Estratto del documento

Storia della critica letteraria italiana

Capitolo primo – La critica testuale

Il problema

La critica testuale è la disciplina che, attraverso apposite tecniche, indaga la genesi e l’evoluzione di un’opera di carattere letterario, individuando le sue varie forme – in particolare la/e forma/e originaria/e – e studiandone le trasformazioni nel corso del tempo. Il suo obiettivo è quello di consentire la pubblicazione di un testo affidabile di una determinata opera. Sinonimo di critica testuale è il termine ecdotica, che sottolinea però maggiormente gli aspetti editoriali e di presentazione del testo.

La produzione a stampa ci ha abituati al fatto che il libro ha una fissità, è materialmente sempre identico. Però, in una edizione diversa, si trovano sicure differenze almeno nella fattura del volume, errori di stampa, modifiche parziali dell’autore. Prima dell’invenzione della stampa, ogni copia scritta a mano era necessariamente diversa dall’altra. La differenza riguardava tanto elementi esteriori quanto il testo vero e proprio (miglioramenti stilistici, errori di scrittura, correzione di errori pregressi).

Per qualsiasi testo antico o medievale, si pone la domanda di quale fosse la sua forma più antica, l’originale. Quando l’opera è conservata solo in copie successive, per giungere all’originale sarà necessario effettuare una sorta di ricostruzione o di restauro. Bisognerà quindi esaminare i documenti esistenti (testimoni dell’opera), valutarli, registrare le forme che essi presentano (lezioni), confrontare le differenze fra un testimone e l’altro (varianti), scegliere le varianti che hanno maggiori probabilità di essere originarie, procedere ad una ricostruzione diversa qualora le lezioni siano insoddisfacenti.

Lo spartiacque creato dall’invenzione della stampa è fondamentale: per le opere prodotte in precedenza, in linea di principio, vale la regola della difformità, per quelle prodotte in seguito vale quella della uniformità. Nel caso di opere prodotte dopo l’invenzione della stampa, non sono rari i casi di varianti introdotte nel corso del procedimento tipografico. Oppure vi sono opere che non furono pubblicate dall’autore e delle quali possediamo solo manoscritti, ed edizioni curate da altri dopo la sua morte (edizioni postume), che possono contenere errori di trascrizione o modifiche arbitrarie del curatore (es: Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa e Il principe di Macchiavelli).

Un manoscritto autografo, può risultare anche difficoltà di lettura; se si tratta di una minuta, e perciò di una copia personale, può essere ricco di correzioni, di ripensamenti, di abbreviazioni, di richiami, di segnali in un codice che l’autore capiva perfettamente, ma che per un lettore diverso possono risultare incomprensibili. Se poi l’opera in questione è incompiuta, i problemi sono ancora maggiori (frasi incomplete, brani paralleli su cui decidere, errori): l’editore dovrà proporre quindi soluzioni editoriali rispettose dei documenti e accettabili per i lettori.

Si pongono talvolta problemi di tipo etico-legale, relativi al rispetto della volontà del defunto, all’attualità dei contenuti, alla proprietà dei diritti, all’autenticità dei testi (è il caso dell’Eneide di Virgilio, o dello Zibaldone di Leopardi, che passato nelle mani di Ranieri e dello Stato italiano, fu pubblicato da Carducci nel 1898).

Il caso delle Novelle Rusticane di Verga è particolare: la prima edizione dell’opera, pubblicata a Torino nel 1883, è in realtà una raccolta di racconti che l’autore aveva già singolarmente stampato in riviste; fra la pubblicazione in rivista e in volume, Verga apportò varie modifiche ai testi. In questi casi, la critica testuale mira a ricostruire il processo creativo dell’opera, e a fornire di tale processo una descrizione quanto più possibile chiara. Il problema qui non è ricostruire l’originale ma i passaggi fra le varie fasi compositive e rilevarne le differenze, anche al fine di evidenziare lo sviluppo della poetica e dei gusti dell’autore nel corso del tempo (es: Promessi sposi e Canti di Leopardi).

La critica testuale quindi esamina i documenti posseduti, ne comprende i rapporti, stabilisce quale/i rappresentino meglio l’opera stessa e si ingegna su come possano essere utilizzati al fine di ricostruirne la forma originale quando essa non sia più conservata.

L’edizione critica

La conclusione naturale di uno studio di critica testuale è la realizzazione di una edizione critica. Essa può consistere nella riproduzione dell’originale, se è conservato; o in un’ipotesi di ricostruzione dell’originale, se non conservato, o ancora nella pubblicazione comparativa di testi diversi.

La critica testuale e le altre discipline

La critica testuale e la filologia talvolta vengono impiegati come sinonimi. La filologia in realtà mira più in generale a un’esatta comprensione dei testi letterari prodotti in una determinata epoca e cultura. La critica testuale si giova degli studi condotti in altre discipline con cui ha stretti legami: la paleografia, che studia la storia della scrittura e la sua evoluzione, la papirologia, la codicologia, la storia del libro e delle biblioteche.

La formazione del metodo filologico

Già gli studiosi e i letterati antichi si rendevano benissimo conto degli sbagli in cui essi stessi incorrevano e della potenziale imperfezione delle varie copie. Il problema si poneva in particolare quando all’editio princips seguiva una seconda edizione e poi quelle successive, che attingevano non più dal manoscritto ma dalle edizioni precedenti, ormai divenute un’autorità. Ogni discussione aveva come base quello che veniva definito textus receptus o vulgata, cioè la forma comune del testo, che era tacitamente considerata superiore come fosse frutto di autorevole tradizione, tradizione in realtà che risaliva al massimo alla metà del 1400.

Gli studiosi più accorti utilizzavano il metodo di edizione del codex optimus: i vari manoscritti che potevano essere posti alla base di un’edizione venivano esaminati, e fra essi veniva scelto quello che appariva il migliore (il più antico, o completo, o meno difficile, o a prima vista meno scorretto). Una modifica della situazione si verificò fra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800, grazie ad alcuni filologi che si resero conto che il problema centrale non era quello di confrontare a caso le singola varianti dei manoscritti, ma quello di capire preliminarmente quale fosse il valore e l’affidabilità dei testimoni che le riportavano. Questo metodo è noto come metodo del Lachmann dal nome del filologo tedesco che lo elaborò, o metodo stemmatico.

Capitolo secondo – L’originale non conservato

Tradizione e trasmissione

Per tradizione di un’opera si intende il complesso dei documenti che riportano un determinato testo o parte di esso, come le edizioni a stampa precedenti alle prime edizioni critiche (tradizione diretta), e anche i rifacimenti, gli estratti, le traduzioni e le citazioni in altri testi (tradizione indiretta). In altra accezione, per tradizione di intende la forma effettivamente attestata dai manoscritti, in contrapposizione a ciò che invece è ricostruzione congetturale da parte degli editori. In questo senso si parla anche di testo tràdito o paràdosis.

La trasmissione è invece il processo attraverso il quale quell’opera è giunta fino a noi. Il numero di esemplari di una determinata opera che andarono perduti nel corso della storia è altissimo (90% circa), soprattutto opere greche ma anche latine. La fase più critica coincide con la crisi dell’Impero romano nel III sec. e raggiunge il culmine fra VI e VIII sec. Alla selezione concorsero vari fattori: i programmi scolastici, che privilegiarono testi canonici abbandonando tutti gli altri, nuove convinzioni ideologiche, mutati gusti letterari e la sostituzione del rotolo di papiro col codice di pergamena, più resistente ma assai costoso.

Il passaggio dal papiro alla pergamena e dal rotolo al codice costituirono momenti decisivi di selezione delle opere letterarie fino a quel momento esistenti. La pergamena comportava un impegno economico notevole, cosicché molte opere che non erano più lette o avevano scarso interesse non vennero trascritte sul nuovo supporto. E i papiri, che si deteriorarono rapidamente in presenza di umidità, andarono progressivamente distrutti. Un caso esemplare medievale è costituito dai palinsesti. In questa epoca di ristrettezze economiche, molti testi giudicati di scarso interesse vennero cancellati mediante raschiamento per rendere nuovamente utilizzabile la pergamena su cui essi erano trascritti. Ma tracce più o meno consistenti della scrittura inferiore rimanevano. Sono un esempio le Etymologiae di Isidoro di Siviglia, per la cui copiatura vennero utilizzati fogli provenienti dalla versione gotica del Nuovo Testamento del vescovo Ulfila, e un trattato sugli alimenti del medico greco Galeno.

La perdita di manoscritti non risparmia nemmeno le epoche più recenti: parliamo del codice Martini della Divina Commedia di Dante, del 1330, oggi non più reperibile, oppure dell’incendio della Biblioteca Nazionale di Torino del 1904 e dell’Archivio di Stato di Napoli del 1945. Così, anche opere importanti sono giunte a noi in condizioni precarie, come le Elegie di Tibullo, conservate in un solo manoscritto del XIV sec., stessa sorte per le Storie e gli Annali di Tacito. Stupisce che pure i libri a stampa seguano un percorso simile: il materiale librario veniva spesso trascurato e finiva per rovinarsi per l’uso malaccorto.

La trasmissione di un testo è un processo, e dunque si svolge nel tempo, che ne è una variabile importante. Essa ha, in genere, un punto di inversione nella prima edizione critica dell’opera, che non solo interrompe il normale svolgimento del processo, ma si propone anzi di annullarlo, in quanto ha l’ambizione di ricostruire un testo il più possibile vicino all’originale. L’edizione critica ha la pretesa di riportare indietro la storia. Oltre che in forma scritta, un testo può essere stato trasmesso anche a voce; si parla in questo caso di trasmissione o tradizione orale. Per tutta l’antichità e la maggior parte del medioevo, il procedimento normale di lettura era quello ad alta voce, e l’apprendimento era mnemonico. Uno dei casi più tipici di trasmissione orale e quello delle saghe delle letterature germaniche e nordiche medievali, racconti formatisi nel tempo attraverso la stratificazione successiva di episodi diversi.

Storia della tradizione e critica del testo

Secondo il Segre, il testo di un’opera prodotto da un copista è frutto di un’intersezione fra il sistema linguistico e ideologico dell’autore e quello del copista stesso; esso rappresenta perciò un diasistema. Col procedere delle copie, evidentemente, i sistemi dei copisti si sovrappongono e si sommano l’uno l’altro. Compito dell’editore critico è quello di isolare il sistema dell’autore da quelli dei copisti che lo hanno successivamente modificato. Ma per individuare questi sistemi è necessario conoscere quanto più possibile la storia del testo e la mentalità e la cultura dei copisti che ad esso lavorano. Si può dire che la Bibbia sia l’opera che sta alla base dell’intera cultura medievale europea. In occidente essa era letta in latino, e dunque in traduzione rispetto all’originale, che era in ebraico, aramaico e in greco. Di tradizioni ne esistevano diverse: oltre alla Vulgata di San Girolamo, vi erano versioni più antiche, note oggi complessivamente come Vetus Latina. Il testo delle varie versioni bibliche differiva notevolmente nell’episodio della creazione del Paradiso terrestre. I dotti medievali se ne accorsero, e per risolvere le contraddizioni mescolarono talvolta le due versioni fra loro.

La ricognizione dei testimoni

Ogni studio critico di un testo è preceduto da una ricognizione, ossia una ampia e accurata ricerca e analisi, dei testimoni dell’opera. Questa operazione si svolge in prima battuta nella forma di ricerca bibliografica. Occorre ricordare che il materiale manoscritto presente nelle biblioteche è stato al momento attuale solo in parte censito in modo adeguato. La catalogazione è difficile, quindi lenta. I cataloghi più recenti, di solito di ottima qualità, sono molto precisi e completi, ma per ottenere questo risultato occorrono talvolta tempi di elaborazione lunghissimi. Per le opere medievali, scoperte di nuovi codici, anche di notevole importanza, sono relativamente frequenti, dato che gli studi in questo settore sono più recenti e il materiale da esaminare ancora abbondante.

La collazione

La seconda operazione che porta all’edizione critica, successiva alla ricognizione dei testimoni, è la loro collazione. Essa consiste nel confronto di ciascun testimone con gli altri al fine di rilevarne le differenze. La collazione viene effettuata prendendo come modello un testo-base (esemplare di collazione) scelto secondo criteri in larga parte arbitrari; gli altri testimoni vengono ad uno ad uno confrontati con esso, e si registrano tutte le lezioni nelle quali il singolo testimone diverge dal testo-base. L’esemplare di collazione deve essere quello che a priori sembra permettere all’editore di lavorare meglio. Vanno comunque evitati testimoni parziali. Il vero problema nell’uso dell’esemplare è di ordine psicologico: lo studioso sarà portato a pensare erroneamente che il suo testo-base sia per qualche ragione più importante.

Recensio e Constitutio textus

Fra le possibili denominazioni alternative a metodo del Lachmann, quelle di metodo stemmatico e di metodo genealogico sono chiare e inequivoche, ma mancano della distinzione fra recensio e constitutio textus. La critica testuale viene divisa in due fasi ben distinte: la recensio, che ha come obiettivo la valutazione dei testimoni ricostruendone i reciproci rapporti, e la constitutio textus, che consiste nel formulare un’ipotesi di testo conforme a ciò che doveva essere l’originale sull’abbase dei risultati della recensio. Come vedremo, questa seconda operazione è a sua volta distinta in selectio e emendatio.

Non vale un criterio di scelta basato sulla maggioranza dei testimoni. Il valore del singolo testimone e l’affidabilità della sua testimonianza si determinano in base ai rapporti che il testimone medesimo ha con gli altri testimoni dell’opera. In sede di recensio si procede perciò alla ricostruzione dei rapporti fra i testimoni dell’opera, rappresentati in stemma codicum, o albero genealogico dei manoscritti.

Un esempio giudiziario per spiegare la recensio. Poniamo si sia verificato un investimento di un pedone e che un giudice, tempo dopo, sia chiamato a ricostruirlo. Due persone hanno assistito al fatto e solo una è oggi reperibile. Quest’ultimo però aveva raccontato l’episodio ad altre cinque persone. Il giudice quindi ascolterà il testimone diretto e i cinque di secondo grado. Se uno di essi dirà che l’auto era bianca e tutti gli altri cinque (i quattro di secondo grado e il diretto) invece diranno che era rossa, sarà ovviamente quell’unico a sbagliare, ma se il testimone diretto riporta una versione e gli altri cinque una diversa ma uguale fra loro? C’è parità di attendibilità, sarà il giudice a decidere.

Una volta individuati e descritti i rapporti, elaborato lo stemma codicum, si passerà alla ricostruzione del testo originario (constitutio textus). Questa operazione, secondo una terminologia introdotta da Paul Maas, teorico della stemmatica, si definisce...

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 39
Riassunto esame Storia della critica letteraria italiana, prof. Ortolani, libro consigliato Elementi di critica testuale di Chiesa Pag. 1 Riassunto esame Storia della critica letteraria italiana, prof. Ortolani, libro consigliato Elementi di critica testuale di Chiesa Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della critica letteraria italiana, prof. Ortolani, libro consigliato Elementi di critica testuale di Chiesa Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della critica letteraria italiana, prof. Ortolani, libro consigliato Elementi di critica testuale di Chiesa Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della critica letteraria italiana, prof. Ortolani, libro consigliato Elementi di critica testuale di Chiesa Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della critica letteraria italiana, prof. Ortolani, libro consigliato Elementi di critica testuale di Chiesa Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della critica letteraria italiana, prof. Ortolani, libro consigliato Elementi di critica testuale di Chiesa Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della critica letteraria italiana, prof. Ortolani, libro consigliato Elementi di critica testuale di Chiesa Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della critica letteraria italiana, prof. Ortolani, libro consigliato Elementi di critica testuale di Chiesa Pag. 36
1 su 39
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gerson Maceri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della critica letteraria italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Ortolani Donata.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community