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Parte prima: parole chiave della didattica

Premessa

La didattica è vista come punto di equilibrio tra ricerca e azione di insegnamento. Sul versante della ricerca didattica vengono approfonditi i rapporti con l’innovazione. Sul versante dell’azione vengono richiamati i rapporti con la programmazione e con la valutazione.

L’azione di insegnamento viene analizzata da tre punti di vista: quello organizzativo, relativo al setting didattico, quello metodologico e quello comunicativo, relativo alla gestione della relazione didattica. Le parole chiave sono:

  • Innovazione
  • Programmazione
  • Organizzazione didattica
  • Ricerca
  • Didattica
  • Azione di insegnamento
  • Metodologia didattica
  • Documentazione
  • Valutazione
  • Comunicazione didattica

La didattica è una disciplina antica. Essa deriva dalla radice indoeuropea dak, nel senso di mostrare un dato patrimonio culturale, da cui derivano anche i termini latini dòceo (insegno) e disco (imparo). La formalizzazione della didattica come sapere autonomo risale al secolo XVII e si manifesta in primo luogo nell’utopia di Comenio, secondo cui tutto è insegnabile a tutte le età.

Negli ultimi 50 anni il sapere didattico ha subito profonde manifestazioni. In primo luogo va segnalata l’estensione del campo della didattica, inizialmente circoscritta all’insegnamento e poi ampliato anche a campi di educazione informale. Poi si è assistito alla specificazione dell’oggetto della didattica in relazione ai diversi saperi e alle varie discipline di insegnamento. Inoltre, la proliferazione di metodologie didattiche come l’apprendimento cooperativo e il problem solving ha sollecitato un approccio meno dogmatico e più flessibile.

La didattica si colloca nell’ambito delle scienze educative. Mauro Laeng nel 1990 classifica le scienze educative in tre categorie:

  • Le discipline rilevative, che si occupano di indagare l’evento educativo come la psicologia dell’educazione, la sociologia dell’educazione, l’antropologia dell’educazione che cercano di fornire le chiavi di lettura utili ad analizzare l’evento educativo.
  • Discipline prescrittive, i saperi orientati verso una comprensione del sistema di valori. La filosofia dell’educazione rappresenta l’elemento più emblematico di questa categoria di discipline, orientata ad analizzare il quadro valoriale, il linguaggio, le idee fondanti su cui si innesta l’evento educativo.
  • Discipline operative, che sono centrate sull’azione educativa, sulle sue modalità di conduzione. Rispondendo alla domanda: come educare? E rientrano la didattica generale e le tecniche di progettazione educativa.
DISCIPLINE RILEVATIVE DISCIPLINE OPERATIVE DISCIPLINE PRESCRITTIVE
Contesto reale Azione di insegnamento Quadro ideale
Antropologia educativa Metodologia educativa Filosofia educativa
Tensione verso l’essere Come educare? Tensione verso il dover essere

L’oggetto della didattica è pertanto l’azione di insegnamento, ovvero quella particolare azione formativa che si svolge dentro la scuola, contraddistinta da caratteri di intenzionalità (ovvero l’esistenza di traguardi formativi consapevolmente perseguiti) e sistematicità (ovvero l’organizzazione strutturale e progressiva dell’azione educativa).

Intenzionalità Sistematicità
EDUCAZIONE FORMALE (SCUOLA) SI SI
EDUCAZIONE INFORMALE (FAMIGLIA) SI NO
EDUCAZIONE NON FORMALE (MASS-MEDIA) NO NO

Possiamo definire l’azione di insegnamento come una relazione educativa finalizzata all’apprendimento di un determinato patrimonio culturale, situata in un dato contesto istituzionale:

  • I: insegnante
  • C: contenuti culturali
  • A: allievi

Ora si tratta di individuare alcune dimensioni dell’insegnamento. La prima dimensione è quella relazionale-comunicativa, attenta alla dinamica relazione che si viene a creare tra l’insegnante e gli allievi. La seconda dimensione è quella metodologico-didattica, attenta alla modalità di trasmissione del patrimonio culturale da parte dell’insegnante. La terza dimensione è quella organizzativa, attenta alla predisposizione del setting formativo entro cui agire l’azione didattica: com’è strutturata l’aula? Come viene gestito il tempo?

La didattica si focalizza soprattutto sulla ricerca sull’insegnamento, orientata alla comprensione del fenomeno insegnamento, più che alla sua regolamentazione. L’insegnante diviene fonte del sapere, produttore di un sapere autonomo a partire dalla sua esperienza. Cosimo Laneve afferma che la didattica studia l’insegnamento, in quanto tale, vale a dire l’analisi di tutto quello che si fa perché un soggetto, che voglia imparare, apprenda conoscenze relative ai diversi saperi.

Ricerca

Ogni proposta didattica deve essere messa in relazione al contesto entro cui si attua. Il sapere dell’insegnante è un sapere pratico, non teorico. La visione di didattica che emerge rinvia a Donald Schòn e al suo testo Il professionista riflessivo. Da qui la distinzione tra due paradigmi conoscitivi: la razionalità tecnica e la riflessività. La razionalità tecnica emerge dall’epistemologia positivistica della conoscenza, per cui la conoscenza può essere considerata significativa solo se validata da osservazioni empiriche. Poi Schon propone il concetto della riflessione in azione, un processo di pensiero nel corso dell’azione stessa: mentre riflettono in azione gli individui cercano di attribuire significato a ciò che stanno facendo e conseguentemente modificano i fini e i mezzi in rapporto alla situazione.

La logica del professionista e quella del ricercatore tendono ad avvicinarsi in quanto accomunate da un medesimo interesse conoscitivo. L’assunzione di un paradigma riflessivo comporta il superamento di un paradigma di razionalità tecnica riconoscibile attraverso alcune linee di sviluppo:

  • Dal conoscere per agire a un conoscere sull’agire
  • Dalla separazione tra ricerca e azione al professionista come ricercatore
  • Dalla conoscenza tacita alla consapevolezza critica

In generale il ruolo della didattica consiste nell’aiutare l’insegnante a rendere comunicabile il proprio sapere, fornendo categorie di lettura, strutture di interpretazione. Secondo Calidoni possiamo pensare a tre differenti visioni della didattica:

  • La visione grammaticale che ha una funzione regolativa dell’azione
  • La visione sintattica: la didattica propone strumenti e categorie di lettura utili a scomporre l’evento di insegnamento. Ha una funzione esplicativa nell’analisi dell’evento
  • La visione semantica: sottolinea la funzione narrativa affidata alla didattica in rapporto all’azione di insegnamento per rappresentare la rielaborazione dell’esperienza.

Nel passaggio dalla visione grammaticale alla visione semantica si riflette lo slittamento da un paradigma di razionalità tecnica ad un paradigma di riflessività: la didattica cambia ruolo: da sapere degli insegnanti, diviene sapere con gli insegnanti. La ricerca non è qualcosa di separato e distante dall’azione, ma si interseca con essa; il ricercatore non si sostituisce all’insegnante ma lo affianca, nell’intento di aiutarlo a dare significato alla propria esperienza professionale.

Innovazione

Il concetto di innovazione rientra a pieno titolo tra le parole chiave della didattica, in quanto strettamente congiunto a quello della ricerca: se la ricerca si orienta a essere con gli insegnanti, allora sfocia inevitabilmente nell’azione e diventa strumento per la gestione del cambiamento, anche in ambito didattico. La riflessione sul cambiamento come processo di reciproco apprendimento tra individui e contesto d’azione ha interessato anche la scuola, a partire dalla metà degli anni '70. Scurati definisce questa nuova fase di elaborazione sul cambiamento educativo “momento antropologico”, a sottolineare l’importanza del soggetto e di concetti come il dialogo, la comunicazione, l’apprendimento.

Un primo principio concerne l’intrinseca storicità del processo di cambiamento, l’insieme degli eventi che si modificano nel tempo. La natura dialogica e interpretativa del cambiamento pone al centro dell’attenzione la soggettività di colui che è responsabile dell’azione. Un altro tratto emergente dell’innovazione è la contestualità, ovvero la comprensione del suo significato in rapporto allo specifico contesto ambientale entro cui è inserita l’azione. Un ulteriore tratto connesso alla prospettiva del cambiamento riguarda la globalità, ovvero il coinvolgimento nell’evento del sistema organizzativo nella sua totalità.

La natura dialogica del cambiamento mette in luce la categoria della reciprocità come tratto fondamentale, ossia la bidirezionalità del processo di modificazione. L’ultimo tratto che qualifica l’attuale nozione di cambiamento scolastico è la riflessività. Il dialogo costante tra contesto e attori richiede una razionalità riflessiva capace di dare senso al cambiamento, di riconoscerlo e di interpretarlo. Sulla base dei sei connotati del concetto di innovazione didattica possiamo sintetizzare i criteri regolativi che qualificano un’innovazione efficace:

  • Contrattualità: mandato chiaro che definisca responsabilità, modi e tempi di lavoro
  • Gradualità: progressiva estensione
  • Condivisione
  • Negoziazione: processo dialogico di costruzione comune di significati e decisioni
  • Supporto
  • Praticità: identificazione delle azioni da compiere e delle attività da sviluppare
  • Rivedibilità: il processo migliorativo richiede di essere precisato e riformulato in itinere

Una ricerca senza cambiamento è vuota, ma un cambiamento senza ricerca è cieco. Riprendendo Hopkins, è possibile concettualizzare i rapporti tra ricerca e miglioramento secondo tre prospettive:

  • Ricerca sul miglioramento
  • Ricerca per il miglioramento
  • Ricerca come miglioramento: qui si colloca il paradigma della ricerca/azione

La metafora dello specchio sintetizza efficacemente il ruolo della ricerca in rapporto all’azione didattica come strumento per conoscere e riconoscersi.

Documentazione

Parlare di documentazione significa affrontare la questione della memoria della nostra esperienza, del passaggio dal vissuto al dato culturale. La trasformazione del fare nel dire pone un problema di documentazione, richiede di rendere dicibile l’azione, di riuscire a raccontarla e descriverla attraverso le parole. Paradossalmente la cultura scolastica ha sempre curato poco la documentazione della propria esperienza didattica. Lo scopo di un archivio dovrebbe essere quello di dare valore al know-how prodotto dal lavoro scolastico, rendendolo comunicabile e potenzialmente riproducibile in altri contesti. Il valore della documentazione si può riconoscere anche nel singolo docente come memoria individuale, il gruppo docente, come tesaurizzazione delle esperienze condivise, il livello regionale e nazionale come raccolta di esperienze didattiche di qualità. Il connubio tra ricerca e azione riconosce proprio alla documentazione un ruolo di intersezione e di interfaccia tra i due momenti del lavoro didattico.

Ci sono diversi modi per documentare un’esperienza didattica:

  • Regolativa che indirizzi l’azione dell’insegnante, esplicativa che fornisca chiavi di lettura per la comprensione dell’esperienza didattica; narrativa, cioè raccontare l’esperienza e i suoi significati
  • Fasi temporali: ex ante e una fase ex post, successiva all’azione

L’incrocio dei due criteri permette di individuare 9 combinazioni differenti:

  • I piani: il tentativo di anticipare lo sviluppo di un determinato percorso didattico;
  • Criteri di qualità come forma di documentazione che accompagna l’azione e svolge una funzione regolativa e di orientamento all’azione
  • Prototipi: forma di documentazione che segue l’azione, costituendo un resoconto strutturato
  • Le teorie come forma di documentazione che procedono l’azione e hanno generalmente una funzione esplicativa
  • Le categorie di analisi che accompagnano l’azione e mirano a facilitarne la lettura
  • Le tipologie didattiche come forma di documentazione che segue l’azione tentando di riconoscere i tratti salienti
  • Simulazioni come forma di documentazione che anticipa l’azione e tende a favorire una comprensione globale dell’azione stessa
  • Protocolli osservati, come forma di documentazione che accompagna l’azione e svolge una funzione di descrizione a 360°
  • I diari di bordo che seguono l’azione e ricostruiscono il vissuto esperienziale

Azione di insegnamento

Elio Damiano, nel testo intitolato L’azione didattica, considera l’insegnamento un’azione pratico-poietica, richiamando due attributi del pensiero aristotelico. In primis l’insegnamento è un’azione comunicativa. Lui richiama la praxis e la poiésis. La praxis è un’azione orientata verso un fine etico; propone l’esempio del missionario che incarna un determinato ideale morale. La poiésis è un’azione finalizzata alla realizzazione di un determinato prodotto, tangibile e concreto che acquista un valore in relazione al risultato che produce. La qualità dell’azione sta proprio nel coniugare e connettere la dimensione pratica e quella poietica. Possono essere rappresentati come due insiemi uno incluso nell’altro.

Ci sono comunque molti fattori che intervengono nella determinazione dei risultati dell’apprendimento come la motivazione dell’allievo, le preconoscenze, l’impegno, sintetizzabili nella locuzione: “disponibilità all’apprendere”. L’attenzione di Damiano si focalizza soprattutto sulla dimensione metodologica, in rapporto alla quale si possono riconoscere modalità e codici comunicativi diversi:

  • I mediatori attivi, i quali si caratterizzano per la consistenza fisico-percettiva
  • I mediatori analogici, i quali trasformano la realtà in contesti simulati
  • I mediatori iconici, i quali privilegiano una rappresentazione della realtà attraverso immagine visive come disegni, schemi, modelli, ecc.
  • I mediatori simbolici, i quali rappresentano la realtà attraverso simboli per esempio verbalizzazioni, codificazioni, formule, ecc.

Sul piano didattico, è possibile delineare il rapporto di vicinanza/distanza con la realtà. I mediatori attivi sono quelli più vicini alla realtà; quelli simbolici i più lontani. Da qui è possibile elencare pregi e difetti dei diversi mediatori; per esempio in relazione al maggiore coinvolgimento del soggetto che apprende proprio dai mediatori attivi (e quelli analogici) a fronte di maggiore freddezza da parte dei mediatori simbolici e iconici; i tempi più lunghi dei mediatori attivi rispetto all’efficienza tipica dei mediatori simbolici. Un elemento di qualità dell’insegnamento sta proprio nella pluralità dei linguaggi comunicativi e conseguentemente dei mediatori che utilizza.

Dimensione metodologica

Essa gioca un ruolo importante nella mediazione tra lo studente e il contenuto culturale. Una metodologia didattica è efficace se risponde a diversi parametri:

  • Significatività
  • Motivazione
  • Direzione
  • Continuità/ricorsività
  • Integrazione tra i diversi saperi disciplinari
  • Trasferibilità linguistica
  • Negoziazione sociale
  • Contestualità
  • Riflessività
  • Pluralità culturale

Il filone della metacognizione che sposta l’attenzione non solo ai processi cognitivi attivati dal soggetto, ma anche al livello meta di consapevolezza e controllo dei processi. La lezione è la metodologia didattica per eccellenza, si qualifica per un’esposizione sistematica dei contenuti. I punti di forza sono l’efficienza del rapporto informazioni trasmesse/tempo impiegato; punti di criticità lo scarso coinvolgimento dello studente, l’eccessivo spazio assegnato al codice verbale.

L’apprendistato si avvicina molto alla lezione, ma orientato più ad abilità operative ma c’è maggiore autonomia del soggetto che apprende. I suoi punti di forza sono la concretezza; tra i punti di criticità la limitatezza d’uso ad alcuni aspetti specifici del sapere. L’approccio tutoriale, inteso come forma di supporto personalizzato all’apprendimento, si caratterizza per una piena valutazione del triangolo didattico in virtù della relazione intensa e personalizzata che si viene a creare tra docente e studente. I pregi sono connessi alla forte interazione che si viene a creare; punti di criticità il privilegiare una relazione a due e gli alti costi del tutor.

La discussione è attenta al ruolo del gruppo e all’interazione reciproca tra i suoi componenti: l’insegnante assume il ruolo di moderatore e conduttore. I punti di forza sono rappresentati dalla forte interazione sociale mentre tra i punti di criticità la difficoltà a garantire una partecipazione attiva di tutti i componenti del gruppo. Il problem solving rappresenta una variante della discussione, rafforzando la natura di gruppo centrato su un compito da risolvere. L’insegnante ha il ruolo di catalizzatore, nel senso di convogliare le energie e le risorse. Tra i punti di forza l’integrazione sociale, punti critici elevato tempo per risolvere il problema.

L’apprendimento cooperativo si configura come una variante del problem solving; l’insegnante si pone fuori dal gruppo come supporto indiretto. I punti di forza riguardano l’integrazione delle risorse all’interno del gruppo, il sostegno reciproco tra i componenti; tra i punti di criticità i rischi connessi all’auto...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AngelViolante di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Basilicata o del prof Milito Domenico.
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