Didattica generale
Modulo 1: La comunicazione
La comunicazione è uno scambio di messaggi tra due o più persone all'interno di un'interazione, è un processo dinamico che crea, mantiene, modifica e rinnova i legami fra i soggetti.
Aspetti della comunicazione
- Messaggio: contenuto, richiede un riferimento al contesto ed un contatto tra emittente - ricevente;
- Significato: espresso sia dal contenuto che da altri elementi della comunicazione;
- Canale di comunicazione: mezzo sensoriale (udito, vista) o mezzo tecnico (telefono, posta);
- Codice: sistema di segni che consente un'associazione con significati condivisi → linguaggio condiviso;
- Contesto: luogo fisico o relazionale, può contribuire a cambiare il significato.
- Mittente: codificatore
- Destinatario: decodificatore
- Interferenti:
- Rumore qualitativo: fraintendimento
- Rumore quantitativo: perdita di informazione
- Ridondanza: misura della ripetizione di info in un messaggio attraverso più significati (Jakobson)
- Feedback: reazione – risposta diretta a quanto è stato comunicato. Può essere:
- Positivo o negativo;
- Cognitivo (riguarda i contenuti appresi correttamente o meno);
- Emotivo (riguarda i sentimenti, la sintonia tra gli interlocutori → prevale nei bambini).
Linguaggio verbale e linguaggio non verbale
Linguaggio verbale utilizza un sistema di segni convenzionale (i segni sono stabiliti in base ad una convenzione/accordo tra comunicatori);
Linguaggio non verbale utilizza segnali analogici (riproducono aspetto esteriore della cosa che rappresentano); spiega, integra, sorregge la comunicazione nella relazione → è un linguaggio di relazione; lascia filtrare i contenuti profondi poiché è più difficile da controllare;
Discipline che si occupano dell'analisi della comunicazione verbale
- Oratoria: arte di saper parlare bene;
- Retorica: arte di saper ben parlare utilizzando artifici tecnici;
- Dialettica: saper ragionare, interpretazione – confutazione. Lo scopo di queste discipline è di utilizzare la comunicazione per fini di persuasione (attraverso l'uso di belle parole o uso del ragionamento/interpretazione).
Funzioni della comunicazione umana
- Compartecipazione ad un sistema di relazioni secondo regole consapevoli e non;
- Informazione;
- Divulgazione (facilita passaggio del messaggio).
-
Scopo:
- Strumentale: raggiungere qualcosa;
- Informativo: trasferire conoscenze;
- Espressivo: mostrare sentimenti;
- Contatto sociale: socializzare;
- Funzione di ruolo: diritti e doveri legati a status – ruoli.
Differenza comunicativa tra uomo e animali: gli uomini dedicano la maggior parte della loro vita sociale ad attività il cui significato è costruito insieme a coloro che partecipano all'interazione.
Comunicazione linguistica e comunicazione extra-linguistica
Comunicazione linguistica si avvale di un sistema di simboli ed è composizionale, ovvero scomponibile → parole combinate tra loro per formare nuovi significati (comprende il linguaggio dei segni → stessa struttura sintattica).
Comunicazione extra-linguistica si avvale di un insieme di simboli, non possono essere scomposti né combinati tra loro per formare nuovi significati (si attiva alla nascita e precede quella linguistica); Funzione: dare notizie esatte, sia in accompagnamento che in sostituzione delle parole stesse, favorisce la sincronizzazione degli interventi tra i partecipanti a una conversazione e fornisce feedback sull’andamento dell’interazione.
I due tipi di comunicazione sono costantemente amalgamati e si completano a vicenda. I bambini imparano i gesti proprio come imparano le parole e già a partire da 2 anni e mezzo sono in grado di comprendere bene le intenzioni comunicative sia attraverso la modalità gestuale, sia attraverso la modalità linguistica.
Processo comunicativo
- Caratteristiche procedure e regole che devono essere conosciute dagli attori implicati;
- È un atto razionale (migliore adeguamento delle risorse della persona per il raggiungimento dello scopo), la razionalità è limitata perché limitate sono le abilità cognitive e le capacità di reagire;
- Interesse e coinvolgimento (prodotti delle motivazioni individuali), l'interesse per durare deve diventare coinvolgimento → legati alla razionalità;
- Ambiente (situazione – circostanza specifica, contesto culturale);
- RAZIONALITÀ → INTERESSE → COINVOLGIMENTO
La comunicazione, inoltre, ha un aspetto rituale: forma alternativa e sperimentata di razionalità o di comportamento funzionale. Esempio: dire cose inutili ma necessarie ad un buon svolgimento della comunicazione, pause, intercalari, tono di voce, etc.
Classificazione della comunicazione
- Verbal: linguaggio parlato (parola);
- Non verbale: tutto ciò che ha a che fare con la comunicazione (gesti, atteggiamenti);
- Spontanea: comunicazione priva di secondi fini o scopi;
- Intenzionale: prevista e programmata, si basa su scopi e fini da raggiungere.
La comunicazione è fondamentale per l'uomo fin dalla prima infanzia, essa nasce dal bisogno di interagire, scambiare informazioni, veicolare la propria personalità e regolare i propri e altrui comportamenti. È importante che all'interno della scuola vengano promosse attività di comprensione ed uso del linguaggio (verbale e non); lo sviluppo della capacità di comunicazione può essere considerato parallelo a quello dello sviluppo cognitivo poiché l'uso corretto del linguaggio è determinato dall'efficienza del pensiero.
La comunicazione in classe, inoltre, favorisce lo sviluppo dell'empatia, la costruzione della teoria della mente e della meta-cognizione. Si rivela essere dunque di una fondamentale importanza sociale (educazione all'uguaglianza, accettazione del diverso e formazione interculturale).
Modulo 1.2: La comunicazione in ambito educativo
Saper comunicare in modo efficace è una priorità per l’uomo ed è un obiettivo didattico fondamentale. La comunicazione in forma efficace assicura sicurezza ed autonomia, stimola l’empatia e la capacità di assumere punti di vista differenti.
La comunicazione formativa implica la presenza di una complessa relazione complementare (tra docente e discente) e circolare (per la presenza dei meccanismi di feedback). Il docente deve saper adoperare molteplici forme comunicative caratterizzate da vari codici espressivi, ed esempio:
- Codice mimico – gestuale → esprime sensazioni e bisogni fisici;
- Codici grafico – pittorici → capacità creative e di rappresentazione estetica, psicologica ed artistica;
Linguaggio verbale: saper parlare + saper ascoltare.
Linguaggio scritto: saper scrivere + saper leggere.
La spiegazione verbale è stata la principale forma di comunicazione didattica, tuttavia ha favorito un atteggiamento passivo ed un apprendimento mnemonico. Sono invece altresì importanti il metodo della scoperta e dell'animazione, infatti è importante sia l'apprendimento di conoscenze sia l'acquisizione di metodi e strategie educative.
Nell'ultimo periodo hanno trovato spazio nuove metodologie didattiche che si avvalgono dell'uso della tecnologia, tale innovazione comporta una trasformazione radicale dei compiti dell'insegnante e delle sue attività educative. Tali strumenti devono essere progettati tenendo conto:
- Strutture logico – conoscitive dell'argomento;
- Peculiarità psicologiche alunni;
- Tempi di apprendimento;
- Tipo di coinvolgimento individuale;
- Capacità di autonomia e autocontrollo nel processo didattico.
Analisi della comunicazione verbale nel processo di insegnamento
- Flanders Sistema di analisi delle interazioni (SAI): classificazione dell'influenza diretta e indiretta delle espressioni verbali del docente e degli alunni, del silenzio, del rumore e della confusione.
- Amidon & Hunter Sistema di categorie di interazione verbale (SCIV): critica al modello di Flanders, definiscono i momenti fondamentali del processo di insegnamento, questi posso essere esaminati attraverso una classificazione delle azioni preliminari del docente, dalle risposte verbali del docente e alunni, degli interventi introduttivi degli alunni. Propongono una classificazione che segue due direzioni: locutore (insegnante o alunno) e stile dell'intervento:
- Punto di vista quantitativo: comportamenti d'avvio (interventi introduttivi) o comportamenti di reazione – risposta (risposte e interventi spontanei);
- Punto di vista qualitativo: collegamento tra interventi degli alunni e tipo di domanda a loro rivolta.
- Franta: analizza il processo didattico in base alle tre dimensioni didattiche (capacità di controllo, emozionale e di adeguatezza) che permettono di accrescere apprezzamento, stima e auto-esplorazione; descrive alcune forme di interazione verbale tra insegnate – alunno (moralizzazione, dogmatizzazione, diagnosi, interpretazione, generalizzazione, identificazione, dare soluzioni).
- Huges Prove code for the analysis of teaching: analisi qualità dell'istruzione del docente in base a specifiche funzioni educative (funzioni di controllo, di imposizione, di facilitazione, svolgimento del contenuto, di risposte personali, di risposte affettive negative o positive).
- De Landsheere: ha elaborato un sistema di analisi del comportamento verbale del docente al fine di coglierne direzione e ruolo nel processo educativo.
- Lewis & Newell: analisi della comunicazione scolastica attraverso categorie specifiche (chiede info, chiede o accetta direttive, chiede opinioni-analisi, ascolta, da info – suggerimenti, da direttiva o opinioni, mostra sentimenti negativi o positivi, etc..).
- Bellack: considera l'insegnamento un gioco comunicativo in cui è fondamentale rendere chiari i ruoli di docente e discente; l'analisi avviene secondo specifiche categorie (azioni verbali, cicli didattici, senso delle azioni verbali).
La comunicazione didattica è istituzionalizzata e dunque caratterizzata dunque da regole sociali; essa avviene in un contesto formale contraddistinto da attori con ruoli specifici, questa formalizzazione comunicativa porta ad una perdita di spontaneità ma risulta fondamentale per adempiere allo scopo didattico di trasmissione di saperi. Nella comunicazione didattica dunque la relazione tra docente e discente è asimmetrica. La comunicazione verbale a scuola si configura come un atto sociale, gli alunni imparano diverse tipologie comunicative che riporteranno nei diversi contesti sociali, in questo senso la scuola si presenta come un microcosmo della società.
Approccio psicopedagogico allo studio della comunicazione didattica
L’insegnante determina la relazione con l’allievo e il clima della classe, per questo è fondamentale che possegga competenza comunicativa (= corrispondenza tra quanto dichiarato a parole e quanto mostrato dal comportamento), ovvero di consapevolezza comportamentale verbale e non verbale.
Un altro elemento fondamentale è l'ascolto attivo (= decodificare il messaggio del parlante in maniera da coglierne il messaggio profondo), gli alunni che si sentono accolti e compresi sono più predisposti ad ascoltare l’insegnante in virtù del legame umano che viene a crearsi.
È fondamentale che l'insegnante presenti, oltre ad una buona padronanza dell'argomento trattato e nozioni di psicopedagia, una competenza pratica delle modalità in cui si concretizza il processo di insegnamento.
I primi studiosi a dedicarsi all'interazione verbale in classe furono:
- Lewin, Lippit e White (1939);
- Anderson & Brewer (1946).
L'analisi riguardava la corrispondenza tra stile di insegnamento ed atmosfera della classe (affettività e relazioni). Vennero individuate due diverse categorie:
- Comportamento dominante – antitetico (o autoritario);
- Comportamento democratico – antitetico (o integrativo).
Woods analisi degli aspetti che determinano l'interazione didattica:
- Contesto, spazio fisico che comprende sia gli aspetti fisico-architettonici che l'aspetto situazionale e che determina lo stile comportamentale degli attori;
- Cultura, insieme di rappresentazioni e comportamenti coerenti legati al ruolo;
- Prospettiva, modi di riflettere e agire considerati legittimi agli attori dell'interazione (i gruppi si differenziano in base alle proprie prospettive → gruppo studenti e gruppo insegnanti);
- Strategia, metodologie utilizzate dai docenti in situazioni non ottimali di lavoro;
- Negoziazione, prodotto di una continua contrattazione tra insegnante e discenti (avviene prevalentemente in forme tacite);
- Carriera, passaggi e livelli che si possono raggiungere durante il percorso scolastico.
Fele & Paoletti distinguono i problemi di natura pedagogica da quelli di natura didattica; esaminano le modalità che vengono attivate di docenti per organizzare la partecipazione (chi deve parlare, come farlo, etc) → struttura: domanda + risposta + commento, analisi dell'asimmetria dei diritti conversazionali dell'insegnante rispetto agli alunni (tuttavia gli alunni non sono passivi ma partecipano a creare l'ordine importo dall'insegnante); analisi dell'aspetto cognitivo della conoscenza scolastica.
Competenza sociale: insieme di capacità che servono all'uomo per relazionarsi con gli altri, affrontare problemi socio – relazionali e per leggere il comportamento altrui → determina l'intelligenza sociale. È una competenza situazionale, contestuale e culturalmente determinata. Si costruisce partendo da caratteri innati e va modificandosi con l'intelligenza e l'apprendimento, portando alla costruzione di strumenti sociali che il soggetto utilizzerà nel gestire i suoi rapporti con l'esterno.
Freedman aree che contribuiscono a creare una buona competenza sociale:
- Controllo emotivo → saper comunicare
- Sensibilità emotiva → comprendere l'interlocutore
- Espressività
- Sensibilità sociale → regole sociali
- Influenza sociale → capacità persuasiva
Differenza tra:
- Capacità comunicativa → capacità di mettersi in relazione con gli altri (può essere migliorata e acquisita);
- Comunicativa → capacità innata di esprimersi attraverso la comunicazione verbale e non verbale.
Comunicazione a specchio: l'insegnante ripropone in modo fedele ciò che l'alunno ha appena espresso ma sotto forma di una domanda mirata a verificare se egli ha compreso correttamente quanto l'altro ha detto (“mi sembra di aver capito che...”).
Gordon la relazione docente – allievo è decisiva nella trasmissione di qualsiasi contenuto.
Elementi che caratterizzano una relazione docente – discente ottimale:
- Franchezza e trasparenza;
- Considerazione;
- Interdipendenza;
- Distinzione;
- Rispetto delle reciproche necessità.
L'insegnante efficace è il docente che sa utilizzare la lingua come strumento in grado di creare relazioni positive con gli allievi → ascolto attivo.
Relazione tra coinvolgimento degli alunni e stili educativi
Lo stile educativo di un insegnante è il risultato di diverse componenti:
- Sistema di valori;
- Obiettivi professionali;
- Esperienza costruita insieme alla classe.
Classificazione degli stili educativi degli insegnanti (Bosworth, Haakenson e McCracken):
- Autoritario: pone limiti e regole senza giustificarle ed interviene con punizioni, svolge la lezione con toni calmi e senza interruzioni, non favorisce scambi verbali;
- Autorevole: regole ferme ma motivate, incoraggia l'autonomia, rimprovera con rispetto, tiene conto delle circostanze nella trasgressione delle norme, permette lo scambio verbale – discussione (Interruzione) favorendo lo sviluppo di abilità comunicative;
- Supportivo: attento al benessere degli alunni ma detiene poco controllo della classe, non imposta un sistema di norme, pochi interventi sanzionatori, tollera impulsività, si preoccupa della sensibilità degli alunni, ha difficoltà ad imporre il proprio ruolo sulla classe;
- Permissivo: non è coinvolto e interessato alla vita della classe, si impegna poco nell'impostare e nel far rispettare le norme o a programmare attività, no iniziativa e creatività, inibisce motivazione, coinvolgimento e autocontrollo degli studenti.
Lo stile educativo si modifica nel tempo. Gli stili educativi messi maggiormente in atto sono il permissivo e il supportivo. Uno studio condotto nelle scuole superiori di secondo grado ha rivelato una corrispondenza tra stile di insegnamento e materia di insegnamento: italiano → supportivi; matematica → permissivi. È stato riscontrato che gli stili autorevole e supportivo promuovono maggiore coinvolgimento scolastico ma solo nella secondaria levazione (nella prima rilevazione probabilmente insegnanti e allievi non avevano ancora avuto modo di co – regolare la relazione tra loro). È dunque estremamente importante la modalità di conduzione della classe da parte dell'insegnante.
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