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promuovere l’ inserimento all’ interno del sistema dell’ UE di forme di approfondimento

Il significato essenziale della cooperazione rafforzata ossia 

di sviluppo che riguardano un numero limitato di Stati membri, è noto dall’ articolo 43,e il suo procedimento è regolato dal titolo VII del Trattato sull’ UE.

Secondo tale procedimento quindi,tutti gli Stati membri del Consiglio possono partecipare alle deliberazione nella materia oggetto di tale cooperazione ,ma

solo quelli che partecipano alla cooperazione rafforzata prendono parte alle decisioni con il loro voto.

Le condizioni generali per l’ instaurazione di tale cooperazione sono soprattutto:

 necessità di promuovere gli obiettivi dell’ UE e della CE e rafforzare il processo di integrazione

 necessità di rispettare l’ acquis comunitario.

 non eccedere le competenze dell’ Unione e della Comunità e non deve riguardare i settori di competenza esclusiva della Comunità

 non recare pregiudizio al mercato interno,alla coesione economica e sociale e alla concorrenza

 deve riguardare almeno 8 stati membri

 non deve incidere sugli Stati membri che non partecipano

 e che sia aperta a tutti gli Stati.

L’ instaurazione della cooperazione richiede una apposita delibera di autorizzazione da parte delle competenti istituzioni europee e la procedura relativa varia

in ciascuno

dei tre pilastri.

primo pilastro,quello

Nel relativo al diritto comunitario,la proposta è presentata dalla Commissione al Consiglio sul richiesta degli Stati interessati e poi il

Consiglio,previa secondo pilastro

consultazione del parlamento,delibera a maggioranza. Nel la richiesta degli Stati è direttamente presentata al Consiglio,il quale delibera

senza parere della Commissione,mentre il Parlamento europeo è semplicemente informato. E’ prevista una forma di silenzio-assenso qualora il

Nel terzo pilastro

Consiglio,dopo 4 mesi dalla ricezione della richiesta ,decida di tenerla in sospeso. è la Commissione che su richiesta degli Stati

interessati,può presentare o meno la proposta al Consiglio ,informando gli Stati delle ragioni. In assenza di richiesta da parte della Commissione gli Stati

possono direttamente sottoporre la stessa al Consiglio,il quale decide a maggioranza qualificata.

CAPITOLO 4:

LA CITTADINANZA EUROPEA

L’ ATTRIBUZIONE DELLA CITTADINANZA EUROPEA

La cittadinanza europea consegue direttamente alla cittadinanza di uno Stato membro dell’ Unione. Sebbene tale status si riferisca all’ Unione ,esso è

disciplinato nel Trattato CE. Questo sia per consentire l’ adozione di atti normativi propri del diritto comunitario,sia per assicurare il pieno esercizio,, in tale

ambito delle competenze della Corte di Giustizia. Non esistono criteri di acquisto o di perdita di tale cittadinanza,ma essendo gli Stati membri liberi,per quanto

riguarda la propria cittadinanza,essi possono, in principio,determinarne l’ acquisto o la perdita ma sono impossibilitati a sindacare l’ attribuzione della

Micheletti,causa in cui la Corte ha respinto la posizione della Spagna che

cittadinanza ad opera di un altro Stato membro. Si ricordi a tal proposito la causa

negava che una persona ,provvista di doppia cittadinanza,argentina e italiana,potesse considerarsi italiana e quindi esercitare il proprio diritto di stabilimento

in Spagna .Per la Spagna ,in caso di doppia cittadinanza,deve prevalere quella di residenza abituale e quindi quella argentina.

Da questo caso la Corte ha desunto che disposizioni di uno Stato membro che, per esempio, volessero eliminare la propria cittadinanza per impedire l’

esercizio dei diritti nascenti dal diritto comunitario ,non producono effetti sulla cittadinanza europea .

LO STATUS DI CITTADINO EUROPEO:IL DIRITTO DI LIBERA CIRCOLAZIONE E DI SOGGIORNO

La creazione della cittadinanza dell’ Unione fa si che un individuo venga in rilievo non solo come soggetto economicamente attivo ma anche come soggetto

politico,partecipe e protagonista del processo di integrazione europea. Non c’è perciò un vincolo giuridico -politico come nel caso della cittadinanza

nazionale,ma al contrario i cittadini sono depositari di una serie di diritti ,il primo dei quali è quello di libera circolazione e soggiorno nel territorio degli Stati

membri. articolo 18

Tale diritto è menzionato nell’ del Trattato CE,il quale attribuisce al diritto in questione un sicuro fondamento normativo,e ne favorisce un ulteriore

diritto in esame non è del tutto incondizionato,nel

sviluppo e ampliamento. Tuttavia il senso che l’ articolo 18 lo riconosce – fatte eccezioni le limitazioni e

le condizioni previste dal presente Trattato e dalle disposizioni adottate in applicazione dello stesso. Infatti per motivi di ordine pubblico,di pubblica sicurezza o

di sanità pubblica gli Stati membri possono adottare provvedimenti di allontanamento.

IL DIRITTO DI ELETTORATO ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE E DEL PARLAMENTO EUROPEO il diritto di elettor.attivo e passivo al

Parlamento europeo è sganciato dalla cittadinanza europea ma spetta a chiunque risieda stabilmente nello stato di votazione

Contemplato articolo 19,tale

dall’ diritto ,avente natura politica, contiene due paragrafi.

Il primo stabilisce che ogni cittadino dell’ Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ,ha il diritto di voto nelle elezioni comunali. L’ esercizio di

tale diritto richiede che il Consiglio emani delle modalità con le quali esercitarlo. Il secondo paragrafo,parallelamente,si colloca nell’ ottica delle elezioni

europee e quindi della partecipazione del cittadino europeo alla vita politica dell’ Unione europea con particolare riferimento al diritto ,da parte di ogni

cittadino dell’ Unione residente in uno Stato membro,di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede .Anche l’

attuazione di questa disposizione richiede l’ adozione di un atto da parte del Consiglio,il quale stabilisce che questo diritto possa essere esercitato solo una

volta,o nel paese di origine o in quello di residenza. L’articolo 19,par 2,svincola quindi,il diritto di elettorato dal requisito della cittadinanza dello Stato in cui

viene esercitato e esalta la natura sopranazionale del Parlamento.

IL DIRITTO DI PETIZIONE

articolo 21,comma art

Secondo l’ 1,qualsiasi cittadino dell’ Unione ha in diritto di petizione dinnanzi al Parlamento europeo. Questo diritto viene esteso dall’

194 anche ad ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro. Secondo uno e l’ altro articolo la petizione deve

rientrare “nel campo di attività della

Comunità” e ha lo scopo di sollecitare l’ attenzione del Parlamento europeo e sue eventuali iniziative. La petizione può avere un contenuto alquanto vario,da

richieste di informazioni sulla posizione del Parlamento europeo in merito a date questioni,a suggerimenti relativi alle politiche comunitarie o alla soluzione di

specifici problemi,o anche a questioni di attualità.

Per l’ esame delle petizioni viene istituita una commissione permanente del Parlamento europeo ,detta appunto Commissione per le petizioni. Tale

Commissione può decidere di elaborare relazioni o di pronunciarsi in altro modo;dopo di che il Parlamento europeo può adottare risoluzioni,interrogare la

Commissione o il Consiglio.

IL RICORSO AL MEDIATORE EUROPEO

mediatore europeo

Il è un organo individuale e indipendente ,nominato dal Parlamento europeo dopo ogni elezione dello stesso e il cui mandato è

rinnovabile. Il Parlamento non ha alcuna possibilità giuridica di influenzare l’ azione del mediatore ma può solo chiedere alla Corte di giustizia di dichiararlo

dimissionario,qualora abbia commesso una colpa grave o non risponda più alle condizioni necessarie all’ esercizio delle sue funzioni.

Il mediatore ha il compito principale di ricevere le denunce di qualsiasi cittadino dell’ Unione o di qualsiasi persona fisica o giuridica che risiede o abbia la

sede sociale in uno Stato membro,riguardanti casi di cattiva amministrazione nell’ azione delle istituzioni o degli organi comunitari e di cercare ,da un lato, di

riparare l’ eventuale torto subito dal denunziante e dall’ altro di risolvere il problema di cattiva amministrazione sollevato dalla denuncia,nell’ interesse

generale.

Una volta ricevuta la denuncia,o anche di propria iniziativa,il Mediatore,procede alle indagini . Qualora,esso constati un caso di catt.amminis. ne investe l’

istituzione interessata che dispone di tre mesi per comunicarli il suo parere,e trasmette poi una relazione con progetti di raccomandazioni alla stessa e al

denunciante .Se questa non dovesse fornire al Mediatore una risposta soddisfacente ,ossia l’ accettazione delle raccomandazioni,provvederà a inviare al

parlamento europeo una relazione speciale del caso,con eventuali raccomandazioni.

CAPITOLO 5:

LE ISTITUZIONI DELL’ UNIONE E DELLA COMUNITA’ EUROPEA

QUADRO GENERALE DELLE ISTITUZIONI E DEGLI ORGANI

L’ Unione europea dispone di un quadro istituzionale unico,sebbene gli organi che la compongono abbiano funzioni,competenze e poteri diversi. Alcuni di tali

ISTITUZIONI.

organi sono definiti Esse attualmente sono il –PARLAMENTO EUROPEO -IL CONSIGLIO - LA COMMISSIONE – LA CORTE DI GIUSTIZIA

–LA CORTE DEI CONTI.

I rapporti tra queste istituzioni devono corrispondere a quel principio di leale collaborazione stabilito dall’ art.10 del Trattato CE e devono conformarsi al riparto

principio di equilibrio istituzionale.

di competenze tra le stesse istituzioni,riparto dal quale emerge un Nello svolgimento dei rispettivi ruoli del PE,del

politiche),il

Consiglio e della Commissione(istituzioni cosiddette rispetto di tale principio è essenziale e comporta che ogni istituzione eserciti le proprie

competenze nel rispetto delle altre. Le altre istituzioni ,quali la Corte di giustizia e la Corte dei conti si caratterizzano per la loro piena indipendenza,trattandosi

di istituzioni giudiziarie.

L’ apparato organizzativo poi comprende le autorità monetarie,cioè il Sistema europeo di banche centrali,(SEBC) e la Banca centrale europea (BCE) nonché

altri organi bancari,come la banca per gli investimenti.

IL CONSIGLIO EUROPEO art.4 o

Il consiglio europeo è rappresentativo dei governi degli Stati membri; è disciplinato dall’ del Trattato UE e riunisce i Capi di Stato di governo degli Stati

membri e il Presidente della Commissione. Con il Vertice di Parigi del 9-10 dicembre del 1974,tale prassi è stata formalizzata ,nel senso che i Capi di Stato o

di governo ,in un comunicato finale, espressero la loro volontà di riunirsi 3 volte all’ anno per assumere importanti decisioni politiche sul cammino dell’

integrazione europea. Il Consiglio ha una duplice funzione ossia:

1. dibattere le questioni di primaria importanza al livello comunitario e operare scelte decisive al riguardo

2. svolgere attività di consultazione,coordinamento e programmazione nel campo della politica estera.

L’ inserimento nell’ Unione europea del Consiglio è avvenuto con il Trattato di Maastricht del 1992,per cui è considerato come un organo dell’ Unione.

Circa la sua composizione ,essa dipende dalle costituzioni interne agli Stati membri, ed è in base ad esse che dovrà individuarsi chi tra le cariche di Capo di

Stato o capo di Governo ,è posto al vertice dell’ esecutivo per esempio in Italia è presente il presidente del Consiglio dei ministri.

 consensus,che

Il Consiglio si riunisce due volte l’ anno e le decisioni vengono prese di comune accordo,mediante la pratica del permette di riprodurre in un

unico testo l’ intesa raggiunta dai partecipanti,ma anche di registrare eventuali posizioni differenziate sui punti del giorno. Questo procedimento mostra il

carattere diplomatico,

politico e intergovernativo dell’ organo in esame. Gli atti ricavati ,in generale non hanno efficacia giuridica ma ce ne sono alcuni ,formali, che ,al contrario,

sono provvisti di effetti giuridici obbligatori;specialmente nell’ ambito del secondo pilastro (PESC),dove il Consiglio europeo gioca un ruolo determinante.

L’articolo 17,par 1,comma 1,assegna il potere al Consiglio di decidere in merito alla definizione di una politica di difesa comune. In questa norma il termine

decidere non è configurato come un atto obbligatorio quanto piuttosto come un atto esortativo ,come una raccomandazione da parte del Consiglio,verso gli

Stati membri di adottare tale decisione.

Ribadendo, il Consiglio europeo è sottratto in linea di principio a controlli sia politici che giudiziari;Solo nei riguardi del Parlamento è soggetto ad una forma di

controllo in quanto ,dopo ciascuna delle sue riunioni, è tenuta a presentare una relazione ,nonché una relazione scritta annuale sui progressi compiuti dall’

Unione. Il parlamento europeo dibatterà poi in seguito alla relazione ,concludendo il tutto con una risoluzione che non avrà effetti giuridici,ma rilevante sul

piano politico.

IL PARLAMENTO EUROPEO popoli degli Stati membri riuniti nella Comunità,cioè

Il parlamento europeo è rappresentativo dei di tali popoli unitariamente intesi. Ciò rende il parlamento

L’articolo 189

un istituzione prettamente sopranazionale. sancisce che esso non può essere composto da più di 736 membri.

Tale istituzione esisteva già al momento della nascita della CECA ma con il nome di Assemblea parlamentare europea;e nel marzo del 1962 che ,con una

nuova risoluzione si definì Parlamento europeo. Attualmente ,a seguito dell’ ingresso di Bulgaria e Romania nell’ UE, i parlamentari sono diventati 785,ma

solo in via temporanea ,e cioè fino all’ inizio del mandato del Parlamento 2009-2014;infatti l’ Atto di adesione del 25 aprile 2005 stabilisce, all’ art 9,che a

decorrere da questa legislatura(2009-2014,vi sia una nuova ripartizione dei seggi che riconduca il numero dei parlamentari a 736,riducendo il numero degli

Stati maggiori e medi.

In origine il Pal.europeo era composto da delegati che i parlamenti nazionali designavano tra i proprio membri secondo una procedura fissata da ogni Stato

membro. Questo sistema però faceva si che il Parlamento avesse scarsa rappresentatività,in quanto non era l’espressione diretta dei popoli europei,che ne

restavano del tutto estranei. Inoltre gli stessi componenti del PE. essendo anche membri del proprio parlamento nazionale erano indotti a impegnarsi più in

quest’ ultimo che in quello europeo,anche perché all’ epoca,i poteri del PE. erano ben scarsi.

1979,nel

prime elezioni dirette

Le del Parlamento europeo si sono tenute nel momento in cui Il Consiglio, sulla base di un progetto presentato da un

parlamentare,decise di consentire l’ elezione a suffragio universale diretto.

Il procedimento elettorale(art 190 ,par 4) è una procedura alquanto complessa e di tipo convenzionale;è complesso in quanto , l’ elaborazione del progetto

volto a permettere l’ elezione a suf.univ.dir.,richiede una deliberazione unanime del Consiglio,e quindi degli Stati membri che vi sono rappresentati e la

successiva adozione da parte degli Stati membri ,in base alle rispettive disposizioni costituzionali. Secondo il Consiglio,poi, le elezioni devono svolgersi

secondo il metodo proporzionale,nel senso che la procedura elettorale è disciplinata in ciascuno Stato membro dalle proprie disposizioni,ma non devono nel

complesso pregiudicare il carattere proporzionale del voto.

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO

Il Parlamento designa tra i suoi membri –il Presidente,14 Vicepresidenti,5 questori. Essi durano in carica due anni e mezzo,cioè la metà della durata

Conferenza dei presidenti

quinquennale del parlamento stesso. Questi tre membri compongono L’ Ufficio di presidenza. Ulteriori organi sono : - ( Presidente

Conferenza dei presidenti di commissione

del Parlamento e presidenti dei gruppi politici) e - ( presidenti di tutte le commissioni permanenti e

temporanee).Le commissioni permanenti hanno una durata di due anni e mezzo e il loro compito è quello di preparare,istruire e consultare le tematiche sulle

quali dovrà deliberare il Parlamento esprimendosi con risoluzioni,pareri e raccomandazioni. Le commissioni temporanee invece,hanno durata di 12 mesi e

commissioni temporanee d’ inchiesta,incaricate

sono costituite dal Parlamento per una specifica questione. Un esempio è la costituzione di di esaminare

denunce di infrazione o di cattiva amministrazione nell’ applicazione del diritto comunitario. Questi casi

possono essere imputabili sia alle istituzioni,sia agli organi comunitari,che agli Stati membri. La commissione temporanea d’ inchiesta cessa di esistere una

volta consegnata una relazione del caso al Parlamento europeo il quale può assumere le iniziative che ritiene più opportune.

Il parlamento europeo tiene una sessione ordinaria annuale e di riunisce il secondo martedì del mese di marzo;tale sessione ha durata annuale e ogni tornata

ha luogo,di regola,ogni mese. Per quanto riguarda la sede del parlamento,che è fissata d’ intesa comune dai governi degli Stati membri,a Strasburgo,dove si

tengono le dodici tornate plenarie mensili,mentre quelle aggiuntive e le riunioni delle commissioni si svolgono a Bruxelles.

LE FUNZIONI E I POTERI DEL PARLAMENTO EUROPEO

In origine il Parlamento aveva un ruolo meramente consultivo,in quanto il potere di decisione,riguardo ad atti comunitari presentati dalla Commissione,

apparteneva esclusivamente al Consiglio. Oggi, relativamente all’ adozione di atti comunitari l’art. 192 dichiara che il Parlamento europeo partecipa alle

procedure decisionali secondo 4 tipi di partecipazione:-di codecisione,di cooperazione,e tramite la formulazione di pareri conformi o pareri consultivi. Le

prime due procedure sono tipicamente interistituzionali,mentre diversi sono i concetti di parere conforme e consultivo. Quest’ ultimo consiste in una parere

che il Consiglio ha l’ obbligo di chiedere al Parlamento rispetto ad una proposta della Commissione,ma dal quale può anche discostarsiobbligatorio nella

richieste ma non vincolante nell’ adozione per il Consiglio.

Il parere conforme invece ,implica che l’ atto del Consiglio sia adottato validatamente soltanto se il parlamento dà un parere favorevole al progetto dell’ atto.

Tutto ciò mette in evidenza una carenza di democrazia nel parlamento,messa ancora più in risalto dall’ inesistenza di un potere di iniziativa,prerogativa

potere di impulso,,detto

esclusiva della Commissione. Il Trattato di Maastricth del 1992 ha riconosciuto al Parlamento un anche di preiniziativa,nei confronti

della Commissione. Secondo il Trattato,il Parlamento può chiedere alla Commissione di presentare alcune proposte sulle questioni per le quali reputa

necessaria l’ elaborazione di un atto della Comunità. Non si ritiene chela Commissione sia tenuta giuridicamente a dare seguito alla richiesta del parlamento,

ma se ciò non dovesse accadere, questo può esercitare forme di pressione politica in virtù del rapporto fiduciario che lo stesso Trattato CE designa tra le due

istituzioni. POTERI DI CONTROLLO Commissione,il

SIGNIFICATIVI sono invece i del Parlamento sulle altre istituzioni.Nei rapporti con la parlamento esamina , in

seduta pubblica,almeno un mese prima dell’ apertura della sessione del Parlamento,l’attività della Comunità e la relazione generale annuale che la

Commissione è tenuta pubblicare ogni anno. Inoltre essa è tenuta anche a presentare ,assieme alla relazione generale,un programma d’ azione relativo all’

anno successivo,sul quale il Parlamento può esprimere proprie valutazioni,orientamenti ed indirizzi. interrogazioni

Due dei strumenti più incisivi di controllo politico sulla Commissione sono rappresentati dalle cosiddette che possono essere scritte o orali,e

mozione di censura.

dalla Le interrogazioni possono essere presentate dal Parlamento europeo o da singoli deputati e alle quali la Commissione è tenuta a

rispondere oralmente o per iscritto. Per quanto riguarda la mozione di censura ,si si riferisce al potere di provocare le dimissioni della Com. Essa può

considerarsi come una mozione di sfiducia nei suoi confronti,i quanto dalla sussistenza o meno di fiducia tra le due istituzione si può determinare non solo la

caduta della Commissione ma anche la sua nascita. Questa mozione è regolata dall’art 201,e la sua adozione è comunque circondata da molteplici garanzie.

In anzitutto la decisone di mozione deve essere sostenuta da un ampia maggioranza, e cioè dai 2/3 dei voti espressi e che rappresentano la maggioranza dei

componenti;in secondo luogo la mozione deve essere discussa solo dopo averla ben esaminata,e non prima di tre giorni dal suo deposito e infine che la

discussione avvenga con la massima trasparenza .L’ effetto dell’ approvazione della mozione di censura comporta le dimissioni collettive di membri della

commissione,anche se la censura è motivata da alcuni commissari.

CONSIGLIO,anche

PER QUANTO RIGUARDA IL POTERE DI CONTROLLO SUL in questo caso il Parlamento può porre delle interrogazioni,orali o scritte.

Originariamente non esisteva alcun rapporto con il Consiglio,ma l’art 4,3° comma del Trattato UE prevede che anche in questo caso il Consiglio provveda a

Banca centrale europea,organo

presentare al parlamento una relazione dopo ogni sua riunione e anche una annuale. Scarsi poi i rapporti con la di piena

indipendenza rispetto alle istituzioni politiche.

IL CONSIGLIO DELL’ UNIONE EUROPEA

organo intergovernativo L’art 203

Il Consiglio è un composto dagli Stati membri rappresentati. dichiara che il consiglio esprime gli interessi particolari dei

singoli Stati membri ed esso non stabilisce più,come faceva il testo originario ,che ogni governo deleghi un suo membro al Consiglio,o che alle riunioni

partecipino necessariamente ministri dei governi centrali,ma stabilisce che ogni Stato sia rappresentato da una persona a cui è stato attribuito lo Status

ministeriale e che sia abilitata a impegnare il governo dello Stato membro che rappresenta. Gli atti deliberati dal Consiglio sono definiti come atti

organici,cioè imputabili giuridicamente allo stesso Consiglio,e non ai singoli Stati membri. presidenza del consiglio

La sua è variabile,in quanto muta al variare degli argomenti di volta in colta posti al suo ordine del giorno. La è

composizione

esercitata dagli Stati membri a rotazione semestrale,secondo l’ ordine fissato dallo stesso consiglio. Tale ordine non è alfabetico ,ma teso a garantire che

nella terna,formata da ex Presidente,presidente in carica e Stato destinato a subentrare a quest’ ultimo,ci sia la presenza di uno Stato sufficientemente forte.

Attualmente il regolamento interno stabilisce che la Presidenza sia assistita solo dallo Stato che assicurerà la presidenza successiva,in modo da poterla

sostituire tempestivamente laddove fosse necessario o comunque in modo da poter sollevarla da alcuni compiti.

Il Consiglio ha sede a Bruxelles,dove di norma ,tiene le sue riunioni che non sono pubbliche. E’ lo stesso articolo 207 che ,dispone che nel suo regolamento il

Consiglio definisca le condizioni alle quali il pubblico possa o meno accedere ai suoi documenti ,richiedendo anche un maggiore diritto di accesso del

pubblico,quando il Consiglio opera come “legislatore”. COREPER,cioè

funzionamento del Consiglio

Nel un ruolo significativo è svolto dal cosiddetto comitato dei rappresentanti permanenti,istituito dal regolamento

interno nel 1958. Formato dai delegati dei governi degli Stati membri,il COREPER è un organo intergovernativo che si articola in due parti:il Coreper I

composto dai rappresentanti permanenti aggiunti e Coreper II composto dai rappresentanti permanenti tra quali si distribuiscono le materie da trattare.

Il COREPER ha il compito di ricevere dal Consiglio ,la proposta della Commissione,e dopo adeguata istruttoria è posta in discussione nel COREPER al fine di

raggiungere una posizione unanime. Se tale posizione si raggiunge la questione viene scritta al punto A dell’ ordine del giorno del Consiglio il quale l’ approva

senza rimetterla in discussione;se al contrario non si raggiunge una posizione unanime,la questione viene iscritta al punto B dell’ ordine del giorno ,e viene

riesaminata e discussa nel Consiglio e dopo inviata di nuovo al Coreper.

LA VOTAZIONE NEL CONSIGLIO

Il sistema di votazione nel Consiglio è disciplinato dall’ articolo 205 del Trattato UE. Esso prevede tre procedure di voto:

1 2 3

- maggioranza dei componenti nel Consiglio - maggioranza qualificata - unanimità.

1-Le deliberazioni del Consiglio ,secondo l’ articolo ,sono valide se approvate a maggioranza dei membri che lo compongono.

2-Le deliberazioni del Consiglio che richiedono una maggioranza qualificata,sono valide se esse hanno ottenuto almeno 255 voti che esprimono il voto

favorevole della maggioranza dei membri quando debbano essere prese su proposte della Commissione. In altri casi sono valide se hanno ottenuto 255 voti

che esprimono il voto favorevole di almeno 2/3 dei membri.

3-Le deliberazione del Consiglio che richiedono l’ Unanimità sono approvate anche se se ci sono delle astensioni da parte dei membri presenti o

rappresentati.

Ben pochi sono i casi sottoposti al voto a maggioranza;ben più frequenti sono invece quelli a maggioranza qualificata. Quest’ ultima è caratterizzata dal

cosiddetto “sistema di ponderazione”.Questo significa che al voto di ogni Stato membro è assegnato un coefficiente numerico differente ,valutato in base all’

importanza politica,economica,demografica dei paesi(infatti ai 4 grandi,e cioè Itali,Germania,Francia e Regno Unito è assegnato il valore di 29).

Il Par 2 dell’ articolo 205 consiste nel prescrivere una duplice maggioranza:una fondata sulla ponderazione del voto e formata da 255 voti e siccome

attualmente il numero complessivo dei voti ponderati è di 345,la minoranza di blocco ,ossia quella minoranza sufficiente a impedire l’ adozione di un atto,è di

91.Un altra maggioranza è quella consistente nella maggioranza degli Stati membri. In conclusione secondo questa procedura,una deliberazione è adottata

solo se il voto a favore di questa esprima sia 255 voti ponderati,sia i voti di 14 Stati membri.

C’è anche un paragrafo 4 che prevede un ulteriore condizione di adozione della delibera,ossia che le popolazioni degli Stati che hanno votato

favorevolmente ,sommate ra li loro,rappresentino il 62% della popolazione totale dell’ Unione.

3

IL terzo sistema di votazione richiamato dall’ articolo 205,par ,è quello dell’ unanimità. Tale sistema era la regola generale in passato, e il suo ambito di

applicazione è stato ridotto ad ogni modifica dei Trattati. Tra le disposizioni che prescrivono l’ unanimità dei voti si può ricordare le modalità di elettorato dei

cittadini dell’ Unione alle elezioni amministrative e de Parlamento europeo nello Stato membro di residenza:oppure in materia di sicurezza nazionale.

LE FUNZIONI DEL CONSIGLIO

Le funzioni del Consiglio sono indicate nel Trattato CE dall’ articolo 202. Questo articolo collega in anzitutto i compiti del consiglio all’ obiettivo del

raggiungimento degli scopi del Trattato. Esso quindi affida al Consiglio

il coordinamento delle politiche economiche generali degli Stati membri

1) gli Stati sono responsabili della propria politica ma non liberi di

determinarla,dovendola dirigere verso gli obiettivi stabiliti dal Trattato. Il Consiglio è quindi chiamato a coordinarla emanando raccomandazioni

,atti(non vincolanti) e istituendo organi consultivi.

potere decisionale,quale

2) potere di carattere generale in tutte le materie comprese nel Trattato CE. Esso è inteso come potere di adottare atti

vincolanti e deliberazioni non vincolanti,e cioè raccomandazioni. Condividendo questo potere con il Parlamento europeo,anche il Consiglio può

chiedere alla Commissione di studiare ciò che esso ritiene opportuno e di sottoporgli tutte le proposte del caso;richieste che la Commissione non è

obbligato a dare seguito,ma che in virtù del principio di leale collaborazione,dovrebbe quanto meno prendere in esame

competenze di esecuzione

3) delle norme che stabilisce.

LA COMMISSIONE

La Commissione è un istituzione politica dell’ Unione,un organo tipicamente sopranazionale. Essa rappresenta l’ interesse generale della Comunità e gli

elementi che fondamentalmente caratterizzano i suoi membri sono – l’ indipendenza e la competenza - .Se originariamente il numero dei commissari era

Commissione

fissato,oggi questo,a causa dei continui allargamenti della Commissione stessa ,non è più stabilito. L’art. 213 stabilisce però che <<La

comprenda un cittadino di ciascuno Stato membro>>.

Competenza e indipendenza:la prima è oggetto di una valutazione discrezionale da parte dei soggetti che li nominano;la seconda è regolata

invece,dall’articolo 213 ed è anche garantita da un meccanismo sanzionatorio in caso di violazione. I membri infatti,in virtù della propria indipendenza,i

commissari non possono ricevere ,né tanto meno richiedere, istruzioni da alcun governo o organo,ente pubblico o privato che sia. Così allo stesso modo gli

Stati membri devono rispettare tale carattere indipendente e astenersi da qualsiasi tentativo di influenzare le loro decisioni. Un ulteriore dovere per i

commissari è quello di astenersi da qualsiasi altra attività professionale,che sia remunerata o meno e di rispettare gli obblighi derivanti dalla loro carica,per la

durata delle loro funzioni e anche dopo la cessazione di queste,rispettando i doveri di “onestà e delicatezza” nell’ assunzione di determinate funzioni o

vantaggi.

Secondo tale articolo sia il Consiglio che la Commissione stessa possono chiedere alla Corte di giustizia,qualora un commissario violi i propri obblighi o cessi

di esercitare le sue funzioni,di pronunciare le dimissioni d’ ufficio o la decadenza del diritto a pensione o da altri vantaggi sostitutivi.

LA NOMINA ,LA CESSAZIONE E L’ ORGANIZZAZIONE DELLA COMMISSIONE

La disciplina della nomina Trattato di Nizza del 2001.

della Commissione ha conosciuto una lunga evoluzione fino al In origine i membri della Commissione

erano nominati all’ unanimità dai governi degli Stati membri. In seguito si è assegnata tale nomina al parlamento europeo e un ruolo di partecipazione è stato

attribuito al Presidente della Commissione. 5 anni

L’art.214 ,par 1,dichiara che i commissari sono nominati per e che la loro nomina può essere rinnovabile. Il par 2 stabilisce il procedimento di nomina:

Presidente della Commissione,deliberando

In anzitutto -il Consiglio dell’ Unione,riunito a livello dei Capi di Stato o di governo,nomina il a maggioranza

qualificata. La designazione,per essere efficace,deve essere approvata dal Parlamento europeo.

-ogni Stato membro propone ,per entrare a far parte della Commissione,un proprio candidato cittadino.

-il Consiglio,sulla base delle proposte,a maggioranza qualificata,redige l’ elenco dei candidati,assieme al Presidente della Commissione.

-i candidato compaiono dinnanzi alle varie commissioni parlamentari competenti ,in corrispondenza agli incarichi previsti per ciascuno di

loro,per formulare

una dichiarazione e rispondere alle domande.

-IL Presidente presenta poi l’ intero collegio al Parlamento che ha il potere di eleggere o respingere la Commissione formata.

Per quanto riguarda la cessazione della carica di commissario,può avvenire sia per decesso o anche per dimissioni volontarie o d’ ufficio(art 215). Coloro che

si dimettono volontariamente restano in carica sino alla loro eventuale sostituzione;al contrario le dimissioni d’ ufficio sono presentate dalla Corte qualora il

commissario abbia commesso una colpa grave o non risponda più alle condizioni necessarie per lo svolgimento delle sue funzioni. Quando invece le

dimissioni riguardano il Presidente,egli viene sostituito per la durata del suo mandato. L’ articolo 215 riguarda cmq cessazioni INDIVIDUALI e non collettive;

Per quanto riguarda l’ organizzazione,la Commissione si articolo in – direzioni generali - servizi -uffici.

Il Presidente affida ai commissari particolare settori d’ attività;ognuno di essi per espletare le proprie competenze,costituisce dei gabinetti incaricati di

assisterlo. principio di collegialità

Bisogna ricordare che in virtù del che li unisce,gli atti dei singoli commissari ricadono su tutta la Commissione.

Una posizione di primato assume il Presidente:prima di tutto ha un ruolo attivo nella individuazione di candidati alla carica di commissario;in secondo

luogo stabilisce gli orientamenti politici e l’ organizzazione interna della Comm.;spetta a lui la strutturazione e la ripartizione delle competenze ai membri della

Commissioni ,così come la loro modifica;può nominare dei vicepresidenti e inoltre un membro rassegna le proprie dimissioni se il Presidente glielo

chiede(dimissioni forzate).In quest’ ultimo caso ,tale situazione può avvenire se o viene meno il rapporto di fiducia tra il Presidente e il commissario preso in

questione ,oppure se è proprio il Parlamento europeo a non avere più fiducia nei singoli commissari.

LE FUNZIONI DELLA COMMISSIONE

Previste dall’ articolo 211,esse si estendono a tutte le materie che rientrano nelle competenze della Comunità.

vigilare sul rispetto del diritto comunitario,che

1)Uno dei compiti più importanti è quello di comprende sia il Trattato CE che il diritto comunitario derivato

.La Commissione appare in tal caso la custode del Trattato stesso e vigila sulle istituzioni e sugli stati membri. Al potere di vigilanza si affianca un potere di

carattere istruttorio ,secondo il quale la Commissione può raccogliere tutte le informazioni e procedere a tutte le necessarie verifiche ,per l’ esecuzione dei

compiti affidatile. formulare raccomandazioni o pareri

2)Il secondo compito attribuito alla Commissione è quello di nei settori definiti dal Trattato CE. Raccomandazioni e

pareri non sono atti obbligatori,ma alcune volte possono produrre effetti giuridici. dispone di un potere decisionale,non

3)il terzo compito può spartirsi in due parti:-la prima dichiara che la Commissione generale(non ha il potere di

partecipi alla formazione degli atti del Consiglio e del

adottare atti giuridicamente obbligatori);-la seconda parte dichiara che la Commissione

Parlamento europeo. La Commissione detiene infatti il monopolio delle “proposte di atti comunitari”,senza le quali non è possibile avviare i procedimenti di

adozione di tali atti. La forza della proposta è tale che essa ,può si essere respinta ma ove il Consiglio intenda modificarla può farlo solo deliberando all’

unanimità.

4)il quarto compito stabilisce che essa deve esercitare le competenze che le sono conferite dal Consiglio per l’ attuazione delle norme stabilite dallo stesso

Consiglio.

In conclusione si può dire che la Commissione può disporre di un potere decisionale primario,quando esso discende direttamente dal trattato ,e un potere

decisionale secondario o delegato quando deriva da un atto del Consiglio.

L’ articolo 211 non esaurisce le funzione della Commissione;infatti ad essa spetta anche

-l’ esecuzione del bilancio della Comunità,cioè riscossione delle entrate ed erogazione delle spese,anche se non ha il potere autonomo di decidere come

impegnare le spese

-la gestione di alcuni fondi,come per esempio il Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia,il Fondo sociale europeo

-la rappresentanza della Comunità

-il potere di instaurare relazioni di tipo diplomatico con Stati terzi.

LA CORTE DI GIUSTIZIA E GLI ALTRI ORGANI GIUDIZIARI

Essa ,originariamente,era l’ unica istituzione giudiziaria delle Comunità europee con competenze e funzioni tali da assicurare il rispetto del diritto comunitario.

Tribunale di primo grado,che

Successivamente ,con una decisione del Consiglio del 24 ottobre 1988,fu istituito un secondo organo giudiziario,il pur non

avendo acquistato il rango di “istituzione” ,è stato formalmente inserito nei Trattati,e insieme alla Corte di Giustizia è menzionato dall’ art.220. Il tribunale è

stato creato per due esigenze:sia per decongestionare la Corte di giustizia rispetto ai smisurati ricorsi che rischiava di minarne l’ efficienza e la

funzionalità;sia per garantire un doppio grado di giurisdizione,con il diritto di impugnare la sentenza del Tribunale dinanzi alla Corte di giustizia.

Riguardo alla prima esigenza,la creazione del tribunale si è rilevato cmq insufficiente,soprattutto perché i ricorsi sono aumentati notevolmente e anche per la

fiducia sempre più accresciuta ,riposta nella Corte da parte degli Stati membri,istituzioni europee,giudici e avvocati. Al fine di alleggerire così il peso del

contenzioso della Corte ,il Trattato di Nizza ha previsto nell’ articolo 220,che al Tribunale di primo grado possono essere inoltre affiancate,camere

giurisdizionali incaricate di esercitare ,in alcuni settori specifici,competenze giurisdizionali previste dal Trattato stesso.

Sulla base di questa disposizione è stata creata una camera giurisdizionale e cioè il Tribunale della funzione pubblica dell’ UE,competente a pronunciarsi in

primo grado sulle controversie tra le Comunità e i loro agenti. Contro le sue decisioni può essere proposta impugnazione al Tribunale di primo grado

che,qualora ci siano gravi rischi che l’ unità o la coerenza del diritto comunitario siano compromesse,può far riesaminare alla Corte di giustizia le sue

decisioni.

La Corte di giustizia è composta da un giudice per ogni Stato membro. I giudici sono nominati dagli Stati di comune accordo per sei anni e il loro mandato è

rinnovabile .Essi tuttavia non rappresentano tale Stato. Infatti l’ art. 223 che regola la loro nomina recita che i giudici devono essere scelti

tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza e……. che siano giureconsulti di notoria competenza>>

<<

I giudici poi,designano tra di loro ,il Presidente per tre anni(rinnovabili);la la relazione generale annuale Corte nomina il cancelliere ,fissandone lo

Statuto(stabilito con un protocollo separato dal Trattato CE,ma avente lo stesso valore giuridico).La Corte di giustizia è assistita poi da 8 avvocati generali,il

cui numero può essere aumentato dal Consiglio,all’ unanimità,su richiesta della Corte. L’art 222 descrive il ruolo dell’ avvocato generale,ossia quello di

presentare pubblicamente,in piena indipendenza e in assoluta imparzialità,conclusioni sulle cause sottoposte alla Corte ,per assistere quest’ ultima nell’

adempimento della sua missione,cioè quella di garantire il rispetto del diritto.

LA CORTE DEL CONTI non giurisdizionale,e

Essa nasce come un organo di individui ,di natura nasce allo scopo di assicurare un controllo finanziario esterno alle singole

istituzioni,dal momento che le Comunità venivano a dotarsi di un sistema di finanziamento autonomo(risorse proprie)grazie ai contributi da parte degli Stati

membri.

La Corte dei conti è composta da un cittadino per ogni Stato membro,nominati per sei anni dal Consiglio a maggioranza qualificata,su proposta di ciascun

Stato membro e previa consultazione del Parlamento europeo. Per ricoprire questo incarico ,sono scelti personalità che fanno parte delle istituzioni di

controllo esterno o che posseggono una qualifica specifica per tale funzione,e che offrono tutte le garanzie di indipendenza.

di assicurare il controllo finanziario della Comunità

La sua funzione principale è quindi quella esaminando i conti di tutte le entrate e le spese. Il suo

controllo riguarda la legittimità e la regolarità delle entrate e delle spese si estende al dovere di accertarsi della sana gestione finanziaria. Nell’ esercizio della

sua funzione ,la Corte dispone di strumenti di indagine incisivi la possibilità di controllare i documenti mediante sopralluoghi presso le altre istituzione della

Comunità,nei locali di qualsiasi organismo che gestisce le entrate e le spese per conto della Comunità ,e negli Stati membri. La Corte dei Conti assiste il

Parlamento europeo e il Consiglio nella loro attività di controllo sull’ esecuzione del bilancio

Uno dei principali risultati della funzione di controllo finanziario consiste nella “dichiarazione di affidabilità dei conti” ,nonché “”,redatta dopo la chiusura di ogni

esercizio finanziario e trasmessa alle altre istituzioni europee. Entrambe sono oggetto di esame da parte del Parlamento.

La Corte dei conti ha anche una funzione consultiva,nel senso che può dare pareri su richiesta di una delle altre istituzioni della Comunità. Si tratta di pareri

facoltativi cioè che non si è obbligati a richiederli. CAPITOLO 6:

I PROCEDIMENTI INTERSITITUZIONALI

IL FINANZIAMENTO DELLA COMUNITA’

Per lo sviluppo e la vita della Comunità molto importanti sono:

1. il bilancio

2. l’ adozione degli atti comunitari

3. la conclusione degli accordi internazionali della CE. ultime devono risultare in pareggio principio di equilibrio.

IL BILANCIO: è composto dalla entrare e dalle spese .Quest’ Diversa è la disciplina che determina

quali sono le entrare e quali le spese. Infatti ,mentre le spese sono decise dal Parlamento europeo ,le entrate sono invece decise dai governi degli Stati

bilancio ,fatte salve le altre entrate,è finanziato integralmente tramite risorse

membri. In proposito l’art 269 stabilisce che <<il

proprie>>.Originariamente il finanziamento della CEE e della CEEA proveniva da contributi obbligatori degli Stati membri. Con la decisione del Consiglio del

un sistema di risorse proprie,secondo

21 aprile 1970,è avvenuto il passaggio a cui sono le Comunità che decidono,in maniera autonoma le proprie fonti di

indipendenti

finanziamento ,senza dipendere più dai pagamenti dei contributi degli Stati membri,rendendole quindi completamente rispetto a questi ultimi.

Tuttavia,nonostante l’ autonomia e l’ indipendenza delle Comunità,il procedimento con il quale si decidono le fonti e la misura delle risorse(delle entrate)

implica sostanzialmente un accordo tra gli Stati membri. L’ art 269 richiede ,per quanto riguarda le decisioni sulle entrate delle Comunità,l’ unanimità del

Consiglio ,il quale raccomanda l’ adozione di tali disposizioni ,relative al sistema delle risorse proprie da parte degli Stati membri. Nonostante

però gli Stati membri non possano rifiutarsi di finanziare le Comunità ,essi hanno ,di contro,il potere di decidere quali risorse destinare ad esse(NO PIENA

INDIPENZA DELLE COMUNITA’). Il Parlamento in questo procedimento ha un ruolo meramente consultivo e marginale.

I PRINCIPI RELATIVI AL BILANCIO

La formazione del bilancio deve conformarsi ad alcuni principi:-

Principio delle unità del bilancio:nel

1. bilancio devono essere comprese tutte le entrate e le spese .Ci sono xò delle eccezioni,come x es ,il

finanziamento per il Fondo europeo di sviluppo, quello relativo alle tante agenzie create dalla CE,e anche le spese derivanti da operazioni rientranti

nel settore militare e della difesa

Principio dell’ universalità del bilancio:l’insieme

2. delle entrate deve coprire indistintamente l’ insieme delle spese senza possibilità di destinare

determinate entrate alla copertura di alcune spese specifiche.

Principio dell’ annualità:

3. il bilancio deve contenere tutte le entrate e le spese previste per l’ anno al quale si riferisce. Si fa eccezione per i programmi

o le azioni comunitarie che sono destinate a realizzarsi in un arco di tempo pluriennale.

Principio della specializzazione:

4. le risorse del bilancio sono affidate alla gestione solo per gli scopi previsti dal bilancio stesso e per quelli precisati

in modo dettagliato nelle linee del bilancio

Principio del pareggio:

5. entrate e spese devono risultare in pareggio. Ciò limita la possibilità di manovra delle istituzione europee nell’ approvazione

del bilancio. Infatti la Commissione ,prima di presentare proposte di atti comunitari o adottare misure di esecuzione che possono avere incidenze sul

bilancio deve assicurarsi che tali proposte e misure possano essere finanziate entro i limiti delle risorse proprie della Comunità.

Principio della buona gestione finanziaria:

6. al quale devono attenersi sia la Commissione che cura l’ esecuzione del bilancio,sia gli Stati nel

cooperare con la Commissione. Tale principio pone le cosiddette “tre e”,cioè i principi di economia,efficacia ed efficienza.

principio di economiai

Secondo il mezzi impiegati sono resi disponibili nella qualità e nella quantità appropriate e al migliore prezzo

principio di efficienzadeve

Secondo il essere ricercato il miglior rapporto tra mezzi impiegati e risultati conseguiti

principio di efficacia

Secondo il devono essere raggiunti i specifici obiettivi fissati e conseguire i risultati attesi.

L’APPROVAZIONE E L’ ESECUZIONE DEL BILANCIO

L’ approvazione del bilancio è disciplinata dall’art 272,il quale fa del Parlamento europeo e del Consiglio i due rami dell’ autorità del bilancio. In anzitutto la

Commissione prepara un progetto preliminare di bilancio,basato su uno stato di previsione delle proprie spese elaborato da ciascuna istituzione delle

Comunità entro il 1°luglio. La Commissione ,entro il 1°settembre antecedente l’ anno di riferimento,presenta tale progetto al Consiglio,il quale se ne può

anche discostare. Dopo di che ,a maggioranza qualificata,lo stesso Consiglio stabilisce il progetto di bilancio e lo invia al Parlamento europeo entro il 5

ottobre. Entro i successivi 45 giorni ,il Parlamento può approvare il progetto o dissentire. Nel primo caso il bilancio viene adottato,adozione che avviene anche

quando il Parlamento entro i 45 gg non abbia rivisto il progetto o proposto modificazioni(c.d silenzio – assenso).Nel secondo caso, si fa una distinzione

fondamentale ossia quella tra – SPESE OBBLIGATORIE E –SPESE NON OBBLIGATORIE. Le prime sono le spese derivanti obbligatoriamente dal Trattato

o dagli atti adottati a sua norma. Per queste spese,il Parlamento può proporre modificazione ma l’ ultima parola spetta al Consiglio . le seconde ,che non

sono imposte dal Trattato o da atti comunitari,sono decise discrezionalmente dalle due autorità di bilancio ma il Parlamento ha l’ ultima parola e ha il potere di

presentare i propri emendamenti al progetto di bilancio. Il progetto con gli emendamenti(alle spese non obblig) e le proposte di modificazione (alle spese

obblig) sono trasmesse al Consiglio che entro 15 giorni può:

 accettare gli emendamenti e le proposte di modificazione del Parl. in tal caso il bilancio è approvato

 alle spese obblig.

 non accettare e quindi respingere o modificare le proposte di modificazione del Parl. relative Qualora queste proposte comportino

un aumento dell’ importo globale delle spese di un istituzione e il Consiglio non si esprime per accettare tali proposte ,allora avviene il c.d. SILENZIO-

RIGETTO, ossia si rigettano le proposte. Se invece esse non comportano il suddetto aumento,e il Consiglio non si esprime ,allora avviene il c.d

SILENZIO-ASSENSO.

Quindi è il Consiglio ad aver l’ ultima parola sulle spese obbligatorie.

emendamenti

Quanto agli del Parlamento riguardo alle spese non obbligatorie,il Consiglio può modificarli ma la sua decisione non è definitiva. Esso infatti

deve

trasmettere il progetto modificato al Parlamento e se questi entro 15 gg dalla comunicazione dell’ ultimo progetto da parte del Consiglio,non si pronuncia il

bilancio viene definitivamente adottato SILENZIO-ASSENSO. Quindi per le spese non obbligatorie l’ ultima parola è del Parlamento .

Se invece il bilancio non viene adottato entro il 1°gennaio,le spese vengono erogate secondo il regime dei dodicesimi,in base al quale le spese effettuate

mensilmente non possono superare un dodicesimo dei crediti aperti nel bilancio dell’ esercizio precedente,né un dodicesimo di quelli previsti nel progetto di

bilancio in preparazione.

Una volta che il bilancio sia stato approvato,la sua esecuzione ,e cioè l’ erogazione delle spese e la riscossione delle entrate,è di competenza della

Commissione che lo esegue sotto il controllo finanziario della Corte dei conti.

L’ ADOZIONE DEGLI ATTI COMUNITARI

Il secondo procedimento interistituzionale è quello relativo all’ adozione degli atti comunitari o procedimento “legislativo”.Le procedure di adozione degli atti

comunitari,in linea di principio,possono essere 3: -procedura di consultazione – procedura di cooperazione - procedura di codecisione. Questa classificazione

si fonda sul differente ruolo che le tre istituzioni politiche svolgono nell’ ambito di ciascuna procedura.

LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE tutte e 3 le procedure sono accomunate dal fatto che prima di procedere,ci deve esse una FORMALE

PROPOSTA da parte della Commissione,in assenza della quale non è possibili avviare nessun tipo di procedura decisionale. La proposta della Commissione

va preparata non solo dopo delle riflessioni della stessa commissione,ma anche dopo segnalazioni,sollecitazioni,dialoghi con gli ambienti sociale e gruppi di

interesse,che gli consente di tenere conto delle reali esigenze ,delle aspettative degli ambienti sociali nei quali gli atti comunitari sono destinati a produrre

effetti.

Il potere esclusivo di proposta della Commissione è rafforzato dalla disposizione dell’ art 250,par 1,la quale fa notare che il Consiglio ,può si respingere la

proposta della Commissione,laddove non si formi xò ,nello stesso Consiglio, la maggioranza richiesta per l’ adozione in atto,ma LA SUA ,MODIFICAZIONE

da parte del Con. non è possibile,ameno che non si deliberi all’ unanimità. Anche il par 2 rafforza il potere della Commissione nella fase di proposta in quanto

le consente di modificarla ,ovviamente per cercare di avere il consenso delle altre due istituzioni,Parlamento e Consiglio,che con lei ,sono competenti nel

processo decisionale.

La Commissione può anche ritirare la proposta laddove dopo aver rivalutato gli interessi della Comunità ritenga la stessa superflua.

LA PROCEDURA DI CONSULTAZIONE

Tale procedura è caratterizzata dalla partecipazione del Parlamento a titolo consultivo. Una volta formulata la proposta ,questa viene trasmessa al Consiglio,il

quale chiede in proposito il parere del Parlamento. Emesso tale parere il Consiglio decide o meno se adottare l’ atto. Ci sono casi in cui però non è prevista la

consultazione del Parlamento ,come per esempio: - nell’ attuazione del mercato interno , - nella definizione della tariffa doganale comune - in disposizioni

circa la navigazione marittima e aerea o anche nelle misure sui movimenti di capitali con Paesi terzi. IL Trattato prevede invece più spesso,casi in cui la

CONSULTAZIONE E’ OBBLIGATORIA per l’ adozione di provvedimenti contro le discriminazioni , in materia di diritti elettorali o in materia di politica

agricola comune.

L’ obbligo di consultazione al Parlamento comporta che ,in caso di mancata con sul., l’ atto eventualmente emanato dal Consiglio sia considerato illegittimo

per “violazione delle forme sostanziali” . comportando quindi la nullità dell’ atto considerato da parte della Corte di giustizia. Importante è che l’ obbligo di cui si

parla non deve esaurirsi alla sola richiesta di parere del Consiglio al Parlamento,ma è necessario che ,prima di emanare un atto,il Consiglio attenda che il

Parlamento abbia effettivamente espresso la sua opinione ,della quale bisogna tenere conto.

La procedura di parere obbligatorio implica ancora che, qualora il Consiglio o la Commissione modifichi la proposta in modo sostanziale e cioè quando essa

viene realmente mutata rispetto a quella già esaminata,deve essere richiesto il parere del Parlamento.

LA PROCEDURA DI COOPERAZIONE

Regolata dall’ art 252 e introdotta con L’ Atto unico europeo del 1986 è la seconda procedura ,detta di cooperazione. L’ inizio della procedura è uguale alla

consultazione obbligatoria;una volta ricevuto il parere del Parlamento ,il Consiglio non adotta definitivamente l’ atto,ma,a maggioranza qualificata,adotta una

“posizione comune”.Quest’ ultima è comunicata ,assieme alla posizione della Commissione a riguardo,al Parlamento,il quale è chiamato a pronunciarsi in

proposito. Se entro 3 mesi il Parlamento approva la posizione comune ,o non si pronuncia proprio,il Consiglio può adottare l’ atto ;Se al contrario la respinge il

Consiglio lo può adottare solo all’ unanimità. nuovi emendamenti

Ci può essere un terzo caso ,oltre alla approvazione o al rigetto,ossia la proposta da parte del Parlamento di alla posizione comune. In

tal caso la Commissione è chiamata a riesaminare la proposta in seguito agli emendamenti;quindi trasmette la proposta riesaminata e il suo parere in merito

al Consiglio .Questo

provvede ad una seconda lettura.In questa fase il Consiglio può accettare gli emendamenti del Parlamento non recepiti dalla Commissione solo all’ unanimità.

IN definitiva si può dire che questa procedura si differenzia dalla prima in quanto il Parlamento ha il potere di “doppia lettura”la proposta della Commissione

e quindi della posizione comune del Consiglio e il potere di obbligare quest’ ultimo a deliberare all’ unanimità qualora intenda adottare una posizione comune

respinta dallo stesso Parlamento.

LA PROCEDURA DI CODECISIONE

IN questa procedura si può notare un allineamento dei poteri del parlamento rispetto al Consiglio. La procedura di codecisione è stata introdotta con il

prima fase

Trattato di Maastricht del 1992 ed è regolata dall’ art 251. Essa prevede due fasi nella lettura del testo da esaminare :la è di conciliazione tra i

seconda è la fase

rappresentanti delle due istituzioni in caso di disaccordo e la della decisione definitiva che avviene solo se il parlamento e il Consiglio

hanno raggiunto un pieno accordo sul medesimo testo. La procedura di codecisione è quella più ampiamente prescritta.

Questa procedura si differenzia molto dalle altre. Parte dalla proposta della Commissione,che è inviata contemporaneamente sia al Parlamento che al

Consiglio,così da favorire un confronto tra le due istituzioni. Sulla proposta prima ,esprime il suo parere il Parlamento e poi il Consiglio deliberando a

maggioranza qualificata. Quest’ ultimo può giungere a tre diverse decisioni: 1-può adottare l’ atto se approva tutti gli eventuali emendamenti alla proposta

contenuti nel parere del Parlamento 2- può adottare l’ atto se il Parlamento non ha proposto alcun emendamento 3- nel caso non concordi con il Parlamento,il

Consiglio non adotta l’ atto ma una posizione comune che trasmette al Parlamento.

In tal caso il Parlamento è chiamato a pronunciarsi in seconda lettura,entro 3 mesi ,sul testo rielaborato nella posizione comune del Consiglio. Anche in

questo caso si aprono 3 possibilità: 1 – può approvare la posizione comune,anche tacendo,e quindi l’ atto si considera adottato nel testo contenuto nella

posizione comune 2- può respingere, a maggioranza assoluta, la posizione comune e in tal caso l’ atto non si adotta 3- può proporre emendamenti alla

posizione comune e il testo emendato è comunicato al Consiglio,nonché alla Commissione. E’ ora il Consiglio che torna in seconda lettura sull’atto proposto.

Se entro 3 mesi approva tutti gli emendamenti del parlamento deliberando all’ unanimità,l’ atto è approvato nel testo risultante dagli emendamenti .In caso

contrario si apre una procedura di conciliazione. Viene convocato dal Presidente di turno del Consiglio,d’ intesa con il presidente del Parlamento,un comitato

di conciliazione , composto da rappresentanti del consiglio e rappresentanti del Parlamento , chiamati a giungere ad un accordo su un testo comune

approvato a maggioranza qualificata dai rapp.del Consiglio e a maggioranza dai rapp. del Parlamento.

In veste di conciliatore ,contribuisce alla ricerca dell’ accordo La Commissione. IL CUORE DELLA PROCEDURA è proprio la ricerca di UN ATTO

CONDIVISO

tra il parlamento e il Consiglio e quindi non vale la regola secondo cui l’ atto può essere adottato se il Consiglio vota all’ unanimità.

LA CONCLUSIONE DI ACCORDI INTERNAZIONALI E LA COMPETENZA DELLA CE

L’ ultimo procedimento interistituzionale da considerare è quello di stipulazione da parte della Comunità europea di accordi internazionali con Stati terzi o con

altre organizzazioni internazionali. Il Trattato CE. pone una disciplina che riguarda la competenza della Comunità a stipulare tali accordi,il procedimento di

stipulazione,il ruolo che in esso hanno le diverse istituzioni e infine gli effetti giuridici degli accordi nell’ ordinamento comunitario.

Per quanto riguarda la competenza della CE a stipulare accordi ,i principi normativi sui quali la Corte riconosce tale competenza sono rappresentati :- dal

riconoscimento della personalità giuridica della Comunità europea(art 281) ; -dalla teoria dei poteri impliciti ;- dall’ obbligo di leale collaborazione tra gli Stati

membri e la Comunità.

Dall’ art 281,la Corte ha quindi desunto che la Comunità ha la competenza di stipulare accordi sul piano esterno,in tutte le materie nelle quali ha la

competenze di adottare atti normativi sul piano interno. Se non si riconoscesse tale competenza,ci sarebbe il rischio che gli Stati menbri,stipulando essi stessi

accordi con paesi terzi pregiudichino la normativa comunitaria. La disposizione che attribuisce personalità giuridica alla Comunità(art 281) ,enuncia quindi il

principio del parallelismo delle competenze (in virtù del quale ,ogni qual volta la Comunità ha il potere di adottare una normativa al proprio interno essa è

provvista anche del potere di concludere accordi sul piano esterno,con Stati terzi o organizzazioni internazionali )

esclusiva o concorrente

Inoltre la competenza può essere con quella degli Stati membri.

competenza esclusiva solo

Nelle materie di la Comunità ha il potere di concludere accordo internazionali salvo la possibilità che sia la Comunità ad

autorizzare gli Stati membri a concludere specifici accordi.La competenza esclusiva riguarda la politica commerciale e la gestione e conservazione delle

risorse biologiche marine.

di competenza concorrente

Nelle materie il potere di concludere accordi internazionali coesiste con quello degli Stati membri. Anche in tal caso però gli Stati

membri devono esercitare i propri poteri in modo da non compromettere i fini delle Comunità,in virtù del principio di leale collaborazione.

CAPITOLO 7:

LE FONTI DELL’ ORDINAMENTO COMUNITARIO

CARATTERI GENERALI

l’ ordinamento giuridico comunitario è riconducibile ad una pluralità di fonti:

FONTI PRIMARIE FONTI DI DIRITTO COMUNITARIO ORIGINARIO:

O

 Il Trattato istitutivo CE e successivi trattati che lo hanno modificato e integrato

 i Protocolli allegati al Trattato e che fanno parte integrante di esso

 disposizioni contenute in accordi e atti di adesione con Stati membri

ACCORDI INTERNAZIONALI DELLA CE

FONTI SECONDARIEO FONTI DI DIRITTO COMUNITARIO DERIVATO

 REGOLAMENTI

 DIRETTTIVE atti obbligatori che le istituzioni comunitarie hanno il potere di emanare

 DECISIONI

Tra le fonti primarie e secondarie c’è un vero e proprio rapporto gerarchico;le seconde infatti sono subordinate alle prime. Ciò significa che esse ,per essere

valide ,non devono violare il Trattato ,ne modificare o abrogare le disposizione contenuti nei trattati istitutivi

IL TRATTATO CE.

Il internazionale”

Trattato CE ,da un punto di vista formale ,nasce come un “accordo e come tale è soggetto alle regole del diritto internazionale generale.

Tuttavia ,da un punto di vista sostanzialistico,nella misura in cui,esso dà vita ad un ente,ad un organizzazione internazionale,stabilendo i suoi fini ,le sue

regole di funzionamento,il suo apparato istituzionale e i suoi poteri,si pone anche come L’ ATTO COSTITUZIONALE di base di tale ente.

Il carattere costituzionale del Trattato CE si accentua anche dal fatto che esso dà vita ad un ente sopranazionale a favore del quale gli Stati membri hanno

rinunciato alla propria sovranità e il cui ordinamento giuridico riconosce come soggetti giuridici non solo gli Stati membri ma anche i loro cittadini .

disposizioni,il EFFICACIA DIRETTA

Da tale riconoscimento discende che cui contenuto è chiaro-preciso e incondizionato,possono avere ,o effetti

 diretti,nel senso che sono idonee ad attribuire ai singoli dei diritti;tali diritti possono essere esercitati da quest’ ultimi nell’ ambito dell’ ordinamento degli

Stati membri ,e per la cui tutela possono anche rivolgersi ai tribunali degli Stati membri.

APPLICABILITA’ DIRETTA.

Bisogna distinguere però il concetto di EFFICACIA DIRETTA E quello di Quest’ ultimo concetto implica che disposizioni

aventi applicabilità diretta,possono essere immediatamente applicati all’ interno degli Stati senza bisogno di mediazione degli stessi ,o meglio senza

bisogno di un atto di esecuzione o adattamento all’ ordinamento da parte loro.

Spesso questi due termini si sono sovrapposti.

In realtà essi si differenziano non solo da un punto di vista concettuale(in quanto l’ efficacia diretta si riferisce ad una qualità soggettiva della

disposizione e l’ applicabilità diretta ad una qualità oggettiva ),ma si differenziano da un punto di vista soprattutto pratico perché quest’ ultimo non

attribuisce nessun tipo di diritto. semmai obblighi per gli Stati.

Inoltre gli effetti diretti operano nei rapporti tra Stati membri e singoli effetti diretti verticali

nei rapporti tra privati effetti diretti orizzontali

PRINCIPI GENERALI DI DIRITTO COMUNITARIO

non espressamente dichiarati nelle disposizioni del Trattato,al

I principi generali di diritto comunitario sono principi contrario per esempio del Principio di

sussidiarietà o quello di non discriminazione in base alla nazionalità;ma sono principi che hanno ORIGINE PRETORIA,cioè non derivanti da disposizioni ma

frutto della giurisprudenza creativa della Corte. Essi ,sono quindi principi NON SCRITTI per cui la Corte non si preoccupa di giustificarne l’ origine o il

fondamento.

Bisogna aggiungere però,che essi muovono sempre nella trama del diritto comunitario. Alcuni di essi ,inoltre,partono proprio da disposizioni specifiche.

Esemplare è il caso del principio di “leale collaborazione” contenuto nell’ art 10,quale dovere degli Stati nei confronti delle istituzioni. La Corte ha rinvenuto

che tale principio fosse la manifestazione di un principio generale estendibile tra le stesse istituzioni comunitarie e addirittura a carico delle istituzioni e a

favore degli Stati.

I principi generale operano,in genere, nei confronti delle istituzioni e perciò esse sono chiamate a rispettarli. Qualora quindi esse emanassero atti in

contrasto con tali principi ,gli atti in questione potrebbero essere ritenuti invalidi e suscettibili di annullamento da parte della Corte.

I principi generali

-possono nascere per esempio dal raffronto tra ordinamenti tra Stati membri

-possono trovarsi nella logica giuridica e nelle esigenze di giustizia sostanziale

( principio della certezza del diritto e principio di legittimo affidamento)

GLI ACCORDI INTERNAZIONALI DELLA CE


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Caffaro Susanna Maria.

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