Quando inizia la storia della critica d'arte?
Produrre arte è tipico di tutti i popoli, ma produrre un “discorso sull’arte” e organizzarlo per parametri storici è rarissimo. Quindi, qualcuno che si pone il problema di cosa sia il bello e di cosa siano gli artisti è un parametro culturale rarissimo che avviene per la prima volta solo in Grecia e in Cina, cioè tra l’815 e l’877.
Il contributo della Cina
Gli studi hanno evidenziato due momenti: il momento in Cina è nel IX secolo d.C., vi è chiamato "Famosi pittori", un testo di biografie di artisti in cui si raccontano leggende, aneddoti e verità storiche di questi pittori cinesi dall’antichità fino alla dinastia Tang. È uno scritto in cui l’arte viene utilizzata per valori morali, per migliorare lo spirito e la morale dei cittadini, ma gli artisti sono registrati. Questo è un fatto molto importante, perché vuol dire che l’arte nella società cinese del IX secolo era una categoria importante e gli artisti erano talmente importanti da essere identificati e studiati storicamente.
Il contributo della Grecia Classica
L'altro luogo dove gli scritti d'arte si producono ed hanno un’influenza enorme su di noi è la Grecia Classica. Purtroppo, noi conosciamo tutto questo in modo indiretto, perché gli scritti d’arte greci più importanti sono perduti; però abbiamo la fortuna di conoscere indirettamente tutta questa enorme produzione di opere scritte dedicate all’arte antica grazie a due testi che sono sopravvissuti e che ci raccontano cosa è successo prima di loro:
- Plinio il Vecchio, Naturalis historia;
- Vitruvio, De architectura.
Due testi non eccezionali di per sé, Vitruvio non era uno straordinario architetto, ma deve la sua fortuna al fatto che è l’unico sopravvissuto. Quindi questi due testi eccezionali sopravvissuti per puro caso sono quelli che ci hanno tramandato un’idea della classicità e ci dicono tantissimo di ciò che è avvenuto prima e dunque ci permettono di ricostruire una storia molto interessante e dettagliata. La storia della critica d’arte deve tutto a partire da Plinio e Vitruvio.
Perché si scrive d'arte?
Perché nasce la storia della critica d’arte? La risposta più importante è legata alla situazione sociale dell’artista: egli comincia a scrivere, si pone il problema dell’arte perché vuole scalare i gradi sociali, perché pur essendo importantissimo nella società ritiene che non è stato valorizzato abbastanza e quindi cerca dei modi per scalare la società. L’artista antico lo conosciamo solo attraverso fonti scritte e rarissime realizzazioni figurative, abbiamo la sua firma apposta sulle basi di statue e sappiamo dai testi nomi di artisti famosissimi.
Kylix attica, artigiani in fonderia, Antikenmuseum, Berlino (490 - 480 a.C.), trovata a Vulci. Si tratta di una delle rarissime raffigurazioni della quotidianità di un artista antico. Vediamo in un’opera d’arte attraverso una bottega che crea dei pezzi in una fornace. Vediamo appunto un uomo rannicchiato nudo che lavora al caldo, faticando e sudando, è dunque per l’antichità un banausos, ovvero colui che lavora con le mani; l’origine della situazione dell’artista antico. L’artista dunque nella società si trova ai più bassi livelli, perché lavora con le mani, suda, è sporco e lavora con la terra e quindi in una società in cui più si è ai livelli sociali alti più non si hanno rapporti né con la materia né con la fatica, l’uomo che lavora con le mani è al più basso livello.
Altre raffigurazioni di artisti al lavoro
Nel primo vaso abbiamo Atena che consegna il suo scudo a Vulcano perché egli è il corrispettivo degli artisti nel mondo degli dei, è zoppo e lavora in una fucina. I due personaggi si trovano in una bottega, che viene raffigurata attraverso pochi oggetti.
Nel secondo vaso abbiamo un artista che lavora una colonna, raffigurato sotto forma quasi di Satiro.
Plinio e Vitruvio
Abbiamo detto che noi conosciamo l’arte antica attraverso i due testi di Plinio e di Vitruvio. Marco Vitruvio Pollione vive nell’età di Augusto (80 a.C. - 15 a.C.); Roma in questo periodo è alla sua massima espansione, l’Impero Romano inizia con Augusto. Vitruvio dunque ci parla di opere precedenti in prossimità dell’anno 0. De architectura è un’opera in dieci libri dedicata ad Augusto e scritta nel 27-23 a.C.
In realtà non è propriamente un libro di architettura perché l’architetto antico era una specie di ingegnere, dunque non si occupava solo ed esclusivamente di progettare architetture, ma si occupava anche di fare ad esempio pompe idrauliche, di costruire macchine da guerra, orologi solari ecc. Però i libri che ci interessano e da cui possiamo trarre un sacco di informazioni sono i primi sette, molto importanti anche per il modo in cui sono composti:
- Libro I: l’architetto e delle sue competenze. Parla soprattutto della figura ideale dell’architetto e di quali sono le sue competenze. L’architetto dev’essere un uomo colto, che sa leggere, uomo che conosce tutte le arti.
- Libro II: materiali, murature e tecniche edificatorie. Origine dell’architettura. Il secondo libro parla dei materiali, dei marmi, delle tecniche da usare e di come nasce l’architettura.
- Libri III e IV: edifici sacri (templi) e ordini architettonici. Il terzo ed il quarto libro parlano degli edifici più importanti, cioè quelli sacri, i templi soprattutto, e dei vari ordini architettonici che sono stati codificati secondo Vitruvio dall’antichità.
- Libro V: edifici pubblici con particolare riferimento al foro, alla basilica ed ai teatri. Il quinto libro invece parla di edifici pubblici, per esempio dei teatri, della basilica, un edificio lungo che faceva parte del foro dove si andava sostanzialmente a discutere e ad incontrarsi nella società.
- Libri VI e VII: edifici privati (luogo, tipologia, intonaci, pavimenti). Il sesto ed il settimo libro parlano degli edifici privati, di come sono fatte le case romane, di come sono fatti gli intonaci, i pavimenti, le terme delle piccole case.
- Libro VIII: idraulica.
- Libro IX: meridiane.
- Libro X: meccanica. Congegni per sollevare pesi, macchinari che utilizzano acqua: organo ad acqua, macchine da guerra.
Dunque si tratta di un’enciclopedia ben strutturata. Siccome si tratta dell’unico testo antico diventerà la norma assoluta. I testi più diffusi sono legati alla stampa, che inizia alla fine del Quattrocento e che poi si diffonde soprattutto nel Cinquecento. Il testo più importante del Cinquecento è “I dieci libri dell’architettvra, a cura di Daniele, Barbaro, In Venetia, Appresso Francesco de’ Franceschi senese, 1584”, tradotto in volgare da Daniele Barbaro e pubblicato a Venezia nel 1584.
Vitruvio ci parla con un termine tecnico, vi sono parole che nascono da lui e che diventano simboli del lessico dell'architettura. L'unico che cercherà di rinnovarlo è Alberti con il De re aedificatoria.
Gli altri tre libri invece parlano di meccanica, gnomonica (orologi solari) e di idraulica, ovvero di come si solleva l'acqua da un posto all'altro e di quali sono le pompe che si usavano. Interessante è il proemio del Libro VII, nell'ultimo libro di quelli dedicati all'architettura vera e propria fa una premessa importantissima: Vitruvio si sofferma sugli scrittori di architettura che prima di lui avevano lasciato delle testimonianze. Lo scopo di Vitruvio è quello di innalzare l'architettura come un’arte nobile e antica, quindi molto autorevole.
Egli segnala pagine di nomi che prima di lui avevano parlato di architettura, quindi in questo proemio abbiamo un elenco di nomi che attestano una tradizione amplissima di prima del I sec. a.C. Egli racconta l'inizio degli scritti d'arte: afferma che l'architettura e la storia dell'arte sono state arti perché ogni disciplina ha il suo campo d'azione. Vitruvio, De architectura, VII, Praef., 11:
Per cominciare dunque Agatarco in Atene in occasione di una tragedia di Eschilo, dipinse una scena e ne lasciò un resoconto (commentarium). Seguendo il suo esempio Democrito e Anassagora scrissero sullo stesso tema, e cioè come convenga, fissato il centro in un luogo determinato, procurare una rispondenza delle linee del disegno all’angolo della visuale e alla direzione dei raggi secondo il rapporto che c’è in natura…
In seguito… Teodoro pubblicò un volume sul tempio di Hera a Samo... Chersifron e Metagenes scrissero un libro sul tempio ionico di Artemide ad Efeso… Ictino e Capione uno sul tempio dorico di Atena sull’acropoli di Atene…
Il primo che secondo Vitruvio inaugura questa tradizione splendente è Agatarco di Samo, scrivendo per primo un commentario sulla sua opera, cioè un testo scritto su quello che faceva. Vitruvio vive nel I secolo, mentre Agatarco crea questa scenografia nel 460 a.C. che viene poi commentata da Anassagora e Democrito.
L’immagine rappresenta un particolare di un vaso che raffigura la rappresentazione teatrale di Cassandra che si rifugia sulla statua di Atena per non farsi catturare durante la presa di Troia. In questa scena è presente una raffigurazione in prospettiva.
Vitruvio commette un errore cronologico significativo: egli dice che in seguito Teodoro pubblicò un volume sul tempo di Hera a Samo; però Rhoikos e Teodoro di Samo realizzarono il tempio di Hera a Samo tra il 570 e il 560 a.C., quindi un secolo prima. Vitruvio dunque dice che la storia della critica d’arte inizia con Agatarco di Samo nel V sec. e poi dice nel VI sec., dunque mette gli architetti dopo.
Il tempio di Hera a Samo è molto importante perché fu il primo tempio dittero (ovvero con una cella circondata da una doppia fila di colonne) oggi noto, con 104 colonne nel peristilo su due file.
Dopo Teodoro, Vitruvio dice che altri due architetti, Chersifron e Metagenes scrissero un libro sul tempio ionico di Artemide ad Efeso, una delle sette meraviglie del tempo: un edificio favoloso per la sua estensione e per la decorazione. Aveva delle colonne altissime e venne realizzato nel 550 a.C. ca.
Dopo Vitruvio scrive: «Ictino e Capione uno sul tempio dorico di Atena sull’acropoli di Atene», qui ci troviamo nel V secolo a.C. Vi è dunque nella ricostruzione di Vitruvio qualcosa di sbagliato cronologicamente. La storia della critica d'arte, per quanto ne sappiamo, nasce davvero nel VI sec. a.C.
Teodoro di Samo
Ragionando sulla base degli scritti di Vitruvio, l'architettura arrivò per prima a formulare delle ipotesi scritte molto prima delle altre arti figurative: una letteratura specifica relativa alla costruzione. Teodoro di Samo scrisse un'opera in cui sostanzialmente descriveva il suo tempio di Samo che aveva realizzato e ne spiegava le proporzioni, cioè giustificava per scritto il motivo per cui aveva distanziato le colonne, le misure, descriveva le macchine ingegneristiche che lui aveva usato per innalzare i blocchi di colonne; si tratta dei primi trattati tecnici a carattere descrittivo e giustificativo.
Teodoro partecipò ad un’altra impresa ancora più importante: il santuario di Efeso, una delle sette meraviglie del mondo. Si pensa che sia il primo tempio ionico realizzato, la cui caratteristica principale era la straordinaria altezza gigantesca. Teodoro scrive probabilmente perché ha un senso di sé e uno straordinario senso dell’importanza del suo ruolo; fu il primo che scrisse un commentario e che si fece un autoritratto in bronzo. Teodoro si fa fare una scultura che nella destra teneva una lima e nella sinistra su tre dita congiunte era posata una mosca: sotto le ali di questa l'artista avrebbe eseguito una piccolissima quadriga che sarebbe diventata così famosa che successivamente era stata staccata e portata vicino Roma, nel santuario di Preneste.
L'Artemision di Efeso
Nella ricostruzione cinquecentesca di Martin van Heemskerck, il disegnatore olandese si immagina l’Artemision di Efeso come una specie di duomo. Il tempio conteneva la statua dell’Artemide Efesia, dea della fertilità. Oggi ci è rimasta una copia romana rinvenuta a Tivoli. La statua presenta un’Artemide con tanti seni, simbolo di fecondità. Nel Cinquecento la statua verrà identificata come simbolo della creatività artistica e molti artisti la vorranno nelle loro case, la dipingeranno e sarà la statua esotica per eccellenza; Raffaello la disegnerà nelle Logge Vaticane.
Anche l'Artemision di Efeso meritava uno scritto. Si trattava di un testo simile al primo: era uno scritto di giustificazione e descrizione accurata che in particolare descriveva le macchine che avevano utilizzato per innalzare le gigantesche colonne, una sorta di resoconto tecnico.
Il Partenone e l'inizio degli scritti d'arte
La storia degli scritti di architettura continua con un'altra pietra più importante: Il Partenone creato a metà V secolo (447-438 a.C.) da Ictino e decorato da Fidia. All’interno di esso si ergeva la monumentale statua crisoelefantina raffigurante Atena Parthénos, la dea protettrice di Atene, alta circa 12 metri e che doveva incutere timore agli stranieri. Il Partenone si accostava ad un’altra statua gigantesca costruita sempre da Fidia: l’Atena Promachos. Le fonti dicono che dal mare incuteva terrore e potenza.
Leo von Klenze, L’Acropoli in età classica, Neue Pinakothek, Monaco (1846)
L'artista immaginò la grande statua di Athena Promachos visibile da lontano, impugnante un'enorme lancia nella sua mano destra. Da questo excursus capiamo di come la storia della critica d’arte si colleghi con monumenti eccezionali per dimensioni, tecniche e simbolismo.
Se dovessimo dire come inizia la storia della critica d'arte dobbiamo dire che i primi scritti d'arte sono stati scritti dagli artisti stessi. Sono gli architetti i primi che realizzano dei commentari, ovvero dei testi che illustrano i modi e le scelte delle proporzioni con cui sono erette le colonne e così via.
Il problema dell'artista classico
Il problema dell'artista classico è la «Banausia», ovvero il lavoro manuale, usato dai greci come termine dispregiativo, infatti il banausos, è colui che all'interno della struttura classica è a un livello più basso degli altri. Eppure questi personaggi erigono edifici che poi diventano simboli della società, dunque gli artisti cercano di sanare questa contraddizione. Il principio base è l’illustrazione e la giustificazione di un edificio già costruito.
L'espansione della critica d'arte
Attorno alla metà del V sec. a.C. una pratica analoga si trasferisce la primissima volta in altri campi: pittura e scultura. Si tratta di due casi assai speciali e isolati: il primo è il commentarium di Agatarco di Samo per una scenografia da lui dipinta per una tragedia di Eschilo (460 a.C. ca.). La caratteristica di questa scenografia era l’illusione prospettica. Interessante la citazione dei due filosofi Democrito e Anassagora, i quali Vitruvio cita come primi perché ne parlano in termini matematici.
Probabilmente Vitruvio vuole innalzare ancora di più l'origine degli scritti d'arte, dandogli come luogo di origine il teatro (luogo importantissimo per la cultura greca), e facendo parlare due filosofi, cioè due personaggi che all'interno della ideale struttura delle gradazioni delle arti erano sicuramente di alto livello, dunque due non addetti ai lavori che parlano d'arte. Questi filosofi parlano della prospettiva, cioè della matematica, quindi di un'arte considerata in Grecia la più importante di tutte, quella più astratta, più alta e a livelli di successo più ampio. Ecco perché Vitruvio ci racconta una storia che per certi versi è falsa e per altri è vera. Inoltre, Agatarco è un pittore che è però anche autodidatta di matematica.
Attorno alla metà del V sec. a.C. succede lo stesso per la scultura: qui avviene un fatto legato all'idea della scultura greca che si fonda sulla figura umana come modello di perfezione. Il primo modulo di bellezza antica maschile è il Doriforo di Policleto, chiamato anche "Canone" di Policleto, il testo che Policleto scrisse per mostrare i principi di proporzione. Policleto verso il 450-440 a.C., quindi più o meno negli stessi anni in cui si erge il Partenone, produsse questa statua e successivamente un libro per spiegarla, dunque come gli architetti egli illustra e giustifica un'opera sola, descrive tutta una serie di proporzioni.
→ La statua in origine era in bronzo e portava una lancia (Doryphóros "portatore di lancia"), oggi se ne conservano molte copie romane, ma la più importante è quella del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Arti e trasmissione orale
Quando si inizia a scrivere succede qualcosa di straordinario all'interno del mondo dell'arte: fino a quel momento tutto ciò che l'artista poteva comunicare lo poteva fare oralmente. La tradizione di bottega, che implica una trasmissione orale, un sapere specifico, si è trasferita nella dimensione scritta. Questo è un fatto culturalmente importantissimo, che fa sì che l'arte sia documentata e tramandata attraverso i secoli.
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Appunti della seconda parte del corso di istituzioni di storia della critica d'arte
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Appunti Istituzioni della storia della critica d'arte
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Appunti - Storia della critica d'arte
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