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Appunti di Storia dell'Arte: da fine '800 ai giorni nostri, Storia dell'Arte Moderna e Contemporanea Appunti scolastici Premium

Gli appunti prendono in considerazione i primi esperimenti artistici attuati a fine '800 per terminare ai giorni nostri, passando per le Avanguardie e tutti gli altri movimenti. Comprende la descrizione di quasi cento opere, le più importanti del periodo e/o movimento trattato.

Gli appunti si dividono per cinque macro-aree:
-Fine '800
-Primi anni del '900
-Tra le due guerre... Vedi di più

Esame di Storia dell'arte moderna e contemporanea docente Prof. L. Saccà

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Data: 1909

Descrizione: Murnau era una città dove i Raiter andavano spesso, essendo anche

considerato come luogo di alta spiritualità. In quest’opera l’artista vuole raffigurare questa

piccola cittadina in una delle stagioni che offre più colori tra tutti: l’autunno. Interessante è

infatti notare come il colore viene disposto. Acceso, compatto, privo di sfumature, che

spazia tra il giallo, il bruno e il rosso, fino ad arrivare al blu freddo delle montagne. In tutta

l’opera, da un punto di vista generale, possiamo vedere come ciò che ci è stato raffigurato

sia nient’altro che la visione dell’artista su tale paesaggio, ovvero percepito come un trionfo

di campiture di colore brillanti, dalla strada ai massicci alberi, fino ad arrivare al cielo in

contrasto con le montagne. 50

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3. Tra le Due Guerre Mondiali:

Il Contesto:

Parliamo di un periodo che va dal 1915 al 1946 (corrispettivamente l’inizio della Prima

Guerra Mondiale e la fine della Seconda Guerra Mondiale), dove l’umanità si trova a

fronteggiare i conflitti armati più grandi mai visti dall’uomo fino ad allora. Ciò si tradusse

in uno sconforto generale, una incertezza costante e una disperazione che dilagava tra le

società di tutti i paesi. Inevitabile che ciò si traducesse nell’arte, come già abbiamo potuto

vedere dai primi lavori Espressionisti o dalle ultime opere Cubiste di Picasso. Queste due

guerre hanno creato, nel mondo occidentale, un effetto domino che portò ai regimi

totalitari ben conosciuti i quali, per motivi di comunicazione di massa, presero il diritto di

dettare regole ferree nel mondo dell’arte. Tutti i regimi, da quello Italiano Mussoliniano a

quello Tedesco di Hitler, da quello Spagnolo di Franco a quello Francese di Pétain, avevano

un unico e solo obbiettivo: uniformare l’individuo alla collettività. Per fare ciò la

propaganda divenne essenziale e fu così che si stanziarono enormi risorse per parate,

manifestazioni e comizi, coinvolgendo arte, architettura e anche grafica, perché l’immagine

era fondamentale per il fine propagandistico. Nel regime Italiano fascista se da una parte si

privilegiava un’arte di stampo classico, dall’altra si sopportava i Futuristi ma isolandoli.

Sebbene ciò, il regime di Mussolini preferì il cinema sopra ogni cosa, tanto da costituire la

Mostra del Cinema di Venezia.

-Il Caso della “Mostra dell’Arte Degenerata”:

Hitler si scagliò duramente contro movimenti quali il Cubismo, il Dadaismo, il Futurismo e

l’Impressionismo, additandoli come arte anti-eroica, fortemente contrastante con la figura

forte e armonica dell’uomo ariano. Fu così che nel 1937, a Monaco, fu inaugurata la

“Mostra dell’Arte Degenerata”, una mostra itinerante (passerà poi per altre città di area

Germanica) che raccoglieva tutte le opere non conformi alle regole di regime raccolte dai

vari musei Tedeschi. Questa mostra si rilevò molto importante per l’Europa dato che la

portò a conoscere tali movimenti sempre più da vicino proprio per il suo carattere

itinerante e “proibito”. Proprio per quest’ultimo fattore le persone erano fortemente

attratte da questa mostra, perché era arte considerata “proibita”, quindi incuriosiva le

menti soprattutto dei più giovani.

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Suprematismo

Quando parliamo di Suprematismo parliamo soprattutto di Malevic, fondatore di tale

movimento di cui scrisse il manifesto (1915) e un saggio (1920).

Il concetto che sta alla base di tale linguaggio si rifà all’Astrattismo, quindi si procede nel

superamento della resa reale della figura in un’opera per fermare su tela il vero e proprio

specchio dell’anima artistica. Importante anche il concetto che riguarda il rapporto tra

opera e spettatore, dove quest’ultimo, ammirando l’opera astratta, quindi non figurativa,

quindi non reale, si proietta in un mondo che non è esterno ma interno, interno a sé stesso.

Lo spettatore guarda l’opera astratta e si eleva ad una sovrarealtà perché, attraverso il

segno e il colore liberi, guarda all’interno di sè. 51

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Concetto Fondamentale:

Se l’arte figurativa riprende il reale, l’arte astratta riprende il colore, dimensione più

vicina allo stato d’animo.

Le Opere:

1. Titolo: “Quadrato Nero su Sfondo Bianco”

Autore: Malevic

Data: 1913 (prima versione) e 1920-30 (successive varianti)

Descrizione (prima versione): Quest’opera è riuscita ad azzerare tutto ciò che era

stato prodotto sino ad allora e contiene già in se il secolo che deve ancora venire. Un secolo

di innovazione, di ricerca, di provocazione, di disgregazione delle immagini. Anche se non

ce ne rendiamo conto. da qui nasceranno i fenomeni artistici futuri più importanti a cui

parteciperanno Rothko, Burri, Klein, Manzoni. Proprio per queste è stato soprannominato

da moltissimi critici come “il punto zero dell’arte moderna”. Un salto in avanti

sorprendente, soprattutto se ti tiene conto che la sua ricerca affonda le proprie radici nella

tradizione russa e nel primitivismo dei suoi primi lavori. I dipinti suprematisti di Malevich

rappresentano costellazioni di forme in uno spazio bianco. Forme definite da un’algebra

elementare che ha un codice primario: il quadrato nero. Il quadrato nero è l'icona del

suprematismo. È il simbolo iniziale di un sistema che genera tutte le forme suprematiste e

costellazioni mediante un repertorio di distorsioni, spostamenti, moltiplicazioni,

allineamenti e sovrapposizioni. Il quadrato nero sullo sfondo bianco, secondo lo stesso

Malevic, è la prima forma di espressione della sensibilità non oggettiva: quadrato =

sensibilità, fondo bianco = il Nulla, ciò che è fuori dalla sensibilità. Malevic aveva dipinto il

suo quadrato nero con piccoli tocchi impressionistici e non con un tiralinee perché voleva

che il lavoro della mano dell'uomo si percepisse fin nei tentennamenti e nella

deformazione dei bordi del quadrangolo. Non doveva essere una forma lontana, ma

generata dall’uomo e dal suo pensiero.

2. Titolo: “Marfa e Vanka”

Autore: Malevic

Data: 1928

Descrizione: Quando Malevic dipingerà quest’opera, la Rivoluzione d’Ottobre è ormai

lontana e il Governo Lenin è già al potere. In quegli anni, su tutto il territorio Russo, vanno

ad affermarsi delle regole rigide riguardanti l’arte, ovvero quelle che fanno riferimento al

“Realismo Socialista”. Non era altro che un realismo che mirava a magnificare il

socialismo, in maniera tale da poter utilizzare anche l’arte a fini propagandistici.

Nonostante il genio di Malevic, anch’egli dovette sottostare a queste regole, ed è di questo

contesto l’opera che trattiamo. Il soggetto è, ovviamente, di origine popolare e si tratta di

due contadine durante una vendemmia. Nonostante il soggetto sia puramente realista,

Malevic non riesce a rinnegare la sua natura. Le due figure in primo piano sono

importantissime: viste più attentamente, non sono altro che figure composte da forme

geometriche semplici, ma soprattutto il colore utilizzato è notevole. Come 52

precedentemente detto, il bianco e il nero erano due colori di fondamentale importanza

per l’artista e ciò viene riconfermato in quest’opera, dove giustifica l’utilizzo di questi due

colori attraverso sfumature che lo rendono più realista.

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Pittura Metafisica

Questo movimento prende forma in maniera definitiva nel 1915 con la firma del manifesto

da parte di De Chirico, Savinio e Carrà (proveniente da campo futurista). Quando parliamo

di Metafisica parliamo di opere dove l’arte va oltre la natura, decontestualizza il soggetto

che è a sua volta rappresentato in maniera bizzarra, il tutto incorniciato da una tecnica

molto tradizionale. Il protagonista indiscusso di questo movimento è senz’altro De Chirico

che quasi stabilì i principi cardine di questo linguaggio. Con la sua cultura approfondita in

archeologia Greca e Rinascimento Fiorentino, insieme all’influenze Simboliste e alla

profonda ispirazione che trovava nella città di Ferrara, riuscì a creare un linguaggio

caratterizzante per questo movimento.

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Elementi Caratterizzanti:

Atmosfera esterna alla realtà sensibile.

• Immagini che suscitano enigma e mistero.

• Staticità.

• Assenza della figura umana, se non come manichino o statua.

• Ispirazione a elementi della mitologia Greca.

• Prospettiva multipla, con più di un punto di vista.

• Colori piatti e uniformi.

Le Opere:

1. Titolo: “Ettore e Andromaca”

Autore: De Chirico

Data: 1917

Descrizione: I personaggi in primo piano sono Ettore e Andromaca, due noti

protagonisti dell’Iliade. Dunque l’artista attinge al mondo epico per rappresentare una

scena tragica. L’episodio a cui egli fa riferimento si trova nel sesto libro del poema: l’ultimo

abbraccio presso le porte Scee, prima che il grande eroe troiano affronti in duello il greco

Achille. La tragicità della scena sta nel fatto che Ettore e Andromaca, per volontà del fato,

mancano degli arti superiori, dunque il loro tentativo di un ultimo abbraccio fallisce e sono

costretti a bloccarsi. Proprio nell’affrontare il loro inesorabile e avverso destino la coppia

assume ancor di più una dimensione epica.Com’è noto l’eroe sapeva bene che stava

andando incontro alla morte, eppure non si tira indietro e mantiene fede al suo ruolo di

principe con grande coraggio, preferendo una morte gloriosa ad una vita vile. Ettore e

Andromaca sono dei manichini o figure astratte assoggettate al caso da un lato, ma

dall’altro, nonostante l’apparenza, sono due esseri viventi in carne ed ossa che desiderano

un contatto umano. De Chirico sceglie tra i tanti grandi personaggi epici proprio Ettore,

perchè di lui ci vengono descritti gli intensi affetti verso la sua famiglia. Nessuno poteva 53

arricchire di melanconia e solitudine l’opera meglio di lui. Inoltre le due figure “congelano”

il momento e lo rendono senza tempo, lo proiettano oltre la realtà, oltre la natura, in

un’altra dimensione che è appunto quella metafisica.

2. Titolo: “Guillaume Apollinaire”

Autore: De Chirico

Data: 1914

Descrizione: Apollinare, importante intellettuale e poeta, fu lo scopritore dei maggiori

pittori di arte moderna, da Picasso a Derain, da Larionov a Braque, da De Chirico a

Vlaminck. La disposizione dei piani, della colonna centrale e dello scorcio di colonnato

creano una sorta di oscura camera prospettica, il cui buio è come se fosse illuminato dal

bagliore di un flash fotografico, che proietta l'ombra del triste profilo di Apollinare contro il

verde cielo veronese. In primo piano è posto il busto di una divinità greca raffigurante

Orfeo, il veggente musico e poeta, al quale sono stati tolti parte dei capelli per conferirgli

un'aria virile. Occorre ricordare la vicenda di questo personaggio. Si dice che al suo canto

gli uccelli gli volteggiassero sulla testa e i pesci guizzassero dal mare per farglisi incontro e

la tradizione vuole che Orfeo tramutò due pesci in musici. Ecco un primo spiraglio per la

comprensione del quadro: il pesce è chiaramente associato a questo aspetto della

personalità di Orfeo, mentre la conchiglia deriva miticamente dalla lira, famoso strumento

musicale. Gli occhiali neri stanno a rappresentare la qualità accecante della luce poetica,

elemento da mettere in relazione alla professione di Apollinare.

3. Titolo: “Le Muse Inquietanti”

Autore: De Chirico

Data: 1917-1918

Descrizione: Il dipinto fu realizzato nel 1917 quando De Chirico, in piena guerra, si

trovava a Ferrara. La città fornisce importanti spunti all’ispirazione dell’artista, dato che

Ferrara, per la sua particolare conformazione urbanistica ed architettonica formatasi nel

Rinascimento, rispecchiava molto fedelmente quello spirito di geometria ordinata presente

in molti quadri di De Chirico. In questa tela compaiono gli elementi più usati dal De

Chirico metafisico: spazi urbani vuoti con prospettive deformate e manichini al posto di

persone. Entrambi gli elementi hanno la funzione di devitalizzare la realtà: sono forme

prese dalla vita, ma che non vivono assolutamente. Ricordano la vita dopo che essa è

passata e ha lasciato come traccia solo delle forme vuote. Il tema non è ovviamente la

morte come fine della vita, ma quella eternità immobile e misteriosa che va oltre

l’apparenza delle cose. La scena del quadro è una piazza: essa tuttavia al posto della

pavimentazione ha delle assi di legno che ci ricordano più l’immagine di un palco che di

una piazza urbana. Sullo sfondo appare a destra il castello estense di Ferrara, sulla sinistra

vi è invece una fabbrica con delle alte ciminiere. Esse rappresentano la polarità antico-

moderno, ma entrambi gli edifici appaiono vuoti ed inutilizzati: il castello ha le finestre

buie, segno che non è abitato, mentre la fabbrica ha ciminiere che non fumano, segno che

in realtà non vi si svolge alcuna funzione lavorativa. Da notare che le due metà del quadro

sono viste da due punti di vista diversi: un punto di vista alto per la parte inferiore, mentre

la parte superiore è rappresentato da un punto di vista più basso. Il manichino in primo

piano sulla sinistra ha la metà inferiore che ricorda le sottili e parallele pieghettature

verticali delle vesti delle statue classiche di stile ionico: è questo un elemento che ci riporta

54

all’infanzia del pittore trascorsa in Grecia. Un altro particolare è di grande riconoscibilità:

l’altro manichino, quello in secondo piano seduto, ha la testa smontata ed appoggiata ai

suoi piedi. Questa testa ricorda quelle maschere africane che fornirono grandi spunti

artistici a Pablo Picasso e all’ambiente parigino degli inizi del secolo. Essa è qui utilizzata

come segno di quella modernità stilistica (cubismo in prima linea) che De Chirico ha

sempre rifiutato.

*(Consiglio: Vedere anche “L’enigma dell’Oracolo” di De Chirico)

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Ritorno all’Ordine

Fu un atteggiamento artistico proprio degli artisti Italiani e Tedeschi (e vari casi Francesi)

iniziato nel 1916 e sviluppato negli anni ’20. Ciò sta alla base del gusto artistico che è ormai

cambiato in tempo di guerra: se prima le parole chiave erano “dinamismo”, “sensibilità”,

“espressione”, adesso vengono privilegiate le parole come “costruito”, “corposo”,

“architettura”. Si torna quindi, come il titolo indica, a studiare la tradizione con le sue

regole, proporzioni e misure da adottare. Venne molto aiutato da varie riviste nate in

questo periodo, prima tra tutte “Valori Plastici” (1918) con cui collaboravano soprattutto i

maggiori esponenti del gruppo della metafisica (De Chirico, Savinio e Carrà). Questo

atteggiamento raggiunse il suo culmine nel 1921 con una mostra intitolata “I Giovani

Italiani”, tenuta a Berlino, dove si accosta a “Ritorno all’Ordine” la definizione di

“Realismo Magico”. E’ quasi un termine che si contraddice da solo, perché va ad indicare

quelle opere che ha soggetti “reali” eppure resi misteriosi dalla loro staticità trattenuta, il

tutto reso da una pittura lucida, levigata e molto elegante nel gesto.

Le Opere:

1. Titolo: “Maternità”

Autore: Severini

Data: 1916

Descrizione: Il dipinto è il ritratto della moglie Jeanne Fort e del figlio secondogenito

Antonio, morto ancora neonato. Si respira nel dipinto un'atmosfera cupa, la stessa che

circondava la vita del pittore in questo periodo, dovuta alle tristi condizioni economiche

che portarono alla malattia e alla morte del bambino. Lo stile del dipinto segna una brusca

inversione di tendenza rispetto alle istanze d'avanguardia che avevano permeato la

produzione pittorica dei momenti precedenti. Lo stesso Severini dichiara, nelle sue

memorie, di essersi voluto rifare ai primitivi toscani. L'opera si pone pertanto sulla strada

del "ritorno all'ordine", anticipando addirittura le scelte di altri artisti in tale direzione.

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Neoplasticismo

Quando parliamo di Neoplasticismo parliamo di un linguaggio che mira a rielaborare la

forma in maniera nuova. Alla base di ciò vi è la mente di Mondrian, fondatore di tale

messaggio. Influenzato da Picasso e Braque e dalla Teosofia*, sosteneva che l’arte dovesse

liberarsi di ogni fine superficiale per andare a sintetizzarsi al fine di elevarsi spiritualmente

attraverso forme e colori. Ciò, tecnicamente parlando, andava a tradursi con la 55

semplificazione in figure geometriche e l’eliminazione dei toni, privilegiando i colori

primari: il giallo, segno della luce solare, il blu, segno dello spazio infinito, e infine il

rosso, come elemento di fusione tra luce e spazio.

Nel 1917, insieme a Van Doesburg, altro artisti che aderì al linguaggio, fondò la rivista De

Stijl che raggruppava non solo artisti, ma anche architetti, grafici e designer, creando così

una vera e propria scuola di pensiero che attraversò buona parte delle arti.

*Teosofia: Disciplina filosofico-religiosa per cui si tendeva ad aumentare i valori religiosi della vita,

abbandonando la superficialità che risiedeva nel materialismo e nel consumismo.

*(Consiglio: Vedere la sedia “Rossa e Blu” di Rietveld e “ Contro-Composizione V” di Von

Doesburg, per capire meglio il concetto del gruppo De Stijl)

Le Opere (Mondrian):

1. Titolo: “Albero Argentato”

Autore: Mondrian

Data: 1911-1912

Descrizione: Nel dicembre del 1911 Mondrian si convinse a partire per Parigi, dove vi

scoprì l’arte cubista di Picasso, rimanendo scioccato, e mettendo in discussione tutto ciò

che aveva fatto. Iniziò così una lenta e spietata semplificazione, un annientamento

dell’oggetto, che nel giro di un decennio l’avrebbe portato alle composizioni geometriche

per cui è famoso. Si tratta quindi di una delle prime opere dell’artista che portò lo stesso,

anni dopo, a rinnegarle completamente. La tavolozza è scura, pesante, pastosa al punto di

risultare quasi fastidiosa, mentre il soggetto, un albero spoglio, è scomposto ai minimi

termini. Quest’opera è interessante da analizzare per riuscire a capire il percorso di

Mondrian nella sua carriera, perché se qui il soggetto è palesemente figurativo e dai colori

malinconici, decenni più avanti, attraverso la sua dottrina di pensiero e alla continua,

costante semplificazione, sarà tutt’altro, con colori primari e una composizione astratta

geometrica.

2. Titolo: “Composizione con Rosso, Giallo e Blu”

Autore: Mondrian

Data: 1929

Descrizione: Perfettamente neoplastica, frutto di tanta elaborazione teorica, è questa

opera. Non vuole rappresentare proprio nulla e certamente non il proprio stato transitorio

d’animo. Sono forme elementari, quelle che ha inteso mettere sulla tela. Quel quadrato

rosso è un quadrato rosso, come potremmo vederlo con gli occhi della mente; quel

rettangolo blu, un rettangolo blu. Questa tela è basata su equilibri tutti mentali per un’arte

platonica nel senso più proprio. Per un’arte apollinea, soprattutto, classica quanto una

scultura di Fidia: che come questa non ignora le leggi della natura, quei rettangoli bianchi

hanno proporzioni auree, ma mira ad una bellezza di ordine superiore.

3. Titolo: “Broadway Boogie-Woogie”

Autore: Mondrian 56

Data: 1943-1944

Descrizione: Mondrian amava molto la musica, era un appassionato ballerino e in

particolare amava la musica jazz e nel 1940 si trasferisce a New York dove ha modo di

coltivare questa sua passione frequentando un famoso club per jazzisti. Dopo aver

abbandonato la pittura figurativa e naturalistica per approdare all’astrattismo fatto di

elementi puri ed essenziali, con le sue famose griglie di linee nere che si incrociano

formando figure geometriche (quadrati e rettangoli) riempiti con colori primari, a New

York, adeguandosi al ritmo e all’atmosfera viva e frenetica di questa metropoli, cambia

ulteriormente il suo stile. Ne è un esempio quest’opera, una delle ultime, dove Mondrian

insegue il proposito di sostituire all’opera d’arte un ritmo musicale pieno di vita, fatto di

luci colorate e pulsanti. Questa nuova ricerca di Mondrian è resa esplicita dalla scelta del

titolo di questa opera che sottolinea l’affinità di questa sua nuova idea dell’arte con il

boogie-woogie e le sue sincopi ritmiche e con una città dal ritmo esuberante e tumultuoso.

Le linee rigorose perdono la loro rigidità, si frantumano, alle linee gialle di base Mondrian

sovrappone piccoli blocchi di colore, rosso e blu, e di non colore, grigio e bianco, come se

esse fossero spezzate da unità ritmiche minori, creando una superficie danzante, quasi

ritmo

musicale. Il domina la composizione, l’opera vibra e freme e lascia intravedere le

mille luci di Broadway, fatte di insegne al neon, semafori che lampeggiano, taxi gialli che

sfrecciano.

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Dadaismo

La neutrale Svizzera, punto di confine tra Germania e Francia, andò a concretizzarsi come

una sorta di oasi per gli artisti in fuga dalla guerra. Ed è proprio in questo contesto che

nasce uno dei movimenti più importanti per l’arte del XXI secolo, data la continua ricerca

del concetto arte-non-arte. Il principio fondante è comune a tutti i movimenti

d’avanguardia, ovvero oltrepassare i vecchi dogmi artistici, ma il Dadaismo tende quasi a

legittimare ogni cosa come arte. Nasce a Zurigo nel 1916 all’interno di un ritrovo chiamato

Cabaret Voltaire, dalla volontà di Tristan Tzara (poeta) e Marcel Janco (architetto). Già il

nome “Dada” ha un significato e una provenienza incerta: c’è chi dice provenga da una

lingua Africana, chi dice che provenga dai primi balbettii infantili. Fatto sta che l’origine di

questo nome è emblematica, così come il movimento stesso, mirato a produrre un’arte che

demolisca l’arte stessa, elaborando opere “no-sense” che demoliscono la ragione e la logica.

Alla base di ciò vi è un ragionamento causato dalla stessa guerra, per cui, nella incertezza

di quel tempo, gli uomini non avevano più fiducia in niente, portavano quindi il linguaggio

artistico a creare dubbi, a demolire certezze.Il Dadaismo, nonostante alcuni punti in

comune con il Futurismo, condannerà fortemente quest’ultimo a causa dell’amore per la

guerra che i Futuristi mostravano, essendo i Dadaisti fortemente pacifisti.

Il Dadaismo Tedesco: Si concentrò principalmente tra Berlino, Colonia e Hannover.

• Inizialmente i Dadaisti Tedeschi si limitavano a far conoscere le loro idee in netto

contrasto con le Avanguardie, ma successivamente si iniziò con una produzione propria

dallo stampo di forte critica politico-sociale. A Colonia questo si tradusse anche nel

linguaggio del fotomontaggio, soprattutto negli anni ’30 criticando il regime Nazista.

1. Titolo: “Lo Spirito del Nostro Tempo”

Autore: Hausmann 57

Data: 1919

Descrizione: Influenzato molto probabilmente dalla creazione dell’orinatoio

Duchampiano (l’esposizione del primo ready-made del maestro francese è del 1917),

Hausmann realizza questo assemblaggio partendo da una testa per parrucchieri, cui

applica diversi oggetti tecnologici trovati: un regolo, meccanismi d’orologio, un metro per

sarto, un numero stampato, una custodia contenente un cilindro da stampa.Si tratta di un

lavoro ben collocato nell’orizzonte culturale tra le due guerre. Uno scenario, quello a

cavallo tra gli anni ’10 e ’20, in cui la tecnologia aveva sì portato delle importanti

innovazioni nella vita di tutti, ma che delineava anche una serie di conflitti e di tensioni tra

le varie entità nazionali che condurranno al secondo conflitto.In questo periodo vengono

concepite le prime armi di sterminio di massa, i famigerati gas tossici, e forse non è un caso

che Hausmann inserisca sulla sua “Testa” anche un bicchiere telescopico simile a quelli in

dotazione alle truppe al fronte.

2. Titolo: ”

“Taglio con Coltello da Cucina il Ventre Gonfio di Birra dell’Ultimo Periodo di Weimar

Autore: Hoch

Data: 1919

Descrizione: Le composizioni della Hoch erano complesse costruzioni di ritagli, di spirito

tragicomico, in cui personaggi politici venivano trasformati in giocolieri e accostati a ruote,

cuscinetti a sfera, brandelli di macchina. In questa esplicita opera dalla forte critica sociale,

Dada era concepito come mezzo di denuncia della superficialità con cui la Repubblica di

Weimer affrontava i problemi del paese. La tecnica utilizzata è, ovviamente, il collage, che

ritrae importanti personaggi politici affiancati a ingranaggi, ruote e oggetti di ogni giorno,

come a voler prendere in giro queste figure associandoli a macchine, quindi privi di

umanità. Interessante il lettering attuato sull’opera che riporta la parola “Dada” su molti

punti dell’opera, come se firmasse non l’artista, ma il movimento, il concetto stesso.

*(Consiglio: Vedere anche “Adolfo il Superuomo Ingoia Oro e dice Sciocchezze” di Heartfield)

Il Dadaismo New Yorkese: Negli Stati Uniti troviamo un altro territorio neutrale

• pronto ad ospitare artisti dall’Europa. Importante è citare il “The Armony Show”, del

1913, una rassegna informativa che portò l’arte delle Avanguardie in America che andò

irreversibilmente ad influenzare il clima artistico di New York. Attorno al 1915 quindi si

ha la nascita di Dada a New York, un movimento che girerà attorno ad una piccola

galleria, la “Galleria 291”, frequentata da personaggi quali Duchamp e Picabia.

3. Titolo: “Parade Amorouse”

Autore: Picabia

Data: 1917

Descrizione: Non ci sono segni evidenti di qualsivoglia contenuto erotico nel quadro, ma

è la scritta a mettere in movimento l’immaginazione. Nell’istante in cui l’opera viene

collegata al titolo tutto l’insieme di macchine assume un forte connotato sessuale, la scena

ci appare giocosa ma nel contempo un po’ inquietante.Il complesso macchinario è 58

un’evidente (la conferma viene anche dall’autore stesso) metafora delle attività e delle

esperienze umane, una parodia del meccanico e rumoroso dibattersi degli amanti durante

l’amplesso. Il dipinto svela la grande immaginazione di Picabia che investe un oggetto, di

per se totalmente privo di erotismo, di sottintesi esplicitamente sessuali. D’altro canto

Picabia è una delle figure principali del movimento che fa dell’anti-artistico e dell’anti-

razionale il suo punto di forza. Con Marcel Duchamp contribuisce alla formazione e

all’affermazione del gruppo dadaista negli Stati Uniti.

4. Titolo: “Ruota di Bicicletta”

Autore: Duchamp

Data: 1913

Descrizione: La forcella, rovesciata, è avvitata su uno sgabello da cucina in legno dipinto.

In questo oggetto è contenuta la grande rivoluzione concettuale del Novecento. Si tratta di

un paradosso logico, perché unisce un oggetto che esprime il movimento (la ruota) a uno

che lo rende immobile (lo sgabello), un prodotto industriale (la ruota) a uno artigianale (lo

sgabello di legno), una forma circolare (la ruota ) a una quadrata (la base dello sgabello).

Duchamp fa girare la ruota. Ci gioca. Come se non volesse prendere sul serio la portata

storica di questo oggetto, emblema del Dadaismo, simbolo della contemporaneità. La

ruota, inserita in un contesto nuovo, è al tempo stesso riconoscibile e incomprensibile,

poiché disorienta lo spettatore che è abituato a considerare l'opera d'arte come il frutto di

un talento eccezionale, il risultato di un difficile percorso da parte dell'artista ispirato e

dotato di particolari capacità tecniche. L'osservatore è quindi indotto a mettere in crisi i

punti di riferimento dell'arte tradizionale e a chiedersi se un'opera d'arte sia tale solo

perché collocata in una mostra o in una galleria, se l'aspetto estetico sia irrilevante, o se gli

oggetti prodotti industrialmente abbiano un valore. L'osservatore è costretto dalla ruota di

bicicletta di Duchamp a riflettere sull'idea e sul ruolo dell'opera d'arte, e a conferire così un

significato concettuale a un'opera che non contiene nessun significato interiore

5. Titolo: “Cadeau”

Autore: Ray

Data: 1921

Descrizione: Appena Man Ray arrivò a Parigi dagli Stati Uniti, il 14 luglio del 1921, venne

subito organizzata dagli amici dadaisti un’esposizione alla Librairie Six dove egli poté

mostrare le sue opere rivoluzionarie, dipinti e oggetti, eseguite in America. Fu in

quell’occasione che l’artista costruì il primo oggetto dadaista francese: Cadeau, un ferro da

stiro, trovato da un rigattiere, al quale egli applicò una striscia di quattordici chiodi,

modificandone la naturale funzione allisciante e costringendolo a trasformarsi in un nuovo

oggetto, con un nuovo ruolo dallo strano fascino. Durante l’esposizione, il Dono venne

persino rubato e, perciò, replicato più volte dall’artista negli anni successivi. L’opera,

dall’ispirazione umoristica e sadica al tempo stesso, rivelò anche il suo aspetto erotico

attraverso la spiegazione provocatoria che ne diede lo stesso artista, quando confessò di

averlo usato per ridurre in brandelli l’abito di una bella ragazza per poi osservarla danzare.

6. Titolo: “Enigma di Isidore Ducasse”

Autore: Ray 59

Data: 1920-1971

Descrizione: L’artista crea un involucro, accuratamente fissato con corde e nodi, che

avvolge una serie di oggetti apparentemente misteriosi. Il titolo si riferisce al poeta

Lautréamont, il cui pseudonimo era appunto Isidore Ducasse, poeta molto amato dai

dadaisti per l’ambiguità di alcuni suoi versi. Man Ray per quest’opera, infatti, si ispira all’

aforisma “Bello come l’incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un

tavolo operatorio” lasciando intravedere tra gli oggetti nascosti della sua opera una

macchina da cucire e un ombrello.

7. Titolo: “Violoncello di Ingres”

Autore: Ray

Data: 1924

Descrizione: Il titolo della foto riprende un vecchio modo di dire utilizzato dai francesi a

Parigi per “passatempo”; nel ritratto, la celebre Kiki de Montparnasse, amante dell’artista e

sua musa ispiratrice. La fotografia è un audace accostamento del corpo femminile alla

viola, la cui sagoma tondeggiante ne riprende le forme. Per merito di questa foto (e di

numerose altre) il corpo di Kiki rimase alla storia come simbolo della Parigi dei primi

decenni del XX secolo. Le chiavi di violino vennero dipinte sulla schiena della modella

dall’artista, trasformando il suo corpo in uno strumento musicale e giocando con l'idea di

oggettivazione di un corpo animato.

Il Dadaismo Parigino: Storicamente è l’ultima tappa di Dada, dove vi arrivarono i più

• grandi esponenti di questo movimento, tra cui gli stessi Duchamp, Picabia e Ray, oltre

allo stesso Tzara, che però rimase deluso da come Dada avesse ormai terminato il

linguaggio che inizialmente aveva portato avanti.

8. Titolo: “Grande Vetro”

Autore: Duchamp

Data: 1915-1923

Descrizione: Opera dai significati complessi e di non facile descrizione, ha un altro titolo

che dice “La Sposa messa a nudo dai suoi Scapoli”. A questa opera Duchamp ha lavorato

per circa otto anni. In questo intervallo di tempo, anche per via della sua particolare

personalità, gli intenti e i significati dell’opera vengono modificati, così che esso risulta un

palinsesto di situazioni stratificate. Nell’opera vi è un evidente intento antologico, dato che

molti degli elementi che vi compaiono erano già stati utilizzati per opere precedenti. In

realtà questa è un’opera che non assomiglia ad alcunché prodotto in arte. È una specie di

rompicapo, creato forse apposta per disorientare i critici portandoli ad esercizi

interpretativi iperbolici come salti mortali. Ma la impossibilità di una lettura visiva diretta

ci esime, in linea con lo spirito duchampiano, dal porci il problema di cosa significa

quest’opera. Interessante appare tuttavia un particolare. Data la fragilità dell’opera, il vetro

sul quale Duchamp lavorava, ad un certo punto, si ruppe accidentalmente. L’artista

considerò l’evento come intervento del caso: decise di non porvi alcun rimedio, lasciando il

vetro rotto. A quel punto smise semplicemente di lavorarci, lasciando l’opera 60

probabilmente incompiuta. Ma a noi rimane la sensazione che in realtà quello era un

percorso che lo stava, forse, portando da nessuna parte.

12. Titolo: “L.H.O.O.Q.”

Autore: Duchamp

Data: 1919

Descrizione: L’aggiunta di barba e baffi a una riproduzione della Gioconda di Leonardo

da parte di Duchamp mostra i numerosi punti in comune fra i due artisti, sia sotto il profilo

culturale - la passione che entrambi avevano per gli anagrammi e i giochi di parole - sia

estetico: per entrambi l’arte deve essere più mentale che fisica. Non si tratta solo di pura

provocazione, ma di una segreta, compiaciuta e divertita allusione al fatto che non si

capisce bene se Monnalisa rassomigli di più a un uomo o ad una donna. La decifrazione

delle lettere, indicata dallo stesso artista, ci fornisce la chiave di lettura dell’opera, che

simboleggerebbe l’unione di ciò che è al di sopra (uomo-fuoco-terra) con ciò che è al di

sotto (donna-acqua-luna). Sotto alla riproduzione della Gioconda, infatti, l’artista ha

segnato: “L.H.O.O.Q.”. Lette in francese una di seguito all’altra, le cinque lettere danno:

“Elle a chaud au cul”, “Lei ha caldo al culo”.

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Tappe Storiche:

1916-1919: Il Dadaismo prende vita a Zurigo, dove si tengono serate di poesia e l’arte

• gira attorno alla tecnica del Collage e dell’Assemblage.

1919: Il Dadaismo si sposta ad Hannover e Colonia, l’arte prende forma in

• Performance, Collage, Assemblage e Scultura Ambientale.

1918-1923: Il Dadaismo arriva a Berlino, dove si lavora su Fotomontaggi e Collage.

• 1916-1920: Il Dadaismo vola a New York, dove prendono campo la Fotografia

• Modificata e il Ready-Made.

1919-1922: Il Dadaismo è a Parigi, si esprime attraverso la Scrittura Automatica, i

• Ritratti Fotografici e i Giochi di Parole (rimanendo in contesto letterario).

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Scuola Bauhaus

Si tratta di una scuola fondata dall’architetto Gropius (che tra l’altro progettò il Metlife

Building, ex Pan Am Building, a New York) nel 1919 a Weimar, con l’idea di creare un

luogo dell’arte a trecentosessanta gradi, unendo tutte le discipline artistiche, dal design alla

scultura, dalla pittura all’architettura, dal tessuto all’artigianato. Questo pensiero nasce in

un’epoca dove i primi segni di industrializzazione pesante si fanno sentire, mettendo in

primo piano la produzione (e quindi il consumo) e in secondo la qualità artistica

dell’oggetto prodotto. Gropius, quindi, aveva in mente di utilizzare l’industria ma solo

nella fase produttiva e lasciare all’artigianato, la fase progettuale. Questo mix

avrebbe consentito al prodotto finito una buona funzionalità, una buona estetica e una 61

produzione in serie. “Bauhaus” era nient’altro che l’inversione di “Hausbau”, letteralmente

“Costruzione di Case”, e già questo fattore evidenzia come, all’interno di questo istituto,

rovesciando il termine, si voleva creare uno stile di rottura col passato, iconico e che unisse

tutte le arti, stile ancora oggi molto imitato e riprodotto. A seguito di numerose vicende

politiche ed economiche, la scuola si trasferisce nel 1924 a Dessau, costruendo una nuova

struttura che la ospiterà, progettata dallo stesso Gropius. La “Scuola Bauhaus di Dessau” è

quello che si può definire opera-manifesto dell’ideale Bauhaus, con le sue linee semplice e

forme geometriche, struttura completamente funzionale, riassumeva perfettamente ciò che

si produceva al suo interno: il design che deve rapportarsi alla funzionalità del prodotto.

Nel 1930 si abbandona Dessau per trasferirsi a Berlino, tre anni prima della vittoria di

Hitler alle elezioni. Inutile dire che un ambiente accademico di tale livello era fastidioso

agli occhi del Nazionalsocialismo che ormai aveva pieno potere in Germania, per cui mise

molta pressione alla scuola, molti dei suoi illustri insegnanti e studenti si trasferirono negli

Stati Uniti, finendo inevitabilmente con la chiusura definitiva della scuola nel 1933.

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Concetto Fondamentale:

Industria e artigianato possono collaborare, creando un prodotto serializzato che ha nel

suo design la funzionalità del prodotto stesso.

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Il Programma Scolastico:

Primo Semestre: Teoria del colore e avviamento all’espressione personale.

• Secondo Semestre: Lavori con utilizzo di materiali artigianali (legno, metallo, vetro).

• ____________________________

Il Corpo Docenti (i più rilevanti):

Klee

• Kandinskij

• Van Der Rohe

• Schlemmer

• Brauer

Le Opere:

1. Titolo: “Copertina della Rivista Bauhaus N.1”*

Autore: Bayer

Data: 1928

2. Titolo: “Balletto Tridiaco”*

Autore: Schlemmer

Data: 1926

Link al Video: https://youtu.be/mHQmnumnNgo 62

NOTA*: La descrizione delle opere sopracitate non sono state scritte per il solo motivo che la Bauhaus,

nonostante sia di fondamentale importanza per la storia dell’arte, era una scuola improntata maggiormente

sul design, di conseguenza non ha mai prodotto opere d’arte.

*(Consiglio: Vedere anche la poltrona “Barcellona” e la sedia “Cantilever Cane” di Van Der Rohe,

e la poltrona “Vasilij” di Brauer, per degli esempi su come il design Bauhaus sia ancora attuale.)

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Costruttivismo

Fa parte delle avanguardie Russe (insieme al Suprematismo e, in parte, all’Astrattismo)

che si contestualizzano dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917. Questa rivoluzione è stata

molto importante, emotivamente parlando, per i cittadini Russi che avevano volontà di far

risorgere il paese, volontà di rinascere. Inoltre non vi era era più isolazionismo, quindi

molti intellettuali, artisti e scrittori figli della rivoluzione, entrarono in contatto con i

compagni occidentali, da cui si fecero influenzare per il loro modo nuovo di costruire e

andare oltre alla solita arte. Quindi è in questo contesto che il Costruttivismo (e quindi

anche le altre Avanguardie Russe) va a delinearsi, in un paese dove l’industria era

fortemente voluta data la loro produzione prevalentemente rurale, quindi arretrata, inoltre

mancava il marmo e il bronzo per creare grandi monumenti, quindi si decise di realizzare

un’arte a basso costo. Il Costruttivismo va, quindi, a mischiare l’arte con l’industria

pesante, al fine di creare opere che vanno verso il futuro dell’industria che ancora aveva

debole presa in questo paese.

Le Opere:

1. Titolo: “Proun”

Autore: Lissitzkij

Data: Tra il 1919 e il 1920

Descrizione: Si tratta di una serie di opere sotto al concetto di “Proun” (per la scuola

della nuova arte), ovvero un nuovo ambito artistico intermedio fra architettura e pittura.

Le opere vengono quindi concepite non come dipinti, ma come elementi di transizione tra

dalla pittura all’architettura. Queste opere si presentano astratte, geometriche, con una

considerevole influenza da parte del Suprematismo, adottando vari punti di vista

differenti. In questo periodo, Lissitzkij, evolverà questo suo concetto da dipinti a litografie

bidimensionali, fino ad arrivare ad una resa tale da essere quasi sculture tridimensionali.

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Realismo Epico Messicano

Nel 1910 in Messico scoppiò una rivoluzione che si propagò fino agli anni ’20, al fine di

rovesciare la dittatura e favorire diritti alla classe lavorativa. Fu principalmente per questo

ambiente che il Messico, durante la Seconda Guerra Mondiale, andò a concretizzarsi come

uno dei tanti rifugi nel mondo per i molti Europei: tra questi vi era Breton e Ejzenstejn. Il

neonato governo Messicano, quindi, decise di supportare l’arte attraverso un certo aiuto

economico, un’arte di forte impronta nazionale e politica. Fu così che nacque il Realismo

Epico Messicano, che vedrà il proprio manifesto intitolato “I Tre Appelli” nel 1921. Il

movimento fece ampio utilizzo del Muralismo, un modo di presentare la pittura sulle mura

63

di alti edifici, erede degli affreschi di Giotto e Masaccio e anticipatore del Graffitismo

(portato avanti nella seconda metà del ‘900 da personalità quali Haring e Basquiat). Il

protagonista indiscusso di queste opere era il popolo Messicano e la sua storia, dal primo

colonialismo alle vicende più frequenti, mostrandoli in modo narrativo ed eroico, risultato

dell’influenza da parte delle Avanguardie e degli affreschi rinascimentali già citati. Il

fattore più importante è la “libertà” che questa arte si prende, non posizionandosi

all’interno di gallerie e musei, ma sugli edifici cittadini, disponibili a tutti coloro che

camminavano per strada: parliamo di un’arte fatta dai cittadini, per i cittadini.

Le Opere:

1. Titolo: “Agitazione e Confusione”

Autore: Rivera

Data: 1933

Descrizione: Si formò a Parigi dove entrò in contatto sia con le Avanguardie Europee che

la pittura murale antica Italiana. Protagonista della rivoluzione politica di quegli anni, il

soggetto unico di Rivera era, come già detto, il popolo. In quest’opera, infatti, vediamo una

grande folla che si scontra. Molti sono gli elementi simbolici: in primo piano vi è un uomo

con gli occhiali intento a far leggere un libro, forse il Manifesto Comunista, ma viene

sbeffeggiato dalla figura di fronte a lui. Curioso l’uomo più dietro intento a dare un

cazzotto ad un altro uomo, elemento che ci dà la sensazione di essere nel pieno di uno

scontro appena iniziato. Il tutto è condito da bandiere rosso sangue (probabile rimando

alle bandiere dei Regimi Europei del periodo), militari armati di mitraglia o a cavallo e

cartelli di cortei. L’opera, nella sua totalità, ci figura uno scenario di lotta dove a

combattere su due fronti sono il popolo scontento e il governo protetto dall’esercito

armato. L’opera, se pensiamo che è un murales, quindi un qualcosa di visibile da tutti, è

una sorta di grido di protesta verso le masse, quasi un invito a ribellarsi verso i soprusi e

alle ingiustizie.

2. Titolo: “Le Due Frida”

Autore: Kahlo*

Data: 1939

Descrizione: Questo dipinto di Frida Kahlo è l’emblema di un momento fondamentale

nella vita e nella carriera dell’artista: la separazione con Diego Rivera. Il quadro parla da

solo. Ci sono due Frida con fogge diverse che si tengono per mano, connesse tra loro da

una vena che collega due cuori pulsanti, uno dei due però è irreversibilmente ferito. La

Frida di destra è la donna amata da Diego, vestita con abiti della tradizione messicana e

custodisce gelosamente la foto del suo amore. L’altra Frida, quella a sinistra, è la Frida

abbandonata da Diego, veste con fogge europee, che alludono al suo viaggio nel continente

delle avanguardie, il suo cuore duole e la vena che parte dalla foto dell’amato e passa

attraverso i due cuori è interrotta, recisa dalle forbici. Il dissidio interiore dell’artista è qui

enfatizzato dalla figura speculare, surreale, delle due donne a confronto. E’ un dialogo

solenne tra la sofferenza dell’abbandono e la consapevolezza che ogni rottura è anche

segno di innovazione, ecco il perché degli abiti europei, simbolo di emancipazione. La

natura immaginifica dello spazio è un elemento costante nelle opere della Kahlo, dove la

surrealtà e l’onirismo sono i mezzi stilistici che l’artista usa per raccontare la sua realtà. 64

NOTA*: Assolutamente errato è dire che Frida Kahlo è stata una delle prime donne artiste nel mondo

dell’arte. Prima di lei vi erano altre personalità, come Artemisia Gentileschi, Fede Galizia, Sofonisba

Anguissola (pittrici del ‘600), Tamara De Lempicka (anni ’20), Leonor Fini (anni ’20-‘30, definita la “Regina

dell’Arte Bohémienne Parigina”), la già citata Hock e la Hoppenheim (sue contemporanee) e molte altre.

Inoltre è errato dire che Frida Kahlo, attraverso le sue opere, voleva ridefinire il concetto di bellezza estetica

(certe letture lasciamole a Madonna) bensì voleva esprimere il suo tormento interiore causato dal terribile

incidente che la rese praticamente invalida.

*(Consiglio: Vedere anche “Autoritratto con Collana di Spine e Colibrì” della Kahlo)

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Surrealismo

Non è tanto un movimento artistico quanto un vero e proprio fenomeno culturale che si

porterà avanti fino al Secondo Dopo Guerra, instaurandosi come uno dei fenomeni artistici

pù longevi nella Storia dell’Arte. Il Surrealismo investirà non soltanto il campo dell’arte,

ma anche quello della Letteratura e del Cinema (come “Un Chien Andalou” e “L’Age D’Or”,

diretti da Dalì e Bunuel). Il termine viene stato utilizzato per la prima volta dal poeta

Breton nel manifesto del movimento, scritto nel 1924, descrivendosi come una filosofia o

uno stile di vita, che, ispirandosi alle scoperte di Freud, ripudiava il razionale e metteva in

luce l’irrazionale, ciò che è sepolto nel subconscio umano.

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Radici:

Freud e la Psicanalisi.

• Rimbaud e Baudelaire.

• Bosch, Arcimboldo, Moreau, Rosseau e DeChirico.

Tecniche:

In Letteratura: Scrittura Automatica, Flusso di Coscienza e Utilizzo del Caso.

• In Arte: Collage, Automatismo Psichico e Ready-Made.

Temi:

Amore come fulcro della vita.

• Amore per la figura della donna.

• Ricerca dell’inconscio.

• Polemica contro la centralità del pensiero logico.

• Liberazione dell’individuo dalle convenzioni sociali.

Il motivo per cui questo fenomeno avrà così lunga vita, è da ricercare nella Seconda Guerra

Mondiale: a seguito di quasi duecento anni di filosofia, propaganda e certezza sulle

ricerche e le scoperte scientifiche (quindi su fattori reali, non inconsci), il trauma della

guerra ha fatto cedere tutto ciò portando le persone a volgere lo sguardo altrove.

Dal punto di vista tecnico, i Surrealisti si dividevano in due grandi filoni:

Chi preferiva utilizzare tecniche tradizionali, raffigurando comunque soggetti onirici,

• misteriosi e criptici che quindi avevano poco a che fare con la realtà.

Chi preferiva non utilizzare tecniche tradizionali ma che anzi, si distaccava

• completamente. Un esempio importante era quello della Scrittura Automatica, o ancora

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dell’Automatismo Psichico, per cui si lasciava la mano libera di fare quel che voleva su

tela, senza un progetto deciso precedentemente.

*(Consiglio: Vedere “La Scacchiera Surrealista” di Ray, che mostra i protagonisti e i principali

influencer del movimento)

Le Opere:

1. Titolo: “Colazione in Pelliccia”

Autore: Oppenheim

Data: 1936

Descrizione: Oppenheim comprò una tazza da tè con piattino e cucchiaino in un grande

magazzino di Parigi e ricoprì il tutto con la pelliccia color crema-marrone chiaro di una

gazzella cinese. Al momento della presentazione, l’oggetto divenne ricettacolo di ogni tipo

di teorie, timori e desideri. All’epoca di Freud, un’interpretazione gastro-sessuale era

inevitabile: il cucchiaino era fallico, la tazza vaginale, il pelo pubico. Per qualcuno, il

cucchiaino a forma di lingua portava alla mente sgradevoli sensazioni di una lingua pelosa.

Altri provarono disagio nel vedere un raffinato oggetto da tè trasformato in qualcosa di

decadente e animalesco; ad alcuni venne il vomito pensando di mettersi in bocca peli o

foglie di tè umide, altri vollero accarezzarlo.Due materiali incompatibili sono stati messi

insieme per creare un recipiente che crea disagio. La pelliccia è piacevole al tatto, ma

disgustosa quando si appoggia alla bocca. Vorresti bere dalla tazza e mangiare dal

cucchiaino – questo è il loro scopo – ma la sensazione della pelliccia è rivoltante. È

esasperante. La Oppenheim, che non era certo una puritana, affermò che non aveva in

mente fruste né catene quando rivestì i suoi oggetti da tè. Tutto ciò che desiderava era

rendere strano qualcosa di comune.

2. Titolo: “La Vestizione della Sposa”

Autore: Ernst

Data: 1940

Descrizione: L’opera presenta una tecnica tradizionale applicata a un soggetto incongruo

o sconvolgente. Lo sfarzo e l’eleganza dell’immagine sono in contrasto con aspetti di

carattere primitivo (i colori sgargianti, le forme animalesche e mostruose) e con l’attenuato

simbolismo fallico della lancia sospesa a mezz’aria. Allo stesso modo la scena centrale è in

contrapposizione anche con il “quadro nel quadro” in alto a sinistra. La sposa vi appare

nella stessa posa mentre avanza in un paesaggio con rovine classiche. Qui Ernst usa la

tecnica della decalcomania nella quale il colore diluito viene pressato sulla superficie

distribuendosi irregolarmente come su una lastra di vetro. L’artista per lungo tempo si

identificò con un uccello e nel 1929 inventò un alter ego, “Loplop” l’Essere Superiore degli

Uccelli. Si potrebbe quindi interpretare l’uomo-uccello sulla sinistra come la raffigurazione

dell’artista stesso.

3. Titolo: “Metamorfosi degli Amanti”

Autore: Masson 66

Data: 1938

Descrizione: Masson rimane colpito e profondamente influenzato dalle teorie di Freud.

Ne risente la sua pittura che così si trasforma in uno specchio dove le visioni dell'inconscio

si riflettono dando origine a tele segnate dalle visioni oniriche, di una metamorfosi in

continuo movimento e di un'immagine che non conosce stasi. In questa opera la mutazione

è sigillata in una dimensione che sfugge alla ragione, mentre natura e corpo diventano

un'unica materia che si divide. I corpi femminili si innalzano dalle piante vedendo, allo

stesso tempo, i propri ventri squarciarsi per lasciar spazio a nuovi germogli che

fuoriescono dalla carne umana. Si crea così una situazione di dimezzamento e duplice

trasformazione dei corpi avvinghiati e straziati che coinvolge tutto lo spazio in un pulsante

movimento. Le tonalità di colori violenti ed aggressivi e i forti contrasti fanno immergere lo

spettatore in un clima espressionista trascinandolo in un'atmosfera surreale ai confini del

sogno erotico.

4. Titolo: “L’Aurora”

Autore: Delvaux

Data: 1937

Descrizione: L’opera raffigura quattro donne che spuntano dagli alberi e che al posto

delle gambe hanno la corteccia. Le donne sono sempre le stesse, poiché il modello di

Delvaux era la moglie che lui adorava. Ci troviamo pertanto di fronte a un modello unico, o

variato con poche modifiche, che Delvaux riproduce quasi come un’ossessione, a

raccontare i suoi sogni o i suoi desideri. L’immagine conduce a una declinazione macabra

dell’erotismo , con la donna idealmente fatta a pezzi nello specchio, l’altra che fugge, il

drappo bianco nel secondo piano a sinistra che allude forse a un corpo nascosto, quasi che

si trattasse di un delitto. Ugualmente enigmatici sono i gesti delle donne-albero, eloquenti

quanto riferiti a una realtà incomprensibile. Le quattro donne-albero sono orientate

ciascuna in una direzione diversa: danno pertanto l’impressione di non essere delle

compagne ma di esprimere un senso di solitudine. Sono ritratte nella luce irreale

dell’aurora (ma potrebbe trattarsi anche di un crepuscolo) e l’atmosfera appare indefinibile

e straniata. Seminude, si raccolgono attorno al basamento di una colonna che reca uno

specchio su cui è riflessa l’immagine di una quinta presenza femminile, evidentemente

fuori dal quadro. Specchio che costituisce l’elemento enigmatico del quadro: ne complica e

ne raddoppia la visione e diventa la chiave, il linguaggio per entrare in altre realtà, spesso

inquietanti.

-Il Caso Dalì (Surrealismo):

Dalì è stata una figura di spicco nel suo tempo, anche per la particolare personalità che

esibiva tutti i giorni. Parliamo di un artista che era pittore, scultore ma anche regista o

illustratore (nel Secondo Dopo Guerra dirigerà anche alcuni shooting per le riviste Playboy

e Vogue) al fine di ricercare la filosofia Surrealista in tutto ciò che faceva. Si formerà

inizialmente all’Accademia di Belle Arti di Madrid, da cui verrà cacciato per essere stato

troppo trasgressivo nel suo fatturato. Dalì si auto-definisce “Critico-Paranoico”:

“Paranoico” per la scelta dei soggetti, oggettivamente molto bizzarri e inusuali, mentre

“Critico” per la lucidità che ha nel trattare tali soggetti. 67

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Temi e Soggetti Frequenti:

Cavallette

• Formiche

• Eroticità Sfacciata

• Richiami Fallici

5. Titolo: “La Persistenza della Memoria”

Autore: Dalì

Data: 1931

Descrizione: Questo capolavoro sarebbe nato in una sera qualunque, nella quale

Salvador e sua moglie Gala, sarebbero dovuti uscire con amici, per andare al cinema. A

causa di un forte mal di testa, Salvador Dalì preferì rimanere a casa, mentre sua moglie

uscì con gli amici; prima di andare al cinema però, la coppia, insieme ad altri amici,

cenarono a casa: in quell’occasione, mangiarono formaggio (precisamente, un camembert);

l’artista rimase colpito dall’eccezionale mollezza del camembert, e, dopo che gli ospiti e

Gala se ne andarono, rimase, da solo, a riflettere sulla poca resistenza del formaggio. I

quattro orologi presenti nella scena presentano delle caratteristiche molto interessanti; tre

di loro si stanno sciogliendo, prendendo la forma degli elementi su cui sono appoggiati,

mentre il quarto Dalì orologio è rimasto solido, ma ricoperto da tante formiche nere. La

presenza delle formiche nere sono da ricollegare alla fobia che l’artista nutriva verso questi

insetti. L’ambiente in cui si colloca questa scena surreale e che “riassume” artisticamente il

persistente significato, è una veduta di Port Lligat, priva però, di qualsiasi elemento

vegetale ed artificiale. Piuttosto che includere del formaggio, Dalì, scelse di dipingere degli

orologi in questa scena, poiché, quest’ultimi, sono gli oggetti per eccellenza che permettono

di misurare tecnicamente il tempo. Paradossalmente, a detta dello stesso artista, la stessa

memoria umana può eliminare completamente l’utilizzo di questi strumenti, poiché, il

tempo, è un “concetto” che non può essere tangibile, e nemmeno quantificabile.

*(Consiglio: Vedere anche “Sogno Causato dal Volo di un’Ape”, “Venere a Cassetti” e “Il Grande

Masturbatore” di Dalì)

-Il Caso Magritte (Surrealismo):

Si forma inizialmente come Grafico, elemento che possiamo ben vedere dalle sue opere,

per poi dipingere opere proprie nel periodo che passerà in Olanda, dove l’uso di mescolare

temi macabri e ironici era ben solido. Magritte prende le sue influenze dal Cinema Giallo

che mostra come il caso possa essere paradossale, da DeChirico e, soprattutto, da vicende

realmente accadute all’interno della sua sfera privata.

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Temi e Soggetti Frequenti:

Teli o Lenzuola: Proveniente da un trauma infantile per cui ritrovarono sua madre,

• morta suicida, in un fiume coperta da solo un lenzuolo.

Uomo con Bombetta: Nient’altro che una proiezione di sé stesso, un tranquillo uomo

• borghese. 68

Situazioni Improbabili e Assurde: Si collega al fatto dell’Uomo con Bombetta e la

• possibilità di un uomo ordinario di ritrovarsi in situazioni improbabili.

Morte: Solitamente accompagnato dal tema dell’affettività, probabilmente legati al

• trauma infantile.

6. Titolo: “Golconde”

Autore: Magritte

Data: 1953

Descrizione: L’opera si compone di tre elementi: sullo sfondo un cielo chiaro, alcuni

palazzi e infine una grandissima quantità di uomini. Questi elementi sono dipinti in

maniera standardizzata: sono tutti equidistanti, indossano lo stesso abito con

l’immancabile bombetta, posano tutti quanti con un portamento rigido e altero, e l’unica

variazione presente tra uomo e uomo è l’orientamento. Alcuni sono rivolti verso destra,

altri invece verso sinistra, ma nessuno di loro guarda in alto o in basso, così le loro figure

sono quasi indistinguibili. In questo fiume umano l’individualità sparisce, il mondo appare

come una replica anonima dove non esistono differenze. Quest’uomo replicato scende

dall’alto come la pioggia, proiettando la sua immagine su ciò che lo circonda. Man mano

che la visuale si allontana, le capacità prospettiche dell’opera danno l’illusione che gli

uomini più distanti siano effettivamente gocce d’acqua scese dal cielo. Questo porta

l’attento osservatore provare due emozioni contrastanti suscitate da una diversa

interpretazione dell’opera. Da una parte può nascere un sentimento di profonda positività

avendo l’idea di essere davanti a un opera che vuole rappresentare un miracolo, vale a dire

l’uomo che impara a volare. Ma dall’altra è possibile ricavare una profonda angoscia da

questo: Magritte disegna, come visto, solo uomini identici. Il suo scopo è quello di

mostrare una meccanicità tipica della routine, di evidenziare la standardizzazione, di

estirpare le diversità. Perché quello a cui la “Golconda” fa riferimento è il rapporto tra

l’uomo ed il lavoro, dove ci sono regole, atteggiamenti e compiti che l’uomo deve svolgere

indistintamente ritrovandosi poi assolutamente omologato. Magritte riesce ad utilizzare il

surrealismo come sguardo lucido e critico sulla realtà. Il suo modo, dunque, per

combattere la concezione che vuole utilizzare l’arte per compiacere l’osservatore, è quello

di mostrare attraverso l’arte e il talento alcune realtà del mondo che nessuno ha la capacità

di constatare.

7. Titolo: “Gli Amanti”

Autore: Magritte

Data: 1928

Descrizione: Magritte realizza due quadri, entrambi intitolati ” Gli amanti”, la versione

più famosa è sicuramente quella che raffigura un bacio appassionato tra un uomo ed una

donna, mentre l’altra rappresenta i due soggetti guancia a guancia quasi si tratti di una foto

ricordo. In entrambe le opere i volti degli amanti sono coperti e avvolti da una stoffa

bianca. L’intensità dell’immagine è suscitata dal paradosso: spicca, infatti, il contrasto tra il

bacio e l’assenza di sguardo, il corpo che si tocca accostato al corpo che non vede. Sebbene

queste opere siano state intitolate ” Gli Amanti”, proprio a questi, pur scambiandosi un

gesto intimo quanto un bacio, è vietato conoscersi. Questa è intenzione dell’artista

trasmettere, proprio attraverso quel pezzo di stoffa, il messaggio che attraversa tutta la sua

arte e ne caratterizza la poetica: Il drappo rappresenta l’ostacolo che crea impossibilità di 69

comunicazione e che impedisce il vero incontro, che può avvenire solo quando vi è la

possibilità per ciascuno di vedersi e definirsi reciprocamente in quanto individui. Nessuno

può conoscere l’altro realmente, dunque ci ritroviamo spesso davanti a figure mascherate,

nascoste che celano la loro interiorità che non può certamente essere valutata fino in

fondo a partire dall’apparenza.

8. Titolo: “L’uso della Parola I”

Autore: Magritte

Data: 1928-1929

Descrizione: Magritte dipinse alcune versioni inerenti "L'uso della parola", dove l’artista

mette in discussione, per l’appunto, l’utilizzo delle parole. In "L'uso della parola I",

Magritte dimostra che un'immagine non è lo stesso dell'oggetto che vuole rappresentare, e

che quella e questo non svolgono la stessa funzione. Se osserviamo con attenzione l'opera,

ci accorgiamo che l'artista dipinge in modo volutamente semplificato una realistica pipa e,

come negli abbecedari, le viene accostata una scritta in caratteri corsivi: "Ceci n'est pas une

pipe" ("Questa non è una pipa"). Appare subito chiaro che tale affermazione nega

l'evidenza, ma non la logica, perché quella rappresentazione bidimensionale della pipa non

potrà mai essere fumata. Il quadro prende di mira una delle convenzioni estetiche più

antiche, quella secondo cui il pregio di un'opera starebbe nel rappresentare nel modo più

illusionistico possibile la realtà. Magritte avverte lo spettatore che ciò che è rappresentato

è, appunto, solo rappresentato come sono rappresentazioni una parola o un pensiero; l'arte

non copia la natura né tantomeno la ricrea.

*(Consiglio: Vedere anche “Il Balcone di Manet”, “L’Impero delle Luci” e “Il Modello Rosso” di

Magritte)

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Nuova Oggettività

Solitamente si collega la Nuova Oggettività con l’Espressionismo e questo non solo per

l’area geografica, ovvero la Germania, ma per la forte carica emotiva contraddittoria data

alle opere di questo movimento, siamo infatti negli anni ’20, la Germania è uscita misera,

distrutta ed estremamente povera dal primo conflitto mondiale. La scelta dei soggetti è

vasta, ma il modo di trattarli è comune a tutti, ovvero in maniera cinica, fredda,

caratterizzati da linee violente che disegnano una figura precisa dai colori ben distinti tra

loro. La carica espressiva fu così forte e così trasgressiva che, all’avvento del Nazismo,

venne classificata come Arte Degenerata.

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Si Individuano Due Filoni:

Filone Verista: Si sviluppa tra Berlino e Dresda e veste un ruolo critico verso la politica e

• la società del tempo. I soggetti sono molto drammatici quali prostitute, invalidi di guerra

e truffatori.

Filone Classico: Si sviluppa tra Monaco e Karlsruhe, molto vicino al Realismo Magico

• che, con l’influenza Surrealista, finisce per raffigurare una realtà magica dalla forte

tecnica tradizionale. 70

Le Opere:

1. Titolo: “Ritratto della Giornalista Sylvia Von Harden”

Autore: Dix

Data: 1926

Descrizione: Le protagoniste dei quadri di Dix sono spesso donne dai tratti deformati:

perché lascive, prostitute, o perché incinte, o perché anziane e disfatte. Spesso il corpo

femminile seducente è associato ai simboli della morte. In questo ritratto Dix passa dalla

critica violenta all'ironia. Tema è la nuova condizione della donna emancipata,

maschilizzata, frequentatrice del caffè, sempre entro la mentalità borghese. E' la donna

intellettuale, o falsamente intellettuale, che assume atteggiamenti di libertà, ma solo

atteggiamenti esteriori, senza in realtà partecipare alla lotta. Dix la raffigura intenta ad

ascoltare un interlocutore e pronta a rispondergli, seduta in maniera spigliata presso

l'angolo di un caffè, davanti a un tavolino rotondo sul cui piano di marmo sono posati,

accanto alla bibita, una scatola aperta di sigarette e un pacchetto di fiammiferi ( fumare è

tuttora presunto simbolo di emancipazione), la sigaretta tenuta accesa fra l'indice e il

medio della destra, il vestito a scacchi neri e arancioni, corto, secondo l'ultima moda, così

da lasciare scoperte le ginocchia e da mostrare le calze malamente tirate, la mano sinistra

in riposo ma in forma di artiglio, viso e naso adunchi, pallida, con le labbra tinte e gli occhi

cerchiati di chi ha intensamente vissuto, il monocolo, i capelli tagliati alla mascolina. E' un

ritratto spietato, realistico, tendente a esprimere le reazioni e i giudizi dell’autore.

2. Titolo: “Cafè”

Autore: Grosz

Data: 1916

Descrizione: Grosz, formatosi come caricaturista e collaboratore di un giornale satirico,

ebbe stretti rapporti sia con Futurismo che Dadaismo. Dati questi fattori non ci stupisce il

fatto che nelle sue opere vi siano rimandi alla critica sociale della Germania del periodo.

L’opera è padroneggiata da un rosso sangue che da all’opera un’atmosfera violenta, quasi a

ripescare le opere Espressioniste. Vediamo un personaggio senza volto dietro al bancone

del bar, mentre tre figure, dal volto deformato, sono sedute a un tavolino. L’artista ha

sempre prodotto opere di stampo “crudo”, a volte raffigurando il volto umano senza pelle,

a volte raffigurando vere e proprie scene del delitto. Grosz, nella sua ottica artistica, vuole

inquadrare la società corrotta e frivola del suo tempo e, più tardi, tirerà in causa anche il

Regime Nazista appena nato.

*(Consiglio: Vedere anche “I Pilastri della Società” di Grosz) 71

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4. Il Secondo Dopo Guerra

Il Contesto:

La Seconda Guerra Mondiale ha mostrato al mondo intero cosa l’essere umano è in grado

di fare. L’atomica è caduta su Hiroshima, diventando l’emblema di una distruzione su scala

di massa senza precedenti nella storia dell’uomo. A Jalta i vincitori disegnano confini che,

col passare del tempo, andranno a sgretolarsi, ma soprattutto dividendo il mondo in due

grandi blocchi: quello occidentale capitalista e quello orientale comunista, dando inizio alla

Guerra Fredda. L’Europa, ormai diventata un cumulo di macerie, perde inevitabilmente

tutte le sue colonie in Asia e in Africa.

Sebbene ciò, negli anni ’50 si ha un’enorme ripresa economica, favorendo il consumismo e

un alto stile di vita per i cittadini occidentali e mettendo in evidenza le due più grandi

potenze mondiali del momento: gli Stati Uniti e la Russia.

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Neorealismo Pittorico

Indica un momento artistico nell’Italia del dopo guerra dove un gruppo di artisti,

denominato “Fronte Nuovo delle Arti”, aveva come principale obbiettivo il rinnovare l’arte

di un paese devastato quale era l’Italia. Questa volontà proveniva dalla voglia di

contrastare la miseria dilagante del territorio lasciata dalla guerra. In questo movimento

ogni artista avrà un proprio percorso e linguaggio personale, ma tutti con un solo intento

comune: rinnovare le arti in un paese distrutto.

Le Opere:

1.Titolo: “Crocifissione”

Autore: Guttuso

Data: 1941

Descrizione: L’opera esprime la tragedia della guerra attraverso il tema sacro della

crocifissione. Punto di riferimento sembra essere "Guernica" di Pablo Picasso, sia per la

forza di opposizione che il dipinto esprime sia per la sua grande valenza comunicativa.

Cristo non è in primo piano, ma ha lo stesso rilievo dei due ladroni e si distingue per il

corpo nudo e vagamente erotico della Maddalena allungato lungo la croce. L’esasperazione

del dolore è resa dai movimenti diagonali e divergenti, che danno un tono convulso alla

rappresentazione, sottolineato dalla violenza dei colori, ma coerentemente accordati tra

loro.L’affollarsi delle figure umane, schiacciate tra l’osservatore e il cupo paesaggio,

dimostra come il realismo di Guttuso sia tutt’altro che razionale, ma sia pervaso di ansia e

di grande carica espressiva. 72

2.Titolo: “Angelo della Città"

Autore: Marini

Data: 1948

Descrizione: Marini subì certamente l’influenza di Medardo Rosso, lo scultore futurista

che meglio di tutti seppe esprimere un’epoca, con un piglio artistico molto forte e con una

tecnica originale e di grande carattere. Marini scolpirà quasi esclusivamente cavalli e

cavalieri, con un’importante ossessività figurativa. Questa è sicuramente la sua opera più

famosa, cioè un buffo cavallino di bronzo che ha in groppa una figura umana piuttosto

rotonda che sta a cavallo a braccia aperte. Peggy Guggenheim acquisterà questa sua opera

ponendola all’ingresso del suo museo sul Canal Grande, a Venezia. Marino Marini attinge

alla tradizione della scultura etrusca e nord-europea nello sviluppare i temi del nudo

femminile, del busto e della figura equestre. Interpretando i temi classici in uno spirito

moderno e con tecniche moderne, egli cerca di rappresentare un’immagine mitica ma

adatta a un contesto contemporaneo. L’evoluzione del soggetto del cavallo e cavaliere

rispecchia la risposta personale di Marini a tale contesto mutevole.

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Arte Informale

Prima di poter parlare specificatamente di questo atteggiamento artistico, dobbiamo

comprendere che in questo momento, nel mondo occidentale, vi è un vero e proprio

scontro con l’arte figurativa, ormai incapace di esprimere l’arte. Da qui nasceranno due

grandi fenomeni artistici: l’Arte Informale in Europa e l’Espressionismo Astratto negli Stati

Uniti. L’Arte Informale avrà un carattere molto drammatico, inevitabile date le macerie

della grande guerra terminata qualche anno prima, si darà anche grande importanza alla

materia e si elaboreranno gli oggetti quotidiani. Si individuano due grandi filoni:

-Informale Materico:

Si tratta del filone Informale per cui ci si basa sul rapporto tra materia e forma, l’opera ha

quindi la sua estetica nel materiale utilizzato. Si valorizzavano i rifiuti, gli scarti, ma anche

il colore ad olio trattato come una pasta densa.

1. Titolo: “Grande Rosso”

Autore: Burri

Data: 1964

Descrizione: A partire dagli anni cinquanta Alberto Burri sperimenta l’uso di tela, juta,

ferro e legno, materiali reali che sostituiscono il colore, le ombre e le forme della pittura

con un pezzo di realtà, plasmata, ricucita e riassemblata sulla tela. La plastica, che l’artista

inizia a usare nel decennio successivo, ha potenzialità che gli altri materiali non hanno. È

ancora più diffusa e frequente nella vita quotidiana, quindi più reale nel senso in cui Burri

intende la realtà: la materia usurata, memoria della quotidianità. E ancora: la plastica può

essere trasparente o colorata, plasmabile con estrema facilità e reagisce al fuoco piegandosi

come fosse materia viva. Si anima al calore della fiamma ossidrica e assume forme

morbide, come il marmo sotto lo scalpello di uno scultore barocco. 73

2. Titolo: “Dea Madre”

Autore: Dubuffet

Data: 1945

Descrizione: In quest’opera la protagonista è una divinità femminile, dipinta con

immediatezza. I pigmenti utilizzati per la pittura erano spesso mescolati con gesso o sabbia

o terra. Dubuffet era particolarmente attratto dai disegni dei bambini e degli alienati, cioè

di tutti coloro i quali esprimevano la propria creatività senza riserve né riguardi nei

confronti della tradizione. Soprannominò “Art Brut” le proprie opere, intendendo con ciò

un tipo di pittura genuina, non mediata dalla razionalità del pensiero logico. Lo spirito

giocoso è spesso presente nelle sue tele, elemento che coniuga con la curiosità e la volontà

d’indagare i limiti dell’assurdo.

3. Titolo: “Testa d’Ostaggio N.1”

Autore: Fautrier

Data: 1944

Descrizione: “Otages” (Ostaggi) è il nome di una serie di opere – composta da circa una

trentina di esemplari - realizzata dall’artista. Un nome che riflette, da una parte, la

drammatica situazione della contingenza storica nel periodo bellico, dall'altra,

parallelamente, una condizione esistenziale dell'uomo novecentesco. Fautrier può essere

considerato il padre dell’Informale, grazie proprio a questa serie, per aver introdotto il

concetto di arte di “processo”, frutto di un’esperienza di tipo “comportamentale”, che

conduce alla dissoluzione della forma nell’informe, con l’assoluta predominanza di una

materia che, nella sua fisicità, diventa significante dell’opera. La materia, che è la vera

protagonista negli Otages, è capace di evocare, con la sua brutale oggettività, l'idea della

carne ferita e straziata, divenendo emblema della sofferenza e dell'essenza stessa della

natura umana, come una materia viva e parlante, pur nel suo assorto silenzio. La serie in

questione è una tra le prime testimonianze del dramma della guerra, con la loro

rappresentazione, del tutto particolare e innovativa, di corpi mutilati, di frammenti

corporei, perlopiù teste, tutte rassomiglianti nella loro irriconoscibilità. Della carne i

soggetti hanno il colore roseo; della carne offesa hanno le piaghe, le abrasioni, i lividi e le

macchie verdi e bluastre; del volto conservano tracce incerte e indefinite.

-Informale Gestuale:

Si tratta del filone Informale che più si avvicina all’Action Painting Americano (di cui

parleremo tra poco). Chiamato anche “segno-gesto” si basa su di un minimo intervento

manuale intenzionale sull’opera lasciando tutto al caso.

4. Titolo: “Fantasma Blu”

Autore: Wolls

Data: 1951

Descrizione: In questa opera il rapporto con con il segno e con il colore, talvolta

spremuto direttamente dal tubetto, è di una autenticità assoluta: prodotto del fare e non 74

del pensare, l'opera si definisce nel momento stesso in cui si realizza, manca ogni volontà

compositiva, ogni organizzazione calligrafica, eppure si ha la sensazione di trovarci davanti

a un’opera che ubbidisce ad un suo segreto cifrario e ci racconta di universi sconosciuti nei

quali Wolls penetra per successive stratificazioni dei suoi scarabocchi così misteriosi ed

evocativi. E' così che il segno precede, anziché seguire, significati sfuggenti ed allusivi,

sospesi tra l'immaginario dell'inesistente ed il simbolico di realtà possibili. Wolls diceva:

"Vedere è chiudere gli occhi", sintetizzando così la sua ricerca del senso di ciò che è latente

ed impercettibile, che non si confronta con nulla di già esistente e che è forse la più

autentica delle realtà, quella dello spirito.

5. Titolo: “I Capetingi Ovunque”

Autore: Mathieau

Data: 1954

Descrizione: Questa opera è, come ricorda il titolo legato alla storia della dinastia

francese, un enorme campo di battaglia, in questo caso non battaglia tra popoli, ma tra il

pittore e la tela. I gesti sono volutamente spettacolari, e la loro importanza è confermata

dal fatto che spesso Mathieu crea i suoi quadri davanti a un piccolo pubblico, anticipando

la pratica della performance. Sovente l’artista, infatti, si cimenta in vere e proprie esibizioni

dal tono teatrale, in cui la sua pittura materica, veloce e concitata, si fa grido, azione, corsa,

gesto, parola primordiale e automatismo psichico. Sebbene nel suo lavoro vi sia una

matrice surrealista, nei suoi quadri non vi è nessun riferimento a forme e oggetti

riconoscibili, nessun intento di spinte inconsce. Semplicemente Mathieu dipingeva il più

rapidamente possibile ( trenta minuti circa per realizzare una tela di queste dimensioni)

per non dare alla mente la possibilità di pensare e alla ragione di intervenire nel suo lavoro.

Solo l’istinto doveva guidare la sua descrizione di battaglie e gesta eroiche. Gesto o traccia

sono tutt’uno, si esauriscono nella velocità di un istante. Perché questo sia possibile

Mathieu cambia i formati dei suoi dipinti, che diventano più ampi, e anche il modo di

stendere il colore, che viene affidato alla spatola, alle sgocciolature, a tubetti spremuti

direttamente sulla tela, anticipando in questo le soluzioni che di lì a poco avrebbe adottato

Pollock.

-Il Caso del Gruppo Gutai:

La volontà dell’abolizione della forma non si espresse solo in Europa o negli Stati Uniti, ma

anche in Giappone dove si affermò il Gruppo Gutai. Questa compagnia utilizzava il termine

“Gutai” che significa “volontà di concretizzare la spiritualità della materia”. Il Gruppo

intendeva dipingere utilizzando la grande fisicità che avevano attraverso le arti marziali, le

loro opere diventarono, quindi, vere e proprie performance dove si esibivano dipingendo

su muri o tele, anticipando quasi la Body Art, creando grandi festival a cui partecipò anche

Fontana.

Link al Video: https://youtu.be/SH2RFsfcpT4 75

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Espressionismo Astratto

Come già precedentemente detto la società del Secondo Dopo Guerra aveva

completamente perso tutta la fiducia verso l’ottimismo portato avanti in passato. Si perde

quindi anche in America l’uso di adottare un’arte figurativa per adottare quello che verrà

definito Espressionismo Astratto (“Espressionismo” per la violenza e la carica emotiva data

alle opere, mentre “Astratto” per l’adozione di una tecnica non figurativa). L’opera adesso

nasce non da un progetto a priori, ma in un processo di improvvisazione psichica, per

prove di errori, da un fare il cui risultato si compie solo a posteriori. Essa è uno schermo su

cui si fissano parametri quali l’esperienza fisica dell’artista, lo scorrere del tempo durante

l’esecuzione, l’accettazione volontaria e spesso sapiente dei suggerimenti del caso. Questo

fenomeno è stato reso possibile dalla città di New York che aveva sottratto a Parigi il titolo

di capitale dell’arte, questo perché il New Deal, emanato dal Presidente Roosevelt, aveva

favorito la migrazione di artisti quali Lèger, Duchamp, Mondrian, Hofmann, Grosz, Van

Der Rohe, Ernst, Mirò e molti altri. La presenza attiva di queste personalità fu di notevole

impatto sulla formazione dei giovani artisti che si ribelleranno al realismo locale

(capitanato da Hopper). Altro fattore importante fu l’arrivo di opere non figurative

appartenenti ai Guggenheim e l’esposizione al MoMA di “Guernica”, che Picasso decise di

sottrarre al regime Franchista instauratosi in Spagna.

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Si Individuano Due Filoni:

Action Painting: Di cui i protagonisti erano Pollock e De Kooning. Consisteva nel

• dipingere con la tecnica del Dripping (letteralmente “sgocciolamento”) per cui si andava

a distribuire il colore attraverso spruzzi e sgocciolature direttamente dal barattolo o dal

pennello.

Color Field: Di cui il protagonista fu Rothko. Consisteva in grandi e compatte campiture

• di colore che andavano a coprire l’intera tela, andando o a creare zone all’interno della

stessa con, appunto, il colore o riempiendola di un solo colore.

*(Consiglio: Vedere “Day One” di Newmann e “Rosso, Bianco e Bruno” di Rothko per degli

esempi di Color Field)

-Il Caso della famiglia Guggenheim:

Quando parliamo di questo periodo storico, per quanto riguarda l’arte, si ha la necessità di

trattare due personaggi: Solomon R. Guggenheim e Peggy Guggenheim. Il Signor.

Guggenheim era un industriale molto ricco per cui poteva permettere a sé e a sua nipote

Peggy la possibilità di acquistare moltissime opere d’arte. Queste due figure sono molto

importanti perché, tra gli anni ’40 e gli anni ’60, faranno da ponte artistico tra gli Stati

Uniti e l’Europa. Solomon iniziò già dagli anni ’20 a comprare opere astratte e cubiste,

inaugurando nel 1939 la mostra intitolata “Solomon R. Guggenheim Collection of Non-

Objective Painting”. Peggy, da canto suo, preferiva le opere Espressioniste, Futuriste,

Dadaiste e Surrealisti, affiancata negli acquisti da Duchamp stesso. Peggy riuscì ad

organizzare una sola mostra intitolata “Art Of This Century” nel 1942 fino a che non 76

trasferì la sua collezione a Palazzo Venier dei Leoni, a Venezia. Successivamente, nel 1959,

Solomon inaugura il “Solomon R. Guggenheim Museum” a New York con la sua collezione.

E’ per questo motivo che possiamo indicare questi due individui come un ponte tra i due

continenti: l’inclinazione di Peggy verso opere di Pollock e altri artisti americani, con il

trasferimento a Venezia, ha permesso all’Europa di conoscere la nuova generazione

Americana, mentre dall’altra parte vi era Solomon con i suoi Kandinskij e Picasso che

mostrava a New York le Avanguardie Europee.

Le Opere:

1. Titolo: “Studio su Ritratto di Papa Innocenzo X”

Autore: Bacon

Data: 1953

Descrizione: L’opera proviene dall’ossessione di Bacon per il ritratto di Papa Innocenzo

X dipinto da Diego Velázquez nel 1605 e che non volle mai vedere. L’opera è parte di una

serie di dipinti sullo stesso tema creati tra il 1950 e i primi anni del decennio successivo,

per un totale di circa quarantacinque quadri. Innocenzo X è dipinto principalmente con i

colori bianco e viola, distanziandosi dalle tinte del capolavoro di Velázquez. Il papa è

mostrato con la bocca spalancata in un urlo, mentre si tiene saldamente ai braccioli del suo

trono; questo è rappresentato fortemente stilizzato, con il solo utilizzo del colore giallo. Lo

sfondo, a differenza dell'opera di Velázquez, è formato da un colore nero che fa risaltare la

figura del pontefice. Tutto il dipinto è ricoperto di passate verticali di colore più chiaro, le

quali rappresentano i tendaggi originalmente alle spalle di Innocenzo X, ora resi

trasparenti. Papa Innocenzo X si presente come una pregiata personalità vestita di bianco e

viola ma che mostra la faccia di un teppista terrorizzato.

3. Titolo: “Numero 27”

Autore: Pollock

Data: 1950

Descrizione: Uno degli esempi più alti dell’arte di Pollock è il dipinto “Numero 27”, il

quale si colloca a metà della sua produzione artistica, (il numero identifica l’ordine

cronologico dei quadri) che fu realizzato nel 1950. In questo dipinto l’aspetto fondamentale

è l’equilibrio fra le prime pennellate, di colore nero, e le successive di colori più chiari. I

colori e le linee sono distribuite sulla tela attraverso la tecnica dell’Action painting:

secondo le fonti, come da tradizione, l’artista si muove attorno alla tela posizionata sul

pavimento ascoltando musica jazz per meglio poter esprimere il momento di creatività che

sta vivendo, per usare le parole dell’artista. Pollock intinge il pennello in un barattolo di

vernice nera e lascia che il colore goccioli sulla superficie bianca creando filamenti, schizzi,

pozze, a volte lasciando che la vernice sgoccioli da un bastone invece che dal pennello, altre

volte riversando direttamente il contenuto del barattolo sulla tela. Poi passa ad altri

barattoli e ad altre vernici. Alla fine sulla tela rimarranno impressi sei colori: bianco, nero,

giallo, verde oliva, grigio e rosa pallido, sparsi sulla tela con un’azione talvolta rapida, altre

lenta, e l’artista non si ferma fino a che non vede ciò che vuole vedere, fino a quando sente

che il dipinto è finito. La fusione dei colori, che lascia poco spazio al colore bianco della

tela, genera un tema indecifrabile e che, come molti quadri di questo artista, da libero

sfogo all’interpretazione. 77

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Pop Art

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Inghilterra

Negli anni ’50 prese forma un’arte che osservava il consumismo senza, però, caricarsi di

accenti critici, infatti i suoi artisti avevano come unica intenzione quella di testimoniare la

loro epoca, mostrando indifferenza e instaurandosi come primo movimento a non

condannare il nuovo linguaggio dei media. La Pop Art, dall’inglese “Popular”, sposta così il

significato di “Popolare” dalle tradizioni rurali alle nuove consuetudini urbane e i nuovi

miti dell’immaginario di massa. Nacque così in Inghilterra con la mostra “This Is

Tomorrow” tenutasi nel 1956, dove gli artisti Inglesi portavano sulle loro opere quella che

era la “Swinging London”, la Londra disimpegnata e mondana degli anni ’50 e ’60.

Le Opere:

1. Titolo: “Cosa Rende Così Attraenti Le Nostre Case?”

Autore: Hamilton

Data: 1956

Descrizione: Additata come la prima opera pop, rappresenta una stanza contenente un

variegato accostamento di simboli popolari, a partire da media quali un giornale, ed una

televisione che rappresentava “l’estraneo” in casa. Svariati oggetti fantasiosi e fuori scala

come un paralume con raffigurato il logo della Ford (la più grande azienda produttrice di

auto negli anni ’50), un aspirapolvere a forma di casco spaziale (oggetto molto frequente

nei fumetti dell’epoca) adoperato da una domestica mentre pulisce le scale. Elementi che

suscitano mistero come Marte o un altro astro, che si scorge dal soffitto, che richiama

l’attenzione al fenomeno ufo che spopolo in quegli anni, causando la fobia dell’ignoto, ed

un tappetino che raffigura un’indistinta folla di persone. Oggetti ordinari come una scatola

di prosciutto posta sul tavolo, una cesta di frutta sul televisore e un nastro magnetico

messo in primo piano. Sulle mura c’è una striscia a fumetti di “Young Romance”, e fuori

dalla finestra è visibile un’immagine di Al Jolson nel film il cantante Jazz. La prima cosa di

cui ci si rende conto però sono un culturista ed una pin up rappresentata come una donna

lampada. I due narcisi rappresentano i tipi ideali di esseri umani dei rispettivi sessi, spesso

protagonisti di reclame pubblicitarie. La donna in particolare, vestita come un mobile

rappresenta la strumentalizzazione del corpo femminile, che attende il “trofeo” del

culturista, che brandisce un gigantesco “lecca lecca” all’altezza del sesso. I mobili presenti

nella stanza, fanno pensare si tratti di un’abitazione medio borghese. Hamilton ricicla

ritagli della società a lui contemporanea, in un collage passato alla storia che mostra

oggetti e miti del consumismo, che secondo lui avevano reso le case di quegli anni “così

diverse, così interessanti”. L’opera mette in evidenza come la nostra società sia basata sulle

leggi del consumismo, e di “Tipi ideali” come il narciso e la Pin Up che possiamo vedere

tutt’ora, magari vestiti in modo diverso, secondo la moda. 78

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Stati Uniti

Nel 1962 il gallerista Sidney Janis organizzò una mostra che riuniva tutti coloro che

avevano aderito allo spirito pop, portando definitivamente questa arte nel nuovo

continente. Fu presto chiaro, però, che ad esprimersi con una capacità comunicativa più

diretta erano i protagonisti della nuova generazione americana, che in seguito fu

ampiamente protetta e promossa dal paese stesso. Il modo di operare dei suoi protagonisti,

in generale, prendeva spunto dall’immaginario di massa e da ciò che lo eccitava: pubblicità,

fumetti, oggetti di consumo, ritratti delle star dello spettacolo. Il soggetto veniva poi

manipolato attraverso tecniche diverse e, per questa via, ricondotto a una forma nuova di

attenzione. Molto importante fu l’esposizione alla Biennale di Venezia nel 1964, dove gli

artisti Pop Americani ottennero un enorme successo e portarono definitivamente la Pop-

Art anche in Italia.

Le Opere:

1. Titolo: “Bed”

Autore: Rauschenberg

Data: 1955

Descrizione: E' il primo " combine painting " con cui Rauschenberg ha scandalizzato

l'opinione pubblica di tutto il mondo, opera che riesce a unire lo stile pittorico degli

espressionisti astratti e una nuova apertura verso i materiali di spoglio. L'opera era già

stata soggetto di alcuni scandali e notevoli controversie quando fu esposta le prime volte;

al Festival dei Due Mondi di Spoleto fu addirittura ritirata dalle autorità. “Bed” si

presentava al pubblico con la stessa energia dirompente delle opere dei migliori

espressionisti astratti, ma associava a quest'aspetto reali testimonianze intime di un

quotidiano squallido, elevate da Rauschenberg al ruolo di opera d'arte e dunque come tali

appese al muro. Sembra che l'artista, a corto di denaro per acquistare una tela, abbia

deciso di utilizzare il cuscino, le lenzuola e un vecchio quilt del proprio letto, fissandoli su

un supporto di legno e intervenendo su questi con il colore e la matita. Atrraverso questo

intervento l'artista avrebbe combinato il 'gesto' degli espressionisti astratti con oggetti

tratti dal contingente, dall’ordinario.

2. Titolo: “Roast Beef”

Autore: Oldenburg

Data: 1961

Descrizione: Oldenburg si concentra sul consumismo nella società americana

contemporanea, realizzando sculture in stoffa imbevuta di gesso, dipinte grossolanamente

con colori sgargianti, raffiguranti roast beef, gelati, hamburger e quant’altro la popolazione

americana consumava negli anni ’60. L’oggetto di consumo (in particolare il cibo) si carica

di un’accezione di orrido perché viene snaturato del suo ruolo primario e ridotto a prodotto

commerciale. Quindi l’artista porta avanti una critica al mercato del consumo e nel

contempo un’opera di smantellamento dei valori dell’arte, riscontrabile nella scelta di

modelli bassi e popolari. 79

3. Titolo: “Scatole”

Autore: Warhol

Data: 1964

Descrizione: Con “Scatole”, quando parliamo di Warhol, ci riferiamo alla serie di opere

che hanno come iconografia le scatole degli oggetti di consumo in America, soprattutto

quelle riguardanti il cibo. Visto che l’immagine non ha un valore estetico, si è ricercata in

essa un valore etico: la scatoletta, rappresentando l’omogeneizzazione della società

moderna che propone alimenti preconfezionati uguali per tutti, può divenire

implicitamente una critica a tale società. Ma ciò non sembra nelle intenzioni di Warhol,

che anzi, nella società americana, vede un valore positivo proprio per il suo grande

livellamento. Il bello degli americani, come lo stesso Warhol ha espresso, è che mangiano

tutti le stesse cose, dal presidente degli Stati Uniti al barbone che è seduto ad un angolo di

strada. In ciò è molto evidente quella mitica "american way of life" in cui la uguaglianza è

realizzata in una società che consente uguali possibilità per tutti.E in ciò appare

nuovamente evidente che l’arte di Warhol, troppo americana anche nei suoi più piccoli

risvolti, sembra che abbia un solo intento reale: demolire il mito dell’arte europea come

espressione di una cultura "alta". E in ciò si ricollega in maniera molto chiara alle

esperienze dadaiste, soprattutto ai ready-made di Duchamp, con le quali l’arte di Warhol

condivide l’intento dissacratorio.

4. Titolo: “Marylin”

Autore: Warhol

Data: 1962

Descrizione: Dopo la morte di Marilyn Monroe, avvenuta il 5 agosto 1962, quando la

diva aveva appena 36 anni e fu trovata morta nella camera da letto della sua abitazione di

Brentwood, a Los Angeles, Andy Warhol ne rimase profondamente colpito e rese Marilyn il

mito che sopravvive alla morte. Ne derivarono molte tele che l’artista realizzò subito nel

1962. Il dipinto è stato realizzato utilizzando il processo di serigrafia. È composto da due

tele d’argento dove la foto, una fotografia pubblicitaria del film Niagara (1953) della diva si

ripete 50 volte (in 5 righe e 10 colonne). Di queste, 25 immagini si ripetono a colori, sul

lato sinistro, mentre dall’altra parte, le altre 25 foto sono in bianco e nero. Proprio a voler

evidenziare, probabilmente, il rapporto tra la vita e la morte dell’attrice. In quest’opera, gli

occhi dello spettatore sono portati a vagare, senza concentrarsi in un punto preciso.

Andy Warhol decise di non disegnare direttamente l’immagine della diva, ma di utilizzarne

una esistente: Marilyn è rappresentata con sguardo seducente, labbra socchiuse. La

riproduzione comunque la rende una maschera inanimata.

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Italia

La Pop Art arrivò in Italia come linguaggio già codificato soprattutto, come già anticipato,

dopo la Biennale del 1964. Il ritardo fu giustificato anche dall’obbiettiva lentezza con la

quale la realtà del nuovo consumo giunse nella penisola. La poetica Pop vide i suoi

massimi esponenti Italiani soprattutto a Roma, la Roma della “Dolce Vita” in cui

risiedevano molti artisti Americani. Nelle tecniche, nel taglio delle immagini, la Pop Art

Italiana conservò, comunque, una tendenza all’equilibrio formale vicina alla tradizione

classica e lontana dalla lucida crudezza Anglosassone. 80

Le Opere:

1. Titolo: “Tutto il Meglio”

Autore: Ori

Data: 1966

Descrizione: In linea con il rivoluzionario programma artistico di quegli anni Luciano

Ori, attivo nel Gruppo 70 e tra i fondatori del Gruppo Internazionale di Poesia Visiva,

lavora sulla stampa dell’epoca e, attraverso collage di titoli e di testi giornalistici con o

senza immagini, ricostruisce la cronaca visiva dei drammatici giorni dell’alluvione. Il suo

racconto è polemico e pervaso da una pungente ironia; l’artista denuncia le difficoltà della

gente, il problema dello sciacallaggio, il ritardo degli aiuti e si rivolge con accenti critici alle

autorità e alle istituzioni responsabili del “diluvio di Stato”.

2. Titolo: “Grande Particolare di Propaganda”

Autore: Schifano

Data: 1962

Descrizione: Schifano dipinse molti frammenti di marchi come “Esso” e, in questo caso,

“Coca-Cola” su monocromi sgocciolanti: alla meccanicità ripetitiva delle scritte e al

contorno geometrico, si opponeva la manualità dell’esecuzione; al “generale” del bene di

consumo, il “particolare” della persona che lo fa proprio. Quest’opera, come altre di

Schifano, erano connotate da un senso tragico della desuetudine, dalla consapevolezza che

ogni immagine era destinata a durare pochissimo.

3. Titolo: “Futurismo Rivisitato”

Autore: Schifano

Data: 1966

Descrizione: L'opera è un omaggio sincero a un'immagine culto dell'arte italiana e

dell'Avanguardia storica particolare, quella del mitico gruppo dei futuristi, vestiti alla

moda con tanto di bastone e bombetta, immortalati a Parigi in una fotografia degli anni

dieci che l'artista trasformò nel suggestivo soggetto e punto di partenza per la propria

opera. Trasformati in sagome senza volti, i cinque futuristi in posa conservano la propria

riconoscibilità, emergendo dal passato come emblemi della straordinaria stagione di

ricerca di cui erano stati artefici. Schifano scelse di lavorare su una fotografia del gruppo, e

non invece su un singolo capolavoro futurista, per sottolineare l'immutata attualità della

loro esperienza: per questo sembra proiettarne l'immagine su una scacchiera colorata che

ne rende contemporanea la forma senza tuttavia modificarne il contenuto. 81

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5. La Seconda Metà Del Novecento

Il Contesto:

Al culmine degli anni ’60, si sgretolano le basi dell’ordine sociale, fondate

sull’ineguaglianza, ed emerge una forte domanda di diritti da parte di soggetti e di classi

sociali fino ad ora deboli: è il ’68, una catena planetaria di movimenti di massa, che getta le

basi per una rivoluzione culturale che rapidamente corrode le tradizioni familiari e sociali

sulle quali il capitalismo aveva fondato le sue fortune.

Qualche anno dopo, precisamente tra il 1973 e il 1975, in Occidente termina la crescita

economica con la conseguente ricomparsa della recessione causata dalla crisi petrolifera. Il

Nord industrializzato, ormai in crisi, finisce per scaricare i costi di tale crisi sui paesi del

Terzo Mondo: è l’inizio della Globalizzazione.

L’utopia Comunista ha il suo termine sulle macerie del Muro di Berlino, mentre sulle

ceneri dell’URSS nasce la Comunità degli Stati Indipendenti, formata da singole

repubbliche federate.

Nel frattempo, la rivista “Time” proclama come personaggio dell’anno 1982 un personal

computer, e nel 1911 la rete internet diventa globale e inizia ad influenzare anche la vita

politica: la comunicazione virtuale abbatte quasi ovunque le frontiere fisiche.

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Spazialismo

Questo movimento vede i suoi primi propositi già nel 1946 con la pubblicazione del

“Manifesto Bianco”, scritto da Lucio Fontana a Buenos Aires. Successivamente alla

Seconda Guerra Mondiale egli avrà modo di tornare a Milano, dove svilupperà questo

linguaggio chiamato Spazialismo. “Spazialismo” è il nome dato a quegli artisti che erano

interessati ad andare oltre e scavalcare i concetti di limiti fisici dello spazio attraverso

l’arte, superando la percezione naturale dello stesso definendone una concezione del tutto

nuovo.

Le Opere:

1.Titolo: “Superficie Bianca”

Autore: Castellani

Data: 1967

Descrizione: Castellani porta avanti una sua personale ricerca formale di impronta

ottico-plastica che sfrutta la diversa incidenza sulla tela della luce, deviata da rilievi in

positivo e negativo ottenuti con supporti sporgenti alternati a punti di fissaggio: ne deriva

una superficie discontinua, che perde la sua funzione pittorica per assumerne una plastica,

modulata secondo un disegno dal regolare ritmo compositivo, passibile di infinite

declinazioni sul tema del contrasto luce-ombra, chiaro-scuro. Le sue opere sono estranee

sia alla pittura che alla scultura, in cui lo spazio assume una strutturazione autonoma 82

attraverso la variazione ritmica di estroflessioni e introflessioni della superficie, uscendo

decisamente dal concetto di opera pittorica e di quadro dipinto: aspirando ad affrancarsi

dalla bidimensionalità della pittura, Castellani crea infatti infinite possibilità di variazioni

percettive dell'opera introducendo il mutamento della luce, senza perdere di vista un

rigoroso controllo sul risultato finale che colloca le sue opere al di là di ogni

sperimentalismo e al di fuori di ogni casualità, attingendo ad ampie implicazioni

concettuali in un rigore formale che ne determina la caratteristica e la riconoscibilità.

Attraverso un vocabolario geometrico astratto, fatto di segni materici ripetitivi, Castellani

sollecita la percezione visiva e stimola l'elaborazione mentale dell'osservatore al di là dei

significati puramente rappresentativi, proponendo la sua singolare "pittura" nei termini di

un linguaggio universale e basico, senza limiti di comprensione.

2. Titolo: “Spazio Elastico”

Autore: Colombo

Data: 1967

Link al Video: https://youtu.be/kuV9S-sGAjQ

Descrizione: Contenitore cubico praticabile all’interno ripartito in volumi di spazio

virtualmente circoscritti da fili tesi di materiale elastico, trattati con colore fluorescente e

illuminati da lampade a luce ultravioletta, in questa struttura avvengono, per azione di

quattro elettro-motori, delle tensioni a sviluppo orizzontale e verticale e a carattere ritmico

che la deformano discontinuamente secondo una combinatoria progressiva. I volumi di

spazio hanno forma cubica e sono fra loro uguali per una coerente iscrizione nella forma

dell’ambiente che li contiene, il visitatore può passare dall’uno all’altro e all’interno di

ognuno è possibile osservare quelli adiacenti.

-Il Caso Fontana (Spazialismo):

Quando parliamo di Lucio Fontana ci viene subito in mente lo Spazialismo e la sua serie di

“Tagli”. Attraverso quest’ultimi, egli tendeva a dare un nuovo concetto di pittura e scultura

definendo nel suo agire (ovvero il tagliare) un’intera dimensione, dimensione che tocca il

tempo (l’atto del tagliare), lo spazio (la tela stessa) e la luce (la resa finale, attraverso la

tela, il colore uniforme e il taglio, è dato dalla luce).

3. Titolo: “Concetto Spaziale. Fine di Dio”

Autore: Fontana

Data: 1963

Descrizione: I "Concetti Spaziali" di Lucio Fontana ridanno fiato all’antico amore per

l’astrazione algida e assoluta degli anni Trenta. Sono superfici violate da tagli netti o da

punte perforanti, che incidono la compattezza della materia per rivelare accessi nascosti

all’intimità. Nei buchi slabbrati del ciclo "Fine di Dio", l’artista percorre una strada tutta

personale per ridefinire il rapporto spazio-superficie-materia, è la strada della totale

invenzione, della creazione assoluta. Per Fontana lo spazio ha un corpo. Con questa

semplice certezza che gli viene da quello che vede, Fontana riesce a confondere davanti ai

nostri occhi di ogni giorno, qualunque nozione di luogo, di tempo e di stato delle cose. 83

4. Titolo: “Concetto Spaziale. L’Attesa”

Autore: Fontana

Data: 1965-1966

Descrizione: La serie “Concetti spaziali”, denominati “Attese” e meglio conosciuti come

“Tagli”, rappresenta il ciclo più ampio e popolare della produzione di Fontana e si sviluppò

nel periodo tra il 1958 e il 1968. Si tratta di tele monocrome, dipinte in modo uniforme con

colori forti e puri utilizzando la tecnica dell'idropittura e ferite da uno o più squarci

verticali, inferti dall'artista sulla superficie con un rasoio per mezzo di un gesto energico e

risoluto. Sul retro di ogni esemplare l'artista ha posto l'intitolazione "Attesa" nel caso il

taglio sia unico, o "Attese" qualora i tagli si presentino in sequenza. Il termine "Attesa"

intende inoltre alludere all'indole avveniristica dell'opera e, allo stesso tempo, al suo

carattere metafisico di sospensione spazio-temporale. Andare "oltre" la tela, ovvero, oltre

la tradizione artistica e oltre lo spazio circoscritto del quadro, della superficie pittorica e

della dimensione da cavalletto. Sono queste le prerogative della riflessione estetica di

Fontana, che nei suoi Tagli rivela l'esigenza di scoprire una nuova spazialità. Il vigore del

gesto creativo non costituisce in quest'ottica un moto istintivo dell'autore, ma introduce un

nuovo concetto di pittura e di scultura, andando oltre la manualità; in un'altra dimensione.

La luce concorre alla creazione dell'opera: attraverso di essa, l'infinito ci si apre davanti

come uno squarcio nella materia, come un passaggio da un mondo ad un altro.

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Pre-Body Art

Con “Pre-Body Art” indichiamo quei linguaggi che richiedono l’uso del corpo (quindi della

performance) ma con connotati nazionali del tutto diversi, quindi non si ha ancora un

linguaggio unitario che si svilupperà soltanto verso la fine degli anni ’70.

-Il caso della nascita della Performance:

Si ricercano le origini di questo linguaggio nella progressiva liberazione del corpo da

vincoli imposti da un’etica molto rigida, processo che percorre l’intero Novecento.

L’abbigliamento, infatti, andava a farsi più leggero abbandonando bustini e colli inamidati,

mentre già prima della Prima Guerra Mondiale, Martha Graham rivoluziona il mondo della

danza introducendo le scarpette a punta. Ed è da questo processo lungo e lento che, negli

anni ’60, si assiste a manifestazioni estreme con artisti che utilizzano il proprio corpo come

unico strumento di espressione, linguaggio già avviato contemporaneamente dagli

Happening Americani (di cui parleremo all’interno del Fluxus, più avanti).

Le Opere:

1. Titolo: “Merda d’Artista”*

Autore: Manzoni

Data: 1961 84

Descrizione: Il 12 agosto 1961, in occasione di una mostra alla Galleria Pescetto di

Albisola Marina, Piero Manzoni presenta per la prima volta in pubblico le scatolette di

Merda d’artista ("contenuto netto gr.30, conservata al naturale, prodotta ed inscatolata nel

maggio 1961"). Il prezzo fissato dall’artista per le 90 scatolette (rigorosamente numerate)

corrispondeva al valore corrente dell’oro. La novità di Piero Manzoni è avere collegato

queste suggestioni ad una riflessione sul ruolo dell’artista di fronte all’autoreferenzialità

dell’opera d’arte. Spossessato dell’oggetto, ed ancora incantato dal ricordo del suo status

eroico di artefice e produttore, l’artista trova una compensazione della perdita invadendo

lo spazio che il processo comunicativo aveva tradizionalmente assegnato all’opera. Il corpo

stesso dell’artista si offre al pubblico come un’opera d’arte, e le vestigia del corpo

divengono reliquie. Gli effetti della chiusura di senso dell’opera d’arte (che non ha più un

"messaggio" da comunicare, ma significa solo se stessa), coinvolgono anche i destinatari

della comunicazione.Se l'arte non è portatrice di un messaggio e l'opera d'arte non esiste

più come oggetto concreto che può essere esibito in un museo o venduto in una galleria, il

pubblico non può restare confinato nel ruolo passivo di spettatore.Anche il pubblico è

chiamato ad essere un’opera d’arte, seguendo le orme dell’artista e partecipando alla

natura magica del suo corpo.

2. Titolo: “Scultura Vivente”*

Autore: Manzoni

Data: 1961

Descrizione: E’ il vero corpo umano ad essere presentato al pubblico, il corpo nudo delle

modelle che si prestano all’artista affinché apponga la propria firma su di esso, è il corpo

del fruitore che partecipa alla mostra ad essere autografato, l’opera è pronta, non c’è

bisogno dell’utilizzo dello scalpello per dare una conformazione umana al preparato

artistico. Non basta la firma dell’artista a rendere quel corpo un’opera d’arte, Piero

Manzoni accompagna le sue opere con degli attestati di autenticità apponendo un timbro

di colore diverso su ogni documento, rosso se la persona è interamente un’opera d’arte e

sarebbe rimasta per sempre tale, giallo se sono solo alcune parti del corpo ad essere

classificate come opere d’arte, verde se vincolato ad attività quali dormire o correre,

porpora se il carattere artistico del corpo era stata comprato. Ogni essere umano può

diventare un’opera d’arte? Chiunque può essere ammirato dal pubblico o bisogna

rispettare delle condizioni? E’ colui che sale sulla Base magica ad assumere lo status di

opera d’arte, un piedistallo che conferisce l’artisticità a chi si innalza su di esso per il tempo

che vi rimane, lo stesso Manzoni venne immortalato con uno scatto fotografico mentre si

innalzava sulla base da lui creata. Nemico dell’uomo – scultura è il tempo, il fattore che

decreta il periodo del carattere artistico del corpo: una volta che si scende dal piedistallo

magico, l’uomo non è più un’opera degna di essere ammirata, diventa nuovamente un

essere umano qualunque privo di qualsiasi vena artistica.

NOTA*: Alla base del linguaggio di Manzoni vi è una forte critica e presa in giro vero il mondo del

mercato dell’arte. Motivo per cui vende “Merda d’Artista” a peso d’oro e addita tutti come opera

d’arte in “Scultura Vivente”. Ciò vuol far pensare come l’arte, ormai, non sia portatrici di messaggi

ma è fine a sé stessa, veicolo di prestigio economico. 85

3. Titolo: “Antropometria 35”

Autore: Klein

Data: 1960

Link al Video: https://youtu.be/Z9IUz14PyKw

Descrizione:L’ antropometria è una tecnica che prevede l’uso del corpo come un timbro:

una volta steso il colore su una parte del corpo si lascia l’impronta sulla superficie. Alcune

modelle, secondo le direttive di Klein, si “intingevano” nel colore per poi stendersi su tela

lasciando così un’impronta che l’artista definiva “traccia di vita”.A volte la creazione delle

ANTROPOMETRIE diventava una specie di performance: nel 1960 ad un evento davanti

ad una folla elegante e formale Yves Klein realizzò un dipinto con modelle nude mentre

un’orchestra suonava la sua “Monotone Symphony” del 1949, composta da una sola nota

continuata.

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Nouveau Réalisme

Molti sono i fattori che hanno dato origine a questo movimento. Primi tra tutti, l’eredità

della Pop Art dal punto di vista della “testimonianza” del presente e il continuo consumo

che andava ad aumentare e a produrre sempre più rifiuti che andavano ad accumularsi

nelle discariche. La spazzatura, infatti, per i Nuovi Realisti fu molto importante, tanto che

utilizzarono quasi soltanto quella come materiale per le loro opere. I Nuovi Realisti si

distinguono dagli ottocenteschi colleghi per il solo utilizzo diverso dei materiali, se i primi

utilizzavano grandi quantità di spazzatura, i secondi utilizzavano tela e tempere, entrambi

però sono accomunati da un’unica volontà: testimoniare la propria realtà. I Nouveaux

Réalistes trattavano gli oggetti dimenticati, con cui nessuno voleva avere a che fare,

lavorandoli come fossero brandelli di archeologia del loro tempo, pronti per essere

testimonianza alle generazioni future.

Le Opere:

1. Titolo: “Pattumiera 1”

Autore: Arman

Data: 1970

Descrizione: L’arte di Arman è tutta condensabile in tracce ed impronte, in “allures

d’objets e cachets", ricercanti il significato ultimo del fare arte. La società della catena di

montaggio e della serialità dei prodotti di consumo reclama a gran voce l’ossessiva ricerca

della ragion d’essere dell’oggetto seriale, porta alla distinzione, in Arman, tra l’oggetto

identico ad un altro nell’aspetto e la sua assoluta singolarità data dalla differente propria

destinazione d’uso, perché ogni oggetto non sarà mai investito dai gesti di uno stesso attore

esistenziale. Ed ecco allora l’identico, ma diverso, delle accumulazioni. Nel 1959 l’artista

sperimenta la sua prima “poubelle” (pattumiera) che, da quel momento, acquista vita

nuova facendo diventare anche il contenitore non più luogo di transito temporaneo, ma

meta finale, teca della memoria rivelatrice della personalità del consumatore. 86

*(Consiglio: Vedere anche “Chopin’s Waterloo”)

2. Titolo: “Tavola con Cibo”

Autore: Spoerri

Data: 1963

Descrizione: L’artista svizzero ha avviato con la sua poetica un’indagine sui principi

fondamentali della nutrizione, anche in rapporto alla dimensione spirituale dell’uomo.

Stoviglie, bicchieri, posaceneri con sigarette, avanzi di cibo che vengono sottratti allo

scorrere del tempo e chiusi in teche di vetro, cristallizzando il momento del pranzo – o

della cena – in un rito che non è più una banale prassi quotidiana, ma assume una

connotazione simbolica. Una dopo l’altra, queste opere catturano ciascuna un attimo

destinato altrimenti a passare inosservato, sbrigativamente catalogato come semplice

necessità fisiologica: bisogna mangiare per vivere. Invece, nei “quadri-trappola” di Spoerri

resta non soltanto il cibo, ma tutta una costellazione di oggetti conviviali che testimoniano

un ordinamento culturale e sociale della nostra vita. Si tratta di opere paradossali: mentre

cercano di completare il passaggio evolutivo del rito del nutrirsi – da atto per la

sopravvivenza a rituale slegato dalla quotidianità – finiscono per consumarsi e deteriorare

davanti agli occhi degli stessi spettatori. Offrendosi così come spunto di riflessione, su

quanto di ancestrale (e materiale) sopravviva nella nostra vita, a dispetto di ogni

convenzione.

3. Titolo: “Rilievo con Spugne”

Autore: Klein

Data: 1959 e 1960

Descrizione: Si tratta di due opere uguali di cui una in blu, un’altra in rosso. Entrambi i

rilievi hanno l’aspetto di un “paesaggio lunare”. E non è un caso. Sono stati realizzati

proprio nel periodo della cosiddetta “corsa allo spazio”. “Le Rose du bleu (RE 22)”

è composto da nove grandi spugne sparse nella tela insieme a piccole pietre legate da un

intenso pigmento rosa. Mentre il “Relief éponge bleu (RE 51)” è composto da molte più

spugne e pietre, disposte in gran parte sui bordi e legate dal pigmento blu.

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Minimalismo

Il Minimalismo, fenomeno tipicamente Americano, indica un’arte fondata sull’utilizzo di

forme primarie e di materie primarie, spesso trattate dal mondo della produzione

industriale e sviluppate in sequenze ripetitive. Le radici di questa poetica sono state

individuate in molti fenomeni Europei, come il Costruttivismo, il NeoPlasticismo, l’eredità

lasciata dalla Bauhaus, e ancora da Malevic e da Mondrian. Necessitiamo però di accostare

a queste fonti altri fattori, come lo sviluppo della produzione in serie dei prodotti

industriali, l’influenza della topografia cittadina Americana (costruita secondo piani

geometrici regolari, per blocchi semplici e perpendicolari di cui Manhattan è un buon

esempio) e l’evoluzione scientifica del momento. 87

Le Opere:

1. Titolo: “Allestimento luminoso permanente per Santa Maria in Chiesa Rossa, Milano”

Autore: Flavin

Data: 1996

Descrizione: Nel 1996, su invito del Reverendo Giulio Greco, l’artista americano Dan

Flavin (New York 1933-1996) ideò un’opera come elemento centrale del restauro e

rinnovamento della chiesa parrocchiale. L’opera site-specific, in luce verde, blu, rosa,

dorata e ultravioletta permea l’intero volume della chiesa e accompagna il visitatore:

percorrendo lo spazio dall’ingresso, la successione cromatica del trattamento della navata,

del transetto e dell’abside suggerisce la progressione naturale della luce in notte – alba –

giorno.

2. Titolo: “Lastre di Zinco e Ottone”

Autore: Andre

Data: 1969

Descrizione: Andre ha lavorato seguendo tipologie diverse in cui ricorre la presenza di

un modulo che si ripete. Le agglomerazioni che si generano non hanno legami fissi, per cui

le opere possono essere smontate e rimontate. Inoltre, la tipologia di alcune opere come

questa presa in considerazione, dimostra vari intenti: talvolta la scultura non si erge verso

l’alto, ma rimane a livello del pavimento e può essere calpestata dallo spettatore: un modo

per contestare il rispetto aulico normalmente tributato alle opere. In secondo luogo,

l’alternanza dei moduli produce un forte senso del ritmo e della combinazione. Infine, l’uso

di materiali nel loro aspetto naturale dava al lavoro il valore della “sincerità” opposto a

quello di “illusionismo”, criticando un altro caposaldo dell’estetica tradizionale.

3. Titolo: “Casa dei Vetti”

Autore: Morris

Data: 1993

Descrizione: Morris è stato una di quelle personalità dalle varie vicende artistiche per cui

è impossibile inquadrarlo nel solo linguaggio minimalista. Già dai primi anni ’60 aveva

creato opere volte a distruggere la forma ordinata e statica, determinata in ogni suo aspetto

dall’artista; per questo parte del suo lavoro viene etichettato come “Antiform”. In “Casa dei

Vetti”, l’opera è composta di feltro, ovvero un materiale che, con il tempo, va a deformarsi

con il suo stesso peso. L’opera viene dunque proposta come un qualcosa di mai finito,

come fosse un lavoro in corso il cui processo è solo in parte controllabile dallo stesso

artista. 88

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Fluxus

Questo movimento è nato in maniera spontanea nel 1962 durante un festival musicale a

Wiesbaden, in Germania. Il punto fermo di questa compagnia era di non avere punti fermi:

non considerarsi un gruppo prestabilito, non avere regole di appartenenza, non

considerare importanti gli steccati che dividono musica, arte visiva, teatro e altre discipline

creative per favori invece il “flusso” di persone e di pensiero. Fu un movimento fortemente

anti-mercato (in riferimento al mercato dell’arte) e utilizzava gli “Happening”. Questi

erano degli eventi che entravano nella quotidianità dello spettatore il quale si trovava a

stretto contatto con l’artista, creando un mix di esperienze che vanno a produrre la vera e

propria opera d’arte. Gli artisti del Fluxus, nell’uso degli Happening, utilizzano movimenti

e gesti quotidiani perché valutati come carichi di espressività, motivo che li avvicina agli

spettatori.

Le Opere:

1. Titolo: “Tv Buddha”

Autore: Paik

Data: 1974

Descrizione: Un antico Buddha in legno dorato osserva la propria immagine proiettata

sullo schermo della tv che gli si erge davanti. Chiunque si avvicini, quindi, si ritrova nel

monitor accanto alla sacra figura. Un’opera che racchiude molti punti della ricerca artistica

contemporanea: interazione, incrocio dei linguaggi multidisciplinari, condivisione e

partecipazione, misticismo. Paik aveva intuito le mille vie del linguaggio video. Le aveva

percorse incantato dagli orizzonti di libertà intuiti in movimenti come la Pop, il

Concettuale, Fluxus (di cui fece parte), Land Art e così via. L’artista aveva un occhio antico

sul futuro, con lo sguardo attento alla tv come mezzo di trasformazione degli individui e dei

loro comportamenti, di cui tuttavia avvertiva a pieno la seduzione come le trappole a

venire.

2. Titolo: “Environment Apple Shrine”

Autore: Kaprow

Data: 1960

Descrizione: Artista e teorico dell’arte, nella sua intensa carriera Allan Kaprow si è

confrontato con diverse tipologie di espressione artistica, anche se il suo contributo più

importante è legato all’Environment e all’Happening, dei quali è considerato uno dei

teorici e dei fondatori. Happening ed environment sono lavori ambientali che richiedono la

partecipazione attiva del pubblico, coevi alle sperimentazioni portate avanti da Fluxus in

Europa. Lo spazio così trasformato in “Environment Apple Shrine” ricordava una discarica

più che una galleria d’arte, spiazzando i visitatori che erano invitati a camminare, sedersi,

sdraiarsi sugli oggetti, spostarli a piacimento per poi rimetterli a posto. divenne

L’opera

presto un lavoro cruciale nella poetica di Kaprow, per l’uso dissacrante e la messa in 89

discussione dello spazio espositivo. Con questa opera, Kaprow suggeriva la capacità

dell’artista di confondere i piani e di giocare non solo con l’arte, ma con la vita stessa.

3. Titolo: “Happening. A Letto per la Pace”

Autore: Lennon & Ono

Data: 1969

Descrizione: Durante la guerra in Vietnam, John Lennon e Yoko Ono organizzarono

"Bed-In" per la Pace della durata di due settimane prima nella città di Amsterdam e poi a

Montreal. Era il loro modo non-violento di protestare contro la guerra e di promuovere la

pace mondiale. Il termine è una ironica storpiatura del popolare termine inglese “Sit-in”.

Come effetto mediatico utilizzarono il loro matrimonio, celebrato pochi giorni prima.

Passarono la loro luna di miele nella suite presidenziale dell'Amsterdam Hilton Hotel tra il

25 e il 31 marzo, dando libero accesso alla stampa nella loro camera da letto tutti i giorni

dalle 9 di mattina alle 9 di sera. La stampa si aspettava, data la bizzarria della coppia, che

John e Yoko facessero sesso in pubblico, ma invece si trovarono davanti i due coniugi in

pigiama, eternamente a letto, che parlavano di amore e pace. Sulle pareti della stanza

erano appesi cartelli scritti a mano con scritte tipo "Hair Peace" e "Bed Peace”. Nel mese

successivo, John e Yoko manifestarono in favore della pace in diversi Paesi nella speranza

che l'attenzione mediatica attirata dalle loro figure avrebbe favorito anche la diffusione del

messaggio pacifista. Per otto mesi, la coppia inviò delle scatolette con dentro delle ghiande

ai vari leader mondiali, però non ottenne mai la possibilità di incontrare nessun capo di

stato.

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Body Art

Non è un movimento, è un vero e proprio linguaggio artistico che utilizza una precisa

tecnica: la performance. Abbiamo già detto precedentemente come è costituito questo

linguaggio, che va ad affermarsi sempre di più verso la fine degli anni ’70. L’artista, come

già detto, fa uso del suo corpo e lo accompagna con musica e oggetti di scena, il più delle

volte compiendo gesta che sono pericolose per la sua stessa vita. Alla base di questa

avventatezza vi è la volontà di catturare l’occhio dello spettatore, farlo fermare a guardare e

farlo riflettere. Sta proprio qui l’opera d’arte, nelle emozioni che l’artista riesce a far

emergere nello spettatore durante la performance, senza quindi creare niente di materiale.

*(Consiglio: Vedere anche “A Nose Adjustment” di Rainer e “Dead Man” di Burden, per degli

esempi su come fossero pericolosi per la vita degli artisti tali gesta.)

Le Opere:

1. Titolo: “Balkan Baroque”

Autore: Abramovic

Data: 1997

Link al Video: https://youtu.be/gbswpr7ibBA 90

Descrizione: Durata 6 ore al giorno per 4 giorni, fu svolta in uno scantinato buio dove si

potevano vedere solamente tre installazioni video, tre sculture in rame contenenti acqua

(come accenno alla purificazione spirituale) e la stessa Abramović seduta su 1500 ossa di

bovino. Le immagini video proiettate mostrano su due pareti i genitori dell'artista: da un

lato il padre (con una pistola in mano) e di fronte la madre. Entrambi compiono dei gesti:

alzano le mani in segno di resa, lui solleva la pistola, lei incrocia le braccia, entrambi si

coprono gli occhi con le mani. Sulla terza installazione video, che si trova in mezzo alle

altre due, si trova l’artista. Qui si presenta in due vesti differenti: nella prima con addosso

un camice bianco racconta come nei Balcani siano stati creati i Ratti-Lupo, questi animali

(come gli esseri umani in guerra) quando sono messi in situazioni insostenibili iniziano a

sterminarsi l'un l'altro. Nella seconda parte l'artista si sveste del camice bianco e con una

sottoveste nera inizia a ballare e a cantare melodie folcloristiche Serbe sventolando una

sciarpa rossa. Le tre sculture in rame non sono altro che due lavandini ed una vasca piena

di acqua sporca che esala un odore di morte. Al centro della sala vi è l’Abramovic in

persona seduta su 1500 ossa di bovino con addosso un camice bianco sporco di sangue che,

con una spazzola in ferro, acqua e sapone, lava una ad una le ossa di bovino, raschiando via

pezzi di carne e cartilagine. Durante questo lavoro di pulizia intona canti della sua

giovinezza in Serbia. L'obbiettivo dell'Abramović era quello di far durare la performance

per sei giorni, cantando ogni giorno un motivo originario di ogni ex repubblica Jugoslava,

ma a causa della spossatezza dovuta all'intenso lavoro di pulizia delle ossa non vi riuscì.

Con questo lavoro di pulizia Marina Abramović vuole denunciare la guerra nell'ex

Jugoslavia, i gesti con cui raschia e pulisce le ossa simboleggiano la pulizia etnica da un

lato ma dall'altro esprimono la volontà da parte dell'artista di compiere un rito di

purificazione etica. Le ossa e il puzzo che queste emanano sono il simbolo della guerra che

avveniva nei Balcani. “Balkan Baroque” vuole denunciare gli eccessi di quella guerra che i

Balcani hanno dovuto affrontare. La pulizia delle ossa diventa il tentativo simbolico di

scontare i peccati commessi dal suo popolo durante questa guerra ed è un tentativo per

rendere tutti partecipi del dolore portato da questo conflitto.

2. Titolo: “Azione Sentimentale”

Autore: Pane

Data: 1973

Descrizione: Gina Pane è diventata un simbolo del dolore fisico ed emotivo come

liberazione. Le sue performance sono emotivamente sconvolgenti ma hanno un potere

rituale, esorcizzante. È una ricerca profonda in se stessa e nell’altro che fa del limite della

sofferenza una forma di rivoluzione. La ferita autoinflitta si tinge di religiosità ed instaura

un dialogo di estrema complicità e massima fiducia con gli spettatori. La resistenza al

dolore accorcia le distanze tra gli uomini perché è in grado di dialogare con le coscienze. Il

corpo di Gina Pane, come un Cristo moderno, è la cassa di risonanza dell’intera società

contemporanea. Ferirsi è offrirsi, schiudersi e donarsi. Nei movimenti di protesta del 1968

Gina Pane si affianca al movimento di emancipazione femminile. L’involucro è una

menzogna, poiché il bell’aspetto non corrisponde necessariamente alla bellezza d’animo. Il

terrore di veder sfiorire la bellezza, di lasciar scorrere il tempo sul proprio corpo, riflette il

condizionamento della società. 91


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DESCRIZIONE APPUNTO

Gli appunti prendono in considerazione i primi esperimenti artistici attuati a fine '800 per terminare ai giorni nostri, passando per le Avanguardie e tutti gli altri movimenti. Comprende la descrizione di quasi cento opere, le più importanti del periodo e/o movimento trattato.

Gli appunti si dividono per cinque macro-aree:
-Fine '800
-Primi anni del '900
-Tra le due guerre mondiali
-Il secondo dopo guerra
-La seconda metà del '900

Le macro-aree, a loro volta, comprendono tutti i movimenti che fanno riferimento a quel periodo, comprensive di opere e descrizione dei fattori più importanti di tale movimento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in disciplina della arti, della musica e dello spettacolo
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucasink di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Saccà Lucilla.

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