Cap.1: Il dibattito sullo strutturalismo in Italia e la questione della storia
Nascita e sviluppo dello strutturalismo in Italia (1900-1965): struttura e storia
Durante il ventennio fascista e gli eventi drammatici della guerra, a partire dal 1945, è iniziato un graduale processo di rinnovamento della cultura italiana, che si è aperta alle novità provenienti dall'estero.
Nel “Catalogo generale 1958 – 1965” de Il Saggiatore, curato da Giacomo Debenedetti, e in “Strutturalismo e critica”, sempre a cura di Giacomo Debenedetti, si nota che il 1965 è considerato ufficialmente l'anno della nascita dello strutturalismo in Italia. Tra le premesse, nel 1951, Gianfranco Contini pubblica “Preliminari sulla lingua del Petrarca” su “Paragone”, che diventa l'archetipo dei successivi studi di orientamento strutturalistico.
Negli anni '60, Luigi Heilmann e la scuola bolognese diffondono i principi della Scuola di Praga e delle sue ramificazioni. Lapschy dà notevoli contributi agli studi su De Saussure. Aldo Rossi informa gli studiosi italiani del dibattito tra storicisti e strutturalisti e redige un resoconto del primo convegno internazionale di semiologia.
Nel 1966 viene pubblicato in italiano il saggio del formalista russo Erlich, insieme ad altre edizioni di Sklovskj e Todorov. Nell'ottobre 1966 esce il primo numero di “Strumenti Critici”, un quadrimestrale di cultura e critica letteraria diretto da Avalle, Corti, Isella, e Segre. Nella “presentazione” di Strumenti Critici, gli autori si dichiarano alieni da ogni metodologia astratta.
Le finalità dell'analisi strutturalista
Le finalità dell'analisi strutturalista, in auge in Francia, sono un terreno di scontro. Riguardo a questo, troviamo l'inchiesta di Segre che pone due domande ai più famosi e prestigiosi intellettuali del tempo:
- Utilità di tali procedimenti
- In che modo possono essere convogliati in una tradizione prevalentemente storicistica come quella italiana
Il nodo centrale è l'antistoricità dello strutturalismo, una disciplina astrattamente incline a rilevare le costanti, le strutture, gli elementi immanenti e atemporali del testo.
Critiche allo strutturalismo
Le critiche allo strutturalismo riguardano la sua tendenza a confinare la letteratura in una sfera di illusoria separazione dal mondo circostante, attraverso letture capillarmente analitiche e prevalentemente descrittive. Al contrario, le prospettive sintetiche e esplicative, nella codificazione della letteratura, tengono conto della dimensione storica e sociale dei fatti letterari, come nello storicismo.
Nel numero 20 di “Strumenti Critici” del 1973, D'arco Silvio Avalle raccoglie un'approfondita bibliografia delle pubblicazioni strutturalistiche apparse in Italia dal 1965 in poi, evidenziando orientamenti assai eterogenei ma facilmente identificabili.
Correnti antistoriche nella critica letteraria novecentesca
La linguistica ha per unico e vero oggetto la lingua considerata in se stessa e per se stessa. La linguistica è la base dalla quale gli strutturalisti hanno tratto monito a tenere rigidamente separati testo e contesto. Lo studio della letteratura non considera elementi estranei ai dati puramente linguistici e formali. Il sistema formale è visto come oggetto autosufficiente della conoscenza reale del testo, dove il testo è qualcosa di puramente linguistico e retorico, comunicante solo con se stesso e con altri scritti. Il linguaggio è un'entità autonoma e anonima.
Per Renè Wellek, la “stessa reazione contro i metodi positivistici ottocenteschi” si riflette in una lettura critica che non attiva una relazione comunicativa con un autore, ma una metodologia dello studioso che isola la fonetica, la metrica, e la retorica testuale senza preoccuparsi dei contesti pragmatici. Wellek, nella “Teoria della letteratura e metodologia dello studio letterario” del 1942, ribadisce l'esigenza di studiare la letteratura in modo intrinseco, senza ricorrere alla storia, alla biografia, alla sociologia, ecc. Il metodo dell'interpretazione causale è stato molto sopravalutato nello studio della letteratura. Parte la ricerca alle leggi intrinseche del campo letterario, valutando il piano storico e gli elementi contingenti nell'opera in sé, con tentativi di formalizzazione scientifica del letterario.
Strutturalismo italiano
Lo strutturalismo italiano è attento a salvaguardare la dimensione storica e autoriale dei testi letterari.
Lineamenti della tradizione storicistica e storica italiana fino allo strutturalismo
Gli studiosi italiani non hanno mai rifiutato radicalmente la storia. La nostra tradizione critica è ancorata a un saldo retroterra filologico di documentazione e di conoscenze storiche. La tradizione critica, in tutte le sue forme, è servita a definire e ad affermare un'idea di identità nazionale, mantenendo un forte nesso tra storia e letteratura, punto fermo della cultura italiana. La storia della letteratura italiana risponde al bisogno di sistemare le singole opere e i singoli autori in un disegno provvidenziale.
Tra il 1400 e il 1600, la tradizione critica si esprime attraverso un catalogo e una notazione retorico-stilistica. Nel 1700, si ha una malinconica presa di coscienza del declino dell'Italia sullo scenario europeo, con l'ambizione degli storiografi di restituire il buon nome al nostro paese attraverso le vicende gloriose delle lettere. Nascono le prime forme di storia della letteratura come costruzione organica. Alcuni esempi sono la “Storia della letteratura italiana” di Tiraboschi e “De la littérature considérée dans les rapports avec les institutions sociales” di Madame de Stael. De Sanctis ritiene che la tradizione unitaria d'Italia sia principalmente fondata sui documenti letterari. Riflessione sul rapporto tra l'opera d'arte e il contesto storico da cui essa nasce.
De Sanctis è artefice di uno schema sociologico dell'evoluzione letteraria, considerando l'arte non come un capriccio individuale ma, come le altre intuizioni umane, un fatto sociale, risultato della cultura e della vita nazionale. La “Storia della letteratura italiana” (1870 – 1871) diventa un paradigma di confronto per tutte le storie della letteratura impostate in modo narrativo.
Benedetto Croce coordina autonomi problemi in un quadro storico e geografico complessivo, giustificandoli solo come espediente didattico. Opera monumento, non documento, non testimone d'altro. L'arte è considerata un atto spirituale immediatamente accessibile. Tuttavia, Croce non nega la storicità, nonostante la sua posizione idealista sia fondata su solide componenti di concretezza storica.
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