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Storia dell'architettura 2

Storia contemporanea

Appartiene al nostro tempo o alla quale noi apparteniamo.

Orale

Modalità d’esame:

Libri: Storia dell’architettura contemporanea I – Storia dell’architettura contemporanea II – Delirious New York (Rem Koolhaas)

La prima rivoluzione

Apre al mondo moderno contemporaneo, transizione tra l’Ancient Regime e l’età delle rivoluzioni. Rivoluzione momento in cui l’ordine del mondo precedente viene messo in crisi e modificato. Si cambia qualcosa per restituire qualcosa d’altro. La rivoluzione industriale muta i rapporti all’interno della società, tra le classi sociali.

Nasce in Inghilterra agli inizi del '700. Le classi sociali sono all’apice dell’aristocrazia, hanno il potere e il possesso delle terre e della conduzione di esse. L’aristocrazia è la classe egemone, poiché si basa su dinastie e su famiglie, non borghesia hanno meriti. Inizia ad avere un ruolo coloro che stanno nella città, inurbati, non contadini ma nemmeno aristocratici. Per campare non hanno eredità, ma lavorano.

Essi saranno i protagonisti della storia. Qualcuno che non è nato nobile, ma come gli altri, attraverso l’intelligenza della sua mente e al lavoro, arriva a produrre ricchezza. La borghesia spaccherà il quadro in cui l’aristocrazia stava. (Augustus W. Pugin – Contrasts)

L’architettura è legata al mondo in cui si inserisce, non solo fisicamente ma anche nella società. Pugin è uno dei più grandi architetti inglesi del neogotico (1841). Mette a contrasto due città (la stessa) di epoche diverse, una del 1440 e una del 1841, per vederne le differenze: rimane la cattedrale, il ponte che attraversa il fiume ma di materiale diverso, molte chiese non ci sono più, al posto di esse ci sono le ciminiere delle industrie, in basso ci sono edifici che sono industrie della prima industrializzazione, tutte uguali.

Tra città medievale e città attuale ci sono somiglianze ma anche grandi differenze: prima si basava su una cultura religiosa, relazionale, artigianale… dopo diventa più laica, industriale e ostile (Costruito un carcere). Città medievale era organica, quella moderna è per parti, fatta a pezzi che stanno vicini. Architetto neogotico: stile della cristianità, riflette la centralità della religione nella società. Lui vuole attirare di nuovo la cristianità in Europa, e usa l’architettura come innesco, e critica lo stile dell’800.

Fa vedere come il neogotico venga usato per le industrie, come per ricreare delle chiese che però non sono tali. Aspira a un ritorno nell’Europa dello spirito cristiano, ma l’Europa va nella direzione di una falsificazione di qualcosa che appartiene ad altre epoche, ma ciò che domina è l’economia, che inizia ad avere la sua predominanza. L’architettura è solo un riflesso di questo cambiamento.

L'illuminismo e il lume della ragione

L’epoca che si apre è quella dell’illuminismo, l’età dei Lumi, il lume della ragione che rischiara il buio degli anni precedenti. Ragione: ogni azione è frutto di un calcolo, di un ragionamento in cui si bilanciano vantaggi e svantaggi. Quella fede che stava a fondamento della società medievale è stata surclassata dalla ragione, ma le due cose non si escludono a vicenda.

Con la rivoluzione francese nel 1769 la ragione diventa una divinità, sembra quasi un paradosso. La filosofia è uno dei fondamenti di ogni ragionamento e ragione. La ragione è quindi al centro, nasce l’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert, è ciò in cui tutto è racchiuso, totalità del sapere, la scienza delle arti e dei mestieri.

Anche la natura e l’agricoltura si raffina, si iniziano ad utilizzare le macchine. L’uomo ha sempre cercato di fare meno fatica per fare le stesse cose, meno tempo e meno denaro. L’enciclopedia mostra per ragioni culturali il COME si fanno i procedimenti e le tecniche, è un dizionario ragionato.

Industrializzazione e cambiamenti sociali

Succedono anche altre cose: aumenta la popolazione perché diminuisce la mortalità una delle tecniche che l’uomo elabora nella storia è la medicina. Condizione simile alla nostra. Ciò richiede un aumento della produzione agricola, trarre frutti dalla terra, sfruttarla di più. Verranno modificati i modi di coltivare, di concepire le coltivazioni. Vi è una progressiva industrializzazione dell’agricoltura. La vera industrializzazione avviene nel campo delle merci.

La produzione dei tessuti migliora, ogni famiglia all’inizio produceva per sé o al massimo per il vicino, adesso esiste il telaio industriale: molto grande e meccanico, mosso da meccanismi, non manuale, non può più stare nelle case, ma nelle fabbriche. Chi ha del denaro da investire compra il telaio e lo mette a disposizione: tutte le persone usano quel telaio, la fabbrica diventa il centro della nuova produzione industriale, non più artigianale.

È un grande cambiamento sociale, l’artigianato non scompare completamente, ma la produzione industriale prende il sopravvento. L’industrializzazione porta a un effetto concreto: le persone lasciano la terra e si inurbano, vanno nelle città, ciò causa una grandissima crescita urbana. Lavorano e vivono in città.

Robert Smirke e il British Museum

(Robert Smirke, British Museum, London 1824-46) Il British Museum viene costruito per racchiudere le collezioni reali e tutto ciò che hanno preso. Si riferisce al modello del tempio greco, massimo edificio religioso della cultura greca, utilizzato come massimo edificio però non religioso, il museo non è sacro. Ma forse ha una sacralità propria dell’arte, la quale assume la sacralità simile a quella della religione.

L’opera d’arte non si può toccare, si guarda con ammirazione, ha una serie di valori che prima non aveva. Il suo valore sacrale ha una sua storia, in altre epoche non era così. Il museo è come se fosse un tempio. Le sue colonne ioniche hanno un’anima di ferro che è ciò che le tiene insieme, non sono più portanti in pietra, ma rinforzate dal ferro, che è il materiale fondamentale della rivoluzione industriale, quando la sua applicazione sarà importantissima come in nessun’altra epoca.

È decisivo l’uso nel ferro nelle ferrovie, il legno non andava più bene per i binari. Le macchine utilizzano il ferro e la macchina a vapore. È un’epoca di rivoluzione, ma ancora incerta, ha come una crisi d’identità. La rivoluzione è una faccia della crisi qualcosa va in frantumi, qualcosa che non sta più insieme, ma è uno dei grandi motori dello sviluppo, c’è una grande dialettica tra la crisi e lo sviluppo. È un momento in cui si passa ad un nuovo livello. L’uomo è sempre in crisi.

Diario di Schinkel e le macchine

Diario di Schinkel fa vedere i macchinari e le macchine, in particolare fa uno scorcio di Manchester: viene colpito dalle grandi fabbriche e dai grandi edifici. Costruite 400 nuove fabbriche, che però sono anneriti dal fumo come se avessero cento anni. Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) Incisore, architetto anche se la sua produzione è critica, molto meno ovvia e chiara di quanto si era fatto in precedenza.

Nasce in Veneto, in provincia di Treviso. Compirà un viaggio a Roma, città della classicità per eccellenza. Inizia a incidere e a disegnare, incide su lastre, il tema era quello di restituire un disegno in negativo. Inizia a lavorare negli anni ‘40 del 700, fa molte vedute di Roma, antica e moderna. Riproduce le opere come le vede, per quello che sono, il Colosseo è rappresentato come una rovina momento di crisi dell’edificio, arriva a noi in una parziale frammentazione.

Piranesi vende le sue vedute e incisioni per guadagnare, è l’artista borghese. Cerca anche di inventarsi il passato, creando delle finte incisioni.

Piranesi e le sue opere

Fa anche dei progetti: Ampio e magnifico collegio risente dell’epoca barocca, pianta circolare molto complesso. Concepisce l’architettura come complessità spaziale, ma ha la capacità di rendere nel disegno la sua invenzione. Disegno di un porto molto bravo a disegnare, ma usa il disegno in modo astuto: decide lui cosa far vedere. Piranesi usa la prospettiva con un fine: vuole realizzare le sue magnifiche architetture, le inventa.

Chiesa di Santa Maria del Priorato (1764-66) portale con muro che separa la corte aperta, decorazioni con mezzi trofei. Chiesa ha tetto a capanna con doppie lesene, carattere barocco, riprende il classico in chiave barocca. Navata semplice con piccolo transetto. L’altare prima dell’abside mostra un globo tenuto da persone poste a triangolo (tipico barocco), visto da dietro la sfera si mostra come una sfera perfetta, liscia e semplice, come se fosse la struttura vera e propria.

Carceri d’invenzione (1745-50 / 1761) Cerca di ottenere l’effetto materico di ciò che incide, vuole neri molto cupi e profondi, per rendere il tema di un luogo di prigionia, profondo, come se si fosse in una tomba. Non è un progetto che lui attende che venga costruito, realizza delle vedute che devono evocare qualcosa che non esiste. Raccontano tutte qualcosa, vuole comunicare il senso di prigionia, prefigura uno spazio non antico, è la sezione di un immaginario dove lo spazio è labirintico, perdiamo l’orientamento. Siamo privati del tempo e dello spazio consueti (ricorda Escher). Ci sono molte macchine di tortura.

La ruota era una tortura rimanda però anche alla macchina a vapore. Lo spazio che produce non è classico ma nemmeno contemporaneo: è come se stesse profetizzando qualcosa. Rimarranno un grande enigma prodotto di una società che non è tranquilla, si sta trasformando, sente la crisi.

Il Campo Marzio e l'eredità di Piranesi

(Gustave Doré, La divina commedia 1857-1867) La divina commedia offriva materiale abbondante per incisioni non realistiche ma molto suggestive, in particolare dell’inferno, la parte che riscontra più interesse, riprende le prigioni di Piranesi. Illustra anche un libro su Londra (1872), 30 anni da Pugin e dalla sua città. Illustra Londra con un’attitudine realista come faceva Piranesi con Roma: rappresenta il traffico di Londra, invasa da un traffico inimmaginabile, rievoca il senso di caos che Piranesi voleva evocare con le carceri.

Doré illustra anche il lavoro a Londra, illustra gli stessi archi che illustra Piranesi nelle prigioni, la condizione del cittadino lavoratore erano simili a quelle di un prigioniero, anche i bambini. Una parte del libro è dedicata ai poveri, staccati dalla campagna e piombati in città seguendo i familiari, ma dovendo fare i conti con le condizioni sociali completamente diverse, vivono la vera miseria metropolitana, senso di disagio che la metropoli induce.

Il Campo Marzio dell’antica Roma (1762) cerca di descrivere qualcosa che ha un suo fondamento storico, esiste (non come le carceri). Immagina come sarebbe potuto essere, è come se stesse progettando qualcosa che è esistito dandogli delle caratteristiche. Riempie di tanti edifici la parte in cui stavano le tombe dei caduti romani, che hanno un carattere industriale del suo tempo. È come se avesse un’immaginazione all’antica, con due anfiteatri che si specchiano, al centro vi è un edificio circolare… da un lato finge di essere un’operazione storica, dall’altro lato è invece l’opposto.

Ogni città nell’antichità aveva una propria forma, ora invece non c’è più, la metropoli non ha più una forma. Piranesi per molti architetti sarà a fondamento per la sua mentalità.

Esercitazione 1: comprensione dell'architettura in pianta

1 mar. 19

Estetica dei visionari Architetti che si esercitano nella virtù o vizio dell’essere visionari vedere, qualcosa in comune a tutti, ma vedere qualcosa che non si ha davanti agli occhi, qualcosa di più che la realtà offre. Le rovine diventeranno un fattore estetico importantissimo per tutta l’Europa, si parlerà di estetica delle rovine. Un visionario non si limita al primo dato, va oltre. Non è interessato al piano reale di progettazione concreta, ma a un piano ideale.

Incendio di Londra e la ricostruzione

Incendio di Londra (1666) data drammatica per la storia di Londra, incendio devastante che parte dal forno del fornaio di Carlo II, non era stato spento nella notte, così provocò l’incendio. Brucerà tutta la parte centrale della città, circa 90 chiese tra cui la cattedrale di S.Paul. (Wenceslaus Hollar, London before and after the great fire)

La ricostruzione di Londra avviene successivamente, si instituirà un nuovo inizio per una città basata su materiali, dimensioni e aspetto moderni. La rivoluzione industriale determina sì un passaggio fondamentale, ma lo fu anche un evento drammatico del genere.

Lui scappa dalla peste di Londra, resta in forzato esilio rispetto alla grande città, sta per accadere l’incendio che cambierà la storia… intanto gli cadrà la mela in testa, ciò gli fa illuminare la lampadina: Newton intuisce la gravitazione universale. Studia tutto ciò che è fisico e scientifico, nel 1687 (20 anni dopo) Newton pubblica Philosophie naturalis principia mathematica. Restituisce a un mondo che prima si basava su un metodo antico di concepire le cose, la fisica e la meccanica della natura. I principi sono fondamentali non solo per la matematica, ma cambierà l’intera concezione del mondo.

William Blake e la visione di Newton

(William Blake, Newton 1795) Un secolo dopo dipinge un quadro che ritrae Netwon idealizzato, una sorta di mediatore tra gli uomini e Dio. Non è ritratto in un luogo reale, ma naturale. Ha in mano un compasso, uno dei tributi agli architetti, è una sorta di Dio geometra. William Blake è un visionario, ha in mente qualcosa di molto elevato.

Disegnò un quadro molto simile che illustra The Ancient of Days (1794), più simile all’iconografia di Dio che ha in mano un compasso, anche Dio è geometra. È passato più di un secolo da Newton. Newton è un gigante della cultura che ha cambiato il mondo, rimane fisso nella mente dei suoi successori.

Anche Voltaire scrive nel 1738 un libro dedicato agli elementi della filosofia di Newton, sui suoi principi matematici, sulla sua visione del mondo. Il matematico è un visionario della realtà.

Etienne-Louis Boullée e la sua architettura visionaria

Etienne-Louis Boullée (1728-1799) Negli stessi anni circa (1796-97) pubblica Architettura saggio sull’arte, l’architettura, a differenza del periodo Rinascimentale, in cui gli architetti si esprimevano sotto forma di trattato, non si esprime più in questo modo, ma tramite pareri e opinioni, entra in campo il soggetto.

Boullée in questo ‘’trattatello’’ dice qualcosa che rompe con la tradizione: l’architettura non è l’arte del costruire, ma è la poesia, il carattere. Imprime un carattere, ogni architettura deve essere distinguibile una dall’altra, tramite categorie che sono tenute insieme dalla tipologia e funzione. Verrà tradotto in italiano da Aldo Rossi nel 1967, egli scrive un saggio introduttivo in cui si evoca il razionalismo esaltato di Boullée.

La parola ‘’razionalismo’’ rimandava al ‘900, ‘’esaltato’’ stava per visionario, è una ragione esaltata è assennata o delirante? Tutte e due. Usa la ragione, ma è come se fosse esplosa, talmente è grande che diventa un’iperbole di se stessa.

Cenotafio di Newton utilizza elementi che l’architettura aveva sempre usato (ordini, colonne…), ma crea qualcosa di nuovo: l’edificio è sferico, forma geometrica più pura e più imbarazzante per fare un edificio, è difficilissimo utilizzarla per un edificio. La cupola è parte della vicenda della sfera, ma non è una sfera completa. Boullée la ingloba e la fissa con un enorme basamento, tipo il mausoleo di Adriano, ma con una sorta di perfezione illuminista, della ragione.

Ma è una ragione che non fa più i conti con la realtà, evoca in modo visionario forme pure. C’è un ordine gigante di alberi, con fumi e fuochi all’ingresso che si innalzano. All’interno vi è una sorta di grande sistema solare, tipo astrolabio, gigantesco. Sotto ci dovrebbe essere un ricordo a Newton. Sembra un luogo di culto religioso piuttosto che in onore di un matematico, più in onore di un Dio.

La concezione del basamento è romana, di dimensioni ciclopiche, è tutto così gigantesco che ci fa pensare di non essere realistico, ma è reale nel momento in cui è davanti agli occhi, anche se non realizzabile nella realtà. La volta interna della sfera poteva essere bucata tipo una volta celeste. Fa una sorta di altare. Il genere di edifici come quello di Boullée appartengono a un’architettura autonoma, perdono il legame con i committenti, con la realtà e con il terreno. La sfera è il solido che meno si radica nel terreno, ha meno contatto con il piano. Vi è una volontà di distacco, l’architettura si distacca da tutto ciò a cui in precedenza era radicata, abbandona il consueto per entrare in una nuova dimensione.

(Elisée Reclus, Globo terrestre per l’esposizione universale di Parigi 1900) Nell’89 vi era già stata l’esposizione universale della Tour Eiffel, che rimase lì per sempre.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sole307 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Biraghi Marco.
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