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 Potere Autorizzatorio

, ha l’effetto di rimuovere i limiti posti dalla legge all’esercizio di una preesistente

situazione di vantaggio. Il suo svolgimento comporta la previa verifica della compatibilità di tale esercizio con un

interesse pubblico. L’uso del potere produce l’effetto giuridico di modificare una situazione soggettiva

preesistente consentendo l’esplicazione o l’esercizio in una direzione in precedenza preclusa, ma non di costituire

nuovi diritti. Esempio: permesso di costruire. L’iniziativa è sempre ad istanza di parte. Il soggetto può cessare

l’attività intrapresa senza che l’amministrazione debba sostituirsi ad esso per garantire il risultato finale. Dal

ceppo delle autorizzazioni la giurisprudenza ha enucleato alcune figure specifiche:

 Abilitazione , atti il cui rilascio è subordinato all’accertamento dell’idoneità tecnica di soggetti a svolgere

una certa attività. Esempio: iscrizione ad un albo

 Omologazione , rilasciata dall’autorità a seguito dell’accertamento della sussistenza in una cosa di tutte le

caratteristiche fissate dall’ordinamento a fini di tutela preventiva o per esigenza di uniformità dei

modelli.

 Nullaosta

, atto endoprocedimentale necessario emanato da una amministrazione diversa da quella

procedente, con cui dichiara che, in relazione ad uno specifico interesse, non sussistono ostacoli

all’adozione del provvedimento finale. Il nullaosta è necessario per la conclusione del procedimento.

 Dispensa , provvedimento espressione del potere che l’ordinamento riconosce all’ amministrazione

consentendole di derogare all’osservanza di un divieto o obbligo. Esempio: dispensa dal servizio militare.

 Approvazione

, provvedimento permissivo avente ad oggetto un atto rilasciato, a seguito di una valutazione

di opportunità e convenienza dell’atto stesso.

 Licenza , figura che oggi la legge tende a sostituire con l’autorizzazione. Provvedimento che permette lo

svolgimento di un’attività previa valutazione della sua corrispondenza agli interessi pubblici. Esempio:

Licenza Commerciale.

Tutti i provvedimenti, ad esclusione della dispensa, a norma dell’articolo 19 della L. 241/90 possono essere

sostituiti dalla Dichiarazione di inizio attività oppure a norma dell’articolo 20 trattandosi di provvedimenti

emanati a conclusione di procedimenti ad istanza di parte sono assoggettati alla disciplina del silenzio assenso. In

virtù di ciò lo spazio per le autorizzazioni pareva ridotto, ma però sempre l’articolo 20 prevede un numero elevato

di eccezioni alle quali l’ amministrazione deve provvedere espressamente, comprimendo così l’istituto del silenzio

assenso.

 Potere Concessorio , potere il cui esercizio determina effetti favorevoli per i privati, a volte accompagnati da

imposizione di poteri. L’esercizio di tali poteri produce l’effetto di attribuire al destinatario diritti di cui

precedentemente non era titolare. In tale fattispecie l’ amministrazione ha il potere di trasferire al privato la

titolarità di una situazione giuridica (mentre nell’autorizzazione la titolarità era originariamente del privato).

Esempio: concessione della cittadinanza. La concessione può essere traslativa (diritto trasmesso al privato) o

costitutiva (diritto totalmente nuovo).

 Potere Ablatorio

, incide negativamente sulla sfera giuridica del destinatario, in quanto impongono obblighi o

sottraggono situazioni favorevoli in precedenza pertinenti al privato, attribuendole di norma, ma non

necessariamente all’ amministrazione.

Tra i provvedimenti ablatori che incidono sui diritti reali:

 Espropriazione

, provvedimento che ha l’effetto di costituire un diritto di proprietà in capo di un soggetto

detto espropriante, previa estinzione del diritto in capo ad un altro soggetto detto espropriato al fine di

consentire la realizzazione di un’opera pubblica o per motivi di pubblico interesse e dietro versamento di

un indennizzo (art. 42.3 Cost.) La disciplina dell’espropriazione per pubblica utilità è contenuta nel TU di

cui DPR 327/2001 modificato dal DLGS 302/2002.

 Occupazione Temporanea

, di alcuni beni può essere disposta quando sia necessario per la corretta

esecuzione dei lavori prevedendo la relativa indennità.

 Requisizioni

, provvedimenti mediante i quali l’ amministrazione dispone della proprietà o utilizza un bene di

un privato per soddisfare un interesse pubblico. Può essere in proprietà (con effetti irreversibili) o in uso

(temporaneo).

 Confisca

, provvedimento a carattere non espropriativo ma sanzionatorio ed è la misura conseguente alla

commissione di un illecito amministrativo

 Sequestro

, provvedimento di natura cautelare.

Tra i provvedimenti ablatori che incidono sui diritti personali:

 Ordini

, impongono un comportamento ai destinatari. Si distinguono in comandi e divieti. 19

 Potere Sanzionatorio

, potere il cui esercizio produce effetti sfavorevoli in capo ai destinatari costituito dalle

sanzioni, le cui caratteristiche sono che:

la sanzione ha carattere affittivo

 la sanzione è la conseguenza di un comportamento antigiuridico di un soggetto

Nella vigente legislazione come non è definito il concetto di sanzione, non è definito neppure quello di sanzione

amministrativa, le quali non hanno un contenuto peculiare ma si possono individuare in modo residuale, quali misure

afflittive non consistenti in sanzioni penali o civili. Si può quindi definire sanzione amministrativa la misura

affittiva non consistente in pena criminale o sanzione amministrativa, irrogata nell’esercizio di potestà

amministrative come conseguenza di un comportamento assunto da un soggetto in violazione di una norma o

procedimento amministrativo. Il procedimento prende avvio dall’accertamento e dalla contestazione della

violazione, prevede la possibilità per l’interessato di difendersi e si conclude con l’irrogazione della sanzione. I

provvedimenti sanzionatori sono necessariamente recettivi (articolo 21-bis L. 241/90).

 Potere di Ordinanza , esercitatile nelle situazioni di necessità ed urgenza, è caratterizzato dal fatto che la legge

non predetermina il contenuto in cui il potere può concretarsi oppure consente all’amministrazione di esercitare

un potere tipico in presenza di situazioni diverse da quelle previste in via ordinaria. Il potere di ordinanza il cui

esercizio da luogo alla emanazione delle ordinanze di necessità ed urgenza, sembra non rispettare il principio di

tipicità dei poteri amministrativi che, in applicazione del principio di legalità, impone la previa individuazione degli

elementi essenziali dei poteri a garanzia dei destinatari degli stessi. Ma d’altra parte tali ordinanze sono previste

per far pronte a situazioni che non possono essere risolte rispettando il normale ordine delle competenze e i

normali poteri. Le ordinanze di necessità ed urgenza sono atti di alcune amministrazioni che si caratterizzano per

presupposti e contenuto di ampia latitudine, difficilmente circoscrivibile. Possono essere emesse dal sindaco,

dall’autorità di sanità o dall’autorità di pubblica sicurezza. Sono provvedimenti anomali nel panorama

amministrativo, in quanto organi monocratici o non eletti democraticamente hanno un potere che sfugge al

controllo se non ex-post e questo rappresenta un’anomalia nel panorama amministrativo. Per questo motivo la

Corte Costituzionale ha sottolineato la necessità del pieno rispetto dei principi costituzionali, fissando alcuni

limiti come la necessità di una adeguata motivazione e efficacia limitata nel tempo. Trattandosi di poteri

eccezionali devono essere usati nei limiti stabiliti dalla legge e devono ancor più rispettare il principio di legalità.

Le ordinanze vanno distinte dai provvedimenti d’urgenza atti tipici e nominati suscettibili di essere emanati sul

presupposto dell’urgenza, ma che sono di contenuto predeterminato dal legislatore. Esempio: requisizione in uso.

 Potere di Programmazione e Pianificazione , complesso di atti attraverso i quali l’amministrazione individua le

misure coordinate per intervenire in un dato settore. Generalmente i piani hanno natura normativa e/o di atti a

contenuto generale, quindi non costituiscono esercizio di poteri aventi una autonoma fisionomia. La legge

caratterizza i procedimenti di programmazione e pianificazione sotto il profilo procedimentale: gli articoli 13 e

24 della L. 241/90 affermano che a tali procedimenti non si applicano la partecipazione e il diritto di accesso

 Potere di Imposizione di Vincoli , al fine di conservare alcuni beni immobili che presentano particolari

caratteristiche storiche, artistiche ….ecc.. la legge attribuisce all’amministrazione il potere di sottoporre gli

stessi a vincolo amministrativo, che generalmente è imposto mediante piano attraverso il quale si produce una

riduzione delle facoltà spettanti ai proprietari. Si tratta dell’imposizione di obblighi di fare o di non fare. Tale

vincolo può essere assoluto (se impedisce di utilizzare il bene) o relativo. L’apposizione del vincolo è un’azione

conseguente all’accertamento della nel bene di preesistenti caratteri definiti in generale dalla legge: ciò spiega

perché non esiste per i privati la possibilità di ottenere un indennizzo.

 Potere di Controllo , ricorre nei rapporti tra amministrazione e privati. Si hanno difatti esempi di atti che

vengono rilasciati a seguito dell’esito positivo di un controllo sull’attività da essi svolta. Il controllo presuppone

l’avvenuta instaurazione di una particolare relazione tra amministrazione e privato che può sorgere a seguito di un

atto autorizzatorio o di dichiarazione di inizio attività del privato.

Poteri strumentali e poteri dichiarativi

L’ amministrazione nell’esercizio del suo potere, pone in essere atti che pur essendo puntuali e concreti non sono atti

provvedimentali (dotati di efficacia sul piano dell’ordinamento generale), ma strumentali ad altri poteri, come pareri,

proposte definiti atti dichiarativi. L’efficacia dichiarativa incide su una situazione giuridica preesistente

rafforzandola, specificandone il contenuto o affievolendola impedendo così la realizzazione della situazione in una

certa direzione: è il caso della cancellazione di alcuni beni dagli elenchi dei beni pubblici. Alcuni atti dichiarativi detti

di certazione hanno la funzione di attribuire certezza legale ad un dato. Essi sono tipici e nominati e corrispondono

ad un’importante funzione pubblica, quella di produrre certezza e di stabilizzare rapporti sociali. Tale certezza può

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essere messa in circolazione attraverso i certificati che sono atti con cui si riproduce una certezza. Il certificato

rappresenta quindi un documento tipico rilasciato da un’ amministrazione. Presenta caratteri dell’atto pubblico, in

quanto rilasciato da pubblico ufficiale. Negli ultimi anni ha rivestito importanza l’istituto giuridico della dichiarazione

sostitutiva, che è un atto del privato capace di sostituire una certificazione pubblica producendo lo stesso effetto

giuridico. La mancata violazione della dichiarazione sostitutiva costituisce violazione dei doveri d’ufficio. Tuttavia

non è consentito che certificati medici, sanitari o di conformità o di marchi e brevetti siano sostituiti da altro

documento. Il controllo sulle dichiarazioni sostitutive deve avvenire a campione o quanto sussistono ragionevoli dubbi

sulla loro veridicità. Viene effettuato consultando direttamente gli archivi dell’ amministrazione certificante o

richiedendo la conferma scritta di quanto dichiarato con le risultanze dei registri. Le dichiarazioni sostitutive

possono essere utilizzate anche nei rapporti tra privati.

Poteri relativi ad atti amministrativi generali

Esistono atti amministrativi generali capaci di produrre effetti nei confronti di una generalità di soggetti, titolari di

quei rapporti, anche se risultano privi di forza precettiva. Esempio: bandi di concorso. Tali atti sono sottratti alla

disciplina della partecipazione procedimentale e del diritto di accesso. Inoltre gli atti generali come quelli normativi

non necessitano di motivazione. Particolare categoria di atti amministrativi generali è costituita dalle autorizzazioni

generali conosciute dalla normativa sulla liberalizzazione dei servizi.

L’esercizio del potere: norme di azione, discrezionalità e merito

Allorché sia attribuito un potere, l’ordinamento sceglie di rimettere alla successiva scelta autonoma

dell’amministrazione, la produzione di vicende giuridiche in ordine al situazioni soggettive dei privati. L’

amministrazione deve in concreto agire in vista del perseguimento dell’interesse pubblico, che costituisce la ragione

dell’attribuzione del potere. L’ amministrazione potrebbe quindi essere lasciata libera di scegliere le modalità di

azione ritenute più consone nei singoli casi. Altre volte l’ amministrazione fissa in anticipo alcuni criteri a cui si

atterrà nell’esercizio in concreto del potere. Molto spesso le modalità di azione sono individuate in via generale e

astratta mediante norme giuridiche. Per questo è possibile suddivide l’azione dell’ amministrazione in :

 Vincolata

, la cui azione è predeterminata e riduce gli spazi di scelta dell’amministrazione. Richiama tutte le

ipotesi in cui l’ amministrazione non sceglie, deve farlo perché glielo impone una norma.

 Discrezionale , attività rilevante dell’ amministrazione che deve rispettare il principio di legalità, i cui aspetti

sono:

 Vincolo funzionalizzato allo scopo

Scelta dell’ amministrazione

Il fine o lo scopo si caratterizza per l’astrattezza, la generalità, l’evanescenza. E’ un fine generico che sembra

impalpabile, mentre altre volte è un fine composito. Quindi il fine pubblico è un elemento che conferisce alla

amministrazione la possibilità di scelta e quindi di discrezionalità. Il fine pubblico non è altro che l’interesse

primario dell’ amministrazione. Se si ha un interesse pubblico e la norma finisce lì, l’ amministrazione ha un potere di

scelta notevole, che sarà riversato in un atto amministrativo con il quale designerà qualcosa passando da un interesse

pubblico astratto ad uno concreto. Quest’ultimo passaggio avviene attraverso il corretto esercizio della funzione

amministrativa, che non sarà la migliore soluzione possibile della situazione in questione, ma avverrà utilizzando il

potere discrezionale. Se il merito delle scelte spetta all’ amministrazione, allora ad essa sola spettano le competenze

legate a quella materia. Il corretto esercizio dell’attività amministrativa consiste nel corretto uso delle norme

amministrative. L’ amministrazione per realizzare l’interesse pubblico astratto si deve misurare con tutti gli altri

interessi che si frappongono nel suo cammino. Quindi l’ amministrazione deve fare una comparazione degli interessi

preesistenti e una loro selezione. L’azione amministrativa non si afferma mai sulla neutralizzazione degli interessi

altrui ma per il principio della salvaguardia di questi interessi. Però l’attività discrezionale dell’ amministrazione è

spesso censurata cioè annullata dal giudice, non perché fa una reprimenda sull’azione amministrativa, ma perché si

rimprovera all’ amministrazione di non aver seguito un corretto e coerente iter decisionale, è quindi un giudizio di

legittimità e non di merito. Il potere discrezionale di traduce quindi in una rappresentazione degli interessi, una

selezione e quindi una loro ponderazione. I meri interessi privi di dignità giuridica non vengono presi in

considerazione, poiché l’attività amministrativa ha bisogno di comparare interessi rilevanti. Il principio generale è

quello di legalità a cui seguono:

Ragionevolezza

, l’azione della PA deve rispondere ad un canone di ragionevolezza che significa coerenza,

 congruenza. E’ un principio sommo, continuo. Implica un canone di congruenza e coerenza. 21

Imparzialità

, presenza di un’attività amministrativa che deve essere equidistante, quindi non devono indulgere in

 interessi a scapito degli altri.

La discrezionalità non è quindi esercitata in osservanza di norme predefinite. Le regole che presiedono allo

svolgimento della discrezionalità si evincono in occasione della rilevazione della loro violazione, che da luogo a eccesso

di potere e si riassumono nel principio di logicità-congruità. Questo significa che la scelta dell’ amministrazione deve

risultare logica e congrua tenendo conto dell’interesse pubblico perseguito, degli interessi secondari coinvolti e della

misura del sacrificio ad essi arrecato. Da ciò si desume che l’essenza della discrezionalità risiede nella ponderazione

comparativa dei vari interessi secondari in ordine all’interesse pubblico al fine di assumere la determinazione

concreta. Il merito amministrativo (insieme di soluzioni compatibili con il principio di congruità) è normalmente

sottratto al sindacato del giudice amministrativo ed attribuito alla scelta esclusiva dell’ amministrazione, la quale

preferirà quella ritenuta più opportuna. Il merito non è sindacabile in quanto la scelta libera dell’amministrazione è

effettuata tra soluzioni tutte ragionevoli. Quindi il merito costituisce la sfera di attività riservata all’

amministrazione.

Questo tipo di discrezionalità c.d. pura va distinta dalla discrezionalità tecnica o potere tecnico discrezionale.

Il potere tecnico discrezionale richiama il concetto di assenza di scelta. Si verifica in quelle ipotesi in cui l’agire della

amministrazione è conseguente ad un sapere tecnico-scientifico che non è il sapere tecnico-giuridico. Circostanza in

cui l’ amministrazione agisce sulla base di un responso tecnico. E’ un’attività che si svolge in assenza di ponderazione

degli interessi. L’ amministrazione agisce quindi sulla base di un accertamento tecnico-scientifico. Il comportamento

nasce da una conoscenza che la vincola (acclaramento di una realtà secondo saperi che non riguardano materie

giuridiche). Esempio: beni storici-artistici. La vicenda si caratterizza per l’assenza di scelta. L’ amministrazione deve

conformarsi al responso tecnico-scientifico. Non può ponderare gli interessi. L’ amministrazione ha la signoria sulla

materia chiamata ad operare perché la giurisdizione ha sempre sostenuto che la discrezionalità tecnica è equiparata

al merito come il potere discrezionale e quindi è possibile solo un giudizio di legittimità. Se è comprensibile che non

esista parere giurisdizionale sul migliore assetto degli interessi (perché spetta alla linea politica), è invece discutibile

che ciò venga applicato a saperi tecnico-scientifici che non sempre sono in possesso delle amministrazioni. Questo

per la garanzia del cittadino. Infatti ultimamente la giurisprudenza in alcuni casi chiede l’attendibilità del percorso

logico seguito, vuole quindi valutare le carte. Richiede la serietà della motivazione.

Le Fonti del diritto

Il Diritto Amministrativo è un diritto tributario del diritto costituzionale. Le fonti del diritto riguardano il diritto

pubblico, ma anche il diritto amministrativo perché è un diritto caratterizzato dalla presenza del principio di legalità

dell’azione amministrativa, principio che impone nella sua minore intensità che l’azione del pubblico potere non

contraddica nessuna norma, e nella sua eccezione estesa che il potere pubblico agisca legittimato da una norma. Le

Fonti del diritto sono tutti quegli atti e fatti idonei a produrre norme giuridiche. Elemento che connota il Diritto

Amministrativo è lo studio delle fonti secondarie.

Le fonti del diritto possono essere suddivise in base a due criteri:

Criterio Gerarchico

, Una fonte giuridica è gerarchicamente sovraordinata se i suoi precetti prevalgono su quelli

 di altre fonti. (Esempio: costituzione con altre fonti)

Criterio di Competenza

, I rapporti tra le fonti risentono dell’organo che emana la fonte stessa. Le fonti

 riflettono la dignità giuridica dell’organo che emana.

Tali criteri sono ripresi dal Diritto Amministrativo, ma si guarda più alle fonti secondarie. Il Diritto Amministrativo

studia i rapporti tra amministrazioni o tra amministrazioni e cittadini, ed è caratterizzato dalla presenza di una

funzione. L’amministrazione soggiace alle norme primarie e secondarie del diritto pubblico. C’è enorme differenza

tra: Norma Giuridica

, atto generale e astratto

 Atto Amministrativo

, atto puntuale e preciso con valenza soggettiva limitata. E’ un precetto che non è ripetibile.

Ma tra norme giuridiche secondarie e atti amministrativi esiste una certa confusione. Esempio: Piani Regolatori

Generali atti che hanno natura mista in quanto possiedono natura normativa in ordine alle statuizioni contenute nelle

c.d. norme di attuazione, mentre sono atti amministrativi generali per quanto riguarda le indicazioni attinenti alle

localizzazioni e zonizzazioni.

Norme prodotte dalle fonti comunitarie

Tra tali fonti spiccano:

Regolamenti Comunitari, atti di portata generale, obbligatori e direttamente applicabili nei rapporti verticali tra

 amministrazione e cittadini. Secondo la Corte Costituzionale deve essere applicato dal giudice interno anche

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disapplicando la legge nazionale incompatibile, quindi la norma regolamentare comunitaria finisce per essere

parametro di legittimità dell’atto amministrativo.

Direttive Comunitarie, vincolanti per gli stati membri in ordine al risultato da raggiungere, salva restando la

 competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi per conseguire quel risultato.

In entrambi i casi organi comunitari producono norme direttamente applicabili.

Il regime dell’atto amministrativo conforme ad una fonte interna disapplicabile in quanto in contrasto con la disciplina

comunitaria sarà la nullità se la norma è attributiva del potere, mentre sarà di annullabilità se la norma nazionale è

una semplice norma di azione.

Fonti soggettivamente amministrative: i regolamenti

Esistono fonti secondarie che sono atti soggettivamente amministrativi. Si tratta dei regolamenti, che possono

essere:

Governativi , sono fonti secondarie, disciplinate dalla Legge 400/88 e vengono adottati dal governo previo parere

 non vincolante del consiglio di stato, emanati dal Presidente della Repubblica, sottoposti a visto e registrazione

della Corte dei Conti e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. I regolamenti governativi possono essere:

Esecutivi , sono atti che specificano la legge.

o Attuativi e Integrativi , sono atti che sviluppano e integrano la legge.

o Organizzativi , disciplinano il funzionamento delle amministrazioni.

o Delegati , rappresentano una tipologia ricorrente nel panorama italiano in quanto sono un modo per snellire

o il lavoro parlamentare. Esiste su di essi un controllo di legittimità ex post effettuato dalla Corte dei

Conti. E’ delegato perché consente l’abrogazione di una norma anche di carattere primario. Questo perché

la legge ha investito il governo del potere di adottare un regolamento su una certa materia. Ed è quindi la

fonte primaria (la legge) che delega al governo il potere di predisporre il regolamento, la vera fonte che

abroga. E’ molto importante nel nostro paese per l’attuazione di direttive comunitarie. Il governo

annualmente emana la legge comunitaria e consente l’adeguamento tempestivo del nostro ordinamento a

quello comunitario, affidandolo a regolamenti delegati. La normativa comunitaria passa per via governativa

e non parlamentare facendo sorgere non pochi problemi di controllo.

Indipendenti

, incidono su materie non disciplinate dalla legge.

o

Ministeriali e Interministeriali , adottati con Decreti Ministeriali o Interministeriali. Non possono dettare

 norme contrarie ai regolamenti governativi, devono trovare fondamento in una legge che conferisce

espressamente il potere al ministro.

Enti Locali , L’autonomia regolamentare è oggi riconosciuta agli enti locali. La legge detta i principi fondamentali

 dell’organizzazione dell’ente, mentre tale disegno è arricchito dal regolamento ente locale.

Le altre fonti secondarie sono:

Decreto Ministeriale

, potestà normativa che appartiene al singolo ministro. Sono sottostanti ai regolamenti

 governativi.

Direttiva Ministeriale , espressione di un rapporto interdirettivo ed interorganico. Un soggetto emana un atto

 indicando al soggetto destinatario o le modalità oppure le finalità, ma il destinatario può disattendere l’atto

motivandolo

Statuti degli Enti Locali , non sempre hanno chiara connotazione giuridica. Gli statuti regionali sono fonti primarie.

 Comuni e Province adottano un proprio statuto, che ha un oggetto molto ampio. L’autonomia normativa è una scelta

di libertà. Autonomia di indirizzo politico, normativa, finanziaria, organizzativa e di bilancio. Lo statuto ha

comunque una sua valenza perché enuncia principi che vincolano l’ente.

Circolari Amministrative

, non sono atti normativi anche se la loro conoscenza è necessaria alla sopravvivenza degli

 uffici. Sono fondamentali perché la loro efficacia si proietta all’esterno dell’ufficio. Non è nemmeno un atto

amministrativo. Le circolari possono essere:

Interpretative , in presenza di normativa oscura offrono interpretazione.

o Informative , portano a conoscenza degli uffici una certa cosa.

o Normative

, se un organo sovraordinato impone di tenere un certo comportamento.

o

Infine importante è anche la Prassi che è un insieme di comportamenti tenuti nell’utilizzo quotidiano dei

comportamenti della PA. Non è un atto normativo ma può essere invocata per mancanza di coerenza che si traduce in

censura dell’attività amministrativa della PA. La violazione della coerenza può essere sintomo di cattivo esercizio

della funzione amministrativa. 23

Capitolo VI: Il procedimento amministrativo

Introduzione

Il provvedimento è l’atto amministrativo che, efficace sul piano dell’ordinamento generale, produce effetti in ordine

alle situazioni giuridiche di terzi soggetti. L’emanazione del provvedimento finale è preceduta dal procedimento

amministrativo che è un insieme di atti, fatti e attività tra loro connesse che concorrono all’emanazione del

provvedimento. I casi di provvedimenti emanati senza un procedimento amministrativo sono pochissimi: esempio atti

di urgenza. Il procedimento amministrativo, quindi rappresenta la forma esteriore attraverso la quale si dispiega

l’azione amministrative e quindi la sua funzione.

Molti ordinamenti stranieri hanno provveduto da tempo ha disciplinare il procedimento amministrativo. In Austria nel

1925 era stata emanata una disciplina complessa attraverso ben 5 leggi, che concepiscono l’attività

dell’amministrazione similare a quella svolta dal giudice che deve decidere una controversia. La Germania ha una legge

del 1976 che ha suscitato vivo interesse nella nostra dottrina ed è stata fonte di ispirazione per il nostro legislatore

nell’elaborazione della Legge 241/1990. In proposito va ricordato l’obbligo generale di motivazione, il diritto per i

privati di essere sentiti, l’accesso ai documenti e i contratti di diritto pubblico. La Spagna ha una legge del 1992 che

disciplina in particolare i profili di responsabilità della PA e dei funzionari. In Inghilterra dove si nega l’esistenza di

un diritto amministrativo in senso proprio manca una disciplina generale sul procedimento amministrativo, ma le corti

inglesi riconoscono principi procedimentali importanti. L’importanza del diritto comunitario in materia procedimentale

deriva dal fatto che le norme di origine comunitaria condizionano l’azione dell’Amministrazione in quanto i principi

comunitari sono in grado di produrre influenze sull’ordinamento nazionale e sono richiamati dall’articolo 1. Il potere

amministrativo si esercita mediante il procedimento amministrativo. Il potere amministrativo appartiene alla funzione

e quindi studiamo un procedimento amministrativo che rappresenta una serie coordinata e collegata di atti e di fatti

tendenti al conseguimento di un interesse pubblico. L’azione amministrativa è quindi procedimentalizzata (in quanto

deve sempre soggiacere al principio di legalità) e globalmente rilevante. Alla base del procedimento amministrativo

c’è il principio del giusto procedimento, cioè colui che è coinvolto o interessato dal procedimento deve essere

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informato e poter partecipare. La presenza del privato è necessaria non solo perché si vuole che sia informato ma

anche perché il privato contribuisce con la sua azione all’individuazione dell’interesse pubblico. Il principio del giusto

procedimento implica un obbligo a carico dell’amministrazione cioè quello di procedere e di concludere il procedimento

con un provvedimento espresso. La legge 241/1991 non contiene una disciplina completa ed esaustiva del

procedimento, limitandosi a specificare alcuni principi e a disciplinare gli istituti più importanti, ma si occupa anche di

aspetti che riguardano indirettamente il procedimento come il diritto di accesso.

Principi

L’articolo 1.1 afferma che <<l’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di

economicità, efficacia, pubblicità e trasparenza secondo le modalità previste dalla L. 241 e dalle altre disposizioni

che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai principi dell’ordinamento comunitario>>. I principi che si evincono

dalla lettura di questo articolo sono pertanto:

Principio di legalità

 Criterio di economicità

, è il rapporto tra obiettivi realizzati e mezzi impiegati. Si traduce nell’esigenza del non

aggravamento del procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento

dell’istruttoria (1.2). Quindi devono essere ritenuti illegittimi gli atti superflui.

 Criterio di efficacia

, è il rapporto tra obiettivi prefissati e obiettivi conseguiti ed esprime l’esigenza che

l’amministrazione miri al perseguimento nel miglior modo possibile delle finalità ad essa affidate.

 Criterio di pubblicità e trasparenza , rispondono al Criterio di conoscibilità dell’attività amministrativa, la quale

appunto deve essere conoscibile dall’interessato. E’ un carattere che rappresenta conseguenza diretta della

natura pubblica dell’amministrazione. L’amministrazione essendo preordinata alla soddisfazione di interessi

pubblici, richiede la trasparenza dell’amministrazione agli occhi del pubblico. Applicazione concreta di tale

principio è costituita dal diritto di accesso ai documenti amministrativi.

 Principi dell’ordinamento comunitario , il nostro ordinamento rispetta il principio di prevalenza del diritto

comunitario rispetto a quello nazionale. Rappresenta una norma mobile in attesa dello sviluppo del diritto

comunitario. Il diritto comunitario ha esportato in italia i principi di:

o Proporzionalità

, l’azione amministrativa deve salvaguardare l’interesse privato

o Legittimo Affidamento

, il cittadino che in buona fede è indotto a credere al comportamento

dell’amministrazione e in virtù di quel comportamento è indotto a comportarsi in un certo modo, se l’

amministrazione fa un cambiamento repentino il cittadino ha diritto alla tutela giurisdizionale. Indica

concreta e ragionevole speranza concretizzate in aspettativa.

o Precauzione , l’ amministrazione in presenza di pericolo diretto e concreto può impedire l’esercizio di una

certa attività.

L’articolo 1 non richiama il concetto di efficienza che compare all’articolo 3-bis dove si afferma che per conseguire

un’efficienza maggiore le amministrazioni incentivano l’uso della telematica.

Un ulteriore principio è quello dell’azione in via provvedimentale enunciato dall’articolo 2 ai sensi del quale l’

amministrazione ha il dovere di concludere il procedimento mediante l’adozione di un provvedimento espresso. Tale

regola soffre di importanti eccezioni inerenti l’ipotesi di silenzio-assemso disciplinate dall’articolo 20.

Le fasi del procedimento

Le fasi del procedimento sono:

1. Fase Preparatoria o istruttoria , formata da atti che assolvono una funzione preparatoria rispetto all’emanazione

del provvedimento finale.

2. Fase Decisoria o deliberativa , viene emanato l’atto con efficacia costitutiva

3. Fase Integrativa dell’efficacia

, fase di chiusura del procedimento, che è eventuale, in quanto in alcuni casi la

legge non la prevede, con la conseguenza che comunque il provvedimento produrrà la sua efficacia dopo la fase

decisoria.

Tra i due estremi del procedimento, trovano posto gli atti endoprocedimentali che sono destinati a produrre effetti

rilevanti nell’ambito del procedimento. Sono atti (pareri, osservazioni, memorie) che generano l’impulso alla

progressione del procedimento e contribuiscono a condizionare la scelta discrezionale finale. 25

La conoscenza delle fasi in cui si articola il procedimento è importante poiché l’illegittimità di uno di questi atti del

procedimento determina in via derivata l’illegittimità del provvedimento finale, salvo che operi l’articolo 21-octies.

Rapporti tra procedimenti amministrativi

Tra più procedimenti amministrativi possono sussistere molteplici rapporti. Esistono i subprocedimenti nei quali il

rapporto deriva dal fatto che alcuni procedimenti costituiscono una fase del procedimento principale. Oppure si ha

una Connessione funzionale quando l’atto di conclusivo di un procedimento autonomo influenza l’esercizio del potere

che si svolge nel corso di un altro procedimento. La connessione più importante è la Presupposizione che si ha quando

al fine di esercitare un potere, occorre la sussistenza di un certo atto che funge da presupposto di un altro

procedimento in quanto crea una qualità in un bene, cosa o persona che costituisce l’oggetto del successivo

provvedere (Esempio: Dichiarazione di Pubblica Utilità rispetto all’emanazione del decreto di esproprio). In alcune

ipotesi, il nesso tra i vari procedimenti non è di presupposizione ma di Consecuzione in quanto i vari procedimenti

corrono in parallelo.

L’iniziativa

Il procedimento si apre con l’iniziativa, che ai sensi dell’articolo 2 può essere:

 Ad istanza di parte , se l’avvio è sollecitato da un soggetto giuridico privato. Una volta sollecitata l’avvio del

procedimento, l’amministrazione può decidere anche di non avviarlo. Ma una volta che l’ha avviato deve

concluderlo.

D’ufficio

Una volta che l’ amministrazione ha iniziato il procedimento, ai sensi dell’articolo 2 ha il dovere di concluderlo entro

un determinato termine che decorre dall’inizio d’ufficio del procedimento o dal ricevimento della domanda se il

procedimento è ad iniziativa di parte. La conclusione deve avvenire mediante l’adozione di un provvedimento espresso,

entro 90 giorni. In realtà per le amministrazioni statali può essere diversamente disposto da regolamento. Ma

l’articolo 20 ammette delle deroghe consentendo la possibilità che il procedimento sia concluso non con

provvedimento ma con silenzio-assenso, che può essere impedito esclusivamente emanando un provvedimento di

diniego. Quindi, in sostanza, l’ amministrazione ha il dovere di provvedere in modo espresso solo se intende rifiutare il

provvedimento richiesto dal privato, potendo altrimenti restare inerte. L’articolo 20 prevede un ulteriore strumento

per evitare il formarsi del silenzio-assenso, la conferenza di servizi. Tale articolo inoltre riduce fortemente il campo

di applicazione del silenzio-assenso prevedendo una serie di eccezioni per quanto riguarda <<gli atti e i procedimenti

riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, l’ambiente, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza e

l’immigrazione, la salute e la pubblica incolumità, i casi in cui la normativa comunitaria impone l’adozione di

provvedimenti formali, i casi in cui la legge qualifica il silenzio dell’amministrazione come rigetto dell’istanza, nonché

gli atti e procedimenti individuati da uno o più decreti dal Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del

Ministro della Funzione Pubblica, di concerto con i ministri competenti>>. In tali ipotesi decorso inutilmente il termine

senza che l’amministrazione abbia emanato il provvedimento si forma il silenzio-inadempimento che non produce

effetti uguali a quelli di un provvedimento. Il cittadino può fare ricorso avverso il silenzio, preordinato comunque ad

ottenere un provvedimento espresso. L’ amministrazione non decade dal potere di agire, ma il ritardo può causare una

responsabilità per lesione di interessi meritevoli di tutela. Tale ricorso avverso il silenzio può essere proposto anche

senza necessità di diffida all’ amministrazione inadempiente e non oltre un anno dalla scadenza dei termini

procedimentali. Tale ritardo può anche comportare l’ipotesi di illecito disciplinare per il dipendente. L’interessato

decorsi 60 giorni dalla presentazione dell’istanza (quindi per procedimenti ad istanza di parte) deve presentare

diffida all’ amministrazione e all’impiegato, a mezzo ufficiale giudiziario. Decorsi 30 giorni dalla diffida, può

presentare l’azione volta ad ottenere il risarcimento. I termini possono essere interrotti o sospesi. L’articolo 10-bis

stabilisce che, con riferimento ai procedimenti ad istanza di parte, l’ amministrazione comunica agli istanti i motivi

che ostano l’accoglimento della domanda. Questa comunicazione interrompe i termini che iniziano nuovamente a

decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o scaduti 10 giorni dal ricevimento della comunicazione

attribuito agli istanti per presentare per iscritto le loro osservazioni. Tale disciplina non si applica alle procedure

concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale e assistenziale. Con riferimento alla sospensione, l’articolo 2.4

dispone che, nei casi in cui leggi o regolamenti prevedono per l’adozione di un provvedimento l’acquisizione di

valutazioni tecniche di organi o enti appositi, i termini sono sospesi fino all’acquisizione delle valutazioni tecniche per

un periodo massimo non superiore a 90 giorni. I termini possono essere sospesi una sola volta.

Il responsabile del procedimento 26

E’ una figura che svolge importanti compiti per quanto riguarda l’avvio del procedimento e lo svolgimento di esso nel

suo complesso. A norma dell’articolo 4 le amministrazione sono tenute a individuare per ciascun tipo di procedimento,

l’unità organizzativa responsabile dell’istruttoria, di ogni adempimento procedimentale e dell’adozione del

provvedimento finale. A ciò seguirò l’individuazione del responsabile del procedimento, persona fisica che agirà in

concreto. A norma dell’articolo 5 il dirigente dell’unità organizzativa assegna a se o ad altri addetti la responsabilità

dell’istruttoria, degli adempimenti procedimentali e dell’adozione del provvedimento finale. Fino a quando tale

assegnazione non viene effettuata, si considera responsabile il funzionario preposto all’unità organizzativa. Le

funzioni del responsabile sono:

Guida del procedimento

 Coordinatore dell’istruttoria

 Organo di impulso

Egli rappresenta il punto di riferimento, sia per i privati che per l’ amministrazione. La presenza della figura del

responsabile è volta a superare l’impersonalità degli uffici. I compiti del responsabile sono indicati dall’articolo 6 e

può:

Comunica l’avvio del procedimento

 Chiede dichiarazioni o rettifiche di dichiarazioni.

 Ha compiti di impulso del procedimento: propone l’indizione della conferenza di servizi di rilievo istruttorio, e se

ne ha la competenza emana l’atto finale e lo trasmette all’organo competente per l’adozione altrimenti emana egli

stesso il provvedimento. L’organo competente per l’adozione del provvedimento se diverso dal responsabile, non

può discostarsi dalle risultanze dell’istruttoria se non indicando la motivazione nel provvedimento finale.

Comunica i motivi ostativi all’accoglimento prima della formale adozione di un provvedimento

Comunicazione di avvio del procedimento

A norma dell’articolo 7 l’avvio del procedimento deve essere comunicato dal responsabile del procedimento al:

Soggetto sul quale ricadono gli effetti del provvedimento finale (titolare di interesse legittimo pretensivo o

 oppositivo)

Soggetti che per legge devono intervenirvi (in genere enti pubblici)

 Soggetti individuati o facilmente individuabili quando il provvedimento finale può recare loro pregiudizio (c.d.

 cointrointeressati sostanziali) Esempio: proprietario di un fondo vicino a quello il cui proprietario ha chiesto un

permesso edilizio.

Tale comunicazione deve essere fatta dal responsabile del procedimento amministrativo mediante comunicazione

personale oppure in altra forma quando per il numero dei destinatari la comunicazione personale risulti troppo

gravosa. La legge non stabilisce entro quale termine effettuare tale comunicazione, ma è da ritenersi che vada

effettuata senza ritardo ed entro un termine ragionevole.

Ai sensi dell’articolo 8 la comunicazione deve contenere i seguenti elementi:

L’amministrazione competente

 L’oggetto del procedimento

 L’ufficio e la persona responsabile del procedimento

 La data entro la quale deve concludersi e i rimedi esperibili in caso di inerzia

 Nei procedimenti ad iniziativa di parte la data di presentazione dell’istanza

 L’ufficio in cui si può prendere visione degli atti

L’articolo 13 esclude il dovere di comunicazione nei confronti dell’attività della PA diretta all’emanazione di

atti normativi

 atti amministrativi generali

 pianificazione e programmazione

 procedimenti tributari

Inoltre la giurisprudenza ha escluso la comunicazione nelle ipotesi di attività vincolata sul presupposto che la

partecipazione sia necessaria e fruttuosa solo quando è possibile effettuare una scelta discrezionale, quindi

ritenendo che per certi provvedimenti non sia utile il contraddittorio.

La mancanza della comunicazione di avvio del procedimento comporta generalmente l’illegittimità che può essere

fatta valere soltanto dal soggetto nel cui interesse la comunicazione è prevista. A questo esiste però un’eccezione.

Infatti ai sensi dell’articolo 21-octies <<il provvedimento non è annullabile per mancata comunicazione di avvio del

procedimento se l’amministrazione dimostra in giudizio che il contenuto del provvedimento non sarebbe potuto essere

diverso da quello in concreto adottato>> 27

Fase Istruttoria

L’attività istruttoria è la fase centrale del procedimento volta all’accertamento dei fatti e dei presupposti del

procedimento ed all’acquisizione e valutazione degli interessi implicati dall’esercizio del potere. Tale fase è condotta

dal responsabile del procedimento. I dati di fatto rilevanti possono essere rappresentati da terzi attraverso la

partecipazione e possono essere documenti, certificazioni….. Gli interessi invece vengono introdotti nel procedimento

attraverso l’iniziativa dell’amministrazione procedente, l’acquisizione delle determinazioni di altri soggetti pubblici,

l’indizione della conferenza di servizi e la partecipazione procedimentale.

Gli interessi rilevanti cioè quelli che l’amministrazione valuta nell’esercizio della propria attività discrezionale,

ponderandoli con quello principale fissato per legge, sono acquisiti nel procedimento attraverso l’iniziativa

dell’amministrazione procedente o a seguito dell’iniziativa dei soggetti titolari di tali interessi.

Uno degli strumenti previsti dalla Legge 241/90 per introdurre nel procedimento interessi pubblici e privati è

costituito dalla partecipazione. Ai sensi dell’articolo 22 possono partecipare al procedimento:

i soggetti nei confronti dei quali ricadono gli effetti del provvedimento finale e che abbiano un interesse diretto,

 concreto e attuale.

i soggetti che per legge devono intervenire

 i soggetti individuati o individuabili che possono subire un pregiudizio dal provvedimento

 i portatori di interessi pubblici o privati

 i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni, in realtà la legge parla impropriamente di interessi

 diffusi, in quanto quando tali interessi sono fatti valere da associazioni essi sono in realtà interessi collettivi.

Ai sensi dell’articolo 13 le norme sulla partecipazione non si applicano a:

atti normativi

 atti amministrativi generali

 pianificazione e programmazione

 procedimenti tributari

La partecipazione consiste nel diritto di prendere visione degli atti e nella presentazione di memorie scritte e

documenti che l’amministrazione ha il dovere di valutare. Si tratta quindi di una partecipazione essenzialmente

documentale. la partecipazione è importante anche in presenza di attività vincolata, in quanto non sarà utilizzata

dall’amministrazione per l’introduzione degli interessi che non possono essere comparati con quelli pubblici poiché la

scelta è già stata effettuata a monte dalla legge, ma come ausilio per meglio individuare la sussistenza di fatti e

presupposti che confluiranno nel provvedimento finale. Con l’istituto dell’accesso si riconosce al cittadino una

situazione di diritto alla conoscenza degli atti che lo riguardano. E’ un principio generale, che sembrerebbe

soggettivo, ma in realtà esso non è immediatamente esercitatile, in quanto può essere:

posposto

 a volte vietato

 effettuato attraverso una determinata procedura

 compresso

E’ un istituto previsto anche a livello comunitario, che si collega alla trasparenza e all’imparzialità e riguarda i livelli

essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, così mirando a estendere la disciplina a tutte le

amministrazioni pubbliche.

L’accesso può essere formale o informale.

Ai sensi dell’articolo 24 il diritto di accesso è negato per:

documenti coperti dal segreto di stato

 procedimenti tributari

 atti normativi, atti amministrativi generali, pianificazione e programmazione

 procedimenti selettivi

 documenti amministrativi contenenti informazioni psico-attitudinali

Da notare è il caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari l’accesso è consentito nei limiti in cui sia

strettamente indispensabile.

Ai sensi dell’ articolo 24 nel caso in cui l’amministrazione non si pronunci sulla richiesta di accesso, dispone che

trascorsi inutilmente 30 giorni dalla richiesta questa si intende respinta. In tale caso il richiedente può chiedere di

riesaminare la determinazione negativa nel termine di 30 giorni al difensore civico o alla Commissione di Acceso ai

Documenti Amministrativi (CADA). Scaduto tale termine il ricorso è respinto.

Infine, sulla falsariga dell’ordinamento francese la Legge 241/90 istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei

Ministri una Commissione per l’accesso ai documenti che vigila affinché venga attuato il principio di piena

conoscibilità dell’azione amministrativa. 28

Affinché i fatti diventino rilevanti nel procedimento occorre che essi siano accertati dall’amministrazione

procedente o da altra amministrazione. In tal caso si parla di pareri e valutazioni tecniche. La PA si avvale quindi

dell’apporto tecnico delle altre amministrazioni. Ai sensi dell’ articolo 16 gli organi consultivi devono rendere i pareri

ad essi obbligatoriamente richiesti entro il termine di 45 giorni dal ricevimento della richiesta. In caso di inerzia

l’amministrazione procedente ha la facoltà di procedere indipendentemente dall’acquisizione del parere. Unica

eccezione è rappresentata dai pareri rilasciati da amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistica,

territoriale e della salute del cittadino, per i quali tali disposizioni non si applicano.

I pareri possono essere:

 Facoltativi, quando il parere è frutto di attività consultiva non tutte le leggi dicono che il parere deve

obbligatoriamente essere richiesto e quindi si ha un parere facoltativo. Ma se l’amministrazione lo richiede, una

volta che il parere è acquisito all’istruttoria, essa può disattenderlo motivandolo. Se così non fa gli interessati

possono impugnare l’atto per eccesso di potere.

 Obbligatori, in alcune ipotesi la legge obbliga l’amministrazione ad acquisire un parere. In tal caso

l’amministrazione deve avvalersi dell’operato tecnico di un’amministrazione. Se ciò non accade si ha una violazione

del principio di legalità. In tale fattispecie la Legge 241/90 prevede un principio di semplificazione

amministrativa. Infatti se entro il termine stabilito l’amministrazione procedente non ottiene il parere, ne può

fare a meno tranne nel caso in cui sia un parere rilasciato da amministrazioni preposte alla tutela ambientale,

paesaggistica, territoriale e della salute del cittadino. Tale deroga incontra un limite nel caso in cui sia

intervenuta la valutazione di impatto ambientale.

 Vincolanti, il parere in alcuni casi oltre che obbligatorio è anche vincolante e questo fa riferimento anche al

contenuto in quanto l’amministrazione deve obbligatoriamente seguirlo. Si dice che è un falso parere perché nella

sostanza è un provvedimento

Ai sensi dell’articolo 17 nel caso di inerzia di valutazioni tecniche necessarie da parte di organi o enti, entro 90 giorni

dal ricevimento della richiesta, il responsabile del procedimento deve richiedere tali valutazioni ad altri organi

dell’amministrazione, ad enti pubblici o ad istituti universitari. La norma prevede una deroga costituita da valutazione

richieste ad amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistica, territoriale e della salute del cittadino.

Però ai sensi dell’ articolo 14-ter tali deroghe, nel caso in cui sia intervenuta la valutazione di impatto ambientale, si

applicano solo alle amministrazioni preposte alla tutela della salute del cittadino, del patrimonio storico-artistico e

della pubblica incolumità

Fase Integrativa dell’efficacia

L’efficacia del provvedimento conclusivo è subordinata al compimento di alcune operazioni, al verificarsi di

determinati fatti o all’emanazione di ulteriori atti.

I provvedimenti amministrativi sono atti giuridici. Con riferimento ad essi si può parlare di:

 Perfezione, situazione in cui un provvedimento è perfettamente corrispondente al modello legale astratto, ma non

produce effetti perché non è ancora intervenuto il controllo

 Efficacia, il provvedimento è perfetto e produce effetti cioè modificazioni nella sfera giuridica altrui. Essa può

essere sospesa per gravi ragioni o per il tempo necessario, dall’organo che l’ha emanato o da altro organo previsto

dalla legge.

 Validità, cioè conformità al paradigma normativo dell’atto e dell’attività amministrativa posta in essere al fine

della sua adozione.

Il provvedimento può essere quindi perfetto ma non efficace. Ai sensi dell’articolo 21-quater i provvedimenti

amministrativi efficaci sono eseguiti immediatamente, salvo che sia diversamente stabilito dalla legge o dal

provvedimento stesso. La fase integrativa dell’efficacia riguarda:

 Forme di pubblicità

, riguarda gli atti recettivi cioè quegli atti che sono efficaci solo quando sono conosciuti dal

destinatario. Si tratta di atti normativi e provvedimenti limitativi della sfera giuridica dei privati. Tali atti

devono essere comunicati personalmente al destinatario o qualora il numero dei destinatari sia troppo alto

l’amministrazione provvede a forme di pubblicità.

Atti di adesione dei privati

 Atti di controllo

, si ha :

o Controllo preventivo

, l’efficacia dell’atto è sospesa in attesa dell’esito del controllo

o Controllo successivo , che non impedisce l’efficacia del provvedimento, ma funziona da condizione

risolutiva se a seguito di esso venga pronunciato l’annullamento. 29

Capitolo VII: La conclusione del procedimento amministrativo: il provvedimento e gli accordi amministrativi

Fase Decisoria o Deliberativa

L’amministrazione conclude il procedimento emanando una decisione. La fase decisoria o deliberativa può essere

costituita da una serie di atti, da un atto proveniente da un unico organo (che può essere monocratico o collegiale), da

un fatto (il silenzio) o da un accordo. Il procedimento amministrativo serve all’amministrazione per avere una migliore

rappresentazione degli interessi che essa si trova a limitare. Con riferimento alla fase decisoria, che preclude alla

conclusione del procedimento, si osserva che la decisione conclusiva o provvedimento, fissa gli interessi pubblici nel

caso concreto.

Le Decisioni possono essere:

 Monostrutturata

, la decisione è opera di una sola amministrazione ed è quindi espressione della volontà di un solo

organo monocratico (sindaco). Sono le più semplici.

 Pluristrutturata , l’interesse pubblico va a incidere altri interessi, spesso privati. Non si può far finta di non

sapere che esistono altri interessi in gioco. E’ una decisione articolata in una pluralità di atti e procedimenti,

perché i portatori di interesse sono più di uno. La decisione viene assunta ed imputata ad un organo collegiale.

Si distinguono: 30

 Concerto

, istituto che si riscontra nelle relazioni tra organi dello stesso ente, è quindi un rapporto interorganico.

L’autorità concertante presenta all’autorità concertata (che si trova in posizione di parità rispetto alla prima) una

proposta per la soluzione del provvedimento. Tra gli organi ci deve essere accordo.

 Intesa , di norma raggiunta da enti differenti (Stato e Regione) ai quali si imputa l’effetto. Come per il concerto,

un’amministrazione deve chiedere l’intesa ad un'altra autorità, il cui consenso condiziona l’atto finale. Alle volte

tra due procedimenti amministrativi si instaura un rapporto di presupposizione quando alla decisione finale

concorrono almeno 2 procedimenti e 1 di essi si pone temporalmente prima quindi l’altro procedimento non si

conclude sino a che non si è concluso il primo. (esempio: dichiarazione di pubblica utilità rispetto all’emanazione

del decreto di esproprio).

 Conferenza di servizi , è disciplinata dall’articolo 14 e seguenti. E’ nata attorno agli anni 87-88 per problemi in

materia ambientale. E’ volta a snellire e velocizzare il procedimento amministrativo. Ha avuto radicali modifiche

perché non funzionava e per la modifica del titolo V. Ha una duplice natura in quanto può essere:

o Istruttoria , è una conferenza convocata per l’esame contestuale di interessi coinvolti in più procedimenti

connessi. Su richiesta di una qualsiasi amministrazione coinvolta, viene indetta da una delle

amministrazioni che curano l’interesse pubblico prevalente.

o Decisoria , viene convocata nei casi in cui sia necessario acquisire intese, concerti o assensi comunque

denominati da altre amministrazioni ed è:

 Obbligatoria quando avendo formalmente richiesto questi atti, l’amministrazione non li ottenga

entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta da parte dell’amministrazione competente.

 Facoltativa quando nello stesso termine sia intervenuto il dissenso di una o più amministrazioni.

L’indizione della conferenza spetta al responsabile del procedimento. La conferenza è volta all’accordo tra

amministrazione e non da luogo ad organo collegiale. Il provvedimento finale conforme alla determinazione

conclusiva della conferenza sostituisce ogni autorizzazione o atto di consenso di competenza alle amministrazioni

partecipanti o invitate a parteciparvi ma risultate assenti. Ma in caso di dissenso espresso da un soggetto

convocato alla conferenza, sulla base delle risultanze della conferenza, l’amministrazione procedente adotta una

determinazione conclusiva di procedimento alla quale può conformarsi il provvedimento finale. La conferenza

quindi tende all’accordo solo in prima battuta. Bisogna però considerare che ai sensi dell’articolo 20 l’indizione

della conferenza di servizi preclude la formazione del silenzio-assenso.

La prima riunione è convocata entro 15 giorni o in caso di particolare complessità dell’istruttoria entro 30 giorni

dalla data di indizione. La relativa convocazione deve pervenire alle amministrazioni almeno 5 giorni prima della

riunione. Le amministrazioni stabiliscono il termine per l’adozione della decisione conclusiva e comunque non

superiore a 90 giorni. Ogni amministrazione vi partecipa con 1 rappresentante legittimato ad esprimere in modo

vincolato la sua volontà. Nel corso della conferenza possono essere richiesti per una sola volta chiarimenti o

documentazione che devono essere forniti entro 30 giorni, in caso contrario si procede all’esame del

provvedimento. In caso di inerzia cioè mancato rispetto del termine stabilito per la conclusione dei lavori,

l’amministrazione procedente adotta la determinazione motivata di conclusione del procedimento tenendo conto

delle posizioni prevalenti espresse in quella sede. Non è quindi escluso che l’amministrazione procedente segua la

posizione minoritaria se la ritiene più convincente. Tale disciplina si applica anche in caso di dissenso. A tale

meccanismo è però prevista una deroga nei casi di dissensi manifestato da amministrazioni preposte alla tutela

ambientale, paesaggistica, territoriale, patrimonio artistico-culturale o alla tutela della salute e della pubblica

incolumità. In tal caso la decisione è rimessa:

a. al Consiglio dei Ministri

b. alla Conferenza Permanente o

c. alla Conferenza Unificata

La decisione deve essere assunta da tali organi entro 30 giorni, salvo che, valutata la complessità dell’istruttoria

non si decida di prorogare il termine per un periodo non superiore a 60 giorni.

 Silenzio

, rappresenta l’inerzia dell’amministrazione. Il silenzio può essere silenzio-assenso equivalente

all’emanazione di un provvedimento favorevole e silenzio-diniego espressamente previsto dalla legge ed

equivalente ad un provvedimento di rifiuto. L’ipotesi di silenzio-assenso costituisce la regola del nostro

ordinamento per i procedimenti ad istanza di parte, anche se esistono alcune eccezioni. L’articolo 20 dispone che

fatta salva l’applicazione della DIA di cui all’ articolo 19 nei procedimenti ad istanza di parte il silenzio

dell’amministrazione equivale a provvedimento di accoglimento. Sono però previste importanti eccezioni in ordine

alle quali l’inerzia corrisponde a silenzio-inadempimento. Tale deroga opera nei procedimenti riguardanti il

31

patrimonio culturale e paesaggistico, l’ambiente, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza, l’immigrazione, la

salute, la pubblica incolumità, i casi in cui la normativa comunitaria impone l’adozione di provvedimenti formali, i

casi in cui la legge qualifica il silenzio dell’amministrazione come rigetto dell’istanza e i procedimenti individuati

con Decreto dal Presidente del Consiglio. Al fine di evitare la formazione del silenzio l’amministrazione può:

Provvedere espressamente

o

o Comunicare all’interessato il provvedimento di diniego nei termini previsti (mai superiori a 90 giorni). L’

articolo 20 dispone che nei procedimenti ad istanza di parte, prima dell’adozione di un provvedimento

negativo, bisogna tempestivamente comunicare agli istanti i motivi che ostano all’accoglimento dell’istanza.

Tale comunicazione interrompe i termini di conclusione del procedimento che cominciano nuovamente a

decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o in mancanza dalla scadenza del termine di 10

giorni assegnato per la presentazione delle osservazioni.

L’amministrazione può indire entro 30 giorni dalla presentazione dell’istanza una conferenza di servizi

o

Ma a seguito della formazione del silenzio-assenso l’amministrazione non può più provvedere tardivamente in modo

espresso.

Il silenzio-inadempimento si applica alle eccezione del silenzio-assenso e della DIA e riguarda le ipotesi in cui

l’amministrazione sulla quale grava l’obbligo di emanare un atto amministrativo a seguito di istanza, ometta di

provvedere. Una volta trascorso il termine fissato per la conclusione del procedimento, il silenzio può ritenersi

formato. Da tale momento, senza necessità di ulteriore diffida, il privato può proporre un ricorso giurisdizionale,

con il quale il giudice ordina all’amministrazione di provvedere entro un termine non superiore a 30 giorni. Tale

ricorso può essere presentato non oltre un anno dalla scadenza dei termini.

 Denuncia di Inizio Attività (DIA) , Tale istituto è disciplinato dall’articolo 19 e prevede un meccanismo di

sostituzione di una serie di provvedimenti con una dichiarazione a cui segue una comunicazione dell’interessato.

Riguarda quindi procedimenti ad istanza di parte. Anche per le DIA sono previste importanti eccezioni analoghe a

quelle previste per il silenzio-assenso, con la conseguenza che dove non opera il meccanismo sostitutivo della DIA

non trova applicazione neppure il silenzio-assenso, richiedendo un provvedimento espresso. L’attività oggetto

della DIA può essere iniziata decorsi 30 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione all’amministrazione

competente. Contestualmente all’inizio dell’attività l’interessato ne da comunicazione all’amministrazione, la quale

in caso di accertata carenza, nel termine di 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, adotta un

provvedimento di divieto di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a sanare la situazione

entro un termine fissato dall’amministrazione non inferiore a 30 giorni. Quindi il ruolo dell’amministrazione è di

controllo successivo, in un momento in cui l’attività già si svolge lecitamente.

Atto e Provvedimento Amministrativo

L’atto amministrativo è una qualsiasi manifestazione di volontà proveniente da una PA nell’esercizio di una potestà

amministrativa. Da esso si differenzia il provvedimento, che è l’atto con cui si conclude il procedimento

amministrativo. E’ emanato dall’organo competente e se collegiale si tratta di atto collegiale il quale ha gli stessi

caratteri del provvedimento emanato da un organo monocratico, e se ne differenzia solo perché è preceduto da un

procedimento più complesso, in cui gli interessi rilevanti non sono rappresentati dalla partecipazione ma introdotti dai

componenti il collegio all’atto della decisione. Solo il provvedimento, quale risultato dell’esercizio del potere

amministrativo attribuito alla PA, è dotato di effetti sul piano dell’ordinamento generale. Gli atti amministrativi quali

pareri, proposte, valutazioni tecniche etc…, hanno una funzione strumentale e accessoria rispetto ai provvedimenti.

Poiché il provvedimento ripete gli stessi caratteri del potere, esso è tipico e nominato e i suoi effetti non sono

retroattivi. Il provvedimento è composto da:

Intestazione, che indica l’autorità emanante

1. Preambolo, in cui sono enunciate le circostanze di fatto e di diritto

2. Motivazione, che indica le ragioni giuridiche e i presupposti di fatto del provvedere

3. Dispositivo, che rappresenta la parte precettiva del provvedimento

4.

Componente fondamentale del provvedimento è la volontà, intesa come volontà procedimentale, che è oggettivata cioè

risultante dal procedimento nel suo complesso. La legge assegna il provvedimento ad una figura soggettiva, che in

genere è una persona giuridica, un ente pubblico. Il provvedimento è un atto di disposizione inerente l’interesse

pubblico che l’amministrazione DEVE perseguire, correlandosi con l’incisione delle altrui situazioni soggettive. Da qui

discende il carattere autoritativa cioè l’imperatività, che si riscontra quando l’attività amministrativa può disciplinare

gli altrui interessi anche senza il consenso di chi ne riceve gli effetti, che è elemento essenziale del provvedimento.

Dato che il provvedimento riflette i medesimi caratteri del potere amministrativo, esso è:

Unilaterale, il provvedimento è caratterizzato dal perseguimento unilaterale di interessi pubblici.

 32

Tipico, la possibilità per la PA di produrre in un caso puntuale e concreto una vicenda giuridica presuppone che il

 legislatore abbia ritenuto prevalente l’interesse pubblico rispetto a quello privato, attribuendo il potere

all’amministrazione, descrivendo gli elementi in cui si articola e individuando l’effetto prodotto sulla situazione

giuridica del destinatario dell’atto. Quindi la tipicità consiste nell’esigenza di una preventiva definizione del tipo

di vicenda giuridica prodotta dall’esercizio del potere.

Nominativo, la PA, per conseguire gli effetti tipici, ricorre a schemi individuati dalla legge.

La distinzione tra nominatività e tipicità si comprende con chiarezza se si pensa alle ordinanze di necessità ed

urgenza, che sono atti nominati (in quanto previsti dall’ordinamento), ma i cui effetti non sono predefiniti dalla legge

e quindi non sono completamente tipizzati.

In genere l’ordinamento appresta due tipi di limiti a garanzia dei privati:

1. la predefinizione dei tipi di vicende giuridiche che possono essere prodotte dall’amministrazione (tipicità)

2. la predeterminazione degli elementi del potere che può essere esercitato per conseguire quegli effetti

(nominatività).

Nullità

Le conseguenze che l’ordinamento prevede se il provvedimento è difforme dal paradigma normativo variano a seconda

se: il provvedimento è emanato in violazione delle norme attributive del potere allora è nullo

1. il provvedimento è difforme dalle norme di azione che disciplinano l’esercizio del potere, allora è annullabile

2.

La dottrina amministrativistica riconduce nullità e illegittimità nella categoria dell’invalidità, che consiste nella

difformità dell’atto dalla normativa che lo disciplina.

Ai sensi dell’articolo 21-septies è nullo il provvedimento amministrativo che manca dei seguenti elementi essenziali:

Soggetto, il potere è conferito ad un soggetto pubblico dotato di personalità giuridica.

 Contenuto, il potere consiste nella possibilità di produrre una determinata vicenda giuridica: questo è il contenuto

 dispositivo del potere.

Oggetto, del potere e del provvedimento, è il termine passivo della vicenda che si verrà a produrre a seguito

 dell’azione amministrativa. Esso deve essere lecito, possibile, determinato o determinabile.

Finalità, il potere e il provvedimento sono caratterizzati dalla preordinazione alla cura dell’interesse pubblico che

 è il risultato della ponderazione di interessi diversi.

Forma, principio generale della libertà delle forme, in quanto non c’è preferenza tra forma scritta e non scritta.

 Anche se in molti casi c’è la forma scritta.

Motivazione, elemento di carattere generale, obbligatorio. L’amministrazione quando adotta un provvedimento

 deve rendere dotto il destinatario del percorso logico seguito per arrivare alla conclusione del procedimento. Ha

intento conoscitivo, deve svolgere una funzione di garanzia (cioè la possibilità dell’interessato di agire in fase

giurisdizionale), svolge funzione di trasparenza (in quanto rende edotto l’interessato del percorso logico

impiegato per arrivare al provvedimento). Questo dovere è stato introdotto dall’articolo 3, il quale richiama a

titolo esemplificativo l’organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei concorsi e il personale. Dall’obbligo sono

esclusi gli atti normativi, gli atti a carattere generale (come piani e programmi). Ma tali eccezioni vanno prese con

il beneficio di inventario in quanto le leggi di settore prevedono l’obbligo di motivazione. L’applicazione della

giurisprudenza tende a limitare l’obbligo della motivazione per l’attività vincolata dell’amministrazione.

L’articolo 21-septies si occupa della nullità, ai sensi del quale un provvedimento è nullo per:

mancanza degli elementi essenziali

 difetto assoluto di attribuzione , si ha quando viene violata una norma delimitativa del potere e quindi si ha

 carenza di potere che può essere:

in astratto , il potere non appartiene a quell’amministrazione (non ha la competenza in materia). Esempio:

o atto emanato da un’autorità diversa da quella avente il potere.

in concreto , il potere non manca totalmente, in quanto le norme attributive del potere sono state

o osservate. In questo caso non sono state rispettate norme ulteriori o aggiuntive. Esempio: decreto di

espropriazione emanato dopo la scadenza del termine fissato dalla legge nella dichiarazione di pubblica

utilità.

violazione o elusione del giudicato

 negli altri casi espressamente previsti dalla legge

Illegittimità 33

Un atto emanato nel rispetto delle norme attributive del potere ma in difformità di quelle di azione è illegittimo e

quindi annullabile. E’ una patologia meno grave di invalidità rispetto alla nullità. L’atto annullabile produce effetti

come un atto legittimo, ma tali effetti sono precari in quanto l’ordinamento prevede strumenti giurisdizionali per

eliminarli, contestualmente all’atto. Inoltre l’atto illegittimo è annullabile da parte della stessa amministrazione in via

di autotutela. L’illegittimità può essere:

 Originaria , l’illegittimità si determina in riferimento alla normativa in vigore al momento della perfezione

dell’atto.

 Sopravvenuta , l’illegittimità si determina in riferimento alla normativa sopravvenuta successivamente

all’emanazione del provvedimento.

 Derivata

, l’annullamento di un atto che costituisce presupposto di altro atto da luogo a illegittimità derivata.

 Parziale

, si ha quando solo una parte del contenuto sia illegittimo.

Bisogna però sottolineare che ai sensi dell’articolo 21-octies il provvedimento difforme dal paradigma normativo non è

in alcuni casi annullabile, quando esso è adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti ma,

per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere

diverso da quello in concreto adottato. Inoltre non è annullabile il provvedimento, per mancata comunicazione

dell’avvio del procedimento qualora l’amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non

avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.

Vizi di legittimità

I vizi di legittimità sono:

 Incompetenza

, è un vizio che conosce una duplice gradazione, poiché esiste l’incompetenza assoluta e relativa,

che appartengono a due regimi diversi. L’incompetenza assoluta si riferisce alla mancanza del soggetto e quindi

riguarda la nullità, essendo la mancanza di un elemento essenziale. L’incompetenza relativa riguarda il caso in cui

l’amministrazione adotta il provvedimento violando le singole competenze dei suoi organi. Può avere varie

gradazioni, ad esempio per materia.

 Violazione di legge , è un vizio residuale, infatti lo si invoca quando non è possibile invocare gli altri. Sussiste

quando si violi una qualsiasi altra norma giuridica di azione generale e astratta che non attenga alla competenza.

Esempio: mancanza del quorum di legge.

 Eccesso di potere , è il risvolto patologico della discrezionalità. Affligge molti provvedimenti e spesso viene

confuso con i vizi di merito. Se non esistesse questo vizio il potere discrezionale delle amministrazioni non

avrebbe limiti. Sussiste quando la funzione discrezionale e quindi la facoltà di scelta dell’amministrazione non è

correttamente esercitata. Quindi l’eccesso di potere può essere invocato solo con riferimento ad atti

discrezionali. Classica forma dell’eccesso di potere è lo sviamento, che ricorre quando l’amministrazione persegue

un fine differente da quello per il quale il potere le è stato conferito. L’eccesso di potere diventa strumento per

verificare il corretto esercizio del potere. I principi che si possono richiamare sono:

Imparzialità

o Logicità

o Coerenza

o Proporzionalità

o Ragionevolezza

o

L’eccesso di potere è una lacuna che si trova a metà tra logica e ragionevolezza.

La giurisprudenza ha poi elaborato una serie di figure dette figure sintomatiche le quali sono sintomo del non

corretto esercizio del potere e comportano l’annullamento del provvedimento. Tali figure sono:

Contraddittorietà

 Disparità di trattamento

 Errore di fatto o travisamento

 Difetto di istruttoria

 Motivazione insufficiente o incompleta

 Lamentata assenza di ragionevolezza o proporzionalità

Vizi di merito 34

Il merito amministrativo è l’insieme delle soluzioni compatibili con il canone di congruità-logicità che regola l’attività

discrezionale. L’illegittimità per vizi di merito si verifica nei casi in cui la scelta discrezionale confligge con

opportunità e convenienza. L’atto viziato per vizi di merito è annullabile nei soli casi previsti dalla legge.

Procedimenti di riesame dell’atto illegittimo

I provvedimenti di secondo grado sono espressione di autotutela e hanno per oggetto altri provvedimenti

amministrativi. Si distinguono:

 Poteri di riesame

, sotto il profilo della validità di precedenti provvedimenti

 Poteri di revisione

, sotto il profilo dell’efficacia di precedenti atti.

I procedimenti di riesame sono:

 Conferma , il provvedimento viene confermato se l’amministrazione verifica l’insussistenza dei vizi dell’atto.

 Annullamento d’ufficio

, o in sede di autotutela. Provvedimento attraverso il quale si elimina un atto invalido e

vengono rimossi ex-tunc (retroattivamente) gli effetti prodotti. Tale annullamento deve avvenire entro un

termine ragionevole, tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati.

 Convalescenza

, Dato che il potere di annullamento può essere esercitato entro un termine ragionevole, l’eccessivo

decorso del tempo determina la convalescenza, che impedisce l’annullamento d’ufficio di atti illegittimi qualora

essi abbiano prodotto i loro effetti per un periodo adeguatamente lungo.

 Riforma

, quando la parte annullata viene sostituita da altro contenuto. Ha efficacia ex-nunc (per il futuro).

 Convalida

, provvedimento di riesame a contenuto conservativo. Infatti l’amministrazione può convalidare il

provvedimento annullabile sussistendo le ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole. Gli effetti

della convalida retroagiscono al momento dell’emanazione dell’atto convalidato.

 Sanatoria , ricorre quando il vizio dipende dalla mancanza di un atto endoprocedimentale la cui adozione spetta a

un soggetto diverso dall’amministrazione procedente. L’atto può essere sanato da un intervento tardivo.

 Conversione

, istituto che riguarda gli atti nulli. In luogo dell’atto nullo è da considerare esistente un differente

atto, purchè sussistano tutti i requisiti di questo e risulti che l’agente avrebbe voluto il secondo atto ove fosse

stato a conoscenza del mancato venire in essere del primo. Opera ex-tunc (retroattivamente)

 Inoppugnabilità

, condizione in cui l’atto viene a trovarsi se sono decorsi i termini di impugnabilità. Comporta

l’inattaccabilità dell’atto, anche se è sempre annullabile d’ufficio o disapplicabile dal giudice ordinario.

 Acquiescenza , accettazione spontanea e volontaria da parte di chi potrebbe impugnarlo, delle conseguenze

dell’atto e quindi della situazione da esso determinata.

 Ratifica

, ricorre quando sussiste una legittimazione straordinaria da parte di un organo ad emanare a titolo

provvisorio e in una situazione di urgenza un provvedimento che rientra nella competenza di un altro organo, il

quale, ratificando, fa proprio quel provvedimento.

 Rettifica , non riguarda provvedimento viziati, ma atti irregolari. Consiste nell’eliminazione dell’errore.

 Rinnovazione , del provvedimento annullato. Consiste nell’emanazione di un nuovo atto, avente effetti ex nunc (per

il futuro) con la ripetizione della procedura a partire dall’atto endoprocedimentale viziato. Tale istituto è

possibile se l’atto precedente non è stato annullato per ragioni di ordine sostanziale (esempio: mancanza del

presupposto).

I procedimenti di revisione sono:

 Sospensione amministrativa , provvedimento con il quale, nel corso di una procedura di revisione o di riesame e a

fini cautelari viene temporaneamente sospeso l’eseguibilità e l’efficacia di un provvedimento efficace. L’efficacia

viene sospesa per gravi motivi e per il tempo strettamente necessario, dallo stesso organo che lo ha emanato o da

un altro organo previsto dalla legge. Il termine della sospensione è indicato nell’atto che lo dispone e può essere

prorogato o differito per una sola volta nonché ridotto per sopravvenute esigenze.

 Proroga , provvedimento con cui si protrae ad un momento successivo il termine finale dell’efficacia di un

provvedimento durevole. La proroga va adottata prima della scadenza del provvedimento di secondo grado.

 Revoca , provvedimento che fa venir meno la vigenza degli atti ad efficacia durevole, a conclusione di un

procedimento volto a verificare se i risultati cui si è pervenuti attraverso il precedente provvedimento meritino

di essere conservati. Se la revoca comporta pregiudizi ai soggetti interessati l’amministrazione ha l’obbligo di

provvedere al loro indennizzo. 35


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Amministrativo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Amministrativo, Cassese. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Ordinamento giuridico e amministrazione: la disciplina costituzionale, Principio di Responsabilità, Principio di Legalità, Principio di Imparzialità, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Spampinato Biagio.

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