Capitolo I - Lo sviluppo dell'illuminismo
Dagli inizi del XVIII secolo, filosofi, artisti e politici presero coscienza dell'importanza dell'insegnamento. L'educazione non è più intesa come apprendimento di convenzioni e regole comportamentali da parte di classi sociali destinate a confermare un ordine gerarchico precostituito e immutabile, ma come uno strumento in grado di formare in ogni individuo un bagaglio di conoscenze prese dall'ambiente. Si riconosce, quindi, all'uomo la potenzialità di apprendere e di operare con spirito critico nei confronti della realtà.
Inghilterra e il cambiamento sociale
L'Inghilterra è il luogo dove maggiormente si diffonde l'idea che la vita umana si costruisce a poco a poco grazie all'educazione. Nel XVII secolo due rivoluzioni portarono, nel 1688, alla nascita della monarchia parlamentare in anticipo rispetto al resto d'Europa. Eliminato il regime feudale, la classe borghese in ascesa dà vita a un rinnovamento non solo politico, ma anche economico, incrementando la produzione e il commercio.
Denis Diderot, scrittore e filosofo francese, affermò che istruire una nazione significava civilizzarla, e si delineano due tendenze: una che pone l'accento sull'efficacia dell'educazione sull'umanità nel suo complesso, e lo Stato non deve, quindi, limitare i giovani alla comunità nazionale, ma sviluppare in essi il senso di appartenenza alla "grande famiglia umana". La seconda tendenza ribadisce, invece, la responsabilità dello Stato in quanto il potere politico è tutore del bene pubblico e quindi l'educazione pubblica deve operare per migliorare il benessere dei cittadini creando un nuovo spirito civico, cioè un diverso legame tra lo Stato e il cittadino.
La Francia di Luigi XIV
In Francia, intanto, vi era al potere Luigi XIV, determinato a ristabilire un indiscusso potere centrale e a porre sotto il diretto controllo dello Stato anche la produzione artistica e manifatturiera, e quindi le accademie d'arte e le scuole d'arte decorativa. Con la creazione della "Manifattura Reale", organismo che riuniva diverse fabbriche, Luigi XIV incrementa la produzione e il commercio di prodotti d'arte e avvia una scuola di arte decorativa di prima grandezza: nella Manifattura viene infatti creato uno stile applicabile a ogni oggetto prodotto, immediatamente riconoscibile e riconducibile all'immagine che il re e i suoi ministri volevano dare alla Francia e della Francia, anche in campo artistico e culturale.
Importante, anche, l'Accademia Reale di pittura e scultura di Parigi che, fondata nel 1648, vede, con Luigi XIV, consolidarsi il suo ruolo di guida nella formazione degli artisti. Si riconosce un valore importantissimo all'educazione, sia culturalmente che politicamente. Si assiste all'aumentare di istituti culturali che prendono il posto delle scuole religiose diventando scuole pubbliche e in questo si inserisce anche il settore delle arti, con la fondazione e la ristrutturazione delle Accademie.
L'apprendimento del "bello" diventa un fattore fondamentale nel processo educativo e in questa convinzione si moltiplicano le scuole destinate all'insegnamento artistico. Nella diffusione delle Accademie d'Arte si hanno dei punti in comune tra i diversi istituti: innanzitutto i programmi sono elaborati per impartire un insegnamento sia tecnico che teorico ai giovani artisti e fornire loro una cultura aggiornata sulle nuove teorie artistiche. Vengono istituiti concorsi accademici ed esposizioni che favoriscono i contatti internazionali e permettono agli studenti di conoscere molteplici esperienze europee. Nelle accademie si moltiplicano i corsi destinati alla formazione degli artigiani.
La ricerca di un linguaggio universalmente adottato e applicabile, in grado di rispecchiare le nuove teorie artistiche che, diffondendosi in maniera omogenea in Europa, rende le accademie istituti riconosciuti sia come centri di formazione artistica, sia enti promotori del nuovo corso artistico. Le Accademie si impongono anche come strumenti capaci di potenziare l'assetto economico dello Stato, contribuendo a sviluppare il commercio, in virtù di un migliore insegnamento del disegno che migliora la qualità dei prodotti manifatturieri, con la possibilità di accrescere la produzione nazionale degli oggetti d'arte e quindi di incrementarne l'esportazione.
L'uomo e la natura
In questo periodo un ruolo importante è svolto dalla "Natura" che è l'ambiente in cui l'uomo opera ed è soggetta ai suoi interventi. Vi è una nuova visione artistica della Natura ed emerge una natura che, come fonti di ispirazione, se lasciata a se stessa, non può raggiungere la perfezione. Occorre, infatti, che l'uomo intervenga e la educhi ad esser "naturale", secondo la concezione di "naturalezza" che si stava diffondendo nel '700, cioè spontanea, ma guidata dalla ragione e dal gusto.
L'uomo deve quindi intervenire per selezionare e riaggregare quegli elementi in grado di manifestare la bellezza che esiste nella natura. Si cerca nelle manifestazioni naturali quella bellezza a cui ispirarsi. L'artista con il suo intervento di scelta e aggregazione potrà esprimerne la vera armonia.
Il pensiero illuminista
Nel XVIII secolo si ha un rinnovamento culturale che punta alla rivalutazione dell'uomo nei suoi rapporti con il mondo circostante. Con i lumi della ragione l'Illuminismo pone le capacità dell'individuo in primo piano sia in campo giuridico negando il diritto divino, sia in campo economico reclamando la libera circolazione delle merci, sia in campo intellettuale affermando la funzione della ragione e della scienza come soli strumenti di conoscenza e di emancipazione dalle superstizioni.
L'ideale illuministico trova la sua espressione più significativa e il suo veicolo di divulgazione nella pubblicazione dell'"Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers", editi a Parigi tra il 1751 e il 1772. Nonostante questo genere di pubblicazioni fosse già diffuso nel corso del '700, questa si distingue per l'intento che la anima che è rompere con la cultura tradizionale e con il conservatorismo politico e religioso che avevano strutturato il sapere e la vita sociale su una sequenza di gerarchie incontestabili.
La riorganizzazione dell'intero patrimonio culturale occidentale non ha più il significato di semplice classificazione, ma un primo approccio scientifico e razionale con l'esistenza al fine di eliminare definitivamente pregiudizi e gerarchie. Scienze teoriche e sperimentali, arti e artigianato e mestieri, si susseguono nelle numerosissime voci redatte per la prima volta da specialisti con precisione di linguaggio e corredate con immagini esplicative. In questo ambito primeggia la missione educativa degli artisti.
Un altro concetto fondamentale del pensiero illuminista è l'utilità come valore imprescindibile dell'attività umana. Ogni applicazione, quindi, della forza umana deve avere una precisa funzione. Il valore sociale del lavoro umano emerge dalla trattistica illuminista. Gli enciclopedisti auspicano un'arte utile, in grado di educare, tecnicamente migliore e più consapevole dei propri processi produttivi.
Capitolo II - Le teorie artistiche
Opposizione al Barocco
Durante l'Illuminismo vi è un'opposizione al Barocco con i suoi eccessi artificiosi, un'opposizione ai forti contrasti chiaroscurali e un recupero della leggerezza delle forme e della luminosità. Vi è una profonda modificazione nel modo di concepire l'arte e il significato dell'immagine. Dal Barocco si passa al Neoclassicismo attraverso un periodo intermedio detto Rococò, un'arte che evita di affrontare i grandi problemi umani e sociali attraverso generi tradizionali come il ritratto, il paesaggio e l'arte decorativa.
Nel '700 si svincola l'arte da ogni fine riconoscendola autonoma. Il Rococò nasce in Francia intorno al 1720 ed è uno stile che rispecchia il gusto della vita di corte e un gusto aristocratico rivolto soprattutto allo spazio interno. Una notevole componente della pittura rococò è il "pittoresco", cioè immagini gradevoli che nascono spontaneamente dalla natura e con caratteri irregolari.
Il Rococò, dal quarto decennio del '700, viene considerata un'arte frivola, leggera, priva di intenti educativi e quindi inutile e gli artisti Rococò sono accusati di privilegiare l'aspetto decorativo rispetto a quello funzionale.
Reazioni al Rococò
Il rifiuto del Rococò assume significati diversi nei paesi in cui si manifesta: in Germania e Svizzera diventa reazione contro il predominio del gusto francese, in Inghilterra fornisce lo stimolo per il potenziamento di una scuola nazionale in grado di reggere il confronto con quella francese e italiana, e nell'Italia settentrionale l'arte tardobarocca viene associata alla cultura gesuita e quindi contestata.
Vengono rifiutati anche gli aspetti innovativi del Rococò, come la ricerca del comfort. Dell'arte tardobarocca sono stigmatizzati gli elementi decorativi considerati bizzarri, eccessivi, inessenziali ed inutili. Viene riportata l'attenzione all'uso e alla destinazione degli edifici soprattutto nell'architettura. In questa ricerca di un perfetto incontro tra forma e funzione l'antichità greco-romana diventa il modello privilegiato cui ispirarsi per raggiungere la fonte originaria del "bello".
Neoclassicismo
L'esperienza tardobarocca aveva contestato il valore dell'arte classica e il repertorio degli elementi classici aveva perso la prerogativa di unico e indiscusso codice della composizione architettonica, aprendo la strada a riprese di modelli differenti. Con il termine "Neoclassicismo" si indica la ripresa di modelli desunti dall'antichità greca e romana. Nei modelli veniva ricercata soprattutto l'ispirazione che aveva consentito agli antichi di raggiungere quella purezza e quell'armonia che la sola imitazione della natura non era in grado di dare. L'antichità classica era studiata, quindi, anche per i valori umani e civili che vi erano ravvisati, posti a confronto con i vizi che avevano caratterizzato la società Rococò.
L'imitazione dell'antichità è considerata l'unica via per ritrovare la purezza della natura, dagli antichi indagata per trarne gli elementi migliori e giungere alla bellezza ideale. Nella teoria neoclassica è dunque ben distinta l'idea di copia da quella di imitazione. Copiare la natura conduce a prodotti meschini, mentre l'imitazione si configura come un esercizio dello spirito, un'invenzione continua e quindi come una creazione artistica autonoma.
Iniziatore della moderna storia dell'arte è considerato Winckelmann, per aver enunciato la necessità di una conoscenza sistematica e scientifica dell'antico, novità sottolineata anche da filosofi e scrittori, come Goethe. Per Winckelmann infatti, la semplicità e la grandiosità sono le principali caratteristiche dell'arte greca e sono frutto di una continua imitazione del Bello, la quale si attiene a un solo modello, oppure è data dalle osservazioni fatte su vari modelli riunite in un solo soggetto.
Il pittoresco
Nel 1759 Alexander Cozens, pittore inglese di origine russa, propose la prima teorizzazione del "Pittoresco", termine adottato per indicare sia la pittura di paesaggio, sia le caratteristiche compositive dei giardini che, in Europa, saranno chiamati dalla metà del '700 "all'inglese".
La teoria di Cozens si basava sull'idea della natura come ambiente in cui l'uomo vive, in cui egli soffre, gioisce, ha emozioni e sensazioni, e il Pittoresco manifesta, dunque, l'immagine della Natura conforme alle esigenze e aspettative della nuova cultura. Questo ispira i paesaggi di immaginazione che, comunicando un'impressione di apparente spontaneità con la selezione e l'accostamento di elementi vari e dissimili, racchiudono in uno spazio limitato le bellezze che esistono in natura, ma disperse.
Esempio importante del pittoresco in Inghilterra è dato dai giardini. Al contrario di quello geometrico e simmetrico, quello all'inglese non si avvale più di elementi per definire e circonscrivere lo spazio, come fondali, quinte arboree o prospettive, ma si basa sull'accostamento e sull'avvicendarsi di elementi naturali e artificiali, in modo che chi passeggia scopre progressivamente senza mai arrivare ad una visione d'insieme.
Il giardino è visto come luogo in cui l'emozione, indotta dal succedersi di differenti elementi, è temperata dall'armonia che li accomuna e li lega; un luogo in cui la natura non è mai incolta, anche quando assume un carattere selvaggio. La drammatizzazione della natura diventa un tema sul quale si formano regole sempre più precise.
Il sublime
Nel secolo dei Lumi viene ammesso e teorizzato uno stato d'animo non più controllato dalla ragione, dalle sue regole e dai suoi schemi; uno stato d'animo provocato da forze che trascendono la razionalità, prima fra tutte il sentimento del terrore, e la natura, nei suoi aspetti più grandiosi, diventa la fonte principale del Sublime.
Lo stupore e lo sconcerto di fronte a fenomeni incommensurabili per l'uomo, al di fuori della sua capacità di comprendere e ordinare, possono essere però fonte anche di un particolare piacere, un piacere "negativo" perché non prodotto dal fatto in sé, ma dalla consapevolezza della distanza incolmabile che separa il soggetto dall'oggetto.
È l'impossibilità dell'uomo razionale, del nuovo uomo in grado di spiegare e organizzare tutto in schemi razionali e di sopportare ciò che lo eccede che porta al Sublime. Al sublime si ricollega la riscoperta del Gotico e del primitivo. Antitetico al Sublime è il Bello. Edmund Burke nel 1757 pubblica un trattato in cui sosteneva per la prima volta il primato del Sublime sul Bello.
L'Enquiry sviluppa la nozione di Sublime da un duplice punto di vista: anzitutto attraverso quella che potremmo chiamare una fenomenologia del Sublime: la catalogazione, ricca di sfumature e suggestioni degli oggetti che suscitano il sentimento del Sublime; in secondo luogo tramite una teoria esplicativa delle modalità psicofisiche che generano tale emozione.
Qualche decennio più tardi, nel 1790, Immanuel Kant, muovendo da una contrapposizione tra estetica del bello ed estetica del sublime, torna su quest'ultimo concetto nella Critica del Giudizio, ampliandolo e distinguendo tra sublime dinamico (espressione della potenza annientatrice della natura, di fronte alla quale l'uomo prende coscienza del limite) e sublime matematico (che nasce dalla contemplazione della natura immobile e fuori dal tempo). Di fronte alla magnificenza della natura l'uomo prova dapprima un senso di smarrimento e di frustrazione, ma riconosce poi grazie all'esperienza del sublime la propria superiorità: in quanto unico essere del creato capace di un agire morale, egli è collocato al di sopra della natura stessa e della sua grandiosità.
Al primo tipo appartengono fenomeni spaventosi quali gli uragani o le grandi cascate, al secondo tipo gli spazi a perdita d'occhio del deserto, dell'oceano e del cielo. La contemplazione di tale spettacolo, secondo Kant, induce la mente a prendere coscienza del proprio limite razionale e a riconoscere la possibilità di una dimensione sovrasensibile, da esperire sul piano puramente emotivo.
È in questo senso che il concetto di Sublime ebbe un impatto decisivo sull'estetica romantica, che tuttavia tese per lo più a privilegiarne l'aspetto dinamico, spesso in chiave drammatica.
-
Storia dell'arte italiana: da Leonardo a Canova
-
Storia dell'arte moderna. (Da Da Vinci a Tiepolo)
-
Appunti di Storia dell'Arte: da fine '800 ai giorni nostri, Storia dell'Arte Moderna e Contemporanea
-
David, Ingres, Canova - Storia dell'arte contemporanea I