Estratto del documento

Presentazione dei casi:

1) Il caso di Mario (tossicodipendente): a seguito di un controllo fu trovata una bustina di

eroina sulla sua auto. Venne stabilito che il quantitativo era per uso personale e Mario fu

segnalato al prefetto e gli vennero rititari la patente, il porto d'armi, ecc... Le assistenti

sociali del NOT (nucleo operitivo tossicodipendenze) lo invitarono per un colloquio e Mario

dovette seguire un programma terapeutico.

Mario ha 26 anni e vive con i genitori (padre di 52 anni è impiegato; madre di 50 anni è

maestra elementare); ha conseguito la maturità scientifica, ha lasciato la facoltà di

matematica ed ha seguito e terminato un corso per programmatori informatici. Ha lavorato

presso diverse aziende con contratti a tempo indeterminato e da circa un anno è disoccupato.

Mario ha iniziato a fare uso di droghe leggere a 16 anni e si è avvicinato all'eroina all'età di

20 anni. Da tre anni ne fa uso quotidianamente. Non ha mai chiesto aiuto nè ha mai avuto

problemi con la giustizia.

2) Il caso di Luca (criminale dal colletto bianco): sta scontando una pena di 4 anni a seguito di

una condanna per reato di distastro ambientale. Gli scarichi industriali dell'industria chimica

per cui lavora venivano smaltiti in modo irregolare, causando tumori e morti. Luca ha già

scontato metà della sua pena e il suo legale ha chiesto l'affidamento in prova al servizio

sociale.

Luca ha 45 anni, è sposato ed ha due figli (10 e 14 anni). La moglie è un'architetto. Luca è

laureato in Economia e commercio e, dapprima ha lavorato presso l'azienda familiare, da

circa 10 anni lavora presso un'azienda chimica (è un dirigente). Vive con la sua famiglia.

Lo smaltimento illegale dei rifiuti avveniva da molto prima dell'assunzione di Luca; egli

continuò ad adottare la stessa procedura. Negò di sapere come avveniva lo smaltimento ma

l'accusa dimostrò che poteva accorgersi dell'illegalità del fatto anche per via dei costi

estremamente bassi. Luca non ha mai avuto problemi con la giustizia prima del suddetto

evento.

3) Il caso di Mohamed (criminale predatorio): ha scontato uan pena di due anni e mezzo di

carcere per scippo. Non ha il permesso di soggiorno e verrà trasferito presso un CPT (centro

di permanenza temporanea) per poi essere espulso dal nostro paese.

Mohamed ha 26 anni ed è marocchino. Vive in Italia da quando aveva 14 anni ed è arrivato

senza permesso di soggiorno. La famiglia è in Marocco e non è particolarmente povera.

Quando aveva 17 anni ha otenuto il permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Dopo 4

anni è stato licenziato dall'azienda per riduzione del personale.

Quando aveva 15 anni è stato arrestato per spaccio e detenuto presso un istituto penale

minorile. Ha dovuto scontare la pena e non ha potuto utilizzare misure alternative poichè

totalmente solo e privo di qualsivoglia risorsa.

1.Il paradigma classico e le teorie della scelta razionale

Le teorie

I. Beccaria e la Scuola classica

L'individuo è libero di scegliere seguendo i propri interessi; fa un calcolo costi/benefini e deciderà

di deviare se tale atto gli consentirà di massimizzare il proprio piacere. Il crimine dunque si

configura come una normale opportunità di azione; il criminale è un individuo normale ed è

tolmente responsabile delle sue azioni (a meno che non venga costretto ad esempio a rubare perchè

ha fame). È necessario ridurre la minimo la discrezionalità dei giudici realizzando un sistema di due

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process of law (elenco specifico di reati e pene).

Per evitare un'azione criminosa è necessario che le conseguenze di questa azione procurino

all'individuo un danno maggiore rispetto ai benefici. La pena deve servire a scoraggiare il criminale

dal commettere lo stesso reato (deterrenza speciale) e il resto della popolazione dall'intraprendere

scelte criminali (deterrenza generale). Oltre alla deterrenza vengono attributi alla pena le seguenti

funzioni: retributiva (chi ha sbagliato deve pagare), di neutralizzazione (chi ha sbagliato deve essere

messo nelle condizioni di non nuocere) e rieducativa.

La pena deve essere: pronta, infallibile, certa e conforme alla natura del delitto. La pena deve essere

dolce e poco afflittiva poichè deve consentire di alzare di poco i costi dell'azione criminosa rispetto

ai vantaggi, senza bisogno di infliggere inutili sofferenze al condannato. Beccaria però non segue,

in questa sua idea, la pietas umana piuttosto egli crede che, se una pena è molto pesante, nel caso di

prove insufficienti, il giudice sarà restio a condannare e quindi molti reati resterebbero impuniti.

II. Azione razionale e devianza

Secondo l'inidividualismo metodologico, per spiegare un fenomeno sociale bisogna partire

dall'azione individuale e alle sue ragioni.

Elster afferma che, per spiegare un'azione, occorre scomporla in due elementi:

1) analisi dell'insieme di tutti i vincoli che fanno parte del contesto in cui l'inidividuo sceglie;

2) il particolare meccanismo che determina quale azione, fra quelle possibili, un individuo

sceglierà seguendo due possibili criteri: o si seguono certe regole morali o ci si orienta in

base ai proprio desideri (bilanciamento fra opportunità e desideri). Ricordiamo che le

opportunità sono sempre filtrate dalle nostre credenze.

Un'azione è razionale quando l'attore sociale intraprende il corso di azione che, a suo giudizio, darà

il risultato migliore. È quindi possibile definire un'azione deviante come razionale se questa appare

ad un attore la scelta più adeguata per raggiungere determinati fini.

III. La teoria della scelta razionale

La scelta di compiere un reato viene vista come una scelta di natura razionale, in cui il criminale

agisce facendo un calcolo costi/benefici. Becker (1968), un economista, ha creato la seguente

formula:

O = (P,F,U)

O = numero di reati commessi da una persona in un particolare periodo

P = probabilità di essere individuato e condannato

F = sanzione prevista

U = tutti gli altri fattori che possono influenzare la decisione

Tale formula e la sua teoria sono state criticate dagli stessi teorici della scelta razionale i quali

affermano che vengono presi in considerazione solo i vantaggi materiali.

Secondo la teoria formulata nel 1986 da Cornisk e Clarke (hanno anche creato uno schema

chiamato diagramma di decisione) i vantaggi non sono solo strumentali ma consistono anche nel

piacere sessuale, nel divertimento, nella ricerca del prstigio sociale, ecc...; affermano inoltre che

nessun individuo è in grado di prevedere con certezza l'esito del corso di azione scelto. Il processo

decisionale va scomposto in due momenti: le decisioni di coinvolgimento (continuare o ritirarsi da

un reato, lungo periodo) e le decisioni di evento (stretegiche e riguardano la selezione della tattica

da utilizzare quando si compie un reato, breve periodo). Rammentimao in fne l'importanza del

contesto situazionale del crimine: non è l'inclinazione individuale alla devianza sono le circostanze

mutevoli che possono rendere il reato più o meno probabile.

IV. La teoria degli stili di vita

Secondo la teoria di Hindelang, Garofano e Gottfredson del 1978 è centrale il concetto di rischio

collegato alla scelta di stili di vita che possono lasciare più o meno spazio alla vittimizzazione. Gli

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stili di vita sono influenzati: dal ruolo sociale, dalla posizione ricoperta e dalla componente

razionale del comportamento. Si corre il rischio di essere vittimizzati tanto più si frequentano certi

luoghi ad alto rischio criminale e quanto più ci si trova in contatto con individui inclini alla

criminalità. Questa teoria speiga anche perchè le donne, che passano molto tempo all'aperto

(es.mercati) nelle ore diurne subiscono maggiormente scippi e furti. Alcuni critici sostengono che

tale teoria corre il rischio di incolpare le vittime dei reati subiti (esempio lo stupro).

V. La teoria delle attività abituali

Secondo Cohen e Felson (1979) affinchè posso verificarsi un reato devono realizzarsi le seguenti

condizioni che devono essere contemporaneamente presenti in un certo luogo e in un certo

momento: una persona disposta a compiere un reato, un bersaglio interessante e l'assenza di un

guardiano. Un gruppo sociale sarà quindi a rischio quando si trova nelle vicinanze di potenziali

criminali (criterio di prossimità), costituirà un bersaglio interessante (criterio di remuneratività) e

sarà meno difeso (criterio di accessibilità).

Come afferma Barbagli (fine anni 90) le attività abituali dipendono dalla posizione strutturale che le

persone ricoprono nella società, nonchè dall'età e dal genere (esempio aumento posti di lavoro, case

vuote per più tempo, più furti). Le politiche

A. La deterrenza

Alcuni autori affermano che i controlli sociali informali sembrano avere effetto deterrente

significativo, ci riferiamo ai controlli interni diretti (senso di colpa vergogna provati da chi

trasgredisce). Esempio: contravvezioni inviate a casa di coloro beccati con una prostituta; qui non è

tanto il pagamento della multa che svolge la funzione di deterrenza quanto la paura di essere

scoperto dai familiari. Secondo la teoria della deterrenza la rieducazione non rientra fra i compiti

del carcere.

B. La prevenzione situazionale

I programmi di prevenzione situazione possono essere classificati in:

programmi di design ambientale (esempio illuminazione di aree urbane)

• programmi che poteggono i bersagli rendondoli più difficilmente raggiungibili (esempio

• antifurto obbligatorio per le auto in Germania)

programmi che si basano sul coinvolgimento dei cittadini nella sorveglianza del loro

• quartiere

più controllo da parte della polizia (poliziotto di quartiere)

• programmi che informano i cittadini per evitare di essere raggirati

Tali programmi possono però portare all'effetto spostamento e cioè: il criminale potrebbe

commettere lo stesso reato in un altro momento, in un altro contesto, scegliere un altro bersaglio o

compiere un reato differente. Applicazione delle teorie ai casi

Mario

Secondo taluni la dipendenza annullerebbe la razionalità ma se così fosse nessun tossicodipendente

potrebbe uscire dal tunnel della droga.

Deterrenza: È inutile un programma di rieducazione ai fini della prevenzione del consumo di droga.

Prevenzione situazionale: si può realizzare con interventi finalizzati alla repressione dell''offerta di

droga; con interventi sullo spazio urbano che rendano più effeicace il controllo sociale; con

interventi di prevenzione comunitaria.

Prevenzione primaria e riduzione del danno: secondo questa teoria, se un soggetto è ben informato

sulle conseguenze dannose per la sua salute, non dovrebbe assumere droghe.

Luca 3

Possiamo considerare il suo reato come un corporate crime poichè egli ha agito illegalmente per

procurare un beneficio alla propria azienda.

Deterrenza: più che la sanzione dovrebbe essere il rischio di incorrervi ad avere un effetto

deterrente. Nonostante il suo reato, probabilmente al di fuori del contesto lavorativo, Luca è ben

conformato alle norme sociali. L'affidamento in prova ai servizi sociali potrebbe diminuire

l'efficacia deterrente della pena.

Prevenzione situazionale: interventi che aumentino la percezione di essere scoperti (inutile

l'autoregolamentazione visto il coinvolgimento dell'azienda, occorre puntare su forme di controllo

esterno) ed interventi che, sensibilizzando le potenziali vittime, vigilino sul comportamento dei

dirigenti.

Mohamed

Probabilmente egli agito per gli stessi motivi che orientano le azioni di chi

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleunam88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e sociologia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Rinaldi Cirus.
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