Divina Commedia: Inferno
Canto I
Prologo di tutto il poema, per un totale di 100 canti che compie quella bella e perfetta armonia – fondata sul numero tre più uno – che è alla base di tutta la struttura compositiva della Commedia. Novità della Commedia: porta nella dimensione eterna la presenza storica in tutta la sua concretezza e racconta la vicenda umana non per astratte figure, ma per singole e reali persone, con tutte le grandezze e le debolezze che di esse sono proprie.
Idea del cammino in cui Dante raffigura se stesso e tutta l'umanità:
- Prima parte anonima (l'uomo smarrito può essere ogni uomo)
- Seconda parte in cui entra in scena la storia e si determina la persona storica di Dante, di fronte a Virgilio
Schema del canto: un uomo smarrito nella selva del male e dell'errore ne prende a un tratto coscienza e tenta di uscirne, dirigendosi verso il colle soleggiato del bene, ma ne è impedito da tre fiere (incarnazioni del male). Viene allora un aiuto, nella persona del poeta da lui più amato, che gli offre di guidarlo alla salvezza percorrendo i mondi ultraterreni del peccato e della purificazione – inferno e purgatorio – per la via della conoscenza del male e del pentimento.
Incontro di storico e metastorico
- Paesaggio terreno (bosco, piaggia, collina) ma allusivo di una condizione etica
- Incontro personale (Dante-Virgilio) ma che riflette un evento spirituale
- Linguaggio quotidiano ma carico di ricordi scritturali e classici, simbolico quindi della vita umana concepita come recante nel suo quotidiano una dimensione sapienziale ed eterna
Salvezza che non è solo privata, ma pubblica, e che non è solo futura, ma per questa vita rinnovamento della humana civitas nella pace e nella giustizia, con la sconfitta della cupidigia (lupa) e il ristabilirsi delle umane virtù.
Analisi del testo
Incipit con indicazione di tempo: 35 anni di Dante venerdì santo del 1300, anno del grande giubileo indotto da Bonifacio VIII (scelto non a caso per il viaggio di conversione e di salvezza). Aggettivo “nostra”: accomuna a sé tutta l'umanità perché scopo del poema è removere viventes in hac vita de statu miseriae et perducere ad statum felicitatis.
Selva oscura: non vi splende il sole, segno del bene e di Dio metafora luce-tenebre di origine evangelica che è motivo conduttore di tutta la Commedia. Nella selva Dante identifica un reale periodo di traviamento della sua vita, che qui è lasciato nell’indeterminato perché vuole essere figura del generale sbandamento dell’umanità.
Colle rischiarato dal sole: via delle virtù illuminata dalla luce di Dio che, insieme alla selva, prefigura in un solo paesaggio i tre regni che Dante visiterà lungo il suo viaggio. Il colle preannuncia il monte del purgatorio, la via della felicità naturale dell’uomo che si raggiunge con le virtù morali ed intellettuali.
Significato allegorico delle tre fiere
- Lonza: lussuria
- Leone: superbia
- Lupa: avarizia, terzo e più grave peccato, che secondo Dante sta alla base della rovina di tutta la comunità umana (causa prima del disordine e del dolore che la Commedia si propone di denunciare e risanare)
NB: interpretazione che dà alle tre fiere un significato politico
- Lonza: Firenze
- Leone: re di Francia
- Lupa: Curia romana
Ovvero le tre potenze politiche che la Commedia condanna come rovinose per la convivenza umana (tesi difesa da Foscolo). Comparsa di un nuovo personaggio che toglie Dante dalla solitudine e che porta due novità:
- Voce umana che spezza l’atmosfera di sogno finora dominante
- Realtà storica, di nomi e date, che irrompe in quel mondo irreale e ne cambia l’aspetto (realtà databile sullo sfondo dell’eternità)
Virgilio (70 a.C. – 19 a.C.): non è un personaggio astratto, ma ha una sua concreta realtà storica rappresenta la luce della ragione umana che ha il compito di guidare gli uomini al bene, nei limiti della natura (funzione che Virgilio assolve senza smettere di essere se stesso e in quanto se stesso, emblema del mondo antico che giunse fin là dove la ragione può condurre l’uomo senza la fede).
Salvezza annunciata da un poeta: funzione che la poesia – e il mondo antico che a essa corrisponde – ha nella vita di Dante. La storia della redenzione si compie attraverso un’opera poetica. Necessità che l’uomo prenda una strada più lunga, che passa attraverso la conoscenza del peccato (inferno) e la deliberata purificazione e il distacco da esso (purgatorio).
Veltro: cane da caccia che occorre per cacciare la lupa. Questione dell’identificazione a cui non si può dare risposta:
- Riformatore che operi sul piano politico, in quanto Dante ritiene che l’ordine terreno competa esclusivamente all’impero (imperatore avversario della lupa-avarizia)
- Forse Dante aveva in mente un nome preciso, cioè Arrigo VII, ma, essendo il linguaggio oscuro, non è dato saperlo
- Sostanzialmente una figura escatologica che, secondo molti testi profetici medievali, dovrà riportare l’ordine divino sulla terra
Dante accetta Virgilio come sua guida e richiede di essere condotto: inizio del viaggio condizione cristiana per cui nella salvezza dell’uomo Dio fa tutto, ma l’uomo deve accettare che lo faccia che è carattere del poema Dantesco.
Canto II
Secondo prologo dedicato all’ingresso all’inferno: invocazione alle Muse e definizione dell’argomento. Paesaggio dell’oscura costa, in un’ora serale che prelude al mondo di tenebra in cui si sta per entrare. Nuovo timore e nuovo impedimento: come e perché, con quali forze il pellegrino potrà affrontare tale compito? Come può un semplice mortale essere degno di tale impresa, già concessa a due uomini – Enea e San Paolo – che ebbero il compito di restaurare nell’umanità l’ordine religioso e quello politico?
Risposta di Virgilio: Dante non è degno, ma qualcuno si è mosso in suo favore per amore gratuità fondata su una profonda verità teologica. Comparsa di Beatrice che mette in fuga il timore e porta con sé il ricordo di un altro tempo della vita: rinvia alla Vita Nova che sono cosciente richiamo a quel periodo giovanile in cui Dante seguiva l’orientamento del cuore e che ora gli permette di ritrovare la strada smarrita. Solenne funzione pubblica che Dante si assume: vicenda di salvezza in una dimensione storica e civile:
- Enea: compito di preparare l’impero di Roma (mondo pagano culminante nell’impero)
- San Paolo: compito di “confortare” la fede cristiana ai suoi inizi (mondo cristiano espresso nella Chiesa)
Il terzo viaggio di Dante è ordinato a queste due realtà.
Analisi del testo
Incipit: antitesi fra la quiete della natura e la veglia inquieta del personaggio (attacco tipicamente virgiliano). Sol fra tutti: accento posto sulla solitudine di Dante tra gli esseri che prelude il dramma interiore che esprimerà nelle parole successive.
Invocazione alle Muse: topos mantenuto dai poeti cristiani, per i quali le Muse rappresentano l’ispirazione poetica
- Poeta che si accinge a un’impresa straordinaria: mutamento di tempo e di prospettiva con cui Dante ci presenta il suo poema sotto l’aspetto letterario e come impresa grande e difficile
- Invocazione all’ingegno: forza dell’animo volta a scoprire cose nuove (valore semantico della parola)
- Invocazione alla memoria, che serve a porre in primo piano la veridicità storica e a mettere il lettore nella condizione di chi ascolta il resoconto di un viaggio (condizione che fa parte della fictio Dantesca).
Due viaggi di Enea e San Paolo – l’uno verso l’inferno, l’altro verso il paradiso – che racchiudono tutta l’esperienza di Dante nella Commedia.
Dubbio di Dante che si esprime in una duplice domanda:
- Perché, con quale compito e missione
- Chi, l’autorità che ha concesso il privilegio
Discorso di Beatrice: schema retorico classico della captatio benevolentiae, topos che assume valore di gratuita gentilezza verso chi si trova in una posizione tanto inferiore che per Beatrice non era in alcun modo necessario conquistarsi l’accondiscendenza di Virgilio.
- Pronuncia del nome alla fine, quando la persona è già delineata nel suo aspetto esteriore e nei movimenti dell’animo
- È un personaggio storico non meno di Virgilio: pur rappresentando una realtà trascendente, Beatrice non cessa di essere se stessa
Presenza di altre due donne:
- Vergine Maria: grazia preveniente, la cui misericordia è più forte della giustizia di Dio
- Lucia: grazia illuminante (santa cui Dante è legato per particolare devozione, malattia agli occhi), santa protettrice della vista che ben si presta a raffigurare la grazia che apre gli occhi accecati dell’uomo
Similitudine dei fioretti: chiude e riepiloga il canto, riassumendo il mutamento dal timore all’ardire tra i due stadi del personaggio Dante è intervenuto lo splendore della comparsa di Beatrice, come tra le due condizioni dei fiori sta la bianca luce del sole mattutino.
Tre appellativi di Virgilio nella Commedia
- Duca quanto all’andare
- Signore quanto alla preminenza e al comandare
- Maestro quanto al dimostrare
Canto III
Fiume Acheronte
Personaggi: Caronte
Entrata nell’oltretomba infernale: iscrizione che mostra il dolore e la sua eternità senza speranza che caratterizzano questo luogo. Dolore che assale il poeta al passare della porta, con immagini dolenti. Ripresa della vicenda del libo VI dell’Eneide, con la discesa di Enea negli Inferi schema narrativo dell’entrata con la riva dell’Acheronte.
Tre nuclei inventivi
- Entrata, con la prima tragica impressione dell’abisso di pianti
- Incontro con i pusillanimi, raccolti al vestibolo dell’inferno
- Scena finale delle anime sulla riva dell’Acheronte
Mondo infernale che si pone nell’ambito della fede e della teologia cristiana:
- Valore della libera decisione e della scelta di fronte a Dio
- Viltà che è segno della mancata scelta, cioè del mancato uso del libero arbitrio, per il quale l’uomo è tale e vive
- Il simbolo dell’oltremondo Dantesco è la libertà umana: la pena corrisponde a una libera scelta dell’uomo, quindi al di fuori stanno coloro che non scelsero.
Analisi del testo
Città dolente: dolore come prerogativa eterna dell’inferno
Podestate, sapienza e amore: tre attributi della Trinità come in tutte le opere di Dio, anche nell’inferno è presente l’amore.
Sospiri, pianti: prima impressione all’affacciarsi dell’inferno che è tutta uditiva, perché per la grande oscurità la vista sembra non distinguere ancora niente. Attacco virgiliano, ma attenzione Dantesca per l’umano dolore, che si riflette nell’animo del poeta il mondo degli inferi pagano ignora il tema tragico del dolore proprio dell’inferno cristiano, dove l’uomo ha perso per sempre l’estrema felicità che gli era dato raggiungere, cioè l’unione con Dio (motivo morale e teologico che il pur umanissimo Virgilio non può cogliere).
Sanza ‘nfamia e sanza lodo: Dante così definisce coloro che non hanno avuto il coraggio di compiere né il bene né il male il loro contrassegno è la viltà: sono pusillanimi che non hanno esercitato la facoltà di arbitrio – e di ragione – per cui l’uomo è tale e vive. Per la legge del contrappasso, chi non ha seguito nessuna bandiera – buona o cattiva – sulla terra, è costretto qui a correre senza riposo dietro un’insegna, simbolo di una scelta per cui si scende in combattimento.
Fiume Acheronte: come nell’Eneide, segna il confine del mondo infernale. Primo atteggiamento di Dante di umile timore e di vergogna che assume di fronte a Virgilio: condizione di inferiorità di chi va come peccatore e non come privilegiato costante che rimane anche nel Paradiso nei confronti di Beatrice e che rende il poema leggibile e accettabile come fatto umano e a tutti comprensibile.
Caronte: primo personaggio della mitologia pagana incontrato (unico delle creature mitiche che è ancora un essere umano e non è degradato da aspetti ferini).
- Dante non lo descrive come Virgilio, ma lo caratterizza al principio e alla fine del suo intervento, con tratti che sono in funzione dipendente dalle sue azioni
- Minaccia gridata con violenza e autorità: utilizzo di frasi brevi e dirette che si differenziano dal tono solenne del Caronte virgiliano
- Discorso costruito sulla diversità del viaggio che attende Dante, ma tuttavia analogo a questo: un’altra barca, arrivo a un’altra spiaggia ma diversa meta scena che si svolgerà nel canto II del Purgatorio
- Tratto della barba bianca che si muove nel palare che torna nel guardiano del purgatorio, Catone
- Rossore infuocato, che indica l’ira, che è segno più rilevante della caratterizzazione di Caronte
Finale: dal vento si sprigiona un lampo, così forte da far svenire Dante (secondo Aristotele deriva dall’incendiarsi dei vapori aridi) svenimento simile al sonno che cela a Dante – e a noi – il segreto del passaggio (il sonno spesso indica nel linguaggio scritturale e mistico lo stato proprio di chi ha una visione).
Canto IV
Primo cerchio dell’inferno: Limbo, castello degli spiriti magni
Personaggi: Omero, Orazio, Ovidio, Lucano, Elettra, Ettore, Enea ecc, Saladino, Avicenna, Averroè, ecc.
Pena: eterno desiderio di ciò che non hanno avuto in vita, cioè la virtù della grazia necessaria a raggiungere Dio
Limbo
Primo cerchio infernale destino di quel mondo che Dante amò e di cui si sentì continuatore, ma di cui riconobbe e oltrepassò il limite dell’insufficienza dell’uomo alla sua stesa felicità.
Sospiro: domina e caratterizza il canto eterno sospiro che le anime dei sospesi rivolgono verso l’alto e che mai sarà esaudito (unica espressione di dolore che esprime il desiderio inappagato dell’animo umano).
Grande e anonima turba di fanciulli innocenti e di giusti morti senza battesimo seguita dagli spiriti magni, raccolti in un luogo ben distinto e appartato, il nobile castello (vero centro di interesse di tutto il canto).
- In essi si identifica tutto il mondo dell’umana grandezza nei limiti della natura
- La loro grandezza umana commuove ed esalta l’animo di Dante: intima vis poetica che sta nella sua dolorosa esclusione dalla vera beatitudine dell’uomo, cioè la felicità
Limbo nella teologia cristiana: luogo dei santi patriarchi ebrei morti prima della venuta di Cristo e da lui liberati dopo la sua morte, in seguito rimane il luogo dei fanciulli innocenti morti senza battesimo e quindi macchiati solo del peccato originale.
Non esiste un Limbo degli adulti, precristiani non ebrei o cristiani non battezzati, che quindi viene inventato da Dante: accoglie – seguendo la figura dei Campi Elisi virgiliani – gli adulti giusti del mondo pagano e anche gli infedeli del mondo cristiano (Saladino, Avicenna e Averroè) coloro che seguirono le virtù morali e intellettuali ma non si vestirono delle tre teologali, mancando la prima di esse (la fede).
Personaggi che rappresentano tutto il mondo della virtù umana naturale che resta incapace di raggiungere Dio dove manca la grazia, anche la più alta facoltà umana non può toccare la beatitudine della vita divina.
Analisi del testo
Modesto fuoco che riesce in qualche modo a spezzare le tenebre infernali (invenzione della fantasia Dantesca): raffigura la luce della mente umana – filosofi e poeti antichi – nel suo limite e pur nella sua analogia con la luce divina, di cui serba pur sempre lo splendore.
Luogo distinto e appartato per la luce: distinzione di queste anime da tutti gli abitanti del Limbo e dell’inferno in generale. Condizione degli abitanti del Limbo – né di martirio né di beatitudine – che coincide con l’immagine del saggio secondo il modello dello stoico, che non si deve rallegrare troppo delle cose prospere, né turbarsi delle avverse (Anonimo).
Omero, Orazio, Ovidio e Lucano (manca Stazio): prediletti maestri di Dante, che qui appaiono tutti riuniti e le sue parole esprimono la trepidazione della vista.
Castello: figura tradizionale nella letteratura romanza allegorica (Roman de la Rose e Tresor di Brunetto Latini), ma ricreata da Dante con significato pregnante sapienza umana con sette mura e sette porte che sono le sette parti della filosofia (fisica, metafisica, etica, politica, economia, matematica, dialettica) oppure le sette virtù, quattro morali e tre intellettuali (interpretazione moderna).
Spiriti magni: abitanti del castello Dantesco, i magnanimi (concetto aristotelico dell’Etica a Nicomaco), cioè coloro che si stimarono degni di cose grandi e le compirono, praticando in modo eccelso le umane virtù:
- Eroi della vita attiva (re, guerrieri e donne di alta virtù): personaggi della storia di Roma, in cui entra anche quella di Troia
- Grandi della vita contemplativa (filosofi e poeti): gruppo che si raccoglie intorno ad Aristotele, che rappresenta l’umana sapienza
Raffigurano le virtù morali e intellettuali dell’uomo, racchiuse appunto nel concetto di magnanimità, ma che non basta a portarli fino a Dio.
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