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Introduzione alla cultura classica

Il principale problema che ci si trova ad affrontare quando si parla di mondo greco antico è la mancanza di documentazione, essendo esso fondato prettamente sulla trasmissione orale (dall'età cosiddetta arcaica a quella ellenistica). Prendiamo ad esempio Omero, nome posto alle origini della letteratura occidentale, non siamo in grado di dire se sia esistito o meno, eccetto nel caso di una scoperta eccezionale, e lo stesso vale nel caso di autori effettivamente esistiti come Sofocle o Saffo, per i quali rimane difficile individuare anche il decennio stesso in cui sono nati.

Procediamo per congetture, come se dovessimo ricostruire un puzzle con ridotti frammenti a disposizione. Per questo, anche se imprecisi, è fondamentale imparare i periodi storici: la scansione cronologica aiuta. Quello che intendiamo per "mondo greco" è molto più esteso della Grecia che intendiamo geograficamente oggi. Molti poeti, i primi filosofi greci... sono collocati in un'area geografica che non ha nulla a che fare con la Grecia attuale, in quanto si tratta della costa turca occupata dai greci dall'inizio del I millennio a.C. fino a che Ataturk negli anni '20 del '900 non li ha cacciati. Il cosiddetto "mondo greco" si estendeva dalla Crimea, passando per la Libia e arrivando fino a Marsiglia, un'estensione enorme che lasciò in tutti questi posti delle personalità letterarie e culturali notevoli. A causa del contatto col vicino oriente.

Molto spesso i greci non sono stati gli inventori di qualcosa (eccetto in letteratura), ma hanno riadattato ciò che gli si presentava davanti, l'esempio più eccellente è l'alfabeto: inventato dai fenici, lo hanno modificato introducendo le vocali per renderlo più scorrevole. Ovviamente la scrittura esisteva già prima: un babilonese potrebbe contestare dicendo che la loro civiltà aveva già una scrittura nel 3000 a.C. con tanto di poemi incisi su tavolette. Se prendiamo la Teogonia, troviamo racconti di lotte tra dei, creature mostruose... presi dall'immaginario poetico e narrati in questi poemi incisi dai babilonesi e dagli assiri qualche millennio prima. C'è un filo che corre e pone in contatto queste civiltà, resta ovviamente difficile capire COME ciò sia potuto avvenire.

La periodizzazione

I "secoli bui": espressione utilizzata per definire ciò che avviene prima dell'VIII secolo a.C.

  • La scrittura esistente in quel periodo, dopo l'VIII secolo cessa di esistere e lo stesso vale per la civiltà micenea, così chiamata perché Micene nel Peloponneso, era una delle città più potenti tra il 1400 e il 1200 a.C. Qui la storia si collega col mito, nell'Iliade il re di Micene era proprio Agamennone e il nome stesso “Peloponneso” letteralmente significa isola, νῆσος, di Pelope, eroe greco progenitore di Agamennone proveniente dal mondo anatolico. Il mito vuole infatti che Pelope sia giunto nel gigantesco territorio e che lentamente sia diventato il principale interlocutore di molte città greche e colui che ha creato poi la potenza di Micene;
  • Periodo arcaico (ἀρχαῖος, antico): inizia con l'VIII secolo a.C. quando affiorano le prime testimonianze di scrittura e termina nel 480 a.C. con l'invasione dei persiani in Grecia. Durante questo periodo, nel 776 a.C. ci sono state le prime olimpiadi, inoltre questo è il secolo in cui appaiono le prime testimonianze della conoscenza e della scrittura dell'alfabeto greco. In un cimitero di Atene è stata trovata una coppa con un vaso inciso in greco (databile intorno al 740 a.C.), che costituisce forse la testimonianza più antica in assoluto di scrittura. L’incisione recita: "Colui tra i danzatori che danzi nel modo più armonioso...” poi diventa confusa e si interrompe. Anche l’attività di Omero è collocata nell’VIII secolo, di lui ci sono giunti oltre 27mila versi grandi punti interrogativi: come è possibile che ci siano arrivati, per di più in un'epoca in cui la scrittura era ai primordi? Vero è che sappiamo troppo poco per avere certezze, basta pensare che cinque anni fa non lontano da Salonicco sono state trovate in un deposito moltissime iscrizioni in dialetti diversi che risalgono all'VIII secolo, immediatamente è cambiata la nostra percezione della scrittura greca;
  • Età classica: definita anche il "Rinascimento" della Grecia, inizia dal 480 a.C. e dura per tutto il V e IV secolo, concludendosi con l'ascesa e la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. all'età di 33 anni (Aristotele l'anno dopo). Alla fine delle guerre persiane si era assistito ad un enorme cambiamento nella storia politica di Atene: la nascita della democrazia;
  • Età ellenistica: inizia nel 323 a.C. e termina nel 31 a.C. con la battaglia di Azio, la conquista romana dell'Egitto e quindi l'annessione del mondo greco rappresentato dai Tolomei. È un'età fondamentale: si formano le biblioteche e con esse l'idea di raccolta dei testi scritti, si passa a un'ampia diffusione della lettura e quindi della scrittura e si pongono i fondamenti per uno studio scientifico del mondo. Le biblioteche che frequentiamo oggi sono l'eredità della biblioteca di Alessandria, lo stesso vale per il museo, μουσεῖον, il luogo delle muse, divinità ispiratrici di ogni velleità intellettuale. Le muse erano le figlie della memoria e qualsiasi capacità artistica, in particolare quella poetica era legata all'uso della memoria;
  • Epoca imperiale: va dalla fine del I secolo a.C al VI secolo d.C. (fino a Giustiniano);
  • Età bizantina: va dal VI secolo d.C. alla caduta di Bisanzio in mano ai turchi nel 1453. Evento molto importante anche per Venezia moltissimi studiosi sono qui fuggiti portando con se volumi importantissimi che ancora oggi sono conservati alla biblioteca Marciana.

La civiltà minoica (2000 – 1450 a.C.)

È un periodo in cui non si produce letteratura, ma nel quale sono avvenuti alcuni degli eventi fondamentali di cui si sentirà l'eco nei secoli successivi, prima su tutti la guerra di Troia! Si parla tanto di poemi perché fino alla fine del VI secolo non abbiamo nulla in prosa. La poesia è memorizzabile, ha un ritmo, una cadenza, in una società fondata sulla comunicazione orale e su un uso rarefatto della scrittura, la poesia permette una memorizzazione che la prosa impedirebbe.

Anche l'artigiano che ha inciso la frase sulla coppa ritrovata ha usato un verso, la loro memoria era una memoria poetica. L'interesse di questo verso sta nel fatto che è interamente costruito con parole e metro che ritroviamo nell'Iliade straordinaria densità semantica: ci dice innanzitutto che nel 740 c'era già qualcuno in grado di scrivere e di conseguenza qualcuno in grado di leggere, oltre a dimostrare che chi l'ha scritto conosceva in qualche modo l'Iliade.

La parola “Minoica” viene creata in epoca moderna da Arthur Evans dal nome del mitico re cretese Minosse, il re del labirinto la cui moglie si accoppiò con un toro da cui nacque la figura del minotauro. È esistito? Ci troviamo in un confine molto incerto tra realtà storica e finzione. Tuttavia sono i greci stessi a collocare in quei primordi parte della loro civiltà e della loro storia, per questo è così importante in essa troviamo gli elementi fondanti della civiltà greca.

Tucidide quando cerca di dare un'idea di come sia nata la prima potenza navale che ha conquistato il mare Egeo racconta che era stata fondata dal re Minosse, e se troviamo una notizia del genere in uno storico attendibile come Tucidide, possiamo capire che egli non avesse altri elementi su cui fondarsi. Per costruire un inizio deve necessariamente ricorrere a quello che è il patrimonio immaginario dei greci, deve credere in Minosse, trovando un punto di avvio. Creta era l'isola al centro del mare Egeo ed assieme a Cipro, punto di civiltà e scambio commerciale fondamentale nel mediterraneo orientale, quindi egli fa un discorso che non è storicamente fondato come lo intendiamo noi, ma che è plausibile perché senz’altro l’isola di Creta, centro fondamentale della civiltà minoica, sicuramente avrà avuto una flotta importante.

La civiltà minoica si sviluppa a Creta durante l’età del bronzo (III millennio - XII a.C.). Negli scavi archeologici non troviamo solo traccia di monumenti, architetture e oggetti, ma anche un embrione di scrittura, il lineare A che non siamo tutt’ora in grado di decifrare. È una scrittura sillabica (un segno non corrisponde a una lettera ma a una sillaba) non alfabetica. A cosa serviva? Aveva, come il lineare B in epoca micenea, una funzione pratica: catalogare tutti i possedimenti dei sovrani di questi vari centri. L’apogeo della civiltà minoica si pone tra il 1700 e il 1450 a.C. e grazie all’archeologia sappiamo che in un certo momento queste città sono state distrutte, tuttavia non ne conosciamo il motivo forse per lo sviluppo della civiltà micenea, che segue quella minoica o subentra ad essa.

La civiltà micenea (1700-1200/100 a.C.)

Si sviluppa nel Peloponneso a partire da Micene e già qui abbiamo un primo collegamento tra storia e letteratura il capo della spedizione greca a Troia è Agamennone, re di Micene (nell’epos Micene viene identificata come la città più potente). In questa zona del Peloponneso troviamo una serie di città ricche, sviluppate intellettualmente ed economicamente, indipendenti ma molto vicine l’una all’altra (nello raggio di 20 km). La civiltà micenea avrà una grande fioritura economica, militare ma non letteraria, anche se le si deve l’uso della scrittura Lineare B, che a differenza dell’altra è stata decifrata si tratta di una scrittura sillabica incisa su tavolette di argilla.

[Molte lingue che non si riuscivano decifrate sono state decifrate a ridosso della II guerra mondiale perché il servizio segreto britannico reclutava i migliori studiosi di lingue moderne e antiche per decifrare i messaggi in codice dell’armata tedesca] La decifrazione del lineare B si deve a Michael Ventris negli anni ‘50, si tratta di una scrittura che ha molto in comune col greco, nella quale troviamo termini e nomi propri che appartengono ad alcune delle divinità: Dioniso, Adrasto… anche in questo caso l’uso della scrittura nasce da un’esigenza pratica: il controllo delle attività produttive di questi grandi centri. È curioso notare che quell’epoca in cui la scrittura non era usata per fini letterari, diventi il tema continuo narrato dalla letteratura greca nei secoli successivi.

Perché queste città-stato siano cadute a un certo punto è difficile capirlo, ed è proprio da qui che iniziano i cosiddetti “secoli bui”, è questo il periodo in cui i greci fondano il loro passato. Uno degli eventi fondamentali è sicuramente la guerra di Troia che i greci datano fra il 1346 e il 1100 a.C. a seconda del loro sistema. Possiamo solo dire che nel luogo in cui si dovrebbe essere svolta sono stati rinvenuti degli strati che indicano che c’è stata una distruzione, per esempio nello strato “Troia 6” sono stati rinvenuti resti delle mura di una città, ma essi sembrano essere stati distrutti più da un terremoto che da una guerra prolungata, da un incendio o da un saccheggio. Nello strato “Troia 7”, vi sono i segni di una distruzione violenta, ma i resti sono troppo miseri per identificarli con la Troia di Omero. Anche se trovassimo degli elmi databili al 1300 a.C. non potremmo mai dire che sono appartenuti a Ettore e Achille!

Bisogna inoltre tenere in conto che nei poemi omerici, quando vengono descritte armi e strumenti, sono presentate sia armi identificabili all’epoca micenea, sia altri che sono chiaramente di VIII secolo. Questo ci fa capire che essi si siano formati in lungo periodo di gestazione durante i secoli. C’è un altro elemento da tenere in conto che ci spiega perché la guerra di Troia è diventata così importante per i greci in epoca arcaica le città greche si combattevano fra loro (così come in epoca micenea), ma grazie alle guerre persiane si alleano per creare un grande esercito in grado di affrontare il nemico comune. Da questo punto di vista le guerre persiane assumono un valore importante perché mostrano la capacità delle città greche di confederarsi e combattere insieme (anche se non appena finiscono ritornano a combattere fra loro).

La guerra di Troia avvenuta circa 800 anni prima ha un enorme valore simbolico perché rappresenta l’antesignana unione per andare a combattere il barbaro a Sparta. Nel V secolo a.C. questo sarà uno dei grandi motivi di propaganda durante le guerre persiane i greci ripercorrono le gesta dei loro antenati!

Alla fine della civiltà micenea abbiamo questo salto nei “secoli bui” nei quali per 400 anni non si capisce bene cosa accada. Ciò che ci è più chiaro è che avvenga una frammentazione del mondo greco e che inizi quella prima migrazione dalla Grecia continentale (soprattutto dall’Attica) in altre aree, in particolare verso le coste turche, ma anche a Rodi e Cipro. Inizia tutto un movimento di migrazione che sarà fondamentale per lo sviluppo della civiltà greca è grazie all'incontro con alcune culture assai più antiche che i greci colgono lo stimolo per creare una letteratura tutta nuova sulla base di un presupposto completamente diverso: la costruzione di un alfabeto che i greci mutuano dai fenici aggiungendoci però le vocali, a una lettera corrisponde per la prima volta un suono, non c’è più una scrittura geroglifica simbolica o sillabica! Questo permette un’articolazione diversa del pensiero e dell’espressione letteraria. I contatti fra il mondo greco e fenicio avvengono soprattutto nella Siria settentrionale presso il centro di Al-Mina, che diventa un porto fluviale di grande importanza che permette di salire verso la Mesopotamia. Le prime testimonianze le troviamo nella metà dell’VIII secolo a.C.

Mito e storia

I greci vivono in questo strano contrasto tra tempo mitico e storico in una società con un uso della scrittura ridotto, non c'era una redazione dei fatti. Lo statuto di un poeta in una civiltà orale, è uno statuto molto alto: cantore epico maestro di verità, ἀλήθεια, letteralmente “assenza di oblio” (da Λήθη fiume dell’oblio), incapacità di dimenticare. Questo titolo gli deriva dalla straordinaria capacità mnemonica di raccontare episodi del passato come se li avesse vissuti in prima persona.

[Quando nell’Odissea Demodoco finisce il suo racconto sul cavallo di Troia, nonostante non lo abbia vissuto in prima persona, riesce ad essere talmente veritiero che Odisseo se ne commuove] Il maestro di verità quindi è una figura importante poiché tra le poche ad essere in grado ricreare il passato. Si presume che egli utilizzi un linguaggio formulare, fatto di formule e di aggettivi particolari che si addicono a ciascun eroe o divinità, in questo modo lo sforzo mnemonico è minore: si deve solo organizzare la concatenazione di versi. Achille “piè veloce”, Achille “divino” diamo ad ogni eroe o divinità un epiteto particolarmente significativo che lo connota, in questo modo in un verso mi rimane uno spazio più piccolo per inventarne la sintassi formulare; principio dell’economia in questo modo si può far snodare il lavoro vero e proprio in modo agevole.

Per noi è difficile distinguere il tempo mitico dei greci da una dimensione storica fondata su dati obiettivi che ci permettano di analizzare una realtà molto distante in modo convincente e scientifico. Durante l’epoca arcaica i greci non distinguevano tra mito e storia μῦθος in greco significava racconto e lo stesso vale per λόγος (da “lego” che significa dire), non c’è distinzione siamo nel momento in cui i greci hanno bisogno di costruirsi un passato, hanno bisogno di credere a degli elementi che possano fondare le loro radici. Un esempio è dato dalla battaglia di Platea.

Nel 479 a.C. a Platea in Beozia sta per avvenire lo scontro tra l'esercito persiano e quello greco e c'è da decidere lo schieramento della battaglia, Erodoto nel libro IX al capitolo 27 "La sconfitta dei persiani" racconta della discussione riguardo a chi dovesse comandare l’esercito, se gli ateniesi o i tebei. I primi in virtù di un ruolo importante durante la guerra di Troia rivendicano questo diritto, e nessuno può replicare! Questo ci fa capire come il mito avesse un valore storico fondante e come questo mito fosse identificato con la letteratura c’è una mancanza di distinzione tra tempo mitico e storico! Lo stesso vale per la figura di Omero: i greci credevano che fosse vissuto davvero, tant'è che quasi ogni città greca dalle isole prospicienti l'Asia Minore al continente, vantava di essere la vera patria di Omero si appropriavano del nome di quello che era stato individuato come sin dall'inizio il più grande poeta.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/05 Filologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vecc99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione alla cultura classica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Cingano Ettore.
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