Diritto civile
La risoluzione del contratto
Avv. Andrea Montanari (17 gennaio 2014)
La dottrina tradizionale ha una visione un po' statica: se c'è l'inadempimento c'è il danno, e se non c'è l'adempimento c'è l'interesse a non mantenere il contratto. Se il contratto è violato, il risarcimento del danno sicuramente investe l'interesse positivo e l'interesse negativo si risarcisce solo in sede precontrattuale. Ciò si fonda sull'idea che inadempimento corrisponde a danno, il vincolo obbligatorio diventa vincolo di responsabilità. Questa lettura si fonda sull'art. 1218 c.c.
Sul 1218 si è fondato il risarcimento per equivalente, che è una conseguenza della lettura inadempimento/danno. Questo si fonda su un'idea di contratto come se fosse solo un mero rapporto di debito-credito, avendo solo interesse al risarcimento del danno.
La moderna dottrina dell'obbligazione dei contratti ha inquadrato il contratto come un rapporto obbligatorio complesso, ossia che non dà solo utilità alla controparte, ma quel rapporto si occupa anche di tutelare la parte dal contratto inteso come possibilità di danno. L'idea del rapporto obbligatorio come rapporto complesso non vede nel contratto solo debito e credito, ma oltre all'obbligo di prestazione specifica, ci sono anche obblighi ulteriori come i c.d. obblighi di protezione intesi a preservare la sfera giuridica della controparte in sede di attuazione del contratto, che nascono in sede precontrattuale e continuano per tutta la vigenza del contratto. Teoria di derivazione tedesca.
Il fondamento normativo degli obblighi di protezione
Qual è il fondamento normativo di questi obblighi di protezione? La clausola generale di correttezza e buona fede. La lettura è l'idea di buona fede integrativa, come fonte di integrazione del contratto con obblighi ulteriori della prestazione.
Quindi il rapporto obbligatorio è non solo obbligo di prestazione ma anche altri come la buona fede, che dà rilevanza giuridica all'interesse alla tutela della propria persona, danno meramente patrimoniale. In realtà si potrebbe anche dire che non è vero che l'interesse contrattuale negativo c'è solo nella fase precontrattuale. È il neminem ledere in sede contrattuale. Anche nel contratto c'è questo interesse negativo, il diritto al risarcimento dell'interesse negativo.
Il contratto come evento dannoso si ha quando il contratto non mi ha portato quanto previsto e quindi diventa automaticamente un danno perché mi ha fatto perdere tempo.
Implicazioni della lettura del contratto come rapporto complesso
Cosa comporta la lettura del contratto come rapporto complesso? Si pensi al contratto di pacchetto turistico che non mira soltanto a darmi un viaggio, ma si preoccupa anche di tutelare la persona.
Si arriva dunque a dire che la rilevanza giuridica non sono solo gli interessi patrimoniali, ma anche quelli non patrimoniali. Questo significa anche che il contratto come rapporto complesso non esaurisce la tutela contrattuale al solo rimedio del risarcimento del danno perché ci sono diversi interessi da rimborsare. Bisogna valorizzare lo iato tra inadempimento e danno.
Per Mazzamuto, tra inadempimento e danno ci sono diverse parti. Il danno dev'essere dimostrato. Il 1453 dice che posso chiedere o l'adempimento o la risoluzione del contratto ed in entrambi i casi si subisce un danno. Bisogna dire che non si può leggere la risoluzione del contratto come vicenda dell'obbligazione, ma come vicenda del contratto.
Ci sono due rimedi e non c'è solo il risarcimento del danno, ma soprattutto, nel passaggio dal codice del 1865 al 1942, l'idea del contratto è cambiata perché non è più solo quello del rapporto obbligatorio, ma può avere anche effetti reali; ossia mentre prima si parlava del contratto come vincolo giuridico, nel nuovo co...
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