CRITICA LETTERARIA
DEFINIZIONE DI MODO: negli studi letterari siamo abituati a ragionare in
dei testi letterari ad un genere (ad esempio l’Iliade
termini di generi, di appartenenza
appartiene al genere epico, I Promessi Sposi al romanzo storico, l’Orlando Furioso al
genere epico cavalleresco). Ci sono delle differenze tra il modo e il genere.
Il modo è una categoria più ampia rispetto al quella di genere e dato che è più ampia
potrebbe sembrare più astratta. Ma in realtà i teorici che si sono occupati dei modi
(tra cui Ceserani) hanno sostenuto che nonostante questa categoria si sia dimostrata
più ampia, si è dimostrata più flessibile, meno rigida rispetto ai testi letterari. Quindi
è più utile per la definizione dei testi letterari e per la loro collocazione in un
panorama letterario di un determinato periodo storico.
Ci sono delle accezioni semantiche del termine modo che si pongono su un terreno
specificatamente linguistico grammaticale. Pensiamo all’espressione ‘modi verbali’ :
essi designano la dimensione modale degli enunciati verbali (modo condizionale ->
vorrei, modo indicativo -> voglio). Ci sono poi i modi di enunciazione per i quali
dobbiamo fare riferimento alla classifica fatta da Genette. Genette è un critico
nell’ambito della narrativa e ha messo a
strutturalista, che ha lavorato soprattutto
fuoco le categorie della comunicazione letteraria nell’ambito della narrativa. Genette
per definire la categoria di modo si rifà alla riflessione di Platone e Aristotele, per
sottolineare come presso questi filosofi antichi il criterio fondamentale per la
distinzione tra i testi sia basato sulla situazione enunciativa. Cioè sul fatto che a
parlare sia ora il poeta, ora i personaggi. Nel caso in cui parlano i personaggi si
impone il modo drammatico, nel caso in cui parla il poeta si impone il modo
narrativo.
Poi ci sono i modi semantici, cioè definiti sulla base di un criterio semantico. Uno dei
nomi più importanti per questo tipo di teorizzazione semantica è Frye. Critico
canadese, autore di Anatomia della Critica. Per la definizione di modo egli ha
puntato sulla semantica, cioè sui contenuti , sui temi, sull’antropologia. Infatti, il
termine modo nei suoi discorsi ha un significato antropologico, mitologico. Per
mettere a punto la nozione di modo in Frye dobbiamo partire dalla definizione che lui
da nel Glossario di Anatomia della Critica: è una convenzionale capacità di azione
attribuita ai personaggi principali nella letteratura di invenzione.
Quindi qui il modo viene definito a partire dalla capacità di azione del personaggio
nel testo letterario preso in considerazione.
All’inizio del libro, nel primo capitolo, Frye parla dei modi e offre una tipologia dei
modi in base ai suoi criteri di riferimento. Questo capitolo parte dalla Poetica di
Aristotele e lui dice che nel secondo paragrafo della Poetica le opere di
immaginazione sono distinte in base al grado di levatura dei personaggi. Ci sono
opere in cui i personaggi sono migliori di noi, altri in cui sono peggiori di noi, altre in
cui sono uguali a noi. Bisogna distinguere i personaggi in base alla loro superiorità,
uguaglianza o inferiorità rispetto a noi. Per Frye questa classificazione di Aristotele
ha un difetto perché è condizionata da un’idea moralistica della letteratura. Frye si
distanzia da questa impostazione e classifica le opere secondo le capacità di azione
dell’eroe ( che non ha nulla a che fare con la morale) che possono essere maggiori,
uguali o minori delle nostre. Così definisce la sua tipologia che comprende 5 modi a
partire dalla definizione che ne da:
all’interno di questo modo il personaggio si caratterizza per la sua
1° MODO: MITO:
superiorità come tipo che ha rispetto agli altri uomini o all’ambiente. Se è superiore
come tipo agli altri uomini o all’ambiente, l’eroe è un essere divino e la sua storia
sarà un mito.
2° MODO : se invece è superiore in grado (qui si parla come superiorità
ROMANCE:
come tipo ora invece come grado) agli altri uomini e al suo ambiente, l’eroe è il
tipico eroe del romance le cui azioni sono meravigliose ma è un essere umano.
Questo eroe si muove in un mondo dove le normali leggi di natura sono sospese.
Passiamo dal mito alla leggenda. se l’eroe è superiore in
3° MODO: MIMETICO REALISTICO DI GRADO SUPERIORE:
grado agli altri uomini ma non al suo ambiente egli è un capo. Possiede autorità e
passione molto più grandi delle nostre. Questo modo mette a fuoco il personaggio
protagonista dell’epica e della tragedia, quindi i generi di cui si è occupato Aristotele
all’epica
nella Poetica. Quindi si passa del mito, alla legenda, e alla tragedia.
4° MODO: se non è superiore né agli
MIMETICO REALISTICO DI GRADO INFERIORE:
altri uomini né all’ambiente, l’eroe è come noi. Quindi si arriva ad una
identificazione con un eroe che ci assomiglia. Questo modo è tipico di gran parte
delle commedie e della narrativa realistica.
le capacità dell’eroe sono inferiori agli altri uomini e
5° MODO: IRONICO:
all’ambiente.
Questa teoria dei modi di Frye viene sottoposta a rielaborazione critica da parte di
Ceserani. Egli ha lavorato sin da giovane su questa teoria di Frye e ha un
atteggiamento duplice: da un lato grande ammirazione dall’altro critica che gli
consente di elaborare una sua teoria. Questa teoria l’ha sviluppata nel corso degli
anni. Una prima definizione che lui da dei modi letterari è che sono forme di
organizzazione dell’immaginario più importanti dei cosidetti generi letterari. E
attraverso i modi noi rappresentiamo le nostre esperienze, le nostre concezioni, ci
riguarda l’ecologia
rappresentiamo e rappresentiamo il mondo. Poi fa un esempio che
e dice che il discorso ecologista con le sue rivendicazioni, immagini e riflessioni, si
esprime attraverso il modo allegorico pastorale (uno dei modi della sua tipologia).
Nel corso degli anni arriva a maturare una distanza teorica da Frye sulla base della
convinzione che non si può parlare di generi senza dargli una concreta base storica.
Per Ceserani il limite più importante di Frye è considerare i modi come dei codici
astratti che strutturano l’immaginario allo stesso modo degli archetipi di Jung.
Mentre per Ceserani bisogna calare i modi nella realtà storica. Dice che i modi e i
generi vanno studiati i modo funzionale e con attenzione alla dinamica storica che li
produce. Ogni periodo storico è caratterizzato da una diversa gerarchizzazione dei
modi e dei generi all’interno del sistema. Quindi non si può parlare in modo generale
dei modi ma bisogna specificare le condizione storiche all’interno delle quali i modi
si sono configurati. Infine, giungiamo ad una definizione più tarda che dice che i
modi sono un insieme di procedimenti retorico formali, atteggiamenti conoscitivi e
quindi tutti i testi letterari partecipano di più modalità, c’è
aggregazioni tematiche .
una combinazione di modalità all’interno di un genere, di un testo letterario. Ci può
essere un modo dominante che combina altri modi all’interno dello stesso testo.
Ceserani in Guida allo studio della letteratura propone una decina di modi letterari,
ben consapevole che questa sua classifica potrà essere sostituita in futuro da altre.
Questo perché ritiene che una proposta teorica definitiva totalizzante finirebbe con
essere una proposta lontana dalla storia e perciò utopica e astratta.
AUERBACH - MIMESIS
In ogni capitolo vengono messi a confronto dei testi appartenenti a tradizioni culturali
diverse. Non tutti i testi appartengono al grande canone, anzi alcuni sono sconosciuti.
c’è una grande quantità
Inoltre, di testi francesi (Auerbach era un francesista).
Ogni capitolo inizia con una citazione in lingua originale, poi tradotta (tranne per il
primo capitolo), poi c’è un’analisi stilistica del brano.
Il primo capitolo anticipa i procedimenti tipici poi usati in ogni capitolo: Auerbach
individua due tradizioni culturali molto diverse tra di loro e campioni rappresentativi
di queste tradizioni; poi in questi brani individua dei fatti stilistici presentandoli in
modo contrastivo (cioè facendo vedere come gli stili dei due brani divergono tra di
loro); infine questi fatti di stile diventano delle cartine di tornasole delle diverse
concezioni che i due testi esprimono.
Questa struttura ha una variante nel secondo capitolo in cui ci sono tre testi.
Prima fa vedere le differenze tra i primi due testi e poi introduce il terzo per far
vedere come, in opposizione a questo testo, i primi due hanno delle analogie.
Un’altra eccezione è data quando c’è testo, ad esempio nell’ottavo capitolo
un solo
viene riportato l’episodio di Farinata e Cavalcante tratto dalla Commedia, dove però
l’analisi contrastiva è data dal richiamo (implicito o esplicito) di altri brani.
I CAPITOLO: LA CICATRICE DI ULISSE
Auerbach descrive due diverse tecniche di rappresentazione che portano a due
diverse forme di realismo (quindi lo stile omerico e biblico portano a due diverse
forme di realismo).
Dato che l’opera non ha introduzione, il primo capitolo ne fa le veci.
Il brano dell’Odissea
ODISSEA: scelto riguarda Ulisse che viene riconosciuto dalla
serva Euriclea, grazie ad una cicatrice sulla gamba, dopo essere ritornato a Itaca.
Di questo episodio, Auerbach seleziona una settantina di versi che gli interessano
e sono quelli in cui viene raccontata l’origine della cicatrice (Ulisse
particolarmente
se la procurò da piccolo durante la caccia al cinghiale mentre era insieme al nonno).
Quello che lo colpisce è il fatto che questa scena viene descritta minuziosamente e
tutto viene posto in evidenza. Auerbach si chiede perché ciò avviene e avanza
un’ipotesi, ovvero per aumentare la ma poi la scarta. Perché l’episodio non
suspense,
che c’è (inoltre nello stile omerico non c’è
crea suspense ma fa dimenticare ciò prima
gioco di sfondo e di primo piano).
Conclude dicendo che ad Omero interessa rappresentare le cose in forma esaustiva,
conclusa, ordinata, dove le cose assumono evidenza e nessuna cosa rimane illuminata
a metà. A ciò contribuisce anche la sintassi perché i nessi di subordinazione sintattica
richiamano i rapporti logici tra le cose che vengono narrate.
– passo scelto riguarda l’ordine
BIBBIA GENESI 22: il dato da Dio ad Abramo di
sacrificare il figlio Isacco. Auerbach si occupa di selezionare i Realia, cioè gli aspetti
della realtà.
In questo passo manca l’abbondanza di particolari dello stile omerico, anzi è
caratterizzato dall’enigmaticità. Infatti, Dio non spiega ad Abramo perché deve
uccidere il figlio, né lui lo chiede ma si limata a obbedirgli ciecamente.
Inoltre, non ci viene detto da dove appare Dio né cosa stia facendo Abramo, e durante
il viaggio padre e figlio non parlano.
Mentre in Omero i dialoghi servono per far emergere l’interiorità del personaggio (in
c’è
Omero i personaggi hanno maggiore profondità interiore), nell’episodio biblico
un gioco dialettico tra primo piano e sfondo: il primo piano è occupato
dall’ubbidienza di Abramo a Dio; mentre lo sfondo è caratterizzato da ciò che non ci
viene spiegato. Ciò in Omero non è presente.
La presenza dello sfondo ha dato adito a numerose interpretazioni figurali mentre il
testo omerico dà vita a commenti. in Omero prevale l’ipotassi,
Dal punto di vista della sintassi se nella Bibbia prevale la
paratassi, che per Auerbach contribuisce a rendere il testo enigmatico.
Auerbach sottolinea che nel testo omerico c’è un mescolamento tra sublime e
ordinario. Il tragico sublime è rappresentato dal ritorno dell’eroe a Itaca ed è
contaminato dal quotidiano, ovvero la lavatura dei piedi da parte della serva. Ciò
porta Auerbach a considerare Omero al di qua della legge della separazione degli
stili, per cui la vita quotidiana era rappresentata non in uno stile sublime ma solo
medio dell’idillio.
attraverso il registro del comico o nello stile
Nonostante tutto è più vicino Omero alla legge della separazione degli stili che la
Bibbia.
Inoltre, in Omero i personaggi umili e di bassa levatura sociale sono pochi e hanno
una funzione marginale. A questi personaggi è riservato lo stile umile mentre quello
sublime è riservato agli eroi. Quindi già in Omero è presente la separazione degli stili
che poi verrà applicata in futuro. Mentre nella Bibbia ciò non avviene perché non
tutti i personaggi di primo piano appartengono ad una classe sociale di rango
superiore e spesso anche i personaggi umili svolgono un ruolo importante. Inoltre,
alcuni personaggi di grado superiore spesso subiscono un declassamento.
II CAPITOLO: FORTUNATA
PETRONIO - SATYRICON: La scena della cena di Trimalcione è riportata
all’inizio del capitolo. Auerbach riporta l’episodio dopo la cena in cui si parla di
Fortunata, moglie di Trimalcione. La donna prima era povera mentre ora è
ricchissima insieme al marito (ex schiavo). Da questo episodio emerge la situazione a
Roma in quel tempo ed emerge anche una sorta di autoritratto del commensale seduto
accanto a Encolpio (è lui che spiega ad Encolpio chi è Fortunata), che ha una visione
del mondo in cui la ricchezza è la forza che muove tutto.
Viene poi fatto un confronto con lo stile omerico e Auerbach dice che Petronio
eredita lo stile omerico. Questo perché il commensale che racconta tutto a Encolpio
non tralascia nulla così come Omero non tralascia nessun dettaglio.
Tra i due stili, però, ci sono anche delle differenze:
c’è un modo di raccontare diverso, filtrato
1) attraverso un punto di vista soggettivo.
Nel Satyricon è il vicino di Encolpio che racconta dal suo punto di vista. Qui si può
parlare di rappresentazione soggettiva della scena. Da una parte c’è un estremo
soggettivismo (che non c’è in Omero) che si accompagna ad un effetto di realtà,
grazie al fatto che il punto di vista da cui è filtrata la scena è intorno interno al mondo
rappresentato.
c’è un
2) diverso modo di rappresentare il passato del personaggio. In Petronio si
parla del passato di Trimalcione per poter sottolineare il fatto che prima era povero e
durante un duello l’autore spiega
ora è ricco. In Omero, sempre chi sono gli eroi e la
all’interno di uno schema
loro stirpe. E lo fa perché vuole collocare il personaggio
sociale immutabile che è quello della sua nobile stirpe. Mentre in Petronio il passato
serve per mettere in luce il salto di qualità che ha fatto il personaggio.
Questo mutamento di fortuna è presente in altri generi ma in modo diverso. Ad
esempio nella tragedia o commedia, dove un personaggio dopo varie vicissitudini
scopre di essere figlio di un re. Mentre in Petronio ciò non avviene per interferenze
divine ma grazie alle capacità del personaggio.
c’è
3) in Petronio la rappresentazione di un mondo basso visto attraverso una scena di
vita quotidiana che ci viene descritta in ogni particolare e con un linguaggio
realistico, non artefatto. Con ciò Auerbach dice che Petronio raggiunge il punto
massimo del realismo della letteratura. Altri generi lo fanno ma non raggiungono i
suoi risultati, la commedia può rappresentare il basso ma lo fa in modo generico, la
satira lo fa ma senza realismo anzi fa una rappresentazione moralistica dei vizi
umani, e la favola milesia ha una rappresentazione del quotidiano riempito di
elementi magici e il linguaggio è artificioso.
Ma la scrittura di Petronio ha dei limiti (che sono quelli del realismo antico): la cena
è un’opera di carattere comico, lo stile è comico basso. Ciò perché nel mondo antico
il genere comico è legato allo stile basso.
Auerbach sostiene che nella letteratura moderna il quotidiano può essere trattato
seriamente, mentre nella letteratura antica ciò non è possibile a causa della
separazione degli stili. Quindi tutto ciò che è quotidiano può essere rappresentato
solo comicamente.
La società non è oggetto di una seria indagine. Quando l’uomo antico riflette
seriamente sulla società lo fa in modo moralistico ma non tiene conto delle cause di
natura sociale ed economica. Questo modo moralistico di intendere la storia si trova
negli Annales di Tacito. In Petronio, con la cena di Trimalcione emerge un quadro
non c’è una dinamica di forze storiche
socio economico che è statico perché dietro
(Petronio non si preoccupa di collegare questo quadro alle forze storiche che
agiscono a Roma in quell’epoca). E se avesse fatto ciò si sarebbe potuto parlare di
Questo si può dire
movimento storico, ma ciò avrebbe cambiato lo stile dell’autore.
anche degli Annales.
–
TACITO ANNALES: Viene riportato l’episodio della ribellione dei soldati di
stanza in Germania il giorno dopo la morte di Augusto. Viene evidenziata
l’indisciplinanza dei soldati che ne approfittano per oziare. Li guida Percennio abile
oratore. I soldati vorrebbero ottenere un maggior stipendio e il congedo dopo 16 anni,
invidiando i soldati di stanza a Roma.
Inizialmente sembra che Tacito abbia a cuore la condizione dei soldati ma ciò non è
vero. Perché il discorso di Percennio non viene inquadrato storicamente, Tacito non
si documenta. Mentre Auerbach d
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