Estratto del documento

La crisi degli imperi di carta nell'era di vetro

Tutte le principali redazioni giornalistiche americane stanno affrontando un momento di crisi, molte hanno avviato il processo di bancarotta. Tengono meglio i grandi gruppi editoriali che pubblicano giornali e magazine e le reti televisive, ma anche per loro la situazione si è fatta difficile. Poi c'è anche Rupert Murdoch, che guida la crociata degli editori per introdurre il pagamento delle notizie e dei servizi diffusi via Internet. Questo a causa soprattutto degli introiti della pubblicità, che rischiano di non tornare mai più ai livelli pre-crisi. Per il mondo dei mass media è un clima da ultima spiaggia.

Mentre gli editori si interrogano sulla reversibilità della crisi, esaminano gli errori di sottovalutazione commessi negli anni scorsi e si lanciano nella battaglia per la sopravvivenza, puntando sull'introduzione di forme di pagamento dell'informazione di qualità, ci si comincia a chiedere cosa accadrebbe sul piano politico e sociale se grandi metropoli come San Francisco o Philadelphia restassero senza nemmeno un giornale. Gavin Newson ritiene che i giovani sotto i trent'anni non "se ne accorgerebbero nemmeno", ma teme che questo impoverirebbe la vita democratica della città: verrebbe meno, infatti, il soggetto che con più forza, professionalità e maggiore impiego di mezzi si impegna in una quotidiana azione di scrutinio del comportamento dei pubblici amministratori da due secoli.

Una possibile soluzione sarebbe quella di affidarsi al potere politico per risolvere i problemi della stampa, ma non tutti sono concordi in quanto potrebbe rivelarsi estremamente pericoloso: dare ai cittadini la sensazione che i giornali vogliano sopravvivere con l'aiuto dei contribuenti rischia di deteriorare l'immagine della stampa presso il pubblico. Improbabile che la stampa possa essere affidata ad iniziative filantropiche (dove sono poche le persone propense a regalare milioni di euro).

Adattarsi alla nuova realtà

È quindi giusto cominciare ad adattarsi a una nuova realtà, prendere atto dei cambiamenti radicali determinati dall'affermarsi delle nuove tecnologie digitali e del mutamento degli interessi e dei gusti di una parte consistente del pubblico, soprattutto quello giovane. È una strategia complessa che obbliga i giornalisti a ripensare il loro approccio alla professione perché la tecnologia ha cambiato il rapporto coi lettori e la loro psicologia. I profeti della Rete giurano che l'informazione digitale si rivelerà molto più democratica di quella cartacea, perché meno condizionata da costi produttivi alti.

Ma potrebbe anche andar peggio: si potrebbe presentare uno scenario più cupo, con l'informazione frammentata in mille rivoli digitali che non riescono a raggiungere un minimo di massa critica, a fare opinione, mentre i giornali continuano a perdere autorevolezza e indipendenza economica. All'origine di questa perdita di autorevolezza ci sono errori effettivi, ma anche la tendenza del lettore interattivo a diventare ipercritico nei confronti di professionisti dell'informazione che vuole, ormai, sfidare sul loro terreno come produttore alternativo di contenuti.

Con la diffusione dell'informazione digitale e dei contenuti free, poi, sono pochi gli imprenditori e perfino i mecenati, disposti a farsi carico degli alti costi di gestione delle imprese dell'editoria cartacea. Di qui la perdita di indipendenza economica.

Cosa e come leggono i "nati digitali"

I numeri parlano: il volume di carta stampato negli USA è calato del 43% negli ultimi cinque anni, il numero di giornali venduti quotidianamente da 63 milioni è calato a 43 milioni, il volume delle entrate pubblicitarie, che nel 2007 aveva raggiunto i 47 miliardi di dollari, nel 2009 non dovrebbe aver superato quota 36. Si sperava in una ripresa, ma le proiezioni indicano un ulteriore calo.

In discesa e in crisi ci sono anche i quotidiani free press, i giornali gratuiti che fino a poco tempo fa venivano considerati una minaccia per i media tradizionali e una soluzione vincente per la carta stampata. Dopo aver raggiunto il picco nel 2007, con 230 testate in giro per il mondo, alla fine del 2009 ne erano rimaste 200. La riduzione maggiore in Europa, dove da 117 si è passati a 92 testate. Complici di questa situazione anche le abitudini che cambiano nella società: le giornate lavorative si allungano.

In ogni caso, la diffusione dei siti informatici online non riesce a tamponare il declino degli indici di lettura: i lettori abituali di informazioni giornalistiche su carta o internet sono calati dal 2006 al 2008 dal 43 al 39%. E poi c'è il redistribuirsi del tempo dedicato alla comunicazione nella vita quotidiana: la cultura dei videogiochi, le ricerche su Google che consentono di fornire risposte a qualsiasi domanda nella frazione di pochi secondi.

Si preannuncia la scomparsa in alcune città del giornale. Come si vivrà in una città paperless? Alcuni sono convinti che l'informazione online non solo possa sostituire completamente l'informazione cartacea, ma che sia anche migliore perché offre uno spettro più vasto di contenuti e opinioni. Inoltre, negli ultimi anni la professione giornalistica ha perso buona parte della propria credibilità. Il pubblico è cambiato, vuole testi brevi e scaricabili su varie piattaforme, leggibili ovunque, magari anche mentre è impegnato in altre faccende, digitali o no (Multitasking). Oggi per le informazioni molti ricorrono a Internet (facebook, twitter diventano accesso alle news per i giovani).

Il sovraccarico multisensoriale a cui è sottoposto il lettore digitale lo spinge a selezionare con rapidità gli stimoli in arrivo. Alle proposte generaliste, come quelle rappresentate da un quotidiano, tenderà sempre a preferire quelle mirate ai suoi interessi. Alla moltiplicazione dei messaggi e delle fonti si somma una crescente diversificazione degli strumenti di lettura: con la carta stampata che perde il suo peso, le notizie si leggono sui computer, telefonini, sui tablet. È la prima vera rivoluzione nel modo di leggere dall'epoca di Gutenberg.

Le imprese editoriali vengono accusate di essersi fatte prendere di sorpresa da questa incredibile evoluzione delle tecnologie, di aver reagito con grande ritardo. In molti casi è vero. È un quadro in rapidissima evoluzione, ma sempre fluido. E se da un lato la digitalizzazione aumenta le occasioni per condividere con i lettori la produzione dei contenuti, dall'altro l'informazione si trasforma man mano in una conversazione. Come si fa però ad affidarsi senza riserve alle persone che scrivono sui blog o sui social network? Chi garantisce che non accettino la sponsorizzazione di un gruppo politico o di un'azienda?

Un'opinione pubblica divisa in mille tribù

Un punto a favore del ruolo avuto fino a oggi dal giornale: per oltre 150 anni è stato un punto di aggregazione, se non addirittura di costruzione, delle comunità. Il suo indebolimento, con le prospettive di vaste aggregazioni urbane senza un organo di informazione quotidiano, non solo toglie spazi al giornalismo investigativo, l'unico in grado di funzionare da argine agli abusi di potere delle istituzioni, degli amministratori locali, della politica, ma frammenta il flusso delle notizie, rende difficile interpretarle, individuare una gerarchia.

Il rischio è quello di un universo fatto di tribù che si scambiano un volume limitato di conoscenze e informazioni. I membri delle tribù, pur avendo un oceano sconfinato di notizie a disposizione, scelgono di autoescludersi da tutti quei flussi che non considerano omogenei con il loro modo di valutare fatti e opinioni. Un buon giornale crea una "consapevolezza condivisa". C'è stato il caso di una cittadina, Carbondale, in cui il giornale locale è stato chiuso dopo 34 anni di attività. I cittadini si sono ribellati e hanno creato un giornale "dal basso", il "Sopris Sun", che ha avuto successo e si mantiene tutt'ora in attività.

Non è però una tendenza comune: in altre realtà locali si sono affermati con successo i vivacissimi blog e siti online che sono riusciti a incalzare i poteri locali con le loro inchieste sferzanti meglio dei giornali di carta, ormai troppo indeboliti.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 10
Riassunto esame Cultura giornalistica, prof. Jucker, libro consigliato L'ultima notizia, Bardazzi, Gaggi Pag. 1 Riassunto esame Cultura giornalistica, prof. Jucker, libro consigliato L'ultima notizia, Bardazzi, Gaggi Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 10.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Cultura giornalistica, prof. Jucker, libro consigliato L'ultima notizia, Bardazzi, Gaggi Pag. 6
1 su 10
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.degiovanni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura giornalistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Jucker Maria Cristina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community