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Dante Alighieri

La vita

Dante Alighieri nacque a Firenze nel maggio del 1265, da una famiglia di antica nobiltà di parte Guelfa. Il trisavolo Cacciaguida degli Elisei aveva ricevuto il titolo di cavaliere dall'imperatore Corrado III in occasione della seconda crociata (1147–1149). Il padre di Dante, Alighiero di Bellincione, svolgeva la professione di cambiavalute, garantì un ottimo studio per suo figlio, di grammatica, retorica, teologia e filosofia sotto la guida di Brunetto Latini. Fin dalla giovinezza Dante manifestò un forte interesse per la poesia e, dopo un’iniziale ammirazione per Guittone d’Arezzo, grazie all’amicizia con Guido Cavalcanti entrò nella cerchia dei Poeti Stilnovisti, con cui diede vita a una nuova tendenza poetica.

Nel 1285 sposò Gemma Donati (da cui ebbe tre o quattro figli), ma la sua esperienza sentimentale e intellettuale si incentrò sulla figura di Beatrice, figlia del banchiere Folco Portinari e moglie di Simone de’ Bardi, che conobbe nel 1274. La figura di Beatrice è al centro delle due opere di Dante più ricche di riferimenti autobiografici, la Vita Nova e la Commedia. Dante partecipò come “feritore” a cavallo alla Battaglia di Campaldino (1289) nella quale i Guelfi vinsero contro i ghibellini di Arezzo, e all’assedio del Castello di Caprona. Nel 1290 morì Beatrice. Dante approfondì gli studi di filosofia, tra il 1293 e 1294, compose la Vita Nova e decise di intraprendere la carriera politica. Nel 1295 si iscrisse all’Arte dei Medici e degli Speziali.

Nel 1300 fu eletto Priore, una fra le cariche più alte delle istituzioni comunali di Firenze. Nel 1301 Dante andò a Roma dal papa Bonifacio VIII in missione diplomatica, ma in sua assenza i Neri presero il potere a Firenze, appoggiati dal Papa. Vennero attuate diverse sentenze. Dante fu accusato di baratteria e di opposizione al papa, fu condannato a due anni di confino e all’esclusione a vita delle cariche politiche. Non essendosi presentato al processo, fu condannato a morte, la sua casa fu bruciata e i suoi beni confiscati.

Nel 1302 iniziò il suo esilio, vergognandosi e chiedendo ospitalità a signori più o meno potenti. Nei primi anni di esilio, compose il Convivio e il De vulgari eloquentia e iniziò la Commedia. Insieme ad altri Bianchi partecipò ad alcuni tentativi di rovesciare il governo fiorentino. Ma poco tempo dopo egli si allontanò da loro perché disapprovava le scelte politiche e la condotta morale.

Durante il suo esilio fu ospite di alcuni signori come: gli Scaligeri a Verona (1303-1304), i Da Camino a Treviso (1304-1306), i Marchesi Malaspina di Lunigiana (1307-1309). Nel 1315 si presentò un’occasione per tornare in patria, un’amnistia generale per gli esiliati politica permetteva il loro ritorno a Firenze, ma il poeta avrebbe dovuto ammettere le proprie colpe, vestito di sacco e con il capo cosparso di cenere, come un penitente, Dante rifiutò sdegnato. Fino al 1319 fu nuovamente a Verona, presso Cangrande della Scala. Infine a Ravenna, ospite dei Da Polenta. Dante morì a Ravenna il 14 settembre del 1321.

L'incontro con Beatrice

A 9 anni incontrò Beatrice. A 18 anni si rincontrarono e Beatrice rivolse a Dante un primo saluto, suscitando in lui un'immensa felicità. Dante, per proteggere l’amore che ebbe per Beatrice, scelse di fingere di innamorarsi di un’altra donna: la “Donna Schermo”. Un giorno la “Donna Schermo” lasciò Firenze e partì. Dante quindi fu costretto a trovarsi un’altra Donna Schermo, un gesto che stavolta venne frainteso da Beatrice e la infastidì a tal punto da negare il suo saluto e Dante cadde nello sconforto. Dopo la morte del padre di Beatrice, durante il sonno ebbe un incubo: vide la morte della sua amata. Il triste presagio presto si avverò e cadde in un tremendo dolore, pregando la morte anche per sé.

Per sfuggire al dolore, Dante trovò consolazione attraverso un’altra donna. Trascorso più di un anno, Beatrice gli apparve in sonno e poco dopo ebbe un’altra visione in cui apparve lei stessa in tutto il suo splendore, dicendo a Dante di non amare nessun’altra donna all’infuori di lei. Di non parlare a nessuno della sua vera amata finché non sarà finalmente in grado di farlo in modo adeguato, degno del grandissimo amore, che lui provò profondamente per lei.

Guelfi e Ghibellini, Bianchi e Neri

Regno di Federico II (1220-1250) e suo figlio Manfredi. Città toscane divise tra Guelfi e Ghibellini. Firenze (Guelfi) contro i comuni (Ghibellini) Arezzo e Pisa. Nel 1260 ci fu la Battaglia di Montaperti in cui i Guelfi vennero sconfitti. Nel 1266 ci fu la Battaglia di Benevento in cui Manfredi morì, la situazione cambiò e Firenze capo della Lega Guelfa riprese il controllo.

A Firenze, il governo della città passò dalle mani dei nobili e quelle della borghesia, attraverso la creazione di un Priorato delle Arti (1282), una magistratura elettiva riservata ai membri delle Arti Maggiori e delle Arti Medie (Alta, Media Borghesia). Nel 1293 ci fu la riforma istituzionale (ordinamenti di Giustizia), Giano della Bella. La riforma creò diversi problemi e fu esiliato nel 1295. Nel 1289 i Ghibellini vennero sconfitti nella battaglia di Campaldino. Firenze, esponenti della nobiltà feudale e terriera, fedeli ai Ghibellini passarono dalla parte dei Guelfi, in origine facevano parte di due fazioni all’interno della parte guelfa:

  • Neri – Corso Donati, espressione di famiglie nobili e proprietari terrieri, politica espansionistica, disposti ad allearsi con il papato.
  • Bianchi – Vieri dè Cerchi, borghesia mercantile, politica di pace basata sull’indipendenza di Firenze da ogni condizionamento esterno. A questa fazione apparteneva Dante.

Tra il 1296 e il 1299, ci fu una serie di scontri tra Bianchi e Neri, in cui i Bianchi si affermarono, a discapito di Bonifacio VIII, alleato dei Neri. Nel 1300 Dante fece esiliare i capi delle due fazioni, ma poco dopo rientrarono in città senza preoccuparsi delle conseguenze. Nel 1301 venne scoperta una congiura da parte di Corso Donati. Lo scopo era di eliminare i capi dei Bianchi. Furono nuovamente esiliati i principali esponenti dei Neri. Corso Donati chiese aiuto a papa Bonifacio VIII, che accettò di aiutarlo militarmente per conquistare Firenze. Il governo cittadino rifiutò, e nel 1301 fu inviata un'ambasceria a Roma, di cui faceva parte Dante, per capire le reali intenzioni del pontefice. Il 1 novembre Bonifacio VIII chiese a Carlo di Valois, fratello del Re di Francia Filippo IV il Bello, di recarsi a Firenze, fingendo di sanare i dissidi, ma in realtà per appoggiare i Neri e prendere il potere. Carlo si alleò con i Donati rientrati dall’esilio e occupò militarmente la città consegnandola ai Neri.

Nel 1302 tutti i maggiori esponenti dei Bianchi furono esiliati e i loro beni confiscati, anche il padre di Petrarca e Dante che si trovava a Roma in missione diplomatica.

Opere

Opera più importante

La Divina Commedia, il cui titolo originale è Commedia, poiché Dante la definì “commedia” in due passi dell’Inferno, mentre nel Paradiso vi si riferisce con “poema sacro”, fu...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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