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Cultura Classica - Appunti del secondo semestre (Tragedia classica, romana e moderna)

Appunti di cultura classica e comunicazione basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Montenz dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, dell'Interfacoltà, Corso di laurea in linguaggi dei media. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Cultura Classica e comunicazione docente Prof. N. Montenz

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Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

Strumenti scenici:

o Macchina del tuono: vaso di metallo riempito per metà di pietre

▪ Macchina del fulmine: prisma di metallo ruotato verso gli spettatori

5. Orchēstra: è il cerchio di terra battuta che ospita il coro e il luogo in cui si danza.

6. Párodos: è la parte d’ingresso del coro.

7. Thymelē: è l’altare che si trova ai piedi dei posti a sedere, un elemento di culto in un

luogo di per sé non religioso

• Chi recitava? La tragedia greca era recitata dal coro, mentre dalla seconda metà del VI°

secolo compare il primo attore, Tespi che era anche autore.

La funzione dell’attore si è staccata da quella dell’autore con Sofocle, che avendo

o problemi di voce non poteva recitare.

Gli attori erano vari:

o Tespi inventa il protagonista (primo attore)

▪ Eschio inventa il secondo protagonista (secondo attore)

▪ Sofocle inventa il terzo protagonista (terzo attore)

▪ Il quarto attore è un personaggio muto non ci possono essere più personaggi

▪ in scena, si rischia di non capire cosa dicano.

Un attore faceva più parti: accadeva per motivi logistici e perché le donne non

o potevano recitare

• Si recitava con la maschera:

È un elemento che lega la tragedia greca al mito di Dioniso

o Si dice che sia stato Tespi a introdurre la maschera, in quanto prima si recitava con

o il viso coperto di biacca.

Le maschere sono esclusivamente di materiale organico

o Si dice che le maschere fossero utili ad ampliare la voce, in tal caso sarebbero

▪ state di terracotta, che è pesante e noi non ne abbiamo traccia.

Erano un misto di tessuto, quindi un materiale organico, e sostanze collanti

▪ Venivano dipinte per rendere le espressioni facciali

Prevedono l’applicazione di una parrucca, che ha dei capelli, fatti in lana.

o Permette all’attore di interpretare più ruoli.

o Le maschere potevano essere mutate durante la rappresentazione

o Serve a far leggere l’espressione dell’attore, specie per i personaggi femminili

o interpretati da uomini. maschere molto espressive

→Erano

La maschera permetteva di proiettare l’attore in un’altra dimensione La

o maschera permette l’universalizzazione del personaggio.

Il coro arrivava in maschera e tutti dovevano avere la stessa maschera, in quanto il

o coro doveva mostrarsi compatto.

Probabilmente non servono ad amplificare la voce in quanto quella è una questione

o di tecnica

• Gli attori portavano i coturni, ovvero calzature alte.

• L’attore non deve solo recitare, deve saper parlare, cantare e danzare È un artista

completo.

L’intonazione che l’attore deve avere è una sorta di cantillazione, come dei cantori,

o che intonano dei canti su una o poche note adiacenti.

~ 4 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

ORIGINI DELLA TRAGEDIA: IL CORO E LA FUNZIONE PEDAGOGICA DEL TEATRO

• Secondo Aristotele la tragedia nasce da coloro che cantavano un canto culturale in nome di

Dionisio. Il canto culturale avrebbe poi assunto una forma più elaborata.

• Il coro era formato da quindici elementi per Sofocle (dodici per Eschilo)

Per l’epoca era un numero importante perché il prezzo per il suo sostentamento era

o notevole.

Osservando lo sviluppo della tragedia il coro assume sempre un ruolo meno

o importante.

Il coro è un personaggio collettivo.

o Come fa ad interagire con l’attore? C’è un corifeo (un rappresentante del

▪ coro) che partecipa direttamente all’azione.

L’azione tragica non è mediata Il coro non vi perviene

o Il coro parla ma non modifica l’azione, commenta solamente. A volte

▪ all’inizio la fa scaturire come ad esempio fa nascere la vendetta di Elettra.

Il coro rappresenta gli anziani della città oppure le donne, esprime quindi il

▪ punto di vista della comunità del luogo.

Il coro è stato soggetto a costante ridimensionamento drammaturgico per tutto il V

o sec. a.C.

Il coro ha relativamente una esigua rilevanza drammaturgica (tranne per “Supplici”;

o eccezioni parziali: “Orestea”, “Edipo a Colono”, “Troiane”, “Eracle”).

Il coro ha luoghi definiti in cui può intervenire:

o L’inizio, definito come parodo che deriva da párodos, il sostantivo utilizzato

▪ per l’entrata del coro.

Lo stasimo, parte che si colloca tra gli atti.

Il coro ritarda il ritmo narrativo perché la funzione del coro è quella di trasmettere

o messaggi, è quella di veicolo di insegnamento.

La tragedia ha funzione pedagogica Ad Atene il teatro è strumento

▪ →

educativo

Il coro lo si può ritrovare anche ne “I Malavoglia” di Verga o “I promessi sposi” di

o Manzoni: sono le moltitudini locali, il coro mimetizzato nei cittadini.

• È giusto orientare lo spettatore? Lì veniva dichiarato, lo spettatore lo sapeva. All’epoca lo

strumento educativo era solo quello, quando l’oralità superava lo scritto.

• I destinatari del teatro erano i cittadini ateniesi, non ateniesi e schiavi.

Potevano accedervi anche i carcerati, forse anche le donne.

o Le prime file erano occupate da persone importanti

o Di fronte all’altare c’era il sacerdote di Dioniso

o Tutti dovevano partecipare Era l’unico caso in cui tutti erano (relativamente)

o uguali.

• Di cosa parla la tragedia? Con l’eccezione de “I persiani” di Eschilo che è una tragedia

storica, le altre sono mitologiche.

La tragedia era sottoposta a censura politica, che avveniva a fini propagandistici.

o Il coro tragico parla delle sconfitte dell’uomo.

o La tragedia era incentrata sulle sventure di un essere umano eccezionale →

o Sofferenze degli eroi

La storia (intesa come avvenimenti storici) non deve entrare nella tragedia se

▪ non attraverso elementi nascosti

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Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

Il mito consente di mantenere la tragedia vicino al divino C’è uno stretto legame

o tra tragedia e culto, non a caso gli spettacoli avvenivano durante le festività in un

mese caldo dell’anno (di solito marzo/aprile)

Era una festa religiosa a tutti gli effetti: il teatro ne è parte integrante

• C’erano scontri tra tragediografi: si parte con un gruppo di tragedie (tre tragedie + una

tragedia satirica)

Fino ad Eschilo la trilogia è legata, una tripletta di tragedie che sono parte di un

o ciclo mitico Molto più tardi la trilogia sarà libera

La tragedia satirica non è una commedia

o Prima della gara tra tragediografi c’è una manifestazione di presentazione delle

o tragedie con autori e attori

• Le spese per la messa in scena erano follemente alte: erano a carico di un privato, scelto tra i

più facoltosi della città.

Era un dovere e un onore, e nel caso si rifiutasse di pagare veniva portato a

o processo

ARISTOTELE, “POETICA”

• È una raccolta di appunti

• Doveva trattare la tragedia e la commedia, ma quest’ultimo non ci è giunto

• Definizione di “tragedia” di Aristotele dalla “Poetica”: “La tragedia è un’imitazione di

un’azione seria e compiuta, con parola ornata, con persone che agiscono non tramite una narrazione

la quale per mezzo di pietà e paura porta a compimento la depurazione di siffatte emozioni”.

“La tragedia è un’imitazione” per Aristotele in quanto tutte le attività poetiche lo sono

o perché imitare è il gesto più naturale fra tutti in quanto insegna e diletta.

La poesia ha maggior fondamento teorico, dice quello che potrebbe essere,

▪ quindi ha valore universale.

È “un’azione seria” perché superiore alla poesia comica e “un’azione compiuta” perché

o deve avere un inizio, un centro e una fine in quanto l’opera dev’essere unitaria, cioè

permettendo la focalizzazione su un solo elemento, e organica.

Dev’essere “con parola ornata” ovvero con parola ritmata in musica, quindi verso e

o non prosa

Con “imitazione di persone che agiscono non tramite una narrazione” s’intende che non

o c’è un mediatore, un narratore e che quindi le azioni vengono agite senza qualcuno

che le narri.

La poesia tragica è un dramma, che significa azione che viene fatta.

Fare riferimento al testo “Aristotele, Poetica, 1449b 21 – 1450b 20” disponibile nella dispensa del

prof. ~ 6 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

LEZIONE 5/3/2018: “Poetica” di Aristotele (2), il percorso della colpa e

l’“Agamennone” di Eschilo

ARISTOTELE, “POETICA”: LA CATARSI

• Il prof riprende gli ultimi elementi spiegati la lezione precedente:

La tragedia per Aristotele:

o È l’imitazione di un’azione seria.

▪ Ha struttura a crescendo.

▪ Evita la storia in quanto azione dell’uomo, mentre la poesia è l’imitazione

▪ dell’uomo.

Ha parola ornata, in quanto la tragedia è scritta in prosa, avendo base

▪ ritmica.

Non sono narrazione, in quanto le persone agiscono e tali azioni vengono

▪ compiute senza un narratore Non è presente una parte diegematica, non

c’è un mediatore.

• Si riprende il testo dalla “Poetica” di Aristotele per concluderne l’analisi: “La tragedia è

un’imitazione di un’azione seria e compiuta, con parola ornata, con persone che agiscono non

tramite una narrazione la quale per mezzo di pietà e paura porta a compimento la depurazione di

siffatte emozioni”.

“La quale”, l’imitazione che porta a compimento l’azione.

o “Per mezzo di pietà e paura”, in quanto il fine della tragedia è la catarsi, una

o sensazione facilmente intuibile.

La paura e la pietà le si trova nel “Gorgia” e nel “Fedro”.

▪ Paura e pietà sono strumenti attraverso cui si sviluppa il piacere per la

▪ tragedia, che non è un piacere fine a se stesso .

La premessa della catarsi è che ci deve essere un’immedesimazione dello

▪ spettatore, noi dobbiamo avere una proiezione, dobbiamo proiettarci

nell’azione dei personaggi: essendo nei personaggi proviamo paura per la

loro situazione o pietà, così che la catarsi si realizzi.

La catarsi c’è quando il poeta è bravo.

▪ Paura e pietà sono l’esito di un percorso che porta ad una forma di

▪ prospettivismo.

• Catarsi: purificazione, strumento di rigenerazione interiore delle strutture dell’anima

• Gli interpreti non hanno trovato una definizione di Aristotele così ne hanno cercata una:

Catarsi come purificazione religiosa tra spettatore e dimensione ultraterrena

o Catarsi come depuramento e espurgazione: dal lessico medico “carsi” significa

o depuramento e espurgazione corporea Bernays nel 1858 dice che Aristotele ha

utilizzato una metafora biologica, utilizzando terminologia e processi di Ippocrate

all’animo umano: così come il corpo in situazione di malessere ha bisogno di

liberarsi, così come l’anima ha bisogno di liberarsi da delle “tossine”.

La catarsi è vista come punto d’arrivo di una terapia interiore. Dopo

▪ →

l’espulsione c’è il piacere

Catarsi come principio omoepatico

• Aristotele dice che la catarsi si ottiene tramite effetti, facendo riferimento alle tragedie del

V° secolo a.C. Se c’era bisogno di un’espurgazione, si vede che c’era una malattia: quale

malattia? ~ 7 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

Facciamo riferimento a René Girard: il problema della catarsi è riferibile alla

o liberazione del male.

Il pensiero di Girard ruota attorno al “capro espiatorio” e al “mimetismo”: l’uomo è

o attuatore del male e della violenza dovuta all’invidia del simile, poi l’emulazione

non arriva al suo fine e si tramuta in odio, quindi desiderio di soppressione.

Leggendo Girard i mali potrebbero essere invidia e frustrazione: se rimangono

o compresse portano nelle società primitive al mimetismo e alla spirale mimetica →

Può nascere una destabilizzazione del tessuto sociale.

La società trova quindi il capro espiatorio, che ha caratteristiche fuori

▪ dall’ordinario, che diventa modello di emulazione ma è ad un livello troppo

alto.

Occorre quindi che l’eroe compia un errore, un pretesto per scaricare

▪ addosso al capro espiatorio la violenza repressa in modo tale che l’individuo

e la comunità si ritrovano nell’equilibrio iniziale.

Per Girard tutta la ritualità sacrificale risale a questo modello (riti sanguinari…)

o Per Girard la tragedia è un reperto archeologico dell’anima: cosa si nasconde dietro

o al sacrificio della tragedia? La morte del capro espiatorio viene messa in scena.

• Quindi con la catarsi, lo spettatore compiuto il sacrificio ne esce epurato. Il cittadino

ateniese si libera della violenza col capro espiatorio.

ARISTOTELE, “POETICA”: ULTERIORI ANALISI

• “Intendo per parola ornata quella fornita di ritmo e di musica; distintamente per gli elementi il

comporre alcuni solo con versi, altri invece col canto”.

Ci sono delle parti nella tragedia che sono cantate e altre con versi.

o Gli assoli sono i momenti in cui il protagonista canta.

o

• Aristotele torna a dirci come dev’essere una tragedia:

Deve avere un solo episodio.

o L’intreccio dev’essere curato in modo tale da consentire il funzionamento del

o meccanismo tragico.

• “Poiché è imitazione di un'azione, ed è agita da alcuni che agiscono, i quali necessariamente sono di

una certa qualità per il carattere e il pensiero (grazie a questi noi diciamo che le azioni sono dotate di

una certa qualità, ed è in seguito ad esse che tutti conseguono la felicità o l'infelicità), imitazione

dell'azione è il racconto”.

L’imitazione è il racconto, di un’azione agita da qualcuno.

o Deve avere: carattere, pensiero e natura Questo affinché le azioni siano

o conseguenza dei caratteri dei personaggi.

L’azione è il prodotto del carattere e del pensiero: i personaggi hanno un pensiero

o che si manifesta in quello che dicono e nelle loro azioni.

Aristotele dice che quello che vediamo sulla scena è il prodotto di azioni molto

o tecniche.

Pensa che sia la disposizione del soggetto al vizio, non c’è un’introspezione

▪ complessa

ARISTOTELE, “POETICA”: MITO E STORIA

• Nella tragedia greca si tratta di argomenti mitici, non storici

• Il mito è l’insieme di racconti tradizionali che sono al centro dell’epica greca e in

larghissima misura anche della lirica. ~ 8 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

• Il patrimonio mitico della Grecia è frammentato in un’infinità di versioni. Il patrimonio

non è canonico.

• Perché non si possono trattare argomenti storici? Si vuole evitare di mettere alla prova gli

umori del pubblico.

È più facile che lo spettatore si proietti in un personaggio mitico perché le

o coordinate sono sfumate.

Le paure di un personaggio sono sfumate.

• Dov’è l’universale nella storia? Il tempo del mito è circolare, ha una linearità circoscritta

che torna su sé stessa.

In genere si tende a mettere in evidenza la fallibilità del personaggio mitico: tutti

o sappiamo di essere fallibili

L’eroe è desiderabile, ma è come noi

▪ Per Platone quest’affermazione era catastrofica, per Aristotele un elemento

▪ positivo

• Quando il personaggio commette la sua colpa noi ci giriamo indietro: la colpa è

individuale, è sua. Per questo per Aristotele il prospettivismo non era negativo

Hamartia: errore che commette l’eroe

o Deriva dal verbo “hamartare” che significa sbagliare per allontanamento,

▪ per un errore di calcolo

Dopo l’hamartia l’eroe smette di essere un prototipo dell’umanità e finisce

▪ nella zona della colpa L’eroe ha sbagliato e cambia fisionomia, diventa

paradigma negativo.

A fare l’eroe per Aristotele, è la situazione, non il personaggio

o Al personaggio gli viene dato un senso diverso, porta alla costruzione

▪ dell’ipertesto: è la situazione che diventa il paradigma, il personaggio è lo

strumento

• Quando la tragedia è giocata più sull’effetto scenico, c’è qualcosa che non va: il messaggio

deve passare tramite un racconto ben strutturato.

Che tipo di messaggio? Il messaggio dev’essere di tipo formativo, un insegnamento

o che ricaviamo dall’errore dell’eroe: c’è una colpa che deriva dall’eccesso, un

elemento proprio della tragedia.

TEOGNIDE E SOLONE, IL PERCORSO DELLA COLPA

• Si arriva alla colpa tramite un percorso intuibile

~ 9 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

• Nella tragedia greca questo percorso è virtualmente infinito

In Eschilo la colpa si tramanda di padre in figlio È una visione arcaica

o Si deve passare ad una visione più moderna nel momento in cui si forma la polis, la

o città-stato.

Questo schema è uno strumento in cui la polis cerca di tutelare se stessa

▪ dagli eccessi individuali.

• Perché non posso superare il limite senza essere punito? La polis ha bisogno che l’ordine

sociale si regga nel migliore dei modi.

L’individuo che voglia emergere senza integrarsi diventa un potenziale fattore di

o disintegrazione. L’invidia è uno dei potenziali elementi di disintegrazione

L’individuo deve saper adattarsi nelle componenti della polis, così come all’interno

o delle compagini militari le file devono essere omogenee.

• La tragedia induce lo spettatore a ripiegare su valori diversi:

Autocontrollo

o Consonanza (evitare discordia sociale)

o

ESCHILO, “AGAMENNONE”

Fare riferimento al testo in dispensa, “Eschilo, Agamennone, vv. 184-254 (dalla parodo)”

• C’è l’evoluzione della colpa della famiglia che discende da Atreo.

• È parte di una trilogia collegata.

• Agamennone, sovrano della polis di Argo, alla partenza per la guerra di Troia, non aveva

venti favorevoli, così per propiziarsi gli dei (in particolare Artemide che gli era ostile), su

consiglio dell'indovino Calcante aveva sacrificato la figlia Ifigenia, di bellezza eccezionale.

Dilemma: o Agamennone uccide la figlia oppure non placa la déa. Nel primo caso la

o déa non sarebbe più offesa nel secondo lo continuerebbe ad essere.

Agamennone sceglie di vendicare suo fratello e diventa lo strumento di morte dopo

o aver commesso un omicidio.

I cori greci dicono che la bontà di una decisione si valuta dall’esito.

o Agamennone può scegliere? L’essere umano è esposto alla scelta, la cui

▪ bontà si rivelerà alla fine

Il male si compie necessariamente, l’uomo non può evitarlo

o

• Eschilo si trova sul confine tra l’individuo e la sua libertà interiore: rimane ancorato

all’antico cercando di trarne qualcosa di buono.

Sembra che alla base ci debba essere una causa umana.

o Se dopo aver posto una fine politica, quest’azione va male, ci dev’essere una colpa.

o Canale di sfogo psicologico.

• Alla base degli eventi catastrofici c’è una causa, la rottura del patto tra gli uomini e gli

esseri superiori.

• In ogni cultura c’è l’agente del patto che agisce per travalicamento del limite. Gli eroi

tragici sono degli agenti di rottura del patto, come Agamennone.

La rottura del patto è dovuta all’ambizione personale, è volontario.

o Vediamo anche qualche minimo tratto di volizione autonoma Agamennone

o potrebbe scegliere il male minore.

• In Eschilo c’è una visione del tragico per cui il senso del patire è di un’assoluta

comprensione e accettazione del proprio destino. L’eroe legge il senso del suo soffrire in un

disegno di ricomposizione tra umano e divino.

~ 10 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

LEZIONE 12/3/2018: “Anatomia della critica”, Sofocle e l’“Edipo Re”

• Recap lezione precedente:

Eschilo dice l’uomo deve sapere agire per misura

o Il percorso tragico ha la funzione di mettere alla fine del lungo percorso che il

o dolore serve ad apprendere

Esiste un ciclo d’ordine che viene interrotto, ciclo che poi si richiude.

o Eschilo vuole dire che il male c’è.

o

NORTHROP FRYE, “ANATOMIA DELLA CRITICA”

• Alla fine dell’interpretazione tradizionale di Eschilo, ci sono altre possibili interpretazioni

come quella di Frye che nell’ “Anatomia della critica” tratta il problema della tragedia.

L’eroe tragico è una grande figura ma piccola se la si pone in rapporto con

o l’ultraterreno.

Questo fa sì che sia più esposto di noi al male: è come se fosse un uomo molto più

o alto di noi che ha più possibilità di essere fulminato. Diventa strumento di

insegnamento in quanto l’eroe tragico deve commettere una colpa

L’essere umano è un elemento d’instabilità nel sistema: la colpa non è altro che un

o segno ineliminabile di essere uomini che serve a quel percorso di dolore al termine

dei quali apparirebbero gli universali della giustizia.

• Per Frye la colpa è abbastanza indifferente e non dovremmo dargli un valore morale

La colpa non può non esserci, il percorso che le segue ha una funzione conoscitiva:

o serve a essere umani

L’esistenza umana è un paradigma di tragicità: il nostro entrare nella natura ha in sé

o qualcosa di tragico perché la sconvolge. Il tragico sta nel fatto che ogni entrata

dell’uomo nella natura deve avere un’antitesi, che è la morte Scontro tra tesi e

antitesi, che avviene attraverso la colpa

Si è vista la colpa come uno strumento di mutamento, per Frye è una condizione

o ineliminabile: ogni caduta tragica da inizio a una nuova esistenza.

Il percorso della colpa, che è ovvio e inevitabile, è oggettivamente giusto ma anche

o triste quindi soggettivamente ingiusto.

• Eschilo pone la conflittualità come lo spazio che c’è tra noi e la divinità

Il tragico è ridotto all’essenziale, ad una necessità che ci porta alla distruzione e ad

o una soggettiva ingiustizia.

• Si definisce tragica una situazione di conflittualità insanabile tra attori (ovvero i portatori di

azione), che si svolge tra più livelli a seconda che porti all’eliminazione di almeno uno dei

contendenti.

SOFOCLE

• La sua vita attraverso tutto il quinto secolo, secolo che vive una straordinaria fioritura di

arti.

• Offre una visione in cui l’elemento religioso si metamorfizza.

• Sofocle assume come premessa che il destino dell’uomo si rivela alla fine della sua

esistenza, così come la sua bontà.

• L’elemento soprannaturale ha un ruolo indefinibile, ambiguo.

• Tutti gli elementi della compensazione della giustizia, della chiusura del ciclo non ci sono

più. ~ 11 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

C’è un sistema tragico che si ribalta sull’uomo, la conflittualità è tra uomo e uomo

o È una visione che ci permette una comprensione che non troviamo in Eschilo

Qui c’è un eroe autoconsapevole: un eroe che è anche proiettato verso una completa

o autorealizzazione anche laddove questa autorealizzazione implichi il superamento

dei limiti che gli sono dati.

• Il protagonista è il centro della tragedia, è l’eroe che si mette in discussione con la realtà, un

disadattato in quanto l’integrazione nel nucleo sociale gli impedirebbe la realizzazione

dell’ego.

La realizzazione dell’eroe è quello di dare un senso alla propria vita, al proprio odio

o (nel caso di Elettra)… Non potere o soldi

• L’eroe sofocleo per poter andare avanti deve mettersi da parte, da disadattato, precludendo

qualsiasi esperienza umana che non sia la sua: questa chiusura è portatore del nucleo

tragico, il non ascoltare la parola altrui diventa la colpa.

• Sofocle non da giudizi sui suoi eroi tragici: il compito dell’autore è quello di mostrare

Sofocle si diverte a mostrare caratteri umanamente eccelsi quando non rispettano

o determinate regole.

• Chi è portatore di responsabilità? L’uomo sofocleo ha piena responsabilità, non subendo

più la macchia del nucleo familiare.

L’uomo sofocleo ha autonomia, che è però un potenziale vettore di isolamento

o assoluto in cui la presa di coscienza delle nostre responsabilità ha come controparte

un isolamento emotivo.

L’isolamento dell’eroe è dovuto al fatto che non può mettere in discussione le

o proprie posizioni: l’eroe sofocleo è anempatico, è un punto che non ha un passato (a

differenza di ciò che avveniva nelle opere di Eschilo) ma che non ha nemmeno

presente e futuro in quanto si è allontanato da tutti.

Ci troviamo di fronte anche a personaggi che hanno buone ragioni per incaponirsi

o L’eroe sofocleo pecca in capacità comunicativa, che è incapacità di comunicare e

o capire La sofferenza, che tal volta potrebbe essere evitata, lo colpisce e non sa come

▪ reagire perché non sa comunicare.

La ragione della sconfitta risiede nella coerenza parossistica con se stesso:

▪ sono coerente con me stesso fino a distruggermi, ad un certo punto bisogna

saper mediare.

Avere se stessi come unica bussola significa avere una sola idea di bene

▪ senza poter tener conto del bene degli altri. Quando si porta avanti

un’idea di verità, c’è il rischio che la si scambi per l’abbaglio della verità, che

può portare alla distruzione

• Sofocle avverte l’uomo ma anche la società: il messaggio può anche essere diretto agli

esponenti politici

Secondo un’interpretazione l’avvertimento tocca innanzitutto Atene: una possibilità

o è che Sofocle si rivolga prima ai politici, poi agli spettatori comuni

Questo perché Atene dal secondo quarto del quinto secolo è un centro di potenza

o assoluta, comportandosi in modo dispotico con i suoi alleati: lo splendore della città

è dato dal suo potere indicibile, quasi a incarnare un tiranno che non ascolta

nessuno.

Si accetta la visione di coloro che vedono nell’eroe sofocleo la controfigura della

o città. ~ 12 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

SOFOCLE, “EDIPO RE”

Per la trama della tragedia fare riferimento alle diapositive sull’ “Edipo Re”

• È stato mostrato l’inizio della tragedia nella versione interpretata da Vittorio Gassman

Viene citata la pestilenza dell’Iliade

o L’inizio è in medias res

o Il meccanismo avviene tramite racconto e non tramite effetti: attraverso questo

o percorso scenico arriviamo al risultato

C’è una via tragica che è tanto più spietata quanto i protagonisti cercano di fuggirle

o Tema dell’ambiguità:

o Il responso dell’oracolo è ambiguo, così come il messaggio del primo oracolo

▪ È difficile interpretare l’oracolo così come la realtà: si può leggere in modi

▪ diversi e richiede all’interprete estrema attenzione

La colpa di Edipo è che interpreta l’oracolo sulla base dei propri schemi

▪ ottimistici seguendo le proprie categorie mentali, basandosi quindi su

presupposti sbagliati.

Sofocle vuole dire di non voler saper troppo

o Edipo rifiuta di cogliere gli avvertimenti, in quanto è diventato qualcuno

▪ grazie alla sua intelligenza e per questo è ostinato

Durante tutta la tragedia entrano elementi che sembrano volerlo fermare:

▪ Edipo però ha un’ossessione conoscitiva, che è brezza di potere. Lo fa per

inflessibilità, in quanto è ripiegato tutto su se stesso e gli altri non parlano

più la sua lingua

• Scena con Tiresia

Ci sono riferimenti ambigui alla cecità

o C’è un eroe che si autodefinisce sapiente, che messo davanti alla verità dei fatti li

o rifiuta

C’è lo svilupparsi dell’ironia tragica:

o Il personaggio non decodifica la realtà così come trasmessa da un altro,

▪ invece lo spettatore sa quale peso dare alle singole parole: lo spettatore può e

deve capire che ha un valore ambiguo.

Si attivano delle prefigurazioni dell’esito: il senso è accessibile agli spettatori,

▪ è l’ironia tragica che si risolve nel momento in cui ha luogo.

C’è un cortocircuito comunicativo, come alla base della tragedia

o È presente il cortocircuito perché la parola è ambigua.

Quando Tiresia rinfaccia le nozze a Edipo si hanno due significati:

o Le vere nozze di Edipo

▪ Le nozze di Edipo con la madre

Nel momento in cui Tiresia rinfaccia le nozze a Edipo, quest’ultimo opera un’altra

o deduzione ma lo spettatore è chiamato a riconoscere la colpa

• Scena con Giocasta

Lei capisce qual è il fine del percorso di Edipo, ma lei non lo capisce.

o

• Edipo non morirà ma si accecherà

• Sofocle ha scritto undici diversi “Edipo”

Ha saputo lavorare sul suo ipotesto mitico

o L’autore tragico non inventa da zero ma nemmeno si basa unicamente sulla

o tradizione: ha libertà artistica sul materiale di partenza.

~ 13 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

• Edipo compariva nell’ “Odissea”: di quell’Edipo ne compaiono solo alcuni tratti nella

tragedia di Sofocle

Nell’opera di Omero, Edipo è vivo, regna, è in salute, nessuno pensa di ucciderlo e i

o figli non si sono uccisi per il trono perché ai tempi dell’Odissea il diritto greco era

diverso

Omero chiama Giocasta in un altro modo, Epicasta

o Oltre alla peste Edipo in Sofocle si aggiunge l’accecamento, un’automutilazione

o Nell’opera di Omero i figli non sono di Epicasta, quindi la successione di Edipo è

o salva

• Nell’ “Edipo” di Euripide l’accecamento è a opera dei suoi servi In Sofocle la

mutilazione è auto-inflitta, il che è un’altra dimensione di colpa e punizione

Edipo è stato colpevolmente ceco nei confronti della realtà: il correlato fisico sarà la

o cecità auto-inflitta.

• L’azione sull’ipotesto è un’azione artistica libera, che pone degli anacronismi (Tebe sembra

Atene) e il senso del rifacimento è nella re-semantizzazione (ovvero che abbia un

messaggio nell’immediato)

L’opera di re-semantizzazione è utile se c’è un senso

o ~ 14 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

LEZIONE 19/3/2018: Euripide, “Medea” e le “Troiane”

EURIPIDE

• Si colloca nel V° secolo a.C., dal 485 al 406 a.C.

• È un grande innovatore: ha una propensione alla sperimentazione sia tecnica che narrativa,

esaspera i contrasti e ridimensiona i personaggi del mito

• Tende ad amplificare il pathos

• C’è una discussione dell’operato degli déi tradizionali

• Fa uso massiccio dell’elemento dialettico

• Compone tragedie a intreccio: sono complesse e sono tragedie romanzesche

• Utilizza il deus ex machina

• Diventa famoso dopo la sua morte, in quanto venivano messi in scena testi del su

repertorio, facendo entrare Euripide nel canone.

• Euripide è legato alla sua formazione sofistica

Pare avesse contatti stretti con Protagora

o Frequentò gli ambienti della sofistica in cui nasce e si formalizza il relativismo

o Razionalizza il mito, guarda alla tradizione col lume della ragione

o

• Euripide ha scritto l’“Elettra”, tragedia che condivide l’ipotesto con l’“Elettra” di Sofocle e

“Le Coefore” di Eschilo.

• Euripide prende gli elementi della deduzione (di Aristotele e Eschilo) e li critica, facendosi

beffe della tradizione

È fondamentale che Euripide lo abbia fatto: così il pubblico è più consapevole e si

o vede il teatro come cassa di risonanza di fenomeni di più ampia portata

Euripide diventa portatore di istanze culturali che nessuno aveva ancora proposto

o al grande pubblico

Otterrà la diffidenza degli ateniesi in quanto romperà troppo con la tradizione:

o Euripide infatti propone uno shock cognitivo dovuto al razionalismo esasperato

• Gli eroi di Euripide sono più vicini a noi

Abbassa il personaggio mitico al livello dell’uomo comune, uomini mossi da basse

o passioni (invidia, desiderio di arrampicata sociale, gelosia…)

Ad esempio Elettra, figlia di Agamennone viene data in sposa ad un

▪ contadino: all’inizio porterà una brocca sulla testa come qualunque

contadino. Questa è una trans-motivazione ovvero motivazioni mitiche

riconducibili a motivi umani.

Euripide mostra gli straccioni: nell’ “Elena” Menelao era vestito di stracci

o Le motivazioni dei personaggi euripidei sono abbassate ad un livello che potremmo

o definire squallido: ad esempio Elettra aveva trasformato l’odio nel proprio figlio

ideale, commettendo poi in seguito omicidi per futili motivi

Euripide mette in scena avvenimenti di cronaca di basso livello

EURIPIDE, “MEDEA”

• Euripide lavora su un testo mitico per poi fondere diverse versioni

• Le motivazioni di Medea sono bassamente motivate

• Medea viene chiamata a regnare su Corinto, Giasone ha un ruolo subordinato, è una

conseguenza subordinata il suo abbandono nell’omicidio dei figli.

• Inserendo la volontarietà dell’omicidio in un contesto di bassa gelosia, Euripide porta in

scena qualcosa di inaudito. ~ 15 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

• La tragedia è scandita da tre grandi momenti, tre soliloqui in cui l’atto criminoso si

costruisce sotto gli occhi dello spettatore

Il punto sommitale è nell’omicidio dei due bambini

o Questo influenzerà Shakespeare e le sue sanguinose tragedie

o

• Euripide crea delle tragedie che sono contenitori di tanti elementi.

• Deduzioni della tragedia

Prima ipotesi di Aristofane: Euripide è misogino

o Secondo Aristofane da quest’opera si evince che le donne siano malvage per

▪ natura

Tuttavia Euripide spiega le motivazioni di Medea

Seconda ipotesi: Euripide usa un atto impressionante per dare un messaggio

o attraverso una donna con molte risorse (intellettuali e non)

Euripide vuole che ci si interroghi sul motivo delle sue azioni: voleva far

▪ capire che la vita per una donna nell’Atene di quel tempo poteva essere

complessa

Dal punto di vista della logica, le ragioni sono dalla parte di Medea, le

▪ ragioni di Giasone sono puri paralogismi, ma essendo lui uomo vince su

Medea.

Medea è quindi consapevole della bontà delle sue ragioni ma non può farci

▪ nulla, spiegando la nascita di un processo criminoso enorme.

• Lettura del testo della Medea in dispensa “Euripide – Medea”

Medea desidera morire, si evince che la donna è vittima di una tradizione di tipo

o misogino

La visione misogina viene ribaltata: la donna può essere ripudiata manon

▪ può ripudiare Divorzio come condanna collettiva

L’uomo è un elemento problematico per la donna

▪ Inoltre Medea è una straniera, quindi c’è ancora meno pietà che per una

▪ autoctona

Medea cerca di ottenere la simpatia delle donne del coro con espedienti retorici,

o sottolineando che è pure straniera e che non ha vantaggi

Viene richiamata una legge ateniese secondo cui veniva imposto lo scioglimento dei

o matrimoni misti Vengono messe in luce delle caratteristiche negative dell’Atene

di quel tempo

Atene è eccentrica non si lascia inquadrare in un disegno coerente: Euripide

▪ mostra gli orrori come le deportazioni di massa e le altre cause

dell’esportazione della democrazia ateniese.

Euripide tuttavia non poteva criticare apertamente Atene, così lascia piccoli

▪ indizi che resta a noi cogliere: nell’ “Elena” dice che stanno facendo fallire

Atene come gli déi stanno facendo fallire Troia.

Euripide non partecipa alla vita politica, ma le sue tragedie invece sì.

Sì da predominanza agli elementi di sospensione (pianto, commozione)

o È una tragedia di sospensione, di dolore

▪ Alla linearità del plot si preferisce una sospensione di tipo lirico

▪ Il pianto significa che l’uomo non è più in grado di avere razionalità sulla

▪ realtà, è una dichiarazione ultima dell’impossibilità di agire

~ 16 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

EURIPIDE, “LE TROIANE”

È stato mostrata la versione delle “Troiane” del 1966

(https://www.youtube.com/watch?v=mocVnoRsP5U&t=603s)

• C’è un’accusa diretta ai greci: “I barbari più fortunati dei greci” S’intende che i greci fanno

certe cose e i barbari no

• Nel crollo di Troia alle donne resta solo il pianto. Il crollo di Troia può essere letto comeun

messaggio per Atene

• La morale dei vinti è una delle ragioni per cui quest’opera è stata molto rappresentata nel

novecento

• Il tempo narrativo si sospende

• Innovazioni tecniche di Euripide

Aumento assoli

o Riduzione della funzione del coro: si svincola il coro dal ruolo drammaturgico,

o l’intenzione drammaturgica viene ridotta

Pathos

o Agone: momento topico che diventa istituzionalizzato

o È il momento dello scontro tra due personaggi

▪ È un momento di sospensione dove si mettono a confronto due visioni

▪ diverse inconciliabili (non sono puri tributi alla sofistica). Avere due visioni

inconciliabili unito alla duplicità delle parole e del reale indica

l’inafferrabilità della realtà.

Si discute di due argomenti del reale perché il reale in sé è inafferrabile

▪ Euripide prende atto di una situazione che già esiste e la istituzionalizza.

▪ Viene mostrato l’agone delle “Troiane” sempre dalla stessa

▪ rappresentazione del 1966: siamo in un confronto dialettico in cui vince chi

argomenta meglio

La trama risulta complicata in modo tale che Euripide debba agire sull’ipotesto

o antico rendendo necessario la presenza di un prologo monologico che sia anche

espositivo che avvertirà il pubblico a ciò a cui assisterà.

Il deus ex machina arriverà al punto sommitale della tensione Euripide rende

o frequentissimo il suo utilizzo

• Euripide non è ateo, la divinità ha importanza.

L’uomo è impotente c’è bisogno di un aiuto dall’alto, anche quando le tragedie

o finiscono bene.

La fine della tragedia è su un aiuto divino che fa rettificare che l’uomo soggiace a

o forze che non è in grado di dominare L’uomo resta preda di forze oscure.

~ 17 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

LEZIONE 13/4/2018: La tragedia romana e i suoi temi, Ribbeck e la

ricostruzione delle tragedie perdute e Seneca

• Recap delle lezioni precedenti:

Con Euripide il coro viene slegato sempre più dalle azioni

o Euripide tal volta predilige gli aspetti esterni al racconto

o Euripide tal volta fa uso dell’effetto C’è l’uso dell’elemento patetico visto nelle

o “Troiane”

• Dopo la morte di Euripide s’incominciò ad alternare tragedie di tradizione a tragedie di

repertorio

Nel repertorio c’era pure Euripide

o

• Non ci sono giunti i testi delle tragedie scritte dopo Euripide: sono scomparsi, c’è un vuoto

LA TRAGEDIA ROMANA

• Abbiamo poco materiale delle tragedie romana

• Ci sono alcuni autori famosi

• Abbiamo una decina di tragedie complete

• Abbiamo frammenti su ciò che è antecedente, questo perché sono contenute delle citazioni

nelle tragedie che sono state ritrovate

• Fasi: Repubblicana

o Imperiale (che si limita solo al primo secolo dopo Cristo)

o

• Nel 240 a.C. il genere tragico viene portato a Roma da Livio Andronico, un greco di

Taranto

• La tragedia greca era legata alla religione, per quella romana non lo sappiamo con certezza

Da Livio (Libro VII, 2) possiamo ipotizzare che forse all’inizio era presente la

o religione pure nella tragedia romana

• Le rappresentazioni teatrali romane davano molta importanza alla gestualità, che in Grecia

non veniva esasperata.

• Non si può dire che la tragedia romana sia la tragedia greca “romanizzata”: il loro ipotesto

veniva tradotto in maniera rigida ma poi i romani si contraddistinguevano per la loro

originalità

CARATTERISTICHE DELLA TRAGEDIA A ROMA

• Cronologia: III sec. a.C. – I sec. d.C

• Autori principali: Livio Andronico, Nevio, Ennio, Accio, Pacuvio, Seneca

• Condizioni di conservazione: frammentarie, con l’eccezione di quelle di Seneca (una delle

quali, “Octavia”, è certamente spuria)

• Tipologia: duplice (Cothurnata, se di argomento greco; Praetexta, se di argomento romano)

Il termine Praetexta deriva dal nome della toga dei cittadini romani, e che potevano

o indossare solo loro

Si possono usare dei momenti storici per costruire un mito della moralità.

o

• Caratteristiche dello stile: presenza di pathos esasperato; romanizzazione del tessuto

linguistico (uso consistente dell’allitterazione);

Si sfruttano al massimo gli aspetti del pathos

o ~ 18 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

C’è un innalzamento di tono che però è deviante: nella tragedia romana la

▪ causa e l’effetto del pathos sono contenuti mentre in quella greca c’è solo la

causa.

Nella tragedia greca c’è un percorso più intellettuale, mentre in quella

▪ romana si alza il tono in cui compaiono gli effetti del pathos che è possibile

definire “kitsch”

Esempio: la tragedia greca sta al romanzo d’autore quanto la tragedia

▪ romana sta al romanzo harmony

Ci sono le maschere ma sono deformate ai limiti del grottesco Pathos

▪ →

calcato pure sulle maschere

Il teatro romano è il teatro dell’eccesso: c’è la passione per il macabro (omicidi

o efferati, …) che diventa irrunciabile

L’allitterazione è una figura indigena, propria delle popolazioni latine, che contiene

o la magia della ripetizione del suono È un tentativo di plasmare la realtà col suono

• Funzioni del coro: tendenzialmente e progressivamente ridotte, in termini drammaturgici

Si scolla dalla narrazione, diventa un momento di canto puro che serve a marcare la

o conclusione di un atto o la transizione verso l’atto successivo

• Il numero canonico di atti è 5 (teorizzato da Orazio nell’ “Ars poetica”)

• Argomenti delle cothurnatae: preferibilmente – ma non esclusivamente – leggende legate al

ciclo troiano.

OTTO RIBBECK: LA RICOSTRUZIONE DELLE TRAGEDIE ROMANE PERDUTE

• Ribbeck è vissuto nel 18° secolo e ricostruisce i frammenti delle tragedie romane perdute

• Processo di ricostruzione:

• È un metodo analogico che agisce prospettivamente È pericoloso perché porta a fallacie

di petitio principii

Infatti lo scopo è quello di trovare una disposizione di frammento:

o Lavorando per analogia rispetto all’ipertesto e all’ipotesto do eccessiva

▪ fiducia all’analogia: i romani tenevano la fisionomia della tragedia greca a

~ 19 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

cui s’ispiravano, ma la modificavano al suo interno tuttavia il mito greco è

fluido per sua natura, quindi rischio di cadere nella fallacia

Lavorando creativamente nel caso in cui l’ipotesto sia perduto non sempre è

▪ soddisfacente

TEMI E COSTANTI NELLA TRAGEDIA ROMANA

• Quello di Ribbeck è un processo che porta ad una ricostruzione ideale ed possibile in

quanto le tragedie romane sono i primi esempi di manifestazione di costanti

L’arte ha funzione di agire come specchio: dovrebbe parlarci e dovrebbe darci

o l’informazione di chi l’ha prodotta e il contesto storico in cui è stata scritta in quanto

l’arte è comunicazione

Il fatto che a Roma piacesse il tema della guerra e il macabro ci dice qualcosa su

o quel periodo storico: il messaggio che ci giunge è di insistere su una saga mitica al

fine di mobilitare una popolazione recente e composta da pastori che non ha una

sua mitologia, in quanto ha “rubato” quella greca e ha preso molta ispirazione dal

ciclo troiano Roma cercava di nobilitare le sue origini

Valori dei romani:

o Famiglia

▪ Pietas

▪ Religiosità

▪ Bellicosità: propensione alla guerra dei romani

Quei valori sono messi in evidenza nella tragedia: la necessità di veicolare messaggi

o crea l’arte

Gli altri valori sono difficili da defenire

o

• Accio e Pacuvio insisterono molto sulla figura del tiranno:

Si portavano avanti i valori repubblicani Il teatro serve a portare avanti i valori

o del potere politico, così nell’Antica Roma come oggi. Le parti che al potere davano

fastidio venivano censurate.

Quando Cesare sale al potere i lodatori dei valori repubblicani non sono

▪ tanto graditi, ma torneranno in voga alla sua morte.

• Una delle ragioni della scomparsa del teatro tragico in età repubblicana era dovuto al fatto

che il potere costituito guardava male agli ideali di libertà che venivano proposti.

Un’altra ragione fu la collisione con un’altra forma d’arte, il pantomimo.

o

• La dimensione religiosa è perduta con il teatro romano, in quanto manca un ancoraggio

culturale

Le opere teatrali si disperdono, non sono più al centro della cultura

o

SENECA

• Spezzone dalla sua tragedia “Tieste”

La parola diventa strumento di creazione della realtà, una realtà che in Seneca è

o orribile

Ciascuno butta il suo monologo addosso all’altro: non è un dialogo realistico, è un

o monologo diretto ad un interlocutore sordo

• Seneca è un filosofo, un uomo di cultura di origine spagnola

Nasce a Cordova nel 4 a.C.

o Morirà suicida nel 65 d.C.

o ~ 20 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

• È un uomo di cultura asistematico, ovvero che cerca di non categorizzare il suo sapere

• Seneca elabora la filosofia degli stoici: combina stoicismo con cinismo, platonismo…

• Non si concentra su questioni astratte, ma su questioni al cui centro c’è l’uomo e il suo

benessere.

• Il suo percorso è di ascesi, che mira al raggiungimento di un’ideale di salvezza: dominio

della ragione umana sulle passioni, che sono il moto dell’animo (ma non emozioni)

• C’è il riconoscimento quotidiano di tutto ciò che non è razionale

• Seneca ha ottenuto la libertà interiore con l’utilizzo della sua ragione alla fine del suo

percorso

I suoi lavori sono saggi e lettere filosofiche

o

• Rischia la condanna a morte da Caligola ma verrà invece esiliato. Tornerà come maestro

di Nerone

Fino al 54-58 d.C. Nerone diede prova degli insegnamenti di Seneca (in questi anni è

o un principe saggio)

• Seneca rielabora gli ipotesti delle tragedie greche: dimostra una grande abilità poetica,

riuscendo a descrivere l’indescrivibile con le parole

I luoghi infernali sono descritti con l’effetto verbale

o Le parole delle tragedie di Seneca incutono terrore

o Rispetto ai greci ha un’esplosione devastante delle passioni: c’è un’emotività

o scomposta

La passione è centro e attrattore dell’opera tragica di Seneca

• Quando scrive le sue tragedie? Non possiamo dare una risposta certa ma gli studiosi hanno

dato tre datazioni possibili

Durante l’esilio (49 d.C. circa) In quel periodo è un filosofo amareggiato

o Tuttavia è una datazione strana per le sue tragedie visto che in quel periodo

▪ cercava la benevolenza di Claudio

Anni neroniani (49 d.C. – 58 d.C.) Ha scritto le tragedie per far vedere a Nerone

o cosa succede quando il potente non sa gestire le emozioni

Fase finale della vita (58 d.C. – 65 d.C.) Anni della pazzia di Nerone: Seneca vede

o quello che la ragione ha perso ed utilizza il mito greco per mostrare scandali e

congiure avvenuto con il recupero di Edipo nelle “Fenice”.

• Quale è la destinazione? Non sappiamo se le tragedie di Seneca fossero rappresentate in

pubblico, in case private o in ritrovi di persone colte.

Era difficile rappresentarle in pubblico durante l’Impero visti gli attacchi al potere

o È probabile che venivano lette in ritrovi di persone colte, anche da solo una persona

o Lo si pensa visto il forte impianto retorico

• È un teatro che si pone come anatomia di passioni umane: l’animo umano viene sezionato

come un cadavere in un corso d’anatomia

• La distorsione dell’animo umano ci viene presentato nel suo costruirsi attraverso espedienti

quali: Monologo

o Commedia

o È l’espediente del teatro comico, utilizzato per rimarcare che l’orrore passa

▪ nella mente del destinatario senza che questo lo sappia

• Il protagonista è grandioso nel suo essere criminale, non c’è spiegazione del male ne è solo

un gigante portatore. ~ 21 ~

Cultura Classica e comunicazione – Semestre II: La tragedia ---- Appunti di Fabio Facciano

LEZIONE 16/4/2018: Conclusione su Seneca e tragedia romana, la rinascita

della tragedia nel medioevo (Isidoro di Siviglia, Albertino Mussato,

l’umanesimo e le “Orbecche” di Giraldi)

SENECA: RECAP LEZIONI PRECEDENTI

• Le tragedie di Seneca sono atipiche

Si pone l’attenzione su due elementi significativi:

o Passione (intesa come malattia)

▪ Fortuna (nel suo stato di buona e cattiva sorte)

• Non si sa nulla sulla cronologia di Seneca

• Il dato oggettivo è la trasformazione del dialogo in monologo a due.

• In Seneca le azioni delittuose sono anche dette nella conversazione tra il personaggio e

l’interlocutore.

C’è il sezionamento anatomico del male

o Il personaggio è grandioso nel suo essere perfido

o

SENECA: LA QUESTIONE MORALE, LA FORTUNA E L’ORRIDO

• Dov’è la funzione morale nelle opere di Seneca?

Mostrare un personaggio cattivo con un’aura di grandezza non sembra avere

o funzione morale

È possibile che Seneca faccia critica contro il potere? Sì, è possibile

Seneca mostra dei personaggi che cadono molto in basso per ammonirci Fa un

o uso paradigmatico dell’implicazione scenica

• La fortuna è un tema euripideo: i personaggi di Seneca finiscono nel vortice della fortuna

che gli si rivolta contro

Tuttavia le vicende dei sanguinosi protagonisti non sono sempre sfortunate (vedasi

o il “Tieste”)

• L’elemento dell’orrido, del cruento si fa derivare da Euripide assume un valore importante

in Seneca: ci da un’idea del mondo, l’elemento sanguinario diventa parte imprescindibile

del reale

L’istinto di vedere il sangue è primordiale: Seneca tocca dei nervi scoperti

o

LA PANTOMIMA

• La fase a noi nota della tragedia latina è quella della repubblica, poi riscoperta da Seneca.

Seneca e i romani leggevano le tragedie greche, ma quando guardavano a quelle

o opere vedevano qualcosa di non proprio, di estraneo.

• I romani preferivano alla tragedia la pantomima: è una recita mimata di un canovaccio

tragico, che un mimo che è anche ballerino porta in scena con una maschera senza il foro

per la bocca

LA RINASCITA DELLA TRAGEDIA: UN’EPOCA BUIA DALL’ETÀ IMPERIALE AL

MEDIOEVO

• La storia della rinascita della tragedia ha un’epoca buia dall’età imperiale al medioevo

Quando ricomparirà non si saprà bene di cosa si starà parlando

o

• Isidoro di Siviglia ha scritto l’“Etymologiae”, con l’intenzione di realizzare un’enciclopedia

che nasca dai nomi comprendendo lo scibile umano, anche il teatro

~ 22 ~


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in linguaggi dei media (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Sociologia) (MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fabio.facciano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura Classica e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Montenz Nicola.

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