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Parte istituzionale

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Raul Glaber e il periodo dopo l'anno 1000

Raul Glaber (985 circa – 1046 circa) è un monaco benedettino cluniacense, a cavallo del fatidico anno 1000. Tra il 1002 e il 1003 scrive in latino Cinque libri di storia, dalla creazione ai suoi giorni, ed in particolar modo tratta l'anno 1000 e la psicologia della paura dell'apocalisse. Il testo era compreso nella Patrologia latina, un'enorme raccolta di scritti dei padri della Chiesa realizzata tra il 1844 e il 1855 dall'abate francese Jacques – Paul Migne.

Raul Glaber scrive che circa due anni dopo l'anno 1000 è stata provveduta la ricostruzione delle chiese cristiane in tutto il mondo (che all'epoca comprendeva solo parte dell'Europa e non America, Australia, Asia ed Africa): “Circa due anni dopo il suddetto millennio, avvenne che quasi in ogni parte del mondo, ma specie in Italia e nelle Gallie, si ricostruissero le basiliche”.

Problemi derivanti dai testi di Raul Glaber

  • Problema temporale: Perché Raul Glaber scrive circa due anni dopo il 1000? Per via dei calendari diversi, dunque di capodanni diversi. L'unificazione odierna, infatti, è il frutto di anni di storia e dell'imposizione da parte della Chiesa del proprio calendario. Ad esempio, Venezia iniziava l'anno il primo marzo, in base ad una festività di ambito greco – ortodosso; Firenze il 25 marzo, giorno presupposto per l'Annunciazione, fino alla reggenza lorenese; anche per Pisa cominciava il 25 marzo, ma anticipando di un anno. E il primo gennaio cosa simboleggia? È il giorno della circoncisione di Cristo.
  • Ricostruire all'epoca significava investire denaro e creare lavoro, dunque anche una crescita demografica. Le chiese sono sì luoghi di culto, ma anche di aggregazione, con una funzione sociale importantissima nel Medioevo.
  • Problema geografico: Nel momento in cui Raul Glaber scrive, l'uomo era a conoscenza dell'esistenza dell'Asia, anche grazie alla Via della Seta, ma non era cristiana, così come l'Africa; la Spagna era stata conquistata dagli arabi e la Reconquista cristiana sarebbe avvenuta solamente un secolo dopo; o ancora, il vescovado di Praga era stato istituito nel 973; la Polonia si era convertita nel 966, con la conversione e il battesimo del suo duca; gli ungheresi invece si sono convertiti tra il 987 e il 1038; mentre l'Inghilterra è stata cristianizzata da Guglielmo il conquistatore; infine, la conversione per la Danimarca è avvenuta quando il re danese ha riunito a sé gli altri alti esponenti. Dunque, è ovvio che le chiese si potevano ricostruire solo in Italia, in Francia e in parte della Germania, in quanto intorno l'anno 1000 l'Europa in gran parte era ancora “pagana”. Così, inizia una sorta di competizione tra le popolazioni per la costruzione delle chiese più belle.

Impiegando materiali nuovi, le pietre risultano chiare: il bianco ha un forte valore simbolico e Raul Glaber rimanda la bianca veste delle nuove chiese al battesimo, una sorta di rinascita spirituale dopo l'anno 1000, con la distinzione dei soli monasteri.

Bernardo di Chiaravalle e le critiche all'arte romanica

Bernardo di Chiaravalle (1091 – 1153), figlio di una famiglia di aristocratici, a 21 anni entra a far parte del monastero benedettino cistercense di Citeaux e l'anno successivo fonda una colonia religiosa, ovvero l'abbazia di Chiaravalle. Ma chi sono i benedettini? Benedetto aveva importato in Italia lo stile eremitico, tuttavia lo aveva modificato: una vita eremitica sì, ma di unità, di gruppo, benché ognuno abbia un suo compito preciso e non ci sia effettivamente una comunanza di vita, ad esempio non si chiacchierava a tavola; dunque, “ora et labora”.

Poi quando il gruppo cresce la regola varia:

  • Monaci benedettini cluniacensi: seguono lo sfarzo del monastero di Cluny.
  • Monaci benedettini cistercensi: essendo pauperisti, promuovono la carità e attaccano lo sfarzo; hanno promosso l'architettura gotica in una versione particolarmente sobria. L'avversione tra i due gruppi ha inizio con Pietro il Venerabile, nono abate di Cluny dal 1122.

Lo sfarzo era diventato una consuetudine, ma non per questo deve essere una giustificazione, secondo Bernardo di Chiaravalle, che critica l'arte romanica per:

  • Le dimensioni spropositate delle chiese, per cui diventa difficile seguire la liturgia, che è la liturgia della parola (aspetto che criticheranno anche i protestanti).
  • La sontuosità degli ornamenti e le pitture troppo ricercate, che portano il fedele a distrarsi, perché l'occhio è più forte.

Inoltre, i monaci benedettini sono paolini ed è con gli apostoli Pietro e Paolo che nasce l'antisemitismo. Ma il Cristianesimo nello specifico quale visione ha adottato?

  • Pietro: rappresenta uno sviluppo dell'Ebraismo
  • Paolo: rappresenta qualcosa di nuovo → Cristianesimo

Per il mondo romano cosa degna era l'otium riservato all'attività intellettuale; invece, Paolo ha conferito la stessa dignità al lavoro manuale. Così, l'Ebraismo diventa, non la radice della nuova religione, ma l'insistenza di qualcosa di negativo → negativo diventa ciò che è pagano o ebreo. Anche nell'arte ci sono icone della Chiesa trionfante e della Sinagoga sconfitta.

Inoltre, Bernardo di Chiaravalle, avendo studiato, cita i classici in modo utilitaristico; si tratta di un superamento con acquisizione: il paganesimo è qualcosa di totalmente altro, ma bisogna riconoscere che “noi siamo nani sulle spalle dei giganti”. Ad esempio, cita Persio. Bernardo di Chiaravalle è un populista quindi si rivolge al popolo. La Chiesa ha due ordini differenti di fedeli:

  • Secolare Clero
  • Regolare
  1. La Chiesa, a partire dal Concilio niceno, si era già espressa sulle immagini.
  2. Nel VI secolo papa Gregorio Magno dava la Bibbia Pauperum, che aiutava gli analfabeti alla comprensione. In effetti, la cultura è un elemento di differenziazione e gli ebrei, essendo acculturati, hanno sempre avuto potere. I riformati sono più vicini all'Antico che al Nuovo Testamento, dunque alla visione di Pietro. La decisione di avvalorare le immagini è una scelta di differenziazione dei fedeli, che devono sottostare al clero secolare.
  3. Nel 1025 il Sinodo dei vescovi promuove le immagini come sostituzione al testo scritto. Gabriele Paleotti, vescovo di Bologna, cerca di dare una teoria cattolica dell'immagine, dopo la Controriforma: vede l'immagine come un linguaggio universale, a differenza delle lingue, ed è molto vicino ai gesuiti, che non sono paolini e che hanno utilizzato l'immagine come strumento di conversione, senza tener conto della cultura locale. Ad esempio, per i giapponesi o i cinesi vedere un Dio crocifisso e scalzo era una cosa impensabile.

Gabriele Paleotti censura le grottesche, ma non cita Bernardo di Chiaravalle, mentre si appoggia ad Orazio e a Vitruvio, dunque fa una condanna estetica; il manoscritto più antico di Vitruvio giunto fino ad oggi risale al IX secolo, quindi è possibile che anche Bernardo di Chiaravalle lo conoscesse, benché il suo latino sia di tipo medievale, quindi carente rispetto al latino classico, ma tenta comunque di rendere il suo testo ricco nella retorica, per cui fa affiorare il testo capitale di Orazio: l'arte deve docere, movere, delectare e lo stesso vale per un testo.

Bernardo di Chiaravalle dunque non è il primo a prendersela con le grottesche; ad esempio Nilo di Ancira, vescovo orientale del V secolo, condannava le scene di caccia e di pesca. Diverso è il clero secolare, infatti per Bernardo di Chiaravalle i monasteri non dovrebbero avere immagini, poiché l'immagine è ambigua e le ricchezze sono attirate dalle ricchezze; il rigore economico non serve, Bernardo di Chiaravalle non è ingenuo, non ha fatto una scelta radicale assolutamente lontana dalla volontà e dalla possibilità di arricchimento. Infatti, la bellezza sollecita le donazioni, ma è comunque una forma di avarizia, un peccato capitale, e di idolatria. Quindi è un problema sì di lassismo, ma anche di andare contro i principi della propria religione. Insomma, Bernardo di Chiaravalle è sensibile alle immagini, sa che sono seducenti dunque pericolose. E non a caso, perché aveva una cultura platonica: * Platone rifiutava l'arte perché vedeva la pittura come una menzogna, in quanto restituisce una profondità che non ha; un'opera che dà l'illusione della realtà è ingannevole.

Esempio opposto è il monastero di Montecassino, risistemato dall'abate Desiderio e dove gli arredi erano addirittura in argento o altrimenti d'oro. Bernardo di Chiaravalle è scandalizzato già dal bronzo (gli arredi in bronzo che suscitavano l'indignazione di Bernardo di Chiaravalle per lo più sono andati perduti, per il reimpiego del bronzo in ambito bellico): proprio perché ne avverte la potenza, rifugge dall'arte.

Attraverso una serie di domande retoriche incalzanti in un'Apologia all'abate Guglielmo, Bernardo di Chiaravalle tratta l'insensatezza e la blasfemia di queste decorazioni; ad esempio, calpestare le immagini sacre nelle pavimentazioni è un'incongruenza: Bernardo di Chiaravalle sa che l'arte merita, quindi perché colorare qualcosa che poi va calpestato?

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Svelo1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della critica d'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Perini Folesani Giovanni.
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