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Giovanni Boccaccio: il Decameron

Giornata III

Regina: Neifile

Tema: si ragiona di chi alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse o la perduta ricoverasse

1. Filostrato: Vicino Firenze c'era un convento di monache, otto più la badessa, che aveva assunto un contadino di nome Nuto che, dopo un certo periodo di tempo, annoiato e infastidito di essere poco pagato per i suoi servigi, decise di andarsene. Giunto al paese, raccontò tutto a un giovane, Masetto da Lamporecchio che decise di prendere il suo posto. Si finse muto e mostrò al castaldo cosa sapeva fare e venne assunto. Un giorno, mentre Masetto faceva finta di dormire, due monache vollero provare cosa si prova a giacere con un uomo e quindi, pensando fosse scemo e muto, lo presero per mano e lo provarono prima una e poi l'altra. Un giorno, una delle altre monache le vide e anche loro vollero provarlo. Ormai stanco a causa del forte sforzo fisico, Masetto stava riposando sotto un albero e passando la badessa di là, lo vide nudo e decise di portarlo nella sua cella e giacere con lui. Masetto, sfinito, parlò e disse alla badessa che non ce la faceva più e che avrebbero potuto trovare un accordo per essere tutti felici. Subito la badessa incontrò le altre monache e decisero di tenerlo lì e nacquero molti monaci.

2. Pampinea: Agilulfo, re dei longobardi, aveva sposato Teudelinga, una vedova bellissima. Un giorno il palafreniere, sapendo che il marito giaceva con la moglie una notte sì e una no, si nascose in una stanza vicino a quella dove dormiva la regina e scoprì che prima di entrare bussava con un bastone due volte ed era vestito con un mantello scuro. Così una notte, facendo lo stesso, penetrò nella stanza della donna e, senza che lei sapesse si trattasse di un altro uomo, giacque con lui. Appena finito, il palafreniere andò a riposarsi. Il marito però, andò a bussare alla porta della moglie e questa gli disse che si erano già sollazzati insieme e che quindi la lasciasse in pace. Il re capì che qualcuno avesse preso il posto e allora decise di andare a cercare il colpevole, sapendo che sicuramente ancora gli batteva il cuore forte a causa del rapporto. Così lo scoprì al buio e, per poterlo riconoscere il giorno dopo, gli tagliò i capelli. Il palafreniere, capito tutto, tagliò i capelli a tutti quanti. Il giorno dopo il re, non capendo chi fosse il colpevole, lasciò passare tutto e fece capire al palafreniere di non fare più nulla del genere.

3. Filomena: A Firenze viveva una donna molto bella, sposata con un lanaiuolo che non voleva giacere con lei e così decide di trovarsi un amante. Così ne vide uno che le piaceva molto ma, non sapendo come avvicinarsi a lui, escogitò un piano. Andò dal prete (che era un grande amico dell'uomo in questione) e gli raccontò che quest'uomo la disturbava e che, non volendo lei dirlo a suo marito o ai suoi fratelli, implorava il prete ad intervenire. Il prete, preso da parte il giovane, gli disse di comportarsi bene; il giovane, da parte sua non riusciva a capire cosa avesse fatto ma fece finta di niente. La donna, decise allora di andare di nuovo dal prete, aggravando la situazione disse che quest'uomo non aveva smesso di disturbarla. Il giovane si recò molte volte sotto casa della giovane a vederla. Nell'ultima confessione la giovane disse al prete che l'uomo era salito su un albero che dava sulla sua finestra ed era entrato in casa sua quando il marito non c'era. L'uomo, capito tutto, seguì le istruzioni della donna ed entrando nella sua stanza, si sollazzarono insieme.

4. Panfilo: Vicino a San Brancazio viveva un uomo buono e ricco, Puccio di Rinieri, molto religioso tanto che iniziò ad essere chiamato frate Puccio. Sua moglie era monna Isabetta, giovane e rotondetta che non poteva sollazzarsi col marito che stava sempre a pregare. Arrivò da Parigi un frate francescano, don Felice, giovane, bello e intelligente che strinse una bella amicizia con frate Puccio. Frequentando la sua casa, si innamorò della Isabetta e lei di lui tanto che iniziarono a pensare a escogitare un metodo per potersi divertire senza però essere scoperti dal marito di lei. Don Felice ideò un piano: disse che conosceva un metodo per guadagnarsi il paradiso, un metodo che tutti i monaci conoscevano e seguivano che lui stesso aveva provato; doveva restare per 40 giorni, ogni notte, in posizione di crocifissione dicendo 300 Ave Maria e altrettanti Padre Nostro. Puccio accettò e, quando la sera si metteva fuori a fare questa penitenza, la moglie si sollazzava nella stanza accanto con don Felice. Tutto questo per 40 giorni.

5. Elissa: A Pistoia viveva un uomo, messer Francesco, molto ricco e saggio che aveva trovato una donna molto bella e onesta e che era molto amata da un giovane, messer Ricciardo detto il Zima per la sua umile origine. Dovendosi recare messer Francesco a Milano, cercava un buon cavallo e in città il migliore era quello di Ricciardo. Così questo escogitò il modo per ottenere la sua amata: avrebbe dato a Francesco il cavallo solo a patto che lui lo avesse fatto parlare con la moglie. Ciò avvenne ma il marito aveva avvisato la donna di rimanere muta e infatti lei lo fece. Tuttavia ascoltò e, quando Francesco partì per sei mesi, la donna mise alla finestra due asciugatoi e Zima capì che poteva entrare di notte, dall'uscio del giardino.

6. Fiammetta: A Napoli vi fu un giovane molto nobile chiamato Ricciardo Minutolo che, nonostante avesse una moglie bellissima, era molto innamorato di donna Catella, moglie di Filippello Sighinolfo. Venendo a conoscenza della forte gelosia della donna nei confronti del marito cercò un modo per sfruttarla. Andò allora da Catella e le disse che suo marito faceva la corte a sua moglie in maniera insistente e da molto tempo e lui aveva architettato un incontro per salvaguardare il loro matrimonio: disse a Catella che il marito e la moglie si sarebbero incontrati in un luogo e disse a lei di andare, in modo da coglierlo in flagrante. Invece fu Ricciardo ad andare e a giacersi con la donna la quale, non avendo visto chi fosse l'uomo, essendo il luogo scuro, non capì subito l'inganno. Quando Catella scoprì tutto si infuriò e lo minacciò di rivelare tutto ma si rese conto che avrebbe perso il suo onore e quindi non disse niente e pensò bene di approfittare di quel rapporto. (I baci dell'amante erano più saporiti di quelli del marito. Andrea Cappellano)

7. Emilia: A Firenze viveva un giovane, Tedaldo degli Elisei, che amava monna Ermellina, moglie di Aldobrandino Palermini. Ma la donna, all'inizio acconsenziente al rapporto extraconiugale, a un certo punto decise di non credere più a Tedaldo e lo lasciò. Egli soffrì molto tanto che decise di andare ad Ancona e poi a Cipro per dimenticarla e si fece chiamare Filippo di San Lodeccio. Dopo qualche anno egli sentì di nuovo il suo amore per Ermellina e decise di tornare a Firenze. Qui, scoprì che tutti lo avevano creduto morto e che avevano accusato Aldobrandino del suo omicidio. Così egli si recò vestito da pellegrino da Ermellina e le disse se avrebbe voluto indietro il suo amante, così da liberare anche suo marito. Lei accettò e lui si mostrò a lei e si recò poi subito da Aldobrandino e vennero trovati i due veri assassini dell'uomo sosia di Tedaldo. Dopo aver fatto scarcerare Aldobrandino, i due continuarono la loro vita sessuale.

8. Lauretta: In Toscana viveva un uomo di nome Ferondo, molto grossolano e stolto che aveva in moglie una donna molto bella della quale si era innamorato l'abate dell'abbazia vicina. Un giorno la donna andò a confessarsi dall'abate e si lamentò della forte gelosia del marito. L'abate allora pensò di farlo morire e spedirlo in Purgatorio per farlo pentire. Tutto questo per finta e così suggellarono il patto, in cambio lei sarebbe stata con l'abate. La donna accettò e gli diede una polvere che lo avrebbe fatto sembrare morto temporaneamente e così lo portò in una cella sotterranea e lì finse il purgatorio. Qui l'abate gli fece promettere che non si sarebbe più comportato male e così accadde. Tornato in vita, una "visione" gli disse che per aiutarlo a comportarsi bene il Signore gli aveva dato un bambino che avrebbe trovato al suo ritorno e che avrebbe dovuto chiamare Benedetto. (che era figlio dell'abate). L'abate e la donna continuarono a divertirsi.

9. Neifile: Nel regno di Francia vivevano il conte di Rossiglione e suo figlio Beltramo e un medico Gerardo di Nerbona con la figlia Giletta. I due piccoli si crebbero insieme e Giletta già da piccola provava qualcosa per lui. Ma Beltramo dovette partire per Parigi e i due si allontanarono. Dopo qualche tempo Giletta seppe che il re di Francia, dopo un tumore al petto, aveva una fistola che gli faceva un gran male e nessuno riusciva a guarirlo. Così, dato che il padre Gerardo le aveva insegnato qualcosa, sicura di salvarlo, si recò da lui e gli chiese se avesse potuto provare a salvarlo; se ci fosse riuscita però il re avrebbe dovuto concedergli la persona che amava. Il re accettò, lei lo guarì e richiese la sua ricompensa: Beltramo. Beltramo però non era affatto contento di ciò così, senza aver consumato il matrimonio se ne andò a Firenze e disse che l'avrebbe presa con lei solo se avesse aspettato un figlio di lui e se avesse avuto l'anello che teneva al dito. Giletta allora andò a Firenze di nascosto, scoprì che Beltramo era innamorato di una ragazza povera e chiese a lei e alla madre di collaborare. Riuscì a farsi ingravidare e a prendere l'anello. Dopo aver partorito, tornò a casa dove il marito era tornato e lì lui la accettò.

10. Dioneo: (cfr. I 2) In una città della Tunisia viveva un uomo ricchissimo che aveva una figlia molto bella, Alibech che non era cristiana ma voleva conoscere questa religione e fu mandata a Tebe. Giunta qui un uomo le disse di recarsi dall'eremita Rustico che le avrebbe spiegato tutto. Egli le insegnò infatti a mettere il Diavolo nell'inferno, metafora sessuale. Questo piacque molto alla ragazza. Ci fu un incendio in Tunisia e così, essendo rimasta la sola erede, dovette tornare a casa e sposare un uomo che era stato scelto per lei. Quando le amiche le chiesero cosa avesse fatto a Tebe lei disse tutto e loro le dissero che anche il nuovo marito avrebbe potuto aiutarla in questo.

Giornata IV

Re: Filostrato

Tema: si ragiona di coloro li cui amori ebbero infelice fine

La quarta giornata contiene un'introduzione un po' particolare dell'autore, nella quale Boccaccio racconta un'ulteriore novella per spiegare come l'attrazione per le donne sia qualcosa di innato e naturale, che non può essere fermato. Lo fa raccontando la storia di Filippo Balducci che, dopo aver perso la moglie, che amava sopra qualsiasi cosa, decide di convertirsi alla vita da eremita con suo figlio. Ahimè quando è ormai vecchio, si trova costretto a mostrare Firenze a suo figlio per fargli capire dove doveva comprare il necessario per vivere. Qui il figlio vede per la prima volta delle donne e non riesce a frenare il suo appetito sessuale; il padre, per tentare di distruggere tale appetito cambia il nome della donna, da donna a papera, credendo che cambiando il nome avrebbe cambiato l'oggetto, ma si sbaglia.

1. Fiammetta: Tancredi, principe di Salerno, aveva una figlia bellissima di nome Ghismunda che non si era ancora sposata proprio per il forte amore che lui nutriva per lei e non voleva separarsene. Questa si innamorò (ricambiata) di un giovane valletto del principe, Guiscardo, umile di nascita ma con grandi virtù. Per rivelargli il suo amore, Ghismunda scrisse una lettera e gliela consegnò attraverso una canna (dicendo di farla soffiare al suo servo per accendere il fuoco). Guiscardo sarebbe dovuto entrare in una grotta scavata nel monte e attraverso una porta al suo interno si poteva accedere alla stanza della principessa. Quasi ogni giorno i due si incontravano per sollazzarsi. Un giorno però, Tancredi si era recato in stanza della figlia per parlarle e, nell'attesa, si era addormentato. Quando si svegliò trovò che Ghismunda e Guiscardo giacevano insieme e si nascose. La notte, fece prendere Guiscardo e, dopo averlo rimproverato, lo imprigionò. Dopo andò da Ghismunda e le disse che era molto deluso dal suo atteggiamento e dopo tutto ciò fece uccidere Guiscardo e gli strappò il cuore dal petto. Tale cuore venne mandato in una coppa d'oro a Ghismunda che, messo del veleno, lo bevve dopo aver baciato il cuore per l'ultima volta. Tancredi dopo molte lacrime li fece seppellire insieme.

2. Pampinea: (si distacca dal tema tragico della giornata) Racconta la storia di frate Alberto da Imola, proveniente da Imola che, a causa delle sue malefatte, si vide costretto a trasferirsi a Venezia e a farsi frate minore. Un giorno andò a confessarsi da lui una donna molto sciocca, madonna Lisetta, che si vantava molto della sua bellezza e frate Alberto si innamorò di lei. Il giorno seguente andò a casa sua e le disse che l'angelo Gabriele le era apparso in sogno e le aveva detto che si era innamorato della sua bellezza e che voleva giacere con lei; dal momento che si trattava di un angelo però, sarebbe andato a casa sua sotto forma umana, la sua. La donna si vantò con tutte le amiche e il marito lo venne a sapere; stette ad aspettare chi fosse quest'uomo e lo vide; frate Alberto, per la paura si gettò dalla finestra e arrivò a casa di uomo che prima lo aiutò e poi lo condusse in gabbia. Infatti il giorno dopo si teneva una festa in piazza e, dopo averlo cosparso di miele e piume, lo appese in piazza dove tutti lo derisero e poi fu incarcerato.

3. Lauretta: A Marsiglia vi era un mercante, Arnaldo Civada, che aveva avuto tre figlie gemelle di 15 anni, Ninetta e Maddalena e Bertella di 14. Ninetta ama Restagnone, nobile ma povero; Folco e Ughetto Maddalena e Bertella. Decidono allora di partire segretamente con le tre ragazze per nave e per andare a Cipro. Una volta a Candia, Restagnone iniziò a stancarsi di Ninetta e questa divenne molto gelosa e, accecata dall'ira, comprò un veleno che diede a Restagnone che morì sul colpo. Dopo alcuni giorni, la vecchia che aveva venduto il veleno a Ninetta venne arrestata e la accusò. Così il duca di Creta la fece incarcerare e Maddalena, pur di liberare la sorella, acconsentì di giacere con il duca che si era innamorato di lei. Quando Folco lo seppe la uccise con una spada. Folco intanto scappò con Ninetta e Bertella e Ughetto fuggirono a Rodi, dove vissero in miseria e povertà.

4. Elissa: (cfr. V 1) Guglielmo II, re di Sicilia ebbe due figli: Ruggieri e Costanza e il primo, morendo, lasciò l'educazione di suo figlio Gerbino al padre. Fino a Tunisi giunse la fama e la bellezza di Gerbino e di lui si innamorò la figlia del re e in Sicilia giunse anche la fama e bellezza di lei di cui si innamorò Gerbino. Però il re di Tunisi fece sposare la figlia con il re di Granata e fece promettere al re Guglielmo II di fermare il nipote e di non permettergli di fare gesti avventati. Il re lo promise. Ma Gerbino, recatosi a Messina, mise in mare due barche e in Sardegna incontrò quelle che erano partite da Tunisi per Granata e le assalì per rapire la ragazza. I saraceni, pur di non darle la ragazza la uccisero e la gettarono in mare. Così Gerbino uccise tutti, fece recuperare il corpo della ragazza e la seppellì a Ustica. Quando il re Guglielmo seppe della mancata promessa, fece decapitare il nipote.

5. Filomena: (cfr. IV 6; IX 7) A Messina vivevano tre fratelli ricchi dopo la morte del padre che avevano una sorella molto bella, di nome Elisabetta. I tre lavoravano con un giovane pisano, Lorenzo, che ben presto si innamorò di Elisabetta che ricambiò e si vedevano ogni notte. Una notte però uno dei fratelli scoprì tutto e lo rivelò agli altri due e tutti e tre decisero di uccidere Lorenzo e lo seppellirono in campagna, tornati a Messina dissero di averlo mandato a fare delle commissioni fuori città. Lorenzo però non tornava più e Elisabetta era molto triste e aveva paura fosse successo qualcosa. Come in effetti sospettava, sognò Lorenzo che le diceva di esser stato ucciso dai fratelli e le mostrò il luogo in cui era stato sepolto. La donna vi si recò e lo trovò. Amareggiata, prese la testa dell'amato e la mise in un vaso sul quale piantò del basilico. Questo basilico fioriva grazie alle sue lacrime. Un giorno però i fratelli scoprirono che nel basilico vi era la testa e la gettarono via. Elisabetta, scoperto questo morì di dolore.

6. Panfilo: (cfr. IV 5; IX 7) A Brescia vive Andreuola che si innamorò di Gabriotto, un suo vicino, di bassa condizione. I due si incontravano segretamente in un giardino di lei. Ma una notte Andreuola sognò che mentre si trovava con Gabriotto in giardino a un certo punto gli uscì una cosa oscura che lo sotterrò. Di ciò fu molto addolorata e infatti per un po' non volle vederlo poi, quando lui la vide le raccontò un suo sogno; si trovavano a caccia e presero una capriola bellissima alla quale aveva messo un collare d'oro. Tutto a un tratto un cane nero voleva ucciderla. Andreuola, spaventata, fece finta di niente e a un certo punto, mentre lo baciava, Gabriotto morì. Subito pensò di suicidarsi ma poi il podestà, dopo averla interrogata, le chiese di divenire sua moglie in cambio della sua vita. Lei implorò il padre di aiutarla e di far seppellire Gabriotto. Dopo tutto ciò, lei si rinchiuse in un monastero.

7. Emilia: Questa novella è legata alla precedente per la tematica del giardino. A Firenze viveva una donna, Simona che filava la lana e si innamorò di Pasquino e da lui fu ricambiata.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica_fefe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Ordine Nuccio.
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