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Critica letteraria - appunti corso frequentanti Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di critica letteraria (frequentanti) del professor Gianmarco Gaspari, corso di laurea in scienze della comunicazione. Tra gli argomenti trattati il termine lapalissiano, Mario Lavagetto, Petrarca, Aristotele, le confessioni di sant'Agostino..

Esame di Critica letteraria docente Prof. G. Gaspari

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ESTRATTO DOCUMENTO

Pirandello, specie ne “Il fu Mattia Pascal” ha molto a che fare con la

componente psicanalitica. Come è possibile visto che nel 1905 non

ci sono ancora traduzioni dell’opera di Freud? Quindi quando scrive

l’opera cosa ne deduciamo? Semplicemente che Pirandello sapeva il

tedesco. Bisogna evidenziare che la sua tesi di laurea è una tesi sui

dialetti siciliani dell’agrigentino e viene discussa a Bonn dove

l’artista vive per tre anni. Esattamente come per Svevo, solo che

Svevo conosceva bene il tedesco poiché era sua lingua madre

essendo lui di Trieste.

Terracini trova nei nomi e nei cognomi presenti nei testi di

Pirandello delle spie che indicano qualcosa di più profondo, sono

una sorta di etichetta che vuol significare altro.

La novella “Pena di vivere così”, in cui compare la signora Leuca è

stata riscritta, ci sono i testi originali e poi la stesura definitiva.

La nostra lingua è una lingua con una costruzione relativamente

libera. Possiamo dire:

Luigi mangia la mela

La mela, mangia Luigi!( sto disgraziato)

L’italiano a differenza del francese o inglese può cambiare struttura

della frase ponendo un accento su intonazione e veicolando così il

giusto senso. Lo spagnolo sotto questo punto di vista è ancora più

avanti di noi in quanto pone un segno indicativo su come va letta una

frase già a inizio frase! Stella Pagani 60

Nella frase “Si sente così stanca e triste, la signora Leuca…”

possiamo notare che manca il soggetto all’inizio(ellissi) che

ritroviamo poi alla fine separato da una virgola. Terracini sostiene

che tale struttura è tipica in Pirandello, che è un suo click

stilistico,uno stilema, elemento stilisticamente significativo.

Stilema è un tratto stilistico distintivo, significativo (è una parola

coniata dal lessico tecnico della linguistica), l’uso di questi tratti

indicano una precisa presa di posizione dell’autore nel testo

Per Pirandello il nome e cognome sono importanti perché partecipa

alla sua opera attraverso i nomi dei suoi personaggi e questi sono

appunto il segno nella novella.

“ Le pesa le parole, il signor Parroco, non hai mai potuto soffrire,

quel bravo signor Ildebrando” la virgola in questo caso è un errore,

anacoluto. Anche questo è un elemento tipico del Pirandello che usa

la virgola con precisi intenti.

“Tutto per bene” è un’ altra novella, censurata per via del cognome

ebraico Verona del protagonista. Troviamo che in questa novella il

Pirandello ripete spesso il nome, e anche laddove non è necessario

mette il soggetto, questo è un altro clic stilistico.

Questi stilemi in Pirandello mostrano la partecipazione dell’autore,

come egli prenda le parti del personaggio e lo compatisca, mentre

nel resto del romanzo rimane indifferente.

Temi di Pirandello sono ambiguità- solitudine- identità.

C’è paragone con Manzoni che usa simile clic stilistico( virgole e

soggetto posposto)

C’è un dualismo di Pirandello dato dal contrasto tra: Stella Pagani 61

Livello zero della lingua: Pirandello fu accusato di non aver

• nessuno stile per via dell’aderenza volutamente inerte.

Originalità: data da un’eccezione cercata grazie alla modifica

• della frase in certi modi che delineano la ricerca di

un’emotività.

Pirandello è l’autore più rappresentato a teatro, usa una lingua

semplice che favorisce al traduzione, traduce se stesso più volte nel

teatro e vice versa. Forte elemento è la psicologia, erano gli anni in

cui si stavano affermando le prime teorie sulla psiche.

Arte Pirandello: il suo livello zero non è connaturato e naturale nel

suo modo di scrivere, bensì è una vera e propria ricerca e conquista.

Livello zero = GRADO ZERO (retorica): Si intende un livello

(teorico) della lingua, in cui ogni termine viene usato solo nel suo

significato letterale. Gli scostamenti dal grado zero vengono

chiamati scarti retorici. Così la frase «il tempo trascorre molto

velocemente» è più vicina al grado zero della frase «il tempo vola»,

in cui l'uso del verbo «volare» costituisce uno scarto retorico.

Relativismo pirandelliano: non c’è una realtà superiore ad altre, ogni

personaggio ha una sua verità e l’autore vi partecipa.

Dal 1923 fino al 1943, coincidente con il ventennio fascista, c’è un

isolamento culturale italiano a causa della politica autarchica.

Autarchia: archè + autòs= governo autonomo, in cui noi stessi

eravamo autonomi ed isolati economicamente in quanto tesi verso

un’autosufficienza produttiva.

È questo il periodo di leggi e restrizioni che interessano anche l’area

culturale e intellettuale italiana: ricordiamo i tentativi di sostituzione

dei termini stranieri con quelli italiani Stella Pagani 62

Sport con diporto Film con pellicola.

Questo isolamento ha notevoli ripercussioni culturali, infatti nel

periodo in cui in Europa fiorisce lo strutturalismo(in Russia) con

figure come Levy-Strauss, antropologo culturale, l’Italia è esclusa da

tutti i fermenti poiché è vietata l’importazione di libri stranieri.

Gli studiosi italiani si occupano di stilistica applicata ai loro autori,

ma a partire dal 1938 con le leggi razziali, venne tolto lavoro a molte

persone costrette poi a emigrare. Non c’era possibilità di scambio, i

letterati furono costretti, quindi, a lavorare nelle biblioteche, ma così

facendo ne scoprirono la ricchezza in particolare di manoscritti, tra

cui carteggi e diari, confrontandoli tra loro.

Viene messo a fuoco il fatto che gli autori, quando realizzano, fanno

una serie di passaggi di elaborazione: per esempio a Napoli sono

conservati i manoscritti con l’evoluzione dei testi di Leopardi,in

particolare “A Silvia” di cui la prima edizione a stampa esce nel

1831, la seconda edizione presenta già dei cambiamenti.

Altro cambiamento evidente è realizzato da Manzoni, negli attuali

“Promessi Sposi”: nel 1821 il titolo era “Fermo e Lucia”, a partire

dal 1827 l’opera cambia linguaggio fino al 1840 quando passa al

fiorentino colto. La ragione del cambiamento è oggetto di questa

analisi stilistica tra 1930 e 1950, periodo in cui si sviluppa la critica

italiana.

Cosa fanno dunque gli intellettuali italiani rimasti isolati?

Emigrano

• Lavorano sulla nostra tradizione letteraria.

• Stella Pagani 63

Analizziamo la seconda strada, ricordando che procedettero con la

disamina di testi recanti più stesure per un tentativo di ricostruzione

49

quanto più fedele all’originale, partendo da autori che hanno

lasciato dei consistenti manoscritti.

Ariosto, con “l’Orlando Furioso”, per esempio fu pubblicato più

volte, abbiamo quindi del materiale valido su cui lavorare: 1516,

1521, e infine 1532 con le variazioni concernenti le armi da fuoco di

cui abbiamo già parlato. Alcuni intellettuali iniziarono a confrontare

le diverse edizioni e notarono che:

1516-1521 = cambi strutturali

1516 e 1521 vs 1532= viene modificata persino la lingua.

Va ricordato che Ariosto era di Ferrara e la lingua adottato nelle

stesure precedenti viene modificata dopo la lettura di un libro del

1525 “La prosa nella volgar lingua” del Bembo. Questo testo è una

delle prime grammatiche italiane ed indica come ci si debba

conformare al toscano(Bembo tra l’altro essendo veneziano aveva

seri problemi). Quindi l’Ariosto del 1532 è un autore da analizzare

per via delle sue modiche..

49 Citiamo ad esempio il Petrarca i cui testi sono conservati nelle Biblioteche Italiane, il canzoniere che è la raccolta di tutte

le sue poesie è conservato nelle biblioteche vaticane. Stella Pagani 64

Tra gli autori più letti ricordiamo: Dante, Petrarca, Boccaccio,

Ariosto, Tasso. Molti di questi non hanno lasciato dei loro

manoscritti. Questo perché al loro tempo la pergamena costava

molto (Virgilio scrisse su pergamena poiché era molto ricco e poteva

permetterselo): si ipotizza che Dante non abbia mai scritto la

commedia, che l’abbia solo imparata a memoria, grazie alle rime e al

ritmo. Si pensa che sia stato il figlio Pietro a metterla per iscritto

poiché molti l’avevano imparata a memoria e temeva degenerazioni,

50

voleva quindi sancire la versione più autorevole . Purtroppo però

non abbiamo la versione del figlio ma di altri che scrissero,

probabilmente dei monaci amanuensi in quanto in quel periodo essi

si occupavano, seguendo la dettatura di coloro che se li ricordavano,

delle trascrizioni di libri che poi si scambiavano

. Ovviamente questo sistema comporta una notevole serie di errori

probabili ed effettivi, nonché disuguaglianze tra testi trascritti

durante la medesima dettatura. Si parla quindi di testi derivati per

indicare quei testi di cui non c’è copia eguale. Petrarca invece era

molto ricco e questo gli permise di possedere molti libri, una sua

biblioteca privata ( possedette ad esempio il Virgilio con disegni di

Marini): si sa che per avere un manoscritto di Livio cedette un suo

podere

.Il problema è che quando non si possiede un manoscritto di mano

autore le trascrizioni sono spesso erronee e recanti molte lacune.

Quindi molti studiosi si sono dedicati alla ricostruzione basandosi

sui testi di volta in volta considerati i più autorevoli rispetto ali altri.

Esempio:

50 Va ricordato come invece i testi in cui c’erano precetti e prescrizioni religiose o giuridiche fossero invece sempre scritti,

già dall’antichità, vedasi il codice di Hammurabi o le Tavole della Legge, o le 12 Tavole del diritto pubblico e privato

romano( quinto secolo circa avanti Cristo) Stella Pagani 65

Omero scriveva in un dialetto greco, quindi nell’analisi concreta che

mi porterà a una ricostruzione dell’originale, userò quei testi recanti

una lingua più vicina alla sua.

Mentre in Germania nasce la filologia classica= filos e logos=

studio, passione per il discorso e la parola.

filologia, tradizione testuale, da latino tràdere= trasportare da

• un luogo all’altro.

ancora critica testuale=ossia ricostruzione critica del testo.

Ad esempio per autori come Ariosto non si procede a ricostruire

l’originale perduto poiché se ne possiedono i manoscritti

testimonianti le diverse fasi dell’Orlando Furioso.

Così è per Manzoni con I Promessi Sposi.

Le nostre biblioteche sono ricche di testi che ci consentono di

51

studiare le varie fase degli autori .

Quindi in Italia nasce la CRITICA DELLE VARIANTI, branca della

critica stilistica, in cui si raffrontano le varie edizioni.

Proprio negli anni dell’autarchia nasce da noi questo studio delle

diverse fasi del testo, non si cerca più l’edizione originale, ma si

arriva ad elaborare edizioni critiche ossia ricostruzioni filologiche di

un testo nei suoi dettagli, mostrandone le variazioni subite nel corso

del tempo. 26 Novembre 2006

51 Gli “autografi napoletani” sono manoscritti di Leopardi conservati a Napoli Stella Pagani 66

La Critica delle Varianti era un metodo che si applicava in Italia:

veniva studiato il percorso correttivo nelle diverse variazioni di

un’opera (è un metodo che si afferma in un periodo di chiusura

culturale dell’Italia verso gli altri Paesi).

Abbiamo poi una seconda fase con la CRITICA PSICANALITICA

(psicanalisi applicata alla letteratura)

Al giorno d’oggi la Psicanalisi è normalmente presente nella nostra

cultura, ma non da molto tempo (dal 1960), ci ha messo quindi del

tempo a svilupparsi e estendersi.

La prima opera di Freud è del 1900 “L’interpretazione dei sogni”:

questa disciplina ha quindi impiegato parecchio tempo per

‘attecchire’ sia in Italia che altrove. La psicanalisi nasce prima di

Freud (pensiamo alle tragedie greche, come l’Edipo re), ma è Freud

che ne fa un metodo di ricerca scientifica. Anche lui definisce la

Psicanalisi come una lettura critica di opere letterarie e artistiche.

Sigmund FREUD (Austria 1856 – 1938 Londra) è ebreo e muore in

esilio a Londra. Da piccolo si trasferisce a Vienna e si laurea in

medicina nel 1881 con una tesi di fisiologia del sistemanervoso. Nel

1885 diviene libero docente (insegnante universitario) in

Neuropatologia, cioè lo studio delle malattie neurologiche. A quel

tempo le cure per i malati erano solo ti tipo psichiatrico, ossia fisico.

Stella Pagani 67

A Parigi vi sono degli ‘avanzamenti’ in questa disciplina: famoso

l’ospedale di Salpetrière dove Charcot aveva trovato delle tecniche

per migliorare la salute dei pazienti affetti da nevrosi e isterismo:

l’IPNOTISMO. Freud, rientrando a Vienna, fa uso di questa tecnica

per sciogliere il malato dai propri freni inibitori. Freud chiama

questo metodo “Metodo Catartico”. Anche Aristotele aveva

delineato la funzione catartica dell’arte.

Nel 1895 Freud pubblica la sua prima

opera: “Gli studi sull’Isteria”.

Freud aveva iniziato ad introdurre delle varianti: al metodo

dell’ipnosi aveva sostituito il metodo delle libere associazioni.

Partendo da un argomento importante il paziente parla a ruota libera

e il medico evita di intervenire ed analizza la psiche (psicanalisi).

Diversamente dallo psichiatra che interveniva, lo psicanalista

interviene il meno possibile (minima interferenza). I primi risultati

sulla psicoanalisi, e anche una prima definizione di

psicoanalisi,vengono riportati in “Gli studi sull’isteria”. Freud

definisce la psicanalisi come una nuova tecnica esplorativa

dell’inconscio. Vi è un forte legame con la creazione artistica

Le 2 opere più importanti di Freud:

• “L’interpretazione dei sogni” (1900): sceglie questo titolo

perché popolare(lo scegli quindi per far colpo sulla massa) infatti

Freud aveva rilevato che uno degli argomenti di cui i pazienti

preferivano parlare erano i propri sogni, e tendevano a darne

un’interpretazione. Non è un argomento nuovo:già Artemidoro

(greco, II secolo) aveva proposto in un libro un elenco di sogni e di

interpretazioni arbitrarie senza carattere scientifico.La differenza col

passato è che all’interpretazione oggettiva Freud sostituisce

un’interpretazione soggettiva (l’interpreta quindi da universale

diviene individuale – Importante). Stella Pagani 68

• “La psicopatologia della vita quotidiana (1904) [Nel 1920 è

docente di psicologia a Vienna => quindi ha degli allievi]

L’opera per noi più significativa, più interessante è sicuramente

“L’interpretazione dei sogni”, in cui presenta un metodo critico e

la critica psicanalitica nasce con questo.

Quest’opera comprende almeno 3 elementi:

1. Studio sulla storia del problema del sogno, ovvero il problema

di dare un’interpretazione, da sempre esistono tentativi di

interpretazione dei sogni

2. Un’analisi degli elementi costitutivi del sogno.

3. Teoria della formazione del sogno, elaborazione causa e

significati.

Quest’ultimo è il punto che più ci interessa.

[Dipinto di Fussli “L’incubo”, “Visione du reve” o “Nightmare”

1781 in cui vi è una donna dormiente con una specie di

mostriciattolo (mare = cavalla --> night-mare = “cavalla della

notte”, incubo) seduto sul ventre di lei, che arriva di notte a cavallo

(si intravede in alto a sinistra). Stella Pagani 69

Freud aveva un’incisione di questo quadro, ed era vicino ad un’altra

incisione che raffigurava la “Lezione di anatomia” di Rembrandt.

Vi è poi un’incisione di Goya, “Il sonno della ragione genera

mostri” l’uomo è accasciato, dorme sopra ad un foglio e una

penna. Vicino a lui una civetta ed un gatto)]

Secondo Freud il sogno è la rappresentazione della realizzazione di

un desiderio.

Il sogno è un elemento simbolico. Esiste però un percorso

elaborativo che passa dai desideri più semplici a quelli più

complessi. Il sogno, dice Freud, si svolge attraverso immagini, ed è

difficile che si sognino parole o elementi astratti, ma si sognano

immagini, cose rappresentabili, , interpretabili. Questa

rappresentabilità delle immagini è la prima elaborazione del

contenuto dei sogni: un desiderio viene rielaborato in immagine.

Si può interpretare l’immagine, ma non è sufficiente, perché

un’immagine ne copre altre.

Il nostro desiderio però è spesso condannato dal nostro senso etico:

facciamo un’auto-censura interna inconsapevole. Ma questo

desiderio/pulsione iniziale non si annulla, ma si esprime attraverso

stratagemmi, assume una forma allegorica apparentemente

innocente, con un significato però diverso.

Freud attribuisce ai contenuti dei sogni 2 valenze: Stella Pagani 70

1- Contenuto Manifesto(prima elaborazione): Si definisce contenuto

manifesto quella parte del sogno che viene raccontata al risveglio

da parte del sognatore; in sostanza, la storia. Gli elementi che

compongono tale "storia" sono simbolici e devono essere

interpretati analiticamente per poter arrivare al significato profondo

del sogno stesso. Freud ha trovato, elencato e spiegato tutta una

serie di secondo cui i sogni si formano, crittando i contenuti

inconsci e permettendo loro, così camuffati, di arrivare alla

coscienza. Utilizzando quelle stesse regole è possibile "decrittare"

il sogno partendo dal contenuto manifesto (cioè dal racconto del

sognatore).

2 - Contenuto Latente: Si definiscono contenuto latente di un sogno

quei contenuti mascherati dagli elementi simbolici che vengono

indicati col termine "contenuto manifesto". Attraverso

l'interpretazione analitica dei simboli contenuti nel sogno si riesce ad

arrivare alla disvelazione dei contenuti inconsci che,altrimenti, non

potrebbero apparire alla coscienza.

Il motore dei sogni secondo Freud sono i desiderî inconscî, e questo

è il pilastro su cui si basa la sua teoria. Tali desiderî, appunto

inconscî e non accessibili all'io, operano ancora all'interno della

psiche umana e durante la notte rafforzano i loro effetti per via della

minore attività della coscienza e hanno dunque l'occasione di

emergere sotto forma di immagine onirica. Stella Pagani 71

Freud distingue il contenuto manifesto, ovvero la situazione o la

scena che appaiono direttamente in sogno, e il contenuto latente,

ovvero ciò a cui il sogno nascostamente allude. Freud spiega la

differenza col fatto che il sogno rappresenta la soddisfazione di un

desiderio spesso inaccettabile all'Io del soggetto, di conseguenza, il

contenuto latente viene trasformato in modo da non risultare

riconoscibile e eludere in questo modo la censura applicata dal

super-Io del soggetto sognante.

Freud inoltre analizza come il sogno tragga origine spesso da residui

psichici diurni, cioè da materiale ed impressioni indifferenti o non

completamente elaborati, ma che tali residui non sarebbero in grado

di portare alla formazione del sogno se questi non si rafforzassero

con un desiderio inconscio per lo più infantile, in grado di

amplificarlo e portarlo all'attenzione della coscienza.

Uno degli elementi storicamente fondanti della psicanalisi fu proprio

lo sviluppo della tecnica della libera associazione, attraverso la quale

Freud cercava di raccogliere informazioni sul significato latente dei

sogni raccontati dai pazienti.

Freud teorizza un elemento comune (substrato) a tutti i sogni: il

desiderio sessuale. Quindi il sogno produce delle stratificazioni

diverse che coprono il desiderio represso. L’analisi deve rimuovere

queste stratificazioni per scoprire il nucleo originario: scoperto

questo il paziente si avvia alla catarsi, alla guarigione. Freud parla

della necessità di rendersi conto che in ogni personalità esiste una

parte sconosciuta alla personalità stessa. Stella Pagani 72

Questa parte sconosciuta a noi e agli altri è l’inconscio: “la zona di

contatto tra il corpo biologico e il suo riflesso fisico immediato; è il

regno dell’ambivalenza” [definizione di Freud]. Ovvero la zona

dove vivono insieme odio e amore, dove vivono le contraddizioni. È

il regno della censura, dove la censura esercita la sua forza

reprimendo la nostra volontà di piacere.

L’analista riduce progressivamente questa zona buia, va alla ricerca

di una causa(è una ricerca scientifica); trovata la causa può avvenire

l’azione terapeutica, la catarsi, una liberazione.

- Come questo metodo dell’analisi dell’inconscio può essere

applicato in critica letteraria?

- Qual era la cultura letteraria che Freud poteva avere?

Freud acquisisce gli elementi da diversi riferimenti letterari (ad es. il

Complesso di Edipo si basa su “L’Edipo Re” di Sofocle), specie

della letteratura greca che è una delle sue competenze culturali; di

buona cultura umanistica conosce il greco e Shakespeare. Aveva una

biblioteca (del padre) abbastanza ricca, in cui vi erano molti testi di

tragedie dove vengono messi in scena i meccanismi delle passioni,

quindi importanti per il tema del ‘represso’. Dedica molta attenzione

al personaggio di Amleto, in particolare ad un suo atteggiamento:

l’indugio di Amleto. Ad Amleto appare nel primo atto il padre in

sogno che gli ordina di vendicarlo e per tutti gli atti successivi è

rappresentato l’indugio di Amleto a vendicarsi: perché

quest’indugio se lo scopo della tragedia è la vendetta? Tutto ciò

che succede è solo un ritardo su ciò che deve succedere (la

vendetta). Stella Pagani 73

Già prima di Freud, un autore russo TURGENEV (metà 1800)

aveva studiato e compiuto un percorso critico avvicinando Amleto a

Don Chisciotte (aveva fatto un convegno intitolato Amleto eDon

Chisciotte in cui avvicinava i 2 personaggi). Freud e Turgenev

erano rimasti colpiti dal fatto che all’inizio del ‘600 fossero apparsi

due testi simili in cui ci fosse un eroe senza qualità, anzi un anti-

eroe, e nonostante ciò egli fosse il protagonista di un’intera

tragedia. Il testo di Turgenev fa riferimento all’episodio in cui

Amleto si finge pazzo per non far capire allo zio che vuole ucciderlo

e per questo si ferisce accanendosi contro sé stesso con il pugnale.

Quindi come possiamo veder già prima di Freud (1860) si parla

dell’elemento inconscio della contraddizione. Questa particolarità

rende Amleto interessante per Freud: Amleto disprezza la vita ma ne

resta attaccato. Freud spiega l’indugio di Amleto come un desiderio

verso la propria madre. Amleto è un violento, è libero, ma non può

uccidere sé stesso (principio di auto-conservazione). Inoltre si vede

nello zio che ha un rapporto con la madre. Amleto si identifica così

nello zio, che giace con la madre, e , quindi non potendo uccidersi

(per il principio dell’auto-conservazione) vuole uccidere lo zio che

rappresenta Amleto stesso. Conclusione di Freud: Amleto è un

isterico, vive un dramma tra due opposti in cui non vi è possibile

mediazione. Shakespeare è riuscito a dare una manifestazione

cosciente dell’inconscio. Egli aveva un figlio di nome Hamnet:

questo aspetto è stato studiato da Bloom (autore recente – lucido)

che si domanda perché l’abbia chiamato così. Bloom ipotizza che

nella prima stesura il testo fosse diverso (forse Amleto non moriva).

Nella seconda scelta, quella in cui Amleto muore, forse aleggia

anche il tema della morte del figlio di Shakespeare.

Ora prendiamo in esame un saggio di Freud per vedere come

funziona in senso freudiano l’analisi di un’opera letteraria.

Stella Pagani 74

È un saggio (“Saggio sulla Gradiva”) che parte dalla pubblicazione

di un romanzetto: “Gradiva: una fantasia pompeiana” di W.Jensen

(1903). Gradiva significa donna che sta camminando. In questo

saggio Freud evidenzia il sogno come descrizione di uno stato di

animo. Il nome viene preso da un bassorilievo greco rappresentante

una donna, presente in Vaticano. Jensen in realtà pensava fosse

romano, ecco perché l’aggettivo ‘pompeiano’. Nel 1907 Freud

legge questo romanzo di Jensen e lo analizza durante un periodo di

villeggiatura sulle Alpi.

Analizza il sogno del protagonista:

Sogno come descrizione di uno stato d’animo

• Pensieri onirici latenti si trasformano in sogno quando entra in

• gioco il desiderio.

Freud analizza La Gradiva di Jensen e perviene a delle conclusioni

che però non piacciono all’autore. Noi abbiamo dei pensieri latenti

che non diventano sogni perché ciò dipende dal nostro inconscio. Il

sogno è interpretabile, ma per ognuno i particolari possono essere

degni di un preciso senso e significato, dipendente dall’inconscio del

soggetto, quindi il sogno va interpretato non con una valenza

generalizzata, ma a seconda del soggetto che abbiamo dinnanzi!

Alcuni pensieri onirici latenti (non manifestatisi)diventano sogno se

sollecitati dal desiderio. Applicando questo riflessione al passo

analizzato da Freud troviamo che:

Norbert, poiché archeologo, ha il desiderio di trovarsi a Pompei

• pochi giorni prima dell’eruzione(79 A.c) Stella Pagani 75

Norbert ha anche il desiderio di vedere l’amata, e sovrappone la

• Gradiva alla ragazza.

Nel 1907 quando Jensen si trova scritta quest’analisi di Freud,

reagisce molto male poiché in quel momento la psicanalisi non si

sapeva nemmeno cosa fosse, inoltre lui sosteneva di non aver scritto

un romanzo psicoanalitico bensì un poliziesco. Freud asserisce che

la forza della psicanalisi sta nella sua incontrovertibilità e che essa si

muove all’interno delle opere, sui materiali che essa fornisce, non

aggiunge nulla di suo e nemmeno nella di originale. Usa la parola

così come lo fa l’opera stessa.

Scrittore + analista= operano sui meccanismi inconsci, pur

evidenziandoli in modo diverso.

Freud replica a Jensen che la psicanalisi non ha bisogno del

consenso di un autore per dimostrare la sua validità come metodo di

indagine.

L’Italia è sempre stata molto attenta al metodo psicanalitico sin da

quando esso era appena agli inizi.

Michel David, analista clinico freudiano, interessato allo sviluppo

letterario scrive “La psicanalisi nella cultura italiana”- 1966- libro

molto importante in quanto David aveva avuto dei contatti diretti.

Cesare Musatti fu uno degli esponenti italiani. Stella Pagani 76

Abbiamo ben 2 edizioni del libro di David, una nel 1966 una nel

1970, questo indica la grande importanza che rivestiva la psicanalisi

in Italia(nel giro di 4 anni due edizioni). Quindi dobbiamo andare

alle origini. Agli inizi del ‘900 i libri di Freud circolavano in

tedesco, in quanto la psicanalisi era in via di formazione e i libri non

si traducevano di certo! Quindi si leggono solo dove si ha

conoscenza del tedesco e questo luogo agli inizi del ‘900 non poteva

essere che TRIESTE città di grande fermento culturale per via di

motivi precisi:

- La cui cultura era per l’80% tedesca

- Grande porto sull’Adriatico e crocevia della civiltà

Mitteleuropea.

- Sede di grandi assicurazioni marittime (gli stessi Lloyd ne

hanno mantenuto la sede unica

- Sede delle assicurazioni Generali

- Città di grande vivacità

- Città di immigrazione di artisti e intellettuali stranieri specie nel

1919

- Fu la prima città ad avere una scuola di lingue, la BERLITZ-

School( motivata sicuramente anche dalla presenza delle

assicurazioni che esigevano determinante dinamiche economico

culturali. La scuola fu fondata da Robert Joyce, il fratello di

James che vi insegnò per alcuni anni, gli anni in cui stava

52

scrivendo L’Ulisse .

52 L’Ulisse di Joyce racconta la giornata di un uomo qualunque Stella Pagani 77

Joyce impara il triestino e l’italiano e conosce Italo Svevo(1861-

1928, pseudonimo di Ettore Schmitz). Svevo è uomo di mondo,

viene da famiglia ricca di produttori di vernici brevettate per scafi ed

esportate in tutta Europa. Egli aveva viaggiato a luglio e conosce

perfettamente il tedesco. Quando però decide di scrivere sceglie

come lingua l’italiano e adotta uno pseudonimo.

ITALO= Italia + Svevo= Svevia

Svevo si appassiona alla psicanalisi poichè legge Freud in originale,

L’interpretazione dei Sogni, e ne prepara una traduzione in italiano

per diffonderla. 1910-1912 Svevo entra in analisi con il metodo della

libera associazione, da un allievo di Freud considerato il primo

psicanalista italiano: E. Weiss (1889- 1970), di origine ebrea, migra

poi negli Stati uniti, non ha lasciato però scritti personali relativi le

relazioni con i suoi pazienti come quella con Svevo. Svevo decide di

applicare il metodo della psicanalisi al suo romanzo

1892- Scrive “Una Vita”

1898 -abbiamo “Senilità”

1923- “La coscienza di Zeno”

Tra il secondo e il terzo romanzo trascorrono molti anni, ben 25 e la

Coscienza è prodotto dopo molti avvenimenti, tra i quali la

psicanalisi e la guerra. Va ricordato come la psicanalisi ebbe una

caratterizzazione di stampo ebraico per questo fu rigettata nel

53

periodo della Germania Nazista.

Joyce spinge Svevo a scrivere il terzo romanzo poiché gli erano

piaciuti i primi due.

53 Ricordiamo come nei film di Woody Allen, che è ebreo, ci sia spesso una componente forte di richiamo alla psicanalisi.

Stella Pagani 78

La coscienza viene però accolta e riconosciuta da tutti per via

soprattutto di Joyce poiché fa appassionare l’estero al romanzo, ne

promuove quindi la fortuna prima internazionale e poi tra il 1926 e

1927 anche in Italia viene riconosciuta la sua importanza, dopo che

Svevo era ormai famoso all’estero. Ha però fortuna breve in quanto

muore nel 1928 in incidente di auto.

La prefazione della Coscienza di Zeno viene fatta - all’interno della

struttura del libro- dall’analista di Zeno, il quale si firma

semplicemente come il dottor S., iniziale che diede adito a numerosi

ipotesi sulla reale identità del dottore: Svevo? Sigmund Freud? Il

dottor Weiss?

Nel romanzo troviamo come Svevo usi il termine novella

mutuandolo dall’inglese novel. La coscienza è una sorta di diario

romanzato. Il dottor S, scrive la prefazione e Zeno il preambolo: Il

dottore dice di aver consigliato a Zeno di scrivere poiché egli aveva

intenzione di smettere di fumare e gli serviva un supporto per

motivare e aiutare la sua intenzione, il diario appunto! Quindi è un

romanzo in senso psicanalitico vero e proprio. .La coscienza fu un

grande successo europeo e vi furono numerose traduzioni inglesi,

francesi, tedesche che servirono al lancio della stessa psicanalisi su

scala europea!!!

Ma tra i pazienti del dottor Weiss dobbiamo annoverarne un altro di

grande importanza: Umberto Saba (1883- 1957) maggiore e più

originale tra i poeti italiani, egli abitava di fianco alla libreria

antiquaria di Trieste( strano a notare come il comune non mise mai

targhe in suo onore mentre son molte quelle in ricordo di Joyce; in

via Tommaseo vicino alla libreria c’è la casa di Saba, in cui abitò

anche Joyce, ma la targhetta riporta solo quest’ultimo, pecchiamo

forse troppo di esterofilia). Stella Pagani 79

Nel Canzoniere Saba scrisse molto in relazione a Trieste e molte

cose inquietanti, tanto che in effetti è poco letto a scuola.

Noi abbiamo analizzato “La Capra” del 1921, poesia in cui Saba si

immedesima in una capra, di solito è il contrario invece! Sono gli

animali a essere resi umani.

La capra

Ho parlato a una capra.

Era sola sul prato, era legata.

Sazia d’erba, bagnata

dalla pioggia, belava.

Quell’uguale belato era fraterno

al mio dolore. Ed io risposi, prima

per celia, poi perché il dolore è eterno,

ha una voce e non varia.

Questa voce sentiva

gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita

sentiva querelarsi ogni altro male,

ogni altra vita.

Versi liberi con richiami stilisticamente forti.

Sentiva = io sentivo

La capra presagisce in un certo senso gli avvenimenti che verranno

dopo

La capra può essere letta come parte evidente di un interesse per

l’inconscio, il dolore dell’animale diviene quello di Saba, va

sottolineato come per Saba la psicanalisi rivesta parte importante

delle sua vita poiché fu paziente ma anche teorico. Stella Pagani 80

Nel 1946 scrisse “Poesia, filosofia, psicanalisi”, saggio in cui

rispose a Croce che negava aspramente la validità del metodo

psicanalitico(Croce era seguace del metodo idealistico, metodo del

tutto avverso all’uso della psicanalisi che andava bene solo per i

matti)

Nel 1946 c’è la fine dell’isolamento della nostra nazione,

l’affermazione a livello europeo della psicanalisi, nasce dibattito su

psicanalisi nella rivista la “Fiera Letteraria”

Posizione di Saba:

- Ritiene che la psicanalisi sia più importante che la sua sola

funzione terapeutica;

- Nessuna scoperta è come quella di Freud e dei suoi

collaboratori, la psicanalisi è parte importante di ciò che si

dovrà conoscere nella modernità(volenti o no); delinea in un

certo senso la medesima posizione freudiana sulla Gradiva di

Jensen;

- Psicanalisi come una delle + importanti rivoluzioni per

l’umanità.

1789 la parola rivoluzione viene usata in senso figurato dalla

rivoluzione francese, mentre noi oggi usiamo quel termine con quel

senso.

Freud viene inserito tra i grandi rivoluzionatori come

Darwin(codificatore della teoria scientifica) o Copernico. La

psicanalisi è più importante in quanto concerne una rivoluzione

interna all’uomo.

Saba usa la psicanalisi anche in modo divertente: ad esempio con

Carletto che era aiuto nella libreria di Saba, ricordiamo gli aneddoti

39 – 40 in cui il giovane crede alla magia ma non alla psicanalisi e

questo dimostra l’atteggiamento dell’uomo italiano medio.

Stella Pagani 81

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896- 1957) pubblica “Il

Gattopardo” (1958 pubblicato da Feltrinelli e primo best-seller in

Italia)scritto tra il 1956-57

Il romanzo ambientato in Sicilia negli anni del 1860(più o meno i

medesimi dei Malavoglia) ha come protagonista Don Salina, che ha

uno stemma con su un gattopardo e vede la nascita del nuovo stato

italiano minacciare i suoi privilegi. Salina dice “Non importano i

cambiamenti perché se noi ci abituiamo ai cambiamenti tutto rimane

uguale”.

Don Salina è il capofamiglia colui che domina le menti

Troviamo nel testo una parola come monomaniaco, questo dimostra

come Tomasi nella Sicilia del 1957 utilizzi termini che rinviano al

lessico tecnico-specialistico della psicanalisi. Come faceva? Sapeva

forse il tedesco? Come conosceva la psicanalisi?

Nel 1932 il barone Tomasi aveva sposato una nobildonna tedesca,

Alessandra Wolff- Stomersee che nel 1950 circa aveva iniziato a

praticare la psicanalisi. Era la prima donna in Italia e riceveva i

pazienti nel suo palazzo di Palermo. Fu vice presidente della società

italiana di psicanalisi e amica di Musatti.

Da qui abbiamo la spiegazione di come nel Gattopardo ci siano non

solo termini di derivazione psicanalitica ma anche temi:

- L’inconscio collettivo dei siciliani(+ assimilabile a Jung che a

Freud)

- La parola monomaniaco fu registrata per la prima volta nel

1963 (nel 1957 non era ancora entrata in uso e quindi non

comprensibile) Stella Pagani 82

- Inoltre questo uso di termini e temi derivanti dalla psicanalisi è

indice della fiducia dell’autore in relazione alla nuova teoria e

pratica, soprattutto in una sua futura diffusione fino a diventare

comune.

- In effetti possiamo affermare che la letteratura in un certo senso

sia stata veicolo, volano per la psicanalisi, un dare e avere tra

discipline.

Nei 3 casi abbiamo evidenziato come il dato biografico sia

comunque importante per quanto concerne la nostra analisi su come

si formarono gli autori. Appunti critica del 13/12/2006

Come abbiamo potuto constatare nella lezione precedente, Tomasi

da Lampedusa (1896-1957) ebbe dei collegamenti molto stretti con

la psicanalisi(ricordiamoci che la moglie, la nobildonna tedesca

Alessandra Wolff-Stormersee fu la prima donna in Italia a praticare

la psicanalisi).

Nel saggio di David Michel “ La psicanalisi nella letteratura

54

italiana” , troviamo un’analisi che dimostra altri agganci del

romanzo con la psicanalisi!

54 2 1

Torino, Boringhieri, 1970 ( 1966 ) Stella Pagani 83

Ad esempio, tra altri, nel romanzo vien usato il termine

monomaniaco: è doveroso sottolineare come è impossibile che

questo termine fosse conosciuto all’epoca in cui è ambientato “Il

gattopardo”, infatti la storia è ambientata nel 1800 quando ancora le

teorie freudiane non erano state postulate! Invece per un lettore degli

55

anni ’50/’60 (contemporaneo al Tomasi) questo termine benché

non ancora conosciuto poiché non d’uso comune era comunque

stato utilizzato nell’ambito psicoanalitico e quindi esistente.

Tomasi era uomo di grande cultura letteraria soprattutto inglese e

francese. Mentre scrive “Il gattopardo” prepara due giovani studenti

tra cui Francesco Orlando per l’ammissione alla Normale di Pisa in

letteratura francese. Il giovane Orlando vinse poi il concorso

divenendo insegnante di letteratura alla Normale di Pisa e in seguito

all’università, ove divenne massimo esperto di letteratura unita alla

psicanalisi e pubblicò poi “Per una teoria freudiana della letteratura”

(Torino, 1973); come possiamo vedere diversi agganci storici

rendono più chiaro alcuni passaggi di come certe teorie possono

essersi diffuse. In un certo senso la letteratura ha in qualche modo

trascinato la psicanalisi in una sorta di dare e avere tra discipline.

Ci sono però modi e metodi diversi di approcciarsi ad un testo. E

due discipline possono esser anche “antagoniste”. Diverso ad

esempio è il metodo psicanalitico dalla critica filologica.

La critica filologica= tenta di ricostruire l’originale forma di un

testo. I metodi filologici si applicano allo studio dei testi (critica

delle varianti).

Sebastiano Timpanaro (1923 – 2000) è un critico testuale(filologo)

che si era incuriosito della potenzialità scientifica dell’opera di

Freud.

55 Tale parola fu registrata per la prima volta nel 1963. Stella Pagani 84

Freud si era interessato al fatto che spesso quando riportiamo un

testo(o più in generale un’informazione) si rischia di produrre dei

guasti: sappiamo che la comunicazione è soggetta a interferenze di

trasmissione e l’errore ha sempre una ragione di essere.

Ne “La psicopatologia della vita quotidiana”(1904) Freud aveva

analizzato le distorsioni di un messaggio all’interno della sua teoria

dei lapsus. Un errore ha sempre una ragione di essere, alla cui base

c’è un meccanismo che a volte può essere molto complesso!

Timpanaro negli anni ’60 legge quest’opera in tedesco e trova

elementi che non lo convincono per cui ne prende alcune parti e le

analizza con il metodo stilistico.

Il suo obbiettivo è quello di negare la validità scientifica della

psicanalisi. 56

Nel saggio” Il lapsus freudiano” (1974) analizza un passo

riportato da Freud nella sua “Psicopatologia”. È doveroso

sottolineare come in Italia il saggio fu un fallimento rimanendo

nell’ombra, mentre ebbe grande risonanza all’estero, tanto da esser

tradotto in francese, tedesco, inglese, danese…)

Il saggio riguarda un episodio che Freud riporta nella suo opera.

Racconta che durante un viaggio in Italia(visitata spesso perché

culturalmente interessante per lui) viaggiando su un treno incontra

un ebreo(Freud stesso era ebreo, benché non praticante poiché

agnostico). I due iniziano a discorrere sulla situazione di inferiorità

nella quale vengono mantenuti gli ebrei negli altri paesi, anche quelli

democratici(x esempio c’erano leggi che impedivano ai cittadini di

razza ebraica di praticare alcuni lavori, il contingentamento relativo

57

alle iscrizioni di ebrei alle università ).

56 Lapsus, in questo caso può essere letto con doppia valenza: come titolo del libro e come lapsus di Freud stesso inerente

l’episodio che il Timpanaro sottopone ad analisi.

57 Oggi invece sono i Palestinesi che non possono iscriversi liberamente nelle università israeliane( anche perché coloro che

si iscrivono nelle università israeliane sono costretti a fare il servizio militare per Israele e combattere così contro i loro

fratelli), motivo per cui spesso si recano all’estero per poter svolgere i loro studi. Stella Pagani 85

Durante il discorso il giovane ebreo pronuncia questa frase:

“Exoriare ex nostris ossibus ultor”

In realtà la frase corretta sarebbe stata la seguente:

58

“ Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor” .

Analizziamo ora la frase correttamente scritta:

Exorior = scaturire ; da orior origine punto da cui nasce

qualcosa

oriente

il termine viene usato all’infinito con il senso della seconda persona

singolare(che però è sottinteso) 59

“Sorgerai, [tu] qualche vendicatore dalle nostre ossa”

Aliquis si unisce ad ultor per dare un senso particolare alla frase:

infatti la possiamo considerare quasi un’invocazione e per noi è

quasi superfluo( mentre ha un preciso significato nel contesto

dell’Eneide, come un desiderio di vendetta che si dipanerà e

comprenderà meglio più tardi, con la venuta di Annibale)

L’ebreo, come abbiamo già detto, pronuncia questa frase però con

un errore di costruzione rispetto al latino:

60

“Exoriare ex nostris ossibus ultor ”

“ Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor”

(frase corretta)

58 Virgilio, Eneide canto IV, frase pronunciata da Didone dopo l’abbandono di Enea.

59 Il passo citato è un passo in cui la narrazione eziologia ritrova le cause dei conflitti tra Cartaginesi e

Romani(l’abbandono di Didone da parte di Enea, già analizzato anche con il Metastasio e musicato anche da Haydn)

60 Vedi saggio Timpanaro per più esauriente spiegazione. Stella Pagani 86

Ex nostris ossibus: dalle nostre ossa.

Probabilmente egli pensando mentalmente in tedesco riporta la

costruzione come quella italiana ossia con la preposizione davanti.

Il giovane tralascia inoltre aliquis = qualche

Ed è proprio da questo termine, aliquis, o meglio dalla sua

mancanza, che Freud trova uno stimolo per delle considerazioni

psicanalitiche interessanti.

Con la collaborazione del giovane incominciano a fare delle libere

associazioni mentali fissando l’attenzione proprio sulla parola

mancante.

Timpanaro, nel suo saggio, sostiene che Freud influenza il giovane

ebreo nelle sue associazioni mentali ( anche se Freud nel riportare

l’accaduto sostiene che in realtà gli aveva detto di sentirsi libero di

dire quello che voleva).

Torniamo all’analisi delle associazioni che Freud riporta:

Aliquis viene dunque collegato alle seguenti associazioni:

1. Liquidation: liquidazione intesa come rendere liquido

qualcosa, e in senso figurato anche uccisione;

2. Flūssigkeit: liquido, inteso come sostantivo

3. Fluid: fluido

4. San Simonino: il bambino la cui uccisione era stata attribuita

61

agli ebrei, le cui reliquie erano conservate a Trieste.

61 Notiamo come nel suo saggio, capitolo 4, Timpanaro utilizzi il carattere spaziato per rendere ancora più evidente il senso

che vuole veicolare.(cfr pagina 31, “Didone, san Gennaro e lo spettro di una gravidanza indesiderata”)

Stella Pagani 87

Al giovane ebreo viene poi in mente un’altra associazione relativa a

san Gennaro. Cosa può significare questo? Sicuramente che il

giovane ha visitato Napoli, anche perché non è così scontato che in

quel periodo ci fosse una conoscenza “massificata”( e per giunta

estesa a contesti europei) del fatto che s. Gennaro fosse il patrono di

Napoli!

Infatti si viene a sapere che il giovane è stato a Napoli, dove aveva

fatto conoscenza con una giovane donna napoletana, la quale era

rimasta incinta: perciò è palese secondo Freud come le sue libere

associazioni mentali avessero prodotto un rete interessante. Inoltre

pensando ad altri santi gli sovviene anche Agostino.

Analizziamo meglio:

S. Simonino: aveva forse pensato ad un eventuale aborto visto il

• collegamento con il santo morto ancora bambino?

S. Gennaro: è famoso per la liquefazione del sangue,

• collegabile col ciclo mestruale che non si era manifestato.

S. Agostino:richiama alla mente il mese di agosto, così come

• Gennaro quello di gennaio: sarebbe plausibile pensare a un

ipotetico collegamento con i calcoli relativi alla nascita.

Per Freud la dimenticanza di aliquis è significativa in quanto porta

alla luce un pensiero soggiacente e latente del giovane: ossia la sua

paura di divenire padre. Timpanaro inizia qui con la pars destruens=

ossia decostruisce, o meglio distrugge, tutto il lavoro dello

psichiatra.

Sappiamo che la validità di un metodo realmente scientifico si basa

sul fatto che vale una sola strada per raggiungere un risultato.

Stella Pagani 88

Timpanaro è quindi convinto che Freud ha fatto funzionare il suo

metodo influendo sul giovane, tenta perciò di dimostrare la non

scientificità della psicanalisi evidenziando come si può giungere al

medesimo risultato di Freud con altre parole dimenticate/omesse.

Secondo lui si può giungere al medesimo risultato utilizzando un

termine qualsiasi.

Infatti la dimenticanza di aliquis è per Timpanaro spiegabile

filologicamente= il giovane se ne è dimenticato semplicemente

perché aliquis è superfluo! E la citazione può funzionare igualmente

anche senza!

Egli sostiene che non è affatto un lapsus, come dice Freud, bensì

un’omissione che ha una ragione funzionale( si elimina ciò che

grammaticalmente non è economico).

Lo stesso dicasi per la costruzione della frase nel suo complesso: la

frase ricalca la struttura tedesca e italiana(che è diversa da quella

latina e sicuramente è più “facile” da ricordare per una persona che

non parla correntemente il latino).

Inoltre come se non bastasse l’anticipazione di ex rispetto a nostris è

un fatto che si ritrova già in manoscritti antichi; anzi alcuni

eliminano addirittura aliquis!

Quindi secondo il Timpanaro non può valere la regola postulata da

Freud! Altrimenti si dovrebbe supporre che anche gli scrittori antichi

i cui manoscritti riportavano delle variazioni nella frase o

mancavano del termine aliquis fossero preoccupati per aver messo

incinta una signora napoletana!!!

Ricapitoliamo brevemente il nostro discorso generale prima di

proseguire. Stella Pagani 89

Poetica e ‘700/’800 Saint-Beuve

Tradizione

Questo è un esempio di storia diacronica della critica letteraria.

Da Saint- Beuve in poi il discorso di fa sincronico infatti possiamo

notare come + discipline si sviluppino più o meno nei medesimi

tempi(1900)

Critica Stilistica

• Critica Psicoanalitica

• Critica Ideologica

Alcune volte il metodo può evolvere, altre no: ad esempio la

psicanalisi rimane sempre ortodossa. La psicanalisi è formalizzata da

Freud anche se nasce prima.

La critica ideologica o marxista invece fu fondata e non solo

formalizzata da Marx sulla base della sua visione materialistica

(prima di lui non esisteva): dobbiamo però sottolineare come la

critica ideologica si sia evoluta con i successori di Marx, poiché in

effetti lui si occupò ben poco di letteratura.

Marx ( Treviri 1818- Londra 1883) e Engels ( 1820- 1895), furono

due pensatori politici tedeschi che elaborarono una concezione

materialistica della storia.

1848: esce il manifesto del Partito Comunista, anno in cui ci furono

molti rivolgimenti sociali in Europa.

Marx accusato di socialismo fu costretto a lasciare la Germania

rifugiandosi in Inghilterra. Elabora e perfeziona il socialismo e crea

una nuova dottrina= comunismo con alla base il materialismo

storico. Stella Pagani 90

Va sottolineato come nel manifesto del partito non vi siano affatto

dei legami con la letteratura, benché Marx fosse un uomo di buona

cultura.

Nel 1859 elabora: “Il capitale” = un’opera molto complessa e

articolata di economia politica.

E l’economia politica nasce infatti come disciplina proprio in

Inghilterra tra il ‘700 e ‘800.

Nella sua opera c’è una rivendicazione di rapporto tra arte e società.

Testi letterari hanno un forte legame con la società: la loro lettura

presuppone quindi anche una conoscenza storica e sociale di un

determinato ambiente in un certo periodo!

Opera arte

Società

Esse sono legate da un legame biunivoco nell’asse dell’evoluzione

storica!

Nella sua analisi Marx privilegia comunque i rapporti di produzione:

l’uomo conta socialmente in funzione di quanto produce;

• se produce senza posseder mezzi propri lo definiamo

• PROLETARIO (possiede solo la propria prole);

chi possiede il capitale è definito CAPITALISTA

Questo pertiene alla società.

Per quanto concerne l’opera d’arte invece, essa sfugge alla

catalogazione, è estranea al mondo della produzione in senso stretto.

Opera, quindi, come sovrastruttura= ci sono dei legami con la

società ma se ne tiene lontana. Stella Pagani 91

Marx ritiene che l’opera d’arte sia interessante per poter capire la

società.

Culturalmente Marx aveva ampi interessi(in un certo senso è simile

a Freud):

amava il teatro (Shakespeare)

• 62

amava la tragedia classica greca

• per ciò che concerne la letteratura predilige il romanzo, per via

• della sua capacità di descrivere la realtà così come è;

Torniamo ora alla sua opera.

L’incipit de “Il capitale” è il seguente:

“Uno spettro si aggira per l’Europa: è lo spetto del comunismo.”

Cosa ci indica questa frase?

Notiamo il particolare uso del termine spettro: esso è tipico dei

romanzi gotici del ‘700/’800, quindi possiamo dedurre che Marx

leggesse quei romanzi.

Per Marx il romanzo e un modello di rappresentazione della società

borghese, ne inquadra i meccanismi con i suoi ideali e i suoi feticci:

denaro

• rapporti di forza

• merce

Nel romanzo si possono esprimere al meglio le 2 tensioni dell’epoca:

Innovazione vs

Conservazione

Tecnologia

Tradizione sociale

62 Freud preferisce Sofocle poiché questi sa creare scene più complesse, mentre Marx è più orientato verso Eschilo che fa un

teatro più primitivo, semplice. Stella Pagani 92

Nel momento dell’arrivo di Marx in Inghilterra nasce il romanzo

63

borghese.

Dickens ( 1812- 1870) scrive nel 1844 “Tempi difficili”

Come sappiamo egli fu un fertile romanziere.

64

Scrisse ad esempio “Il circolo Pickwick” (1838 ) che segna la

nascita del romanzo moderno: il suo successo creò una richiesta

sempre maggiore di dispense e sancì il successo di Dickens, che lo

scriveva di volta in volta, con una trama che si rinnovava ad ogni

capitolo proprio per mantenere viva la richiesta e aumentare il

successo. Dalle 3000 copie previste all’inizio si arrivò a 30000: da

quel momento si cominciò a pensare alle case editrici come a delle

65

vere e proprie industrie!

Torniamo a “Tempi difficili”

Il romanzo è ambientato a Coketown, città immaginaria, sede di

molte industrie, acciaierie e per l’estrazione del carbone. C’è la

66

figura di un capitalista e della figlia Louise, che vive all’interno di

una ricca e sontuosa casa nella plumbea e inquinata città. Durante

uno sciopero la giovinetta incontra un operaio, e per la prima volta

vede in carne ed ossa una persona, o meglio il rappresentante, vivo e

vegeto, di una categoria della quale fino ad allora aveva solo sentito

67

parlare, avendone solo una vaga e indistinta idea .

Possiamo asserire che in un certo qual modo Dickens arriva a

preparare il terreno per l’ideologia di Marx, infatti nel romanzo ci

sono dei tratti distintivi:

63 È dibattuta la questione dei generi; romanzi si possono considerare anche quelli dell’Ariosto e del Tasso. Gli stessi greci

dibattevano sulla questione dei generi e sulla datazione della loro nascita.

64 Il circolo Pickwick uscì all’inizio in dispense, ne erano previste 3000 copie; anche la seconda edizione dei Promessi Sposi

adottò questa forma.

65 Cfr appunti sul romanzo “Barnaby Rudge”

66 Ovviamente Dickens non usa tale termine, poiché non era stato ancora coniato: in quel periodo infatti Il Capitale non era

ancora stato scritto.

67 C’è un processo di individualizzazione: prima Louse ne aveva un’idea confusa, quasi una massa indistinta. Ora c’è un

uomo dietro quella categoria. Questa è la stessa idea che ritroviamo in Metropolis di Fritz Lang. Stella Pagani 93

modo nuovo di rappresentare la società;

• idea di folla, o meglio di massa organizzata (operai che

• scioperano), che aveva visto la luce già con la Rivoluzione

68

Francese. 20 dicembre 2006

Saggi da leggere integralmente:

Spitzer- critica stilistica

Terracini- critica stilistica

Timpanaro – critica testuale vs psicanalitica 69

Oggi affronteremo la critica ideologica o marxista e il romanzo.

Nel 1859 Marx scrive “Il capitale”, ormai vive a Londra dove si è

trasferito. È un’ opera di economia politica, ma contiene riflessioni

sul rapporto tra arte e società. In quanto per Marx i testi letterari

sono espressione di forze storiche e sociali di un paese. Ricordiamo

che il 1848 è stato il periodo delle grandi rivoluzioni e da lì nasce e

si evolve il materialismo storico, un pensiero filosofico che sta dietro

al pensiero comunista: è l’anno di pubblicazione del manifesto

comunista.

68 Quando la folla prende coscienza di sé e si autodetermina diventa massa organizzata.

69 Il marxismo nasce grazie al lavoro di Marx(1818-1883) e Engels(1820-1895) Stella Pagani 94

L’inizio del manifesto marxista incomincia con “Uno spettro si

aggira per l’Europa, è lo spettro del comunismo” questo è un

profondo richiamo al romanzo gotico di origine inglese e ci mostra

come Marx fosse un lettore attento

Per quanto concerne la critica dell’800 si incentra nella disamina del

romanzo, lo stesso accadrà nel ‘900: la prosa quindi assurge a

soggetto di analisi nell’ambito della critica. Per Marx l’opera d’arte

aiuta nella comprensione della realtà sociale e sicuramente il

romanzo, specie il romanzo realista è d’interesse per Marx.

1844 Dickens pubblica “Hard Times”, sullo sfondo di una storia di

amore si dipingono le condizioni sociali del periodo della rivoluzioni

70

industriale .

Dickens era un borghese impermeabile alle dottrine comuniste, di

ideologia liberale ma profondamente attento alla classe operaia in

quanto nuovo soggetto politico e nuova forza.

Anche “Il circolo Picwick”(1938) presenta un impegno civile e

politico, specie nel capitolo 42 a fine del romanzo, dove c’è la

descrizione della visita al carcere di Londra dei 3 protagonisti. Le

prigioni londinesi peggiori erano quelle dove c’erano i debitori, la

loro posizione era terribile e toccava da vicino i problemi del

proletariato che come unico bene aveva solo la prole! Gli assassini

aveva una sorte quasi più dignitosa perché potevano avere almeno

cibo e vestiti. Il debitore infatti veniva espropriato di tutti i suoi beni,

anche dei vestiti e persino dei soldi dei parenti, tutto veniva

pignorato dai creditori.

70 Il brano di Dickens evoca la Metropolis di Lang, un ambiente fumoso. Stella Pagani 95

Quindi l’estratto dimostra come Dickens fosse consapevole della

situazione reale a livello sociale. Nell’estratto vediamo come

Dickens stesso ci tenga a sottolineare che la sua critica è una critica

non solo letteraria, bensì basata sulla realtà dei fatti. In questo caso

esci dallo schema tipico di finzione letteraria, dalle regole del gioco

con cui si costruisce un libro.

Il romanzo dell’800 è fonte di informazioni sia per il lettore che per

il critico. Può persino diventare fonte storica a livello sociale con

valore di documento.

Nel 1997, ne“L’Atlante del romanzo europeo 1800-1900, Franco

Moretti(fratello del famoso Nanny) rileva una liason geografico-

sociale tra i luoghi dove sono ambientati i vari romanzi dei grandi

scrittori europei e i personaggi da loro descritti: Dickens, Hugo,

Balzac, Sue(che scrisse il ciclo dei misteri di Parigi):

Dickens colloca i suoi personaggi nelle zone suburbane,

• all’esterno della città stessa;

Balzac dai cui romanzi si evince spesso una tematica

• economica(posizione sociale e guadagni) applica i principi

economici nella vita sociale, descrivendo uomini che vivono in

quartieri popolari come il quartiere latino(dove c’è la Sorbona),

mentre la donna, bramata da questi personaggi maschili, vive

quasi sempre nell’area più ricca di Parigi. I maschi quindi

possono essere letti come dei veri arrampicatori sociali che

vedono l’oggetto del loro desiderio proiettato in una

determinata zona della città.

Nel 2005 Moretti scrive anche “La letteratura vista da lontano”, in

cui esamina l’evoluzione storica del romanzo dell’800 a livello di

zone. Stella Pagani 96

Marx arriva in Inghilterra nel 1840, periodo in cui Dickens è

all’apice del suo successo: egli si stupisce di come un borghese

denunci socialmente le condizioni in cui versa la popolazione più

povera, e inoltre nota come il romanzo, proprio per la quantità di

copie che riesce a vendere possa esser visto come strumento mass

mediatico. Romanzo inglese contemporaneo e quello francese

offrono a Marx degli spunti di riflessione, in fondo uno scrittore

come Dickens che parla a 20000 persone ha un grande potere.

Non troviamo opere specifiche di Marx dedicate all’analisi, ma tutte

le sue riflessioni son contenute ne Il Capitale.

Alcune teorie di Marx possono invece essere rinvenute nel carteggio

con Engels, in cui si pongono delle questioni importanti sulla

funzione dell’opera d’arte e della letteratura:

Esiste un genere di opera d’arte o letteratura che può aiutare

• meglio di un’altra una corrente a svilupparsi? Aiutare

un’ideologia nascente? Un potere?

Chi condivide l’ideologia comunista deve scrivere in favore di

• quella credenza? L’ideologia va venduta all’interno dell’opera

d’arte? Stella Pagani 97

Marx ed Engels concludono che l’autore non deve realizzare nella

sua opera l’ideologia in cui crede. È anche vero però che alcuni

autori possono aiutare nella diffusione dell’ideologia di

appartenenza. Marx ed Engels rifiutano una letteratura a tesi, ossia

per punti, ma sono favorevoli al realismo in quanto un’opera realista

può essere di aiuto allo sviluppo ideologia, alla sua crescita, ma può

anche smentirla. Rappresentare la realtà può demolire determinate

tesi o convinzioni errate. Inoltre Marx marginalizza il problema del

valore estetico e si domanda come certe opere possano piacere anche

a distanza di molti anni. Perché nell’800 Omero è ancora attuale?

Perché alla base c’è il mito dell’eroe. Odissea e Iliade non sono

realistiche eppure piacciono. Marx e Engels dicono che noi

idealizziamo l’opera d’arte: in un certo senso il mito di Achille, in un

tempo in cui ormai esistono le armi da fuoco, ha ancora più fascino.

Fascino dell’arte greca perdura poiché si lega alla fanciullezza

dell’umanità, conducendoci a un passato che condividiamo e da cui

nascono i nostri giudizi di valore.

Il 1917 è l’anno in cui nasce U.R.S.S. e l’ideologia marxista diviene

ideologia di stato. Ora come devono comportarsi gli artisti? Bisogna

attenersi alle direttive di Marx che proponeva elasticità oppure

controllare tutto? Viene imposta l’estetica Marxista a tutti gli artisti.

Si arriva a parlare di realismo socialista e non più solo di realismo, si

producono infatti opere a carattere educativo e formativo.

Due figure sono importanti in quanto fondatori di questa ideologia:

Plechanov(1856-1918), delinea le prime fasi dell’estetica

• 71

marxista

71 Morirà perché in contrasto con Lenin. Stella Pagani 98

72

Zdanov (1896-1948) è il più importante, primo grande teorico

• del realismo socialista:prevede che l’arte segua l’ideologia nelle

sue espressioni, diventerà poi ministro e formalizzerà l’estetica

in senso proprio.

Ci sono però anche ideologi che escono da questa linea, sono i

teorici del marxismo eterodosso= una linea di pensiero che prende

alcuni principi dell’ideologia marxista e li adatta a realtà nuove.

Troviamo ad esempio Lukàcs (Budapest 1885-1971)un ungherese

ebreo-tedesco che durante il nazismo si rifugia in URSS e si dedica a

insegnamento universitario occupandosi di estetica della letteratura

nel romanzo.

1937-1938 scrive un saggio “Il romanzo storico”. Il romanzo storico

è lo specchio della realtà sociale e politica di una società ed

evidenzia i suoi punti di forza e limiti.

72 Zdanovismo= politica per cui l’arte si conforma ai dettami dell’ideologia dominante Stella Pagani 99

Teorizza la Teoria del rispecchiamento evidenziando come il

romanzo debba essere una sorta di documento fedele alla realtà,

enunciando e denunciando i fatti, quindi il suo valore è dato dal

grado di realismo presente in esso.

Gli scritti di Lucàks sono raccolti in un libro, “Saggi sul realismo”

(1948), in cui si evince come egli consideri il realismo, ossia la

natura delle cose sottratte all’ideologia. Egli vede nel realismo la

capacità di cogliere e narrare, non solo di descrivere, l’essenza dei

fatti, interpretandola in un certo qual modo; e il realismo nella sua

forma + compiuta lo troviamo solo nel romanzo. Egli infatti

apprezza gli scrittori narrativi e non solo descrittivi. Non ama i

romanzi legati all’ideologia, ma ama narratori come Dostoevsky,

Tolstoj. Non ama gli scrittori che fanno romanzi a tesi. Rifiuta anche

le avanguardie considerandole come un prodotto della crisi del

capitalismo. E dirà di esse che sono solo “Forme dell’irrazionalismo

del tardo capitalismo”. Egli ama l’ideale classico del romanzo. Per

quanto concerne Lucaks possiamo dire che dopo la seconda guerra

mondiale viene epurato, ossia confinato in una dacia in Russia e i

suoi libri distrutti.

Per quanto concerne le avanguardie in Russia possiamo dire che

l’avanguardia che sarà più presente è il Futurismo. Il futurismo nasce

nel 1906 con il manifesto di Martinetti e la fondazione di una rivista,

tra il 1908 e il 1911 Marinetti è a Parigi per creare risonanza con il

lancio dei manifesti futuristi e lì si appropria di nuove tecniche come

quella del cinema. Tolstoj era un ricco proprietario terriero che

aveva comperato dei contadini semi-schiavi e li aveva liberati

all’interno delle sue tenute, sperimentando una sorta di socialismo.

Stella Pagani 100

101

Appunti del 10 gennaio

Sempre in ambito di critica marxista un’altra figura importante fu

W. Benjamin (Berlino 1992 – 1940). Figura originale sin dai suoi

primi studi: si dedica ad alcune aree che la storiografia

contemporanea aveva trascurato. Gli anni dal 1920 al 1927 sono

anni di grande impegno intellettuale; sono di questi anni il Saggio

su Goethe e soprattutto della complessa opera Il dramma barocco

tedesco., con la quale fallirà poi il tentativo di ottenere l’abilitazione

presso l’università di Francoforte(l’argomento era considerato

oscuro). In questi anni conosce Adorno, Erich Fromm; inoltre

rileviamo che il rapporto con una rivoluzionaria regista lettone sarà

determinante per la sua decisa svolta in senso marxista e comunista..

Nel 1928 stringe un'altra importante amicizia anch'essa determinante

per la sua ulteriore evoluzione intellettuale: incontra e si lega a

Bertolt Brecht. Negli stessi anni si impegna sempre più oltre che in

saggi letterari densi di riflessioni filosofiche, il saggio su Kafka,

quello su Baudelaire e il saggio L'opera d'arte nell'epoca della sua

riproducibilità tecnica, in un'opera filosofica che, contenuta nelle

intenzioni, lo accompagnerà incompiuta ed estremamente vasta, fino

alla morte: il Passagen-Werk.

Allo scoppio delle guerra si stabilisce poi a Parigi, dove studia la

letteratura francese e le espressioni della letteratura moderna e

contemporanea in figure come Goethe, Baudelaire, i surrealisti,

Brecht, Proust e Kafka; scrive le Tesi sul concetto di storia, il suo

ultimo lavoro e testamento spirituale. Le Tesi avrebbero dovuto

essere l'introduzione del Passagen-Werk, che Benjamin non poté

completare; gli abbozzi sono stati pubblicati in Italia col titolo

Parigi, capitale del XIX secolo. 102

Quando Parigi è occupata dai tedeschi, Benjamin, fugge verso la

Spagna: all’arrivo dei tedeschi, in quanto lui è un comunista

militante, è costretto di nuovo alla fuga e nel tentativo di varcare il

confine cercando di fuggire dalla Gestapo, si uccide ingerendo

morfina.

La maggior parte della sua opera (una serie di saggi) resta

incompiuta e non viene pubblicata. La

riscoperta di questo personaggio avverrà negli USA negli anni ‘50.

Egli si è occupato principalmente di 2 grandi argomenti:

il mutamento concettuale dell’opera d’arte nell’epoca moderna

• la letteratura francese e il mito di Parigi.

Nel 1934, anni parigini, scrive senza pubblicare un saggio “L’opera

d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Va ricordato

che siamo in un ‘epoca di innovazioni tecniche: la fotografia ha

lasciato già il posto al cinema, che oramai sta evolvendo attraverso

l’ausilio di nuove tecniche tra cui il sonoro e il colore.

La domanda di base è semplice: Benjamin si chiede se ci sia

differenza nel vedere dal vero un quadro di Giotto, piuttosto che

vedere una stampa? 103

L'opera d'arte -dice Benjamin - prima dell'avvento dell'epoca della

sua riproducibilità tecnica -grosso modo fine 800 primi 900 -godeva

dello statuto di autenticità ed unicità. Un'opera - ad esempio un

quadro - era un pezzo unico e originale (non prodotto in serie) ed

autentico, ossia irripetibile e destinato ad un godimento estetico

esclusivo nel luogo in cui si trova. Questo hic et nunc dell'opera,

questa sua originalità, unità, autenticità, irripetibilità, esclusività di

godimento estetico viene da Benjamin chiamata "aura". L'aura di

un'opera d'arte è dunque tutto ciò di cui si può predicare quanto è

stato detto poc'anzi.

Diversamente l'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità

tecnica è sottoposta ad un processo di "decadenza dell'aura". Tanto

è unico un quadro quanto labile e ripetibile la foto.

L'opera d'arte riprodotta è invece nata avendo come destinazione le

masse: molteplici, ingorde, mutevoli per definizione. Ma qui si

innesta la contraddizione del testo di Benjamin Poiché egli si

propone di formulare dei concetti nuovi nel campo della teoria

dell'arte accordabili alle «esigenze rivoluzionarie» del materialismo

storico, non si vede come possa tale finalità accordarsi invece con un

processo definito di "decadenza" dell'esperienza estetica - sempre

più priva di "aura"-, con le esigenze comunque sempre più pressanti

delle masse di poter adire l'estetico. Insomma, se il materialismo

storico si pone come liberazione politica degli oppressi, una estetica

marxista dovrebbe fornire a costoro anche una liberazione estetica, e

plaudire alla morte dell'aura come forma aristocratico-umanistica del

godimento estetico. Ma, ahimé, per quanto ci si sforzi di leggere tra

le righe del testo non si capisce fino a che punto la perdita dell'aura

sia un bene o un male per Benjamin e dunque un bene o un male per

le masse o un bene o un male in sé e per sé 104

È un saggio breve, ma con un paio di idee interessanti ancora oggi:

egli afferma che nell’antichità l’opera d’arte (in questo caso dipinto,

scultura...) fosse oggetto di culto, che l’opera d’arte veicolasse un

rapporto diretto con la divinità.

Prendiamo ad esempio le incisioni rupestri come quelle di Lascaux

in Francia: erano forse queste immagini destinate ad un vasto

pubblico? No, a goderne doveva essere solo chi l’aveva prodotto.

Quindi l’opera d’arte non nasceva per il pubblico, ma all’interno di

una rapporto quasi intimo tra l’autore e la divinità. Notiamo quindi

che, con il trascorrere del tempo e l’evoluzione della civiltà, l’opera

d’arte va perdendo la sua sacralità, la usa aura; questo accade una

volta che essa viene resa pubblica e quindi quando comincia a essere

vista e anche giudicata da altri, da molti. C’è una sorta di

laicizzazione e democratizzazione dell’opera artistica che perde così

la sua esclusività.

Benjamin arriva a sostenere che la funzione artistica in futuro potrà

essere considerata marginale, in quanto ad esempio, la fotografia

riproduce già l’immagine esattamente come è, togliendo alla mano

l’incombenza di dover riprodurre l’immagine artistica.

Diverso è ad esempio il ruolo della litografia che presuppone

comunque la mediazione artistica nella riproducibilità. [vedi slide].

Anche il consumo quotidiano delle immagini in casa, paragonabile

ormai al consumo di altri oggetti (acqua, gas...), ha contribuito alla

perdita dell’aura da parte dell’opera .

È aumentata la quantità (di esposizione) dell’opera d’arte, ma allo

stesso tempo è scemata anche la qualità. La funzione artistica, tra le

varie funzioni, diviene sempre più marginale (e lo sarà sempre di più

73

in futuro ).

73 Con Andy Warhol, ad esempio, la funzione artistica è secondaria, in quanto è più importante la riproducibilità (fa delle

stampe) 105

1936: siamo negli anni in cui nascono delle riflessioni sociali

sull’opera d’arte, nel suo rapporto con il pubblico. È qualcosa che

rientra nell’ambito della filosofia.

Nel 1924 a Francoforte (Germania) nell'ambiente del neonato

"Istituto per la Ricerca Sociale"- della Scuola di Francoforte (è

una scuola filosofica e sociologica neomarxista. Il nucleo originario

di tale scuola emerse nel 1923 )si costituisce un gruppo di

pensatori e studiosi, intenti all’analisi di diversi ambiti e discipline,

ma tutti accomunati dalla medesima linea di pensiero che risiedeva

nella critica della società presente, tendente a smascherare le

contraddizioni del contemporaneo vivere collettivo. L'ideale di

società e di uomo a cui fa riferimento questa critica è quella

utopistica e rivoluzionaria del marxismo; tra i temi trattati ci fu

quello dello studio della perdita di prestigio dell’opera d’arte, la

sua diffusione, lo studio dei destinatari e dei cambiamenti sociali

(tra i teorici vi è Th.W. Adorno ( 1903 – 1969)filosofo e sociologo

che lascerà presto la Germania per motivi politici, in quanto lui è

socialista/comunista, e finirà negli Usa. Il suo apporto si delinea per

una critica radicale al capitalismo.

Come viene giudicato questa perdita di prestigio? Essa viene

giudicata positivamente: l’opera d’arte diviene pervasiva,

invasiva, una rivoluzione, non si elabora nell’università ma nelle

strade.

Un altro esponente, solo filosofo, anch’egli costretto ad emigrare

sotto il nazismo, opera soprattutto negli Usa, è H. Marcuse (1898 –

1979), comunista ortodosso. Negli Stati Uniti comparirono le sue

due opere principali, annoverate tra le opere più importanti della

teoria critica (Kritische Theorie) e sono tra le opere centrali del

movimento studentesco degli anni '60 in tutto il mondo, e

principalmente negli USA e Germania. Negli anni 1968 e 1969 si 106

reca per alcuni mesi in Europa, tenendo lezioni e discussioni con

studenti a Berlino, Parigi, Londra e Roma. Con l'inizio del

movimento studentesco Marcuse diventa uno dei suoi principali

interpreti, definendosi Marxista, socialista e Hegeliano. Le sue

critiche al capitalismo (specialmente la sua interpretazione di Marx e

Freud "Eros e civiltà" pubblicato nel 1955) risuonarono con le

preoccupazioni del movimento

Torniamo ora a Benjamin e analizziamo il secondo punto di cui si è

occupato: le riflessioni sulla letteratura francese. Benjamin nota che

al centro dell’opera artistica c’è sempre un centro urbano. In

Francia questo centro è Parigi: è il luogo in cui vengono ambientati

la maggior parte dei romanzi, il luogo più fotografato, a Parigi

risiedono inoltre i principali musei e sempre qui nasce il cinema.

Benjamin arriva a raccogliere una serie di saggi con protagonista

Parigi e li mette insieme in “Parigi capitale del ‘900”. Studia

74

inoltre il tema della folla, tema molto studiato nel ‘900 ; la folla

infatti si riunisce in città e partendo da tale tema, arriva a dare rilievo

al concetto di massa. Per far questo analizza due testi e li confronta:

74 Siamo negli anni in cui viene inventato lo stadio (per raduno sportivo o politico). È un luogo di massa. 107

uno di Edgar Allan Poe “L’uomo della folla” in cui la folla

• indistinta viene percepita da un individuo;

l’altro un racconto di Hoffman “La finestra d’angolo del cugino”

• nel quale è un uomo paralitico a osservare la folla dalla finestra.

L’autore più fortunato del secolo è Hugo. Suo maestro fu Eugene

Sue, che scrisse “I misteri di Parigi”, in cui si parla della folla.

Benjamin leggendo “L’uomo della folla” di Poe, rileva una folla

indistinta e anonima che viene vista da una persona. Poi fa un

confronto con il racconto di Hoffmann “La finestra d’angolo del

cugino”, in cui è un uomo paralitico a osservare dalla finestra la

folla.

Benjamin affronta il tema della folla dando rilievo al concetto di

massa, concetto che in questo periodo assume sempre più

importanza.

La folla per Benjamin è il simbolo del passaggio del potere

dall’individuale al collettivo. Egli sostiene che la folla è l’allegoria

del potere, è simbolo di un potere che, una volta era individuale, e

ora con la democratizzazione si sta collettivizzando (come l’opera

d’arte: dall’individuale al collettivo). 75

L’altro punto importante è lo studio dell’allegoria , poiché l’uso

di un elemento formale può diventare importante perché possiede un

significato più profondo: ad es. la terzina di Dante usa la terzina

nella divina Commedia perché allegoricamente si riferisce all’idea

della trinità.

75 L'allegoria è la figura retorica per cui un concetto astratto viene espresso attraverso un'immagine concreta: in essa, come

nella metafora, vi è la sostituzione di un oggetto ad un altro ma, a differenza di quella, l'accostamento non è basato su

qualità evidenti o sul significato comune del termine, bensì su un altro concetto che spesso attinge al patrimonio di

immagini condivise della società. Essa opera comunque su un piano superiore rispetto al visibile e al primo significato:

spesso l'allegoria si appoggia a convenzioni di livello filosofico o metafisico. 108

Per chiudere con la critica ideologica vediamo altri 2 autori in Italia,

dove è esistito il maggior e più grande partito comunista

dell’Europa occidentale.

Abbiamo Antonio Gramsci (Cagliari 1891 – 1937 Bari), che elabora

un modello tuttora attivo in Usa. È di famiglia disagiata. Si stacca

dai socialisti e fonda nel 1921 il Partito Comunista e il giornale

“L’Unità”. Nel 1926 viene arrestato e condotto in detenzione in un

paesino di Bari. Gramsci in cella non ha libri, ma solo dei quaderni.

Scrive un’opera piuttosto estesa “Quaderni dal carcere” pubblicata

postuma. È un’opera complessa che si occupa di diversi temi: a noi

interessa la parte che si dedica alla letteratura “Letteratura e vita

nazionale”. Vede un

rapporto diretto tra letteratura e politica, e si domanda come la

letteratura può esser utile alla politica?

1- Dice che occorre evitare l’autonomia del giudizio letterario: l’arte

per sua natura non è indipendente.

2 – Occorre evitare l’intromissione del giudizio politico (la politica

ha delle leggi che non possono essere condivisi dall’opera d’arte

letteraria)

Due temi che sono in apparenza contraddittori. Egli sostiene che il

politico si occupa del futuro, di quel che dovrà esserci; l’artista

invece vede quello che c’è, del passato e del presente.

Conclusione: il politico non sarà mai contento dell’artista. 109

Vede una contraddizione tra: ‘livello politico’(utopico) <---> ‘livello

artistico’. (realistico) A unire questi 2 elementi vi è la

cultura (è l’elemento mediatore tra i due). Per cultura intende

‘organizzazione culturale’: l’intellettuale deve fare propaganda

politica e per fare ciò l’intellettuale si deve rendere comprensibile al

popolo. L’intellettuale non è mai autonomo, e il rapporto con la

storia non è mai univoco. Gli intellettuali servono per aiutare a

capire il presente. Occorre che gli intellettuali lottino per una nuova

cultura che generi una nuova vita morale.

Nel 1950, quando questo libro viene pubblicato, ci troviamo nel

periodo della guerra fredda, e la DC ha appena vinto sul PC di poco.

Vittorini (1908 – 1966) divulgatore dell’opera di Gramsci. Egli

aveva fondato la rivista “Il Politecnico”, in cui tenta di mettere

insieme livello politico e livello artistico, ma questa esce per pochi

anni, 1945 – 1947, perché viene fatta chiudere da Togliatti, nuovo

capo del PC, in quanto ordina che gli intellettuali si impegnino di

più. Vittorini risponde che l’intellettuale è già di per sé impegnato,

non può essere un’imposizione. Vittorini lascia il PC.

FORMALISMO

Formalismo russo

Intorno al 1914 si presentò al campo delle attività critiche letterarie,

una nuova corrente, designata poi (prima con accezione negativa)

formalismo. Essa fu attiva fino al 1930 circa., Roman Jakobson, e

altri riunitisi nel Circolo linguistico di Mosca (1915),formularono

una prestigiosa e anticipatrice teoria in cui, mettendo in rilievo il

principio dell'automatismo della percezione nella lettura delle forme,

concentravano tutta l'attenzione critica sui procedimenti volti a 110

rompere tale automatismo, procedimenti attraverso i quali si esprime

e prende consistenza la forma letteraria. Essi rifiutavano ogni

approccio psicologico o sociologico all'opera d'arte, di cui

ribadivano la natura esclusiva di "convenzione" e "finzione": in

questo senso si poteva indagare l'espressione artistica non come

prodotto di un'ideologia sociale, ma come meccanismo dotato di sue

leggi autonome.

In seguito i formalisti approfondirono la ricerca: sulla tipologia della

forma narrativa; sul rapporto tra lingua emozionale e lingua poetica

(Jakobson, La poesia contemporanea russa, e Sul verso ceco); sulla

funzione della norma metrica nel verso e nella prosa;sulla struttura

delle favole Vladimir Jakovlevic Propp scrisse un fondamentale

Morfologia della fiaba (1928), in cui si cerca un sistema di

classificazione che permetta di stabilire in che cosa consista la fiaba

prima di indagarne le origini: il saggio fu nel dopoguerra oggetto di

ampia discussione e stimolo, nella cultura euroccidentale.

Per i formalisti russi il linguaggio letterario è essenzialmente diverso

da qualsiasi altro linguaggio perché, a differenza da questi, non ha

alcuna funzione pratica. Per loro, la letteratura è un linguaggio che

serve semplicemente a farci vedere le cose con occhi diversi, e

riesce a farlo grazie a tecniche stilistiche e strutturali precise.

Nell'ambito di questo orientamento, nasce il concetto di

defamiliarizzazione. Secondo cui l’uomo è incapace di mantenere

una visione sempre "fresca" della sua percezione degli oggetti:

l'abitudine lo conduce ad automatizzare tutto ciò che si ripete e che

si ripresenta alla sua coscienza. Questa processo di automatizzazione

ha il vantaggio di servire per la sopravvivenza, ma è anche ciò che

conduce a perdere la capacità di stupirsi, e quindi di riflettere su

determinate realtà. Il compito dell'arte è proprio quello di

"rinfrescare" la nostra visione delle cose, di spostare il nostro modo

di percezione dall'automatico e pratico all'artistico. La 111

"defamiliarizzazione" è il nome che indica questa caratteristica

distintiva della letteratura.

La distinzione tra "fabula" e "intreccio" è uno dei punti cardinali del

formalismo russo.

La fabula è la storia così come è avvenuta, secondo uno stretto

ordine cronologico. Essa è dunque il materiale del quale si serve la

letteratura, e non vera e propria "letteratura". Al contrario,

l'intreccio è la maniera in cui la fabula viene riorganizzata nell'opera

letteraria; esso è dunque uno degli strumenti basilari della letteratura.

L'intreccio si ha utilizzando tutti i procedimenti che permettono una

rielaborazione della fabula: tra questi i più importanti sono le

digressioni, le anticipazioni, i giochi tipografici, lo spostamento di

parti del libro (come la prefazione o la dedica) e le descrizioni

estese.

Tutto comincia nell’Unione Sovietica pre-rivoluzionaria (anni ‘10).

Esistono intellettuali, per lo più docenti, che si organizzano in

gruppi di lavoro, circoli di intellettuali, soprattutto a Mosca, e che

trattano soprattutto teorie di letteratura e teorie di linguistica. Dopo

la Rivoluzione vi è un’accelerazione di questo processo in quanto la

Russia deve darsi un’identità culturale.

Vengono studiati ambiti e temi legati soprattutto al folclore e alle

tradizioni popolari. Un folclorista russo (Afanasiev) raccoglie una

grande quantità di fiabe antiche russe e le pubblica tra il ‘20 e ‘24,

in Italia escono subito dopo la 2° Guerra Mondiale.

Colpisce come queste fiabe russe siano molto simili a fiabe

appartenenti al nostro patrimonio, alla tradizione europea. Questo ci

dice che la Fiaba ha un’identità ed è sostanzialmente ripetitiva.

Nel ‘27 V. Propp(1895 – 1970) uno studioso, partendo dalla

raccolta di Afanasiev, studia ed elabora un sistema di

classificazione che delinei in che consista una fiaba e ne indaghi poi

le origini. 112

Nel 1927 scrive “Morfologia della fiaba” dove evidenzia 2 aspetti

fondamentali:

Concetto di SISTEMA: l’evoluzione artistica è un

• avvicendamento di sistemi, uno si sostituisce all’altro,

l’evoluzione è data dal semplice avvicendamento cronologico.

Concetto di FUNZIONE: la funzione di un elemento può

• variare a seconda del sistema in cui l’elemento viene incluso.

La funzione più variabile è la lingua. La stessa parola

all’interno di più sistemi può avere significati diversi.

La diversità di sistema dà vita a un’interpretazione che può essere

diversa dal punto di partenza. Quindi abbiamo qui anche

l’adeguamento al contesto storico. Questi concetti si evolveranno poi

quando raggiungeranno gli altri paesi europei.

Strutturalismo (studiosi per lo + francesi)

Per strutturalismo si intende la teoria e la metodologia di tutte

quelle scuole e correnti, elaborate sulla teorizzazione del linguista

svizzero Ferdinand de Saussure (1857 - 1913) e del suo "Cours de

linguistique générale" (1916) che si propone lo studio della lingua

intesa come sistema autonomo e unitario di segni. Lo strutturalismo,

di tradizione e prospettiva positivistica storica, si è occupato dei

valori e delle funzioni determinate dalle relazioni reciproche dei

singoli elementi linguistici, considerati come parti di un ordinamento

strutturale e di un insieme di fenomeni in continua interdipendenza e

interazione. Si rifà allo strutturalismo anche quel movimento

filosofico, scientifico e critico letterario che, sviluppatosi soprattutto

113

in Francia durante gli anni sessanta, estese all'antropologia, alla

critica letteraria, alla psicoanalisi, al marxismo e all'epistemologia, le

teorie e il metodo dello strutturalismo linguistico.

Nel 1929 abbiamo il “Circolo di Praga”: esso supera lo schema

“Sistema” e “funzione”, e per la prima volta usa il concetto di

“Struttura”.

Nel 1916 è pubblicato dai suoi allievi il Corso di linguistica

generale di Ferdinand de Saussurre. La lingua è struttura, insieme di

sistemi interrelati; gli elementi linguistici (suoni, parole ecc.) non

hanno alcuna realtà indipendentemente dalla loro relazione col tutto,

e dalle relazioni di equivalenza e contrasto che esistono tra di loro.

Si sviluppò da qui la tendenza a distinguere tra uso della lingua e

lingua in sé stessa; la tendenza a interessarsi poco dell'uso della

lingua, dunque anche del suo uso storico: l'impostazione diacronica

su sottomessa a quella sincronica. Le Tesi del Circolo linguistico di

Praga (1929) testimoniano l'esigenza di includere la lingua poetica

nel dominio della nuova linguistica, definendola come il luogo in cui

i procedimenti usati automaticamente nella lingua di comunicazione

vengono "desautomatizzati" e sostenendo che "al posto della mistica

dei rapporti di causalità tra sistemi eterogenei, bisogna studiare la

lingua poetica in se stessa". Massimo protagonista di questo

indirizzo fu Roman Jakobson. Le attività del Circolo di Praga

confluirono nel dopoguerra nel più vasto movimento strutturalista,

con le ricerche di L. Hjelmslev ecc.. In effetti poi il formalismo

verrà superato e si arriverà allo strutturalismo anche se all’interno

della corrente possiamo avere studiosi legati allo strutturalismo in

senso stretto e altri che propenderanno per soluzioni individuali.

L’opera d’arte è una struttura funzionale, data dalla somma di diversi

elementi, culturali, linguistici, ecc. vengono scritte una serie di tesi

in francese. Da qui si sviluppano 2 rami, di cui uno è lo 114

strutturalismo, di cui i rappresentanti sono soprattutto francesi.

Ricordiamo ad esempio il russo Jakobson (1896 – 1982, Usa), a

cavallo tra formalismo e strutturalismo, che contribuì ad arricchire le

nozioni di sistema e funzione (lavorando al Circolo di Praga) a cui si

deve lo studio della teoria della comunicazione linguistica. In tutte

le sue opere l'accento è costantemente posto sulla comunicazione e

sulle funzioni del linguaggio: esso può essere referenziale

(messaggio come contenuto); emotivo; fatico, per mantenere il

contatto tra i due interlocutori; poetico; metalinguistico, per

l'esplicitazione o spiegazione del codice linguistico stesso. La sua

teoria si basa sulle sei funzioni comunicative che si associano alla

76

dimensione dei processi comunicativi.

76 Egli propone la suddivisione delle funzioni della lingua in sei parti: 1) Funzione emotiva 2) Funzione fatica 3) Funzione

conativa 4) Funzione poetica 5) Funzione metalinguista 6) Funzione referenziale 115


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Critica letteraria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Gaspari Gianmarco.

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