Esercizio:
Calcolare il rise time dell’amplificatore operazionale in
configurazione buffer con banda finita e nei due casi in cui
l’ingresso a gradino è di 2 tipi:
tt alti
Vs
osi i
Kenan
Vs V
1,6
vs Wt
Als Wt
It
t go trattano tiolo
Wps
512 1062001
Wi 2T 5
Nel primo caso, ovvero per un ingresso con ampiezza inferiore
a 160mv, l’uscita ha un andamento esponenziale, ovvero:
htt
VIN i e
Ven
0,94 i
O
NIN i i
Calcolando l’uscita ai due istanti di tempo di interesse, si ha:
t I
t i e i
o
t
v I e
tao q
q
t Wt
i
e q
o
WT
t.io t o
e 1
ho i
tuo i
ln
tolo è
È
tr t.io ti ln
ln f
tu a
o
9
ln ln 350ns
è E
8,9 ln E 2,2
Per un ingresso di ampiezza pari a 1.6V, si ha invece:
VIN
VIN
0,9 i
i
i
i
SR
0 NIN i t
topo
io
Poiché ora l’amplificatore operazionale in configurazione di
buffer è limitato nel tempo non più da w_T ma dallo slew-rate,
l’andamento dell’uscita non è più esponenziale ma lineare. Il
tempo di salita legato ad una retta è pari a:
i
tao
VIN 512 too
0,9 Of N
ho
VIN SR tuo i
0 0
I N
Si ricava:
tre to
tao 0,8
O 1
N
Of N 28µs
I due tempi sono diversi e ne corrispondono due
comportamento diversi.
Si vuole realizzare un componente circuitale che ha la
seguente caratteristica: I
Io Io
ti
La caratteristica è quella di un generatore di corrente, ovvero
un componente circuitale che eroga sempre la stessa corrente
indipendentemente dalla tensione ai suoi capi. Un primo
elemento che possa soddisfare questa caratteristica è una
resistenza, la quale, una volta applicata una differenza di
potenziale ai suoi capi, è attraversata da una corrente. Tuttavia,
minime variazioni della tensione, comportano una variazione
della corrente, è ciò si all’ondata dal comportamento
desiderato da un generatore di corrente. Alternativamente si
può utilizzare una resistenza di valore molto grande, la quale
rende la caratteristica molto piatta, ma è difficile da realizzare a
livello integrativo: I R sto
Io
Una caratteristica che si avvicina a quella ideale, è quella del
transistore, polarizzato in attiva diretta:
I
Io V
In particolare il transistore deve avere una tensione dì early V_a
molto grande. La V_a deve essere grande perché la pendenza
della curva del transistore è legata alla resistenza di uscita del
transistore, così definita:
E Va
r Yee
Se la caratteristica è piatta, allora V_a è infinita, o
equivalentemente è infinita la resistenza di uscita. Per
realizzare un generatore di corrente, può quindi essere usato
un bjt ma ciò vale solo per la parte positiva della caratteristica,
in quanto il bjt per tensione negativa non può erogare corrente
positiva, quindi lavora sempre e solo per correnti e tensioni
positive. È presente inoltre un problema legato alla saturazione,
ovvero la tensione non può essere troppo piccola altrimenti il
transistore va a lavorare fuori dalla zona di attiva diretta. Si
desidera inoltre che la resistenza di uscita a piccolo segnale sia
più grande possibile e che variazioni della tensione di
alimentazione siano il meno influenti possibili.
Il generatore di corrente è uno dei circuti più importanti perché
i transistori vengono polarizzati in corrente. Ad esempio nel bjt
viene polarizzata la corrente di base, mentre nel mosfet viene
polarizzata la I_ds per avere le caratteristiche di tale
transistore.
Di norma è presente una parte del circuito che definisce la
corrente di riferimento ed un’altra parte del circuito dedicata
all’alimentazione dei vari stadi a valle. Questa configurazione
corrisponde a quella di uno specchio di corrente. La
configurazione dello specchio di corrente semplice è il
seguente:
ke i i
i i
BREF
REF Inner Ie Ian
REF Q AN
Vien
Wise
Ken Vcc
Vee Vee
Il circuito è composto dalla resistenza R_ref attraverso la quale
si genera la corrente I_ref, dal bjt Q_ref connesso a diodo (e
che quindi non può lavorare in saturazione) e da N bjt connessi
alla base di Q_ref. Il termine che permette di "specchiare" le
correnti è la tensione v_be dei vari transistori la quale permette
di calcolare la corrente sul ramo i-esimo rispetto a quella di
riferimento a meno delle correnti di base. La v_be è ipotizzata
uguale a tutti i transistori, ovvero:
Vie
Vai
Visti
UBER Vien
Se questa ipotesi viene a mancare, allora non vale più il
funzionamento del circuito. Ovviamente tutti i transistori
devono lavorare in zona attiva diretta. La corrente di riferimento
I_ref è data da:
C
Ire Vectra
Vee e
i e RR EF
Dalla legge di Kirchhoff alle correnti, si ha inoltre:
IRE I I
I
I Bi
Bree
crei t t
e
Riscrivendo le correnti in funzione delle aree dei bjt e delle
rispettive densità di corrente, si ha:
IRE I I
I Bi
Bree
crei t t
e Js Ai
Aree e Aree 5s
ttf Jsp
Nelle relazioni si è tenuto conto del fatto che i bjt sono
polarizzato in attiva diretta, quindi vale:
eheh eheh Ictp
I
Mettendo in evidenza i vari termini si ha:
È
Js I't
Ieee Aree I f
Vp t
t fa e
È
Jsc
Aree kg
La corrente di uscita i-esima è la corrente di collettore
dell’iesimo transistore, quindi è pari a:
Ioi Ai T.se fi tv
Dal rapporto tra la corrente di riferimento e quella di uscita i-
esima, si ottiene il coefficiente di riflessione:
t.it fitf
I i I
È
Aree kg
tifi tre È
Aree Vige
Il rapporto ottenuto corrisponde al coefficiente di riflessione e
idealmente si desidera che tale coefficiente sia unitario, ovvero
l’area i-esima deve essere pari all’area di riferimento (inoltre ad
un’area maggiore deve corrispondere una corrente maggiore)
ma ciò in realtà non avviene a causa della presenza della
tensione di early e delle correnti di base.
Si considera ad esempio:
Vcc Vcc
Ri 12
122 122
i i Via
Vii
vi via Vc
Vcc
Io RR
EF
Vcc IRE F T.net Io Ke
REF 3
Wise
Ken Ve
3
Vee Vee
Per vedere la corrente I_0, il transistore Q_3 deve essere
acceso e per poter essere acceso ha la stessa V_be di Q_ref e
ha una corrente di base che è una parte di I_ref. Più transistori
vengono connessi alla base di Q_ref è sempre più porzioni
della corrente I_ref vengono utilizzate per polarizzare i vari
transistori. Quindi all’aumentare dei transistori non si specchia
più la corrente I_ref ma una quantità sempre più piccola. È
inoltre presente l’effetto di carico perché la tensione V_ce
dipende da 2 potenziali, ovvero V_c e V_e. Il potenziale V_c in
particolare dipende da ciò che è connesso al di sopra di Q_3,
ovvero si presenta appunto l’effetto di carico e ciò è un
problema perché si desidera che pur cambiando la tensione ai
capi del generatore di corrente, la corrente resti costante.
Il circuito fino ora presentato presenta quindi 3 problemi
principali, ovvero il coefficiente di riflessione non è pari al
rapporto tra le aree dei transistori, in quanto la seguente
quantità: Ucei
I t Va I
tif
the
Non è unitaria. Tale quantità non è unitaria a causa appunto di
3 problemi, ovvero a causa della polarizzazione dei transistori
(cioè a causa della corrente di base), a causa della tensione di
early (che ne definisce l’effetto di carico in quanto fa variare la
V_ce del generico transistore i-esimo) ed infine è presente una
dipendenza lineare della corrente di uscita i-esima dalla
corrente di riferimento, la quale a sua volta dipende
linearmente dall’alimentazione. Da ciò deriva una dipendenza
lineare della corrente di uscita dall’alimentazione.
Poiché il circuito lavora in modo tale da presentare questi 3
problemi, allora va modificato opportunamente per risolverli.
Per risolvere il problema legato alla corrente di base (parte
della I_ref non viene specchiata perché va a polarizzare le
correnti di base dei bjt) si può pensare di utilizzare un
transistore diverso, ovvero un mosfet, in modo da avere
correnti di gate e non di base, le quali nel caso dei mosfet sono
nulle. Lo specchio di corrente semplice diventa il seguente:
Vce Vos Vos Vasai
rei
BREF
IREF Ids
Iss
M
REF Ma
Vos
Vos Vago
Nec Nec Nec
I mosfet lavorano in zona di saturazione e presentano tutti la
stessa V_gs. Analizzando il circuito si ha:
ttvdsrei.li
htm
F Vasa VDsreF
KI
Ire cSreF
e ref Itt Vasari
htm
F Vasa
KI re Kin Vasi vasi
Y ti
Ioi Vostre
Vasi
KI 1
i
Y Vasi
Vas ti
1
tu nlittvssi
ftp.t
È
Iii É l'tattered
Y l'ttv.si
Y i
l'titles reel
Y
Tuttavia è ancora presente l’effetto di modulazione di canale,
quindi si è ancora lontani dalla caratteristica desiderata, ma
con i mosfet ci si allontana ancora di più in quanto sebbene la
curva caratteristica dei mosfet è simile a quella dei bjt, la
pendenza è più elevata, quindi più lontana da quella piatta del
generatore di corrente. Inoltre la corrente di riferimento può
comunque essere sempre scritta come:
Ids three Kc
Vcc VGsre.fi
Vcc 2
rei REEF REEF
Da cui si nota nuovamente che la dipendenza della corrente di
riferimento dall’alimentazione è lineare, quindi la dipendenza
della corrente di uscita da quella di riferimento è anch’essa
lineare e ne deriva una dipendenza lineare della corrente di
uscita dall’alimentazione, la quale è sempre una condizione
indesiderata.
Nel caso si possa utilizzare solo una tecnologia basata sui bjt,
va allora trovato un modo per ridurre il più possibile la parte di
corrente di I_ref che deve polarizzare i transistori a valle di
quello di riferimento. Il problema presente tra la corrente di
riferimento e quelle di base sta nel fatto che la corrente di
riferimento non viene del tutto "specchiata" perché parte di tale
corrente viene prelevata per alimentare le basi dei bjt. Tale
relazione è chiara da:
IRE Ibrei Ibi
crei t t
e
Va fatto in modo che I_ref sia il più uguale possibile a I_c_ref,
ovvero vanno rese più piccole possibili le correnti di base. Se
al posto del cortocircuito tra collettore e base viene posto un
bjt, si ha lo specchio di corrente in configurazione a buffer;
VBE
Vcc linen
there.vn
i i
KREE i i
REF 3 Ie Ieri
È
V
REF Q AN
Vien
Wise
Ken Nec Nec
Nec
La corrente I_ref vede una corrente di base di un transistore la
cui corrente di emettitore corrisponde alla somma delle
correnti di base che polarizza il bjt di riferimento Q_ref e i Q_i a
valle. Queste correnti di base sono le stesse di cui si aveva
bisogno prima e provengono dall’alimentazione Vcc.
In sintesi il transistore Q* fa vedere a I_ref una corrente che è
beta volte più piccola delle correnti di base che vedeva prima e
quella quantità necessaria per polarizzare correttamente i
transistori, ovvero sempre le correnti di base, viene prelevata
dalla Vcc dove la corrente che proviene dalla Vcc non influenza
la I_ref e polarizza correttamente i transistori. Il punto di lavoro
del circuito non varia ma cambia la relazione tra I_ref e le
correnti di collettore e l’espressione di I_ref:
2lVce
Vcc kctVBErer.tk VBE
IEEE REEF Reef
Inoltre I_ref ora è anche: Idrett IBI
tre Ieree Ieree
Ierei.tt pfff I
13ft
Esplicitando le espressioni delle correnti rispetto alle aree dei
dispositivi e delle densità di corrente, si ha:
Ìl
Eteree
t'rete I
Pf Itis e
traesse l p
I p PFCP.tt
Dev 1
Aree that i
t
pipì e
Dev t
fitti
Aree pa
L’effetto dovuto al transistore Q* è quello di avere delle correnti
di base più piccole. Per un beta_f di 100, ora la divisione del
termine è per 10000. Lo specchio di corrente ottenutovprende
il nome di specchio di corrente in configurazione a buffer. Il
problema legato alla polarizzazione quindi non è del tutto
annullato, ma sensibilmente annullato.
Resta ancora il problema legato alla dipendenza lineare delle
correnti di uscita dall’alimentazione in quanto la corrente I_ref
dipende linearmente dall’alimentazione. Lo specchio di
corrente semplice può essere modificato in un’altra
configurazione detta: specchio di corrente in configurazione
Widlar (dal nome dell’inventore), la quale è:
ke i
i
i
i
i
KREE Ioi
REF Kei
Userei R
Va
È inteso che al posto dei punti sospensivi sia presente
qualsiasi circuito, ovvero una resistenza, una coppia
differenziale o altro. Inoltre ora le tensione tra base ed
emettitore del bjt di riferimento è diversa da quella del generico
bjt i-esimo a valle, in quanto ora attraverso la caduta di
potenziale V_be_i si polarizza la giunzione base-emettitore, ma
anche la resistenza R (si sottintende che ogni bjt a valle ha una
resistenza R collegata all’emettitore). L’obiettivo ora è quello di
trovare l’espressione di I_o in funzione delle aree, di I_ref, di R
e di vari parametri del circuito. È sempre bene specificare che
la non dipendenza assoluta delle correnti di uscita
dall’alimentazione non si può ottenere in alcun modo ma può
essere ridotta il più possibile. In particolare si nota che una
dipendenza più piccola di quella lineare è quella logaritmica.
La corrente di uscita dell’i-esimo bjt è:
Visti
Ioi i
di Userete
La tensione tra base ed emettitore è legata alla corrente di
collettore da un legame esponenziale. Da tale legame si può
ricavare: è
Ai 5s
Ai 5s
Iei E
f
Io f
e i t
i
Vi
the E li
14 È
Si trascura l’effetto early in quanto tale espressione va
all’interno di un logaritmo, per questo, pesando poco, diventa
ancora più irrilevante. La stessa espressione permette di
ottenere la tensione V_be_ref:
Vt ln A i
E
Userei
Poiché si effettua tale approssimazione, allora l’espressione
della corrente di uscita i-esima è approssimata ed è la
seguente: the Vt Vt
de ln ln
I E i
di Voi È È
i
i 12 Vt
Va ln
e i
È
e Vt ln
E i
Userei È
ht ht ti
fetta
È
detti
Esplicitando I_ref in funzione di I_c_ref, si ha:
Irene III
t
Icrettff.net Ipo
Ieri Ire Ire
LE LE de IREF
e e dff.fi
p p p
dfft ref f.fi
Tornando all’espressione della corrente di uscita i-esima, si ha:
E
Ioi tuffi
detti IE IcrEr dFfIrEF fIfi
Ff IIII
F
Ai I
death 1nF Ioi
AREE
La relazione ottenuta esprime il fatto che la corrente di uscita i-
esima dipende logaritmicamente dalla corrente di I_ref la quale
dipende linearmente dall’alimentazione. Unendo i due risultati,
la corrente di uscita i-esima dipende logaritmicamente
dall’alimentazione e non più linearmente. È anche evidente che
I_0 dipende da I_0 stesso. Per risolvere questa relazione si
applica un metodo ricorsivo, ovvero si impone un valore di
prova a I_0 e si risolve l’equazione finché il risultato non è I_0
stesso.
La configurazione Widlar può essere modificata aggiungendo
un bjt al posto del corto tra il collettore e la base ottenendo
così un Widlar modificato con la configurazione a buffer dello
specchio di corrente.
La configurazione Widlar può essere implementata anche con i
dispositivi mosfet. In questo caso, la configurazione circuitale è
la seguente:
ke i
i ftp
reef ee
iRREr
eta
i un
i Ioi
M
Rep Vasi R
Vasari Va
Vee
Nel caso della configurazione Widlar realizzata con i mosfet, si
ottiene una dipendenza data dalla radice della corrente I_ref. È
per questo motivo che la configurazione Widlar viene usata più
spesso con i bjt, in quanto la configurazione Widlar con i bjt
ottiene una dipendenza logaritmica con l’alimentazione. Inoltre
in questo caso la dipendenza dalle dimensioni spaziali non è
legata all’area del dispositivo ma al fattore di forma.
L’ultimo problema dello specchio di corrente è dato dalla
forma d’onda del grafico. In particolare per avere un
generatore di corrente quando più vicino possibile a quello
ideale, la curva deve essere il più piatta possibile. Affinché ciò
accada, è necessario che la resistenza associata al generatore
di corrente sia il più grande possibile.
Va innanzitutto considerato che ora il generatore di corrente è
composto da un circuito, ovvero è possibile creare un circuito
che emula il comportamento di un generatore di corrente. In
questa ottica, il generatore di corrente può essere trattato in
maniera reale e non più ideale e quindi associargli una
resistenza. Poiché
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Corso completo di Elettronica Analogica - Parte 5-5
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Corso completo di Elettronica Analogica .- Parte 1-5
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Corso completo di Elettronica Analogica - Parte 2-5
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Corso completo di Elettronica Analogica - Parte 3-5