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Decameron riassunti

Il documento contiene i riassunti di TUTTE le novelle del Decameron ed è basato su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Ordine dell’università degli Studi della Calabria - Unical, Facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura italiana docente Prof. N. Ordine

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Giovanni Boccaccio: il Decameron

Giornata III

Regina: Neifile

Tema: si ragiona di chi alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse

o la perduta ricoverasse

1. Filostrato: Vicino Firenze c'era un convento di monache, otto più la badessa, che aveva

assunto un contadino di nome Nuto che, dopo un certo periodo di tempo, annoiato e

infastidito di essere poco pagato per i suoi servigi, decise di andarsene. Giunto al paese,

raccontò tutto a un giovane, Masetto da Lamporecchio che decise di prendere il suo posto.

Si finse muto e mostrò al castaldo cosa sapeva fare e venne assunto. Un giorno, mentre

Masetto faceva finta di dormire, due monache vollero provare cosa si prova a giacere con un

uomo e quindi, pensando fosse scemo e muto, lo presero per mano e lo provarono prima una

e poi l'altra. Un giorno, una delle altre monache le vide e anche loro vollero provarlo. Ormai

stanco a causa del forte sforzo fisico, Masetto stava riposando sotto un albero e passanto la

badessa di là, lo vide nudo e decise di portarlo nella sua cella e giacere con lui. Masetto,

sfinito, parlò e disse alla badessa che non ce la faceva più e che avrebbero potuto trovare un

accordo per essere tutti felici. Subito la badessa incontrò le altre monache e decisero di

tenerlo lì e nacquero molti monaci.

2. Pampinea: Agilulfo, re dei longobardi, aveva sposato Teudelinga una vedova bellissima.

Un giorno il palafreniere, sapendo che il marito giaceva con la moglie una notte si e una no

si nascose in una stanza vicino a quella dove dormiva la regina e scoprì che prima di entrare

bussava con un bastone due volte ed era vestito con un mantello scuro. Così una notte,

facendo così, penetrò nella stanza della donna e, senza che lei sapesse si trattasse di un altro

uomo, giacque con lui. Appena finito, il palafreniere andò a riposarsi. Il marito però, andò a

bussare alla porta della moglie e questa gli disse che si erano già sollazzati insieme e che

quindi la lasciasse in pace. Il re capì che qualcuno avesse preso il posto e allora decise di

andare a cercare il colpevole, sapendo che sicuramente ancora gli batteva il cuore forte a

causa del rapporto. Così lo scoprì al buio e, per poterlo riconoscere il giorno dopo, gli tagliò

i capelli. Il palafreniere, capito tutto, tagliò i capelli a tutti quanti. Il giorno dopo il re, non

capendo chi fosse il colpevole, lasciò passare tutto e fece capire al palafreniere di non fare

più nulla del genere.

3. Filomena: A Firenze viveva una donna molto bella, sposata con un lanaiuolo che non

voleva giacere con lei e così decide di trovarsi un amante. Così ne vide uno che gli piaceva

molto ma, non sapendo come avvicinarsi a lui, escogitò un piano. Andò dal prete (che era un

grande amico dell'uomo in questione) e gli raccontò che quest'uomo la disturbava e che, non

volendo lei dirlo a suo marito o ai suoi fratelli, implorava il prete ad intervenire. Il prete,

preso da parte il giovane, gli disse di comportarsi bene; il giovane, da parte sua non riusciva

a capire cosa avesse fatto ma fece finta di niente. La donna, decise allora di andare di nuovo

dal prete, aggravando la situazione disse che quest'uomo non aveva smesso di disturbarla. il

giovane si recò molte volte sotto casa della giovane a vederla. Nell'ultima confessione la

giovane disse al prete che l'uomo era salito su un albero che dava sulla sua finestra ed era

entrato in casa sua quando il marito non c'era. L'uomo, capito tutto, seguì le istruzioni della

donna ed entrando nella sua stanza, si sollazzarono insieme.

4. Panfilo: Vicino a San Brancazio viveva un uomo buono e ricco, Puccio di Rinieri, molto

religioso tanto che iniziò ad essere chiamato frate Puccio. Sua moglie era monna Isabetta,

giovane e rotondetta che non poteva sollazzarsi col marito che stava sempre a pregare.

Arrivò da Parigi un frate francescano, don Felice, giovane, bello e intelligente che strinse

una bella amicizia con frate Puccio. Frequentando la sua casa, si innamorò della Isabetta e

lei di lui tanto che iniziarono a pensare a escogitare un metodo per potersi divertire senza

però essere scoperti dal marito di lei. Don Felice ideò un piano: disse che conosceva un

metodo per guadagnarsi il paradiso, un metodo che tutti i monaci conoscevano e seguivano

che lui stesso aveva provato; doveva restare per 40 giorni, ogni notte, in posizione di

crocifissione dicendo 300 Ave Maria e altrettanti Padre Nostro. Puccio accettò e, quando la

sera si metteva fuori a fare questa penitenza, la moglie si sollazzava nella stanza accanto con

don Felice. Tutto questo per 40 giorni.

5. Elissa: A Pistoia viveva un uomo, merr Francesco, molto ricco e saggio che aveva trovato

una donna molto bella e onesta e che era molto amata da un giovane, messer Ricciardo detto

il Zima per la sua umile origine. Dovendosi recare messer Francesco a Milano, cercava un

buon cavallo e in città il migliore era quello di Ricciardo. Così questo escogitò il modo per

ottenere la sua amata: avrebbe dato a Francesco il cavallo solo a patto che lui lo avesse fatto

parlare con la moglie. Ciò avvenne ma il marito aveva avvisato la donna di rimanere muta e

infatti lei lo fece. Tuttavia ascoltò e, quando Francesco partì per sei mesi, la donna mise alla

finestra due asciugatoi e Zima capì che poteva entrare di notte, dall'uscio del giardino.

6. Fiammetta: A Napoli vi fu un giovane molto nobile chiamato Ricciardo Minutolo che,

nonostante avesse una moglie bellissima era molto innamorato di donna Catella, moglie di

Filippello Sighinolfo. Venendo a conoscenza della forte gelosia della donna nei confronti

del marito cercò un modo per sfruttarla. Andò allora da Catella e le disse che suo marito

faceva la corte a sua moglie in maniera insistente e da molto tempo e lui aveva architettato

un incontro per salvaguardare il loro matrimonio: disse a Catella che il marito e la moglie si

sarebbero incontrati in un luogo e disse a lei di andare, in modo da coglierlo in flagrante.

Invece fu Ricciardo ad andare e a giacersi con la donna la quale, non avendo visto chi fosse

l'uomo, essendo il luogo scuro, non capì subito l'inganno. Quando Catella scoprì tutto si

infuriò e lo minacciò di rivelare tutto ma si rese conto che avrebbe perso il suo onore e

quindi non disse niente e pensò bene di approfittare di quel rapporto. (I baci dell'amante

erano più saporiti di quelli del marito. Andrea Cappellano)

7. Emilia: A Firenze viveva un giovane, Tedaldo degli Elisei, che amava monna Ermellina,

moglie di Aldobrandino Palermini. Ma la donna, all'inizio acconsenziente al rapporto extra

coniugale, a un certo punto decise di non credere più a Tedaldo e lo lasciò. Egli soffrì molto

tanto che decise di andare ad Ancona e poi a Cipro per dimenticarla e si fece chiamare

Filippo di San Lodeccio. Dopo qualche anno egli sentì di nuovo il suo amore per Ermellina

e decise di tornare a Firenze. Qui, scoprì che tutti lo avevano creduto morto e che avevano

accusato Aldobrandino del suo omicidio. Così egli si recò vestito da pellegrino da Ermellina

e le disse se avrebbe voluto indietro il suo amante, così da liberare anche suo marito. Lei

accettò e lui si mostrò a lei e si recò poi subito da Aldobrandino e vennero trovati i due veri

assassini dell'uomo sosia di Tedaldo. Dopo aver fatto scarcerare Aldobrandino, i due

continuarono la loro vita sessuale.

8. Lauretta: In Toscana viveva un uomo di nome Ferondo, molto grossolano e stolto che

aveva in moglie una donna molto bella della quale si era innamorato l'abate dell'abbazia

vicina. Un giorno la donna andò a confessarsi dall'abate e si lamentò della forte gelosia del

marito. L'abate allora pensò di farlo morire e spedirlo in Purgatorio per farlo pentire. Tutto

questo per finta e così suggellarono il patto, in cambio lei sarebbe stata con l'abate. La donna

accettò gli diede una polvere che lo avrebbe fatto sembrare morto temporaneamente e così lo

portò in una cella sotterranea e lì finse il purgatorio. Qui l'abate gli fece promettere che non

si sarebbe più comportato male e così accadde. Tornato in vita, una "visione" gli disse che

per aiutarlo comportarsi bene il Signore gli aveva dato un bambino che avrebbe trovato al

suo ritorno e che avrebbe dovuto chiamare Benedetto. (che era figlio dell'abate). L'abate e la

donna continuarono a divertirsi.

9. Neifile: Nel regno di Francia vivevano il conte di Rossiglione e suo figlio Beltramo e un

medico Gerardo di Nerbona con la figlia Giletta. I due piccoli si crebbero insieme e Giletta

già da piccola provava qualcosa per lui. Ma Beltramo dovette partire per Parigi e i due si

allontanarono. Dopo qualche tempo Giletta seppe che il re di Francia, dopo un tumore al

petto, aveva una fistola che gli faceva un gran male e nessuno riusciva a guarirlo. Così, dato

che il padre Gerardo le aveva insegnato qualcosa, sicura di salvarlo, si recò da lui e gli

chiese se avesse potuto provare a salvarlo; se ci fosse riuscita però il re avrebbe dovuto

concedergli la persona che amava. Il re accettò, lei lo guarì e richiese la sua ricompensa:

Beltramo. Beltramo però non era affatto contento di ciò così, senza aver consumato il

matrimonio se ne andò a Firenze e disse che l'avrebbe presa con lei solo se avesse aspettato

un figlio di lui e se avesse avuto l'anello che teneva al dito. Giletta allora andò a Firenze di

nascosto, scoprì che Beltramo era innamorato di una ragazza povera e chiese a lei e alla

madre di collaborare. Riuscì a farsi ingravidare e a prendere l'anello. Dopo aver partorito,

tornò a casa dove il marito era tornato e lì lui la accettò.

10. Dioneo: (cfr. I 2) In una città della Tunisia viveva un uomo ricchissimo che aveva una figlia

molto bella, Alibech che non era cristiana ma voleva conoscere questa religione e fu

mandata a Tebe. Giunta qui un uomo le disse di recarsi dall'eremita Rustico che le avrebbe

spiegato tutto. Egli le insegnò infatti a mettere il Diavolo nell'inferno, metafora sessuale.

Questo piacque molto alla ragazza. Ci fu un incendio in Tunisia e così, essendo rimasta la

sola erede, dovette tornare a casa e sposare un uomo che era stato scelto per lei. Quando le

amiche le chiesero cosa avesse fatto a Tebe lei disse tutto e loro le dissero che anche il

nuovo marito avrebbe potuto aiutarla in questo.

Giornata IV

Re: Filostrato

Tema: si ragiona di coloro li cui amori ebbero infelice fine

La quarta giornata contiene un'introduzione un po' particolare dell'autore, nella quale Boccaccio

racconta un'ulteriore novella per spiegare come l'attrazione per le donne sia qualcosa di innato e

naturale, che non può essere fermato. Lo fa raccontando la storia di Filippo Balducci che, dopo aver

perso la moglie, che amava sopra qualsiasi cosa, decide di convertirsi alla vita da eremita con suo

figlio. Ahimè quando è ormai vecchio, si trova costretto a mostrare Firenze a suo figlio per fargli

capire dove doveva comprare il necessario per vivere. Qui il figlio vede per la prima volta delle

donne e non riesce a frenare il suo appetito sessuale; il padre, per tentare di distruggere tale appetito

cambia il nome della donna, da donna a papera, credendo che cambiando il nome avrebbe cambiato

l'oggetto, ma si sbaglia.

1. Fiammetta: Tancredi, principe di Salerno, aveva una figlia bellissima di nome Ghismunda

che non si era ancora sposata proprio per il forte amore che lui nutriva per lei e non voleva

separarsene. Questa si innamorò (ricambiata) di un giovane valletto del principe, Guiscardo,

umile di nascita ma con grandi virtù. Per rivelargli il suo amore, Ghismunda scrisse una

lettera e gliela consegnò attraverso una canna (dicendo di farla soffiare al suo servo per

accendere il fuoco). Guiscardo sarebbe dovuto entrare in una grotta scavata nel monte e

attraverso una porta al suo interno si poteva accedere alla stanza della principessa. Quasi

ogni giorno i due si incontravano per sollazzarsi. Un giorno però, Tancredi si era recato in

stanza della figlia per parlarle e, nell'attesa, si era addormentato. Quando si svegliò trovo che

Ghismunda e Guiscardo giacevano insieme e si nascose. La notte, fece prendere Guiscardo

e, dopo averlo rimproverato, lo imprigionò. Dopo andò da Ghismunda e le disse che era

molto deluso dal suo atteggiamento e dopo tutto ciò fece uccidere Guiscardo e gli strappò il

cuore dal petto. Tale cuore venne mandato in una coppa d'oro a Ghismunda che, messo del

veleno, lo bevve dopo aver baciato il cuore per l'ultima volta. Tancredi dopo molte lacrime li

fece seppellire insieme.

2. Pampinea: (si distacca dal tema tragico della giornata) Racconta la storia di frate Alberto da

Imola, proveniente da Imola che, a causa delle sue malefatte, si vide costretto a trasferirsi a

Venezia e a farsi frate minore. Un giorno andò a confessarsi da lui una donna molto sciocca,

madonna Lisetta, che si vantava molto della sua bellezza e frate Alberto si innamorò di lei. Il

giorno seguente andò a casa sua e le disse che l'angelo Gabriele le era apparso in sogno e le

aveva detto che si era innamorato della sua bellezza e che voleva giacere con lei; dal

momento che si trattava di un angelo però, sarebbe andato a casa sua sotto forma umana, la

sua. La donna si vantò con tutte le amiche e il marito lo venne a sapere; stette ad aspettare

chi fosse quest'uomo e lo vide; frate Alberto, per la paura si gettò dalla finestra e arrivò a

casa di uomo che prima lo aiutò e poi lo condusse in gabbia. Infatti il giorno dopo si teneva

una festa in piazza e, dopo averlo cosparso di miele e piume, lo appese in piazza dove tutti

lo derisero e poi fu incarcerato.

3. Lauretta: A Marsiglia vi era un mercante, Arnaldo Civada, che aveva avuto tre figlie

gemelle di 15 anni, Ninetta e Maddalena e Bertella di 14. Ninetta ama Restagnone, nobile

ma povero; Folco e Ughetto Maddalena e Bertella. Decidono allora di partire segretamente

con le tre ragazze per nave e per andare a Cipro. Una volta a Candia, Restagnone iniziò a

stancarsi di Ninetta e questa divenne molto gelosa e, accecata dall'ira, comprò un veleno che

diede a Restagnone che morì sul colpo. Dopo alcuni giorni, la vecchia che aveva venduto il

veleno a Ninetta venne arrestata e la accusò. Così il duca di Creta la fece incarcerare e

Maddalena, pur di liberare la sorella, acconsentì di giacere con il duca che si era innamorato

di lei. Quando Folco lo seppe la uccise con una spada. Folco intanto scappò con Ninetta e

Bertella e Ughetto fuggirono a Rodi, dove vissero in miseria e povertà.

4. Elissa: (cfr. V 1) Guglielmo II, re di Sicilia ebbe due figli: Ruggieri e Costanza e il primo,

morendo, lasciò l'educazione di suo figlio Gerbino al padre. Fino a Tunisi giunse la fama e

la bellezza di Gerbino e di lui si innamorò la figlia del re e in Sicilia giunse anche la fama e

bellezza di lei di cui si innamorò Gerbino. Però il re di Tunisi fece sposare la figlia con il re

di Granata e fece promettere al re Guglielmo II di fermare il nipote e di non permettergli di

fare gesti avventati. Il re lo promise. Ma Gerbino, recatosi a Messina, mise in mare due

barche e in Sardegna incontrò quelle che erano partite da Tunisi per Granata e le assalì per

rapire la ragazza. I saraceni, pur di non darle la ragazza la uccisero e la gettarono in mare.

Così Gerbino uccise tutti, fece recuperare il corpo della ragazza e la seppellì a Ustica.

Quando il re Guglielmo seppe della mancata promessa, fece decapitare il nipote.

5. Filomena: (cfr. IV 6; IX 7) A Messina vivevano tre fratelli ricchi dopo la morte del padre

che avevano una sorella molto bella, di nome Elisabetta. I tre lavoravano con un giovane

pisano, Lorenzo, che ben presto si innamorò di Elisabetta che ricambiò e si vedevano ogni

notte. Una notte però uno dei fratelli scoprì tutto e lo rivelò agli altri due e tutti e tre decisero

di uccidere Lorenzo e lo seppellirono in campagna, tornati a Messina dissero di averlo

mandato a fare delle commissioni fuori città. Lorenzo però non tornava più e Elisabetta era

molto triste e aveva paura fosse successo qualcosa. Come in effetti sospettava, sognò

Lorenzo che le diceva di esser stato ucciso dai fratelli e le mostrò il luogo in cui era stato

sepolto. La donna vi si recò e lo trovò. Amareggiata, prese la testa dell'amato e la mise in un

vaso sul quale piantò del basilico. Questo basilico fioriva grazie alle sue lacrime. Un giorno

però i fratelli scoprirono che nel basilico vi era la testa e la gettarono via. Elisabetta,

scoperto questo morì di dolore.

6. Panfilo: (cfr. IV 5; IX 7) A Brescia vive Andreuola che si innamorò di Gabriotto, un suo

vicino, di bassa condizione. I due si incontravano segretamente in un giardino di lei. Ma una

notte Andreuola sognò che mentre si trovava con Gabriotto in giardino a un certo punto gli

uscì una cosa oscura che lo sotterrò. Di ciò fu molto addolorata e infatti per un po' non volle

vederlo poi, quando lui la vide le raccontò un suo sogno; si trovavano a caccia e presero una

capriola bellissima alla quale aveva messo un collare d'oro. Tutto a un tratte un cane nero

voleva ucciderla. Andreuola, spaventata, fece finta di niente e a un certo punto, mentre lo

baciava, Gabriotto morì. Subito pensò di suicidarsi ma poi il podestà, dopo averla

interrogata, le chiese di divenire sua moglie in cambio della sua vita. Lei implorò il padre di

aiutarla e di far seppellire Gabriotto. Dopo tutto ciò, lei si rinchiuse in un monastero.

7. Emilia: Questa novella è legata alla precedente per la tematica del giardino. A Firenze

viveva una donna, Simona che filava la lana e si innamorò di Pasquino e da lui fu

ricambiata. Così si accordano di vedersi in un giardino insieme a due loro amici, la Lagina e

Puccino, per dilettarsi tutti e quattro insieme. Prima di baciarsi, Pasquino raccoglie una

foglia di salvia per strofinarsi i denti, ma appena lo fa muore. Simona subito urla e Puccino

subito l'accusò di essere stata lei ad avvelenarlo. Una volta davanti al podestà lei tentò di

giustificarsi e mostrò esattamente come Pasquino era morto e, fatto questo, morì anche lei. Il

podestà ordinò di far tagliare la pianta e venne trovato sotto di esso un rospo che lo aveva

avvelenato.

8. Neifile: A Firenze vivevano Girolamo Sighieri e Salvestra che, cresciuti insieme, si

innamorarono ma la donna di lui, gelosa del figlio e non potendo accettarla come sua sposa

a causa della sua bassa condizione, lo fece andare a Parigi per qualche anno, sicura che

essendo lontano l'amore per lei si sarebbe placato. Una volta tornato però, Girolamo trovò la

Salvestra sposata con un altro uomo e si addolorò molto. Una notte, si infilò nella sua stanza

e le chiede, prima di coricarsi accanto a lei, cosa provava per lui; lei disse che oramai amava

suo marito e lo implorò di andar via. Egli stette un poco nel letto accanto a lei per riscaldarsi

ma le morì accanto per il dolore. La donna, spiegato tutto al marito, portò il corpo morto del

ragazzo davanti casa della madre e lì venne molto pianto. Al funerale, la donna si avvicinò

al corpo morto di Girolamo e morì di dolore anche lei. I due furono sepolti insieme.

9. Filostrato: in Provenza vivevano Guglielmo Rossiglione e Guglielmo Guardastagno, due

cavalieri che si amavano molto e, dal momento che Rossiglione aveva una moglie molto

bella, questa si innamorò di Guardastagno e lui di lei e i due giacquero molte volte insieme.

Resosi conto del tradimento, Rossiglione decise di vendicarsi e di uccidere Guardastagno,

che oramai odiava. Con una scusa, gli da appuntamento nella foresta e lo assale; gli strappa

il cuore e lo porta al suo cuoco per farlo cucinare, dicendo di trattasse del cuore di un

cinghiale. Una volta con la moglie, glielo fa mangiare e a fine pasto le chiede cosa ne

pensava. La donna dice che le era piaciuto molto e allora lui re rivela che si trattava del

cuore di Guardastagno che le era piaciuto anche quando era in vita. La donna, amareggiata,

non voltando mai le spalle al marito, si getta da una finestra molto alta all'indietro.

Rossiglione scappa e la moglie e Guardastagno vengono sepolti insieme.

10. Dioneo: (cfr. II 10 Ricciardo di Chinzica) (mi ricorda le 1001 notti) A Salerno

viveva un chirurgo, Mazzeo della Montagna, ormai vecchio, che aveva una moglie

bellissima e giovane e, a causa della sua età, non poteva soddisfarla. La donna decise allora

di trovarsi un amante e si innamora di Ruggieri d'Aieroli, un ragazzo conosciuto da tutti per

le sue brutte azioni. Ogni notte in cui il marito non era presente, i due si incontravano e si

sollazzavano insieme. Avvenne che una volta, dovendo Mazzeo effettuare una amputazione,

si fece portare a casa un liquido per addormentare il paziente e lo lasciò nella sua stanza

senza dirlo a nessuno. Dopo essere partito per visitare il paziente, sua moglie fece andare in

casa io suo amante per la notte. Avendo questo molta sete, bevve dalla bottiglietta e si

addormentò profondamente. La donna, credendo fosse morto, con l'aiuto della serva lo mette

in un'arca di legno che si trovava davanti la falegnameria. Allo stesso modo due usurai

avevano visto quella cassa e avevano deciso di rubarla e portarla in casa e così fecero.

Passato l'effetto dell'anestesia, Ruggieri si svegliò e venne preso per ladro e, non sapendo in

che modo fosse giunto lì, affermò di essere andato a rubare in quella casa. Venne allora

incarcerato. Tornato il chirurgo a casa, si infuriò molto per lo smarrimento del liquido

anestetizzante e chiese alla moglie che fine avesse fatto. La donna, compreso tutto, disse che

non lo sapeva; chiede però alla fantesca di andare a cercare informazioni su Ruggieri e,

grazie al fatto che inventa di essere stata lei l'amante di Ruggieri, riesce a farlo liberare

mentre i due usurai vengono arrestati per il furto della cassa.

Giornata V

Regina: Fiammetta

Tema: si ragiona di ciò che a alcuno amante, dopo alcuni fieri o sventurati accidenti,

felicemente avvenisse.

1. Panfilo: (cfr. IV 4) A Cipro viveva un uomo di nome Aristippo, che tra i suoi figli ne aveva

uno bellissimo ma stolto, di nome Galeso ma che veniva chiamato Cimone (che vuol dire

caprone). Il padre tentò più volte di farlo studiare ma lui non voleva e per questo se ne

andava spesso in campagna dove vide una bellissima donna che dormiva sotto un albero.

Appena questa si svegliò lo vide e si spaventò ma lui volle accompagnarla a casa lo stesso e

seppe il suo nome (Efigenia). Questo forte amore lo portò a voler cambiare e così divenne

educato, colto e intelligente. Decise di chiedere allora al padre della donna la sua mano ma

questo rifiutò; ormai aveva già deciso di darla in sposa a un altro. Lui non si arrese e seguì la

nave che avrebbe condotto Ifigenia a Rodi alle nozze e la rapì. Dopo aver assalito la nave e

aver rapito la ragazza, però una tempesta lo condusse proprio a Rodi dove venne

riconosciuto e fatto prigioniero. Qui, il futuro marito di Ifigenia si prepara alle nozze e,

avendo questo un fratello, decisero di festeggiare le nozze insieme. Cassandrea però, la

donna che il fratello avrebbe dovuto sposare, era amata da Lisimaco, magistrato della città.

che pur di averla decise di liberare Cimone e di collaborare con lui. Rapiscono le due donne

e le sposano, rovinando i piani ai due fratelli. I quattro vivono felici e contenti.

2. Emilia: A Lipari vivevano Costanza e Martuccio Comito che si amavano reciprocamente.

Purtroppo però, appartenevano a classi sociali differenti e così il padre di Costanza non volle

mai che la figlia prendesse in matrimonio un uomo povero. Per potersi arricchire, Martuccio

decise di partire per l'Africa del nord (Barberia) per arricchirsi. Divenne allora pirata, e rubò

a molti. Accade però che un giorno la nave su cui sta viene presa e Martuccio e i suoi

uomini vengono condotti prigionieri a Susa, vicino Tunisi. Passato molto tempo, tutti

diedero Martuccio per morto e così Costanza, tutta sofferente, decise di farsi morire. Non

avendo però il coraggio, si mette in una barca e si lascia trasportare dalle onde, senza voler

vedere niente. Giunge a Susa e, aiutata da una vecchietta (che la conduce da una nobile

signora). Intanto dalla cella, Martuccio di offre di dare consiglio al re di Tunisi per vincere

l'attacco da parte di Meriabdela che affermava di essere il vero re di Tunisi (Granata). Dà un

consiglio che riguarda le frecce dell'arco, cambia cocche e fili per far sì che durante l'attacco

i nemici fossero impossibilitati di utilizzare le frecce che arrivavano. Il re apprezzò molto il

suo consiglio e lo fece diventare ricco. Intanto Costanza venne a sapere della fama di

Martuccio e i due si incontrarono, si sposarono e tornarono a casa ricchi.

3. Elissa: A Roma viveva un giovane, Pietro Boccamazza che si innamorò di Agnolella

(ricambiato) ma quando chiese la mano della ragazza i suoi parenti e il padre lo ricattarono.

Allora Pietro decise di scappare con Agnolella per poter vivere il loro amore insieme; i due

partirono verso Anagni e durante il viaggio sbagliarono strada e vennero inseguiti da dodici

fanti che li assalirono. I due si separarono e Agnolella riuscì a fuggire e Pietro venne

derubato. Camminando, Agnolella arrivò fino ad una casa dove venne ospitata da una

coppia che però le chiese di andare via per non rischiare l'attacco dei banditi. Giunse allora

in un castello. Intanto a Pietro dei pastori indicarono un castello per riposare e lì trovò

l'Agnolella e si sposarono ritornando a Roma.

4. Filostrato: in Romagna viveva un cavaliere famoso, Lizio da Valbona che aveva avuto una

figlia in vecchiaia da Giacomina, Caterina. Riccardo Manardi frequentava spesso la loro

casa e si innamorò di Caterina, e lei ricambiò. Dal momento che lei dormiva ancora con i

genitori, ideò un metodo per cambiare stanza e poter incontrare Riccardo. Disse allora che

aveva tanto caldo e voleva trasferirsi in terrazza e allora fu accontentata. La notte Riccardo

la raggiunse e i due si sollazzarono. Al mattino però si addormentarono e il padre e la madre

(è quella dell'usignolo) li videro e decisero di farli sposare (se non avesse sposato la figlia,

non sarebbe stato perdonato dall'ingiuria e dai danni e il padre avrebbe potuto ucciderlo).

5. Neifile: A Fano abitano due lombardi, Guidotto da Cremona e Giacomino da Pavia e

morendo il primo lascia al secondo sua figlia (Agnesa) di dieci anni e Giacomo la ama come

una vera figlia. Crescendo diviene bellissima e di lei si innamorano due giovani: Giannol di

Severino e Minighino di Mingole che litigano tra loro. Ognuno di loro si accorda

segretamente con due servi della casa; mentre Giacomino non era in casa, entrambi erano

pronti a entrare in casa ma, entrato prima Giannol e tentato di portare la ragazza via con la

forza, le urla di questa vennero sentite da Minghino che tentò di fermare il rapimento.

Entrambi vennero arrestati. I parenti dei due ragazzi chiesero a Giacomino di dare in sposa

la ragazza a uno dei due e lui disse che quella non era sua figlia, ma che era stata trovata da

Guidotto durante la presa della città da parte di Federico II e, udita la storia, il padre di

Giannol disse che lui aveva perso una figlia in quell'occasione e che poteva riconoscerla da

una cicatrice a forma di x che lei aveva dietro un orecchio. Allora si resero conto che quella

era davvero la figlia e quindi venne data in sposa a Minighino.

6. Pampinea: A Ischia vivevano Restituta e Gian di Procida, che si amavano molto e un

giorno, purtroppo, mentre la ragazza era in spiaggia, venne rapita da alcuni giovani

napoletani che la donarono a Federico II di Sicilia, conducendola a Palermo. Il re la accettò,

vedendola molto bella. Intanto Gian di Procida era giunto a Palermo per salvare la ragazza.

Una volta ritrovatisi, lui entrò nella stanza dalla finestra e giacette con lei. Saputo questo,

Federico II si infuriò e decise di farli bruciare, così come li aveva trovati, nudi. I due

vennero legati allo stesso palo, schiena contro schiena ma prima di accendere il rogo,

Ruggiero di Loria (ammiraglio del re) riconobbe Gian essere figlio di Landolfo di Procida e

salvò entrambi invitando Federico II a riflettere prima di commettere simili atti.

7. Lauretta: In sicilia viveva Amerigo Abate da Trapani che, avendo bisogno di servitori,

comperò alcuni giovani da navi pirata, tra questi giovani vi era Teodoro che, crescendo a

stretto contatto coi figli di Amerigo viene affrancato e chiamato Pietro. Violante si innamorò

di Pietro e venne da lui ricambiata. Un giorno, per puro caso, travolti da una tempesta,

dovettero rifugiarsi in una chiesetta e lì si sollazzarono. La ragazza rimase incinta. Una volta

resosi conto di tutto, Pietro era pronto a partire ma Violante gli disse di non farlo perché non

avrebbe mai detto a nessuno chi fosse il padre. Sotto minaccia di morte, Violante fu poi

costretta a fare il nome di Pietro e il padre ordinò la sua decapitazione e diede del veleno a

Violante e fece condurre il bambino alla morte. Fortunatamente, un uomo riconobbe

Teodoro (da una voglia che aveva sul petto) prima che fosse ucciso e disse che era suo

figlio, così fermò la tragedia. I due se ne andarono a Laiazzo con il padre di Teodoro.

8. Filomena: A Ravenna vive Nastagio degli Onesti, un nobile che si innamorò di una giovane

troppo nobile per il suo status e che non voleva ricambiarlo, appoggiata dalla sua famiglia.

Così Nastagio se ne andò a Chiassi e si fermò diversi giorni. Verso maggio, trovandosi in un

bosco, iniziò a sentire delle urla e vide arrivare una donna correndo, nuda che gridava e

aveva ai fianchi due cani che la mordevano e dietro un cavaliere con una lancia in mano.

Nastagio cercò di aiutarla ma il cavaliere gli spiegò che non poteva fare niente perché era

morto; era Guido degli Anastagi, innamorato di quella donna che non l'aveva mai ricambiato

e per questo era stata punita nell'aldilà con la pena di essere ogni giorno seguita dai cani e

squartata da lui dalla schiena per frantumare il suo cuore di ghiaccio. Nastagio, sconvolto

dalla visione, decide di invitare Paolo Traversaro, la moglie e la figlia per farli assistere

all'episodio e così li convince e la donna lo prende il sposo.

9. Fiammetta: (come la novella di madama Oretta, si tratta di una novella nella novella,

Fiammetta dice di aver sentito Coppo di Borghese Domenichi raccontare questa

novella) Federico degli Alberighi ama in modo smisurato una donna, monna Giovanna

(Firenze) sposata. Egli spende tutti i suoi averi per fare doni alla donna che però non vuole

saperne niente di lui. Il marito di Giovanna si ammala e, prima di morire, lascia in eredità

tutto a suo figlio, ancora piccolo e quindi è la donna a possedere tutto. Anche il figlio della

donna però si ammala gravemente e, come suo grande desiderio, dice alla madre che gli

avrebbe fatto molto piacere ricevere in dono il falcone di Federico. La donna, pur di salvare

la vita a suo figlio, decise di recarsi immediatamente a casa di Federico, avendo la sicurezza

che, per l'amore che lui provava per lei, di certo le avrebbe affidato il falcone per il bene di

suo figlio. Però Federico, vedendo arrivare la donna e non avendo nulla da offrirle, sacrificò

il suo amato falcone e lo fece cucinare. Dopo il pranzo la donna le confidò la vera ragione

del suo arrivo; Federico, amareggiato di non potersi rendere utile per la donna amata, le

disse che aveva appena ucciso il suo falcone per offrirle un buon pasto. La donna sconsolata

tornò a casa e vide il figlio morire. Però dopo qualche tempo la donna decide di accogliere

Federico come suo sposo, comprendendo l'amore che lui provava.

10. Dioneo: A Perugia viveva un ricco uomo, Pietro di Vinciolo che, preferendo i maschi alle

donne, per attenuare le voci sul suo conto prese moglie. Questa moglie però non fu mai da

lui soddisfatta tanto che decise di farsi qualche amante, grazie all'aiuto di una vecchia

vicina. Una sera in cui il marito era uscito per cenare dal suo amico Ercolano, avvenne che

l'uomo dovette tornare a casa a causa di un inconveniente: l'amico aveva scoperto la moglie

in flagrante adulterio. La donna, dopo aver fatto nascondere l'amante sotto una cesta di polli,

iniziò a dire ogni sorta di cattiveria contro la moglie di Ercolano. A un certo punto, un asino

pesta la mano dell'amante e Pietro lo trova e i tre si dilettarono insieme per molto tempo.

Giornata VI

Regina: Elissa

Tema: si ragiona di chi con alcun leggiadro motto, tentato, si riscotesse, o con

pronta risposta o avvedimento fuggì perdita o pericolo o scorno

I giovani sono colpiti, all'inizio della sesta giornata, da un gran romore, si tratta di Tindaro e Licisca

(i servi di Filomena e Filostrato) che litigano sugli amore extra-coniugali e sulla verginità delle

donne al matrimonio. (Licisca dice che secondo lei nessuna donna è vergine il giorno del

matrimonio e Tindaro dice il contrario). Dioneo interviene tra il loro litigio e afferma che risolverà i

loro dubbi scegliendo un tema adatto quando sarà il re.

1. Filomena: Madonna Oretta viveva a Firenze, moglie di messer Geri Spina. Un giorno,

quando doveva recarsi in campagna, si fece accompagnare dai suoi servitori. Nella

compagnia vi era anche un cavaliere che, durante il viaggio, pensò di raccontare una novella

ma lo fece talmente male che la donna iniziò a sudare e a star male. Allora disse al cavaliere

di farla scendere dal suo cavallo che camminava male. Il cavaliere capì la battuta ma

continuò a raccontare altre novelle.

2. Pampinea: Ai tempi di papa Bonifacio VIII, messer Geri Spina si era recato a Firenze con

alcuni ambasciatori e ogni volta passava davanti il forno di Cisti che aveva il vino più buono

della città ma non osava invitarli ad assaggiarlo. Così ogni volta che passavano, Cisti beveva

un bicchiere di vino, tentandoli ad assaggiarlo e alla fine ci riuscì e tutti si complimentarono.

Dopo un po' di tempo, Geri organizzò un pranzo a casa sua con gli uomini più illustri di

Firenze e invitò anche Cisti che non volle accettare. Mandò il suo servitore a far riempire

mezzo bicchiere di vino per ogni invitato. Il servo però, portò un gran fiasco con sé e Cisti lo

mandò indietro dicendo che quello non lo mandava Geri, perché il suo vino richiedeva un

fiasco più piccolo. Appena Geri vide il fiasco che il servo aveva portato da ragione a Cisti e

gli fa portare un fiasco più piccolo. I due divennero amici.

3. Lauretta: Quando era vescovo a Firenze Antonio d'Orso, arrivò un catalano, Dego della

Ratta, maliscalco del re Ruberto che si innamorò della nipote del vescovo. Essendo questa

sposa di un uomo avarissimo, Dego gli propose di dargli la moglie per una notte per 500

fiorini che alla fine erano falsi. Il vescovo fece finta di non sapere niente. Mentre il vescovo

e Dego cavalcavano insieme il vescovo vide monna Nonna de' Pulci e la mostrò a Dego. Il

vescovo, mettendo una mano sulla spalla di Dego gli chiede che gliene pare. Lei dice che

forse sarebbe lui a non resistere a lei, ma lei in cambio vorrebbe una moneta vera e non

falsa. Alla fine i due si sentirono in imbarazzo e continuarono il loro cammino.

4. Neifile: Chichibio è il cuoco di Currado Gianfigliazzi, nobile di Firenze che un amando

andare a caccia, un giorno porta una gru da cucinare. Quando si trovava in cucina arriva

Brunetta, la fanciulla che Chichibio ama e gli chiede una coscia della gru in cambio delle

sue grazie e lui gliela diede. Una volta portata a tavola la gru senza coscia, Currado di

infuriò molto e chiese il motivo di tale scomparsa. Chichibio rispose che tutte le gru hanno

una gamba sola e gli disse che gliel'avrebbe mostrato il giorno dopo. Currado allora accetta

e, quando sono nel bosco vedono 12 gru che dormono su una gamba e Currado batté le mani

per fargli calare l'altra gamba. Allora Chichibio dice che però prima di ucciderla nessuna

aveva battuto le mani e per questo c'era una coscia sola. Currado rise talmente tanto che

decise di perdonare il ragazzo.

5. Panfilo: a Firenze vivevano Messer Forese da Rabatta e Giotto uno intelligentissimo e

esperto della legge e l'altro grande pittore, ma tutti e due erano molto brutti. I due si

trovavano al Mugello quando una pioggia li sorprese mentre tornavano a Firenze.

Riparandosi a casa di un loro amico e avendo preso da questo mantelli e cappelli, durante il

cammino si inzupparono di fango. A un certo punto messer Forese disse a Giotto che se

qualcuno lo avesse visto non avrebbe mai pensato di trovarsi davanti il grande Giotto. A

questo Giotto rispose che nessuno avrebbe mai potuto immaginare che Forese conoscesse

l'alfabeto.

6. Fiammetta: a Firenze viveva un uomo, Michele Scalza, che aveva sempre storie da

raccontare e tutti adoravano stare in loro compagnia. Un giorno, qualcuno chiese chi fossero

i più antichi e nobili di Firenze e lui rispose i Baronci. Tutti si misero a ridere e non vollero

dargli ragione. Allora fecero una scommessa: se Michele avesse dimostrato che i Baronci

erano effettivamente gli uomini più nobili di Firenze, avrebbe dovuto offrire la cena a tutti.

Piero Fiorentini sarebbe stato quello che avrebbe deciso il vincitore tra Michele Scalza e

Neri Vannini. Alla fine Michele disse che i Baronci erano i più antichi e nobili perché

essendo molto brutti e, dato che Dio prima di creare il mondo a sua immagine e somiglianza

aveva fatto delle prove, creò per primi i Baronci. E come conseguenza, essendo loro i più

antichi erano anche i più nobili. A Piero piacque talmente tanto la risposta che lo considerò

vincitore.

7. Filostrato: A Prato era vigente una legge che stabiliva il rogo di qualsiasi donna trovata in

flagranza di adulterio. Un giorno madonna Filippa venne trovata dal marito Rinaldo de

Puglieri in pieno adulterio con Lazzarino de Guazzagliotri. Una volta giunta davanti al

giudice, che non voleva farla bruciare dato che era una donna molto bella, disse che era

ingiusto aver fatto una legge senza alcuna approvazione dalle dirette interessate (le donne).

Inoltre, si difese dicendo che lei non aveva mai tolto niente al marito per darla al Lazzarino e

quindi non le sembrava giusto togliere qualcosa a Lazzarino. E così il giudice annullò la

legge.

8. Emilia: Fresco da Celatico, vedendo che la nipote non faceva altro che lamentarsi della

gente che vedeva in giro, ritenendo tutti falsi e brutti, le disse di evitare di specchiarsi dato

che le dispiaceva tanto vedere persone spiacevoli. La ragazza, molto orgogliosa, si offese e

non cambiò mai.

9. Elissa: A Firenze si radunavano molte volte nelle contrade diversi uomini. Tra queste

brigate una è quella di Betto Brunelleschi che aveva più volte tentato di aggregare nella

compagni Guido Cavalcanti. Guido appoggiava la teoria degli epicurei, che non credono

all'immortalità dell'anima. Un giorno, Guido si trovava in un cimitero e di lì passavano Betto

e la sua brigata e iniziarono a infastidire Guido. Questo gli disse che non lo avevano offeso

in quanto poteva dire quello che volevano in casa loro e se ne andò. Betto capì e spiegò alla

brigata cosa Guido avesse voluto dire: li aveva definiti morti perché erano ignoranti. Da

allora non gli diedero più fastidio.

10. Dioneo: A Certaldo viveva frate Cipolla, ottimo interlocutore e retorico che durante il mese

di agosto una domenica annunciò a messa che avrebbe mostrato loro la piuma dell'angelo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in filologia moderna
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica_fefe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Ordine Nuccio.

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