ELEMENTI DI IDROLOGIA
Le reti idriche si dividono in:
-Fognature (drenaggio urbano), che possono essere Bianche per le acque
meteoriche, Nere per le acque reflue oppure Miste;
-Acquedotti.
Le acque nere devono essere trattate prima di essere riversate nell’ambiente,
mentre per le bianche, provenienti invece dall’ambiente stesso il processo può
essere diretto. Le miste non possono andare al depuratore in quanto esso non può
depurare acque troppo diluite, perciò devono andare allo scolmatore di portata, che
è il macchinario che in estate causa il blocco della balneazione dopo una forte
pioggia. Perciò oggi il modo migliore è quello di separare le due reti e mandarle in
impianti diversi.
Gli acquedotti invece vengono costruiti in pressione proprio per evitare che in caso
di rottura degli agenti esterni possano entrare all’interno della rete.
Determinare la portata nera è abbastanza facile, perché essa dipende dalla
portata che introduce l’acquedotto nella rete, mentre per la portata bianca è
diverso perché per averne una stima precisa bisogna andare a stimare le
precipitazioni attraverso la pioggia di progetto.
Partiamo quindi dal ciclo idrologico, che è il percorso che l’acqua segue. Inizia tutto
con la precipitazione, che può essere sotto forma solida o liquida. Quest’acqua può
evaporare prima di toccare il suolo, in parte verrà assorbita dalle piante per
traspirazione, in parte toccherà terra e si infiltrerà nel suolo portandolo a
saturazione. In questo modo le acque meteoriche non si infiltrano più ed ha inizio il
fenomeno di ruscellamento superficiale, dove l’acqua si muove fino ad arrivare ai
corsi d’acqua. Partiamo dall’equazione del bilancio idrologico:
P=ET+I+R
dove R descrive la portata di un corso d’acqua in un bacino naturale, e la portata di
acque bianche in u centro urbano. Nei nostri centri urbani ipotizziamo ET pari a
zero, perché consideriamo eventi che si sviluppano in un breve tempo, ottenendo:
R=P-I= P efficace
dove bisogna conoscere le precipitazioni.
La raccolta, elaborazione, pubblicazione dei dati nelle Marche come in tutta Italia
era a carico del SIMN(Servizio idrografico e mareografico nazionale), addetto alla
collocazione degli strumenti e alla misura ed elaborazione dei dati, dove le Marche
fanno parte del compartimento di Bologna. A partire dal 2002 tale ruolo è stato
trasferito alla Protezione Civile. Le varie grandezze sono pubblicate negli annali
idrologici delle varie Regioni. Il monitoraggio nelle Marche oggi avviene tramite
una rete MIR telematica e in tempo reale, in grado di mettere in allerta
immediatamente superate certe soglie di temperatura, precipitazione e livelli
idrometrici, ma dal punto di vista statistico non è più di tanta utilità per i progettisti
dato che molte delle stazioni sono state spostate. La Protezione Civile ha dato inizio
ad un progetto di omogeneizzazione della copertura delle stazioni su tutto il
territorio nazionale, e tale progetto ha visto la disattivazione di gran parte delle
stazioni meccaniche per una loro conversione in stazioni telematiche della rete MIR.
Nel 2008 il sistema è entrato in funzione con la pubblicazione degli annali relativi al
periodo 1990-2007, attraverso il rilievo di: temperatura, livello idrometrico, pioggia
totale giornaliera, intensità di pioggia, umidità relativa, direzione e velocità vento.
Gli obiettivi della Rete Meteo Idro-Pluviometrica Regionale sono quello di costante
sorveglianza e protezione territorio tramite la conoscenza in tempo reale dei valori
sopra descritti al fine di prevenire fenomeni pericolosi quali valanghe e alluvioni nel
territorio regionale.
Le stazioni di misura sono munite di varia strumentazione, come sensore per
la direzione e velocità del vento, pluviografo, termometro, anemografo, barografo.
Gli strumenti in grado di misurare le precipitazioni sono:
-Pluviometro, che non è altro che un imbuto e un recipiente graduato, senza parti
meccaniche con cui si era in grado di misurare l’altezza di precipitazione facendo il
rapporto tra il volume di acqua contenuto nello strumento e la superficie della bocca
dello strumento. Per convenzione la misura veniva effettuata tutti i giorni alle 9:00
per misurare quindi le precipitazioni giornaliere.
-Pluviografo, che può essere a bascula o elettronico, che comunque permette di
ottenere dati ogni Δt, ottenendo dati più accurati all’interno di un giorno. Utilizza
una bascula collegata a un pennino tipo sismografo, e dopo una settimana si
cambia e si mette una nuova striscetta rotante. Si fanno misure con precisone di
0,2 mm. Ogni 15 minuti viene effettuata una misura di pioggia tramite un
pluviografo della rete MIR.
A noi interessa però anche il livello di un corso d’acqua perché in un fiume potrebbe
esserci un punto di rilascio delle fognature bianche, perciò devo sapere a che
altezza poterla rilasciare senza mandare in pressione la rete. Lo strumento più
semplice è l’idrometro. Si possono anche usare idrometrografi, corrispondenti
del pluviografo, che effettua misure in continuo. Oggi ve ne sono anche ad
ultrasuoni senza più il cilindro rotante e la striscetta. La misura del livello
idrometrico sugli annali è effettuata alle ore 12:00. IL livello idrometrico è misurato
rispetto a un livello di riferimento, o zero idrometrico, caratteristico della
stazione, che in genere è un punto noto o significativo.
La portata di un corso d’acqua viene generalmente calcolata in modo indiretto, o
conoscendo la sezione di misura e quindi tramite l’utilizzo di un idrometro, o tramite
metodi come l’uso di un tracciante oppure del mulinello idraulico accoppiato poi alla
misura della sezione con classici metodi topografici.
ANNALI IDROLOGICI
Gli Annali Idrologici sono pubblicati con cadenza annuale e divisi in due
parti:
-Parte Prima, A)Termometria e B)Pluviometria;
-Parte Seconda, A)Afflusso meteorico, B)Idrometria e C)Portate e Bilanci idrologici.
La sezione C) è la più inaffidabile per mancanza di misure.
Nella sezione 1A) sono riportati i dati relativi alle massime e minime temperature
registrate nei vari giorni sempre alle ore 9:00, le medie mensili e annue delle
temperature, e le temperature estreme e i giorni in cui esse sono state registrate.
Quella che interessa a noi è la sezione 1B). L’altezza di precipitazione, misurata
in mm, è il quoziente tra il volume di acqua nel pluviometro e la sezione del tubo
raccoglitore. Un giorno piovoso è un giorno in cui è stata registrata una altezza di
precipitazione≥1mm. L’intensità media di precipitazione è il rapporto tra
l’altezza di precipitazione caduta nell’intervallo di tempo e l’intervallo di tempo.
Le tabelle sono precedute dall’elenco e caratteristiche delle stazioni che hanno
funzionato nell’anno.
In questa sezione troviamo 5 tabelle. La tabella I comprende le osservazioni
pluviometriche giornaliere, con il numero dei giorni piovosi e il totale mensile e
annuo delle precipitazioni. Se nel giorno non ci sono state piogge si indica con una
barra. La tabella II si ha il totale mensile dei dati in tabella I con in grassetto il
valore massimo mensile e in corsivo il valore minimo mensile. In tabella III
(piogge orarie) ci sono le precipitazioni di massima intensità registrate ai
pluviografi di durata superiore all’ora appartenenti anche a giorni diversi, con
indicato il giorno di inizio. In tabella IV troviamo le massime precipitazioni
verificatesi in più di un giorno consecutivo anche non nello stesso mese e
l’intervallo di tempo in cui esse hanno avuto luogo.
Per ultimo in tabella V (scrosci) troviamo le precipitazioni di notevole intensità e
breve durata registrate ai pluviografi e il relativo giorno e la durata. Sono quelle che
usiamo di più, generalmente hanno durata minore all’ora, e oggi standardizzati a 15
e 30 minuti, che se lo strumento ha ben funzionato, rappresentano il massimo.
In passato gli strumenti stavano solo in zone particolarmente suscettibili, mentre
oggi li troviamo omogeneamente distribuiti sul territorio. In realtà il pluviografo
funziona bene con le precipitazioni orarie, perché con gli scrosci si attappa e quindi
non risulta preciso, anzi è sottostimato, per questo si stanno cercando dei metodi
per misurare al meglio gli scrosci. I dati di tabella V che sono usati per la
progettazione delle fognature bianche sono in realtà i dati più incerti che abbiamo.
Nella seconda parte troviamo i dati relativi ai corsi d’acqua.
Nella sezione 2A), troviamo gli afflussi meteorici. Prendendo il bacino a monte di
una sezione di chiusura, tenendo conto del solo bacino imbrifero, e cioè della sola
acqua superficiale, all’interno del bacino possono ricadere varie stazioni di misura,
perciò l’afflusso meteorico mi permette di denotare il volume di acqua meteorica
caduta sul bacino a partire dai dati delle stazioni. Questo viene dato in mm di
pioggia uniformemente distribuito su tutto il bacino, chiuso alla sezione di misura.
Le tabelle sono precedute da una carta della regione in cui sono ubicate ed elencate
le stazioni considerate come sezione di chiusura nel calcolo degli afflussi.
Nella sezione 2B) si contiene l’idrologia, cioè l’altezza giornaliera del livello di un
alveo misurata alle ore 12:00. Anche questa sezione è poco affidabile per mancanza
di dati.
Nella sezione 2C) sono indicate le portate e i bilanci idrologici, a non si può far
molto riferimento a queste misure. Ad esempio con il mulinello si misura la velocità
in vari punti e poi tramite: ∫ v(a) da =Q
A
Così conoscendo la sezione posso tracciare la scala delle portare che lega h a Q.
Se però ho una piena, questa modifica la mia sezione, perciò dovrei effettuare una
nova serie di misure e calcolare di nuovo la mia scala, ma siccome ciò non viene
fatto in realtà, allora tale sezione rimane inaffidabile.
La progettazione di opere idrauliche non è cautelata da una forte normativa
che giudica la progettazione, ed insieme ai dati affidabili, complica ancora di più
tale tipo di progettazione. La pioggia di progetto lega l’altezza di precipitazione alla
sua durata tramite la Curva Segnalatrice di Possibilità Climatica o Pluviometrica:
h=at n
dove a e n sono costanti determinate caso per caso, dove a dipende dalla stazione
di misura e dal tempo di ritorno T , mentre n dipende solo dalla stazione di
R
misura, h è espressa in mm e il tempo in ore. Fissata la durata da considerare per
le precipitazioni, ed estratte dagli annali per un definita stazione la serie di eventi
osservati per un periodo di tempo abbastanza lungo si procede all’elaborazione.
Il tempo di ritorno T è il periodo, dato in anni, nel quel un evento è mediamente
R
uguagliato o superato. Cioè che un evento si verifichi una volta in quel tempo. Esso
è legato alla pericolosità dell’evento. Noi non annulliamo il rischio, ma cerchiamo
per quanto possibile di ridurlo al minimo. Una volta ogni 5 anni la fognatura può
non riuscire a smaltire tutto il suo carico.
ELABORAZIONI DATI PLUVIOMETRICI
Andiamo ad ordinare le osservazioni di precipitazione in ordine cronologico, e
poi andiamo ad ordinarli in ordine decrescente in base al massimo per ogni durata.
Ottengo così tante righe quanti sono gli anni di osservazione e tante colonne quante
sono le durate considerate.
Per un’elaborazione statistica attendibile si richiede una serie di almeno 30
anni di misure continue. UN campione da elaborare è fatto di osservazioni tutte
della stessa durata. Per gli scrosci, abbiamo invece bisogno di almeno 15 anni di
dati, ma generalmente tranne 15 e 30 minuti, non è possibile ricostruire altre serie.
I dati di piogge orarie e scrosci non vanno elaborati insieme in quanto sono cose
diverse. Per gli scrosci tra tutti i dati disponibili della stessa durata prendere il
massimo.
Presi perciò tutti i dati posso iniziare con il Metodo dei Casi Critici per trovare la
mia curva segnalatrice.
Facciamo quindi riferimento alla prima riga della tabella, che rappresenta il nostro
primo caso critico. Procedo quindi ad individuare il secondo e così via fino alla fine
della tabella. Ottengo quindi per ogni riga 5 coppie di valori durata/intensità.
Sistemo i le 5 coppie per ogni caso critico su di un grafico (t,h) e posso quindi
ottenere una curva per ogni caso critico. Ogni curva ha equazione h=at , che è
n
l’espressione della curva di possibilità pluviometrica per un certo caso critico.
Man mano osservo che a diminuisce e che l’ultimo caso critico ha T =1, mentre il
R
primo caso critico ha T pari al numero di anni di osservazioni. La costante n invece
R
varia da un caso all’altro. Data la difficoltà pratica di interpolare una curva tramite i
miei 5 punti, generalmente si usa un piano logaritmico, in quanto l’equazione della
curva può diventare log h= log a + n log t, dove invece di una curva abbiamo una
retta, più facile da tracciare. IL coefficiente angolare di tale retta mi da n mentre
l’intersezione della retta con l’asse h mi da log a. Faccio questo per tutti i casi critici
e poi procedo con gli scrosci. Qui il problema è che potrei non avere abbastanza
osservazioni, ottenendo quindi una scarsa elaborazione statistica. Devo mettere il
tempo in ore, perciò passando ai logaritmi ottengo un grafico nella parte negativa di
t. Per avere un valore in più potrei prendere anche la durata di 1 ora, ottenendo
una retta più precisa.
IL metodo dei casi critici presenta però due limiti:
-non permette di allargare il campione delle previsioni oltre il periodo di
osservazione. Ogni caso critico ha il suo T (T =N, T =N/2, T =N/3 … T =N/N),
R R1 R2 R3 RN
con T =N/i, dove i è il numero d’ordine del mio caso critico. Per problemi
Ri
matematici non posso avere T =1, perciò al numeratore metto N+1 ottenendo:
R
T ≈N+1/i, che è la formula di Plotting Position;
R
-non permette di valutare la ricorrenza media del verificarsi di un evento, non mi
permette di farlo con un T assegnato. Mi permette solo di fare delle banali
R
osservazioni. ELABORAZIONE STATISTICA DI GUMBELL
Possiamo dire che l’altezza è un valore probabilistico, quindi le nostre
grandezze sono variabili casuali, e tratteremo queste grandezze tramite una
distribuzione, che in genere è quella di Gauss e che descrive la densità di
probabilità tramite la campana. Bastano quindi due parametri per descriverla.
Oppure esiste la distribuzione lognormale che mi da solo valori positivi. Oppure si
utilizza la distribuzione doppio-esponenziale o distribuzione di Gumbell, che si
utilizza quando si ha a che fare con eventi estremi. Definiamo la variabile ridotta Y:
P(Y)= e , che è la probabilità di non superamento tale che P(Y’≤Y), da cui
-e^(-Y)
otteniamo che la P =1-P(Y). Lo scopo della statistica è ricavare la forma
superamento
della distribuzione, ovvero i parametri che la definiscono, sulla base dei nostri dati.
Per descrivere una grandezza idrologica in maniera probabilistica abbiamo 4 fasi:
1-si sceglie un tipo di distribuzione;
2-si effettua una verifica dell’ammissibilità della scelta effettuata, questa stima è
effettuata con la carta probabilistica;
3-si stimano i parametri della distribuzione, in modo che si adattino al campione;
4-si esegue una verifica oggettiva sulle bontà dell’adattamento.
Quindi data X variabile aleatoria, possiamo dire che X=h, e quindi applichiamo la
seguente descrizione statistica: X(T )=X + F S
R x
dove X è il valore medio, F è il fattore di frequenza ed S lo scarto quadratico
x
medio. A questo punto definiamo F=(Y(T )-Y )/S , dove Y(T ) è la variabile
R N N R
ridotta, Y è la media della variabile ridotta e S è lo scarto quadratico medio della
N N
variabile ridotta. I valori di Y ed S sono tabellati in funzione del numero N di
N N
osservazioni.
Sostituendo si ottiene che X(T )=X - (S /S ) Y + (S /S )*Y(T ).
R x N N x N R
Dalla equazione della probabilità di non superamento data da Gumbell otteniamo
Y=-ln (-ln P(Y)), e sapendo che T =1/(1-P(Y)) si ottiene che
R
Y=-ln (-ln ((T -1)/T )), che lega la variabile ridotta al tempo di ritorno. Ecco il
R R
motivo per cui TR=1 sarebbe un problema matematico. m s
A questo punto devo solo calcolare X ed S , e le trovo dicendo che ≈X e ≈S
x x x x
(la distribuzione di Gauss è caratterizzata da coppie (m,s)). Così adatto la mia
distribuzione al mio campione tramite il Metodo dei Momenti ottenendo:
X=(1/N) x , S =((∑ (x -X))/(N-1)))
(1/2)
∑
i i x i
si trova quindi X(T ).
R
Fatto ciò per ogni campione, alla fine abbiamo N valori. Poi tramite gli h trovati
procedo a trovare la retta e poi al calcolo di a ed n. Tramite questa operazione
posso calcolare con qualsiasi T , tenendo conto però che più esso è grande e più
R
potremmo commettere degli errori.
Per le precipitazioni di durata oraria, n in genere per le Marche varia tra 0,25 e
0,50. Cosa ben diversa per gli scrosci, dove se oltre a 15 e 30 minuti non ci sono
dati si usa la pioggia oraria, in cui n raggiunge valori maggiori, in genere sopra a
0,50. Poi devo anche considerare l’incertezza degli scrosci, misurati con strumenti
che in realtà sarebbero davvero efficaci solo per le piogge orarie.
Quindi in realtà sul nostro piano logaritmico vediamo in genere curve abbastanza
parallele che traslano verso l’altro con l’aumentare di T . Il fatto che due curve si
R
intersechino, e che cioè l&rsquo
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Costruzioni Idrauliche
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Esercizio 4 Costruzioni Idrauliche
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Esercizio 2 Costruzioni Idrauliche
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Esercizio 12 Costruzioni Idrauliche