Filosofia pratica
Teologia politica (1922)
Schmitt (1888-1985), teorico nazista, giurista con spessore filosofico/metafisico, ha scritto quattro capitoli sulla dottrina della sovranità.
Premessa all'edizione italiana (1971) → la teologia politica è connessa alla secolarizzazione. “Nel corso di mezzo secolo l'Europa ha perduto il suo ruolo di centro della politica mondiale”. L'Europa ha perso il suo ruolo di centro nella politica mondiale. Coglie in anticipo l'arrivo della globalizzazione, che destituisce l'Europa del suo ruolo centrale per offrirci una visione planetaria e onnicomprensiva. Questa mondializzazione ha come effetto l'affermazione che tutte le guerre sono guerre civili, quindi guerre più dure, perché hanno un'istanza assolutistica, dove il nemico viene cancellato e non si cercano trattative.
Concetti rivalutati
Stato, legalità, sovranità, costituzione, legge. “La detronizzazione dell'Europa ha significato anche uno scuotimento dei concetti specifici, concetti propri della scienza del diritto come Stato e sovranità, costituzione e legge, legalità e legittimità”. Anche Foucault (estrema sinistra) afferma che non si può pensare più la politica con i concetti tradizionali di sovranità, stato e potere.
C'è una critica al liberalismo politico e agli stati liberal-democratici. Schmitt si ascrive tra i membri del realismo politico, ossia quella teoria filosofica politica che sostiene che Stato e sovranità siano il prodotto di una lunga simbiosi tra pensiero teologico, filosofico e politico. Il concetto di teologia politica sta ad indicare la stretta connessione tra i due termini. La filosofia quindi per Schmitt è politica, logica e metafisica (Hegel).
Il concetto di teologia politica è metafisico, poiché in gioco c'è l'idea di Dio, mette in gioco sia la metafisica che la storia. Sia Schmitt che Benjamin criticano il progresso. La rapidità del progresso tecnico-scientifico ha portato alla decostruzione dei concetti tradizionali (Stato/sovranità) → anche in Heidegger. Schmitt critica la tecnica, poiché non deve influenzare il diritto, che deve essere autonomo e consequenziale. Il diritto non può non tener conto che non ci sono solo le leggi ma ci sono anche i conflitti reali.
C'è quindi una critica al formalismo del diritto come in Hegel. Il diritto non è una concatenazione formale di leggi, non può prescindere dai conflitti reali. Non possiamo pensare la politica solo coincidente con lo Stato e lo Stato con le leggi.
Critiche e prospettive
Per Benjamin occorre recuperare dalla religione un'istanza messianica, in quanto solo il Messia può salvarci, quindi pur essendo marxista, critica il marxismo perché nessun essere umano, classe sociale o stato può salvarci. La rivoluzione per Benjamin non è andare verso un fine, ma è l'interruzione di una catastrofe che stiamo già vivendo. La storia è un'eterna ripetizione e i vinti sono sempre gli stessi, ecco cosa bisogna interrompere. Agire quindi non è porsi un fine, l'azione non è il prodotto di un soggetto forte che si pone un fine. Noi tutti viviamo nelle macerie.
Schmitt critica anche il razionalismo occidentale, sulla scia di quanto fatto da Kierkegaard, il quale sosteneva che l'atto del decidere dipende da una passione non è puramente razionale. Per Schmitt l'Illuminismo è ingenuo, pensa che ci possa essere un nuovo inizio e questo nuovo inizio può produrre uno Stato governato dalla ragione. Il suo bersaglio polemico è Kant, poiché la sua filosofia pratica deriva dalla ragione.
Lo stato moderno si afferma come monopolio di potere dopo la cessazione degli scontri di religione. Gli stati si fanno guerra ma si riconoscono, e proprio il riconoscimento è diventato un problema. L'opposizione amico/nemico non è più tra gli stati, ma tra classi, popoli culture, ci sono varie formazioni partigiane.
Repubblica di Weimar e critica
1919-1933 → Repubblica di Weimar → nasce dopo una rivoluzione fallita sulla base delle idee sovietiche e si conclude con la rivoluzione nazista vittoriosa. “La costituzione di Weimar aveva mirato ad un onorevole compromesso, su fondamento liberal-democratico, fra la Destra e la Sinistra (...) il compromesso era indissolubilmente legato ad un compromesso, strutturato in modo diverso, fra Chiesa e Stato (...) il cosiddetto Centro, è divenuto il polo traente, l'asse della costituzione di Weimar”. “La fine della costituzione di Weimar fu rappresentata da una legge di modifica costituzionale che attribuì al Cancelliere dell' Impero Hitler poteri mostruosi, consentendogli la totale eliminazione della costituzione e degli altri partiti politici”.
In partenza lo Stato e la politica coincidono, negli stati del 1600, così come teorizzava Aristotele, occorreva un unico soggetto politico. “Il problema decisivo del nostro contesto storico attuale riguarda il rapporto fra Stato e politica. Una dottrina formatasi nel XVI secolo, inaugurata da Niccolò Machiavelli, Jean Bodin e Thomas Hobbes, attribuiva allo Stato un importante monopolio: lo Stato classico europeo divenne l'unico soggetto della politica. (...) Il profilo classico dello Stato svanì quando venne meno il suo monopolio della politica e si insediarono nuovi, diversi soggetti (...) si cominciò a distinguere la 'politica' dal 'politico'”. Nel 1900 Stato e politica non coincidono, lo Stato viene meno, è superato.
Globalizzazione e politica mondiale
A causa: 1. Potere economico, tecnico e scientifico → globalizzazione. 2. Tutto il potere è nelle mani degli USA. Potenza militare assoluta, che gestisce tutti i conflitti di interesse.
Categorie del politico → distinzione tra politica e politico. “La politica mondiale è una politica molto intensiva, risultante da una volontà di pan-interventismo; essa è soltanto un tipo particolare di politica e non certo la più attraente: è cioè la politica della guerra civile mondiale”. Per Schmitt non esiste un governo mondiale, c'è un pan-interventismo, tutti intervengono e quindi abbiamo una guerra civile mondiale. Inoltre l'unione degli stati non è mai pacificata. Tutta la filosofia politica dominante nasconde l'aggressività, la conflittualità nelle teorie giuridiche. Il diritto moderno nasce dall'oblio dell'aggressività, della catastroficità della situazione in cui ci troviamo (anche in Benjamin). L'individuo è malato (Freud) → la società è malata (Benjamin e Schmitt).
Teologia politica e secolarizzazione
Premessa 2° edizione della Teologia politica (1933) → critica alla repubblica di Weimar, al normativismo liberale e allo stato di diritto. Per normativismo liberale si intendono quelle teorie che normatizzano lo stato di diritto (es. costituzione di Weimar) “Il normativista puro pensa attraverso norme impersonali ed il decisionista stabilisce il giusto diritto attraverso una decisione personale (...) il normativista nella sua degenerazione fa del diritto una mera funzione di una burocrazia statale ed il decisionista si trova sempre in pericolo di fallire”. Lo stato di diritto affronta il problema della distinzione tra potere legislativo ed esecutivo, dando dei limiti ai tre poteri. È uno stato liberale che distingue i poteri e porta al controllo reciproco tra i poteri. Le leggi ci salvano, costituiscono un perimetro entro il quale vivere serenamente.
Concetti da cui partire
- Rappresentanza dal XV secolo al XIX secolo. Il modello di rappresentanza per Schmitt è Cristo. Sviluppo dell'idea cattolica molto più pubblica rispetto al protestantesimo. A partire da Cristo nasce il rapporto visibile/non visibile.
- Monarchia del XVII secolo è analoga al modo di pensare il Dio della filosofia barocca. Problema della figura del monarca. Nelle monarchie assolute c'è un'analogia tra il sovrano e Dio. Non c'è una distinzione ontologica, come in Aristotele, ma c'è la possibilità di stabilire un collegamento tra punti eterogenei.
- Potere neutrale del XIX secolo → teorizzazioni sullo stato di diritto, sul potere neutrale, impersonale rispetto a un conflitto interno. Costitualizzazione dello Stato.
In questo affermarsi dell'idea di stato di diritto si produce un occultamento, ciò che è formale e neutrale in realtà in quanto storico non può prescindere dai conflitti reali e più si afferma neutrale più occulta qualcosa, non coglie la sua origine. Il pensiero di Schmitt è un pensiero genealogico, infatti scava il modo in cui sono sorti i concetti teologici politici. La legge, per esempio, non può non legarsi ad un contenuto. “Lo Stato pone un problema della propria esistenza al di là delle procedure” (Schmitt).
Secolarizzazione → “senza il concetto di secolarizzazione, non è possibile alcuna comprensione degli ultimi secoli della nostra storia”. → lo stato neutrale è il risultato di un processo storico, in cui nonostante alcuni processi di kenosis e di oltrepassamento del teologico-religioso, si conserva qualcosa della religione. Viene meno la teoria della sostanza divina (nichilismo schmittiano), viene meno il fondamento della politica, ma questo porta a un'efficacia dell'assenza, il fatto che sia venuta meno la sostanza divina ci fa pensare in maniera nuova la politica contemporanea.
Schmitt si pone fuori dall'ottimizzazione del moderno. Il suo punto di vista è una denuncia, un'accettazione senza condivisione della secolarizzazione. La storia è e non può non essere una catastrofe, la filosofia non deve nascondere le crepe del mondo (Adorno e Benjamin), deve accettarle pure non condividendole. Si pone quindi un intento disvelativo, vuole rivelare la catastrofe storica. Benjamin parte criticando il romanticismo tedesco e poi criticherà tutto.
Teologia politica 1° capitolo: Definizione della sovranità
“Sovrano è chi decide sullo stato d'eccezione”. → pensiero originale di Schmitt. La sovranità è sia il potere ultimo, “supremo, non derivato”, sia un concetto limite. Anche lo stato d'eccezione è un concetto limite, poiché non riguarda soltanto il diritto, ma lo stato in quanto tale. Non è uno stato d'assedio oppure un'ordinanza d'emergenza, non è descritto dall'ordinamento giuridico. Implica una fattualità distinta dalle norme. L'eccezione è ciò che non può essere mai compreso in una norma generale è ciò che non può essere derivato da norme.
Schmitt accosta la decisione all'eccezione, la sovranità è nell'ordine dell'eccezione, al di fuori delle norme. Introduce il concetto di decisione nella sovranità, per cui la sovranità ha a che fare con gli ordinamenti giuridici ma anche con una crisi, con un elemento fattuale → “la decisione intorno alla eccezione è decisione in senso eminente, poiché una norma generale, non può mai comprendere un'eccezione assoluta e non può perciò neppure dare fondamento alla decisione che ci si trova di fronte”.
Problema: CHI decide? Può essere scelto dall'ordinamento giuridico, possono essere indicate le premesse ma non c'è mai un riferimento concreto. Lo stato d'eccezione è un evento, un fatto imprevedibile, contingente, un fatto che per sua natura la natura non ricomprende in sé. “Sia come sono le leggi, sia l'efficacia delle leggi” → concetto di sovranità → concetto interno/esterno all'ordinamento giuridico.
Detotalizzazione del diritto: il diritto va mostrato come un non tutto (Benjamin e Schmitt). Diritto → insieme delle forme, leggi che gli esseri umani si danno per convivere, è come un logos, un ordine razionale. Per Schmitt però non è solo logos, deve essere affrontato con consapevolezza disvelante, non propria del moderno, che invece tende ad occultare la sovranità come fondamento sfondato, come qualcosa che si apre ad altro, il moderno ci porta alla separazione tra Stato e politica, diritto e Stato.
La questione del particolare e dell'eccezione è presente già in Aristotele come problema ontologico. Schmitt analizza anche il rapporto tra ragione (ordine razionale) e esperienza (ciò che effettivamente accade). In genere la sovranità come concetto ultimo delinea uno Stato, delimita, chiude lo Stato, Schmitt invece apporta un'apertura al concetto di sovranità. “Il sovrano sta al di fuori dell'ordinamento giuridico normalmente vigente e tuttavia appartiene ad esso poiché a lui tocca la competenza di decidere se la costituzione in toto possa essere sospesa”.
Sia la riflessione giuridica sia le istituzioni del moderno stato di diritto (“tendenze”) escludono il sovrano nel senso schmittiano, poiché c'è l'oblio del luogo di sfondamento, punto in cui la legge destituisce se stessa. La decisione (“la decisione su ciò che non è politico comporta sempre una decisione politica”) quindi è un atto negativo, di sospensione.
“La fiducia e la speranza che esso possa essere di fatto eliminato dipendono da convinzioni filosofiche, e particolarmente storico-filosofiche o metafisiche”.
- Rivendicazione orgogliosa nei confronti del neo-kantismo di una scienza giuridica che non importa dalle altre scienze i concetti fondamentali → terreno giuridico.
- Secolarizzazione come dinamica profonda della storia occidentale → terreno metafisico. Questione della sovranità = questione del soggetto (importanza del corpo del sovrano). Soggettività e sovranità coincidono.
Pag. 34 - “La Costituzione può solo indicare chi deve agire”. Riflessione genealogica sul decidere, che è un atto, un'azione. Nello stato di diritto non è chiaro chi sia il sovrano, c'è la tripartizione dei poteri, e questa occulta il desiderio di sovranità. Questione fondamentale: il fuori che appartiene, ossia il sovrano sta fuori dall'ordinamento giuridico ma è lui che decide se l'ordinamento ha una valenza.
“Viviamo in uno stato d'eccezione permanente” → crisi in Schmitt → occorre una dittatura. Pag.35 - “Alcune ricostruzioni storiche sul concetto di sovranità” 1576 Bodin, 1° teorico dello Stato, 1° moderna dottrina statale → “Per sovranità si intende quel potere assoluto e perpetuo che è proprio dello Stato”.
Sovranità
- Orientata al caso d'eccezione;
- Potere assoluto e perpetuo che è proprio dello Stato;
- Fondamento d'unità ultimo, ciò che dà unità all'ordinamento giuridico e quindi allo Stato;
- Unità irriducibile;
- Incarna in modo definitivo lo Stato;
- Potere ultimo e definitivo.
Schmitt, come Bodin, introduce il concetto di decisione nella sovranità ma elimina tutte le altre caratteristiche tipiche della sovranità. Il sovrano fa delle promesse al popolo e ciò diventa un'obbligazione ma il sovrano può contraddire il patto → caratteristica della sovranità. Il caso d'emergenza è il venir meno del vincolo, dell'obbligazione secondo principi naturali. La sovranità è un vincolarsi/svincolarsi tra popolo e sovrano.
Nella modernità la molteplicità dei poteri ci rende difficile pensare ad un'unità. Per i neokantiani il potere nello stato di diritto è impersonale, è un ordinamento giuridico impersonale → liberaldemocratici vs Schmitt e la sua teoria secondo cui è importante il soggetto che incarna lo Stato, il personalismo è visto dai liberaldemocratici come un'ipostatizzazione, questa visione politica è legata alla visione cattolica. Per i neokantiani il comando non è più personale, si è tradotto in termini giuridico-formali → conquista della modernità che Schmitt non accetta.
Il superamento dei legami personali, dell'obbligo da leggi consuetudinarie, la conquista dell'astratto sono temi marxisti, Marx ipotizzava il superamento della dialettica schiavo/padrone. Ogni ordine logico riposa su una decisione. C'è sempre una differenza interna, ogni ordine autosufficiente immanente ha una differenza interna (norma/decisione).
L'ordinamento giuridico si spiega da sé, la spiegazione si ha con la scienza giuridica secondo i neokantiani. Per Schmitt invece si spiega con un dentro/fuori, quindi critica l'autoreferenzialità del diritto e l'autosufficienza, inoltre critica anche il linguaggio giuridico. Schmitt apre al rapporto essere/dover essere nel 2° capitolo. Essere è ciò che è fuori (Reale per Lacan), dover essere sono le norme, la dimensione artificiale (Simbolico per Lacan).
La sovranità per Schmitt è:
- Eccezione/norma;
- Autorità/potere;
- Tradizione/modernità → critica la Rivoluzione francese.
Per destrutturare la logica giuridica, autoreferenziale e autosufficiente, Schmitt deve scalzare il dualismo scienza giuridica/sociologia. Ci dice che il concetto di decisione è un concetto giuridico e non sociologico. Pag. 37 - La prima istanza del giuridico è l'applicazione delle norme. L'eccezione è inconoscibile. Lo stato di diritto può individuare delle competenze però si muove solo sui presupposti, in quanto l'eccezionalità è dirompente, rompe. Il “contenuto” è ciò che non è prevedibile e ciò che ci mostra la differenza interna dell'ordinamento giuridico.
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