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La costruzione di una storia della critica

La costruzione di una storia della critica presenta problemi metodologici simili a quelli che, dagli ultimi decenni, interessano, con un vasto dibattito teorico, le storie letterarie. La questione riguarda la possibilità di fare storia solo dei movimenti e degli scrittori, oppure anche dei testi secondo le loro caratteristiche formali (Ceserani, 1990).

Anche la critica letteraria, accanto alla vicenda intellettuale, ha una propria dimensione stilistica: da ciò consegue il problema, la necessità di considerare le scritture della critica, spesso dotate di una discorsività ibrida, tra accensione figurale e rigore argomentativo, che coinvolgono non solo i generi del trattato, del commento, dello studio, ma anche il saggio, la recensione e la nota.

Modelli di critica letteraria

Ne sono diffusi diversi modelli: alcuni principalmente incentrati sulla storia, altri sui metodi. Le opere intitolate Storia della critica appartengono a un genere di discorso retoricamente codificato: come per gli autori e i movimenti nelle storie letterarie, i ritratti dei singoli critici e delle scuole sono organizzati in questi manuali in successione narrativa e sequenziale.

Il volume ottavo della fondamentale Storia della critica moderna [1900-1950, René Wellek, 1996] passa in rassegna, in ordine cronologico, ritratti di personaggi di statura internazionale: Benedetto Croce, Cesare Pavese, Mario Praz, Emilio Cecchi, Antonio Gramsci, Giacomo Debenedetti, Renato Serra, Giuseppe De Robertis, Eugenio Montale; Américo Castro, Miguel de Unamuno, Jorge Guillén, Dámaso Alonso, José Ortega y Gasset; Marcel Proust, Jean-Paul Sartre, Albert Camus e Paul Valéry (per Italia, Spagna e Francia).

Teorie e metodi della critica

Un simile impianto narrativo, organizzato per medaglioni, non stupisce: l’autore, nonostante le proprie riserve sulla legittimità della storia letteraria, mostra ammirazione per il capolavoro Storia della letteratura italiana [De Sanctis], dove “i personaggi-eroi della letteratura prendono rilievo gestuale e monumentale” (Ceserani, 1990).

Le opere che invece esibiscono nel titolo i termini teorie o metodi della critica, sono strutturate come rassegne o repertori delle diverse “metodologie”. Anche in questo caso al modello discorsivo è sottesa una certa visione del mondo: quando, alla fine del decennio sessanta, critici e filologi (Corti, Segre, 1970, Avalle, 1970) iniziano a enumerare i metodi attuali della critica in Italia, assumono, più o meno implicitamente, un’assiologia vecchio contro nuovo, incentrata sullo svecchiamento metodologico.

La linguistica strutturale e la semiologia, nell’ “epoca d’oro” della teoria letteraria, sembrano le discipline-guida capaci di integrare e di superare tutti i precedenti approcci. Ma la fine dei modelli descrittivi forti, tipici della fase strutturalista della teoria, porta, nei decenni successivi, a una situazione di disorientamento e di eclettica “pluralità” dei metodi.

La critica letteraria oggi

Considerato quanto è scritto qui, la teoria letteraria e la critica oggi appaiono sempre più il punto d’incontro di modelli e di pratiche interpretative afferenti a campi disciplinari diversi. La critica letteraria, accanto alla vicenda intellettuale, ha una propria evidente dimensione stilistica.

Il libro traccia la storia della critica italiana per campioni, per linee e per funzioni, nella convinzione che alcuni dettagli significativi possano illuminare l'intero quadro. Mette a fuoco dunque le principali parole-chiave dei singoli critici e la capacità di argomentarle in rapporto alle idee: da Croce, Gramsci, Debenedetti e Contini a Pasolini, Calvino e Fortini fino all'odierna critica online.

Stili e forme nella critica letteraria

I termini "stili" e "forme" vanno qui intesi in senso ampio: dalle figure della frase fino ai registri espressivi e all'insieme delle procedure retoriche che caratterizzano la forza argomentativa di un critico. Non esclusa la questione dei diversi generi del discorso: la monografia, il saggio su rivista, l'intervento breve, la recensione, la stroncatura, le storie della letteratura, i manuali, i blog.

Le forme e le idee costituiscono inoltre un campo di forze discorsive soggetto alle regole della riproduzione sociale. Nel corso del Novecento la critica passa dal prestigio alla fungibilità (che contraddistingue in ogni ambito i lavoratori della conoscenza) e alla conseguente autocoscienza della propria "crisi" e "responsabilità": il libro, perciò, considera gli ambiti dell'editoria, del giornalismo, della scuola e dell'università come gli scenari in cui hanno luogo i posizionamenti e le legittimazioni del discorso critico e la scelta dei destinatari.

Il libro "Le idee e le forme"

Le idee e le forme. La critica letteraria in Italia dal 1900 ai nostri giorni, non è articolato secondo i due criteri precedentemente descritti, non è un’esauriente storia della critica letteraria italiana perché esclude moltissimi critici e perché i casi esemplari presenti non sono sempre disposti in una stretta successione cronologica; non è nemmeno una disamina dei metodi, delle tendenze e delle scuole, perché tende a concentrarsi soprattutto su alcune parole-chiave e sulla capacità di argomentarle: cioè sulle forme e sugli stili dei singoli critici in rapporto alle loro idee.

Il termine stile, per molto tempo, è percepito come invecchiato e fuori moda negli studi letterari. Per ritrovarlo occorre superare almeno un paio di “ere” bibliografiche, oltrepassando lo strato più recente, dove abbondano rappresentazione e immagine, e quello precedente, inflazionato da dai termini, troppo linguistici, segno e struttura (Eugenio Montale intitola Stile e tradizione un importante saggio programmatico, “Baretti”, 1925).

Per i vuoti, E. Zinato rinvia a Leonelli (1994), Casadei (2001), Ferretti, Guerriero (2010, considerate solo le bozze). A quanto riportato sotto, si aggiunga che questo termine va inteso come una serie di concetti e termini-chiave che guidano l’attività del critico “in rapporto con tutto quel che egli sa del pensiero, delle ideologie, delle credenze, della società” (Fortini, 1987b). Si riferisce anche, implicitamente, alla vecchia history of ideas, una disciplina storiografica, con spiccata tendenza interdisciplinare, sorta negli U.S.A. negli anni Venti del Novecento grazie a A. O. Lovejoy (1873-1962) e ad altri studiosi della Johns Hopkins University di Baltimora. La tipica forma espositiva dello storico delle idee (sia che si occupi di letteratura e di arte, sia che consideri la filosofia o la scienza), infatti, è l’analisi concettuale e lessicale di testi e contesti (logici, ma anche socio-culturali) nei quali una data idea compare. Vedi sotto.

La nozione di stile

Nozione rivalutata, data la frequenza con cui il termine torna ad essere usato: Testa (1997, 2002), Mengaldo (2001), Casadei (2007), Ficara (2007), Amalfitano (2008). Lo stile sopravvive agli attacchi della linguistica (Compagnon, 2000). Il compito della critica, in questa prospettiva, è rapportare opere e mondo per estrarre anche da minimi esempi di stile i caratteri generali di un’epoca (Mimesis, Auerbach).

Come è noto, a metà del Novecento, alcuni filologi romanzi fondano e praticano una analisi stilistica: Leo Spitzer, Erich Auerbach, Ernest R. Curtis descrivono i processi storico-letterari a partire dalla storia delle forme, non solo considerando gli elementi macrostrutturali di singole opere letterarie, ma anche i dettagli della prosa di alcuni critici e saggisti; Spitzer indaga Albert Thibaudet, Gianfranco Contini analizza De Sanctis e Roberto Longhi, Pier Vincenzo Mengaldo analizza il profilo stilistico di diversi critici novecenteschi (2001).

Idee e poetiche

Il termine idee è considerato parente prossimo delle ideologie, rubricate spesso nel nostro presente. La nozione in letteratura confina con quella di poetiche: una riflessione che tradizionalmente risale al trattato Dell’arte poetica, dove Aristotele fissa le regole dei generi letterari.

Nella critica italiana, a partire soprattutto da Luigi Russo e Luciano Anceschi, la nozione di poetica, assume il significato di “complesso di idee” alle quali uno scrittore si attiene consapevolmente, nella consapevolezza del suo lavoro letterario. Questi ultimi due termini in campo estetico rinviano, come in Galvano Della Volpe, alla riflessione, cioè a una componente razionale presente nell’atto artistico: questa impone di considerare come forze attive nella scrittura, sia letteraria che inerente l’atto critico, le tensione del campo intellettuale, i conflitti sociali, l’organizzazione della cultura.

Il termine forme va inteso in senso ampio: dalle figure della frase e dal piano dell’elocutio ai registri espressivi, all’insieme delle procedure retoriche che caratterizzano la forza argomentativa e discorsiva e il valore stesso di un critico letterario.

Generi del discorso critico

I diversi generi del discorso critico presuppongono diversi interlocutori: la monografia, il saggio su rivista specialistica, l’intervento breve su rivista culturale, la recensione, la stroncatura, le storie e i manuali di letteratura. La critica, come ogni altro fenomeno culturale, può essere contestualizzata. Anche le idee e le forme del discorso critico si modificano per le sollecitazioni e gli urti di situazioni storicamente date.

Utilizzando il concetto di “campo”, originariamente usato in fisica ma poi applicato alla linguistica e alla sociologia, si può affermare che stili e idee della critica letteraria costituiscano un campo di forze. Al “campo” della critica non è attribuito lo stesso prestigio nel corso di tutto il secolo; dagli anni Ottanta del Novecento, i media rendono superflua la figura del critico militante mentre un secolo prima era molto riconosciuta.

In Italia, dopo l’Unità, il ruolo pubblico del critico letterario è reso palese da incarichi istituzionali: De Sanctis diventa Ministro della Pubblica Istruzione, Giosuè Carducci diventa deputato e poi senatore. Anche Benedetto Croce (1866-1952) diventa parlamentare liberale (1910) e Ministro della Pubblica Istruzione (1920/1921) ma nella sua epoca, i fenomeni di declassamento degli intellettuali iniziano già a diventare abbastanza evidenti e diffusi. Egli si contrappone al declassamento della letteratura e al “sovversivismo” piccolo-borghese.

Metodi e intuizione critica di Croce

Nei suoi testi giovanili La storia ridotta sotto il concetto generale dell’arte (1893) e La critica letteraria: questioni teoriche (1894), in polemica con il positivismo, cerca già di differenziare la storia e la critica letteraria dai sistemi scientifici, e poi l’arte poetica dalla storia: il metodo critico di Croce è fondato, fin dall’inizio, sull’impiego della procedura della distinzione, al servizio della quale pone l’intuizione, la poesia, la totalità.

Retoriche e discorsive: quello della critica è un caso particolare di una gamma più vasta di fenomeni intellettuali e materiali che, facendo riferimento alla sociologia dei processi culturali praticata da Pierre Bourdiu (1930-2002) si definisce “capitale simbolico” (Bourdieu 2005). L’attività discorsiva e mediatrice è un lavoro, soggetto alle regole della riproduzione sociale.

La critica letteraria nel Novecento

Se, nel corso del Novecento, la critica passa da una condizione di prestigio alla frammentazione e fungibilità che caratterizza a fine secolo i lavoratori della conoscenza, si considerino, in modo metadisciplinare, gli ambiti dell’editoria, del giornalismo, della scuola e dell’università come gli scenari in cui si creano i posizionamenti e le legittimazioni del discorso critico, la scelta dei veicoli discorsivi e dei destinatari del lavoro e discorso critico.

Il titolo vuole suggerire come non sia possibile prescindere dagli strumenti e dai codici che trasmettono la storia, né isolare le idee dalle forme con cui vengono veicolate. Quando si cerca di tracciare un diagramma complessivo delle idee della critica letteraria, può colpire l’estrema deperibilità (a un primo sguardo, assimilabile a quella delle mode) degli schemi e delle pratiche cognitive. Ma, a ben guardare, i modelli della critica novecentesca non si limitano a un piatto avvicendamento, ed esaminano soprattutto le forme discorsive delle voci più importanti: alle “mode” prevalgono i fenomeni di lunga durata e di persistenza delle tradizioni.

Perciò si può tracciare la vicenda della critica per campioni, per linee e per funzioni, convinti che i dettagli significativi possano illuminare per sineddoche l’intero quadro critico. Ciò dovrebbe compensare, almeno in parte, le numerosissime lacune e assenze in questo libro.

Critica letteraria e stili individuali

Nel tracciare in questa Critica letteraria il diagramma delle forze in campo si è comunque elaborato un quadro prevalentemente diacronico: a parte le sezioni dedicate al campo culturale e al contesto, nella zona che si apre col nome di Croce e si chiude con quello di Debenedetti prevalgono gli stili individuali di pensiero, mentre nelle due sezioni su secondo Novecento, fino al primo decennio del nuovo secolo, è in primo piano una plurivocità di stili ed idee, la loro interconnessione e la loro contrapposizione.

Definizione di critico letterario

Secondo una sintetica ed efficace definizione, “un critico letterario è un lettore che scrive di quel che legge (Onofri, 2008). [...] Passare dalla lettura disinteressata alla scrittura critica significa stabilire un rapporto col proprio linguaggio” (Baldacci, 2001). Lettura e critica, accomunati perché due momenti della ricezione delle opere, differiscono per altri aspetti. In greco, kritès significa “giudice” e krìnein “giudicare”. Con il termine critica (inglese criticism, francese critique, tedesco kritik) ci si riferisce all’operazione di chi descrive, interpreta e valuta un’opera d’arte.

I saggi di Rossi-Landi (1921-1985), con un uso non schematizzato del pensiero di Marx, attraversano gli steccati disciplinari circa l’omologia fra produzione linguistica e produzione materiale (Rossi-Landi, 1968, 1972, 1985).

Critica letteraria come esperienza pubblica

Questa attività può essere svolta anche da un singolo lettore che decida di dar forma scritta, nello spazio chiuso di un diario privato, alla sua esperienza di vita. La critica letteraria è lettura-scrittura pubblica, un’esperienza rivolta a persuadere un destinatario. L’attività del critico comporta un agire comunicativo legittimato in qualche modo da una istituzione culturale (scuola, università, editoria, giornalismo) e capace di conquistarsi un ascolto a un contesto mediante la forza argomentativa e persuasiva del critico che propone la sua lettura-scrittura.

Il critico è un intellettuale che tiene in ri-uso il patrimonio letterario, lo seleziona e ne rende i significati attuali in situazioni storiche nuove da quelle del contesto originario (Luperini, 2002a): “La scrittura critica è dunque, per definizione, relazionale e sociale. E in quanto tale ha il compito primario di collegare il dentro dell’opera al suo fuori (in tutti i sensi)” (Cortellessa, 2008b).

Evoluzione della critica letteraria

Questa funzione pubblica della critica letteraria non è stabile e costante: se un decisivo cambiamento nel lavoro del critico coincide con la svolta della modernità, dell’industrializzazione e dell’Illuminismo, un altro radicale mutamento si può collocare dalla seconda metà del Novecento, con l’affermarsi della condizione postmoderna.

Dal Settecento, con lo sviluppo di una classe borghese colta e dell’editoria libraria, iniziano a essere recensiti i libri nuovi su giornali e riviste letti da un pubblico allargato. Il cambiamento è apprezzabile anche sul piano delle forme: mentre fino al Settecento i generi della scrittura critica sono i commenti e i trattati, tipici dell’età umanistica, dalla nuova epoca, e in modo più decisivo nel Novecento, s’impone la forma-saggio, un genere letterario ibrido, critico e antidogmatico, fondato nel Cinquecento da Montagne, capace di mettere in cortocircuito il campo dell’autocoscienza individuale e quello della pubblica discussione applicata a temi di interesse collettivo (Berardinelli, 2007c).

Mentre nel corso della Modernità, il critico che scrive saggi, articoli di giornale o che tiene lezioni universitarie, non è un “addetto ai lavori”, ma un intellettuale complessivo che, criticando le opere, critica le ideologie e s’interroga sui destini generali (sulle nozioni di democrazia, giustizia, di diritto) mentre interroga i testi.

Forme prevalenti nella saggistica

Volendo schematizzare, nella saggistica europea del primo Novecento si possono distinguere due forme prevalenti, una di origine hegeliana, l’altra di derivazione nietzschiana: la prima tende allo stile sistematico e a una costruzione organica, la seconda tende a essere asistematica a e prediligere l’aforisma e il frammento.

Nel corso della seconda metà del Novecento, e soprattutto a partire dagli anni Ottanta, con il dominio mediatico dell’industria dell’intrattenimento, invece, entra in crisi la funzione intellettuale pedagogica e si conclude il processo di emarginazione della letteratura, considerata come una tessera minore nel mosaico della fiction.

Questa è una tendenza di dimensioni planetarie, interna al postmodernismo, ma che in Italia, anche nel campo più specifico della critica letteraria, è più estrema e repentina. L’ossessione espansionistica dell’audience e una maliziosa nozione di democrazia culturale, che dalla fine del secolo fanno assoluto divieto di distinguere tra una letteratura di serie A e C, modificano radicalmente le condizioni di “visibilità” del critico e le forme del suo intervento pubblico: se gli autori per essere letti devono farsi conoscere come icone pubbliche, come personaggi e interpreti teatrali di sé stessi, o come “intrattenitori” o “esperti” di qualche disciplina, occupandosi dei retroscena curiosi o piccanti delle vite degli scrittori, la mediazione discorsiva dei critici diviene superflua o deve mutarsi in esibizioni.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher miservonoriassunti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Critica letteraria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Augieri Carlo.
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