Critica letteraria
La figura di Jacques de la Palice
Lapalissiano: chiaro ed evidente, che non ha bisogno di dimostrazione in quanto risulterebbe superflua e grottesca. Aggettivo derivante dal titolo di un condottiero francese del primo '500, Jacques de la Palice, per due ingenui versi di una canzone composta dai suoi soldati prima della sua morte.
Tautologia e la battaglia di Pavia
Tautologia: figura retorica. È un’affermazione che sostiene se stessa, ed è quindi una ripetizione inutile. “Il triangolo ha tre angoli” lapalissiano = tautologia.
Chabannes: rimando a la Palice. Il 25 febbraio 1525, il re di Francia Francesco 1° si scontra nella famosa battaglia di Pavia con gli spagnoli con cui si contendeva il controllo dell’Europa. In questa battaglia il re di Francia venne sconfitto e in suo onore vennero composti questi versi:
Monsieur De la Palisse est mort,
il est mort devant Pavie
un quart d’heure avant sa mort
il etoit encore en vie.
Zanetti e la critica ai versi
Dante Zanetti: “Vita, morte e trasfigurazione del signor De la Palisse”. Zanetti analizza i versi composti in onore di la Palice e nota l’ovvietà dei versi. È ovvio che un quarto d’ora prima di morire, la Palice era ancora in vita. Zanetti afferma che i versi erano stati scritti in suo onore perché la Palice un quarto d’ora prima di morire cercava ancora di difendersi, quindi ha combattuto fino alla fine.
Cambiamenti nel combattimento
Dopo la battaglia di Pavia, le armature non servivano più perché si afferma l’uso della polvere da sparo, quindi cambiano anche le strutture dei castelli.
Ludovico Ariosto e "L'Orlando Furioso"
Ludovico Ariosto: “L’Orlando furioso”, opera di maggior rilievo del 1500. Nel 1516 Ariosto ne scrive una prima versione, si tratta di un’opera coerente per quanto riguarda il modo di combattere dei paladini di Carlo Magno, infatti in questa stesura non c’è alcun cenno alle armi da fuoco. Nel 1521 Ariosto scrive una seconda edizione dell’opera in cui inserisce un’arma che chiama “ferrobugio”. Nel 1532 Ariosto rielabora il poema per la terza ed ultima volta; in questa edizione il “ferrobugio” diventa “archibugio” e compaiono tutte le altre armi da fuoco.
Il concetto di critica
Critica: componente chiave del pensiero occidentale in quanto niente è dato per scontato, ma è sottoponibile a critica e può essere discusso. Ci sono culture che criticano più o meno di altre. “Critica” viene dal verbo greco “krinéin” che significa giudicare e distinguere. Io giudico in quanto distinguo da altro.
- Krinéin: Crinale: punto di separazione tra due luoghi
- Discriminare: separare due cose in base ad un ragionamento
- Scriminatura: riga dei capelli
La critica nell'arte e Aristotele
All’inizio la critica si applicava esclusivamente all’opera d’arte ed implicava un giudizio di valore a qualcosa. Era un percorso di selezione attraverso dei canoni. In passato l’opera d’arte era sacra e c’era una grande selezione; nel tempo, con l’industrializzazione e la riproducibilità si è persa la sacralità. In passato per avere un prodotto di qualità, gli artisti dovevano seguire dei canoni.
Aristotele: “Poetica” appartenente alla Grecia classica. Nato nel 384 e morto nel 322 a.C. fu il primo a riflettere sulla questione dei canoni per ottenere la qualità. Aristotele scrive l’opera “Poetica” (in greco Poetiké Teknè), che definisce regole e modelli a cui l’artista deve attenersi. Aristotele applica la tecnica del fare, all’uomo per distinguerlo dagli animali. Per Aristotele la tecnica del fare si applica all’astrazione, all’ideale e quindi all’arte, cioè qualcosa che rende il greco degno della propria umanità.
Il teatro e i canoni tragici
Come principale forma d’arte Aristotele cita il teatro, che era al centro della vita sociale, con un forte valore politico. Nel tempo venivano rappresentati 2 generi: la tragedia e la commedia. Per poter scrivere una buona tragedia, Aristotele dice che gli artisti dovevano seguire i grandi modelli di:
- Sofocle
- Eschilo
- Euripide
Questi tre autori classici hanno seguito la regola delle 3 unità: unità di tempo, luogo e azione che davano un carattere realistico all’opera.
L'evoluzione della critica
La regola delle 3 unità verrà seguita fino alla fine del 18° sec da autori moderni come Goldoni e Alfieri, che muore nel 1803 ma che sentiva ancora l’esigenza di rispettare quella regola i precetti di Aristotele. La Poetica di Aristotele ha intenzione regolativa e nell’antichità viene ripresa e diffusa anche da altre opere: Orazio nel 65-8 a.C. “Ars Poetica”, Boileau “Art Poetique” del 1674 che ripropone in versi i precetti di Aristotele.
Il Romanticismo e il concetto di poetica
Alla fine del 1700 nuovi avvenimenti storici sconvolgono la storia d’Europa si passa dall’illuminismo al Preromanticismo in cui riaffiora il valore dell’originalità. Il poeta romantico è colui che non sta nei canoni, come l’inglese Byron che impone nuovi modelli. Solo con il 700/800, con l’avvento del Romanticismo, la critica inizia ad interrogarsi sul senso di quanto viene prodotto. All’inizio dell’800 “Poetica” da aggettivo diventa sostantivo e non indica più i precetti da seguire, ma le caratteristiche proprie di un movimento artistico (poetica di Montale, dei futuristi..). Per noi il termine “Poetica” assume un valore di creazione artistica di un singolo autore o movimento.
L'editoria e la figura del critico
Nel 500/600 i critici non redigevano saggi sull’opera, non davano giudizi, ma si limitavano a commentare il testo. Questo fino all’epoca romantica; i commenti scritti facevano del poeta un’autorità da imitare. A metà 700 in Inghilterra troviamo una cultura legata all’industria e ai meccanismi dell’urbanizzazione. Iniziano ad uscire le riviste/gazzette che danno informazioni. Il numero dei lettori aumenta e il pubblico emergente è quello femminile. Nel 1900 la tradizione della stampa inglese, passa agli Stati Uniti. Nelle riviste il lettore trova notizie ma anche intrattenimento come i romanzi che uscivano a puntate. Il primo critico dell’età moderna si affaccia come collaboratore di giornali in Inghilterra.
Cambiamenti sociali e l'emergere della lettura
A metà 700 si assiste alla nascita della società, e questo porterà anche cambiamenti nelle logiche di mercato. In Inghilterra a metà 700 inizia la Rivoluzione Industriale, l’assetto sociale cambia, si assiste al fenomeno dell’urbanizzazione, ossia in una città si inurbano intere popolazioni dall’esterno (Londra, Manchester..). La città vive di quanto la campagna le trasmette. Nelle città nascono le professioni moderne come il postino, il sarto.. che prefigurano la nascita della possibilità di leggere, cioè con queste nuove professioni che non occupano tutta la giornata, il cittadino ha tempo libero per leggere ma non professionalmente. Prima del 700 leggevano solo gli aristocratici, il figlio del contadino non leggeva perché non gli serviva. Ora i ragazzi hanno la possibilità di svolgere un’attività diversa da quella svolta da tutta la generazione.
L'istruzione obbligatoria e l'espansione della lettura
Nel 1791 la Rivoluzione Francese impone l’istruzione obbligatoria salto di classe. In Inghilterra questo modello si afferma con una rivoluzione economica. La lettura diventa un elemento integrativo delle attività sociali (sul giornale ci sono scritti gli orari delle corriere). Questi giornali sono settimanali, ossia fogli che contengono avvisi in forma tecnica. Dal 1730 in poi inizia questa diffusione di giornali, prima inglese poi su scala europea. I giornali si specializzano e comparirà il periodico non notizie politiche.
Le donne e la lettura
A metà del 700 in Inghilterra e in particolare a Londra, nasce il pubblico femminile che è molto agguerrito; le donne leggono notizie di moda, di personaggi delle corti europee. Per affezionare i lettori, all’interno dei giornali vengono inseriti racconti/novelle o pubblicati romanzi a puntate. Nel 1830 questo sistema è ancora in uso e Charles Dickens pubblica a puntate il romanzo “Il circolo di Pickwick”, il primo bestseller della storia del libro. In questo periodo anche l’editoria diventa un’industria.
Samuel Johnson e il giornalismo moderno
Samuel Johnson (1709-1784) è considerato il primo critico letterario in senso proprio. All’inizio era un giornalista, ma la sua capacità di intervenire su temi sociali è tale da fondare un nuovo genere letterario. Non scrive più per gli altri, ma inizia a scrivere un proprio giornale “The Rambler”, una delle sue testate più famose, attraverso cui nasce il giornalismo moderno. Voltaire scrive “Lettere inglesi” in cui dice che in Inghilterra le persone contano per la propria professione e non per l’etnia come accadeva in Europa.
La vita di Samuel Johnson
James Boswell, allievo e discepolo di Johnson, fecero due viaggi insieme in Italia e in Corsica. Boswell scrive “Vita di Samuel Johnson” nel 1971 che conferma anche dopo la morte di Johnson la sua indiscutibile autorità e la sua intelligenza. L’immagine che risulta di Johnson è quella dell’uomo che aveva letto più di ogni altro uomo. Il lavoro di Johnson è costituito da un unico libro “Vita dei poeti” pubblicato in più volumi tra il 1779 e il 1781. Johnson parla solo di autori inglesi e in particolare di Shakespeare, secondo Johnson il poeta più grande. Prima dell’esaltazione di Shakespeare da parte di Johnson, nessuno sapeva che fosse proprio egli il poeta più grande, in quanto non esistevano i canoni per decretarlo. Metà dell’opera di Johnson è dedicata a Shakespeare, in cui viene inserita la sua opera completa con una premessa in cui Johnson spiega come mai fosse proprio Shakespeare il più grande. 1765 “Le opere di Shakespeare” tema biografico.
Shakespeare e la critica letteraria
Se Johnson parla in particolare di un autore è perché lo considera come un modello da seguire e Shakespeare lo è per il Romanticismo. Due elementi fondamentali nelle opere di Shakespeare:
- Realismo: le sue opere sono applicabili a chiunque, sono parte di qualcosa che serve a creare la complessità umana, sentimenti umani in linguaggio umano.
- Universalità: le sue opere partono da fatti reali, storici, da elementi coerenti. Shakespeare non ha eroi, le sue scene sono occupate da uomini che agiscono e parlano come il lettore ritiene che parlerebbe o agirebbe egli stesso nella medesima occasione. Nei personaggi messi in scena da Shakespeare riconosciamo dei caratteri universalmente rappresentabili.
L'influenza del Romanticismo
1790 l’Europa entra nel nuovo regime e anche l’opera di Johnson trova il suo spazio. Nasce un pubblico più vasto che dà vita a un nuovo clima culturale folla, massa. Nel luglio 1789 con la Rivoluzione Francese, la folla diventa la protagonista della storia. Il ruolo della folla d’ora in poi sarà decisivo. Nella società contadina le folle si riunivano solo in occasioni particolari come i funerali; ma dal 1789 la folla si raduna nella città.
L'analisi delle masse
Jules Michelet “La folla” 1849 prima analisi della massa, cosa che prima era inconcepibile. È possibile scrivere un’opera dedicata alla folla perché l’anno prima nel 1848 in tutta Europa si sviluppa una ventata di rivoluzione. Quindi nel 1849 ha senso interrogarsi sulla folla. Karl Marx nel 1848 si trova in esilio in Belgio, dove pubblica il manifesto del partito comunista intitolato “proletari di tutto il mondo unitevi”.
Nuove tendenze artistiche
Negli ultimi decenni del 700 anche dal punto di vista della creatività artistica ci sono nuove tendenze. L’arte scopre di non essere soggetta a regole e scopre il concetto della “genesi spontanea” dell’opera d’arte, come se si trattasse di una specie di ispirazione. L’arte inizia a collocarsi fuori dagli schemi razionali (neoclassicismo); nell’irrazionale l’arte non deve rispondere a nessun canone, compare il principio dell’originalità e nasce il concetto del gusto.
La filosofia di Kant
Questa discussione viene portata in ambito filosofico da Kant (1724-1804). Nel 1790 pubblica la sua ultima opera “Critica del gusto” in cui Kant si interroga sulla variabilità dei nostri parametri estetici e sulla variabilità del gusto. Prima di Kant era difficile accorgersi di questo; Kant aveva capito che in futuro le cose sarebbero cambiate più velocemente. 1890 Napoleone compie la Campagna d’Egitto, una delle più costose. Con questo viaggio Napoleone importa in Francia un nuovo gusto, una matrice comune nel campo degli interni e nelle strutture dei palazzi.
Il concetto di sublime
1790 Kant scrive “Critica del gusto” in cui si interroga su quali canoni si basa il critico per svolgere la sua attività. Kant riconosce che il giudizio ha una componente irrazionale. L’arte non è giustificabile solo secondo gli schemi della ragione. Le arti danno un senso supplementare a ciò che viene espresso. Kant elabora il concetto di “sublime” che costituisce la non comunicabilità tra l’immaginazione e la ragione. Il sublime è quando la nostra immaginazione va oltre la ragione e noi ci sentiamo persi.
Hegel e l'autonomia dell'arte
Hegel (1770-1831) scrive “Estetica” opera composta nel 1835 che stabilisce in modo definitivo l’autonomia dell’arte rispetto ad ogni altra disciplina umana. La spontaneità e l’autonomia dell’opera d’arte inizia ad essere riconosciuta anche da altri artisti. Il musicista Giuseppe Tartini (morto nel 1870), nel 1867 scrive la sua opera maggiore; si trova ad Assisi e sogna il “Trillo del diavolo” che Tartini racconta pur sapendo di correre dei rischi, di aver ricevuto in sogno l’opera dal diavolo.
Coleridge e la genesi delle opere
Samuel Taylor Coleridge (1772-1834) Nel 1816 scrive “Kubla Khan” nella data in cui Byron rende noto questo testo. Coleridge è uno dei maestri di Byron, che scrive la genesi di quest’opera.
Pietro Metastasio e il sonetto
Pietro Metastasio (Roma 1968-Vienna 1782) ai suoi tempi il più famoso dei poeti del '700. Metastasio è un nome d’arte; Metastasio viene da “metastasi” ossia la trasformazione di un’entità in un’altra entità. Il suo vero nome era Pietro Trapasso. Un erudito tra i più influenti dell’epoca sente recitare Metastasio quando aveva 8-10 anni; l’erudito non conosce quei versi e chiede al bambino dove li aveva sentiti, il quale gli risponde di essere una sua invenzione. Da qui in poi l’erudito diventa il maestro di Metastasio, che una volta a Vienna diventerà il poeta di corte.
Sogni e favole, io fingo;
E pure in carte
mentre favole, e sogni orno, e disegno,
io lor, folle ch'io son, prendo tal parte,
che del mal che inventai piango, e mi sdegno.
Ma forse, allor che non m'inganna l'arte,
più saggio io sono? È l'agitato ingegno
forse allor più tranquillo? O forse parte
da più salda cagion l'amor, lo sdegno?
Ah che non sol quelle, ch'io canto, o scrivo,
favole son; ma quanto temo, o spero,
tutto è menzogna, e delirando io vivo!
Sogno della mia vita è il corso intero.
Deh tu, Signor, quando a destarmi arrivo,
fa ch'io trovi riposo in sen del Vero.
La musicalità e la struttura del sonetto
Questo testo rimane nella memoria per la sua musicalità. Metastasio nei versi si serve delle stesse parole perché le considera importanti (sogni e favole). Compare una figura retorica il chiasmo in cui i termini sono incrociati: sogni favole - favole sogni. Quello che ci vuole dire Metastasio è che la vita è un sogno tema barocco. Il testo è interessante dal punto di vista metrico perché ci sono le rime (carte-parte, intero-spero..). La rima ci mostra che un elemento di queste parole rimane sempre uguale; l’elemento inizia sempre con la vocale accentata. La rima è l’uguaglianza tra due parole dall’accento in poi.
“Sogni e favole io fingo” è un sonetto: termine utilizzato dal 13° sec in poi che deriva dal latino “Sònitus” che evidenzia l’importanza data all’elemento del suono. Il testo si chiamava così perché richiedeva accompagnamento musicale. La storia della nostra lingua si lega sin dall’inizio con la musica. Il sonetto nasce in Italia e sarà un modello per tutta l’Europa. Il sonetto è composto da un numero fisso di versi che sono sempre 14 divisi in 4 parti:
- 2 quartine iniziali - Legate tra loro da un sistema di rime
- 2 terzine finali
Il sonetto è un organismo complesso che può adattarsi a qualsiasi tematica. I versi sono legati da un sistema di rime, quello più utilizzato è quello delle rime alternate (ab-ab-ab); mentre il sistema della rima baciata prevede (abba). Ad inizio '800 con Giacomo Leopardi si iniziano ad avere i primi versi senza rime versi sciolti. La rima è un vincolo molto forte, ed esistono delle parole senza rima come “fegato”. Le rime servono ad aiutare la memoria.
L'endecasillabo e la metrica italiana
Borges divenne direttore della più grande biblioteca argentina nel giorno in cui la sua cecità divenne permanente così per aiutarsi con la memoria, continuò a scrivere in versi. Endecasillabo: forma ritmica più importante della nostra tradizione. “Da più salda cagion l’amor lo sdegno” - “Dolce color d’oriental zaffiro”. Nell’opera di Metastasio si sono versi da 11 sillabe.
Sogni e favole io fingo; e pure in carte - 15 sillabe
Sogni e favole io fingo; e pure in carte - endecasillabo
L’italiano è una lingua eccezionale per la musica perché permette una costruzione libera della frase.
La sincope e la metrica
Sinalefe: unire insieme, unione di più vocali. L’accento principale in un verso indica il ritmo che può essere variato con l’uso di figure retoriche come la sinalefe, che unisce due vocali adiacenti per formare una sillaba unica, contribuendo alla musicalità del verso.
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