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Detto non detto: le forme della comunicazione implicita

Introduzione

Marina Sbisà con integrazioni degli appunti (prof.ssa Tani)

L’implicito nasce per non essere messo a fuoco e proprio per questo contribuisce al senso della nostra comunicazione. La comprensione di un testo viene generalmente data per scontata. Ma se ci soffermiamo su di essa, possiamo riuscire ad osservare messaggi più celati, come quelli appunto degli impliciti.

1. La ricerca della parafrasi perfetta

Per studiare gli impliciti si può parafrasare il testo, riformularlo con altre parole. Esplicitare tutti gli elementi di un testo significa produrre qualcosa che non è più un testo. L’esplicitazione di tutti gli elementi impliciti di un testo non è una buona parafrasi del testo stesso. Ma i diversi modi di fare una parafrasi sono funzionali alla porzione di messaggio su cui porre l’attenzione.

I rischi a cui si va incontro parafrasando un testo sono:

  • Cancellazione, ossia la perdita di valore informativo;
  • Creazione di nuovi impliciti (nel momento in cui aggiungiamo ulteriore materiale linguistico);
  • Creazione di un testo che non è un testo, ma un insieme slegato di frasi.

Tutto sommato, non esiste un particolare vantaggio nell’esplicitazione degli impliciti.

2. Cosa vuol dire comprendere un testo

Cosa significa comprendere? Costruire nella mente una rappresentazione? Saper parafrasare, riformulare il testo in altre parole, rendere esplicito ciò che è implicito. La comprensione è lo stato in cui si trova il ricevente quando è in grado di rispondere al testo in modo appropriato. Prenderemo in considerazione questa definizione, dal momento che sembra creare meno problemi filosofici (se non quello di trovare dei criteri per distinguere l’appropriatezza delle risposte).

Per la comprensione del senso di un testo è utile partire dall’implicito. L’analisi degli impliciti, la produzione di parafrasi esplicitanti, è una disciplina dotata di una sua serietà e utilità cognitiva e sociale. La parafrasi riguarda il piano delle connessioni sintattiche, che però non possono essere distinte dalla dimensione semantica.

3. Il campo degli impliciti

Gli impliciti sono sia fenomeni linguistici, sia fenomeni comunicativi. Essi sono stati infatti analizzati prima dalla filosofia, poi dalla linguistica e in particolare dalla pragmatica. Come stabilire se un concetto è esplicito o implicito? Come distinguere il detto dal non detto? Vi sono svariati criteri. Ne consideriamo in particolare 3:

  • Condizione della disponibilità: ciò che è detto è disponibile senza sforzo al ricevente.
  • Condizione della messa in discussione: ciò che è detto può essere messo in discussione da una negazione.
  • Condizione del non allontanamento: ciò che è detto non può essere riformulato allontanandosi troppo da quanto proferito.

L’implicito è nettamente diverso dal non detto. Il non detto non fa parte del senso del testo, l’implicito invece sì. Anche se in talune situazioni, entrambi possono essere utili alla comprensione del testo e delle intenzioni dell’autore.

Le implicazioni logiche sono considerate dal senso comune come degli impliciti e di certo non possono essere considerate come NON dette, perché la loro negazione corrisponderebbe alla negazione dell’enunciato stesso. (Gianni ha avvistato alcuni extraterrestri esistono gli extraterrestri)

Gli enunciati possono essere usati per compiere degli atti linguistici, che hanno una propria forza. Il tipo di atto è indicato dall’enunciato stesso: dal modo verbale, dalla forma interrogativa, da espressioni come “Mi dispiace...”. Rendendo palese ciò che questi enunciati indicano (per esempio dicendo “Ti ordino di...”) otteniamo maggiore esplicitezza nell’esecuzione dell’atto, ma non sviluppiamo il suo contenuto informativo. Quindi questo incide sulle relazioni interpersonali, non sull’informazione.

Presupposizione e analisi del testo

Le presupposizioni sono informazioni di background, stabiliscono i limiti del discorso. Sono condivise aprioristicamente e rispondono a un principio di economia. L’enunciatore si sottrae alla responsabilità dell’asserzione: l’inferenza è lasciata al lettore e non affidata a nessi testuali forti. Tuttavia i meccanismi inferenziali seguono dei principi generali di cooperazione: si tratta di regolarità, non di regole forti.

Attivatore di presupposizione può essere anche l’accostamento nella stessa pagina di notizie diverse, che porta il lettore a legarle con un nesso causale. Ciò che è presupposto da un enunciato continua ad esserlo anche quando l’enunciato viene sottoposto a negazione: si dice che le presupposizioni sono costanti sotto negazione.

Il problema dell’esplicitazione di presupposizioni appartenenti a testi con finalità comunicativa autonoma (quotidiani, manuali, ecc. e non esempi appositamente costruiti) sta nel trovare la formulazione più precisa per catturare quello che quel segmento di testo dà per scontato, relazionandolo ai tratti linguistici che attivano quella presupposizione. Più l’attivatore è incassato, più sarà difficile l’esplicitazione.

Una presupposizione può essere costituita da un enunciato del tutto diverso dall’enunciato che la attiva o recuperare materiale linguistico già presente nel testo; nel secondo caso (fino ad arrivare all’estremo in cui enunciato e presupposizione coincidono) avremo un maggiore grado di esplicitezza e quindi una forte impressione di dato per scontato. Del resto la funzione della presupposizione non è tanto dare informazioni aggiuntive, quanto marcare determinati enunciati come da accettare senza discussione.

Le presupposizioni linguistiche sono espressioni particolari che veicolano un contenuto presupposto, meno visibile del contenuto esplicitamente posto. I contenuti impliciti passano assieme ai contenuti espliciti, in modo più sottile e subdolo, perché il fatto che siano asseriti in modo indiretto ne impedisce la possibilità di negazione.

Attivatori linguistici di presupposizione sono: descrizioni definite (sintagmi nominali); verbi fattivi; verbi implicativi; verbi di cambiamento di stato e di iterazione; verbi di giudizio; proposizioni temporali; ipotetiche controfattuali; avverbi; frasi relative parentetiche; frasi scisse. La funzione strategica degli attivatori di presupposizione è trattare come presupposti contenuti che non lo sono. La presupposizione può essere usata come arma più o meno occulta di persuasione e manipolazione.

1. Presupposizioni e appropriatezza

In questo gruppo di esempi osserviamo come numerosi elementi lessicali esprimono azioni o stati che possono essere compiuti solo a partire da certe condizioni (presupposte, appunto):

  • Verbi di cambiamento di stato (presuppongono il darsi in precedenza di un certo stato/funzione cognitiva o ideologica);
  • Verbi di movimento (presuppongono l’allontanamento o avvicinamento a un centro deittico);
  • Verbi implicativi, dove la presupposizione investe la frase complemento (che rappresenta una conseguenza logica dell’intero enunciato) /funzione cognitiva o ideologica.

All’agente che vuole svolgere quell’azione è richiesta una competenza sufficiente a superarla (ad es. si consideri il verbo riuscire). La negazione dell’enunciato non potrebbe negare la necessità di tale competenza. Oltre alla funzione cognitiva, queste presupposizioni hanno anche funzione ideologica, perché gli enunciati presupposti possono essere valutativi o opinabili:

  • È necessario allargare i propri orizzonti Gli orizzonti sono attualmente ristretti

In molti casi si osserva come, se la presupposizione risultasse falsa, l’inappropriatezza del segmento testuale sarebbe notevole; si tenderebbe a respingere in blocco l’intero discorso.

2. Condizioni di felicità

Affinché l’atto illocutorio possa riuscire, è necessario che gli enunciati che formulano le condizioni di felicità siano veri. Non sono necessariamente contigui al messaggio del testo, generalmente investono le relazioni tra parlante e destinatario. In alcuni casi però risultano contribuire al contenuto informativo del testo.

Domande polari (sì/no)...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di RETORICA LINGUAGGI E STILI DEL GIORNALISMO E DELL’INFORMAZIONE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Tani Ilaria.
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