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- I quantificatori comunicano che il loro dominio non può essere vuoto. La

pienezza del dominio non è tuttavia necessariamente funzionale alla verità

dell’enunciato:

Tutte le epidemie che in Europa non erano mortali, qui si trasformarono in

flagelli. Vi erano epidemie non mortali in Europa, altrimenti la felicità

dell’enunciato - ancor prima della sua veridicità - non sarebbe garantita.

Questa ghiandola è ritenuta avere un ruolo fondamentale in tutte le

emozioni primarie. Potrebbero anche non esservi emozioni primarie (ad

esempio se si scoprisse che la distinzione tra primarie e secondarie è falsa),

ma l’enunciato continuerebbe ad essere un’asserzione felice.

4.4 Il superlativo relativo

Essendo il risultato di una comparazione, presuppone l’esistenza di più oggetti

paragonabili tra loro secondo una proprietà condivisa. Vi sono dunque 3

presupposizioni annidate:

esistono quegli oggetti con la caratteristica X;

• la caratteristica X si presenta in diversi gradi;

• esiste un membro di tale gruppo con il grado più alto di X.

5. Verso la formulazione delle presupposizioni in superficie

La frase scissa è un tipico esempio di presupposizione i cui elementi sono tutti

presenti nella superficie lessicale; essi vanno leggermente ristrutturati per

poterne comprendere appieno il senso. In caso di fallimento della

presupposizione, l’enunciato risulta fortemente inappropriato.

L’uso reiterato di frasi scisse ha un effetto enfatico ed è spesso usato in

giornalismo. E’ interessante vedere come il contenuto informativo veicolato dalla

presupposizione sia spesso molto rilevante ai fini del messaggio; ma facendo in

modo che esso venga dato per scontato si pongono al centro dell’attenzione altri

elementi.

Altre forme esplicite di presupposizione sono quelle attivate dai verbi fattivi

(sapere che, rimpiangere, ricordarsi), perché l’informazione presupposta è

esplicitamente formulata nella proposizione complemento. In questi casi dunque

la sensazione di dato per scontato è molto evidente. La falsità della

presupposizione non comporta necessariamente l’infelicità dell’atto linguistico.

Nei testi scientifici, l’uso dei fattivi è abituale quando si vuole introdurre un

concetto che alcuni potrebbero già conoscere e altri no, senza sminuire né gli uni

né gli altri.

Come tutti sappiamo, numerosi organismi presentano de"e simmetrie.

6. Presupposizioni e frasi subordinate

Il contenuto della presupposizione è rappresentato dal contenuto della

subordinata.

Le secondarie temporali, implicite o esplicite, possono fungere - non

necessariamente però - da attivatori presupposizionali; allo stesso modo alcune

causali (come quelle introdotte da poiché, siccome) e concessive.

Non sempre la falsità di quanto viene presupposto si ripercuote sulla felicità

dell’intero enunciato

6.1 Relative non restrittive, participi aggiunti e apposizioni

In un periodo vi può essere una gerarchizzazione delle informazioni, alcune poste

al centro dell’attenzione, altri marginalizzate, in particolare attraverso l’uso di

relative non restrittive. Esse sembrano somigliare alle presupposizioni, sia per la

loro risposta al test della negazione, sia perché per considerare con attenzione il

loro contenuto è necessario esplicitarlo.

Nel linguaggio giornalistico sono usate sia per dare informazioni sugli antefatti

della notizia, sia per veicolare giudizi che - così incassati - risultano intangibili.

Similmente alle relative non restrittive si comportano gli incisi contenenti

attributi, participi aggiunti o apposizioni (assimilabili queste ultime a delle

relative ellittiche).

7. Quando la presupposizione viene meno

8. Funzioni testuali e comunicative della presupposizione

Essa ha un ruolo importante nell’economia del testo quando, avendo un chiaro

antecedente, contribuisce alla sua coesione.

Può servire a collocare un testo nella situazione comunicativa cui è destinato,

rafforzando i legami di gruppo e facendo sentire l’interlocutore parte integrante

di esso.

Nella maggior parte dei casi la presupposizione ha valenza informativa. Visto che

la comunicazione si rivolge ad un pubblico eterogeneo, non sarà necessario

esplicitare tutte le informazioni; lasciando agli attivatori presupposizionali quelle

che si ritengono note, l’esposizione sarà più fluida. E’ un procedimento molto

usato nei testi scientifici e letterari, oltre che in giornalismo.

A volte questa funzione informativa assume una valenza ideologica, perché spinge

il pubblico ad adottare il punto di vista dell’autore. I contenuti introdotti tramite

presupposizione vengono assorbiti come naturali e difficilmente messi in

discussione.

IMPLICATURE E ANALISI DEL TESTO

Principio di cooperazione di Grice: “Conforma il tuo contributo conversazionale a quanto è

richiesto, nel momento in cui avviene, da"’intento comune accettato o da"a direzione de"o

scambio verbale in cui sei impegnato.”

Viene presupposta la condivisione di uno scopo. La conversazione è infatti un’attività

sociale regolata, basata sul principio di cooperazione e il possesso di uno scopo comune.

Massime conversazionali:

- Quantità. Ci si aspetta un contributo a"’interazione commisurato a"a richiesta (né più né

meno).

- Qualità. Ci si aspetta un contributo autentico, non falso, menzognero.

- Relazione, connessa al grado di congruenza !a i contributi: ci si aspetta un contributo

pertinente a"a fase de"a interazione.

- Modo: ci si aspetta che il contenuto sia esplicito, eviti ambiguità, confusioni.

Il significato è un’intenzione complessa del parlante e comprende sia il dire che

l’implicare.

L’implicatura è sostanzialmente un significato (un’intenzione comunicativa)

aggiuntivo rispetto a quanto viene detto esplicitamente, cioè rispetto alla

componente verocondizionale dell’enunciato. La formulazione esatta

dell’enunciato implicato non è sempre facile da trovare, sempre che ce ne sia una;

forse nessuna elaborazione può essere considerata esauriente (ciò vale soprattutto

per le implicature conversazionali).

1. Casi di implicatura convenzionale

L’implicatura convenzionale è legata a"’impiego di certe parole, generalmente connettivi,

dotate di più significati (ad esempio E con valore di congiunzione e di avversativo). Non

possono essere ricondotte immediatamente né a presupposizioni, né a implicature

dipendenti da"’assunto de"a cooperazione.

Si considerano i connettivi appartenenti ad ambiti di:

- equivalenza (coreferenza, sinonimia e parafrasi) ed esemplificazione [cioè, per

esempio, insomma];

- spiegazione (causale o motivazionale) e conseguenza logica [infatti, pertanto,

dunque]. Le motivazioni e le giustificazioni possono essere basate su preferenze

psicologiche, relazioni causali o relazioni di conseguenza logica;

- obiezione e contrapposizione; ad esempio il ma viene usato con funzione

controargomentativa: ciò che viene detto dopo va in una direzione opposta a

quella che ci si aspetta. Ci si aspetta dunque di poter ricostruire uno scenario

argomentativo all’interno del quale l’enunciato potrebbe funzionare come

obiezione [ma, però, tuttavia].

2. Casi di implicatura conversazionale

L’implicatura convenzionale può derivare da una implicatura conversazionale.

L’implicatura conversazionale è occasionale, legata al contesto di enunciazione. Ha origine

nei principi generali che regolano l’interazione comunicativa. Si tratta di inferenze prodotte

dagli interlocutori a partire infatti dal presupposto del rispetto del principio di

cooperazione e de"e massime conversazionali: quando le massime non vengono rispettate, gli

ascoltatori ricercano un live"o più profondo su"a cui base, con un procedimento inferenziale,

poter calcolare il significato inteso dal parlante (significato occasionale).

Possiamo organizzare i diversi tipi di implicatura a seconda della loro connessione

alle massime di Grice. Distinguiamo prima però tra implicature di prevenzione e

implicature di riparazione: con le seconde il parlante viola apertamente una delle

massime al fine di generare implicature. Questo modello non dà luogo a un senso

integrativo rispetto a quello esplicitamente enunciato, ma induce modifiche e

correzioni di quest’ultimo. Punto di partenza di tali implicature non è ciò che il

parlante dice, ma ciò che fa mostra di dire.

a. Implicature connesse alla massima di quantità.

(I) Di fronte ad un enunciato che presenta un basso grado di informatività,

ci si chiede se e a quali condizioni l’informazione fornita può essere

considerata sufficiente, e altrimenti perché il parlante si è limitato a fornire

informazioni in quella quantità.

(II) Di fronte ad un enunciato che presenta apparentemente più

informazioni di quanto richiesto, ci si chiede se quell’ulteriore specificazione

è necessaria a formulare un’implicatura, necessaria a sua volta alla

comprensione dell’intero enunciato.

b.Implicature associate alla negazione.

Non si è certi di poterle ascrivere alla massima di quantità o a quella di

relazione. L’informazione sul non darsi di uno stato di cose lascia

l’informazione indeterminata, a meno che non si inter venga con

un’implicatura di prevenzione che o giustifica il fatto che l’informazione

richiesta è proprio quella negativa, o suggerisce un’alternativa positiva allo

stato di cose negato. Così però ci si avvicina ambiguamente alla massima di

relazione. Un’interpretazione alla luce di questa massima ci direbbe che

l’enunciato negativo comunica implicitamente che l’ipotesi negata dev’essere

in qualche modo saliente.

c. Implicature secondo la qualità.

Si suppone che il parlante sia sincero e attendibile, ma soprattutto che il suo

contributo lo sia. Ci sono varie situazioni in cui questo viene meno: se

mancano giustificazioni o prove a sostegno; se il contributo si presta ad

un’interpretazione contraddittoria o poco coerente; se c’è il sospetto che il

parlante non eviti con sufficiente rigore di dire cose che ritiene false. La

cooperazione a questo punto avviene cercando di leggere le potenziali

contraddizioni e di comporre un quadro coerente.

d.Implicature secondo la relazione.

Questa massima ha molta influenza, molte implicature sembrano

riconducibili ad essa. In realtà non ci si deve limitare a riaffermare

l’osservanza della massima di relazione da parte del parlante; si devono

osservare le specifiche relazioni dell’enunciato con qualche aspetto del

discorso o dello scambio, tali da rendere pertinente il suo contributo

conversazionale.

(I) Relazioni !a enunciati. Un primo esempio di implicatura secondo la

relazione è assumere come valore causale il rapporto che si instaura quando

si considera un enunciato la prosecuzione pertinente del precedente

(secondarie, incisi, participi aggiunti, apposizioni). Può essere evidenziata da

connettivi o semplicemente dai temi dell’enunciato.

(II) Accostamenti tematici. All’interno di un enunciato complesso si dà come

assunto che tra i topics introdotti vi siano relazioni di pertinenza.

L’elaborazione degli accostamenti tematici nell’ottica della pertinenza è

un’operazione spesso richiesta quando si ha a che fare con un testo

giornalistico, per comprendere il messaggio centrale del pezzo.

(III) Coreferenze. L’aspetto della coesione di un testo ha a che fare con la

massima di relazione, mentre la coerenza con quella di quantità. La coesione

riguarda puramente l’aspetto superficiale, linguistico; ma in essa interviene

anche il principio di cooperatività griciana. Infatti spesso ad esempio è

necessario dare per assunta l’identificazione di referenti e in particolare la

coreferenza tra descrizioni diverse, per giustificare la loro compresenza in

un testo coeso. La variatio è una consuetudine tipica della scrittura italiana,

anche al fine dell’economia informativa per veicolare informazioni che può

essere utile ricordare al lettore.

(IV) Incapsulatori anaforici. Si tratta di sintagmi nominali che riassumono in

sé precedenti parti di testo. Rappresentano da un lato delle presupposizioni

di esistenza, dall’altro delle implicature, perché è richiesto un assunto di

pertinenza. Gli incapsulatori contribuiscono a classificare il materiale che

riprendono in modi che inizialmente non erano ovvi.

e. Implicature secondo il modo.

Implicatura di prevenzione: Un segmento testuale molto oscuro - ma

considerato in ultima analisi comprensibile - sarà considerato adeguato

perché prodotto in quella maniera per essere compreso a quella maniera ;

Implicatura di riparazione: Il segmento testuale è effettivamente oscuro e

inadeguato, ma il senso di questa inaccessibilità è proprio il sovrappiù di

senso.

In realtà è difficile trovare violazioni di questa massima appositamente

inscenate per particolari fini comunicativi.

Un esempio di implicatura in funzione del modo è supporre che l’ordine

espositivo dei fatti nell’enunciato rifletta l’ordine temporale di svolgimento

dell’azione, o quello spaziale o di priorità logica (attenzione: non la relazione

causa-effetto, ascrivibile alla massima di relazione).

3. Funzioni testuali e comunicative dell’implicatura

L’implicatura, soprattutto que"a conversazionale, appare come un alone di senso non ben

definito rispetto a cui ciascuna possibile esplicitazione risulta manchevole. Forse nessuna

rielaborazione può essere considerata esauriente.

Diversamente da"e presupposizioni, le implicature non hanno la natura di uno sfondo dato

per scontato, ma a,iungono una informazione, che corre,e o sostituisce que"e fornite

esplicitamente dal testo.

Diversamente da"a presupposizione, l’implicatura non coincide mai con qualcosa che il testo,

ne"o stesso segmento testuale che attiva l’implicatura, formula anche esplicitamente.

La presupposizione economizza, le implicature arricchiscono: completano, complicano,

colorano, sfumano. Le presupposizioni ricattano tacitamente l’interlocutore, le implicature lo

seducono, inducono il ricevente a recuperare il messa,io anziché imporglielo.

IMPLICITI E CONTESTO

Gli impliciti appartengono a un ordine di esistenza normativo, non psicologico.

Le norme hanno un’esistenza strettamente dipendente dalle relazioni

intersoggettive e soprattutto dall’accordo tra soggetti riguardo all’accettabilità o

alla giustificazione di pratiche.

Gli impliciti sono enunciati che, considerato il testo, dovrebbero essere accettati

dal parlante e, nel caso delle presupposizioni, anche dall’interlocutore.

Rispondono a tre tipi di contesto:

- contesto cognitivo: l’insieme delle credenze e delle conoscenze attive nel parlante

in relazione alla produzione dell’enunciato (common ground, sfondo comune

agli interlocutori);


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vipviper

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DESCRIZIONE APPUNTO

Questo è un riassunto non integrale che fa riferimento al libro M. Sbisà, Detto non detto in cui ci si sofferma sulla questione della comunicazione implicita e di come, la comprensione di un testo venga generalmente data per scontata. Per comprendere appieno un testo, occorre padroneggiare non solo ciò che esso dice esplicitamente, ma anche ciò che, con le sue parole, trasmette "silenziosamente" ovvero i suoi presupposti e sottintesi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione
SSD:
Docente: Tani Ilaria
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di RETORICA LINGUAGGI E STILI DEL GIORNALISMO E DELL’INFORMAZIONE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Tani Ilaria.

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