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Storia dell'arte moderna

Nel 1550 Giorgio Vasari pubblicava "Le vite dei più eccellenti pittori, architetti e scultori italiani da Cimabue fino ai giorni nostri". L'opera è divisa in tre parti riferite alle tre età corrispondenti ai secoli 14°, 15° e 16°. Ad ogni età corrisponde una maniera, cioè uno stile, un modo specifico con cui l'arte si manifesta. Alla terza, corrisponde la terza maniera, che è quella della perfezione delle arti. Tale maniera, detta anche moderna, viene infatti fatta iniziare da Leonardo da Vinci che nelle sue opere mostrò tutti i limiti degli artisti dell'età precedente, avendoli tutti superati.

Assieme a Leonardo, i protagonisti della maniera moderna sono, fra gli altri, Bramante, Raffaello e Michelangelo. Questi, incarnarono l'ideale dell'artista completo e universale che supera i confini di una sola arte riuscendo a essere perfetto anche in altre. Per essere definito un ottimo arista, quindi, non erano più sufficienti la padronanza delle tecniche della propria arte e la conoscenza di alcune discipline (quelle per esempio elencate da Alberti) ma occorreva esserne addirittura maestri.

Tutto ciò avveniva in un momento in cui la condizione sociale dell'artista stava mutando in meglio, passando da quella di artigiano a quella di intellettuale. La pittura, la scultura e l'architettura si andavano ad allineare quindi alle altre arti liberali (grammatica, poesia, musica, giurisprudenza, astrologia, filosofia).

Il Cinquecento e Roma

Il primo ventennio del Cinquecento, specie durante il pontificato di Giulio II e di Leone X, vede il predominio artistico di Roma. Tuttavia, nel 1527, durante il pontificato di Clemente VII, in linea con il programma del cugino Leone X, Roma subì un profondo trauma: l'umiliazione del Sacco ad opera delle truppe dell'imperatore Carlo V. La città però riuscì a risollevarsi e intanto la presenza più o meno continua di Michelangelo la portava ad essere sempre all'avanguardia e la trasformava in una città guida dal punto di vista storico-artistico. È più o meno dopo questo periodo che inizia ad affermarsi il Manierismo.

Il manierismo

Gli artisti manieristi ricercavano la grazia, la licenza dalla regola, la difficoltà, l'inusuale, la bizzarria e il capriccio. L'eleganza e la dolcezza sono raggiunte ricorrendo a una composizione sinuosa e a un corpo allungato. La licenza dalla regola, cioè l'allontanarsi dalle regole è una conseguenza del gusto dell'artista, il quale non deve essere costretto ad applicare regole precostituite ma deve basarsi sul giudizio personale.

È possibile affermare che il Cinquecento è in gran parte il secolo di Roma, la città che vide l'attività di Bramante, Raffaello e Michelangelo. Ed è anche il periodo della massima diffusione dell'arte italiana in Europa, sebbene coincise con il peggiorare delle sorti politiche della penisola, fu infatti in quel periodo che gli stati italiani persero la loro libertà e l'Italia divenne sempre più un teatro di lotte.

Leonardo da Vinci

Leonardo nasce a Vinci il 15 Aprile 1452 e a diciassette anni entra nella bottega del Verrocchio dove avverrà la sua formazione. Fin dalle sue prime prove il giovane Leonardo manifesta una sensibilità pittorica originalissima. Abbandona il contorno duro e tagliente caro ai maestri del Quattrocento e tende ad ambientare la figura, dai contorni mossi, evanescenti e sfumati, nella luce e nell'atmosfera naturale. Sviluppa una concezione dell'arte intesa come conoscenza, e il cui compito non consiste in una meccanica imitazione della natura, ma nell'atto scientifico della comprensione e riproduzione delle sue leggi. Ha un acuto spirito di osservazione e di ricerca che lo conduce ad indagare i fenomeni naturali e ad attuare uno studio meticoloso della realtà in tutte le sue forme.

Già nelle opere del primo periodo fiorentino si evidenzia quale sarà la grande innovazione stilistica di Leonardo: le figure e il paesaggio che le circonda, così come ogni altra zona del dipinto attraverso sottili variazioni chiaroscurali, si fondono nell'atmosfera colorata che ricrea la luce naturale che li avvolge. È l'invenzione del celebre "sfumato" che si fonda anch'essa sull'osservazione diretta dei fenomeni naturali.

Opere di Leonardo

  • Madonna Benois (1478): Fa parte del primo periodo fiorentino di Leonardo e già da qui si evidenzia l'innovazione stilistica di Leonardo. Tutta la scena ruota attorno al fiore che la Madre porge con un sorriso al Figlio. Esso rappresenta il fulcro compositivo del dipinto, costruito su un complesso equilibrio tridimensionale, ma costituisce anche il centro di un'intensa animazione psicologica, in cui i gesti e gli sguardi della Madonna e del Bambino rivelano l'intenso rapporto emotivo che c'è fra di loro.
  • Adorazione dei Magi (1481-1482): È con questa opera che Leonardo dà la dimostrazione della sua nuova e personale visione artistica. Contrariamente a quanto altri pittori avevano fatto in precedenza, lui colloca la scena all'aperto. La Vergine, al centro della composizione, è attorniata dai Magi, dai pastori e dagli angeli. La capanna della natività è relegata in posizione decentrata in secondo piano, mentre delle rovine architettoniche messe in prospettiva occupano la parte sinistra della tavola. La costruzione prospettica è sottolineata dai due alberi che non sono solo pretesti geometrici, ma anche elementi simbolici: l'alloro e la palma indicano il destino del Bambino, raffigurando l'uno il trionfo, l'altra il martirio. Qui per la prima volta Leonardo introduce nella composizione il linguaggio dei gesti e dei volti. Tutte le figure che circondano la Vergine e il Bambino manifestano meraviglia, incanto e stupore in un movimento vorticoso dovuto alla presenza divina e alla manifestazione della verità rivelata.
  • La Vergine delle Rocce (1483-1486): Poco dopo il suo arrivo a Milano, Leonardo inizia quest'opera commissionata dalla Confraternita dell'Immacolata Concezione. In uno spazio roccioso oltre il quale si intravedono sprazzi di luci e un paesaggio lontano e profondissimo, stanno la Vergine, il Bambino, un angelo e San Giovannino. La Vergine è al centro della scena, in una posizione più arretrata; il suo braccio destro è teso ad abbracciare con grande tenerezza il piccolo San Giovannino che è in adorazione di Gesù; l'altro si protende nello spazio antistante e la mano si apre in un gesto protettivo del Santo Bambino. L'angelo è in ginocchio e sorregge il Bambino mentre guarda un ipotetico osservatore fuori dal quadro e indica San Giovannino. Le figure all'ingresso della grotta, illuminate di fronte e dai raggi che filtrano dal fondo, emergono dolcemente dall'ombra mentre l'atmosfera della grotta si colora di tenui sfumature. Qualsiasi oggetto illuminato non si vede mai per intero del suo vero colore a causa delle infinite variazioni prodotte su di esso dal colore della luce incidente e dai riflessi colorati delle ombre degli oggetti vicini. In questa tavola si concretizzano due concezioni di Leonardo, quella secondo cui un dipinto deve dare soprattutto la sensazione del rilievo e quella che vuole che la perfetta esecuzione del paesaggio sia pari alla conoscenza della figura umana.
  • Ritratto di dama con ermellino (1485-1490): Eccezione fatta per la Vergine delle rocce, l'attività artistica di Leonardo di questo periodo è completamente assorbita dalla corte. Un esempio famoso è proprio il ritratto di un'aristocratica dama amante di Ludovico il Moro. La figura della giovane raggiunge una vivacità d'espressione senza precedenti, accentuata anche dal rapporto metaforico fra la raffinata espressione della dama e la compostezza dell'animale, e il cui fondamento è costituito dall'impostazione spaziale: l'asse del volto è ruotato verso una spalla che, colta in una veduta laterale, imprime alla figura un moto a spirale.
  • Ultima Cena (1495-1497): Gli viene commissionato da Ludovico il Moro per una parete del convento di Santa Maria delle Grazie e può dirsi l'opera conclusiva del secolo per eccellenza. Il tema dell'ultima cena di Cristo era stato trattato più volte nel corso del Quattrocento e mai nessun artista aveva mutato l'iconografia: il Cristo era sempre colto dell'atto di istituire il sacramento dell'Eucarestia, gli apostoli lo affiancavano prendendo posto tutti dalla stessa parte e solo Giuda era l'unico ad occupare il lato opposto del tavolo, mentre San Giovanni poggiava il capo sul petto del Signore. Leonardo però sconvolge ogni consuetudine. I dodici apostoli sono tutti dalla stessa parte del tavolo, sei alla destra e sei alla sinistra di Cristo e il momento raffigurato è quello in cui Gesù ha appena annunciato il tradimento di Giuda. Leonardo quindi non ha voluto rappresentare un fatto di fede, ma umano, quanto il tradimento di un amico. Le parole di Gesù si propagano da un lato all'altro del tavolo generando angoscia, disapprovazione e stupore nei discepoli che in una sorta di moto ondoso, si scostano dal Signore raggruppandosi a tre a tre. Per il Cristo non c'è un'aureola ad indicarlo come essere divino, ma solo il cielo azzurro che si staglia dietro di lui. Ma ciò che conferisce alla scena la sua straordinaria forza d'impatto è la costruzione prospettica: la sala dipinta riprende e continua le linee delle pareti della sala reale, ampliandone illusionisticamente le dimensioni, e la cena degli Apostoli sembra svolgersi nello spazio fisico del refettorio, in presenza dell'osservatore.
  • Monna Lisa (La Gioconda) (dal 1505): La tavola mostra una giovane donna in posa al di qua di un parapetto, mentre oltre quello si staglia un grandioso paesaggio che fa da comprimario insieme alla Monna Lisa. Il suo tenue sorriso e il suo sguardo, che sembra seguire lo spettatore, derivano il loro fascino in gran parte dallo stupefacente uso che Leonardo fa dello sfumato. Lo stesso effetto utilizzato nei contorni della figura, fonde Monna Lisa con il paesaggio alle sue spalle.
  • Sant'Anna, la Vergine, Il Bambino e San Giovannino (1508-1510): I personaggi raffigurati rappresentano tre generazioni (Sant'Anna, la Vergine e Gesù) legate oltre che dal vincolo di parentela, anche da una catena di sguardi e di movimenti. La composizione e la tecnica esecutiva mostrano due caratteri fondamentali della tecnica figurativa di Leonardo: il contrapposto e lo sfumato. Per contrapposto s'intende un bilanciamento delle masse corporee che hanno subito una torsione attorno ad un asse, ad esempio la Vergine ha le gambe rivolte a sinistra e il busto a destra. Lo sfumato consiste sia nel passaggio graduale dall'ombra alla luce, sia nella perdita graduale della precisione dei contorni che non sono più netti e continui, ma delineati da infinite linee spezzate.

Michelangelo

Michelangelo Buonarroti nacque il 6 Marzo a Caprese. A Firenze, dove presto rientrò la famiglia, Michelangelo compì i suoi primi studi finché andò a bottega da Domenico Ghirlandaio. Piuttosto che con questi però il giovane artista si formò copiando gli affreschi di Giotto e di Masaccio, nonché studiando sia la scultura degli antichi nell'ampia collezione medicea sia quella dei grandi Nicola e Giovanni Pisano sia, infine, quella dello stesso Donatello.

Nel corso della sua lunga vita Michelangelo mutò alcune delle proprie concezioni sull'arte, sia per una logica e naturale evoluzione, sia per la realtà storica che si trovò a vivere. Come tutti gli artisti del Rinascimento era convinto che l'arte consistesse nell'imitazione della natura e come tutti quelli di formazione fiorentina riteneva che alla bellezza si arrivasse tramite l'indagine scientifica di quella. A Michelangelo tuttavia non era sufficiente la fedele imitazione della natura. Egli credeva infatti che questa occorresse scegliere le cose migliori e, anzi, era convinto che con la fantasia l'artista fosse capace di dare vita ad una bellezza superiore a quella esistente in natura. Esiste allora secondo lui un modello di bellezza che ogni artista si forma nella mente, modello ideale al quale conforma tutto ciò che vuole raffigurare.

Per Michelangelo la cosa più bella del creato è l'uomo, o meglio il perfetto corpo umano, in quanto rispecchia la bellezza divina. Successivamente egli divenne più profondamente religioso, e la bellezza fisica divenne per lui secondaria rispetto a quella spirituale e la considerò solo un mezzo per rendere quest'ultima evidente. Verso la fine della sua vita la bellezza del corpo umano diventa per Michelangelo un qualcosa che distoglie l'uomo dalla spiritualità, e teme che la sua stessa arte e la sua fantasia possano averlo condotto verso la dannazione e la morte dell'anima.

Opere di Michelangelo

  • La Pietà (1498-1499): Nel 1498 venne incaricato di scolpire un gruppo marmoreo rappresentante la Pietà. La Vergine michelangiolesca è una fanciulla dal volto appena velato di tristezza che sorregge amorevolmente il corpo del figlio invitando chi guarda a provare per lui il suo stesso dolore. L'ampio panneggio con le sue ombre profonde è il mezzo di cui l'artista si serve affinché, per contrasto, il corpo nudo liscio e perfetto del Cristo abbia maggior risalto.
  • David (1501-1504): Al suo ritorno a Firenze da Roma nel 1501 l'opera del Duomo lo incarica di scolpire una statua di David mettendogli a disposizione un enorme blocco di marmo che giaceva inutilizzato, ma che era stato manomesso anni prima da Agostino di Duccio. L'incarico quindi presentava un problema tecnico in più, ma quel che Michelangelo ne ricavò fu stupefacente e fu quasi come se fosse riuscito a far resuscitare un morto. Il giovane David è colto nel momento che precede l'azione: la fronte è leggermente aggrottata, i muscoli in tensione e le mani nervose e scattanti. Tutto ciò rivela l'interna tensione psicologica del personaggio.
  • Sacra Famiglia (Tondo Doni) (1504): Poco prima di allontanarsi nuovamente da Firenze, Michelangelo dipinse attorno al 1504 l'unica tavola finita che conosciamo di lui, una Sacra Famiglia nota anche come Tondo Doni. In primo piano Michelangelo ha raggruppato saldandoli in un sol blocco, i componenti della Sacra Famiglia: Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù. Al di là di un muretto alle spalle di Giuseppe, emerge sulla destra la piccola figura di S. Giovannino dietro il quale, disposti a semicerchio su di un rilievo roccioso, stanno dei giovani nudi. A Michelangelo interessa poco il paesaggio, ciò che gli preme è la raffigurazione del corpo umano: è l'uomo al centro della sua attenzione e delle sue riflessioni. La Sacra Famiglia rappresenta il mondo cristiano, i nudi simboleggiano quello pagano e San Giovannino è l'elemento di mediazione fra i due mondi. Nell'opera i colori sono vivaci e cangianti, i corpi sono trattati in maniera scultorea, chiaroscurati e spiccati dal fondo della tavola tramite una linea di contorno netta e decisa, contrariamente a quanto veniva fatto in quegli anni.
  • Affreschi della volta della Cappella Sistina (1508-1512): Nel 1508 Giulio II volle riparare alla delusione subita da Michelangelo in seguito alla commissione del monumento funebre a lui dedicato, e gli offrì di affrescare la volta della Cappella Sistina, e l'artista riluttante accettò. La volta venne organizzata fingendo delle membrature architettoniche alle quali l'illusionismo prospettico conferisce un realismo impressionante. Essa si presenta attraversata da grandi archi che appoggiano su una cornice poco al di sopra delle vele triangolari e sorretta da piccoli pilastri che affiancano i troni dei Profeti e delle Sibille. Gli archi e la cornice ripartiscono la superficie centrale in nove riquadri con scene tratte dal libro della Genesi. Nelle vele e nelle sottostanti lunette sono raffigurate le 40 generazioni degli Antenati di Cristo e infine nei pennacchi angolari trovano posto le raffigurazioni di quattro eventi miracolosi. I colori sono ancora quelli visti nel Tondo Doni, accesi e cangianti perfino nelle ombre e distribuiti con grande libertà di accostamenti.
  • Sagrestia Nuova di San Lorenzo (1520-1534): La Sagrestia Nuova ha una pianta composta da due quadrati adiacenti, di cui uno maggiore e l'altro decisamente più piccolo. Entrambi gli spazi sono coperti da cupole emisferiche e la più grande è sormontata da una lanterna. L'uso che viene fatto da Michelangelo del bianco dell'intonaco per le pareti e della pietra serena per le membrature architettoniche è completamente diverso dai precedenti. La continuità verticale dell'intrecciarsi di lesene, archi e cornici è interrotta da una fascia bianca che divide in due lo spazio, tanto che quello superiore sembra fluttuare nell'aria non avendo appoggi visibili. Dei sepolcri previsti, solo due ne vennero realizzati, quelli di Lorenzo duca d'Urbino e di Giuliano duca di Nemours. Contro una struttura marmorea fatta di pilastri, nicchie, cornici e decorazioni, si stagliano i sarcofagi dai coperchi ellittici sui quali giacciono le allegorie del Giorno e della Notte e dell'Aurora e del Crepuscolo.
  • Biblioteca Laurenziana (1520-1534): Le libertà compositive presenti nella Sagrestia Nuova si fanno ancora più evidenti nel Vestibolo della Biblioteca Laurenziana. Anche qui Michelangelo divide le pareti in due ordini sovrapposti tramite l'uso di cornici orizzontali, pone poi delle coppie di colonne che sembrano poggiare su dei mensoloni, in realtà puramente decorativi. Fra le colonne sono disposte delle finestre.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

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