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Critica letteraria - appunti corso Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di critica letteraria, professor Gianmarco Gaspari, corso di laurea in scienze della comunicazione. Tra gli argomenti trattati vari significati di terminologie e figure retoriche, opere letterarie quali l'Orlando Furioso di Ariosto, Boswell, Marx, Michelet, Edgar Allan Poe...

Esame di Critica letteraria docente Prof. G. Gaspari

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Eliot è stato un grande innovatore e sembra che ci sia una contraddizione nel suo pensiero, dato

che giudica così importante la tradizione contraddizione tra Eliot critico ed Eliot scrittore.

Eliot non insegnò mai in nessuno università ma ricevette il premio Nobel. Molti dei suoi allievi

erano stati dei suoi collaboratori che avevano competenze in tutti i romanzi europei. 25

“TRADIZIONE E TALENTO INDIVIDUALE” è un saggio di Eliot del 1919, che fa parte della

raccolta de “Il bosco sacro”. Per Eliot ogni elemento nuovo getta luce anche su elementi della

tradizione; in questa ottica il passato viene modificato dal presente in quanto la nostra visione del

mondo del passato, cambia in relazione alla visione del presente. Inoltre il presente trova la propria

guida nel passato. L’opera d’arte deve essere nuova e per necessità l’artista deve essere

innovatore. 26

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“KAFKA E I SUOI PRECURSORI” opera di Borges scritta nel 1951.Quando un’opera d’arte è

nuova cambia la percezione della tradizione. Borges ha scelto Kafka perché è uno degli autori più

semplici. Il fatto è che ogni scrittore/artista crea i propri precursori.

Negli anni ‘30 USA e in Inghilterra nasce una nuova scuola chiamata “NEW CRITICISM”.

Nella scuola europea insegnano:

F. R. LEAVIS (1895-1978) che insegna a Cambridge

- JOHN R. R. TOLKIEN (1892-1973) che insegna ad Oxford

-

Entrambi filologi che studiano la tradizione.

A Cambridge c’è anche un pensatore tedesco che è WITGESTEIN, e FORSTER che è un autore

di romanzi storici complessi come “PASSAGGIO IN INDIA” in cui esiste una meditazione sulla

propria opera.

In Inghilterra negli stessi anni VIRGINIA WOOLF (1882-1941), scrittrice londinese. Woolf è uno

pseudonimo. Suo padre Stefen, era un grecista. Nei saggi critici della Woolf compare “IL

LETTORE COMUNE” che è la sua raccolta di saggi pubblicati tra il 1925-1932. La Woolf è legata

molto al metodo di Saint-Beuve ed è quindi legata alla biografia uomo-opera.

Nei saggi della Woolf c’è una grande immedesimazione dell’autrice, da un punto di vista che non

vuole essere complesso ma che vuole presentarsi come un lettore comune senza particolari

esigenze.

H. JAMES (1843-1916) scrittore angloamericano nato negli USA , cultura americana che rifiuta

andando a Londra. Fonda il mito novecentesco dell’Italia; si occupa di letteratura inglese e

francese. È il primo scrittore di lingua inglese a servirsi del dialogo come fece Hemingway negli

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anni ’40. nel 1877 scrive “THE AMERICAN” uno dei primi romanzi di James e nelle prime 10

pagine del romanzo non compare nemmeno una battuta/dialogo. Romanzo ambientato a metà

800. l’americano è a Parigi e una volta arrivato al Louvre, in una sala vede una ragazza francese

che sta copiando un quadro. L’americano appoggia una mano sulla spalla della ragazza e

pronuncia le prime parole del romanzo: “How much?”, caratteristiche dell’americano.

James ci interessa perché è un teologo del romanzo e delle tecniche narrative che devono essere

utilizzate. James è il primo a capire che il punto di vista in un romanzo è decisivo tecnica del

punto di vista, teorizzata nei saggi “L’arte del romanzo”.

La fotografia inizia ad uscire dagli studi dei fotografi. I pittori si devono confrontare con un nuovo

strumento in grado di riprodurre la realtà; così l’arte fa nascere il movimento dell’Impressionismo

realtà impressionata.

Negli anni ’70 dell’800 in Francia e in Italia nasce il Realismo/Verismo che si occupa della

documentazione diretta della realtà. Giovanni Verga è il maggiore esponente italiano, il suo

maestro fu Emile Zola, morto nel 1902.

Nel 900 PAUL SARTRE (1905-1980) aveva riflettuto molto sul ruolo del romanzo. Un contributo

importate viene dal libro “CHE COS’E’ LA LETTERATURA” del 1947, in cui vengono presentate

le riflessioni di uno scrittore che si pone delle domande sulla propria opera a prescindere da ogni

ideologia politica. Sartre si pone queste domande:

Per chi si scrive? Lo scrittore non arriva a dare risposta a questa domanda

-

Sartre definisce lo scrittore come la mente inquieta della società, come la coscienza che è guida;

lo scrittore doveva avere inoltre per Sartre dei doveri civili verso la società.

800-900 LUIGI PIRANDELLO (Agrigento 1867- Roma 1936) viene inserito nella categoria dei

critici-scrittori per il suo saggio scritto nel 1908 “L’UMORISMO” che presenta riflessioni su temi

paradossali, ironici che offre la nostra tradizione. Per Pirandello l’umorismo consiste nel vedere le

cose da un altro punto di vista: “l’umorismo è il sentimento del contrario”.

Per Pirandello grandi umoristi sono:

Cervantes con “Don Quijote”

- Manzoni che sapeva vedere oltre l’immediato riuscendo a cogliere il paradosso.

- 30

07/11/2007

CRITICA STILISTICA: metodo che si afferma contemporaneamente all’interpretazione marmista

della società. Il metodo della critica stilistica nasce dalla linguistica, che esiste dall’epoca di

Aristotele ma che solo dalla fine dell’800 viene intesa con il concetto moderno di linguistica,

quando lo studioso svizzero Ferdinand de Saussure, aveva tenuto l’insegnamento della

linguistica generale presso la sua cattedra nella scuola di Ginevra, studiando i principi che stavano

alla base di tutte le lingue.

Saussure non si occupa di critica; l’opera più importante di Saussure è “Corso di linguistica

generale” del 1906-7 ma non verrà pubblicato da lui, ma dai suoi studenti che avevano messo

insieme gli appunti presi durante le sue lezioni, pubblicando il testo di riferimento per la linguistica

del 900. Nei suoi corsi elabora alcune dicotomie o polarità (gruppi di due), di cui la più importante è

quella langue/parole:

LANGUE: elemento sociale. La società parla una lingua condivisa.

PAROLE: elemento individuale. È la variante individuale della langue, parlata dall’individuo con

caratteristiche personali come ad esempio l’accento regionale. La parole è l’uso delle langue che

ne fa lo scrittore.

CH . BAILLY (1865-1947) allievo e successivamente collega di Saussure che si concentra

sull’elemento della parole. Teorizza la linguistica dell’individuo, cioè studia la linguistica nella

sua elaborazione individuale. Come Saussure, anche Bailly non è interessato all’aspetto letterario.

La sua opera più importante è “Trattato di linguistica francese” del 1909. Bailly si occupa della

lingua francese perché ha una fisionomia precisa, è una lingua condivisa e unitaria. La langue

deve essere quella utilizzata dagli autori classici e deve identificare una nazione. A differenza

dell’italiano, che nasce tardi, il francese ha una langue che era già stata fissata a partire dal 500. il

francese è la langue parlata dal re, ma anche dal popolo, era la langue del teatro comprensibile a

tutte le classi sociali.

In Germania e in Austria prima della 2° guerra mondiale si avviano le prime indagini che

riprendono il metodo di Saussure, applicandolo alla critica letteraria.

LEO SPITZER (1887- 1960 Forte dei Marmi, Italia) trascorse la sua vita a Vienna, dove aveva una

cattedra. Con l’avvento del nazismo, lascia la Germania per stabilirsi a Istambul fino alla fine della

guerra; dopo questo periodo sceglie come patria adottiva gli Usa andando a vivere a Baltimora.

Spitzer è un grande conoscitore di lingue; conosce il tedesco, le lingue classiche, il francese, lo

spagnolo e l’italiano.

La passione per gli studi linguistici è un tratto caratteristico dell’Austria, come per il contemporaneo

Freud che nell’opera “Interpretazione dei sogni” dedica una parte allo studio delle patologie legate

alla lingua.

Spitzer ci lascia alcune opere importanti che illustrano il suo metodo:

-“Studi di stilistica” 1928 opera che fonda la nuova disciplina della stilistica

-“Critica stilistica e semantica storica” 1954

-“Studi italiani” 1976 pubblicato dopo la sua morte che raccoglie i suoi studi su testi italiani di autori

importanti come Dante e Verga.

Come funziona il metodo di Spitzer?

Spitzer non amava la complicazione e presenta il suo metodo come uno dei più semplici. Il metodo

consiste nel leggere più volte un testo, per farsi trascinare dalla lettura fino a quando un elemento

(frase o parola), sorprende il lettore metodo WORT UND WERK (parola e opera). Quindi nella

lettura di un testo interviene il meccanismo del CLICK cioè della sorpresa, ossia l’attivazione della

parole rispetto alla langue. Spitzer nell’applicare questo metodo si dedica in particolare ad una

lingua: il francese che ha una tradizione più lunga.

Spitzer inizia a studiare un autore francese del 500, RABELAIS un autore creativo,

linguisticamente difficile e quindi poco tradotto. Nella lettura di questo autore, Spitzer continua a

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trovare click/sorprese e si crea l’effetto-eccesso che definisce col concetto espressionismo

linguistico, ossia l’eccesso linguistico dato da una lingua molto creativa. Spitzer dice che Rabelais

è il più grande espressionista dal punto di vista linguistico.

Con le opere di Rabelais, il metodo di Spitzer non funziona. L’autore francese che riuscirà a

studiare Spitzer sarà MARCEL PROUST il maggiore scrittore del 900che non crea niente di

nuovo, ma che negli anni ’20 del 1900 scrive il romanzo “La ricerca del tempo perduto”.

Uno dei temi fondamentali della letteratura del 900 è il tema della memoria. Ne “La ricerca del

tempo perduto” c’è un unico punto di vista che è quello del narratore, si tratta di una ricerca

introspettiva. Il tema della memoria nasce dal ritmo della lingua di Proust.

“A lungo, mi sono coricato di buonora.”

Prima frase de “La ricerca del tempo perduto” che presenta molti elementi temporali.

Spitzer lavora sulle parole, e le parole sono fatti oggettivi.

“L’originalità della narrazione nei Malavoglia” 1956 saggio di Spitzer dedicato all’opera

dell’autore italiano Verga. “I Malavoglia” pubblicato negli anni ’70 dell’800, è la prima grande opera

di Verga; un’opera di tipo corale perché non c’è un unico protagonista, in quanto il paese è il

protagonista.

Il saggio tratta un articolo del linguista Giacomo Devoto, che divenne presidente dell’Accademia

della Crusca. Devoto ha studiato Verga. Quindi Spitzer non parte dall’opera di Verga, ma da un

saggio di Devoto perché trova degli spunti interessanti.

Spitzer rispetto a Devoto si serve di una tecnica più scientifica, mentre per Devoto contano anche

gli elementi esterni. Devoto sostiene che ad ogni personaggio del racconto, corrisponde un livello

diverso. Ma se i personaggi sono molteplici, Spitzer pensa che allora ci debbano essere anche

linguaggi diversi, invece la lingua dei Malavoglia è uguale. Quindi Devoto aveva parlato di livelli

diversi erroneamente dato che il linguaggio è uno solo.

Lo STRUTTURALISMO nasce nel 1929, quando a Praga alcuni signori si trovano a parlare tra loro

di ciò che è successo in Russia a quei tempi; cioè qualcuno aveva iniziato a raccogliere la

tradizione russa in fiabe e Propp si accorse che nelle varie fiabe ricorrevano elementi comuni.

Purtroppo queste riflessioni non arrivano in Italia, in quegli anni dominata dal fascismo che

bloccava l’arrivo di ogni contatto con l’estero. 32

Qui Spitzer spiega come risolvere il problema dei livelli di lettura diversi non accompagnati da

diversi linguaggi.

Il critico siciliano Luigi Russo è stato il primo ad aver capito che in realtà il romanzo dei

malavoglia non ha un protagonista sugli altri, ma il vero ed unico protagonista è l’intero paese di

Aci Trezza. Quando parla un personaggio, da voce a tutto il paese.

L’originalità della narrazione nei Malavoglia non consiste nell’utilizzo del discorso parlato, ma nella

filtrazione sistematica del romanzo attraverso un coro di parlanti popolari semireale, in cui il parlato

potrebbe essere realtà oggettiva o no Russo parla di RACCONTO DIALOGATO.

Per farci capire la modernità della tecnica di Verga, Spitzer confronta la tecnica di Verga a quella di

Hemingway con il romanzo “Per chi suona la campana” (storia ambientata negli anni ’30 della

guerra civile spagnola di Franco…). Nel romanzo di Hemingway l’intervento del narratore è minimo

rispetto allo spazio dato al dialogo che predomina.

Il romanzo di Verga è innovativo perché il narratore parla con la mente dei personaggi e

documenta tutto.

Quindi mentre Verga utilizza un narratore che parla con la mente dei personaggi, Hemingway

predilige il dialogo a discapito della narrazione. 14/11/2007

CRITICA STILISTICA IN ITALIA

BENVENUTO TERRACINI (1886-1968), importante studioso torinese fratello del dirigente del

partito comunista, Umberto Terracini. Tra il 1910-11 Terracini segue una formazione linguistica a

Parigi, dove entra in contatto con gli ambienti in cui stava evolvendo la linguistica di Saussure.

Dal 1911-13 vive a Francoforte; poi rientra in Italia come docente universitario a Milano, si tratta

della prima cattedra di linguistica in quanto prima non c’era l’università a Milano, che nacque alla

fine degli anni ’20.

Nel 1923 grazie al fascismo, con la Riforma Gentile si impone l’istruzione obbligatoria.

A Milano Terracini insegna fino al 1938, anno delle leggi razziali, che lo costringono a lasciare la

cattedra e l’Italia perché di famiglia ebraica. Terracini si rifugia in Argentina dove continua ad

insegnare fino al 1948 ossia fino alla fine della guerra. 33

Terracini è autore di una serie di saggi:

“Analisi stilistica” 1966

- “I segni la storia” 1976 (dopo la sua morte). All’interno di questo volume c’è un saggio su

- Pirandello.

“Si sente così stanca e triste, la signora Leuca….” saggio su Pirandello del 1961, il titolo

compare tra virgolette perché è una citazione; infatti il titolo del saggio non è il titolo della novella

che è “Pena di vivere così”. Si tratta della storia della signora Leuca che abbandonata dal marito,

accetta una riconciliazione perché pentito, accetta di riaccoglierlo in casa ma dopo di ciò viene

abbandonata una seconda volta.

I testi di Pirandello sono molto semplici dal punto di vista linguistico, quindi è un’artista facilmente

traducibile perché scrive in un italiano neutro. Ancora oggi Pirandello è l’autore italiano più

rappresentato in teatro.

Terracini sostiene che il linguaggio di Pirandello sia facile, ma solo in apparenza perché compare

un’insistenza sui cognomi molto significativa.

Nella narrativa di Pirandello non è importante il contenuto ma gli elementi stilistici.

La presenza del nome proprio in Pirandello è ciò che Spitzer chiamerebbe “spia stilistica”.

“Le pesa le parole, il Signor Parroco non ha mai potuto soffrire, quel bravo Signor

Ildebrando” Non è grammaticalmente corretto, è una

pausa concettuale che da effetto

Elemento del parlato perché sta già impressionistico e relativistico

dando del Lei “M

a

se era venuto appunto per questo, il Cavalier Martino Loti…” È evidente l’uso del

nome-etichetta che diventa

ironico

Dal racconto “La giara” del 1924. Zi Dima Licasi è colui che entra nella giara, mentre Don Lollò è il

proprietario della giara. Zi-Don assumono il valore di connotazioni regionali.

“Voleva che parlassero i fatti, zi Dima Licasi…questa volta non potè più reggere,

don Lollò…” Zio, persona più autorevole della famiglia

Pirandello sembra fare come Verga (la Zuppidda..) ma Pirandello elabora questo scelta stilistica in

un altro senso. Sembra che Pirandello faccia parlare un personaggio

“Si vantava di avere idee larghe lui, aveva girato il mondo lui..”

ma questi dialoghi non sono fatti per essere pronunciati a voce alta, ma sono delle parti interiori

che lo differenziano da Verga.

Questi elementi dati da forti pause, uso della virgola e posposizione fanno di essi degli elementi

emotivi perché Pirandello vuole comunicare una parte emotiva condivisa e a cui prende parte.

L’elemento del nome-etichetta segue il verbo: “Questa volta non potè più reggere, don Lollò…”

STILEMA: caratteristica stilistica propria di un autore; elemento che caratterizza la scrittura di un

autore. 34

“Verso sera, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628, don Abbondio…”

Frammento tratto da “I promessi sposi” di Manzoni; anche qui il nome-etichetta viene dopo il

verbo, quindi questo elemento non è uno stilema di Pirandello perché lo ritroviamo anche in

Manzoni.

Fra Manzoni e Pirandello ritroviamo più affinità:

rottura con la precedente tradizione letteraria e storica

- aderenza al linguaggio attuale

-

ma non troviamo più analogie, infatti all’armonico impasto manzoniano si oppone in Pirandello un

non risolto dualismo. Pirandello cerca un’originalità evidente e ciò lo conduce ad una mutevolezza

di toni stilistici. La dualità non è solo nel modo di scriverei Pirandello, che la coglieva anche

nell’umanità che stava descrivendo, il che esprime un’ansiosa “recherche de l’absolu” ossia la

ricerca della verità.

Nel 1938 parecchi intellettuali lasciano l’Italia per recarsi in Francia. Tra questi Levi Strass, che

passa dallo strutturalismo all’antropologia strutturale, applicando cioè lo strutturalismo alla

divisione dell’umanità. Di qui l’opera di Strass intitolata “Le strutture elementari delle parentele”.

In questi anni l’Italia è chiusa tra le mura del fascismo e lo si capisce dallo slogan politico “Nessuna

importazione”.

Ed è proprio in questi anni che gli intellettuali cominciano a scoprire la grandezza delle nostre

biblioteche presenti in tutta Italia; infatti in ogni regione c’era una capitale (Torino, Milano, Genova,

Venezia…).

Nelle biblioteche italiane gli studiosi scoprono importanti manoscritti corretti dagli autori 

nascita della critica delle varianti.

Il fenomeno della critica delle varianti nasce nel 1937 con il saggio di Gianfranco Contini “Come

lavorava l’Ariosto”. Nella biblioteca di Ferrara Contini ritrova i manoscritti di Ariosto scoprendo le

3 stesure complete di correzioni dell’Orlando furioso (1516-1521-1532).

Contini ha notato che Ariosto nelle 3 stesure non ha mai aggiunto nessun elemento, ma ha quasi

sempre tolto, alleggerendo l’opera.

Nel 1938 Contini scrive un altro saggio “Implicazioni leopardiane” in cui mostra che Leopardi fa

delle correzioni alle sue opere seguendo un sistema.

Nascono le prime importanti edizioni critiche che documentano le varie tappe dell’edizione finale di

un testo.

Leopardi “A Silvia”

Silvia sovvieni ancora

Rammenti ancora

Rimembri ancora

Lo studio delle critiche delle varianti nasce in Italia ma viene poi applicato anche a Londra.

Virgilio scrive “Eneide” prima con lo scopo di celebrare Augusto, ma poi insoddisfatto della propria

opera si pente, e in punto di morte chiede che venga eliminata in quanto non aveva avuto il tempo

di rileggerla. Ma l’Eneide che leggiamo è proprio quella di Virgilio??

L’opera di Virgilio è stata prodotta grazie a copie manoscritte, che non sono tutte uguali a causa di

distrazioni durante la trascrizione; quindi abbiamo edizioni diverse fenomeno della corruzione

dei manoscritti.

Dal ‘700 in poi si sono trovate soluzioni al fenomeno, non sempre semplici. 35

“Trasmettere” in latino “Tradere” cioè portare da un posto all’altro da cui deriva “tradurre”

 

ossia portare da una lingua ad un’altra.

TRADIZIONE DI UN TESTO: modo in cui un testo si è trasmesso da una tradizione all’altra.

Esistono degli strumenti, poi perfezionati nell’800 da degli studiosi tedeschi. L’intervento più

importante sulla traduzione di un testo è opera dell’italiano GIORGIO PASQUALI con l’opera del

1934 “STORIA DELLA TRADUZIONE E CRITICA DEL TESTO”.

Questo manuale è il primo che considera la possibilità che i testi classici avessero varianti

d’autore.

FILOLOGIA: studio ed esame dei testi classici. Questo studio del testo deve dare luogo al testo

critico che è il testo più vicino all’autore. Il filologo viene sempre prima del critico.

CRITICA PSICANALITICA

Nella critica psicanalitica prevale l’interpretazione. Freud non ha inventato la psicoanalisi o la teoria

che i sogni volessero dire qualcosa infatti, in passato Artemidoro con “L’arte dei sogni” si era

già occupato dell’argomento. Freud sviluppa tutte queste conoscenze in una scienza.

Sigmund Freud nasce nel 1856 in Moravia (regione centro Europa culturalmente

di lingua tedesca), e muore nel 1938 a Londra. A Vienna studia medicina, dove si

era trasferito quando aveva tre anni. Nel 1881 si laurea.

La tesi di Freud comprendeva la neurologia e l’anatomia comparata, in quanto

studiava la fisiologia del sistema nervoso.

Nel 1885 ottiene la libera docenza, cioè può insegnare anche a livello universitario,

e la sua disciplina è la neuropatologia.

Freud cura soggetti considerati malati e in particolare si occupa di:

-nevrosi femminile: isteria

-nevrosi generale

Il primo luogo in cui verranno curati e studiati i primi casi di nevrosi è l’ospedale di Parigi “La

Salpetrière”, in cui opera il medico Charcot che riesce a guarire i malati. In precedenza nessun

caso veniva considerato guaribile, mentre cahrcot dimostra che i casi meno gravi potevano essere

risolti. Freud arriva alle stesse conclusioni di Charcot e impara il suo metodo che si avvaleva

dell’ipnotismo, che eliminava i freni inibitori e eliminava l’aggressività. Charcot definiva il suo

metodo “catartico” poiché proiettava i pazienti in un’altra dimensione.

Nel 1895 Freud pubblica “Studi sull’isteria” in cui l’ipnosi viene sostituita con il metodo delle

libere associazioni. L’ipnosi induce il paziente in uno stato di non coscienza, mentre per Freud lo

stato di coscienza era molto importane, e grazie al metodo delle libere associazioni il paziente

restava vigile. Freud puntava sul rilassamento del paziente (utilizzo del lettino), e a questo punto il

medico non era più medico, ma diventava analista. Il metodo delle libere associazioni induceva il

paziente a parlare liberamente di se stesso; si trattava di una teoria di tipo esplorativo data

dall’interazione medico-paziente. La fase successiva al metodo delle libere associazioni,prevede

che il paziente faccia tutto da solo.

Principali opere di Freud:

-“Interpretazione dei sogni” 1900

“Psicopatologie della vita quotidiana” 1904

Nel 1920 Freud diventa docente ordinario presso l’università di Vienna, anche se la sua dottrina

non venne accolta bene dal nazismo.

Nel 1937 Freud, a causa delle sue origini ebraiche, lascia Vienna per rifugiarsi a Londra. 36

Freud è un personaggio complesso, da una grande cultura appresa dalla biblioteca familiare in cui

comparivano testi classici delle tragedie greche, opere della letterature tedesca di Goethe ma

anche della letteratura inglese di Shakespeare.

L’opera complessa dell’Interpretazione dei sogni si basa su 3 elementi:

1) studio sulla storia del problema del sogno in quanto non esiste un significato condiviso del

sogno (quindi cade il libro della smorfia per cui ad un elemento corrisponde una sola

spiegazione)

2) analisi degli elementi costitutivi del sogno

3) teoria della formazione del sogno che comprende cause e significati

Per Freud il sogno è la rappresentazione individuale della realizzazione di un desiderio che può

essere semplice o complesso; ma per Freud il sogno non considera desideri semplici. Quindi il

sogno è un desiderio complesso che si manifesta attraverso immagini, ma non tutto è

rappresentabile attraverso immagini. Ci sono delle immagini che nascondono altri contenuti 

principio dell’autocensura per cui mi vieto un immagine trasformandola in un’altra. 21/11/2007

MAX ERNST pittore di origine tedesca, attivo in Francia che nel 1926 crea un collage “Sogni e

allucinazioni” in cui ci sono elementi che non distinguono il limite tra sogno e allucinazione.

Nel 1926 l’opera d’arte non è più solo ciò che si vede, ma inizia ad essere interpretata

autonomamente dallo spettatore.

STUDI DI FREUD:

L’elaborazione del sogno avviene in condizione di non coscienza e il sognatore ha la possibilità di

far confluire nel sogno , tutte le sue conoscenze.

Nel 1900 viene pubblicato “Interpretazione dei sogni” in quanto per Freud il sogno è la

rappresentazione di un desiderio attraverso immagini; ma non tutto può essere tradotto in

immagini e non tutto ciò che si sviluppa nell’inconscio può essere rappresentato.

Il contenuto del sogno viene elaborato e ne è prova l’autocensura del desiderio da parte del

sognatore senso etico che non accetta il contenuto del sogno.

L’elemento che viene censurato/rimosso non si annulla ma si esprime attraverso stratagemmi,

ossia assume una forma simbolica / allegorica. Simbolo pervasivo continuato. Tutta la

Divina Commedia è un’allegoria

Qualcosa di isolato - CONTENUTO MANIFESTO/EVIDENTE: traduzione degli

elementi non rappresentabili

SOGNO - CONTENUTO LATENTE/NASCOSTO: rappresentazione del

significato profondo e segreto del sogno (PULSIONE) 37

In tutti i sogni esiste un elemento di base comune, la PULSIONE che è un significato di origine

sessuale che nella maggior parte dei casi rappresenta il contenuto latente che viene incorporato

da un altro significato in quanto come tale non è rappresentabile.

Il tema sessuale si sposta su oggetti che lo rendono irriconoscibile.

A Freud interessa ciò che sfugge all’analisi tradizionale, cioè il “NON SO CHE”, che sta alla base

del rimosso, è ciò che il sognatore non sa di se stesso e quindi non riesce ad interpretare. Il “non

so che” è al centro di tutto, ma non lo conosciamo INCONSCIO zona di contatto tra il corpo

biologico e il suo riflesso fisico immediato. L’inconscio rappresenta per Freud il regno

dell’ambivalenza, soprattutto affettiva. È l’ambito in cui convivono pulsioni opposte per il ricordo

(il dolce/l’amaro), per le pulsioni sessuali (l’amore/l’odio).

Le pulsioni opposte sono contraddizioni, è il regno della censura che reprime l’esigenza

fondamentale dell’uomo che è il desiderio di provare piacere.

L’analista di fronte a tutti questi strati che celano il desiderio, fa un lavoro immenso per togliere uno

alla volta tutti questi strati utilizzando una spiegazione causale. Se la terapia funziona ne nasce un

processo di liberazione, che Freud chiama CATARSI arrivando a conoscere il contenuto

latente/rimosso. La catarsi è la liberazione; deriva dalla tradizione classica greca, era

l’immedesimazione che portava alla identificazione in un personaggio che comportava

un’adesione, un trasporto e una purificazione. Freud riprende il termine “catarsi” e lo riadatta ad un

nuovo tipo di liberazione, che non è più attraverso l’opera d’arte ma attraverso la scoperta di questi

strati culturali che non sono emotivi o legati alla quotidianità ma rappresentano la cultura stessa .

Per questo l’interpretazione dei sogni ha un’importanza notevole anche presso la critica. L’opera di

Freud non ha avuto traduzioni immediate perché era un manuale di medicina della Germania degli

anni ’20. in questo libro Freud mostra una buona competenza letteraria, ha una cultura standard

con precisi ambiti di interesse.

Ma in particolare due soggetti appassionano Freud:

tragedia di Sofocle

- figura di Edipo colui che nella tragedia ucciderà suo padre non riconoscendolo, e

- sposerà sua madre.

Freud di fronte alla figura di Edipo ha un’illuminazione, per i greci la sua tragedia era opera del

destino ma per Freud è la caratterializzazione psicologica di ogni individuo, in quanto il desiderio di

eliminare la figura genitoriale dello stesso sesso per potersi coricare accanto alla figura genitoriale

del sesso opposto, fa parte della pulsioni affettive complesso di Edipo.

Meno noto è ciò che riguarda l’Amleto di Shakespeare:

Amleto, principe di Danimarca, perde il padre assassinato dallo zio che prendendo il posto del

padre, sposa la madre di Amleto. In tutta la tragedia, Amleto pensa a come uccidere lo zio, ma alla

fine non lo ucciderà perché la figura dello zio è la proiezione di Amleto stesso. Amleto non uccide

lo zio per mancanza di coraggio, ma si tratta di un’attesa nevrotica che fa di Amleto un

personaggio dalla patologia femminile Amleto è isterico.

Il rapporto che ha Amleto con Ofelia, donna da sempre innamorata di lui, è d’amore a tratti, si tratta

di un amore da cui Amleto ha sottratto gli elementi passionali; rappresenta per Amleto la rimozione

del tema sessuale, un’altra delle caratteristiche del soggetto isterico.

Amleto è uno dei punti chiave dell’interpretazione freudiana.

Freud parte da testi teatrali che in qualche misura diventano testi scientifici di riferimento 

legame molto forte con la cultura tradizionale.

ERNST JONES divulga la psicanalisi partendo da testi letterari dicendo che quella che propone

Freud è una nuova interpretazione del mondo. Nel 1910 scrive “Hamlet and Oediphus” che è il

primo importante libro scritto fuori dall’Europa che lancia la nuova disciplina freudiana. 38

HAMLET nome importante che deriva da HAMNET, uno degli eroi storici del Medioevo sassone,

uno dei grandi dell’unificazione dell’Europa. Anche la scelta di questo per Shakespeare aveva

connotati particolari perché è anche il nome che ha dato a suo figlio, senza alcun riferimento a

Freud.

BLOOM nel 2001 scrive “Per Shakespeare” una monografia in cui fa considerazioni su

Shakespeare. Bloom dice che il primo Amleto poteva non essere una tragedia, ma una

rappresentazione comica.

Ci sono 2 casi in cui il metodo analitico di Freud si applica al testo letterario:

- WILHELM JENSEN autore popolare in Germania e Austria che nel 1903 scrive il testo poco noto

“Gradiva una fantasia pompeiana” di cui Freud ha scritto un saggio.

“Gradiva” non è l’imperfetto del verbo, ma è il nome della signorina della

quale esiste un bassorilievo greco con caratteristiche singolari;

rappresenta una fanciulla che sta camminando, e si vede il movimento dal

fatto che la donna solleva il panneggio per camminare.

“Gradiva” deriva dal latino “gradior” che significa ragazza che cammina.

Il centro dell’azione si svolge a Pompei. Il racconto parte con il

personaggio dell’archeologo tedesco Norber Harold, appassionato delle

rovine di Pompei tanto da avere un’incisione della Gradiva attaccata sulla

parete della stanza. Norber decide di partire per Pompei, ma prima di

partire gli accade un fatto: guardando fuori dalla finestra vede una dama

che assomiglia alla Gradiva, la guarda e la ragazza scappa ma lui ha

l’impressione che l’avesse salutato, come se lo conoscesse.

Dopo questa visione, Norber parte per Pompei e prende alloggio.

Norber sogna la Gradiva, come l’aveva visto affacciato dalla finestra di casa; il giorno dopo va a

visitare Pompei è il primo elemento che lo colpisce è che ci sono molte coppie di turisti che si

baciano. Norber si addormenta e ha una visione che non sa se è reale o se si tratta di un sogno, in

cui vede un’altra volta la Gradiva a cui lui parla in latino perché è la lingua della ragazza. Norber

pensa così di essere nella Pompei romana ma la Gradiva ha con se una borsa moderna dalla

quale tira fuori un panino. Norber a questo punto per rendersi conto se si trattava di un sogno o

della realtà, vedendo una mosca posarsi sul braccio della Gradiva, la scaccia colpendo la Gradiva

e quindi sentendo che si trattava di una figura reale proiezione dell’atto sessuale definita dal

bisogno di toccarsi.

La ragazza parla a Norber in tedesco e gli dice di essere una sua compagna di studi, la stessa

ragazza che lo aveva salutato pochi giorni prima.

Nella novella di Jensen, Freud trova elementi psicanalitici, così nel 1906 Freud scrive “Delirio e

sogni nella Gradiva di Jensen” in cui Freud, posto che il sogno è la rappresentazione del

desiderio, scopre in Norber il desiderio per la Gradiva, che Norber proietta su Zoe, la sua

compagna di studi. Il desiderio del protagonista poteva realizzarsi solo attraverso la realizzazione

simbolica della Gradiva.

La novella di Jensen è del 1903 e l’Interpretazione dei sogni è uscito 3 anni prima, ma era

destinato ad un pubblico ristretto, quindi con poca probabilità Jensen l’avrebbe letto. Infatti quando

Jensen legge il saggio di Freud sulla propria opera, non è contento perché dice che la sua opera

con la psicanalisi non aveva niente a che fare. Freud replica e dice che può essere che davvero

Jensen non sapesse niente di psicanalisi e quindi ipotizza due possibilità:

1) Freud rintraccia nell’opera di Jensen quelle caratteristiche perché sapeva già che c’erano

2) Jensen non aveva bisogno di sapere quelle regole per scrivere un’opera dai contenuti

psicanalitici, perché gli elementi psicanalitici sono verità che appartengono all’umanità. 39

È come se lo scrittore sottoponesse se stesso sotto analisi, sdoppiando se stesso nei vari

personaggi ruolo importante della letteratura per Freud.

Conclusione: sembra essere inevitabile in quanto o sia Freud che Jensen hanno frainteso

l’inconscio o entrambi hanno compreso il suo significato perché entrambi sono giunti alla stessa

conclusione. Anche se Jensen scrivendo la Gradiva fosse estraneo alla psicanalisi, la conclusione

è una: cioè poterla applicare anche a sua insaputa.

Quindi ci sono due aspetti fondamentali:

Correlazione tra creazione letteraria e psicanalisi nella figura dell’inconscio quando l’autore

- si sdoppia nei suoi personaggi.

Coerenza dell’analisi analitica che compare anche quando l’autore non lo sa.

-

GOETHE negli ultimi anni della sua vita compone nel 1916-17 “Poesia e verità” , la sua

autobiografia. Di questo libro Freud legge un episodio singolare della giovinezza di Goethe.

L’episodio racconta che quando Goethe aveva 4 anni, stava giocando con dei pentolini e i suoi

vicini di casa lo stavano guardando; annoiato dal gioco, Goethe scaraventa in strada il pentolino,

riducendolo in pezzi, ma ricevendo comunque l’approvazione dei vicini, che lo incitavano a ripetere

il gesto. E Goethe felice di compiacere i suoi vicini, ripetè l’azione riducendo in pezzi tutte le

stoviglie di casa. Goethe e la sorella Cornelia erano i fratelli maggiori di una schiera di bambini

morti precocemente. Il lancio del vasellame diventa l’azione simbolica di Goethe per eliminare

l’intruso che gli toglie l’affetto materno, ossia il fratello.

Freud potè confermare questa tesi, con il racconto di un suo paziente che aveva avuto la stessa

esperienza gettando oggetti dalla finestra, dopo che il padre gli comunicò che a breve sarebbe

arrivato un nuovo fratello.

Nel 1903 quando Jensen scrive la Gradiva, l’autore non sapeva niente di psicologia. La psicanalisi

ci mette molto tempo ad affermarsi, in Italia comincia a diventare patrimonio culturale condiviso

solo dagli anni ’60 in poi; in precedenza Freud era visto come una curiosità morbosa.

Gli analisti più importanti dopo Freud hanno lavorato fuori dall’Europa, in particolare negli USA.

L’Italia è uno dei primi paesi che entra in contatto con la psicanalisi.

MICHEL DAVID nel 1966 scrive “La psicanalisi nella cultura italiana” in cui parla di autori

italiani, in particolare di Giuseppe Tomasi di Lampedusa autore del “Gattopardo”. Giuseppe

Tomasi di Lampedusa scrive nella prima metà del 1900 e quindi conosce gli elementi psicanalitici,

infatti nella sua opera compaiono i termini “monomaniaco”, “rimosso”, “preconscio”, aggettivi

freudiani che vengono utilizzati in una vicenda svolta nella Sicilia del 1850-60. Come mai?

La spiegazione è di tipo positivistico infatti la moglie di Tomasi di Lampedusa, Alessandra Wolff

Stomersee era una psicanalista.

ITALO SVEVO (1861-1928) grande romanziere europeo che ha scritto l’opera psicanalitica “La

coscienza di Zeno”; romanzo psicanalitica che racconta un trattamento.

A Trieste nel 1923 Svevo, di alta borghesia, conosceva molto bene sia l’italiano che il tedesco, sua

madre lingua.

Italo Svevo era uno pseudonimo, il suo vero nome era Ettore Schmitz. Svevo ha tradotto in italiano

l’interpretazione dei sogni ma la traduzione non è mai arrivata a compimento.

Italo Svevo ha subito un trattamento psicanalitico presso un allievo diretto di Freud che operava a

Trieste, Edoardo Weiss.

All’inizio del ‘900 Trieste era una città cosmopolita, all’avanguardia perché rappresentava l’unico

porto per la Germania e la via commerciale verso Venezia e il Mediterraneo.

Proprio a Trieste nascono le prime agenzie di Assicurazione, in quanto all’inizio venivano

assicurati i carichi delle navi.

A Trieste c’era JAMES JOYCE che nel 1911 insegnava inglese nella prima sede delle Berriz

School. Joyce nel 1922 scrive “L’Ulisse” che viene scritto a Trieste ma pubblicato a Parigi. 40

05/12/2007

TRIESTE ad inizio ‘900 era un grande porto marittimo, il territorio rimase a lungo austriaco, il che

aveva creato una situazione plurilingue. Iniziano a svilupparsi traffici internazionali come le

Assicurazioni Generali. Nasce la necessità di imparare le lingue, come l’inglese; a Trieste c’è la

Berriz School di cui è proprietario il fratello di James Joyce. James Joyce insegna in questa

scuola e rimane a Trieste dal 1903 al 1922; Joyce conosceva bene l’inglese, il dialetto triestino,

l’italiano e il tedesco e si fa molti amici, tra questi proprio Italo Svevo.

Italo Svevo (Trieste 1861- Treviso incidente auto 1928) autore di una serie di romanzi:

- “Una vita” 1892 Romanzi prefreudiani

- “Senilità” 1898

- “La coscienza di Zeno” 1923

Svevo non è soddisfatto di questi romanzi perché era frustrato. Il suo lavoro non era quello dello

scrittore ma aveva un lavoro da “impiegato” nella ditta Schmitz di suo padre e produceva vernici

navali, il che aveva permesso a Svevo di viaggiare molto. Ma Svevo voleva fare lo scrittore, ma le

sue qualità e i suoi romanzi non vennero apprezzati dai lettori, infatti “Una vita” e “Senilità” non

vendettero molto. Così per molto tempo Svevo non scrive più e solo nel 1923 pubblica “La

coscienza di Zeno”, che viene stampato negli stessi anni in cui Joyce lascia Trieste per andare a

Parigi pur continuando a seguire le vicende triestine.

Joyce era amico di Svevo e sapeva del suo “complesso dell’impiegato” così nel 1924 da Parigi

scrive una lettera in italiano a Svevo appena dopo la pubblicazione de “La coscienza di Zeno”.

Joyce scrive a Svevo che stava leggendo il suo libro e che lo considerava la sua opera migliore e

“Perché si dispera?’”

quindi gli chiese : ponendo l’accento sulla sua frustrazione. Joyce scrive

a Svevo che avrebbe contattato autori di riviste europee per aiutarlo a lanciare l’opera.

Inoltre scrive a Svevo i 2 temi che più lo avevano affascinato del libro:

il tema del fumo: non avrei mai pensato che il fumare potesse dominare una persona in

- quel modo

il trattamento del tempo nel romanzo

-

Grazie all’aiuto di Joyce “La coscienza di Zeno” raggiunge il successo scoperta dello scrittore

italiano che passa dall’estero.

“SENILITA’” opera del 1898 (epoca prefreudiana)

Angiolina, protagonista dell’opera, donna bellissima ma superficiale innamorata del protagonista

maschile, il quale non ha molto coraggio di vivere. Alla fine del libro la figura diviene simbolo;

l’immagine concretava il sogno (di poter vivere con Angiolina) ma che lei non aveva capito. Nella

fantasia del protagonista, Angiolina è una donna sempre diversa.

“LA COSCIENZA DI ZENO” opera del 1923

Presentato come un diario della propria autoanalisi. Zeno si affida ad uno psicanalista per guarire

dal vizio del fumo. Lo psicanalista dice a Zeno che per guarire deve smettere di fumare ed

annotare in un diario ciò che gli succedeva. Il rapporto tra medico e paziente è conflittuale; alla fine

Zeno consegna il diario al medico che odiando il paziente, decide di pubblicare il diario per

sfogarsi. 41

Prefazione

“La coscienza di Zeno”

Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-

analisi s'intende, sa dove piazzare l'antipatia che il paziente mi dedica.

Di psico-analisi non parlerò perché qui entro se ne parla già a sufficienza. Debbo scusarmi di aver

indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia; gli studiosi di psico-analisi arricceranno il

naso a tanta novità. Ma egli era vecchio ed io sperai che in tale rievocazione il suo passato si

rinverdisse, che l'autobiografia fosse un buon preludio alla psico-analisi. Oggi ancora la mia idea mi

pare buona perché mi ha dato dei risultati insperati, che sarebbero stati maggiori se il malato sul

più bello non si fosse sottratto alla cura truffandomi del frutto della mia lunga paziente analisi di

queste memorie.

Le pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia. Sappia però ch'io sono pronto di dividere con lui i

lauti onorarii che ricaverò da questa pubblicazione a patto egli riprenda la cura. Sembrava tanto

curioso di se stesso! Se sapesse quante sorprese potrebbero risultargli dal commento delle tante

verità e bugie ch'egli ha qui accumulate!... DOTTOR S. Chi è il Dottor S.?

Svevo? Sigmund Freud?

Edoardo Weiss

Edoardo Weiss (1889-1970) uno degli allievi più giovani di Freud. Triestino che dopo aver

lasciato la scuola di Freud, aveva istituito a Trieste un ambulatorio in cui per primo in Italia, utilizza

la pratica freudiana. Dopo di che lascia l’Europa e va negli USA, dove si perdono le sua tracce.

Weiss nel 1918 ha avuto in cura Svevo.

UMBERTO SABA (1883-1957) poeta triestino di famiglia ebraica del ‘900 stranamente

considerato o una tra i maggiori o uno tra i minori per importanza. È uno dei poeti più interessanti

per la capacità che aveva di servirsi di temi e parole semplici e la sua semplicità derivava da studi

complicati. Autore di un unico libro in versi “Il canzoniere” la prima edizione è del 1925, l’ultima

del 1957 con molte correzioni.

Ma Saba era anche un buon narratore. La capra (1919)

Ho parlato a una capra.

Era sola sul prato, era legata.

Sazia d'erba, bagnata

dalla pioggia, belava.

Quell'uguale belato era fraterno

al mio dolore. Ed io risposi, prima

per celia, poi perché il dolore è eterno,

ha una voce e non varia.

Questa voce sentiva 42

gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita

sentiva querelarsi ogni altro male,

ogni altra vita.

Quello che all’inizio è il verso della capra “belava”, assume una voce e quindi viene umanizzata.

Saba è diretto partecipe della cultura psicanalitica per il fatto che anche lui era stato in cura presso

Edoardo Weiss. La psicanalisi era stata una vera e propria rivoluzione per Saba, al punto tale che

Saba arriva a teorizzare l’importanza della psicanalisi nella sua raccolta di prosa del 1964.

“Poesia Filosofia e Psicoanalisi” opera di Saba del 1946 in cui l’autore assume una posizione

positiva verso la psicanalisi. In quel periodo molti erano contrari alla psicanalisi come Benedetto

Croce che con la sua filosofia idealista era contrario secondo cui la psicanalisi è scienza

degenerata che si collega al concetto di arte degenerata che era stata elaborata dal nazismo.

Croce pur essendo antifascista, in questo argomento di schiera con il pensiero nazista.

Saba nel saggio “Poesia Filosofia e Psicoanalisi” risponde sinteticamente a Croce dicendo che

nessuna scoperta (Copernico, Darwin..), era stata tanto importante per l’umanità come quella di

Freud che aveva portato alla scoperta di un mondo nuovo il mondo interno.

Saba era proprietario di una libreria antiquaria che poi passa all’allievo Carletto. La figlia di Saba

sposa il poeta romano Carlo Levi. Nella mente di Saba è esistita anche una forte componente

omosessuale per la quale scrive uno dei primi romanzi omosessuali pubblicato dopo la sua morte

“Ernesto”.

Saba ricorda la sua vita nel libro “Scorciatoie e raccontini” del 1946 composto da una serie di

racconti brevi.

FRANCESCO ORLANDO (1934- )

Più autorevole rappresentante in Europa della critica psicanalitica. Nato nel 1934 a Palermo, ha

insegnato letteratura francese. Orlando negli ultimi anni di liceo è stato allievo di Giuseppe Tomasi

di Lampedusa che era un grande lettore di classici europei. Prima di fare lezione a Orlando,

Tomasi di Lampedusa si documentava trascrivendo le lezioni che vennero poi raccolte e

pubblicate.

“Per una teoria freudiana della letteratura” del 1973 opera manifesto di Orlando.

SCONTRO TRA 2 METODI CRITICI:

In Italia la critica psicanalitica si afferma prima che in altri paesi ma, ci sono dei personaggi italiani

che sulla psicanalisi hanno qualche perplessità come il fiorentino SEBASTIANO TIMPANARO che

ha cominciato a studiare da solo la psicanalisi. Era un filologo classico, studioso di letteratura

greca e latina.

Timpanaro scrive l’opera “Lapsus freudiano psicanalisi e critica testuale” pubblicato per la

prima volta nel 1974 poi tradotto in inglese, tedesco e svedese ma in Italia non raccolse molto

successo. Nel 2003 viene stampata una nuova edizione del libro. Il libro presenta una serie di casi

in cui due sistemi scientifici pur entrando in conflitto, giungono alle stesse conclusioni seguendo

vie diverse.

Lapsus: qualcosa che viene perso per strada/ volontà di nascondere qualcosa. 43

Nel 1904 Freud è in viaggio in Treno vicino al Trentino, di fianco a lui viaggia un giovane ebreo

austriaco che non conosce ne Freud ne le sue opere. Freud racconta questa vicenda nel libro “La

psicopatologia della vita quotidiana”. Durante il viaggio, il giovane ebreoinizia a parlare con

Freud e si lamenta della situazione degli ebrei considerandolo un popolo destinato ad essere

sottomesso. Sostiene questa tesi pronunciando il verso in latino (stesso verso pronunciato

nell’”Eneide” da Didone abbandonata da Enea):

“Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor”

Infinito usato in funzione Un ossa vendicatore

nostre da

di futuro sorgerà qualche

Il verso significa “dalle nostre ossa sorgerà un vendicatore”

Il giovane nel citare il verso commette un errore, appunto un lapsus infatti dimentica le parola

“aliquis” e recita il verso invertito:

“Exoriare ex nostris ossibus ultor”

Freud notando l’errore, chiede al ragazzo alcuni particolari della sua vita privata per poterlo

analizzare ricorrendo al metodo delle libere associazioni.

L’interpretazione di questo episodio, viene citata da Timpanaro nel volume “Didone, San

Gennaro e lo spettro di una gravidanza indesiderata” al 4° capitolo.

Freud analizza il giovane e le libere associazioni sono:

aliquis Reliquien Liquidation flussigkeit Fluid San Simonino San Gennaro

     

Il giovane aveva fatto un lungo soggiorno a Napoli, durante il quale conobbe e si innamorò di una

donne con la quale ebbe una passione, il giovane aveva il timore che questa passione si sarebbe

trasformata in una gravidanza e stava aspettando notizie dalla donna.

Le libere associazioni mettono in luce proprio il timore del giovane, infatti San Gennaro è il santo

del miracolo del sangue grumoso che riacquista liquidità (simbolo delle mestruazioni della donna),

mentre San Simonino è un piccolo martire, santo ucciso giovane (che indica la soluzione del

giovane in caso di gravidanza ricorrendo ad un aborto).

Dopo San Simonino, al giovane viene in mente Sant’Agostino, due santi che richiamano i mesi di

agosto e gennaio quindi portano alla mente il calendario e le scadenze.

Timpanaro essendo filologo è molto attento alla tradizione dei testi e molte che nei manoscritti

antichi, molte volte il termine “aliquis” veniva omesso perché ritenuto superfluo. La deformazione

commessa dal giovane nella pronuncia “nostris ex ossibus” rappresenta il rimpianto per qualcosa

che si sta allontanando, e per Freud rappresenta l’allontanamento della giovinezza nel caso il

giovane diventasse padre.

Inoltre esistono codici che inseriscono “ex” prima di “nostris” quindi per Timapanaro non si

tratterebbe di cose straordinarie, ma di elementi che provengono dal passato. 44

Timpanaro afferma che lui e Freud sono arrivati alle stesse conclusioni seguendo strade diverse.

Freud prende questa considerazione come una critica al suo metodo delle libere associazioni,

perché associando un pensiero ad ogni parola si arriva comunque alla paura del giovane di

diventare padre.

CONCLUSIONE: una teoria che pretende di essere scientifica non può sottrarsi ad un controllo;

inoltre se si arriva alla stessa conclusione, allora la teoria perde validità. 45

12/12/2007

CRITICA MARXISTA: passiamo da una critica a-ideologica ad una critica di

forte matrice ideologica.

Il padre di questo tipo di critica è KARL MARX (Germania 1818-Londra 1883).

Dal 1884 Marx lascia la Germania, e tra il 1844-49 va a vivere a Bruxelles

(Belgio) dove nel 1848 (anno delle grandi rivoluzioni), pubblica la sua prima

opera che diventò bestseller “Manifesto del Partito comunista”; Marx che

prima del manifesto era stato accusato di semplice socialismo, dopo il manifesto

e la fondazione del partito comunista, viene accusato di comunismo.

Il comunismo rappresentava un’utopia, che in Marx presa la forma di un progetto scientifico e da

qui in poi Marx diventa colui che insidia gli ordinamenti statali. Marx lascia l’Europa e nel 1849

parte definitivamente per Londra, assumendo la cittadinanza inglese. Inizia una nuova vita, si

sposa, ha una figlia inglese; in quegli anni a Londra, il genere più importante è il romanzo.

Proprio nel manifesto del Partito comunista, il romanzo è presente in maniera subliminale fin

dall’inizio

“ Uno spettro si aggira per l’Europa, è lo spettro del comunismo”

Lo “spettro” è l’elemento che ci fa capire che Marx ha letto i romanzi gotici, in cui compaiono

queste creature.

Secondo Marx i testi letterari esprimono forze storicamente definibili, che possiamo riconoscere

attraverso l’analisi (in primo luogo economica), della società.

I romanzi hanno valore di documento sulla vita economica e sociale di un determinato ambiente e

in un determinato periodo.

Marx definisce la società secondo i rapporti di forza che nascono dalla contrapposizione delle

strutture: alla base c’è il proletariato (coloro che non possiedono niente all’infuori della propria

prole), e i capitalisti (proprietari dei mezzi di produzione).

L’arte non ha a che fare con i meccanismi di produzione, in quanto l’arte non è ne capitalista ne

proletaria; l’artista mantiene una propria individualità e quindi Marx non dovrebbe occuparsi di arte.

Marx considera però l’opera d’arte importante a fini teorici perchè può essere un documento della

società.

La cultura di Marx è fondamentalmente umanistica, così come quella di Freud. Nutre un grande

interesse per i classici greci (teatro) e per Shakespeare; ma a interessare Marx è soprattutto il

romanzo contemporaneo che rappresenta ala meglio la struttura sociale borghese, i meccanismi e

i rapporti tra le classi sociali, gli idoli e i feticci (denaro, importanza della merce, la spinte della

società tra conservazione – borghesia e capitalismo – e innovazione – proletariato).

Marx parla dell’opera d’arte come dell’esempio perfetto dell’analisi della società; il romanzo gli

serve per rintracciare le tentazioni del capitalismo, che non sono rintracciabili in tutti i romanzi, ma

solo in quelli che hanno un carattere di realismo, fondamentale per questo tipo di analisi.

Franco Moretti (fratello regista Nanni Moretti) ha scritto “Atlante del romanzo europeo 1800-

1900” in cui Moretti ha ricostruito l’impressionante decollo del romanzo nei primi dell’800, grazie

all’alfabetizzazione del popolo; il successo del genere romanzo cresce contemporaneamente con il

successo dell’editoria.

In genere i romanzi venivano ambientati a Parigi o Londra.

STENDHAL e BALZAC (autore molto attento al tema economico), definiscono nei loro romanzi il

personaggio del giovane squattrinato che deve far fortuna, e tra le varie possibilità che ha sceglie

46

di innamorarsi di una ricca signorina di buona famiglia (che assume un ruolo passivo, diverso dal

passato come nella favola di Cenerentola).

A Parigi i giovani squattrinati vengono collocati nei poveri quartieri degli studenti, mentre la

signorina viene collocata nell’area del capitalismo e dei grandi palazzi Balzac è stato realistico

anche nelle collocazioni geografiche.

DICKENS nei suoi romanzi, ambientati a Londra, ci sono minori elementi di conflitto.

Paradossalmente Dickens era il romanziere più amato da Marx perché Dickens era un romanziere

borghese. Tra il 1838-1839 scrive “Il circolo di Pickwick” il primo bestseller della storia

dell’editoria. Il romanzo venne pubblicato a dispense e questo serviva all’editore per calibrare le

tirature, che all’inizio era di solo 500 copie. All’inizio si pensava di concludere il romanzo in 12

fascicoli, ma poi per il grande successo riscosso, vennero aumentate le tirature fino a 200 mila

copie, a anche il numero dei fascicoli che furono 24.

TRAMA: il signor Pickwick insieme a degli amici organizza dei viaggi per il mondo anche lontani 

tema che appassiona il pubblico. Ad un certo punto un personaggio finisce in carcere, e a quei

tempi chi veniva recluso doveva mantenersi autonomamente, e quelli che avevano il trattamento

peggiore erano i debitori, ai quali venivano confiscati tutti i beni, e che spesso morivano di fame

non potendosi mantenere. Rivolgendosi a questa parte del romanzo Dickens scrive:”Questa non

è letteratura Dickens fa notare che quanto scritto prima è un fatto reale, è cronaca a

storia. Emerge la responsabilità civile del romanziere, motivo per cui Dickens piace tanto a

Marx. HARD TIMES (TEMPI DIFFICILI)

Opera di Dickes che racconta la storia

della città industriale di Coketown, in

cui i suoi operai lavorano nelle miniere

ad estrazione di carbone. A Coketown

l’aria è irrespirabile, ci sono fabbriche,

alloggi fatiscenti per gli operai…Louisa,

la figlia del padrone della fabbrica più

importante, assiste ad una scena per

lei nuova: nel 1854 (6 anni dopo il

manifesto di Marx) assiste ad uno

sciopero di operai.

Louisa conosceva gli operai solo in

quanto folla, come la folla che doveva

produrre qualcosa.

Tema della folla cambiamento

radicale della società alla cui base c’è

la “folla” come elemento incontrollabile.

47

FRIEDRICH ENGELS (1820-1895) collabora con Marx e con lui intrattiene un carteggio in cui

compare la riflessione dei temi legati all’arte, alla letteratura in particolare in quanto forma più

diretta dell’epoca. I due si chiedono se la letteratura, il romanzo, può servire alla causa del

comunismo??

La letterature europea di questi anni, ha messo al centro il realismo, infatti i romanzieri ci offrono

documenti sociali di prima importanza rispetto al mondo che descrive; il romanziere è realista a

prescindere che sia comunista o no, in quanto il realismo è implicito nella qualità della

narrazione. Un grande romanziere descriverà la realtà anche se non sta scrivendo un romanzo

sociale, e essendo un romanziere naturalmente realista, descriverà al meglio la società anche se

la sua ideologia è borghese o conservatrice…

RAPPORTO COMUNISMO – REALISMO

Il comunismo è una dottrina sociale, e in quanto dottrina politica implica l’analisi. L’ideologia

comunista implica che ci deve essere una sola classe sociale, che condivide i beni.

Nelle rappresentazioni del romanziere ci sono elementi realistici (conflitti sociali, rapporti di

forza…), e questo viene descritto realisticamente dal romanziere anche se non di ideologia

comunista.

Marx e Engels mettono inoltre in risalto il problema dell’estetica, ma anche il tema della durata

dell’opera d’arte.

Marx elabora la sua risposta a questi quesiti facendosi un’altra domanda:

DOMANDA: “Come mai ci piace ancora l’Iliade??” la risposta è tra le pagine dell’opera più

importante di Marx “Il Capitale” scritto tra il 1867-1894 nella parte “Per una critica dell’economia

politica” 1859.

RISPOSTA: Il fascino particolare di determinati periodi artistici e di determinati autori è legato alla

fanciullezza storica dell’umanità, quindi l’Iliade piace perché risveglia in fanciullo che è in noi,

ma non vuol dire che questa arte sia ingenua, ma risveglia la visione del mondo anteriore alle

classi sociali.

Ci sono delle contraddizioni e Marx lo riconosce, e dice che fanno parte del nostro modo di

concepire l’arte.

Al centro dell’interesse resta il tema del realismo e Marx ne “Il Capitale” giustifica la sua

predilezione per il romanzo realista il romanzo non è mai pura cronologia, non è un semplice

elenco di fatti ma comprende interpretazioni di questi fatti.

Lo storico è più realista del romanziere?? Lo storico come il romanziere manipola e interviene

sui fatti. L’opera d’arte è qualcosa che non può essere riconducibile alla cronologia e non può

essere un puro documento storico.

Non si può obbligare l’arte a diventare ideologia ma l’arte può servire all’ideologia, ma il

romanziere deve mantenere la sua indipendenza.

1917 Rivoluzione d’Ottobre che porta al potere il comunismo, diventando dottrina di Stato. In

Russia comincia un secolo in cui il comunismo diventa regime e dottrina.

G. PLECHANOV (1856-1918) funzionario di Stato ministro della Cultura, oppositore di Lenin. Per

primo ha elaborato un’ ESTETICA MARXISTA perché all’interno dei libri di Marx non c’è

un’estetica, ma un’interpretazione del mondo in cui si parla anche di arte. Se esiste un’estetica

marxista esiste anche un’arte marxista.

A. ZDANOV (1896-1948) teorizza per primo il movimento artistico, unico in tutta l’Unione

Sovietica, del REALISMO SOCIALISTA (che fu un fallimento), in cui l’arte marxista doveva

sviluppare temi sociali e scontri che portino alla vittoria del proletariato.

Marx è stato una cosa, il marxismo un’altra. 48

COME SI ATTIVA LA CRITICA MARXISTA ALLA GERMANIA, STATO SENSIBILE ALLA

VISIONE DI MARX ??

In Germania si comincia a riflettere sugli spunti offerti da Marx e ci sono intellettuali singoli che

nelle loro opere accolgono temi di Marx.

A. DOBLIN (1878-1957) grande romanziere di tipo marxista attivo negli anni ’20. Laureato in

psichiatria ha una forte componente ideologica. Nel 1929 scrive il romanzo “BERLIN

ALEXANDER PLATZ” in cui Doblin riesce ad essere marxista considerata la sensibilità con cui

coglie i mutamenti sociali, come le prime associazioni.

Doblin nel 1936 scrive il saggio teorico “Il romanzo storico e noi” in cui parte dagli ultimi spunti di

riflessioni di Marx. Per Doblin il romanzo storico non è realistico perché il reale non può essere

rappresentato in un romanzo. Il romanzo storico è più vicino alla favola in quanto ci sono altri

mezzi che si avvicinano alla realtà, come la fotografia e il cinema.

Ogni romanzo è comunque un romanzo storico perché ha al suo interno delle ragioni storiche.

G. LUKàCS –Lucac (1885-1971) di famiglia ebraica tedesca, i suoi scritti maggiori sono in

tedesco. Durante il nazismo si rifugia in Unione Sovietica dove ha una grande attività, e diventa

celebre traduttore di classici tedeschi in russo, si occupa anche di problemi di estetica.

Alla fine della guerra va a Budapest (Ungheria), e diventa docente e dal 1947-1956 Ministro della

pubblica istruzione. Proprio nel 1956 si svolge la Rivoluzione d’Ungheria nella quale gli

ungheresi lottarono per l’indipendenza e fu la prima volta che la Russia intervenne con violenza

contro un paese del proprio blocco, restaurando l’ordine. In seguito a questa vicenda Lukàcs si

ritira.

Le sue opere maggiori sono 2:

“Saggi sul realismo” 1948

- “Il marxismo e la critica letteraria” 1952

-

Lukàcs si è reso conto che tutto ciò che è stato detto del realismo ha a monte il problema di

definire che cos’è il realismo, e definire cos’è l’opera d’arte.

L’opera d’arte è realistica o può anche non essere realistica?? Parleremo di opera d’arte in

entrambi i casi??

REALISMO PER LUKàCS capacità di narrare (cogliere l’essenza di un fatto), che si oppone

alla pura descrizione. Cogliere l’essenza di un fatto è realismo, mentre la pura descrizione del fatto

non lo è.

Dietro a questa definizione c’è un valore classico che porta Lukàcs ad essere contrario ad ogni

sorta di avanguardia le avanguardie sono degenerazioni dello spirito capitalistico.

 49

19/12/2007

WALTER BENJAMIN – Beniamin (Berlino 1892 – 1940)

Personaggio del ‘900 di origine ebraica che muore in circostanze tragiche,

perché sta scappando dalla Germania nazista e dalla Gestapo. La sua opera

maggiore è “Angelus Novus”, scoperta dopo la sua morte, composta da saggi

e frammenti che sono stati messi insieme con difficoltà.

Nel 1968 Benjamin diviene uno dei centri di interesse, anche grazie alla sua

scoperta da parte di H. ARENDT che era stata allieva e interprete del filosofo

Heidegen. La Arendt si trasferisce negli Usa dove e ancora attiva, e scrive un libro sul tema della

memoria.

Benjamin è un intellettuale complesso, il titolo della sua opera “Angelus Novus” proviene da un

quadro di Klee. Nel 1925 si laurea a Berlino presentando una tesi che trattava un argomento

nuovo, il tema del dramma barocco. Per i tedeschi la letteratura tedesca cominciava dal 700 e il

dramma barocco, antecedente a questo periodo, veniva ignorato e così la tesi di Benjamin venne

giudicata troppo oscura.

Nel periodo del nazismo, Benjamin lascia la Germania e si trasferisce a Parigi, la città da lui

considerata rappresentativa della modernità. Qui entra in contatto con accademici locali ma

rimanendo isolato, si dedica allo studio della città elaborando la teoria secondo la quale Parigi

rappresentava la centralità nella sfera europea del ‘900 esistono luoghi

rappresentativi di un’epoca.

Successivamente elabora una serie di saggi e nel 1982 , dopo la sua morte, viene pubblicato

“Parigi capitale del 19° secolo” composto da testi diversi che trattano temi diversi come la

poesia di Baudrillard, la fotografia.

SCOPERTA BENJAMIN: quale grande precursore dagli aspetti geniali, si è posto delle domande

complesse che hanno comportato una riflessione sui nuovi messi di riproduzione dell’opera d’arte,

una delle riflessioni più importanti fatte in Occidente su questo tema.

Nel 1936 a proposito del tema della riproducibilità dell’opera d’arte, scrive “L’opera d’arte

nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” in cui Benjamin partendo da alcuni presuppostifa

delle affermazioni che sembrano provenire dagli anni ’80-’90 del 1900.

Perché l’uomo crea le opere d’arte??

All’inizio l’opera d’arte traduceva il rapporto dell’uomo con la divinità; l’opera d’arte

doveva esaltare la parte migliore dell’uomo per offrirla a Dio. L’opera d’arte veniva concepita per

non essere visibile alla società, e traduceva così bene il rapporto con Dio che solo Dio poteva

vederla.

Anche nelle religioni monoteiste ritroviamo questa ideologia e lo si vede nell’arca con le tavole

della legge, che sono visibili una sola volta all’anno solo al sacerdote, escludendo la società.

Quindi per Benjamin l’arte è divina.

Nel corso dei secoli però questo rapporto si è incrinato e l’opera d’arte inizia ad essere condivisa

dalla società e inizia ad essere concepita per essere vista.

Con le nuove tecniche (la fotografia in particolare), l’opera d’arte può essere riprodotta.

Cosa è successo?? L’opera d’arte ha perso la sua sacralità, ha perso l’aureola.

Benjamin parte dal presupposto che l’opera d’arte è sempre stata riproducibile (a mano per copia),

anche prima della fotografia; ma l’aspetto innovativo è che grazie alla fotografia si può parlare di

una riproduzione tecnica, e quindi Benjamin ha già capito l’importanza del mezzo nella

diffusione delle idee. 50

Benjamin parla di altre tecniche di riproduzione come la litografia…ma la fotografia permette una

riproduzione figurativa in cui la mano dell’uomo perde il ruolo centrale che aveva nelle riproduzioni

delle opere d’arte del passato, per lasciare il posto all’occhio che guarda nell’obiettivo.

La riproducibilità dell’arte ha cambiato anche la nostra visione dell’opera d’arte. Con la

riproducibilità e l’esponibilità (possibilità dell’opera di essere vista dalla folla), si assiste al

cambiamento della qualità dell’opera d’arte stessa.

Per secoli l’arte è stata arte sacra, commissionata da religiosi per religiosi, è raro trovare

rappresentazioni di soggetti profani.

Oggi l’opera d’arte ha funzioni nuove, delle quali la funzione artistica si profila come quella che in

futuro potrà venir riconosciuta come marginale (l’arte sta diventando qualcos’altro e la funzione

artistica può anche diventare marginale); la fotografia e il cinema forniscono gli spunti più tecnici

per il riconoscimento di questo dato di fatto.

Negli stessi anni alcuni amici di Benjamin, in Germania ma anche fuori dalla Germania, danno vita

ad una istituzione “La scuola di Francoforte” legata all’istituto per lo studio delle scienze sociali

fondato a Francoforte nel 1924. è il primo importante istituto europeo che si dedica allo studio

sociale l’opera d’arte inizia ad essere studiata secondo le sue componenti sociali.

Quest’istituto già nel 1929 deve lasciare la Germania per trasferirsi in Svizzera e poi negli Usa dove

sopravvive ancora.

Parcellizzazione della fruizione artistica ogni individuo è in grado di godere dell’opera d’arte del

suo tempo, in quanto è collettiva e condivisa. Ognuno di noi può riconoscersi in uno slogan come

quello di Marcuse “La fantasia al potere”.

Marcuse (1898-1979) ultimo grande rappresentante della Scuola di Francoforte insieme a

Adorno (1903-1969).

Il pensiero di Benjamin è analizzabile non attraverso i suoi scritti, ma attraverso le tematiche che

affronta come quello della centralità della cultura rispetto ad un’epoca.

TEORIA BENJAMIN: la cultura europea ha al suo centro l’idea della città. Non si tratta di un fatto

nuovo perché già negli anni ’30 Carlo Cattaneo parla della città come motore della società.

Benjamin afferma che certe città possono rappresentare degli ideali di un’epoca a tal punto da

arrivare ad essere un modello. Parigi aveva questo tipo di rappresentatività nell’800, infatti molte

fotografie ritraggono la sua ambientazione urbana di quegli anni.

Nella prima metà del 900 la città più rappresentativa era Berlino (prima del nazismo).

“Baudelaire e Parigi” parte del libro di Benjamin “Angelus Novus”. Benjamin dice che la poesia

di Baudelaire esprime al meglio la Parigi dell’800.

TEMA DELLA FOLLA: la folla, come nessun altro oggetto si è imposto più autorevolmente ai

letterati dell’800. essa cominciava ad organizzarsi come pubblico.

Hugo è il primo autore che si rivolge alla folla, ma l’autore più commerciale era Eugene Sue che

ha scritto il ciclo di romanzi “I misteri di Parigi”.

Anche nel manifesto comunista c’è il tema della folla “proletari di tutto il mondo unitevi”

A parlare di folla, in Europa si inizia solo dopo la rivoluzione francese, quando la folla per la

prima volta è diventata una forza politica.

J. Michelet storico francese che nel 1854 scrive una monografia importante sul tema della folla;

aveva dedicato tutta la sua opera alla rivoluzione francese, all’interno della quale c’è un volume “Il

popolo” dedicato alla folla. 51


PAGINE

60

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5.65 MB

AUTORE

Menzo

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Critica letteraria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Gaspari Gianmarco.

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