Che materia stai cercando?

Danno patrimoniale e non patrimoniale Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto civile sulle obbligazioni e i fatti illeciti utili per capire la differenza tra danno patrimoniale e non patrimoniale e risarcibilità con questi argomenti trattati: tipi di danni, responsabilità civile, sentenza della Corte Suprema di Cassazione dell'11-10-2000.

Esame di Diritto Penale docente Prof. A. Maugeri

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Vincenzo CARBONE - Presidente -

Dott. Roberto PREDEN - Rel. Consigliere -

Dott. Antonio SEGRETO - Consigliere -

Dott. Alfonso AMATUCCI - Consigliere -

Dott. Gianfranco MANZO - Consigliere -

ha pronunciato la seguente SENTENZA

sul ricorso proposto da:

ZANI ELVIRA MARIA VED BELCUORE, anche quale unica erede della figlia

Belcuore Barbara, elettivamente domiciliata in ROMA VIA BODONI 6,

presso lo studio dell'avvocato DARIO MUZI, che la difende anche

disgiuntamente all'avvocato GASPARE BERTUETTI, giusta delega in atti;

- ricorrente -

contro

SAI SPA, MAZZUNNO LUCIANO; - intimati -

e sul 2 ricorso n 16386-01 proposto da:

SAI SPA, corrente in Torino, in persona del legale rappresentante pro

tempore dott. Carlo Ciani, elettivamente domiciliata in ROMA VIA

DELLA CONCILIAZIONE 44, presso lo studio dell'avvocato MARIA

ANTONIETTA PERILLI, che la difende anche disgiuntamente all'avvocato

VITTORIO MINERVINI, giusta delega in atti;

- controricorrente e ricorrente incidentale -

contro

ZANI ELVIRA MARIA, BELCUORE MARIA, SILEO TERESA, BELCUORE VITO,

BELCUORE FAUSTO, BELCUORE TEODORA, MAZZUNNO LUCIANO; - intimati -

avverso la sentenza n. 3-01 della Corte d'Appello di BRESCIA, Sezione

II Civile, emessa l'11-10-00 e depositata il 02-01-01 (R.G. 698-98);

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07-05-03 dal Consigliere Dott. Roberto PREDEN;

udito l'Avvocato Maria Antonietta PERILLI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

Marco PIVETTI che ha concluso per il rigetto del ricorso principale

ed il rigetto del ricorso incidentale.

Fatto

Il giorno 8.8.1993, Antonio Belcuore veniva investito da un'auto di proprietà di Luciano Mazzunno

e riportava lesioni a causa delle quali decedeva il 23.10.1993.

Con atto notificato il 14.1.1994, la madre, Teresa Sileo, la moglie, Elvira Zani, la figlia, Barbara

Belcuore, e i fratelli, Maria, Vito, Fausto e Teodora Belcuore convenivano davanti al Tribunale di

Brescia il Mazzunno e la S.p.a. S.A.I. Assicurazioni, per sentirli condannare in solido al

risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, da essi subiti, sia iure proprio che iure

hereditatis.

I convenuti resistevano.

A seguito della morte di Barbara Belcuore, la madre Elvira Zani si costituiva per proseguire il

processo quale unica erede.

Il tribunale, con sentenza dell'8.10.1998, dichiarava la colpa esclusiva del Mazzunno e condannava

in solido i convenuti a pagare alla Zani la somma di L. 163.210.000, di cui L. 100.000.000 per

danno morale, L. 50.000.000 quale erede della defunta figlia Barbara per il danno morale da

quest'ultima sofferto, L. 3.850.000 quale unica erede della vittima per il danno biologico

temporaneo sofferto dalla medesima e L. 9.360.000 per esborsi; alla Sileo la somma di L.

30.000.000 a titolo di danno morale; ai Belcuore la somma di L. 20.000.000 ciascuno a titolo di

danno morale; rigettava la domanda della Zani per il risarcimento iure hereditatis del danno morale

sofferto dalla vittima, quella di risarcimento del danno biologico patito iure proprio dalla Zani e

dalla Sileo e quella di risarcimento del danno patrimoniale subito dalla Zani.

Proponevano appello gli attori, chiedendo: l'elevazione dell'importo del risarcimento del danno

morale sofferto dalla Zani, da Barbara Belcuore e dalla Sileo; il riconoscimento alla Zani, iure

hereditatis, del danno morale sofferto dall'ucciso e l'elevazione del danno biologico subito dal

medesimo; il riconoscimento del danno biologico o esistenziale subito dalla moglie, dalla figlia e

dalla madre della vittima per la perdita del congiunto; il riconoscimento alla vedova del danno

patrimoniale.

La Corte d'appello di Brescia, con sentenza del 2.1.2001, accoglieva parzialmente l'appello. La

corte così provvedeva:

- elevava a L. 8.000.000 la liquidazione del danno biologico subito dalla vittima, richiesto iure

successionis dalla Zani;

- riconosceva il danno morale sofferto dalla vittima tra il giorno dell'investimento e quello della

morte, e lo liquidava in L. 25.000.000, in favore della Zani, unica erede a seguito della morte della

figlia Barbara;

- riconosceva la sussistenza, in capo ai congiunti della vittima, del danno biologico iure proprio,

sotto il profilo del danno esistenziale, consistente nella permanente alterazione dell'equilibrio del

nucleo familiare; riteneva in re ipsa la prova del pregiudizio, in quanto lamentato da congiunti legati

alla vittima da stretto rapporto parentale e da vincolo di convivenza; liquidava, equitativamente,

l'importo del relativo risarcimento in favore della Zani, in L. 30.000.000 in proprio ed in L.

10.000.000 quale erede della figlia Barbara, ed in L. 20.000.000 in favore della Sileo;

- riteneva corretta la liquidazione in favore dei congiunti del danno morale soggettivo iure proprio;

- confermava il rigetto della domanda di risarcimento del danno patrimoniale subito dalla Zani, sul

rilievo che il defunto marito era pensionato, che alla vedova competeva la pensione di reversibilità e

che nessuna prova era stata fornita circa l'esecuzione di lavori in proprio, quale elettricista, da parte

del marito.

Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Zani, anche quale erede della figlia

Barbara, sulla base di unico mezzo.

Ha resistito, con controricorso, la S.A.I., che ha altresì proposto ricorso incidentale, affidato ad

unico mezzo, nei confronti della Zani, in proprio e quale erede della figlia, e della Sileo.

La Sileo non ha svolto difese.

Diritto

1. I due ricorsi, proposti avverso la medesima sentenza vanno riuniti (art. 335 c.p.c.).

Ricorso n. 12983-01 2. Con l'unico mezzo, la ricorrente, denunciando violazione di norme di diritto

(artt. 2056 e 1226 c.c.; art. 2043 c.c.; artt. 315, 433, 230-bis c.c.; artt. 29, 30 e 32 Cost.) ed omessa

motivazione, censura il mancato riconoscimento del risarcimento del danno patrimoniale subito

dalla Zani in conseguenza della morte del marito.

2.1. Il motivo è fondato.

Il totale diniego della sussistenza di un danno patrimoniale subito dalla vedova per la morte del

marito è stato motivato dalla corte d'appello sulla base di due argomentazioni: a) la vedova ha

perduto la quota di reddito che il marito le riservava, ma ha acquisito la pensione di reversibilità; b)

manca la prova che il marito, elettricista pensionato, svolgesse in proprio dei piccoli lavori in tale

qualità.

Il primo argomento è errato, in quanto applica il principio della compensatio lucri cum damno. Ma

tale ipotesi non si configura quando, a seguito della morte della persona offesa, alla vedova sia stata

concessa una pensione di reversibilità, poiché tale erogazione si fonda su un titolo diverso rispetto

all'atto illecito (sent. n. 1140-97; n. 1347-98; n. 10291-01).

La motivazione risulta quindi errata in diritto. La sentenza va pertanto cassata con rinvio ad altro

giudice che dovrà nuovamente motivare sul punto concernente la attribuzione alla vedova del danna

patrimoniale tenendo conto del suindicato principio.

Ricorso n. 16386-01 3. Con l'unico mezzo, la ricorrente incidentale, denunciando violazione ed

erronea applicazione di norme di diritto nonché contraddittorietà della motivazione, censura la

sentenza della corte d'appello nella parte in cui ha accolto la domanda di risarcimento del danno

biologico, sotto il profilo esistenziale, in favore della moglie, della figlia e della madre della vittima.

Sostiene: che la corte d'appello ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno esistenziale

inquadrandolo nell'ambito del danno biologico, quale lesione del diritto alla salute tutelato dall'art.

32 Cost. inteso in senso ampio; che il danno biologico può trovare adeguato risarcimento solo ove

sia data la prova della sussistenza di una situazione patologica che possa far affermare la violazione

del bene salute costituzionalmente garantito, mentre nessuna prova al riguardo è stata fornita dagli

attori.

3.1 Il motivo è solo in parte fondato e va accolto per quanto di ragione.

3.1.1. La corte d'appello ha accolto la domanda degli attori, formulata come domanda di

risarcimento di danno biologico iure proprio, sotto il profilo del danno esistenziale, sul rilievo che

l'uccisione di un congiunto provoca un pregiudizio al bene salute, da intendere non ristretto alla

mera integrità fisica (e psichica), ma esteso anche al benessere sociale, come ritenuto dalla Corte

costituzionale con la sentenza n. 184-86; che tale pregiudizio non è coincidente con gli stress

emozionali contingenti, ai quali si addice la previsione dell'art. 2059 c.c., in quanto consiste nella

permanente alterazione dell'equilibrio del nucleo familiare; che la prova della sussistenza di tale

pregiudizio deve ritenersi in re ipsa, quando è lamentato da stretti congiunti, conviventi con la

vittima.

3.1.2. L'ammissione a risarcimento del danno non patrimoniale da uccisione di congiunto,

consistente nella perdita del rapporto parentale (con tale espressione sinteticamente lo designa una

ormai cospicua giurisprudenza di merito, che lo inserisce nell'ambito del c.d. danno esistenziale),

compiuta dalla corte territoriale va condivisa nella sua essenza, anche se necessita di alcune

precisazioni.

3.1.3. Il risarcimento del danno non patrimoniale è previsto dall'art. 2059 c.c. ("Danni non

patrimoniali"), secondo cui: "Il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi

determinati dalla legge." All'epoca dell'emanazione del codice civile (1942) l'unica previsione

espressa del risarcimento del danno non patrimoniale era racchiusa nell'art. 185 del codice penale

del 1930.

Ritiene il Collegio che la tradizionale restrittiva lettura dell'art. 2059, in relazione all'art. 185 c.p.,

come diretto ad assicurare tutela soltanto al danno morale soggettivo, alla sofferenza contingente, al

turbamento dell'anima transeunte determinati da fatto illecito integrante reato (interpretazione

fondata sui lavori preparatori del codice del 1942 e largamente seguita dalla giurisprudenza), non

può essere ulteriormente condivisa.

Nel vigente assetto dell'ordinamento, nel quale assume posizione preminente la Costituzione - che,

all'art. 2, riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo -, il danno non patrimoniale deve

essere inteso come categoria ampia, comprensiva di ogni ipotesi in cui sia leso un valore inerente

alla persona.

3.1.4. Tale conclusione trova sostegno nella progressiva evoluzione verificatasi nella disciplina di

tale settore, contrassegnata dal nuovo atteggiamento assunto, sia dal legislatore che dalla

giurisprudenza, in relazione alla tutela riconosciuta al danno non patrimoniale, nella sua accezione

più ampia di danno determinato dalla lesione di interessi inerenti alla persona non connotati da

rilevanza economica (in tal senso, v. già Corte cost., sent. n. 88-79).

3.1.4.1. Nella legislazione successiva al codice si rinviene un cospicuo ampliamento dei casi di

espresso riconoscimento del risarcimento del danno non patrimoniale anche al di fuori dell'ipotesi di

reato, in relazione alla compromissione di valori personali (art. 2 della legge 13.4.1988 n. 117:

risarcimento anche dei danni non patrimoniali derivanti dalla privazione della libertà personale

cagionati dall'esercizio di funzioni giudiziarie; art. 29, comma 9, della legge 31.12.1996 n. 675:

impiego di modalità illecite nella raccolta di dati personali; art. 44, comma 7, del d.lgs. 25.7.1998 n.

286: adozione di atti discriminatori per motivi razziali, etnici o religiosi; art. 2 della legge 24.3.2001

n. 89: mancato rispetto del termine ragionevole di durata del processo).

3.1.4.2. Appare inoltre significativa l'evoluzione della giurisprudenza di questa S.C., sollecitata

dalla sempre più avvertita esigenza di garantire l'integrale riparazione del danno ingiustamente

subito, non solo nel patrimonio inteso in senso strettamente economico, ma anche nei valori propri

della persona (art. 2 Cost.). In proposito va anzitutto richiamata la rilevante innovazione costituita

dall'ammissione a risarcimento (a partire dalla sentenza n. 3675-81) di quella peculiare figura di

danno non patrimoniale (diverso dal danno morale soggettivo) che è il danno biologico, formula

con la quale si designa l'ipotesi della lesione dell'interesse costituzionalmente garantito (art. 32

Cost.) alla integrità psichica e fisica della persona. Non ignora il Collegio che la tutela risarcitoria

del c.d. danno biologico viene somministrata in virtù del collegamento tra l'art. 2043 c.c. e l'art. 32

Cost., e non già in ragione della collocazione del danno biologico nell'ambito dell'art. 2059, quale

danno non patrimoniale, e che tale costruzione trova le sue radici (v. Corte cost., sent. n. 184-1986)

nella esigenza di sottrarre il risarcimento del danno biologico (danno non patrimoniale) dal limite

posto dall'art. 2059 (norma nel cui ambito ben avrebbe potuto trovare collocazione, e nella quale,

peraltro, una successiva sentenza della Corte costituzionale, la n. 372 del 1994, ha ricondotto il

danno biologico fisico o psichico sofferto dal congiunto della vittima primaria). Ma anche tale

orientamento, non appena ne sarà fornita l'occasione, merita di essere rimeditato.

Nel senso del riconoscimento della non coincidenza tra il danno non patrimoniale previsto dall'art.

2059 e il danno morale soggettivo va altresì ricordato che questa S.C. ha ritenuto risarcibile il danno

non patrimoniale, evidentemente inteso in senso diverso dal danno morale soggettivo, anche in

favore delle persone giuridiche; soggetti per i quali non è ontologicamente configurabile un

coinvolgimento psicologico in termini di patemi d'animo (v., da ultimo, sent. n. 2367-00).

3.1.4.3. Si deve quindi ritenere ormai acquisito all'ordinamento positivo il riconoscimento della lata

estensione della nozione di "danno non patrimoniale", inteso come danno da lesione di valori

inerenti alla persona, e non più solo come "danno morale soggettivo".

Non sembra tuttavia proficuo ritagliare all'interno di tale generale categoria specifiche figure di

danno, etichettandole in vario modo: ciò che rileva, ai fini dell'ammissione a risarcimento, in

riferimento all'art. 2059, è l'ingiusta lesione di un interesse inerente alla persona, dal quale

conseguano pregiudizi non suscettivi di valutazione economica.

3.1.5. Venendo ora alla questione cruciale del limite al quale l'art. 2059 del codice del 1942

assoggetta il risarcimento del danno non patrimoniale, mediante la riserva di legge, originariamente

esplicata dal solo art. 185 c.p. (ma v. anche l'art. 89 c.p.c.), ritiene il Collegio che, venendo in

considerazione valori personali di rilievo costituzionale, deve escludersi che il risarcimento del

danno non patrimoniale che ne consegua sia soggetto al limite derivante dalla riserva di legge

correlata all'art. 185 c.p.

Una lettura della norma costituzionalmente orientata impone di ritenere inoperante il detto limite se

la lesione ha riguardato valori della persona costituzionalmente garantiti. occorre considerare,

infatti, che nel caso in cui la lesione abbia inciso su un interesse costituzionalmente protetto la

riparazione mediante indennizzo (ove non sia praticabile quella in forma specifica) costituisce la

forma minima di tutela, ed una tutela minima non è assoggettabile a specifici limiti, poiché ciò si

risolve in rifiuto di tutela nei casi esclusi (v. Corte cost., sent. n. 184-86, che si avvale tuttavia

dell'argomento per ampliare l'ambito della tutela ex art. 2043 al danno non patrimoniale da lesione

della integrità biopsichica; ma l'argomento si presta ad essere utilizzato anche per dare una

interpretazione conforme a Costituzione dell'art. 2959).

D'altra parte, il rinvio ai casi in cui la legge consente la riparazione del danno non patrimoniale ben

può essere riferito, dopo l'entrata in vigore della Costituzione, anche alle previsioni della legge

fondamentale, atteso che il riconoscimento nella Costituzione dei diritti inviolabili inerenti alla


PAGINE

9

PESO

36.07 KB

AUTORE

luca d.

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Maugeri Anna Maria.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di diritto penale

Riassunto esame Diritto Penale, prof. Sicurella, libro consigliato Manuale Diritto Penale, Fiandaca, Musco
Appunto
Diritto penale
Appunto
Dolo - Diritto penale
Appunto
Diritto penale - Parte speciale
Appunto