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Introduzione

Nell’era di Internet. L’era di Gutenberg è ormai un ricordo. Siamo entrati nell’era di Internet. La novità maggiore sono i blog, sviluppatisi a partire dal 2001. Lo sviluppo tecnologico ha prodotto altre novità che riguardano i giornali quotidiani, la più appariscente delle quali è l’applicazione del full color. Ciò nonostante il quotidiano resta il medium più esposto a un avvenire difficile e la sua diffusione è in calo anche in paesi di molti lettori come gli Stati Uniti e il Giappone.

Agli albori, il quotidiano moderno venne salutato da grandi spiriti, che lo indicarono come “quarto potere”. Prima della rivoluzione tramite il computer, due eventi straordinari avevano caratterizzato il XX secolo: l’avvento della radio e poi quello della televisione. La competizione mediatica si è successivamente allargata con l’avvento di Internet.

Per quanto riguarda la situazione italiana, con 140 copie ogni mille abitanti, la limitata dimestichezza degli italiani con il giornale quotidiano resta un dato irrefutabile. Sotto il profilo imprenditoriale, poche aziende hanno raggiunto in Italia un assetto forte. Il Gruppo Espresso e quello Rcs sono nettamente i più consistenti.

Antiche insegne, contenuti nuovi

Da paese a paese

Il quotidiano moderno nasce e si sviluppa come mezzo di informazione e di opinione e come impresa nel corso dell’Ottocento. I due fattori principali e interdipendenti sono il consolidamento dei regimi di libertà e i progressi dell’industrializzazione e dei mezzi di trasporto. I modi e i tempi sono però diversi da paese a paese: l’esempio più chiaro sono le notevoli differenze esistenti tra la stampa di impronta anglosassone e quella dei paesi latini. Da una parte vi è la prevalenza di un giornalismo fattuale, dall’altra la prevalenza di un giornalismo che risente di grandi tradizioni letterarie e forti passioni politiche.

Specchio, ma con riserva

Il mondo dei giornali va guardato con realismo: c’è il buono e il cattivo, ci sono i vizi e le virtù, le nobiltà e le servitù. Perché di giornali ne sono esistiti e ne circolano di tutti i tipi e di tutti i livelli. Certamente la stampa quotidiana di qualità ha svolto una funzione positiva negli ultimi due secoli, mettendo in contatto col mondo un numero crescente di persone, aiutandole a conoscere, a discutere e a partecipare a lotte politiche e sociali e ad accrescere la propria cultura.

Tuttavia, riflettendo oggi sulla natura del giornale, le parole che vengono in mente sono ambiguità e ambivalenza. La prima ambiguità di un giornale moderno nasce dal fatto di essere, nello stesso tempo, un prodotto commerciale e una creazione intellettuale, per di più collettiva. La seconda deriva dall’assioma che i fatti non parlano mai da soli, e vengono per forza di cose filtrati dalla sensibilità di chi scrive l’articolo. Una terza ambiguità di prima grandezza dipende dal fatto che i giornali hanno bisogno non soltanto di lettori, ma anche di inserzionisti pubblicitari. In pratica il giornale viene venduto due volte, e l’inserzionista spesso pesa più del lettore.

Il successo di un quotidiano è legato ad attese che sono maturate tra il pubblico e che i promotori della nuova iniziativa giornalistica sono stati in grado di individuare e alimentare (attese che possono essere commerciali, politiche, sociali, ecc.).

Come nacquero

All’origine di quasi tutti i quotidiani ci sono lotte politiche oppure l’emergere di grandi interessi economici e finanziari. Tra i quotidiani in circolazione oggi in Italia, ventisette sono nati nella seconda metà dell’Ottocento. Le antiche insegne rendono, e danno evidentemente una certa fiducia ai lettori (Corriere della Sera, 1876).

Diversa è la storia negli Stati Uniti e, in misura minore, in Gran Bretagna. Al di là dell’Atlantico, già nella prima metà del XIX secolo nascono anche quotidiani decisamente popolari, che danno la precedenza, molto spazio e accento sensazionalistico ai fatti e sono pieni di informazioni varie e di storie commoventi (un esempio è il New York Sun, 1833). Tuttavia, accanto ai popolari, a New York e in altre città nacquero e conquistarono molti lettori i quotidiani di qualità. Fra di essi il New York Times, nato nel 1851, si fece alfiere di quel modello di giornalismo che viene definito liberal: il principio liberal recita che l’informazione, rivolgendosi a tutti i lettori indistintamente dalle loro idee politiche, non deve essere partigiana, deve comprendere anche i fatti sgraditi all’editore ed essere separata il più possibile dai commenti.

La stampa americana poté intraprendere questa strada molto presto, soprattutto grazie alla libertà concessale dal Primo emendamento della Costituzione e dal notevole livello di industrializzazione del paese. Per quanto riguarda l’Italia i processi di industrializzazione iniziarono solo alla fine dell’Ottocento, e il cammino fu lento, tanto che pochissime iniziative editoriali poterono fregiarsi della qualifica di imprese industriali. Il battistrada fu il Corriere della Sera.

Industrializzazione della stampa significò anche l’apporto di capitali da parte di imprenditori finora estranei all’editoria e la commistione fra editori e altri imprenditori rafforzò il rapporto di contiguità o di intreccio tra i giornali e l’attività politica. Tuttavia, per sancire il successo dei quotidiani come mezzi di informazione di massa, era necessario un altro fattore: la crescita della scolarizzazione, e su questo terreno le note riguardanti l’Italia sono dolenti.

In una situazione simile, gli editori conservarono il modello di quotidiano scelto agli albori, ovvero quello con prevalenza di contenuti elitari. Il mercato editoriale, prima di quello politico è stato invece il fattore di espansione della maggior parte dei settimanali, che ebbero l’accortezza di unire alle scelte elitarie tipiche dei quotidiani una porzione di informazioni e servizi attraenti per i lettori comuni, come la cronaca cittadina e l’informazione sportiva.

Formula omnibus con il "full color"

Nasce all’inizio del Novecento la formale del quotidiano per tutti. Nel secondo dopoguerra i rotocalchi hanno fatto la parte che svolgevano i quotidiani popolari in altri paesi. Nei primi anni del Duemila la formula omnibus è più viva che mai.

Un primo tentativo di rottura della vecchia formula omnibus era stato compiuto da un nuovo quotidiano, Il Giorno, uscito a Milano nel 1956, ma non ottenne i risultati sperati. La spinta la diede la Repubblica, fondata a Roma nel 1976, che fu il primo quotidiano italiano ad adottare con successo il formato tabloid.

Altri tentativi di rottura dei modelli correnti sono stati promossi con forti intenti politici e culturali ma andando controcorrente sotto il profilo editoriale, cioè adottando una foliazione bassa e rinunciando alle immagini. In altre parole, riallacciandosi a modelli grafici ottocenteschi: tre casi esemplari in questo senso sono il Manifesto, il Foglio e Il Riformista.

La mappa e le proprietà

Le due f

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viola_fr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura giornalistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Jucker Maria Cristina.
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