25.10.2018
Le teorie bio-antropologiche del crimine:
Le interpretazioni bio-antropologiche del crimine si caratterizzano perché fanno riferimento a tipi di
persone a cui si attribuiscono comportamenti criminosi perché i loro impulsi devianti sono eccezionalmente
potenti o i loro controlli particolarmente carenti. In tutte le interpretazioni, le variabili ambientali, anche se
gli autori le considereranno importanti, sono relegate a un compito minore. Il compito fondamentale è
quello di determinare i tipi predisposti alla deviazione e ai comportamenti criminali. La vittima non
interessa, il fulcro delle analisi teoriche riguarda gli autori di crimini. Lo studio della criminalità è nato come
antropologia criminale, un settore della biologia. Se si vogliono trovare i tipi di persone, bisogna cercare
nelle caratteristiche fisiche o genetiche. Fino a qualche decennio fa, c’era ancora antropologia criminale
come materia. Non è un settore sociologico. La Scuola Classica è del settore di diritto penale. Prima di
arrivare alla criminologia come settore della sociologia bisogna aspettare Durkheim. Assumo opinioni
secondo le quali i criminali sono un gruppo biologicamente inferiore ai cosiddetti “normali” o comunque
sono un gruppo diverso da coloro che appartengono alla normalità. Perché? Perché sono persone destinate
al crimine, a causa di una ereditarietà difettosa e quindi sono persone che portano il marchio della loro
inferiorità o nel corpo o nel genoma. Non c’è posto per la vittima perché se bisogna trovare una
correlazione tra caratteristiche biologiche e comportamento criminale, non c’entra il bersaglio.
Ciò che viene a mancare è che i rapporti tra biologia e comportamento conformista non sono rapporti di
causa-effetto, ci sono tante variabili che si inseriscono.
La scuola positiva italiana: Cesare Lombroso
Con la scuola positiva italiana criminologica, ci troviamo nelle teorie bio-antropologiche. (Lombroso-Ferri-
Garofalo)
Siamo a metà del secolo 19, verso la seconda metà. La prima edizione di Lombroso è del 1876.
Hanno una concezione deterministica che trova certe convinzioni, non controllabili dall’individuo (caratteri
biologici) le radici del comportamento criminale, del positivismo biologico.
Il positivismo biologico è stato influenzato da teorie scientifiche più antiche, ma anche da teorie
scientifiche prevalenti nel 19 secolo. Le due principali sono: la fisiognomica e la frenologia.
La fisiognomica è un termine usato per la prima volta da Aristotele per indicare l’arte di dedurre i caratteri
spirituale dal loro aspetto fisico e in particolare dal volto. La frenologia risale al
700 e ci sono due studiosi Galle e Spurtzheim che valorizzarono la frenologia.
Secondo essa, i tratti del carattere possono essere attribuiti a delle zone del cervello, se ci sono degli
avvallamenti nel cranio o protuberanze si possono leggere delle parti del nostro carattere. Esse
introducono delle ipotesi criminologiche che manterranno la loro importanza nel tempo perché hanno
alimentato l’idea che sia possibile individuare nel criminale delle caratteristiche che siano espressione della
sua diversità e presagio del suo comportamento, ovviamente criminale. Le teorie bio-antropologiche hanno
attinto da teorie più antiche ma anche da contemporanee, ad esempio la teoria del darwinismo. Un
importante contributo è il concetto di evoluzione, che diventò un’idea molto comune nell’epoca e veniva
estesa ad ogni aspetto della società. Le società umane vengono ritenute in continua evoluzione. La civiltà
occidentale, era, quindi, l’apice dell’evoluzione e le altre erano considerate come meno evolute. I criminali
erano visti come individui che non si erano evolute come le altre persone che erano invece civilizzate, erano
rimasti indietro nel processo evolutivo dell’umanità.
Alcune caratteristiche che differenziano le due Scuole (classica e positiva):
La scuola classica era composta da scrittori e filosofi, mentre i positivisti erano scienziati, matematici,
medici, astronomi, statistici. Gli appartenenti alla scuola classica volevano modernizzare l’ambiente in cui
vivono, rispettoso della dignità umana, mentre i positivisti hanno quello di spiegare scientificamente il
mondo intorno a loro. Lo sforzo teso a costruire un sistema giudiziario equo viene soppiantato
dall’esplorazione scientifica e dalla scoperta di altri aspetti della vita. I teorici classici ritenevano che gli
individui fossero razionali, liberi di scegliere tra il bene e il male, mentre i positivi li vedevano come
determinati da tratti biologici, psicologici e sociali. Fa riferimento a concezione di sistema penale, il teorico
classico giudicava la criminalità dall’alto della moralità sociale e assumeva che il criminale fosse un
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ignorante perché non sapeva leggere bene il codice penale e non poteva essere razionale, e doveva
assumersi tutta la responsabilità, mentre il delinquente per i positivi è spinto da forze delle quali non è
cosciente, non c’è una responsabilità morale, non c’è una motivazione da scoprire. Un attacco al sistema
retributivo, che era implicito nella Scuola classica, da parte della scuola positiva perché si scaglia contro il
concetto della pena proporzionata all’atto. Come dovrebbe essere questa pena? Doveva essere un sistema
basato su indeterminate sentenze nel massimo perché dovrebbero garantire un pegno sufficiente per
ottenere la guarigione, quando possibile. (es: malformazione genetica, non è possibile guarirlo nel senso
biologico, ma è possibile rieducarlo e renderlo meno pericoloso)
Ma chi doveva giudicare? Degli esperti. Sono professionisti che non appartengono alla giustizia penale. La
visione deterministica va molto, l’interesse verso il comportamento criminale in sé e non verso i diritti, cura
e riabilitazione dei delinquenti e prevenzione del crimine, identificando sulla base di determinate
caratteristiche già i criminali. Tutto ciò è possibile grazie alle nuove tecnologie. Non c’è miglior prevenzione
di questo. Il problema è che non è possibile, perché ormai sappiamo che non esistono caratteristiche che
siano presagio di criminalità. Cercano di spiegare il crimine scientificamente, spogliano le azioni criminose
di ogni significato, di ogni scelta morale, da ogni creatività. Dietro ogni azione criminosa c’è un significato,
una scelta morale e una scelta di creatività. I positivisti non ne tengono conto, guardano l’azione come se
fosse una “cosa”. Il comportamento deve essere simile al mondo non umano, deve avere una qualità di una
cosa, essere determinato da forze non controllabili. Si scagliò su questo punto il positivismo, anche in modo
violento, contro la scuola classica, perché è sentito come loro compito eliminare il concetto “metafisico” di
libero arbitrio e sostituirlo con una scienza della società, che doveva incaricarsi di sradicare la criminalità. La
scuola positiva si sbarazza di un altro problema antichissimo che è quello della responsabilità penale,
perché non considera il crimine come sintomo, e la scuola positiva si sbarazza anche di problemi etici che la
giustificazione della pena e l’inflizione ne comporta. L’intervento dello stato per i positivisti doveva
assomigliare ad una profilassi, come in ambito medico, e limitare i danni sociali. La scuola positiva voleva
abolire il sistema basato sulla giuria, e sostituirlo con una commissione di esperti ben preparati nelle
scienze del comportamento umano perché avrebbero dovuto trovare le caratteristiche della persona che
l’hanno spinta al delitto, facendo la diagnosi e prescrivendo una cura rieducativa.
Gli inizi del positivismo vengono considerati con gli scritti dei tre autori italiani.
Lombroso e Ferri, in particolare, si considerarono a livello politico-sociale dei progressisti. Enrico Ferri è dal
punto di vista politico uno dei primi socialisti. Si considerarono come coloro che lottavano contro
l’oscurantismo religioso per rischiarare le tenebre, volevano togliere dai sistemi sociali tutti i concetti
“metafisici”. Sono fedeli al metodo sperimentale ed induttivo delle scienze naturali. Lombroso conduce le
sue prime indagini sulla popolazione detenuta. In certi momenti della sua vita, dirigerà delle carceri. L’unica
cosa di cui non teneva conto, la carenza della sua teoria, è che studiare la popolazione detenuta non è
studiare la popolazione criminale, che è molto più vasta. Lombroso ricerca espressioni viventi delle sue
ipotesi, specialmente di una possibile regressione di queste persone a stadi di evoluzioni primordiali.
Cercava la concretizzazione delle sue ipotesi che il criminale non fosse evoluto tanto quanto le altre
persone.
Lombroso ha scritto moltissime opere, ma la sua opera più importante è L’uomo delinquente, prima
edizione 1876. Qui introduce la categoria del delinquente nato. È un individuo segnato da stigmate
esteriori (es: cervello troppo grande o, strabico, fronte bassa,) o particolari caratteristiche psicologiche o
comportamentali (crudeltà, pigrizia, inclinazione a tatuarsi). Ha concepito l’idea del natalismo dei criminali,
mentre stava analizzando il cranio di un brigante di nome Villella dove trovò una fossetta occipitale
mediana ed era la soluzione al problema della natura del delinquente. Lombroso afferma che i criminali
manifestano una regressione evolutiva verso un tipo umano primitivo, un delinquente nato è un uomo
atavico il cui comportamento sarebbe stato normale in uno stato primordiale, ma è inadeguato nella
società e quindi anche criminale. Lombroso era un medico e condusse gran parte delle sue ricerche in
istituzioni psichiatriche e venne chiamato dall’esercito per svolgere questa funzione, durante il brigantaggio
calabrese. (dove studiò il cranio di Villella)
Nella sua opera egli concluse che il criminale è un essere che riproduce nella sua persona gli istinti feroci
della natura primitiva e degli animali inferiori. Traviamo il concetto dell’ereditarietà attraverso cui si
trasmettono i contenuti o le predisposizioni alla delinquenza. Lombroso predispone una categoria di
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delinquenti, in cui il primo è il delinquente nato, poi c’è il delinquente occasionale, passionale, epilettico.
Nelle edizioni successive, 5 in tutto, l’ultima poco tempo prima di morire, corregge la lista (guarda slides e
fai un post it.) La regressione alla condizione selvaggia e atavismo sono caratteristiche del delinquente
nato, mentre l’ereditarietà può colpire anche quello abituale. Il delinquente epilettico è una classificazione
presente soltanto in un’edizione. I caratteri prevalenti del delinquente nato possono essere fisici ed
anatomici (trova esempi), caratteri ideologici funzionali (es: epilessia, mancinismo, daltonismo) e caratteri
psico-morali (egoismo, insensibilità morale, poca intelligenza, vanità, notevole astuzia). Nella seconda
edizione, c’è un’altra tipologia è il mattoide. È colui che si presenta in apparenza come un genio, ma che in
realtà ha ideazioni patologiche.
Le cause del delitto sono ereditarietà atavica, razza, civiltà, geografia, influenze metereologiche, sesso, età,
intossicazioni da alcool e altre sostanze voluttuarie, stato civile, professione, reclusione carceraria
. Le varie edizioni dell’opera che si compone di 5 volumi hanno cambiato alcuni tipi e si notano numerose
variazioni in conseguenza delle molte critiche avute. Tra i critici c’è anche Gabriel Tarde, che è un sociologo
francese che si scaglia con molta violenza, perché secondo lui le cause del delitto sono sociali, sulla base di
statistiche della criminalità. Egli affermava che la criminalità fosse determinata dall’organizzazione della
società.
Slides vita Lombroso: stampa
In ambito medico, c’è un volume molto più famoso perché condusse uno studio sulla pellagra.
*41 bis: settori a parte, in celle individuali (altri detenuti vengono considerati come “principi”),
hanno delle restrizioni nel contatto con l’esterno (colloqui ridotti, n. telefonate idem, nelle ore
d’aria non possono stare con altri detenuti, sono alternati per orari o hanno spazi adibiti, hanno
opportunità ricreative diverse dalle altre, soltanto per loro, perché devono stare separate, non
hanno benefici penitenziari come i permessi premio).
Sentenza della Corte europea su Provenzano. 30.10.2018 (?)
06.11.2018
Raffaele Garofalo
La scuola positiva italiana:
L’ultimo esponente della Scuola Positiva Italiana è Raffaele Garofalo. Si pone nella scia del lavoro scientifico
di Lombroso ma si mostra scettico in merito alle cause biologiche della criminalità. Era un magistrato.
Riteneva che le popolazioni civilizzate nutrissero dei sentimenti profondi sul valore della vita, dei diritti
umani e della proprietà. Non erano stigmate biologiche le cause principali della criminalità, ma era
l’assenza di questi sentimenti perché indicava una mancanza di coinvolgimento nei confronti degli altri
esseri umani. Individua alla base del comportamento criminale una combinazione di cause ambientali,
contingenti e naturali e definiva le cause del comportamento criminale nelle anomalie morali, una
mancanza di sensibilità altruistica. Dava per certo che le anomalie fisiche fossero più presenti in certe razze
inferiori. Una altra caratteristica che li distingue è che distingueva le malattie fisiche da quelle mentali.
Sostanzialmente riteneva che certe persone fossero meno sviluppate moralmente di altre, metteva
l’accento sulla moralità, sui sentimenti e la sensibilità altruistica. Nonostante fosse magistrato, riteneva che
le definizioni legali del crimine limitassero nella pratica la loro applicazione e, al loro posto, propone
un’altra definizione, una definizione più universale che è quella di crimine naturale. Con questa definizione,
Garofalo comprende tutti gli atti ritenuti criminali in tutte le società. (ricorda la dimensione
universalistica)
Cos’è il crimine naturale o sociale? È un’adesione di quella parte di senso morale che consiste in sentimenti
altruistici (pietà, mancanza di sentimento nei confronti della crudeltà e probità, delitti contro la proprietà)
secondo la misura media che si trova nelle razze umane superiore. La probità è sinonima di onestà. La
misura media in cui si trovano questi sentimenti è una misura necessaria per l’adattamento dell’individuo
alla società. La probità è il rispetto dell’altrui proprietà, quindi indica in generale il sentimento di rispetto
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nei confronti di tutto ciò che appartiene agli altri, materialmente e moralmente (diritti, fama, onore,
tranquillità privata).
Il delitto è un’offesa ad uno di questi due sentimenti, che formano la parte fondamentale ed universale del
senso morale contemporaneo. Garofalo opera una classificazione rispetto ai delitti che offendono la pietà e
la probità. L’offesa (delitto) non può aver luogo senza una deficienza, parziale o completa, dell’istinto
corrispondente. Chi commette delitti che offendono probità, manifesta una deficienza parziale o completa
del sentimento di probità.
Ci sono principalmente due categorie: (leggi bene dal libro)
priva di senso morale
con istinti morali deboli o latenti
Vita di Garofalo:
Riparazione delle vittime: all’epoca di Garofalo, solo monetario, ora non è solamente risarcimento
monetario, è preso il “risarcimento” nella concezione più ampia.
“Cominciamo dal determinare cosa sia da intendersi per riparazione o risarcimento del danno.
Quasi in tutt’i delitti contro le persone, la proprietà, la libertà individuale, l’onore, il pudore, l’ordine
delle famiglie, la pena inflitta dal potere sociale all’offensore reca naturalmente all’offeso od alla sua
famiglia una certa soddisfazione.”
Si pone il problema di quantificare l’impatto sulla vittima.
“In cambio di esigere lo strazio del reo e la sua lunga prigionia, l’offeso esigerà una riparazione
pecuniaria, purché questa non sia un’irrisione, purché siano larghi i criteri della valutazione, purché
il potere sociale non si limiti a dargli un diritto ma agisca energicamente, perché il reo non si possa
sottrarre all’obbligo impostogli».
Il positivismo nel ventesimo secolo:
Il modello bio-antropologico di derivazione lombrosiana (facciamo riferimento a quelle teorie secondo cui
la criminalità è influenzata) venne ripreso sia in un periodo contemporaneo a quello di Lombroso che in
seguito da vari autori.
Uno dei primi che riprese subito è Richard Dugdale che nel 1877 condusse una ricerca su una famiglia
americana Juke che comprendeva 140 criminali tra i suoi 1200 componenti. (più del 10%) Egli esaminò i
precedenti familiari in modo da cercare l’ereditarietà. Riuscì a scoprire nell’albero genealogico (prostitute,
vagabondi) tutti discendenti da un unico padre criminale, anch’egli.
Qualche anno dopo, inizio 900, Henry Goddard condusse uno studio simile su una famiglia, che mise a
confronto le storie di due rami discendenti da un soldato, originario di una famiglia benestante, durante la
Guerra d’indipendenza americana. La prima linea di discendenza derivava dalla relazione con una barista
mentalmente labile, la seconda dal matrimonio con una rispettabile donna sguattera. Goddard ricostruì le
esistenze di molti figli, nati da entrambe le relazioni. Trovò che le vite di questi figli nati dalla relazione con
la barista naturalmente erano caratterizzati da comportamenti anti-sociali, devianti o
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