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Danno patrimoniale e non patrimoniale Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto civile sulle obbligazioni e i fatti illeciti utili per capire la differenza tra danno patrimoniale e non patrimoniale e risarcibilità con questi argomenti trattati: tipi di danni, responsabilità civile, sentenza della Corte Suprema di Cassazione dell'11-10-2000.

Esame di Diritto Penale docente Prof. A. Maugeri

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risarcimento anche dei danni non patrimoniali derivanti dalla privazione della libertà personale

cagionati dall'esercizio di funzioni giudiziarie; art. 29, comma 9, della legge 31.12.1996 n. 675:

impiego di modalità illecite nella raccolta di dati personali; art. 44, comma 7, del d.lgs. 25.7.1998 n.

286: adozione di atti discriminatori per motivi razziali, etnici o religiosi; art. 2 della legge 24.3.2001

n. 89: mancato rispetto del termine ragionevole di durata del processo).

3.1.4.2. Appare inoltre significativa l'evoluzione della giurisprudenza di questa S.C., sollecitata

dalla sempre più avvertita esigenza di garantire l'integrale riparazione del danno ingiustamente

subito, non solo nel patrimonio inteso in senso strettamente economico, ma anche nei valori propri

della persona (art. 2 Cost.). In proposito va anzitutto richiamata la rilevante innovazione costituita

dall'ammissione a risarcimento (a partire dalla sentenza n. 3675-81) di quella peculiare figura di

danno non patrimoniale (diverso dal danno morale soggettivo) che è il danno biologico, formula

con la quale si designa l'ipotesi della lesione dell'interesse costituzionalmente garantito (art. 32

Cost.) alla integrità psichica e fisica della persona. Non ignora il Collegio che la tutela risarcitoria

del c.d. danno biologico viene somministrata in virtù del collegamento tra l'art. 2043 c.c. e l'art. 32

Cost., e non già in ragione della collocazione del danno biologico nell'ambito dell'art. 2059, quale

danno non patrimoniale, e che tale costruzione trova le sue radici (v. Corte cost., sent. n. 184-1986)

nella esigenza di sottrarre il risarcimento del danno biologico (danno non patrimoniale) dal limite

posto dall'art. 2059 (norma nel cui ambito ben avrebbe potuto trovare collocazione, e nella quale,

peraltro, una successiva sentenza della Corte costituzionale, la n. 372 del 1994, ha ricondotto il

danno biologico fisico o psichico sofferto dal congiunto della vittima primaria). Ma anche tale

orientamento, non appena ne sarà fornita l'occasione, merita di essere rimeditato.

Nel senso del riconoscimento della non coincidenza tra il danno non patrimoniale previsto dall'art.

2059 e il danno morale soggettivo va altresì ricordato che questa S.C. ha ritenuto risarcibile il danno

non patrimoniale, evidentemente inteso in senso diverso dal danno morale soggettivo, anche in

favore delle persone giuridiche; soggetti per i quali non è ontologicamente configurabile un

coinvolgimento psicologico in termini di patemi d'animo (v., da ultimo, sent. n. 2367-00).

3.1.4.3. Si deve quindi ritenere ormai acquisito all'ordinamento positivo il riconoscimento della lata

estensione della nozione di "danno non patrimoniale", inteso come danno da lesione di valori

inerenti alla persona, e non più solo come "danno morale soggettivo".

Non sembra tuttavia proficuo ritagliare all'interno di tale generale categoria specifiche figure di

danno, etichettandole in vario modo: ciò che rileva, ai fini dell'ammissione a risarcimento, in

riferimento all'art. 2059, è l'ingiusta lesione di un interesse inerente alla persona, dal quale

conseguano pregiudizi non suscettivi di valutazione economica.

3.1.5. Venendo ora alla questione cruciale del limite al quale l'art. 2059 del codice del 1942

assoggetta il risarcimento del danno non patrimoniale, mediante la riserva di legge, originariamente

esplicata dal solo art. 185 c.p. (ma v. anche l'art. 89 c.p.c.), ritiene il Collegio che, venendo in

considerazione valori personali di rilievo costituzionale, deve escludersi che il risarcimento del

danno non patrimoniale che ne consegua sia soggetto al limite derivante dalla riserva di legge

correlata all'art. 185 c.p.

Una lettura della norma costituzionalmente orientata impone di ritenere inoperante il detto limite se

la lesione ha riguardato valori della persona costituzionalmente garantiti. occorre considerare,

infatti, che nel caso in cui la lesione abbia inciso su un interesse costituzionalmente protetto la

riparazione mediante indennizzo (ove non sia praticabile quella in forma specifica) costituisce la

forma minima di tutela, ed una tutela minima non è assoggettabile a specifici limiti, poiché ciò si

risolve in rifiuto di tutela nei casi esclusi (v. Corte cost., sent. n. 184-86, che si avvale tuttavia

dell'argomento per ampliare l'ambito della tutela ex art. 2043 al danno non patrimoniale da lesione

della integrità biopsichica; ma l'argomento si presta ad essere utilizzato anche per dare una

interpretazione conforme a Costituzione dell'art. 2959).

D'altra parte, il rinvio ai casi in cui la legge consente la riparazione del danno non patrimoniale ben

può essere riferito, dopo l'entrata in vigore della Costituzione, anche alle previsioni della legge

fondamentale, atteso che il riconoscimento nella Costituzione dei diritti inviolabili inerenti alla

persona non aventi natura economica implicitamente, ma necessariamente, ne esige la tutela, ed in

tal modo configura un caso determinato dalla legge, al massimo livello, di riparazione del danno

non patrimoniale.

3.1.6. Venendo ora ad esaminare la questione della ammissione a risarcimento del danno non

patrimoniale da uccisione di congiunto, consistente nella definitiva perdita del rapporto parentale

(con tale espressione sinteticamente lo designa una ormai cospicua giurisprudenza di merito, che lo

inserisce nell'ambito del c.d. danno esistenziale), osserva il Collegio che il soggetto che chiede iure

proprio il risarcimento del danno subito in conseguenza della uccisione di un congiunto lamenta

l'incisione di un interesse giuridico diverso sia dal bene salute, del quale è titolare, la cui tutela ex

art. 32 Cost., ove risulti intaccata l'integrità biopsichica, si esprime mediante il risarcimento del

danno biologico, sia dall'interesse all'integrità morale, la cui tutela, agevolmente ricollegabile all'art.

2 Cost., ove sia determinata una ingiusta sofferenza contingente, si esprime mediante il risarcimento

del danno morale soggettivo. L'interesse fatto valere nel caso di danno da uccisione di congiunto è

quello alla intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell'ambito della

famiglia, alla inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona

umana nell'ambito di quella peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela è

ricollegabile agli artt. 2, 29 e 30 Cost.

Si tratta di interesse protetto, di rilievo costituzionale, non avente natura economica, la cui lesione

non apre la via ad un risarcimento ai sensi dell'art. 2043, nel cui ambito rientrano i danni

patrimoniali, ma ad un risarcimento (o meglio: ad una riparazione), ai sensi dell'art. 2059, senza il

limite ivi previsto in correlazione all'art. 185 c.p. in ragione della natura del valore inciso,

vertendosi in tema di danno che non si presta ad una valutazione monetaria di mercato.

3.1.7. Il danno non patrimoniale da uccisione di congiunto, consistente nella perdita del rapporto

parentale, si colloca quindi nell'area dell'art. 2059 in raccordo con le suindicate norme della

Costituzione.

Il suo risarcimento postula tuttavia la verifica della sussistenza degli elementi nel quali si articola

l'illecito civile extracontrattuale definito dall'art. 2043. L'art. 2059 non delinea una distinta figura di

illecito produttiva di danno non patrimoniale, ma, nel presupposto della sussistenza di tutti gli

elementi costitutivi della struttura dell'illecito civile, consente, nei casi determinati dalla legge,

anche la riparazione di danni non patrimoniali (eventualmente in aggiunta a quelli patrimoniali nel

caso di congiunta lesione di interessi di natura economica e non economica).

3.1.8. Per quanto concerne il nesso di causalità, va rilevato che, nel caso in cui la perdita del

rapporto parentale sia determinata dall'uccisione di un congiunto, il medesimo fatto (uccisione di

una persona) lede in pari tempo situazioni giuridiche di soggetti diversi legati da un vincolo

parentale.

L'evento naturale "morte" non causa soltanto l'estinzione della vita della vittima primaria, che

subisce il massimo sacrificio del relativo diritto personalissimo, ma causa altresì, nel contempo,

l'estinzione del rapporto parentale con i congiunti della vittima, che a loro volta subiscono la lesione

dell'interesse alla intangibilità della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidarietà che

connota la vita familiare.

Si ripropone, in questo caso, il fenomeno della propagazione intersoggettiva delle conseguenze di

un medesimo fatto illecito.

Figura nota, della quale la giurisprudenza, in tema di danni non patrimoniali, ha fatto governo in

varie ipotesi, ammettendo a risarcimento; il danno morale soggettivo da morte di congiunto (sent. n.

2915-71; n. 1016-73; n. 6854-88; n. 11396-97); il danno morale soggettivo cagionato da lesione non

mortale sofferta da un congiunto, come statuito, innovando il precedente orientamento restrittivo (di

cui sono espressione le sentenze suindicate), dalla più recente giurisprudenza di questa S.C. (sent. n.

4186-98; n. 4852-99; n. 13358-99; n. 1516-01; S.U. n. 9556-02); il danno consistente nella

impossibilità di intrattenere rapporti sessuali a causa delle lesioni subite dal coniuge (sent. n. 6607-

86); il danno subito dalla moglie e dai figli di un infortunato, rimasto in coma profondo, per la

lesione dei diritti riflessi di cui siano portatori, ai sensi degli artt. 143 e 147 c.c. (sent. n. 8305-96).

Ma ricadono nel paradigma, sia pur in materia di danni patrimoniali, anche l'ipotesi della lesione del

diritto di credito ad opera di un terzo (secondo quanto affermato nel caso Meroni dalle S.U. con la

nota sent. n. 174-71) e del danno patrimoniale subito dai congiunti della vittima (ai quali viene

equiparato il convivente more uxorio: sent. n. 2988-94) per la perdita delle contribuzioni che da

quella ricevevano ed avrebbero presumibilmente ancora ricevuto in futuro, sempre pacificamente

riconosciuto dalla giurisprudenza civile (sent. n. 3929-69; n. 2063-75; n. 4137-81; n. 11453-95; n.

1085-98; ma v. anche Corte cost., sent. n. 372-94).

In questi casi si suole parlare di "danno riflesso o di rimbalzo".

Ma la definizione non coglie nel segno: dovendosi aver riguardo alla lesione della posizione

giuridica protetta, nel caso di evento plurioffensivo la lesione è infatti contestuale ed immediata per

tutti i soggetti che sono titolari dei vari interessi incisi (sent. n. 1561-01; S.U., n. 9556-02).

Ciò posto, il problema della causalità va affrontato e risolto negli stessi termini in cui questa S.C. lo

ha affrontato e risolto in relazione alle menzionate ipotesi di propagazione intersoggettiva delle

conseguenze di uno stesso fatto illecito.

Al fine di individuare il responsabile dell'evento lesivo (incidente sulle posizioni giuridicamente

protette facenti capo alla vittima primaria ed a quelle che si suole definire come vittime secondarie)

dovrà essere accertato il nesso di causalità materiale intercorrente tra la condotta dell'uccisore e la

morte della vittima primaria alla stregua delle regole dettate dagli artt. 41 e 42 c.p., secondo i criteri

della c.d. causalità di fatto o naturale, impostati sul principio della condizione sine qua non o della

equivalenza, con il correttivo del criterio della "causalità efficiente" (v., per tutte, sent. n. 8348-96 e

n. 5923-95, che esprimono un orientamento consolidato).

Una volta risolto il problema dell'imputazione dell'evento (problema che è proprio della

responsabilità extracontrattuale, poiché in quella contrattuale il soggetto responsabile è di norma il

contraente inadempiente: sent. n. 11629-99), dovrà invece procedersi alla ricerca del collegamento

giuridico tra il fatto (uccisione) e le sue conseguenze dannose, selezionando quelle risarcibili,

rispetto a quelle non risarcibili, in base ai criteri della causalità giuridica, alla stregua di quanto

prevede l'art. 1223 c.c. (richiamato dall'art. 2056, comma 1, c.c.), che limita il risarcimento ai soli

danni che siano conseguenza immediata e diretta dell'illecito, ma che viene inteso, secondo costante

giurisprudenza (sent. n. 89-62; n. 373-71; n. 6676-92; n. 1907-93; n. 2356-00; n. 5913-00), nel

senso che la risarcibilità deve essere estesa ai danni mediati ed indiretti, purché costituiscano effetti

normali del fatto illecito, secondo il criterio della c.d. regolarità causale (sul punto v., da ultimo,

S.U., sent. n. 9556-02, in tema di danno morale soggettivo sofferto dai congiunti della vittima di

lesioni non mortali, che conferma le argomentazioni della sent. n. 4186-98).

3.1.9. Circa l'elemento soggettivo, non sembra esatto ritenere che, essendo necessaria la

prevedibilità dell'evento al fine di ritenere sussistente la colpa, il soggetto che ha posto in essere la

condotta che ha causato la morte della vittima primaria non dovrebbe rispondere del danno subito

dai congiunti per difetto di prevedibilità degli eventi ulteriori, tra i quali rientra la privazione, in

danno dei superstiti, del rapporto coniugale e parentale, e, quindi, per mancanza di colpa.

È agevole opporre che la prevedibilità dell'evento dannoso deve essere valutata in astratto e non in

concreto; che l'evento dannoso è costituito, in tesi, dalla lesione dell'interesse all'intangibilità delle

relazioni familiari; che tale lesione deve ritenersi prevedibile, rientrando nella normalità che la

vittima sia inserita in un nucleo familiare, come coniuge, genitore, figlio o fratello.

3.1.10. Per quanto concerne, infine, la prova del danno, osserva il Collegio che il danno non

patrimoniale da uccisione di congiunto non coincide con la lesione dell'interesse protetto, esso

consiste in una perdita, nella privazione di un valore non economico, ma personale, costituito della

irreversibile perdita del godimento del congiunto, dalla definitiva preclusione delle reciproche

relazioni interpersonali, secondo le varie modalità con le quali normalmente si esprimono

nell'ambito del nucleo familiare; perdita, privazione e preclusione che costituiscono conseguenza

della lesione dell'interesse protetto.

Volendo far riferimento alla nota distinzione tra danno - evento e danno - conseguenza (introdotta

da Corte cost. n. 184-86, che ha collocato nella prima figura il danno biologico, ma abbandonata

dalla successiva Corte cost. n. 372-94), si tratta di danno-conseguenza.

Non vale pertanto l'assunto secondo cui il danno sarebbe in re ipsa, nel senso che sarebbe

coincidente con la lesione dell'interesse. Deve affermarsi invece che dalla lesione dell'interesse

scaturiscono, o meglio possono scaturire, le suindicate conseguenze, che, in relazione alle varie

fattispecie, potranno avere diversa ampiezza e consistenza, in termini di intensità e protrazione nel

tempo.

Il danno in questione deve quindi essere allegato e provato.

Trattandosi tuttavia di pregiudizio che si proietta nel futuro (diversamente dal danno morale

soggettivo contingente), dovendosi aver riguardo al periodo di tempo nel quale si sarebbe

presumibilmente esplicato il godimento del congiunto che l'illecito ha invece reso impossibile, sarà

consentito il ricorso a valutazioni prognostiche ed a presunzioni sulla base degli elementi obbiettivi

che sarà onere del danneggiato fornire.

La sua liquidazione, vertendosi in tema di lesione di valori inerenti alla persona, in quanto tali privi

di contenuto economico, non potrà che avvenire in base a valutazione equitativa (artt. 1226 e 2056

c.c.), tenuto conto dell'intensità del vincolo familiare, della situazione di convivenza, e di ogni

ulteriore utile circostanza, quali la consistenza più o meno ampia del nucleo familiare, le abitudini

di vita, l'età della vittima e dei singoli superstiti.

Ed è appena il caso di notare che il danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale, in

quanto ontologicamente diverso dal danno morale soggettivo contingente, può essere riconosciuto a

favore dei congiunti unitamente a quest'ultimo, senza che possa ravvisarsi una duplicazione di

risarcimento.

Ma va altresì precisato che, costituendo nel contempo funzione e limite del risarcimento del danno

alla persona, unitariamente considerata, la riparazione del pregiudizio effettivamente subito, il

giudice di merito, nel caso di attribuzione congiunta del danno morale soggettivo e del danno da

perdita del rapporto parentale, dovrà considerare, nel liquidare il primo, la più limitata funzione di

ristoro della sofferenza contingente che gli va riconosciuta, poiché, diversamente, sarebbe concreto

il rischio di duplicazione del risarcimento. In altri termini, dovrà il giudice assicurare che sia

raggiunto un giusto equilibrio tra le varie voci che concorrono a determinare il complessivo

risarcimento.

4. In conclusione, deve affermarsi che è incorsa in errore la corte territoriale affermando che la

prova del danno era in re ipsa.

L'impugnata sentenza va quindi cassata con rinvio ad altro giudice di pari grado, che dovrà attenersi

ai suenunciati principi (sub n. 2.1. e n. 3.1.10).

Il giudice di rinvio, che si designa in altra sezione della Corte d'appello di Brescia, provvederà

anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M

La Corte riunisce i ricorsi e li accoglie; cassa e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della

Corte d'appello di Brescia.

Così deciso in Roma il 7.5.2003

Costituzione della Repubblica art. 2

Costituzione della Repubblica art. 29

Costituzione della Repubblica art. 30

Codice Civile (1942) art. 1223

Codice Civile (1942) art. 1226

Codice Civile (1942) art. 2043

Codice Civile (1942) art. 2056

Codice Civile (1942) art. 2059


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AUTORE

luca d.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Maugeri Anna Maria.

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