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affermavano che il sacco di Roma da parte dei visigoti (410) era avvenuto perchè Roma aveva

abbandonato le tradizioni.

Agostino in quest'opera si pone anche contro i giudei, affermando che essi sono deicidi e che Dio li

ha puniti con la fine del loro regno. In ogni caso però sono utili alla storia poichè sono

inconsapevoli testimoni della verità del cristianesimo.

Agostino si impegna anche contro lo scisma donatista nei primi decenni del V secolo. I donatisti,

diffusi in Africa, avevano un atteggiamento intransigente nei confronti dei lapsi, i quali per nessun

motivo dovevano essere riammessi nella Chiesa e nella comunità. Nel 411 si tiene un concilio a

Cartagine nel quale Agostino, sostenuto dal potere imperiale, riesce a far condannare i donatisti e a

far confiscare le loro chiese.

La condizione dei "pagani" nel V secolo

Il prete spagnolo Orosio fornisce nelle Storie (417-418) una sua storia universale volta ad esaltare il

ruolo universale di Roma come perno della storia del mondo e come percorso ininterrotto di guerra

e violenza. Ad Orosio e ad Agostino dobbiamo l'introduzione del termine "pagani" riferito a coloro

che abitano nei pagi (villaggi) di campagna e continuano a praticare culti tradizionali.

I culti non cristiani sono ancora diffusi: si verificano vari conflitti, i più aspri di cui ad Alessandria,

dove i cristiani nel 391 distruggono il tempio Serapeo e la biblioteca con lo stimolo dei patriarchi

Teofilo e Cirillo. Gli scontri tra fazioni culminano nel 415 con l'uccisione della filosofa Ipazia.

La condizione degli ebrei tra IV e V secolo

Quando con l'editto di Tessalonica il cristianesimo diviene religione di stato la condizione dei giudei

nell'Impero peggiora: essi vengono esclusi da funzioni pubbliche e militari, inoltre compaiono

diverse opere contro i giudei, accusati di deicidio in quanto non riconoscono la divinità di Cristo

("Omelie contro i giudei" di Giovanni Crisostomo, anni Ottanta del IV secolo e "De civitate dei" di

Agostino, primi anni del V secolo).

Legislazioni contro la presenza ebrea nella società cristiana si trovano nel libro XVI del Codice

teodosiano del 429, codificazione del materiale giuridico esistente a partire da Costantino, stilato da

Teodosio II ed entrate in vigore nel 439.

Il primato del vescovo di Roma tra IV e V secolo

Fino all'VIII secolo Roma fa parte dei territori imperiali soggetti a Costantinopoli e dunque anche il

papa è soggetto alla giurisdizione imperiale attraverso un esarca. Nonostante ciò la chiesa romana

cerca di consolidare il proprio prestigio e la propria autorità. All'inizio del IV secolo il papa è un

vescovo come tutti gli altri, solo con un primato d'onore (definizione di Cipriano di Cartagine)

dovuto al fatto che a Roma risiedono le tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Verso la fine del secolo

dalle decretali si vede che gli altri vescovi riconoscono il papa come giudice arbitro su determinate

questioni.

Negli anni Quaranta del V secolo, in seguito alle tensioni seguite al concilio di Efeso, il quale

decreta la condanna del nestorianesimo nel 431, papa Leone I si pone come mediatore nelle

controversie. Nel 452 riesce anche a porsi come difensore della cittadinanza in quanto cerca di

convincere gli unni a risparmiare Roma. Egli rivendica il proprio ruolo privilegiato in quanto

successore di Pietro e inizia ad allestire le prime raccolte di canoni e di decretali (lettere papali su

modello dei rescritti imperiali, testimonianza della crescente autorità del vescovo di Roma), la cui

più antica autentica risale alla fine del IV secolo con papa Siricio. Tra la fine del IV secolo e tutto il

V sul seggio papale si susseguono Leone I, Gelasio, Siricio e Gregorio I Magno (appartenenti alla

classe senatoria romana, studi di diritto romano e retorica), i quali gradualmente sviluppano la teoria

del primato del papa di Roma non soltanto rispetto agli altri vescovi ma anche rispetto al potere

secolare.

I monasteri tra V e VI secolo

A partire dal IV secolo i rapporti tra Chiese e società occidentali vengono influenzati dai monaci.

Nel V secolo numerosi monasteri vengono fondati in Gallia, come quello di Lèrins in Provenza

(fondata da Onorato) e quello di Cassiano a Marsiglia. In quest'ultimo è centrale l'ideale della

stabilitas fisica e dall'osservanza di regole scritte.

La regola per eccellenza è quella di Benedetto, la quale riprende i concetti della Regola del Maestro,

scritta agli inizi del VI secolo, in cui viene ribadita la stabilitas di Cassiano, il rapporto tra mestro e

discepolo, la divisione della giornata tra preghiere, lavoro e lettura della Bibbia e il valore

dell'ospitalità.

Il ruolo dei vescovi nella Gallia del V e VI secolo

I franchi riescono a raggiungere un'intesa privilegiata con l'episcopato galloromano in quanto la loro

è una cristianizzazione di massa seguita al battesimo di re Clodoveo negli ultimi anni del V secolo.

Il re convoca nel 511 il sinodo di Orlèans nel quale vengono discusse le istituzione e

l'amministrazione del clero: si ripropone in Gallia il modello costiniano del rapporto di subalternità

tra sovrano e vescovi, i quali provengono sia dall'aristocrazia galloromana che da quella franca. Con

il processo di ruralizzzione iniziato nel VI secolo i vescovi possiedono molti patrimoni terrieri sui

quali esercitano poteri signrili. Spesso i vescovi vengono nominati dai re tra i loro comites e dunque

sono ad esso legato da vincoli di fedeltà.

Giustiniano: la sacralizzazione dell'imperatore, il secondo concilio di Costantinopoli e lo scisma

tricapitolino

Giustiniano (527-565) ordina il battesimo di tutti i pagani dell'impero e vieta la divulgazione di

dottrine non cristiane. Fa costruire nuove chiese come la basilica di Santa Sofia a Costantinopoli,

inclusa tra le sette meraviglie del mondo, la quale risponde ad una precisa estetica teologica che

vede Dio come inaccessibile e la società ordinata in gerarchie rigorose. Giustiniano si considera il

supremo rappresentante di Dio in terra e si impegna nella sacralizzazione della propria figura e del

cerimoniale imperiale. Nella sua opera legislativa mira ad omogeneizzare l'impero dal punto di vista

religioso condannando le dottrine di Origene e di Nestorio, convocando appositamente per

quest'ultimo il secondo concilio di Costantinopoli (553). In questo concilio al fine di sostenere il

monofisismo presenta un testo dogmatico di compromesso diviso in tre capitoli, ognuno dei quali

condanna tre autori siriaci ormai morti e sospettati di nestorianesimo. L'intento dell'imperatore è

quella di revocare le condanne volte ai monofisiti ma il papa Vigilio rifiuta in un primo momento di

sottoscriverla. Dopo un periodo di prigionia, sottoposto a costrizione firma i tre capitoli: ciò

determina in Italia lo scisma tricapitolino, il quale vede i vescovi di Milano ed Aquileia porsi contro

la decisione del papa. In questa situazione si autoproclama patriarca il vescovo di Aquileia, seguito

più tardi da quello di Ravenna.

La chiesa di Roma tra V e VI secolo

In età tardoantica la giurisdizione in Italia delle chiese d'Aquileia e di Milano (e dal V secolo

Ravenna) si estende al nord della Chiesa di Roma si estende alle chiese del centro-sud, organizzate

in sedi vescovili suburbicarie in cui alcuni vescovi collaboratori del papa si riuniscono in una sede

collegiale di governo detta concistoro.

Nel V secolo viene meno l'unità di chiesa ed impero, l'impero d'occidente cade e si assiste alla

formazione dei regni germanici. Anche l'Italia centrale passa un brutto periodo: già dall'inizio del V

secolo viene saccheggiata dai goti, poi si assiste al conseguente processo di ruralizzazione e nel VI

secolo la guerra greco-gotica devasta i territori italiani. In quest'ottica si ingrandiscono le

competenze del vescovo come arbitro di controversie e di conseguenza si amplia anche la

cancelleria: all'organizzazione del patrimonio della chiesa di Roma oltre all'organo governativo

rappresentato dal concistoro vengono preposti molti presbiteri e diaconi, ognuno collegato ad una

particolare sede. Questi funzionari in seguito verranno denominati cardinali. In questo periodo

aumenta la convocazione dei concili romani (canoni) e si impone il celibato dei chierici

appartenenti agli ordini maggiori al fine di mantenere intatti i beni ecclesiastici.

In questo periodo la cancelleria papale inizia a redarre i libri pontificali, ovvero biografie papali in

cui vengono registrate le gesta principali dei pontefici delle chiese di Roma e di Ravenna, e si

occupa della stesura delle decretali. Il più antico registro di lettere papali è quello di Gregorio I

(590-604) attraverso cui comprendiamo che il compito di Roma sulle chiese suburbicarie era solo di

supervisione.

Gregorio I (590-604)

Gregorio I appartiene all'aristocrazia romana e si dà da giovane alla vita monastica. Diviene papa

nella delicata fase dell'assedio di Roma da parte dei longobardi (593-94), i quali erano scesi dal

Friuli lungo la penisola già dal 569. In questa situazione di crisi egli riesce a consolidare il

patrimonio e a stimolare l'attività missionaria evangelizzatrice. Rafforza i legami con i longobardi

attraverso la cattolica Teodolinda, moglie del re Autari e poi di Agilulfo, il cui figlio viene

battezzato. Da quel momento nel mondo longobardo si alternano re cattolici ed ariani: l'adesione

definitiva al cattolicesimo si realizza alla fine del VII secolo.

Gregorio si occupa dell'evangelizzazione dell'Inghilterra, dove nel 596 viene iniziata una gerarchia

episcopale grazie all'azione del monaco Agostino, il quale assume in Cantia il titolo di arcivescovo

di Canterbury.

Autore di un'ampia produzione esegetico-teologica, pastorale ed agiografica, ricordiamo i Dialoghi,

nei quali si cerca di recuperare in ambito cristiano la passione per il meraviglioso e il

soprannaturale, questo per cercare di cristianizzare le campagne in cui erano ancora vivi i culti

popolari della natura.

La penisola iberica tra VI e VII secolo

In penisola iberica gli svevi ariani già a metà del VI secolo aderiscono al cattolicesimo. Nel 585

vengono sconfitti dai visigoti i quali al III concilio di Toledo (589) si convertono a loro volta per

volere di re Recaredo. Nel IV concilio di Toledo (633) presieduto da Isidoro di Siviglia viene

sancita l'alleanza tra l'episcopato iberoromano e la monarchia visigotica: i re vengono dichiarati

sacri e i giudei vengono forzati a conventirsi dopo la bubblicazione del trattato La fede cattolica

contro i giudei di Isidoro.

L'indebolimento dell'impero romano d'Oriente a opera dei musulmani

L'imperatore Eraclio (610-641) dopo aver vinto nel 628 la guerra contro i persiani pretende la

restituzione della croce e la riporta prima a Costantinopoli e poi a Gerusalemme, ribadendo il

legame tra l'impero e la croce, vista da Costantino in poi come simbolo del potere imperiale e della

duplice natura di Cristo, in contrapposizione al monofisismo nestoriano della Persia. Nel 634

Eraclio impone il battesimo a tutti i giudei dell'impero ma poco dopo viene sconfitto dai

musulmani, i quali tra 636 e 642 si impadroniscono di Siria, Palestina, Egitto e Persia, indebolendo

l'impero che da romano si trasforma soltanto in bizantino.

I rapporti tra islam e cristianesimo nel VII secolo

L'islam riprende e trasforma numerose usanze ebraiche consuetudinarie, la concezione aniconica e

la città santa di Gerusalemme. Comune ad ebraismo, islam e cristianesimo è la discendenza

dall'unico patriarca (Abramo) e il rilievo simbolico di Gerusalemme. Il Corano venera Gesù come il

maggiore profeta prima di Maometto e onora Maria come vergine ma accusano i cristiani di

politeismo poichè considerano dio sia il padre che il figlio.

Quando gli arabi occupano i territori orientali appartenenti all'impero non tenta conversione forzate

ma sottopone ebrei e cristiani alla dhimma, un patto di protezione in cambio di un'imposta sulla

persona. La dhimma viene posta anche nei territori iberici, dove i musulmani giungono nel 711

dallo stretto di Gibilterra, e in Sicilia (827-902). La prima testimonianza letteraria anti islamica da

parte cristiana in Occidente è quella del martirio di Eulogio a Cordova (859).

L'iconoclastia e l'atteggiamento nei confronti dei monaci

Agli inizi dell'VIII secolo i musulmani accusano i cristiani di idolatria e ordinano la nel 721 la

distruzione delle immagini sacre. Negli stessi anni l'imperatore bizantino Leone III avvia una

campagna iconoclasta, la quale comporta nei territori imperiali forte tensioni fino al IX secolo.

L'iconoclastia trova subito opposizione nel sinodo convocato a Roma nel 731 da papa Gregorio III,

il quale provoca la confisca dei patrimoni romani in Sicilia e Calabria, posti sotto la giurisdizione

patriarcale di Costantinopoli. L'intento di Leone III è di sradicare il culto delle icone per sostituirvi

la sola croce: il fine non è soltanto quello di rafforzare l'idea dell'inaccessibilità di Do ma anche di

colpire le devozioni volte ai monasteri, numerosissimi in quell'epoca in Oriente. Le preoccupazioni

imperiali per i monaci sono condivise anche dai vescovi, i quali si riuniscono nel 691-92 in un

concilio detto Quinsesto a Costantinopoli per rafforzare le proprie posizioni rispetto a quelle dei

monaci.

IL CRISTIANESIMO NELL'EUROPA DEI FRANCHI (VIII-X secolo)

Pipino il Breve e l'unzione del re da parte del papa

Pipino il Breve (714-768), il figlio del maestro di palazzo Carlo Martello, vincitore a Poitiers contro

i musulmani nel 732 e legato al papa Gregorio III, diviene re dei Franchi con una congiura,

necessitando legittimazione. Dopo aver deposto l'ultimo merovingio si fa ungere dal metropolita

Bonifacio. In seguito viene proclamato patricium romanorum nel 754 da papa Stefano II a Parigi e

poi a Saint-Denis (la duplice unzione rimanda a davide, re d'Israele consacrato dal sommo sacerdote

per unzione). Da quel momento l'unzione delinea la sacralità del re ed esprime che esso sia scelto

personalmente da Dio. Il popolo franco tende a modellarsi sull'Antico testamento e sul modello

ebraico di popolo e sovrano.

Le consacrazioni regie, assieme alla celebrazione dei concili e alle stipule di accordi sono regolate

da rigidi rituali e cerimoniali su modello di Costantinopoli. In questo periodo è importante il

predominio dell'oralità e l'estendersi dei processi di ritualizzazione per consolidare la società

politica ed ecclesiastica. Tali rituali contribuiscono a diffondere credenze come quella dei re

taumatrughi (Bloch, 1924) che in Francia e in Inghilterra dall'XI-XII secolo si sviluppano in Francia

e in Inghilterra.

Carlo Magno e Ludovico il Pio

Con l'unzione di Pipino si intensifica l'interdipendenza tra papa e sovrani franchi. Tra 754 e 774 il

papa richiede un duplice intervento franco per liberare l'Italia dai longobardi. L'intento del papa è

contrastare l'unificazione territorale italiana e stringere legami con sovrani d'oltralpe. Pipino dona a

Stefano II territori dell'Italia centrale, che diventano la base del Patrimonio di san Pietro.

Nell'800 Carlo Magno viene incoronato a Roma da Leone III il quale cerca di risollevare il proprio

prestigio di fronte ai nemici romani. L'incoronazione comporta l'elaborazione della teoria della

traslatio imperii (il potere passa da bizantini a franchi) e del rifiuto di riconoscimento

dell'imperatore d'Oriente.

Dall'incoronazione di Ludovico il Pio, unzione e incoronazione imperiale rimangono per secoli

prerogativa papale. A questo periodo risale l'attribuzione della falsa donazione di Costantino,

tramandata a partire dal IX secolo sotto le collezioni pseudoisidoriane e dal pontificato di Leone IX

a metà dell'XI secolo rivendicata a sostegno della superiorità del papa rispetto all'imperatore.

L'evangelizzazione: punto in comune tra papi e carolingi

Si intensificano nell'VIII secolo le missioni evangelizzatrici, sia da parte di monaci come Wynfrith

Bonifacio in Frisia sia da parte delle azioni militari franche: Carlo Magno intraprende una guerra

contro gli avari e spedizioni contro i sassoni con intento evangelizzatore in nome della fede. In

Danimarca il cristianesimo entra in vigore nell'826 con Ludovico il Pio per conversione regia e

pochi anni più tardi in Svezia tramite missionari danesi. Nei primi decenni del IX secolo l'Europa

occidentale, ad eccezione dei bretoni, era cristianizzata.

La correzione dei costumi ecclesiastici in epoca carolingia

Tramite i capitolari i re carolingi tentano una correzione dei comportamenti ecclesiastici. Dopo

Pipino il Breve si regolarizza la convocazione dei concili volti a disciplinare la moralità del clero e

accentuarne la distanza dai laici. Crodegango, metropolita di Metz a metà dell'VIII secolo e

massima autorità ecclesiastica franca scrive una Regola dei canonici ispirata alla Regola

benedettina, nella quale si espon e l'obbligo del celibato e delle pratiche comunitarie come la

condivisione del pasto e della residenza.

L'episcopato cresce enormemente di potere nel corso del IX secolo: nell'822 e nell'833 a Ludovico

il Pio vengono imposte due pubbliche penitenze dal papa.

I monasteri e le scuole dall'VIII al IX secolo

Dopo la metà dell'VIII secolo Benedetto di Aniane, monaco di origine visigotica, inizia a concepire

un disegno di omologazione e centralizzazione delle istituzioni monastiche secondo cui doveva

vigere la regola benedettina. Il disegno riformatore riesce ad essere effettivamente applicato un

secolo dopo con la fondazione in Borgogna nel 910 dell'abbazia di Cluny su iniziativa del duca

d'Aquitania. L'abbazia si contraddistingue come una fondazione creata da privati dunque gode

dell'immunità. A fine del X secolo l'abbazia ottiene l'autonomia dall'intromissione vescovile e viene

posta sotto diretto controllo di Roma: questi fattori, uniti al modello centralistico di governo che

pone al centro la figura dell'abate, aprono la strada alla rivendicazione della libertas ecclesiae

centrale nel dibattito romano dell'XI secolo.

In età carolingia esistono due tipi di scuole: le scuole cattedrali, sotto la guida del vescovo e volte

alla formazione dei chierici, e le scuole monastiche, volte alla formazione dei monaci e sotto la

guida dell'abate. In entrambe si studiano le sette arti liberali.

A metà del IX secolo Carlo il Calvo si rivolge al teologo irlandese Giovanni Scoto per tradurre dal

greco il Corpus e altri testi cristiani orientali. Ciò indica un chiaro tentativo del re di confrontarsi

con l'imperatore d'oriente: pochi anni prima l'imperatore Michele II aveva donato a Ludovico il Pio

le opere di Dionigi l'Areopagita.

IL CRISTIANESIMO NEL PERIODO DELL’ANARCHIA FEUDALE

Lo scisma di Fozio: si accentua la rottura tra Oriente ed Occidente

A metà del IX secolo papa Nicolò I aveva tentato di conferire un profilo egemonico al papato,

accentuando con lo scisma di Fozio dell'863 la frattura tra oriente ed occidente, già grave sul piano

dottrinale. Rivendicando la supremazia sul patriarca di Costantinopoli Fozio e sull'imperatore

d'Oriente Michele III, il papa scomunica Fozio in favore dell'ex patriarca Ignazio, comportando la

scomunica del papa da parte di Fozio.

La rottura si fa più aspra anche a causa della concorrenza missionaria nelle zone balcaniche, contese

tra il mondo germanico (in particolare da Salisburgo) e il mondo orientale (da Costantinopoli).

Cirillo e Metodio di Tessalonica creano l'alfabeto glagolitico, derivante da quello greco, al fine di

avviare i popoli slavi alla comprensione della Bibbia.

Gli Ottoni e il rapporto con il papato

Già nell'824 Lotario aveva rivendicato il diritto di controllo e di conferma sull'elezione del papa,

che avveniva ad opera del clero e del populus romano. Nell'862 con Ottone I il privilegio ottoniano

ribadisce il potere imperiale sulla Chiesa di Roma, la quale risente di debolezza istituzionale, di

localismo e di mancanza di apertura agli stranieri. Tra la fine dell'VIII secolo e gli inizi del XII si

nota la mancata convocazione di concili generali. Nel quarantennio di governo ottoniano si

succedono nove papi, l'ultimo dei quali è Silvestro II (Gerberto d'Aurillac, nominato da Ottone III),

il quale condivide con l'imperatore il progetto di rilancio del ruolo universale di Roma.

Il rapporto tra Ottoni e Roma si traduce in alleanza volta ad iniziative di cristianizzazione europea:

le campagne militari imperiali in Europa centrale sono dirette ad iniziative missionarie d'intesa con

Roma. Tra X e XI secolo tramite la conversione dei re locali aderiscono al cristianesimo le regioni

conquistate di Ungheria, Boemia e Polonia. L'intesa tra impero e papato si realizza anche nel

Mezzogiorno d'Italia, dove i rapporti di Ottone I con bizantini e longobardi permettono a Roma

l'insediamento di metropoliti e nuovi vescovi.

Il ruolo della Chiesa e dei vescovi nell'anarchia feudale

Nel corso del IX secolo in concomitanza con l'anarchia feudale e il dislocamento del potere

aumenta il protagonismo vescovile e la sua autonomia. La Chiesa di Roma si delinea sempre più

come potere centrale con funzione di mediazione e giudice arbitro nei conflitti delle pluralità locali.

I vescovi sono incaricati dell'amministrazione della giustizia ecclesiastica e della riscossione della

decima (stabilita da Pipino il Breve).

Monachesimo tra X e XI secolo

A partire dal X secolo si delineano visioni della società e della Chiesa come strutturate in monaci,

chierici e coniugati (Abbone di Fleury) oppure oratores, bellatores e laboratores (adalberone di

Laon). In ogni caso l'ordine monastico viene considerato il più alto e tra chierici e laici si

diffondono sempre più modelli ascetici ed elitari di vita cristiana. I monaci hanno un ruolo decisivo

nella trasmissione della memoria del loro tempo e nella storiografia grazie alla registrazione negli

Annali monastici degli avvenimenti del monastero e del territorio. Si ricorda la Cronaca di

Montecassino, stilata dal monaco Leone, la quale racconta la storia dell'abbazia e dei longobardi nel

mezzogiorno dalle origini del 529 fino al corrente 1075.

La pataria

La condanna generalizzata di simonia e nicolaismo nei confronti degli ecclesiastici va di pari passo

con la volontà di vera e propria riforma della società religiosa. Dalla metà dell'XI secolo si

sviluppano a Firenze e a Milano movimenti antisimoniaci e antinicolaiti che si richiamano alle

origini della Chiesa primitiva.

Nei decenni successivi si sviluppa a Milano un movimento composito (sostenuto da ceti differenti e

non solo da quelli bassi) grazie ai due chierici Arialdo di Como e Landolfo Cotta, i quali in

polemica contro l'arcivescovo di Milano Guido di Velate sostengono la necessità di eliminare

simonia e nicolaismo tramite riforme. Nel 1057 i cittadini di Milano si uniscono in un giuramento

su iniziativa di Arialdo. Papa Alessandro II condivide gli intenti moralizzatori dei patarini e cerca di

ridimensionare il potere dell'arcivescovo di Milano.

Iniziative militari contro i musulmani in Sicilia, Spagna e Medio Oriente

Nella seconda metà dell'XI secolo i musulmani perdono il loro dominio in Sicilia e in parte della

penisola iberica.

Nel 1072 i normanni conquistano Palermo, rafforzando il cristianesimo in Sicilia: la maggior parte

dei vescovi nominati sono normanni, si stabilisce una gerarchia e una suddivisione in diocesi del

territorio per poterlo controllare a livello politico, militare e fiscale. Grazie all'alleanza con i

normanni il papato ristabilisce la propria autorità giursdizionale sulla Sicilia a scapito del patriarca

di Costantinopoli, anche se non riesce ad assumere il controllo delle nomine episcopali.

Nel 1085 Alfonso VI di Castilla y Leòn occupa Toledo dando slancio alla reconquista. Toledo era la

capitale dell'antico regno visigotico: vi viene riprsitinata la sede metropolitica nel 1088 e viene

affidata al cluniacense Bernardo.

In Medio Oriente i turchi selgiuchidi sconfiggono nel 1071 l'esercito bizantino e occupano parte

dell'Anatolia, la Siria e Gerusalemme, indebolendo i possedimenti imperiali. Questo sarà la molla

che permetterà al papato di bandire la prima crociata nel 1095, formalmente volta ad intervenire in

aiuto dei bizantini.

CONFRONTI E SCONTRI CON L'ORIENTE: LE CROCIATE

Nei due secoli successivi all'appoggio del papa alla guerra contro i musulmani in Spagna il rapporto

tra Occidente cristiano e mondo islamico è problematico. Nel 1095 a Clermont si tiene un concilio

in cui papa Urbano II cerca di ristabilire la pace nel mondo dei nobili francesi, in lotta tra loro e

contro il re, e di sollecitarli ad unirsi per portare soccorso all'Impero bizantino minacciato dai turchi

Selgiuchidi, neoconvertiti all'islam sunnita. I turchi formano un impero che si estende dall'Anatolia

alla Persia centrale, scontrandosi nell'espansione con i bizantini, sconfiggendoli nel 1071 e

sottraendo loro terre in Anatolia.

L'invito del papa più che un intento di liberare la Terrasanta nasconde la volontà di liberare l'Europa

dei cavalieri violenti in cerca di fortuna indirizzandoli verso la lotta agli infedeli. In questo modo si

riveste di significato religioso anche la prospettiva di un nuovo bottino in Oriente.

Prima crociata (1096-1099)

All'appello del papa rispondono i principi normanni e fiamminghi, i quali si impadroniscono nel

1096 di Antiochia, degli altri centri costieri e di Gerusalemme nel 1099, conquistando infine una

zona che si estende dalla Siria al Mar Rosso. Invece di restituirla ai bizantini i crociati decidono di

fondare un regno che all'inizio viene affidato a titolo di advocatus (protettore) a Goffredo di

Buglione, e con la sua morte il fratello Baldovino si proclama re di Gerusalemme.

Il regno viene organizzato secondo le istituzioni feudali francesi ma la società mista al suo interno si

dirige più in senso orientale. Le città marinare come Genova trovano modo di sviluppare importanti

scali e colonie commerciali.

Nel frattempo si sviluppa un movimento di religiosità popolare rivolto al pellegrinaggio in

Terrasanta con l'idea di riconquistare Gerusalemme, idea che nel concilio di Clermont non era

comparsa. Con la creazione del regno la Chiesa riconosce come ordini religiosi le nuove

confraternite sorte per proteggere militarmente i pellegrini in cammino verso Gerusalemme. I primi

sono gli Ospedalieri e i Poveri cavalieri di Cristo che, in quanto ospitati nel luogo in cui sorgeva il

tempio di Salomone, prendono il nome di Templari. In seguito vengono riconosciuti come ordine

ufficiale i cavalieri Teutonici. Ogni ordine è composto da cavalieri soggetti ai voti monastici, da

sacerdoti, da sergenti e da un Gran Maestro.

Seconda crociata (1147-1149)

Poco prima della metà del XII secolo il mondo islamico inizia a reagire. Nel 1147 papa Eugenio III

bandisce una nuova crociata al quale partecipano anche l'imperatore e i re di Francia e Sicilia. I

dissidi interni e con l'imperatore bizantino Manuele Comneno, portano al fallimento della crociata.

Terza crociata (1189-1192)

Nella seconda metà del secolo il curdo Saladino assume il titolo di sultano del Cairo e sottomette

Damasco con l'intenzione di riconquistare la Terrasanta. Nel regno di Gerusalemme, sostenuto dai

Templari, prevale il partito della guerra, ma i cristiani subiscono nel 1187 una pesante sconfitta che

provoca la caduta di Gerusalemme da parte di Saladino, il che comporta lo spostamento della

capitale del regno ad Acri.

Nel 1189 Innocenzo III bandisce una terza crociata alla quale partecipano i re di Francia e

Inghilterra e il vecchio Barbarossa, ma fallisce. L'impresa mirava a ristabilire i rapporti con l'impero

bizantino da una posizione di superiorità e ribadire l'autorità imperiale sulle monarchie nazionali.

La pace viene stipulata nel 1192 tra Riccardo I d'Inghilterra e Saladino. Da quel momento il papa

assume ufficialmente il diritto di gestire le crociate, bandendole con un'apposita bolla.

Quarta crociata (1198-1205)

La quarta crociata, bandita nel 1198 da Inocenzo III, è anomala poichè non raggiunge la Terrasanta

ma provoca la fine dell'Impero bizantino d'Oriente. Di fatto la spedizione, che avrebbe dovuto

puntare all'Egitto, è in mano ai veneziani: nel 1204 i crociati decidono di conquistare l'impero e

stipulano un patto di spartizione favorevole ai veneziani; poi attaccano la Dalmazia e

Costantinopoli. Nel 1205 la conquista viene completata dal marchese di Monferrato che crea in

Grecia il ducato di Atene e il principato di Acaia, suddivise in baronie articolate in feudi.

Il nuovo impero latino d'Oriente perfeziona la struttura feudale e politica occidentale. Accanto ai

baroni franchi che esercitano la giurisdizione feudale essendo parte di un consiglio dei pari, ci sono

gli arconti bizantini, giuridicamente distinti dai baroni fino al 1299. Il nuovo impero manifesta

subito una grande fragilità politica e militare; i bizantini invece si riorganizzano e nel 1261

riprendono Costantinopoli e ripristinano l'Impero.

Le ultime crociate del Duecento

Nel corso delle crociate successive, che coprono tutto il Duecento, Gerusalemme non viene più

stabilmente recuperata. Ci sono tentativi di mosse verso l'Egitto e Tunisi ma falliscono e la

Terrasanta è definitivamente perduta. Anche gli ordini religioso-militari devono abbandonare il

regno. Gli Ospedalieri si stabiliscono a Cipro e a Rodi. I Templari, arricchiti grazie all'attività

finanziaria, vengono condannati nel 1308 in Francia da Filippo il Bello e nel 1312 l'ordine viene

sciolto da Clemente V. I cavalieri teutonici, già impiegati in campagne militari verso il Baltico da

parte dei papi, conquistano la Prussia e l'Estonia, ampliando il dominio espansionistico dei principi

tedeschi.

MOVIMENTI RELIGIOSI E INTELLETTUALI DEL XII SECOLO

Lo studio della logica e le controversie eucaristiche

Dall'XI secolo si incrementa lo studio della logica anche grazie alla conoscenza dei testi aristotelici:

l'applicazione della logica alle scritture serve alla gerarchia ecclesiastica per il controllo dottrinale,

parallelo alla centralizzazione del governo. In materia di teologia sacramentale si delinea che il

potere salvifico della Chiesa risiede nella capacità di somministrare i sacramenti. Berengario di

Tours a metà del secolo ricorrendo alla logica aristotelica argomenta a favore della presenza

simbolica di Cristo nell'eucaristia: da questo episodio si crea una controversia eucaristica oggetto di

quattordici concili fino a che nel 1079 Gregorio VII stabilisce nel sinodo romano di Pasqua che la

presenza di Cristo è reale e riguarda la sostanza dell'eucaristia.

Bruno di Colonia e i certosini

Bruno di Colonia, maestro di logica, monaco e collaboratore di Gregorio VII, avvia nella Certosa

una nuova forma di eremitismo comunitario chiamato certosino. Nel 1133 Innocenzo II istituisce

l'ordine eremitico certosino sulla base legislativa delle Consuetudini scritte dal priore Guigo negli

anni Venti. Nel 1089 a Bruno viene offerta da Urbano II la sede metropolitica di Reggio Calabria,

nell'intento papale di romanizzare il Mezzogiorno a scapito del patriarca di Costantinopoli.

Abelardo e la centralità della coscienza

Nelle società occidentali all'inizio del XII secolo i predicatori si spostano di città in città con i

discepoli al seguito e spesso si fermano in un luogo trasformandolo in un centro di vita religiosa, a

volte osteggiati e perseguitati come eretici, a volte capaci di dare vita a nuove istituzioni, come

Bruno di Colonia. Anche i maestri si spostavano seguiti da discepoli. Pietro Abelardo è convinto

dell'applicazione della dialettica alla teologia e all'etica ed esalta la coscienza del soggetto come

criterio di giudizio, ponendosi contro le rigide disposizioni dei libri penitenziali. Egli distingue il

vizio, la semplice inclinazione dell'uomo al male, dal peccato, ovvero il consenso della coscienza a

compiere intenzionalmente il male. La ragione vince sulla tradizione biblica, secondo lui

disomogenea.

Bernardo di Clairvaux e i cistercensi

Contro Abelardo si pone un circolo di monaci cistercense facente capo all'abate Bernardo di

Clairvaux che riesce a farlo condannare nel 1141 al concilio di Sens. Bernardo si caratterizza per la

strategia di denuncia e lotta nei confronti di ogni innovazione che si distacchi dalla tradizione: per

questo assume un peso rilevante nella chiesa di Francia.

La sua formazione è cistercense. L'abbazia di Citeaux già dalla fine dell'XI secolo avvia questa

forma di monachesimo che prevede il rigore nell'osservanza della regola, la solitudine e il valore del

lavoro. Sul piano istituzionale viene abbandonato l'impianto monocentrico a favore di uno

policentrico fondato su un'abbazia madre e quattro abbazie figlie, le quali a loro volta generano altre

abbazie. Centrale è il rapporto con il mondo cittadino e con i nascenti comuni, specie in Italia

settentrionale.

Berrnardo valorizza il rapporto con il papato, incentivato dal comune impegno per trasformare la

crociata in un fattore identitario della cristianità: egli teorizza la militia christi come impegno attivo

dei cristiani nella lotta contro infedeli ed eretici, dando un fondamento ecclesiologico alle nascenti

comunità religiose come i templari. Bernardo stesso partecipa alla proclamazione della seconda

crociata (1147-49) affidata a Luigi VII e Corrado III con l'obiettivo di assediare Damasco. Il

fallimento della crociata porta Bernardo a scrivere il trattato di autocritica De consideratione, nel

quale esalta il ruolo del papa in quanto unico vicario di Cristo nella sfera spirituale. La plenitudo

potestatis spetta alla chiesa nel suo complesso, ovvero la cristianità: al clero e al papa spetta il

potere spirituale mentre quello materiale spetta al soldato il quale deve seguire la volontà del clero e

dell'imperatore.

Cristiani ed ebrei nel XII secolo

Pietro Alfonsi nel 1126 si converte dall'ebraismo al cristianesimo e scrive il Dialogo tra Pietro e

Mosè, in cui essi rappresentano i due volti dell'autore prima e dopo la conversione. Pietro afferma

che il principale errore giudeo consiste nella concezione antropomorfica di Dio: criticando il

Talmud Pietro diviene il primo autore cristiano ad usare in modo sistematico i testi ebraici in chiave

antiebraica.

In questi anni ci sono le prime accuse di omicidi rituali di cristiani mosse nei confronti degli ebrei,

rappresentati come deicidi. Sia Bernardo di Clairvaux che Pietro il Venerabile che la Chiesa di

Roma sostengono la protezione degli ebei: a partire da Callisto II i papi emettono lettere bollate a

loro protezione.

Il processo di razionalizzazione del diritto canonico, della burocrazia papale, della teologia e

dell'esegesi

Nell'XI secolo vi sono i primi sforzi di ordinamento dei canoni ecclesiastici: nel XII secolo la

tradizione viene proseguita da Graziano, che nel 1140 scrive la Concordia discordantium canonum,

o decreto di Graziano, la quale mira a raccogliere la legislazione canonica tradizionale. Il decreto

viene accolto come punto di riferimento giuridico ed ecclesiologico, funzionale a valorizzare le

scelte giuridiche romane, e viene resa oggetto di glosse: nascono a Bologna e a Oxford le scuole dei

glossatori.

Oltre alla volontà di riordinare la produzione legislativa cresce la produzione di decretali papali: si

nota l'intento di razionalizzazione, compiuto anche nell'ambito della teologia e dell'esegesi. Pietro

Lombardo, arcivescovo di Parigi, scrive il Libro delle Sentenze ponendo a confronto le principali

autorità. Viene allestita la Glossa ordinaria, commento ai testi biblici.

Si precisa in questo periodo la dottrina classica dei sette sacramenti, viene inventato il Limbo e

viene attribuito carattere spaziale al purgatorio, rafforzando le pratiche di confessione dei peccati.

I catari

I catari, chiamati anche uomini buoni, vengono perseguitati come eretici grazie all'azione di monaci

e canonici collegati a Bernardo, a causa del loro intento di riforma dottrinale.

Nella seconda metà del secolo si diffondono dalla Renania in Francia Meridionale, Italia

settentrionale ed Inghilterra: si ispirano a dottrine gnostico-marcionite, manichee e pauliciane

diffuse in Europa orientale dai bogomili cacciati da Costantinopoli. Essi si immaginano il mondo

come diabolico e creato da Satana mentre le anime sono permanenti in quanto create da Dio,

promuovendo un messaggio di ascetismo e lotta interiore per la liberazione dal male. Il testo

fondamentale cataro è il Nuovo Testamento. Criticano dottrine e apparati ecclesiastici e si

organizzano come chiese con propri vescovi e divisi tra perfetti e simpatizzanti.

Attivi specialmente a Tolosa, sono inizialmente oggetto di iniziative di repressione da parte dei

cistercensi, e in seguito il canone 27 del III concilio lateranense nel 1179 condanna gli eretici della

Francia meridionale.

I valdesi e gli umiliati

Nel XII secolo si estendono notevolmente nuove forme di vita religiosa ispirata a modelli apostolici

ed evangelici, incrementando così un coinvolgimento crescente dei laici nella vita religiosa,

specialmente nelle fondazioni assistenziali controllate dal vescovo.

Tra i gruppi che rivendicano la parola ai laici ci sono i poveri di Lione, legati alla figura del

mercante Valdesio, il quale volendo vivere secondo il vangelo fece tradurre la bibbia in volgare. Al

III concilio lateranense si presenta una delegazione di valdesi aspiranti al riconoscimento ma viene

ribadito il divieto di predicare ed eliminato il diritto per i laici di possedere chiese private.

Gli umiliati lombardi vogliono vivere alla lettera secondo il vangelo. Alessandro III pur

approvandone il proposito vieta loro di predicare o riunirsi in pubblico.

Di fatto entrambi i movimenti continuarono a predicare: negli anni Ottanta del secolo il cistercense

cardinale di Albano guida una spedizione militare contro i catari e scrive una decretale Ad

abolendam emessa da Lucio III con l'approvazione dell'imperatore Federico Barbarossa per

condannare catari, patarini, poveri di Leone, umiliati e arnaldisti (Arnaldo da Brescia nel 1145

caccia il papa, costituisce una repubblica a Roma e avvia una predicazione di riforma che dà lo

slancio agli altri movimenti di protagonismo del laicato). Questo documento, che non solo

condanna gli eretici manifesti ma ricerca quelli nascosti, prova l'entrata in funzione

dell'inquisizione, anche se ancora costituita da tribunali vescovili e non centralizzata in Roma.

GLI ORDINI MENDICANTI

Predicazione, studio e lotta all'eresia

Gli ordini mendicanti nel XIII secolo sono costituiti da laici che scelgono la povertà in un contesto

cittadino mercantile dove il denaro è fondamentale, contrapponendosi alla ricchezza di Cluny. In

questo periodo la predicazione non viene fornita in modo soddisfacente dal clero secolare, il cui

livello di istruzione e competenza si abbassa sempre di più. Sia domenicani, i quali nascono come

ordine predicatore, che i francescani, che lo diventano in seguito, danno molta importanza al

sermone, attraverso cui si occupano della cura delle anime. Divengono il clero colto per eccellenza:

si caratterizzano per lo studio e la presenza attiva nelle università.

Se per i secolari la Chiesa è un corpo gerarchicamente ordinato, per i endicanti è un corpo unico

subordinato in tutto e per tutto al papa. Proprio in nome del papa prima i domenicani, poi i

francescani, assumono un ruolo fondamentale nella lotta contro le eresie, soprattutto in Francia e in

Italia settentrionale, incentivati contro i catari da Innocenzo IV. Nel 1252 la decretale Ad extirpanda

stabilisce che il giudizio sugli eretici spetta insieme al vescovo e ai frati inquisitori nominati dal

papa.

I domenicani

I primi frati predicatori prendono il nome dalla figura di spicco di Domenico di Caleruega nella

prima metà del Duecento. Nascono come predicatori e presto adottano la regola di Sant'Agostino,

seguendo il precetto papale emesso dal Concilio lateranense IV che prevede che tutti gli ordini

scelgano una regola precisa.

I francescani

Francesco d'Assisi e i suoi compagni ricevono da Innocenzo III il permesso di predicare la

penitenza, diventando i riceventi del primo riconoscimento orale da parte della chiesa romana di

una fraternità improntata alle istanze di riforma dei primi predicatori laici (catari, valdesi, umiliati,

arnaldisti): i precetti francescani sono la povertà volontaria, la predicazione laicale, la vita

penitenziale, il lavoro manuale, la preghiera e la devozione eucaristica.

Le prime tensioni con il papato avvengono sotto il pontificato di Gregorio IX (1227-41), il quale

cerca di incanalare l'ordine entro la normativa romana: nonostante gli scontri non si giunge mai alla

rottura e lo stesso papa proclama Francesco santo alla sua morte.

Dopo l'intensa attività missionaria Francesco lascia la guida della fraternità a Pietro Cattani; intanto

viene riconosciuto il profilo giuridico e istituzionale di ordine dei frati minori, ma con una regola

tutta sua riconosciuta da Roma nel 1223 con il nome di Regula bullata, frutto di un compromesso

tra istanze evangeliche e volontà romana di inquadramento nelle regole preesistenti.

I francescani si muovono in un contesto cittadino, facilitati dallo stile di itineranza e povertà, e

predicando la pace evangelica e civile; spesso nelle città essi gestiscono parrocchie, e ciò apre il

problema sul possesso dei beni e sull'uso del denaro. Mentre i domenicani hanno proprietà in

comune i frati minori rinunciano a ogni possesso sia personale che comunitaria, conferendo

nominalmente al papa le proprietà dei beni immobili.

Il prestito ad interesse, proibito ai cristiani, viene incentivato dai francescani con la creazione dei

Monti di Pietà, la prima forma di banca con la quale si cerca di arginare i banchi di prestito ebraici

prestando a tenue interesse al fine di legittimare le operazioni economiche. Dopo una prima fase di

itineranza si passa alla costruzione di conventi stabili strutturati per province e organizzati in una

gerarchia piramidale con a capo un ministro generale collegato al papa.

I frati minori si specializzano nell'arte della retorica funzionale alla predicazione e svolgono una

vasta opera di propaganda a sostegno del papa contro Federico II. In alcuni testi pseudogioachimiti

redatti in ambienti francescani viene esaltato il papa ma denunciata la corruzione della chiesa,

celebrando il ruolo dei nuovi ordini mendicanti in funzione antimperiale.

I frati in Oriente

Nel 1240, dopo la presa di Kiev, i mongoli invadono l'Europa centrale (Polonia, Slesia, Moravia,

Ungheria e Austria orientale). Già dagli anni Trenta alcuni domenicani ungheresi si erano spinti fino

al bacino del Volga e avevano riportato le prime informazioni sulle distruzioni operate dai tartari. Il

oloro obiettivo era di stabilire contatti pacifici, quindi vengono organizzate le prime spedizioni in

estremo oriente di cui sono protagonisti domenicani e francescani con il sostegno del papa o del re

di Francia.

L'aristotelismo nel quadro cristiano

Negli ambienti universitari si inizia ad approdare allo studio e alla parafrasi dei testi aristotelici con

la convinzione che siano integrabili nei quadri teologici cristiani (Alberto Magno, Roger Bacon). Il

domenicano Tommaso d'Aquino a metà del secolo affronta l'insegnamento di Aristotele nella

prospettiva cristiana, assimilando la teologia ad una scienza che si fonda sulla scienza superiore

della Rivelazione. Emancipandosi dall'esegesi Tommaso concepisce la teologia come un sapere

autonomo articolato secondo procedimenti argomentativi di tipo razionale. Egli identifica il motore

immobile di Aristotele con Dio e afferma che il mondo è creato dal nulla e finirà in Dio, dunque è

eterno.

La concezione dell'eternità del mondo e dell'anima come forma sostanziale dell'uomo viene rifiutata

dal ministro generale dei frati minori Bonaventura da Bagnoregio. Nonostante i dubbi le posizioni

tomistiche vengono ufficialmente accettate dall'ordine dominicano.

Gli spirituali e Pietro Olivi

Gli spirituali sono una frazione francescana polemica verso le pretese di povertà dell'ordine,

effettivamente non sempre rispettate. Un grande esponente del movimento è Pietro di Giovanni

Olivi, secondo cui alla Chiesa è necessaria una condizione radicale di povertà contrapposta alla sua

corruzione che la delinea come una nuova Babilonia, reinterpretando in chiave francescana la

visione storico-apocalittica di Gioacchino da Fiore.

La riflessione di Olivi è importante per il rapporto tra morale ed economia in quanto distingue

l'usura dal prestito a interesse dimostrando che non è il denaro in sé ad essere peccaminoso: chi se

ne serve per tesaurizzarlo va condannato ma chi lo usa per produrre ricchezza sociale va sostenuto.

SCISMA D’OCCIDENTE E CONCILIARISMO

Lo Scisma d’Occidente

Nel 1377 la curia viene riportata a Roma, ponendo fine al periodo conosciuto come “cattività

avignonese”, in auge dal 1309.

Nel 1378 URBANO VI viene designato papa, ma entra in contrasto con gli elettori in quanto non è

cardinale. Nello stesso anno viene eletto antipapa CLEMENTE VII, nipote di Carlo V di Francia,

che porta la propria curia ad Avignone. Lo scontro tra i due papi porta a reciproche scomuniche per

eresia e allo scontro tra due organizzazioni ecclesiastiche. Si arriva allo scisma: dalla parte di

Urbano e della curia romana si schierano Italia, Inghilterra, Europa centrosettentrionale ed Europa

orientale, mentre dalla parte di Clemente e della curia avignonese si schierano Francia, Borgogna,

Castiglia, Aragona, i Savoia e i principi tedeschi.

Il concilio di Pisa (1409)

Una delle proposte per risolvere lo scisma è la via conciliare, ma il papa di Roma e il papa di

Avignone si ostinano a convocare ognuno un proprio concilio autonomamente. I cardinali delle due

parti, per risolvere la situazione, convocano nel 409 il concilio di Pisa. Nel concilio i due sedicenti

papi Gregorio XII (Roma) e Benedetto XIII (Avignone) vengono deposti e viene al loro posto

proclamato ALESSANDRO V. Alla sua morte il successore è GIOVANNI XXIII, sostenitore della

linea pisana.

Il concilio di Costanza (1414)

Viene convocato al fine di avviare una riforma della Chiesa nel capo e nelle membra, al fine di

evitare troppa concentrazione di potere assoluto nelle mani del papa. Il decreto Haec Santa

stabilisce la superiorità del concilio sul papa, il decreto Frequens definisce il concilio come suprema

istanza di governo ecclesiastico, conferendo al papa un mero potere esecutivo, non decisionale, e

stabilisce la convocazione di un concilio ogni dieci anni.

Giovanni XXIII viene processato e al suo posto viene eletto MARTINO V (1417-1431). Jan Hus

viene condannato a morte come eretico.

Il concilio di Basilea (1431)

Viene convocato nel 1431 da EUGENIO IV (1431-1447), che entra in contrasto con la linea Haec

Santa che proclamava l’infallibilità del concilio e la sua superiorità sul papa. Si arriva ad un

ulteriore scisma: il concilio depone Eugenio ed elegge il Savoia FELICE V, costretto in seguito ad

abdicare alla vittoria del primato papale. Eugenio reagisce spostando, con l’aiuto della Francia e

dell’Impero, il concilio a Ferrara e in seguito a Firenze, dove proclama l’unione con la Chiesa

greco-ortodossa, sottolineando il primato papale. Il conciliarismo entra in crisi, soppiantato dalla

vittoria del primato papale.

Con NICCOLO V (1447-1455) il potere papale entra in una nuova fase. Egli è ora sovrano di uno

stato territoriale che esercita un’importante pressione fiscale. Nel 1448 si arriva al concordato di

Vienna, un’asse tra papato e Impero in risposta alla Prammatica Sanzione di Bourges. L’imperatore

Federico III ottiene la nomina dei vescovi nelle diocesi di fondazione imperiale, limitando così le

autonomie locali dei vescovi.

I MOVIMENTI RIFORMISTI TRA QUATTROCENTO E CINQUECENTO

Hus e gli utraquisti boemi

Jan Hus, docente e predicatore di lingua ceca, opera nel primo quarto del Quattrocento (sotto papa

Giovanni XXIII) nella Praga imperiale di Carlo IV, sede vescovile e universitaria e crocevia, di

scambi culturali. Hus si ispira al movimento inglese del teologo ed esegeta John Wyclif, il quale


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DETTAGLI
Corso di laurea: Discipline storiche e filosofiche
SSD:
Università: Trieste - Units
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elib. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trieste - Units o del prof Ferrari Liliana.

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