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Capitolo I – La lingua italiana oggi

La diffusione dell’italiano nel mondo è in costante crescita, ma non è comunque paragonabile all’inglese, al francese e allo spagnolo. Anche in Italia non tutti usano l’italiano (italofoni): esso convive da sempre con i dialetti locali. Tutti i dialetti derivano dal latino volgare e hanno la stessa dignità della lingua italiana. Eccezione per il friulano e il sardo che vanno considerati sistemi linguistici autonomi.

Tra le caratteristiche principali dell’italiano, che nel loro complesso costituiscono il tipo linguistico italiano, vi sono: la frequenza delle parole accentate sulla penultima sillaba; la possibilità di esprimere concetti di grandezza e piccolezza aggiungendo ai nomi suffissi vezzeggiativi, accrescitivi, ecc; la relativa libertà dell’ordine delle parole all’interno di una frase.

Rispetto alle altre lingue romanze (che derivano dal latino) l’italiano, morfologicamente e fonologicamente, deriva dal fiorentino del Trecento (Le Tre Corone). Prima dell’Unità, infatti, l’italiano, al di fuori della Toscana, era una lingua nota a un numero di persone alquanto ridotto. Successivamente, grazie alla scolarizzazione, l’italiano ha progressivamente ampliato i propri ambiti d’uso.

Nel corso del Novecento, inoltre, l’italiano ha rinunciato, anche in poesia, agli arcaismi e ha fortemente ridotto la polimorfia, che creava grossi problemi alle persone poco colte. La lingua standard è l’uso linguistico che l’intera comunità riconosce come corretto: il modello di lingua proposto dalle grammatiche.

Le varietà dell’italiano contemporaneo

Ogni lingua presenta una serie di variabili, dette assi di variazione.

  • Diamèsica: legata al mezzo materiale in cui avviene la comunicazione, che distingue la lingua dei testi parlati. (es. Nel parlato non abbiamo problemi a dire a me non mi piace la panna)
  • Diacronica: legata al tempo; il passare del tempo determina inevitabilmente un mutamento nell’uso linguistico, che di solito avviene prima nel parlato e poi nello scritto. (es. nel parlato sono in declino i pronomi, egli, esso, ella, essi, che cedono sempre più il posto a lui, lei, loro)
  • Diatòpica: legata allo spazio; una stessa lingua assume caratteristiche diverse a seconda delle singole zone in cui è usata. (es. melone e cocomero sono usati al sud, anguria al nord)
  • Diastràtica: legata alla posizione sociale del parlante e quindi dipende dal genere, dall’età, dalla classe sociale, dal livello di istruzione
  • Diafàsica: legata alla situazione comunicativa, all’argomento trattato, al grado di confidenza che si ha con l’interlocutore

Capitolo III – Lessico

Si definisce lessico il complesso delle parole di una lingua. Tale definizione è però poco precisa perché l’unità fondamentale del lessico non è la parola bensì il lessema, che può essere formato da più parole tra loro combinate, come problema base, effetto serra. La linguistica ha elaborato il concetto di arbitrarietà del segno: anzitutto il nome delle cose è generalmente immotivato e proprio l’individuazione delle cose varia da lingua a lingua.

Lo studio del lessico è la lessicologia, mentre la semantica studia specificamente i significati delle parole. Il lessico si arricchisce continuamente di nuove entrate (i neologismi) e al tempo stesso subisce delle perdite (gli arcaismi). Naturalmente nessun italiano conosce e usa l’intero lessico della propria lingua. Tullio De Mauro ha individuato circa 7000 lessemi che costituiscono il vocabolario di base della nostra lingua. Altri 45000 lessemi appartengono al vocabolario comune e compaiono in testi più complessi. Insieme, i due vocabolari, costituiscono il vocabolario corrente.

Altri due settori del lessico da ricordare sono le voci gergali (le parole proprie di linguaggi usati da gruppi ben definiti) e i regionalismi (parole che non sono estese sull’intero territorio nazionale ma solo in alcune regioni o subregioni). Dal punto di vista etimologico i lessemi possono essere divisi in tre componenti:

  • Parole di origine latina
  • Prestiti o forestierismi, i dialettismi (‘ndrangheta)
  • Neoformazioni

Per coniare nuove parole si utilizzano prevalentemente i meccanismi di formazione delle parole, e in questo caso si parla di neologismi combinatori. Abbiamo però anche i neologismi semantici, quando nuovi significati si aggiungono a voci già esistenti, come nel caso de...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ponyexpress83 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Fabrizio Claudia.
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