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Critica letteraria: una divagazione filologica

Il caso di M. de La Palisse

Questa quartina ritmica è stata scritta la sera del 25 febbraio 1525 per cantare le lodi di Monsieur de La Palisse, morto eroicamente durante la battaglia di Pavia. Combattuta dai francesi di Francesco I contro gli spagnoli di Carlo V, la battaglia di Pavia vede per la prima volta un massiccio uso di armi e i cavalieri, per difendersi, avevano ricominciato a portare armature molto pesanti. Secondo il giurista Zanetti, che ha un grande interesse verso le armature del tempo, questi versi sono da intendersi come una lode in quanto Monsieur de La Palisse ha combattuto fino alla fine, nonostante vivesse un’agonia lenta dovuta alle ferite delle spade infilate nelle giunture dell’armatura.

Critica e poetica

Il termine critica è un po’ abusato nelle scuole e deriva dal greco krinéin, cioè giudicare, distinguere o discernere. Il giudizio comporta sempre l’esame e la valutazione del prodotto artistico dell’opera d’arte. La critica è stata esercitata fin dall’antichità a partire da Aristotele. La parola scritta acquista una funzione di analisi e approfondimento, non solo come promemoria; il primo poema di critica è la “Poetica” (384 a.C.) di Aristotele in cui egli propone dei modelli, soprattutto per gli scrittori tragici, indicando le regole da seguire: tempo, spazio e azione sono le tre unità d’azione che permettono di rendere la verosimiglianza di un testo.

Aristotele fonda l’idea moderna di poetica. La poetica è l’abbreviazione di “poetiké tekné”, cioè l’arte del comporre ed è l’insieme delle regole che caratterizzano e che servono a un testo (“poiéin” è invece il poema che indica un testo scritto in versi). Ogni poetica si muove precedendo le direttive del proprio tempo; ci sono diversi tipi di poetica per ogni tipo di arte (musica, matematica…).

La poetica mantiene la sua funzione regolativa fino al 1674 quando il teorico del classicismo Boileau pubblica in Francia i quattro canti dell’“Arte Poetica”. Esprime una dottrina fondata sull'imitazione degli antichi. L’Arte Poetica è l’ultimo manuale a carattere regolativo che propone ancora i classici a modello. Con l’illuminismo si mette in discussione il modello di Aristotele perché la verosimiglianza non è più un valore e le tre unità sono considerate superate.

La critica testuale nasce insieme alla critica stilistica ed è quella disciplina che si occupa di analizzare e ricostruire le diverse versioni dello stesso testo per vedere qual è tra tutte la più attendibile. Nel 1934 il fiorentino Pasquali in “Storia della tradizione critica del testo” riprende la critica testuale occupandosi dello studio e dell’analisi di testi greci e latini.

Cenni di storia della critica tra 1700/1800: da Johnson a Sainte-Beuve

Il 1700 è il secolo dei giornali, della gazzetta, del periodico, c’è un grande interesse per il sapere enciclopedico e si assiste alla comparsa delle prime recensioni di libri (si diffondono le letture di intrattenimento) che preparano la nascita di un nuovo mestiere: quello del critico professionista che si mantiene con il proprio lavoro intellettuale (ex: Foscolo aveva fatto per diversi anni il giornalista). Questa figura si diffonde particolarmente in Inghilterra dove la rivoluzione industriale aveva creato una classe borghese che aveva tempo da dedicare ai romanzi (Richardson).

Il primo critico moderno è il londinese Johnson (1709-1784), fondatore di diversi periodici (il Pettegolo, il Chiacchierone) dedicati a un pubblico femminile e che a volte vedevano inserite cronache parlamentari (grande novità). Dopo la sua morte, un suo amico scrittore scrive la sua biografia e Johnson diventa quasi una leggenda, imponendo la sua autorevolezza di giudice critico. L’opera che segna l’inizio della sua attività di critica è “Vite dei poeti” pubblicata in più volumi partendo dai poeti più antichi fino ai contemporanei, anche se un terzo dello scritto è dedicato unicamente a Shakespeare.

Johnson è il primo a parlare di Shakespeare (non era ovvio perché al tempo non era famoso come lo è oggi per noi) e identifica dei nuclei tematici importanti che secondo lui corrispondono alle caratteristiche esistenziali di Shakespeare: il realismo di chi conosce meglio di chiunque l’uomo nella sua complessità; anche quando inventa sa rendere benissimo la realtà; l’universalità in quanto in ogni suo personaggio si trova qualche aspetto in cui lo spettatore riesce ad identificarsi.

Nel 1765 Johnson scrive la prefazione alle opere di Shakespeare; il dramma per Shakespeare è lo specchio della vita; egli si immedesima negli schemi di comportamento segnando la nascita del moderno (dice che anche un eremita può, leggendo le sue opere, conoscere il mondo) e crea dei dialoghi così semplici da non sembrare inventati ma tratti dalla vita comune.

Sainte-Beuve (1804-1869) incarna la nuova figura del critico; egli inizia a scrivere nel 1828 e ha subito molto successo. Sfruttando la sua posizione sociale e le sue conoscenze, ogni lunedì riceve a casa sua scrittori, letterati e artisti prendendo nota delle conversazioni che pubblica dapprima su riviste periodiche e in seguito su 15 volumi dal '51 al '72 (alcuni sono postumi). È importante che il critico si identifichi con l’artista per comprenderne la sua opera e per far ciò, oltre agli incontri, viaggia alla ricerca di materiale e di testimonianze su scrittori defunti. La documentazione è alla base dell’attività del critico in quanto è un’esigenza scientifica. Siamo nell’età del positivismo in cui c’è spirito di osservazione e ci si rende conto dell’importanza di raccogliere dati. Sainte-Beuve dirà: “l’homme et l’oeuvre” che può essere inteso sia come “l’uomo e l’opera” e sia “l’uomo è l’opera”. Sainte-Beuve tenta di uniformare la critica al metodo scientifico per trasformarla in una scienza esatta.

Cenni di metrica

Metastasio (è il nome d’arte, il suo vero nome è Trapassi) nasce nel 1698 a Roma da una famiglia umile di ciabattini e muore nel 1782 a Vienna. Davanti alla bottega di suo papà passa Gravina (il fondatore dell’Arcadia) che rimane incuriosito da alcuni versi pronunciati dal giovane Metastasio perché non li aveva mai sentiti prima e scopre che li aveva scritti proprio lui. Ogni giorno Gravina passa davanti alla bottega e gli dà dei temi sui quali costruire dei versi (tecnica dell’improvvisazione è molto diffusa in Italia dove c’erano improvvisatori che si guadagnavano da vivere così); Gravina porta con sé il giovane e lo fa studiare; Trapassi cambia nome adottando la traduzione del suo cognome in greco “Metastasio”.

Presso la corte di Maria Teresa d’Austria a Vienna negli anni ’30 è poeta di corte e la sua figura è fondamentale soprattutto come scrittore di drammi. Prende dei soggetti della tradizione classica e costituisce una storia in cui l’accompagnamento musicale non andava a sminuire le parole. L’opera più importante è “Didone abbandonata” che parla della breve storia d’amore tra Didone, regina di Cartagine, ed Enea, il futuro fondatore di Roma, che proprio per questo motivo è chiamato da Venere ad andarsene.

In un suo sonetto del 1733 “Sogni e favole io fingo” Metastasio spiega la propria poetica. Il testo poetico va a capo secondo regole fisse e ogni verso deve avere la stessa misura metrica degli altri. La rima è l’uguaglianza di due o più parole dall’accento in poi. Dal medioevo al 1300, per risparmiare carta, i versi e le parole che li componevano erano scritti senza lasciare spaziatura e per distinguerli erano fondamentali il ritmo e la rima. I sonetti erano fatti per essere accompagnati dalla musica, sono composti da 14 versi divisi in strofe (2 quartine e 2 terzine, 8+6), ogni verso è endecasillabico (11 sillabe) e l’accento cade sulla decima sillaba; in italiano la maggior parte delle parole sono piane (hanno l’accento sulla penultima vocale) quindi cade sulla decima; negli endecasillabi tronchi (hanno l’accento sull’ultima vocale) ho un endecasillabo di 10 sillabe mentre negli endecasillabi sdruccioli (hanno l’accento sulla terzultima) ho un endecasillabo di 12 sillabe.

Il romanticismo: la scoperta dell'originalità

Solo quando è venuto meno il bisogno di riferirsi a delle regole si ha iniziato a pensare liberamente. Il passaggio dal mondo delle regole a quello dell’originalità e dell’individualità. Il romanticismo apre la via al moderno perché è un periodo in cui cambiano i valori, si sviluppa la fantasia e si diffonde il disprezzo per il vero; anche il termine poetica cambia di significato assumendo la valenza di sistemi di contenuti che caratterizzano una determinata creazione artistica; così ogni arte afferma la propria poetica con una certezza che prima non c’era, cioè il fatto di essere variabile.

In origine il poeta era colui in grado di esprimere dei messaggi morali che gli altri non riescono a percepire. Poeta come tramite tra il mondo divino e il mondo reale: immagine del poeta-mago (ex: Leopardi nell’Infinito). Affermandosi il tema dell’originalità cambia anche il modo di fare critica che non viene più intesa come un commento per spiegare il significato e il valore di un testo ma che offre un interesse maggiore per il sapere e la conoscenza critica in senso moderno.

La creazione artistica: Coleridge e Kubla Khan

Kubla Khan” è stato scritto dal poeta inglese Coleridge nel 1797 (ma alcuni ritengono che sia stato scritto più tardi, tra il 1798 e il 1800) e pubblicato per la prima volta nel 1816 da Byron. La storia del poema tra queste due date è un enigma e le circostanze della sua composizione molto vaghe e controverse; ancora oggi viene dibattuto se il poema debba considerarsi un frammento o se sia la mera trasposizione di un sogno (Coleridge sogna di comporre 200-300 versi senza sforzo e quando si sveglia inizia a metterli per iscritto - riesce a scriverne 40 - quando un visitatore lo interrompe e gli impedisce di scrivere ciò che aveva in mente) o, se invece abbia subito molte revisioni prima della sua pubblicazione. Del poema si può dire, insomma, che sfugge ad ogni tentativo di interpretazione esaustiva. Kubla Khan rimane per molti versi enigmatico e perciò molto suggestivo.

Borges nel 1951 scrive “Il sogno di Coleridge” facendo una serie di considerazioni sul poeta-mago che crea un proprio universo senza scopo. Nel brano tratto dalle “Altre inquisizioni di Borges”, “La sfera di Pascal” del 1952 si parla del fatto che la sfera è l’unico elemento in grado di rinviare alla perfezione divina in quanto ogni punto è ugualmente distante dal centro; il centro sta dappertutto ma la circonferenza in nessun luogo (definizione di infinito).

Il paradigma indiziario dell'età positivistica

Cuvier (1769-1823), paleontologo di anatomia comparata dopo la sua morte diventa celebre per il metodo classificatorio nella paleontologia. Ipotizza la struttura di animali preistorici sulla base di ritrovamenti di ossa, denti e frammenti. Approccio positivista dell’analisi indiziaria, partendo da un elemento minimo lo si fa diventare il tassello di una costruzione più complessa. Questo metodo si applica a diversi campi. Morelli (1816-1891) parla del problema dell’attribuzione dell’opera d’arte (della maggior parte delle opere d’arte non si sa chi sia l’autore) e rende scientifico l’attribuzionismo dando attenzione ai dettagli per riconoscere l’autore. Anche i romanzi gialli nascono dall’applicazione di questo metodo seminando nella storia indizi per arrivare a una soluzione finale.

La centralità del romanzo dal 1800 a oggi

Zola (1840 Parigi-1902) ha origini italiane e fa parte della corrente naturalista. Concepisce l’idea di comporre un ciclo di romanzi che illustrassero la società del Secondo Impero attraverso l’epopea di una famiglia. Tra il 1870 e il 1883 Zola scrive “Rougon-Macquart”, un insieme di 20 romanzi, dove insiste su un’analisi della società con metodi sempre più legati alla metodologia scientifica e all’analisi clinica. Ogni personaggio del romanzo rappresenta uno stereotipo che permette di osservare e analizzare la società secondo i criteri del naturalismo delineando un programma di denuncia sociale. Zola dice di non inventare le storie ma lascia che il romanzo si scriva da sé.

Nel 1880, mentre Verga inizia a pubblicare a puntate i Malavoglia, esce “Nana”, che è un violento atto d’accusa contro la borghesia ipocrita e degenerata del Secondo Impero. È protagonista di uno dei più famosi romanzi del ciclo dei Rougon-Macquart, discendente da un ceppo famigliare già segnato da pecche ereditarie, è l’amante ambita dalla buona società parigina del Secondo impero che diventa oggetto di ammirazione pubblica e oggetto di piacere per una società che non sembra richiedere altro che la soddisfazione dei sensi e la realizzazione del piacere in relazioni amorose clandestine ed ambigue. Nana diviene l'emblema spregiudicato di questo sfruttamento del fascino femminile - ormai profondamente congiunto al mondo dello spettacolo e della prostituzione - ma sa anche divenire protagonista in questo gioco di conquista senza amore fino alla sua rovina. La bellissima ballerina, ammirata da tutta Parigi, finirà sfigurata dal vaiolo portando a compimento il suo destino di degradazione.

Nel frattempo Zola aveva aderito alle dottrine socialiste e nel 1894 interviene con impegno nell’affare Dreyfus, prendendo le difese dell’accusato con la celebre lettera aperta al Presidente della Repubblica col titolo “J’accuse”, che gli costa un anno di carcere e un breve esilio in Inghilterra ma che lo conferma come guida morale e spirituale di statura europea.

Per Marx i testi letterari, ma soprattutto il romanzo (è il genere letterario che meglio rappresenta la struttura sociale borghese con i suoi feticci quali il denaro, la merce, l’arrivo al potere), sono importanti per definire una società perché offrono elementi per interpretare la sua struttura soprattutto economica. La letteratura per comprendere il tessuto sociale ed economico di un ambiente in un determinato periodo. L’opera per Marx non serve a produrre un capitale perché è una sovrastruttura ed è estranea alla logica produttiva.

Il romanzo contiene vari generi di discorso orale (conversazione, oratoria…) e di scrittura (lettere, documenti…). Per Bachtin lo stile del romanzo è l’unione degli stili e la lingua del romanzo è il sistema delle lingue. Il romanzo è composto da parole attribuibili a varie voci, non è solo quella del narratore, ma anche quella dei vari personaggi. In contrasto con Lukacs, vede il quadro sociale come qualcosa che il romanzo deve rendere nella sua contraddittorietà e pluralità, e non dare per risolto in una prospettiva già decisa in partenza. La realtà sociale per Bachtin non deve essere documentata direttamente ma passare attraverso il filtro delle voci ideologico-sociali di un’epoca, cioè attraverso i personaggi del romanzo. Per lui l’unico genere letterario rivolto al futuro è il romanzo perché è passibile di sviluppo e capace di vitalizzare altri generi “romanzizzandoli”.

Doblin (1878-1957) nasce e vive a Berlino, laureandosi in psichiatria e diventando amico del regista Eisenstein. Nel 1929 scrive il romanzo sperimentale “Berliner Alexanderplatz” che risente degli influssi del cinema e dei futuristi italiani. È un romanzo che ben si presta alle regole cinematografiche tanto che l’anno dopo la sua pubblicazione ne viene fatto un film (la cui versione integrale dura 13 ore). Nel saggio “Il romanzo storico” pubblicato tra il 1938/1945, Doblin affronta il problema del rapporto del romanzo con la storia. Il romanzo storico per lui è la forma moderna della fiaba che diventa storico perché ambientato in un determinato periodo e rispetta alcuni caratteri della società (ogni romanzo diventa un romanzo storico). Il realismo inoltre non deve per forza essere socialista perché non esiste l’arte, esiste solo l’artista. L’arte è l’insieme di ciò che fanno gli artisti esprimendosi secondo scelte individuali senza subire i condizionamenti del potere.

Critici scrittori: Eliot, Woolf, Proust, Eco

La storia della critica non può prescindere da alcuni autori che sono più critici che teorici e che si interrogano sulla propria arte. L’arte non si esegue ma implica delle domande le cui risposte definiscono i modelli e gli antimodelli propri dell’autore delineando così la propria poetica. Molti autori, soprattutto americani, affiancano all’opera una riflessione teorica che si oppone alla critica accademica perché lo scrittore vuole affermare qualcosa di diverso; molti autori antiaccademici acquistano di prestigio e per questo motivo gli viene offerta una cattedra di scrittura creativa diventando a loro...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

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