Le fondazioni bancarie e il caso MPS
La crisi di MPS
MPS SPA fino all'anno scorso è stata controllata dalla fondazione MPS. La banca MPS ha avuto una vera e propria crisi di liquidità a causa di una conduzione non sana e prudente da parte del CDA e un'influenza negativa dell'azionista di controllo. Nel 2007 vi era stata infatti l'acquisizione di Banca Antonveneta per una cifra spropositata. Nel 2011, per adeguarsi al Basilea III, è stata obbligata a porre in essere un aumento di capitale sociale ma la fondazione non aveva mezzi patrimoniali per ricapitalizzare e al tempo stesso non voleva perdere il controllo. Nel 2012 si è palesata un'incapacità di restituire il finanziamento. La banca MPS era una delle maggiori sottoscrittrici dei Titoli di Stato.
Nel 2013 il management ha investito in titoli derivati, all'oscuro di tutti, operazioni che non erano state contabilizzate. Di fronte a tale crisi si è intervenuti con il d.l. n. 185/2009 convertito in l. n. 2/2009 e d.l. n. 95/2012 convertito in l. n. 135/2012. Queste normative hanno previsto la possibilità da parte delle banche di emettere strumenti finanziari che sarebbero stati sottoscritti dal Ministro dell'economia, privi del diritto di voto. I Monti Bond sono stati creati appositamente per MPS.
Fondazioni bancarie in Italia
Le fondazioni bancarie sono una realtà peculiarmente italiana, soggetti presenti in banche grandi, medie e piccole che diventano azionisti di riferimento. L'origine di questi soggetti deriva dal tessuto pubblico originario delle banche italiane, derivano da istituti di credito di diritto pubblico; dagli anni '80 inizia la considerazione del fatto che il modello dell'ente pubblico sia inadeguato per l'attività bancaria (libro bianco della BI).
- La natura di ente pubblico consente un'eccessiva vicinanza con la politica
- Non sono garantiti certi canali di finanziamento a causa di problemi di capitalizzazione dell'ente
- Ha una struttura pesante che produce inefficienza
Privatizzazione del sistema bancario
Prima dell'entrata in vigore del TUB, inizia ad avviarsi la privatizzazione del sistema bancario con la l. n. 218/1990 (legge Amato) e il d.lgs. n. 356/1990. Con questi provvedimenti inizia la privatizzazione formale, non si obbligavano gli enti pubblici bancari a trasformarsi in spa ma lo consentivano e incentivavano. Con la trasformazione vi era infatti la possibilità di scorporare dal proprio patrimonio l'azienda bancaria, l'ente pubblico poteva costituire unilateralmente una spa alla quale conferire l'azienda bancaria, ricevendo in cambio il 100% del capitale sociale. L'ente pubblico rimasto veniva configurato come fondazione senza scopo di lucro.