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Tra l’altro, nell’ambito del diritto canonico, sono previsti due istituti che non godono del carattere della

generalità e dell’astrattezza: il privilegio, che permette una deviazione dal diritto comune, e la dispensa,

che sospende la legge ecclesiastica in uno o più casi particolari.

La consuetudine

Anche in diritto canonico assume un valore importante la consuetudine, che si ha nel momento in cui una

comunità di fedeli, per un periodo protratto di tempo, osserva un determinato comportamento con la

convinzione di innovare il diritto: si tratta, dunque, di una fonte di diritto non scritto, la quale assume

giuridicità con l’approvazione del legislatore. Può trattarsi di una consuetudine secundum legem, praeter

legem o contra legem canonicam, sebbene non possa contrastare col diritto divino e debba godere di

razionabilitas.

Rationabilitas della legge e della consuetudine

La legge e la consuetudine, entrambe fonti del diritto canonico, devono perseguire il fine della Chiesa,

devono, cioè, essere razionali ed idonee al loro scopo: qualora perdessero questo carattere, non sarebbero

idonee al fine e pertanto non contemplabili all’interno dell’ordinamento canonico.

L’aequitas canonica

Ogni norma del diritto canonico ha una determinata ratio, ossia un determinato fine per il quale è stata

posta in essere e che la norma stessa deve perseguire. L’aequitas canonica serve proprio per

l’adeguamento della norma alla sua ratio: l’interprete, ed in particolar modo il giudice, deve utilizzare

l’equità per dare la migliore interpretazione e la necessaria attuazione della norma, senza tra l’altro andare

a stravolgere il diritto canonico e senza entrare in contrasto con il diritto positivo e con l’opera del

legislatore. Il giudice deve utilizzare l’equità all’interno del diritto canonico, non come mezzo alternativo

che lo trasformerebbe in un secondo legislatore.

Dispensa e privilegio

Abbiamo detto che la dispensa è un istituto del diritto canonico che permette la sospensione della legge

ecclesiastica e la sua disapplicazione in uno o più casi concreti: questo, però, non significa che la dispensa

mini la certezza del diritto nell’ordinamento della Chiesa, ma va anzi a fortificare tale certezza ed a

garantire, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, l’eguaglianza tra tutti i fedeli, in quanto permette,

in alcuni casi specifici, di perseguire ugualmente la salvezza dell’anima, facendo in modo che la legge si

adegui al caso concreto. Stesse considerazione valgono per il privilegio, tanto restrittivo quanto favoritivo,

e per la grazia, vera e propria dispensa post factum.

La dispensa ed il privilegio, sebbene il codex iuris canonici li qualifichi come atti amministrativi, non

possono essere considerati né amministrativi, né legislativi, essendo impossibile una qualifica precisa di tali

istituti.

Fine analogo a quello della dispensa hanno altri istituti, quali la dissimulatio e la tollerantia (far finta di non

accorgersi e tollerare), i quali permettono di non applicare la legge in casi concreti nei quali difficilmente

verrebbe osservata, dando luogo ad uno stato di peccato.

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Si conferma, tramite tutti questi istituti, il carattere di elasticità del diritto canonico, in grado di adattarsi

alle diverse situazione concrete. Tali atti, tra l’altro, vengono posti in essere tramite i rescritti.

La certezza del diritto nell’ordinamento canonico

Noi sappiamo che il diritto statale, per garantire la certezza del diritto, ricorre a mezzi formali, quali la

divisione dei poteri, la riserva della legge penale, la cosa giudicata, che garantiscono oltretutto

un’eguaglianza totale dei cittadini dinanzi alla legge. Nel diritto canonico la certezza del diritto non è

connessa a nessuno di questi punti, in quanto l’unico limite invalicabile è quello della legge suprema:

neppure l’arbitrium iudicis, nell’attuazione del diritto, può oltrepassare tale limite, proprio per la

consistenza dello stesso.

Gli statuti e le costituzioni

Anche entità collegiali, quali i consigli presbiteriali o le conferenze episcopali, possono porre in essere

norme di diritto canonico, che assumono, però, giuridicità solo e solamente con l’approvazione da parte

del legislatore.

I rescritti e gli atti ecclesiastici

Gli atti con i quali gli ufficiali ecclesiastici emanano provvedimenti giurisdizionali prendono il nome di

“rescritti”. Essi possono essere emanati su istanza, ed in tal caso l’atto è invalido qualora nella stessa si

omettano circostanze esistenti o si espongano circostanze false, oppure possono essere emanati “motu

proprio” (di propria iniziativa).

Vi sono, poi, tutta una serie di atti ecclesiastici diversi dai rescritti, che assumono diverse denominazioni in

funzione del contenuto, quali le lettere encicliche, che espongono chiaramente la dottrina cattolica, le

costituzioni apostoliche, le lettere apostoliche, gli atti pontifici ecc.

La canonizatio

Il diritto canonico, molto spesso, prende in considerazione nell’ambito del proprio ordinamento anche

fonti esterne, quali i concordati o le norme statuali: in tal caso si ha la canonizatio, ossia la canonizzazione

di una norma, come avviene in materia di contratti, giusto per fare un esempio. In ogni caso tali norme non

possono trovare applicazione se contrastano con il diritto divino o se il diritto canonica stabilisce

diversamente.

CAPITOLO QUINTO – I SOGGETTI DEL POPOLO DI DIO

Persone fisiche e persone giuridiche

All’interno dell’ordinamento giuridico della Chiesa hanno personalità sia le persone fisiche, a patto che

abbiano ricevuto il battesimo e siano quindi classificabili come fedeli, sia le persone giuridiche, siano esse

di istituzione divina (Chiesa, Santa Sede) o di istituzione umana avvenuta in forza di una disposizione di

legge o di un apposito provvedimento (per decretum), purché perseguano un fine di pietà, apostolato o di

carità spirituale o temporale. Tali persone giuridiche possono constare di un complesso di persone

(universitates personarum), come le corporazioni, o di un complesso di beni (universitates rerum), come le

fondazioni. 6

Tra l’altro si distinguono in pubbliche, se costituite dalla competente autorità ecclesiastica, e private, se

costituite con negozio giuridico privato di fondazione o associazione: in quest’ultimo caso, però, sarà

l’autorità competente ad assicurare la personalità giuridica con proprio provvedimento. Le persone

giuridiche in questione possono estinguersi per soppressione, raggiungimento dello scopo, cessazione della

propria attività secondo la durata temporale dello statuto.

I fedeli

Godono, come abbiamo detto, di personalità le persone fisiche che abbiano ricevuto il sacramento del

battesimo. Esso rappresenta la ianua sacramentorum, ossia la porta di accesso a tutti gli altri sacramenti,

ed assoggetta la persona all’ordinamento giuridico della Chiesa, facendola divenire autonomo centro

d’imputazione, persona in Ecclesia. Anche chi non ha ricevuto il battesimo ha una propria personalità, ma

viene considerato come persona extra Ecclesiam, centro d’imputazione giuridica soggettiva perché dotato

di capacità naturale ma non di quella canonica.

Le leggi ecclesiastiche, tuttavia, obbligano solo i battezzati, sebbene non possano contrastare col diritto

divino a cui tutti sono assoggettati: in tal modo, anche chi non ha ricevuto il battesimo, può fungere da

testimone in giudizio, deve adempiere alle proprie obbligazione con i battezzati e pretenderne

l’adempimento, può contrarre matrimonio con una parte cattolica, sebbene solo con dispensa

dall’impedimento della disparità di culto.

Ministri ordinari del battesimo, ossia soggetti autorizzati a concederlo, sono il vescovo ed il presbitero, ma

chiunque, anche un non battezzato, in caso di necessità può battezzare, in quanto è Cristo che battezza per

mano dell’uomo, non l’uomo stesso.

Qualità e rapporti che influiscono sulla capacità dei fedeli

Vi sono diversi elementi che influiscono sulla capacità giuridica dei fedeli. Primo fra tutti è l’età: sono

maggiorenni coloro che hanno compiuto il diciottesimo anno di età, mentre i minori sono soggetti alla

potestà parentale. I minori di 7 anni, inoltre, poiché considerati privi dell’uso di ragione, non devono

obbedire alle leggi ecclesiastiche e vengono definiti come “infanti”. Specifici limiti sono presi in

considerazione per il conferimento del presbiterato e del diaconato, per l’episcopato, per la capacità

penale ecc.

Altro elemento è il sesso, in quanto solo gli uomini battezzati possono ricevere la sacra ordinazione, così

come i ministeri di accolito e di lettore.

Terzo elemento è il rito: esiste una distinzione tra quello latino, a cui si riferisce il codex iuris canonici, e

quello orientale.

Il quarto elemento riguarda le infermità mentali e fisiche: qualora esse privino il soggetto dell’uso della

ragione, lo rendono uguale agli infanti e quindi non sottoposto all’osservanza delle leggi ecclesiastiche.

Il quinto elemento che influisce sulla capacità giuridica è dato da particolari reati e da particolari pene:

ricordiamo l’apostasia, che consiste nel rinnegamento della fede, l’eresia, che consiste nel negare e nel

porre in dubbio una verità di fede e lo scisma, che si ha nel momento in cui non si riconosce il ruolo del

Romano Pontefice. 7

Il sesto elemento riguarda i rapporti di consanguineità e di affinità, che ricordiamo aversi nel momento in

cui si discende da uno stipite comune o nel momento in cui si crea un rapporto tra un coniuge ed i parenti

dell’altro coniuge (affinità).

L’ultimo elemento riguarda i rapporti locali dei fedeli con le circoscrizioni ecclesiastiche: in tal caso assume

rilievo la differenza tra domicilio, luogo in cui il soggetto dimora da almeno cinque anni, “quasi domicilio”,

luogo in cui il soggetto dimora da almeno tre mesi o con l’intenzione di rimanervi per tre mesi, e origine,

luogo in cui i genitori di un soggetto avevano il domicilio o il quasi domicilio al momento della nascita.

Il fedele che si trovi fuori dal proprio domicilio viene definito come “peregrinus” e non è tenuto

all’osservanza né delle leggi del luogo in cui ha il domicilio o il quasi-domicilio, né all’osservanza delle leggi

del luogo in cui si trova, in quanto tali leggi sono territoriali.

Il fedele senza domicilio o quasi-domicilio viene definito come “vagus” ed è obbligato alla legge del luogo in

cui si trova.

Molto spesso sia il domicilio che il quasi-domicilio si rendono necessari e si perdono con l’abbandono del

luogo con l’intenzione di non farvi ritorno.

La qualificazione degli enti ecclesiastici

La personalità, come abbiamo detto, spetta, oltre che alle persone fisiche, a determinate persone

giuridiche. In tal caso il concetto di persona, nel diritto canonico, deriva dall’unione tra un elemento di

fatto, che ne costituisce il substrato, ed un elemento costitutivo, da cui deriva appunto la personalità.

Una prima distinzione possiamo averla tra persone giuridiche che hanno fondamento nel diritto divino,

come la Chiesa e la Sede Apostolica, e persone giuridiche che hanno fondamento nell’attività umana,

distinguendo queste ultime o in base al fatto che siano costituite da una collettività organizzata di persone

(corporazioni) o di un complesso di beni destinati ad un determinato scopo (fondazioni), o in base

all’elemento formale da cui traggono la propria personalità, potendosi trattare di un di una prescrizione di

legge o di un apposito provvedimento.

Elemento determinante, in ogni caso, è lo scopo della persona giuridica: esso serve per attuare una

distinzione tra persone in Ecclesia e persone extra Ecclesiam, proprio come abbiamo visto per le persone

fisiche. Le persone giuridiche in Ecclesia devono perseguire obbligatoriamente un scopo di pietà, di

apostolato o di carità, spirituale o temporale, per poter conseguire la personalità, scopi sempre presi in

considerazione in funzione della salus animarum. Per le associazioni, inoltre, la Chiesa deve prendere in

considerazione anche quelli che sono gli statuti, proprio per prevenire eventuali abusi della disciplina

ecclesiastica. Tali associazioni possono essere costituite dalla stessa autorità ecclesiastica, ed in tal caso

verranno definite come pubbliche, o possono scaturire da un accordo di tipo privatistico, sottoposte al

controllo da parte dell’autorità ecclesiastica.

La Chiesa, però, non può disinteressarsi delle associazioni nate all’interno di altri ordinamenti, come quelle

politiche e sindacali, che vengono considerate Extra Ecclesiam, ossia autonomi centri d’imputazione

giuridica, sebbene non assoggettate all’ordinamento giuridico della Chiesa.

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I chierici

Per chierici si intendono tutti quei fedeli che hanno ricevuto il sacramento della sacra ordinazione e si

trovano in una situazione giuridica differenziata nel Popolo di Dio. Il sacramento dell’ordine comprende

l’episcopato, il presbiterato ed il diaconato. I laici, invece, possono assumere i sacri ministeri, ossia quello

dell’accolito, che coadiuva il ruolo del diacono o del presbitero, e del lettore, adibito alla lettura della

parola di Dio.

Lo stato clericale si assume con il diaconato, il quale però può essere conferito anche a fedeli ritenuti

idonei, obbligati al celibato, o addirittura a uomini di età matura coniugati, per collaborare alla cura delle

anime, amministrando il battesimo o distribuendo l’Eucarestia.

Requisiti per la sacra ordinazione

Possono ricevere la sacra ordinazione i soggetti di sesso maschile battezzati, i quali la ricevono dal Vescovo,

ministro ordinario del sacramento dell’ordine. Ovviamente devono essere rispettati determinati requisiti e

non vi devono essere impedimento di nessun genere.

Situazioni giuridiche soggettive dei chierici

Abbiamo detto che lo stato clericale si assume con il diaconato, con cui avviene la cosiddetta

“incardinazione” alla Chiesa particolare o alla Prelatura personale e possono essere incardinati in altre

Chiese particolari solo attraverso le lettere di escardinazione del Vescovo di riferimento e quelle di

incardinazione del Vescovo dell’altra diocesi. Stessa cosa vale per i chierici che abbiano emesso professione

di voti perpetui, legandosi ad un particolare istituto religioso o ad una società clericale di vita apostolica.

Obblighi dei chierici sono:

• Il celibato, salvo che per i diaconi permanenti, ordinati quando erano già sposati;

• La recitazione della liturgia delle ore;

• Una condotta irreprensibile ed esemplare;

• L’uso dell’abito ecclesiastico;

• L’astensione da quanto è disdicevole allo stato clericale (commercio, esercizio di uffici pubblici ecc).

Tutti i chierici hanno diritto ad una giusta remunerazione di sostentamento, all’assistenza sociale in caso di

malattia, invalidità e vecchiaia e ad un periodo di ferie annuo, non potendosi allontanare dalla diocesi,

dove tra l’altro hanno l’obbligo di residenza, senza il permesso del Vescovo.

La perdita dello stato clericale

Lo stato clericale può essere perso dal chierico solo con provvedimento amministrativo o giudiziale, anche

penale, che non fa, però, venir meno l’obbligo al celibato, salvo il caso in cui l’ordinazione sacra non sia

stata ritenuta invalida.

Gli istituti per la formazione del clero e per l’educazione cattolica

I candidati al sacerdozio, per formare la propria preparazione spirituale e culturale, possono frequentare i

cosiddetti “seminari”, i quali si distinguono in minori, per gli studi letterari dei giovani, e maggiori, per gli

studi di teologia e filosofia. Essi possono essere diocesani o interdiocesani e a gestire gli stessi provvede un

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rettore. Se i mezzi patrimoniali per il mantenimento dei seminari risultassero insufficienti, il Vescovo

potrebbe imporre un tributo seminaristico a tutti gli enti ecclesiastici della diocesi.

Oltre ai seminari sono presenti anche università e facoltà ecclesiastiche, aperte anche ai laici: ricordiamo

che la laurea in diritto ecclesiastico è necessaria per sostenere gli esami di avvocato della Rota Romana.

Gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica

Esistono una serie di istituti, detti “di vita consacrata”, all’interno dei quali fedeli, laici e chierici, scelgono di

professare dei consigli evangelici mediante voti o altri vincoli sacri, assumendo così uno stato particolare,

che obbliga gli stessi ai “doveri propri dei chierici”, che abbiamo visto prima, oltre a quelli derivanti dai voti

di cui sopra.

L’istituto può essere clericale, se richiede l’esercizio dell’ordine sacro, o, nel caso contrario, laicale.

L’istituto di vita consacrata può essere anche “di diritto pontificio”, qualora istituito dalla Sede apostolica, o

di diritto diocesano, se eretto dal Vescovo della diocesi.

La materia è disciplina dal codex iuris canonici, che fa espresso rinvio, dopo una serie di norme generali,

alla disciplina dei singoli istituti.

Tutte queste comunità religiose vivono in case erette o destinate appositamente all’istituto, rette da un

superiore ed il Vescovo esercita un’attività di vigilanza su tutti gli istituti della diocesi. Accanto al superiore

vi sono poi degli organi collegiali che intervengono negli affari più importanti dell’istituto.

Lo stato religioso si acquista con la professione, cioè con l’emissione dei voti, preceduta da un periodo di

“noviziato”. Il professo è vincolato per tutta la vita e non può passare ad altro istituto, se non con

l’autorizzazione del proprio superiore e di quello dell’istituto in cui intende recarsi.

Il professo può avere anche l’autorizzazione, solo in rari casi, all’esclaustrazione, ossia a vivere fuori dalla

propria comunità per un periodo di tre anni, prorogabile dalla Santa Sede o dal Vescovo: occorre, però, il

consenso dell’Ordinario del luogo. Per le monache l’autorizzazione può essere data solo dalla Sede

Apostolica. Una decisione del Vescovo o della Santa Sede possono anche imporre l’esclaustrazione per

gravi motivi. L’esclaustrato rimane comunque alle dipendenze dei superiori e dell’Ordinario del luogo,

venendo meno solo gli obblighi incompatibili con la nuova condizione di vita.

Talune volte, per determinati motivi quali il matrimonio, anche solo civile, l’abbandono della fede o gravi

mancanze, il professo può essere espulso dall’istituto religioso (la cosiddetta “dimissio”), tramite un

tempestivo provvedimento successivo ad un procedimento che abbia dato al professo la possibilità di

difendersi. Tale provvedimento deve essere confermato dalla Santa Sede o dal Vescovo ed è impugnabile.

Ovviamente con l’espulsione cessano gli obblighi derivanti dai voti e dalla professione.

Sono istituti di vita consacrata sia gli istituti secolari, in cui laici e chierici perseguono la perfezione di carità

e la santificazione del mondo in cui vivono, sottoposti alle norme del codex iuris canonici tanto quanto

delle proprie costituzioni, sia le società con vita comune.

Le associazioni laicali

Ovviamente la Chiesa riconosce ed incentiva il fenomeno dell’associazionismo anche tra i laici, sebbene tali

associazioni debbano pur sempre perseguire un fine spirituale ed avere un proprio statuto riconosciuto

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dall’autorità ecclesiastica, per essere considerati “in Ecclesia” ed assumere il nome di “cattoliche” (si pensi

all’azione cattolica).

CAPITOLO SESTO – IL MUNUS REGENDI. GLI UFFICI DELLA GERARCHIA ECCLESIASTICA

Distinzioni della giurisdizione ecclesiastica

La “Munus regendi” non è altro che la giurisdizione ecclesiastica, la quale appartiene al Romano Pontefice

ed ai Vescovi e comprende la funzione legislativa, giudiziaria ed amministrativa. Può essere tanto di foro

esterno, quanto di foro interno, così come può essere:

• Ordinaria, se annessa all’ufficio;

• Propria, se esercitata nomine proprio dal Romano Pontefice, dai Vescovi, dai prelati e dagli abati

territoriali;

• Vicaria, se esercitata nomine alieno da vicari generali, episcopali o apostolici;

• Delegata.

Concetto di ufficio ecclesiastico

Per ufficio ecclesiastico si intende qualsiasi carica costituita per un fine spirituale, che implica il concetto di

servizio a favore del Popolo di Dio. La costituzione di tali uffici può essere divina, se fatta ad opera del

Romano Pontefice o dei Vescovi, o umana, e qualora comporti la cura delle anime, occorre

obbligatoriamente il sacerdozio da parte del soggetto al quale viene conferito l’ufficio.

L’atto di preposizione, definito come provisio canonica, avviene ad opera dell’autorità ecclesiastica tramite

una decisione discrezionale della stessa autorità, o tramite l’accettazione del designato o per conferma

dell’eletto o per elezione. La materia è regolata dal codex iuris canonici.

L’ufficio diviene vacante per morte del titolare, per rinunzia volontaria, per trasferimento richiesto ed

accettato, per trasferimento o rimozione in seguito ad un reato o ad una grave mancanza. I provvedimenti

di trasferimento e rimozione devono essere intimati per iscritto.

A) GLI UFFICI CON GIURISDIZIONE UNIVERSALE

Il Romano Pontefice

Il Romano Pontefice, definito come Papa o Sommo Pontefice, insieme alla curia romana, con la quale egli

provvede al Governo della Chiesa universale, sono indicati con il nome di Santa Sede o Sede apostolica e

rappresentano un’istituzione di diritto divino.

Il Papa è il capo visibile della Chiesa, vicario di N.S. Gesù Cristo, capo invisibile. Egli è il successore di San

Pietro e può stabilire le supreme verità in materia di fede e di morale, godendo del carisma di infallibilità.

Egli rappresenta tutta la Chiesa, specie nei rapporti esterni, insieme con i “legati pontifici”, detti anche

“nunzi”, decani dei corpi diplomatici in altri Stati. Nel proprio ruolo il Papa è coadiuvato dal cardinale

vicario.

Il Romano Pontefice, inoltre, è capo dello Stato della Città del Vaticano, costituito nel 1929 in seguito ai

Patti Lateranensi che risolsero la questione romana. La vacanza della Sede apostolica può essere

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determinata da morte o da rinunzia; in quest’ultimo caso il collegio dei Cardinali ne esercita le funzioni,

senza poter innovare la Chiesa stessa. Sarà lo stesso collegio a provvedere all’elezione del nuovo Pontefice,

scegliendo tra qualsiasi fedele, anche non ordinato e consacrato, sebbene nella prassi, dal 1387, venga

sempre eletto un cardinale.

Il concilio ecumenico e il collegio dei Vescovi

Il potere giurisdizionale compete al Romano Pontefice, il quale è l’unico a poter convocare, trasferire,

sospendere o sciogliere il collegio di tutti i Vescovi riuniti in concilio ecumenico. Egli stesso stabilisce quelli

che saranno gli argomenti da trattare ed approva i decreti o le deliberazione dello stesso concilio. L’ultimo

concilio ecumenico, definito come Vaticano secondo, si è avuto nel 1962 ed è terminato nel 1965 ed è

stato il ventunesimo.

Il sinodo dei Vescovi

Il sinodo dei Vescovi è un organo collegiale permanente, il quale si riunisce per favorire una stretta intesa

tra il Papa ed i Vescovi stessi. Esso risponde direttamente al Romano Pontefice, il quale decide quando

convocarlo, trasferirlo, scioglierlo e se ratificarne o meno le decisioni, nel caso in cui lo stesso Pontefice

abbia attribuito al sinodo una funzione deliberativa su una determinata materia.

I cardinali

I cardinali costituiscono il sacro collegio cardinalizio e sono i diretti collaboratori del Papa, il quale li scegli

tra i presbiteri dotati e ne rende noto il nome in concistoro, all’interno del quale il Sommo Pontefice ed i

cardinali stessi si riuniscono per discutere questioni particolarmente rilevanti. Il concistoro può essere

ordinario, ed in tal caso è possibile anche che sia pubblico, o straordinario.

I cardinali si distinguono in 3 ordini:

• Episcopale, cui appartengono i titolari delle diocesi suburbicarie (Ostia, Frascati, Velletri ecc.) ed i

Patriarchi orientali;

• Presbiterale, cui appartengono i titolari di talune chiese di Roma;

• Diaconale, cui appartengono i titolari di talune diaconie di Roma.

I cardinali, tanto collegialmente quanto singolarmente tramite gli uffici ai quali sono addetti, assistono il

Sommo Pontefice, oltre a provvedere alla Sua elezione. I titolari delle diocesi suburbicarie, con

l’approvazione del Papa, provvedono, poi, all’elezione del capo del collegio cardinalizio, il cardinale decano,

il quale ordina Vescovo l’eletto al pontificato, qualora il nuovo Papa non sia già Vescovo.

I cardinali incaricati di rappresentare il Papa in solenni celebrazioni sono detti “legati a latere”.

I cardinali preposti ai dicasteri della Curia romana devono risiedere a Roma e sono invitati a dimettersi al

compimento del 65esimo anno di età, mentre i cardinali che siano Vescovi diocesani si recano a Roma di

volta in volta convocati dal Pontefice.

La curia romana

La curia romana assiste e coadiuva il Sommo Pontefice nel proprio ruolo e nello svolgimento delle proprie

funzioni. Essa è costituita dalla Segreteria di Stato (o papale), dal Consiglio per gli affari pubblici della

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Chiesa, dalle Congregazioni, dai Tribunali e da altre istituzioni con specifiche competenze (promozione del

progresso, coordinamento dell’apostolato dei laici ecc.).

Le Congregazioni sono collegi di cardinali, presieduti da un cardinale prefetto, cui partecipano anche i

Vescovi diocesani ed hanno svariate competenze inerenti i vari rami di attività della Chiesa.

Tra le istituzioni della Curia romana vi sono gli uffici, che hanno funzione amministrativa, come l’ufficio di

statistica, il quale raccoglie dati utili e necessari per conoscere varie situazioni (in sostanza raccoglie dati

che servono alla Chiesa per capire dove sta perdendo consensi e dove bisogna intervenire).

Importanti sono i Tribunali della Sede Apostolica:

• La “Segnatura Apostolica”, supremo tribunale di foro esterno, composto da cardinali, tra cui vi è un

cardinale prefetto, competente a giudicare varie questioni, come quelle inerenti i conflitti di

competenza della curia romana, la querela nullitatis, la domanda di restitutio in integrum,

competente anche in caso di contenzioso amministrativo;

• La Rota Romana, tribunale antichissimo, che tratta le cause in ultima istanza.

Rilevante è il ruolo della Segreteria papale, presieduta dal Cardinale segretario di Stato, che assiste

personalmente il Sommo Pontefice, specie nei rapporti con gli altri cardinali.

B) GLI UFFICI CON GIURISDIZIONE PARTICOLARE

I vescovi e la curia diocesana

La Chiesa cattolica, come sappiamo, è una ed unica, suddivisa, però, in chiese particolari, definite come

“diocesi”, a capo delle quali viene nominato, tra i presbiteri più idonei e meritevoli, un Vescovo. Entro tre

mesi dalla nomina, il Vescovo, in quanto successore degli Apostoli, deve ottenere la “consacrazione”, con la

quale viene investito del triplice munus (sanctificandi, docendi et regendi). Entro quattro mesi dalla

nomina, o comunque entro due dalla consacrazione, il Vescovo deve assumere il governo della diocesi,

potendo esercitare la funzione legislativa, amministrativa e giudiziaria ed avendo l’obbligo della residenza.

In realtà i compiti giudiziari possono essere svolti anche da vicari giudiziali o da giudici, mentre i compiti

amministrativi sono svolti per lo più da vicari generali o episcopali. Solo il potere legislativo viene esercitato

direttamente dal Vescovo. Sia in base alla richiesta di quest’ultimo, sia in base ad una decisione del

Romano Pontefice, si può avere anche un Vescovo coadiutore, che ha diritto di succedere al Vescovo e

viene costituito vicario generale, così come vi possono essere Vescovi ausiliari, costituiti come vicari

generali o quanto meno episcopali.

A metà strada tra il Romano Pontefice ed i Vescovi diocesani vi sono gli Arcivescovi o Metropoliti, i quali

esercitano le funzioni amministrative stabilite dalla legge, oltre ad esercitare la funzione giurisdizionale

nella propria archidiocesi. Più diocesi, inoltre, facendo parte della stessa archidiocesi, costituiscono la

provincia ecclesiastica, che ha personalità giuridica.

I vescovi sono invitati a presentare le proprie dimissioni al compimento del settantacinquesimo anno di età

o comunque in caso di impedimento a svolgere le proprie funzioni.

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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto canonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Dammacco Gaetano.

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