titoli di credito che

rappresentano frazioni di uguale valore nominale e con uguali diritti di un’unitaria operazione di

finanziamento a favore della società.

L’obbligazionista ha diritto a una remunerazione periodica fissa (interessi) svincolata dai risultati

economici della società finanziata e il diritto al rimborso del valore nominale del capitale prestato alla

scadenza pattuita.

Se la legge o lo statuto non dispongono diversamente, l’emissione di obbligazione è deliberata dagli

amministratori. La delibera di emissione deve risultare da verbale redatto da un notaio ed è soggetta a

controllo di legalità da parte dello stesso e a iscrizione nel registro delle imprese. Essa produce effetti e può

essere eseguita solo dopo l’iscrizione.

L’ammontare delle obbligazioni emesse deve risultare da un apposito libro. Nel libro delle obbligazioni

devono essere annottate l’ammontare delle obbligazioni via via estinte, nonché il cognome e il nome dei

titolari di obbligazioni nominative, i trasferimenti e i vincoli relativi a queste ultime.

15.2 I limiti all’emissione di obbligazioni

In base all’attuale disciplina la società per azioni può emettere obbligazioni, nominative o al portatore, per

una somma complessivamente non eccedente il doppio del capitale sociale sottoscritto, della riserva legale

e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato.

Tuttavia, la società può emettere obbligazioni per ammontare superiore al limite fissato quando:

 le obbligazioni sono destinate ad essere sottoscritte da investitori istituzionali;

 le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo grado su immobili di proprietà della società;

 ricorrono particolari ragioni che interessano l’economia nazionale.

15.3 L’organizzazione degli obbligazionisti

I prestiti obbligazionari si caratterizzano per la previsione di un’organizzazione di gruppo degli

obbligazionisti volta a tutelare gli interessi degli stessi verso la società articolata in due organi:

1. il rappresentante comune;

2. l’assemblea degli obbligazionisti.

Il La nomina è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese. Il rappresentante dura in

rappresentante carica per un periodo non superiore a 3 esercizi ed è rieleggibile; può essere revocato

comune dall’assemblea anche senza giusta causa salvo il diritto al risarcimento dei danni.

Il rappresentante comune in particolare:

 esegue le deliberazioni dell’assemblea degli azionisti;

 assiste alle operazioni per l’estinzione a sorteggio delle obbligazioni (le

operazioni sono nulle in sua assenza, a meno che non viene sostituito da un

notaio);

 ha la rappresentanza processuale degli obbligazionisti.

Il singolo obbligazionista ha comunque il potere di tutelare i propri diritti nei confronti

32

della società; tuttavia, sono escluse le azioni individuali quando sono incompatibili

con le delibere prese dall’assemblea degli obbligazionisti.

L’assemblea degli obbligazionisti delibera:

 sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune;

 sulle modificazioni delle condizioni del prestito.

L’assemblea è convocata dagli amministratori della società o dal rappresentante

L’assemblea comune degli obbligazionisti. La convocazione è obbligatoria quando ne è fatta

degli richiesta da tanti obbligazionisti che rappresentano un 1/20 dei titoli emessi e non

obbligazionisti estinti.

Per le delibere di modificazione delle condizioni del prestito è necessario (anche in

seconda convocazione) il voto favorevole degli obbligazionisti che rappresentano la

metà delle obbligazioni emesse e non estinte. Le deliberazioni dell’assemblea degli

obbligazionisti sono iscritte nel registro delle imprese a cura del notaio che deve

redigerne il verbale.

15.4 Tipi di obbligazioni

Vi sono dei tipi speciali di obbligazioni, quali, ad esempio, le obbligazioni convertibili in azioni.

Esse sono obbligazioni che attribuiscono il diritto di sottoscrivere azioni della stessa società, in base a un

prefissato rapporto di cambio, utilizzando come riferimento le somme già versate.

Competente a deliberare l’emissione di obbligazioni convertibili è l’assemblea straordinaria (con possibile

deroga agli amministratori, se previsto dall’atto costitutivo). Le obbligazioni convertibili devono essere

offerte in opzione agli azionisti e ai possessori di obbligazioni convertibili precedentemente emesse.

Inoltre, la delibera di emissione delle obbligazioni convertibili non può essere adottata se il capitale sociale

sottoscritto non è stato integralmente versato e le obbligazioni convertibili non possono essere emesse al di

sotto del loro valore nominale.

L’assemblea che delibera l’emissione delle obbligazioni deve determinare il rapporto di cambio, nonché il

periodo e le modalità di conversione. Deve inoltre deliberare l’aumento del capitale sociale per un

ammontare corrispondente al valore nominale delle azioni da attribuire in conversione.

Vi sono tre distinte regole che possono alterare il valore del diritto di conversione:

1. in caso di aumenti del capitale sociale a pagamento e di nuove emissioni di obbligazioni convertibili, il

diritto d’opzione spetta anche ai possessori di obbligazioni convertibili;

2. in caso di aumento gratuito del capitale o di riduzione per perdite, il rapporto di cambio è

automaticamente modificato in proporzione alla misura dell’aumento o della riduzione del capitale.

3. la società non può deliberare la riduzione volontaria del capitale sociale, la fusione con altra società, la

scissione o la modificazione delle disposizioni regole per la ripartizione degli utili, fin quando non

siano scaduti i termini fissati per la conversione. Il divieto può essere superato concedendo agli

obbligazioni la facoltà di conversione anticipata.

L’organizzazione della società per azioni

16.1.1 Gli organi sociali

La SpA si caratterizza per la necessaria presenza di tre distinti organi, ciascuno investito per legge di

specifiche funzioni:

 l’assemblea dei soci, organo con funzioni esclusivamente deliberative le cui competenze sono per legge

circoscritte alle decisioni di maggior rilievo della vita sociale;

 l’organo amministrativo, a cui compete la gestione dell’impresa;

 l’organo di controllo interno, con funzioni di controllo sull’amministrazione della società.

Affianco al sistema tradizionale abbiamo due sistemi alternativi: il sistema monistico e il sistema dualistico.

Il sistema tradizionale trova applicazione in mancanza di diversa previsione statutaria.

16.1.2 Il sistema dualistico

Prevede la presenza di: 33

 un consiglio di gestione, nominato dal consiglio di sorveglianza, che svolge le funzioni proprie del

consiglio di amministrazione;

 un consiglio di sorveglianza, di nomina assembleare, a cui sono attribuite sia funzioni di controllo

proprie del collegio sindacale, sia funzioni di indirizzo della gestione che nel sistema tradizionale sono

proprie dell’assemblea dei soci.

Consiglio di sorveglianza (collegio sindacale): l’assemblea ordinaria nomina e revoca i componenti del

consiglio di sorveglianza e delibera in ordine all’esercizio dell’azione di responsabilità nei loro confronti. I

componenti del consiglio di sorveglianza possono essere soci o non soci; il loro numero, non inferiore a tre,

è fissato dallo statuto.

Come per i sindaci, nelle società quotate lo statuto deve prevedere che almeno un componente effettivo sia

eletto dalla minoranza. Inoltre, almeno un componente effettivo del consiglio di sorveglianza deve essere

scelto tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili.

Competenze e poteri: il consiglio di sorveglianza esercita le funzioni proprie del collegio sindacale nel

sistema tradizionale.

Nel contempo, al consiglio di sorveglianza è attribuita larga parte delle funzioni dell’assemblea ordinaria.

Infatti:

 nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione e ne determina il compenso;

 approva il bilancio d’esercizio e, ove redatto, il bilancio consolidato;

 promuove l’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti dei componenti del consiglio di

gestione (competenza, quest’ultima, che conserva anche l’assemblea).

Responsabilità: i componenti del comitato di sorveglianza devono adempiere i loro doveri con la diligenza

richiesta dalla natura dell’incarico. Sono solidalmente responsabili fra di loro e con i componenti del

consiglio di gestione per i fatti e le omissioni di questi quando il danno non si sarebbe prodotto se avessero

vigilato in conformità dei doveri della loro carica.

Consiglio di gestione (amministratori): Le funzioni del consiglio di gestione coincidono con quelle del

consiglio di amministrazione nel sistema tradizionale. Come differenze:

 numero di componenti non inferiore a due

;

 non trova applicazione la cooptazione : se vengono a mancare uno o più componenti del consiglio di

gestione, il consiglio di sorveglianza provvede senza indugio alla loro sostituzione.

16.1.3 Il sistema monistico

L’amministrazione e il controllo sono esercitati rispettivamente dal consiglio di amministrazione e dal

comitato per il controllo sulla gestione.

Consiglio di Consiglio di amministrazione: è eletto dall’assemblea, si applicano le disposizioni del sistema tradizionale

amministrazione ma con una significativa differenza determinata dal fatto che, poiché dal suo ambito devono essere estratti i

componenti dell’organo di controllo, almeno 1/3 dei componenti del consiglio di amministrazione deve

essere in possesso dei requisiti di indipendenza stabiliti per i sindaci.

Comitato per il controllo sulla gestione: i componenti sono nominati dal consiglio di amministrazione fra i

Comitato per il

controllo sulla consiglieri in possesso dei requisiti di indipendenza, nonché dei requisiti di onorabilità e professionalità

gestione eventualmente stabiliti dallo statuto. Almeno uno dei componenti deve essere scelto fra gli iscritti nel

registro dei revisori contabili. Se la società è quotata almeno un componente di controllo dev’essere

prescelto fra gli amministratori eletti dalla minoranza.

Funzioni: coincidenti con quelle del collegio sindacale. 34

L’assemblea dei soci

17.1 Nozione e distinzioni

Nozione L’assemblea è l’organo composto dalle persone dei soci. La sua funzione è quella di formare la volontà

della società nelle materie riservate alla sua competenza dalla legge o dall’atto costitutivo.

L’assemblea è l’organo collegiale che decide secondo il principio maggioritario. La volontà espressa dai

soci riuniti in assemblea, che rappresentano determinate aliquote del capitale sociale (maggioranza del

capitale), vale come volontà della società e vincola tutti i soci, anche se assenti o dissenzienti, purché siano

state rispettate le norme che regolano il procedimento assembleare.

A seconda dell’oggetto delle deliberazioni, l’assemblea si distingue in ordinaria e in straordinaria.

Assemblea ordinaria: competenze Assemblea straordinaria: competenze

 

approva il bilancio; sulle modificazioni dello statuto;

 

nomina e revoca le cariche sociali (gli sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri

amministratori, i sindaci e il presidente del dei liquidatori;

collegio sindacale, e quando è previsto il su ogni altra materia espressamente

soggetto a cui è affidato il controllo contabile); attribuita dalla legge alla sua competenza.

 determina il compenso degli amministratori e

dei sindaci (se non è stabilito dall’atto

costitutivo);

 delibera sulle responsabilità degli

amministratori e dei sindaci.

Assemblea generale e

L’assemblea è unica e generale se la società ha emesso solo azioni ordinarie. Quando invece sono state

assemblea speciale emesse diverse categorie di azioni, o strumenti finanziari che attribuiscono diritti amministrativi,

all’assemblea generale si affiancano le assemblee speciali di categoria.

17.2 Il procedimento assembleare

Convocazione La convocazione dell’assemblea è decisa da:

dell’assemblea  gli amministratori, che possono disporre di essa ogni qualvolta che lo ritengano opportuno. Per legge,

risulta obbligatorio convocare l’assemblea almeno una volta l’anno, entro 120 giorni dalla chiusura

dell’esercizio, per l’approvazione del bilancio.

 gli azionisti; occorre che la richiesta, rivolta all’organo amministrativo, provenga da tanti soci che

rappresentino almeno il 10% del capitale sociale o una percentuale minore prevista nello statuto. Se gli

amministratori non provvedono e neppure i sindaci, la convocazione è predisposta dal presidente del

tribunale;

 il collegio sindacale, che convoca l’assemblea:

a) ogni qualvolta che la convocazione sia obbligatoria e gli amministratori non vi abbiano

provveduto;

b) previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione, qualora nell’espletamento

del suo incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia necessità di provvedere.

Luogo di L’assemblea è convocata nel comune dove ha sede la società se lo statuto non predispone diversamente.

convocazione La convocazione è disposta mediante avviso da pubblicare nella gazzetta ufficiale della repubblica, almeno

Avviso di

convocazione 15 giorni prima di quello fissato per l’adunanza (30 giorni per le società quotate). Ma tale modalità può

essere sostituita dalla pubblicazione in almeno un quotidiano indicato dallo statuto. L’avviso deve

contenere l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo dell’adunanza, nonché l’elenco delle materie da

trattare (ordine del giorno).

L’ordine del giorno L’ordine del giorno delimita la competenza di quell’assemblea nelle diverse convocazioni e impedisce che

si possa deliberare su argomenti ulteriori e diversi. Tuttavia, sono consentite le delibere strettamente

consequenziali ed accessorie. Ad esempio, se all’ordine del giorno è la revoca degli amministratori,

Assemblea totalitaria l’assemblea può deliberare anche sulla nomina dei nuovi. 35

La convocazione preventiva serve per rendere noto a tutti i legittimati ad intervenire alla riunione e

permette di conoscere gli argomenti su cui si dovrà deliberare. Perciò, pur in assenza di convocazione,

l’assemblea è costituita quando è presente l’intero capitale sociale con diritto di intervento e partecipa

all’assemblea la maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo. Tale assemblea

può deliberare su qualsiasi argomento, ma la sua competenza è instabile e precaria. Infatti, ciascuno degli

intervenuti più opporsi alla discussione degli argomenti sui quali non si ritenga sufficientemente informato,

impedendo così che si arrivi a deliberare su quel punto.

17.3 Costituzione dell’assemblea. Validità delle deliberazioni

Si definisce quorum costitutivo la parte del capitale sociale che deve essere rappresentata in assemblea

perché questa sia regolarmente costituita e possa iniziare i lavori.

Si definisce quorum deliberativo la parte di capitale sociale che si deve esprimere a favore di una

determinata deliberazione perché questa sia approvata.

Quorum L’attuale disciplina stabilisce che nel computo del quorum costitutivo non si tiene conto delle azioni senza

diritto di voto (non vanno perciò conteggiate le azioni a voto limitato, le azioni di risparmio, nonché le

azioni di godimento senza diritto di voto).

La disciplina del quorum costitutivo e deliberativo è diversa per l’assemblea ordinaria e straordinaria nelle

diverse convocazioni: Quorum Assembleari

Ordinaria Straordinaria

Società che non fanno Società che fanno appello

appello al mercato al mercato

Cost: 50% del capitale Cost: 50% del capitale

1° Cost: -

Del: maggioranza dei Del: 2/3 del capitale

convocazione Del: 50% del capitale

presenti presente

Cost: -

Del: maggioranza dei Cost: 1/3 del capitale

presenti Del: 2/3 del capitale presente

2° Innalzabile, tranne che Quorum speciali: 50%+1 del capitale per

convocazione per: l'esclusione del diritto d'opzione; per trasformazione

Approvazione del eterogenea: 2/3 del capitale + consenso dei soci che

bilancio acquistano responsabilità illimitata.

Nomina e revoca delle

cariche sociali.

Convocazioni Si applicano le regole Si applicano le regole Cost: 20% del capitale

successive della seconda della seconda Del: 2/3 del capitale

(facoltative) convocazione convocazione presente

Autonomia statutaria Lo statuto può modificare solo in aumento le maggioranze previste ma non è consentito prevedere

maggioranze più elevate per l’assemblea ordinaria di 2° convocazione per l’approvazione del bilancio e per

la nomina e la revoca delle cariche sociali. Ciò per evitare che sia ostacolata l’adozione di delibere

essenziali per la sopravvivenza della società.

17.4 Svolgimento dell’assemblea. Verbalizzazione

Il presidente L’assemblea è presieduta dalla persona indicata nello statuto o, in mancanza, da quella eletta col voto della

maggioranza dei presenti.

Il presidente dirige i lavori dell’assemblea, assicurando che l’assemblea si svolga in modo ordinato e nel

rispetto delle norme che ne regolano l’attività.

In particolare, il presidente ha ampi poteri direttamente attribuiti dalla legge alla sua competenza. Egli:

Poteri propri  dichiara aperta e chiusa la seduta;

 pone in discussione gli argomenti all’ordine del giorno; 36

 regola gli interventi e modera il dibattito;

 mette in votazione le diverse proposte e proclama i risultati.

Poteri derivati Al presidente dell’assemblea deve essere riconosciuto anche il potere di assumere decisioni su aspetti

dell’attività assembleare non regolati dalla legge, dallo statuto o dal regolamento assembleare e perciò

rimessi alla discrezionalità dell’assemblea stessa. Ad esempio, scelta del sistema di votazione, la

sospensione o lo scioglimento della riunione. Tali decisione sono tuttavia adottate dal presidente come

interprete della volontà dell’assemblea (poteri derivati).

Discussione Manca qualsiasi norma che disciplini il dibattito assembleare. Non vi è dubbio tuttavia che ogni votante

abbia diritto di prendere parte alla discussione per cercare di orientare la decisione degli altri soci. Il

presidente può però adottare i provvedimenti necessari per prevenire o impedire un esercizio non corretto

del diritto di discussione. Ad esempio, può fissare la durata massima degli interventi.

Rinvio dell’assemblea Ai soci intervenuti, che raggiungono 1/3 del capitale sociale rappresentato in assemblea, è riconosciuto il

diritto di ottenere il rinvio dell’adunanza di non oltre 5 giorni, dichiarando di non essere sufficientemente

informati sugli argomenti posti in discussione. Il diritto di rinvio può essere esercitato una sola volta per lo

stesso oggetto.

Nulla è stabilito per quanto riguarda i sistemi di votazione consentiti per le assemblee sociali. Il modo con

Votazione cui procedere alla votazione (per alzata di mano, per schede) può essere liberamente deciso di volta in

Verbalizzazione volta.

Le delibere assembleari sono riportate in un verbale sottoscritto dal presidente e dal segretario. Il verbale

deve indicare la data dell’assemblea, l’identità dei partecipanti e il capitale rappresentato da ciascuno; deve

altresì indicare le modalità e il risultato delle votazioni e deve consentire l’identificazione dei soci

favorevoli, astenuti o dissenzienti. In caso di assemblea straordinaria, il verbale dev’essere redatto da un

notaio. I verbali devono essere poi trascritti nell’apposito libro delle adunanze e delle deliberazioni

dell’assemblea, tenuto a cura degli amministratori.

17.5 Il diritto di intervento. Il diritto di voto

Diritto di intervento Possono intervenire in assemblea (insieme ad amministratori, sindaci, rappresentante comune degli

azionisti di risparmio e degli obbligazionisti) gli azionisti con diritto di voto. Il diritto di intervento non

compete agli azionisti senza diritto di voto. Si afferma così un rapporto di strumentalità fra diritto di

intervento e diritto di voto.

L’attuale disciplina ha poi semplificato le formalità per l’intervento in assemblea. Non è più necessario il

Legittimazione

all’intervento preventivo deposito delle azioni presso la sede della società o presso banche indicate nell’avviso di

convocazione ed è venuto meno il divieto di ritiro dei titoli prima che l’assemblea abbia avuto luogo.

Preventivo deposito e divieto di ritiro anticipato possono però essere previsti dallo statuto, che deve fissare

il termine entro il quale il deposito deve avvenire. Inoltre, per le azioni dematerializzate il deposito dei titoli

è sostituto da una comunicazione dell’intermediario che tiene i relativi conti, così consentendo agli

investitori istituzionali di poter continuare ad operare sul mercato.

Voto per

corrispondenza Lo statuto può inoltre consentire l’espressione del voto per mezzo di corrispondenza.

17.6 La rappresentanza in assemblea

Gli azionisti possono intervenire in assemblea personalmente o a mezzo di rappresentante.

La partecipazione a mezzo rappresentante è oggi regolata da due diverse discipline: una applicabile a tutte

le SpA, l’altra applicabile in alternativa alla prima solo alle società con azioni quotate.

La disciplina del Gli azionisti possono farsi rappresentare in assemblea, ma lo statuto può escludere o limitare tale facoltà. La

codice delega deve essere conferita per iscritto e deve contenere il nome del rappresentante (non è ammessa una

Limiti delega in bianco). Le società possono delegare solo un proprio dipendente o collaboratore. La delega è

sempre revocabile.

Per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio vale la regola che la delega può essere

conferita solo per singole assemblee. Tale limitazione non opera se si tratta di procura generale o di procura

conferita ad un proprio dipendente da società.

La rappresentanza non può essere conferita ad una serie di soggetti espressione del gruppo di comando

Divieti soggettivi della società o sotto l’influenza dello stesso. E cioè: membri degli organi amministrativi e di controllo,

amministratori di società da essa controllate, etc.

Inoltre, per quanto riguarda il numero dei soci che la stessa persona può rappresentante sono state introdotte

Limitazione numeriche

delle limitazioni: 37

a) non più di 20 soci;

b) se si tratta di società quotate, non più di 50, 100, o 200 soci a seconda che il capitale sociale non superi

5 milioni, 25 milioni o se la società superi 25 milioni di €.

I divieti soggetti e le limitazione relative al numero dei soci hanno come risultato solo di rendere più

complesso e costoso il rastrellamento di procure e non pone di certo un freno all’incetta di deleghe da parte

dei gruppi di comando. Di conseguenza, la riforma del 1998, ha introdotto per le sole società quotate, in

alternativa alla disciplina del codice, gli istituti della “sollecitazione” e della “raccolta delle deleghe”:

 la sollecitazione è la richiesta di conferimento di deleghe di voto rivolta a tutti gli azionisti da parte di

uno o più soggetti (committente), che richiedono l’adesione a specifiche proposte di voto, che possono

riguardare anche solo alcuni degli argomenti all’ordine del giorno. Il committente deve necessariamente

rivolgersi ad un intermediario, che effettua la sollecitazione su incarico e per conto del committente,

mediante la diffusione di un prospetto e di un modulo di delega.

 la raccolta di deleghe al voto è la raccolta di deleghe di voto effettuata dalle associazioni di azionisti

esclusivamente nei confronti dei propri associati. L’associazione (che deve essere composta da almeno

50 persone fisiche) esercita la raccolta mediante diffusione del solo modulo di delega fra gli associati e,

diversamente da quanto avviene per la sollecitazione, non è tenuta a richiedere l’adesione a specifiche

proposte di voto.

La Consob stabilisce con regolamento regole di trasparenza e di correttezza per lo svolgimento della

Regole comuni sollecitazione e della raccolta di deleghe. In ogni caso le informazioni diffuse devono essere tali da

consentire all’azionista una decisione consapevole e la delega rilasciata, in seguito a sollecitazione o

raccolta, deve contenere le istruzioni di voto e sono revocabili, mediante dichiarazione espressa portata a

conoscenza dell’intermediario o dell’associazione, fino al giorno precedente l’assemblea.

17.7 Limiti all’esercizio del voto. Il conflitto di interessi

Con l’esercizio del voto il socio concorre alla formazione della volontà sociale in proporzione al numero di

azioni possedute.

L’esercizio del diritto al voto è in via di principio rimesso all’apprezzamento discrezionale del socio, il

quale però deve esercitarlo in modo da non arrecare un danno anche solo potenziale al patrimonio della

società. Con l’osservanza di questo limite, la maggioranza può liberamente determinare la volontà sul

merito delle deliberazioni assembleari. Infatti, le deliberazioni assembleari regolarmente adottate sono

annullabili solo se la maggioranza si sia ispirata esclusivamente ad interessi extrasociali, con danno (anche

solo potenziale) per la società.

Questo limite si desume con chiarezza dalla disciplina del conflitto di interessi.

L’azionista è in conflitto di interessi se, in una determinata delibera, ha un interesse personale contrastante

Il conflitto di interessi con l’interesse della società. In presenza di tale situazione al socio non è fatto divieto di votare. Il socio è

del socio libero di votare o di astenersi, ma se vota e la delibera è approvata con voto suo determinante, allora, la

delibera, se reca danno alla società è impugnabile. Perché la delibera sia annullabile è necessario che si

presentino due condizioni:

 il suo voto sia stato determinante (prova di resistenza);

 la delibera possa danneggiare la società (danno potenziale).

Nulla impedisce perciò al socio di perseguire con la delibera anche un proprio interesse personale, purché

ciò non avvenga a discapito del patrimonio sociale. Due ipotesi tipiche di conflitto di interessi sono poi

previste dal codice che:

1) vieta ai soci amministratori di votare nelle deliberazioni riguardanti la loro responsabilità;

2) vieta, nel sistema dualistico, ai soci componenti del consiglio di gestione (amministratori) di votare

nelle deliberazioni riguardanti nomina, revoca o responsabilità dei consiglieri di sorveglianza (collegio

sindacale).

Qui il conflitto è certo ed il pericolo di danno è evidente. Perciò il diritto di voto è senz’altro inibito.

La disciplina del conflitto di interessi consente di reprimere gli abusi della maggioranza a danno del

Abusi a danno della

minoranza patrimonio sociale. Si può tuttavia verificare che una deliberazione sia adottata dalla maggioranza per

danneggiare non la società, bensì i soci di minoranza. In questi casi non è invocabile il conflitto di interessi

(in quanto la società non subisce alcun danno), tuttavia, si afferma l’annullabilità della delibera se la stessa

è stata ispirata solo dallo scopo di danneggiare i soci di minoranza. 38

17.8 Le deliberazioni assembleari invalide

L’annullabilità rappresenta la regola per le delibere assembleari invalide. In particolare, possono dar vita ad

Deliberi annullabili annullabilità della delibera:

 la partecipazione all’assemblea di persone non legittimate , ma solo se determinanti per la regolare

costituzione dell’assemblea;

 l’invalidità di singoli voti o il loro errato conteggio , ma solo se determinanti per il raggiungimento della

maggioranza;

 incompletezza del verbale

, ma solo se impedisce l’accertamento del contenuto, degli effetti e della

validità della delibera.

L’impugnativa della delibera può essere proposta solo dai soggetti espressamente previsti dalla legge:

Soggetti legittimati  soci assenti, dissenzienti o astenuti (ma non gli azionisti senza diritto di voto);

 amministratori;

 consiglio di sorveglianza, collegio sindacale e rappresentante comune degli azionisti di risparmio.

Tutela reale e tutela

risarcitoria Inoltre, per evitare azioni pretestuose non è riconosciuto al singolo socio il diritto di impugnativa. Solo gli

azionisti con diritto di voto che rappresentano, congiuntamente, 1‰ del capitale sociale nelle società che

3

fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il 5% nelle altre sono legittimati all’impugnazione . Lo

statuto può ridurre o escludere questo requisito.

Temine L’impugnazione dev’essere proposta entro 90 giorni dalla data di deliberazione o, se questa è soggetta a

iscrizione nel registro delle imprese, entro 90 giorni dall’iscrizione.

L’azione di annullamento è proposta davanti al tribunale del luogo dove ha sede la società. I soci devono

Il procedimento dimostrare di essere possessori al tempo dell’impugnazione del prescritto numero di azioni. L’impugnativa

è preclusa all’azionista che, pur avendo votato contro la delibera, si è nel frattempo spogliato delle azioni.

La proposizione dell’azione non sospende di per sé l’esecuzione della delibera. La sospensione può però

essere chiesta dall’impugnante.

L’annullamento obbliga gli amministratori a prendere i provvedimenti conseguenti sotto la propria

Effetti responsabilità. Restano in ogni caso salvi i diritti acquistati dai terzi in buona fede.

Sostituzione della L’annullamento non ha luogo se la delibera è sostituita con un’altra presa in conformità alla legge o all’atto

delibera costitutivo o se la delibera viziata è stata revocata. La sostituzione ha effetto sanante retroattivo. Restano

salvi, in ogni caso, i diritti acquistati dai terzi, anche non in buona fede, sulla base della deliberazione

sostituita.

17.9 Le deliberazioni nulle

Cause di nullità La delibera è nulla solo in tre casi previsti dalla legge:

1. impossibilità o illiceità dell’oggetto ;

2. mancata convocazione dell’assemblea ;

3. mancanza del verbale

.

La nullità delle delibere assembleari può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e può essere

Effetti rilevata anche di ufficio dal giudice.

Rimane valido il principio che la delibera nulla è inefficace, salvo che venga retroattivamente sanata (per

decorrenza del termine di impugnazione o per sostituzione con un'altra delibera valida). E, in ogni caso, non

pregiudica i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della delibera.

A differenza dell’azione di nullità di diritto comune, possono esser impugnate senza limiti di tempo solo le

delibere che modificano l’oggetto sociale prevedendo attività illecite o impossibili. In tutti gli altri casi vi è

un termine di decadenza di 3 anni, che decorre dalla iscrizione nel registro delle imprese.

Una specifica disciplina, che riduce ulteriormente l’operatività delle cause di nullità, e poi prevista per

Casi speciali alcune delibere di particolare rilievo (aumento del capitale sociale, riduzione reale del capitale, emissione

delle obbligazioni). L’azione di nullità, per i tre casi esposti, è soggetta al termine di decadenza di 180

giorni.

3 Come correttivo della limitazione del diritto di impugnativa, è riconosciuto ai soci non legittimati a proporla il diritto di chiedere il

risarcimento dei danni loro cagionati dalla non conformità della delibera alla legge o all’atto costitutivo. È innegabile, però, che si

tratta di azione soggetta ad oneri probatori (ammontare del danno, nesso causale) tutt’altro che agevoli da assolvere. 39

Nel caso di mancata convocazione per l’approvazione del bilancio il termine è di 90 giorni.

17.10 I sindacati di voto

Cause di nullità I sindacati di voto sono accordi (patti parasociali) con i quali alcuni soci si impegnano a concordare

preventivamente il modo in cui votare in assemblea.

Tipologia I sindacati di voto assumono le configurazioni più varie. Possono avere carattere occasionale o permanente;

possono riguardare tutte le delibere assembleari o soltanto quelle di un determinato tipo (ad es: nomina

degli amministratori).

Funzione I vantaggi dei sindacati di voto sono evidenti. Essi danno un indirizzo unitario all’azione dei soci sindacati e

se questi vengono a costituire il gruppo di comando, il patto di sindacato consente di dare stabilità di

indirizzo alla condotta societaria. Quando è stipulato fra soci di minoranza consente una migliore difesa dei

comuni interessi.

I pericoli dei sindacati di voto sono altrettanto evidenti. I sindacati di comando cristallizzano il gruppo di

controllo, soprattutto se stipulati a tempo indeterminato e se sono combinati con un sindacato di blocco

delle azioni (contratto parasociale che obbliga l’aderente a non vedere le azioni o a venderle solo a

determinate persone facenti parte del patto).

Irrilevanza per la I sindacati di blocco e di voto vincolano solo le parti contraenti. Perciò, il voto dato in assemblea resta

società valido anche se espresso in violazione degli accordi di sindacato. Inoltre, la presenza di un sindacato di voto

può riflettersi sulla validità delle delibere solo quando uno o più soci sindacati versino in conflitto di

interessi con la società. Infatti, in tal caso il conflitto si estende anche agli altri partecipanti al sindacato.

Nella prova di resistenza si dovrà perciò tener conto di tutti i voti sindacati.

Validità fra le parti Al contrario, fra le parti, la violazione di un sindacato di blocco comporta che l’inadempiente sarà tenuto al

risarcimento del danno nei confronti degli altri soci contraenti.

Forma e durata I patti parasociali possono essere stipulati in qualsiasi forma. Il legislatore ne fissa però la durata, al fine di

evitare una cristallizzazione delle posizioni di potere.

Se stipulati a tempo determinato non possono avere durata superiore a 5 anni (3 per le quotate), ma sono

rinnovabili alla scadenza. Possono essere stipulati anche a tempo indeterminato, ma in tal caso ciascun

contraente può recedere con un preavviso di 180 giorni.

I patti parasociali sono soggetti ad un particolare regime di pubblicità:

Pubblicità  nelle società quotate i sindacati di voto devono essere comunicati alla Consob, pubblicati per estratto

sulla stampa quotidiana e depositati presso il registro delle imprese. La violazione di tali obblighi di

trasparenza comporta la nullità dei patti e la sospensione del diritto di voto relativo alle azioni

sindacate;

 nelle società non quotate ma che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio , i patti devono essere

dichiarati in apertura di assemblea. L’omessa dichiarazione è sanzionata con la sospensione del diritto

di voto alle azioni a cui si riferisce il patto parasociale;

 nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio , nessuna forma di pubblicità è

prevista. Amministrazione

18.1 Struttura e funzione dell’organo amministrativo

Nel sistema tradizionale, la società per azioni non quotata può avere sia un amministratore unico sia una

Struttura pluralità di amministratori, che formano in tal caso il consiglio di amministrazione.

Alle società quotate è imposta l’amministrazione pluripersonale, allo scopo di consentire la nomina di

almeno un amministratore da parte dei soci di minoranza.

Il numero di componenti del consiglio di amministrazione è liberamente determinato dallo statuto. Inoltre,

il consiglio di amministrazione può essere articolato al suo interno con la creazione di uno o più organi

delegati, che danno luogo alle figure del comitato esecutivo e degli amministratori delegati.

La struttura dell’organo amministrativo non è quindi fissata in modo rigido, per consentirne il migliore

adeguamento alle concrete esigenze operative dell’impresa sociale.

Funzione Gli amministratori sono l’organo a cui è affidata in via esclusiva la gestione dell’impresa sociale e ad essi

spetta compiere tutte le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale. Le funzioni di cui sono

per legge investiti:

Potere gestorio 40

 gli amministratori deliberano su tutti gli argomenti attinenti la gestione della società che non sono

riservati dalla legge all’assemblea. È questo il cosiddetto potere gestorio degli amministratori.

Potere di gli amministratori (tutti o alcuni) hanno la rappresentanza generale della società. Hanno cioè il potere di

rappresentanza manifestare all’esterno la volontà sociale, determinata dall’assemblea o dallo stesso organo

amministrativo, ponendo in essere i singoli atti giuridici in cui si concretizza l’attività sociale;

Altre funzioni  gli amministratori danno impulso all’attività dell’assemblea; la convocano e ne fissano l’ordine del

giorno;

 curano la tenuta dei libri contabili e redigono annualmente il progetto di bilancio da presentare

all’assemblea;

Rapporto di Le funzioni degli amministratori sono inderogabili da parte dell’autonomia privata. Dei relativi poteri essi

amministrazione e

mandato non possono essere spogliati e dai relativi doveri non possono essere dispensati. Si tratta di funzioni di cui

gli amministratori sono investiti per legge, nonché di funzioni che essi esercitano in posizione di formale

autonomia rispetto all’assemblea.

Tuttavia, leggendo il codice, si vede l’affermazione che “i diritti e gli obblighi degli amministratori sono

regolati dalle norme del mandato”. Non bisogna però cadere nel facile equivoco di ritenere che il rapporto

di amministrazione sia un rapporto di mandato. I poteri e i doveri degli amministratori sono, sotto più

profili, diversi e più ampi di quelli di un mandatario. Così, l’amministratore è investito per legge del potere

di compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. Per esso non opera perciò il limite degli atti di

ordinaria amministrazione posto per il mandatario generale.

18.2 Il rapporto assemblea-amministratori

La competenza gestoria dell’assemblea ha carattere delimitato e specifico: sussiste solo per gli atti

espressamente previsti dalla legge (nomina e revoca di amministratori e sindaci, approvazione del bilancio,

distribuzione dei dividendi, etc.).

La competenza gestioria degli amministratori ha invece carattere generale: sussiste per tutti gli atti di

impresa che non siano riservati all’assemblea e che si pongono in rapporto di mezzo a fine rispetto al

conseguimento dell’oggetto sociale.

Gli amministratori quindi, una volta nominati dall’assemblea, sono investiti di poteri propri, non derivati

Autonomia degli

amministratori dall’assemblea, esercitabili in posizione di piena autonomia rispetto all’assemblea stessa.

Con la riforma del 2003, l’art. 2380-bis afferma il principio che la gestione dell’impresa spetta

esclusivamente agli amministratori.

Lo statuto può prevedere solo che l’assemblea sia chiamata ad autorizzare atti di gestione di competenza

degli amministratori. Ma, anche in tal caso, l’autorizzazione dell’assemblea non esonera gli amministratori

da responsabilità penale e da responsabilità civile verso i creditori e verso la società stessa. Ne consegue

che, malgrado l’approvazione assembleare, gli amministratori sono sempre liberi di non dare attuazione ad

atti di gestione che configurano una violazione dei doveri di corretta gestione e di salvaguardia del

patrimonio sociale.

18.3 Nomina. Durata e cessazione dalla carica

Nomina e La nomina degli amministratori spetta all’assemblea ordinaria, fatta eccezione per i primi amministratori,

competenza che sono nominati nell’atto costitutivo.

Le legge o lo statuto possono tuttavia riservare la nomina di uno o più amministratori allo Stato o ad enti

pubblici (questi amministratori possono essere revocati solo dall’ente che li ha nominati).

Il numero degli amministratori è fissato nello statuto. Questo però può anche limitarsi ad indicare il numero

minimo e massimo ed in tal caso sarà l’assemblea che procede alla nomina a fissare di volta in volta il

numero degli amministratori.

Requisiti. Gli amministratori possono essere soci o non soci. Gli amministratori di società quotate devono tutti

Amministratori possedere, a pena di decadenza, i requisiti di onorabilità fissati per i sindaci con regolamento del Ministero

indipendenti per la giustizia. Inoltre, se il consiglio di amministrazione è composto da più di 7 membri, uno di essi deve

essere in possesso dei requisiti di indipendenza stabiliti per i sindaci.

Cause di Non possono essere nominati amministratori l’interdetto, l’inabilitato, il fallito o chi è stato condannato ad

ineleggibilità e una pena che comporta l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare

incompatibilità uffici direttivi. 41

Numerose cause di incompatibilità sono poi previste da leggi speciali. Le cause di incompatibilità,

diversamente da quelle di ineleggibilità, comportano solo che l’interessato è tenuto ad optare fra l’uno e

l’altro ufficio; non rendono perciò invalida la delibera di nomina.

Durata La nomina degli amministratori non può essere fatta per un periodo superiore a tre esercizi; e l’attuale

disciplina puntualizza che essi scadono alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio

relativo all’ultimo esercizio della loro carica.

Sono cause di cessazione dell’ufficio prima della scadenza del termine:

Cessazione

dall’ufficio 1. la revoca da parte dell’assemblea , salvo il risarcimento dei danni se la revoca è senza giusta causa;

2. la rinuncia da parte dell’amministratore

;

3. la decadenza dall’ufficio

, ove sopravvenga una causa di ineleggibilità;

4. la morte

.

L’amministratore che rinuncia all’ufficio deve darne comunicazione scritta al consiglio di amministrazione

Decorrenza e al presidente del collegio sindacale.

La rinuncia dell’amministratore ha effetto immediato se rimane in carica la maggioranza degli

amministratori. In caso contrario, le dimissioni hanno effetto solo dal momento in cui la maggioranza del

consiglio si è ricostituita in seguito all’accettazione dei nuovi amministratori.

Sostituzione degli Nei casi in cui gli effetti della cessazione non sono differibili (morte, decadenza, dimissione della

amministratori minoranza degli amministratori), è dettata una particolare disciplina per la sostituzione degli amministratori

mancanti:

1. se rimane in carica più della metà degli amministratori nominati dall’assemblea , i superstiti provvedono

a sostituire provvisoriamente quelli venuti meno, con delibera consiliare approvata dal collegio

sindacale (cooptazione). Gli amministratori così nominati restano in carica fino alla successiva

assemblea che potrà confermarli nell’ufficio o sostituirli;

2. se viene a mancare più della metà degli amministratori nominati dall’assemblea i superstiti devono

convocare l’assemblea perché provveda alla sostituzione dei amministratori mancanti ed i nuovi

amministratori così nominati scadono con quelli in carica all’atto della nomina;

3. se vengono a cessare tutti gli amministratori , il collegio sindacale deve convocare con urgenza

l’assemblea per la ricostituzione dell’organo amministrativo. Nel frattempo, il collegio sindacale

compie gli atti di gestione ordinaria.

Clausola “simul L’attuale disciplina, inoltre, riconosce la validità delle clausole statutarie che prevedono la cessazione di

stabunt, simul cadent”

tutti gli amministratori e la conseguente ricostruzione dell’intero collegio da parte dell’assemblea a seguito

Pubblicità della cessazione di alcuni amministratori (clausole simul stabunt simul cadent).

La nomina e la cessazione dalla carica degli amministratori è soggetta ad iscrizione nel registro delle

imprese. All’iscrizione della nomina devono provvedere i nuovi amministratori, entro 30 giorni dalla

notizia della loro nomina, sempreché accettata. L’iscrizione della cessazione avviene a cura del collegio

sindacale entro lo stesso termine.

18.4 Compenso. Divieti

Compenso Per i membri del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo, modalità e misura del compenso

sono determinati dall’atto costitutivo o dall’assemblea all’atto della nomina. Per gli amministratori investiti

di particolari cariche in conformità dello statuto (ad esempio, amministratore delegato), la remunerazione è

invece stabilita dalla stesso consiglio di amministrazione, sentito il parere del collegio sindacale. Su tale

remunerazione l’assemblea non ha competenza; in base all’attuale disciplina tuttavia, se lo statuto lo

prevede, l’assemblea può però fissare un importo complessivo per la remunerazione di tutti gli

amministratori, inclusi quelli investiti di particolare cariche.

Divieto di La centralità della posizione degli amministratori nella direzione della società li rende partecipi di tutti i

concorrenza segreti aziendali e ciò ispira alcuni specifici obblighi e divieti posti a loro carico. Gli amministratori di

società per azioni non possono:

 assumere la qualità di soci a responsabilità illimitata in società concorrenti;

 esercitare un’attività concorrente per conto proprio;

 essere amministratori o direttori generali in società concorrenti, salva autorizzazione dell’assemblea. 42

L’inosservanza del divieto espone l’amministratore alla revoca dall’ufficio per giusta causa ed al

risarcimento degli eventuali danni arrecati alla società.

18.5.1 Il consiglio di amministrazione: attività deliberativa

In presenza di un consiglio di amministrazione è necessario operare delle distinzioni per quanto riguarda le

modalità di esercizio delle funzioni proprie dell’organo amministrativo, che sono:

1. attività deliberativa;

2. rappresentanza;

3. funzione di vigilanza; è da ritenersi infine che l’attività di vigilanza spetti, oltre che al consiglio

collegialmente, anche al singolo amministratore individualmente. E ciò in quanto il singolo

amministratore è in ogni caso personalmente e solidamente responsabile dei danni che alla società

possono derivare dall’omessa vigilanza.

Ciò fissato, passiamo ad esaminare la disciplina delle delibere consiliari.

Convocazione. L’attuale disciplina stabilisce che, se lo statuto non prevede diversamente, il consiglio di amministrazione è

Presidente convocato dal presidente stesso, il quale ne fissa anche l’ordine del giorno, ne coordina i lavori e provvede

affinché tutti gli amministratori siano adeguatamente informati sulle materie iscritte all’ordine del giorno.

Per la validità delle deliberazioni del consiglio di amministrazione è necessaria la presenza della

Le delibere consiliari

maggioranza degli amministratori in carica, salvo che lo statuto non richieda un quorum costitutivo più

elevato. Le deliberazioni sono approvate se riportano il voto favorevole della maggioranza assoluta dei

presenti (voto per teste).

Nulla è disposto in via generale per la verbalizzazione delle delibere consiliari. È tuttavia prevista la tenuta

Verbalizzazione di un apposito libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione dal quale devono

risultare le delibere adottate.

L’art. 2388 prevede che possano essere impugnate tutte le delibere del consiglio di amministrazione che

Invalidità delle

delibere consiliari non sono prese in conformità della legge o dello statuto. L’impugnativa può essere proposta dagli

amministratori assenti o dissenzienti e dal collegio sindacale (ma non dai soci) entro 90 giorni dalla data

della deliberazione. Inoltre, quando la delibera consiliare lede direttamente un diritto soggettivo del socio

questi avrà diritto di agire giudizialmente per far annullare la delibera. L’annullamento delle delibere

Interessi degli consiliari non pregiudica i diritti acquistati in buona fede in base ad atti compiuti in esecuzione delle stesse.

amministratori L’amministratore che in una determinata operazione ha, per conto proprio o di terzi, un interesse non

necessariamente in conflitto con quello della società:

a) deve darne notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale precisando la natura, l’origine e la

portata;

b) se si tratta di un amministratore delegato, deve astenersi dal compiere l’operazione investendo della

stessa l’organo collegiale competente. Non è più fatto obbligo però all’amministratore interessato di

non votare in consiglio di amministrazione;

c) in entrambi i casi il consiglio di amministrazione deve adeguatamente motivare le ragioni e la

convenienza per la società dell’operazione.

La delibera del consiglio di amministrazione qualora possa recare danno alla società (danno potenziale), è

impugnabile non solo quando l’amministratore in conflitto di interessi ha votato e il suo voto è stato

determinante (prova di resistenza), ma anche quando sono stati violati gli obblighi di trasparenza,

astensione e motivazione sopra indicati.

L’impugnazione per annullare la delibera può essere proposta, entro 90 giorni dalla delibera, dal collegio

sindacale, dagli amministratori assenti e dissenzienti nonché dagli stessi amministratori che hanno votato a

favore se l’amministratore interessato non ha adempiuto agli obblighi di informazione sopra indicati.

18.5.2 Comitato esecutivo. Amministratori delegati

Nelle società per azioni di maggiori dimensioni è frequente un’articolazione interna del consiglio di

amministrazione per rendere più razionale ed efficiente la gestione corrente dell’impresa sociale. Se l’atto

costitutivo o l’assemblea lo consentono, il consiglio di amministrazione può delegare le proprie attribuzioni

ad un comitato esecutivo o ad un amministratore delegato.

Comitato esecutivo  Il comitato esecutivo è un organo collegiale. Le sue decisioni sono adottate in riunioni alle quali

devono assistere i sindaci.

Amministratori

delegati  L’amministratore delegato (uno o più) è un organo unipersonale. 43

E poi possibile la coesistenza di un comitato esecutivo e di uno o più amministratori delegati con

competenze ripartite.

La delega. Limiti La creazione e l’articolazione degli organi delegati devono essere previste dallo statuto o devono essere

consentite dall’assemblea ordinaria. La designazione dei membri del comitato esecutivo e degli

amministratori delegati è invece fatta dallo stesso consiglio di amministrazione, che determina inoltre il

contenuto, i limiti e le eventuali modalità di esercizio della delega.

In base all’attuale disciplina non possono essere delegati:

 la redazione del bilancio di esercizio;

 la facoltà di aumentare il capitale sociale e di emettere obbligazioni convertibili;

 gli adempimenti posti a carico degli amministratori in caso di riduzione obbligatoria del capitale sociale

per perdite;

 la redazione del progetto di fusione o di scissione.

Competenza La delega non spoglia però il consiglio di amministrazione della attribuzione delegate. Il consiglio può

concorrente sempre avocare a sé operazioni rientranti nella delega e resta, pertanto, formalmente in posizione

sovraordinata rispetto al comitato esecutivo ed agli amministratori delegati.

L’attuale disciplina, peraltro, puntualizza le funzioni proprie degli organi delegati, essi:

Dovere degli organi

delegati…  curano che l’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società sia adeguato alla natura e

alle dimensioni dell’impresa;

 riferiscono periodicamente al consiglio di amministrazione e al collegio sindacale sul generale

andamento della gestione.

Nel contempo, per consentire un’effettiva partecipazione di tutti i consiglieri alla gestione della società si

…e degli

amministratori dispone che tutti gli amministratori devono agire informati e ciascuno può chiedere agli amministratori

delegati che siano fornite in consiglio informazioni relative alla gestione della società.

18.5.3 Rappresentanza della società

Fra le funzioni di cui gli amministratori sono investiti per legge vi è la rappresentanza della società.

Amministratori con In presenza di un consiglio di amministrazione, gli amministratori investiti del potere di rappresentanza

rappresentanza devono essere indicati nello statuto o nella deliberazione di nomina. Inoltre, se più sono gli amministratori

con rappresentanza, la pubblicità legale di nomina deve specificare se essi hanno il potere di agire

disgiuntamente (firma disgiunta) o congiuntamente (firma congiunta). Di regola, la rappresentanza è

attribuita al presidente del consiglio e ad uno o più amministratori delegati.

Potere di gestione e

potere di  Il potere di rappresentanza riguarda l’attività esterna: è il potere di agire nei confronti dei terzi in nome

rappresentanza della società.

 Il potere di gestione riguarda invece l’attività amministrativa interna, la fase decisoria delle operazioni

sociali.

Salvo il caso dell’amministratore unico e dell’amministratore delegato con rappresentanza, vi è nella

società per azioni una scissione fra potere gestorio e potere di rappresentanza degli amministratori:

1. il primo compete al consiglio di amministrazione o al comitato esecutivo ed è esercitato collegialmente,

con delibere prese a maggioranza;

2. il secondo spetta ad uno o più amministratori ed è esercitato disgiuntamente o congiuntamente.

La rappresentanza degli amministratori è assoggettata a due principi cardine:

1. intervenuta l’iscrizione nel registro delle imprese, le cause di nullità e di annullabilità della nomina,

Invalidità della

nomina non sono opponibili ai terzi, salvo che la società provi che i terzi erano a conoscenza di queste cause di

invalidità;

2. la società resta vincolata ai terzi anche se gli amministratori hanno violato eventuali limitazioni

Limitazioni

volontarie del potere volontarie poste ai loro poteri di rappresentanza. Ad esempio, se nello statuto si prevede che gli atti

di rappresentanza superiori ad un determinato ammontare devono essere preventivamente deliberati dall’assemblea. Tale

limitazione è certamente consentita e viene iscritta nel registro delle imprese. Ma, per l’art. 2384, le

limitazioni al potere di rappresentanza che risultano dallo statuto non sono opponibili ai terzi, anche se

pubblicate, salvo che si provi l’esistenza di un accordo fraudolento fra amministratore e terzo diritto a

44

Limitazioni

legali danneggiarla; non è sufficiente che provi l’effettiva conoscenza (mala fede) da parte del terzo

dell’esistenza di limitazioni statutarie del potere di rappresentanza.

Restano invece opponibili ai terzi i limiti legali del potere di rappresentanza degli amministratori. È questo

il caso dell’amministratore unico o dell’amministratore delegato che stipuli un contratto in conflitto di

interessi con la società. Il contratto sarà annullabile su richiesta della società se il conflitto di interessi era

conosciuto o riconoscibile dal terzo.

18.6.1 La responsabilità degli amministratori verso la società

Gli amministratori sono responsabili civilmente del loro operato in tre direzioni:

 verso la società;

 verso i creditori sociali;

 verso i singoli soci o terzi.

Gli amministratori incorrono in responsabilità verso la società e sono tenuti al risarcimento dei danni

Criterio di diligenza quando non adempiono ai loro doveri con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro

specifiche competenze (cioè con la normale diligenza professionale di un amministratore di società).

L’obbligazione degli amministratori è un’obbligazione di mezzi non di risultato. Perciò il giudice non può

sindacare il merito delle decisioni degli amministratori, ma verificare se essi hanno osservato con diligenza

gli obblighi di condotta specifici, nonché quello generale di amministrazione diligente.

Responsabilità Se gli amministratori sono più di uno, sono responsabili solidalmente. Se il comportamento dannoso è

solidale imputabile solo ad alcuni amministratori (amministratori delegati o membri del comitato esecutivo), con

essi rispondono in solido anche gli altri amministrazioni per la violazione degli specifici obblighi posti a

loro carico, in quanto non hanno prevenuto o impedito l’attività dannosa dei primi.

L’amministratore è esonerato da responsabilità purché:

Esonero da

responsabilità  abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del

consiglio di amministrazione;

 del suo dissenso dia immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.

Esercizio dell’azione L’esercizio dell’azione di responsabilità contro gli amministratori deve essere deliberato dall’assemblea

ordinaria. La relativa delibera può essere presa in occasione della discussione del bilancio, anche se non

iscritta all’ordine del giorno, purché si tratti di fatti di competenza dell’esercizio cui si riferisce.

Revoca di diritto La deliberazione dell’azione di responsabilità comporta la revoca automatica degli amministratori contro

cui è proposta la delibera solo se è approvata col voto favorevole di almeno 1/5 del capitale sociale; se non

si raggiunge tale percentuale del capitale sociale sarà necessaria una distinta ed espressa delibera di revoca.

Azione della Con la riforma del 2003 l’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori può essere promossa

minoranza anche dagli azionisti di minoranza. Per evitare azioni giudiziarie pretestuose i soci che assumono

l’iniziativa devono rappresentare almeno il 20% del capitale sociale (1/40 per le società che fanno ricorso al

capitale di rischio). L’azione è promossa dalla minoranza tramite uno o più rappresentanti comuni, ed è

diretta a reintegrare il patrimonio sociale, non a risarcire il danno eventualmente subito dai soci agenti.

Si tratta della stessa azione di responsabilità che la società può esperire previa delibera assembleare. Perciò

la società deve essere necessariamente chiamata in giudizio. Ed, in caso di accoglimento della domanda, è

tenuta a rimborsare agli attori le spese di giudizio che non siano state poste a carico o che non si possano

recuperare dagli amministratori soccombenti.

Prescrizione L’azione di responsabilità può essere esercitata entro 5 anni dalla cessazione dell’amministratore dalla

carica.

Rinunzia e La società può rinunciare all’esercizio dell’azione di responsabilità o pervenire ad una transazione con gli

transazione amministratori. L’una o l’altra devono però essere espressamente deliberate dall’assemblea e, in questo

caso, non vi dev’essere il voto contrario di un minoranza qualificata: 1/5 del capitale sociale, ridotto a 1/20

nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale. In mancanza, la rinuncia e la transazione sono senza

effetto.

18.6.2 La responsabilità degli amministratori verso i creditori sociali

Gli amministratori sono responsabili verso i creditori sociali solo per l’inosservanza degli obblighi interenti

alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. L’azione può essere promossa dai creditori solo

quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacente dei loro crediti. 45

18.6.3 La responsabilità degli amministratori verso singoli soci o terzi

Le azioni di responsabilità della società e dei creditori sociali non pregiudicano il diritto al risarcimento del

danno spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi

degli amministratori. Perché il singolo socio o il terzo possano chiedere agli amministratori il risarcimento

dei danni devono ricorrere due presupposti:

1. il compimento da parte degli amministratori di un atto illecito nell’esercizio del loro ufficio;

2. la produzione di un danno diretto al patrimonio del singolo socio o del terzo. Caso classico di danno

diretto è quello degli amministratori che con un falso bilancio inducono i soci o i terzi a sottoscrivere

un aumento di capitale a prezzo eccessivo.

Il collegio sindacale

19.1 Composizione. Nomina. Cessazione

Il collegio sindacale è l’organo di controllo interno della società per azioni a cui sono attribuite funzioni di

vigilanza sull’amministrazione della società.

Il collegio sindacale delle società con azioni non quotate si compone di 3 o 5 membri effettivi; devono

Composizione inoltre essere nominati 2 membri supplenti.

Per le società quotate, fermo restando il numero minimo di 3 sindaci effettivi e 2 supplenti, l’atto costitutivo

può oggi determinare liberamente il numero dei sindaci.

I primi sindaci sono nominati nell’atto costitutivo, successivamente vengono nominati dall’assemblea

Nomina ordinaria. È questo un motivo di scarsa funzionalità del collegio sindacale: controllanti e controllati sono in

definitiva espressione dello stesso gruppo di comando.

Tuttavia, per le società quotate, 1 membro effettivo del collegio sindacale deve essere eletto dalla

minoranza con le modalità stabilite dalla Consob con regolamento. Il collegio sindacale è così reso

espressione dell’intera compagine azionaria e la presenza di sindaci eletti dalla minoranza offre maggiori

garanzie di effettivo svolgimento di controllo.

Requisiti di Nella stessa direzione si muovono le norme che regolano la scelta dei membri. Oggi tutti i sindaci devono

professionalità possedere requisiti di professionalità.

Nelle società non quotate, almeno un sindaco effettivo ed uno supplente dev’essere scelto fra gli iscritti nel

registro dei revisori contabili.

Gli altri sindaci devono essere eletti fra avvocati, dottori commercialisti, professori di ruolo in materie

economiche e giuridiche, etc.

Per le società quotate i requisiti di professionalità dei sindaci sono fissati con regolamento del Ministro

della giustizia. Il regolamento prescrive che un sindaco effettivo o due (se il numero dei sindaci è superiore

a tre) e un sindaco supplente devono essere necessariamente scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori

contabili. Gli altri sindaci, possono anche non essere revisori contabili, ma in tal caso devono sempre

possedere prederminati requisiti di professionalità di tipo giuridico-aziendale.

Ai sindaci si applicano le stesse cause di ineleggibilità previste per gli amministratori. Per assicurare la loro

Cause di indipendenza, sono previste ulteriori e più restrittive cause di incompatibilità. Non possono essere infatti

ineleggibilità sindaci:

 il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori, nonché degli amministratori

facenti parte dello stesso gruppo;

 coloro che sono legati alla società o a società facenti parte dello stesso gruppo da un rapporto di lavoro

o da un qualunque rapporto di natura patrimoniale (consulenza) che ne comprometta l’indipendenza.

Per le società quotate non si richiede che i rapporti di lavoro o professionali abbiano carattere

Durata continuativo.

Finalità di indipendenza dei sindaci persegue anche la disciplina del loro compenso, che deve essere

Revoca

Compenso predeterminato ed invariabile nel corso di carica.

I sindaci restano in carica per 3 esercizi e sono rieleggili. I sindaci scaduti restano in carica fino alla nomina

Decadenza dei nuovi. Costituiscono causa di cessazione dall’ufficio prima della scadenza del termine: la morte, la

revoca, la rinuncia e la decadenza.

Sempre per garantire l’indipendenza, l’assemblea può revocarli solo se sussiste una giusta causa. Inoltre, la

Sostituzione delibera di revoca deve essere approvata dal tribunale, al fine di verificare se ricorre una giusta causa.

Pubblicità 46

Costituisce causa di decadenza dall’ufficio il sopraggiungere di una delle cause di ineleggibilità, nonché la

cancellazione dal registro dei revisori. Decade inoltre il sindaco che non assiste alle assemblee o le diserta.

In caso di morte, di rinuncia o di decadenza di un sindaco subentrano automaticamente i supplenti in ordine

di età. I supplenti restano in carica fino alla successiva assemblea, che provvede alla nomina dei sindaci

effettivi e supplenti necessari.

La nomina e la cessazione dall’ufficio dei sindaci devono essere iscritte, a cura degli amministratori, nel

registro delle imprese.

19.2 Il controllo sull’amministrazione

Il collegio sindacale vigila sull’amministrazione della società globalmente intesa e si estende a tutta

Controllo

sull’amministrazion l’attività sociale, al fine di assicurare che essa venga svolta nel rispetto della legge e dell’atto costitutivo,

e nonché dei principi di corretta amministrazione.

La vigilanza del collegio sindacale è esercitata innanzitutto nei confronti degli amministratori in quanto

organo investito della gestione della società, ma riguarda anche l’attività dell’assemblea e può estendersi in

ogni direzione.

Attività sostitutiva A carico dei sindaci sono poi posti specifici poteri-doveri di iniziativa, in sostituzione dell’assemblea o

degli amministratori, per assicurare il rispetto della legalità dell’attività sociale. In particolare:

 convocano l’assemblea ed eseguono le pubblicazioni prescritte per legge in caso di omissione da parte

degli amministratori;

 chiedono al tribunale che venga disposta la riduzione del capitale sociale obbligatoria per legge, ove

l’assemblea non vi provveda e gli amministratori restino inerti.

Il controllo del collegio sindacale sull’amministrazione è, salvo il compimento di specifici atti previsti per

Caratteri del controllo legge, un controllo di carattere globale e sintetico.

Il collegio sindacale controlla il rispetto sostanziale da parte degli amministratori degli specifici obblighi di

condotta loro imposti, nonché dei principi di corretta amministrazione. Inoltre è consentito ai sindaci di

segnalare agli amministratori e all’assemblea fatti e comportamenti che a loro avviso esprimono una linea

di gestione imprudente o non avveduta. Oltre però il collegio non può spingersi.

Informazione Per consentire al collegio sindacale l’efficace svolgimento della propria attività, la legge pone a carico degli

amministratori numerosi obblighi di comunicazione. In particolare, nelle società quotate, gli amministratori

devono riferire tempestivamente al collegio sindacale sull’attività svolta, sulle operazioni compiute di

maggior rilievo economico, nonché su quelle a rischio di conflitto di interessi. Inoltre, il collegio sindacale

può scambiare informazioni con i corrispondenti organi di società controllate in merito ai sistemi di

amministrazione e di controllo e all’andamento generale dell’attività sociale.

POTERI DEI SINDACI

I sindaci hanno il potere di:

 intervenire alle riunioni dell’assemblea;

 intervenire alle riunioni del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo;

 di impugnare le relative delibere.

Inoltre, possono procedere ad atti di ispezione e di controllo, nonché possono agli amministratori chiedere

notizie sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari.

Il collegio sindacale può:

 previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione, convocare l’assemblea qualora

nell’espletamento del suo incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgente necessità

di provvedere;

 promuovere il controllo giudiziario sulla gestione, se ha il fondato sospetto che gli amministratori

abbiamo compiuto gravi irregolarità nella gestione.

Nelle società quotate, il collegio sindacale deve comunicare senza indugio alla Consob le irregolarità

riscontrate nell’attività di vigilanza.

19.3 Il funzionamento del collegio sindacale

Il collegio sindacale deve riunirsi ogni 90 giorni. Il collegio sindacale è regolarmente costituito con la

presenza della maggioranza dei sindaci e delibera a maggioranza assoluta dei presenti. 47

Delle riunioni dev’essere redatto un verbale, sottoscritto da tutti gli intervenuti, che viene poi trascritto nel

libro delle adunanze e delle delibere del collegio sindacale.

L’attività di controllo può essere sollecitata dai soci: ogni socio può denunciare al collegio sindacale fatti

che ritiene censurabili. Vi sono due casi:

 se la denuncia proviene da solo un socio il collegio sindacale è obbligato solo a tenerne conto nella

relazione annuale all’assemblea;

 se la denuncia proviene da tanti soci che rappresentano almeno il 5% del capitale sociale (il 2% per le

società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio) il collegio sindacale deve indagare senza

ritardo sui fatti denunciati e presentare le sue conclusioni ed eventuali proposte all’assemblea,

convocandola immediatamente quando ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgente

necessità di provvedere.

19.4 La responsabilità dei sindaci

Al pari degli amministratori, i sindaci devono adempiere ai loro doveri con la professionalità e la diligenza

richieste dalla natura dell’incarico.

L’obbligo di risarcimento dei danni grava esclusivamente sui sindaci, di regola solidalmente fra loro,

qualora il danno sia imputabile al mancato o negligente adempimento dei loro doveri. Ad esempio, uno o

più sindaci hanno violato il segreto d’ufficio. Inoltre, i sindaci sono responsabili in solido con gli

amministratori per i fatti o le omissioni di questi ultimi, qualora il danno non si sarebbe prodotto se i sindaci

avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica.

Le modificazioni dello statuto

23.1 Nozione

Nozione Costituisce modifica dello statuto di una SpA ogni mutamento nel contenuto oggettivo del contratto sociale

(atto costitutivo e statuto).

Le modificazioni dello statuto possono avere il più diverso contenuto e possono variamente incidere sulla

preesistente struttura organizzativa della società.

23.2 Il procedimento

Delibera Le modificazione statutarie rientrano nella competenza dell’assemblea straordinaria.

assembleare Le delibere modificative dello statuto erano originariamente soggette ad omologazione da parte del

Controllo notarile tribunale. La soppressione del controllo giudiziario sullo statuto ed il conseguente affidamento al notaio dei

relativi compiti di controllo non hanno però fatto venire del tutto meno il controllo giudiziario sulle delibere

modificative dello statuto, ma lo hanno reso eventuale e facoltativo .

Infatti, in base all’attuale disciplina è il notaio che ha verbalizzato la delibera dell’assemblea che, chiuso il

verbale, verifica l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge e, entro 30 giorni, ne richiede

l’iscrizione nel registro delle imprese contestualmente al deposito.

Omologazione Tuttavia, se il notaio ritiene non adempiute le condizioni stabilite dalla legge ne dà comunicazione

facoltativa tempestiva agli amministratori. Nei 30 giorni successivi questi possono ricorrere al tribunale affinché lo

stesso, verificato l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge, ordini con proprio decreto

l’iscrizione. E l’attuale disciplina puntualizza che in caso di inerzia degli amministratori la delibera è

definitivamente inefficace.

Efficacia Nel contempo si dispone che la deliberazione non produce effetti se non dopo l’iscrizione e quindi non può

essere eseguita prima della stessa.

23.3 Diritti di recesso

In presenza di delibere modificative di particolare gravità, la minoranza è tutelata dalla previsione di

maggioranze più elevate e dal riconoscimento del diritto di recesso.

Il diritto di recesso può essere esercitato per legge dai soci che non hanno concorso (in quanto dissenzienti,

Cause inderogabili assenti o astenuti) alle deliberi riguardanti:

 la modificazione dell’oggetto sociale, purché questa consista in un cambiamento significativo

dell’attività della società (non ad esempio in una integrazione ma in una modifica significativa); 48

 la trasformazione della società;

 il trasferimento della sede sociale all’estero;

 la revoca dello stato di liquidazione;

 l’eliminazione di una o più cause di recesso derogabili o previste dallo statuto;

 la modificazione dei criteri di valutazione delle azioni in caso di recesso;

 le modificazione dello statuto concernenti il diritto di voto o di partecipazione.

In tutti questi casi il diritto di recesso non può essere soppresso dallo statuto ed è nullo ogni patto volto ad

escluderlo o a renderne più gravoso l’esercizio.

Cause derogabili Il diritto di recesso spetta ancora, salvo che lo statuto disponga diversamente, ai soci che non hanno

concorso all’approvazione delle delibere riguardanti:

 la proroga del termine di durata della società;

 l’introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione delle azioni (ad es: introduzione di una

clausola di prelazione).

Cause statutarie Inoltre, nelle società che non fanno appello al mercato del capitale di rischio, lo statuto può prevedere

ulteriori cause di recesso.

Nelle ipotesi fin qui esaminate il recesso costituisce l’estrema reazione del socio di fronte ad una

Società a tempo modificazione non desiderata di elementi essenziali del contratto sociale. Ma dopo la riforma del 2003 il

indeterminato recesso costituisce anche un temperamento alla durata potenzialmente illimitata del vincolo sociale: infatti

nelle società non quotate a tempo indeterminato tutti i soci possono recedere liberamente con un preavviso

di 180 giorni, allungabile dallo statuto fino ad un anno.

La riforma ha voluto ribadire il principio generale secondo cui, nei contratti a tempo indeterminato, deve

essere consentito ai contraenti di recedere con preavviso.

Esercizio diritto di Le azioni per le quali è esercitato il recesso non possono essere cedute e devono essere depositate presso la

recesso sede della società. Quest’ultima inoltre può sottrarsi al rimborso delle azioni se entro 90 giorni (successivi

al recesso) revoca la delibera che lo legittima o delibera lo scioglimento della società.

Determinazione È stabilito che nelle società non quotate il valore delle azioni da rimborsare è determinato dagli

valore azioni amministratori tenuto conto della consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali.

Nelle società quotate il valore di liquidazione è determinato facendo esclusivo riferimento alla media

aritmetica dei prezzi di chiusura nei 6 mesi che precedono la convocazione dell’assemblea. Sono così

neutralizzate eventuali oscillazioni anomale delle quotazioni di borsa.

Rimborso delle Vi è un’articolata disciplina per il procedimento di liquidazione delle azioni del socio recedente:

azioni  le azioni del socio che recede devono essere innanzitutto offerte in opzione agli altri soci in

proporzione al numero delle azioni possedute.

 per la parte non acquistata dai soci possono essere collocate sul mercato.

 in caso di mancato collocamento presso i soci o presso terzi, le azioni vengono rimborsate mediante

acquisto da parte della società. In assenza di utili e riserve disponibili deve essere convocata

l’assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del capitale sociale, o lo scioglimento della società.

23.4.1 Le modificazioni del capitale sociale

Una specifica disciplina è dettate per le modificazioni dello statuto relative al capitale sociale.

23.4.2 L’aumento reale del capitale sociale

Con l’aumento a pagamento del capitale sociale la società intende procurarsi nuovi mezzi finanziari a titolo

di capitale di rischio. L’aumento dà luogo all’emissione di nuove azioni a pagamento, che vengono

sottoscritte dai soci attuali, cui per legge è riconosciuto il diritto d’opzione, ovvero da terzi che così

diventano soci.

Condizioni Per evitare la formazione di un vistoso capitale sociale rappresentato prevalentemente da crediti verso soci,

non è consentito eseguire un aumento del capitale sociale fino a che le azioni precedentemente emesse non

sono interamente liberate.

Competente a deliberare l’aumento di capitale è l’assemblea straordinaria dei soci.

L’aumento delegato La competenza dell’assemblea non ha tuttavia carattere inderogabile. Lo statuto o una successiva modifica

dello stesso possono attribuire agli amministratori la facoltà di aumentare il capitale. Tuttavia: 49

 deve essere predeterminato l’ammontare massimo entro cui gli amministratori possono aumentare il

capitale sociale;

 la delega può essere concessa per un periodo massimo di 5 anni, rinnovabile.

Agli amministratori può essere conferita la facoltà di decidere autonomamente in merito a che tipo di

categorie di azioni emettere (ordinarie o speciali). Inoltre l’attuale disciplina consente che agli

amministratori sia riconosciuta anche la facoltà di deliberare in merito all’esclusione o alla limitazione del

diritto di opzione dei soci.

Con la tecnica dell’aumento per delega, la manifestazione di volontà della società di procedere all’aumento

del capitale è costituita dalla delibera del consiglio di amministrazione. Perciò, il relativo verbale deve

essere redatto da un notaio e la delibera è soggetta a iscrizione nel registro delle imprese.

Una specifica disciplina è dettata per la sottoscrizione del capitale sociale. La deliberazione (assembleare o

consiliare) di aumento deve fissare il termine, non inferiore a 30 giorni dalla pubblicazione dell’offerta,

entro il quale le sottoscrizioni devono essere raccolte.

Può però verificarsi che l’aumento di capitale non sia integralmente sottoscritto. In tal caso, il capitale è

Sottoscrizione

parziale aumentato di un importo pari alle sottoscrizioni raccolte soltanto se la deliberazione di aumento lo abbia

espressamente previsto. In mancanza di tale previsione l’aumento di capitale è inscindibile e la

sottoscrizione parziale non vincola né la società né i sottoscrittori; questi ultimi sono liberati dall’obbligo di

conferimento assunto e hanno diritto alla restituzione delle somme già versate.

Attestazione Avvenuta la sottoscrizione delle azioni di nuova emissione, entro 30 giorni gli amministratori devono

depositare un’attestazione nel registro delle imprese che l’aumento del capitale è stato eseguito. Fin quando

tale attestazione non è iscritta, l’aumento di capitale non può essere menzionato negli atti della società, dato

che non vi è alcuna certezza che lo stesso abbia avuto luogo.

23.4.3 Il diritto d’opzione

Il diritto d’opzione è il diritto dei soci attuali di essere preferiti ai terzi nella sottoscrizione dell’aumento del

capitale sociale a pagamento.

Funzione Il diritto d’opzione consente a ciascun socio di mantenere inalterata la proporzione con la quale ciascuno

partecipa al capitale e al patrimonio sociale. Serve quindi a mantenere inalterata la proporzione in cui

ciascun socio partecipa, attraverso il voto, alla formazione della volontà sociale.

Tutto ciò comporta che il diritto di opzione ha un proprio valore economico che l’azionista può monetizzare

cedendolo a terzi qualora non voglia o non possa concorrere all’aumento del capitale sociale.

Il diritto di opzione ha per oggetto le azioni di nuova emissione di qualsiasi categoria e le obbligazioni

Oggetto convertibili in azioni emesse dalla società. Il diritto d’opzione è attribuito a ciascun azionista in proporzione

al numero di azioni già possedute.

Per l’esercizio del diritto d’opzione la società deve concedere agli azionisti un termine non inferiore a 30

giorni (ridotto a 15 per le società quotate), che decorre dall’iscrizione dell’offerta di opzione nel registro

delle imprese.

Azioni non optate

Gli amministratori non sono liberi di collocare a loro piacimento le azioni che siano rimaste inoptate.

Infatti:

1) se le azioni non sono quotate , i soci che hanno esercitato il diritto d’opzione hanno diritto di prelazione

nella sottoscrizione delle azioni non optate;

2) se le azioni sono quotate

, i diritti di opzione residui devono essere offerti nel mercato regolamentato

dagli amministratori, per conto della società, e il ricavato della vendita va a beneficio del patrimonio

sociale.

Il diritto d’opzione degli azionisti è in tutto o in parte sacrificabile in presenza di situazioni oggettive

Esclusione del

diritto d’opzione rispondenti ad un concreto interesse della società.

1. Il diritto d’opzione è escluso per legge se le azioni devono essere liberate mediante conferimenti in

natura. L’interesse della società a procurarsi determinati beni è per legge valutato come prevalente

rispetto all’interesse individuale dei soci alla sottoscrizione dell’aumento.

2. il diritto d’opzione può essere escluso quando l’interesse della società lo esige

. La delibera di

esclusione deve essere approvata con una maggioranza rafforzata (50+1 del capitale sociale in tutte le

convocazioni);

3. quando le azioni devono essere offerte in sottoscrizione ai dipendenti della società . 50

Sovrapprezzo Nei casi di esclusione del diritto d’opzione è obbligatoria l’emissione di nuove azioni con sovrapprezzo in

modo da ridimensionare il pregiudizio patrimoniale degli azionisti attuali.

Inoltre, nelle società con azioni quotate lo statuto può escludere il diritto d’opzione nei limiti del 10% del

capitale preesistente, purché il prezzo di emissione corrisponda al valore di mercato delle azioni e ciò sia

confermato da apposita relazione della società incaricata della revisione contabile.

23.4.4 L’aumento nominale del capitale sociale

L’aumento gratuito del capitale sociale è posto in essere dall’assemblea straordinaria imputando a capitale

le riserve disponibili iscritte in bilancio. Possono essere utilizzate le riserve facoltative e le riserve statutarie

prive di specifica destinazione; non è imputabile a capitale la riserva legale per la parte che non supera il

20% del capitale sociale. Il passaggio a capitale delle riserve comporta che tali somme vengano

assoggettate al vincolo di stabile indisponibilità proprio del capitale sociale.

Modalità di attuazione: l’aumento può essere attuato o aumentando il valore nominale delle azioni in

circolazione o mediante l’emissione di nuove azioni (che saranno assegnate gratuitamente agli azionisti in

proporzione a quelle già possedute).

23.4.5 La riduzione del capitale sociale. La riduzione reale

È riduzione reale la riduzione del capitale sociale che dà luogo ad un corrispondente rimborso ai soci del

valore dei conferimenti ed a una corrispondente riduzione del patrimonio sociale.

Oggi la riduzione del capitale sociale può essere disposta dalla società anche per cause diverse dalla

esuberanza (in passato unica causa ammissibile).

La riduzione del capitale sociale resta però circondata da una serie di cautele sostanziali e procedimentali,

in quanto l’operazione è potenzialmente pericolosa per i creditori sociali e per i soci di minoranza: riduce la

consistenza del patrimonio sociale e può pregiudicare lo svolgimento dell’attività di impresa.

Condizioni Il capitale sociale non può essere ridotto al di sotto del minimo legale di 120.000 €. Inoltre, se la società ha

emesso obbligazioni, se con la riduzione non si rispetta il limite legale all’emissione di queste ultime.

Sono poi previste particolari cautele procedimentali.

L’avviso di convocazione dell’assemblea deve indicare le ragioni e le modalità della riduzione, in modo

che i soci ne siano preventivante informati.

Opposizione dei La delibera, adottata con le normali maggioranze previste per le modificazioni dello statuto, può essere

creditori eseguita solo dopo 90 giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese . Entro questo termine, i creditori

sociali possono fare opposizione alla delibera di riduzione. L’opposizione sospende l’esecuzione della

delibera fino all’esito del giudizio sulla stessa. Il tribunale può disporre che l’esecuzione abbia luogo lo

stesso se ritiene infondato il pericolo di pregiudizio per i creditori.

Modalità di La riduzione può aver luogo mediante liberazione dei soci dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti, o

esecuzione mediante rimborso agli stessi del capitale. La società può anche procedere all’acquisto e al successivo

annullamento di azioni proprie. Le modalità di riduzioni prescelte in ogni caso devono assicurare la parità

di trattamento degli azionisti.

23.4.6 La riduzione del capitale sociale per perdite

La riduzione del capitale sociale per perdite consiste nell’adeguare la cifra del capitale sociale al minor

valore del patrimonio netto. È quindi una riduzione puramente nominale, dato che non comporta di per sé

alcuna riduzione del patrimonio sociale; quest’ultima si è infatti già verificata per effetto delle perdite

subite dalla società.

Riduzione La società non è obbligata a ridurre il capitale sociale fino a quando la perdita non sia superiore ad un 1/3

facoltativa del capitale sociale nominale.

Anche se non obbligata, la società può tuttavia ugualmente ridurre il capitale per perdite per poter

distribuire gli utili successivamente conseguiti: distribuzione altrimenti vietata fin quando le perdite non

siano state colmante.

La riduzione facoltativa per perdite segue la disciplina generale delle modificazioni dell’atto costitutivo. Se

la società ha emesso obbligazioni, la riduzione facoltativa per perdite può essere disposta solo in

proporzione delle obbligazioni rimborsate. 51

Riduzione La riduzione del capitale sociale diventa obbligatoria quando il capitale è diminuito di oltre un terzo in

obbligatoria conseguenza di perdite. La relativa disciplina è però parzialmente diversa a seconda che il capitale si sia o

meno ridotto anche al di sotto del minimo legale:

 se il minimo legale non è intaccato : gli amministratori convocano di fronte alla perdita senza indugio

l’assemblea straordinaria. L’assemblea può decidere l’immediata riduzione del capitale sociale o il

rinvio a nuovo delle perdite. Tuttavia, se entro l’esercizio successivo la perdita non diminuisce a meno

di 1/3, l’assemblea ordinaria che approva il bilancio deve ridurre il capitale in proporzione delle perdite

accertate; in mancanza, la riduzione è disposta d’ufficio dal tribunale.

 se il minimo legale è intaccato , l’assemblea, convocata senza indugio dagli amministratori, può

deliberare:

a) la riduzione del capitale sociale e il contemporaneo aumento ad una cifra non inferiore al

minimo legale;

b) la trasformazione della società.

Se la società non prende nessuna decisione, si scioglie ed entra in liquidazione.

23.5 Le operazioni della società sulle azioni proprie

Le operazioni sulle azioni proprie sono particolarmente pericolose per l’integrità del capitale sociale. Per

questo motivo, l’acquisto di azioni proprie impiegando delle riserve disponibili è consentito solo a

determinate condizioni:

 le somme impiegate per l’acquisto non possono eccedere l’ammontare degli utili distribuibili e delle

riserve disponibili (in pratica risulta vietato acquistare azioni proprie intaccando il capitale sociale);

 le azioni acquistate devono essere interamente liberate;

 l’acquisto dev’essere autorizzato dall’assemblea ordinaria che fissa l’ammontare massimo delle azioni

da acquistare e la durata (che non può essere superiore a 18 mesi);

 il valore delle azioni acquistate non può eccedere la decima parte del capitale sociale, tenuto conto delle

azioni possedute da controllate.

Se vengono violate queste condizioni le azioni devono essere vendute entro 1 anno dal loro acquisto, in

mancanza si procederà al loro annullamento.

I libri sociali. Il bilancio

20.1 I libri sociali obbligatori

Oltre ai libri e le scritture contabili previsti in via generale per l’imprenditore commerciale, la SpA deve

tenere anche i libri indicati dall’art.2241 destinati a documentare i profili essenziali dell’organizzazione e

Libri obbligatori della vita della società. I libri sociali obbligatori sono:

1. Il libro dei soci. In questo libro devono essere indicati il numero delle azioni emesse, il cognome ed il

nome dei titolari delle azioni nominative, i trasferimenti ed i vincoli ad esse relativi, nonché i

versamenti eseguiti.

2. Il libro delle obbligazioni. Devono essere indicati il numero delle obbligazioni emesse e di quelle

estinte, il cognome e il nome dei titolari di obbligazioni nominative, nonché i trasferimenti.

3. Il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, nel quale vanno trascritti anche i verbali

redatti per atto pubblico.

4. Il libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione.

5. Il libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale.

Il socio ed il rappresentante comune degli azioni di risparmio hanno diritto ad esaminare solo il libro dei

Diritto di ispezione soci e quello delle adunanze e delle deliberazioni dell’assemblea.

È invece precluso l’esame degli altri libri sociali dandosi così prevalenza sotto tale profilo all’interesse

della società al segreto.

20.2 Il bilancio d’esercizio

Nozione Il bilancio d’esercizio è il documento contabile che rappresenta, in modo chiaro

, veritiero e corretto , la

situazione patrimoniale e finanziaria e il risultato economico conseguito alla fine dell’esercizio dalla

società. 52

Il bilancio d’esercizio costituisce:

a) per i soci il solo strumento legale di informazione contabile sull’andamento degli affari sociali;

b) per i creditori sociali il mezzo per conoscere la consistenza del patrimonio della società; patrimonio

che, fra l’altro, rappresenta la sola garanzia su cui essi possono fare affidamento;

c) per il fisco il termine di riferimento per la tassazione periodica del reddito della società.

I principi contabili Per effetto del diritto comunitario, l’impiego dei principi contabili internazionali è obbligatorio per la

internazionali: redazione dei bilanci di esercizio e consolidato delle società con azioni o altri strumenti finanziari quotati o

Ambito di applicazione

diffusi tra il pubblico in misura rilevante. È inoltre obbligatorio per società quali banche e assicurazioni. In

tal modo, l’UE ha inteso rendere agevolmente confrontabili i bilanci di imprese operanti in diversi Stati,

Adozione facoltativa superando le persistenti divergenze fra le normative nazionali.

Per tutte le altre società per azioni, l’adozione dei principi contabili internazionali è facoltativa.

20.3 Principi fondamentali della disciplina del bilancio

Le clausole generali Pur divergendo sotto molti profili, la disciplina nazionale e i principi contabili internazionali condividono

alcuni postulati. Principi cardine che dominano la redazione del bilancio sono:

 il principio della chiarezza;

 il principio della rappresentazione veritiera e corretta .

Il nostro codice afferma al riguardo che il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in

modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico

d’esercizio.

Il bilancio, quindi, dev’essere redatto in modo da poter assolvere la sua funzione informativa:

a) il principio della chiarezza trova sviluppo nelle norme che regolano la struttura e il contenuto

del bilancio;

b) il principio di verità e correttezza nelle norme che fissano i criteri di valutazione dei diversi

cespiti patrimoniali.

Ulteriori principi rafforzano le clausole generali. È infatti stabilito che:

Altri principi  la valutazione delle voci di bilancio deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva di

Prudenza continuazione dell’attività; ciò al fine di evitare che nel bilancio risultino utili non effettivamente

realizzati;

 nella redazione del bilancio si deve tener conto dei ricavi e dei costi di competenza economica

Bilancio di

competenza dell’esercizio indipendentemente dalla data d’incasso o di pagamento;

 i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all’altro, se non in casi

Continuità eccezionali e con l’obbligo per gli amministratori di motivare la deroga nella nota integrativa e di

illustrarne l’influenza.

20.4 La struttura di bilancio redatto secondo la disciplina del codice civile

Il bilancio di esercizio si articola in 3 parti destinate ad integrarsi reciprocamente:

1. lo stato patrimoniale;

2. il conto economico;

3. la nota integrativa.

In applicazione del principio di chiarezza, sono dettagliatamente indicate le voci che devono figurare nei tre

Criteri di redazione documenti contabili. Inoltre sono dettate alcune regole generali che devono essere rispettate nella redazione

di tali documenti:

a) Le singole voci devono essere inserite nello stato patrimoniale e nel conto economico secondo l’ordine

tassativo fissato per legge.

b) Le voci sono organizzate in grandi categorie omogenee (contraddistinte da lettere maiuscole), a loro

volta articolate in sottocategorie (numeri romani), in voci (numeri arabi) ed in alcuni casi in sottovoci

(lettere minuscole).

c) Per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere indicato l’importo della voce

corrispondente dell’esercizio precedente al fine di agevolarne il riscontro. 53

d) È vietato il compenso di partite, ovvero di costi e ricavi che per legge devono essere iscritti

distintamente

Bilancio in forma Alle società che non superano determinate dimensioni è consentita la redazione di un bilancio in forma

abbreviata abbreviata (nel quale è ridotto il numero delle voci dello stato patrimoniale e del conto economico, nonché

delle indicazioni richieste dalla nota integrativa).

Lo stato patrimoniale rappresenta in modo sintetico la composizione del patrimonio della società. Lo stato

Stato patrimoniale patrimoniale deve essere redatto nella forma a colonne contrapposte (prima le attività, poi il patrimonio

netto e le passività) secondo lo schema fissato dall’art. 2424.

Il conto economico espone il risultato economico dell’esercizio attraverso la rappresentazione dei ricavi

Conto economico conseguiti e dei costi sostenuti nell’esercizio. Il conto economico deve essere redatto in forma scalare .

Grazie a questa forma è possibile verificare una serie di totali parziali che permette di tenere distinto il

risultato della specifica attività della società (utile o perdita della gestione ordinaria), da quello determinato

da oneri e proventi di diversa natura (o finanziaria o straordinaria).

La nota integrativa fornisce una serie di informazioni integrative (criteri di valutazione, variazione degli

La nota integrativa stessi) sulla situazione patrimoniale e finanziaria, sul risultato economico d’esercizio, nonché sul numero

dei dipendenti, sui compensi di amministratori e sindaci, sulle azioni e sugli strumenti finanziari emessi

dalla società. In particolare, vanno elencate le partecipazioni in società controllate e collegate.

Il bilancio deve essere inoltre corredato dalla relazione sulla gestione degli amministratori, nonché da

La relazione sulla relazioni del collegio sindacale e del revisore contabile, che però non costituiscono parte integrante del

gestione bilancio. La relazione sulla gestione, in particolare, è un allegato esterno al bilancio che assolve la funzione

di resoconto sulla gestione della società e sulle sue prospettive future.

20.5 La struttura di bilancio redatto secondo i principi contabili internazionali

Il bilancio d’esercizio redatto secondo i principi contabili internazionali ha, oltre allo stato patrimoniale, al

conto economico e alle note al bilancio (che assolvono la funzione di nota integrativa), anche altri due

documenti:

 il prospetto delle variazioni del patrimonio netto.

 il rendiconto finanziario.

Tale più complessa struttura corrisponde ad una più ampia funzione informativa assegnata al bilancio dai

Finalità principi contabili internazionali: quella di rappresentare anche i flussi di cassa. Vale a dire di informazioni

utili per valutare la capacità di un’impresa di far fronte ai debiti in scadenza e di effettuare nuovi

investimenti, ma che né lo stato patrimoniale né il conto economico forniscono, essendo redatti “per

competenza” e non “per cassa”.

20.6 I criteri di valutazione nel codice civile

La redazione del bilancio comporta per molti cespiti il compimento di una serie di stime da parte degli

amministratori, volte a determinare il valore da iscrivere a bilancio.

È un punto di estrema delicatezza poiché coinvolge i margini di discrezionalità degli amministratori:

sottovalutazioni delle attività e sopravalutazioni delle passività deprimono l’utile dando luogo alla

formazione delle riserve occulte; cioè utili che la società ha conseguito, ma che non risultato a bilancio in

seguito al gioco delle valutazioni.

Per evitare questi effetti distorsivi, il legislatore ha stabilito come principi generali la prudenza e la

continuità nei criteri di valutazione e ha fissato dettagliatamente i criteri cui gli amministratori devono

attenersi nelle valutazioni dei diversi cespiti:

Immobiliz- Le immobilizzazioni vanno iscritte in bilancio al costo storico (al costo d’acquisto o di

zazioni produzione), nel quale vanno computati anche gli oneri accessori.

Il valore delle immobilizzazioni la cui utilizzazione è limitata nel tempo (ad esempio

per via dell’obsolescenza) devono essere sistematicamente ammortizzate in ogni

esercizio in relazione alla residua possibilità di utilizzazione del bene, attraverso la

diretta riduzione della valore iscritto nell’attivo. In tal modo viene ripartito fra gli

esercizi, sulla base di un piano di ammortamento, il costo inizialmente sopportato.

Se il valore di un’immobilizzazione risulta durevolmente minore del costo storico

regolarmente ammortizzato si potrà svalutare il cespite; tuttavia se vengono meno i

54

motivi della svalutazione, essa non potrà essere mantenuta in bilancio.

Partecipazioni Possono essere valutate al costo o col metodo del patrimonio netto.

I costi di impianto, di ampliamento, di ricerca o di sviluppo e di pubblicità possono

Costi essere iscritti nelle immobilizzazioni solo se hanno un’utilità pluriennale. Devono

pluriennali essere ammortizzate in un periodo non superiore ai 5 anni. L’avviamento può essere

iscritto solo se acquistato a titolo oneroso.

Devono essere valutati secondo il valore prudente di realizzo e quindi svalutati nel caso

Crediti in cui si ritengono di dubbia o difficile realizzazione.

Le rimanenze di prodotti, materie prime, titoli o partecipazioni iscritti nell’attivo

Rimanenze circolante devono essere iscritte al costo d’acquisto o, se minore, al valore di realizzo

desumibile dall’andamento del mercato.

20.7 Il procedimento di formazione del bilancio

L’assemblea ordinaria deve essere convocata per approvare il bilancio almeno una volta l’anno, entro il

termine stabilito dallo statuto comunque non superiore a 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale

(180 giorni, se la società è tenuta alla redazione del bilancio consolidato).

Progetto di bilancio

Gli amministratori redigono il progetto di bilancio e tale funzione non è delegabile al comitato esecutivo o

agli amministratori delegati. A tal fine, nelle società quotate gli amministratori si possono avvalere della

cooperazione di un dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari.

Almeno 30 giorni prima della data stabilita per l’assemblea, il progetto di bilancio con la relazione degli

amministratori deve essere fatto pervenire al collegio sindacale il quale esprimerà un proprio giudizio sul

bilancio riassunto in un apposita relazione. Analoga relazione è predisposta dal soggetto incaricato del

controllo contabile, il quale esprime anche il proprio giudizio sul bilancio.

Il progetto di bilancio ed i relativi allegati, con la relazione degli amministratori, dei sindaci e del soggetto

Deposito incaricato del controllo contabile, devono restare depositati in copia nella sede della società durante i 15

giorni che precedono l’assemblea, in modo che i soci possano prenderne visione.

L’assemblea può approvare o respingere il bilancio. Ma, in ogni caso, l’approvazione del bilancio non

Poteri

dell’assemblea implica né la liberazione degli amministratori né dei sindaci per le responsabilità incorse nella gestione

sociale.

Pubblicità Entro 30 giorni dall’approvazione una copia del bilancio deve essere depositata, a cura degli

amministratori, presso l’ufficio del registro delle imprese.

Relazione Nelle società con azioni quotate in borsa gli amministratori devono redigere una relazione semestrale

semestrale sull’andamento della gestione.

20.8 Invalidità della delibera di approvazione

Vizi di Nel caso in cui il bilancio di esercizio presenti vizi ed irregolarità che riguardano il procedimento di

procedimento formazione dello stesso (ad esempio, omesso deposito nella sede sociale) la relativa delibera assembleare di

approvazione è annullabile .

Il bilancio di esercizio può inoltre presentare irregolarità che riguardano il suo contenuto. In tal caso si

Vizi di contenuto ritiene che la delibera di approvazione di un bilancio non chiaro e non preciso ha oggetto (contenuto)

illecito, in quanto adottata in contrasto con norme imperative inderogabile dettate a tutela di un interesse

generale. Altresì è nulla la delibera in caso di mancanza di convocazione o del verbale.

Le azioni di annullabilità o di nullità non possono essere più esercitate dopo che è stato approvato il

Limiti legali alla

impugnazione bilancio dell’esercizio successivo.

Inoltre, se il soggetto incaricato della revisione non ha formulato rilievi, la legittimazione all’impugnazione

della delibera di approvazione spetta, sia per le cause di annullabilità che di nullità, solo a tanti soci che

rappresentano almeno il 5% del capitale sociale. La società è posta al riparo da azioni promosse da sparute

minoranze che in passato avevano dato vita a impugnative puramente ricattatorie.

L’impugnativa della

Consob Nelle società quotate, l’impugnativa per la mancata conformità del bilancio alle norme che ne disciplinano i

criteri di redazione può essere proposta in ogni caso dalla Consob, nel termine di 6 mesi dal deposito del

bilancio presso l’ufficio di registro delle imprese. 55

20.4 La distribuzione degli utili

Chiamata a deliberare la distribuzione degli utili è l’assemblea ordinaria. Nel sistema dualistico a tal fine

provvede l’assemblea convocata dal consiglio di sorveglianza.

Non tutti gli utili sono però distribuibili fra i soci, ciò per alcuni vincoli di destinazione imposti per legge o

dall’atto costitutivo:

 dagli utili netti annuali deve essere dedotta una somma corrispondente almeno al 5% degli stessi per

costituire una riserva legale; ciò fino a quando la riserva non raggiunge il 20% del capitale sociale. La

riserva legale costituisce un accantonamento imposto per legge a salvaguardia dell’integrità del capitale

sociale, in modo da evitare che eventuali perdite negli esercizi futuri colpiscano direttamente il capitale

sociale riducendolo;

 lo statuto può imporre la costituzione di una riserva statutaria con funzione del tutto simile a quella

della riserva legale. Tuttavia, le somme accantonate possono essere rese distribuibili attraverso una

delibera dell’assemblea straordinaria che modifica lo statuto;

 discrezionalmente l’assemblea ordinaria può imporre la nascita di riserve facoltative;

 ulteriori vincoli di destinazione degli utili possono derivare da norme statutarie che prevedono una

partecipazione agli utili a favore dei promotori o degli amministratori.

Utili distribuiti ai

soci Gli utili di cui l’assemblea che approva il bilancio può disporre a favore dei soci sono perciò costituiti:

a. dagli utili distribuibili di esercizio;

b. dagli utili accertati e non distribuiti negli esercizi precedenti (riserve disponibili e utili riportati a

nuovo).

Diversamente da quanto visto per le società di persone, nella società per azioni l’approvazione del bilancio

non determina di per sé l’insorgere di un diritto individuale degli azionisti all’immediata assegnazione della

propria parte degli utili. A tal fine è necessaria un’ulteriore e distinta delibera dell’assemblea di

distribuzione utili. L’interesse del gruppo di comando al reinvestimento degli utili nell’attività sociale

(autofinanziamento) è così chiaramente privilegiato rispetto all’interesse del singolo socio alla distribuzione

annuale degli utili.

La discrezionalità della maggioranza nel decidere la destinazione degli utili ad autofinanziamento trova

Limiti al potere

dell’assemblea tuttavia temperamento nel più volte richiamato principio generale di correttezza e buona fede

nell’esecuzione del contratto di società: si può avere l’annullabilità della delibera (con cui si stabilisce di

non distribuire utili) solo di fronte a comportamenti platealmente abusivi del gruppo di comando: mancata

distribuzione di utili per più esercizi ispirata dal solo fine di indurre i soci di minoranza a disfarsi delle

azioni.

Inoltre, il potere dispositivo dell’assemblea in tema di distribuzione degli utili può essere limitato da

clausole statutarie che riconoscono a determinate categorie di azioni il diritto alla percezione annuale di un

dividendo minimo, ovviamente sempre ché vi si siano utili distribuibili. Per tutti gli altri azionisti un diritto

di credito verso la società all’erogazione dei dividendi sorge invece solo in seguito alla delibera

assembleare di distribuzione degli utili.

La società non può comunque pagare dividendi se non per utili realmente conseguiti e risultanti da bilancio

Utili fittizi regolarmente approvato.

Né può procedere alla distribuzione di dividendi se negli esercizi precedenti si è verificata una perdita del

capitale, fin quando il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente.

L’inosservanza di tali condizioni dà luogo alla distribuzione di utili fittizi. La relativa delibera assembleare

è nulla per illiceità dell’oggetto e gli amministratori e sindaci sono esposti a responsabilità penale. Tuttavia,

gli azionisti non sono obbligati a restituire i dividendi quando:

 erano in buona fede al momento della riscossione;

 i dividendi sono stati distribuiti in base a un bilancio regolarmente approvato.

Acconti sui Le società per azioni il cui bilancio è assoggettato al controllo da parte di società di revisione possono

dividendi distribuire ai soci acconti sui dividendi. Occorre però che la distribuzione dei dividendi sia prevista dalla

statuto e occorre la delibera dagli amministratori sulla base di un prospetto contabile dal quale risulti che la

situazione economica-patrimoniale della società consenta la distribuzione dei dividendi. 56

I gruppi di società

25.1 I gruppi di società

Il gruppo di società è un’aggregazione di imprese societarie formalmente autonome e indipendenti l’una

dall’altra, ma assoggettate tutte ad una direzione unitaria. In altre parole, tutte le società appartenenti al

gruppo sono sotto l’influenza dominante di un’unica società (capogruppo) che, direttamente o

indirettamente, le controlla e le dirige secondo un disegno unitario.

Per quanto riguarda gli aspetti di diritto societario, la presenza di aggregazioni societarie sollecita una

specifica disciplina diretta a:

 assicurare un’adeguata informazione sui collegamenti di gruppo , sui rapporti finanziari e commerciali

fra società del gruppo, nonché sulla situazione patrimoniale e economica del gruppo unitariamente

considerato;

 evitare che eventuali intrecci di partecipazioni alterino l’integrità patrimoniale delle società coinvolte ;

 evitare che le scelte operative delle singole società del gruppo pregiudichino le aspettative di quanti

fanno affidamento esclusivamente sulla consistenza patrimoniale e sui risultati economici di una

determinata società.

25.2 Società controllate e direzione unitaria

È società controllata la società che si trova sotto l’influenza dominante di un’altra società (controllante) che

è in grado di indirizzarne l’attività nel senso da essa voluto.

Il controllo societario può assumere diverse forme:

1) maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria, controllo azionario di diritto;

2) disponibilità dei voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria,

controllo azionario di fatto;

3) particolari vincoli contrattuali con la società, controllo contrattuale.

Dalle società controllate vanno tenute distinte le società collegate. Sono collegate le società sulle quali

un’altra società esercita un’influenza notevole, ma non dominante. L’influenza notevole si presume quando

nell’assemblea ordinaria può essere esercitato almeno 1/5 dei voti, o 1/10 se la società partecipata è quotata

in borsa.

25.3 La disciplina dei gruppi

L’informazione sui collegamenti: Per quanto riguarda l’informazione sui collegamenti societari è istituita

un’apposita sezione del registro delle imprese nella quale sono iscritti i soggetti che esercitano attività di

direzione e coordinamento e le società alla stessa sottoposte. Le controllate sono tenute ad indicare negli

atti e nella corrispondenza la soggezione all’altrui attività di direzione e di coordinamento. Gli

amministratori delle società controllate che omettono di provvedere all’iscrizione o all’indicazione sono

responsabili dei danni che soci o terzi possono subire per la mancata conoscenza di tali fatti

L’informazione contabile di gruppo: scattano in sede di redazione del bilancio specifici obblighi di

informazione contabile.

25.4 La tutela dei soci e dei creditori delle società controllate

La riforma del 2003 introduce specifici strumenti di tutela a favore degli azioni di minoranza e dei creditori

delle società controllate destinati a fungere da limiti all’esercizio dell’attività di direzione e di

coordinamento da parte della capogruppo. Al riguardo è previsto che:

le decisioni delle società controllate ispirate ad un interesse di gruppo devono essere adeguatamente

1) motivate, onde consentire una valutazione degli eventuali danni che le stesse arrecano alla società

sottoposta all’altrui attività di direzione;

il rimborso di finanziamenti infragruppo è postergato rispetto al soddisfacimento degli altri creditori

2) (tranne i crediti verso la capogruppo);

Se la società controllata supinamente si attiene alle direttive di gruppo lesive del proprio patrimonio, la

3) società capogruppo è tenuta a indennizzare agli azionisti e creditori i danni dagli stessi subiti per il

fatto che la propria società non ha rispettato i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale

57

arrecando così un danno ai soci (minor redditività e al valore della partecipazione sociale), nonché ai

creditori sociali per la lesione cagionata all’integrità del patrimonio;

è riconosciuto il diritto di recesso:

4)  ai soci di una società non quotata quando entra a far parte di un gruppo o ne esce, se ne deriva

un’alterazione delle condizioni di rischio dell’investimento e non venga promossa un’offerta

pubblica d’acquisto che consenta al socio di alienare la propria partecipazione;

 quando la capogruppo delibera una trasformazione che comportamento il mutamento del suo

scopo sociale (ad es: da società ad associazione) o un cambiamento dell’oggetto sociale, tale da

alterare in modo sensibile le condizioni economiche e patrimoniali della società controllata.

20.5 Il bilancio consolidato di gruppo

Il bilancio consolidato è il bilancio redatto dalla capogruppo in aggiunta al proprio bilancio d’esercizio. In

Nozione esso è rappresenta la situazione patrimoniale, finanziaria e economica del gruppo considerato nella sua

unità, sulla base dei bilanci di esercizio delle singole società del gruppo opportunamente rettificati.

Il bilancio consolidato costituisce un utile strumento di informazione sulla situazione globale del gruppo.

Non incide invece sulla determinazione dell’utile distribuibile, che resta quello risultante dai bilanci di

esercizio delle singole società di gruppo.

Il bilancio consolidato deve essere redatto dalla società di capitali che controlla altre imprese (anche non

Obblighi. Esoneri societarie) e dalle società cooperative che controllano società di capitali. Sono tuttavia esonerati

dall’obbligo di redigere il bilancio consolidato i gruppi di minore dimensione, purché nessuna delle imprese

del gruppo sia una società quotata.

Regole di redazione

A partire dal 2005, le società che emettono azioni o altri strumenti finanziari quotati, o diffusi presso il

pubblico in maniera rilevante, sono tenute a redigere i propri bilanci consolidati in conformità ai principi

contabili internazionali. Per le altre SpA l’adozione è facoltativa.

Le discipline nazionale ed internazionale determinano in modo non identico quali controllate includere nel

Area di

consolidamento bilancio consolidato:

 in base ai principi contabili internazionali, il bilancio consolidato deve includere tutte le società

controllate, con l’unica eccezione delle società sottoposte a controllo temporaneo .

 meno rigorosa, la disciplina nazionale fa obbligo di escludere dall’area di consolidamento le società che

svolgono un’attività del tutto eterogenea rispetto alla maggior parte delle imprese controllate.

Per altri aspetti, la disciplina nazionale ed i principi contabili internazionali presentano significative

analogie, che ne giustificano la trattazione unitaria.

Il bilancio consolidato è redatto dagli amministratori della capogruppo. Il bilancio si articola nelle stesse

voci del bilancio d’esercizio, tuttavia devono essere eliminati i rapporti interni di gruppo, in particolare

nella redazione del bilancio occorre escludere:

 le partecipazioni della controllante in imprese incluse nel consolidamento;

 i crediti e i debiti fra le imprese incluse nel consolidamento;

 i proventi e gli oneri relativi ad operazioni effettuate fra le stesse;

 gli utili e le perdite conseguenti.

Procedimento di La formazione del bilancio consolidato segue lo stesso procedimento del bilancio d’esercizio. Vi è però una

formazione significativa differenza: il bilancio consolidato non è assoggettato ad approvazione da parte dell’assemblea.

Nel sistema tradizionale e monistico costituisce atto degli amministratori; nel sistema dualistico è

approvato, invece, dal consiglio di sorveglianza. Ne consegue che nei confronti del bilancio consolidato,

che presenta vizi di contenuto, non è applicabile la disciplina dell’invalidità delle deliberazioni assembleari,

bensì quella dell’invalidità delle delibere del consiglio di amministrazione (applicabile nel sistema

dualistico anche alle delibere invalide del consiglio di sorveglianza).

Accertamento di Se la società che redige il bilancio è assoggetta a revisione contabile obbligatoria, i soci che rappresentano

conformità almeno il 5% del capitale sociale possono però richiedere al tribunale di accertare la conformità del bilancio

consolidato alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione. 58

Lo scioglimento della società per azioni

28.1 Le cause di scioglimento

La società per azioni si scioglie ed entra in stato di liquidazione col verificarsi di una delle seguenti cause:

Le singole

cause 1. il decorso del termine di durata fissato nell’atto costitutivo;

2. il conseguimento dell’oggetto sociale o la sua sopravvenuta impossibilità;

3. l’impossibilità di funzionamento dell’assemblea. È necessario però che la paralisi dell’organo

assembleare, per assenteismo degli azionisti o per contrasti che impediscono la formazione delle

maggioranze, precluda l’adozione delle delibere necessarie per il funzionamento della società (ad es:

l’approvazione del bilancio);

4. la riduzione del capitale (per perdite) al di sotto del minimo legale; salvo che l’assemblea deliberi la

riduzione ed il contemporaneo aumento del capitale ad una cifra superiore al minimo legale, oppure la

trasformazione della società;

5. la deliberazione dell’assemblea straordinaria di scioglimento della società a seguito del recesso di uno o

più soci, ovvero all’impossibilità di provvedere al rimborso delle relative azioni senza ridurre il capitale

sociale o all’opposizione dei creditori alla riduzione;

6. la deliberazione dell’assemblea (straordinaria) di scioglimento anticipato, per la quale nelle società che

non fanno appello al mercato del capitale di rischio è richiesta la maggioranza rafforzata di più di un

terzo del capitale sociale anche in seconda convocazione;

7. le altre clausole previste dall’atto costitutivo o dallo statuto (ad es: scadenza di una concessione, morte

di un determinato socio).

Accertamento e

pubblicità Verificatasi una causa di scioglimento gli amministratori devono procedere senza indugio al suo

accertamento e all’iscrizione nel registro delle imprese della relativa dichiarazione o della deliberazione

assembleare che ne dispone lo scioglimento. Alla denominazione della società deve essere aggiunta

l’indicazione che si tratta di società in liquidazione.

L’iscrizione nel registro delle imprese della causa di scioglimento acquista con la riforma del 2003

particolare rilievo. Per quanto riguarda gli effetti connessi al verificarsi di una causa di scioglimento

decorrono dal momento dell’iscrizione nel registro delle imprese della dichiarazione di accertamento del

consiglio di amministrazione o della delibera assembleare che dispone lo scioglimento.

In caso di ritardo o di omissione nell’accertamento e nell’iscrizione, gli amministratori sono personalmente

e solidalmente responsabili per i danni subiti dalla società, dai creditori sociali e dai terzi.

28.2 La società in stato di liquidazione

Il verificarsi di una causa di scioglimento non determina l’immediata estinzione della società: si deve prima

procedere, attraverso il procedimento di liquidazione, al pagamento dei creditori sociali e alla ripartizione

fra i soci dell’eventuale residuo attivo.

Gli amministratori restano in carica fino alla nomina dei liquidatori ma, contestualmente all’accertamento

La posizione degli

amministratori della causa di scioglimento, devono convocare l’assemblea per le deliberazioni relative alla liquidazione.

Sono inoltre responsabili della conservazione dei beni sociali fin quando non li abbiano consegnati ai

liquidatori.

Infine, e soprattutto, vedono limitati i loro poteri. Infatti, per il semplice verificarsi di una causa di

scioglimento (e quindi indipendentemente dall’iscrizione della stessa nel registro delle imprese) gli

amministratori conservano il potere di gestire la società ai soli fini della conservazione dell’integrità e del

valore del patrimonio sociale, in attesa di farne consegna ai liquidatori. Per gli atti o le omissioni posti in

essere violando tale limitazione, gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili dei

danni arrecati alla società, ai soci, ai creditori sociali ed ai terzi.

I poteri

dell’assemblea 59

Meno agevole è invece definire i limiti che l’attività deliberativa dell’assemblea incontra durante la

liquidazione. È infatti controverso se siano compatibili con lo stato di liquidazione talune delibere

modificative dello statuto: aumento del capitale sociale a pagamento, riduzione facoltativa, etc. È

comunque certamente consentita la fusione con altre società, fin quando non sia iniziata la distribuzione

dell’attivo.

La società può in ogni momento revocare lo stato di liquidazione e tornare ad una fase di normale esercizio

Revoca dello stato di

liquidazione con delibera dell’assemblea straordinaria, previa eliminazione della causa di scioglimento. Nelle società che

non fanno appello al mercato del capitale di rischio è richiesta la maggioranza rafforzata di un terzo del

capitale sociale anche in seconda convocazione. Inoltre, ai soci che non hanno concorso alla deliberazione è

riconosciuto il diritto di recesso. Infine, anche i creditori sociali sono tutelati. La revoca ha, infatti, effetto

solo dopo 60 giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese, termine entro il quale i creditori sociali

anteriori all’iscrizione possono proporre opposizione.

28.3 Il procedimento di liquidazione

Nomina dei Il procedimento di liquidazione si apre con la nomina di uno o più liquidatori. Salvo diversa disposizione

liquidatori dello statuto, i liquidatori sono nominati dall’assemblea straordinaria, con delibera che ne fissa anche il

numero, le regole di funzionamento e i poteri.

I liquidatori restano in carica per tutta la durata del procedimento di liquidazione. Valgono per essi le cause

di ineleggibilità e di decadenza previste per gli amministratori.

Revoca I liquidatori possono essere revocati dall’assemblea con le maggioranze prescritte per l’assemblea

straordinaria. Se sussiste giusta causa sono revocabili anche dal tribunale, su istanza dei soci, dei sindaci o

del pubblico ministero, così sottolineandosi l’interesse generale al corretto svolgimento della liquidazione.

Pubblicità I provvedimenti di nomina e di revoca sono soggetti a iscrizione nel registro delle imprese.

Con l’iscrizione della nomina dei liquidatori, gli amministratori cessano dalla carica.

Poteri, doveri e responsabilità dei liquidatori sono modellati su quelli degli amministratori, sia pure con

Poteri, doveri, alcuni adattamenti imposti dalla peculiarità dello stato di liquidazione:

responsabilità  i liquidatori devono adempiere i loro doveri con la diligenza e la professionalità richieste dalla natura

dell’incarico;

 i liquidatori devono prendere in consegna dagli amministratori i beni e i libri sociali, nonché redigere

con gli stessi l’inventario del patrimonio sociale;

 i liquidatori possono compiere tutti gli atti utili per la liquidazione della società . Scompare il divieto di

intraprendere nuove operazioni e la connessa responsabilità personale per gli affari intrapresi.

Pagamento dei

creditori L’attività dei liquidatori deve essere innanzitutto diretta al pagamento dei creditori sociali. Essi non

possono perciò ripartire fra i soci i beni della società fin quando non sono pagati tutti i creditori noti o non

siano state accantonate le somme necessarie per pagarli. Se i fondi disponibili sono insufficienti, i

liquidatori possono chiedere proporzionalmente ai soci i versamenti ancora dovuti sulle azioni non

interamente liberate.

Bilancio finale di Completata la liquidazione del patrimonio sociale con la conversione in denaro dell’attivo, i liquidatori

liquidazione redigono il bilancio finale di liquidazione, indicando la parte spettante a ciascun socio nella divisione

dell’attivo (piano di riparto).

Il bilancio finale di liquidazione deve essere approvato dai singoli soci e non dall’assemblea, dato che a

questo punto entra in gioco l’interesse del singolo all’ottenimento della quota di liquidazione. E per

agevolare questa fase del procedimento di liquidazione è previsto un meccanismo di approvazione tacita.

Approvazione tacita

Il bilancio è depositato presso l’ufficio del registro delle imprese e si intende approvato se, entro 90 giorni

dal deposito, nessun socio abbia proposto reclamo davanti al tribunale.

L’approvazione del bilancio finale di liquidazione libera i liquidatori di fronte ai soci per l’attività svolta

28.4 L’estinzione della società

Cancellazione della

Il procedimento di liquidazione si chiude con la cancellazione della società dal registro delle imprese.

società Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal

registro delle imprese. Compiuta la liquidazione, i libri della società sono depositati presso l’ufficio del

registro delle imprese.

Intervenuta che sia la cancellazione del registro delle imprese, ferma restando l’estinzione della società, i

Sopravvenienze

passive creditori sociali rimasti insoddisfatti possono far valere i loro diritti: 60

 nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscossi in base al bilancio finale di

liquidazione;

 nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi.

La cancellazione dal registro delle imprese segna quindi l’estinzione della società per azioni, quand’anche

vi siano creditori (noti o ignoti) non soddisfatti.

Fallimento della I creditori tuttavia possono chiedere il fallimento della società entro un anno dalla cancellazione dal registro

società delle imprese. La trasformazione, la fusione e la scissione delle società

31.1 La trasformazione

Nozione La trasformazione è il cambiamento di tipo di società, o il passaggio da una società di capitali ad altro tipo

di ente giuridico, e viceversa.

Caratteristica propria dell’istituto è la regola della continuità dei rapporti giuridici: con la trasformazione

Continuità dei

rapporti giuridici l’ente trasformato conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti giuridici anche processuali

dell’ente che ha effettuato la trasformazione.

L’attuale disciplina distingue fra trasformazione omogenea e trasformazione eterogenea.

Trasformazione La trasformazione omogenea è il cambiamento da società di capitali a società di persone e viceversa. Il

omogenea cambiamento del tipo di società è trattato dalla legge come una modifica dell’atto costitutivo, sia pure

assoggettata ad una specifica disciplina. La trasformazione non comporta però l’estinzione della società

preesistente e la nascita di una nuova società: è la stessa società che continua a vivere in una rinnovata veste

giuridica e conserva i diritti e gli obblighi anteriori alla trasformazione.

Espressamente vietata è la trasformazione di una società cooperativa a mutualità prevalente in società

Trasformazione di lucrativa. Tuttavia, è ora consentita la trasformazione delle altre società cooperative in società lucrative o in

cooperative consorzi. È stata inoltre consentita la trasformazione di società di capitali (ma non di persone) in società

cooperative, che configura uno dei casi di trasformazione eterogenea.

Oltre che nell’ipotesi appena indicata, si ha trasformazione eterogenea nel passaggio da una società

Trasformazione

eterogenea capitali in un ente non societario, e viceversa.

31.1.2 La trasformazione omogenea: il procedimento di trasformazione

Maggioranze Per decidere la trasformazione omogenea:

 nelle società di persone è sufficiente il consenso della maggioranza dei soci determinata secondo la

partecipazione attribuita a ciascuno negli utili. Al socio che non ha concorso alla decisione è

riconosciuto il diritto di recesso;

 per le società di capitali è necessaria una delibera dell’assemblea straordinaria da adottare nelle società

per azioni non quotate con maggioranze rafforzate. I soci che non hanno concorso alla deliberazione

hanno diritto di recesso.

Delibera di

trasformazione La delibera di trasformazione deve rispondere ai requisiti di forma e di contenuto previsti per l’atto

costitutivo del tipo di società prescelto (ad es: nel caso di trasformazione di società di persone in società di

capitali la delibera deve risultare da atto pubblico e deve contenere le indicazioni prescritte dalla legge per

l’atto costitutivo e del tipo di società prescelto).

Stima del patrimonio

Inoltre, alla delibera di trasformazione deve essere allegata una relazione giurata di stima del patrimonio

sociale, redatta secondo le norme stabilite per i conferimenti in natura nella società per azioni.

La delibera di trasformazione in società di capitali, al pari dell’atto costitutivo, è soggetta a controllo di

legittimità da parte del notaio che ha redatto il verbale e a iscrizione nel registro delle imprese. Con

l’iscrizione il procedimento si completa e la trasformazione produce i suoi effetti.

31.1.2 La responsabilità dei soci

La trasformazione può comportare un mutamento del regime di responsabilità dei soci: 61

Se in seguito alla trasformazione i soci assumono responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali,

l’attuale disciplina dispone che oltre all’approvazione in assemblea della trasformazione è richiesto il

consenso dei soci che assumo responsabilità illimitata. Inoltre, tale responsabilità opera anche per le

Soci a responsabilità

obbligazioni anteriori alla trasformazione:

illimitata Nell’ipotesi inversa, quando a seguito della trasformazione viene meno la responsabilità illimitata, i soci

non solo liberati dalla responsabilità per le obbligazioni sociali anteriori all’iscrizione della delibera di

trasformazione nel registro delle imprese. La trasformazione opera solo per il futuro.

Procedimento di Tuttavia, vi è una disciplina che agevola la liberazione dei soci. È infatti stabilito che:

liberazione a) il consenso dei creditori alla trasformazione vale come consenso alla liberazione di tutti i soci a

responsabilità illimitata;

b) il consenso alla trasformazione (e quindi alla liberazione dei soci) si presume, se ai singoli creditori è

stata comunicata la trasformazione per raccomandata ed essi non hanno negato nel termine di 60 giorni

la loro adesione, (silenzio vale assenso).

E, si badi, l’eventuale dissenso non impedisce la trasformazione della società.

31.1.3 La trasformazione eterogenea

La trasformazione eterogenea è la trasformazione di società di capitali in consorzi, società cooperative e

viceversa.

Trasformazione di Si applica in quanto compatibile la disciplina della trasformazione omogenea di società di capitali, ma è

società di capitali richiesta una maggioranza più elevata: il voto favorevole dei 2/3 degli aventi diritto.

Trasformazione in Più articolata è la trasformazione in società di capitali.

società di capitali Nei consorzi, la trasformazione deve essere deliberata dalla maggioranza assoluta dei consorziati. La

trasformazione delle fondazioni è disposta dall’autorità governativa.

L’atto di trasformazione deve risultare da atto pubblico e deve contenere le indicazioni previste dalla legge

per l’atto di costituzione del tipo adottato.

Le trasformazioni eterogenee hanno effetto solo dopo che siano decorsi 60 giorni dall’ultimo adempimento

pubblicitario richiesto. Entro tale termine i creditori dell’ente che si trasforma possono proporre

opposizione alla trasformazione.

31.2 La fusione

La fusione è l’unificazione di due o più società in una sola. Essa può essere realizzata in due diversi modi:

 con la costituzione di una nuova società che prende il posto di tutte le società che si fondono;

 mediante assorbimento in una società preesistente (fusione per incorporazione).

La fusione può aver luogo sia fra società dello stesso tipo (fusione omogenea), sia fra società di tipo diverso

(fusione eterogenea). La fusione fra società eterogenee comporta anche la trasformazione di una o più

società che si fondono.

Società in liquidazione

La partecipazione alla fusione non è consentita alle società che si trovano in stato di liquidazione e che

abbiamo già iniziato la distribuzione dell’attivo.

Funzione La fusione è uno strumento di concentrazione delle imprese societarie che consente di ampliarne la

economica dimensione e la competitività sul mercato. La fusione è inoltre un istituto che dà luogo ad una

concentrazione giuridica e non solo economica.

La società incorporante o la nuova società assume i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla

fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione. I creditori delle

società estinte potranno far valere i loro diritti sulla società risultante dalla fusione.

A loro volta, i soci delle società che si estinguono diventano soci della nuova società e ricevono in cambio

alla loro originaria partecipazione azioni di quest’ultima, in base a un predeterminato rapporto di cambio.

Il procedimento di fusione si articola in 3 fasi essenziali:

Il progetto di fusione: Il progetto di fusione deve avere identico contenuto per tutte le società partecipanti

alla fusione e deve contenere le seguenti indicazioni:

1. il tipo, la denominazione sociale, la sede delle società partecipanti alla fusione;

2. l’atto costitutivo della nuova società risultate dalla fusione o di quella incorporante;

3. il rapporto di cambio in base al quale saranno assegnate ai soci delle società che si estinguono le azioni

della società risultante dalla fusione.

Il progetto di fusione dev’essere iscritto nel registro delle imprese. 62


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti sui concetti essenziali di Diritto commerciale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: la nozione di imprenditore, l’attività produttiva, l’organizzazione, l’economicità dell’attività e scopo di lucro, la professionalità, l'impresa e l'professioni intellettuali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e legislazione d'impresa (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Cesqui Sante Maria.

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