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Critica letteraria - storia critica Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di Critica letteraria, professor Gianmarco Gaspari, cdl in scienze della comunicazione. Gli argomenti trattati sono il caso di M. De La Palisse, Johnson, Sainte Beuve, cenni di metrica, Metastasio, il romanticismo, Coleridge, Kubla Khan...

Esame di Critica letteraria docente Prof. G. Gaspari

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responsabilità individuale; la folla assume un posto di rilievo anche nell’opera “la ribellione

delle masse” del 1826 dello spagnolo Gasset e in “homo ludens” del 1939 dell’olandese

Huizings (le ultime pagine le scrive in un campo di concentramento nazista). Beniamin nel

1936 scrive “l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” in cui si interessa a

dettagli tecnici di un’opera d’arte come la condizione economica dell’artista e la grande

FORMALISMO E STRUTTURALISMO:

Tra il 1910 e il 1917 in Russia hanno rapida diffusione i circoli letterari in cui ci si dedicava ad

attività artistiche ma con un approccio molto aperto alla realtà contemporanea (saranno i

promotori della diffusione del futurismo). Nel 1927 Propp scrive “morfologia della fiaba” dove

nota che in tutte le fiabe russe raccolte ricorrono gli stessi elementi che lui chiama funzioni →

introduce i principi del formalismo:

sistema: l’evoluzione della natura presuppone un avvicendamento di sistemi, uno

- dopo l’altro (l’evoluzione avviene solo x il passaggio cronologico); il sistema più

importante di tutti è il sistema linguistico nasce il concetto di funzioni linguistiche

funzione: elemento ricorrente che può variare a seconda del sistema in cui viene

- incluso

Il formalismo è quel movimento letterario fiorito in Russia che considerava la letteratura come

arte della parola e non sotto il profilo dell'ideologia sociale. Le sue ricerche hanno favorito lo

sviluppo della critica stilistica e sono a fondamento degli odierni studi critici strutturalisti. Il

formalismo si occupa di fare un’analisi formale di testi culturali x scoprire le proprietà del

linguaggio letterario. Il compito dei formalisti non è di valutare ma di spiegare com’è fatto un

testo scoprendo il funzionamento dei meccanismi letterari.

Mentre Propp aveva lavorato sulle fiabe, un materiale fortemente stereotipato, Bremond si

occupa di applicare le funzioni sul romanzo si accorge dell’impossibilità di decidere in

anticipo la successione delle funzioni; x lui l’unità minima della narrazione è una sequenza che

raggruppa più funzioni e non una funzione isolata ogni sequenza apre una possibilità

narrativa che può essere sfruttata o meno.

Greimas costituisce il modello attanziale che riconosce alcuni ruoli e funzioni dei

personaggi un soggetto volto verso un oggetto; un destinatore che predispone l’oggetto x

un destinatario; a questi vanno aggiunti un aiutante e un oppositore. Inoltre si deve a

Greimas il quadrato semiotico dove un temine-chiave si sviluppa in una dialettica

complessa combinandosi con i termini contrari e contraddittori.

Grazie al lavoro del circolo linguistico di Praga “mélanges linguistiques dédiés au premier

congrés del philologues slaves” nel ’29 viene elaborato lo strutturalismo. Si definisce

strutturalismo una tendenza metodologica che, nata originariamente in ambito linguistico con

Saussure, si è estesa ad altri settori (dall'antropologia alla critica letteraria) dando luogo,

negli anni Sessanta e Settanta, a una specifica "atmosfera culturale", che aveva come centro

di irradiazione la Francia. Tale atmosfera non si è storicamente espressa in un movimento

omogeneo e compatto, ma ha dato luogo a un certo numero di dottrine diverse tra loro. Lo

strutturalismo afferma che la realtà è un sistema di relazioni i cui termini costituenti non

esistono di per se stessi, ma solo in connessione tra loro. Lo strutturalismo trova che tutto è

un segno, non solo i linguaggi veri e propri ma anche le espressioni non verbali,

l’abbigliamento, l’immagine pubblicitaria… Dell’analisi dei segni fa le spese l’autore il cui ruolo

è messo in secondo piano. La struttura si presenta come un sistema di trasformazioni. Tali

trasformazioni, contribuendo alla formazione dell'identità stessa del sistema, rendono inutili i

ricorsi ad altri elementi o strutture esterne al sistema studiato la struttura è quindi un

elemento autosufficiente che non ha bisogno di ricorrere ad elementi estranei alla propria

natura per essere colta.

Dal ’29 lo strutturalismo ha una biforcazione:

linea ortodossa è la linea dominante che si costituisce nelle scuole ed è

- caratterizzata da una forte componente antistorica; si occupa dello studio del

linguaggio e dei fenomeni letterari x poi trovare applicazione in tutti i campi

dell’attività umana x l’antropologo Lévi-Strauss tutto è un segno e nella sua opera

“antropologia della struttura” fa dello strutturalismo un metodo generale delle

conoscenze umane; Barthes (1915-1980) teneva una rubrica nella rivista femminile

“elle” dove analizzava le tendenze della cultura contemporanea tra cui la moda →

applicazione dello strutturalismo anche ad ambiti minori. X lui la struttura è uno

strumento metodologico e l’attività strutturalista di ritaglio del testo e di

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coordinamento degli elementi ricavati doveva curare i passaggi del testo

esaustivamente.

linea eterodossa rimane più isolata perché si affida a singoli individui. Il russo

- Bachtin (1895-1975) pagò con una dura emarginazione il suo non allineamento verso

il formalismo e il marxismo (i suoi testi rimasero inediti fino agli anni ’70 quando

vengono tradotti in italiano e poi in tutte le altre lingue conoscendo una grande

diffusione); è un insegnante universitario i cui libri sono stati pubblicati solo sotto

forma di dispensa x i suoi studenti. Parte dalla considerazione del linguaggio che x lui è

prima di tutto dialogo in quanto ogni parola è dialogica. L’analisi dei testi basata su

metodi linguistici non basta. La sua distanza dal formalismo sta nel fatto che lui

preferisce parlare di senso e non di significato il formalismo si limita a ritagliare dei

particolari staccandoli dal loro insieme senza alcun riferimento al coordinamento

interno dell’opera, mentre il linguaggio deve essere collegato con la società e con la

storia. Inoltre, in contrasto col formalismo, ritiene che nessun testo possa essere

autonomo e autosufficiente perché ogni parola è già stata detta e ogni enunciazione

interviene come risposta a discorsi preesistenti il testo deve essere considerato

come un anello della catena e collocato nell’avvicendarsi della tradizione.

Jakobson nel dopoguerra si trasferisce negli USA divulgando le tesi dello strutturalismo.

Dobbiamo a Jakobson la teoria delle funzioni del linguaggio verbale. In tale teoria, Jakobson

assegna a ciascun elemento del processo comunicativo una particolare funzione comunicativa;

il rapporto tra elementi comunicativi e funzioni si articola secondo questo schema:

mittente funzione emotiva

contesto funzione referenziale

messaggio funzione poetica

contatto (o canale)→ funzione fatica

codice funzione metalinguistica

destinatario funzione conativa

Lotman definisce l’arte letteraria un sistema di simulazione secondario secondario perché

utilizza il sistema lingua, simulazione perché rappresenta la realtà; x lui l’opera d’arte è un

segno integrale perché il significato è dato solo dal testo preso x intero il testo diventa

segno e i segni che lo compongono ne diventano elementi.

POSTSTRUTTURALISMO, DECOSTRUZIONISMO, RELATIVISMO

E TEORIA DELLA RICEZIONE:

Il poststrutturalismo è una corrente filosofica che si sviluppa all'interno dello strutturalismo e

che porta i suoi assunti alle estreme conseguenze. Il prefisso "post" non è da interpretarsi

come una contrapposizione rispetto allo strutturalismo, ma come una sua prosecuzione critica

che lo porterà alla dissoluzione. I poststrutturalisti danno una grande importanza al linguaggio

ma perdono la fiducia nella struttura.

L'importanza che lo strutturalismo aveva assegnato allo studio delle strutture come fatti,

descrivibili scientificamente nei rapporti tra le loro parti, viene sostituita dall'interesse per la

loro genesi. I suoi maggiori esponenti in Francia sono Focault (1926-1984) e Derrida (1930-

2004). Il punto d’appoggio della teoria derridiana è l’equivocità del linguaggio perché

l’intenzionalità del parlante non può tener conto di tutte le possibilità di equivoco, tanto più

nei testi scritti che continuano a significare nel tempo anche in assenza dell’autore. X lui il

testo è aperto e vede nella sua spiegazione il dispiegamento delle molteplici direzioni

contenute nel testo. Il decostruzionismo parte da qui con Derrida che smembra il testo x

mostrarne le sue disfunzioni queste incoerenze del testo vengono usate x decostruire il

sistema di opposizioni su cui si basa la tradizione filosofica occidentale. Questo nuovo modo di

leggere e interpretare i testi trova seguito soprattutto negli USA, dove la teoria assume un

aspetto più focalizzato sull’interpretazione del testo letterario e sui suoi fraintendimenti che ne

derivano, ma dove comunque non si può parlare di un movimento compatto. Il saggista Man

(1919-1983) considera la letteratura come forma retorica, cioè con un doppio livello di senso:

letterale e figurale che, pur in conflitto tra loro, non possono prescindere l’uno dell’altro. Ne

emerge uno scetticismo che porta a dubitare che l’interpretazione porti alla verità. Mentre x

l’ermeneutica la tradizione garantisce la comprensione dei testi, x il decostruzionismo la

tradizione è vista come un susseguirsi di falsificazioni; ciò non comporta l’abbandono

dell’attività critica né l’assoluta libertà dell’interprete nei confronti del testo. Secondo il

relativismo di Fish x l’osservatore tutto è relativo ed è il lettore che sulla base dei modelli

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acquisiti scorge in una serie di segni un testo letterario. Non sarebbe comunque possibile dire

qualsiasi cosa su di un testo perché nessuno inventa un proprio metodo interpretativo ma si

basa e si orienta tra le convenzioni che trova già applicate da altri.

La teoria della ricezione nasce in un’università tedesca e vede tra i maggiori esponenti Iser e

Jauss; mette a fuoco il momento della lettura come base dell’attività dei soggetti che leggono;

con ricezione si intende la registrazione delle oscillazioni della fortuna di un autore o di

un’opera mentre con efficacia si intende l’impatto di un’opera sul pubblico. Bisogna

ricostruire un orizzonte d’attesa x determinare l’incidenza di un’opera. Iser è più

interessato al processo della lettura attuato su di un testo e più che ricezione preferisce

parlare di risposta stimoli forniti dal testo ai quali il lettore è chiamato a rispondere.

Secondo Iser perché ci sia coinvolgimento è necessario che le aspettative del lettore verso un

testo vengano disattese modificando quelle costellazioni di figure individuate; il critico infatti

non fa altro che cercare di tradurre il suo coinvolgimento in un linguaggio referenziale.

LA LINGUSITICA E LA CRITICA STILISTICA:

La nuova critica stilistica si serve di diversi strumenti come la linguistica, la retorica, la

storiografia… Rimane il problema di dare una definizione di stile individuale la stilistica

nasce in ambito linguistico con Saussure come riflessione sulla lingua Saussure nel

“trattato di stilistica francese” (1909), che doveva essere destinato solo a studi grammaticali

ma che invece viene esteso ad altre discipline, definisce lo stile personale come la grammatica

elaborata da un individuo. Saussure fa riferimento alla stilistica francese perché è l’unica

lingua che ha il vantaggio di coincidere con la lingua di Parigi parlata da tutti i francesi (ha un

suo centro linguistico, è durevole ed ha già un suo canone). X Saussure il segno è bifacciale

perché racchiude in sé la parte del significato e del significante; inoltre distingue anche la

langue (il codice lingua) dalla parole (l’esecuzione individuale dei singoli parlanti) e la

diacronia ( studia i processi di mutamento della lingua) dalla sincronia (studia una lingua in un

determinato momento). Un grande contributo viene dall’allievo prima e collega poi di

Saussure, Baully (1865-1947) che mette x iscritto il corso di linguistica generale con altri ex

compagni e trasforma la teoria della langue e della parole estendendola al campo della

stilistica. La linguistica poteva essere utilizzata o come strumento x interpretare le opere

letterarie o come modello x ricostruire il sistema di regole del linguaggio letterario.

È a Hjelmslev che si deve la distinzione tra espressione e contenuto e chiarisce anche che

entrambi hanno sia una forma sia una sostanza.

LA CRITICA DELLE VARIANTI,

CONTINI SU LEOPARDI:

Dal 1920 il fascismo provoca un isolamento politico, economico e culturale che si sintetizza

nella parola autarchia, letteralmente reggersi da soli la conseguenza è che i critici italiani

possono lavorare solo su opere di autori italiani (manca il contatto e lo scambio con gli altri

paesi) e frequentano le biblioteche riscoprendo dei manoscritti, dei documenti di archivio, dei

diari e dei carteggi e mettendoli in confronto tra loro (la letteratura italiana è una delle più

vaste e di più lunga tradizione al mondo) nella biblioteca di Napoli si scoprono i documenti

autografi di Leopardi che vedono i vari passaggi x arrivare alla poesia “A Silvia”; con questo

metodo vengono riscoperte anche le varie edizioni dei Promessi Sposi (dal romanzo storico

Fermo e Lucia del 1821, al Renzo e Lucia del ’27 e all’edizione fiorentina del ’40) e

dell’Orlando Furioso del ferrarese Ariosto (la cui 1° edizione è del 1516, seguita da quella del

’21; nel ’25 quando il letterato cardinale veneziano Bembo scrive la 1° grammatica italiana

rivolta solo agli scrittori, Ariosto riscrive nel ‘32 la sua opera, usando la grammatica come

testo di riferimento, attingendo quei termini di cui non era a conoscenza essendo la sua lingua

un ibrido tra l’emiliano e il mantovano).

Contini (1912 a Domodossola-1990) nel suo saggio del ’37 “come lavora Ariosto” si occupa

della critica delle varianti o critique genetique questa disciplina ha una forte base

scientifica perché si lavora su documenti precisi, e studia le varianti (le variazioni delle

diverse edizioni dello stesso testo) e le invarianti (ciò che nelle diverse edizioni rimane

costante). I filologi a differenza dei critici si occupano esclusivamente dello studio attento dei

testi senza commentarli.

Contini nel saggio del ’47 “Implicazioni leopardiane” da uno dei maggiori contributi alla critica

delle varianti che lui divide in 3 tipi:

1) varianti x opposizione nelle 1° versioni della poesia “A Silvia” Leopardi usava

verbi all’imperfetto come “splendeva “ ma dopo decide di modificarli preferendo

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“splendea” x non cambiare la metrica quando il verbo si trovava all’inizio o alla fine

della riga faceva sì che venisse pronunciato con la E più lunga x renderlo bisillabico,

mentre se il verbo era inserito all’interno della riga questo veniva pronunciato

normalmente

2) varianti x compensi contigui x evitare di ripetere le stesse parole tra versi vicini,

l’autore decide di cambiarle anche x dar loro piùmusicalità

3) varianti x compensi a distanza x evitare di ripetere le stesse parole in versi

lontani tra loro, l’autore decide di cambiarle

LA CRITICA PSICANALITICA DI FREUD:

La critica psicanalitica nasce con Freud (1856 a Vienna-1938 a Londra); Freud ha una

formazione di letture quali Goethe, Shakespeare e autori teatrali ma si occupa anche di

medicina e fisiologia. Nel 1885 ottiene la cattedra in neuropatologia (odierna psichiatria). A

Parigi conosce Charcot che lavora in ospedale curando le nevrosi attraverso l’ipnosi (metodo

catartico) e Freud ne rimane molto colpito tanto da adottare anch’egli lo stesso metodo;

tuttavia lo abbandona ben presto perché nel 1895 (anno della pubblicazione di “studi

sull’isteria”) lo sostituisce con il metodo delle libere associazioni in cui il paziente si rilassa e

parla liberamente all’analista. Le sue due opere più importanti sono “interpretazione dei

sogni” del 1900 e “la psicopatologia della vita quotidiana” del 1904.

Dal 1920 Freud è docente ordinario a Vienna e ciò è sintomo che alla sua disciplina viene

riconosciuto un rigore scientifico. Nel ’38 va in esilio a Londra dove muore.

“Interpretazione dei sogni” si può dividere in 3 parti:

1) storia sul problema del sogno (elaborazione)

2) analisi degli elementi costitutivi del sogno (cause)

3) teoria della formazione tripartita del sogno (significati) x Freud non si possono fare

sogni senza immagini perché il sogno è un pensiero che si svolge x immagini; il sogno

rappresenta la realizzazione di un desiderio anche se non tutto ciò che desideriamo

può essere trasformato in immagine le immagini che non si possono rappresentare

si trasformano in modo da poter essere immaginate magari attraverso un simbolo

apparentemente innocente in origine c’è una censura interna perché il desiderio è

condannato dal senso etico il sogno è come un’entità bipartita formata dal

contenuto manifesto e dal contenuto latente che noi vogliamo nascondere perché è

portatore di un significato profondo e segreto. Freud identifica uno sostrato comune a

tutti i sogni che è la pulsione sessuale x arrivare alla liberazione terapeutica del

paziente bisogna eliminare man mano tutti gli strati fino ad arrivare alle cause

profonde. Inizialmente l’inconscio è detto “il non so che” che è la zona di contatto tra

il corpo biologico e il suo riflesso fisico immediato, il regno dell’ambivalenza affettiva in

cui coesistono gli opposti e della censura che reprime il desiderio comune

fondamentale del piacere.

Freud analizza l’Amleto Amleto è l’antieroe x eccellenza, è colui che non agisce; secondo il

principio di Edipo il figlio è spinto a uccidere il padre; dato che il padre di Amleto è stato

ucciso dallo zio, Amleto si identifica con lui e pur volendo vendicare la morte del padre (non

perché è stato assassinato dallo zio, ma perché spettava a lui ucciderlo) non può uccidere sé

stesso nascita dell’isteria di Amleto che Freud fa risalire al fatto che Shakespeare aveva

scritto questa tragedia poco dopo la morte del padre rapporto padre-figlio sempre

presente.

FILOLOGIA TESTUALE vs PSICANALISI,

TIMPANARO E IL LAPSUS FREUDIANO:

Nel 1904 un giovane ebreo austriaco, col quale Freud attacca conversazione in treno, si lagna

della condizione di inferiorità in cui sono tenuti gli ebrei in Austria – Ungheria: si accalora nel

parlare di questo problema e vuol concludere il suo discorso appassionato col verso che

Virgilio fa pronunciare a Didone abbandonata da Enea e prossima al suicidio: Exoriare aliquis

nostris ex ossibus ultor (E sorgi, vendicatore, dalle mie ossa, Eneide, IV, 625). Ma la memoria

gli fa difetto, ed egli riesce soltanto a dire Exoriare ex nostris ossibus ultor cioè omette

aliquis e inverte le parole nostris ex.

Freud nel 1904 scrive “psicopatologia della vita quotidiana” partendo da aliquis e invitando

il suo compagno ad abbandonarsi al libero gioco delle associazioni riconduce, attraverso una

serie di passaggi acrobatici e tortuosi, quella dimenticanza a un timore che assillava in quei

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giorni il giovane ebreo, quello di non avere preso sufficienti precauzioni durante un rapporto

sessuale e quindi di essere in procinto di divenire padre.

Secondo il filologo fiorentino Timpanaro (1923-2000), Freud sbaglia in questa sua analisi e

muove delle obiezioni in “lapsus freudiano”, pubblicato x la prima volta nel ’74. Timpanaro

fornisce una spiegazione di quella citazione basandosi sulla critica testuale: l'eliminazione di

aliquis mette a disposizione una frase perfettamente trasponibile in lingua tedesca e quindi

non è caratterizzante. Decine di esempi, addotti puntualmente da Timpanaro, dimostrano che

fenomeni analoghi sono all'ordine del giorno. X Timpanaro la spiegazione data da Freud è

arbitraria perché, se si tiene conto della suggestione fortissima a cui il giovane viene esposto

dal suo autorevole interlocutore, a quel punto di arrivo si sarebbe potuto giungere da qualsiasi

punto di partenza x Timpanaro non è un metodo scientifico poiché non può essere spiegato

empiricamente.

Steiner, amico di Timpanaro, scrive il romanzo “il correttore” in cui il protagonista è proprio

Timpanaro.

LA PSICANALISI E LA CULTURA ITALIANA:

La psicanalisi italiana ha origine nella cosmopolita Trieste ai primi del ‘900 grazie soprattutto

al contributo di Italo Svevo (prima Ettore Schmitz, nasce nel 1861 a Trieste e muore nel

1928); il nome che sceglie è emblematico x rappresentare una realtà in cui si sente sia

italiano ma con una cultura nordica; Svevo viene da una ricca famiglia di chimici con

un’avviata attività in una fabbrica di vernici e la sua vita è combattuta tra il suo ruolo di

direttore in questa azienda e la sua passione x la scrittura. Quando inizia a tradurre

“interpretazione dei sogni” aveva già scritto “una vita” e “senilità” nel 1898 in cui

emblematica è la sua rappresentazione del tempo racconta di un impiegato benestante che

vive con la sorella ma si innamora di una ragazza vistosa e prorompente che diventa sua

amica ma che è interessata a un suo amico artista che le offre un lavoro da modella; la

sorella dell’impiegato si innamora dell’artista ma finisce tutto in un nulla di fatto di cui

rimangono solo i ricordi la senilità di cui si parla non è quella di un uomo vecchio ma quella

delle mente; x la prima volta si parla di psicanalisi, forse troppo presto (l’opera non ha

successo tanto che Svevo pensa di smettere di scrivere) con il suo termine tedesco psycho-

analyse. Nel ’23 pubblica a Bologna “la coscienza di Zeno” che viene letta e giudicata

positivamente da Joyce.

L’irlandese Joyce diventa amico di Svevo durante uno dei suoi soggiorni a Trieste (è a Trieste

dal 1903, poi visita le città italiane ma poi vi ritorna dal ’19 al ’20). Nel ’22 pubblica “a Parigi”

e “Ulisse” che è un’opera di narrativa sperimentale fortemente psicanalitica che tratta il tema

del tempo è ambientata a Dublino, il protagonista si chiama Bloom e Dedalus è la

proiezione di Joyce; l’intera opera si svolge in un giorno, ogni ora è un capitolo che

rappresenta uno dei 24 libri dell’Odissea.

Colui che x primo diffonde in Italia il metodo della psicanalisi è lo psicanalista Weiss (1889 a

Trieste-1970 a Chicago) che dal ’13 è membro della società psicanalitica di Vienna e dal ’18 è

responsabile di sedute psicanalitiche a Trieste. È un allievo di Freud ed ha tra i suoi pazienti il

triestino Saba.

Saba (1883-1857) nel ’46 scrive “poesia, filosofia e psicanalisi” in cui risponde alle critiche

mosse da Croce alla psicanalisi che secondo lui è una delle estreme derive del decadentismo.

Famoso è il suo “canzoniere” del ’45 e “scorciatoie e raccontini” del ’46.

IN ITALIA, GRAMSCI E VITTORINI:

Gramsci (1891-1937) è sardo ma studia a Torino, città industriale con un importante

movimento operaio; è il fondatore del partito comunista italiano e grande dirigente politico e x

questo viene incarcerato e morirà in galera dopo 9 anni di prigionia. È anche il fondatore

dell’Unità che sarà la testata opposta all’Avanti fascista. È soprattutto in carcere che scrive →

“quaderni dal carcere” in 5 cinque grossi volumi in carcere non ha accesso alla biblioteca e

la maggior parte delle sue citazioni sono fatte a memoria o passate dalla sua compagna

(esponente del partito socialista) con la quale è rimasta la testimonianza dei carteggi di

corrispondenza. In quaderni dal carcere c’è una parte sulla critica letteraria che viene raccolta

e pubblicata nel ’50 col titolo “letteratura e vita nazionale” Gramsci riconosce il forte

legame tra la politica e la letteratura ma vuole evitare l’autonomia del giudizio letterario (x lui

non è autonomo perché condizionato dalla politica) e l’intromissione eccessiva del giudizio

politico; inoltre mentre l’uomo politico deve guardare al futuro x programmare lo sviluppo e

perciò ha di fronte a sé ciò che dovrebbe essere, il letterato rappresenta l’esistenza, ciò che è,

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guardando verso il passato “il politico non sarà mai contento dell’artista” opposizione tra

→ →

il livello politico e il livello letterario; tra i 2 livelli c’è un elemento mediatore che è la cultura

perché è un’organizzazione che comprende intellettuali, riviste, giornali, organizzazione

scolastica… L’intellettuale x Gramsci non è mai autonomo perché c’è un rapporto con la storia

che non è univoco perché lo stesso periodo storico può dar vita a un grande artista ma allo

stesso tempo essere un contesto di regressione depressione (esempio del rinascimento

italiano in contrapposizione alla Svizzera paradosso dell’orologio a cucù). Ciò che conta è

elaborare una cultura in grado di generare una nuova vita morale da cui possano nascere

nuove opere d’arte. Gramsci è caratterizzato da un forte atteggiamento anti- idealista in

contrapposizione a Croce con il quale l’unico aspetto comune è l’opposizione al fascismo.

Vittorini (1908 Siracusa-Milano 1945) è un intellettuale che lavora come redattore x un

piccola editoria, l’Einaudi, che nasce in chiave antifascista a Torino e subisce molte pressioni

dalla censura anche perché aveva tra i suoi scrittori Pavese e Calvino. Nel ’45 fonda un

periodico chiamato “il politecnico”, con ampio spazio ad attività pratiche (è x questo che le

future università pratiche prenderanno questo nome), che viene stampato x 2 anni con lo

scopo di realizzare il progetto di Gramsci di “una nuova cultura x una nuova vita morale”.

Togliatti chiede a Vittorini maggior impegno a livello ideologico nella rivista a favore del PC ma

Vittorini non solo si rifiuta ma abbandona il partito perché l’intellettuale non deve ricevere

direttive da nessuno 1° caso ideologico dell’Italia del dopoguerra.

LA LETTURA COME ESPERIENZA:

La critica ha sempre di mira la lettura perché il critico, nel suo primo approccio a un testo,

non è altro che un lettore e solo in un secondo momento pubblica i risultati della propria

esperienza.

BLANCHOT critico e scrittore francese (1907-2003) parte dalla convinzione che x scrivere

bisogna essere soli e smettere di parlare, sviluppando all’estremo il rapporto tra la parola, la

solitudine e il silenzio paradosso: la parola è in contrasto con il silenzio e la letteratura.

Quando l’autore ha finito l’opera questa si distacca da lui perché il suo destino sarà nelle mani

dei lettori che hanno il compito di liberare l’opera. Metodo della discrezione la lettura si

gioca tra fascinazione ed estraneità perché il lettore deve partecipare all’opera ma nello

stesso tempo questa lo tiene a distanza; Blanchot contrappone la discrezione della lettura alle

pretese dell’interpretazione perché secondo lui la critica è un tramite dannoso quando si

frappone tra l’opera e il lettore dettandogli le norme di approccio al testo per realizzarsi la

critica deve farsi quanto più simile alla lettura cercando di sparire.

L’ERMENEUTICA (teoria dell’interpretazione):

Nasce nell’antica Grecia ma assume grande importanza nel 1900 con Haidegger.

L’ermeneutica deve comprendere e interpretare con la conseguenza che l’importanza della

critica ne viene ridotta. Gadamer (1900-2002) afferma che il lettore si accosta a un testo

perché parte da un pregiudizio perché ha già un’idea di cosa ci troverà; questo pregiudizio

nasce da uno strato culturale comune a tutti e l’interprete non è altro che un anello nella

catena di trasmissione del testo perché media il rapporto tra l’opera del passato e i lettori di

oggi il critico deve consentire alla parola del passato di superare il divario storico e di

parlare ancora, e x far ciò si rende necessario una fusione di orizzonti che è l’adattamento al

nuovo orizzonte attuale l’interpretazione sarà così un dialogo tra passato e presente e x

essere tale deve cercare di scomparire perché compito del mediatore è di limitarsi ad esporre

le condizioni di comprensibilità di un testo. La coscienza estetica (se un testo è bello o no) x

Gadamer deve intervenire solo in un secondo tempo se l’immediata scoperta di senso dovesse

fallire. Il problema dell’attualizzazione del testo letterario è che noi uomini del presente

cerchiamo di entrare in dialogo con il testo passato, intendendolo non nel suo senso originario

ma come se si rivolgesse proprio a noi in questo momento. Contro questa continua variabilità

dell’interpretazione, Hirsch pone l’esigenza di riconoscere ogni volta quale interpretazione si

più valida ricorrendo al significato originario che l’autore ha inteso trasmettere nella

situazione originaria. Mentre x Gadamer questo significato è ormai irrimediabilmente perduto,

Hirsch non dice se si raggiungibile o meno ma soltanto che è l’obiettivo al quale si deve

avvicinare l’interpretazione. Hirsch ha quindi proposto la differenza tra significato (ciò che

l’autore voleva dire) e significanza (ciò che il critico contemporaneo vede nel testo) portando

come esempio negativo l’interpretazione dell’Amleto da parte di Freud. Ricoeur ha cercato di

spiegare il rapporto tra ermeneutica e strutturalismo sostenendo che la spiegazione del testo

non può essere considerata un momento secondario e una pura esposizione di ciò che si ha

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Critica letteraria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Gaspari Gianmarco.

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