Diritto canonico
Relazione tra religione, diritto e comparazione
In che rapporto stanno la religione, il diritto e la comparazione? Perché è importante appoggiarsi al tema delle religioni? Queste stanno acquistando sempre più rilevanza dal punto di vista pubblico, dall'interno dell'individuo sta tornando verso l'esterno.
Motivi dell'importanza della religione
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Le cosiddette ideologie secolari sono morte, ad esempio la caduta del comunismo ha ridato spazio alla religione ortodossa. Nell'URSS vigeva il cosiddetto ateismo di stato e le religioni erano perseguite, niente religione in pubblico. Sono ritornate ad essere punto di riferimento per la vita.
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A livello individuale, il fatto che siamo in un'epoca globalizzata crea nei singoli una sensazione di spaesamento e perdita d'identità. I soggetti hanno bisogno di una matrice comune culturale. Ad esempio, per i migranti che si trovano in un paese straniero, nelle nazioni ospitanti ci si raggruppa in gruppi etnici. Invece, le nazioni ospitanti reclamano la loro origine.
Proiezioni religiose
Il mondo in cui viviamo è sempre più religioso. Secondo diversi forum e rilevazioni, nel 2050 almeno l'84% della popolazione mondiale professerà una religione e solo il 16% si dichiarerà non affiliato a un gruppo religioso (quindi atei, ma non agnostici). Da questi dati e dai vari tassi di natalità si ricava che la crescita dei musulmani è il doppio di quella dei cristiani (tutte le varianti), e nel 2050 arriveranno ad essere pari in Europa.
Storia della religione in Europa
Perché sono tornate le religioni? In Europa c'è stato sicuramente un periodo storico in cui Chiesa e Stato hanno percorso la propria strada uniti, fino alla riforma luterana (anche se con alterne vicende, esempio il cesaropapismo, riforma gregoriana, è una lotta tra preponderanza di Chiesa e Stato, ma questo perché sono tutti cristiani). Con la riforma, l'omogeneità cristiana in Europa si spezza, ai principi tedeschi non importa più cosa dice il papa.
La Controriforma serve alla Chiesa cattolica per rinsaldare le sue posizioni: guerre di religione che portano a una sorta di pulizia etnica (cuius regio eius et religio). In Germania, la gente si deve spostare nei diversi territori.
Per rimediare a questo si decide di intraprendere la via della separazione completa tra Stato e Chiesa che ha il suo culmine nello stato liberale dell'Ottocento. Comunque, in Europa la diversità religiosa esiste, ma è minima perché sono sempre tutti cristiani, c'è un'omogeneità nei principi ispiratori.
Anche se nello Statuto Albertino, la cattolica è la religione di Stato, la disciplina poi dettata è una religione che rimane comunque ai margini, per gli ebrei in Italia non c'erano problemi (almeno fino al fascismo).
Laicità e pluralismo religioso
Il passo successivo è lo Stato laico, che è diverso da Stato a Stato. La laicità francese è assoluta irrilevanza della religione nello spazio pubblico, le tratta come se non esistessero. In Italia, invece, c'è una cooperazione, lo Stato è equidistante che essendo formazioni sociali ex art 2 gli dà valore, non importa quali siano, le agevola tutte allo stesso modo. La crescita del pluralismo religioso nei diversi Stati, che è più veloce della modificazione del diritto porta diversi problemi. Ecco perché conoscere i diritti religiosi è molto utile per la società contemporanea.
“Chi conosce una sola religione non ne conosce nessuna”: per capire una cosa io devo paragonarla ad un'altra. Conoscere più religioni e comparare serve per capire la ratio: perché l'Islam ha un diverso atteggiamento verso lo straniero rispetto al diritto ebraico. Nel momento in cui ho un'istanza da un gruppo religioso devo capire il contesto. La conoscenza è la prima arma per sconfiggere la diffidenza.
Diritto comparato delle religioni
Cosa è diritto e cosa è comunità religiosa? Non c'è mai una norma dello Stato che definisce una comunità religiosa, perché è una nozione extragiuridica come quella di confessione religiosa. Esistono le confessioni tradizionali, ma nel mondo contemporaneo ce ne sono molte e diverse che nascono anche dal sincretismo di diverse dottrine e religioni, ad esempio tra oriente ed occidente. Se definisco rischio perché possono dare origine applicazioni forviate dalle norme.
I giudici devono spesso dirimere conflitti a base religiosa.
Definizione di diritto
Diritto: cosa è? Sono le classiche: insieme messe dall'autorità, cogenti ed effettive. Queste norme possono essere giuste ed ingiuste. Oppure altra definizione è quella che aggiunge un criterio di giustizia oltre al reato, serve un fine legittimo, cioè la giustizia (concezione giusnaturalistica che parte da Tommaso d'Aquino). Le norme si distinguono non solo per chi le pone o come sono create, ma anche per quale fine perseguono.
Le norme religiose hanno tutte una matrice giusnaturalistica, il diritto religioso è un diritto pervasivo che varia da religione a religione per il grado d'intensità. Le religioni del libro (abramitiche) sono diverse: il diritto canonico non regola più le successioni, o sulle autorità politiche diverso per le altre due. Nel codice del diritto canonico ora anche i figli naturali sono allo stesso grado dei legittimi, è l'unica cosa che dice. Il diritto religioso precede l'uomo: nelle religioni orientali l'ordine naturale delle cose è il fine della giustizia (induismo e Buddhismo in particolare): le azioni dell'uomo devono cercare di mantenere l'armonia cosmica.
Questa è una concezione più vicina a quella naturalistica del mondo greco-romano, ma in questo io conoscevo l'armonia attraverso la sua osservazione razionale, in Oriente attraverso la rivelazione (buddhismo le rivelazioni del Buddha, mentre induismo i Veda). Nelle religioni del libro la giustizia viene posta da un'autorità trascendentale, quindi la legge ha una forte componente divina, gli uomini non la conoscono in autonomia, ma attraverso la rivelazione che Dio fa agli uomini. La rivelazione ha un tempo, uno spazio e un popolo: es. Islam 622 d.C.
Differenze tra diritto religioso e secolare
Cosa differenzia allora il diritto religioso rispetto a quello secolare? Alla fine si trova un nuovo ideale di giustizia togliendo Dio, cioè la libertà di coscienza dell'uomo. Per le religioni questo non vale perché il fine ultimo lo detta Dio e viene da Dio, ma in quello secolare è l'uomo che decide. Ovviamente se la norma è posta da Dio non è totalmente razionalizzabile, diverse invece per le norme secolari che devono corrispondere alla razionalità. Il diritto religioso è un diritto di matrice giusnaturalistica che trova il suo fondamento in un elemento trascendente.
Caratteristiche del diritto religioso
Quali sono le caratteristiche? Il diritto religioso rispetto al diritto secolare di matrice giusnaturalistica, ha di diverso che il fine ultimo è comunque un fine sovrannaturale esattamente come l'elemento che lo genera, ergo le norme dei diritti religiosi non sono totalmente razionalizzabili perché è la divinità che impone certi comportamenti. Se consideriamo il diritto religioso nel suo orizzonte allora questo diventa razionale. Caratteristiche: chi è l'uomo in grado di modificare ciò che Dio ha detto.
- Immutabilità: Può essere assoluta o relativa. Se si prende il diritto canonico, il contenuto della rivelazione non è contenuto in nome strettamente vincolanti, cioè Gesù parla in generale attraverso parabole. Questo ha favorito un processo di storicizzazione anche se però non significa un relativismo concettuale, ma certamente l'opinione della Chiesa su questione cambia nel tempo e va avanti con la società. Questo stesso processo non avviene nel diritto islamico, dove nel Corano ci sono regole più dettagliate e nel XII secolo c'è stato un dibattito tra apertura (simile al diritto canonico) e chiusura (interpretazione letterale): ha vinto questa seconda e quindi c'è stata la cosiddetta “chiusura intellettuale”. Per cui le norme del Corano sono strettamente vincolanti, quindi immutabilità assoluta.
- Assolutezza: Il diritto divino sta all'apice della gerarchia delle fonti e tutte le norme del legislatore umano contrarie devono essere disapplicate. Il limite della norma umana è sempre il diritto divino. Il diritto “divino” della legislazione italiana è la Costituzione.
- Fine trascendente: A cui tende l'ordinamento: questo non permette di ricollegare il diritto religioso alla razionalità. Il punto non è che il diritto secolare è moderno, mentre quello religioso è retrogrado: la questione è che il diritto religioso ha un fine completamente diverso, non la convivenza tra i consociati. Al diritto italiano non importa nulla della salvezza dell'anima degli italiani, anche lo stesso diritto penale che ha invece come fine un recupero ed una rieducazione per il reinserimento sociale del reo.
Fonte prevalente dei diritti religiosi
Ci fu uno studio che volle classificare i diritti in base alle fonti prevalenti:
- Atto
- Sentenza
- Consuetudine
- Dottrina
- Legge
- Rivelazione
Di fatto questa classificazione non è stata molto utile perché esiste sì una fonte prevalente, ma di fatto ce ne sono diverse: il diritto è frutto della cultura, es un reato in Italia può non essere reato in Asia. Nel momento in cui è prodotta la norma poi contribuisce al contesto culturale in cui è inserita: questo vuol dire che il diritto è culture specific, cioè in base al contesto. Questo vale anche per il diritto religioso. Per esempio al diritto canonico sicuramente la rivelazione è importante, ma lo è anche la legge posta dal pontefice nei concilii, quindi c'è una concorrenza. O nel diritto islam dico importante è anche la consuetudine e nel diritto rabbinico la dottrina, cioè il lavoro interpretativo dei rabbini.
Perché studiare il diritto canonico?
La Chiesa cattolica ha contribuito a creare l'Occidente cristiano come lo conosciamo noi oggi e di conseguenza il diritto canonico ha contribuito a fondare il diritto contemporaneo. Lo Stato vaticano è uno stato strumentale, cioè è una porzione così piccola perché è strumentale a far stare in quel luogo le personalità di diritto internazionale, di fatto è ristretto ai palazzi apostolici e il loggiato del Bernini. La Città del vaticano è retta dal diritto canonico che però si applica su tutto l'orbe terraqueo (cioè il mondo), cioè si applica a tutti i cattolici dovunque essi si trovino.
Se vogliamo comprendere il senso profondo e storico, cioè la cultura giuridica delle norme, allora è fondamentale conoscere il diritto canonico.
Cosa è il diritto canonico?
È la struttura giuridica del popolo di Dio, cioè l'insieme dei fedeli della Chiesa. Manca l'elemento territoriale che è specifico degli Stati, però abbiamo il riferimento al “popolo di Dio” (termine coniato nel Concilio Vaticano II, dove si voleva dare un'idea più democratica dei fedeli, non divisi in categorie come nel Medioevo). Si ha una visione più comunitaria della Chiesa, che è sia popolo, sia comunità e società.
Il popolo di Dio è l'insieme di coloro che sono fratelli di Cristo, cioè tutti accomunati dalla stessa fede, questi non sono monadi nel mondo, ma vivono in comunità. Attraverso la parola di Dio e i sacramenti il fedele riesce ad accedere alla salvezza dell'anima, il battesimo è atto d'ingresso alla comunità dei fedeli e anche, secondo la teologia, ciò che lava il peccato originale. Popolo, comunità, ma anche società, perché le comunità sono organizzate, dotate di una struttura e la lumen gentium (uno dei documenti principali fatto nel Concilio Vaticano II) definisce infatti la Chiesa come quell'organismo visibile sociale, ma anche spirituale.
Sempre secondo il Vaticano II, che ha profondamente modificato il diritto canonico, Cristo ha portato simboli a soggetti che vivono in comunità, il diritto canonico è la legge di questi e quindi fondamentale per la comunità stessa. Il canonico prevede sanzioni (dal 1917 le mettono ed arriva a compimento concettuale nel Concilio Vaticano II) e si rivolge al rapporto nella comunità non tra il singolo e Dio (diverso invece dalle altre religioni del libro), la relazione del fedele con Dio rimane affidata alla Sacra Scrittura, quindi alla fine alla coscienza.
Il Codice canonico non ha articoli, ma canoni. Il diritto canonico prende dal diritto degli Stati ed utilizza lo stesso tipo di formulazione normativa del diritto secolare, quindi si chiedevano se si potesse prendere ispirazione dal Codice Napoleonico e anche le regole di generalità ed astrattezza (cosa che invece non c'era nel canonico precedente che era casistico). La formulazione deve tendere alla ratio (salvezza delle anime), infatti il diritto penale canonico sembra molto lontano dal nostro penale per come è formulato.
Il fine terreno è regolare i rapporti della comunità religiosa, che ha però come sempre il limite trascendente della salvezza. La comunità organizzata è voluta direttamente dalla divinità (quello che dice Cristo a Pietro, “su questa pietra costruirò la mia Chiesa): la Chiesa è stata voluta quindi da Dio direttamente, quindi si definisce “società perfetta”, dotata di una sovranità originaria che non conosce capo al di fuori di Dio, non può essere condizionata da nessun potere umano. Infatti la Santa Sede è considerata una persona giuridica morale, cioè di origine divina, stesso per gli altri organi della Chiesa cattolica.
La Chiesa, cioè la Santa Sede, ha un posto all'ONU, ha i nunzi che sono i suoi diplomatici ed ha rapporti con tutti i paesi. È come tutti gli altri Stati del mondo, perché ritiene le sue origini perfette. Ciò che differenzia questo ordinamento è che c'è sia l'elemento divino sia l'elemento umano. C'è un'origine divina: Dio attraverso la rivelazione pone le sue norme, c'è quindi un legislatore divino che crea un diritto canonico divino. A fianco a questo c'è il diritto canonico umano, sempre rispettoso del diritto divino (assolutezza) e a cui il divino si deve conformare. Divino fonte e limite del diritto umano.
Diritto umano e diritto divino: le componenti del diritto canonico
Il legislatore umano è interno all'ordinamento canonico, quindi non un'autorità politica, ma organismi interni alla Chiesa cattolica che producono diritto in quanto hanno podestà legislativa. Il legislatore divino e umano opera nello stesso elemento concettuale: il diritto canonico.
Il diritto divino
Influenza il diritto umano. Ha due componenti principali: positivo e naturale. Il positivo è quello che è contenuto nella Sacra scrittura, cioè la rivelazione, ciò che Dio ha rivelato e fatto sapere agli uomini. È vincolante solo per chi fa parte del popolo di Dio: cioè Chiesa, popolo, comunità e società (cioè le istituzioni ecclesiastiche). Il naturale è un unicum del diritto canonico: sono una serie di precetti prescritti nel cuore di ogni uomo conoscibili razionalmente. Le norme basilari che un uomo in quanto individuo conosce solo per il fatto di appartenere all'umanità, cioè qualsiasi discendente di Adamo attraverso l'uso della razionalità.
La Chiesa per questo motivo dice che questo diritto vincola ogni uomo: cioè anche chi non fa parte della Chiesa cattolica. È sufficiente che sia una persona. È un simil dei diritti fondamentali dell'uomo. Ad esempio, per la Chiesa anche il matrimonio fa parte del diritto naturale divino, infatti la Chiesa reclama la legislazione sul matrimonio tout court e ne riconosce la validità anche se contratto tra due soggetti non cattolici (anche se non sarà un matrimonio cattolico, cioè fatto con le regole del diritto canonico).
- Positivo: cattolici
- Naturale: tutti
Il primo che ha fatto questa divisione fu Tommaso d'Aquino, c'è infatti un filone che dice che i diritti umani derivano dalla filosofia medievale classica.
Scritture di riferimento
Esistono i Vangeli apocrifi, scritti fino al III d.C, esempio quello di Guida. La Chiesa ne riconosce solo alcuni che ha stabilito per iscritto con il Concilio di Trento:
- Antico Testamento: ma non tutto, solo dove è stato confermato dall'insegnamento di Cristo, quindi in pratica quando non è in contrasto come le parole di Cristo, la legge del taglione non è compatibile con gli insegnamenti di Cristo, ma i X comandamenti sono validi.
- Nuovo Testamento: formato da 4 Vangeli, Atti degli Apostoli, Lettere di S.Paolo e S.Pietro, S. Giovanni, S. Guida e S. Giacomo e Apocalisse di S. Giovanni.
Accanto alla rivelazione scritta, c'è la tradizione, che però non è la consuetudine, ma una serie di insegnamenti orali tramandati dal magistero della Chiesa che in pratica ha sole 2 componenti: tradizione divina o divino apostolica, cioè le gesta di Cristo non scritte che sono poi state cristallizzate nei consigli dei primi secoli, come quello di Nicea e fino a quel tempo le gesta erano tramandate oralmente. C'è anche una tradizione umana che non è rivelazione, ma è interpretazione autentica e costituisce dogma: es. il celibato dei preti.
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